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Universit degli Studi di Bologna

II Facolt di Ingegneria
Corso di Laurea Specialistica in Ingegneria Meccanica



MECCANICA APPLICATA
ALLE MACCHINE LS



prof. Alessandro RIVOLA
Tel. 0543 374441
alessandro.rivola@unibo.it





LUBRIFICAZIONE


Lubrificazione
Meccanica applicata alle Macchine LS
2
1 La lubrificazione a fluido.
1.1 Generalit.

Per diminuire lattrito e lusura che si manifestano nel contatto tra due corpi in moto relativo tra loro
occorre lubrificare le superfici di contatto. Infatti se fra gli elementi cinematici di una coppia con contatto
di strisciamento viene introdotto un fluido, in modo tale che al contatto diretto fra due superfici asciutte
venga sostituito un contatto mediato solido-fluido-solido, si possono ottenere forti riduzioni del
coefficiente di attrito. Per questo nelle applicazioni tecniche si ricorre frequentemente a contatti mediati.
Il fluido contenuto nellintercapedine (chiamata anche meato) comunemente un liquido, talvolta un
gas; ad esso si d il nome di lubrificante. Il lubrificante deve essere in grado di reagire alle forze normali
che i due membri a contatto si trasmettono in corrispondenza della coppia e, nello stesso tempo, di dare
origine ad azioni tangenziali relativamente piccole.

Il migliore risultato si ottiene se tra le superfici suddette si riesce ad interporre uno strato di lubrificante
che eviti il contatto diretto tra le superfici stesse: perch ci si verifichi sufficiente che lo spessore dello
strato sia in genere dellordine di centesimi di millimetro ed in ogni caso superiore alla somma delle
altezze della asperit presenti sulle due superfici.
Una lubrificazione di questo tipo prende il nome di lubrificazione a fluido perfetta e, in linea di
principio, pu essere realizzata impiegando come lubrificante un fluido qualsiasi, liquido o gassoso che
sia.

Per generare uno strato di lubrificante, sufficiente ad evitare il contatto diretto delle superfici, e quindi in
grado di reagire alle forze normali che i due corpi si trasmettono attraverso di esso, occorre che
allinterno del meato esista una pressione superiore a quella ambiente; affinch tale pressione si realizzi
si possono seguire due vie.

La prima consiste nellinviare lubrificante sotto pressione tra le due superfici S1 e S2 a contatto (vedi
Figura 1.1a); se la pressione adeguatamente elevata, le due superfici si allontanano una dallaltra ed il
fluido fuoriesce lungo i bordi che delimitano le superfici stesse. Lo strato di lubrificante, che permane
finch continua linvio di lubrificante in pressione, sottoposto ad una pressione variabile tra il valore
della pressione di immissione ed il valore della pressione esterna. La risultante delle pressioni fa
equilibrio alla forza W che tende a portare a contatto le due superfici.
Questo tipo di lubrificazione prende il nome di lubrificazione fluidostatica (figura 1.1a).



Figura 1.1


Lubrificazione
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3
La seconda consiste nellutilizzare lo stesso moto relativo tra le superfici a contatto per costringere il
lubrificante ad interporsi come un cuneo tra le superfici stesse. Il cuneo fluido sottoposto ad una
pressione che massima in corrispondenza della zona centrale di contatto e che decresce verso i bordi
che delimitano la zona di contatto; lungo i bordi la pressione raggiunge il valore della pressione esterna.
Questo secondo tipo di lubrificazione prende il nome di lubrificazione fluidodinamica (Figura 1.1 b).

Pur potendosi, come si detto, utilizzare fluidi diversi, il fluido generalmente usato un olio minerale di
opportuna viscosit e la lubrificazione viene detta lubrificazione idrostatica nel primo caso e nel
secondo lubrificazione idrodinamica.

La lubrificazione idrostatica si realizza con un circuito di lubrificazione pi complesso e costoso in quanto
deve comprendere le pompe necessarie ad inviare lubrificante in pressione tra le superfici a contatto. Si
ha per il vantaggio di avere una lubrificazione perfetta allatto dellavviamento e dellarresto della
macchina, quando la velocit relativa delle superfici da lubrificare troppo piccola perch si possa
contare su una lubrificazione di tipo idrodinamico.
Nelle macchine di grande potenza i due tipi di lubrificazione possono coesistere, nel senso che
lavviamento e larresto della macchina si effettuano ricorrendo alla lubrificazione di tipo idrostatico,
mentre in condizioni di regime, quando la velocit relativa delle superfici da lubrificare raggiunge valori
elevati, si ricorre alla lubrificazione di tipo idrodinamico.
Per evidenti motivi di semplicit, nelle macchine si ricorre in genere alla lubrificazione idrodinamica
anche se ci comporta allavviamento una notevole coppia di spunto ed allavviamento ed allarresto
usura delle superfici a contatto, dovuta a condizioni di lubrificazione imperfetta.



Lubrificazione
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2. La viscosit di un fluido.
2.1 La legge di Newton.

Un fluido, a differenza di un solido, caratterizzato dallincapacit di assumere una forma propria. Ci
dovuto al fatto che un fluido non riesce a sostenere sollecitazioni tangenziali o di taglio. Questo vero
sempre per un fluido ideale, mentre per un fluido reale ci si manifesta solo quando esso in quiete.
Quando un fluido reale in moto, gli strati adiacenti della corrente fluida si scambiano forza tangenziali o
di taglio. Per questo i fluidi reali sono detti fluidi imperfetti o viscosi.

La viscosit una grandezza fisica che misura la resistenza (attrito interno) opposta da un fluido alle
forza che tendono a farlo scorrere. In altre parole la propriet per la quale un liquido si oppone ad un
cambiamento di forma. Essa da un lato una caratteristica vantaggiosa, poich rende possibile la
separazione tra le superfici di un accoppiamento in presenza di un carico, da un altro dannosa poich
fonte di dissipazione di potenza in calore.

