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I VANGELI traduzione e commento a cura di Giuseppe Barbaglio Rinaldo Fabris Bruno Maggioni ristampa - 30m migliaio CITTADELLA EDITRICE

- ASSISI INTRODUZIONE GENERALE AI VANGELI SINOTTICI di Rinaldo Fabris Da quando la vicenda di Ges diventata un l'atto pubblico, con la esecuzione del r abbi di Nazaret in una Pasqua ebraica degli anni 30 d.C., anche la storia delle sue parole e dei suoi gesti ha incominciato a essere una faccenda pubblica, sogg etta alle regole del controllo sociale_ In pi l'ambiente e la tradizione cultural e giudaica palestinese del primo secolo, nei quali Ges ha parlato e agito, non so lo gli hanno offerto i modelli di pensiero e di azione e gli strumenti linguisti ci, ma hanno condizionato anche la interpretazione e la trasmissione delle sue p arole e dei suoi gesti. Quando incominciata l'emigrazione dei gruppi cristiani o ltre i confini della Palestina e dell'area culturale giudeo-ellenistica, l'inter o messaggio e l'opera di Ges hanno dovuto subire una traduzione culturale, intrap resa dai cristiani di lingua greca. I tre vangeli sinottici possono essere consi derati il punto di arrivo di questa evoluzione storica, alla frontiera tra la pr ima e la seconda generazione cristiana intorno agli anni della catastrofe giudai ca (anni 66-70: guerra che si concluse con la distruzione di Gerusalemme). La migrazione culturale non termina qui perch i tre libretti, come del resto tutt a la Bibbia, quando furono introdotti nell'area culturale di lingua latina, dove ttero adattarsi a una nuova traduzione che sfoci, attraverso una lunga gestazione , nella versione vulgata o versione diffusa e comune, accettata ufficialmente da lla chiesa occidentale, All'epoca del rinascimento, con la riscoperta e valorizz azione dei testi greci originali, si prepar la strada alla nuova svolta dei vange li: la versione nelle lingue moderne. Da questo punto i libretti o vangeli su Ge s di Nazaret si inseriscono nel ritmo dell'evoluzione culturale moderna. Ora sorge spontaneamente una serie di interrogativi: chi pu garantire la fedelt e l'autenticit del materiale evangelico? possibile ancora ricostruire il signific ato originale dei gesti e delle parole di Ges? Quel significato, ammesso che sia poss ibile ritrovarlo intatto, ha ancora qualche cosa da dire agli uomini di oggi? Siccome i vangeli costituirono i testi normativi della comunit religiosa cristian a, la loro lettura, in tutto il cammino storico attraverso le diverse epoche e i disparati ambienti culturali, stata sempre controllata dalla stessa comunit cris tiana o chiesa. Questo controllo ha seguito le leggi delle varie epoche e ambien ti. Nell'epoca moderna andato via via affermandosi, in connessione con fenomeni analoghi in altri settori, un duplice controllo: uno religioso da parte della co munit credente e uno scientifico da parte delle istituzioni culturali. Grazie ai moderni affinati strumenti di indagine storica, filologica, testuale, letteraria , linguistica ecc., notevolmente aumentata la possibilit di verificare e controll are la traduzione culturale dei vangeli. In questa rapida rassegna introduttiva verranno presentati i vari problemi e le soluzioni attualmente proposte n una lettura moderna e critica dei vangeli sinott ici. L'evangelo e i vangeli Solo verso la met del II secolo d. C., circa il 150, iltermine vangelo usato per designare un libro 2. Nei documenti cristiani pi antichi, lettere di Paolo,questo vocabolo indica la buona notizia, l'annuncio pubblico della salvezza nella pers ona di Ges, il Cristo ( Ro 1,1.9.16; 1 Co 15,1). Se in seguito ai quattro librett i sorti intorno alla vicenda di Ges fu applicata la parola vangelo , si deve al fa tto che in questi libri si riconosce quella proclamazione della buona notizia de lla salvezza di Dio che si realizzata nelle parole e opere, nella morte e risurr

ezione di Ges, il Cristo. Il vangelo di Marco, attualmente considerato il primo d ei tre vangeli sinottici, si apre con questa iscrizione programmatica: Vangelo d i Ges Cristo Figlio di Dio (1,1). Ma nella trama del libro, che raccoglie parole e azioni di Ges, il protagonista centrale dell'annuncio lieto o buona notizia Ges stesso, il quale proclama il Regno di Dio (Mc 1,15). Dunque il termine vangelo , prima di designare un genere letterario scritto, servito per definire l'attivit e il contenuto di un annuncio e predicazione pubblica itinerante, prima da parte di Ges, poi della comunit che a lui si riferisce. t precisamente questa preistoria di tradizione orale e comunitaria che spiega le caratteristiche letterarie dei libretti che portano il nome di vangelo . Chi si accosta per la prima volta a questi scritti ritrae un'impressione di fram mentariet, disordine e lacunosit dietro l'apparente semplicit schematica ed essenzi ale. Infatti in un libro che tratta di Ges di Nazaret e della sua attivit, si dice poco o nulla del suo ambiente sociologico, della famiglia, del suo aspetto fisi co; se si escludono i pochi e frammentari dati circa la nascita e l'infanzia, ne ssuna informazione precisa viene data riguardo alla sua vita, alle sue esperienz e prima dell'attivit pubblica. Ma anche su questa le informazioni sono molto gene riche e lacunose; non possibile ricostruire con i dati del vangelo una cronologi a e topografia precisa dell'attivit di Ge s. Perfino il racconto pi dettagliato del l'arresto e della condanna a morte in Gerusalemme trascura molti elementi indisp ensabili per ricostruire il seguito e la concatenazione degli avvenimenti. In breve i vangeli non possono essere catalogati nella scheda bibliografica sott o il titolo biografia o vita di un fondatore di religione. Altrettanto insoddisf acenti sono i tentativi di collocare questi scritti nella serie dei noti modelli di letteratura religiosa: fioretti , racconti storico-religiosi, manuali per il culto, per la predicazione e Ia catechesi ecc. Sotto l'aspetto formale i vangeli possono essere accostati all'uno o all'altro modello, ma non si lasciano ridurr e a uno schema preciso 3. Essi certamente si inseriscono nell'ambito della lette ratura religiosa popolare, ma derivano la loro impronta originale dalla vicenda storica di Ges e della comunit che da lui prende avvio. Quindi il modo migliore pe r comprendere il genere letterario vangelo nella sua specificit di seguire le tap pe della sua genesi storico-letteraria. Come sono sorti i vangeli Ogni tentativo di ricostruire la preistoria dei vangeli, anche il pi elaborato sc ientificamente, non dispone di fonti o informazioni segrete, ma unicamente dei t esti evangelici stessi confrontati con tutti gli altri documenti cristiani che f ormano gli scritti del NT e con tutti i documenti che possono offrire dati o inf ormazioni sul R. BULTMANN, Geschichte der synoptischen Tradition (Gittingen 1967 ), 399-340, dopo aver ricercato le analogie tra i vangeli e certi libretti della cosiddetta letteratura minore (Kleinliteratur), in cui sono riuniti episodi e d iscorsi di personaggi famosi o popolari, conclude: Mi sembra che quanto pi sono n ecessarie Ie analogie per comprendere le singole parti della tradizione sinottic a, tanto meno esse servono per la comprensione deI vangelo nella sua globalit . Le analogie esistenti fanno risaltare con pi evidenza la singolarit del vangelo. Ess o una creazione originale cristiana ; cfr. anche C. F. MOULE, Le origini del NT, 22, Non esistono scritti veramente simili che lo abbiano preceduto, si tratta de l primo esempio rimastoci di un nuovo genere letterario . Introduzione generale l'ambiente religioso e culturale del primo secolo. Quindi il punto di partenza s ono i dati di fatto offerti dagli evangeli stessi, dati che suscitano interrogat ivi e problemi ai quali la ricerca storico-letteraria cercher con i propri metodi e strumenti di dare una soluzione. Un primo dato che colpisce il lettore del vangelo la trama spezzata o frammentar ia del tessuto narrativo. Il materiale evangelico d l'impressione di un coagulo d i piccoli blocchi letterari, formati da brevi sentenze raccolte attorno a un tem

a, oppure da un episodio isolato o comunque senza nessi precisi con il contesto. Alcune di queste piccole unit letterarie, incentrate su una sentenza o episodio d i Ges, sono costruite secondo uno schema stereotipo: vi una formula di introduzione: In quei giorni ... (Mc 8,1); in quel tempo.. 11,25; 15,1); dopo queste cose (Mt 14,22); generici riferimenti di luogo: in ca sa, sulla riva del lago ecc. (Mc 2,1.13); poi viene presentato l'intervento degli avversari di Ges, generalmente scribi e f arisei, per mezzo di un'obiezione o domanda che prende lo spunto da un modo di a gire di Ges o dei discepoli; a questo punto viene riportato l'insegnamento di Ges che si serve di una controdo manda o di una citazione della scrittura; spesso esso si conclude con una senten za finale; segue una rapidissima nota conclusiva. Questa struttura o modello letterario si riscontra nella serie di racconti o dib attiti che si trovano nella prima parte dell'evangelo di Marco (2,1-3,6) o nell' ultima settimana (11,27-12,37); questi hanno i loro paralleli negli altri due va ngeli sinottici, Matteo e Luca. Anche nei racconti di episodi miracolosi si pu fa cilmente individuare un clich o modello letterario: un ammalato o altri bisognosi di aiuto si avvicinano a Ges; spesso si pone bene i n evidenza la disgrazia o la situazione di disagio (malattia, paura ecc.); Ges rivolge la parola all'ammalato, lo tocca ed esaudisce la domanda; - Il successo dell'azione e parola efficace di Ges espressamente constatato e una nota conclusiva rileva l'entusiasmo o stupore dei presenti. 18 Introduzione generale Gli elementi essenziali di questo schema narrativo si ritrovano nella serie di m iracoli riferiti da Marco 4, 35.5,43 e parr. o in altri episodi isolati (Mc 1,40 -45; parr.; 7,31-37; 8,22-26; 10,46-52). Un secondo fatto che si impone a chi confronta tra loro i primi tre evangeli la loro somiglianza di fondo per quanto riguarda la trama ^ canovaccio della vicend a; breve resoconto sull'attivit di Giovanni il Battista; raccolta di parole ed ep isodi di Ges nel territorio della Galilea con qualche puntata nelle regioni limit rofe; viaggio lento verso la capitale, Gerusalemme, in Giudea, che offre l'occas ione per riferire altri insegnamenti ed episodi di Ges; infine la conclusione tra gica a Gerusalemme con la cattura, la condanna sommaria, la morte in croce a cui fanno seguito alcuni episodi ed esperienze circa la risurrezione. Questa concordanza di fondo dei tre vangeli sinottici in alcuni casi diviene con cordanza letteraria e verbale, cio stessa successione di sentenze o addirittura i dentit di vocabolario ed espressioni. Ma questo parallelismo a tre congiunto con un altro accordo a due proprio di Matteo e Luca: alcune raccolte di sentenze o a lcuni episodi sono riportati con una notevole simmetria letteraria soltanto da q uesti due vangeli e non da Marco. Infine i singoli vangeli sinottici si distinguono tra loro non solo per l'autono mia e singolarit dello stile, del vocabolario e della prospettiva teologica, ma a nche per il materiale, le parole e gli episodi, pi ampi e distinti in Matteo e Lu ca. Un esempio tipico di questa singolarit e autonomia dei singoli evangeli il ra cconto dell'ultima cena di Ges. Sullo sfondo di una concordanza essenziale vi una peculiarit di stile e di vocabolario al punto che le parole di Ges sul calice son o differenti nei tre vangeli. Cos anche la preghiera insegnata da Ges, il Padre no stro, riferita da Matteo 6,9-13 e Luca 11,2-4, varia nelle due rispettive edizio ni evangeliche; lo stesso vale per la proclamazione delle beatitudini (Mt 5,3-12 ; Lc 6, 20-23). Come spiegare questi dati di fatto, questa singolare situazione letteraria del materiale riportato dai nostri vangeli: la frammentariet della tra ma narrativa, l'uniformit dei piccoli blocchi letterari, la concordanza e le disc ordanze dei tre vangeli, la loro autonomia e convergenza? Di fronte a questi int errogativi e problemi suggeriti dai vangeli stessi, la comunit credente ha sempre cercato di proporre una spiegazione coerente e soddisfacente nella misura in cu i essa aiutava a comprendere meglio il messaggio dei singoli vangeli. Negli ulti mi secoli le ipotesi e le soluzioni sono state elaborate in maniera sistematica, sollecitate da un rinnovato interesse per i problemi storico-letterari e dalla pi approfondita e nuova conoscenza dei documenti religiosi contemporanei ai vange

li, giudaici ed ellenistici. ipotesi e soluzioni attuali: storia della tradizione evangelica (Storia delle forme e della redazione)5 Anche una rapida presentazione delle ipotesi e delle soluzioni attualmente propo ste dovrebbe tener conto della loro evoluzione storica legata all'iniziativa di uno studioso o circolo culturale; dovrebbe fare il bilancio della loro attendibi lit scientifica, dell'accordo o convergenza di consensi ecc. In tutto questo entr ano necessariamente dei criteri di giudizio derivanti dalle simpatie culturali, dagli apriorismi e resistenze personali o di gruppo che compromettono la verit de ll'informazione o comunicazione. t preferibile allora scegliere le ipotesi che u tilizzano le attuali convergenze e presentano una linea precisa, che pu essere fa cilmente controllata. l. Il nucleo del vangelo. Gli attuali vangeli si trovano al termine di una lunga tradizione cristiana comu nitaria che prende avvio dalle parole e azioni di Ges. Un momento decisivo e qual ificante costituito dall'esperienza di incontro con Ges risorto. Da questo moment o il gruppo di uomini, gi riuniti attorno a Ges prima della sua morte, incomincia a proclamare apertamente la novit formidabil e: Ges di Nazaret il Cristo, risuscitato da Dio, il Signore. L'evangelo si forma attorno a questo nucleo di annuncio. questa una testimonianza di fede e un invit o alla conversione per riconoscere in Ges di Nazaret il Signore e il Salvatore. R estano in ombra per ora i dettagli della sua vita e della sua morte. Tutti a Ger usalemme conoscono che cosa gli accaduto (Lc 24,18): veramente risorto l'uomo ch e Dio ha accreditato per mezzo di miracoli, prodigi e segni (At 2,22), colui che passato facendo del bene e guarendo quelli che erano oppressi dal diavolo e che i suoi avversari hanno fatto uccidere appendendolo al legno (At 10,38-39). Ques ta la prima forma di vangelo, il nucleo attorno al quale nelle tappe successive si coaguleranno le raccolte delle sentenze e il tessuto narrativo che terminer ne gli scritti dei vangeli. 2. Storia delle forme: situazione vitale della prima comunit 6. stata la storia d elle forme o critica morfologica a mettere in luce i motivi e le intenzioni dell 'ambiente interno ed esterno della comunit che hanno sollecitato questa elaborazi one. Il contesto o ambiente vitale, nel quale sono state riprese ed elaborate le parole e i racconti su Ges, pu essere cos ricostruito. Di fronte all'annuncio dei testimoni di Gemi.' si formano due gruppi: i non-credenti e i credenti. Missiona ri e apostoli cercano di convincere e avvicinare alla fede i primi; catechisti d ella comunit cercano di rafforzare la fede dei secondi. Discussioni e questioni f anno ricordare fatti e parole di Ges che, alla luce dell'esperienza pasquale, acq uistano un significato pi profondo e chiaro. 3. Predicazione. Per suscitare la fede dei non-credenti in Ges Messia si elencano le opere del Messia , i miracoli. Fra i racconti riportati dai testimoni si fa u na scelta, si prende uno o due di ogni specie e si riassumono gli altri in formu le generali. A forza di ripetere questi fatti e per averli presenti al momento d ella discussione i discepoli, missionari e catechisti, compongono catene di mira coli, costruite secondo lo stile orale e popolare: creazione di formule di effet to, ricerca di parole-chiave, preparazione del momento finale, eliminazione dei personaggi o delle circostanze secondari, aggiunte di dettagli che danno pi rilie vo a un gesto o a una parola, immagini ed espressioni prese a prestito dalla Bib bia per porre in luce il contenuto religioso del gesto di Ges. Secondo le circost anze e le necessit, uno stesso miracolo sar presentato ora come manifestazione del la potenza di Dio in Ges, rivolta a ogni uomo per entrare in dialogo salvifico co n lui, ora come atto che anticipa la salvezza del regno di Dio culminante nella risurrezione di Ges. L'annuncio di Ges Cristo, della sua risurrezione, della sua predicazione e attivi t a favore del regno suscita discussioni che richiedono argomenti diversi e adatt i per ogni ambiente. Nell'ambiente giudaico non si pu procedere se non per mezzo

