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UNIVERSITA PER STRANIERI DI PERUGIA

FACOLTÀ DI LINGUA E CULTURA ITALIANA

CORSO DI LAUREA PER LA PROMOZIONE DELLA LINGUA


E DELLA CULTURA ITALIANA NEL MONDO

A.A. 2008/09

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LO STEREOTIPO DELL'ITALIA E DEGLI ITALIANI


Uno studio sul campo in Giappone presso la Kansai Gaidai University

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Relatore
Prof.ssa Stefania Scaglione

Correlatore
Prof. Takeshi Tojo

Candidato
Andrea Gobbi
Indice

Introduzione 3

I. Lo stereotipo 4

I.1. Introduzione e cenni storici 4


I.2. La definizione cognitivista 6
I.3. La categorizzazione sociale 8
I.4. Aspetti patologici dello stereotipo 9
I.5. Stereotipo e pregiudizio 10
I.6. Le rappresentazioni sociali 10

II. Italia e Giappone: analisi del contesto 12

II.1. L'Italia vista dal Giappone 12


II.2. I rapporti economici 12
II.3. Il turismo 13
II.4. Lo studio della lingua italiana 13
II.5 Sviluppo dell'immagine “Italia” 14
II.6. La strategia di promozione dell'Italia in Giappone 15
II.7. Un fenomeno mediatico: Girolamo Panzetta 15

III. I presupposti teorico-metodologici della ricerca 17

III.1. Scopo della ricerca 17


III.2. Ipotesi di lavoro 17
III.3. Il campione 18

1
III.4. Gli strumenti di indagine 18
III.4.1. Il questionario 19
III.4.2. La scala di Thurstone 21
III.5. Metodologia di analisi delle risposte 23
III.6. Alcune considerazioni metodologiche a posteriori 23

IV. Analisi dei dati 25

IV.1. Le risposte al questionario 25


IV.2. Le risposte alla scala di Thurstone 33
IV.3. Sintesi conclusiva 35

Conclusioni 37

Riferimenti bibliografici 40

Riferimenti web 42

Appendice 43

A.1. Il questionario 43
A.2. La scala di Thurstone 46
A.3. Campione intero: tabelle 47
A.4. Studenti di italiano: tabelle 58
A.5. Gruppo di controllo: tabelle 69

2
Introduzione

Questo lavoro nasce da un'esperienza di vita e di studio fatta in Giappone, dove ho


studiato per due semestri alla Kansai Gaidai University durante l’anno accademico
2007-2008.
Il germe della curiosità per gli studi culturali e per l'immagine dell'Italia all'estero era
tuttavia già presente in me da tempo, da quando, cioè, partii diciassettenne per un anno
di studio all'estero. In quell'occasione vidi per la prima volta l'Italia “da fuori” e mi
trovai a dover “indossare le scarpe” dell'italiano all'estero, scontrandomi con gli
numerosi stereotipi riguardanti la nostra identità e la nostra cultura.
A sette anni di distanza, ho voluto approfittare di questo ulteriore, prolungato
soggiorno all'estero per tentare una ricerca su basi strutturate e più rigorose, per quanto
senza pretesa di esaustività, per capire meglio come siamo visti e percepiti dal di fuori,
in questo caso particolare dai giapponesi.
Questo lavoro si pone l'obiettivo di analizzare gli stereotipi diffusi tra i giapponesi in
relazione all'Italia e agli italiani.
Nel primo capitolo ho presentato il concetto di stereotipo, su cui si basa la mia
ricerca, proponendo un breve excursus del suo sviluppo.
Il secondo capitolo si propone di delineare brevemente il contesto delle relazioni tra
l'Italia e il Giappone, focalizzando in particolare l’immagine del nostro Paese così come
viene presentata dagli organi ufficiali italiani di promozione.
Nel terzo capitolo, di carattere metodologico, vengono illustrati i presupposti della
ricerca e gli strumenti utilizzati per svilupparla.
Nel quarto capitolo, infine, sono stati analizzati e discussi i dati raccolti.

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I. Lo stereotipo

I.1. Introduzione e cenni storici

L'introduzione del concetto di stereotipo nelle scienze sociali si deve a Walter


Lippman, giornalista americano che, nel corso deii suoi studi sulla formazione
dell'opinione pubblica (Lippman 1922), utilizzò il termine per definire quelle idee
immutabili e impermeabili che organizzano le categorie sociali (Arcuri Cadinu 1998:
15).
Lippman mutuava il termine “stereotipo”dal mondo tipografico, dove veniva
originariamente utilizzato per definire tanto il processo di stampa in cui i caratteri
metallici che formavano una parola e le parole di una riga venivano organizzati e fusi
insieme, formando appunto un unico stampo rigido che veniva utilizzato più e più volte
per la stampa di righe tutte uguali, quanto lo stampo stesso.
Si trattava di uno strumento che, una volta costruito, era molto comodo e di facile
utilizzo; nel caso in cui, però, durante la composizione della riga fossero stati fatti degli
errori, il fatto che fosse stato ormai fuso e preparato ne rendeva impossibile la modifica.
Onde evitare sprechi, si stampava dunque con l'errore, ripetendolo migliaia di volte.
Lippman ritenne che questa doppia accezione del termine “stereotipo” si prestasse
particolarmente bene a designare in chiave metaforica le opinioni precostituite, non
acquisite sulla base dell’esperienza diretta e scarsamente suscettibili di modifica: si
tratta infatti di strumenti cognitivi di facile utilizzo, il cui mutamento o aggiustamento
risulta però così complicato che non viene praticamente mai messo in atto.
Lippman ebbe intuizioni lungimiranti, che vennero successivamente riprese dalla
tradizione di studi di scuola cognitivista. Il periodo storico in cui egli operava era
tuttavia quello dei primi anni del Novecento, quando l’analisi delle identità culturali si
focalizzava ancora sulla dimensione e sulla natura delle differenze tra le quelle che
venivano definite le “razze” (Mazzara 1996: 60 ss.).
La cosiddetta “psicologia delle razze” partiva dal presupposto che le caratteristiche
psicologiche degli individui fossero codificate e trasmesse geneticamente; una simile

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posizione mascherava evidentemente la finalità politica di supportare il concetto di
Stato-nazione e i nazionalismi che ne derivarono.
La matrice innatista e evoluzionista che ha caratterizzato questo approccio nei primi
anni del ventesimo secolo ha dovuto confrontarsi con i forti cambiamenti socio-politici,
istituzionali e culturali avvenuti su scala globale, ma soprattutto negli Stati Uniti, che in
quel periodo erano il principale teatro di questi studi. Eventi quali la Grande
Depressione, il primo e il secondo conflitto mondiale e l'evoluzione della questione
razziale, in un arco di tempo di pochi decenni, contribuirono in maniera determinante a
modificare radicalmente l'approccio a queste discipline, spostandone il focus di ricerca.
Da un ottica di conflitto e di competizione tra gruppi sociali e razziali diversi, si
passò ad una impostazione ideologica orientata verso la necessità del dialogo e della
convivenza. La comunità scientifica stessa aveva vissuto e stava ancora vivendo un
processo di democratizzazione interna, accogliendo al suo interno contributi e punti di
vista che fino a quel momento non erano mai potuti emergere (Motu e Zamboni 2002:
8).
In campo psico-sociale, il focus delle ricerche si spostò sui processi mentali degli
individui, dando vita alla scuola cognitivista, che, partendo dalle intuizioni di Lippman,
sviluppò e approfondì gli studi sullo stereotipo e sul pregiudizio, dei quali ci
occuperemo più approfonditamente in seguito.
All'approccio cognitivista si affiancarono presto altre prospettive, che si
differenziavano da esso per il livello di analisi sul quale concentravano l’attenzione: se
infatti l'analisi dei processi mentali ricostruiva queste dinamiche a livello individuale,
altri contributi teorici si orientarono sulla dimensione sociale e sul modo in cui i
rapporti tra l'individuo e il gruppo contribuiscono alla formazione e al mantenimento di
stereotipi e pregiudizi (Mazzara 1997: 58 s.).
Quest’ultimo nuovo paradigma di ricerca parte dal presupposto che ciò che ci
circonda non è soltanto percepito e categorizzato individualmente, ma riceve un
significato anche mediante processi collettivi e sociali.
In questa scuola di pensiero rientrano contributi molto vari, che vanno dalla teoria
delle rappresentazioni sociali di Moscovici, al lavoro sulle “interfacce” di Bateson, fino
alle teorie costruttiviste e costruzioniste, che al loro interno hanno sviluppato a propria
volta innumerevoli correnti (Fruggeri 1998).

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Il contributo alla definizione del concetto di stereotipo su cui si basa questa ricerca
viene principalmente dalla scuola cognitivista; a questo approccio si affianca,
integrandolo, il contributo teorico proveniente dalla teoria delle rappresentazioni sociali
(Moscovici 1981; cit. in Mucchi Faina 2006: 22).

I.4. La definizione cognitivista

Lo stereotipo è definito come uno strumento mentale che si origina e viene utilizzato
durante il processo di categorizzazione, passaggio ineludibile del processo percettivo, e
di per sé non connotato patologicamente. Fa parte quindi del normale modus operandi
della mente umana, rappresentando

“una indispensabile strategia di categorizzazione che gli individui devono impiegare se


vogliono opportunamente semplificare un mondo di esperienze variegato, mobile, difficile da
catturare.” (Arcuri e Cadinu 1998: 37).

Il processo di percezione è il mezzo tramite il quale si viene in contatto con la realtà


esterna. Il mondo esperienziale è così complesso e articolato che gli stimoli potenziali
che ne partono sono pressoché infiniti; se la mente fosse esposta indiscriminatamente a
tutti essa impazzirebbe in breve tempo.
Il modo in cui questo bombardamento di informazioni viene gestito è attraverso il
processo di percezione, che funge da filtro. Questo filtro è diverso per ogni individuo, è
influenzato principalmente dalla cultura di appartenenza e può essere definito come “il
processo di conversione degli stimoli esterni in esperienza dotata di significato”
(Giaccardi 2005: 197).
Il processo percettivo è diviso in tre fasi: la selezione, la categorizzazione e
l'interpretazione:
- la selezione è la fase in cui vengono filtrati i dati che pervengono dall'esterno; è
il passaggio in cui la cultura maggiormente influenza tutto il processo, poiché
“fa passare” alcuni elementi e ne esclude altri dalle fasi successive;
- la categorizzazione è la fase in cui i dati vengono organizzati; essi prendono una
struttura e acquisiscono stabilità, venendo divisi e organizzati in categorie che
semplificano e rendono accessibile la complessità del mondo esterno;

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- L'interpretazione rappresenta la fase finale del processo, in cui viene assegnato
un significato allo stimolo categorizzato.
Tra gli studiosi del processo percettivo, Gordon Allport (1954) ha sottolineato come
gli stereotipi abbiano origine nel processo di categorizzazione, “introducendo semplicità
e ordine là dove in realtà sono presenti una complessità e una variazione pressoché
casuale [...] aiutandoci [...] tramutando differenze sfumante in differenze ben chiare, o
creando nuove differenza là dove non ce ne sono affatto.” (Tajfel 1981 [trad. it. 1985:
212]).
Gli stereotipi sono dunque rappresentazioni cognitive che la mente umana utilizza
per suddividere ed organizzare i dati percepiti.
Tajfel, studioso della scuola cognitivista, spiega più tecnicamente come la mente
umana applichi categorie discontinue (p. es. i gruppi razziali) a dimensioni continue
(come la variazione dei tratti morfologici somatici). Così facendo, la mente tratta in
maniera analoga sia dimensioni come il peso e l'altezza, sia tratti e caratteristiche
personali come l'intelligenza, la simpatia, l'onestà, o la pigrizia. Non esiste una scala
numerata dell'intelligenza o dell'onestà, eppure la prova della presenza di queste
categorizzazioni è la produzione di enunciati come “più simpatico” o “meno onesto”,
altrimenti impossibili.
Proprio questo metodo di categorizzazione, tipico dell'uomo, influisce sul risultato
finale, la percezione. In uno dei primi studi sugli effetti della categorizzazione (Tajfel e
Wilkes, 1963), si è chiesto ai partecipanti di determinare la lunghezza di otto linee che
venivano loro mostrate, una alla volta, su fogli separati. La lunghezza delle otto linee
variava da 16,2 a 22,9 cm. A una parte dei partecipanti (gruppo di controllo) le linee
sono state presentate varie volte, in ordine casuale. Agli altri partecipanti, invece, le
quattro linee più corte sono state presentate su fogli sui quali era scritta una grossa A, e
le quattro linee più lunghe su fogli sui quali era scritta una grossa B. Le lettere A e B,
quindi, fornivano una classificazione (categorizzazione) delle linee in due gruppi: le più
corte e le più lunghe. Si è constatato che nel gruppo sperimentale le persone tendevano
a sovrastimare la differenza tra la linea meno corta del gruppo A e quella adiacente, la
meno lunga del gruppo B (differenziazione intercategoriale), e a sottostimare la
differenza tra linee adiacenti all'interno del gruppo A o del gruppo B (assimilazione
intracategoriale). I risultati di questo studio mostrano che gli elementi interni a una

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categoria sono percepiti come simili tra loro, mentre gli elementi appartenenti a
categorie differenti sono percepiti come dissimili (Mucchi Faina 2006: 19 s.).
Gli stereotipi sono dunque uno strumento di economizzazione delle risorse cognitive
(Arcuri Cadinu 1998: 72), e fanno parte del normale funzionamento della mente umana,
finché non sconfinanoverso la formazione di dicotomie esasperate, esercitando forzature
gratuite sui fatti (Tajfel 1981: 212).

I.3. La categorizzazione sociale

Quando il processo sopra descritto si applica non più semplicemente a linee su un


pezzo di carta o ad oggetti, ma a persone, avviene ciò che viene definito come
“categorizzazione sociale”.
In questo caso, non si tratta più di un semplice processo cognitivo, poiché le
categorie sociali raramente sono neutre, e più spesso sono cariche di credenze e valori.
Anche queste categorizzazioni si basano su stereotipi, che vengono conservati nella
memoria a lungo termine come associazioni tra la denominazione del gruppo (“gli
Italiani”) e delle caratteristiche attribuite a quel gruppo (“bravi cuochi” o “mafiosi”);
inoltre, alcune ricerche dimostrano come esperienze con specifici individui appartenenti
alla categoria, detti “esemplari”, possano influenzare gli stereotipi (Stangor e Schaller
1996; cit. in Mucchi Faina 2006: 21 s.).
Gli stereotipi culturali creano aspettative nei confronti del gruppo a cui sono
attribuiti, potenzialmente falsando le basi di un eventuale incontro e comunicazione. Le
ricerche effettuate in questo abito da Crocker e Major (1989; cit. in Mucchi Faina 2006:
22) e da Steele e Aronson (1995; cit. in Mucchi Faina 2006: 22), hanno sottolineato
l'impatto di questi stereotipi, rispettivamente nella percezione di se stessi e nel
comportamento tenuto.
Un ulteriore importante ricerca transculturale ha indagato sui motivi e sulle modalità
di formazione degli stereotipi culturali, scoprendo che servono a determinare se gli altri
ci siano ostili o no e quale sia il loro livello di competenza, informazioni utilizzate poi
nella competizione intergruppo presente in tutte le società umane complesse (Cuddy et
al., 2004; cit. in Mucchi Faina 2006: 22 s.).