Si consideri uno strato di fluido compreso tra due superfici piane S
1
e S
2
, orizzontali, parallele tra di loro,
di dimensioni indefinite (Figura 2.1). La superficie S
2
sia ferma, mentre S
1
si muova di moto uniforme con
velocit U. Ipotizziamo che dopo un certo tempo il fluido raggiunga condizioni di regime laminare (basso
Numero di Reynolds) e quindi si pu ipotizzare che il moto avvenga per slittamento di superfici piane.
Lo strato direttamente a contatto con la sup. S
2
privo di moto, mentre quello a contatto con S
1
si
muove alla velocit U. La velocit degli strati intermedi varia (linearmente) tra il valore zero e il valore U.









Figura 2.1

Newton afferm che la forza F necessaria per mantenere alla velocit U la sup. S
1
era proporzionale
allarea della sup. S
1
, al gradiente di velocit (in direzione normale a quella di scorrimento) e ad un
coefficiente caratteristico, a parit di temperatura e pressione, per ogni fluido considerato:

dy
du
A F =
dy
du
A
F
= = (1)

La relazione (1) prende il nome di legge di Newton e la costante di proporzionalit tra la tensione di
scorrimento e il gradiente di velocit prende il nome di viscosit (dinamica) del fluido.

bene ricordare che il moto del fluido a regime laminare se il numero di Reynolds Re della corrente
fluida risulta relativamente basso. Nel caso rappresentato in figura 2.1, se la massa volumica, il
numero di Reynolds dato da:

h U
= Re

Nel caso di lubrificazione idrodinamica il moto del lubrificante in genere a regime laminare: il numero di
Reynolds risulta infatti basso sia per i piccoli valori dello spessore di lubrificante sia per i valori
relativamente elevati della viscosit dei lubrificanti impiegati in questo tipo di lubrificazione.

Per molti fluidi (gas e liquidi a basso peso molecolare, oli minerali) la viscosit funzione solo della
natura del fluido e del suo stato fisico (ossia della temperatura e della pressione), mentre indipendente
dal gradiente di velocit. Questi fluidi sono detti newtoniani. Per essi la viscosit una variabile di stato
e la (1) una legge fisica.
U
z
x O
S
1
S
2

y
h
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I fluidi la cui viscosit dipende anche dal gradiente di velocit sono detti non newtoniani: i grassi
lubrificanti e gli oli multigradi sono un esempio di fluidi di questi tipo.


Figura 2.2 Andamento della viscosit in funzione del gradieente
di velocit per sostanze newtoniane e non newtoniane






Figura 2.3 Comportamento reologico di sostanze newtoniane e non newtoniane




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2.2 Viscosit dinamica e cinematica. Unit di misura della viscosit.

Viscosit dinamica

La costante di proporzionalit tra la tensione di scorrimento e il gradiente di velocit prende il nome
di viscosit dinamica del fluido. Essa non una grandezza adimensionale. Le sue dimensioni si deducono
dalla (1):

] [
] [
] [
] [
1 1
1 1
2 2



= = T L M
L T L
L T L M



Nel sistema internazionale: 1 kg m
-1
s
-1
= 1 N m
-2
s = 1 Pa s

Nel sistema CGS lunit di misura della viscosit dinamica il poise (P):

1 g cm
-1
s
-1
= 1 poise = 10
-1
kg m
-1
s
-1
1 poise = 10
-1
Pa s

Viene comunemente usato il centipoise (cP): 1 cP = 10
-2
P = 10
-3
Pa s = 1 mPa s

Viscosit cinematica

Il rapporto tra la viscosit dinamica e la densit (o massa volumica) di un fluido prende il nome di
viscosit cinematica:

] [
] [
] [
] [
1 2
3
1 1


= = = T L
L M
T L M



Nel sistema internazionale lunit di misura il m
2
s
-1
.

Nel sistema CGS lunit di misura della viscosit cinematica lo stokes (St):

1 cm
2
s
-1
= 10
-4
m
2
s
-1
= 1 St

Viene comunemente usato il centistokes (cSt): 1 cSt = 10
-2
St = 10
-6
m
2
s
-1
= 1 mm
2
s
-1


Per caratterizzare un olio si usa spesso la viscosit cinematica poich essa determinata direttamente,
con facilit ed accuratezza, mediante viscosimetri a tubo capillare (vedi 2.3).

Nota: dal 01/01/1986 le sole unit di misura ammesse sono quelle del S.I.


2.3 Viscosimetri.

ASSOLUTI

Viscosimetro assoluto A CAPILLARE (Figura 2.4).
Si basa sulla equazione di Poiseuille:

4 1 0
128
d
Q l
P P

= (2)

viscosit dinamica
Q portata [m
3
/s]
P
0
, P
1
pressioni

Q
P
1

l
d
P
0

Figura 2.4
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Si misura la caduta di pressione P
0
- P
1
tra due sezioni di un tubo capillare (Figura 2.4). Se il fluido
newtoniano vale la (2) da cui possibile ricavare il valore della viscosit . Si impiega un tubo capillare
perch la (2) vale in condizioni di regime laminare.


Viscosimetro assoluto ROTANTE (Figura 2.5).
Si basa sulla legge di Newton. Ad una molla di torsione sono fissati un disco con scala graduata ed un
cilindro immerso in un recipiente contenente il fluido da esaminare. Il recipiente viene fatto ruotare e, per
effetto delle azioni viscose del lubrificante, pone in rotazione il cilindro. La molla si deforma ed il disco
ruota di un angolo il cui valore viene letto mediante la scala graduata. Note le caratteristiche
geometriche e le rigidezza torsionale della molla, possibile stabilire un legame tra la viscosit del fluido
e langolo di rotazione del disco.