di citazioni bibliche. L'attivit e l'insegnamento di Ges di Nazaret rispondono all 'antica e sacra tradizione delle Scritture? Anche Ges aveva dovuto affrontare difficolt analoghe in discussioni e dibattiti co n i circoli colti della Giudea. Cos le sue sentenze e risposte incastonate in pic coli racconti, i suoi insegnamenti raccolti insieme, formano le catene di contro versie e gli insegnamenti esemplari deI Maestro. Inoltre lo scandalo dei Giudei di fronte alla morte vergognosa di Ges costringe i discepoli della comunit cristiana a rileggere, alla luce della nuova esperienza di risurrezione e glorificazione di Ges, tutta la scrittura. Attraverso a questa lettura cristiana della Bibbia gli ultimi avvenimenti di Gerusalemme assumono un significato religioso coerente con il piano di Dio. L'insieme di citazioni e al lusioni bibliche facilita la presentazione religiosa della storia di Ges e d origi ne a quel tessuto di citazioni esplicite o implicite di cui nell'ambiente elleni stico non resta che la formula: secondo le scritture ... (1 Co 15,3b). 4. Catechesi. La presentazione e l'approfondimento del messaggio di Ges per i cre denti si inserisce in due momenti di vita comunitaria: la catechesi e la liturgi a. L'istruzione dei neofiti che hanno aderito alla comunit deve essere perfeziona ta, la loro vita morale cristianamente orientata deve essere sostenuta; sorgono questioni, interrogativi circa la vita cristiana: come pregare? fino a che punto si deve perdonare? quale posizione prendere riguardo alle norme tradizionali gi udaiche: proibizioni alimentari, riposo sabatico, ii divorzio, tasse o imposte p er il tempio? come comportarsi di fronte ai beni o ricchezze? di fronte alle per secuzioni o rotture familiari dovute alla conversione? Durante le riunioni comun itarie alle quali i discepoli erano perseveranti (cfr. At 2,42) vengono richiama te le sentenze di Ges, il suo modo di agire, le sue risposte in situazioni analog he. Si formano cosi raccolte di sentenze e raccolte di parabole con spiegazioni e applicazioni adattate alle esigenze della comunit credente. 5. Liturgia. Inoltre i credenti, pur continuando all'inizio a frequentare il tem pio, si riuniscono per celebrare la cena deI Signore (1 Co 11,17-22). In queste assemblee liturgiche si rievocano alcuni episodi pi solenni della vita di Ges, Pro babilmente nel corso di Introduzione generale 23 queste riunioni liturgiche si sono formati i racconti della passione, della cena , delle apparizioni del Signore, del suo battesimo; trasfigurazione, tentazioni, agonia, fondazione e organizzazione della vita comunitaria. 6. La tradizione evangelica viva e fedele. Sono state finora messe in luce le pr incipali situazioni della prima comunit cristiana e i motivi o esigenze che favor irono la maturazione di una raccolta dei detti e delle azioni di Ges partendo dal nucleo prrhitivo dell'annuncio pasquale. I protagonisti di questa conservazione e trasmissione del materiale evangelico, fondati sulla convinzione che Ges non un semplice rabbi prestigioso ma l'inviato definitivo di Dio, non si limitano a ri petere in maniera monotona le sentenze e gli insegnamenti di Ges, ma trasmettono un messaggio vivo confermandolo con la propria testimonianza. Per questo i primi predicatori del vangelo non esitano ad adattare gli insegnamenti del Maestro se condo gli uditori o gli ambienti. Infatti l'annuncio cristiano d origine a comuni t disseminate in tutto il bacino mediterraneo, con situazioni culturali e sociali differenti. Gi la traduzione in lingua greca del messaggio primitivo predicato i n aramaico comporta oscillazioni del significato originario. Inoltre il passaggi o a un nuovo ambiente culturale e sociale, come quello delle citt greco-romane, e sige un adattamento, uno spostamento dell'accento di questa o quella parabola o sentenza, una rilettura di questo o quei racconto. Chi pu garantire la fedelt alla originaria tradizione evangelica? Il carattere stereotipo e normativa della tra smissione delle sentenze e degli insegnamenti autorevoli nell'ambiente palestine se (cfr. I Co 11,23; 15,3), il controll reciproco tra le comunit, la leadership ri conosciuta ai testimoni e inviati ufficiali (apostoli), sono elementi che garant iscono la fedelt della tradizione contro possibili deviazioni sostanziali.

7. Cristallizzazione delle unit letterarie. Come si passati dai piccoli blocchi n arrativi e dalle raccolte di sentenze e parole, sorti in ambienti e per motivi d iversi, alle unit pi ampie e organiche come idiscorsi, le collezioni di episodi ec c.? Il bisogno di avere, sia _per la predicazione sia per l'istruzione, la catec hesi e il culto, un materiale pi completo, porta alla costituzione di raggruppame nti in cui si intrecciano parole e fatti attorno a centri di interesse o temi, l uoghi o regioni dell'attivit di Ges: la citt di Cafarnao (Mc 1,21-39) o la regione del lago (cfr. Mc 4,355,43); il tema del pane (cfr. Mc 6,30-8,26). Il materiale, organizzato attorno a queste unit letterarie, viene inserito nel quadro della st oria di Ges, distribuita in quattro grandi tappe: 1. La preparazione di Giovanni il Battista sulle rive del Giordano; 2. L'attivit in Galilea; 3. La salita o viag gio a Gerusalemme; 4. GIi avvenimenti della morte e risurrezione (cfr. At 10,3443). In questo quadro elastico e facile da ricordare si distribuiscono i raccont i, le parole, i gruppi di sentenze gi organizzate. 8. Dalla tradizione orale alla tradizione scritta. Storia della redazione 7. Per esigenze di conservazione e di trasmissione in alcune comunit si incomincia a me ttere per iscritto parte del materiale tradizionale, forse le ampie raccolte di sentenze, secondo un certo ordine tematico, intrecciate con una rapida sintesi d egli episodi pi importanti della vita di Ges. Il prologo di Luca 1,1-4 ricorda che molti hanno cercato di comporre un racconto dei fatti avvenuti negli anni 30 d. C. Sulla base di questi tentativi di vangeli scritti, che si affiancano alla tra dizione orale, sorgono gli evangeli sinottici attuali. Ma il primo evangelo scri tto, quello di Marco, come gli altri, non sono frutto di una evoluzione spontane a dei primi tentativi embrionali, n frutto di un lavoro di semplice compilazione, ma risultano da un lavoro di composizione da parte di veri autori. Il lavoro redazionale degli evangelisti stato messo in rilievo da una serie di s tudi che hanno in parte corretto e perfezionato i risultati della critica morfol ogica. Dopo la seconda guerra mondiale un gruppo di ricercatori, prendendo in es ame i singoli evangeli, ha messo in evidenza la prospettiva teologica dei singol i autori. Gli evangelisti non si distinguono soltanto per caratteristiche lessic ali, stilistiche, o per le loro capacit letterarie, ma per la loro sensibilit spir ituale che sa ascoltare con fedelt la tradizione evangelica comune, ma attenta an che ai problemi e suggestioni dell'ambiente cristiano in cui vivono. Domandandoci perch l'evangelista abbia utilizzato una certa parola, perch abbia ag giunto o tolto una certa espressione o particolare nel racconto di un miracolo, come colleghi un episodio con il precedente o con quello che segue ecc., si potr avere una idea delle sue intenzioni, della sua particolare angolazione cristolog ica ed ecclesiale, dell'uso che fa delle sue fonti particolari. Da questo esame gli autori dei singoli vangeli appaiono scrittori cristiani impegnati e non neut rali cronisti, credenti in Ges vivente, capaci di rispondere alle urgenze spiritu ali della comunit per la quale scrivono. Questo lavoro redazionale spiega l'impronta singolare e tipica di ogni evangelo, ma non spiega completamente le concordanze e le discordanze indicate sopra. Una risposta a questo problema pu essere data soltanto dalla interpretazione dei rap porti degli evangeli sinottici tra loro e con le loro fonti. 9. Rapporti tra gli evangeli sinottici. Questione sinotticas. I primi tre vangel i sono comunemente chiamati 8 Oltre agli studi dedicati a tale questione nelle introduzioni generali, comuni in Matteo e Luca. Nella presentazione attuale di questa ipotesi, le particolari t e l'autonomia di Mt e Lc si spiegano con la utilizzazione di materiale proprio e con il lavoro redazionale degli evangelisti. Inoltre resta aperta alla discuss ione la determinazione della fonte Q: una fonte scritta o orale? Infine anche il rapporto con Marco oggetto di ricerca: si tratta del vangelo di Marco attuale o di un'altra edizione? b) Ipotesi di pi documenti: Gli evangelisti avrebbero utilizzato diversi blocchi di materiale comune o raccolte di sentenze ed episodi pi o meno estese. Alcuni au

tori propongono di identificare due documenti di base comuni ai tre vangeli acca nto alle diverse tradizioni non omogenee. Questi due documenti spiegano la trama comune ai tre vangeli salvo l'attivit di Ges in Galilea che dipenderebbe dalle tr adizioni non ancora fuse insieme. Questi schemi o teorie ipotetiche rivelano la loro utilit e merito soltanto se pe rmettono di individuare con maggiore verit e immediatezza l'intenzione dei singol i evangelisti e di cogliere quindi il significato dei testi che trasmettono il m essaggio di Ges. Come sono arrivati a noi i testi dei vangeli Scritti in lingua greca nella seconda met del I secolo d.C., i vangeli sono stati ricopiati e diffusi rapidamente di pari passo con la espansione del movimento c ristiano. Anche se i testi originali autografi sono andati perduti, la molteplic it delle testimonianze, relativamente molto vicine al tempo di composizione degli originali, permette di ricostruire con un alto grado di certezza critica il tes to autentico. Infatti i primi e pi antichi frammenti di papiri dei testi evangeli ci risalgono alla prima met del II secolo 10 e al III secolo 11. Al quarto e quinto secolo risalgono i codici, cio i manoscritti su pergamena, che riportano il testo continuo dei vangeli e degli altri scritti biblici, In s crittura maiuscola 12. Inoltre dalla fine del ii secolo fino al v e vi sorgono l e traduzioni dei testi originali nelle varie lingue delle chiese orientali, siri aca, copta (dialetto del nord e sud Egitto), armena, giorgiana; nello stesso tem po si diffondono le pi antiche versioni latine oltre che nell'ambiente europeo an che nella zona dell'Africa settentrionale (Vetus Latina, secolo). Questo lavoro di trascrizione e traduzione del testo evangelico continua nei sec oli successivi. Dal secolo ut in poi nella trascrizione dei codici si passa alla scrittura minuscola o corsiva; le lettere sono piccole e unite tra loro da trat tini che permettono di scrivere in maniera continua senza sollevare la penna dal foglio. Quando nei secoli xv-xvi, sotto l'impulso della ricerca umanistica e co n la possibilit di moltiplicare i testi grazie alla stampa, si pens di ricostruire un testo autentico della Bibbi a e quindi anche del vangelo, vagliato criticamente, ci si trov di fronte a una m ole di codici: 250 circa in scrittura maiuscola (onciale) e 2646 in scrittura mi nuscola o corsiva. Naturalmente nella riproduzione del testo si erano introdotti gli inevitabili errori di trascrizione dell'amanuense distratto o preoccupato d i rendere chiaro o scorrevole un testo oscuro o duro o di armonizzarlo con un al tro simile. Questi errori o correzioni sono stati ripresi dai successivi copisti , per cui si sono formate serie o catene di codici imparentati tra loro per le s tesse varianti testuali. In altre parole sorgono alberi genealogici con famiglie di manoscritti in una stessa zona geografica o culturale. Le prime edizioni a stampa del NT, quella di Erasmo di Rotterdam (1516) e di Xim enes de Cisneros (1520), si basano sui codici greci poco antichi che erano a dis posizione. Nel secolo successivo incominciano i primi tentativi di ricostruzione critica del testo greco del NT. Le prime edizioni critiche che aprono la strada alle moderne edizioni del testo neotestamentario e dei vangeli appaiono nel sec olo xvm 13. Gli studi e le ricerche degli ultimi 150 anni, se da una parte hanno veduto crescere il numero delle varianti con la scoperta di nuovi manoscritti, dall'altra hanno potuto stabilire, grazie all'applicazione rigorosa del metodo d i critica testuale, un testo greco del NT che pu essere considerato con un alto g rado di probabilit iI pi vicino all'originale. Per quanto riguarda i vangeli, acca nto alle numerose varianti che interessano particolari insignificanti, come inve rsione nell'ordine della parola, aggiunta o omissione di una particella, ecc., r imangono soltanto alcuni passi dove la tradizione manoscritta rimane controversa I vangeli e la storia di Ges