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Per quanto riguarda l'uso dello strumento della categorizzazione sociale, preferito in
questo caso ad un processo di individuazione, pare che esso sia direttamente
proporzionale all'entatività attribuita al gruppo di appartenenza dell'individuo oggetto
della nostra analisi (Hamilton e Sherman, 1996; cit. in Mucchi Faina 2006: 24): inoltre,
il genere, l'età, l'etnia e, in generale, l'aspetto esteriore sono gli elementi più salienti e
influenzanti l'”effetto primacy” (Asch 1946; cit. in Mucchi Faina 2006: 13), e; in
accezione più generale, rientrano nella dimensione nascosta, quella non-verbale, di cui
si è occupato Edward T. Hall (Hall 1966).

I.4. Aspetti patologici dello stereotipo

Lo stereotipo ha dunque un ruolo molto importante a livello cognitivo, nel quale


gestisce l'economia delle risorse. Da esso dipende la percezione che abbiamo del mondo
per come esiste per noi: metterlo in discussione significa quindi lo sfaldarsi della realtà
così come esiste per noi. Non potendo rinunciare ad uno strumento così prezioso, la
mente umana crea attorno ad esso una serie di efficientissimi strumenti di difesa,
rendendolo praticamente inattaccabile. Le differenze individuali sono scomode,
mentalmente antieconomiche, e creano problemi. Lo stereotipo organizza le conoscenze
basandosi sulle similarità, sulle quali fonda la stabilità mentale. Per questo motivo lo
stereotipo è refrattario al cambiamento anche nel caso in cui l'evidente realtà esterna
fornisca tutti i dati necessari a modificarlo.
Quando l'economia cognitiva si applica indiscriminatamente nei confronti degli
oggetti e dei gruppi umani, lo stereotipo scivola nel patologico. Ne risulta infatti una
distorsione della realtà causata dal potenziale induttivo dello stereotipo. Se lo stereotipo
di “Italiano” viene utilizzato per categorizzare un individuo, questa immagine
stereotipata fornirà le basi per un'inferenza post-categorizzazione, fornendo opinioni
preconfezionate e creando aspettative coerenti con essa.
La persona presa in considerazione verrà de-individualizzata, spogliata cioè delle
proprie peculiarità individuali, e le verrà fatta indebitamente indossare la maschera più
consona all'immagine stereotipica adottata dal nostro sistema cognitivo.
I dati che si allontanano da questa immagine vengono ignorati, mentre quelli che vi
tendono sono esagerati e utilizzati come prova per la sua riconferma.

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In sintesi, lo stereotipo

possiede, accanto a degli indubbi vantaggi, nei termini di economizzazione delle risorse
cognitive, anche degli effetti collaterali: quelli di rendere più povera, grossolana e semplificata
l'impressione che ci formiamo degli altri (Arcuri e Cadinu 1998: 71 s.).

I.5. Stereotipo e Pregiudizio

È opportuno chiarire a parte un concetto che compare quasi inevitabilmente quando


si parla di stereotipi: il pregiudizio.
La definizione di pregiudizio dipende dal livello di generalità che si adotta; se a
livello etimologico la nozione viene definita semplicemente come giudizio che precede
l'esperienza o delle conferme empiriche, nelle scienze sociali essa assume più spesso la
connotazione negativa di atteggiamento volto a giudicare qualcuno in maniera negativa,
basando tale giudizio solo su caratteristiche fisiche o sull'appartenenza ad un certo
gruppo sociale.
Ecco che lo stereotipo viene inteso in quest'ottica come il nucleo cognitivo del
pregiudizio: un insieme di elementi di informazione e di credenze circa una certa
categoria di oggetti, rielaborati in immagini coerenti e tendenzialmente stabili, in grado
di sostenere e riprodurre il pregiudizio nei confronti dell'oggetto (Mazzara 1997: 16).

I.6. Le rappresentazioni sociali

Spostando il focus dell'analisi dal livello individuale a quello sociale, ci si rende


conto che la realtà viene sì percepita a livello individuale, ma poi esiste, si comunica e
viene condivisa a livello sociale. Come esiste una percezione individuale, si può dire
che esista anche una percezione della realtà che ha un'origine sociale e condivisa, l'una e
l'altra in continua interazione.
Da questo punto di vista, Serge Moscovici ha dato un contributo importante alla
psicologia sociale europea, elaborando una teoria delle rappresentazioni sociali
(Moscovici 1981; cit. in Motu e Zamboni 2002: 13)
Per Moscovici, una rappresentazione sociale è la definizione consensualmente
elaborata che una società dà di un determinato oggetto o, nel caso specifico preso in
esame in questa ricerca, di una categoria sociale.

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Si tratta di conoscenza di senso comune, di una definizione condivisa e accettata
come valida da tutti, anche se non necessariamente elaborata dal gruppo stesso: diviene
evidente l'influenza dei media, considerati i potenti mezzi di comunicazione verticale a
loro disposizione.
Le rappresentazioni sociali rappresentano vera e propria conoscenza, utilizzata dalla
società per organizzare la realtà e darle un ordine per poterla gestire.

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II. Italia e Giappone: analisi del contesto

II.1. L'Italia vista dal Giappone

Per essere in grado di leggere i dati raccolti sull'immagine dell'Italia in Giappone, è


necessario cercare di capire il punto di vista da cui il nostro Paese viene visto e
giudicato, anche se si tratta di un compito tutt'altro che semplice. In questa sede si
tenterà di dare una visione d'insieme che, seppur schematicamente, permetta a chi legge
di avere un'idea del contesto di riferimento.
Un termine che capita in Giappone spesso di sentir accostato al concetto di Italia è
ブランド - burando – prestito lessicale tratto dall'inglese per designare il concetto di
“marchio”, “marca”, “sigillo di qualità”: tutto ciò che rientra all'interno dell'aura italiana
gode in Giappone di un successo senza pari. Italia è sinonimo di qualità, di bello, di
raffinatezza. Dare ad un prodotto un nome che richiami all'Italia è garanzia di successo,
e capita molto spesso di veder comparire i colori della bandiera italiana nei luoghi più
disparati, non ultime le strade, dove bar, caffè, ristoranti, pizzerie che fanno riferimento
all'Italia sono presenti in quantità innumerevole.

II.2. I rapporti economici

Il settore della ristorazione, e, più in generale, quello alimentare, è quello in cui


l'Italia gode del maggiore successo di pubblico. Esiste addirittura una guida ufficiale ai
ristoranti italiani, stilato ogni anno dall'Istituto per il Commercio Estero di Tokyo in
base alla dichiarazione di utilizzo o meno di prodotti italiani DOC nella preparazione
dei piatti: secondo il rapporto-paese congiunto ICE/MAE del 2007, il numero dei
ristoranti censiti sarebbe superiore a 3000.
Sempre secondo il rapporto ICE/MAE (2007), analizzando nel dettaglio l'export del
settore eno-agro-alimentare, si evidenzia l'ottima performance dell'Italia, che, con un
aumento dell'8,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, si stacca dalla
media giapponese di import dagli altri paesi, che rimane al 5%.
Inoltre, nonostante il forte apprezzamento dell'Euro sullo Yen (+ 19% nei 18 mesi
precedenti la stesura del rapporto), l'export italiano gode di buona salute, con un

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aumento del 3,8% rispetto ai dati dell'anno precedente. L'analisi per settori merceologici
registra poi ottimi risultati in ambiti che però non contribuiscono all'immagine
dell'Italia, come i prodotti farmaceutici (+11,9%) o i prodotti chimici inorganici
(+188,7%), mentre si registrano difficoltà i settori “stereotipici” come la moda, con una
performance definita “sottotono”, o la gioielleria, addirittura in perdita (-10,2%).

II.3. Il turismo

L'Italia rappresenta per i Giapponesi la prima destinazione europea e, in generale, si


colloca al secondo/terzo posto come destinazione turistica mondiale preferita, a seconda
che si citino fonti più o meno favorevoli; alcune indagini di mercato vedono il nostro
Paese superato solo dagli Stati Uniti, e comunque soltanto per una minima frazione
percentuale (0,7%).
L'ufficio relazioni esterne della Japan Air Lines, la principale compagnia aerea
giapponese, ha dichiarato un aumento dei passaggi verso l'Italia fino al 20%, e
importanti tour operator, come JTB, JALPAK e Nippon Travel, segnalano la fortissima
richiesta di destinazioni italiane.
Fattore importante sembra essere la presenza in Italia della più grande
concentrazione mondiale di siti dell'UNESCO, più di 40, che esercitano una fortissima
attrattiva, ma è evidente che questo fatto da solo non basta a giustificare un fenomeno di
queste dimensioni, per di più in un paese dove solo il 25% della popolazione possiede il
passaporto (Rapporto-paese Congiunto Ambasciata/Consolato/ENIT, 2008).

II.4. Lo studio della lingua italiana

Dati forniti dal sito dell'ambasciata italiana a Tokyo indicano la presenza di circa
ottanta atenei giapponesi in cui è possibile studiare la lingua italiana, eventualmente con
integrazioni relative a corsi di storia, storia dell’arte, della letteratura, della cultura in
generale.
Chiaramente, lo sviluppo di dipartimenti di italianistica nelle Università giapponesi
rappresenta un dato molto significativo circa l’importanza della nostra lingua nel paese,
ma certamente essi non costituiscono l’unico o il più importante veicolo della sua
diffusione. Oltre agli studenti universitari, infatti, molte persone adulte (pensionati,

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casalinghe, impiegati) sentono il bisogno di continuare a formarsi durante il tempo
libero, in un ottica di life-long learning molto diffusa in Giappone. A questa domanda
rispondono parzialmente gli Istituti Italiani di Cultura di Tokyo e Kyoto, i comitati della
Società Dante Alighieri a Tokyo, Nagoya e Osaka, ma soprattutto una miriade di
piccole scuole private operanti su tutto l'arcipelago nipponico. Vanno infine citati i
celeberrimi corsi di lingua italiana della NHK, l'emittente televisiva e radiofonica
nazionale Giapponese. I dati a riguardo parlano di 300.000 spettatori per le trasmissioni
televisive e 160.000 ascoltatori per quelle radiofoniche. Le relative dispense disponibili
in edicola vendono 230.000 copie mensili. Queste cifre portano l'Italiano al terzo posto
come lingua più studiata in Giappone, dopo Inglese e Cinese (Benanti 2004).

II.5 Sviluppo dell'immagine “Italia”

Nel 1985, “La Repubblica”, parlando del “Made in Italy” in Giappone, scriveva

“Non sarà facile per l'Italia assicurarsi una fetta più consistente del mercato giapponese [...] Il
presidente dell'ICE, Giuseppe Ratti, ha posto l'accento sulla necessità, in un momento difficile
per le esportazioni italiane [...] di migliorare un interscambio attestato su livelli ancora
estremamente modesti.” (la Repubblica, 19/9/1985, p. 35).

Come è stato possibile, dunque, passare da dichiarazioni del genere al successo che
peraltro solo parzialmente è stato possibile presentare nei paragrafi precedenti?
Fabio Rambelli, professore associato alla Sapporo University, ha affrontato
l'argomento in due libri editi soltanto in Giappone, Itariateki kangaekata (1997) e
Itariateki (2005). Rambelli descrive come questo cambiamento sia avvenuto in
concomitanza con grandi cambiamenti nella società giapponese: l'avvento di un
maggiore benessere materiale e l'influenza di valori diversi da quelli tradizionali, rigidi
e puntati orientati alla produttività, con radici nel confucianesimo e in un certo
protestantesimo d'importazione. L'Italia e gli Italiani, da fannulloni inaffidabili,
diventano il faro per un Giappone che cerca ora maggiore soggettività e attenzione al
tempo libero. La moda e il design, da beni voluttuari, diventano espressione di
personalità, e l'inaffidabilità, percepita di meno come mancanza di serietà, diventa
giocosità ed allegria.

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Rambelli sostiene dunque che non si dovrebbe parlare tanto di un cambiamento
d'immagine, quanto di un “...semplice rovesciamento dei valori attribuiti ai tratti
distintivi dell'immagine precedente.” (Rambelli, 2006: 65).
Ecco dunque come l'immagine positiva che i giapponesi hanno dell'Italia non sia da
considerarsi solo il frutto di ciò che l'Italia ha da offrire, ma risulti soprattutto dovuta a
ciò che i Giapponesi ora vedono in essa.

II.6. La strategia di promozione dell'Italia in Giappone

Nell’ottica appena delineata è possibile comprendere l'orientamento della politica di


promozione dell'Italia attuata dalle istituzioni italiane sul suolo nipponico, che ha visto
negli ultimi anni un impegno davvero significativo.
Con la manifestazione “Italia in Giappone 2001” si è infatti inaugurata una serie di
iniziative, crescenti per ampiezza e risonanza, quali la “Primavera Italiana 2007” e
l’”Autunno Italiano 2009”, volte a cavalcare questo momento favorevole per il nostro
Paese. Si tratta di iniziative faraoniche, che durano diversi mesi e all'interno delle quali
operano sinergicamente enti pubblici e privati. Per attuarle, il governo italiano ha finora
stanziato fondi ad hoc attraverso le leggi finanziarie, e ogni volta coinvolgono centinaia
di città giapponesi in cui sono state finora organizzati migliaia di eventi in settori che
vanno dall'arte alla musica, dalle tradizioni italiane al design, dalle scienze e tecnologie
allo sport e tempo libero. Si tratta, in conclusione, di un’immagine a volte anche molto
commerciale e “da vetrina” del nostro Paese, ma che, non si può ignorare, rispondono a
quelle che sono le richieste del mercato di riferimento.

II.7. Un fenomeno mediatico: Girolamo Panzetta

È opportuno infine dedicare qualche attenzione ad un significativo fenomeno di


costume, attualmente diffuso in Giappone e attinente alla percezione dell’Italia in
questo Paese: si tratta di un personaggio mediatico, noto come Girolamo Panzetta, tanto
sconosciuto in Italia, quanto famoso, appunto, in Giappone.
La fonte che abbiamo scelto di utilizzare al suo riguardo è Wikipedia, a nostro avviso
autorevolissima per quanto riguarda la costruzione, la diffusione e il mantenimento di
rappresentazioni sociali.

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Dalla pagina giapponese di Wikipedia su Girolamo Panzetta – o Panzetta Girolamo,
パンシェッタ・ジローラモ, per seguire la regola nipponica sull'ordine dei nomi -
risulta che Giro-san, come è meglio conosciuto in Giappone, è un vero e proprio talento
mediatico.
Atterrato per la prima volta in Giappone nel 1988, ha iniziato accompagnando un
amico al famoso programma della TV nazionale giapponese, la NHK, in cui si
insegnava italiano (NHK 外国語会話 イタリア語会話, “le lezioni di lingua straniera
dell'NHK” - Lezioni di Italiano), e da lì ha avuto inizio il suo successo.
Il signor Panzetta ha saputo gestire molto bene la propria popolarità e, nonostante,
per sua stessa ammissione, la sua versione dell'italiano tipico sia enfatizzata, questa
sembra rispondere all'immagine dell’Italia richiesta dal pubblico giapponese.
Giro-san è considerato autorevole per tutto ciò che riguarda l'Italia e di conseguenza
compare in TV, su riviste o in radio ogniqualvolta si parla di settori tipicamente
connessi all’Italia nell’immaginario giapponese: Formula Uno, calcio, cucina, moda.
Su Wikipedia sono elencati i suoi libri di ricette e sull'Italia, le sue partecipazioni a
programmi TV e radio, spot pubblicitari, film e copertine di riviste. Secondo un
sondaggio citato dalla popolare rivista giapponese “Metropolis” (Betros, 2007: 5),
Panzetta è il secondo italiano più popolare il Giappone dopo Leonardo da Vinci.