Figura 2.5 Viscosimetro rotante. Figura 2.6 Viscosimetro Engler




RELATIVI

Consentono di ricavare la viscosit relativa, ossia tramite prove effettuate con determinate modalit. Ne
esistono di vario tipo. I pi comuni sono i seguenti:

Viscosimetro Engler (Figura 2.6). Diffuso in Europa. Lapparecchio costituito da un recipiente A in cui
si pone il liquido da esaminare. Tre punte p permettono di individuare esattamente il livello del liquido.
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Sul fondo del recipiente vi un tubicino B di platino con sezione leggermente convergente chiuso da
unasta di legno manovrabile dallesterno (tenendo chiuso il coperchio). Il recipiente posto in un altro C
contenente un liquido mantenuto in agitazione mediante lagitatore D, in modo che sia assicurata
luniformit di temperatura. Due termometri, luno M che misura la temperatura del fluido in esame, laltro
N quella del liquido contenuto nel recipiente C. Lapparecchio viene tarato misurando il tempo di
deflusso di 200 cm
3
di acqua distillata alla temperatura di 20 C. La misurazione consiste nel far defluire
200 cm
3
del liquido in esame rilevando la temperatura ed il tempo impiegato. Il rapporto E tra questo
tempo e quello rilevato nelloperazione di taratura , in gradi Engler, la viscosit relativa del liquido alla
temperatura in cui si svolta la prova.

Viscosimetro Redwood (U.K.). Esprime la viscosit mediante lindice di Redwood. Si misura il tempo di
efflusso di 50 cm
3
di fluido.

Viscosimetro Saybolt (USA). Esprime la viscosit in SUS (Saybolt Universal Seconds). Si misura il
tempo di efflusso di 60 cm
3
di fluido.

Usando il sistema Redwood e Saybolt il risultato riportato in secondi mentre con il sistema Engler il
risultato espresso in gradi Engler.

Ciascuno dei sistemi di misura menzionati fa riferimento ad una temperatura standard; tuttavia i fattori di
conversione sotto riportati possono essere considerati sufficientemente accurati.

Conversione per le unit pratiche di viscosit.

La formula di Ubbelhode consente di ottenere la viscosit cinematica nota la viscosit espressa in E:

=
E
E cSt
0631 . 0
073 . 0 10 ] [
2


Esistono anche tabelle di conversione (vedi Tabella 2.1).

Tabella 2.1 Fattori di conversione per le unit pratiche di viscosit.



2.4 Dipendenza della viscosit dalla temperatura. Indice di viscosit.

La variazione della viscosit con la temperatura ha una grande importanza sulla capacit di carico. Nel
caso dei liquidi la viscosit diminuisce al crescere della temperatura; per gli oli tale diminuzione
sensibile.
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Limportanza pratica della variazione della viscosit con la temperatura ben illustrata se si considerano
i requisiti di un olio lubrificante per motore automobilistico. Affinch lavviamento sia facilitato alle basse
temperature, gli attriti, e quindi la viscosit del lubrificante, devono essere bassi; durante il periodo di
riscaldamento richiesta nuovamente una bassa viscosit affinch la portata dolio dal serbatoio ai
cuscinetti sia sufficiente. Una volta che il motore caldo, una viscosit dellolio troppo bassa dannosa
per i cuscinetti. Conseguentemente un buon olio per motori dovrebbe possedere una viscosit che varia
il meno possibile con la temperatura.

A titolo indicativo in figura 2.7 sono riportate per alcuni fluidi le curve =f(T), con la temperatura espressa
in gradi Fahrenheit. A questo proposito va ricordato che la temperatura t in C e la temperatura T in F
sono legate da:

t= (T- 32) / 1.8 Figura 2.7

Per il calcolo della viscosit in funzione della
temperatura sono stati proposti diversi modelli
analitici; la maggior parte dei ricercatori usa
lespressione:
T
b
e A =

ove T la temperatura assoluta e A e b sono
due costanti.

Nel 1926 MacCoull propose la seguente
espressione che fu poi adottata dallASTM (The
American Society for Testing Materials):

) ( ) ( T Log c k a Log Log = +

dove:
= viscosit cinematica [cSt]
T = temperatura assoluta

Le quantit k e c sono costanti caratteristiche
dellolio; a vale 0.6 anche se alcuni
suggeriscono per a i valori 0.7 o 0.8.

Le espressioni ora viste non sono molto
pratiche per definire la variazione della viscosit
con la temperatura. Nel 1929 Dean e Davis
proposero una scala arbitraria per definire tale
variazione.
Al miglior olio allora disponibile (olio che aveva
il minor cambiamento della viscosit con la
temperatura) fu assegnato un indice di viscosit
(V.I.) di 100. Allolio pi povero fu assegnato il
valore 0. Stabiliti questi riferimenti, il V.I. di un
generico olio che possiede la stessa viscosit
degli oli di riferimento a 210F vale:

100 . .
H L
U L
I V

=
dove:

L = viscosit a 100 F dellolio con V.I. 0
H = viscosit a 100 F dellolio con V.I. 100
U = viscosit a 100 F dellolio con V.I. incognito
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10

Il concetto di V.I. rappresentato graficamente in Figura 2.8; i due oli di riferimento e lolio incognito
hanno la medesima viscosit a 210 F.
Per applicare questo sistema di misura ad un generico olio che ha una certa viscosit a 210 F
necessario disporre di una coppia di oli standard con V.I. 0 e V.I. 100 aventi quella viscosit a 210 F.
LASTM ha preparato delle tabelle che forniscono i valori di L e H corrispondenti a qualsiasi valore della
viscosit a 210 F in modo da determinare rapidamente il V.I. di un qualsiasi olio se nota la sua
viscosit a 100 F e 210 F.


