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Matematica per il design

ISIA - Urbino, 2010

Dimmi la verit
tutta la verit, solo la verit

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Il paradosso del mentitore

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Il paradosso di Epimenide

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Epimenide di Creta stato uno scrittore e filosofo greco antico. Nasce a Cnosso, secondo Platone, Diogene Laerzio, Teopompo e Pausania, o a Festo, secondo Plutarco e Strabone, tra l'VIII e il VII secolo a.C. Seguendo una tradizione diversa, Platone, nelle Leggi (642d-643a), lo colloca circa un secolo dopo. Le principali notizie sulla sua vita sono fornite in particolare da Plutarco, Solone, XII, e Diogene Laerzio I. 109-112. Si ricava da Diogene la notizia che Epimenide, da giovane, inviato dal padre a rintracciare una pecora nei campi, si fosse addormentato in una caverna e avesse dormito per cinquantasette anni: una volta risvegliatosi e tornato in quella che avrebbe dovuto essere la sua casa, non trovandovi pi alcuno che conoscesse, si era imbattuto nel fratello, ormai anziano, comprendendo quanto era successo. Da quel momento cap di essere caro agli dei e di avere un legame particolare con loro, in particolare con Apollo delfico, di cui si fa interprete. Viene infatti considerato sommamente abile nella divinazione. Grazie alla sua fama di uomo vicino alla divinit ed esperto di cose sacre, verso il 600 a.C. viene invitato ad Atene per purificare la citt: gli Ateniesi, in particolare la famiglia degli Alcmeonidi, verso il 630 a.C. si erano macchiati di un sacrilegio, avendo ucciso Cilone e i suoi seguaci, che avevano tentato di impadronirsi del potere e si erano rifugiati presso gli altari delle divinit. Violando la protezione divina, gli Alcmeonidi li avevano strappati dagli altari ed eliminati: per questo motivo una maledizione era ricaduta sulla citt e, secondo Diogene, una pestilenza imperversava nell'Attica. Chiamato da Solone, Epimenide purifica la citt ordinando il tipo e il modo dei sacrifici da celebrare, regolamenta le istituzioni religiose e inizia la citt ai sacri misteri. Quindi ritorna a Creta senza accettare ricompense. Secondo Diogene, che riporta diverse tradizioni, Epimenide sarebbe morto a Creta, non molto tempo dopo essere tornato da Atene, a circa centocinquant'anni di et. [Cfr. Wikipedia]

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Il paradosso di Epimenide

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Tutti i Cretesi sono bugiardi.

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Epimenide era cretese.

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La frase vera o falsa?

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Tutti i Cretesi sono bugiardi.

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Se Epimenide dice il vero, solo alcuni Cretesi sono bugiardi.

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Se Epimenide dice il falso, non ci sono Cretesi bugiardi.

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Se Epimenide dice il vero, i Cretesi dovrebbero essere bugiardi proprio perch abbiamo presunto che lui dica il vero.

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Per, se Epimenide [che cretese] dice il vero, non tutti i Cretesi sono bugiardi.

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Questa frase non pu essere vera, perch altrimenti Epimenide stesso sarebbe un cretese che a volte non dice il falso. Allora la frase deve essere falsa, cio qualche cretese deve dire a volte qualche verit, e la cosa finisce qui [non detto che quel cretese debba essere proprio Epimenide, e se anche lo fosse, non detto che quella verit debba essere proprio la frase in questione]. Paolo di Tarso [morto nel 67 d.C.] che era troppo indaffarato a predicare la verit per aver tempo di meditare sulla menzogna, non comprese che non c'era appunto nessun problema, e si scagli contro il povero Epimenide. Nelle sue deliranti convulsioni si pu gi distinguere, completamente formato, l'embrione dell'inquisizione: Molti sono i ribelli, i ciarloni, i seduttori, specialmente tra i circoncisi, ai quali bisogna tappare la bocca, perch son tali che rovinano intere famiglie, insegnando ci che non si deve, a vile scopo di lucro. Uno di essi, loro profeta, ebbe a dire: "Cretesi, eterni bugiardi, cattive bestie, ghiottoni infingardi". (Lettera a Tito, I, 10-12). Sottolineiamo che, di per s, la frase in questione non neppure un paradosso...

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Doc: E ci ritroveremo in un paradosso! Marty: Un paradosso? Intendi una di quelle cose che distruggono l'universo? Doc: Precisamente!

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Paradosso [ http://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso ]

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Eubulide di Mileto IV secolo a. C.

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Io sto mentendo.

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Eubulide, partendo da Epimenide, varia soggetto e contesto e crea un vero paradosso.

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La frase non vera/falsa.

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Io sto mentendo.