16
III. I presupposti teorico-metodologici della ricerca

II.1. Scopo della Ricerca

Questo lavoro si propone di indagare mediante osservazione diretta la diffusione e le


caratteristiche dello stereotipo riguardante l'Italia e gli Italiani in Giappone.
In particolare, si vuole sondare quali siano le rappresentazioni sociali e le immagini
più vivide evocate nell'immaginario collettivo nipponico dall'etichetta “Italia” o
“Italiano”.
Inoltre, si indagherà sull'attribuzione di valore a questa etichetta, entrando quindi nel
merito di eventuali pregiudizi basati sugli stereotipi presenti.
Questa ricerca parte dal concetto di stereotipo offerto dall'approccio cognitivista e
inteso dunque come strumento facente parte dei normali processi cognitivi e, quindi, di
per sé non caratterizzato patologicamente (Allport 1954). Lo stereotipo verrà inoltre
considerato come il nucleo dell'eventuale pregiudizio, un'insieme cioè di informazioni,
credenze e attributi rielaborati in immagini coerenti e tendenzialmente stabili, in grado
di sostenere e riprodurre tale pregiudizio (Mazzara 1997).
Per sondare la dimensione sociale di questo stereotipo, ci si avvarrà dei presupposti
teorici alla base della teoria delle rappresentazioni sociali (Moscovici 1981; cit. in Motu
e Zamboni 2001: 13)

III.2. Ipotesi di Lavoro

Lo scopo generale della ricerca è di mettere a fuoco l'immagine stereotipica


condivisa dai Giapponesi nei confronti dell'Italia e degli Italiani, e di analizzarne il
grado di complessità, profondità e accuratezza.
Si indagherà quindi sulla presenza di eventuali differenze sostanziali tra l'immagine
di “Italia” da quella di “Italiano”, e sui possibili differenti giudizi di valore tra i due
concetti.
Tramite la selezione del campione si cercherà di capire se sia possibile individuare
differenze nei contenuti dello stereotipo che siano attribuibili ad un diverso grado di
consuetudine con la lingua e la cultura italiana: si ipotizza infatti che chi ha intrapreso lo

17
studio sistematico della lingua italiana mediante la frequenza a corsi, possieda, a seguito
di una conoscenza più precisa dell’Italia e degli Italiani, le immagini stereotipiche
qualitativamente diverse da quelle di chi non ha mai coltivato occasioni di contatto “
diretto” con la cultura e la lingua del nostro Paese.
Si provvederà poi ad investigare le radici di queste immagini condivise, ponendole a
confronto con il contesto creato dall’azione dei media e dall'attività di comunicazione e
promozione delle principali istituzioni culturali italiane operanti in Giappone.

III.3. Il campione

Il campione di informatori utilizzato per la ricerca è stato selezionato tra gli studenti
iscritti alla Kansai Gaidai University di Osaka ed è quindi caratterizzato da omogeneità
della fascia d'età di appartenenza, compresa tra i 18 e i 23 anni, e dall’omogeneità del
titolo di studio. L’entità del campione complessivo è di poco più di un centinaio di
soggetti.
Al suo interno, il campione è ulteriormente suddiviso in due gruppi: studenti che
seguono il corso di Italiano e studenti che invece che non lo seguono. Il primo gruppo è
leggermente più numeroso, contando circa settanta soggetti, mentre il secondo ne conta
circa quaranta.

III.4. Gli strumenti di indagine

Le limitate disponibilità di tempo e di energie per la ricerca, nonché la barriera


linguistica che avrebbe ostacolato la raccolta dei dati – un solo ricercatore, con
competenze linguistiche in giapponese non sufficienti a condurre disinvoltamente
interazioni verbali complesse – hanno senz’altro costituito i fattori più problematici ai
fini della scelta degli strumenti di indagine.
Pur nella consapevolezza che la ricerca ideale avrebbe richiesto la somministrazione
di un questionario scritto, seguito poi da un'intervista strutturata in lingua giapponese, si
è dunque optato per il solo strumento scritto, che ha consentito – se non altro – di
coinvolgere nell’indagine una notevole quantità di persone.
Lo strumento di elicitazione dei dati è stato costruito in modo da fornire la più ampia
libertà di espressione nella formulazione delle risposte e cercando di curare in modo

18
particolare la traduzione delle domande, eseguita grazie al supporto di collaboratori
madrelingua.
Sotto questo profilo, la lingua giapponese è stata casualmente d'aiuto, in quanto il
verbo giapponese Kaku (書く) traduce e veicola sia il significato di “scrivere”, sia
quello di “disegnare”, fornendo così quasi involontariamente un doppio strumento di
risposta, di cui alcuni intervistati si sono a volte avvalsi.
Lo strumento di indagine è articolato in due parti: un questionario di undici domande
ed una scala auto ancorante, costituita da un termometro dei sentimenti.
Per quanto riguarda la somministrazione, ci si è avvalsi della collaborazione di terze
persone, sempre di nazionalità giapponese, in modo da ridurre al minimo l'influenza che
la partecipazione diretta di un italiano avrebbe potuto causare.
Nel caso delle classi di Italiano, i docenti stessi hanno provveduto alla
somministrazione dei test durante le ore di lezione. Per i dati raccolti nel resto del
campus, tra gli altri studenti, ci si è invece avvalsi dell'aiuto di conoscenti.
La modalità di somministrazione dei due strumenti sono state mantenute costanti.
Essendo la scala di Thurstone composta da una lista di aggettivi riguardanti l'oggetto
di indagine, essa avrebbe potuto influenzare le risposte ai quesiti a domanda aperta,
qualora li avesse preceduti. Si è avuta quindi l'accortezza di consegnare agli informatori
prima il questionario e, solo al termine della compilazione, la seconda prova di
elicitazione.

III.4.1. Il Questionario

Tenendo in considerazione gli obiettivi della ricerca, nella formulazione delle


domande aperte si è cercato di offrire uno stimolo preciso, ma allo stesso tempo il più
possibile generalizzato, volto appunto a portare alla luce la presenza di stereotipi e
pregiudizi. Si tratta di 10 domande (11 nel caso dei frequentati il corso di italiano), delle
quali le prime cinque sono volte specificamente ad indagare lo stereotipo, mentre le
rimanenti si propongono di inquadrare più nel dettaglio chi esprime questo stereotipo,
indagando tematiche di contorno.
Prima di sottoporre il questionario, si chiedeva agli intervistati di fornire
informazioni anagrafiche quali l'età, il sesso e l'anno di frequenza all'università.
Il testo del questionario è riprodotto in appendice.

19
Le domande 1-5 formano il corpo di indagine vero e proprio. Sono state presentate
per prime per poter contare sulla “freschezza” dello stereotipo, in modo cioè che non ci
fossero elementi indicativi dell'argomento trattato che in qualche modo preparassero
l'intervistato a fornire una risposta più “pensata”.
Si è deciso di aprire la batteria con una domanda il più generica possibile sull'Italia,
usando questo stimolo come strumento per indagare, tra tutti i possibili contenuti di un
contenitore così vasto, quali fossero i primi a salire in superficie.
Sempre mantenendo come campo di riferimento il generico “Italia”, con la seconda
domanda si è inteso indagare più a fondo l'immagine precedentemente evocata,
constatando se la prima risposta tornava in superficie, ed eventualmente registrando se a
questa venisse assegnata una valutazione positiva o negativa.
Ricalcando lo schema dei primi due quesiti, con le domande 3 e 4 si sposta il focus
dal generico “Italia” ad un più definito “Italiano”. L'idea alla base di questa struttura del
questionario è che il concetto di “Italiano” sia inscrivibile all'interno di “Italia”:
costruire le prime due domande attorno al contenitore “Italia” doveva sgomberare il
campo da eventuali stereotipi, anche forti, che potessero “inquinare” una risposta ad una
domanda troppo diretta. Se invece, chiedendo dell'Italia, si fossero ottenute direttamente
risposte riguardanti gli italiani, queste avrebbero potuto essere accettate come risposte
alle prime due domande, ed eventualmente ripetute nella terza e nella quarta.
Lo scopo della domanda 5 è di integrare le informazioni ottenute dalle risposte 3 e 4.
Si è pensato di usare il genere come strumento di stimolo all'approfondimento: essendo
quest'ultimo un attributo necessariamente presente in un individuo, ma neutro dal punto
di vista dell'influenza alle risposte, lo si è usato come elemento di ancoraggio mentale
allo stereotipo, attorno al quale raggruppare le idee e fornire più agevolmente la propria
immagine mentale di Italiano.
Il questionario si conclude con il blocco 6-11.
Il quesito 6 è volto a sondare un possibile contatto diretto dell'intervistato con l'Italia.
In caso di risposta affermativa, si procede all’analisi dell’eventualità che il contatto
diretto abbia influenzato o modificato l’immagine stereotipica dei soggetti interessati.
Con la domanda 7 ci si propone di indagare i contatti che gli intervistati possono aver
avuto con l'estero e, in generale, con culture altre, per valutarne eventuali influenze
nell'ordine di considerazioni di valore culturale. C'è in questo caso da evidenziare come

20
la cultura nipponica avverta in maniera particolarmente marcata la propria identità
etnica e culturale, e tracci confini molto ben definiti tra Giapponesi e altri; si tratta di
una dicotomia di base nel modo di pensare giapponese, meglio nota come Uchi to Soto,
dove i termini contrapposti di Uchi (内), “dentro, ciò che sta all'interno”, e Soto (外),
“fuori, che è esterno”, nonostante rappresentino una distinzione sostanzialmente
riscontrabile in qualsiasi parte del mondo, sono in Giappone così fondamentali e
condivisi da influenzare fortemente i rapporti umani e sociali (Davies e Ikeno 2002: 217
ss.).
Come nella domanda 6, anche nella domanda 8 si indaga sui contatti diretti tra gli
intervistati e gli italiani. La domanda cerca inoltre di spingersi oltre il sì e il no,
cercando ulteriori dettagli sul tipo e grado di eventuale contatto.
La domanda 9, riservata ai soli studenti di Italiano, è intesa ad indagare se le
motivazioni che possono aver spinto uno studente a scegliere di studiare la lingua
italiana abbiano basi stereotipiche, e se così fosse, quali esse siano.
Con la domanda 10 ci si sposta nuovamente sul campo sondato nella domanda 1,
assumendo però un punto di vista non più individuale, ma di contesto. Oltre la prima
immagine richiamata all'intervistato al sentir parlare di “Italia”, si è cercato infatti di
capire quale fosse il contesto in cui l'Italia veniva più frequentemente presentata dai
media.
L'ultima domanda, ancora volta all'indagine del contesto in cui lo stereotipo sul quale
si indaga si è venuto a formare, richiede espressamente quali siano le fonti delle proprie
opinioni degli informatori nei confronti dell'Italia e degli italiani, per poterle poi
analizzare direttamente e valutare chi, tra i soggetti che fanno promozione culturale, o
comunque contribuiscono alla costruzione del discorso sull'Italia, abbia il maggior peso,
effettivamente plasmando questa rappresentazione sociale.

III.4.2. La scala di Thurstone

L'indagine tramite questo strumento richiede dapprima la selezione di undici items,


costituiti da aggettivi o locuzioni qualificativi, per la costituzione della scala. Agli
intervistati è stato richiesto di distribuire gli items lungo una scala graduata da 0 a 10, il
cui orientamento corrisponde ad un giudizio di crescente “italianità,
tipicità/prevedibilità rispetto all’essere italiano”: la posizione 1 rappresenta la massima

21
aderenza dell’aggettivo al concetto dato, mentre la posizione numero 11 si colloca
idealmente il più lontano possibile da questo concetto.
Attraverso l'uso di questo strumento l'intervistato è costretto a classificare tutti gli
items assegnatigli, distribuendoli lungo il continuum della scala. Ne risulta una serie di
caratteristiche che coprono teoricamente tutto l'arco del concetto preso in esame.
L'aspetto problematico principale dell'elaborazione della scala di Thurstone è la
selezione degli undici items.
Essi dovevano coprire aspetti stereotipici comunemente riconosciuti agli Italiani, e
allo stesso tempo rappresentare un'immagine abbastanza ampia in modo da dare agli
intervistati lo spazio per elaborare una propria “scala di italianità” ideale.
La scala di Thurstone utilizzata è riprodotta in appendice.
Nel processo di selezione degli items si è posto il problema di non fornire una lista
troppo sbilanciata in senso positivo o negativo; il problema era peraltro complicato dal
fatto che questi giudizi di valore, in quanto tali, sono influenzati culturalmente, e non
necessariamente una scala ben bilanciata dal punto di vista italiano lo è da quello
giapponese, e viceversa.
Così, l'essere “Emotivo” viene magari considerato una debolezza da un punto di vista
italiano, mentre potrebbe essere più frequentemente letto come un pregio da un'ottica
nipponica. Ancora, il possedere un “Carattere forte” potrebbe essere una virtù per un
italiano, mentre un Giapponese la classificherebbe con maggiore probabilità come un
difetto.
C'è inoltre da tener conto del fatto che alcune caratteristiche non hanno una
connotazione decisamente positiva o negativa, ma sono sostanzialmente neutre e
dipendono dall'opinione personale dell'intervistato. C'è chi vede l'essere “Alla moda”
come una forma di partecipazione sociale, mentre altri lo considerano solo espressione
di un'anima vanesia. Allo stesso modo, il valore che può venire assegnato all'essere
“Molto religioso” dipende solo e soltanto dalle opinioni personali dell'intervistato.
Per la selezione degli items si è quindi deciso di tenere conto di questo gap di
percezione valoriale, e di consultare a riguardo alcuni conoscenti giapponesi estranei
all'indagine, per chiedere loro un'opinione a riguardo.
In generale, la costruzione di questo strumento si è rivelata piuttosto complessa,
considerata la moltitudine di fattori che andavano ad influenzarla.

22
III.5. Metodologia di analisi delle risposte

L'analisi dei dati raccolti si articolerà in due fasi.


Si inizierà analizzando la totalità dai dati raccolti, e solo in un secondo momento i
dati saranno disaggregati secondo la suddivisione interna del campione (studenti di
lingua italiana LS e non), evidenziando eventuali peculiarità dell’uno o dell’altro
gruppo.
È opportuno chiarire che, viste le finalità della ricerca, qualora a quesiti come il
quesito 1 del questionario (“La prima cosa che viene in mente riguardo l'Italia”) gli
informatori abbiano dato più di una risposta, tutte le risposte saranno considerate valide.
Si ritiene infatti che tutti gli elementi segnalati siano stati evidentemente ritenuti
preminenti dall'intervistato.

