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Cap.

6 Processi a biomassa sospesa 6-31



4. LA NITRIFICAZIONE BIOLOGICA

Accanto alla rimozione del carbonio un altro problema da affrontare allinterno di un
depuratore biologico quello del trattamento dellazoto che, nei suoi diversi stadi di ossida-
zione, pu implicare problemi di varia natura nei corsi d'acqua ricettori; tra di essi il pi noto
leutrofizzazione dei corpi idrici a debole ricambio, in cui peraltro in genere il fosforo ad
esercitare il ruolo di reale fattore limitante la crescita algale. Altri problemi connessi alla pre-
senza di azoto possono cos essere riassunti:
abbassamento del tenore di ossigeno disciolto nei ricettori, da collegarsi al consumo do-
vuto allossidazione batterica dellazoto ammoniacale ad azoto nitroso e nitrico;
diretta tossicit dellazoto ammoniacale per la fauna ittica, quando esso sia presente in
forma di ammoniaca gas (NH
3
). Poich lequilibrio con gli ioni ammonio ( NH
4
+
) regolato
dal pH in base alla relazione
NH OH NH H O
4 3 2
+
+ +
un aumento di pH determina un incremento della presenza di NH
3
e quindi della tossicit
per molte specie ittiche, gi considerevole per concentrazioni di 0,01 mg/l di NH
3
-N;
limitazioni agli usi idropotabili per i rischi connessi alla presenza di nitrati che riducendosi
a nitriti nellapparato digerente e combinandosi all'emoglobina del sangue vi bloccano il
meccanismo di trasporto dellossigeno (cianosi infantile). Per tale motivo le norme
dellOrganizzazione Mondiale della Sanit (OMS) stabiliscono una concentrazione mas-
sima di 11 mg/l di NO
3
-N nelle acque potabili;
la presenza di azoto ammoniacale diminuisce lefficienza della clorazione, con la necessit
di maggiori dosaggi di cloro (clorazione al punto di rottura).

Nei liquami urbani, negli scarichi zootecnici, ed in molti effluenti industriali, lazoto
prevalentemente presente sotto forma organica (proteine) e come urea, contenuta nelle uri-
ne; in entrambi i casi e in ambiente idrico esso subisce un rapido processo di ammonifica-
zione ad azoto ammoniacale, secondo le seguenti reazioni qualitative:
N NH NH
org
microrganismi
+
+
3 4

H NCONH H O NH CO
enzima ureasi
2 2 2 4 3
2
2 2 + +
+

Per tale motivo in seguito non si far distinzione tra lazoto organico ed ammoniacale,
entrambi compresi nella determinazione del TKN.
Negli abituali processi di depurazione, il rendimento di rimozione dellazoto significa-
tivo, ma non elevato. Per i liquami domestici la sedimentazione primaria consente un abbat-
timento di circa il 10%; nelle fasi biologiche le quantit trattenute per assimilazione batterica
(processi di sintesi) sono direttamente correlate al carbonio rimosso e valutabili attorno al
5% del COD biodegradabile eliminato.
Una depurazione pi spinta richiede trattamenti specifici; accanto a processi di natura
chimica e chimico-fisica (clorazione al punto di rottura, strippaggio dell'ammoniaca), di limi-
tata applicabilit, la via oggi pi matura su scala reale, soprattutto in campo urbano, quella
biologica, attraverso una fase ossidativa di nitrificazione, con formazione di nitriti e quindi di
nitrati, seguita da una fase riduttiva di denitrificazione, con produzione di azoto molecolare
(N
2
), non pi utilizzabile nei cicli biologici e come tale ceduto all'atmosfera.




6-32 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili
4.1. STECHIOMETRIA

Per nitrificazione si intende lossidazione dei composti inorganici dellazoto allo stato
ridotto, svolta da batteri autotrofi, in grado cio di utilizzare per la sintesi cellulare carbonio
inorganico (CO
2
) e di trarre lenergia necessaria alla crescita e al metabolismo dallossidazione
dell'ammoniaca e poi dei nitriti usando lossigeno libero come accettore di elettroni. Nel trat-
tamento delle acque risultano di particolare interesse i batteri del genere Nitrosomonas, per
lossidazione dellammoniaca a nitriti, e del genere Nitrobacter per lossidazione dei nitriti a ni-
trati.
Le reazioni di ossidazione, da cui i batteri traggono lenergia loro necessaria, possono
esprimersi per i Nitrosomonas come:
NH O H H O NO
4 2 2 2
15 2
+ +
+ + + , 3.43 mgO/mg NH
4
+
-N
(5884 kcal)
e per i Nitrobacter:
NO O NO
2 2 3
05

+ , 1.14 mgO/mg NO
2
-
-N
(15.420.9 kcal)
Complessivamente pertanto le reazioni di ossidazione dellammoniaca a nitrati risultano:
NH O H H O NO
4 2 2 3
2 2
+ +
+ + + 4.57 mgO/mg NH
4
+
-N
(73.4104.9 kcal)
Parte dell'azoto anche richiesto per la sintesi batterica sia dei Nitrosomonas che dei Ni-
trobacter per cui in totale si pu scrivere la seguente espressione stechiometrica che tiene con-
to sia dell'ossidazione dell'ammoniaca, sia della sintesi batterica (su basi teoriche e sperimen-
tali):
NH O HCO C H O N H O NO H CO
4 2 3 5 7 2 2 3 2 3
183 198 0021 1041 098 188
+
+ + + + + , , , , , ,
Dall'osservazione di questa espressione si possono ricavare le seguenti considerazioni:
1. La sintesi di organismi nitrificanti piuttosto limitata, in rapporto ai quantitativi di am-
moniaca ossidati. I rapporti stechiometrici indicano una produzione calcolata come di se-
guito:
NH O HCO C H O N H O NO H CO
c e N
4 2 3 5 7 2 2 3 2 3
183 198 0021 1041 098 188
14 0021 113
+
+ + + + +

, , , , , ,
om ,

si ricava 0,021113/14=0,1695 g di biomassa per ogni grammo di NH
4
+
-N ossidato.
2. necessaria una considerevole disponibilit di ossigeno libero. Sempre sulla base dell'e-
quazione stechiometrica:
NH HCO O C H O N H O NO H CO
c e N
4 3 2 5 7 2 2 3 2 3
198 183 0021 1041 098 188
14 183 2 16
+
+ + + + +

, , , , , ,
om ,

si calcola 1,83162/14=4,183 g di O
2
per ogni grammo di NH
4
+
-N ossidato.
3. Nel corso del processo si ha distruzione di alcalinit con produzione di acido carbonico.
Per ogni grammo di NH
4
+
-N ossidato si distruggono 8,62 g di HCO
3

(che equivale a 7,07 g


di CaCO
3
).
Dalla espressione stechiometrica:
Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-33

NH O HCO C H O N H O NO H CO
c e N
4 2 3 5 7 2 2 3 2 3
183 198 0021 1041 098 188
14 198 61
+
+ + + + +

, , , , , ,
om ,

si calcola 1,9861/14=8,627 g di HCO
3

per ogni grammo di NH


4
+
-N ossidato, oppure in al-
tri termini 7,07 grammi di CaCO
3
per ogni grammo di NH
4
+
-N ossidato.
Conseguentemente si ha una tendenza all'abbassamento del pH, quando l'alcalinit iniziale
dell'acqua da trattare non sia sufficientemente elevata per tamponare l'acidit prodotta du-
rante la nitrificazione.


4.2. CINETICA

La velocit di ossidazione dellammoniaca, dovuta ai Nitrosomonas, in assenza di fattori
limitanti, assai minore rispetto a quella dei Nitrobacter nellossidazione dei nitriti a nitrati.
Nelle condizioni di reale funzionamento, pertanto, lossidazione a nitriti limita di fatto la ve-
locit dell'intero processo; proprio per questo motivo difficilmente si verificano accumuli di
nitriti.
Osservazioni sperimentali hanno mostrato che la velocit di nitrificazione pu essere
espressa secondo la formula di Monod sfruttando le seguenti considerazioni:
1. la massa di batteri generata proporzionale alla massa di substrato (nel nostro caso am-
moniaca) utilizzata per la sintesi.
2. la velocit specifica di crescita dei batteri (ossia gli organismi generati per unit di massa
di organismi e di tempo) correlata con la concentrazione di substrato che circonda i bat-
teri.
Dal punto 1. segue
M(X
n
) = Y
n
M(N
a
) (6.85)
dove:
M(X
n
) = massa di batteri nitrificanti generati [mg VSS];
M(N
a
) = massa di azoto ammoniacale utilizzato [mg(NH
4
-N)];
Y
n
= massa di batteri nitrificanti generata per unit di azoto ammoniacale consumata [mg
SSV/mg(NH
4
-N)].

Conseguentemente si pu scrivere:

dX
dt
Y
dN
dt
n
n
a
= (6.86)
Dal punto 2. Monod ha sviluppato la seguente espressione:

nT nT
a
nT a
N
K N
=
+
(6.87)
dove:

nT
= velocit di crescita specifica osservata alla concentrazione N
a
[mg SSV/(mg SSVd)];

nT
= velocit di crescita specifica massima [mg SSV/(mg SSVd)];
K
nT
= costante di semisaturazione, cio tale per cui
nT nT
= 05 , [mg (N-NH
4
-N)/l];
N
a
= concentrazione di ammoniaca nel reattore [mg (NH
4
-N)/l].

da notare come nelle grandezze definite compare il pedice T, a significare la loro forte
dipendenza dalla temperatura.
6-34 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili
La velocit di crescita data dalla velocit di crescita specifica moltiplicata per la massa
di batteri presenti (X
n
):

dX
dt
X
N
K N
X
n
crescita
nT n nT
a
nT a
n
|
\

|
.
|
= =
+
(6.88)
La velocit di crescita pu essere correlata alla velocit di rimozione dell'ammoniaca:

dN
dt Y
N
K N
X
N
K N
X
a nT
n
a
nT a
n
nT
a
nT a
n
=
+
=
+

(6.89)
Oltre alla crescita, la massa di batteri subisce naturalmente delle perdite, che, come gi
visto sono indicate come perdita di massa endogena; si osservato che tale perdita indi-
pendente dalla crescita, consentendo cos di esprimerla nella semplice forma

dX
dt
b X
n
sc parsa
nT n
|
\

|
.
|
=
om
(6.90)
dove:
b
nT
= velocit specifica di perdita di massa endogena per i nitrificanti [mg SSV/(mg SSVd)].
La crescita netta della massa di batteri si scrive
( )
dX
dt
b X
n
netto
nT nT n
|
\

|
.
|
= (6.91)
Considerando il processo di nitrificazione in un impianto a fanghi attivi completamente
miscelato, con condizioni di carico e portata costanti, il bilancio di massa dato da:
M X V X
N
K N
X V dt b X V dt X Q dt
n p n nT
a
nT a
n p nT n p n
( )= =
+
(6.92)
dove:
V
p
= volume della vasca [m
3
];
Q = portata di supero estratta dal reattore [m
3
/d]

Dividendo per V
p
dt ottengo

dX
dt
N
K N
X b X
X Q
V
n
nT
a
nT a
n nT n
n
p
=
+


(6.93)
Posto
V
Q
p
= = et del fango [d]; in condizioni di carico e portata costanti e a regime
vale
dX
dt
n
= 0 e risolvendo per N
a
ottengo
N
K b
b
a
nT nT
nT nT
=
+
|
\

|
.
|
+
|
\

|
.
|
1
1

(6.94)
Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-35

da notare che N
a
nel re-
attore e nelleffluente indi-
pendente dalla costante speci-
fica di produzione Y
n
e dalla
concentrazione di ammoniaca
entrante (N
ai
).
Ponendo in un grafico la
relazione appena scritta con et
del fango in ascissa e N
ai
in or-
dinata si individua una curva
come indicato in Figura 6.26 si
pu osservare che per elevate
et del fango N
a
molto bassa
e rimane tale fino ad un'et del
fango di 3,5 giorni; per et mi-
nori cresce rapidamente fino a
raggiungere lovvio valore limi-
te di N
ai
.
Ponendo N
a
= N
ai
e risol-
vendo la relazione in si trova let minima del fango
min
sotto la quale non avviene nitri-
ficazione.

( )
( )


min
=
+

=
+


K N
N b K b
K
N
b
K b
N
nT ai
ai nT nT nT nT
nT
ai
nT nT
nT nT
ai
1
(6.95)

min
dipende molto debolmente da N
ai
. Inoltre la quantit K
nT
/N
ai
generalmente picco-
la: si pu quindi semplificare lespressione di
min
come segue

( )

min
=

1
nT nT
b
(6.96)
Questa espressione molto utile nelle applicazioni pratiche con acque reflue urbane
quando N
ai
sia maggiore di 5 mgN/l (in tal caso vale l'approssimazione
K
N
nT
ai
<< 1, poich K
n20

1 mgN/l).
Da quanto detto si evince chiaramente che
nT
e b
nT
influenzano significativamente
let minima del fango; quindi di fondamentale importanza valutare, nelle applicazioni pra-
tiche, come possono variare queste grandezze per effetto di fattori quali la temperatura, il pH
e altri.


4.3. FATTORI LIMITANTI

Numerosi fattori influenzano lefficienza di nitrificazione e let minima del fango.
In particolare assumono grande importanza la natura delle acque reflue, la temperatura,
il pH, la presenza di zone non aerate, la concentrazione di ossigeno disciolto e la variabilit
della portata e del carico inquinante.


<
min
>
min
=
min
0
20
40
60
80
100
120
0 1 2 3 4 5 6 7 8 9
ETA' DEL FANGO [giorni]
CONCENTRAZIONE
DI AZOTO
AMMONIACALE
ENTRANTE
[mgN/l]
N
ai
N
ai
vari valori
di Nai

Figura 6.26. Relazione tra l'et del fango per la nitrificazione e la
concentrazione di ammoniaca influente N
ai
.


6-36 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili
4.3.1. Natura del liquame influente

La massima velocit specifica di crescita
nT
fortemente legata alla natura delle acque
reflue. Questo effetto dovuto alla possibile azione inibente da parte di sostanze contenute
nel refluo, specie se di origine industriale, sebbene non sia ancora noto in modo preciso co-
me le specifiche specie inibenti possono interferire. Per valori differenti di
nT
possono cor-
rispondere variazioni anche dellordine del 100% nellet minima del fango. Se non sono di-
sponibili misure sperimentali necessario scegliere, a favore di sicurezza, un valore cautelati-
vo per
nT
(come valori di riferimento di
nT
a 20C si assume l'intervallo 0,330,65 d
-1
).
Il parametro b
nT
ha una rilevanza minore e non quindi necessario indagare con preci-
sione sui vari fattori che lo influenzano; si adotta normalmente un valore di 0,04 d
-1
, valido
per gran parte dei liquami.

4.3.2. Temperatura

Le grandezze
nT
e K
nT
sono molto sensibili alle variazioni di temperatura; la dipenden-
za pu essere quantificata con le seguenti relazioni:
( )
( )

nT n
T
=

20
20
1123 , (6.97)
( )
( )
K K
nT n
T
=

20
20
1123 , (6.98)
( )
( )
b b
nT n
T
=

20
20
1029 , (6.99)
Leffetto della temperatura su
nT
molto rilevante ai fini progettuali: infatti, un calo di
6C della temperatura porta ad un dimezzamento di
nT
con conseguente raddoppio dellet
minima del fango. da notare infine che la sensibilit di K
n
alle variazioni di temperatura
non incide sullet minima del fango, ma solo sullefficienza di nitrificazione.

4.3.3. pH ed alcalinit

La velocit di crescita specifica dei batteri dipende molto dal pH medio nel reattore. Si
osserva infatti che appena ci si discosta da un range ottimale di pH compreso tra 7 e 8,5 si
evidenzia un marcato rallentamento del processo di nitrificazione.
Come si visto in precedenza
min
ha una forte dipendenza da
nT
ed invece meno
influenzato da K
nT
. Tuttavia K
nT
ha una fondamentale influenza sullefficienza di nitrificazio-
ne e quindi indispensabile studiarne le possibili variazioni.
Lanalisi degli effetti delle variazioni di pH ha rivelato che assai difficile separare gli ef-
fetti su
nT
da quelli su K
nT
. Sperimentalmente si osservato che per pH compresi tra 5 e 7,2
si verifica un calo di
nT
ed una crescita di K
nT
che possono essere quantificate con sufficien-
te precisione dalle seguenti relazioni:
per 7,2<pH<8,5

n pH n
=
7 2 ,
(6.100)
K K
n pH n
=
7 2 ,
(6.101)
per 5<pH<7,2

n pH n ns
pH
=

7 2
7 2
,
( , )
(6.102)
K K
n pH n ns
pH
=

7 2
7 2
,
( , )
(6.103)
Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-37

dove

ns
= coefficiente di sensibilit al pH (pari a circa 2,35).

Leffetto complessivo di temperatura e pH viene espresso con la seguente relazione:
( )
( )
( )
( )
( )
( )
( )
( )

nTpH n
pH T
a
n
pH T
a
N
K N
=
+


20
7 2 20
20
7 2 20
235 1123
235 1123
, ,
, ,
,
,
(6.104)
dove:

nTpH
= velocit di crescita specifica per assegnati valori di T e pH;

n20
= massima velocit di crescita specifica a T=20C e pH=7,2;
K
n20
= costante di semisaturazione a T=20C e pH=7,2.

In termini progettuali bisogna tenere conto dellalcalinit del refluo entrante; infatti, una
bassa alcalinit entrante induce un rapido calo del pH nel reattore durante il processo di ni-
trificazione. Stechiometricamente si calcola che per 1 mg di ammoniaca nitrificato si consu-
mano 7,07 mg di alcalinit in termini di CaCO
3
.
Il problema pu essere limitato o completamente risolto prevedendo nella configura-
zione di impianto sia il processo di nitrificazione che di denitrificazione. La denitrificazione
provvede, infatti, a rimuovere acidit e quindi permette di recuperare in parte l'alcalinit con-
sumata in nitrificazione. La denitrificazione , per, un processo anossico; bisogner quindi
tenere conto della presenza di zone non aerate nel reattore nella valutazione del processo di
nitrificazione.

4.3.4. Zone non aerate

Leffetto di zone non aerate sulla nitrificazione pu essere facilmente trattato se si as-
sumono le seguenti ipotesi:
1. I batteri nitrificanti possono crescere solo nelle zone aerobiche del reattore, poich sono
organismi strettamente aerobi.
2. La perdita di massa endogena avviene sia in condizioni aerobiche che anossiche.
3. La concentrazione di batteri nitrificanti sostanzialmente uguale nelle due zone del pro-
cesso.

Con queste ipotesi, se f
xT
la frazione non aerata della massa totale di fango, lazoto
ammoniacale uscente dato da:
N
K b
f b
a
nT nT
nT xT nT
=
+
|
\

|
.
|
+
|
\

|
.
|
1
1
1

( )
(6.105)
Con ragionamenti analoghi a quelli visti in precedenza si pu ricavare lespressione di

min
:

min
( )
=

1
1
nT xT nT
f b
(6.106)
Alternativamente, se noto, si pu calcolare la frazione minima di fango in condi-
zioni aerobiche (1-f
xm
) che deve essere presente nel reattore perch avvenga la nitrificazione:
6-38 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili
( ) 1
1
=
+
|
\

|
.
|
f
b
xm
nT
nT

(6.107)
o allo stesso modo la massima frazione non aerata (f
xm
) si ricava immediatamente:
f
b
xm
nT
nT
=
+
|
\

|
.
|
1
1

(6.108)
I valori cos calcolati devono essere corretti con un opportuno coefficiente di sicurezza
S
f
per garantire un'efficienza di nitrificazione superiore al 90%; infatti la nitrificazione diventa
instabile quando la frazione di biomassa aerata si avvicina al minimo consentito. Le relazioni
diventano quindi:
( ) 1
1
=
+
|
\

|
.
|
f S
b
xm f
nT
nT

(6.109)
f S
b
xm f
nT
nT
=
+
|
\

|
.
|
1
1

(6.110)
Si devono rispettare dei limiti superiori per il valore di f
xT
; infatti elevati valori della fra-
zione non aerata (> 0,50,6) favoriscono:
1. l'instaurarsi del "bulking" specialmente per basse temperature;
2. un elevato incremento della produzione di fango (prevalgono i fenomeni di biofloccula-
zione su quelli di rimozione biologica)
Si converge quindi su valori ottimali di f
xT
inferiori generalmente al 50-60%.