Dopo aver tracciato le tappe della storia dei vangeli sinottici, si pu tentare di rispondere alla domanda iniziale: ancora possibile ricostruire attraverso i van geli i gesti e le parole di Ges nel loro significata originale? In altri termini: quale credito e attendibilit storica hanno i vangeli? La risposta a questo probl ema deve tener conto dei risultati attuali della critica letteraria brevemente r ichiamati nelle pagine precedenti. Tra il Ges della Palestina degli anni 30 e gli attuali testi evangelici, sorti ve rso gli anni 70, si colloca la storia della tradizione evangelica, che fa da cin ghia di trasmissione del materiale evangelico all'interna delle prime comunit cri stiane. Nel percorso che va da Ges ai vangeli vi sono due tappe o momenti decisiv i: il passaggio dall'attivit e insegnamento di Ges alla testimonianza e predicazio ne su Ges da parte dei discepoli, poi il passaggio dalla tradizione orale comunit aria alla stesura scritta dei singoli vangeli da parte dei redattori. A ognuna d i queste svolte si pu riproporre l'interrogativo sul credito storico in questo mo do: qual lo scopo dell'annuncio o predicazione ecclesiale su Ges? Qual lo scopo d ei redattori finali? Informare sulla vicenda storica di Ges o suscitare e sostene re la fede in lui, il Cristo vivente? Attualmente c' un comune accordo nel ritene re che lo scopo principale dei vangeli scritti e della tradizione evangelica pre cedente quello di annunciare Ges come Cristo e Signore. In altri termini i vangel i sono prima di tutto documenti di fede in Ges Cristo risorto. Ma con questo non si esclude l'interesse per la realt storica di Ges, per ci che Ges ha detto e fatto, per le vicende della sua morte. Ma questo interesse subordinato allo scopo prio ritario volto principalmente a cogliere e sottolineare il significato delle paro le e dei gesti di Ges. I vangeli non sono resoconti del pensiero di Ges, n cronaca neutrale della sua attivit, ma documenti di una tradizione viva e fedele, scritti da autori cristiani impegnati. Ma se da una parte i vangeli sono documenti di fede, dall'altra essi vogliono es sere documenti non di una fede in una teoria su Dio, ma della fede in Ges Cristo, cio in una persona storica che vissuta, ha parlato e agito concretamente in uno spazio e in un tempo preciso; cio sono documenti di fede in Ges Cristo risorto, ma agganciati alla vita e all'azione di Ges di Nazaret. Ora lo stesso metodo di ind agine storico-critica che ha permesso di ricostruire le tappe della tradizione e vangelica, offre gli strumenti per attuare una verifica circa il valore storico del materiale evangelico. Il metodo della storia delle forme , diretto a ricostru ire i motivi e le esigenze dell'ambiente che ha conservato e trasmesso le piccol e unit del vangelo (racconti di miracolo, controversie, parabole, ecc.), pu essere applicato anche al periodo precedente la Pasqua per ricostruire la situazione v itale della piccola comunit dei discepoli raccolta attorno a Ges. Gi prima della mo rte e risurrezione di Ges vi sono le condizioni perch si sviluppi la tendenza a co nservare e trasmettere ci che Ges va insegnando e facendo in terra di Palestina. N ei vangeli attuali le sentenze di Ges sono raccolte in una forma che ricorda la t ecnica di insegnamento dei rabbi di Palesti; inoltre alcuni insegnamenti o sente nze risentono di una situazione che si avuta soltanto prima della risurrezione; cos alcune parole sulla fine tragica di Ges sono troppo oscure e allusive per esse re state ricostruite dopo gli avvenimenti di Pasqua; lo stesso Insegnamento cent rale dell'evangelo, l'annuncio del regno di Dio per mezzo delle parole e gesti d i Ges, caratterizza una situazione storica che non pi attuale dopo la risurrezione , quando il contenuto dell'annuncio Ges Cristo risorto . Un esame attento del materiale evangelico con questa prospettiva permette di con cludere che la tradizione dei detti di Ges si iniziata in una comunit raccolta att orno alla sua persona. Questa tradizione trova la sua continuazione naturale nel la tradizione che si sviluppa dopo la Pasqua. Ma questo sviluppo portato avanti sotto il controllo e la responsabilit delle stesse persone che erano vissute con Ges, i dodici discepoli. Infatti la struttura della prima comunit, che pu essere ric ostruita in base ai documenti extraevangelici, segnata dalla leadership dei dodi ci (cfr. At 1,15-26), dalla dipendenza controllata dai testimoni qualificati (cf r. Ga 2,1-10) e dalla trasmissione autorevole e tradizionale (cfr. 1 Co 15,38). In breve si deve ammettere che il messaggio di Ges stato conservato e trasmesso i n una comunit saldamente strutturata e per mezzo di incaricati sicuri in modo tal e che la continuit e fedelt con la fonte originaria sono sufficientemente garantit

e. Infine possibile fare un'ulteriore verifica del materiale che stato raccolto nei vangeli ripercorrendo a ritroso la strada dai vangeli al Ges storico per trovare la solidit storica dei detti e degli episodi evangelici. Per questo controllo st orico dei vangeli sono stati fissati alcuni criteri generali: a) Criterio delle testimonianze. Un dato evangelico pu essere considerato autenti co quando attestato dalle tradizioni e in particolare dagli strati pi arcaici del la tradizione; b) Criterio della discontinuit. Un dato evangelico pu essere ritenuto autentico qu ando non pu essere spiegato come prodotto n dell'ambiente giudaico contemporaneo a Ges, n dell'ambiente cristiano successivo (cfr. l'appellativo con il quale Ges si rivolge a Dio Abba ; l'annuncio del regno di Dio, ecc.). c) Criterio della continuit. Un dato evangelico pu essere ritenuto autentico quand o si situa in modo omogeneo nell'ambiente vitale di Ges in conformit con la situaz ione socio-culturale del suo tempo e in armonia con l'originalit della sua person a e del suo messaggio (cfr. le parabole) 17. Questi criteri per la verifica storica dei vangeli hanno valore e forza se sono usati in modo complementare e convergente. Un dato evangelico che soddisfi ai tr e criteri summenzionati ha una garanzia di grande attendibilit storica. Ma n l'insegnamento di Ges, n tanto meno la sua persona, si lasciano esaurire o rid urre alle dimensioni di una realt storica oggettiva. Infatti Ges con i suoi gesti e con le sue parole rivendica un'autorit che interpella non tanto il filologo, lo storico, il ricercatore o studioso, ma l'uomo in quanto tale. Egli pretende di decidere in modo radicale del destino di ogni uomo. E legittima questa pretesa d i Ges? L'interpretazione del vangelo Data la pretesa di Ges di decidere del destino di ogni uomo, il vangelo si presen ta come un testo normativo non solo per i credenti. Le parole del vangelo si riv olgono a ogni uomo, anche all'uomo d'oggi, come proposta che provoca a una decis ione e scelta pro o contro. La seriet e l'urgenza della proposta evangelica rives te l'autorit che nell'ambito religioso ha la parola e volont di Dio. Per esprimere questa autorit il vangelo assume i segni e i simboli caratteristici del linguagg io religioso contemporaneo. Cos nella scena del battesimo di Ges si dice: Appena u scito dall'acqua vide i cieli aprirsi ... ; una voce dai cieli si fece udire ... (Mc 1,10, parr.); le stesse espressioni ricorrono nella scena di trasfigurazione ; Ges davanti al sinedrio afferma: Voi vedrete il Figlio dell'uomo sedere alla de stra della Potenza e venire con le nubi del cielo (Mc 14,62; cfr. 13,26, parr.). Questo linguaggio lascia trasparire una concezione del mondo e della storia che suscita la perplessit dell'uomo d'oggi. R. Bultmann prende lo spunto dalla situa zione di disagio dell'uomo moderno di fronte al linguaggio evangelico per porre l'interrogativo di fondo: La predicazione di Ges sul regno di Dio conserva ancora un significato per l'uomo moderno? . Egli ritiene che l'evangelo possa ancora co municare all'uomo d'oggi qualcosa di valido purch sia demitologizzato , cio sia sot toposto a una reinterpretazione che permetta di enucleare, al di l e sotto il riv estimento mitico, il messaggio ancora attuale. Egli parte da una certa nozione d i mito: Si pu dire che i miti danno alla realt trascendente una obiettivit immanent e a questo mondo; essi attribuiscono una obiettivit mondana a ci che non-mondano D 'altra parte, secondo R. Bultmann, i miti non sono una vuota affabulazione, ma e sprimono l'idea che l'uomo non il padrone del mondo e della propria vita, che il mondo nel quale vive pieno di enigmi e di misteri, o che la vita umana racchiud e una serie di enigmi e misteri 20. In breve la raffigurazione mitica del mondo esprime una certa comprensione dell'esistenza umana, cio che il mondo e la vita u mana trovano il loro fondamento e i loro limiti in una potenza situata all'ester no di ci che noi possiamo prevedere e 'controllare 21. Ma gi all'interno del NT, s econdo R. Bultmann, si iniziato un processo di demitologizzazione, cio di rilettu ra in chiave non spazio-temporale delle affermazioni mitiche circa l'intervento di Dio nella storia di Ges. Questo giustifica l'impresa moderna di demitizzazione che cerca di reinterpretare le formulazioni del vangelo utilizzando i modi di p

ensare elaborati dall'analisi dell'esistenza di M. Heidegger. Ma chi mi assicura che queste categorie non siano un nuovo mito, altrettanto dev iante dal messaggio genuino del vangelo quanto le concezioni apocalittiche giuda iche o i miti gnostici? R. Bultmann risponde che ogni lettura del vangelo un'int erpretazione fatta in base ad alcuni presupposti culturali o precomprensione . Si tratta allora di stabilire le concezioni e i presupposti che sono giusti e adeg uati ; si tratta di stabilire qual l'affinit vivente, il rapporto giusto con il co ntenuto essenziale del vangelo. Dato che ogni presupposto o concezione dipende d a un certo modo di concepire l'esistenza e il mondo, cio da una certa filosofia, alla fine si tratta di scegliere il metodo fila sofico che oggi offre le prospet tive e le concezioni pi appropriate per comprendere l'esistenza umana. E questa c hance oggi data dalla filosofia dell'esistenza 22. Da questi presupposti teorici nasce il metodo d'interpretazione demitizzante o e sistenzialista del Bultmann. I suoi discepoli apportano correzioni alle conclusi oni del maestro, per proseguono nella stessa linea prendendo come criterio di rif erimento il secondo Heidegger, che vede nel linguaggio la rivelazione autentica dell'essere. In questo caso la parola stessa del vangelo, come parola di amore e di vita, l'avvenimento rivelatore che interpreta l'esistenza del lettore. Nell' ambiente culturale di lingua inglese l'interpretazione del vangelo sotto l'influ sso dell'analisi del linguaggio di L. Wittgenstein, che mette in discussione la possibilit stessa di parlare di Dio. Di qui il tentativo di rileggere il vangelo in chiave secolare 24. Parallelamente a questi tentativi si sono sviluppati e so no tuttora in fase di elaborazione nuovi metodi di interpretazione che si ispira no alle conclusioni e ai metodi dello strutturalismo, soprattutto negli ambienti di lingua francese, del simbolismo e della linguistica in generale 25. Infine a nche lo sviluppo delle scienze umane, della psicologia e sociologia, ha fatto se ntire il suo influsso e incidenza in alcune sottolineature di temi e prospettive nell'attuale lettura del vangelo. Basti pensare al rinnovato interesse per la d imensione sociale e pi specificamente politica del messaggio evangelico in connes sione con la nuova concezione e coscienza delle responsabilit politiche dei crist iani 26. Di fronte a una tale variet di scelte e di orientamenti il lettore moderno del va ngelo ha definitivamente perso l'ingenua convinzione di poter leggere il testo e vangelico in uno stato di neutrale verginit; la pretesa di neutralit in questo cam po somiglia spesso a quella dichiarata neutralit o imparzialit in campo politico c he nasconde spesso l'inconscia e inconfessata adesione 23 I rappresentanti pi noti di questa nuova ermeneutica sono: G. EBELING, E. FUCH S, per la Germania; J. M. ROBINSON per l'Inghilterra; cfr. 3. M. ROBINSON - E. F ucits, La nuova ermeneutica (Brescia 1967) Paideia. 24 P. VAN BUREN, Il significato secolare dell'evangelo (Torino 1969) Gribaudi; c fr. I. T. RAMSEY, II linguaggio religioso (Bologna 1970), Il Mulino. AA. AA., Analyse structurale et exgse biblique, R. Barthes (Neuchiltel 1970); E. G eTTGEMANNS, Offene Fragen an die Formegeschichte des Evangeliums (Miinchen 2 197 0). F. BELO, Lecture matrialiste de l'vangile de Marc, (Paris 1974) Du Cerf; Io., Una lettura politica del Vangelo (Torino 1975) Claudiana. 38 Introduzione generale pregiudiziale a uno schieramento. t preferibile onestamente riconoscere il propr io condizionamento, la propria scelta di campo e di metodo, in costante dialogo con le altre proposte di lettura. Soltanto cos la lettura personale del vangelo s ar di nuovo soggetta al controllo pubblico della comunit credente che Io conserva non come patrimonio da imbalsamare, ma come luce da esporre alla vista di tutti, perch rimanga un dono per l'umanit tutta. Come leggere il vangelo: proposta di un metodo Davanti a un racconto e a una sentenza del vangelo si possono porre tre interrog ativi: come sono andate veramente le cose; che cosa ha detto o intendeva dire realmente Ges? che cosa intende dire questo autore (Mc, Mt, Le) con questa composizione? che cosa dice a noi oggi questo?

Sono tre domande legittime e importanti. Si tratta di stabilire un ordine e una successione in modo di non far dire a Ges ci che un'interpretazione di Marco o di Matteo, o un nostro desiderio di attualizzazione. Innanzi tutto il vangelo, cio q uanto Ges ha detto e fatto, l'avvenimento per mezzo del quale Dio si rivela Salva tore e Signore della storia, vicino e impegnato con la vicenda umana, si present a a noi come libro scritto nella seconda met del I secolo d. C., in un determinat o ambiente culturale. Il primo livello di lettura quello che vale per ogni libro : capire ci che vuol dire l'autore, con il suo linguaggio, con la sua concezione del mondo, ecc.; tutto questo deve essere inserito nel suo preciso universo ling uistico. In breve si deve prima di tutto comprendere ci che intendono dire Marco, Matteo e Luca, i quali rispondono agli interrogativi dei cristiani del loro tem po e della loro comunit. A questo punto ci si pu chiedere: Che cosa ha detto o intendeva dire Ges? Che cosa ha fatto o che cosa intendeva fare? Nella misura in cui possibile ricostruire u na realt storica trasmessa nell'arco di una generazione, 30/40 anni, anche questa domanda deve riIntroduzione generale 39 spettare i criteri di lettura e di interpretazione storica. Questo significa ric ostruire, in base ai documenti a disposizione, l'ambiente culturale e sociale de lla Palestina della prima met del i secolo d.C., con i suoi interessi, i problemi socio-religiosi, i modelli linguistici ecc. Ma anche in questa ricostruzione un a pista autorevole e privilegiata per arrivare non solo alla realt storica di Ges ma alla interpretazione 'della sua persona *e del suo messaggio resta sempre il testo evangelico scritto. Infine la terza domanda, che gi al tempo di Marco stata all'origine del vangelo: che cosa dice a noi oggi questa parola o fatto del vangelo? Questa non soltanto una domanda legittima, ma indispensabile per leggere e capire; una lettura che non interpreti il testo in relazione alla realt attuale e vissuta un'assurdit. Ma a questo punto si esige un lavoro attento di calibratura per far coinc idere l'orizzonte di Marco e di Ges con l'orizzonte attuale, senza riduzioni e sbavature. Non solo questione di traduzione in termini comprensibili, ma di un confronto di esperienze, di valori vissuti e di prospettive 27. Al limite soltanto chi vive in pe rfetta sintonia con la linea di azione e la prospettiva di Cristo in grado di fa re un'autentica interpretazione attuale. Ma in base a quale criterio si pu verificare una sintonia vivente con Ges Cristo e Signore? Non credo che esista un criterio culturale esterno, come una corrente filosofica, anche se legittimo e necessario ricorrere agli strumenti cu lturali che servono oggi a comunicare tra gli uomini. Il criterio ermeneutico intrinseco al messaggio evangelico stesso quello ricordato da Giovanni, il quarto evangelista, il pi attualizzante e spirituale degli evangelisti, ma nello stesso tempo il pi preciso nel rif erire alcuni particolari della vicenda di Ges. Ho ancora molte cose da dirvi, ma ora non potete capirle. Quando poi verr lui, lo Spirito di verit, vi guider in tutt a la verit (Gv 16, 12a; cfr. 14,26). 27 H. G. GADAMER, Wahrheit und Methade. Crundzilge einer philosophischen Hermene utik (Tiibingen 2 1952); E. Coorm, Grundfragen der Hermeneutik. Ein philosophisc her Beitrag (Freiburg 1969). 40 Introduzione generale All'interno della comunit di uomini che sono stati coinvolti con il destino di Ge s, le sue parole e i suoi gesti sono gi stati interpretati e hanno alimentato un'e sperienza di fede e di impegno. Ges, Signore risorto, continua a essere presente nella comunit cristiana per mezzo del suo Spirito che non solo introduce i creden ti nella piena verit, ma fa penetrare la verit all'interno delle coscienze. Nella continuit storica dei cristiani di oggi con la prima comunit raccolta attorn