III.6. Alcune considerazioni metodologiche a posteriori

In ultima analisi, la costruzione degli strumenti di indagine in toto è risultata


particolarmente difficile e complessa, considerata l'inesperienza del ricercatore nel
campo della ricerca sociale e la presenza oggettiva di ostacoli di natura culturale,
sociale, psicologica e linguistica.
Di fronte a queste difficoltà oggettive sono state fatte scelte necessarie, non sempre
ottimali. Dell’opportunità di includere tra gli strumenti di elicitazione un’intervista
semi-strutturata si è già detto sopra. Vale inoltre la pena di rilevare che, a seguito dello
spoglio dei dati, sono stati osservati limiti di vario tipo a carico delle strategie adottate:
- il fatto che la somministrazione dello strumento di elicitazione non sia avvenuta
sotto la diretta supervisione del ricercatore ha certamente consentito agli
informatori una maggiore libertà di giudizio e di espressione in fase di risposta,
ma ha implicato alcuni inconvenienti, fortunatamente rari, quali mancate
risposte dovute a disattenzione dell’informatore o l’erroneo svolgimento della
prova di elicitazione.
- il divario quantitativo, all’interno del campione, tra i due gruppi (studenti di
italiano LS e non) ha probabilmente sbilanciato i dati di conseguenza. A

23
giustificazione di questo inconveniente, si sottolinea la scarsità del tempo a
disposizione e la sostanziale casualità dei contatti che il ricercatore è riuscito ad
instaurare con gli studenti che non frequentano corsi di italiano: in simili
condizioni, il numero di informatori raggiunto è stato il massimo possibile, ma,
certo, non ottimale.
In definitiva, nel riconoscere che i dati raccolti non hanno nessuna pretesa di
rappresentatività, di esaustività o di autorevolezza nel campo della ricerca socio-
culturale, si ritiene tuttavia che essi possano essere eventualmente utilizzati come
base di riferimento per ulteriori e più accurate indagini future.

24
IV. Analisi dei dati
IV.1. Le risposte al questionario1

Nel corso di questo paragrafo, illustreremo e commenteremo analiticamente le


risposte date dagli informatori alle singole domande di cui si compone il questionario.

1) Se dico “Italia”, quali sono le prime cose che ti vengono in mente?


La domanda, volutamente generica, ha favorito – come previsto - una varietà di
risposte, che vanno da “spaghetti”, a “fascismo”, passando per “Super Mario”.
Si contano 41 diversi types, a partire dai quali è stato tuttavia possibile individuare
un numero limitato di macro-aree tematiche. Queste aggregazioni, presentate in ordine
di preferenza, sono:

 Cibo: 54%
 Turismo: 13%
 Calcio: 12%
 Moda: 8%
 Espressioni artistiche: 4%
 Reminiscenze scolastiche: 3%
 Personaggi famosi: 3%
 Altro: 3%

Risulta immediatamente evidente il primato della categoria “Cibo”, che da sola


richiama più della metà delle risposte, confermando il fatto che l'Italia in Giappone è
principalmente rappresentata dalla sua cucina. Con notevolissimo distacco seguono poi
il turismo, il calcio (che gode di fama grazie alle recenti vittorie della nazionale ai
mondiali e del Milan alla coppa intercontinentale proprio a Yokohama) e la moda.
Con quote inferiori al 5% troviamo poi le ultime aggregazioni, che raccolgono le
risposte che, seppur stereotipiche, si distaccano, in qualche misura, dal nucleo
dell'immagine collettiva e che per questo diventano categorie a sé stanti: emergono
ricordi personali su immagini di storia antica viste da bambini sui libri di scuola, e
menzioni a film come Vacanze Romane, che, seppur non di produzione italiana, hanno
contribuito alla diffusione dell'immagine del nostro Paese.
1
Le tabelle e i grafici a cui si farà riferimento da questo punto in avanti sono riprodotte in appendice.

25
Analizzando i dati disaggregati per ciascuno dei due gruppi di cui si compone il
campione non si notano variazioni sostanziali dell'immagine evocata.

2) Sempre pensando all'Italia, dimmi una cosa positiva e una negativa che ti viene in
mente.
Chiedendo non più soltanto un immagine, ma l'espressione di un giudizio di valore,
lo scenario si fa più interessante. Partendo dalla descrizione del lato positivo dell'Italia,
e considerato il numero considerevole di elementi emersi, ancora una volta si è scelto di
aggregare i dati in categorie, che sono:

 Cibo: 25,6%
 Italia bella: 25,6%
 Italiani belli: 17,4%
 Gente amichevole e allegra: 12,4%
 Patrimonio culturale: 9,1%
 Qualità della vita: 4,2%
 Altro: 4,1%
 Nessuna risposta: 1,6%

Nonostante il primato del cibo permanga, esso risulta decisamente ridimensionato


rispetto alla risposta precedente, facendo supporre che, nonostante il forte impatto della
cucina italiana sull'immaginario collettivo, ad esso non segua un giudizio di valore
positivo corrispondente.
A parità di percentuali, emerge il dato che vede l'Italia come un paese “bello”, in
termini di belle città, belle case, bei paesaggi, bel mare. Segue il dato sugli italiani
percepiti come esteticamente curati ed attraenti. Se ne evince globalmente che il lato
prettamente estetico dell'Italia, se venissero aggregate queste due categorie, attirerebbe
quasi il 43% delle preferenze.
Seguono la socievolezza, il patrimonio culturale e la qualità della vita, elementi
classici dello stereotipo italico.
Nuovamente, analizzando i dati disaggregati per ciascuno dei due gruppi di cui si
compone il campione non si notano variazioni sostanziali dell'immagine evocata.

26
Passando al lato negativo, si notano subito due elementi interessanti.
Il primo è rappresentato dalla forte differenza percentuale tra un paio di risposte che,
senza bisogno di aggregarle, raccolgono numeri consistenti, e una moltitudine di altri
elementi considerati negativi, caratterizzati da una frammentarietà tale da non
consentire loro di superare, se non di poco, il 5%.
Il secondo elemento di rilevanza è il fatto che, chiedendo agli intervistati quali siano
secondo loro i lati negativi dell'Italia, le prime due risposte ottenute sono “niente di
particolare” (27%), o addirittura, nel 20% dei casi, “nessuna risposta”.
Anche se per correttezza e chiarezza, si è deciso di tenere separate queste due
modalità di risposta (in questo caso si è ritenuto infatti che la non risposta equivalesse
implicitamente ad affermare una mancanza di immagine negativa), è evidente come in
pratica la quasi metà degli intervistati dichiari di non avere uno stereotipo negativo del
nostro Paese, o perlomeno non ne abbia uno tale da emergere immediatamente.
Ad una percentuale così schiacciante di risposte negative a questa domanda vanno
poi ad aggiungersi le risposte rimanenti. Solo altre due risposte raccolgono una
percentuale a doppia cifra: “gli scippi” (14%) e “una cattiva situazione socio-
politica” (10%). Il resto delle risposte si frantuma in percentuali minori, che per la
maggior parte si attestano sull’1-2%. In valore assoluto, questo significa la menzione da
parte di una singola persona, limite di un campione piuttosto piccolo.
È peraltro da segnalare il caso di una risposta secondo la quale il lato negativo
dell'Italia stava nel fatto che il cibo non viene servito decorato, che, se da un lato
riconferma l'attenzione del Giappone per l’estetica, dall’altro continua a mettere in
evidenza l'assenza di una critica forte verso l'Italia.
Ad una lettura così positiva di queste risposte, si potrebbe obiettare che, considerata
la cultura degli intervistati, essi potrebbero non aver voluto esporsi nel dare risposte
negative, cercando insomma di “essere cortesi” con l'Italia, anche in virtù di una loro
predisposizione culturale ad essere ossequiosi e ad evitare il conflitto. A questa
potenziale critica si risponde anticipatamente ricordando di prestare attenzione a non
leggere il dato attraverso un nostro stereotipo del Giappone e dei giapponesi. Inoltre, il
47% delle preferenze raccolte dal dato aggregato “favorevole” all'Italia è, nonostante
tutto, inferiore rispetto al 53%, per quanto frammentato, del dato aggregato

27
“sfavorevole”.
Per ulteriore scrupolo, durante l'analisi dei dati è stato chiesto ad altri informatori
giapponesi non facenti parte del campione come si dovesse leggere questo dato, alla
luce dell’obiezione appena ricordata: la risposta è stata che il dato va letto così com’è,
cioè, quando al campione è stato chiesto di nominare una cosa negativa dell’Italia, al
47% degli informatori non è semplicemente venuto in mente nulla.
Passando all'analisi dei dati divisi per campione, si nota come, tra gli studenti di
italiano, la risposta “gli scippi” occupi il secondo posto (21%) e le risposte in bianco
scendano al terzo posto (17%), mentre tra gli altri studenti di nuovo le prime due
risposte siano nuovamente “ niente di particolare” e “ nessuna risposta” , che
salgono però, rispettivamente, al 34% e al 24% (ossia, aggregati, raggiungono il 58%),
mentre al terzo posto si trova invece “l’immondizia”2, a pari merito con l’immagine
di un’Italia genericamente “insicura”, entrambe al 7%. Anche l’analisi dei dati
disaggregati per gruppo corrobora indirettamente la validità della spiegazione sopra
proposta a motivazione della scarsità di giudizi negativi sul nostro Paese: si nota infatti
come la percentuale aggregata di risposte che indicano una mancanza di idee negative
sull’Italia passi dal 42% degli studenti di Italiano al 58% degli altri studenti, con una
differenza del 16% tra i due gruppi.
Riteniamo verosimile che gli studenti che hanno deciso di avvicinarsi all’Italia
attraverso lo studio della lingua abbiano una conoscenza almeno relativamente più
approfondita di chi invece è stato intervistato a caso tra gli altri studenti; nell’ambito del
primo gruppo, dunque, lo stereotipo risulta in qualche misura arricchito da un’immagine
dell’Italia che, seppur semplificata, risulta senz’altro più articolata, anche per quanto
riguarda i lati negativi, rispetto a quella, del tutto priva di contenuti esperienziali diretti,
che caratterizza il secondo gruppo di informatori. Questi ultimi, d’altra parte,
dimostrano di possedere – almeno in corrispondenza di questa domanda - un ’
immagine stereotipica più compatta e meno articolata; anche a livello di giudizio di
valore, ne risulta un pregiudizio fortemente positivo ed idealizzato.

2
La raccolta dei dati, della primavera del 2008, è coincisa con l’attenzione dei media, anche
internazionali, ai problemi di Napoli.

28
3) Se dico “Italiano”, quali sono le prime cose che ti vengono in mente?
Dall’idea generale di Italia, la ricerca passa poi ad indagare un concetto inscrivibile
all’interno della precedete categoria e più definito, quello di “italiano”.
Di nuovo, la formulazione volutamente ampia della domanda ha portato a risultati
molto variegati: si contano 37 diversi types, di cui solo 5 superano la soglia del 5% e
assieme assommano il 57,7 % delle risposte.
Al primo posto, raccogliendo quasi un quarto delle risposte, c'è una visione degli
italiani “amichevoli e allegri” (24,6%); seguono “belli” (12,7%), “Girolamo
[scil. Panzetta, cfr. sopra]” (8,5%), “calciatori famosi” (6,8%), e “attenzione alla
moda e al look ricercato” (5,1%).
Per meglio analizzare la varietà di risposte rimanenti, ci si è nuovamente avvalsi
della strategia delle aggregazioni:

Attributi caratteriali: 43,2%


Tratti fisici: 27,1%
Personaggi famosi: 18,6%
Memorie personali: 4,2%
Nessuna risposta: 4,2%
Comportamenti: 2,5%

Di nuovo, si può notare come le risposte fornite, in assenza di una richiesta esplicita
di esprimere un giudizio di valore, siano quasi tutte caratterizzate positivamente. Fanno
eccezione “ perditempo ” , “ serio ” (che in fase di traduzione ci è stato detto
contenere un'accezione di freddezza), “Mussolini”, e, solo in parte, “donnaiolo”:
delle due persone che hanno fornito quest’ultima risposta, un ragazzo ed una ragazza, la
ragazza sicuramente l'ha intesa con accezione negativa, mentre il ragazzo vedeva in
questo essere playboy una caratteristica positiva.
Analizzando i dati disaggregati per gruppi, è significativo il fatto che nella classifica
per macro-categorie tematiche, i tratti fisici salgano in prima posizione tra gli
intervistati del gruppo di controllo (38,1%), lasciando gli attributi caratteriali al secondo
posto (23,8%), mentre tra gli studenti di Italiano l'ordine si conferma invertito, come nei
dati totali, e con differenze percentuali importanti. Questo dato è a nostro avviso

29
indicativo di quella differenza di immagine stereotipica ipotizzata in occasione
dell'analisi della risposta precedente, che va quindi riconfermata.

4) Sempre pensando ad un Italiano, dimmi una cosa positiva e una negativa che ti viene
in mente.
Come riscontrato nel caso dall’analoga domanda sull’Italia (n. 2),dai dati emerge che
la risposta al primo posto raccogliere una maggioranza schiacciante di preferenze, ed è
seguita da percentuali sensibilmente inferiori per quanto riguarda il secondo e il terzo
posto, per poi continuare verso una graduale frammentazione delle altre risposte.
Lo stesso vale per le risposte sui lati negativi degli Italiani: di nuovo, ai primi due
posti si trovano “niente di particolare” (33%) e “nessuna risposta” (12%), che,
aggregati, individuano un 45% di intervistati che dichiara di non avere, in sostanza, uno
stereotipo negativo sugli Italiani. Seguono “donnaioli” (riferibile ovviamente ai soli
uomini) e “perditempo”, che raccolgono la stessa percentuale di risposte (11%), “
irresponsabili” (8%), e altre risposte frammentate. Le risposte disaggregate per gruppi
non portano a modifiche dei risultati degne di nota.

5) Italiano: pensi ad un uomo o ad una donna? Puoi descriverlo?


Con dati analoghi tra studenti di Italiano e gruppo di controllo, tre quarti degli
intervistati dichiarano che quando pensano ad un Italiano pensano ad un uomo, mentre
solo il 15% pensa ad una donna. Il 9% non risponde.
L’uomo italiano è visto come un playboy, alto e dal naso pronunciato, con i tratti del
viso generalmente decisi e riccioluto.
La donna italiana è prima di tutto bella, elegante, alta e carina. Anche lei è riccioluta.
Utilizzando le aggregazioni in macro-categorie tematiche per analizzare le risposte,
si nota come, nonostante sia la descrizione dell'uomo, che la descrizione della donna
italiana siano prima di tutto fisiche e in secondo luogo caratteriali, l'immagine dell'uomo
sia leggermente più definita, da un punto di vista psicologico, rispetto a quella
femminile (34% contro 25%). Quest'immagine dell'uomo italiano caratterialmente più
complessa potrebbe essere riconducibile al fatto che, secondo quanto emerge
direttamente anche dalle risposte, per gli uomini sono disponibili modelli di riferimento
rappresentati da personaggi (Girolamo, Benigni e Totti); per la donna italiana, invece,
tali riferimenti non sono ugualmente disponibili.

30
La minore profondità psicologica dell'immagine femminile italiana contribuisce però
a dare della donna italiana un'immagine completamente positiva, laddove, invece, la
maggior ricchezza di attributi riferiti all'uomo italiano ne porta alla luce anche aspetti
poco lusinghieri, quali l’irresponsabilità e la scarsa attenzione alle opinioni degli altri.
I dati disaggregati per gruppi seguono generalmente il trend delle risposte alle altre
domande, con un immagine più ricca tra gli studenti di italiano e più schematica nel
gruppo di controllo.

6) Sei mai stato in Italia?