Figura 2.8 Rappresentazione dellindice di viscosit.

Il grande vantaggio delluso del V.I. consiste nel fatto che la variazione della viscosit con la temperatura
data da un unico numero.

Gli svantaggi del metodo dellindice di viscosit sono i seguenti:
Il V.I. non una funzione additiva: una miscela al 50 % di due oli con 0 V.I. e 100 V.I. non ha un V.I. di
50.
Il V.I. definito partendo dalle viscosit a due prefissate temperature e non d alcuna informazione sulla
viscosit a temperature differenti da quelle prefissate.
Per valori del V.I. superiori a 140 si possono avere due oli con la stessa viscosit a 100 F e lo stesso
V.I. ma con viscosit molto differenti a 210 F . La Figura 2.9 mostra le curve della viscosit cinematica a
100 F tracciate in funzione della viscosit a 210 F per oli che hanno differenti valori di V.I.; le curve
mostrano chiaramente lanomalia che si verifica per V.I. maggiori di 140.

Per gli oli aventi indice di viscosit superiore a 100 si impiega la seguente relazione:

Log
U Log H Log
N I V
N

= +

= 100
00715 . 0
1 10
. .
dove:

H = viscosit a 100 F dellolio con V.I. 100
U = viscosit a 100 F dellolio con V.I. incognito
= viscosit cinematica [cSt] a 210 F dellolio incognito


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Figura 2.9 Viscosit a 100F e 210F per olii con differenti V.I.



2.5 Classificazione S.A.E. degli oli lubrificanti

Questo sistema di misura della viscosit stato introdotto dallAmerican Society of Automotive
Engineers (S.A.E.). La classificazione S.A.E. comprende sette numeri disposti in ordine crescente senza
relazione con i valori della viscosit: 5W, 10W, 20W, 20, 30, 40, 50.
Ad ogni numero corrisponde un certo campo di viscosit (vedi Tabella 2.2). La lettera W (winter)
definisce gli oli usati alle basse temperature; i numeri senza W stanno ad indicare gli oli per temperature
moderate o calde. Gli oli definiti da due numeri, ad esempio 10W/30 o 20W/40 ricoprono entrambe le
esigenze e possono essere usati con successo su un vasto campo di temperature poich
opportunamente additivati; essi sono chiamati oli multigradi o oli estate-inverno (Figura 2.10, Tabella
2.3).

Tabella 2.2


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Figura 2.10


Tabella 2.3 Limiti dellindice di viscosit per oli multigradi

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3 Lubrificazione idrodinamica.


Figura 3.1 Sviluppo di pressione nel fluido.


Figura 3.2

Condizioni al contorno

y = 0 u = U1 v = 0 w = 0
y = h u = U2 = 0 v = V2 = 0 w = 0


Lubrificazione
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3.1 Equazioni di equilibrio
Equazione di continuit
Equazione di Reynolds

Su ogni faccia di un elemento infinitesimo di fluido di lati dx, dy, dz, ho tre azioni: una pressione e due
azioni tangenziali (dovute alle componenti di velocit u e w).


Figura 3.3

Equazione di equilibrio lungo x:

0 =

+ +

+ +

+ dxdy dxdy dz
z
dxdz dxdz dy
y
dydz dx
x
p
p pdydz
x
x
x x
x
x



Equazioni analoghe si possono scrivere lungo gli assi y e z, per cui si ottiene:

y
w
y x
w
x z
p
z
v
z x
v
x y
p
z
u
z y
u
y x
p



ed essendo:
0
0
0
=

x
w
z
v
x
v
z
u
si ha:
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
2
0
y
w
y
w
x
w
z
p
z
v
x
v
y
p
y
u
z
u
y
u
x
p





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DISTRIBUZIONE DI VELOCIT NEL MEATO

Componente di velocit u
2 1
2
1
2
2
2
2
2
1
1
1
C y C y
x
p
u
C y
x
p
y
u
y
u
x
p
y
u
x
p
+ +

=
+



viste le condizioni ai limiti, si ha:

2 1
2
2 1
2
1
0 C h C h
x
p
C U
+ +

=
=


h
U
h
x
p
C
1
1
2
1



ed infine:

=
h
y
U hy y
x
p
u 1 ) (
2
1
1
2




Componente di velocit w

4 3
2
3
2
2
2
2
2
1
1
1
C y C y
z
p
w
C y
z
p
y
w
y
w
z
p
y
w
z
p
+ +

=
+



viste le condizioni ai limiti, si ha:

4 3
2
4
2
1
0
0
C h C h
z
p
C
+ +

=
=


h
z
p
C

=
2
1
3
ed infine:
) (
2
1
2
hy y
z
p
w




Equazione di continuit

0 =

+ + dx dz
z
q
q dz dx
x
q
q dx q dz q
z
z
x
x z x


da cui:
0 =

z
q
x
q
z x





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Figura 3.4


EQUAZIONE DI REYNOLDS

=
h
x
dy u q
0
e

=
h
z
dy w q
0




.