o a Ges e ai testimoni della sua risurrezione, lo Spirito di Ges interpreta in man iera autentica la sua parola, quella parola che oggi risuona di nuovo nella comu nit. In breve il criterio di verifica nell'interpretazione del vangelo la vita di una comunit locale concreta, in costante confronto e dialogo vitale con la comun it universale dei cristiani, la chiesa, la quale per mezzo della tradizione viven te si aggancia alla prima chiesa degli apostoli. IL VANGELO DI MATTEO traduzione e commento di Giuseppe Barbaglio uo I INTRODUZIONE Ancora prima di prendere tra le mani un vangelo appare indispensabile saper risp ondere a interrogativi previ. Come si venuto formando? un'opera di getto, oppure ha visto la luce attraverso un lento e complesso processo di gestazione? Quale la sua esatta collocazione in rapporto agli altri vangeli? Su che impianto lette rario si costruisce e a quali mezzi espressivi particolari si affida? E dal punt o di vista contenutistico si possono tracciare le grandi linee del messaggio di fede che lo qualificano e ne costituiscono lo scopo? Percorrere il cammino di na scita dello scritto di Matteo, coglierne le caratteristiche letterarie, determin are le sue prospettive teologiche ci che si propone questo sguardo panoramico sul primo vangelo. E non lo si giudichi privo di utilit, perch nessuno si avventura p rudentemente in una strada sconosciuta senza avare prima consultato una cartina viaria, che indichi il percorso, i passaggi stretti, eventuali tratti in salita e discesa, il chilometraggio, la presenza di stazioni di servizio e altri partic olari. Un viaggio lungo e difficile, solo se programmato con accuratezza, ha buo ne garanzie di riuscita 1. NEL FLUSSO DELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA PRIMITIVA Letto in relazione ai vangeli di Marco e di Luca, si impongono alcune constatazi oni di fatto. La prima. Matteo riproduce quasi per intero lo scritto di Marco in I Oltre alle indicazioni bibliografiche date sopra nell'Introduzione generale e ai Commenti al vangelo di Matteo menzionati -pi avanti, vedi X. Ltori-DuFouR, L'va ngile selon Matthieu, in A. ROBERT - A. Funuar, Introduction la Bible, II: Nouve au Testament, Descle, Tournai 1959, pp. 163-195; B. RIGAUX, Tmoignage de l'vangile de Matthieu, Descle de Brouwer, Bruges 1967; H. Ginsr, La prdication de Jsus dans l 'vangile de Matthieu, in Jsus dans les vangiles, Cerf, Paris 1971, pp. 91-116; W. T RILLINO, Matteo, l'evangelo ecclesiastico. Storia della tradizione e teologia, i n J. SCHP:EINER, Forma ed esigenze del Nuovo Testamento, Paoline, Bari 1973, pp. 301-322; G. TOURN, Introduzione a Matteo, in Evangelo secondo Matteo, Mondadori , Verona 1973, pp. 49-96. 9111111.1r5-' kialtou, Introduzione 45 'W protagonista Pietro (14,28-31; 16,16-19; 17,24-27), il dotto sul giogo legger o di Cristo (11,28-30), un riassunto 111,10.31), la parola sugli eunuchi (19,1012), otto nuove lgtrabole: la zizzania con relativa spiegazione (13,24-30. 043), il tesoro e la perla (13,44-46), la rete gettata in iniqua (13,47-50), il satra po spietato (18,23-35), gli opeini mandati nella vigna (20,1-16), i due figli (2 1,28-32), li dieci fanciulle (25,1-13); inoltre la conclusione del c. li (vv. 51 -53), parti non trascurabili del discorso eccleWide (18,10.15-22) e del discorso antifarisaico (23,1-12.15- 2327-36), la scena del giudizio finale (25,3146), al cuni particolari del racconto della passione (27,3-10.19.24-25. 31.53.62-66), l' apparizione del risorto alle donne (28,9-10), Il goffo tentativo di screditare l a risurrezione (28,11-15) i la missione universale degli apostoli (28,16-20). Si aggiunga che della decina di citazioni bibliche introdotte dia formule stereoti pe proprie di Matteo alcune ricorrono nel brani gi menzionati (1,22-23; 2,5-6;2,1 5; 2,17-18; 2, 23; 4,14-16; 27,9-10) e le altre in 8,17; 12,17-21; 13,14-15; 13, 35; 21,4-5. Questi i dati incontrovertibili. Ma come spiegarli? Si entra qui nel campo delle ipotesi. Tuttavia un vastissimo consenso si realizzato nel ritenere, almeno com e utilissima ipotesi di lavoro, la dipendenza di Matteo da tre filoni tradiziona li: il vangelo di Marco, una fonte contenente quasi esclusivamente detti di Ges e indicata dalla sigla Q (Quelle W fonte), tradizioni varie a portata di mano del

l'evangelista. Egli avrebbe preso da Marco il materiale che ha in comune con il secondo vangelo; da Q proverrebbero quei brani che trovano un parallelo in Luca; al terzo filone Matteo sarebbe debitore in gran parte del patrimonio proprio. P articolarmente discussa la fonte Q, la cui esistenza stata postulata come spiega zione del fatto del materiale comune a Matteo e a Luca e assente in Marco. Fonte scritta o orale? Conteneva soltanto detti o anche narrazioni? Pura testimonianz a arcaica della tradizione o gi qualificata da precisi orientamenti teologici? An cora pi sull'incerto si cammina nel determinare la fonte da cui il primo evangeli sta ha tratto quasi tutti i brani che gli sono propri. Pi che uno scritto si ipot izzano varie tradizioni orali provenienti soprattutto da ambienti giudeo-cristia ni. Ilrr ultimo elemento del quadro ricostruttivo dei rapporti 44 Matteo, Introduzione

una versione parallela e sostanzialmente corrispondente quanto all'ordine di suc cessione del racconto, al contenuto e all'espressione letteraria. Vi mancano sol tanto la scena dei parenti che vogliono sequestrare Ges giudicandolo fuori di sen no (3,20-21), la parabola del seme che germoglia da solo (4,26-29), due guarigio ni: di un sordomuto (7,31-37) e del cieco di Betsaida (8,22-26), l'episodio del giovinetto che fugge nudo nel Getsemani (14,51-52), alcune parole di Ges (2,27;9, 29.49-50), un'annotazione sulle usanze farisaiche (7,3-4) e il dialogo tra un ma estro della legge e Cristo (12,32-34). La seconda constatazione che il vangelo di Matteo appare sensibilmente pi ricco d i Marco; quasi la met del suo materiale non'trova in esso alcun riscontro. Ne rip orta invece una buona parte, per l'esattezza 235 versetti2, il vangelo di Luca. Si tratta quasi esclusivamente di parole di Cristo: la predicazione del Battista (3,7-12), le tentazioni di Ges (4,2-11), parte del discorso della montagna (5,36.11-12.15.39-42.4548; 6,9-13,19-21.22-23.25-33; 7,1-5.7-11.16.21.24-27), la gua rigione del servo dell'ufficiale romano di Cafarnao (8,5-13), dure esigenze per chi vuoi seguire Ges (8,19-22), parte del discorso sulla missione (9,37-10,15 e 1 0,26-34), un lungo brano riguardante il Battista (11,2-19), l'invettiva contro l e citt in riva al lago (11,21-23), il canto di lode al Padre (11, 25-27), a propo sito dell'attivit esorcistica di Ges (12,22-30.4345), la domanda di un segno (12,3 842), le parabole del grano di senape e del lievito (13,31-33), buona parte del discorso contro i farisei e i maestri della legge (23,4.23-25.29-36. 37-39), alc uni detti del discorso sulla fine del mondo (24, 26-28.37-41.43-51) e la parabol a dei talenti (25,14-30). La terza constatazione riguarda il fatto che il vangelo di Matteo presenta un con sistente patrimonio proprio, valutabile a circa 330 versetti 3. Ne fanno parte i brani dell'infanzia (cc. 1-2), il dialogo tra Ges e il Battista (3,1415), il com mento all'inizio della missione di Ges in Galilea (4,13-16), diverso materiale de l discorso della montagna (5,7-10.16-20.21-22.27-28.33-37; 6,1-8.16-18; 7,6.1516 .22), la guarigione di due ciechi (9,2741), pochi versetti del discorso sulla mi ssione (10,5-8), alcuni brani aventi I

2 Cfr. B. RIGALi, o. c., p. 162. 3 Cfr. B. RIGAUX, o. c., p. 167.

46 Matteo, Introduzione tra i vangeli sinottici e le loro fonti: Matteo e Luca sarebbero indipendenti; l e somiglianze che li avvicinano si spiegherebbero in base alla loro dipendenza d a fonti comuni, nel caso specifico da Marco e da Q 4. Ma, detto questo, non si ancora fatto menzione di due fattori, l'uno molto remot o e l'altro immediato, che hanno influito in senso decisivo sulla nascita del no stro vangelo: ci che Ges di Nazaret ha detto e fatto e la personalit letteraria e t eologica dell'evangelista. Alle origini lontane dei nostri vangeli sta l'esisten za storica del maestro. Il suo insegnamento stato espresso secondo tecniche mnem oniche allora in uso, con formule fisse e ripetute, davanti a discepoli interess ati a ritenere le sue parole. Gi prima della risurrezione si pu congetturare ragio nevolmente l'esistenza di una tradizione dei detti di Ges nella cerchia di coloro che condividevano la sua vita 5. Gli stessi discepoli erano stati testimoni ocu lari dei fatti pi significativi della sua esistenza. Potevano dunque trasmetterli con sufficiente sicurezza e attendibilit. In concreto, anche se non esclusiva n p redominante, la preoccupazione storica di essere fedeli al vissuto del Signore f u presente e non solo marginalmente nella chiesa primitiva e nei vangeli sinotti ci. Era certamente in primo piano l'intento espressivo ed edificativo della fede

cristiana; ma questa era intesa come adesione a Ges Cristo, alla persona d colui che Dio aveva accreditato con miracoli (At 2,22), era passato facendo del bene e guarendo i malati (At 10,38), aveva subto una morte violenta, ma era stato risus citato dal Signore (At 2,23-24; 10,29-40). Non sono mancati adattamenti, interpr etazioni, riflessioni posteriori. Si proceduto secondo criteri di selezione, rag gruppamenti di fatti e di detti simili, riassunto e sviluppo. Ges era una presenz a viva nella chiesa, non un personaggio del pas4 Per un approfondimento di questa problematica vedi S. MCLOUGHLIN, Le problme sy noptique. Vers la thorie des deux sources. Les accords mineurs, in I. DE LA POTTE RIE, De lsus aux Evangiles, Tradition et Rdaction dans les Evangiles synoptiques, Duculot, Gembloux 1967, pp. 17-40; M. DEVISCH, Le document Q, source de Matthieu . Problematique aatuelle, in M. DIDIER, L'Evangile selon Matthieu. Rdaction et tho logie, Duculot, Gembloux 1972, pp. 71-97. 5 Cfr. H. SCHCRMANN, La tradizione dei detti di Ges, Paideia, Brescia 1966. Manco, Introduzione 47 rito, Della sua parola e della sua storia la comunit dei Offitienti viveva. E nuo va sotto molti aspetti era la situatici postpasquale. E spiegabile perci che non s i sia proceduto a una specie di imbalsamazione della sua figura in semplici rico rdi del passato, ma se ne sia conOervata una memoria viva e attualizzatrice. La fede delle prime comunit cristiane, guidate da testimoni oculari a auricolari, ha camminato sulla direttrice dell'interpretazione di ci che Cristo aveva detto e f atto, non della creazione di una realt ideale priva di riscontri storici. Del res to la riscoperta di Ges di Nazaret nei vangeli un dato significativo della critic a esegetica contemporanea 6. Se del vangelo Ges rappresenta lo strato pi profondo, partendo dal quale la chiesa primitiva ha costruito la sua tradizione viva, l'evangelista una autentica pers onalit letteraria. In particolare Matteo mostra di essere un vero autore. Come si detto, ha preso quasi tutto il materiale del suo vangelo da fonti e tradizioni preesistenti, ma non ha fatto opera di meccanica riproduzione, anzi ci ha messo del suo lasciando nell'opera un'impronta altamente personale. In lui l'uomo dell a tradizione cristiana si fuso armoniosamente con l'interprete geniale della par ola e della persona del Signore. Fedele a Ges e alla chiesa primitiva, egli non s tato meno fedele al suo ambiente, attento a situazioni, problematiche, difficolt, esigenze che postulavano una traduzione efficace e attuale dell'antico annuncio evangelico. Ne deriva che una lettura completa e penetrante del vangelo non pu essere che str atigrafica, perch tale stata la sua composizione. Postula cio di comprendere, in o rdine ascendente, prima il lavoro personale dell'evangelista, in secondo luogo l e prospettive della tradizione della chiesa primitiva testimoniate da Marco, da Q e dalle fonti a lui proprie, infine ci che Ges di Nazaret ha effettivamente dett o e fatto. Matteo, la chiesa primitiva e il Ges storico sono tre mondi distinti e complementari che il vangelo rivela ancora oggi a noi e costituiscono il vasto campo della nostra ricerca. Con linguaggio tecnico si parla di storia della reda zione, di 6 Cfr. P. GRECH, Dveloppements rcents dans la controverse sur le Jsus de t'histoire , in BTBib 1 (1971) 193-217. 48 Matteo, Introduzione storia delle forme e di storia della tradizione. fuori dubbio che di fronte a no i sta il testo evangelico nella sua evidente immediatezza. Ma non ci si pu fermar e a questo strato visibile, perch al di sotto sono nascosti strati pi profondi, ch e necessario indagare fino a giungere possibilmente al Ges di Nazaret. La diffico lt della ricerca condotta in profondit, i limiti e molto spesso il carattere ipote tico dei suoi risultati non possono essere motivi sufficienti per metterla da pa rte. Oltre tutto la soluzione comoda di fare solo storia della redazione impedir ebbe anche di capire bene lo stesso Matteo. Se egli ha lavorato in dipendenza di altri, la determinazione esatta di questo rapporto risulter necessaria per conos cerlo nella sua duplice veste di testimone e di personalit letteraria. L'AMBIENTE DI ORIGINE 7 Secondo l'antica tradizione ecclesiastica che parte da Papia di Gerapoli 8, prim o quarto del II secolo, e passa attraverso le affermazioni del prologo antimarci

onita, di Ireneo, Clemente alessandrino, Tertulliano, Ori-gene, Eusebio, Efrem, Gerolamo e altri, l'autore del primo vangelo l'apostolo Matteo, menzionato in Mt 9,9; 10,3; Mc 3,18; Lc 6,15; At 1,13. Oggi per si proclivi a vedere in questa te stimonianza non un dato rigorosamente storico ma il risultato di una preoccupazi one teologica: affermare l'autorit apostolica degli scritti del NT, almeno se si intende parlare della paternit letteraria del vangelo, opera scritta originariame nte in greco e in data abbastanza tardiva. L'analisi interna dello scritto sembr a escludere un'origine apostolica. In realt si ha da fare con un anonimo della se conda generazione cristiana. Individuarlo con precisione, determinare l'ambiente in cui visse, chiarire il volto della comunit 7 Vedi in particolare E. L. AUL, Who carote Matthew?, in NTSt 17 (1971) 138-152. 8 La sua testimonianza: Matteo raccolse le parole in lingua ebraica; ciascuno le interpret come poteva (Eusebio di Cesarea, Hist. Ecci., III, 39,6) molto discuss a. Cfr. R. GRYSON, A propos du tmoignage de Papias sur Matthieu. Le sens du mot l ogion chez les pres du second sicle, in ETL 41 (1965) 530-547. Matteo, eo, Introduzione 49 oristiana alla quale appartenne e destin il suo vangelo perch non diversamente da tutti gli altri libri del NT esso nato in seno alla chiesa ed stato scritto per 111 chiesa , in una parola conoscere il Sitz im Leben dall'opera, cio la sua collo cazione nella vita delle comunit cristiane del primo secolo, un passo necessario per poterne cogliere il significato e la portata esatta. Ogni libro sempre un po ' figlio del suo tempo. A maggior ragione ci vale dei vangeli, che esprimono una caratterizzazione comunitaria e sociale pi decisa che non qualsiasi altra opera m oderna. La chiesa di Matteo Da un'attenta lettura subito emerge, come dato inconfutabile, un non celato atta ccamento di Matteo alla tradizione giudaica. La legge di Mos tenuta in gran conto . Soltanto ambienti giudeo-cristiani possono esprimere convinzioni cos nette sull a validit imperitura dei minimi particolari delle prescrizioni dell'AT come appar e in 5,18-19: Ve lo assicuro che finch cielo e terra saranno, neppure una virgola della legge verr tolta, almeno sino alla fine del mondo. Perci chi trasgredisce a nche uno solo dei pi piccoli comandamenti e questo insegna agli altri, sar il pi pi ccolo nel regno dei cieli. Chi invece li osserva e questo insegna agli altri, sa r grande nel regno dei cieli. N altrimenti si deve valutare la precisazione, propr ia del primo vangelo, nella quale si auspica che la fuga, prevista per il tempo della crisi finale del mondo, non avvenga di sabato (24,20). Anche il particolar ismo rigido di alcuni passi induce nella stessa direzione. La missione dei disce poli rigorosamente limitata agli israeliti: Non prendete la via che porta ai pag ani e non entrate nella citt dei samaritani. Andate piuttosto alle pecore perdute del popolo d'Israele (10,5-6). Non in maniera diversa Ges si prospetta la propri a: Sono stato mandato soltanto per le pecore perdute del popolo d'Israele (15,24 ). Di sapore nettamente antipagano appaiono anche alcuni detti: Se salutate solt anto i vostri fratelli, che cosa fate di non comune? Non fanno lo stesso anche i pagani? (5,47); E se non ascolta neppure la comunit, consideralo a I Matteo, Introduzione tutti gli effetti come un pagano e un esattore di imposte (18,17). D'altra parte in senso opposto si possono fare rilievi altrettanto evidenti. E d i Matteo la citazione di Osea 6,6 nel contesto di una discussione che oppone Cri sto ai farisei sulla validit della legge mosaica del riposo sabatico: Se aveste capito che cosa significa questa parola del Signore: la mise ricordia che io voglio, non il sacrificio, non avreste condannato questi innocenti (12,7). L'amore misericordioso la vince sulla osservanza legalistica. Nelle anti tesi Cristo proclama non solo il superamento dei limiti di norme mosaiche, come i comandamenti di non uccidere (5,21-22), di non commettere adulterio (5,27-28), di amare il prossimo (5, 43-44),