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Elaborazioni successive

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Un coccodrillo afferra un bambino che gioca sulla riva; la madre lo implora di restituirle il figlio, ma il coccodrillo fa la seguente proposta: "Se indovini quello che far, ti restituir il bambino". La madre risponde: "Credo che mangerai il piccolo". Diogene Laerzio

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possibile giurare di rompere il giuramento che si sta prestando? possibile ordinare di disobbedire all'ordine che si sta impartendo? Aristotele

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Socrate dice "Platone dice il falso". Platone dice "Socrate dice il vero". Jean Buridan

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Sancho Panza, divenuto governatore di Barataria, si trov a dover decidere sul caso di un militare, messo di guardia ad un ponte con l'ordine di impiccare tutti coloro che mentivano circa il motivo per cui volevano oltrepassare il ponte stesso. Il militare raccontava che un giorno era arrivato un tale cui fu chiesto perch voleva passare il ponte. A questa domanda, il tale - che era un aspirante suicida - rispose: "voglio attraversare il ponte solo per essere impiccato in base alla legge". Miguel de Cervantes

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La frase seguente falsa. La frase precedente vera. Philip Jourdain

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Articolo 12, Comma 1 L'unico motivo valido per chiedere il congedo dal fronte la pazzia. Articolo 12, Comma 22 Chiunque chieda il congedo dal fronte non pazzo. Joseph Heller

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In un villaggio c' un unico barbiere. Il barbiere rade tutti (e solo) gli uomini che non si radono da s. Chi rade il barbiere? Bertrand Russell

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Composizione 4:33 [Silenzio] John Cage

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Non ho nulla da dire.

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Di fronte a te hai due porte. Di fronte alle porte stanno due guardiani. Una porta conduce a morte certa ed una alla salvezza. Un guardiano mente ed uno no. Puoi interrogare uno solo di loro. Cosa chiedi? Quale porta scegli?

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Soluzioni?

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La soluzione data da Crissipo dice semplicemente che il paradosso il rovesciamento del buon senso: [Ci sono frasi delle quali] non si deve dire che esse dicono il vero e [neppure] il falso; n si deve congetturare in un altro modo, cio che lo stesso [enunciato] esprima simultaneamente il vero e il falso. Esse sono completamente prive di significato.

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Questa la soluzione di Aristotele: le frasi paradossali si fondano sulla confusione tra uso e menzione. Quando si dice "io sto mentendo", si sta usando la frase, nel senso che si tratta di un paradosso di tipo autoreferenziale, catalogato tra gli insolubilia. Chi enuncia una frase insolubile, non dice letteralmente nulla e pertanto la proposizione (o meglio, la pseudoproposizione) deve essere semplicemente cassata.

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Nel Medioevo, una proposta di soluzione fu avanzata da Guglielmo di Occam (1285-1350). Dal momento che la cassatio di Aristotele non forniva una soluzione concreta, egli introdusse la distinzione tra linguaggio e metalinguaggio. Solo le frasi autoreferenziali mescolano i due livelli in uno solo, perch dire "io sto mentendo" una frase che si pone nel metalinguaggio [per quanto riguarda il verbo mentire, il cui concetto trova spiegazione non nella frase stessa ma in un altro livello], ma espressa mediante il linguaggio.

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Confusi?

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Se domani iniziaste a studiare il giapponese, il vostro insegnante dovrebbe comunque ricorrere all'italiano per farvi lezione. In questo caso, il giapponese sarebbe il linguaggio e l'italiano il metalinguaggio.

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La proposta di soluzione di Buridano fu dettata dall'intuizione della logica temporale. Un'affermazione non vera o falsa in assoluto, ma solo relativamente ad un certo momento. Mentre non possibile che una frase possa essere vera o falsa nello stesso tempo, essa pu esserlo in tempi diversi Basterebbe dire "Platone dir il falso quando pronuncer la prossima frase" e "Socrate disse il vero quando pronunci la frase precedente".

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Tempi moderni

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Nel 1908 Kurt Grelling divise gli aggettivi del linguaggio in due classi: gli autologici, [hanno la propriet da essi descritta], e gli eterologici [non hanno la propriet da essi descritta].

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Polisillabico un termine costituito da pi sillabe e quindi autologico.

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Monosillabico un termine costituito da pi sillabe e quindi eterologico.

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Allora, di che tipo l'aggettivo eterologico? Se esso autologico, ha la propriet che descrive ed eterologico. Se invece eterologico, allora ha la propriet che descrive e quindi autologico.