4.3.5. Concentrazione di ossigeno disciolto

Basse concentrazioni di ossigeno riducono fortemente lefficienza di nitrificazione; per
tener conto di questo effetto si utilizza la seguente espressione:

nO nO
nO
O
K O
=
+
(6.111)
dove:
K
O
= costante di semisaturazione [mg O/l];

nO
= velocit di crescita specifica ad una data concentrazione di ossigeno [d
-1
];

nO
= massima velocit di crescita specifica [d
-1
].
O = concentrazione di ossigeno nel volume liquido [mg O/l]

Si pu notare come
nO
possa addirittura dimezzarsi se la concentrazione di ossigeno
non adeguata e si avvicina al valore di K
O
.
K
O
presenta unampia variabilit di valori; questo dovuto al fatto che la concentrazione
di ossigeno nel fiocco biologico non la stessa di quella nella massa liquida; inoltre la con-
centrazione di ossigeno disciolto nel reattore variabile da punto a punto, in quanto
limmissione di ossigeno puntuale e non possibile realizzare una completa e istantanea
diffusione (il valore attribuito a K
O
varia da 0,3 a 2 mg/l). Per questi motivi non possibile
parlare di concentrazione minima ammissibile nel reattore: ogni reattore avr un proprio va-
lore di ossigeno accettabile. Normalmente il valore adottato negli impianti, tale da non inibi-
Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-39

re la nitrificazione pari a 2 mg/l.

4.3.6. Influenza della non stazionariet

stato sperimentalmente verificato che in condizioni di portata e carico organico non
stazionari lefficienza di nitrificazione risulta minore.
possibile instaurare una relazione tra lammoniaca effluente in condizioni stazionarie
e non; tuttavia scegliendo un coefficiente di sicurezza applicabile allet del fango, sufficien-
temente elevato (1,25 o pi), leffetto della non stazionariet diventa piccolo, e pu essere
trascurato ai fini progettuali.
Bisogna ancora sottolineare che il parametro pi critico, che necessita della maggior at-
tenzione in fase progettuale dato da
n
; se esso viene sovrastimato, anche con un valore di
et del fango di 1,25 volte il minimo teorico, limpianto sar caratterizzato da fluttuazioni di
concentrazione nell'effluente e quindi da una bassa efficienza di nitrificazione. perci es-
senziale una stima prudente di
n
in fase di progetto.


4.4. PROCEDURA DI PROGETTO TRADIZIONALE

Secondo questa procedura di progetto si prevede di fissare a priori la concentrazione di
TKN nell'effluente, che si desidera raggiungere, conoscendo il valore di TKN nel refluo in in-
gresso; inoltre si assume di conoscere i parametri cinetici, quali
n
, b
n
e Y
n
, determinati per
via sperimentale.

1. Determinazione dell'et minima del fango:

Si gi evidenziato come l'et del fango risulti essere un parametro fondamentale nella
valutazione del processo di nitrificazione. La stima di
min
si effettua con l'espressione pre-
cedentemente vista:

1


min
,
= = =
+

n eff nT nT nT
a
nT a
nT
b
N
K N
b (6.112)

2. Introduzione del fattore di sicurezza:

Allo scopo di assicurare il verificarsi della nitrificazione ed evitare fenomeni di instabili-
t, che si potrebbero instaurare quando =
min
, si raccomanda di introdurre un coefficiente
di sicurezza f
p
sul valore dell'et del fango calcolata al punto 1.
= f
p min
(6.113)

3. Determinazione di v
n
:

Si procede determinando la velocit v
n
di rimozione del substrato (in questo caso am-
moniaca); questa grandezza si valuta con le espressioni tipiche gi presentate e si esprime
quindi in funzione dell'et del fango:
v
Y Y
b
b
Y
n
n
n n
n
n
n
= = +
|
\

|
.
|
|
=
+

1 1 1
(6.114)
6-40 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili
4. Definizione di f (frazione di biomassa nitrificante):

Si definisce la frazione di biomassa nitrificante, f , come f = x
n
/x e si calcola attraverso la
seguente espressione di massima:

( )
| |
V
Q TKN TKN S S
x v
n
e e
n
=

0 0
005 ,
(6.115)
Il termine 0.05(S
0
-S
e
) rappresenta la poerzione di azoto utilizzata da parte dei batteri
eterotrofi per la loro sintesi batterica; la richiesta di azoto da parte di essi pari, in prima ap-
prossimazione, al 5% della sostanza organica abbattuta, come indicato al Capitolo 5.

5. Calcolo del volume del reattore:

Si determina il volume V
n
, assunta una concentrazione in vasca pari a x=3-4 kg SST/m
3
:

( )
| |
V
Q TKN TKN S S
x v
n
e e
n
=

0 0
005 ,

che riscritta diventa:

( )
| |
V
Q TKN TKN S S Y
x b
n
e e n
n
=

+
0 0
005
1
,
( )

(6.116)
o in alternativa

( )
| |
x
TKN TKN S S Y
t b
e e n
n
=

+

0 0
005
1
,
( )
(6.117)

6. Fabbisogno di ossigeno per la rimozione dell'azoto:

La richiesta di ossigeno per soddisfare il fabbisogno unicamente della popolazione auto-
trofa nitrificante, non tenendo in conto perci la frazione eterotrofa, data da:
M Q TKN S S
n e e
(O) , [TKN , ( )] = 457 005
0 0
(6.118)


4.5. PROCEDURA DI PROGETTO AVANZATA


Le frazioni di TKN presenti in un refluo ed importanti ai fini del processo sono l'ammo-
niaca libera e in forma ionica (N
ai
), lazoto organico biodegradabile (N
oi
), solubile non biode-
gradabile (N
ui
) e particellato non biodegradabile (N
pi
). La suddivisione dell'azoto indicata
nella Figura 6.27 e pi det-
tagliatamente nel Capitolo 2
con la descrizione delle va-
riabili e dei simboli utilizza-
ti.
Lazoto organico bio-
degradabile decomposto
da batteri eterotrofi ad
ammoniaca; alla loro morte
ammoniaca libera e salina
Nai
solubile non biodegradabile
Nui
particellato non biodegradabile
Npi
biodegradabile
Noi
azoto organico
Nti-Nai
TKN in ingresso
Nti

Figura 6.27. Suddivisione dell'azoto.

Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-41

la parte organica diviene a sua volta ammoniaca e queste due fonti, sommate all'ammoniaca
gi presente nel refluo in entrata, sono utilizzate per la crescita di nuovi organismi e converti-
te dai batteri autotrofi in nitrati. La dinamica di questo processo complessa, ma in condi-
zioni di carico stazionarie, pu essere affrontata analogamente a quanto fatto nel caso del
carbonio. In fase progettuale possibile unulteriore semplificazione: se si ammette un valore
del pH circa neutro, e si fissa unet minima del fango pari a 1,25-1,35 volte il minimo teori-
co, si pu assumere una concentrazione effluente pressoch costante. In fase di progetto i
due parametri fondamentali da verificare risultano essere il TKN effluente e la concentrazione
di nitrati effluente (N
n
).
Il TKN effluente (TKN
e
) si compone di 4 contributi: ammoniaca libera e ionica (N
a
), azo-
to solubile organico biodegradabile (N
o
), solubile non biodegradabile (N
u
) e infine il TKN dei
solidi volatili effluenti, (TKN
e
)
sol
.

In questa procedura di progetto, si deve determinare preliminarmente l'et del fango
necessaria affinch si realizzi la nitrificazione con una elevata efficienza e stabilit; il calcolo
di pu essere eseguito come indicato ai punti 1. e 2. del paragrafo precedente, eventual-
mente modificando la forma delle equazioni per tener conto della frazione di fango non ae-
rata. Inoltre, prevedendo la completa rimozione dell'azoto, opportuno fissare il valore della
frazione di biomassa non aerata f
xT
, secondo le indicazioni fornite nel paragrafo relativo ai
fattori limitanti.

1. Determinazione della concentrazione di ammoniaca nell'effluente:

Il valore di N
a
si deduce dall'equazione gi anticipata:
N
K b
f b
a
nT nT
nT xT nT
=
+
|
\

|
.
|
+
|
\

|
.
|
1
1
1

( )
(6.119)
Lequazione valida solo per >
min
; questa condizione dovrebbe essere sempre sod-
disfatta nel progetto. Come si vede, N
a
indipendente dalla concentrazione di ammoniaca
entrante N
ai
.

2. Determinazione della concentrazione di azoto solubile organico biodegradabile
nell'effluente:

Lazoto organico biodegradabile viene trasformato in ammoniaca dai batteri eterotrofi;
nonostante la reazione sia piuttosto complessa si pu dedurre il valore di N
o
nell'effluente
dalla seguente scrittura:
N
N
K X HRT
o
oi
ammT a
=
+ 1
,
(6.120)
dove
N
oi
= azoto organico biodegradabile entrante [mgTKN/l];
K
amm
= costante cinetica per la degradazione di N
o
. Questa costante dipende dalla temperatu-
ra secondo un'espressione del tipo K K
amm T amm
T
, ,
( )
=

20
20
, dove =1,029 e
K
amm, 20
=0,015;
X
a
= concentrazione di massa attiva nel reattore aerobico.
HRT = tempo di permanenza idraulica nominale del processo.
6-42 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili

3. Determinazione della concentrazione di azoto solubile non biodegradabile:

Per lazoto solubile non biodegradabile vale semplicemente:
N
u
= N
ui

dove N
ui
la corrispondente quantit entrante in mgTKN/l.

4. Determinazione della concentrazione di TKN nell'effluente:

Dopo aver individuato le concentrazioni N
a
, N
o
, N
u
nell'effluente, il TKN solubile totale
pari alla somma di queste tre frazioni solubili:
(TKN
e
)
sol
= N
a
+ N
o
+ N
u
(6.121)
A questo va eventualmente aggiunto il contributo del TKN nei solidi volatili per un valo-
re di TKN complessivo che sar dato da:
TKN
e
= N
a
+ N
o
+ N
u
+f
n
X
ve
(6.122)
dove:
X
ve
= concentrazione di solidi volatili effluenti [mg SSV/l];
f
n
= frazione di TKN nei solidi sospesi volatili pari a circa 0,1 mg TKN/mg SSV.

5. Determinazione della capacit di nitrificazione:

La concentrazione di nitrati generati nel reattore (N
c
), che definisce la capacit di nitrifi-
cazione del processo, data dalla seguente espressione:
N
c
=N
ti
- (TKN
e
)
sol
- N
s
(6.123)
dove:
N
c
= concentrazione di nitrati prodotti [mg NO
3
-N/l];
N
ti
= TKN entrante, come gi definito al Capitolo 2;
N
s
= concentrazione di TKN in ingresso incorporata giornalmente nel fango di supero.

Evidentemente lequazione valida solo nel caso che si supponga trascurabile la con-
centrazione di nitrati nel liquame entrante.
Il valore di N
s
dato dalla seguente espressione:
N
f M X
Q
s
n v
=

( )

(6.124)
in cui M(X
v
) rappresenta la biomassa volatile, come gi definita nei primi paragrafi del Capito-
lo 6.

N
c
definisce cos lefficienza di nitrificazione dellimpianto; normalmente, scelto un co-
efficiente di sicurezza per let minima del fango pari a 1,25-1,35 e lavorando alla temperatu-
ra minima attesa in esercizio, lefficienza di nitrificazione sar sempre elevata, maggiore del
90% e (TKN
e
)
sol
risulter generalmente minore di 3-4 mgN/l ed inoltre con buona approssima-
zione indipendente dalla configurazione del processo e dalla suddivisione in zone aerate e
non aerate. Di conseguenza il valore di progetto (TKN
e
)
sol
di solito non viene calcolato espli-
citamente dalle equazioni viste, ma viene assunto pari a 3-4 mgN/l, verificando che il valore di

n20
non sia minore del valore assunto di progetto e che sia disponibile una sufficiente fra-
Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-43

zione di biomassa aerata; chiaramente lavorando con coefficienti ( e
nT
) stimati a bassa
temperatura in estate avremo valori di (TKN
e
)
sol
pi bassi, tipicamente 2 mgN/l. Dividendo
lespressione di N
c
per la concentrazione di COD totale entrante (S
ti
) si ottiene:

N
S
N
S
N
S
TKN
S
c
ti
ti
ti
s
ti
e sol
ti
=
( )
(6.125)
in cui:
N
S
c
ti
= capacit di nitrificazione per unit di COD applicato al processo [mg N/mg COD]
N
S
ti
ti
= rapporto TKN/COD dellacqua reflua entrante (varia tipicamente da 0,07 a 0,12).
N
S
s
ti
= azoto di sintesi richiesto per unit di COD applicato.
( ) TKN
S
e sol
ti
= varia da 0,005 a 0,01 per basse temperature (calcolato con (TKN
e
)
sol
=4 mgN/l) e
S
ti
compreso tra 400 e 800 mgCOD/l.

Il risultato analitico di N
c
pu essere ottenuto in alternativa per via grafica utilizzando il
diagramma di Figura 6.28.
La concentrazione N
c
rappresenta la quantit di nitrati che interesser il processo di de-
nitrificazione.

6. Calcolo del volume del reattore:

Dopo aver calcolato il volume dell'intero processo (V
p
) attraverso l'equazione (6.57), si
risale al volume del reattore aerobico sulla base del coefficiente f
xT
fissato inizialmente:
V f V
n xT p
= ( ) 1 (6.126)


Figura 6.28. Capacit di nitrificazione per mg di COD applicato, in funzione dell'et del fango per differenti
rapporti TKN/COD nell'influente a 14C (a sinistra) e a 20C (a destra). Viene anche indicata la minima
et del fango richiesta per ottenere la completa nitrificazione per differenti valori della frazione di biomassa
non aerata.
6-44 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili
7. Fabbisogno di ossigeno per la rimozione dell'azoto:

Si pu calcolare la massa degli organismi nitrificanti M(X
n
) e quindi la domanda di ossi-
geno per la nitrificazione M(O
n
). Quest'ultima si calcola facilmente sapendo che pari a 4,57
volte la massa di nitrati prodotti al giorno.
Risulta dunque che:
M X
N Q Y
b
n
c n
nT
( )=

+

1
(6.127)
M(O
n
) = 4,57N
c
Q (6.128)
Sperimentalmente si nota che quando si supera
min
di un 25% non ci sono differenze
apprezzabili tra acque grezze e sedimentate in termini di domanda di ossigeno, concentra-
zione di ammoniaca uscente, nitrati e TKN nelleffluente. Questo fatto si spiega in due modi:
(1) la sedimentazione primaria rimuove solo una piccola frazione di azoto entrante; (2) i re-
flui sedimentati danno luogo ad una minore produzione di fanghi, cosicch l'azoto disponi-
bile per la nitrificazione in liquami grezzi e sedimentati pressoch uguale.
La temperatura ha un effetto limitato sulla concentrazione di azoto scaricato, ma molto
accentuato sullet minima del fango.
Si osserva un aumento della concentrazione di nitrati (N
n
) con la crescita dellet del
fango, attribuibile alla riduzione di azoto richiesto per la sintesi (N
s
). Questo molto impor-
tante poich indica che, al crescere dellet del fango, si verifica una crescita della capacit di
nitrificazione, sebbene la concentrazione di TKN in uscita rimanga pi o meno costante.
La domanda di ossigeno per la nitrificazione cresce rapidamente non appena >
min
,
ma se > 125 ,
min
la crescita solo marginale anche al variare della temperatura e del tipo di
refluo. La domanda di ossigeno per la nitrificazione d luogo ad un incremento del 40-60%
della richiesta di ossigeno rispetto alla sola rimozione del carbonio, rispettivamente per reflui
grezzi e sedimentati. La domanda totale di ossigeno per reflui sedimentati comunque del
75% in meno che per reflui grezzi.
Per avere la certezza che la nitrificazione avvenga senza limitazioni dovute allossigeno
disciolto molto importante utilizzare dispositivi di ossigenazione in grado di soddisfare la
richiesta complessiva di ossigeno; questo perch in carenza di ossigeno i batteri nitrificanti
sono i primi ad essere inibiti nella crescita.
La massa di nitrificanti cresce rapidamente per >
min
ed approssimativamente la
stessa per reflui grezzi e sedimentati, ma leggermente pi alta a 14C che a 20C. Compa-
rando la massa di fanghi nitrificanti con quelli eterotrofi, anche per alti valori di TKN/COD, la
massa dei nitrificanti risulta essere circa il 2% della massa volatile totale e pu essere
trascurata nel calcolo della concentrazione di solidi volatili in un processo a fanghi attivi
trattanti reflui domestici.
Vale la pena ripetere che la sedimentazione primaria rimuove solo una piccola frazione
del TKN, ma una porzione rilevante di COD. Quindi, anche se il refluo sedimentato ha un
TKN minore di quello grezzo, la concentrazione di nitrati in uscita non riflette questa diffe-
renza perch lazoto rimosso per la produzione del fango minore per i reflui sedimentati
che per quelli grezzi. Di conseguenza i nitrati generati sono circa gli stessi per entrambi i
reflui. Importante il fatto che la capacit di denitrificazione del processo dipende essen-
zialmente dalla concentrazione di COD entrante, concentrazione che pu venire significati-
vamente diminuita dalla sedimentazione primaria. Questo pu essere la causa di situazioni
in cui possibile rimuovere completamente i nitrati utilizzando direttamente il refluo grez-
zo, ma non trattando reflui sedimentati.

Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-45

5. LA DENITRIFICAZIONE BIOLOGICA

Il processo di denitrificazione permette la rimozione dei composti dell'azoto presen-
ti in soluzione sotto forma di NO
3

(e in parte di NO
2

) ad opera di batteri eterotrofi fa-


coltativi denitrificanti che sono in grado di convertire queste sostanze ad azoto gassoso
che si libera quindi nell'atmosfera.
La rimozione di NO
3

e di NO
2

dai liquami di scarico un obiettivo fondamentale; gli


scopi prioritari sono:
1. evitare fenomeni di eutrofizzazione delle acque;
2. preservare l'uso idropotabile dell'acqua dai rischi connessi alla presenza di ossidi di azoto
(nitriti e nitrati); i nitrati riducendosi a nitriti nell'apparato digerente e combinandosi con
l'emoglobina del sangue vi bloccano il meccanismo di trasporto dell'ossigeno (cianosi infan-
tile o metaemoglobinemia).
Nel caso di liquami in cui l'azoto sia presente principalmente in forma ammoniacale e in
forma organica, il sistema di denitrificazione deve essere accoppiato ad un sistema di nitrifi-
cazione che sia in grado di trasformare la maggior parte dell'azoto totale presente in azoto
nitrico che sar in seguito sottoposto a denitrificazione.


5.1. STECHIOMETRIA

La denitrificazione operata da batteri eterotrofi facoltativi che, se posti in condizioni
di anossia (cio in assenza di ossigeno disciolto), sono in grado di ossidare il substrato car-
bonioso organico utilizzando i nitrati invece dell'O
2
, producendo azoto gassoso come
catabolita.
Si parla di anossia e non di anaerobiosi poich le vie biochimiche del trasporto di elettroni
nei batteri denitrificanti sembrano essere le stesse che per l'O
2
tranne per un solo enzima;
proprio per questo tali batteri possono utilizzare indifferentemente O
2
e NO
3

come accettori
finali di elettroni a seconda dell'ambiente in cui si trovano, senza rilevanti difficolt di accli-
matazione. Tra i due, la preferenza comunque a favore dell'ossigeno, poich esso garanti-
sce una maggiore resa energetica: la denitrificazione dissimilatoria di 1 mole di glucosio pro-
duce 570 kcal mentre la respirazione aerobica produce 686 kcal. Il processo di denitrificazio-
ne si deve pertanto svolgere in condizioni rigorosamente anossiche, almeno nel microam-
biente circostante i batteri.
Quando i nitrati vengono utilizzati come accettori di elettroni, essi equivalgono a 2.86
mg di ossigeno. Per la nitrificazione vengono richiesti 4.57 mgO/mgN mentre con la denitrifi-
cazione vengono recuperati 2.86 mgO/mgN.

Rispetto ai batteri nitrificanti che sono rappresentati principalmente da due soli ceppi
batterici, i denitrificanti sono di diversi tipi: Pseudomonas, Micrococcus, Archromobacter, Bacillus,
Alcaligens; questi tipi di batteri sono in grado di attuare una conversione completa di NO
3

a
N
2
. Altri tipi di batteri invece, quali Aerobacter, Proteus, Flavobacterium, compiono solo il primo
stadio della denitrificazione convertendo NO
3

a NO
2

.