ma anche l'abrogazione della normativa del divorzio (5,3132) e della legge del taglione (5,38-39). Cos pure pi di un passo dimostra un indi scusso universalismo. In proposito sono significativi il racconto della venuta degli astrologi a Betlemme (2 ,1-12), una parola di Ges: Questo lieto annuncio del regno sar proclamato in tutto il mondo e testimoniato a tutti i pagani (24,14), e il brano conclusivo: Andate dunque e di tutti i popoli fate discepoli (28,19). L'apertura al mondo pagano d unque netta e precisa. Come conciliare questi punti di vista contrastanti? Si noti che ambedue trovano espressione in passi che appartengono al patrimonio proprio del primo vangelo. S i pu ritenere con probabilit che la chiesa di Matteo sia stata mista, composta di un settore giudeo-cristiano di rigidi osservanti e di uno strato di cristiani ap erturisti. L'autore del vangelo avrebbe fatto da mediatore tra le due parti, com battendo gli opposti estremismi e l'unilateralismo di rigide posizioni. La legge di Mos resta valida, dice, ma soltanto intesa nella superiore pienezza che Crist o ha rivelato (5,17; 7,12; 22,40). La missione di Ges di fatto si limitata ai giu dei e non diversa stata quella dei discepoli durante la sua esistenza storica. D opo tutto Israele era il popolo di Dio, erede delle promesse dei profeti. Ma per ogni uomo, per i giudei come per i pagani, la fede la vera porta di ingresso ne lla chiesa e nella salvezza (8,10; 15,28). E tutti indistintamente sono chiamati a farsi discepoli di Cristo (28,19). Israele per la sua pertinace incredulit sta to Matteo, Introduzione 51 rifiutato da Dio e al suo posto subentra la chiesa come popolo aperto a tutti gl i uomini: Vi dichiaro che verranno dall'oriente e dall'occidente per prendere posto al banchetto nel regno dei cieli con Abramo, Isacco e Giacobbe; invece gli eredi naturali del regno saranno gettati fuori nella tenebra a piangere e a rammarica rsi (8, 11-12); Il regno di Dio verr tolto a voi per essere dato a un popolo che lo far fr uttificare (21,43) 9. Una indubbia presenza nella comunit matteana era quella di cristiani di estrazion e ellenistica, che potremmo denominare anomisti, proclamatori a parole e a fatti della assoluta libert dalla legge mosaica 10. Matteo vi si oppone con energia. Ge s non venuto per annullare l'AT inteso come realt normativa della vita dei credenti: Non pensate che io sia venuto per annullare la legge di Mos e l'insegnamento dei profeti; non sono venut o per annullarli ma per completarli (5,17). L'ano-mia, cio l'atteggiamento concre to di coloro che si pongono al di fuori della legge di Dio rivelata pienamente d a Cristo, cio un'esistenza vuota di amore fattivo (24,12), porta dritto, dice Mat teo, alla condanna eterna (7,23; 13,41). Non distanti da questo gruppo ecclesial e dovevano essere i carismatici che vantavano manifestazioni straordinarie dello spirito di Ges, come miracoli, profezie, liberazioni degli indemoniati, ma non s i curavano della fedelt pratica e operativa al suo insegnamento. Il primo evangel ista li contesta con estremo vigore (7, 21-23). Si tratta di falsi profeti; li r ivela il loro disimpegno di vita. Un albero si giudica infallibilmente dai suoi frutti. Con questo criterio di timbro prassistico si possono smascherare (7,15-2 0). Matteo mette cos in guardia la sua chiesa 11. 9 K. TAGAWA, Peopie and Community in the Gospet of Matthew, in NTSt 16 (19701 14 9-162 evidenzia molto bene i contrastanti punti di vista sulla legge e sulla mis sione, ma percorre un altro cammino di soluzione, facendo appello all'identifica zione che nella coscienza dell'evangelista si faceva tra Israele e la comunit cristiana. IO Cfr. G. BARTH, Das Gesetzesversaindnis des evangelisten Matthiius, in G. BORNKAMM - G. BARTH - H. J. HELD, Vberlieferung und Austegung im Mattlaius -Evangelium, Neukirchener Verlag, Neukirchen 21961, pp. 149-154. 11 In proposito vedi E. SCHWEIZER, Observance of the Law and Cha-

rismatic Activity in Matthew, in NTSt 16 (1970) 213-230; E. cememer, 52 Matteo, Introduzione Oltre che da questi settori ben caratterizzati, la comunit matteana si trovava qu alificata all'interno da preoccupanti fenomeni di degenerazione della vita crist iana. Primo. Era una comunit pigra, tiepida, in preda a manifestazioni di disarmo e lassismo morale. Il ritardo della venuta finale de! Signore, attesa come pros sima dalla chiesa primitiva (vedi le lettere di Paolo ai Tessalonicesi), doveva aver provocato stanchezza spirituale. Nella seconda parte del discorso sulla fin e del mondo (24,37.25,35) l'evangelista insiste con forza sulla necessit di vegli are, essere pronti, vivere nella fedelt, non lasciarsi andare: altrimenti si corr e il rischio di essere sorpresi dal giorno ultimo. Nella stessa prospettiva si c olloca l'accentuazione posta sul fare 12. Secondo. Non mancavano divisioni nel tessuto ecclesiale. I credenti vacillanti e rano sottovalutati, a volte persino disprezzati. I forti, sicuri di se stessi, s opportavano a cuor leggero che quelli si perdessero cadendo di fronte a ostacoli eretti irresponsabilmente sul loro faticoso cammino di fede (18,5-14). Lo spiri to fraterno e l'esigenza di perdonare con cuore sincero al prossimo, inculcati e nergicamente da Matteo (18,15-31), indicano la presenza di rigidismi, liti, anim o vendicativo. Terzo. Non meno preoccupante si presentava una certa arroganza, unita a espressi oni orgogliose, da parte dei capi della comunit. I titoli onorifici che i maestri giudaici della legge esigevano per s, si erano introdotti nella comunit cristiana, ro mpendo l'uguaglianza fraterna voluta da Cristo (23,8-11). Matteo spinto a far leva su una parola espressiva del Signore: Chi si innalza sar abbassato e chi si abbassa sar innalzato (23,12) e sul suo insegnamento circa la vera grandezza ammissibile nella chiesa: Chi dunque si far piccolo come questo bambino, sar il pi grande nel regno dei ciel i (18,4). All'esterno la chiesa si presentava come comunit missionaria, impegnata seriament e nell'annuncio del vangelo. Il discorso del c. 10 traccia un quadro completo de l suo Les prophtes chrtiens dans l'Evangile selon saint Matthieu, in M. DIDIER, L'Evangi le selon Matthieu, pp. 281-308. 12 Se ne riparler espressamente pi avanti. -n 53 atteo, Introduzione Mpegno apostolico. L'interesse del primo vangelo per missionari grande. rivolto soprattutto a incoraggiar-i in un lavoro compiuto tra mille difficolt e ostacoli. erch la presenza attiva dei credenti nell'ambiente non ass senza suscitare resist enze e ostilit; essi andarono ncontra a citazioni e processi davanti a tribunali giudaici pagani, dovettero subire la pena della flagellazione, perimentarono del azioni e tradimenti di amici e parenti 10,17-25). Era insomma una comunit persegu itata da giudei e da pagani. Soprattutto sembra che il suo vero e decisivo interlocutore fosse il giudaismo r abbinico del tempo, uscito dal concilio di Jamnia, che gett le basi della unit religiosa dei giudei, privati dopo il 70 di quella politica, ridotti a fare a meno d el tempio e del sacerdozio, attaccati alla legge e alla sua interpretazione trad izionale 13. I rapporti erano di violenta opposizione e serrata polemica. Lo prova il fatto che il primo vangelo non distingue tra maestri della leg ge e farisei, bollati ugualmente con termini di fuoco e senza misericordia. Bast a pensare alla requisitoria e alle invettive del discorso del c. 23. In realt al tempo di Ges il giudaismo era molto meno monocorde. Solo pi tardi, appunto dopo il 70, si impose l'indirizzo farisaico e rabbinico. Matteo vuoi preservare la sua chiesa dalla contaminazione dell'insegnamento dei maestri giudaici contemporanei , soprattutto dalla loro prassi ipocrita: Vi dichiaro che se la vostra obbedienz a al volere di Dio non supera l'osservanza dei maestri della legge e dei farisei , non entrerete nel regno dei cieli (5,20); Non praticate la vostra religione pe

r avere l'ammirazione della gente. Non potreste aspettarvi nessuna ricompensa da l vostro Padre celeste (6,1); Fate dunque e osservate tutto ci che vi potranno di re, ma non agite secondo la loro condotta, perch dicono e non fanno. Legano pesan ti fardelli e li mettono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito (23,3-4). D'altra parte in primo piano passa l'intento apologetico, cio la difesa della fed e cristiana contro le difficolt e 13 Cfr. W. D. DAVIES, Pour comprendre le Sermon sur la Montagne, Seuil, Paris 19 70, pp. 94-101. ui 14 Matteo, Introduzione contestazioni avanzate dagli avversari giudei nei confronti della messianicit di Ges di Nazaret, privo come era stato di splendore e di forza, messo in croce in m odo ignominioso. Un messia che pende dalla croce? La legge mosaica (DI 21,23) no n diceva che ogni uomo impalato era maledetto da Dio? La comunit cristiana fu cos tretta O i eagive. Matteo insister particolarmente sul onessianisnu umile e povero di Ges, mostrandone nello stesso tempo la perfetta corrispondenza con le promess e profetiche dell'AT. L'argomento della realizzazione in lui dl ci che le scrittu re sacre avevano preannunciato permetteva di passare al contrattacco, denunciand o l'ostinato e immotivato rifiuto dei giudei a credere e lanciando contro di lor o un verdetto inappellabile di condanna. La distruzione di Gerusalemme stava a d imostrare il giudizio divino. In proposito significativo, nella parabola degli i nvitati a nozze, il particolare matteano dell'incendio della citt (22,7) che allu de alla distruzione di Gerusalemme. Inoltre tutta la sezione dei cc. 21-23 appar e un rendiconto definitivo con il mondo giudaico. Questo nella foga della polemi ca ricorreva anche a basse insinuazioni; si propalava senza alcuno scrupolo la d iceria che i discepoli avessero trafugato il cadavere di Ges e si denunciava all' opinione pubblica l'annuncio cristiano della risurrezione come frutto di una col ossale frode da parte di scaltri imbroglioni. La reazione dei credenti non fu me no violenta. Si accusarono i capi di aver corrotto le guardie messe a presidio d el sepolcro (28,1115). II confronto, come si vede, avveniva senza esclusione di colpi, n erano risparmiati quelli pi bassi. Messianismo, popolo dell'alleanza, obb edienza alla volont di Dio: sono questi i campi sui quali il giudaismo dominato d al gran rabbinato e la chiesa di Matteo si fronteggiarono in un'aspra battaglia teologica. L'evangelista Questi, a grandi linee, i connotati della comunit cristiana matrice e destinatari a del primo vangelo. E il suo autore? Resta anonimo, ma si possono indicare alcu ni importanti lineamenti della sua figura. Con tutta probabilit si trattava di un cristiano convertito dal giudaiMatte, Introduzione 55 tono 14. Non difficile stilare un elenco eloquente di vi pressioni dal timbro co s marcatamente semitico da C'eludere dubbi fondati in proposito. Tra le pi caratte ristiche si vedano regno dei cieli invece di regno di Dio, Padre nostro (mio) ch e nei cieli, compiere la legge (5,17), la legge e i profeti (7,12; 22,40), la ca sa d'Israele (15,24), non uno iota n un apice della legge (5,18), la carne e il s angue e le porte degli inferi (16,1718), legare e sciogliere (16,19 e 18,18). Il vangelo dell'infanzia, vicinissimo al genere letterario della Haggada giudaica 15, non pu che confermare la tesi proposta. A suo favore giocano anche altri moti vi, soprattutto di carattere stilistico, che per amore di brevit vengono qui omessi 16. Pi significativa la collocazione dell'autore all'interno della chiesa in cui vide la luce il vangelo. Doveva essere un responsabile della comunit, un uomo di chie sa, una guida autorevole e preparata. La migliore qualifica sembra essere quella di pastore d'anime, preoccupato di problemi ecclesiali concreti. La sua teologi a di persona tutt'altro che sprovveduta, anzi tecnicamente molto preparata nell' uso della Bibbia, era tutta tesa a scuotere i fratelli dal torpore, a far matura re la loro fede nel senso di una fedelt operativa alla parola del Signore. Gli st ava a cuore la prassi cristiana, cio una esistenza intessuta di gesti impegnati di amore e di misericordia 17. Cristologi