'

'

=
(

'

= =
h h
x
h
h U
h h
x
p
dy
h
y
U hy y
x
p
dy u q
0
1
3 3
1
2
0
2 2 3 2
1
1 ) (
2
1


2 12
1
1
3
h
U h
x
p
q
x
+

'

=
(

= =
h h
z
h h
z
p
dy hy y
z
p
dy w q
0
3 3
2
0
2 3 2
1
) (
2
1


3
12
1
h
z
p
q
z



0
12
1
2 12
1
3
1
3
=

h
z
p
z
h
U
x
h
x
p
x


x
h
U h
z
p
z
h
x
p
x

1
3 3
6


Lubrificazione
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3.2 Modelli matematici semplificati: Caso Piano

Lunghezza del meato infinita in direzione z p=p(x)
Meato cilindrico (generatrici normali al piano x-y) h=h(x)

dx
h
C
dx
h
U dp
h
C
h
U
dx
dp
C h U h
dx
dp
dx
dh
U h
dx
dp
dx
d
3 2
1
3 2
1
1
3
1
3
1
6
1
6
6
6
+ = + =
+ =
=



1
0
3
0
2
1
1 1
6 ) ( C dx
h
C dx
h
U x p
x x
+ + =



Condizioni al contorno: x = 0 p = pa
x = a p = pa

1
0
3
0
2
1
1
1 1
6 C dx
h
C dx
h
U p
C p
a a
a
a
+ + =
=

=
a
a
dx
h
dx
h
U C
0
3
0
2
1
1
1
6


Poniamo:

=
a
a
dx
h
dx
h
h
0
3
0
2
*
1
1


si ha:
*
1
6 h U C =


per cui:

=
h
h
h
U
dx
dp
*
2
1
1
6

=

x x
a
h
dx
h
h
dx
U p x p
0
3
*
0
2
1
6 ) (





Lubrificazione
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3.3 Distribuzione delle pressioni, forze risultanti e coefficiente di attrito.

Figura 3.5

Risultante delle pressioni agenti sulla superficie S
1
(per unit di larghezza)

=
a
a
dx p p P
0
1
) (

Linea di azione della risultante

+
a
a
dx x p p e
a
P
0
1
) (
2


Tensione tangenziale trasmessa dal fluido alla parete mobile

0
0
) (
=
=

=
y
y x
y
u

h
U
h
dx
dp
y
u
h
U
h y
dx
dp
y
u
h
y
U hy y
dx
dp
u
y
1
0
1
1
2
2
1
) 2 (
2
1
1 ) (
2
1
=

+ =
=


h
U
h
dx
dp
y x
1
0
2
1
) (

=
=

=
h
h
h
U
dx
dp
*
2
1
1
6

h
U
h
h
h
U
y x
1
*
2
1
0
1
3
) (

=
=
) 3 4 ( ) (
*
2
1
0
h h
h
U
y x
=
=




La risultante delle azioni viscose (per unit di larghezza)
=
=
a
y x
dx T
0
0 1
) (

Il coefficiente di attrito della coppia lubrificata si pu definire come:
1
1
P
T
f =


Lubrificazione
Meccanica applicata alle Macchine II
19
3.4 Meato limitato da pareti piane.


Figura 3.6

Ipotesi
Lunghezza del meato infinita in direzione z p=p(x) e w=0
Superficie S
2
piana e normale al piano x-y h=h(x)

Equazione di Reynolds
dx
dh
U h
dx
dp
dx
d
6
3
=




Funzione h=h(x)

a
x a
h h h x h
) (
) ( ) (
0 1 0

+ =

posto:
0
0 1
h
h h
m

= si ha:


+ =
a
x a
m h x h
) (
1 ) (
0


Velocit nel meato:

+ =
h
y
U hy y
dx
dp
u 1 ) (
2
1
1
2



v = 0

0 ) (
2
1
2
= = hy y
dz
dp
w







Figura 3.7


Lubrificazione
Meccanica applicata alle Macchine II
20
Pressioni nel meato:

=
h
h
h
U
dx
dp
*
2
1
6

=

x x
a
h
dx
h
h
dx
U p x p
0
3
*
0
2
6 ) (

m
m
h
dx
h
dx
h
h
a
a
+
+
= =

2
1
2
1
1
0
0
3
0
2
*



2
2
0
1 ) 2 (
1
) , (
) , (
6
) (

+ +


=
=
a
x
m m m
a
x
a
x
m
a
x
m k
a
x
m k
h
Ua
p x p
a







Figura 3.8

Nella sezione in cui la pressione massima si ha:


+ = =
a
x a
m h h x h
) (
1 ) (
*
0
*


da cui si pu ricavare lascissa in cui la pressione risulta massima: a
m
m
x
+
+
=
2
1
*


che inserita nellespressione di p(x) fornisce:
) 2 )( 1 ( 4
6
2
0
max
m m
m
h
Ua
p p
a
+ +
=




Carico risultante (per unit di larghezza)

(

+
+ =

'

= =

) 2 (
2
) 1 log(
1
) (
) ( 6 ) (
2
2
0
0
1
m m
m
m
m
m
h
a
U dx p p P
a
a







Lubrificazione
Meccanica applicata alle Macchine II
21
Dalla Figura 3.9 si osserva che funzione del solo parametro m e assume valori massimi per m1.2.
0 2 4 6 8 10
0
0.005
0.01
0.015
0.02
0.025
0.03
m


Figura 3.9


Noto il parametro m possiamo trovare la capacit portante P
1
ed anche laltezza minima del meato:

) (
6
1
0
m
P
U
a h

=


Coefficiente di attrito

La risultante della azioni viscose sul membro mobile risulta:

m
m
m
m
m
h
a
U dx T
a
y x
+
+ =
= =

=
2
6
) 1 log(
4
) (
) ( ) (
0
0
0 1




per cui si ha:
) (
) (
6
0
1
1
m
m
a
h
P
T
f

= =
oppure, essendo:

1
0
) ( 6
P
m U
a
h
=


Lubrificazione
Meccanica applicata alle Macchine II
22
possiamo scrivere:
) ( 6
) (
) (
) (
) ( 6
) (
1 1
m
m
m
P
U
m
P
U
m
m
f

=
= =


0 2 4 6 8 10
0
0.2
0.4
0.6
0.8
1
20

/ 5
m

Figura 3.10


Linea di azione del carico

] 2 ) 1 log( ) 2 [( 2
) 2 ( 3 ) 1 log( )] 1 ( 6 [
) (
) (
2
m m m m
m m m m m
m
m a e
+ +
+ + + +
=
=