Lo schema stechiometrico delle trasformazioni energetiche, coinvolge un substrato car-
bonioso organico che funge da donatore di elettroni. Lazoto dell' NO
3

in grado di accetta-
re due elettroni da questa fonte organica che li cede, con il risultato di produrre NO
2

secon-
do il seguente schema stechiometrico:
6-46 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili
NO e H NO H O
3 2 2
2 2
+
+ + +
A loro volta i NO
2

prodotti vengono convertiti in azoto biatomico, sempre attingendo


alla medesima fonte di carbonio, attraverso la trasformazione:
NO e H N H O
2 2 2
3 4 1 2 2
+
+ + + /
Per la sintesi batterica, invece, la relazione stechiometrica di questo tipo:
NO NO N
org 3 2


Bisogna sottolineare che la maggior parte dell'azoto, oltre il 90% del totale, viene rimos-
so dalla denitrificazione dissimilatoria (cio conseguente alla respirazione batterica), mentre il
contributo assimilatorio (cio legato alla sintesi di nuova biomassa) molto modesto (circa il
4-10%).

In seguito alla reazione di denitrificazione, si ha una produzione stechiometrica di 3,57
mg di alcalinit espressa come CaCO
3
per mg di NO
3

-N ridotto (o NO
2

-N ridotto). Per que-


sto motivo, durante il processo di denitrificazione, si assiste in genere ad un aumento del pH;
questo comportamento opposto rispetto al calo di pH che si rileva durante la nitrificazione,
ma i due contributi non si pareggiano, in quanto la perdita di alcalinit per la rimozione
dellammoniaca (7,14 mg CaCO
3
) maggiore della frazione che viene recuperata con la deni-
trificazione (3,57 mg CaCO
3
).

Per permettere il realizzarsi del processo di denitrificazione occorre mantenere una
leggera miscelazione della miscela senza per favorire lossigenazione della biomassa
(tramite ladozione di miscelatori lenti). Leventuale presenza di ossigeno disciolto, infat-
ti, determina il consumo del substrato carbonioso senza riduzione dei nitrati, in quanto
lossigeno costituisce una alternativa preferenziale come accettore di elettroni.


5.2. CINETICA

La reazione di denitrificazione, se condotta in condizioni chimico fisiche ottimali
(cio pH compreso tra 8-8,5, ossigeno disciolto inferiore a 0,5 mg/l, assenza di composti
tossici o inibenti i batteri eterotrofi), limitata solo dalla concentrazione di nitrati presen-
ti e dalla disponibilit di substrato carbonioso biodegradabile.
In tali condizioni la velocit di denitrificazione pu essere descritta attraverso la ci-
netica di Monod, considerando la disponibilit di entrambi i substrati limitanti:

dT
=
dT
n
dT n
c
cT c
S
K S
S
K S

+

+
(6.129)


dT
d
dT
Y
= e

dT
d
dT
Y
v = (6.130)
v
dT
= v
S
K S
S
K S
dT
n
dT n
c
cT c

+

+
(6.131)

dT
= velocit specifica di crescita batterica della reazione di denitrificazione eterotrofa
alla temperatura T [g SSV/(g SSVdie)];

dT

= velocit massima specifica di crescita batterica della reazione di denitrificazione
Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-47

eterotrofa alla temperatura T [g SSV/(g SSVdie)];
v
dT
= velocit specifica di denitrificazione alla temperatura T [mg NO
3

-N/(g SSVdie)];
vdT
= velocit massima specifica di denitrificazione alla temperatura T [mg NO
3

-N/(g
SSVdie)];
Y
d
= costante di crescita cellulare: massa di eterotrofi generati per unit di massa di
nitrati ridotti [mg SSV/mg NO
3

-N];
S
n
= concentrazione di NO
3
+ NO
2
presente [mg NO
3

-N/l];
K
dT
= costante di semisaturazione relativa alla concentrazione di nitrati [mg NO
3

-N/l];
S
c
= concentrazione di substrato carbonioso biodegradabile [mg COD/l];
K
cT
= costante di semisaturazione relativa alla concentrazione di substrato carbonioso
[mg COD/l];

Poich la K
dT
molto bassa (pari a circa 0,061 mg NO
3
-N/l) il sistema riesce a realiz-
zare una velocit prossima a quella massima con concentrazioni di nitrati veramente esi-
gue, dellordine di alcuni mg/l. Nella pratica, quindi, lecito considerare la cinetica di de-
nitrificazione come una reazione di ordine zero rispetto alla concentrazione di nitrati.
La costante K
cT
molto variabile, di diversi ordini di grandezza, dipendendo stretta-
mente dal substrato utilizzato; si sono rilevati valori differenti anche per un medesimo
substrato. Nei casi in cui la costante di semisaturazione del carbonio (K
cT
) bassa rispetto
alla concentrazione di nitrati presenti (K
cT
<[NO
3
-N]) e il carbonio disponibile in quantit
maggiori della concentrazione limite, si assume che la velocit di denitrificazione sia quel-
la massima possibile alla temperatura assegnata.
Proprio grazie ai bassi valori delle costanti di semisaturazione possibile ottenere
concentrazioni limitate di questi componenti nelleffluente.


5.3. FATTORI CHE INFLUENZANO LA DENITRIFICAZIONE

I principali fattori che influenzano il processo di denitrificazione sono legati sia al
substrato utilizzato nella reazione biologica, sia alle condizioni fisico-ambientali in cui la
trasformazione si sviluppa. Essi sono:
1. la natura del substrato carbonioso alimentato;
2. la temperatura;
3. il pH;
4. la concentrazione di ossigeno disciolto.

5.3.1. La natura del substrato carbonioso alimentato

Lattivit dei batteri denitrificanti fortemente influenzata dalla natura della sostan-
za organica che funge da donatore di elettroni per la riduzione dei nitrati; essa, generica-
mente indicata come C
x
H
y
O
z
, pu essere costituita:
a) dal liquame stesso, sia grezzo che sedimentato (fonte di carbonio interna) oppure dal sub-
strato carbonioso costituente le stesse cellule batteriche (fonte di carbonio endogeno);
b) da uno scarico industriale povero di azoto (industrie di distillazione o agroalimentari
quali zuccherifici, caseifici, ...) (fonte di carbonio esterna);
c) da un composto organico puro come il saccarosio, metanolo, acetato, glucosio, ...
(fonte di carbonio esterna).
6-48 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili
Nel caso di liquami ricchi di sostan-
za organica, si sfrutta la reazione di deni-
trificazione per abbattere contestual-
mente ai nitrati anche unaliquota del ca-
rico organico del liquame; il vantaggio
ancora maggiore se si pensa che il pro-
cesso avviene senza consumo di ossige-
no. In condizioni pi sfavorevoli, per
esempio nel trattamento di liquami in-
dustriali, il contenuto di sostanza orga-
nica pu essere insufficiente per permet-
tere la completa denitrificazione: in tal
caso si fa ricorso a fonti esterne di car-
bonio.
Molteplici sono le sostanze che
possono essere scelte come fonte di
carbonio esterno per la reazione di deni-
trificazione; la scelta va effettuata in ba-
se alle esigenze prioritarie:
a) facilit di reperimento;
b) disponibilit della risorsa nel tempo;
c) convenienza economica;
d) volumi confrontabili con quelli del liquame da trattare;
e) solubilit e miscibilit con il liquame;
f) rendimenti adeguati in termini di velocit di denitrificazione ottenuta;
g) ...

Varie esperienze di denitrificazione condotte con liquami organici di origine urbana
ed industriale sono state condotte e riportate in letteratura: alcune di queste sono riporta-
te nella Tabella 6.9 a titolo di indicazione e mostrano i valori riscontrati della velocit di
denitrificazione al variare del substrato adottato.

Diversi autori hanno osservato, in prove sperimentali, che la cinetica di rimozione
del substrato carbonioso attraverso il processo di denitrificazione varia notevolmente tra
i primi minuti di aerazione a dopo alcune ore.
L'andamento tipico della concentrazione di nitrati in funzione del tempo durante la
fase anossica rappresentato in Figura 6.29. Sono individuabili due fasi di denitrificazio-
ne, legate ai due tratti lineari a diversa pendenza:
1. una prima fase di denitrificazione veloce e di breve durata (alcune decine di minuti nel
caso di un refluo urbano); pu essere pi lunga nel caso di un refluo industriale con

Figura 6.29. Diagramma delle due fasi che interven-
gono durante il processo di denitrificazione; K
1
e K
2

indicano le rispettive velocit, mentre X
a
rappresenta
la frazione attiva della popolazione batterica.

Tabella 6.9. Valori della velocit di denitrificazione e della costante di temperatura con alcuni tipi di sub-
strati carboniosi.
Fonte di carbonio Velocit di denitrificazione a 20C, v
d

[g NO
3
-N/(gSSVh)]

metanolo 7 1,12
liquame urbano grezzo 3 1,15
carbonio endogeno 0,3 1,20
Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-49

una rilevante concentrazione di substrato velocemente biodegradabile;
2. una seconda fase di denitrificazione pi lenta con velocit inferiore (anche di un ordi-
ne di grandezza) di quella del punto 1.
La prima fase rapida di denitrificazione associata all'utilizzazione del COD imme-
diatamente biodegradabile presente nell'influente, e relativamente ad essa si assume una
velocit pari a K
1
X
a
. La velocit della seconda fase di denitrificazione, pi lenta e pari a
K
2
X
a
., invece associata all'utilizzo di COD particellato lentamente biodegradabile. Si
possono fare le seguenti osservazioni:
1. nella prima fase l'assorbimento del COD immediatamente biodegradabile si sovrappo-
ne a quello del COD lentamente biodegradabile, e quindi questi due contributi pren-
dono parte simultaneamente;
2. la differenza di pendenza tra i due tratti si vede distintamente se il substrato carbonio-
so alimentato un refluo civile o industriale, costituito da entrambi le frazioni di COD
lentamente e rapidamente biodegradabile, ed inoltre se esso viene aggiunto in coinci-
denza con l'inizio della fase anossica.

5.3.2. La temperatura

La cinetica di denitrificazione risulta essere molto sensibile alla temperatura di pro-
cesso; la dipendenza dalla temperatura, accentuata come del resto anche per la reazione
di nitrificazione, in funzione della fonte di carbonio utilizzata.
La velocit massima di denitrificazione ( vdT ) si lega alla temperatura attraverso la re-
lazione di Arrhenius del tipo:
v v dT d
T
=

20
20

( )
(6.132)
in cui assume valori diversi per i diversi substrati carboniosi adottati, come indicato in
Tabella 6.9.

5.3.3. Il pH

L'influenza del pH sull'attivit dei batteri denitrificanti si fa sentire marcatamente per
valori inferiori a 7,0, mentre per valori alti, anche fino a 9,0, non sembra influenzare mol-
to il processo biologico: il campo ottimale comunque compreso tra pH 7,8 e 9,1 e per
valori oltre gli estremi si verifica un calo repentino nell'efficienza del processo biologico.
Il valore del pH sembra influire sui prodotti finali della reazione di denitrificazione: per
pH<7,3 si pu riscontrare un incremento della concentrazione di nitriti nell'effluente fina-
le.
Negli impianti tradizionali a fanghi attivi trattanti liquami urbani, la produzione di
alcalinit (come ioni OH
-
) che si ha con la reazione di denitrificazione non comporta si-
gnificative alterazioni del pH del sistema, ma per altri tipi di configurazioni, soprattutto se
adottate con reflui particolari, le variazioni del pH possono essere notevoli. il caso del
trattamento di reflui ad alta concentrazione di ammoniaca, che pu comportare una alta
concentrazione di nitrati (dopo nitrificazione) e quindi una sostanziale crescita del pH du-
rante la fase di denitrificazione.

5.3.4. La concentrazione di ossigeno disciolto

La presenza di ossigeno disciolto in grado di inibire il processo di denitrificazione
6-50 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili
a causa della maggior resa energetica che i microrganismi eterotrofi riescono a trarre dal-
l'utilizzo dell'ossigeno anzich dei nitrati.
Al fine di garantire la rimozione dei nitrati quindi necessario mantenere nella mi-
scela di fango attivo una concentrazione di ossigeno disciolto prossima allo zero, almeno
per quanto riguarda la zona pi prossima al fiocco biologico.
quindi opportuno evitare la presenza di possibili sorgenti di ossigeno disciolto se
si desidera realizzare un'efficiente fase di denitrificazione.
Le possibili cause di ossigenazione possono essere legate ai seguenti inconvenienti:
1. alta concentrazione di ossigeno disciolto nel ricircolo tra zona aerobica e anossica;
2. intenso mixing nel reattore anossico con conseguente aumento dell'interfaccia liquido-
aria;


5.4. PROCEDURA DI PROGETTO TRADIZIONALE

Avendo gi dimensionato la fase di nitrificazione, si gi scelto il valore pi opportuno
dell'et del fango tale da garantire il rendimento atteso ed una certa stabilit di processo:

1. Determinazione di v
dT
:

Si procede determinando la velocit v
dT
di rimozione del substrato; questa grandezza si
valuta con le espressioni tipiche gi presentate e si esprime quindi in funzione dell'et del
fango:
v
Y Y
b
b
Y
dT
dT
h h
h
h
h
= = +
|
\

|
.
| =
+

1 1 1
(6.133)

2. Calcolo del volume del reattore:

Si determina il volume V
d
, assunta una concentrazione in vasca pari a x=3-4 kg SST/m
3
:

( )
| |
V
Q NO N NO N S S
x v
d
e e
dT
=

( ) ( ) ,
3 0 3 0
0 05
(6.134)
da cui

( )
| |
V
Q NO N NO N S S Y
x b
d
e e h
h
=

+
( ) ( ) ,
( )
3 0 3 0
0 05
1

(6.135)
o in alternativa

( )
| |
x
NO N NO N S S Y
t b
e e h
h
=

+

( ) ( ) ,
( )
3 0 3 0
005
1
(6.136)


5.5. PROCEDURA DI PROGETTO AVANZATA

In questa procedura di progetto, si devono determinare preliminarmente l'et del fango
necessaria affinch si realizzi la nitrificazione con una elevata efficienza e stabilit, e il va-
lore della frazione di biomassa non aerata f
xT
.
Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-51


1. Concentrazione di nitrati prodotti in seguito al processo di nitrificazione:

La concentrazione di nitrati generati nel reattore (N
c
), che definisce la capacit di nitrifi-
cazione del processo, data dalla seguente espressione, come visto nei paragrafi precedenti:
N
c
=N
ti
- (TKN
e
)
sol
- N
s
(6.137)
dove:
N
c
= concentrazione di nitrati prodotti [mg NO
3
-N/l];
N
ti
= TKN entrante, come gi definito al Capitolo 2;
N
s
= concentrazione di TKN in ingresso incorporata giornalmente nel fango di supero;
(TKN
e
)
sol
= TKN solubile totale nell'effluente.

2. Calcolo della capacit potenziale di denitrificazione:

Costituisce la massima quantit di nitrato, per unit di portata influente, che il processo
in grado di denitrificare. Essa direttamente proporzionale alla concentrazione di COD
biodegradabile nell'influente:
In caso si preveda una configurazione con un solo reattore anossico, la capacit di deni-
trificazione (D
p1
) data da
D K X K X
p1 1T a 1 2T a 1
= + t t (6.138)
X t
a

1
pari a X V Q
a d
/ ; il termine X V
a d
rappresenta la biomassa attiva nel reattore a-
nossico, che pu essere espresso come una frazione della massa totale dei fanghi:
X V f M(X ) f
Y Q S
1 b
a d xT a xT
h bi
h
= =

+

(6.139)
e quindi:
( ) D S
f Y
b
K K
p bi
xt h
hT
T T 1 1 2
1
=

+
+

(6.140)
K
T
T
1
20
0 720 120 =

, ,
( )
(6.141)
K
T
T
2
20
01008 108 =

, ,
( )
per T13C (6.142a)
K K
T T 2 3
= per T<13C (6.142b)
I simboli S
bi
, f
bs
, f
cv
,Y
h
, , b
hT
hanno il significato gi evidenziato nel capitolo 2 e nella
prima parte del capitolo 6, f
xT
indica la frazione di biomassa non aerata.
K
1T
e K
2T
rappresentano la velocit di denitrificazione rispettivamente in presenza di substra-
to rapidamente biodegradabile, e subito dopo che si completata la rimozione di questa fra-
zione di substrato. Sono espressi in mg NO
3
-N/(mgSSVAd).
Il significato del coefficiente K
3T
, relativo alla fase di postdenitrificazione, verr descrit-
to pi avanti.
La temperatura T quella attesa nelle condizioni pi gravose per l'impianto.

Nel caso in cui il dimensionamento sia relativo ad un impianto di trattamento di reflui
civili, con una limitata concentrazione di substrato carbonioso rapidamente biodegradabile,
l'espressione precedente pu essere semplificata nella seguente forma:
6-52 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili
D S K X t S
K f Y
b
p bi T a bi
T xt h
hT
1 2 1
2
1
= + = +

+


`
)

(6.143)

( )
=
f f Y
bs cv h
1
286 ,
(6.144)
Il coefficiente pu essere espresso facendo le seguenti osservazioni: per ogni mg di
COD utilizzato in condizioni aerobiche viene consumata una quantit di ossigeno pari a (1-
f
cv
)Y
h
; nel reattore anossico, poich per la degradazione del substrato vengono ridotti i nitra-
ti anzich lossigeno, si introduce il coefficiente di equivalenza pari a 2.86 mgO/mgN. Quindi
il consumo di nitrati per mg COD utilizzato pari a (1-f
cv
)Y
h
/2.86.

In generale, per una configurazione con pre- e post-denitrificazione, ovvero in presenza
di due reattori anossici, l'equazione precedente si completa secondo la seguente espressione:
D D D
p p p
= +
1 3
(6.145)
D t t
p
= + + K X K X K X
1T a 2T a 3T a 1 1
t
3
(6.146)
in cui la capacit di denitrificazione dipende dal COD biodegradabile, dalla concentrazione di
massa attiva e dal tempo di detenzione (t
1
) per il primo reattore anossico e dalla concentra-
zione di organismi attivi e dal tempo di detenzione per il secondo reattore (t
3
).
La capacit di denitrificazione del secondo reattore anossico si calcola in modo analogo
a quanto fatto per il reattore anossico primario:
D t
S f K Y
b
p
bi x T h
hT
3 3
3 3
1
= =

+
K X
3T a

(6.147)
dove
D
p3
= capacit di denitrificazione del reattore anossico secondario;
f
x3
= frazione anossica nel secondo reattore;
K
3T
= 0 072 103
20
, ,
( )

T
ed espresso in mg NO
3
-N/(mgSSVAd).

possibile ottenere la completa denitrificazione solo se lo schema impiantistico include
un reattore anossico secondario e se la somma della capacit di denitrificazione maggiore
della capacit di nitrificazione cio se D
p
= D
p1
+ D
p3
> N
c
.

3. Scelta del rapporto di ricircolo del fango e della concentrazione di ossigeno nel ri-
circolo della miscela aerata e nel ricircolo del fango:

Si assume un rapporto di ricircolo della miscela aerata s in base alle modalit di condu-
zione dell'impianto e in base ai limiti pi o meno restrittivi nell'effluente. Chiaramente, mag-
giore sar il rendimento desiderato in denitrificazione, maggiore sar il rapporto di ricircolo
della miscela aerata. Inoltre si deve tener conto della concentrazione di ossigeno che presu-
mibilmente sar presente nel fango di ricircolo (O
s
) e nella miscela aerata (O
a
), che possono
essere assunti rispettivamente pari a 1 mgO
2
/l e 2 mgO
2
/l.

4. Calcolo del ricircolo ottimale:

Il massimo rendimento di denitrificazione si ottiene quando il reattore anossico cari-
cato esattamente con una concentrazione di nitrati pari alla capacit di denitrificazione del
Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-53

sistema.
Per un prefissato rapporto di ricircolo del fango (s), si va a definire l'ottimale rapporto
di ricircolo della miscela aerata (a) tale da permettere l'ottenimento della massima capacit di
denitrificazione nel reattore anossico, attraverso la seguente espressione:
a
B B A C
A
0
2
4
2
=
+ +


`
)

(6.148)
in cui A, B, C sono definiti come di seguito:
A
O
a
=
286 ,
(6.149)

| |
B
N D s O s O
c p a s
=
+ + +
( )
,
1
286
(6.150)

C s D
s O
s N
p
s
c
= +
|
\

|
.
|

( )
,
1
286
(6.151)
Il termine N
c
rappresenta la capacit di nitrificazione del processo, ovvero la concentra-
zione di nitrati generati nel reattore, come descritto al punto 1.
Il valore del rapporto di ricircolo ottimale, cos determinato permette di raggiungere la
massima capacit di denitrificazione nel reattore e comporter nell'effluente la concentrazio-
ne attesa di nitrati.