a, ecclesiologia ed escatologia trovano in questa preoccupazione pastorale la loro ragion d'essere. Ges ha rivelato ai suoi il cammino dell'obbedienza e si offerto a modello. La chiesa la comunit dei discepoli che seguono Cristo e agiscono in conformit dei voleri del Padr e. La venuta finale del Signore motiva un atteggiamento di attesa vigile, fedele H G. STRECKER, Der Weg der Gerechtigkeit. Untersuchung zur TheoLogic des Matthdu s, Vandenhoeck-RuPrecht, Giittingen 21966, pp. 15-35 mette in dubbio questa opinione comune. n Si tratta di una vera e propria agiografia, avente per protagonisti i grandi p ersonaggi della storia biblica. Cfr. P. PERROT, Les rcits 4'enfance dans la Hagga da antrieure au He sicle de notre re, in RecSR 55 (1967) 481-518. 16 Vedi B. RIcAux, Tmoignage de l'vangile de Matthieu, pp. 37-41. 17 G. STRECKER, Das Geschichtsverstdndnis des Matthdus, in EvTh 26 (1966) 57-74, parla di un processo di eticizzazione a cui Matteo ha sottoposto il materiale tradizionale. lir Matteo, Introduzione parla p p contenuto e di forma? E se si rivela valida la seconda ipotesi, sorge l'esigenza di individuare le articolazioni, scoprire l'impianto, mettere in luce l'intelai atura che collega le diverse parti e i singoli brani. Gli esegeti no inproposito di piano del vangelo. Purtroppo non si raggiunto un sufficiente accordo 19. Inv il che nella migliore delle ipotesi non superer ece di proporre un piano globale ebbe l'indice di una forte ipoteticit credo sia meglio rilevare i diversi element i strutturali che fanno da pilastri di sostegno del vangelo e testimoniano il mo do di comporre del primo evangelista. Ci aiuteranno a coglierne a fondo il messa ggio. 57 56 Matteo, Introduzione e impegnata ed esclude ogni sicurezza nei credenti fondata sull'appartenenza Ist ituzionale e sacramentale alla chiesa, perch la separazione definitiva del giudiz io ultimo non sar fatta sulla base di motivi confessionali, ma unicamente In base al metro della prassi di amore (16,27; 25, 34-36). Matteo ha messo a servizio d ella crescita della sua comunit una scaltrita riflessione teologica. Lo scritto n on opera stesa a tavolino, propria di un intellettuale, Pla vangelo, cio parola d i annuncio della fede, incarnato in una precisa situazione storica, momento di f econda presa di coscienza della realt cristiana, cammino di fede che si personali zza nella storia, testimonianza viva e palpitante di una chiesa tesa a un lavoro di ricerca e di verifica. Se cos, si pu capire la fecondit per le nostre comunit cr istiane di oggi di un confronto con l'esperienza della chiesa di Matteo, da fars i sulla base del testo evangelico che ce ne ha trasmesso il doloroso travaglio e il lento procedere. Resta da fissare una data e un luogo. Certamente dopo il 70, dal momento che il giudaismo rabbinico con cui Matteo si confronta un fenomeno posteriore alla cadu ta di Gerusalemme. Con tutta probabilit negli anni 80. Con altrettanta probabilit si deve far conto di una localit della Siria, forse Antiochia. In tale direzione, oltre alla presenza nella regione di giudei e pagani con questi infatti la miss ione della chiesa matteana si scontra ( 10, 17-18) spinge l'interesse particolar e per Pietro. In Antiochia di Siria si verific lo show-dawn tra Pietro e Paolo (G a 2,11-14) che spinse la comunit cristiana locale a stringersi attorno al primo e a guardare con sospetto il secondo 18. Coordinate geografiche ampiamente riconosciuta l'esistenza di un quadro geografico, nel quale sono stat i collocati i fatti e le parole di Ges. Tranne alcuni ritocchi, Matteo dipende qu i da Marco, a cui va il merito di aver creato una struttura evangelica. Le grand i linee sono le seguenti: attivit di Cristo in Galilea con qualche puntata nei te rritori limitrofi (4-18), viaggio a Gerusalemme ( 19-20), dove si svolge l'ultim

a brevissima fase della sua missione conclusa tragicamente con la morte, che per rappresenta solo la penultima parola sul suo destino perch, partendo dalla domeni ca, egli appare ai suoi vivo e risorto (21-28). Pi dettagliatamente: dalla Galile a, dove Giuseppe suo padre si era ritirato e aveva preso dimora (2,22), Ges va in Giudea per farsi battezzare da Giovanni (3,13), ritorna poi in Galilea (4,12) e si stabilisce a Cafarnao (4,13). 11 lago di Tiberiade il centro della sua missi one; gli spostamenti seguono una traiettoria quasi obbligata: da una sponda all' altra dello specchio d'acqua (8,23.28; 9,1; 14,13.22.34; 16,5). Cafarnao (8,5; 1 1,1; 17,24), il territorio dei Gadareni (8,28), Nazaret ( 13,54), Genesaret (14, 34) e la sconosciuta Magadan (15,39) sono le 19 Cfr. F. NEIRYNCK, La rdaction matthenne et la strutture du premier vangile, in I . DE LA POTTERIE, De lsus aux Evangiles, pp. 4173; P. Rauca), De la Gense la fin d u monde: plan de l'vangile de Matthieu, in BTEib 2 (1972) 157-178; L. RAMAROSON, La strutture du premier Evangile, in SE 26 (1974) 69-112. LO SCRITTO Si visto sopra che vario materiale, proveniente da diverse fonti, entrato a far parte del vangelo di Matteo. Nasce dunque spontanea la domanda come esso sia sta to raccolto e disposto e secondo quali criteri letterari l'evangelista sia proce duto nella stesura. Ci troviamo di fronte a un affastellamento disorganico di br ani slegati tra loro, oppure a un'opera dalla precisa unit di 18 Cfr. G. BORNKAMM, Paulus, Kohlhammer, Stuttgart 21970, pp. 66 ss. 58 Matteo, Introduzione sole localit precisate. Nel contesto galilaico fanno eccezione due sconfinamenti, l'uno nel territorio pagano di Tiro e Sidone, dove Ges incontra la donna cananea (15,21), l'altro nell'estremo nord della Palestina, nel territorio di Cesarea d i Filippo, dove ambientata la professione di fede di Pietro (16,13). Ges lascia q uindi la Galilea e viene in Giudea (19,1), si dirige verso Gerusalemme (20,17) p assando da Gerico (20,29). Nella citt santa /a un trionfale ingresso (21,1-22). I l suo ultimo messaggio risuona nel tempio (21,12.23), mentre pernotta a Betania (21,17). Il monte degli Ulivi vede il suo ultimo insegnamento ai discepoli (24,3 ). Poi la passione, la crocifissione e la risurrezione. Ma l'atto finale avviene ancora in Galilea (28,16), dove il risorto aveva dato appuntamento ai suoi (28, 7.10). 11 vangelo si conclude dove era iniziato. Cronologia Pi indeterminate appaiono invece le annotazioni cronologiche. Propriamente non si pu parlare dell'esistenza di uno schema cronologico. Ci sono solo indicazioni sa ltuarie, determinative di questo o quell'episodio; inoltre esse sono di una gene ricit sorprendente. L'entrata in scena del Battista avviene in quei giorni (3,1). Un generico allora situa il battesimo di Ges (3,13), le tentazioni nel deserto ( 4,1) e altri momenti della sua attivit (8,1; 15,1; 19,13.27; 20,20; 22,15; 26,3.1 4). Altrettanto generiche le formule: in quel tempo (11,25; 12,1; 14,1), in quel giorno (13,1; 22,23), fattasi sera (8,16; 14,15.23; 26, 20). Soltanto poco pi pr ecisa la data della trasfigurazione: sei giorni dopo (17,1). Bisogna attendere i l racconto della passione e risurrezione per trovare dati cronologici meno gener ici, limitati per alla settimana santa: Tra due giorni Pasqua (26,2); il primo gi orno della settimana dei pani azzimi (26,17); dopo il sabato, all'alba del primo giorno della settimana (28,1). In conclusione si possono fare due constatazioni complementari. Innanzi tutto l' evangelista vuol narrare una storia. Contenutisticamente il vangelo si situa nel l'ambito delle cose accadute. Siamo di fronte non a una dottrina atemporale, ma a un preciso avvenimento che si colloca Ileo, Introduzione flusso del tempo e in una specifica cornice spaziale. 'Altra parte la sommariet d el quadro geografico e l'interminatezza dei dati cronologici 20 rivelano l'evide nte gema di intenti cronachistici, di pura ricostruzione iOrica, di incasellament o del fatto nel museo dellerealNidel passato. L'opera vangelo, cio annuncio di fede dfrizzato ai credenti con lo scopo evidente di far creiCere e maturare le comunit cristiane. Se ne parler a k. ngo pi avanti. Il dramma

Come fattore di unit interna si invece individuato un disegno dinamico. Al centro sta Ges e la sua azione. Coglierne i momenti importanti, seguire lo snodarsi e l a progressione della sua vicenda, indicarne la traiettoria scoprendone cos il sen so profondo, potr introdurci in una lettura penetrante del vangelo. Sembra dovers i ammettere che Matteo intenda presentare il dramma del confronto Cristo-Israele , proiettato per sullo sfondo della storia della salvezza e visto alla luce del p rogetto di Dio che vuole instaurare il suo regno di giustizia e di pace. L'esist enza di Ges prende senso all'interno di questo quadro storico-teologico. Israele ha certamente uno spessore di concretezza storica, ma entra in campo come popolo dell'elezione e dell'alleanza divina. E non si pensi che il dramma abbia protag onisti lontani e diversi da noi. Perch l'esito finale che all'orizzonte della mor te e risurrezione del Signore sorge il nuovo popolo di Dio, la chiesa, comunit me ssianica dei tempi nostri che sono gli ultimi, incarnazione precaria e parziale, ma pur sempre reale, del regno di salvezza destinato a tutti gli uomini. Nella vicenda di Ges si gioca il destino di vita e di morte dell'umanit e del mondo. La sua presenza tra di noi costituisce la piattaforma concreta su cui il Padre inco ntra ogni persona umana, il n ti confronto con il quarto vangelo rivela che Ges si rec a Gerusalemme pi di una volta e che la sua missione dur pi di un ano, come invece lasciano intendere i sin ottici. Sappiamo poi che il quadro topografico e cronologico dei brani evangelic i convenziona' le e che gli evangelisti non intesero proporre un'esatta successi one degli avvenimenti. 59 61 n11 Matteo, Introduzione luogoi In cui il regno si fatto vicino e appella a un ~mulo cambiamento di vita (4,17). liceo i punti salienti secondo la prospettiva di Matteo che, pur seguendo Marco, fa opera altamente personale. Il prologo, di estrema densit teologica (cc. 1-2), presenta in sintesi tutto il dramma. La promessa divina dell'AT, legata ad Abra mo e a Davide, giunge a compimento in Ges di Nazaret. Ma il suo popolo lo rifiuta : Erode e Gerusalemme ne impersonano la reazione negativa e incredula. C' per chi lo accoglie: gli astrologi, venuti dal lontano oriente per adorarlo e portargli doni, rappresentano l'universalit dei popoli che l'annuncio evangelico chiama a d iventare discepoli del Signore. Israele ha fatto il suo tempo; ha ora inizio il cammino nella storia del vero popolo di Dio, che la comunit messianica aperta a t utti gli uomini. Illuminato il senso globale del dramma storico-salvifico, l'evangelista pu tracci arne le tappe. La prima costituita dall'entrata in scena del protagonista, Ges. L o introduce Giovanni, dal quale battezzato al Giordano; respinge la tentazione d iabolica e viene in Galilea (3,1-4, 15). La seconda tappa pu essere definita la p rimavera di Galilea (4,16-10,42). Ges annuncia la prossimit del regno di Dio (4,17 .23), insegna (4,23;9,25 e tutto il discorso della montagna), guarisce ogni mala ttia e infermit (4,23; 9,35; cc. 8-9). questa la triplice missione del messia: ar aldo, maestro e salvatore. Con lui c' la sua chiesa. Sceglie dodici discepoli a c ui affida la sua stessa missione di annuncio, insegnamento e liberazione (c. 10, in particolare i vv. 1.7.8). Ma non tardano ad apparire sul cielo della sua esistenza fosche nubi: dubbi, inc omprensioni e ostilit occupano i cc. 11-13. Sconcertato dall'atteggiamento di Ges, il Battista manda una delegazione di discepoli a esprimergli le sue perplessit ( 11,2-3). I giudei rifiutano il precursore e il messia ( 11,16-19). Le citt setten trionali del lago di Galilea non accolgono l'appello alla conversione (11,20-24) . I farisei giungono a far progetti di violenta soppressione (12,14). La folla n on comprende (13,13). I nazaretani si mostrano diffidenti e increduli (15,53-58) . Non manca per l'altra faccia della medaglia. Ges trova in uomini semplici destin atari disponibili alla rivelazione divina dei segreti del regno (11,25-26). i'leo, Introduzione situazione va peggiorando; si pu ormai parlare di si della missione di Ges in Gali lea (cc. 14-18). Egli si ritira sempre di pi all'interno della cerchia dei discep

oli (14,13; 15,21; 16,4), ai quali confida il suo destino dl morte e risurrezion e (16,21; 17,22-23). Prepara cos il futuro della comunit messianica fondata su Pie tro (16,17-19) e costruita attorno ai dodici (10,1-5), chiamata , a verificarsi come fraternit (c. 18). Dalla semplice prospettiva del destino tragico si passa al cammino verso la croc e e la glorificazione. Ges sale a Gerusalemme, dove ha luogo lo scontro decisivo. Le parabole dei due figli, dei vignaioli omicidi e del festino nuziale (21,28-2 2,14), unitamente al c. 23, costituiscono la parola definitiva di condanna lanci ata contro i capi del giudaismo increduli e uccisori del messia (cc. 19-23, a cu i unito il discorso sulla fine dei cc. 24-25). La soluzione finale del dramma ha luogo nella settimana di pasqua. Si compie il destino del figlio di Dio umiliato nella crocifissione e morte ma glorificato da l Padre nella risurrezione. il Signore del mondo, presente nella chiesa, vero po polo di Dio aperto a tutti i popoli (cc. 26-28). Al di sopra di queste articolazioni Matteo pone come pietre miliari del cammino terrestre di Cristo una ripetuta annotazione: Da allora Ges incominci ... La prima si situa all'inizio della sua missione, qualificata in termini di lieto annunci o del regno e di appello urgente al cambiamento di vita (4,17). La seconda, coll ocata verso la fine dell'attivit in Galilea, segna una svolta decisiva della sua vicenda: realizzare il progetto salvifico di Dio attraverso l'umiliazione della morte e la glorificazione della pasqua (16,21). L'azione di Cristo risulta cos sc andita secondo il ritmo di due stagioni. Ma sarebbe riduttivo vedervi una pura e semplice indicazione cronologica. Di fatto Matteo rivela qui la sua prospettiva di profonda comprensione della storia della salvezza. Ges di Nazaret il messia p reannunciato dai profeti, ma, diversamente da ogni attesa, il suo messianismo si realizza sulla via crucis. Il regno germina attraverso l'annuncio, l'insegnamen to e la liberazione, ma il fattore decisivo della sua entrata nella storia la cr ocifissione e risurrezione del figlio di Dio. La nuova obbedienza ci stata rivel ata dalla parola autorevole Matteo, t eo, Int roduzione li 63 re, disarmato e portatore di pace (21,10). Per questo si merita uno straziante canto di lamento: Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e ammazzi a colpi di pietra gli inviati di Dio, quante volte ho voluto accogliere i tuoi abi tanti come una chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, ma non avete voluto! Ebbene, andr in abbandono la vostra casa! Io vi dico infatti: Ormai non mi vedrete pi finch non direte: Sia benedetto nel nome del Signore colui che viene (23,3739). I capi si caratterizzano per un atteggiamento ostile e aggressivo. I farisei, un iti spesso ai maestri della legge e saltuariamente agli erodiani e agli alti fun zionari del tempio, mettono sotto processo Ges per la sua libert di fronte alle pr escrizioni della legge mosaica e alla tradizione rabbinica (9,11; 12,2; 15,1 ss. ), tentano di coglierlo in fallo (16,1-4; 19,3; 22,15), interpretano i suoi mira coli come espressione di connivenza con Satana (9,34; 12,24; 21,23), fanno proge tti per toglierlo violentemente di mezzo (12,14; 21,46). Ges ha per essi parole d i durissima condanna (15,13-14 e il c. 23). Durante la passione passano in primo piano gli alti funzionari del tempio e i notabili del popolo; per loro iniziati va che Ges viene arrestato, processato e messo a morte (26,3.14. 47.59; 27,1.3.12 .20.41.62). Fanno da contrattare i discepoli. Destinatari dei discorsi di Ges, a differenza d ella folla essi capiscono la sua parola (13,16.51; 16,12; 17,13). Seguono il mae stro (8,23 ss.; 9,19); hanno parte attiva nella duplice moltiplicazione dei pani (14,15ss.; 15,32 ss.); intervengono a favore della donna cananea (15,23); ad es si riservata la rivelazione del destino tragico del figlio dell'uomo (16,21; 17, 22-23; 20,17-19). Ma la loro fede si dimostra vacillante. Sul lago in tempesta s ono presi dal panico e si meritano il rimprovero del maestro: Perch avete tanta p aura, uomini di poca fede? (8,26). Di fronte all'epilettico sperimentano un'impo tenza umiliante (17,16) causata dalla mancanza di fede (17,19-20). Fuggono vergo