Solo il 3% degli intervistati dichiara di essere stato in Italia, con percentuali analoghe
analizzando i dati disaggregati per gruppo. È legittimo pensare, quindi, che l'immagine
stereotipica legata al nostro Paese abbia le sue radici in rappresentazioni collettive e
sociali. La domanda non indagava ulteriormente sul tipo di soggiorno, ma la mancanza
di dettagli in questa o in altre risposte fa supporre che non si sia trattato di lunghi
soggiorni, bensì, presumibilmente, di turismo.

7) Sei mai stato all’estero?


Il 59% degli intervistati dichiara di essere stato all’estero; dalle risposte disaggregate
per gruppo emergono dati leggermente diversi: risponde infatti affermativamente il 63%
degli studenti di Italiano e il 50% degli altri studenti. Per tutti, le destinazioni
preferenziali sono, in ordine e divise per continenti, Oceania, America del Nord e il
resto dell’Asia. Solo l’11% è stato in Europa. Nessuno ha mai visitato Africa o America
del Sud.

8) Conosci qualche italiano? Se sì, come?


Il 17% degli informatori dichiara di conoscere qualche italiano, ma i dati disaggregati
per gruppo portano gli studenti di Italiano al 25%, mentre gli altri studenti si fermano al
3%. È chiaro come, in questo caso, l'interesse per la materia di studio possa aver
notevolmente influito sulle possibilità di risposta.
Sulle modalità con le quali gli informatori sono venuti in contatto con italiani, la
maggior parte dichiara che è successo nel campus della Kansai Gaidai University,
oppure durante un soggiorno di studio all’estero. Nell'analisi di questa risposta, tuttavia,
bisogna tenere in considerazione la diversa composizione dei due gruppi del campione.
Se nel caso degli studenti di Italiano il 75% degli intervistati frequenta il terzo o il

31
quarto anno, nel gruppo di controllo solo il 13% frequenta il terzo anno e non c'è
nessuno studente iscritto al quarto anno, mentre il 67% di questo gruppo è composto da
matricole3. È chiaro quindi come, interesse per la materia a parte, uno studente del terzo
o quarto anno abbia avuto molte più possibilità di incontrare studenti di altre nazionalità
presenti sul campus rispetto ad una matricola che si sta ancora orientando.
Per quanto riguarda poi le esperienze di studio all'estero, queste vengono fatte
generalmente al terzo anno; anche da questo punto di vista, il gruppo di controllo
risultava quindi potenzialmente svantaggiato.

9) A che proposito senti più spesso parlare di Italia?


Le risposte a questo quesito riconfermano le categorie emerse dalle risposte alla
domanda 1, indicando un collegamento diretto tra immagine stereotipica individuale e
immagine condivisa, basata sul contesto socio-culturale, proposta e rinforzata dai
media.

10) Dove pensi di aver imparato quello che sai dell’Italia?


Questa domanda ha probabilmente risentito della sua posizione finale e della
sopraggiunta noia o stanchezza da parte degli studenti, portando la percentuale di
risposte lasciate in bianco al 30%, con punte del 40% nel gruppo di controllo.
I dati emersi, anche se parziali, indicano comunque la TV come principale fonte di
informazioni sull'Italia per il 20% degli intervistati. Un altro 14% dichiara inoltre di non
saper indicare con precisione una fonte per queste idee sull'Italia, lasciando ampi
margini per presumere la presenza di un’immagine condivisa abbastanza forte; la sua
origine incerta è quindi assimilabile, a nostro avviso, alla natura per l'appunto condivisa
della sua elaborazione, costruita e rafforzata cioè con l'aiuto di tutti e di nessuno in
particolare.
Tra le altre fonti riconosciute citate compaiono infine la scuola, internet, libri, riviste,
e gli amici italiani.

3
Questa differenza di composizione del campione è spiegabile con il fatto che i partecipanti al gruppo di
controllo sono stati reclutati nel campus, dove generalmente sono presenti più matricole, che, in quanto
tali, sono le più coinvolte in attività di socializzazione nel nuovo ambiente. Gli studenti del terzo e quarto
anno, invece, già inseriti nell'ambiente universitario e quasi orientati al termine degli studi, frequentano il
campus solo per il tempo necessario alla frequenza delle lezioni, diventando quindi più difficili da
intervistare.

32
11) Perché studi Italiano?4
Le motivazioni che gli intervistati indicano come ragione per scelta dello studio
dell'Italiano sono molto diverse e personali, al punto che, per circa un quinto delle
risposte, si è faticato a trovare un’etichetta comune sotto la quale categorizzarle e si è
dovuto optare per un generico “motivi vari”. La maggioranza degli informatori,
tuttavia, indica come motivazione allo studio la volontà di utilizzare l’Italiano per
comunicare, in previsione di un viaggio o di un soggiorno in Italia, per motivi che
vanno dal turismo allo studio.
Spostando poi il focus dell'analisi sulle potenziali basi stereotipiche delle risposte
date, ne risulta che circa il 15% rientra all'interno di questa categoria. In generale, lo
stereotipo su cui si basano le motivazioni addotte vede l'italiano come una lingua cool, e
che trasmette allegria e positività.

IV.2. Le risposte alla scala di Thurstone

Non tutti gli intervistati hanno compreso il funzionamento di questo strumento: lo


hanno quindi compilato in maniera erronea, fornendo dati di cui non abbiamo potuto
servirci. Fortunatamente, si è trattato di pochi casi isolati (3 nel gruppo degli studenti di
Italiano, 2 nel gruppo di controllo), che non hanno inficiato la validità complessiva
ricerca. Partendo dagli 11 items che componevano la scala, è stata stilata una classifica
in base alla media ponderata delle risposte date, dall'item ritenuto più aderente al
concetto di italianità a quello meno aderente:

Posizione Items Media Ponderata Distanza dall'Item successivo


1 ALLA MODA 2,86 0,64
2 CUCINA E MANGIA BENE 3,5 0,07
3 ESTROVERSO 3,57 0,02
4 ROMANTICO 3,59 1,01
5 ATTENTO ALLA QUALITA' DELLA VITA 4,6 2,04
6 CREATIVO, ORIGINALE 6,64 0,44
7 RITARDATARIO, IMPRECISO 7,08 0,16
8 CARATTERE FORTE 7,24 0,5
9 EMOTIVO 7,74 1,01
10 DISORGANIZZATO, NON FINISCE I LAVORI 8,75 0,78
11 MOLTO RELIGIOSO 9,53

4
La domanda è stata ovviamente posta soltanto agli studenti di Italiano.

33
L'elemento più rilevante è l'estremizzazione che caratterizza la disposizione delle
risposte. Si sono venuti a creare infatti due gruppi di items chiaramente distinti: dalla
posizione 1 alla 5 sono raggruppati infatti gli items costituenti quello che può essere
definito il “nucleo dell'italianità”, mentre dalla posizione 6 fino alla 11, con una
differenza notevole tra i due raggruppamenti (più di 2 punti di media ponderata), si
trovano gli items considerati gradualmente meno “indicativi di italianità”.
I primi 5 items che formano il primo gruppo hanno tutti connotazione positiva,
confermando l'immagine di prestigio di cui godono gli italiani in Giappone. A
riconferma di ciò, analizzando i dati non più attraverso la media ponderata, ma
attraverso la moda (la frequenza, cioè, con cui compare una variabile) applicata alle
posizioni di ogni categoria, si nota come le prese di posizione più forti degli intervistati
appaiano in concomitanza con le ultime due posizioni: cioè, quando è stato chiesto loro
quanto ritenessero gli italiani molto religiosi o disorganizzati, le risposte non solo hanno
condotto ad un rifiuto di tali attributi, ma lo hanno fatto con percentuali molto decise.
Passando all'analisi dei dati disaggregati per gruppo, lo scenario cambia leggermente:

Studenti di Italiano
Posizione Items Media Ponderata Distanza dall'item successivo
1 ALLA MODA 2,95 0,49
2 ESTROVERSO 3,44 0,42
3 CUCINA E MANGIA BENE 3,86 0,29
4 ROMANTICO 4,15 0
5 ATTENTO ALLA QUALITA' DELLA VITA 4,15 2,53
6 RITARDATARIO, IMPRECISO 6,68 0,14
7 CREATIVO, ORIGINALE 6,82 0,29
8 CARATTERE FORTE 7,11 0,98
9 EMOTIVO 8,09 0,36
10 DISORGANIZZATO, NON FINISCE I LAVORI 8,45 1,05
11 MOLTO RELIGIOSO 9,5

34
La tendenza a formare un “nucleo di italianità” rimane, ma sembra meno accentuata nel
gruppo di controllo. Nelle risposte di questo gruppo, non solo il nucleo è formato da un
elemento in meno rispetto ai dati totali e a quelli degli studenti di italiano, a spese della
caratteristica di “attenzione alla qualità della vita”, ma la linea di demarcazione si
assottiglia di quasi un punto di media ponderata. Sarebbe addirittura possibile
individuare un terzo agglomerato, che racchiude gli ultimi due items, quasi a
sottolineare in maniera particolare l'estraneità dall'idea di italiano. In generale, però, la
minore differenza tra un item e l'altro realizza un degradare più dolce e quindi una
Gruppo di Controllo
Posizione Items Media Ponderata Distanza dall'item successivo
1 ROMANTICO 2,66 0,08
2 ALLA MODA 2,74 0,18
3 CUCINA E MANGIA BENE 2,92 0,92
4 ESTROVERSO 3,84 1,58
5 ATTENTO ALLA QUALITA' DELLA VITA 5,42 0,97
6 CREATIVO, ORIGINALE 6,39 0,79
7 EMOTIVO 7,18 0,35
8 CARATTERE FORTE 7,53 0,29
9 RITARDATARIO, IMPRECISO 7,82 1,5
10 DISORGANIZZATO, NON FINISCE I LAVORI 9,32 0,31
11 MOLTO RELIGIOSO 9,63

maggior frammentazione delle opinioni, indice di un'idea sostanzialmente meno precisa


riguardo al topic.
Si conferma quindi il trend che vede gli studenti di italiano con un immagine più
dettagliata, meglio delineata e decisa rispetto agli intervistati del gruppo di controllo,
rappresentanti del giapponese medio. Per entrambi, infine, il concetto di italianità è
decisamente connotato in maniera positiva.

IV.3. Sintesi conclusiva

Lo stereotipo dell'Italia e degli italiani in Giappone difficilmente potrebbe essere


caratterizzato più positivamente.
L'immagine che emerge da questa ricerca è tuttavia sostanzialmente un'immagine da
cartolina o da brochure da agenzia di viaggio per quanto riguarda il Paese, e
un'immagine televisiva o da rivista di moda per quanto riguarda i suoi abitanti.
Le differenze riscontrate tra i due gruppi che compongono il campione totale
riguardano principalmente la maggiore quantità di dettagli a disposizione del gruppo di

35
studenti di lingua italiana a descrizione di un ’ immagine stereotipica di fondo
sostanzialmente identica. Questa somiglianza e mancanza di struttura sono certamente
imputabili alla comune fonte mediatica di questa vera e propria rappresentazione
sociale, che la rinforza e la conferma.

36
Conclusioni

La ricerca alla base di questo lavoro muoveva esplicitamente dallo scopo di indagare
lo stereotipo legato all'Italia e ai suoi abitanti in Giappone; si era quindi consci del fatto
che l'immagine che ne sarebbe emersa sarebbe stata per definizione semplificata e poco
accurata.
Risulta tuttavia difficile riconoscersi, dall'interno, nell'immagine frutto dalla sintesi
dei dati che si è appena terminato di analizzare.
Sia i dati sul Paese, che quelli sui suoi abitanti sono caratterizzati da una ingenuità
davvero disarmante, anche se attraverso l'analisi del contesto e la presa in
considerazione dell'effettiva distanza geografica, ma soprattutto culturale, è stato ed è
possibile giustificare e capire.
Per quanto riguarda la promozione culturale svolta dagli enti ufficiali, nonostante la
varietà di proposte e l'impegno con la quale essa viene portata avanti, risulta evidente
che, anche ove riesca a toccare il grande pubblico, si esplica in ambiti precisi e ben
delimitati come il design, l'arte, o attraverso gli affari. Raggiunge cioè un pubblico che,
a mio avviso, si avvicinerebbe già di per sé a questi campi.
Ma l'Italia non è solo design e alta moda; il punto è che forse non sono realistiche le
aspettative che si hanno nei confronti degli istituti di cultura o degli altri enti che fanno
promozione.
A mio avviso, l'unica cultura che nell'ultimo secolo ha saputo esportarsi con successo
è la cultura statunitense. Non secondariamente, c'è da tenere in considerazione che lo ha
fatto come potenza economica egemone. Attraverso l'egemonia economica infatti è
riuscita a comunicare in chiave sistematica e globale, godendo di un palcoscenico unico.
Per chiarezza, con il termine “ cultura ” si intende il modo di vedere e di
organizzare il mondo, e la scala di valori associata a questa Weltanschauung, esportati
attraverso la letteratura, il cinema, la musica e quant'altro sia in grado di veicolarle. Per
quasi un secolo, quella statunitense è stata la voce più udibile a livello mondiale, e,
sebbene a livello qualitativo non brillasse sempre per qualità, essa ha continuato a
veicolare capillarmente la propria cultura; nella quantità, del resto, la qualità è
comunque statisticamente presente, e in questo modo gli Stati Uniti hanno consolidato

37
la propria posizione di “fornitori di punti di vista”.
Si tratta di una forma di comunicazione senza dubbio “verticale”, che oggi non
sarebbe possibile riproporre, considerato l'avvento delle nuove tecnologie e il
rovesciamento in orizzontale degli strumenti comunicativi. Oggi i palcoscenici sono
infiniti, ma per ottenere ascolto bisogna avere qualcosa che valga la pena ascoltare, e il
problema dell'Italia forse è proprio questo.
Dietro il design, la moda, l'arte e la storia dei secoli passati, l'Italia sembra non avere
molto altro da comunicare. In effetti, andando oltre la copertina patinata si trovano
scandali economici, ecologici e politici, spesso mischiati tra loro. Vendiamo al mondo
l'Italia dello stereotipo che ci si aspetta forse perché, oltre a quello, non sapremmo che
cosa offrire. Come farne una colpa ai Girolamo Panzetta di tutto il mondo?
Per passare poi alla distanza culturale tra l'Italia e il Giappone, è vero che in questo
Paese l'interesse esplicito verso il nostro è infinitamente più sviluppato che nel caso
inverso, ma c'è da chiedersi quali risultati darebbe una ricerca analoga svolta da un
cittadino giapponese in Italia. Dubito che gli italiani risulterebbero molto più informati
sul Giappone rispetto ai dati presentati poc'anzi. Ci si trova quindi forse davanti ad uno
scenario la cui modifica non è poi così banale e semplice; bisognerebbe forse
interrogarsi su quanto ai giapponesi interessi l’Italia, sul perché interessi loro, e del
discorso “Italia” cosa interessi loro in particolare: se si svolgesse un’inchiesta di
questo tipo, non mi sorprenderebbe che ne risultasse, tutto sommato, un “va bene
così”.
Con questo non intendo dire che ci sia un approccio superficiale; anzi, vorrei
sottolineare come, alla base del punto di vista di chi riceve il messaggio di promozione
che noi in quanto Italiani vorremmo inviare, esista una sensibilità molto diversa dalla
nostra, e di cui è necessario tenere in considerazione nel momento in cui si decide di
rivolgervisi. Non è possibile cioè decidere di “comunicare” o “promuovere” ciò
che si crede, ma è indispensabile tenere in considerazione l’interlocutore a cui ci si
rivolge, in modo da poter calibrare il messaggio in maniera ottimale. Se ciò avvenga o
meno nelle condizioni attuali potrebbe essere un’interessante base di partenza per
un'ulteriore indagine.
In conclusione, attraverso questo lavoro lo stereotipo si ricercava e lo stereotipo si è

38
trovato. Se i contenuti risultano poco soddisfacenti, sta all'Italia comunicarne di diversi
o di integrarli. Per quanto tenute in considerazione le probabili distorsioni interpretative,
alla fine non si può dare la colpa allo specchio per l'immagine che esso riflette.