5. Concentrazione di nitrati nell'effluente:

Per un rapporto di ricircolo a a
0
, la concentrazione di nitrati nell'effluente (N
n
) e-
spressa attraverso la seguente formula, in cui compaiono implicitamente i parametri e f
xT
,
in quanto contenuti nella formulazione di N
c
ed in particolare di (TKN
e
)
sol
:
N
N
a s 1
O
2.86
a
K
K
(s 1)
s O
2.86
D
K
K
s
K
K
1
n
c a 2T
3T
s
p
2T
3T
2T
3T
=
+ +
+
|
\

|
.
|
+ +

(
+


+
|
\

|
.
|

(
(
(6.152)
che costituisce invece la formulazione completa, prevedendo pre- e postdenitrificazione.

6. Calcolo del volume del reattore:

Dopo aver calcolato il volume dell'intero processo (V
p
) attraverso l'equazione (6.57), si
risale al volume del reattore anossico sulla base del coefficiente f
xT
fissato inizialmente:
V f V
d xT p
= (6.153)
che rappresenta il volume complementare di V
n
rispetto al volume totale V
p
per l'intero pro-
cesso biologico.


6. NITRIFICAZIONE E DENITRIFICAZIONE BIOLOGICA: CONFIGURA-
ZIONI IMPIANTISTICHE

6-54 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili

Vengono presentate le configurazioni impiantistiche pi frequentemente utilizzate nella
pratica per ottenere la rimozione biologica dell'azoto: processi separati ed integrati, con fonte
interna ed esterna di carbonio organico. Maggiore attenzione viene dedicata ai processi inte-
grati con fonte interna di carbonio, in quanto si sono rivelati i pi economici ed affidabili.
Verranno inoltre dati alcuni cenni sui processi in alternanza, ad alimentazione discontinua e
con nitrificazione e denitrificazione simultanea.


6.1. INTRODUZIONE

Gli studi sui processi di rimozione dei nutrienti per via biologica hanno avuto un note-
vole sviluppo negli ultimi decenni.
Per la rimozione dell'azoto, in particolare, sono state realizzate numerose applicazioni a
piena scala non solo per il trattamento dei liquami domestici, ma anche per il trattamento di
liquami industriali caratterizzati da presenza di sostanze tossiche e inibenti in notevoli
concentrazioni.
La grande affidabilit dei processi biologici di rimozione dell'azoto dalle acque di scari-
co civili ed industriali, la versatilit delle soluzioni impiantistiche (a fanghi attivi o con reatto-
ri a biomassa adesa) e l'economicit di esercizio hanno di fatto limitato l'applicazione del
processi di rimozione chimico-fisica dell'azoto a poche situazioni particolari, dove le condi-
zioni operative (temperatura, pH, presenza di specifiche sostanze tossiche o inibenti) siano
tali da rendere inaffidabile o impossibile il trattamento biologico.
Le realizzazioni impiantistiche dei processi di nitrificazione o di nitrificazione-
denitrificazione con processi a biomassa sospesa possono essere classificate in:
a) sistemi separati;
b) sistemi combinati (o integrati).

Nei sistemi separati l'ossidazione della sostanza organica, la nitrificazione e la denitri-
ficazione, vengono condotte in stadi distinti (eventualmente i processi aerobici di ossidazio-
ne della sostanza organica e di nitrificazione possono avvenire in un unico reattore), ciascu-
no dotato di una unit biologica e di un sedimentatore con relativo sistema di ricircolo del
fango. La biomassa che opera la denitrificazione si trova quindi sempre nelle stesse condi-
zioni ambientali.
Nei sistemi combinati, invece, la biomassa si trova esposta alternativamente a condi-
zioni aerobiche e anossiche, durante le quali si svolgono sequenzialmente le varie fasi di os-
sidazione della sostanza organica, di nitrificazione e di denitrificazione. Il dimensionamento
pertanto relativamente semplice in quanto ogni stadio opera in modo sostanzialmente in-
dipendente.
A livello impiantistico, i sistemi combinati costituiscono un'unit biologica, variamente
conformata e parzializzata a seconda delle diverse modalit realizzative che verranno illustra-
te pi avanti, seguita da un'unit di sedimentazione finale.

Fra i due sistemi, separato e combinato, il secondo sicuramente il pi economico sia
per i costi di costruzione che per i costi di gestione.


Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-55

6.2. CONFIGURAZIONI DI SOLA NITRIFICAZIONE

Qualora non sia richiesta la rimozione totale dell'azoto, ma solo la rimozione delle for-
me ridotte (azoto organico e ammoniacale), sufficiente prevedere la sola nitrificazione.
Nell'ambito dei processi a fanghi attivi si possono distinguere i due seguenti, fondamen-
tali, schemi operativi:


a) processo di ni-
trificazione
combinato, con
l'ossidazione del-
la sostanza orga-
nica (entrambi i
processi avven-
gono in un'unica
vasca);
b) processo di ni-
trificazione se-
parato dall'ossi-
dazione della so-
stanza organica
(ciascun processo
richiede uno sta-
dio separato composto da una vasca di aerazione e da un sedimentatore).
Gli schemi realizzativi dei due processi sono riportati nella Figura 6.30. Nel primo pro-
cesso si ha generalmente una massa batterica con una bassa percentuale di batteri nitrificanti,
per il fatto che il rapporto tra BOD e azoto in ingresso alto.
Nel processo separato, invece, gran parte del substrato organico viene abbattuto nel
primo stadio, per cui nello stadio di nitrificazione il rapporto BOD/TKN diminuisce cosicch
aumenta la frazione di solidi volatili nitrificanti e quindi la velocit di nitrificazione. Ovvia-
mente il grado di separazione del processo di nitrificazione correlato al grado di rimozione
del BOD nel primo stadio. Secondo alcuni Autori, valori del rapporto BOD/TKN>5, nello sta-
dio di nitrificazione sono indicativi di un processo combinato (al di l dello schema impianti-
stico) mentre valori di BOD/TKN>3, sono rappresentativi di un processo separato.

Le differenze sostanziali tra i due schemi di processo possono essere cos riassunte:
a) la nitrificazione separata:
risente maggiormente delle variazioni di carico, in quanto offre una minore diluizione;
meno sensibile all'influenza delle sostanze tossiche, in quanto parzialmente neutraliz-
zate dalla biomassa eterotrofa presente nel primo stadio.
b) la nitrificazione combinata:
porta ad una minore produzione di fango di supero;
presenta migliori caratteristiche di sedimentabilit del fango;
comporta minori costi d'impianto e di esercizio.

Applicazioni della nitrificazione separata sono tipiche per liquami industriali ad elevata
concentrazione di azoto ammoniacale (liquami di raffineria con COD di 12001700 mg/l e
NH
4
-N di 700900 mg/l. Nel primo stadio si ottiene la rimozione della sostanza organica bio-
degradabile e, dato il basso rapporto COD/NH
4
-N, rimozioni di azoto ammoniacale fino al-

Figura 6.30. Schemi di processo di nitrificazione combinata (a) e separata
(b). Legenda: OX=ossidazione della sostanza organica; NIT=nitrificazione;
S=sedimentazione.

6-56 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili
l'85%. Nel secondo stadio si riescono ad ottenere effluenti di circa 1025 mgNH
4
-N/l.

Con entrambi i processi possono essere raggiunti elevati rendimenti di nitrificazione
purch vengano rispettate le seguenti condizioni:
1. l'et del fango deve essere sufficientemente elevata cos da garantire la crescita, piuttosto
lenta, dei batteri nitrificanti;
2. il tempo di contatto fra la massa batterica in aerazione e l'azoto ammoniacale deve essere
tale da permettere l'ossidazione di quest'ultimo. Tale tempo rappresenta progettualmente
il tempo di ritenzione idraulico (HRT).

6.3. CONFIGURAZIONI DI SISTEMI SEPARATI

6.3.1. Denitrificazione con sistema separato e fonte interna di carbonio

Tale processo, di cui si riporta lo schema in Figura 6.31, prevede u n by-pass di liquame
grezzo da avviare direttamente allo stadio di denitrificazione al fine di garantire un rapporto
carbonio-azoto di 45 mg BOD/mgN
tot
, che rappresenta l'apporto stechiometrico necessario
per la reazione di denitrificazione. Dopo la vasca di denitrificazione, al fine di garantire lo
scarico di un effluente in buone condizioni di ossigenazione, nonch di favorire lo strippag-
gio dell'azoto gassoso prodottosi, pu essere pi opportuno prevedere l'aerazione della mi-
scela prima di giungere alla sedimentazione.
L'accorgimento utile nei casi in cui si temano fenomeni di rising; il rischio di introdur-
re ossigeno nello stadio di denitrificazione con il ricircolo del fango in parte minimizzato
dalla permanenza della miscela nel sedimentatore e risulta comunque legato ai tempi di riten-
zione che si hanno in questa unit. Al fine di aumentare il rendimento di rimozione pu an-
che rendersi necessario un ricircolo dell'effluente depurato (Q
p
) in testa all'impianto.
Uno schema alternativo di post-denitrificazione con fonte interna di carbonio riporta-
to in Figura 6.32. In pratica la nitrificazione viene effettuata separatamente dall'ossidazione
della sostanza organica, su un letto percolatore. Come fonte di carbonio per la denitrifica-
zione funge la sostanza organica contenuta nei fanghi della sedimentazione primaria.
I vantaggi del processo di denitrificazione con sistema separato e con utilizzo di fonti
interne potrebbero essere individuati in una maggiore stabilit e controllabilit dei due pro-
cessi di nitrificazione e denitrificazione. Attualmente uno schema di processo di tale tipo
appare superato e non di pratica attuazione, soprattutto per i bassi rendimenti che si realiz-
zano in denitrificazione (oltretutto il TKN associato al liquame grezzo inviato alla denitrifica-
zione, si ritrova pressoch inalterato allo scarico) e per la maggiore complessit impiantistica.



6.3.2. Denitrificazione con sistema separato e fonte esterna di carbonio

Lo schema del processo analogo a quello della denitrificazione separata con fonte in-
terna, salvo il fatto che in questo caso, anzich un by-pass del liquame da ossidare, prevista
a monte dello stadio di denitrificazione l'aggiunta di metanolo o di altra fonte di carbonio.
Nel caso venga impiegato metanolo la velocit complessiva (nitrificazione + denitrifica-
zione) di rimozione dell'azoto pi elevata rispetto al sistema separato con fonti di carbonio
interne e si ha in questo caso un migliore e pi controllato rendimento di rimozione dell'azo-
to nello stadio di denitrificazione.
Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-57

Il dimensionamento viene ovviamente condotto separatamente per le due fasi, utiliz-
zando i valori delle velocit di rimozione viste nei paragrafi precedenti.
Per la denitrificazione, la configurazione che meglio si adatta al particolare tipo di cine-
tica (a "tre velocit") il plug-flow o la sequenza di pi reattori in serie, di cui il primo ad alto
carico organico, in modo da sfruttare al meglio la velocit massima di rimozione connessa al
substrato rapidamente biodegradabile.


6.4. CONFIGURAZIONI DI SISTEMI COMBINATI CON FONTE INTERNA
DI CARBONIO

Sulla base degli studi e degli impianti finora realizzati si possono distinguere i seguenti
schemi del processo di nitrificazione-denitrificazione con sistema combinato:
a) post-denitrificazione;
b) pre-denitrificazione;
c) denitrificazione completa;
d) nitrificazione-denitrificazione in alternanza;
e) nitrificazione-denitrificazione in simultanea.

Un'ulteriore classificazione dei sistemi di denitrificazione pu essere fatta sulla base del-
la sostanza organica che funge da elettrodonatore nella reazione di riduzione dissimilativa dei
nitrati. Tali fonti di carbonio possono essere divise in tre gruppi:
1) fonti interne (carbonio endogeno e liquame grezzo);

Figura 6.32. Schema del processo di nitrificazione-denitrificazione con sistema separato, con la nitrificazio-
ne effettuata su un letto percolatore.


Figura 6.31. Schema del processo di nitrificazione-denitrificazione con sistema separato e con sfruttamen-
to di fonti interne di carbonio. Legenda: OX=ossidazione della sostanza organica; NIT=nitrificazione;
S=sedimentazione, DEN=denitrificazione, A=aerazione.

6-58 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili
2) metanolo;
3) altre fonti e-
sterne (metano,
acido acetico,
glucosio, scari-
chi organici in-
dustriali, ecc.).

Nei sistemi
combinati si tende
generalmente a
sfruttare le fonti
interne, mancando esperienze in cui si ricorre, per particolari motivi, a fonti esterne. Usual-
mente in testa a questi processi non viene prevista la sedimentazione primaria che sottrar-
rebbe alla denitrificazione una parte della sostanza organica contenuta nel liquame grezzo,
alzando il rapporto TKN/COD.


6.4.1. Post-denitrificazione

Le prime esperienze di denitrificazione su culture sospese sono state condotte da Wu-
hrmann sfruttando lo schema della post-denitrificazione, senza l'impiego dell'unit di aera-
zione prima della sedimentazione. Lo schema della post-denitrificazione prevede un primo
stadio ossidato in cui avviene la nitrificazione e l'ossidazione della sostanza organica ed un
secondo stadio anossico in cui si svolge la denitrificazione (Figura 6.33). Al fine di evitare
che tutta la sostanza organica venga ossidata in questa fase, per non risentirne poi la man-
canza nel successivo stadio anossico di denitrificazione, si possono applicare a questo stadio
carichi di fango tali da permettere, garantendo comunque una adeguata et del fango per la
crescita dei batteri nitrificanti, l'arrivo al secondo stadio di una frazione residua di sostanza
organica non ossidata utile per la riduzione del nitrati.
A seconda della quantit di sostanza organica che arriva allo stadio anossico la velocit
di denitrificazione pu variare tra un limite massimo, pari a 3 mg NO
3
-N/(gSSVh) a 20C in
presenza di substrato biodegradabile, ed un limite minimo pari a 0,30,4 mg NO
3
-N/(gSSVh)
corrispondente all'utilizzo del solo carbonio endogeno.
In pratica, tuttavia, si sempre suggerito di tener conto di quest'ultimo valore, in quan-
to, alle basse temperature, la velocit di crescita dei batteri nitrificanti molto lenta e richiede
et del fango dell'ordine di 20 giorni, cui corrispondono carichi del fango molto bassi (dello
stesso ordine di quelli riscontrabili in trattamenti ossidativi ad aerazione estesa). In tali con-
dizioni solo il carbonio endogeno della biomassa giunge allo stadio di postdenitrificazione. I
bassi rendimenti di rimozione che pertanto si conseguono con questo processo giustificano
lo scarso interesse che gli viene attualmente attribuito per applicazioni alla scala reale.

6.4.2. Pre-denitrificazione

Nel processo di pre-denitrificazione i nitrati vengono ridotti in un primo stadio anossi-
co utilizzando la sostanza organica del liquame grezzo come fonte di carbonio. Nel secondo
stadio aerato si svolge l'ossidazione della sostanza organica e l'ossidazione dell'ammoniaca a
nitrati (Figura 6.34). I nitrati necessari alla denitrificazione dello stadio anossico, essendo l'a-
zoto presenta nel liquame grezzo sotto forma ammoniacale e di azoto organico, sono conte-
nuti nella portata di ricircolo (biomassa + liquame ossidato).

Figura 6.34. Schema del processo di pre-denitrificazione.

Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-59

Se si esclude la possibilit di fenomeni di nitrificazione e denitrificazione simultanea, per
realizzare elevati rendimenti di rimozione dell'azoto si rendono necessari alti valori del rap-
porto di ricircolo, dell'ordine del 300-600% al fine di ottenere rendimenti di rimozione dell'a-
zoto superiori all'85%.
La portata di ricircolo q
r
condiziona il rendimento del processo: l'importanza del rap-
porto di ricircolo emerge da un bilancio di massa sull'azoto totale utilizzando lo schema di
Figura 6.35. Per semplificare tale bilancio, si trascura la presenza di nitrati nella sezione 2 il
che equivale ad ammettere che l'azoto nitrico ricircolato sia completamente rimosso. Con un
corretto dimensionamento della fase di denitrificazione, si tratta di una semplificazione leci-
ta, tenuto conto della cinetica del processo e del fatto che le concentrazioni di nitrati even-
tualmente presenti a valle della denitrificazione sono trascurabili rispetto a quelle che si pro-
ducono nella successiva fase di ossidazione dell'ammoniaca.
Detto r il rapporto di ricircolo q
r
/q , esso pu essere determinato risolvendo l'equazione
del bilancio di massa dell'azoto, ottenendo la seguente espressione:
r = [TKN
1
- TKN
3
- (NO
3
-N)
3
- 0,05(S
0
-S
3
)] / (NO
3
-N)
3
(6.154)
Cio il rapporto di ricircolo pu essere espresso con questa formulazione, conoscendo
le caratteristiche del liquame in ingresso (TKN)
0
,S
0
e stabiliti i livelli di concentrazione di azo-
to ammessi allo scarico (TKN)
3
, (NO
3
-N)
3
.
Per incrementare il rapporto di ricircolo, al fine di ottenere un maggiore rendimento, si
agisce di preferenza sulle portate di ricircolo del liquame ossidato per evitare i sovraccarichi
di solidi nella sedimentazione che si avrebbero con ricircoli di fango sedimentato troppo ele-
vati.
Nel dimensionamento di questo processo possono essere assunti indicativamente valori
della velocit di denitrificazione pari a 23 mg NO
3
-N/(gSSVh).
Gli esempi di impianti realizzati secondo lo schema classico di pre-denitrificazione sono
numerosi e applicati anche per scarichi industriali.

Un altro esempi a scala reale di una variante poco applicata, ma che presenta aspetti in-
teressanti quello del processo a step-feed, in cui il reattore configurato a pi comparti in
serie, alternativamente anossico ed aerobico. Il liquame in ingresso viene ripartito nei reatto-
ri anossici, mentre il ricircolo dei fanghi e della miscela aerata nitrificata viene addotto invece
in testa all'impianto.
Esempi di applicazione del processo a step-feed sono riportati per il trattamento di li-
quami di spurgo da fosse settiche e pozzi neri e anche per liquami domestici.
Nel primo caso, l'elevato rapporto TKN/BOD (circa 3,5) impone l'aggiunta di metanolo,
limitata tuttavia al fabbisogno stechiometrico necessario per la rimozione dei nitrati ancora
presenti negli ultimi stadi, consentendo l'ottimizzazione dei costi di gestione e la rimozione
dell'azoto totale. Nel caso di liquami civili si riportano ottimi risultati in termini di rimozione
dell'azoto e della sostanza organica, della sedimentabilit del fango e dei risparmi energetici
in aerazione.

Figura 6.33. Schema del processo di post-denitrificazione.

6-60 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili

4.3. Denitrificazione completa

La denitrificazione completa (Figura 6.36) rappresenta una combinazione tra la post-
denitrificazione e la pre-denitrificazione. In tale processo viene quindi sfruttata come fonte
di carbonio sia la sostanza organica contenuta nel liquame grezzo (pre-), sia il carbonio en-
dogeno (post-).
La denitrificazione completa nota anche come processo Bardenpho. Come gi rile-
vato precedentemente, anche in questo caso la funzione del bacino di aerazione finale solo
quella di volatilizzare l'azoto. I rendimenti di rimozione dell'azoto raggiunti, dell'ordine del-
l'80%, non si discostano significativamente da quelli conseguibili con la pre-denitrificazione,
a riprova della scarsa efficienza dello stadio di pre-denitrificazione con carbonio endogeno.


6.4.4. Nitrificazione-denitrificazione in alternanza

Il processo di nitrificazione-denitrificazione in alternanza assimilabile al processo di
pre-denitrificazione. Gli elevati rapporti di ricircolo dei fanghi e del liquame ossidato neces-
sari per raggiungere soddisfacenti rendimenti di rimozione dell'azoto, e che portano negative
implicazioni impiantistiche ed economiche, sono in questo caso raggiunti scambiando alter-
nativamente le funzioni di due bacini a fanghi attivi, addetti ora alla nitrificazione, ora alla
denitrificazione, secondo lo schema operativo in quattro fasi riportato nella Figura 6.37.

Figura 6.35. Schema di un sistema biologico di pre-denitrificazione, con indicati i carichi di azoto totale in
ingresso ed in uscita.