gnosamente davanti alla truppa venuta ad arrestare Ges (26,56). Ma il risorto li incontrer di nuovo sul monte in Galilea (28,16). Tra di loro Pietro svolge un ruolo tutto particolare. Con Giacomo e Giovanni chi amato ad assistere alla visione del Signore trasfigurato (17,1 ss.) ed invitato dal mae,62 Matteo, Introduzione del Signore, ma specialmente dal suo esempio di servo del Padre, fedele fino al sacrificio della vita. A confronto La presenza e attivit di Cristo provoca reazioni molteplici nei suoi interlocutor i, che si qualificano variamente. Sono in scena la folla, questa generazione, le citt di Galilea, Gerusalemme, i capi, i discepoli, il Battista. Partendo da un i ndubbio fondamento storico, Matteo ha costruito figure tipiche e rappresentative . La folla viene presentata in termini ora positivi e ora negativi. Essa segue G es (8,1; 14,13; 19,2; 20,29), ascolta 2a sua parola (5,1; 11,7; 12,46; 13,2-3; 14 ,3; 15,16; 23,1), anche meravigliata ed entusiasta (7,28-29; 22,33), ma non ne c omprende realmente la rivelazione (13,13). Gli porta fiduciosa i malati (15,30) ed stupita dei suoi miracoli (9,8; 15,31). Somiglia a un gregge senza pastore, e perci suscita la compassione di Ges (9,36; 14,14; 15,32). Lo ritiene un profeta ( 21,26.46), osannante lo accompagna sulla strada di Gerusalemme (21,8.9.11), ma s obillata dagli alti funzionari del tempio e dai notabili, chiede a Pilato la lib erazione di Barabba e la condanna di Ges (27,20). Invece con l'espressione stereotipa questa generazione, con le varianti generazi one perversa e infedele e generazione incredula e perversa, si indicano i contem poranei visti nella loro incredulit e cecit colpevoli. Sono paragonabili a bambini capricciosi che dicono di no a ogni proposta (11,16-19). Chiedono un segno mira coloso legittimante la missione di Cristo (12,39; 16,4). Nel giorno del giudizio saranno trattati pi duramente dei niniviti e della regina di Saba (12,41-42). Ri fiutando di aderire al suo messaggio e alla sua persona hanno aggravato la loro situazione (12,45). Come spada di Damocle pende sulla loro testa la condanna (23 ,36). La stessa valutazione negativa colpisce le citt galilaiche di Corazin, Betsaida e Cafarnao (11,20-24) e la citt di origine, Nazaret (13,53-54). Neppure Gerusalemme appare in una luce migliore. La nascita di Cristo suscita il suo stupore incredulo (2,3). Non diverso l'atteggiamento di fronte all'ingresso del suo 64 Matteo, Introduzione 1111111o, Introduzione

stro a partecipare alla preghiera nel Getsemani (26,37). Cammina sulle acque, af fonda e implora l'intervento di Cristo (14,27-33). Interviene a chiedere spiegaz ioni (15, 15). Ne professa apertamente la messianicit e figliolanza divina (16,13 -16) e si vede gratificato con promesse straordinarie (16,17-19); ma poi cerca d i distoglierlo dall'andare a Gerusalemme (16,21-23). Fa da mediatore tra il maes tro e gli esattori dell'imposta del tempio (17,24- 27 ). Lo interpella sull'este nsione del perdono da accordare al fratello (18,21-22) e gli domanda quale ricom pensa potranno attendersi essi che hanno abbandonato tutto per seguirlo ( 19,27) . Nel palazzo del sommo pontefice consuma una radicale negazione (26,69-75), com e gli era stato predetto (26,33-35). flore aveva detto per mezzo del profeta (1,22); Infatti I profeta ha scritto (2,5); Perch si realizzasse ci che ra ordinario nella discendenza davidica, l'origine beneimora a Nazaret trovano ques to uniforme commento: utto questo avvenne perch si realizzasse ci che il Si-ira, i l ritorno dall'Egitto, la strage dei bambini e la Dio, preannunciato nel passato dai profeti e ora reato invece sta sotto il segno di un progetto misterioso ato in pienezza. In particolare il suo inserimento 'cativa la formula introduttoria , che parla invailmente di compimento o realizzazione delle pro. La vicenda di G es non presenta nulla di casuale; rendo a citazioni di testi dell'AT. Particolarm ente si-65 Giovanni il Battista, infine, occupa nel primo vangelo un posto di grande riliev

o. Vi appare un po' come la controfigura di Cristo. Per questo Matteo ne sottoli nea i punti di contatto. Identico il messaggio di annuncio del regno imminente ( 3,2; cfr. 4,17); non dissimile l'invettiva contro i farisei e i sadducei (3,7; c fr. 12,34; 23,33); in termini analoghi la minaccia di sradicamento dell'albero s terile (3,10; cfr. 7,19). Accomunati nell'impegno di compiere la volont del Padre (3,15), Ges e il Battista vanno incontro alla stessa sorte: incredulit del popolo (11,16-19; 11,32) e morte violenta (14,1-12). Il confronto per torna nettamente a favore di Ges. Giovanni , s, una voce profetica (3,3), anzi pi di un profeta, perc h rappresenta l'Elia atteso in vista della venuta del Signore (11,7-15; 17,9-13), ma pur sempre paragonabile a un servo nei confronti del padrone (3,11). Ges il g iudice finale (3,11-12) e il messia (11,4-6). 11 Signore aveva detto p er mezzo del profeta (2,14); SI realizz cos ci che il profeta Geremia aveva detto ( 2,17); Perch si realizzasse ci che avevano predetto i profeti (2,23). La stessa es pressione introduttoria, con leggere varianti, scandisce i momenti pi significati vi dell'esistenza di Cristo: l'entrata in scena in Galilea (4,14), l'attivit taum aturgica (8,17 e 12,17), il discorso con parabole (13, 14 e 13,35), l'ingresso i n Gerusalemme (21,4), la passione (26,54.56), il tradimento di Giuda (27, 9). Al di l di una tesi apologetica, volta a dimostrare in Ges il messia predetto dai pr ofeti, emerge un intento pi profondo. Matteo sottolinea che la storia dell'AT in blocco una globale promessa di Dio: gli avvenimenti, le persone, le istituzioni sono realt aperte a un futuro definitivo, che ne esprime il radicale superamento, ma insieme la piena attuazione, riscattandoli dalla loro precariet, parzialit e i mperfezione. Ges il traguardo verso il quale tutto mirava e tendeva e del quale t utto era prefigurazione. Egli in persona l'avvenimento escatologico, cio ultimo e decisivo, nel quale la salvezza del Signore entra nella storia e interpella gli uomini per una scelta radicale di cambiamento (conversione). La sua ora coincid e con l'ora del destino ultimo di vita o di Il commento dl Matteo 21 morte di ogni persona. Mediante la sua p resenza si pu dire che per Dio e per l'uomo i giochi sono fatti: il Padre ha pres o la decisione suprema di salvare l'uomo e pertanto questi provocato a risponder e con una scelta altrettanto definitiva. Il tempo dell'attesa si chiuso; ha iniz io l'ora della definitivit, al di fuori della quale non pi possibile nessuna salve zza. Per questo il ri-

L'evangelista non si limita a presentare il dramma nella sua dinamica interna, n

el suo significato di fondo e nei suoi attori, ma lo commenta in modo personalis simo,

21 L. IturrmAN, Exegesis in the Gospel of St. Matthew and the Problem of Communi cation, in M. DIDIER, L'Evangile selon Matthieu, pp. 131-152; F. VAN SEGBROECK, Les citations d'accomplissement dans l'Evangile selon Matthieu d'aprs trois ouvra ges rcents, ibid., pp. 107-130.

66 Matteo, Introduzione fiuto merita la condanna; mentre la conversione apre la porta del regno: Ve l'as sicuro, gli esattori di imposte e le prostitute entreranno nel regno di Dio, ma voi no (21,31). Siamo di fronte non a un profeta, ma a colui che per tutti e ovu nque parola di vita o di morte. Il dramma si svolge in una storia particolare, m a ha una portata che trascende luoghi e tempi, una signif icativit universale ed eterna. Procedimenti formali Visto il quadro generale del vangelo nella sua intelaiatura geografica, cronolog ica e drammatica, restano da indagare le tecniche letterarie messe in opera nell a raccolta e disposizione del materiale tradizionale. A prima vista potrebbe sem brare una ricerca da eruditi, in realt essa ci aiuta a cogliere il messaggio dell 'evangelista. Senza pretendere di essere completi, si possono rilevare alcuni da ti letterari macroscopici. Innanzi tutto salta immediatamente agli occhi la pres enza caratterizzante di alcuni discorsi di Ges. Cinque di essi si presentano con tutta chiarezza come unit in s concluse; lo indica una formula stereotipa in chius ura, che fa anche da transizione: Quando Ges ebbe terminato questo discorso (7,28 ; cfr. 11,1; 13,53; 19,1; 26,1). Sono i discorsi della montagna (cc. 5-7), sulla missione (9,37-11,1), delle parabole (c. 13), sulla comunit cristiana (c. 18), s ulla fine (cc. 24-25). Nel primo Matteo ha operato una sintesi dell'insegnamento di Ges, rivelativo della volont del Padre e della nuova obbedienza dei discepoli. Il secondo polarizzato sulle persone dei missionari: consegne per il loro lavor o, preannuncio delle persecuzioni che li attendono ed esortazione ad affrontarle con coraggio, esigenze radicali che ad essi s'impongono, accoglienza del loro m essaggio sono i motivi specifici. Nel discorso intessuto di parabole Ges rivela i segreti del regno di Dio, cio la realt misteriosa dell'avvenimento ultimo che irr ompe nella storia, di cui costituisce il superamento. I rapporti interni della c omunit cristiana sono al centro del c. 18, caratterizzato dal duplice motivo dell 'attenzione ai piccoli, cio ai credenti messi ai margini, e della* fraternit recip roca. Il quinto discorso Introduzione 67 me preannuncio della venuta finale di Cristo ed !azione a un'attesa vigile, impe gnata e fedele. A queper si pu aggiungere il c. 23. Bench privo della nuda conclusi va di prammatica, esso si presenta codiscorso unitario, incentrato sulla violent

a denuncia 'l'ipocrisia e della cecit dei maestri giudaici della ge e dei farisei . el vangelo di Matteo si hanno dunque sei grandi unit ilcorsive. Come tali, sono o pera redazionale dell'evanOtisia, che su base tematica ha raccolto detti sparsi ti Signore. Manifesto appare dunque l'accentuato in-eresse dottrinale dell'evang elista. Gli sta a cuore VinseNainento di Cristo, soprattutto la sua parola autor evole, Che rivela un nuovo cammino di vita, esorta a percorrerlo con fedelt, indi ca il giudizio ultimo come verifica. Perch il regno di Dio viene incontro al pres ente dell'uomo, interpellandolo per un cambiamento di esistenza, per una nuova p rassi intessuta di gesti di amore indiscriminato e misericordioso. Dell'annuncio di Ges Matteo ha Voluto dunque sottolineare le risultanti operative, la dimensio ne etica, il risvolto di appello all'uomo. Il tutto per collocato nella prospetti va della rivelazione del vero volto di Dio, Padre celeste che fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni e fa piovere su quanti Uomo e su quanti non fanno l a sua volont (5,45), vuole misericordia a preferenza dei sacrifici (9,13; 12,7), condensa il suo volere nel duplice comandamento dell'umore (22,40), si fatto vic ino all'esistenza umana come Dio che perdona e salva (4,17). Questo lavoro di raccolta e unificazione del materiale tradizionale trova due al tre applicazioni indiscutibili. Nei cc. 8.9 Matteo presenta una serie di dieci m iracoli. Sono le opere del messia (11,1). Ges non si limita ad annunciare la venuta del re gno e a insegnarne le esigenze operative; concretamente lo fa germogliare nella storia con gesti di liberazione e salvezza. Inoltre all'interno dei cc. 21-22, a ppare una chiara successione di parabole: i due figli (21,28-32), i vignaioli omicidi (21, 33-46), il festino di nozze (22,1-14). Vi si svolge il tema unitario del rifiuto ostinato del giudais mo ufficiale e perci della condanna che incombe sul suo destino. Carne si pu constatare, l'evangelista si preoccupato di formare grandi unit temati che. Il vangelo risulta 68 Matteo, Introduzione cos costruito sulla base di blocchi compatti di materiale, evitando al massimo la dispersione e la frammentariet. l'indice della precisa visione sintetica del mes saggio che Matteo intende offrire ai lettori. Sul piano poi delle tecniche propriamente dette di composizione si possono notar e alcune particolarit degne di rilievo. E innegabile che Matteo tende a strutturare i brani secondo criteri numerici; in particolare egli usa gli schemi ternario e se ttenario. In tre quadri divisa la genealogia di Ges (1,17); tre sono le tentazioni (4,111) e gli esempi delle pr atiche religiose (6,1-18); altrettanti gli ortaggi su cui cade l'obbligo farisai co della decima e i punti fondamentali della legge divina (23,23); tre volte Cri sto prega nel Getsemani (26,39-44) e tre volte Pietro nega di conoscerlo (26,6975). Sette sono le domande del Padre Nostro (6,9-13); sette le invettive contro i farisei e i maestri della legge (23,13-32); nel c. 13 sono raccolte sette para bole; bisogna perdonare settantasette volte (18,22); sette i demoni che lo spiri to cattivo prende con s per rientrare in forza nella vita dell'uomo che, liberato , stoltamente vi si rende di nuovo disponibile (12,43-45); altrettanti i fratell i morti senza prole che hanno avuto la stessa donna in moglie nel caso esposto d ai sadducei come prova dell'assurdit della risurrezione (22,23-33). Si pu ancora n otare che Matteo privilegia il numero due: tanti sono gli indemoniati di Gadara (8,28) e i ciechi guariti (9,27 e 20,30), mentre in Marco si parla di uno solo. Numerosi sono anche i sommari. Ora fanno il punto sulla situazione, ora servono come formule di introduzione o di conclusione, altre volte valgono come passi di transizione. Di notevole valore strutturale il riassunto presente in 4,23 e rip etuto in 9,35, che comprende una grande sezione e la qualifica: Ges percorreva tu tta la Galilea: insegnava nelle loro sinagoghe, proclamava il lieto annuncio del regno e guariva la gente da ogni malattia e infermit (4,23). Caratteristici sono anche i sommari che parlano dell'attivit risanatrice di Cristo: 4,24; 8,16; 12,1 5; 14,14.36; 15,30; 19,1; 21,14. Tra questi hanno particolare importanza 8,16 e