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Nel 1931 Kurt Gdel consider la frase "io non sono dimostrabile" per sistemi matematici che non dimostrino delle falsit. Se la frase fosse falsa, allora sarebbe dimostrabile: ma il sistema non dimostra falsit e questo dunque impossibile. Allora la frase vera, e quindi non dimostrabile. Questo sembrerebbe un ritorno ad Epimenide perch non c' paradosso e l'ipotesi che la frase sia vera non porta a nessuna contraddizione. Ma ora la cosa viene sfruttata positivamente: si infatti ottenuta una verit che non dimostrabile e si quindi scoperto che la nozione di verit pi comprensiva della nozione di dimostrabilit ed in particolare diversa da essa. Mentre per il paradosso del mentitore si riferiva a frasi del linguaggio comune che parlano di verit, il teorema di Gdel si riferisce a frasi del linguaggio comune che parlano di dimostrabilit e quindi di una nozione che appartiene ad un diverso linguaggio: quello matematico. Non dunque affatto immediato che la cosa sia sensata, e Gdel dovette appunto mostrare come fosse in realt possibile costruire una tale frase nel linguaggio matematico. Per far questo egli dovette riflettere una parte sufficiente del linguaggio comune all'interno dei sistemi matematici, mediante un metodo di codifica che divenne fondamentale per gli sviluppi successivi sia della storia del paradosso, che di quella della tecnologia: su tale metodo si basa infatti la possibilit di comunicare ai computer, nel loro linguaggio aritmetico, le istruzioni di programmi che traducono comandi dati nel linguaggio ordinario.

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Il metodo di Gdel permette di costruire, nel linguaggio di un qualunque sistema matematico sufficientemente espressivo, frasi che dicano "io ho la propriet P", per qualunque propriet P esprimibile nel sistema considerato. Alfred Tarski riformula il paradosso del mentitore, ma di tipo diverso da quello di Gdel: egli mostra non una differenza fra la dimostrabilit e la verit, ma una impossibilit di parlare della verit di un linguaggio [matematico] all'interno del linguaggio stesso e ci pu essere considerato come una versione matematica dell'intuizione di Occam, secondo cui il concetto di verit sta al di fuori del linguaggio.

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La verit non definibile nel linguaggio.

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La verit definibile solo nel metalinguaggio.

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Dunque, normalmente, la verit non definibile.

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Non possiamo dire se la verit abbia/sia un significato.

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Il significato un sasso in bocca al significante.

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Il paradosso uno strumento davvero potente.


in me, non c' pi nessuno che agisce

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Per alcuni il paradosso non riguarda la vita vera, perch nessuna persona sensata direbbe mai cose del tipo "questa frase falsa".

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probabile che esista una connessione fra il paradosso e la patologia mentale come ha dimostrato il lavoro di Gregory Bateson che ha introdotto il concetto di doppio vincolo.

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Secondo Bateson, l'esposizione duratura a doppi vincoli che provoca in chi li subisce, specie da bambino in famiglia, un'incapacit di distinguere fra linguaggio e metalinguaggio e la conseguente schizofrenia.

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Ebefrenia Si rifiuta il metalinguaggio e ci si limita all'aspetto letterale della comunicazione

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Paranoia Si rifiuta il linguaggio e ci si dedica alla continua ricerca di significati reconditi

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Catatonia Si rifiutano entrambi i livelli e ci si chiude nell'inattivit o nell'iperattivit

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O si logici o si patologici.

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E il mondo non ama troppo la logica...

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Mamma ti regala due maglioni.

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Quando ne indossi uno, ti chiede se l'altro non ti piace.

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La TV reclamizza junk food.

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La TV reclamizza pillole dietetiche.

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Un eterosessuale desidera una partner santa di giorno.

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Un eterosessuale desidera una partner disinibita di notte.

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Un[a] omosessuale desidera come partner un vero uomo/una vera donna.

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L'articolo 27 del Codice Civile Svizzero impedisce per legge la rinuncia alla libert.

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Bateson ha dimostrato che tutta l'attivit comunicativa superiore espressione del paradosso.

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Ci che sto facendo non Ci che sto facendo

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Ci che sto dicendo non Ci che sto dicendo

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Minaccia, inganno, simulazione, magia, umorismo, comicit, simbolismo, metafora, poesia, cerimonia, religione, rito, recitazione e tutta l'attivit creativa e artistica.

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Ci che sto facendo non Ci che sto facendo

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Ci che sto dicendo non Ci che sto dicendo

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Non ho nulla da dire.

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E lo sto dicendo.

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Io non sono qui.

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Di fronte a te hai due porte. Di fronte alle porte stanno due guardiani. Una porta conduce a morte certa ed una alla salvezza. Un guardiano mente ed uno no. Puoi interrogare uno solo di loro. Cosa chiedi? Quale porta scegli?