39
Riferimenti bibliografici

ALLPORT, W.G. (1954), The Nature of Prejudice, Reading, Addison-Wesley; trad.it.


La natura del pregiudizio, Firenze, La nuova Italia, 1976.

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DAVIES, R.J. e IKENO, O. (2002), The Japanese Mind: Understanding Contemporary


Japanese Culture, Tokyo, Tuttle Publishing; trad. it. La mente giapponese,
Roma, Meltemi, 2007.

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(1998), pp. 83-97.

GIACCARDI, C. (2005), La comunicazione interculturale, Bologna, Il Mulino.

HALL, E.T. (1966), The Hidden Dimension, New York, Doubleday.

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MAZZARA, B. (1996), Appartenenza e pregiudizio. Psicologia sociale delle relazioni


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MAZZARA, B. (1997), Stereotipi e pregiudizi, Bologna, Il Mulino.

MOTU, E. e ZAMBONI, F. (2002), Francia–Italia. Tra stereotipi e malintesi culturali,


Padova, Tesi Finale di Master in Studi Interculturali.

MUCCHI FAINA, A. (2006), Comunicazione Interculturale. Il punto di vista


psicologico-sociale, Bari, Laterza.

40
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“Perusia – Rivista del Dipartimento di Culture Comparate dell'Università per
Stranieri di Perugia”, 1.

TAJFEL, H. (1981), Humang Groups and Social Categories, Cambridge, Cambridge


University Press; trad.it. Gruppo umani e categorie sociali, Bologna, Il Mulino,
1985.

41
Riferimenti Web

Ambasciata d’Italia/Consolato/ENIT (2008), Giappone. Rapporto-Paese congiunto. Sito


del Ministero per gli Affari Esteri:
http://www.esteri.it/MAE/pdf_paesi/ASIA/Giappone.pdf

Benanti M.R. (2004), Il Giappone parla italiano. Intervista al Direttore della Scuola
Italiana di Studi sull'Asia Orientale di Kyoto, Prof. Silvio Vita. Sito del Centro
di Formazione e Studi del Dipartimento della Funzione Pubblica della
Presidenza del Consiglio dei Ministri:
http://db.formez.it/ArchivioNews.nsf/b1aadb343429ddf3c1256b52005b3f5b/21
2852f4bb34b545c1256eca0033de76?OpenDocument
ICE/MAE (2007), Giappone. Rapporto-Paese congiunto. Sito dell'Istituto per il
Commercio Estero: http://www.ice.it/rapporti/pdf/giappone.pdf

42
Appendice

A.1. Il questionario

Età ...... Sesso ...... Anno di iscrizione all'università ......

1) Se dico “Italia”, quali sono le prime cose che ti vengono in mente?


_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
2) Sempre pensando all'Italia, dimmi una cosa positiva e una negativa che ti viene in mente.
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
3) Se dico “Italiano”, quali sono le prime cose che ti vengono in mente?
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
4) Sempre pensando ad un Italiano, dimmi una cosa positiva e una negativa che ti viene in
mente.
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
5) Italiano: pensi ad un uomo o ad una donna? Puoi descriverlo?
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________

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_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
6) Sei mai stato in Italia?
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
7) E all’estero?
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_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
8) Conosci qualche Italiano? Se si, come?
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
9) Perché studi Italiano?5
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_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
10) A che proposito senti più spesso parlare di Italia?
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________

5
Da somministrare soltanto ai membri del gruppo degli studenti di italiano.

44
11) Dove pensi di aver imparato quello che sai dell’Italia?
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________
_____________________________________________________________________________

45
A.2. La Scala di Thurstone

Considera le seguenti undici caratteristiche, e mettile in ordine dalla più tipicamente italiana alla
meno tipicamente italiana.

1 = Più tipicamente italiano, 11 = Meno tipicamente italiano.

 Estroverso, allegro, vivace

 Romantico

 Alla moda

 Attento alla qualità della vita

 Cucina e mangia bene

 Ritardatario, impreciso

 Emotivo

 Creativo, originale

 Disorganizzato, non finisce i lavori

 Carattere forte

 Molto religioso

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A.3. Campione intero: tabelle

A.3.1.1. Questionario, domanda 1


Se ti dico “Italia” quali sono le prime cose che ti vengono in mente?

Valore Valore
Elementi Nominale Percentuale
Pasta 36 23,23%
Pizza 25 16,13%
Cibo 14 9,03%
Calcio 14 9,03%
Roma 7 4,52%
Stivali 6 3,87%
Spaghetti 4 2,58%
Moda 3 1,94%
Torre di Pisa 3 1,94%
Arte 3 1,94%
Monumenti 3 1,94%
Eleganza 3 1,94%
Mappa 2 1,29%
Vacanze Romane 2 1,29%
Milan 2 1,29%
Paese a Forma di Stivale 2 1,29%
Pomodoro 2 1,29%
Girolamo 1 0,65%
Serie A 1 0,65%
Panorama 1 0,65%
Canali di Venezia 1 0,65%
Mediterraneo 1 0,65%
Immagine del libro di Storia Antica 1 0,65%
Vino 1 0,65%
Firenze 1 0,65%
Amici Italiani 1 0,65%
Patrimonio dell'Umanità – UNESCO 1 0,65%
Gelato 1 0,65%
Opera 1 0,65%
Venezia 1 0,65%
Fascismo 1 0,65%
Belle Città 1 0,65%
Leonardo 1 0,65%
Tifosi 1 0,65%
Mario 1 0,65%
Duomo di Milano 1 0,65%
Colosseo 1 0,65%
Caffè 1 0,65%
"Buono" 1 0,65%
Olive 1 0,65%
Tratti decisi 1 0,65%
Totale elementi nominati 155 100,00%

47
A.3.1.2. Questionario, domanda 1 – Dati aggregati per macrocategorie tematiche

Se ti dico “Italia” quali sono le prime cose che ti vengono in mente?


Valore Valore
Categorie
Nominale Percentuale
Cibo 85 54,84%
Turismo 21 13,55%
Calcio 18 11,61%
Moda 12 7,74%
Espressioni Artistiche 6 3,87%
Reminiscenze Scolastiche 5 3,23%
Personaggi 4 2,58%
Altro 4 2,58%
Totale 155 100,00%

48
A.3.2.1. Questionario, domanda 2

Sempre pensando all'Italia, dimmi una cosa positiva e una cosa negativa che ti viene in
mente
Valore Valore Valore Valore
Elementi Positivi Nominale Percentuale Elementi Negativi Nominale Percentuale
Niente di
Cibo 29 23,97% particolare 31 27,93%
Belle Città 20 16,53% Nessuna risposta 22 19,82%
Attenzione alla
moda, look
ricercato 11 9,09% Scippi 16 14,41%
Gente amichevole, Cattiva situzione
allegra 11 9,09% socio-politica 11 9,91%
Bei posti, bel
panorama 8 6,61% Mafia 7 6,31%
Città sporche,
Immondizia di
Monumenti 6 4,96% Napoli 6 5,41%
Grande patrimonio
culturale 5 4,13% Imprecisione 4 3,60%
Vita rilassata 4 3,31% Insicura 3 2,70%
Belle Donne 4 3,31% Ultras 2 1,80%
"Bello" 3 2,48% Graffiti sui muri 2 1,80%
Opinioni molto
Allegria 3 2,48% forti, violenti 2 1,80%
Forte a calcio 2 1,65% Mussolini 1 0,90%
Uomini
Nessuna Risposta 2 1,65% Inaffidabili 1 0,90%
Gelato 1 0,83%
Paese a forma di Clima troppo
stivale 1 0,83% caldo 1 0,90%
Clima troppo
Naso Pronunciato 1 0,83% freddo 1 0,90%
Cibo viene
servito non
Stivali 1 0,83% decorato 1 0,90%
Eleganza 1 0,83%
Splendida,
Meravigliosa 1 0,83%
Bella Gente 1 0,83%
Buon clima 1 0,83%
Donne Gentili 1 0,83%
Galanteria, Lady
First 1 0,83%
Bel Mare 1 0,83%
Belle Case 1 0,83%
Spaghetti 1 0,83%
Totale 121 100,00% Totale 111 100,00%

49
A.3.2.2. Questionario, domanda 2 – Lato positivo: dati aggregati per macrocategorie
tematiche

Sempre pensando all'Italia, dimmi una cosa positiva che ti viene in mente
Elementi Positivi Valore nominale Valore percentuale
Cibo 31 25,62%
Italia bella 31 25,62%
Italiani belli 21 17,36%
Gente amichevole 15 12,40%
Patrimonio culturale 11 9,09%
Altro 5 4,13%
Qualità della vita 5 4,13%
Nessuna Risp 2 1,65%
tot 121 100,00%

50
A.3.3.1. Questionario, domanda 3

Se ti dico "Italiano" qual è la prima cosa che ti viene in mente?

Elementi Valore Nominale Valore Percentuale

Amichevole, allegro 29 24,58%


Belli 15 12,71%
Girolamo 10 8,47%
Calciatori famosi 8 6,78%
Attenzione alla moda, Look ricercato 6 5,08%
Nessuna Risposta 5 4,24%
Alto 4 3,39%
Appassionati 4 3,39%
Tratti del viso decisi 3 2,54%
Pelle bianca 3 2,54%
Gentleman, Lady First 2 1,69%
Donnaiolo 2 1,69%
Naso Pronunciato 2 1,69%
Divertente, Simpatico 2 1,69%
Bevono già da pranzo 1 0,85%
Leonardo da Vinci 1 0,85%
Gentile 1 0,85%
Capelli Scuri 1 0,85%
Robert De Niro 1 0,85%
Romantici 1 0,85%
Marco Polo 1 0,85%
Guance rosse 1 0,85%
Mussolini 1 0,85%
Ottimista, Positivo 1 0,85%
Volto dell'arte italiana 1 0,85%
Perditempo 1 0,85%
Uomo barbuto 1 0,85%
Rosa 1 0,85%
Nessuno odia la pasta 1 0,85%
Serio 1 0,85%
Versatile 1 0,85%
Magro 1 0,85%
Spaghetti 1 0,85%
Bandiera 1 0,85%
Bravo Cuoco 1 0,85%
Biondo 1 0,85%
Amore 1 0,85%
Totale 118 100,00%

51
A.3.3.2. Questionario, domanda 3 – Dati aggregati per macrocategorie tematiche

Se ti dico "Italiano" qual è la prima cosa che ti viene in mente?


Categorie Valore Nominale Valore Percentuale
Attributi caratteriali 51 43,22%
Tratti fisici 32 27,12%
Personaggi 22 18,64%
Memorie Personali 5 4,24%
Nessuna Risposta 5 4,24%
Comportamenti 3 2,54%
Totale 118 100,00%

52
A.3.4. Questionario, domanda 4

Sempre pensando agli Italiani, dimmi una cosa positiva e una negativa che ti viene in mente

Valore Valore Valore Valore


Positive Nominale Percentuale Negative Nominale Percentuale

Amichevoli, allegri 53 47,32% Niente di Particolare 38 33,33%


Gentili 11 9,82% Nessuna Risposta 14 12,28%
Attenzione alla
moda, Look
ricercato 10 8,93% Donnaioli 13 11,40%
Bella Gente 8 7,14% Perditempo 12 10,53%
Niente di particolare 6 5,36% Irresponsabili 9 7,89%
Belle Donne 5 4,46% Trascurati 5 4,39%
Romantici 3 2,68% Egoisti, freddi 5 4,39%
Franchi 2 1,79% Maleducati 3 2,63%
Si godono la vita 2 1,79% Scippi 2 1,75%
Naso Pronunciato 2 1,79% Mafiosi 2 1,75%
Eleganti 2 1,79% Ritardatari 2 1,75%
Fanno Paura se si
Sensazione Positiva 2 1,79% arrabbiano 2 1,75%
Non ascoltano gli
Bravi Sportivi 1 0,89% altri 1 0,88%
Generosi 1 0,89% Troppo passionali 1 0,88%
Poco coesi
Attenti al cibo 1 0,89% socialmente 1 0,88%
Gentiluomini, Lady
First 1 0,89% Lunatici 1 0,88%
Bravi Artigiani 1 0,89% Donne Aggressive 1 0,88%
Perdono subito la
Fantasista 1 0,89% pazienza 1 0,88%
Appiccicosi 1 0,88%
Totale 112 100,00% Totale 114 100,00%

53
A.3.5.1. Questionario, domanda 5

Se ti dico "Italiano" pensi ad un uomo o ad una donna? Potresti descriverlo?

Valore Valore Valore Valore


"Uomo" Nominale Percentuale "Donna" Nominale Percentuale

Naso pronunciato 18 12,95% Bella 7 25,00%


Alto 14 10,07% Elegante 4 14,29%
Playboy 10 7,19% Alta 2 7,14%
Attenta alla moda,
Riccioluto 9 6,47% Look ricercato 2 7,14%
Di bell'aspetto 9 6,47% Carina 2 7,14%
Attenta alla moda, Look
ricercato 9 6,47% Nessuna Risposta 1 3,57%
Tratti decisi 8 5,76% Capelli Lunghi 1 3,57%
Barba 7 5,04% Capelli Marroni 1 3,57%
Irresponsabile 5 3,60% Sorridente 1 3,57%
Tipo Girolamo 4 2,88% Amichevole 1 3,57%
Elegante 4 2,88% Giovane 1 3,57%
Passeggia con il
Capelli scuri 4 2,88% gelato 1 3,57%
Allegro 4 2,88% Abbronzata 1 3,57%
Gentile 3 2,16% Sexy 1 3,57%
Mangia sempre pane
Amichevole 3 2,16% e pasta 1 3,57%
Virile 2 1,44% Riccioluta 1 3,57%
Parla molto 2 1,44%
Cuoco 2 1,44%
Camicia con il collo aperto 2 1,44%
Tipo Totti 1 0,72%
Tipo Benigni 1 0,72%
Romantico 1 0,72%
Pieno di vita 1 0,72%
Peloso 1 0,72%
Pelle Bianca 1 0,72%
Passionale 1 0,72%
Occhi Blu 1 0,72%
Non ascolta le opinioni
della gente 1 0,72%
Magro 1 0,72%
Immagine positiva 1 0,72%
Galante, Lady First 1 0,72%
Così Cosi 1 0,72%
Con una rosa in bocca 1 0,72%
Commerciante 1 0,72%
Capelli corti 1 0,72%
Calciatore 1 0,72%
Biondo 1 0,72%
Anziano 1 0,72%
Abbronzato 1 0,72%
Totale 139 100,00% Totale 28 100,00%

54
A.3.5.2. Questionario, domanda 5 – Dati aggregati per macrocategorie tematiche

Se ti dico "Italiano" pensi ad un uomo o ad una donna? Potresti descriverlo?