12,15, perch servono a introdurre due citazioni del profeta Isaia riguardanti il servo di Dio e utilizzate per mostrare Ges di Nazaret come messia umile e liberat ore (8,17 e 12,17-21). Leo, Introduzione 69 ultimo rilievo. Matteo menziona quattro volte un Non meglio precisato monte, amb ientando su esso il discorso della montagna (5,1), un riassunto di guarigioni ei (1.5,29), la trasfigurazione (17,1) e le ultime parole del ritorto ai discepo li (28,16). Non si tratta di un dato topografico, ma risponde a uno schema menta le che intende fare riferimento ad avvenimenti di rivelazione divina. IL MESSAGGIO Quanto finora stato detto pu essere considerato, al limite, ancora preliminare al la profonda comprensione el vangelo. Resta infatti da determinare la specifica p rospettiva di fede con la quale stato scritto. Sappiamo che l'evangelista non si limitato a trasmettere la tradizione precedente; conosciamo l'ambiente di vita in cui l'opera nata; ne abbiamo indagato l'impianto, le articolazioni, i procedi menti letterari. Si impone ora l'interrogativo: che cosa ha voluto dire Matteo a i lettori? Quale messaggio ha inteso indirizzare alla sua chiesa? In altre parol e, intendendo la teologia come coscienza critica dell'esperienza di fede, ci si pu domandare quali sono le linee teologiche che emergono dal primo vangelo. E se diamo alla ricerca un taglio antropologico, il problema potrebbe essere formulat o in questi termini: nella prospettiva matteana che significato ha Ges. Cristo pe r l'esistenza umana? Non ci si deve attendere un'esposizione dottrinale in forma. li vangelo narrativ o. Per questo si differenzia nettamente dalle lettere di Paolo. Il messaggio rac chiuso entro le pieghe della narrazione. Lo si pu cogliere nei mille particolari che distinguono Matteo da Marco e Luca, nella disposizione del materiale, nell'e videnziazione di questa o quella parola del maestro, nella sottolineatura di un fatto piuttosto che di un altro, soprattutto nel processo di attualizzazione com piuto dall'evangelista. Il vangelo una narrazione interpretativa di Ges e indicat iva della sua significativit per la storia e l'esistenza dell'uomo. Credo che si possa ricondurre la teologia narrativa di Matteo a due grandi nucle i: comprensione di Cristo e delineazione della chiesa. Sono quadri sintetici in cui w Matteo, Introduzione 71 zione. Al dono del Padre fa riscontro l'impegno dell'uoi mo, all'iniziativa divi na tiene dietro la risposta umana. sottolinea Matteo il rivelatore perfetto e deGes finitivo della volont del Padre e il supremo maestro di vita degli uomini. La sua missione non ha altra finalit: Non pensate che io sia v enuto per annullare la legge di Mos e l'insegnamento dei profeti; non sono venuto per annullarli, ma per completarli (5,17). Egli ha operato in pratica un proces so di radicalizzazione delle esigenze divine, abrogando ogni tolleranza, colmand o ogni lacuna (5,2148). Soprattutto ha ricondotto i comandamenti a unit: Fate dun que agli altri tutto ci che vorreste facciano a voi: questo l'insegnamento della legge di Mos e degli scritti dei profeti (7,12); Da questi due comandamenti dipen dono tutta la legge di Mos e l'insegnamento dei profeti (22,40). Che cosa dunque chiede il Padre all'uomo che si apre al suo regno? Un orientamento concreto di a more. Inoltre due volte viene ripreso nel vangelo di Matteo un passo significati vo del profeta Osea: t la misericordia che io voglio, non il sacrificio (19,13; 12,7). Dunque amore che si esprime con gesti di misericordia, cio di apertura cor diale e fattiva al bisogno del prossimo 24. Non basta perci l'osservanza delle numerosissime e minuziosissime prescrizioni de lla legge, propria della prassi farisaica e dell'insegnamento dei maestri giudai ci. Dai chiamati al regno si esige qualcosa di pi e di meglio: l'obbedienza radic ale alla volont del Padre: Vi dichiaro che se la vostra obbedienza al volere di D io non supera l'osservanza dei maestri della legge e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli (5,20). Essa consiste nella imitazione del suo amore indiscr iminato per gli uomini: Cos sarete veramente figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni e fa piovere su quanti fanno e su

quanti non fanno la sua volont (5,45). II confronto , nientemeno, con la 14 Significativi sono in proposito altri due testi propri di Matteo, una beatitu dine e un'invettiva: Beati i misericordiosi col prossimo: Dio sar misericordioso con toro (5,7); Guai a voi, maestri della legge e 'strisci ipocriti! Voi pagate la decima sulla menta, l'aneto e il amino e poi trascurate i punti pi gravi della legge: la giustizia, la misericordia, la fedelt. E questo che bisognava fare, se nza trascurare quello (23,23). i 70 Matteo, Introduzione facile far rientrare senza forzature il messaggio del primo vangelo 22, Prospettive eristologiche In linea con la tradizione della chiesa primitiva e con la testimonianza di Marc o ( 1,14-15.21), anche per Matteo Ges stato annunciatore del regno di Dio e maest ro (4,17.23; 9,35). Ma l'accento cade nettamente sul secondo aspetto. Lo dimostr a il grande discorso della montagna. Nell'introduzione (5,2) e in chiusura (7,29 ) si dice espressamente che Ges insegnava. L'evangelista ha riunito molto materia le per offrire al lettore una somma del suo insegnamento. Soprattutto per il prim o vangelo si differenzia dal secondo in quanto attribuisce al verbo insegnare un significato preciso e rigoroso 23. Si tratta dell'interpretazione della legge d ivina intesa come espressione della volont del Signore. Questa era gi stata rivela ta nell'AT da Mos e dai profeti, ma senza giungere al suo pieno e perfetto svelam ento, riservato al futuro ultimo. Ma ora il regno bussa alle porte dell'esistenz a degli uomini (4,17) e ha fatto il suo ingresso nel mondo ( 12,28). I tempi fin ali e decisivi sono giunti. l'ora in cui Dio mostra il suo vero volto di Padre c he vuole la salvezza dell'uomo e per questo interviene nella storia con decision e irrevocabile e con azione definitiva. Dio aveva gi agito nella vicenda d'Israel e in senso salvifico ma imperfettamente e parzialmente. Adesso ogni limite super ato. Egli persegue per tutta l'umanit la salvezza radicale dal peccato e dalla mo rte. Ma la definitiva rivelazione della sua grazia si abbina con la definitiva m anifestazione della sua volont esigitiva. L'uomo chiamato a un cambiamento radica le di vita, a costruire un'esistenza nuova, a vivere da figlio del regno. Per qu esto l'annuncio di Cristo unito all'appello: Cambiate vita (convertitevi) (4,17) . La salvezza grazia, ma insieme voca22 Vedi le monografie e gli articoli monografici indicati nella Bibliografia. 23 Cfr. H. FLENDER. Lehren und Verkandgung in der synoptischen Evangelien, in EvT h 25 (1965) 701-714. 72 Matteo, Introduzione perfezione divina: Voi dunque siate perfetti come perfetto il vostro Padre celes te (5,48). L'azione umana sta quindi sotto l'imperativo della stessa integrit del l'agire di Dio, che non discrimina tra buoni e cattivi, tra chi lo riconosce e c hi lo rifiuta. Come si vede, non si insegna una nuova etica ma una vita di obbedienza al Padre e di imitazione del suo essere, in concreto una prassi di amore misericordioso e indiscriminato al prossimo. Su questa direttrice l'uomo risponde adeguatamente all'iniziativa salvifica divina. Ma pi ancora del contenuto, importante si rivela l'autorevolezza dell'insegnament o. Ges non si richiama a una tradizione, non invoca appoggi esterni alla sua paro la. In primo piano c' la sua persona: Sapete che ai vostri padri stato detto ... Ma io vi dico ... (5,21-22). La formula ricorre nelle sei antitesi (5,27-28.31-3 2.33.34.3839.43-44). Di analoga significato l'altra espressione: Ve ( te) lo ass icuro (5,18.26;6,2). Ci che dice trae valore dal fatto che lo dice lui. La folla capisce benissimo di trovarsi davanti a un maestro originalissimo, diverso dai m aestri giudaici (7,28-29). il messia che parla, e il suo insegnamento costituisc e la regola della comunit messianica dei tempi ultimi. Ancora meglio, si tratta d ella rivelazione del figlio di Dio. La comunione profonda e unica con il Padre g li permette di conoscerlo a fondo e di svelarlo agli uomini: Tutto mi stato dato dal Padre mio. Nessuno .conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare (11,27). D i qui il carattere di definitivit della sua parola. Ges superiore a Mos, mediatore

della rivelazione del Sinai, con il quale peraltro ha in comune un destino di pe rsecuzione (c. 2). Non si pu dunque separare l'insegnamento dalla persona del maestro. Accettare la sua parola vuol dire aderire a lui. In ultima analisi si tratta di diventare suo i discepoli. t questa la risposta adeguata dell'uomo alla venuta del regno: Se v uoi essere perfetto, va', vendi tutti i tuoi beni, dai il ricavato ai poveri e a vrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi (19,21). Tanto pi che Ges conferma l' insegnamento dato con la forza del suo esempio. Il volere del Padre ne ha guidat o costantemente le tteo, Introduzione 73 :celle. Per fedelt egli si sottomesso al rito del batteitimo (3,15). Aprendosi mi sericordiosamente ai peccatori, ha dato una dimostrazione di obbedienza a Dio ch e vuole misericordia a preferenza di gesti cultuali (9,13). Guarendo l'uomo dall a mano rattrappita, ha mostrato concretamente che l'amore del prossimo pi importa nte dell'osservanza delle prescrizioni rituali (12,9-14). Nella passione sopratt utto si comportato da figlio docile e nel Getsemani la sua preghiera stata accet tazione del calice di morte (26,39.42). Obbedienza alla volont del Padre, prassi di amore misericordioso e indiscriminato e sequela di Ges fanno tutt'uno. evidente che siamo lontani da ogni ideale etico ; il confronto dell'uomo non avviene con norme morali. L'esistenza di chi accogl ie il regno corre sulla lunghezza d'onda di nuovi rapporti con Dio e con il figl io suo, di coerenza operativa propria dei figli del Padre celeste e caratteristi ca dei discepoli di Cristo. significativo che nel brano 12,46-50 Matteo stabilis ca una stretta connessione tra queste realt: essere discepoli di Ges, far parte de lla sua nuova famiglia, compiere il volere del Padre. Ma l'annuncio e l'insegnamento non esauriscono la ricchezza della persona di Cri sto. Egli ha guarito gli infermi, risuscitato i morti, liberato gli indemoniati, perdonato ai peccatori. La tradizione cristiana conosceva in lungo e in largo q ueste linee della sua azione. Matteo per mostra accentuazioni proprie. Le guarigi oni compiute da Ges rivelano in lui il servo di Dio che si carica delle infermit d ell'uomo per liberarlo: Ha preso le nostre infermit e si caricato delle nostre ma lattie (8,17). E umile e compassionevole; non stronca le ultime speranze degli o ppressi dal male, con azione salvifica li chiama a un'esistenza nuova: Ecco il m io servo che ho scelto, dice il Signore. Io lo amo e in lui mi compiaccio. Gli d ar il mio spirito e annuncer la mia legge ai popoli. Non litigher, n grider, n si udr a sua voce sulle piazze. Non spezzer la canna piegata, non spegner la lucerna che si sta esaurendo. Non si stancher finch non abbia fatto trionfare la mia legge. In lui tutti i popoli riporranno la loro speranza (12,18-21). Il Battista lo aveva atteso come giudice inesorabile, pronto a tagliare l'albero sterile (3,10) e a ripulire l'aia dalla pula (3,21). Ma Matteo, Introduzione si era sbagliato, perch Ges un messia che libera e salva. Le sue opere sono espres sioni di grazia: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano dritto, i lebbrosi sono guariti, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri proclamato il lieto annuncio (11,5) . La misericordia che Dio vuole, a preferenza dei sacrifici, lo spinge a perdonare ai peccatori (8,13) 25 e a difendere i discepoli messi sotto accusa dai farisei per aver colto spighe in gior no di sabato ed essersi sfamati (12,7). Non lo lascia indifferente neppure la si tuazione del popolino, oppresso sotto il fardello delle prescrizioni imposte dai maestri della legge: Venite, a me, voi tutti che faticate e vi piegate sotto un pesante fardello, e io vi liberer da quel peso (11,28). La sua legge un giogo le ggero: Prendete il mio giogo su di voi e diventate miei discepoli, perch io non s ono oppressivo n altero, e troverete sollievo per le vostre anime (11,29). Ha pie t della folla priva di guide sicure (9,36). Spinto dallo stesso sentimento le pro cura da mangiare nel deserto (14,14; 15, 32). Due ciechi (9,27), la donna canane a (15,22) e ancora due ciechi di Gerico (20,30.31) lo supplicano, non inutilment e, perch abbia piet di loro. Le forze tiranniche del male e della morte che incatenano e sfigurano gli uomini

lo vedono scendere in campo come lottatore potente ed efficace. Egli incatena S atana (12,29) e spinge i demoni nell'abisso della morte (8,32). La forza dello S pirito di Dio opera in lui e cos il regno si fa avvenimento nella storia come lib erazione e riscatto: Ma se per mezzo dello Spirito di Dio che io scaccio i demon i, ci significa che giunto a voi il regno di Dio (12,28). Ges indubbiamente il messia preannunciato dai profeti. E discendente di Davide (1 ,1-17), inserito in modo straordinario da Dio stesso nella discendenza del grand e re d'Israele (1,18-25). Betlemrne il luogo della sua origine (2,4-6). Il desti no di Mos e del popolo ha pref igurato la sua vicenda terrena (2,1ss). Ma, contra riamente alle attese dei giudei, il suo non un messianismo di potenza e di glori a. Per questo ha respinto la tentazione 25 Matteo il solo tra gli evangelisti che indica il significato del nome Ges: Dar alla luce un figlio, che tu chiamerai Ges, perch salver il suo popolo dal peccati ( 1.21). 74 I "ateo, Introduzione 75 tanica che lo sollecitava ad afferrare il dominio sui popoli (4,1-11) ed entrato in Gerusalemme come re disarmato, in piena sintonia con la profezia di Zaccaria (21,4-5). Invece di innalzarsi trionfante, si piegato con misericordiosa azione liberatrice sui miseri. Il suo potere messianico non ha nulla di politico e di militaresco; consiste invece nell'insegnare autorevolmente la volont del Padre (7 ,28), perdonare i peccati (9,6), scacciare i demoni (10,1), proclamare il lieto annuncio ai poveri, guarire i malati, risuscitare i morti (11,5). Nella sua azio ne Dio si fatto vicino all'umanit peccatrice, oppressa dal male e in balia delle forze demoniache della morte e della perdizione. Significativo al riguardo l'app ellativo di Emmanuele: La vergine concepir e dar alla luce un figlio, che si chiam er Emmanuele, che vuoi dire: Dio-con-noi (1,23). Umile e povero con gli umili e i poveri, Ges stato fedele al disegno del Padre. Infine ha suggellato la sua esistenza di fedelt sulla croce. Non solo messia umil e, ma anche messia di morte e crocifissione, scandalo per i giudei e abiezione p er la mentalit umana. Matteo moltiplica nel racconto della passione i riferimenti ai testi dell'AT, accentuando che Ges crocifisso realizza pienamente la figura d el giusto perseguitato presente nei salmi (27,19.34.43), e del servo sofferente di Dio cantato dai carmi di Isaia (26,67). Anche l'umiliazione pi cocente rientra nel piano divino preannunciato dai profeti. Sulla croce pende il figlio di Dio che si abbassato ad assumere il destino mortale dell'uomo (27,43). Ma il Padre lo ha esaltato con la risurrezione, costituendolo Signore. Gli ha da to infatti la pienezza universale del suo potere (28,18). Per mezzo suo arride ai credenti la speranza della vitto ria contro la morte (27,51-53). La chiesa, da lui mandata in missione nel mondo, sperimenta il conforto della sua presenza viva ed efficace di risorto (28,19-20). Ben ch sballottata come barca dai flutti, essa non deve temere, perch con lei per salvarla (8,23-27). Quando due o tre credenti si riuniscono a pregate, egli present e per assicurare l'esaudimento della loro preghiera (18,19-20). La coscienza di fede della presenza del risorto nella comunit cristiana era tanto viva che Matteo ha operato una specie di sovra pposi76 Matteo, Introduzione zione di figure, per cui il Signore glorioso ha trasfigurato Ges di Islazaret. