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Il futuro sar anticapitalista o non sar

Intervista a Julio Garca Camarero Quali novit comporta la decrescita rispetto allecologismo tradizionale? Penso che il fondamento dellecologismo sia, in termini generali, osservare e denunciare i mali che si producono sulla natura, ma senza soffermarsi troppo a considerarne le cause, cio lo sfruttamento delluomo sulluomo, cosa che implica anche lo sfruttamento della natura da parte delluomo. Per questo motivo, perch contiene queste premesse, il marxismo mi ha sempre interessato. Lecologismo ha criticato molte volte il marxismo per essere eccessivamente operaista e produttivista, a volte a giusta ragione. Ma personalmente difendo una decrescita correlata al marxismo, che elimini lo sfruttamento delluomo sulluomo, il lavoro alienato, il consumismo e il produttivismo. Queste idee si possono ritrovare nel pensiero di Marx. Lei punta a una decrescita compatibile con il marxismo. Anche con la socialdemocrazia e con sindacati come le CCOO y UGT [Comisiones Obreras e Unione Generale del Lavoro, sindacati spagnoli, N. d. T.]? Decrescita e socialdemocrazia non sono compatibili. La socialdemocrazia propende per il produttivismo. Quanto ai sindacati, potrebbero mettere in atto un grande lavoro per radicare le idee decresciste, ma se fossero dei sindacati che agissero in modo diverso rispetto alle CCOO e lUGT. Penso che, invece di rivendicare aumenti salariali per aumentare il consumo, dovrebbero puntare a una riduzione dellorario di lavoro, con lobiettivo di trasformare il lavoro in unattivit volontaria e creativa. Il che avrebbe come fine la realizzazione personale e la qualit della vita delle persone. Ci vorrebbero dei sindacati che difendessero questi principi. Alcune obiezioni alla decrescita. C chi sottolinea che non critica in modo sufficiente la propriet privata dei mezzi di produzione vero che ci sono correnti anglosassoni che mettono laccento sul ritiro in campagna o nei villaggi, e mettono in evidenza anche strade di tipo mistico. Ma una parte significativa di autori invece fanno questa critica alla propriet privata dei mezzi di produzione. La denuncia implicita quando si indica che, come minimo, il 50% di quanto consumiamo sono pseudobisogni, dettati in buona misura dalle mode. E anche quando si critica lobsolescenza programmata, cio la produzione di oggetti deperibili a breve scadenza con lunico fine di non far smettere di funzionare il meccanismo capitalista. Si pu anche obiettare che la decrescita pu essere proposta nei Paesi ricchi (nei quali c crescita economica) ma non alla periferia del sistema. In questo momento sto lavorando a un libro che ha per titolo La crescita misurata. Questo sarebbe il concetto giusto, che a mio parere dovrebbe essere applicato ai Paesi del sud. Una crescita che garantisca un livello minimo di qualit della vita senza ripetere gli stessi errori commessi in occidente. Si concretizzerebbe in centri educativi, ospedali e tutte quelle infrastrutture che mettano le basi per uno sviluppo umano. In uno dei suoi libri ha sostenuto una decrescita felice. Su quali premesse? In primo luogo, formulo una distinzione tra due tipi di decrescita, che definisco come felice e infelice. Questultima quella che vediamo oggi, con i tagli alla sanit,

alleducazione e alle pensioni nel contesto dellattuale crisi. Al contrario, la decrescita felice intende superare linsoddisfazione prodotta dal consumismo e inoltre si lega allo sviluppo umano. Questa idea non mia, la sviluppa Manfred Max Neef nel libro Lo sviluppo a misura duomo. Questo autore spiega fondamentalmente che la felicit consiste nel soddisfare le necessit di base dellessere umano, e distingue: affetto, sussistenza, protezione, comprensione, partecipazione, ozio, creazione, identit e libert. Un concetto chiave per le teorie della decrescita limpronta ecologica cos. il quoziente della divisione tra la superficie produttiva del pianeta e il numero di persone che lo abitano. Il risultato di 1,8 ettari a persona. O, il che lo stesso, limpronta ecologica a persona che il pianeta capace di sopportare. Se si supera, si produce un grave deterioramento della natura. E attualmente la media di 2,2 ettari a persona. Orbene, limpronta ecologica non si distribuisce in modo omogeneo: quella di un cittadino medio degli Stati Uniti di 5 ettari; quella di uno spagnolo di 3 ettari, e quella di un indiano 0,8 ettari. In conclusione, c chi non arrivato al limite mentre altri lo superano. Nellattuale contesto di crisi a sinistra si soliti auspicare un keynesianismo basato sullaumento della domanda. Come possono radicarsi le idee decresciste? Credo che possano radicarsi spiegando alla gente limpossibilit della crescita economica per tre ragioni. Primo, per limpronta ecologica, che supera gi la capacit del pianeta. In secondo luogo, sappiamo -per l applicazione del principio dellentropia- che in ogni processo di produzione di energia si ha un residuo energetico che non possibile riciclare. E infine rappresenta unautentica chimera aspirare a una crescita illimitata a partire da risorse limitate. possibile una societ basata globalmente sulla decrescita o questa idea sarebbe pi applicabile in nuclei locali o piccoli gruppi autogestionari? La decrescita totalmente incompatibile con lautoritarismo. Devessere costruita, pertanto, dal basso verso lalto. Inoltre si tratta di un movimento di democrazia partecipativa e di azioni orizzontali, che possono essere molto diverse. Come ho letto una volta che dicevano alcuni indigeni dAmerica, gente piccola facendo cose piccole in posti piccoli pu cambiare il mondo. Una riflessione molto saggia, senza dubbio. Nelle tue conferenze insisti su un punto: non si tratta di andare contro il consumo, ma contro il consumismo. cos. Negli anni 60, per linfluenza del maggio francese, venne formulata una critica radicale alla societ del consumo della quale molti di noi siamo eredi. Ma pi che contro il consumo, c da lottare contro il consumismo. Consumare sano e indispensabile, anche prodotti sofisticati. E ci sono decrescisti che questo non lo hanno chiaro. Aspirano solo a una vita ritirata in campagna. A mio parere dobbiamo salvare il concetto del vivir bien, radicato nelle culture andine. E per questo necessario consumare, questo s, senza sprecare n dilapidare. Nel frattempo, quali iniziative potrebbero aprire la strada in direzione della decrescita? C una moltitudine di piccole cose che possono essere fatte. Per esempio, promuovere i mercati dello scambio, le cooperative di consumo, orti urbani, banche del tempo. Iniziative concrete che permettano di rifuggire dal denaro e, quanto pi essenziale, uscire dal capitalismo. Non ci pu essere decrescita senza uscire dal capitalismo. E per questo,

insisto, dobbiamo abbandonare il consumo di pseudobisogni.