0 2 4 6 8 10
0
0.05
0.1
0.15
0.2
0.25
0.3
m


Figura 3.11

Lubrificazione
Meccanica applicata alle Macchine II
23
Cuscinetti a pattini fissi

Per ciascun pattino risulta costante langolo e quindi il prodotto m h
0
.
Langolo in ogni caso molto piccolo.
Laltezza del meato varia al variare del carico P
1
secondo la:

) (
6
1
0
m
P
U
a h

=

Si pu ritenere: ) (
6
) tan(
1
0
m
P
U
m
a
h m

= =

+
+ =
) 2 (
2
) 1 log(
6
1
2
m
m
m
P
U


Per cui:

+
+ =
=
) 2 (
2
) 1 log( 6 ) (
) (
1
2
m
m
m m
U
P
m



Per un assegnato cuscinetto, noti i valori di , , U, a, P
1
, quindi possibile calcolare il valore di (m);
con questo valore, mediante il seguente grafico, si determina il valore di m. Determinato m, possibile
calcolare il valore di (m) e quindi il valore dellaltezza minima del meato e del coefficiente di attrito.



Figura 3.12

Lubrificazione
Meccanica applicata alle Macchine II
24
3.5 Applicazioni.

Cuscinetti reggispinta a pattini fissi

Figura 3.13, 3.14 e 3.15(a).

Figura 3.13

Per velocit non troppo elevate (interverrebbe leffetto centrifugo) si possono ritenere valide le
espressioni ricavate nel paragrafo 3.4 a patto di sostituire:
a = R
m

U = R
m



Figura 3.14

Per i pattini fissi risulta fissata costruttivamente linclinazione del pattino (langolo ) e quindi il prodotto m
h
0
.

I cuscinetti a pattini fissi sono di semplice costruzione, economici, di ingombro limitato, ma di prestazioni
scadenti alle basse velocit.



Lubrificazione
Meccanica applicata alle Macchine II
25
Cuscinetti reggispinta a pattini oscillanti (cuscinetti Michell)

Prestazioni migliori possiedono i cuscinetti a pattini oscillanti (Figura 3.15 b, Figura 3.16), detti anche
cuscinetti Michell (Anthony G.M. Michell, 1905).

Principali vantaggi:
** capacit di sopportare un allineamento nnon perfetto tra lasse dellalbero e quello del supporto
reggispinta;
** possibilit di variare opportunamente linclinazione dei pattino al variare delle condizioni di
funzionamento, cio al variare della spinta, della velocit angolare e della viscosit del lubrificante.


Figura 3.15 a) Pattini fissi; b) Pattini oscillanti

Figura 3.16

Dai grafici riportati in Figura 3.9 e 3.11 risulta evidente che per avere capacit portante non nulla,
leccentricit non pu risultare nulla. Di conseguenza il pattino oscillante non pu essere incernierato in
mezzeria. Da ci risulta limpossibilit di invertire il senso di rotazione dellalbero. Si avrebbe, infatti, un
valore di eccentricit negativo, che corrisponderebbe ad una capacit portante nulla.

E possibile ovviare a questo limite adottando
pattini bombati (Figura 3.17). Per questi possibile
dimostrare che si ha capacit portante anche
quando e=0, pertanto possono essere incernierati
in mezzeria.




Figura 3.17



Lubrificazione
Meccanica applicata alle Macchine II
26

Figura 3.18 Realizzazione costruttiva di un anello fisso di un cuscinetto Michell


Cuscinetti portanti a pattini


Figura 3.19



Lubrificazione
Meccanica applicata alle Macchine II
27
3.6 Meato limitato da pareti piane di lunghezza finita.

I risultati del paragrafo 3.4 possono essere estesi al caso di meato di lunghezza finita b purch si
introducano opportuni coefficienti correttivi.

Le differenze da rilevare sono le seguenti:

** la pressione non pi funzione della sola x p=p(x,z)
** si ha una componente di velocit w in direzione z
** la pressione si annulla per z = b/2
** la risultante delle pressioni inferiore rispetto al caso piano
** il coefficiente di attrito pi elevato
** la potenza dissipata per attrito pi elevata
** laltezza minima del meato inferiore rispetto al caso piano


Figura 3.20 Distribuzione pressioni: a) meato di lunghezza infinita; b) meato di lunghezza finita.

Per un esame approfondito delle coppie di lunghezza finita si rimanda a trattati specializzati. Qui si
riporta, a titolo indicativo, i valori del coefficiente correttivo che permette di valutare la capacit portante
(Figura 3.21). Il diagramma valido per valori di m=1 ma pu essere utilizzato anche per valori di m
sensibilmente differenti da uno.

b P
P
1
=


Figura 3.21
Lubrificazione
Meccanica applicata alle Macchine II
28

3.7 Coppia rotoidale lubrificata.


Figura 3.22


Figura 3.23


Figura 3.24


Lubrificazione
Meccanica applicata alle Macchine II
29

= =
=



cos 1 cos ) (
cos ) (
1 2
e
e h
e R R h
) cos 1 ( ) ( = h

y
x

O
2
O
1


Figura 3.25

Lo spessore del meato molto piccolo rispetto al raggio del perno; leffetto della curvatura perci
assolutamente trascurabile.
La geometria del meato pu pertanto ricondursi a quella di Figura 3.2. Infatti, tagliando la coppia
secondo il raggio = e rettificando il meato si ottiene la Figura 3.26.