Valore Valore Valore Valore


Uomo Nominale Percentuale Donna Nominale Percentuale

Tratti Fisici 81 58,70% Tratti Fisici 18 64,29%


Attributi Caratteriali 47 34,06% Attributi Caratteriali 7 25,00%
Personaggi 9 6,52% Comportamenti 2 7,14%
Memorie Personali 1 0,72% Nessuna Risposta 1 3,57%
Totale 138 100,00% Totale 28 100,00%

A.3.6. Questionario, domanda 6

Sei mai stato in Italia?


Si Percentuale Si No Percentuale No
3 3% 108 97%

A.3.7.1. Questionario, domanda 7

Sei mai stato all'estero?


Si Percentuale Si No Percentuale No
65 59% 46 41%

A.3.7.2. Questionario, domanda 7 – Dati suddivisi per continenti visitati

Sei mai stato all'estero? Continenti visitati


Oceania 28
America del Nord 19
Non dichiara 17
Asia 14
Europa 10
Africa 0
America del Sud 0

A.3.8.1. Questionario, domanda 8

Conosci Qualche Italiano?

Si Percentuale Si No Percentuale No Non Risponde Percentuale che non risponde


19 17% 90 81% 2 2%

55
A.3.8.2. Questionario, domanda 8a

Conosci qualche Italiano? Se si, Come?

Categorie Valore Nominale Valore Percentuale


Conosciuto a Kansai Gaidai 10 52,63%
Conosciuto durante un soggiorno di studio
all'estero 6 31,58%
Via Internet 1 5,26%
Giocando a Calcio 1 5,26%
Tramite un amica 1 5,26%
Totale 19 100,00%

A.3.9. Questionario, domanda 9

A che proposito senti più spesso parlare di Italia?


Categorie Valori Nominali Valori Percentuali
Cibo 43 30,07%
Turismo 32 22,38%
Calcio 29 20,28%
Nessuna Risposta 12 8,39%
Moda 10 6,99%
Altro 10 6,99%
Arte 5 3,50%
Non ne sento molto parlare 2 1,40%
Tot 143 100,00%

A.3.10. Questionario, domanda 10

Dove pensi di aver imparato le cose che sai dell'Italia?

Categorie Valori Nominali Valori Percentuali


TV 25 20,83%
Nessuna Risposta 37 30,83%
Non saprei 17 14,17%
Risposte incoerenti 9 7,50%
Altro 8 6,67%
A Scuola 7 5,83%
Internet 6 5,00%
Riviste 4 3,33%
Da Amici Italiani 3 2,50%
Libri 2 1,67%
Cultura Generale 2 1,67%
Tot 120 100,00%

56
A.3.11.1 Scala di Thurstone

Dati Campione totale


POSIZIONI 1° 2° 3° 4° 5° 6° 7° 8° 9° 10° 11° TOTALE

ESTROVERSO 18 20 16 17 11 10 6 0 2 4 0 104
ROMANTICO 18 16 25 14 7 12 4 4 2 1 1 104
ALLA MODA 27 24 15 15 12 4 4 1 1 1 0 104
ATTENTO ALLA QUALITA' DELLA VITA 14 13 13 15 8 11 11 12 2 2 3 104
CUCINA E MANGIA BENE 18 22 19 9 15 6 8 4 1 1 1 104
RITARDATARIO, IMPRECISO 5 2 6 8 7 9 13 17 17 12 8 104
EMOTIVO 1 1 1 10 3 13 9 24 18 16 8 104
CREATIVO, ORIGINALE 1 3 5 6 18 15 18 16 10 10 2 104
DISORGANIZZATO, NON FINISCE I LAVORI 1 1 1 4 6 2 8 10 21 30 20 104
CARATTERE FORTE 0 2 2 7 15 15 15 13 14 16 5 104
MOLTO RELIGIOSO 2 0 0 1 2 6 9 3 15 11 55 104

A.3.11.2 Scala di Thurstone – Media ponderata e distanza tra items.

Media Distanza dall'item


Posizione Items Ponderata successivo
1 ALLA MODA 2,86 0,64
2 CUCINA E MANGIA BENE 3,5 0,07
3 ESTROVERSO 3,57 0,02
4 ROMANTICO 3,59 1,01
5 ATTENTO ALLA QUALITA' DELLA VITA 4,6 2,04
6 CREATIVO, ORIGINALE 6,64 0,44
7 RITARDATARIO, IMPRECISO 7,08 0,16
8 CARATTERE FORTE 7,24 0,5
9 EMOTIVO 7,74 1,01
10 DISORGANIZZATO, NON FINISCE I LAVORI 8,75 0,78
11 MOLTO RELIGIOSO 9,53

57
A.4. Studenti di Italiano: tabelle

A.4.1.1. Questionario, domanda 1

Se ti dico “Italia” quali sono le prime cose che ti vengono in mente?

Elementi Valore Nominale Valore Percentuale


Pasta 24 22,22%
Pizza 18 16,67%
Cibo 11 10,19%
Calcio 5 4,63%
Spaghetti 3 2,78%
Stivali 3 2,78%
Moda 3 2,78%
Roma 3 2,78%
Torre di Pisa 3 2,78%
Monumenti 3 2,78%
Eleganza 3 2,78%
Mappa 2 1,85%
Vacanze Romane 2 1,85%
Milan 2 1,85%
Arte 2 1,85%
Girolamo 1 0,93%
Serie A 1 0,93%
Panorama 1 0,93%
Canali di Venezia 1 0,93%
Mediterraneo 1 0,93%
Immagine del libro di Storia Antica 1 0,93%
Vino 1 0,93%
Firenze 1 0,93%
Andrea Gobbi 1 0,93%
Patrimonio dell'Umanità – UNESCO 1 0,93%
Gelato 1 0,93%
Opera 1 0,93%
Venezia 1 0,93%
Fascismo 1 0,93%
Belle Città 1 0,93%
Leonardo 1 0,93%
Tifosi 1 0,93%
Mario 1 0,93%
Duomo di Milano 1 0,93%
Colosseo 1 0,93%
Caffè 1 0,93%
Totale elementi nominati 108 100,00%

58
A.4.1.2. Questionario, domanda 1 – Dati aggregati per macrocategorie tematiche

Se ti dico “Italia” quali sono le prime cose che ti vengono in mente?

Categorie Valore Nominale Valore Percentuale


Cibo 59 50,00%
Turismo 17 14,41%
Moda 15 12,71%
Calcio 10 8,47%
Reminiscenze Scolastiche 8 6,78%
Espressioni Artistiche 5 4,24%
Personaggi 4 3,39%
Totale 118 100,00%

59
A.4.2.1. Questionario, domanda 2

Sempre pensando all'Italia, dimmi una cosa positiva e una cosa negativa che ti viene in mente

Valore Valore Valore Valore


Elementi positivi nominale percentuale Elementi negativi nominale percentuale

Cibo 17 21,52% Niente di particolare 17 12,68%


Belle Città 15 18,99% Scippi 15 16,90%
Attenzione alla moda,
look ricercato 11 13,92% Nessuna risposta 12 23,94%
Gente amichevole, Cattiva situzione
allegra 11 13,92% socio-politica 9 21,13%
Bei posti 5 6,33% Mafia 6 8,45%
Vita rilassata 4 5,06% Imprecisione 4 5,63%
Grande patrimonio Città sporche,
culturale 4 5,06% Immondizia di Napoli 3 4,23%
Opinioni molto forti,
Monumenti 3 3,80% violenti 2 1,41%
Cibo viene servito non
Nessuna Risposta 2 2,53% decorato 1 1,41%
Forte a calcio 2 2,53% Ultras 1 1,41%
Splendida,
Meravigliosa 1 1,27% Mussolini 1 2,82%
Buon clima 1 1,27%
Belle Case 1 1,27%
Gelato 1 1,27%
Paese a forma di
stivale 1 1,27%
Totale 79 100% Totale 71 100%

60
A.4.2.2. Questionario, domanda 2 – Lato Positivo: Dati aggregati per macrocategorie
tematiche

Sempre pensando all'Italia, dimmi una cosa positiva e una cosa negativa che ti viene in mente
Categorie positive Valore nominale Valore percentuale
Italia bella 22 27,85%
Cibo 18 22,78%
Italiani belli 11 13,92%
Gente amichevole 11 13,92%
Patrimonio culturale 7 8,86%
Qualità della vita 5 6,33%
Altro 3 3,80%
Nessuna Risposta 2 2,53%
tot 79 100,00%

61
A.4.3.1. Questionario, domanda 3

Se ti dico "Italiano" qual è la prima cosa che ti viene in mente?

Elementi Valore Nominale Valore Percentuale

Amichevole, allegro 26 34,21%


Belli 8 10,53%
Attenzione alla moda, Look ricercato 6 7,89%
Girolamo 6 7,89%
Alto 2 2,63%
Calciatori 2 2,63%
Gentleman, Lady First 2 2,63%
Tratti del viso decisi 2 2,63%
Appassionati 2 2,63%
Donnaiolo 2 2,63%
Nessuna Risposta 2 2,63%
Bevono già da pranzo 1 1,32%
Leonardo da Vinci 1 1,32%
Del Piero 1 1,32%
Capelli Scuri 1 1,32%
Robert De Niro 1 1,32%
Romantici 1 1,32%
Pelle bianca 1 1,32%
Marco Polo 1 1,32%
Guance rosse 1 1,32%
Mussolini 1 1,32%
Ottimista, Positivo 1 1,32%
Volto dell'arte italiana 1 1,32%
Perditempo 1 1,32%
Uomo barbuto 1 1,32%
Rosa 1 1,32%
Nessuno odia la pasta 1 1,32%
Totale 76 100,00%

62
A.4.3.2. Questionario, domanda 3 – Dati aggregati per macrocategorie tematiche

Se ti dico "Italiano" qual è la prima cosa che ti viene in mente?

Categorie Valore Nominale Valore Percentuale

Attributi caratteriali 41 53,9%


Tratti fisici 16 21,1%
Personaggi 13 17,1%
Comportamenti 2 2,6%
Memorie Personali 2 2,6%
Nessuna Risposta 2 2,6%
Totale 76 100%

A.4.4. Questionario, domanda 4

Sempre pensando agli Italiani, dimmi una cosa positiva e una negativa che ti viene in mente

Valore Valore Valore Valore


Elementi positivi Nominale Percentuale Elementi Negativi Nominale Percentuale
Niente di
Amichevoli, allegri 40 55,56% Particolare 32 43,24%
Attenzione alla
moda, Look
ricercato 7 9,72% Perditempo 9 12,16%
Gentili 6 8,33% Irresponsabili 9 12,16%
Niente di
particolare 6 8,33% Donnaioli 8 10,81%
Belli 4 5,56% Trascurati 4 5,41%
Romantici 2 2,78% Egoisti, freddi 4 5,41%
Franchi 2 2,78% Maleducati 2 2,70%
Non ascoltano gli
Si godono la vita 2 2,78% altri 1 1,35%
Bravi Sportivi 1 1,39% Scippi 1 1,35%
Troppo
Generosi 1 1,39% passionali 1 1,35%
Poco coesi
Attenti al cibo 1 1,39% socialmente 1 1,35%
Lunatici 1 1,35%
Mafiosi 1 1,35%
Totale 72 100,0% Totale 74 100,0%

63
A.4.5.1. Questionario, domanda 5
Se ti dico "Italiano" pensi ad un uomo o ad una donna? Potresti descriverlo?
Valore Valore Valore Valore
Uomo nominale percentuale Donna nominale percentuale
Playboy 9 9,68% Bella 5 22,73%
Alto 8 8,60% Elegante 3 13,64%
Attenta alla moda,
Naso pronunciato 7 7,53% Look ricercato 2 9,09%
Tratti decisi 7 7,53% Alta 1 4,55%
Attenta alla moda,
Look ricercato 6 6,45% Nessuna Risposta 1 4,55%
Barba 5 5,38% Capelli Lunghi 1 4,55%
Di bell'aspetto 5 5,38% Capelli Marroni 1 4,55%
Irresponsabile 5 5,38% Sorridente 1 4,55%
Allegro 4 4,30% Amichevole 1 4,55%
Elegante 4 4,30% Giovane 1 4,55%
Passeggia con il
Capelli scuri 3 3,23% gelato 1 4,55%
Tipo Girolamo 3 3,23% Abbronzata 1 4,55%
Parla molto 2 2,15% Sexy 1 4,55%
Mangia sempre
Cuoco 2 2,15% pane e pasta 1 4,55%
Riccioluto 2 2,15% Carina 1 4,55%
Amichevole 2 2,15%
Biondo 1 1,08%
Calciatore 1 1,08%
Camicia con il
collo aperto 1 1,08%
Virile 1 1,08%
Gentile 1 1,08%
Non ascolta le
opinioni della
gente 1 1,08%
Commerciante 1 1,08%
Abbronzato 1 1,08%
Pieno di vita 1 1,08%
Magro 1 1,08%
Tipo Benigni 1 1,08%
Anziano 1 1,08%
Capelli corti 1 1,08%
Passionale 1 1,08%
Galante, Lady
First 1 1,08%
Immagine positiva 1 1,08%
Romantico 1 1,08%
Così Cosi 1 1,08%
Con una rosa in
bocca 1 1,08%
Totale 93 100,00% Totale 22 100,00%

64
A.4.5.2. Questionario, domanda 5 – Dati aggregati per macrocategorie tematiche

Se ti dico "Italiano" pensi ad un uomo o ad una donna? Potresti descriverlo? Dati


Aggregati

Valore Valore Valore Valore


Uomo nominale percentuale Donna nominale percentuale

Tratti Fisici 44 47,31% Tratti Fisici 13 59,09%


Attributi Attributi
Caratteriali 40 43,01% Caratteriali 6 27,27%
Personaggi 8 8,60% Comportamenti 2 9,09%
Memorie Nessuna
Personali 1 1,08% Risposta 1 4,55%
Tot 93 100,00% 22 100,00%

A.4.6. Questionario, domanda 6

Sei mai stato in Italia?

Si Percentuale Si No Percentuale No
2 3% 69 97%

A.4.7.1. Questionario, domanda 7

Sei mai stato all’estero?

Si Percentuale Si No Percentuale No
45 63% 26 37%

A.4.7.2. Questionario, domanda 7 – Dati suddivisi per continenti visitati

Sei mai stato all'estero? Continenti visitati


Oceania 21
America del Nord 14
Non dichiara 10
Asia 9
Europa 7
Africa 0
America del Sud 0

65
A.4.8.1. Questionario, domanda 8

Conosci qualche Italiano?

Si Percentuale Si No Percentuale No
18 25% 53 75%

A.4.8.2. Questionario, domanda 8a

Conosci qualche Italiano? Se si, Come?


Categorie Valore Nominale Valore Percentuale
Conosciuto a Kansai Gaidai 10 55,56%
Conosciuto durante un soggiorno di studio
all'estero 5 27,78%
Via Internet 1 5,56%
Giocando a Calcio 1 5,56%
Tramite un amica 1 5,56%
Totale 18 100,00%

A.4.8.3. Questionario, domanda 8 – Composizione campione per anno di frequenza

Composizione campione per anno di frequenza


Anno Valore nominale Valore percentuale
3 Anno 33 46,48%
4 Anno 18 25,35%
1 Anno 12 16,90%
2 Anno 8 11,27%
Tot 71 100,00%

A.4.9. Questionario, domanda 9

A che proposito senti più spesso parlare di Italia?