Figura 6.36. Schema del processo di denitrificazione completa.
Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-61

Il liquame grezzo viene sem-
pre alimentato nel bacino che al
momento funge da vasca di deni-
trificazione (fase 1), secondo lo
schema generale della pre-
denitrificazione, per poi passare al
bacino di ossidazione. Qui si
formano i nitrati che verranno
successivamente ridotti (fase 3)
quando il bacino sar posto in
condizioni anossiche per la deni-
trificazione.
Le fasi intermedie di aera-
zione (fasi 2 e 4) si rendono so-
prattutto opportune per assicura-
te alla sedimentazione l'adduzione
di fango in condizioni aerobiche,
e quindi un effluente sufficiente-
mente aerato. Uno schema che illustra la sequenza dei tempi di differente funzione che si re-
alizzano in uno dei due bacini del sistema, riportato nella Figura 6.38. Con T
SEQ
indicata
la durata totale del ciclo. T
A
la durata della fase di aerazione e T
IN
e T
ID
sono i tempi di iner-
zia per le due fasi di nitrifica-
zione e denitrificazione, in
quanto ovviamente le condizio-
ni di regime non si instaurano
immediatamente con il cam-
biamento di funzione (da con-
dizioni anossiche ad aerate e vi-
ceversa) del bacino.
La differenza tra la durata
del ciclo ed i tempi di aerazione
e di inerzia, divisa per due rap-
presenta il tempo di funziona-
mento del bacino in nitrifica-
zione (o denitrificazione).
Nelle esperienze condotte
in scala reale presso l'impianto
di Bramdrupdam (Danimarca)
stata mantenuta una durata del
ciclo di 180 minuti, con 30 mi-
nuti di aerazione e tempi di i-
nerzia di 5 minuti. I rendimenti
di rimozione in queste condi-
zioni sono risultati compresi tra
il 55,5% ed il 91,6%.

6.4.5. Nitrificazione-denitrificazione in simultanea

Tale processo, che pu essere considerato come un compromesso fra i due processi di
post- e di pre-denitrificazione, si basa sulla formazione alternata di zone anossiche e di zone

Figura 6.37. Schema operativo in quattro fasi del processo di
nitrificazione-denitrificazione in alternanza. Legenda: A=bacino
aerato; AN=bacino anossico; S=sedimentatore.

Figura 6.38. Schema delle sequenze e dei tempi di esercizio delle singo-
le fasi nel processo di nitrificazione-denitrificazione in alternanza.
6-62 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili
aerate all'interno di bacini a fanghi attivi
a circuito chiuso, nei quali la miscela li-
quame fango aerata e contemporane-
amente messa in circolazione da aeratori
meccanici del tipo a spazzola rotante o a
turbina fissa (Figura 6.39).
Nella zona aerata a valle dell'aera-
tore (Figura 6.40), si realizza oltre all'os-
sidazione della sostanza organica conte-
nuta nel liquame grezzo, la nitrificazio-
ne. Il consumo di O
2
che si verifica in
questa zona determina la formazione di
una successiva zona anossica, in cui si
svolge la denitrificazione, che si estende
fino al successivo aeratore. Da qui si
sviluppa una nuova zona aerata e cos
via. In pratica si ripete il processo di
denitrificazione completa gi esaminato,
con la differenza che l'alternanza delle
zone aerate e di anaerobiosi ripetuta
tante volte quanto il numero degli ae-
ratori.
L'estensione delle zone aerate e
delle zone anossiche pu essere control-
lata regolando la capacit di aerazione
degli aeratori meccanici, in funzione dei
livelli di ossigeno disciolto e del consu-
mo di O
2
dovuto alla respirazione batterica. Il processo di nitrificazione-denitrificazione in
simultanea conosce un certo numero di applicazioni alla scala industriale legate per lo pi a
modifiche operative effettuate su impianti gi esistenti non appositamente dimensionati per
la rimozione dell'azoto.
Altre esperienze mo-
strano che l'utilizzo di un
controllo sui nitrati per
stabilizzare il processo di
nitrificazione e denitrifica-
zione in simultanea stato
determinante.
Secondo altri invece
tali sonde non sono pie-
namente affidabili. Si
proposta in alternativa un
sistema di controllo che
associ alla misura in conti-
nuo dell'ossigeno (assai
semplice) e a quella dei ni-
trati un semplice programma che governi l'accensione e lo spegnimento dei dispositivo di ae-
razione.



Figura 6.39. Stadio biologico di impianti di denitrificazione
in simultanea: a) aeratori meccanici a turbina; b) aeratori
meccanici a spazzola. In entrambi i casi la miscela liqua-
me-fango sottoposta ad un moto circolatorio attraverso
zone ricche di ossigeno e zone anossiche nelle quali si rea-
lizzano rispettivamente i processi di nitrificazione e denitri-
ficazione.

Figura 6.40. Distribuzione indicativa delle zone aerate (a valle degli ae-
ratori) e delle zone anossiche (a monte degli aeratori) in uno stadio bio-
logico con denitrificazione simultanea ed aerazione con spazzole rotanti.
Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-63


6.4.6. Processi ad alimentazione discontinua (SBR)

Da quando Irvine e Davis ne descrissero il funzionamento nel 1971, l'uso del processo
ad alimentazione discontinua (SBR, acronimo dall'inglese "Sequencing batch reactor") ha ri-
cevuto considerevole attenzione, in particolare negli Stati Uniti, in Germania ed in Giappo-
ne. Questo schema di processo rappresenta una nuova applicazione del vecchio reattore
"fill-and-draw" gi in uso all'inizio del secolo.
Il sistema SBR consiste di uno (o pi reattori in parallelo), che provvede all'aerazione,
alla sedimentazione, all'estrazione dell'effluente ed al ricircolo dei fanghi.
Lo sviluppo del processo legato sia all'evoluzione della strumentazione di controllo e
della sua affidabilit, caratteristica essenziale per un impianto in scala reale, sia per le ricono-
sciute capacit di selezione dei microrganismi, in funzione delle modalit di conduzione del-
l'impianto.
La flessibilit con cui si pu adattare alle pi varie esigenze di conduzione uno dei
vantaggi innegabili dei sistemi di questo tipo. La possibilit di ripartizione tra i tempi di ae-
razione o di anossia, la possibilit di protrarre i tempi di riempimento (realizzando minori ca-
richi iniziali del fango) o di abbreviarli (aumentando il carico iniziale del fango) consentono
di operare come se, in un impianto convenzionale, si potesse variare la configurazione del-
l'impianto e la proporzione tra i singoli comparti. Il reattore, inoltre, consente di riunire in
una sola vasca tutti i bacini di un impianto a fanghi attivi, compreso il sedimentatore, e non
necessita di alcun riciclo (n fanghi, n miscela aerata).
In particolare il processo adattabile alla rimozione biologica dell'azoto operando una
sequenza di fasi come la seguente:
1) riempimento (con miscelazione, ma senza aerazione);
2) prosegue il riempimento, ma con aerazione attivata;
3) prosegue il riempimento con miscelazione, senza aerazione;
4) aerazione;
5) sedimentazione;
6) scarico del supernatante.

Durante il riempimento (della durata compresa tra 6 e 12 ore) si opera la denitrificazio-
ne durante le fasi senza aerazione, mentre attiva la nitrificazione nella fase con aerazione. I
periodi 1) e 2) sono ripartiti in pi intervalli alternati della durata di non oltre 1 ora (per le
fasi anossiche) o di 3 ore (per le fasi aerate). La sequenza delle fasi e la durata deve essere at-
tentamente valutata in modo da ottimizzare le caratteristiche di sedimentabilit dei fanghi.
L'impossibilit di prevedere a priori il comportamento dei fanghi uno dei motivi che non
ha favorito la diffusione di questo tipo di reattori.
Mancano peraltro a tutt'oggi sufficienti esperienze a scala reale per valutare l'affidabilit
del processo. Eventuali applicazioni devono ancora essere preliminarmente valutate con
prove a scala pilota.


7. PROCESSI DI RIMOZIONE BIOLOGICA DEL FOSFORO

7.1. INTRODUZIONE

Con il termine processi biologici di rimozione del fosforo si intendono i trattamenti
biologici in cui, sottoponendo la biomassa ad una ciclicit anaerobica/aerobica si induce la
selezione di batteri fosforo-accumulanti, in grado cio di accumulare allinterno della cellula
6-64 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili
quantit di fosforo in eccesso rispetto alle normali esigenze metaboliche.

In un impianto convenzionale a fanghi attivi trattante liquami domestici e rivolto alla
sola rimozione del carbonio in condizioni aerobiche, si ha comunque un parziale smaltimen-
to del fosforo; il contenuto di questultimo nei fanghi di supero pari al 2-3% (su base sec-
ca).
Con tale impianto il rendimento di rimozione del fosforo pari al 20-30%, variabile in
funzione dell'et del fango (in particolare il rendimento aumenta al diminuire di questo pa-
rametro).
Utilizzando invece un impianto che preveda anche una fase specifica di trattamento del
fosforo si possono ottenere, in linea teorica, rendimenti molto elevati, anche superiori al
90%. Infatti il contenuto di fosforo nei fanghi di supero estratti da un impianto di questo ti-
po normalmente pari al 5-9% su base secca.
I sistemi di rimozione biologica del fosforo attualmente operativi a scala reale utilizzano
tutti reattori a biomassa sospesa. Sono tuttavia in corso di sperimentazione processi basati su
biomasse adese, che, essendo caratterizzati da una maggiore quantit di biomassa per unit di
volume, potrebbero dar luogo a rendimenti di rimozione del fosforo superiori a quelli delle
biomasse sospese (per maggiori dettagli sulle biomasse adese si rimanda al Capitolo 7.

7.2. ASPETTI MICROBIOLOGICI

Le condizioni alterne aerobiche-anaerobiche cui viene sottoposta la biomassa determi-
nano uno stato di stress nei batteri strettamente aerobi, indotto dalla carenza di ossigeno. In
tali condizioni alcune specie batteriche sono in grado di attivare meccanismi metabolici al-
ternativi. Un particolare meccanismo costituito, in presenza di accettori di elettroni adegua-
ti (ossigeno o nitrati), dall'accumulo allinterno della cellula di fosforo in surplus, rispetto a
quello normalmente accumulato per sintesi, nella forma di granuli di polifosfati (volutina) e,
in fase anaerobica nellutilizzo di tale forma di energia interna per laccumulo di carbonio
intracellulare (PHB).
La peculiare capacit di accumulare polifosfati all'interno della cellula attribuibile a po-
che specie batteriche, in particolar modo all'Acinetobacter calcoaceticus. Tale microrganismo uti-
lizza come substrato nutritizio prodotti intermedi metabolici a basso peso molecolare, come
acetato, etanolo, succinato; esso pertanto scarsamente presente nei sistemi esclusivamente
aerobici, in quanto risente fortemente della competizione con le altre specie batteriche che si
nutrono dello stesso substrato, ma anche di altri composti pi complessi. Nei sistemi, invece,
in cui si hanno ciclicamente condizioni aerobiche ed anaerobiche, l'Acinetobacter, sopravvive
ed accresce notevolmente la sua presenza nel fango biologico, in virt dei meccanismi sopra
descritti.
Vi sono tuttavia riscontri sperimentali che mostrano come la variet dei batteri fosforo-
accumulanti sia piuttosto ampia e non confinata, come inizialmente ritenuto, al solo genere
Acinetobacter. Secondo alcuni ricercatori il solo Acinetobacter non sarebbe in grado di rimuove-
re l'intera quantit di fosforo contenuta nei fanghi, ma solo una frazione, non superiore al
35%. La restante parte sarebbe attribuibile ad altri organismi e/o a meccanismi di precipita-
zione chimica.
Altri batteri che si sono rivelati efficienti nella rimozione in eccesso del fosforo sono la
Klebsiella pneumoniae e la Klebsiella aerogenes.
La presenza di altri batteri, oltre l'Acinetobacter, pu risultare determinante nello stimola-
re la rimozione in eccesso del fosforo. Un esempio tipico costituito dai batteri che produ-
cono acidi grassi come cataboliti della demolizione della sostanza organica (specie Aeromonas,
Escherichia, Klebsiella); tali cataboliti costituiscono infatti il substrato privilegiato dal genere A-
Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-65

cinetobacter. In un impianto a scala reale per la rimozione biologica del fosforo, nonostante l'e-
levata percentuale di Acinetobacter calcoaceticus nel fango biologico (oltre il 50% dei batteri fa-
coltativi e aerobi presenti nella biomassa) i rendimenti di rimozione sono risultati ridottissimi
in seguito all'assenza di batteri produttori di acidi grassi volatili, in particolare Aeromonas Pun-
ctata.


7.3. ASPETTI STECHIOMETRICI E CINETICI

Il primo modello biochimico attraverso il quale si tentato di spiegare i meccanismi per
la rimozione in eccesso di fosforo, risale attorno agli anni '70. Gi dagli anni '80 si sono fatti
notevoli progressi nella conoscenza dei meccanismi di base in presenza di acetato come fon-
te di carbonio. Diversi aspetti del fenomeno non risultano ancora oggi del tutto chiariti. Di
seguito si fornir una sintesi dello stato attuale della conoscenza sui processi biochimici di
rimozione biologica del fosforo.

7.3.1. Fase anaerobica

Durante la fase anaero-
bica (assenza di ossigeno libe-
ro e di nitrati), la massima
parte del COD solubile, prin-
cipalmente costituito da acidi
grassi a basso peso molecola-
re (in particolar modo l'aceta-
to), viene adsorbito dai mi-
crorganismi fosforo-
accumulanti e convertito in
riserve carboniose di PHB. In
altre parole, una volta tra-
sportato dentro la cellula il
substrato viene accumulato,
sotto forma di PHB, come ri-
serva interna; la sintesi di PHB avviene utilizzando lenergia derivante dalla degradazione dei
polifosfati (sintetizzati nella fase aerobica). La degradazione dei polifosfati determina il rila-
scio in soluzione di ortofosfati, che ne determina un significativo incremento di concentra-
zione nella fase anaerobica (Figura 6.41).
Secondo alcuni Autori, poich la maggior parte degli acidi grassi volatili (VFA) in for-
ma anionica per i valori di pH abituali (per esempio l'acetato come Ac
-
), la loro assunzione
dovrebbe avvenire mediante diffusione facilitata attraverso la membrana cellulare.
Lenergia (ovvero il fosforo intracellulare) necessaria allassunzione dellacetato e quindi
allaccumulo dellacido acetico HAc, risultata dipendere strettamente dal pH come eviden-
ziato dal seguente grafico.
La composizione del liquame alimentato nella fase anaerobica ha una grossa influenza
nel sostenere il processo biologico di rimozione del fosforo. I batteri fosforo-accumulanti
mostrano infatti un comportamento diverso al variare del substrato immesso. Ci pu essere
ricondotto alle seguenti cause, spesso concomitanti:
1. i substrati complessi richiedono una fase preliminare di idrolisi, operata da microrganismi
differenti dai batteri fosforo-accumulanti; in un refluo civile la parte di COD rapidamente
biodegradabile limitata (attorno al 20%) e di conseguenza presente una notevole quan-

FASE ANAEROBICA FASE AEROBICA
PO
4
-P [mg/l]
BOD [mg/l]
tempo
mg/l

Figura 6.41. Andamento delle concentrazioni di BOD e di ortofosfati
nella fase aerobica ed in quella anaerobica.

6-66 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili
tit di sostanza organica che deve essere idrolizzata;
2. substrati differenti possono richiedere meccanismi pi o meno dispendiosi, dal punto di
vista energetico, per ladsorbimento e il successivo utilizzo nella cellula, in quanto le vie
metaboliche per la loro sintesi possono essere diverse;
3. se si opera in condizioni anossiche, come avviene nel caso di impianti in cui sia prevista
anche la rimozione dellazoto, il processo di denitrificazione costituisce un meccanismo
competitivo perch utilizza i composti carboniosi presenti nel liquame. Di conseguenza si
avr una riduzione pi o meno sensibile delle riserve carboniose negli organismi fosforo
accumulanti, in funzione della disponibilit di acidi grassi a basso peso molecolare nel li-
quame, con la conseguente riduzione della rimozione in eccesso di fosforo.
Una frazione dei batteri fosforo-accumulanti per in grado di utilizzare le forme ossi-
date dell'azoto come accettori di elettroni per la produzione di energia nel metabolismo dei
substrati carboniosi. In tal caso i batteri fosforo accumulanti operano in condizioni anossi-
che in modo equivalente a quelle aerobiche, anche se con velocit di reazione diverse. Si ha
pertanto assunzione di fosforo e consumo delle riserve interne di PHB. Di conseguenza il
miglior sfruttamento di tale capacit si pu ottenere inserendo un reattore anossico a s stan-
te a valle del reattore anaerobico. In tal modo si seleziona una popolazione di microrganismi
fosforo-accumulanti in grado di rimuovere in modo ottimale per via biologica sia azoto che
fosforo.

Per promuovere l'arricchimento nel fan-
go delle specie fosforo-accumulanti neces-
sario pertanto realizzare nel processo di trat-
tamento una fase di anaerobiosi spinta, con
assenza cio di accettori inorganici di elettro-
ni (essenzialmente O
2
ed NO
3
) che potrebbero
consentire a molti microrganismi di avviare
processi aerobici od anossici, entrando cos in
competizione con i batteri fosforo-
accumulanti nell'assunzione del substrato. Se
si prevede la rimozione combinata di fosforo
e azoto necessario quindi evitare il ricircolo
di nitrati nel reattore anaerobico; per un im-
pianto in cui prevista la sola rimozione del
fosforo (come il processo A/O, che verr suc-
cessivamente analizzato) necessario sop-
primere la nitrificazione che avviene nel
comparto aerobico soprattutto nei mesi pi
caldi. Le soluzioni impiantistiche che si possono adottare per risolvere tali problematiche sa-
ranno analizzate in dettaglio successivamente.
inoltre essenziale la presenza di un'adeguata quantit di substrato carbonioso solubile
a basso peso molecolare (acidi grassi volatili). A tal fine svolge un ruolo utile la biomassa ete-
rotrofa nella fase anaerobica, che, demolendo parzialmente le molecole organiche, aumenta
la concentrazione del substrato carbonioso utilizzabile dai batteri fosforo accumulanti.

POLIFOSFATO
ENERGIA ENERGIA
RISERVE DI
CARBONIO
ACETATO Ac
-
HAc
H
+
H
+

Figura 6.42. Schema semplificato dei processi che si
realizzano nella fase anaerobica.
Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-67

altrettanto importante che
la disponibilit di un tale substra-
to sia continua per evitare una
possibile fluttuazione di fosforo
nell'effluente dallimpianto; nel
caso in cui si verifichino tali flut-
tuazioni comunque possibile
integrare il processo con una ri-
mozione di tipo chimico che de-
ve essere dimensionata in modo
tale da garantire livelli stabili di
fosforo nelleffluente (per esem-
pio 0,5 mg/l).
In generale comunque la so-
la presenza di una fase anaerobica
nello schema di trattamento non condizione sufficiente per garantire il successo della ri-
mozione biologica del fosforo.




7.3.2. Fase aerobica

Nella fase aerobica i batteri fosforo-
accumulanti utilizzano il substrato carbonio-
so (PHB) accumulato nella fase anaerobica
per la sintesi cellulare, senza dover entrare in
competizione con le altre specie batteriche
per l'utilizzo del substrato esterno.
La conversione del PHB a biomassa e glico-
geno determina una produzione di sostanze
necessarie alla sintesi cellulare largamente su-
periore a quella strettamente necessaria ; tale
eccesso viene accumulato sotto forma di po-
lifosfati (catene di ortofosfati).
Nella fase aerobica si assiste pertanto ad
una significativa diminuzione della concen-
trazione di ortofosfati dalla fase liquida (Fi-
gura 6.44).



7.4. SCHEMI DI PROCESSO PER LA RIMOZIONE BIOLOGICA DEL FOSFORO

7.4.1. Premessa

La rimozione biologica del fosforo richiede, da un punto di vista impiantistico la realiz-
zazione di due distinte fasi di trattamento:

una fase anaerobica, che consente la selezione dei batteri fosforo accumulanti, in grado
pH
P rilasciato
HAc accumulato
5 6 7 8
0,8
0,6
0,4
0,2
0

Figura 6.43. Andamento del rapporto tra fosforo rilasciato (energia) e aci-
do acetico accumulato in funzione del pH.
POLIFOSFATO
ENERGIA
RISERVE DI
CARBONIO
SUBSTRATO
CARBONIOSO DISPONIBILE
METABOLISMO
P
O
2

Figura 6.44. Schema semplificato del processo di accu-
mulo del fosforo P nella fase aerobica (o anossica).
6-68 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili
di utilizzare come substrato i composti a basso peso molecolare. Tale selezione avviene
soltanto nei sistemi in cui la biomassa sia sottoposta ciclicamente (in termini spaziali o
temporali) a condizioni anaerobiche ed aerobiche. Nella fase anaerobica (senza quindi
presenza di alcun accettore di elettroni, quali ossigeno e nitrati) i batteri fosforo accumu-
lanti rilasciano il fosforo accumulato come polifosfati intracellulari ed allo stesso tempo,
utilizzando lenergia prodotta da tale processo, accumulano il substrato a basso peso mo-
lecolare sotto forma di riserve intracellulari (PHB). Un adeguato dimensionamento di tale
fase consente di ottenere anche una selezione di batteri floc-forming, con il conseguente
miglioramento della sedimentabilit dei fanghi.
una fase aerobica dedicata ai processi di ossidazione del substrato carbonioso e
allaccumulo da parte dei batteri di riserve di polifosfati intracellulari, utilizzando preva-
lentemente le fonti di carbonio intracellulare sottoforma di PHB.