Figura 3.26

Il membro mobile (B) in questo caso il perno, mentre il membro fisso (A) la sua sede.
Ovviamente :
1
1
R x
R U
=
=


Valgono tutte le relazioni del paragrafo 3.2.
In particolare:

=
h
h
h
R
d
dp
*
2
2
1
1
6



Lubrificazione
Meccanica applicata alle Macchine II
30
La pressione nel meato deve avere valori uguali per =- e =, ne consegue che la costante h* vale in
questo caso:
2
2
3
2
*
2
1
2
1
1

= =

d
h
d
h
h

Figura 3.27

Lubrificazione
Meccanica applicata alle Macchine II
31

Per la pressione si ottiene la seguente espressione:

C
R
p +
+

=
2 2 2
2
1
) cos 1 )( 2 (
sin ) cos 2 ( 6
) (



Landamento della della dp/d e della pressione rappresentato in Figura 3.27.
Si osservi che dp/d una funzione pari dal momento che lo h=h(). Ne discende che la pressione
assume lo stesso valore non soltanto in =- e =, ma anche in =0.

La Figura 3.27 d la pressione a meno di una costante che pu essere determinata purch si conosca il
valore della pressione stessa per un valore di . Ad esempio, se il meato fosse in comunicazione con
lesterno in corrispondenza di = -*, la sovrapressione p-p
a
assumerebbe in - il valore zero (Figura
3.28).


Figura 3.28

Se immaginiamo di riportare radialmente attorno al perno la distribuzione di pressione di Figura 3.28,
notiamo che, ai fini del calcolo della risultante delle pressioni, tale distribuzione equivale a quella di
Figura 3.27, ossia a quella rappresentata in Figura 3.29.


Figura 3.29
Lubrificazione
Meccanica applicata alle Macchine II
32
Il valore di P
1
, del momento M necessario a mantenere in rotazione uniforme il perno, e del rapporto
M
1
/RP
1
, sono dati dalle relazioni seguenti (nelle quali si scritto R invece di R
1
):

2 2
2
1
1 ) 2 (
2
) (
) ( 6

+
=

=
R
R P

2 2
2
2
1
1 ) 2 (
) 2 1 ( 4
) (
) (



+
+
=
=
R
R M




3
2 1
) ( 6
) (
2
1
1
+
= = =
R R R P
M
f

La funzione che compare nellespressione del coefficiente di attrito:

3
2 1
2
+

si mantiene molto prossima ad uno in tutto lintervallo 0.5 < < 1, che comprende tutto lintervallo dei
valori di pi comunemente adottati nel proporzionamento dei cuscinetti. Il coefficiente di attrito della
coppia rotoidale di allungamento infinito, perfettamente lubrificata, vale pertanto:

R
f



3.8 Coppia rotoidale lubrificata di lunghezza finita.


Figura 3.30

Figura 3.31
Lubrificazione
Meccanica applicata alle Macchine II
33
2
1
*
1
6

R
R
P
P

R
f f =
*

R b
Q
Q
a
a

=
*

Numero di Sommerfeld:
1
2
P
R
R
S

=


Figura 3.32

Figura 3.33
Lubrificazione
Meccanica applicata alle Macchine II
34
3.9 Effetti termici.

Ipotesi:
Tutta lenergia dissipata in calore viene spesa per innalzare la temperatura del lubrificante.
Si tratta di una ipotesi cautelativa.

t c Q U P f =

c Q
U P f
t =

La portata.

PATTINI PIANI.
Nellipotesi di caso piano, si ha:
0
2 12
1
1
3
=
+ =
z
x
q
h
U h
dx
dp
q


Se ci riferiamo alla sezione in cui la pressione massima:
b
h
U Q
h
U q
x
x
2
2
*
1
*
1
=
=


Occorrer poi aggiungere un termine che metta in conto le fughe lungo lasse z:
per m1 Q
z
50% Q
x


COPPIA ROTOIDALE
La portata si calcola come visto prima.
Nel calcolo dellincremento di temperatura si pone: U = R


Lubrificazione
Meccanica applicata alle Macchine II
35
4 Lubrificazione idrostatica.

Il lubrificante mantenuto in pressione mediante mezzi esterni.
E applicabile sia a cuscinetti reggispinta che portanti.
E impiegabile anche quando gli elementi cinematica della coppia non sono in moto relativo.
Realizza un film di lubrificante molto rigido.
Consente limpiego di lubrificanti a bassa viscosit cui corrisponde un basso valore del coefficiente di
attrito della coppia.

4.1 Cuscinetto reggispinta a sostentazione fluidostatica.

Un albero rotante A, caricato da una forza assiale P, porta ad una estremit una parete piana ortogonale
allasse dellalbero, limitata da due raggi R
1
e R
2
.
La parete piana dellalbero viene affacciata alla parete piana di un membro fisso B. Attraverso un foro ricavato in B
viene inviato lubrificante sotto pressione entro un pozzetto di raggio R
1
ricavato in corrispondenza dellestremit
dellalbero.
Attraverso il foro la pressione del lubrificante passa dal valore p0, allingresso del foro, al valore p1, entro il
pozzetto. Il lubrificante sotto pressione tende a sfuggire dal pozzetto verso la periferia dando origine ad un meato
in pressione fra lalbero e la sua sede.
La pressione del lubrificante pu ritenersi costante entro il pozzetto, mentre decresce entro il sottile meato dal
centro verso la periferia, fino a raggiungere il valore della pressione ambiente.

Figura 4.1

Studiamo lequilibrio di un elemento di volume di fluido compreso tra: due cilindri coassiali con lasse
dellalbero, di raggi r e r+dr; due piani ortogonali allasse dellalbero distanti tra loro dy; due piani
passanti per lasse dellalbero comprendenti langolo d.

Indichiamo con v
r
e v
p
le componenti radiale e periferica della velocit del fluido.

y
v
v
r
r

=
y
v
v
p
p

=

Per ragioni di simmetria la pressione pu variare solo in funzione di r e y.