Valore Valore
Categorie nominale percentuale
Cibo 30 30,93%
Turismo 23 23,71%
Calcio 14 14,43%
Nessuna Risposta 9 9,28%
Moda 8 8,25%
Altro 7 7,22%
Arte 5 5,15%
Non ne sento molto parlare 1 1,03%
Tot 97 100,00%

66
A.4.10. Questionario, domanda 10

Dove pensi di aver imparato le cose che sai dell'Italia?


Valore Valore
Categorie nominale percentuale
Nessuna Risposta 22 25,88%
TV 20 23,53%
Non saprei 10 11,76%
Altro 8 9,41%
A Scuola 7 8,24%
Internet 6 7,06%
Riviste 4 4,71%
Da Amici Italiani 3 3,53%
Libri 2 2,35%
Risposte incoerenti 2 2,35%
Cultura Generale 1 1,18%
Tot 85 100,00%

A.4.11.1. Questionario, domanda 11 - Solo per questa parte del campione

Perché studi Italiano?


Valore Valore
Motivazioni nominale percentuale
Per andare in Italia (Studio, Turismo, per
Viverci) 26 36,62%
Motivi Vari 14 19,72%
Ha un bel suono, è una lingua "cool" 7 9,86%
Interesse generale per l'italia 6 8,45%
Per usarlo per lavoro (moda, risotoranti) 5 7,04%
Motivi Linguistici (simile a francese,
spagnolo…) 5 7,04%
Curiosità nata dall'incontro con Italiani 3 4,23%
Studia/studiava musica 3 4,23%
Senza Motivo 2 2,82%
Tot 71 100,00%

A.4.11.2. Questionario, domanda 11 - Solo per questa parte del campione

Perchè studi italiano: basi stereotipiche


Valore nominale Valore percentuale
Si 11 15,5%
No 60 84,5%
tot 71 100,0%

67
A.4.12.1. Scala di Thurstone

Dati Gruppo Studenti di italiano


POSIZIONI 1° 2° 3° 4° 5° 6° 7° 8° 9° 10° 11° TOTALE

ESTROVERSO 12 13 11 12 6 5 3 0 2 2 0 66
ROMANTICO 7 9 15 10 4 10 4 3 2 1 1 66
ALLA MODA 19 12 11 8 8 2 4 1 1 0 0 66
ATTENTO ALLA QUALITA' DELLA VITA 11 11 9 8 5 7 6 5 0 2 2 66
CUCINA E MANGIA BENE 9 15 9 6 10 4 6 4 1 1 1 66
RITARDATARIO, IMPRECISO 5 2 4 6 6 5 9 6 9 10 4 66
EMOTIVO 1 0 1 5 1 7 5 16 10 12 8 66
CREATIVO, ORIGINALE 0 2 2 3 13 7 12 13 7 7 0 66
DISORGANIZZATO, NON FINISCE I LAVORI 1 1 1 3 4 2 7 5 15 14 13 66
CARATTERE FORTE 0 1 2 6 7 12 7 12 8 9 2 66
MOLTO RELIGIOSO 2 0 0 0 2 4 4 1 11 8 34 66

A.4.12.2. Scala di Thurstone – Media ponderata e distanza tra items

Media Distanza dall'item


Posizione Items Ponderata successivo
1 ALLA MODA 2,95 0,49
2 ESTROVERSO 3,44 0,42
3 CUCINA E MANGIA BENE 3,86 0,29
4 ROMANTICO 4,15 0
5 ATTENTO ALLA QUALITA' DELLA VITA 4,15 2,53
6 RITARDATARIO, IMPRECISO 6,68 0,14
7 CREATIVO, ORIGINALE 6,82 0,29
8 CARATTERE FORTE 7,11 0,98
9 EMOTIVO 8,09 0,36
10 DISORGANIZZATO, NON FINISCE I LAVORI 8,45 1,05
11 MOLTO RELIGIOSO 9,5

68
A.5. Gruppo di controllo: tabelle

A.5.1.1. Questionario, domanda 1

Se ti dico “Italia” quali sono le prime cose che ti vengono in mente?


Elementi Valore nominale Valore percentuale
Pasta 12 26,09%
Calcio 9 19,57%
Pizza 7 15,22%
Roma 4 8,70%
Cibo 3 6,52%
Stivali 3 6,52%
Pomodoro 2 4,35%
Spaghetti 1 2,17%
Arte 1 2,17%
Paese a Forma di Stivale 1 2,17%
"Buono" 1 2,17%
Olive 1 2,17%
Volto Maschile dai Tratti Decisi 1 2,17%
Totale elementi nominati 46 100,00%

A.5.1.2. Questionario, domanda 1 – Dati aggregati per macrocategorie tematiche

Se ti dico “Italia” quali sono le prime cose che ti vengono in mente?


Categorie Valore nominale valore percentuale
Cibo 26 56,52%
Calcio 9 19,57%
Roma 4 8,70%
Stivali 3 6,52%
Arte 1 2,17%
Paese a Forma di Stivale 1 2,17%
"Buono" 1 2,17%
Volto Maschile dai Tratti decisi 1 2,17%
Totale 46 100,00%

69
A.5.2.1. Questionario, domanda 2

Sempre pensando all'Italia, dimmi una cosa positiva e una cosa negativa che ti viene in mente

Valore Valore Valore Valore


Elementi positivi nominale percentuale Elementi negativi nominale percentuale

Cibo 12 30,00% Niente di particolare 14 48,28%


Belle Città 5 12,50% Insicura 3 10,34%
Belle Donne 4 10,00% Città sporche, Immondizia 3 10,34%
Cattiva situzione socio-
Bei Palazzi 3 7,50% politica 2 6,90%
"Bello" 3 7,50% Graffiti sui muri 2 6,90%
Allegria 3 7,50% Scippi 1 3,45%
Panorama 2 5,00% Uomini inaffidabili 1 3,45%
Luoghi Turistici 1 2,50% Ultras 1 3,45%
Stivali 1 2,50% Clima troppo caldo 1 3,45%
Eleganza 1 2,50% Clima troppo freddo 1 3,45%
Bella Gente 1 2,50%
Donne gentili 1 2,50%
Galanteria, Lady
First 1 2,50%
Bel mare 1 2,50%
Spaghetti 1 2,50%
Totale 40 Totale 29

A.5.2.2. Questionario, domanda 2 – Dati aggregati per macrocategorie tematiche –


Lato Positivo

Sempre pensando all'Italia, dimmi una cosa positiva e una cosa negativa che ti viene in mente

Categorie positive Valore nominale Valore percentuale


Cibo 13 32,50%
Italia bella 11 27,50%
Italiani belli 10 25,00%
Gente amichevole 4 10,00%
Patrimonio culturale 1 2,50%
Altro 1 2,50%
Tot 40 100,00%

70
A.5.3.1. Questionario, domanda 3

Se ti dico "Italiano" qual è la prima cosa che ti viene in mente?

Valore Valore
Elementi Nominale Percentuale
Belli 7 16,67%
Girolamo 4 9,52%
Allegro 3 7,14%
Nessuna Risposta 3 7,14%
Alto 2 4,76%
Totti 2 4,76%
Naso Pronunciato 2 4,76%
Passionale 2 4,76%
Divertente, Simpatico 2 4,76%
Pelle bianca 2 4,76%
Gentile 1 2,38%
Serio 1 2,38%
Roberto Baggio 1 2,38%
Del Piero 1 2,38%
Gattuso 1 2,38%
Versatile 1 2,38%
Tratti del viso decisi 1 2,38%
Magro 1 2,38%
Spaghetti 1 2,38%
Bandiera 1 2,38%
Bravo Cuoco 1 2,38%
Biondo 1 2,38%
Amore 1 2,38%
Totale 42 100,00%

A.5.3.2. Questionario, domanda 3 – Dati aggregati per macrocategorie tematiche

Se ti dico "Italiano" qual è la prima cosa che ti viene in mente?

Categorie Valore nominale Valore percentuale


Tratti fisici 16 38,10%
Attributi caratteriali 10 23,81%
Personaggi 9 21,43%
Comportamenti 1 2,38%
Associazioni varie 3 7,14%
Nessuna Risposta 3 7,14%
Totale 42 100,00%

71
A.5.4. Questionario, domanda 4

Sempre pensando agli Italiani, dimmi una cosa positiva e una negativa che ti viene in mente

Valore Valore Valore Valore


Elementi positivi nominale percentuale Elementi negativi nominale percentuale
Amichevoli, allegri 13 32,50% Nessuna Risposta 14 35,00%
Gentili 5 12,50% Niente di Particolare 6 15,00%
Belle Donne 5 12,50% Donnaioli 5 12,50%
Bella Gente 4 10,00% Perditempo 3 7,50%
Bello Stile 3 7,50% Ritardatari 2 5,00%
Fanno paura se si
Naso Pronunciato 2 5,00% arrabbiano 2 5,00%
Eleganti 2 5,00% Maleducati 1 2,50%
Sensazione
Positiva 2 5,00% Donne Aggressive 1 2,50%
Gentiluomini, Lady
First 1 2,50% Puzzano 1 2,50%
Romantici 1 2,50% Freddi 1 2,50%
Perdono subito la
Bravi Artigiani 1 2,50% pazienza 1 2,50%
Fantasista 1 2,50% Ladri 1 2,50%
Mafiosi 1 2,50%
Appiccicosi 1 2,50%
Totale 40 100,00% Totale 40 100,00%

72
A.5.5.1. Questionario, domanda 5

Se ti dico "Italiano" pensi ad un uomo o ad una donna? Potresti descriverlo?

Valore Valore Valore Valore


Uomo nominale percentuale Donna nominale percentuale

Naso pronunciato 11 23,91% Bella 2 33,33%


Riccioluto 7 15,22% Elegante 1 16,67%
Alto 6 13,04% Alta 1 16,67%
Di bell'aspetto 4 8,70% Riccioluta 1 16,67%
Attenta alla moda, Look
ricercato 3 6,52% Carina 1 16,67%
Barba 2 4,35%
Gentile 2 4,35%
Capelli scuri 1 2,17%
Camicia con il collo aperto 1 2,17%
Playboy 1 2,17%
Virile 1 2,17%
Tratti decisi 1 2,17%
Tipo Girolamo 1 2,17%
Peloso 1 2,17%
Tipo Totti 1 2,17%
Pelle Bianca 1 2,17%
Occhi Blu 1 2,17%
Amichevole 1 2,17%
Totale 46 100,00% Totale 6 100,00%

A.5.5.2. Questionario, domanda 5 – Dati aggregati per macrocategorie tematiche


- Uomo

Se ti dico "Italiano" pensi ad un uomo o ad una donna? Potresti descriverlo?

Uomo Valore numerale Valore percentuale


Tratti Fisici 36 78,26%
Attributi Caratteriali 7 15,22%
Personaggi 2 4,35%
Comportamenti 1 2,17%
Tot 46 100,00%

73
A.5.6. Questionario, domanda 6

Sei mai stato in Italia?

Si Percentuale Si No Percentuale No
1 2,50% 39 97,50%

A.5.7.1. Questionario, domanda 7

Sei mai stato all’estero?

Si Percentuale Si No Percentuale No
20 50% 20 50%

A.5.7.2. Questionario, domanda 7 – Dati suddivisi per continenti visitati

Sei mai stato all'estero? Continenti visitati


Oceania 21
America del Nord 14
Non dichiara 10
Asia 9
Europa 7
Africa 0
America del Sud 0

A.5.8.1. Questionario, domanda 8

Conosci Qualche Italiano?

Nessuna Percentuale che


Si Percentuale Si No Percentuale No Risposta non risponde
1 2,50% 37 92,50% 2 5,00%

A.5.8.2. Questionario, domanda 8a

Conosci qualche Italiano? Se si, Come


Valore Valore
nominale percentuale
Conosciuto durante un soggiorno di studio
all'estero 1 100%

74
A.5.8.3. Questionario, domanda 8 – Composizione campione per anno di frequenza

Composizione campione per anno di frequenza


Anno Valore nominale Valore percentuale
1° 27 67,50%
2° 8 20,00%
3° 5 12,50%
4° 0 0,00%
Tot 40 100,00%

A.5.9. Questionario, domanda 9

A che proposito senti più


spesso parlare di Italia?
Valore
Categorie Valore nominale percentuale
Calcio 15 32,61%
Cibo 13 28,26%
Turismo 9 19,57%
Altro 3 6,52%
Nessuna Risposta 3 6,52%
Moda 2 4,35%
Non ne sento molto
parlare 1 2,17%
Tot 46 100,00%

A.5.10. Questionario, domanda 10

Dove pensi di aver imparato le cose che sai dell'Italia?

Valore
Categorie Valore nominale percentuale
TV 5 13,16%
Da Amici Giapponesi 2 5,26%
Esperienza di Viaggio 1 2,63%
Cultura Generale 1 2,63%
Non saprei 7 18,42%
Nessuna Risposta 15 39,47%
Risposte incoerenti 7 18,42%
Tot 38 100,00%

75
A.5.11.1. Scala di Thurstone

Dati Gruppo di Controllo


POSIZIONI 1° 2° 3° 4° 5° 6° 7° 8° 9° 10° 11° TOTALE

ESTROVERSO 6 7 5 5 5 5 3 0 0 2 0 38
ROMANTICO 11 7 10 4 3 2 0 1 0 0 0 38
ALLA MODA 8 12 4 7 4 2 0 0 0 1 0 38
ATTENTO ALLA QUALITA' DELLA VITA 3 2 4 7 3 4 5 7 2 0 1 38
CUCINA E MANGIA BENE 9 7 10 3 5 2 2 0 0 0 0 38
RITARDATARIO, IMPRECISO 0 0 2 2 1 4 4 11 8 2 4 38
EMOTIVO 0 1 0 5 2 6 4 8 8 4 0 38
CREATIVO, ORIGINALE 1 1 3 3 5 8 6 3 3 3 2 38
DISORGANIZZATO, NON FINISCE I LAVORI 0 0 0 1 2 0 1 5 6 16 7 38
CARATTERE FORTE 0 1 0 1 8 3 8 1 6 7 3 38
MOLTO RELIGIOSO 0 0 0 1 0 2 5 2 4 3 21 38

A.5.11.2. Scala di Thurstone – Media ponderata e distanza tra items

Media Distanza dall'item


Posizione Items Ponderata successivo
1 ROMANTICO 2,66 0,08
2 ALLA MODA 2,74 0,18
3 CUCINA E MANGIA BENE 2,92 0,92
4 ESTROVERSO 3,84 1,58
5 ATTENTO ALLA QUALITA' DELLA VITA 5,42 0,97
6 CREATIVO, ORIGINALE 6,39 0,79
7 EMOTIVO 7,18 0,35
8 CARATTERE FORTE 7,53 0,29
9 RITARDATARIO, IMPRECISO 7,82 1,5
10 DISORGANIZZATO, NON FINISCE I LAVORI 9,32 0,31
11 MOLTO RELIGIOSO 9,63

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Alla mia famiglia, per avermi instillato il germe della curiosità
A Morisa, per l’amore e il supporto, emotivo e tecnico, durante tutta la ricerca e la
stesura
Alla mia “famiglia” perugina, con la quale ho condiviso tutto, nel bene e nel male
A Marcello, compagno di vita universitaria. Mi manchi.
Grazie

Andrea

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