Nel caso che si preveda un impianto che realizzi la rimozione combinata di azoto e fo-
sforo, viene introdotta anche una fase anossica destinata principalmente alla denitrificazione.
tuttavia possibile utilizzare tale fase del processo per lassunzione del fosforo da parte dei
batteri fosforo accumulanti. La cinetica di assunzione del fosforo tuttavia inferiore in con-
dizioni anossiche rispetto a quella riscontrabile in condizioni aerobiche.
Se lo stadio anossico precede la fase aerobica (stadio anossico primario), il substrato
carbonioso utilizzato costituito dai composti organici presenti nel liquame trattato (carbo-
nio interno). Lo stadio anossico primario ha la funzione di rimuovere con elevata efficienza
il carico di nitrati derivante dal ricircolo di una portata ricca di nitrati proveniente dallo sta-
dio di nitrificazione.
Se, invece, lo stadio anossico a valle della fase aerobica (stadio anossico seconda-
rio), il substrato carbonioso utilizzato deriva o dalla respirazione endogena della biomassa
(carbonio endogeno), con cinetiche di processo decisamente pi lente rispetto a quelle deri-
vanti dallutilizzo del carbonio interno, o dallaggiunta di carbonio esterno, con cinetiche in
questo caso superiori a quelle misurate nello stadio primario. Lo stadio anossico secondario
ha funzione di finissaggio, cio di riduzione del carico residuo di nitrati.

Le realizzazioni impiantistiche dei processi di rimozione biologica del fosforo, e , nel
caso si preveda lintroduzione di una fase anossica, di azoto e fosforo, possono essere classi-
ficate, sulla base della forma fisica della biomassa, in:
sistemi a biomassa sospesa
sistemi a biomassa adesa
sistemi ibridi (cio con contemporanea presenza di biomassa in forma adesa e sospesa)

e sulla base della reattoristica in:
sistemi separati
sistemi combinati (o integrati).

Nei sistemi separati i processi biologici della biomassa autotrofa e di quella eterotrofa
vengono condotti in stadi distinti, ciascuno dotato di una unit biologica e, nel caso di bio-
masse sospese, di un sedimentatore con relativo sistema di ricircolo del fango.
Nei sistemi combinati, invece, tutta la biomassa (autotrofa ed eterotrofa assieme)
esposta alternativamente alle diverse condizioni ambientali richieste dal processo (anaerobi-
che, anossiche ed aerobiche, nella configurazione pi completa), durante le quali si svolgono
le varie fasi di ossidazione della sostanza organica, di nitrificazione, di denitrificazione e di
rimozione biologica del fosforo. A livello impiantistico, i sistemi combinati presentano un'u-
nica unit biologica, variamente conformata e parzializzata a seconda delle diverse modalit
Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-69

realizzative che verranno illustrate pi avanti, seguita da un'unit di sedimentazione finale.
Fra i due sistemi, separato e combinato, il secondo sicuramente il pi economico sia
per i costi di costruzione che per i costi di gestione.

A differenza dei processi di rimozione biologica del solo azoto, per i quali la tecnologia
impiantistica ormai collaudata, i trattamenti biologici di rimozione del fosforo, pur se nu-
merose sono le applicazioni a scala industriale, sono a tutt'oggi ancora oggetto di numerosi
studi e ricerche, finalizzate ad una migliore comprensione dei meccanismi di processo ed al
raggiungimento di una maggiore stabilit di processo.
Tutti i processi a biomassa sospesa oggi applicati per la rimozione biologica del fosforo
(o di azoto e fosforo) sono estensioni e integrazioni del processo a fanghi attivi e possono
essere classificati in due categorie principali:
full stream, che sottopongono ad aerobiosi ed anaerobiosi l'intera portata del liquame;
side stream, che operano lanaerobiosi su una aliquota della portata dei fanghi di ricirco-
lo.

Alla prima categoria appartengono alcuni processi per la rimozione del fosforo e tutti i
processi che operano sia la rimozione biologica del fosforo che dell'azoto e che costituisco-
no una estensione degli schemi di processo usualmente adottati per la sola rimozione dell'a-
zoto.


7.4.2. Processi full stream

I principali processi che operano la sola rimozione del fosforo secondo lo schema full
stream sono i seguenti:
processo A/O
processo ad alimentazione discontinua (SBR)

Le quantit di fanghi prodotte in tutti i processi sopra elencati, non sono maggiori di
quelle prodotte negli impianti convenzionali a biomassa sospesa, ma il contenuto di fosforo
nei fanghi di supero mediamente superiore di 2 a 3 volte.
Il trattamento dei fanghi biologici arricchiti di fosforo, tuttavia, richiede particolare at-
tenzione, a causa dei processi di risolubilizzazione del fosforo (in particolar modo nella dige-
stione anaerobica dei fanghi) che, se ricircolato nella linea liquami, pu condurre ad una ri-
duzione considerevole dell'efficienza complessiva dell'impianto.

La direttiva europea 91/271 prevede che la concentrazione di fosforo presente allo sca-
rico in aree sensibili sia inferiore ad 1 mg/l per impianti superiori a 100.000 abitanti equiva-
lenti e a 2 mg\l tra i 10.000 e i 100.000 abitanti equivalenti; oppure previsto che mediante
nellimpianto di depurazione si raggiunga un rendimento minimo dell80% nella rimozione
del fosforo.
Gli impianti a scala reale attualmente operativi difficilmente riescono a garantire una
concentrazione di fosforo totale nell'effluente inferiore a 2 mg/l, principalmente per le flut-
tuazioni di substrato rapidamente biodegradabile nellinfluente e per le conoscenze ancora
incomplete sulleffettiva cinetica e stechiometria del processo. Per ottenere concentrazioni di
fosforo totale nell'effluente inferiori a 1 mg/l in genere necessario uno stadio di finissaggio
chimico-fisico ed una filtrazione finale.

7.4.3. Processo A/O
6-70 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili

Il processo
"A/O" (acronimo di
"Anaerobic/Oxic")
consiste semplice-
mente in un reatto-
re anaerobico se-
guito da un reattore
aerobico (Figura
6.45). Tale configu-
razione impiantisti-
ca particolarmen-
te indicata qualora
sia sufficiente la so-
la rimozione del
fosforo. In questo
caso l'et del fango
contenuta tra 2 e
6 giorni e i carichi applicati sono generalmente analoghi a quelli degli impianti convenzionali
a fanghi attivi a medio carico (C
f
= 0.2-0.3 kgBOD/(kgSSTd)) e ad alto carico (C
f
= 0.4-0.7
kgBOD/(kgSSTd)). I tempi di ritenzione idraulica sono mediamente di 0,5-1 h per la fase a-
naerobica e 2-2,5 h per la fase aerobica.
La concentrazione di fosforo nell'effluente da tale impianto dipende principalmente dal
rapporto BOD/P nell'influente. stato notato che, quando tale rapporto superiore a 10,
possibile raggiungere il valore di 1 mg/l di fosforo nell'effluente. Nel caso che questo rappor-
to sia minore di 10, necessario prevedere un trattamento chimico per raggiungere il limite
di 1 mg/l.
Tale processo pu essere modificato per rimuovere anche l'azoto ; il processo cos mo-
dificato stato denominato A
2
/O (Figura 6.46).
Le esperienze in scala reale evidenziano che la principale causa delle fluttuazioni di ren-
dimento nel corso
dell'anno la pre-
senza, nei mesi pi
caldi, del processo di
nitrificazione nello
stadio aerato che
comporta il ricircolo
dei nitrati nel reatto-
re anaerobico. L'at-
tivit di denitrifica-
zione che vi si svi-
luppa sottrae parte
del substrato organi-
co rapidamente bio-
degradabile a sfavore
dei batteri fosforo-
accumulanti, ridu-
cendo perci l'effi-
cienza di rimozione
del fosforo.






AN AE
ossigenatore
agitatore
influente Effluente
Fango di supero
S
II

Fango di ricircolo

Figura 6.45. Diagramma di flusso del processo A/O per la rimozione biologica del
fosforo. Legenda: AN = zona anaerobica; AE = zona aerobica; S
II
= sedimentatore
secondario.
Influente
Effluente
Fango di supero
AN AX AE
SII
Fango di ricircolo
a
ossigenatore
agitator

Figura 6.46. Diagramma di flusso del processo A
2
/O per la rimozione combinata
di azoto e fosforo. Legenda: AN = zona anaerobica; AE = zona aerobica; AX =
zona anossica; S
II
= sedimentatore secondario; a = ricircolo della miscela aerata.
Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-71

Per ottenere dei buoni rendimenti con il processo A/O, pertanto, necessario sopprime-
re la nitrificazione adottando carichi del fango elevati. Laddove sia invece richiesta la rimo-
zione combinata di azoto e fosforo, il carico del fango dovr avere il pi elevato valore pos-
sibile (per stimolare il metabolismo dei batteri fosforo accumulanti), compatibilmente con le
esigenze del processo di nitrificazione.

7.4.4. Processo SBR

Il sistema SBR consiste di uno (o pi reattori in parallelo), in cui si alternano le varie fasi
di processo secondo una sequenza temporale (Figura 6.47).
La flessibilit con cui si pu adattare questo sistema alle pi varie esigenze di conduzio-
ne uno dei vantaggi innegabili dei sistemi SBR. La possibilit di ripartizione tra i tempi di
aerazione, la possibilit di protrarre i tempi di riempimento (realizzando minori carichi inizia-
li del fango) o di abbreviarli (aumentando il carico iniziale del fango) consentono di operare
come se, in un impianto convenzionale, si potesse variare la configurazione dell'impianto e la
proporzione tra i singoli comparti. Il reattore, inoltre, consente di riunire in una sola vasca
tutti i bacini di un impianto a fanghi attivi, compreso il sedimentatore, e non necessita di al-
cun ricircolo (n fanghi, n miscela aerata).
Le applicazioni di questo sistema alla rimozione del fosforo hanno mostrato prestazioni
soddisfacenti, ma la disponibilit di pochi dati sperimentali non ha ancora consentito di veri-
ficare la stabilit del processo.

Tempo
Effluente
Influente
IN AN AE S OUT

Figura 6.47. Schema di una sequenza operativa di un reattore SBR. Legenda: IN = fase di alimentazione ;
AN = fase anaerobica; AE = fase aerobica; S = fase di sedimentazione ed eventuale estrazione fanghi; OUT
= fase di scarico.

7.4.5. Processi side stream

In questo tipo di processi, anzich l'intero flusso della miscela liquami/fanghi (mixed li-
quor), soltanto una parte del fango di ricircolo sottoposta a condizioni anaerobiche. Tale
portata viene inviata ad un reattore denominato stripper dove staziona per periodi dell'ordine
delle ore, prima di ritornare nel bacino di aerazione. Nello stripper ha luogo il rilascio del fo-
sforo, mentre la riassunzione in eccesso avviene poi comunque nel reattore aerobico.
Poich la riassunzione in eccesso proporzionale al rilascio, evidente che questo tipo
di processo offre il duplice vantaggio di operare con volumi pi contenuti e con maggior ef-
ficacia, potendosi contare su un maggior tempo di anaerobiosi. Il rilascio (e di conseguenza
la riassunzione) pu essere ancora pi spinto se nel bacino anaerobico si dosano liquami
contenenti substrati rapidamente biodegradabili, che intensificano l'attivit dei batteri accu-
mulatori di fosforo.
A tal fine si possono utilizzare fonti di carbonio interne (liquame grezzo, liquame pri-
mario, surnatante di stadi di fermentazione di fanghi primari) oppure fonti esterne (acido a-
cetico, reflui industriali ad elevato contenuto di COD rapidamente biodegradabile e rapporto
6-72 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili
TKN/COD favorevole).

7.4.6. Processo Phostrip


Gli studi riguardanti i processi side stream puramente biologici sono ancora agli inizi.
L'unico processo side stream oggi applicato in scala reale il Phostrip (Figure 6.48 e 6.49). Ta-
le processo non puramente biologico in quanto "forza" per via chimica l'abbattimento del
fosforo, aggiungendo calce a valle del reattore anaerobico di rilascio (stripper). La calce funge
da coagulante e permette la precipitazione chimica del fosforo. Ci naturalmente garantisce
una maggiore affidabilit al processo, a prezzo dell'addizione di reattivi, peraltro di basso co-
sto, e dello smaltimento dei fanghi derivati dalla precipitazione chimica.
Il processo Phostrip non vincolato al carico organico della linea liquami e al rapporto
BOD/P dell'influente, come invece accade per i processi full stream (vedi processo A/O). Le
prestazioni del processo sono principalmente funzione delle modalit di conduzione dello
stripper e del trattamento chimico. Il flusso di fanghi in uscita dal reattore anaerobico viene
alimentato alla vasca di aerazione della linea liquami, dove ha luogo l'assunzione in eccesso

Figura 6.48. Schema del processo Phostrip per la rimozione chimico-biologica del fosforo. Legenda: 1= se-
dimentatore primario; 2= vasca di aerazione; 3 = sedimentatore secondario; 4= reattore di strippaggio; 5= re-
attore di precipitazione chimica; 6= stoccaggio della calce.



1 2
5
3
Fanghi
Effluente
Liquame
Influente
Fango di supero Surnatante
6
7
4
Fango chimico

Figura 6.49. Schema del processo Phostrip II per la rimozione chimico-biologica del fosforo. Legenda: 1= sedi-
mentatore primario; 2= vasca di aerazione; 3= sedimentatore secondario; 4= reattore di pre-strippaggio; 5= reatto-
re di strippaggio; 6= reattore di precipitazione chimica; 7= stoccaggio della calce.
Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-73

del fosforo. Variando la frazione di fanghi di ricircolo alimentati allo stripper si modifica il
rapporto tra la quantit di fosforo rimossa per precipitazione chimica e quella invece allonta-
nata nei fanghi di supero, ricchi di fosfati.
Il principale vantaggio rispetto ai trattamenti convenzionali di precipitazione chimica full
stream del fosforo, la minore quantit di calce consumata (e quindi di fanghi prodotti). Il
dosaggio di calce molto inferiore, poich solo il 20-30% della portata dell'impianto passa
nello stripper.
Nella prima versione del processo (Figura 6.48), in cui non era prevista l'adduzione di
una parte del liquame grezzo al reattore anaerobico, erano necessari tempi di ritenzione dei
fanghi dell'ordine di 15-20 ore per ottenere rilasci di fosforo sufficienti per conseguire il suc-
cessivo abbattimento a concentrazioni di 1 mg P/l.
Nella versione Phostrip II (Figura 6.49), il processo stato modificato per consentire il
contatto dei fanghi di ricircolo con parte del liquame derivato a valle del sedimentatore pri-
mario, in modo da avere a disposizione COD rapidamente biodegradabile nello stripper ed
intensificare quindi il rilascio del fosforo.
In via indicativa si pu rilevare che la linea liquami progettata con i normali parametri
di un impianto convenzionale a fanghi attivi , mentre il reattore anaerobico alimentato con
una frazione della portata dei fanghi di ricircolo generalmente pari al 20-50% ed caratteriz-
zato da un tempo di ritenzione dei fanghi generalmente compreso tra 6 e 10 ore. Proprio
questultimo parametro costituisce il vantaggio di tale processo rispetto alla sua versione pre-
cedente in cui era necessario un tempo di ritenzione dei fanghi compreso tra le 15 e le 20
ore. Attualmente tale tipologia di impianto lunica che garantisce concentrazioni di fosforo
in uscita inferiori ad 1 mg/l.


7.5. PROCESSI DI RIMOZIONE BIOLOGICA COMBINATA DI AZOTO E FOSFORO

I principali processi che operano la rimozione biologica combinata di azoto e fosforo
sono i seguenti:
processo A
2
/O (gi precedentemente esposto nellambito del processo A/O);
processo PhoStrip II (gi precedentemente esposto a seguito del processo PhoStrip);
processo Phoredox;
processo UCT;
processo ad alternanza;
processo ad alimentazione discontinua (SBR).


7.5.1. Processo Phoredox

Lo schema del processo Phoredox (schema generale di Figura 6.50) consiste sostan-
zialmente di un processo di predenitrificazione preceduto da un reattore anaerobico avente
la duplice funzione di provocare lo stress batterico necessario per il rilascio del fosforo e, nel
contempo, di favorire i processi idrolitici che producono i substrati semplici (ad es. l'acido
acetico) utilizzati dai batteri accumulatori di fosfati.
Come gi osservato per il processo A
2
/O, per conseguire elevate rimozioni di fosforo
essenziale ottenere alti rendimenti di rimozione dei nitrati. Infatti, se a valle del bacino aerato
permangono concentrazioni di nitrati non trascurabili (> 5 mg NO
3
-N/l), questi vengono tra-
sportati nel reattore anaerobico con il fango di ricircolo, innalzando il potenziale redox ed
inibendo i fenomeni di rilascio del fosforo che qui devono aver luogo.
Per questo motivo, il trattamento di liquami con rapporti TKN/COD inferiori a 0,07 mg
6-74 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili
N/mg COD si realizza con successo, mentre l'influenza dei nitrati pu essere sensibile per
rapporti superiori.
stato tuttavia dimostrato che per avere una soddisfacente rimozione del fosforo non
basta soltanto impedire che i nitrati giungano al comparto anaerobico ma necessario ga-
rantire la disponibilit di substrati facilmente biodegradabili per attivare il processo di rilascio
del fosforo e della conseguente successiva riassunzione in eccesso. Viceversa, se sono dispo-
nibili adeguate concentrazioni di substrato rapidamente biodegradabile, possibile assistere a
elevati rendimenti di rimozione di azoto e fosforo.
Recentemente sono state applicate soluzioni innovative, quali la produzione di acidi
grassi volatili (substrato rapidamente biodegradabile) dagli stessi fanghi primari, mantenuti
nel sedimentatore o in un apposito fermentatore per un tempo di ritenzione sufficiente ad
innescare i processi di fermentazione.
I parametri di progetto generalmente applicati nei processi Phoredox sono i seguenti:
et del fango: 25-40 giorni;
rapporti tra le frazioni di biomassa anaerobica/anossica/aerobica (considerando 100 la
biomassa totale): 10:30:60;
rapporto di ricircolo fanghi: 1;
rapporto di ricircolo miscela aerata: 2-4.

La configurazione impiantistica ideale quella a plug-flow.

7.5.2. Processo UCT

Con il sistema UCT (Figura 6.51) in teoria possibile trattare scarichi con rapporto
TKN/COD pi elevato (fino a 0,11 - 0,12 mgN/mgCOD) rispetto al Phoredox, in quanto il fan-
go di ricircolo viene inviato nel reattore anossico, dove vengono rimossi i nitrati, e da qui ri-
preso e rinviato al reattore anaerobico. In tal modo quindi si evita la presenza di nitrati nel
AN AX AE S
a Q
r Q
Influente Effluente
Fango di supero

Figura 6.50. Schema di processo Phoredox per la rimozione di azoto e fosforo. Legenda: AN = reattore anae-
robico; AX = reattore anossico; AE = reattore aerato; S = sedimentatore; a = rapporto di ricircolo miscela aera-
ta; r = rapporto di ricircolo fanghi.

AN AX AE S
a Q
r Q
Influente
Effluente
Fango di supero
b Q

Figura 6.51. Schema di processo UCT per la rimozione combinata di azoto e fosforo. Legenda: AN = reat-
tore anaerobico; AX = reattore anossico; AE = reattore aerato; S = sedimentatore; a = rapporto di ricircolo
miscela aerata; r = rapporto di ricircolo fanghi; b = rapporto di ricircolo miscela anossica.

Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-75

comparto anaerobico.
Tuttavia, rapporti TKN/COD elevati comportano minori valori del rapporto di ricircolo
della miscela aerata, in quanto i nitrati trasportati nel fango di ricircolo saturano la capacit di
denitrificazione del reattore anossico. D'altra parte un dimensionamento eccessivo di questo
reattore penalizza la nitrificazione, in quanto la frazione di biomassa aerata sarebbe troppo
esigua per far fronte al carico ammonico da ossidare (non si ha un tempo di contatto suffi-
cientemente elevato).
Per ovviare a questo problema stato introdotto il processo UCT modificato (Figura
6.52), indicato per liquami aventi un rapporto TKN/COD = 0,10 - 0,11 e concentrazioni di
COD superiori a 500 mg/l. Secondo questo schema il reattore anossico viene sdoppiato in un
primo reattore (circa 1/4 del totale) deputato esclusivamente alla denitrificazione dei fanghi
di ricircolo (rQ) e in un secondo reattore (i rimanenti 3/4 del volume) per la denitrificazione
dei liquami ricircolati dalla vasca di aerazione.
Con ci, per alti rapporti TKN/COD si rinuncia ad una buona efficienza di rimozione del
fosforo, in quanto parte del substrato rapidamente biodegradabile viene consumato per la
denitrificazione del fango di ricircolo, ma si salvaguarda la sedimentabilit dei fanghi, ele-
mento essenziale per il buon funzionamento di tutto il processo.
I parametri di dimensionamento sono analoghi a quelli del processo Phoredox.

7.5.3. Processo in alternanza

Tale processo (Figura 6.53) ricalca quello utilizzato per la rimozione biologica
dellazoto. Lunica modifica rispetto a tale schema consiste nel prolungamento della fase a-
nossica fino allesaurimento dei nitrati, con la conseguente instaurazione di condizioni anae-
robiche, favorevoli allo sviluppo dei batteri fosforo-accumulanti.
Sono attualmente in studio i criteri di progettazione e conduzione di tali sistemi alterni
per ottimizzare la rimozione combinata di azoto e fosforo.


Figura 6.52. Schema di processo UCT modificato per la rimozione combinata di azoto e fosforo. Legenda:
AN = reattore anaerobico; AX = reattore anossico; AE = reattore aerato; S = sedimentatore; a = rapporto di
ricircolo miscela aerata; r = rapporto di ricircolo fanghi; b = rapporto di ricircolo miscela anossica.
6-76 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili
7.5.4. Processo SBR

La sequenza operativa viene modificata al fine di ottenere la rimozione sia dell'azoto (in
fase aerobica e anossica) e del fosforo.
Infine si riporta lo schema di un sistema ibrido di rimozione combinata di azoto e fo-
sforo di recente realizzazione :



Figura 6.54. Schema di processo SBR per la rimozione combinata di azoto e fosforo. Legenda: AX = fase
anossica; AN = fase anaerobica; AE = fase aerobica; S = fase di sedimentazione.





7.5.5. Processo Dephanox

Il processo DEPHANOX basato sullo schema impiantistico descritto in Figura 6.55.
Il primo sedimentatore ha lo scopo di chiarificare il liquame in uscita dal reattore anaerobico
iniziale in cui si vuole ottenere un fenomeno di bioflocculazione. Nel biofiltro aerato, che
opera a biomassa adesa, si ha lo sviluppo di batteri nitrificanti.
La successiva fase anossica sede di denitrificazione e di assunzione di fosforo da parte dei
batteri fosforo accumulanti.
Il comparto aerobico in coda ha la funzione di riaerare, favorendo lo stripping dell'azo-
to molecolare prodotto durante lo stadio anossico e al fine di ossigenare i fanghi per rag-
giungere una miglior sedimentabilit.


FANGO DI RICIRCOLO FANGO DI RICIRCOLO
LIQUAME
GREZZO
LIQUAME
GREZZO
AX AX
AE AE
S S
FASE1 FASE 2

Figura 6.53. Schema di processo ad alternanza. Legenda: AX = fase anossica; AE = fase aerobica; S = se-
dimentatore.

Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-77

AN
AX AE
BIOFILTRO
AERATO
OUT
S S

Figura 6.55. Schema impiantistico del processo Dephanox.




8. REAZIONI CHIMICHE DI PRECIPITAZIONE DEL FOSFORO

Nei liquami grezzi il fosforo presente principalmente allo stato pentavalente come
ione ortofosfato, come fosfati condensati (polifosfati) e come fosforo organico.
Va osservato che sia il fosforo organico che i polifosfati sono rapidamente idrolizzabili
a fosfati inorganici nei reattori di ossidazione biologica. Di conseguenza, le uniche forme di
fosforo organico o condensato che si trovano, a valle di un trattamento biologico, sono lega-
te alla presenza di solidi sospesi, mentre gli ortofosfati sono praticamente lunica forma in
soluzione.
La possibilit di rimuovere il fosforo dalle acque di scarico sta nel fatto che questo ele-
mento presente in gran parte sotto forma di anioni in grado di combinarsi con cationi bi- e
trivalenti per dare fosfati insolubili.
In pratica si utilizzano sali di ferro (ione ferroso, Fe
2+
, e ferrico Fe
3+
), di alluminio (Al
3+
)
e di calcio (Ca
2+
), che, esercitando anche una azione flocculante, permettono di rimuovere
anche una notevole quota di solidi sospesi a cui sono associate le altre forme di fosforo.
Poich non si dispone di relazioni univoche che leghino il dosaggio di reagente ad una
prefissata rimozione di fosforo (a causa dellestrema variabilit della composizione e delle ca-
ratteristiche fisico-chimiche delle acque di scarico), tutti gli autori raccomandano
lesecuzione di jar test seguiti da prove pilota e a scala reale per scegliere il reagente migliore
nonch il dosaggio e i punti dove immetterlo, in funzione dellefficacia di rimozione e dei
costi.

8.1. SALI DI ALLUMINIO

Il precipitato che si forma dai fosfati, in una soluzione contenente Al(OH)
3
, ha una com-
posizione intermedia tra lidrossido e il fosfato di alluminio e si presenta in forma amorfa. La
precipitazione e la flocculazione del complesso avviene rapidamente. Allinizio il precipitato
tende a contenere un eccesso di idrossido rispetto al precipitato formatosi da pi lungo tem-
po.
Lidrossido presente nel complesso tende quindi a reagire ulteriormente con i fosfati so-
lubili ed ad arricchire il precipitato di fosfato dalluminio. Pu essere quindi conveniente rici-
clare i solidi precipitati in quanto ancora parzialmente reattivi e, inoltre, dotati di notevoli ca-
pacit flocculanti.
La pi comune forma di sale dalluminio utilizzata lallume (solfato di alluminio idra-
to) con formula approssimata Al
2
(SO
4
)
3
14 H
2
O.
Le reazioni dell'allume in un liquame contenente fosfati possono essere riassunte nelle
seguenti due equazioni approssimate:
6-78 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili
( )
( ) ( )
Al SO H O PO AlPO SO H O
Al SO H O HCO Al OH CO SO H O
2 4
3
2 4
3
4 4
2
2
2 4
3
2 3
3
2 4
2
2
14 2 2 3 14
14 6 2 6 3 14
+ + +
+ + + +



Lazione dei sali dalluminio pi efficace in acque aggressive e con bassa alcalinit, in
quanto tali condizioni favoriscono la formazione di AlPO
4
piuttosto che di Al(OH)
3
. Acque
alcaline, invece, richiedono maggiori dosaggi, proprio perch, parte dellalluminio rimane
allo stato di idrossido trivalente e non si combina con i fosfati.
Tuttavia, lallume in acque particolarmente alcaline pu causare un eccessivo abbassa-
mento del pH, inaccettabile ad esempio con un processo di precipitazione in simultanea. In
tali casi si pu utilizzare lalluminato di sodio, la cui reazione semplificata con i fosfati la
seguente:
Na O Al O PO H O AlPO NaOH OH
2 2 3 4
3
2 4
2 2 2 6 + + + +


8.2. SALI DI FERRO

Luso di sali di ferro molto comune. In questo caso la precipitazione complicata dal-
la presenza di due stati di ossidazione (bi e trivalente) entrambi termodinamicamente stabili.
Lossidazione di Fe
2+
a Fe
3+
avviene secondo cinetiche che dipendono sia dal contenuto di
fosfati che dal pH. Inoltre le trasformazioni tra le due forme sono influenzate dalla catalisi
enzimatica dovuta alla presenza di microrganismi diversi secondo le diverse condizioni che
si riscontrano in un impianto di depurazione (trattamenti aerobici e anaerobici). In particola-
re le interazioni tra Fe
2+
e fosfati acquistano interesse qualora si usino processi anaerobici di
digestione dei fanghi. Esperienze sperimentali dimostrano linsolubilit dei fosfati ferrici e
ferrosi in condizioni anaerobiche.
Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-79

Anche con i sali di ferro, come per lalluminio, si ha formazione di precipitati misti di
idrossidi e fosfati. Gli ioni ferrici, inoltre, presentano buone propriet complessanti verso le
forme di fosforo condensato, che verrebbero rimosse in seguito per adsorbimento sui fioc-
chi di idrossifosfato ferrico. Le ottime propriet flocculanti degli ioni ferrici permettono una
considerevole rimozione di colloidi, di cui bisogna tenere conto nella stima dei fanghi di ri-
sulta.
I sali di ferro bivalente (es. FeSO
4
) sembrano molto efficaci se utilizzati in ambienti for-
temente ossidanti. Infatti gli ioni di ferro trivalente generati in vasca per ossidazione degli
ioni bivalenti sembrano molto pi selettivi nella formazione di fosfati ferrici insolubili.
Cloruro e solfato ferroso, oltre che come reagenti commerciali, sono utilizzati anche
come soluzioni di risulta da trattamenti di decapaggio di superfici metalliche con acido solfo-
rico e cloridrico, anche se spesso occorre fare attenzione alla presenza di notevoli concentra-
zioni residue di acido che potrebbero abbassare eccessivamente il pH in vasca.
Le reazioni del cloruro ferrico in un liquame contenente fosfati pu essere descritta dal-
le seguenti equazioni approssimate:
Tabella 6.10. Caratteristiche chimico-fisiche principali dei prodotti usati come reagenti nella rimozione del
fosforo dalle acque di scarico.
CARATTERISTICHE CHIMICHE E FISICHE NOTE
Reagente e formula Aspetto e propriet Densit Concentraz. Forma Confez.
[kg/m
3
] in peso fisica
Allume Colore bianco crema 600-1200 17% Al
2
O
3
zolle sacchi
Al
2
(SO
4
)
3
14H
2
O pH:3-3.5 (sol. 1-10%) grani barili
-secco polvere irritante granuli fusti
tenere in luogo secco polvere sfusa

Allume Inizia a cristallizzare 1330 8.3% Al
2
O
3
soluzione
sfusa
Al
2
(SO
4
)
3
14H
2
O a -1C; cristallizza a a 16C commerc.
-liquido - 8C; corrosivo.

Alluminato di sodio pH 11.9 (soluz. 1%) 640-800 41-46% Al
2
O
3
sacchi
Na
2
Al
2
O
4
non corrosivo

-secco polvere irritante
conservaz. max 6 mesi

Alluminato di sodio fortemente alcalino 4.9-26.7% Al
2
O
3
soluzione fusti
Na
2
Al
2
O
4
da maneggiare con cura comm. autobotti
-liquido caustico, conserv. max 3 mesi

Cloruro ferrico Marrone oleoso 1340-1490 35-45% soluz. damig.
FeCl
3
pH 2 (soluz. 1%) comm autobotti
-liquido corrosivo macchia
metalli e calcestruzzo

Cloruro ferroso Marrone oleoso 1190-1250 20-25% soluz. fusti
FeCl
2
(liquido) comm.
Soluzione esausta Acido libero da residuo liq. autobotti
da decapaggio da 1-1.5% fino 10% di risulta
leggermente meno
corrosivo di FeCl
3


Solfato ferroso Acido in soluzione 990-1060 55-58% prodotto
FeSO
4
7H
2
O secco composiz. variabile commerc.
Soluzione esausta Si ossida in aria umida liquido di
da decapaggio si rapprende a T >20C risulta


6-80 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili
FeCl PO FePO Cl
FeCl HCO Fe OH CO Cl
3 4
3
4
3 3 3 2
3
3 3 3
+ +
+ + +


( )

Nel caso dei sali ferrosi si fa invece riferimento a queste reazioni:
3 2 6
3 2 3
2 4
3
3 4 2
4 4
3
3 4 2 4
2
FeCl PO Fe PO Cl
FeSO PO Fe PO SO
+ +
+ +


( )
( )


8.3. CALCE

La precipitazione
del fosforo con calce
presenta caratteri del tut-
to peculiari rispetto ai re-
agenti analizzati prece-
dentemente.
Bench lo studio
dell'equilibrio termodi-
namico permetta di af-
fermare che possibile
raggiungere concentra-
zioni residue in soluzione
estremamente basse (Fi-
gura 6.56), la precipita-
zione del fosfato di cal-
cio molto influenzata
sia dalla cinetica di nucleazione e di crescita dei cristalli di apatite, sia soprattutto, dalla pre-
senza di altre specie ioniche in soluzione. Infatti lacidit della soluzione, la concentrazione di
bicarbonati, la presenza di magnesio e di fluoro influenzano notevolmente sia la composi-
zione del precipitato che la concentrazione residua di fosfato in soluzione.
Dallesame della Figura 6.56 si vede come la lentissima cinetica di formazione
dellapatite a bassi pH e la presenza di magnesio, che impedisce la precipitazione di parte del
fosforo presente a pH inferiori a 8,5, renda necessario linnalzamento del pH ad almeno 10,5
per ottenere sensibili rimozioni di fosforo con calce.
La necessit di portare il pH a tali valori comporta la precipitazione dei carbonati e i do-
saggi necessari sono pertanto determinati dalla concentrazione di bicarbonati nel liquame
(alcalinit).
Il precipitato fosfato di calcio amorfo. Lassenza di una struttura cristallina rende tale
composto instabile a valori di pH inferiori a 9, e ci fonte, ad esempio, di consistenti rilasci
di fosforo in unit di trattamento dei fanghi quali lispessimento e la digestione anaerobica.
In questi casi occorre molta cautela prima di ricircolare il surnatante direttamente in testa
allimpianto per il carico aggiuntivo di fosforo che ne deriverebbe.

Figura 6.56. Diagrammi di equilibrio di solubilit dei fosfati di fer-
ro (FePO
4
, 1), di alluminio (AlPO
4
, 2), e di calcio (apatite, 3; 4
rappresenta la precipitazione di calcite).
Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-81

La solubilit del precipitato, inoltre, viene aumentata rispetto ai valori teorici a causa di
fenomeni di scambio ionico e a causa dei brevi tempi di ritenzione nelle vasche di precipita-
zione-flocculazione. Il precipitato, infatti, si coagula e si aggrega in tempi molto pi lenti dei
fosfati di ferro ed alluminio. La presenza di coaguli di apatite gi formata facilita la coagula-
zione di nuovo fosfato di calcio, e pertanto il riciclo dei fanghi essenziale per migliorare
lefficacia del processo. Si anche riscontrato che laggiunta di cristalli di apatite abbrevia il
tempo di precipitazione da 50-80 ore a 2-5 ore.
Le ragioni delluso infrequente della calce risiedono nella produzione di fanghi molto
elevata che tale additivo comporta e ai problemi gestionali e di manutenzione dovuti alle
modalit di trasporto, stoccaggio e dosaggio della calce (incrostazioni, depositi, ecc.).
Si ricorda inoltre che mentre i processi che fanno uso di sali di ferro e alluminio non
comportano in genere inconvenienti se utilizzati contestualmente ad un processo biologico
(anzi, spesso consentono di migliorare le caratteristiche di sedimentabilit dei fanghi),
limpiego della calce comporta valori di pH incompatibili con il metabolismo batterico. Gli
effluenti di trattamenti con calce devono generalmente subire una neutralizzazione o una ri-
carbonatazione per potere rientrare in un intervallo di valori di pH accettabile.


8.4. SCHEMI DI PROCESSO

Nella Figura 6.57 sono illustrati e qui di seguito descritti i pi comuni schemi di proces-
so adottati per la rimozione chimica del fosforo.
8.4.1. Precipitazione diretta

Il trattamento di precipitazione diretta pu trovare giustificazione per scarichi in zone
costiere soggette ad eutrofizzazione , per i quali la rimozione della sostanza organica (BOD)
non essenziale e pu essere ammesso un limite superiore ai 40 mg/l. Si tratta in pratica di
Tabella 6.11. Dosaggi indicativi per la precipitazione chimica del fosforo in impianti di trattamento di acque
di rifiuto domestiche; Fe(II) - sali di ferro bivalente - Al(III) - sali di alluminio trivalente - Ca(II) -sali di calcio;
rm - rapporto molare ione / fosforo.
Concentrazione nelleffluente : 2-3 mg P/l

-Prec. simultanea Fe (II) o Al (III), rm = 0.8
-Pre prec. Al (III) , rm = 1

Concentrazione nelleffluente : 1-2 mg P/l

-Prec. simultanea Fe (II) o Al (III) , rm = 1
-Pre prec. Ca (II) + Fe (II) pH 8-9 (Fe), rm = 1
-Prec. diretta Al(III) , rm = 1.5
-Post prec. Al(III) pH = 6.5-7.2, rm = 1

Concentrazione nelleffluente : 0.5-1 mg P/l

-Prec. simultanea + Pre prec.o lagunaggio, Fe (II) o Al (III), rm = 1.5
-Pre prec. Ca (II) + Fe (II) pH 9-10 (Fe), rm (Fe)= 1.5
-Post prec. Al(III) pH = 5.5-6.52, rm = 2

Concentrazione nelleffluente : 0.3-0.5 mg P/l

-Prec. simultanea Fe (II) o Al (III) , rm = 2 +filtro-flocc. Fe(II) o Al (III), rm = 2
-Prec. diretta Ca (II) + Fe (II) pH 9-10, rm (Fe)= 1.5 + filtro-flocc.
-Post prec. Al(III) pH = 5.5-6, rm = 2 + filtro-flocc. Fe(III), rm = 2


6-82 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili
un semplice processo chimico-fisico tradizionale al quale si pu eventualmente aggiungere
una fase di filtrazione quale trattamento di finitura per la rimozione dei solidi sospesi residui.
I migliori risultati si hanno addizionando coadiuvanti della flocculazione (es. polielettroliti).


8.4.2. Pre-precipitazione

Nel processo di pre-precipitazione il reagente aggiunto prima della sedimentazione
primaria. Tale schema di processo richiede unattenta progettazione e gestione delle fasi di
miscelazione e flocculazione, se si vogliono raggiungere i massimi rendimenti di rimozione
del fosforo (in media 80%). In Tabella 6.12 sono riportati i campi di efficienza di rimozione
del P nei trattamenti primari in presenza ed in assenza delladdizione di reagenti chimici. U-
nitamente al fosforo precipitato e a quello parzialmente rimosso per adsorbimento e coagu-
lazione (polifosfati e P organico) con la pre-precipitazione viene separata nella vasca di se-
dimentazione primaria anche una consistente frazione di BOD e di solidi sospesi (Tabella
6.12).


Figura 6.57. Schema di processo per la rimozione chimica del
fosforo. 1- Precipitazione diretta; 2- Pre-precipitazione; 3- Precipi-
tazione in simultanea; 4- Post-precipitazione; 5- Post-
precipitazione con filtro flocculatore (FF); G- grigliatura; D- dis-
sabbiatura; F- flocculazione; S- sedimentazione; A- aerazione; R-
dosaggio reagenti.
Tabella 6.12. Efficacia potenziale del trattamento primario e secondario con e senza laggiunta di reagenti
per la rimozione del fosforo.
TRATTAMENTO RIMOZIONE P (%)
Senza Con
RIMOZIONE SS (%)
Senza Con
RIMOZIONE BOD (%)
Senza Con
Primario
Secondario:
filtro percolatore
fanghi attivi
5-10 70-90

10-20 80-95
10-20 80-95
40-70 60-75

80-90 85-95
80-90 85-95
25-40 40-65

75-90 80-95
85-95 80-95

Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-83

Questo si traduce in sede progettuale in una riduzione dei volumi impiegati dallo stadio
di ossidazione biologica ed, in fase gestionale, nella possibilit di poter far fronte a sovracca-
richi organici sulle unit biologiche o di garantire et del fango adeguate allo svolgersi dei
processi di nitrificazione, in corrispondenza per esempio di fluttuazioni stagionali.
La pre-precipitazione attenua inoltre leventuale carico tossico diretto al trattamento
biologico, costituito per esempio da metalli pesanti e oli dispersi.
Talvolta, in liquami a bassa alcalinit pu rendersi necessario laggiunta di un basificante
per evitare leccessiva diminuzione del pH, soprattutto se si utilizzano sali di ferro. La calce,
oltre a coadiuvare la precipitazione, favorisce lidrolisi dei polifosfati e del fosforo organico
ad ortofosfati, creando le condizioni per una rimozione pi spinta. Il trattamento con sola
calce tuttavia sconsigliabile in quanto pu richiedere una ricarbonatazione prima dellavvio
del liquame alla fase biologica. A causa di queste prospettate complicazioni impiantistiche,
cui si aggiungono i problemi gestionali legati al dosaggio ed allo stoccaggio, la calce rappre-
senta il reattivo meno impiegato, pur essendo il pi economico.
Uno svantaggio della pre-precipitazione individuabile nel fatto che la rimozione del
fosforo non pu essere troppo spinta al fine di poter assicurare nel trattamento biologico la
necessaria disponibilit di fosforo per il metabolismo batterico. A questo riguardo la pre-
precipitazione deve essere adeguatamente controllata, ricorrendo inoltre allimpiego di polie-
lettroliti che facilitano la sedimentazione del P precipitato.
Un ulteriore svantaggio di tale processo consiste nel fatto che nel liquame grezzo una
consistente frazione del fosforo totale in forma di dispersione colloidale e pertanto la ri-
mozione di tale frazione richiede un maggiore consumo di reagenti. A questo primo fattore
va aggiunta la presenza di reazioni degli ioni metallici con sostanze colloidali idrofile, come i
detergenti e le proteine, presenti entrambi in abbondanza nelle acque di scarico grezze. Tali
reazioni risultano competitive con quelle di precipitazione del fosforo e conducono pertanto
ad un sovradosaggio dei reagenti chimici.
A favore della pre-precipitazione si pu considerare il fatto che, non essendo richieste
particolari unit operative addizionali, essa pu essere adottata in impianti gi esistenti so-
prattutto quando si desiderano ridurre i carichi organici in arrivo agli stadi biologici.
In genere sono difficilmente raggiungibili i limiti di P (< 0,5 mg/l) fissati dalla vigente
normativa nazionale per lo sversamento in laghi o comunque entro una fascia di 10 km dalla
linea di costa.

8.4.3. Precipitazione simultanea

Il reagente aggiunto nella vasca di aerazione durante il trattamento biologico. I dosag-
gi vanno regolati in modo tale da permettere condizioni di pH adatte alla vita batterica e allo
stesso tempo tali da garantire una bassa solubilit dei sali. Un campo di pH che soddisfa a tali
esigenze compreso tra 5,5 e 7.
Limmissione diretta dei reagenti nella vasca di ossidazione a fanghi attivi favorisce il
controllo del pH, in quanto si pu contare sia sulleffetto tampone del fango che
sullinnalzamento del pH conseguente al strippaggio della CO
2
. In aggiunta a ci, in combina-
zione con la precipitazione, la presenza nelle vasche a fanghi attivi di solidi fioccosi facilita lo
svolgimento di quei meccanismi fisico chimici (adsorbimento, coagulazione e flocculazione)
che contribuiscono ad una pi efficiente rimozione del fosforo e separazione dei precipitati,
consentendo un risparmio nel dosaggio dei reagenti (Tabella 6.10).
Non sempre favorevoli per una adeguata miscelazione e flocculazione risultano essere i
gradienti di velocit o i livelli di turbolenza nella vasca di ossidazione. Per questa ragione
opportuno procedere in tutti i casi ad un indagine sullimpianto per determinare il punto o i
punti ottimali per limmissione dei reagenti. Il punto di immissione dipender dalla natura
6-84 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili
dei reagenti chimici, dai gradienti di velocit nella vasca e dalle caratteristiche del liquame. Se
sono richiesti elevati rendimenti di rimozione del fosforo si pu prevedere un punto di im-
missione di reagenti in corrispondenza ad ogni flusso in ingresso alle vasche, ricircoli com-
presi.
Particolarmente critico il ricircolo del surnatante degli ispessitori e dei digestori anae-
robici, che generalmente arricchito di fosforo.
La maggiore concentrazione di solidi in arrivo alla sedimentazione secondaria pu crea-
re dei problemi di sovraccarico a questa unit, con possibile trascinamento di solidi sospesi
nelleffluente finale.
Lutilizzo di sali di ferro od alluminio causa spesso la formazione di microfiocchi di fo-
sforo metal bound, cio legato ai metalli, che soprattutto nella precipitazione in simultanea
tendono a sfuggire alla sedimentazione finale aumentando cos il carico di fosforo totale e di
solidi sospesi nelleffluente. Un rimedio rappresentato dallaggiunta prima della sedimenta-
zione finale di piccole quantit di coagulante, generalmente un polielettrolita anionico.
Impiantisticamente la precipitazione simultanea offre i vantaggi gi indicati per la pre-
precipitazione in quanto si rendono necessari solo i sistemi di dosaggio e stoccaggio dei reat-
tivi, senza dover adottare unit operative suppletive.

8.4.4. Post-precipitazione

Con questa alternativa di trattamento chimico si raggiungono i pi elevati rendimenti di
rimozione del fosforo, superiori al 90% e con concentrazioni alleffluente inferiori a 0,5 mg
P/l.
Lapplicazione della post-precipitazione necessita della realizzazione di un sedimentato-
re posto a valle del sedimentatore secondario dellimpianto biologico. Il fango che qui si se-
para solo di tipo chimico e pu essere smaltito, quindi, separatamente dal fango biologico.
Non si potranno avere pertanto gli svantaggi prospettati nel caso di un trattamento comune
dei due tipi di fanghi. Con la post-precipitazione si avranno nelleffluente finale anche pi
basse concentrazioni di BOD e di solidi sospesi.
Nel caso di grandi impianti ha dato buoni risultati in termini di riduzione del dosaggio
di reagenti, di una minore produzione di fango, di una migliore sedimentabilit e di pi ele-
vati rendimenti di rimozione del fosforo, luso combinato di sali di ferro e calce, con dosaggi
sequenziali calce-sali di ferro. Per ridurre il dosaggio complessivo di reagenti pu essere utile
far precedere la post-precipitazione dalla precipitazione simultanea. Labbattimento del fo-
sforo avviene cos in due stadi successivi e alla post-precipitazione demandato il compito
di rimuovere solo la frazione residua di fosforo, normalmente concentrata sui solidi sospesi
piuttosto che in soluzione. Una combinazione efficace dei due stadi quella che prevede il
ricircolo nella fase biologica del precipitato chimico della post-precipitazione. Il risultato po-
sitivo un ulteriore risparmio dei reagenti, cui tuttavia si affianca lo svantaggio di dover av-
viare al trattamento dei fanghi una massa notevolmente superiore a quella prodotta dai soli
processi biologici.


8.5. APPARECCHIATURE

Vengono ora sinteticamente descritte le apparecchiature generalmente pi utilizzate per
la manipolazione dei diversi reagenti.

8.5.1. Stoccaggio

Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-85

Sali di alluminio

Lallume sfuso deve essere stoccato in contenitori di acciaio o di cemento, dotati di di-
spositivi per la raccolta delle polveri. La movimentazione del materiale stoccato pu essere
facilmente effettuata mediante coclee, elevatori a tazze o trasportatori pneumatici.
Nel caso si utilizzi allume in sacchi o in fusti, si deve provvedere al loro stoccaggio in
ambiente secco. La tramoggia di carico dovrebbe avere una capacit di stoccaggio di almeno
8 ore, considerando le condizioni pi gravose di dosaggio previste.
Il fondo della tramoggia va dimensionata con una pendenza minima di 60 gradi per evi-
tare la formazione di ponti.
Lallume secco non corrosivo se non assorbe umidit. Pu invece causare irritazione
agli occhi e alle vie respiratorie.
Lutilizzo di allume in soluzione comporta lo stoccaggio del materiale in serbatoi chiusi.
Per evitare la cristallizzazione del prodotto necessario che la temperatura non scenda sotto
i 4C. A seconda delle condizioni climatiche, si dovr pertanto dotare i serbatoi di un sistema
ausiliario di riscaldamento. I materiali di costruzione dei serbatoi vanno dallacciaio inossida-
bile, allacciaio impermeabilizzato con PVC, gomma o piombo, alla plastica rinforzata con
fibra di vetro. I serbatoi vanno dimensionati per garantire la fornitura allimpianto per 10-15
giorni.
Lallume liquido moderatamente corrosivo ed necessaria la protezione di mani e del
viso quando lo si manipola.

Alluminato di sodio

Tale prodotto disponibile sia in forma secca che liquida.
Lalluminato secco pu essere stoccato fino ad un massimo di sei mesi in serbatoi
dacciaio, di FRP, di cemento. La tramoggia di carico deve essere dotata di dispositivi di agi-
tazione per evitare la formazione di ponti o impaccamenti. Nel caso di alluminato liquido il
tempo massimo di stoccaggio si riduce a due tre mesi.
richiesta la protezione del viso e delle mani.

Sali di ferro

I sali di ferro qui considerati sono il cloruro ferrico, il cloruro ferroso ed il solfato ferro-
so.
Il cloruro ferrico va stoccato in serbatoi con capacit di almeno 10-14 giorni. I materiali
pi utilizzati per i serbatoi sono acciaio rivestito, FRP e resine sintetiche. Per evitare la
cristallizzazione (a -4C) spesso necessario collocare o prevedere dispositivi di
riscaldamento ausiliario. richiesta la protezione del viso e delle mani, quando si opera
presso i dispositivi di stoccaggio e di alimentazione.
Il cloruro ferroso disponibile sul mercato come materia seconda proveniente
dallattivit di decapaggio.
Sebbene meno corrosivo del cloruro ferrico, si adottano generalmente gli stessi disposi-
tivi di stoccaggio, per potere alloccorrenza utilizzare il cloruro ferrico come reagente alterna-
tivo. Infatti la fornitura del cloruro ferroso non ha sempre garanzie di continuit, per la sua
natura di materia seconda. Le misure di sicurezza sono analoghe a quelle adottate per il clo-
ruro ferrico.
Il solfato ferroso viene commercializzato generalmente in forma secca. Va stoccato in
ambienti freschi ed asciutti. Infatti a contatto con laria umida si ossida e si idrata. Inoltre a
temperature sopra i 20C tende ad impaccarsi.
6-86 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili
Le tipologie dei serbatoi di stoccaggio e le misure di sicurezza sono analoghe a quelle
indicate per il cloruro ferrico.

Polimeri

Esistono una variet di polimeri disponibili sia in forma secca che umida. I polimeri in
forma secca vengono forniti in sacchi, che devono essere stoccati in ambiente fresco ed a-
sciutto. Il polimero secco viene miscelato con acqua fino ad ottenere una soluzione molto
concentrata, che viene stoccata per il dosaggio. Allatto del dosaggio si procede ad un ulterio-
re diluizione.
I polimeri in forma liquida sono invece gi pronti per la diluizione allatto del dosaggio.
Le soluzioni di polimero vengono stoccate in serbatoi di FRP, di acciaio inossidabile o rive-
stito di materiali plastici. Per evitare deterioramenti, il tempo massimo di detenzione della so-
luzione di polimero di 1-3 giorni.



8.5.2. Dosaggio e controllo

Reagenti secchi

Il sistema di alimentazione e dosaggio costituito dai seguenti elementi:
alimentatore
vasca di miscelazione
vasca di carico e pompa di dosaggio.

I dispositivi di alimentazione dei reagenti secchi sono di tre tipi:
volumetrici
gravimetrici a calo di peso
gravimetrici a nastro.

Gli alimentatori volumetrici sono i sistemi pi economici e vengono utilizzati quando
non richiesta una grande precisione nel dosaggio. Il meccanismo di alimentazione a vite.
I sistemi gravimetrici a calo di peso forniscono una grande precisione nel dosaggio (max
errore 1%) e sono raccomandabili in tutti i casi in cui lo stretto controllo del dosaggio pu
portare a significativi risparmi sui costi dei reagenti. Gli alimentatori a nastro hanno un costo
intermedio tra i due precedenti sistemi.
Gli alimentatori gravimetrici presentano diversi vantaggi rispetto a quelli volumetrici, in
particolare la maggiore precisione, il frazionamento automatico, i bassi costi di gestione e la
facilit duso.
Il reagente viene alimentato nella vasca di miscelazione, dotata di miscelazione meccani-
ca. Nella stessa vasca viene lacqua nelle giuste proporzioni mediante un contatore. In uscita
dalla vasca di miscelazione si ha un flusso continuo di soluzione reattiva, al livello di dilui-
zione richiesto dal processo.
Allorch il reagente viene conservato in sacchi o fusti, la miscelazione viene effettuata
manualmente in batch allinterno della tramoggia di alimentazione giornaliera.

Reagenti liquidi

Per lalimentazione di reagenti chimici liquidi o di soluzioni preparate commercialmente
Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-87

sono disponibili alcune alternative tecnologiche, la cui scelta spesso determinata dallaltezza
piezometrica disponibile.
In caso di alimentazione a gravit si utilizza generalmente un rotametro con valvola di
controllo; lalimentazione in pressione viene effettuata mediante pompa dosatrice.
Le tubazioni, i componenti dei rotametri e delle pompe devono essere protetti
dallattacco chimico dei reagenti. Nel caso dellallume liquido si fa ricorso ai seguenti
materiali: acciaio inossidabile, FRP, PVC e altre plastiche. Per il cloruro ferrico sono
raccomandabili materiali di acciaio rivestito con grafite, gomma e guarnizioni in teflon.

Controllo del dosaggio

Il controllo dei dosaggi chimici importante non solo per assicurare il continuo rispetto
dei limiti di concentrazione di fosforo nelleffluente, ma anche per minimizzare luso di rea-
genti chimici e quindi i costi di gestione del processo. La necessit del controllo deriva dalle
possibili significative fluttuazioni della concentrazione del fosforo nellinfluente su base ora-
ria, giornaliera e anche stagionale.
La tipologia e la complessit del sistema di controllo dipendono dalle dimensioni
dellimpianto e dal consumo giornaliero di reagenti. I sistemi pi diffusi rientrano nelle se-
guenti tipologie:
controllo manuale
controllo automatico basato sulla portata
controllo automatico basato sui dati storici
controllo automatico in feedback o feedforward.
Il controllo manuale consiste nella preparazione giornaliera della soluzione chimica in
batch (nel caso in cui il reagente sia secco) e nella regolazione manuale della pompa di do-
saggio per fissare la portata desiderata di soluzione chimica. Sebbene tale sistema sia affidabi-
le e richieda poca manutenzione, ha il grosso svantaggio nel fatto che il dosaggio costante
mentre la portata di liquame in ingresso allimpianto variabile nel tempo e cos pure le con-
centrazioni di P. Si pu parzialmente ovviare a tale problema variando manualmente la velo-
cit di dosaggio del reagente ad intervalli prefissati, sulla base delle portate storiche e delle
prestazioni dellimpianto. In ogni caso, per, il sistema di controllo manuale porta ad un sot-
todosaggio o ad un sovradosaggio del reagente.
Il controllo automatico basato sulla portata consiste nellaggiustamento automatico del-
le velocit di dosaggio in funzione della portata in ingresso allimpianto. Il controllo automa-
tico ottenuto mediante un misuratore di portata che trasmette in continuo un segnale ad
una unit di controllo che regola la pompa di dosaggio.
Il limite di tale sistema sta nel fatto che la velocit di dosaggio risulta proporzionale ad
una grandezza, la portata, che pu avere una bassa correlazione alle concentrazioni di fosfo-
ro ad essa associate.
Unalternativa il controllo automatico sulla base dei dati storici di carico del fosforo
allimpianto. Tale sistema richiede un accurata registrazione dei dati di portata e concentra-
zione del fosforo preferibilmente su base oraria per un periodo di almeno una settimana.
Sulla base di andamento dei carichi viene programmato il sistema di dosaggio dei reagenti.
Questo sistema di controllo risulta pi sofisticato di quello basato sulla portata, ma tuttavia
ha lo svantaggio di operare su dati storici, che per esempio non risultano applicabili in tempo
di pioggia.
Un approccio pi sofisticato per il controllo del dosaggio chimico consiste nella regola-
zione retro-azionata (feedback) o anticipativa (feedforward). Secondo tali tecniche la velocit
di dosaggio dei reagenti controllata sulla base della portata e di alcune caratteristiche del li-
quame come pH e conducibilit.
6-88 Parte I Caratteristiche e trattamento delle acque reflue civili

8.5.3. Miscelazione e flocculazione

importante che i reagenti chimici usati per la precipitazione del fosforo siano intima-
mente miscelati come acqua di scarico per assicurare una dispersione uniforme ed un effi-
ciente rendimento dei reagenti.
Laddove il trattamento di precipitazione chimica viene realizzato su un impianto esi-
stente, prassi usuale utilizzate quanto pi possibile lesistente per ottenere la miscelazione
dei reattivi con il liquame. I punti di immissione e i reattivi vengono generalmente posti in
corrispondenza ai misuratori di risalto, ai dissabbiatori aerati, allo scarico delle pompe di ali-
mentazione del liquame, ai gomiti a 90 delle tubazioni, ai salti idraulici e ai bacini di aerazio-
ne, dove i livelli di turbolenza sono tipicamente pi alti rispetto ad altre parti dellimpianto.
Sebbene laddizione dei reagenti in tali punti sia spesso risultata efficace, non si otten-
gono di certo le condizioni ottimali di miscelazione, che si possono riscontrare in una vasca
di contatto progettata ad hoc.
Una miscelazione povera o inadeguata porta ad un uso inefficiente dei reagenti e quindi
ad un aumento dei consumi degli stessi per garantire i limiti prefissati del fosforo in uscita
dallimpianto.
I pi importanti parametri utilizzati nella progettazione dei processi di miscelazione e
flocculazione sono il tempo di permanenza ed il gradiente di velocit G. Sono raccomandabi-
li per il processo di miscelazione tempi di ritenzione dellordine di 30 secondi e valori di G di
300 m
2
/s.
Nel caso della flocculazione, solo raramente si procede alla realizzazione di un bacino
ad hoc per tale processo, sia nel caso di adeguamenti che in quello di nuovi impianti.
Si utilizzano piuttosto alcune componenti dellimpianto, come i dissabbiatori aerati o
pi spesso i condotti di alimentazione dei sedimentatori. In tutti i casi bene verificare pre-
ventivamente che i tempi di residenza ed i gradienti di velocit siano adeguati ad ottenere
una buona flocculazione.
Un altro approccio nel caso di nuovi impianti quello di realizzare un sedimentatore
flocculatore, che oltre a sfruttare il condotto di alimentazione prevede anche una camera di
flocculazione a debole miscelazione (meccanica o aerata).
I gradienti di velocit generalmente raccomandati per il processo di flocculazione sono
nel campo 50-80 m
2
/s, a seconda del tipo di reagente e del punto di addizione dello stesso.
Gradienti di velocit inferiori a 50 m
2
/s possono portare alla formazione di fiocchi troppo
acquosi, mentre valori superiori a 80 m
2
/s possono causare eccessiva turbolenza con il con-
seguente deterioramento del fiocco.
A tale proposito, nel caso della precipitazione simultanea importante verificare che i
gradienti di velocit nelle vasche di aerazione non siano eccessivi. Laggiunta di un polimero
anionico prima della sedimentazione consente in parte la riagglomerazione dei fiocchi dete-
riorati dalleccesso di turbolenza.
Alti parametri utilizzati nella progettazione dei processi di flocculazione sono Gt, il
prodotto del gradiente di velocit e il tempo di ritenzione, e GCt, dove C il rapporto adi-
mensionale tra il volume dei fiocchi ed il volume totale della sospensione.


8.6. PRODUZIONE DEI FANGHI

Le produzioni di fango risultanti dalla precipitazione chimica del fosforo devono essere
considerate con cautela per lampia variabilit dovuta alla grande variet delle condizioni lo-
cali. In generale le produzioni di fango chimico variano dal 20% del totale al 120% in fun-
Cap. 6 Processi a biomassa sospesa 6-89

zione non solo del dosaggio dei reagenti ma anche dallalcalinit dellacqua e, in minor misu-
ra, del pH. stato inoltre riconosciuto che limpiego di cloruro ferrico fa aumentare la pro-
duzione del fango del 20% rispetto al solfato di alluminio. Una stima delle produzioni di fan-
go possibile regressioni lineari dedotte da risultati sperimentali del tipo:
S = a + bP
r
+ CP
i
(6.155)
dove:
S = produzione di fango (in mg/l);
a, b, C = coefficienti di regressione;
P
r
, P
i
= concentrazione di fosforo totale, rispettivamente rimosso ed influente;
b = rapporto molare metallo/fosforo.