Equilibrio in direzione radiale:

0
2
sin 2 ) ( =

+ +

+ + drdy
d
p dr d r dy
y
dr d r dy d dr r dr
r
p
p dy d r p


0
2
2
2
=

+ + + dy drd p dy drd r
y
v
dy d dr
r
p
dy drd r
r
p
dy drd p dy d r p dy d r p
r

Lubrificazione
Meccanica applicata alle Macchine II
36
2
2
y
v
r
p
r




Equilibrio secondo la periferia:

Equilibrio secondo lasse y:

0 =

+ dr d r dy
y
dr d r



0
2
2
=

y
v
p



0 =

y
p


La pressione solo funzione di r: p=p( r )


Figura 4.2

Condizioni al contorno

y = 0 v
r
= 0 v
p
= 0
y = h v
r
= 0 v
p
= r

Lubrificazione
Meccanica applicata alle Macchine II
37
DISTRIBUZIONE DI VELOCIT NEL MEATO

Componente di velocit radiale

2 1
2
1
2
2
2
2
2
1
1
1
C y C y
dr
dp
v
C y
dr
dp
y
v
y
v
dr
dp
y
v
dr
dp
r
r
r r
+ + =
+ =



viste le condizioni ai limiti, si ha:

2 1
2
2
2
1
0
0
C h C h
dr
dp
C
+ + =
=

h
dr
dp
C
2
1
1
= ed infine: ) (
2
1
2
hy y
dr
dp
v
r
=



Componente di velocit periferica

4 3
3
2
2
0
C y C v
C
y
v
y
v
p
p
p
+ =
=



viste le condizioni ai limiti, si ha:

4 3
4
0
C h C r
C
+ =
=

h
r
C

=
4
ed infine: y
h
r
v
p

=


COPPIA PER MANTENERE IN ROTAZIONE IL PERNO



=

= =
2
1
2
1
2
1
3 2 2
2
2 2
R
R
R
R
p
R
R
dr r
h
dr r
y
v
dr r M

( )
4
1
4
2
2
R R
h
M

=



CONDIZIONE DI CONTINUIT

=
h
r
dy v r Q
0
2

) (
2
1
2
hy y
dr
dp
v
r
=

= =

2 3
) (
2
2
3 3
0
2
h h
dr
dp r
dy hy y
dr
dp r
Q
h


dr
dp r h
Q

6
3
=

Lubrificazione
Meccanica applicata alle Macchine II
38
DISTRIBUZIONE PRESSIONI E CAPACIT PORTANTE

Integrando rispetto ad r ottengo:
C r
h
Q
r p
r h
Q
dr
dp
+ =
=
) log(
6
) (
1 6
3
3



Condizioni al contorno: r = R
2
p = p
a

) log(
6
) log(
6
) (
2
3
2
3
2
R
h
Q
p C
C R
h
Q
p R p
a
a

+ =
+ = =

=
r
R
h
Q
p r p
a
2
3
log
6
) (

La pressione massima si ha per r = R


1

=
1
2
3
1
log
6
R
R
h
Q
p p
a




Figura 4.3


Capacit portante:

dr r p p p p R P
R
R
a a
2 ) ( ) (
2
1
1
2
1
+ =

1
2
2
1
2
2
1
log
2
) (
R
R
R R
p p P
a

=





CALCOLO E BILANCIO ENERGETICO

Note le dimensioni ed il carico P che il cuscinetto deve sostenere, dalla relazione precedente si ricava la
pressione p
1
. Affinch p
1
abbia il valore cos trovato occorre che il prodotto Q/h
3
assuma il valore che si
ricava dalla:

=
1
2
3
1
log
6
R
R
h
Q
p p
a



Poich laltezza del meato non deve scendere al di sotto di un valore limite, da stabilire caso per caso,
dipendente dalla finitura delle superfici che delimitano il meato stesso, ne risulta un valore minimo del
prodotto Q.
Noto il valore del prodotto Q si pu calcolare il valore della pressione di alimentazione considerando le
perdite di carico nel condotto di alimentazione. Considerando che il moto del fluido sia di tipo laminare,
indicato con d il diametro del condotto e con l la sua lunghezza, si ha, per lequazione di Poiseuille:

4 1 0
128
d
Q l
p p =

Lubrificazione
Meccanica applicata alle Macchine II
39
Noto il valore del prodotto Q e scelto un lubrificante, si pu calcolare la portata impostando un bilancio
energetico che fornisce la relazione tra la portata e la temperatura raggiunta dal lubrificante entro il
meato, ossia tra portata e viscosit.
La potenza dissipata :

) ( ) ( ) (
0 1 1 0 a a d
p p Q M p p Q M p p Q P + = + + =

Ed il bilancio energetico fornisce:
c Q
p p Q M
c Q
P
t
a d
) (
0
+
= =
Questultima, una volta note le caratteristiche del lubrificante, fornisce il legame tra e Q e permette,
quindi, di trovare la portata.


COEFFICIENTE DI ATTRITO

Il coefficiente di attrito del cuscinetto pu essere definito come rapporto tra il momento necessario a
mantenere lalbero in rotazione uniforme ed il prodotto della forza assiale per il raggio medio del
cuscinetto. Si pone cio:

3
1 2
2
2
1 2
2
2
2
2
1
2 1
) ( 3
) (
) (
) (
2
R R QP
R R
R R
R R P
M
f
+

+ =
+
=



che, una volta noto il legame tra e Q permette di calcolare il coefficiente di attrito in funzione di
grandezze controllabili dallesterno.


4.2 Cuscinetti portanti a sostentazione fluidostatica.


Figura 4.4 Schema di un cuscinetto portante a sostentazione fluidostatica.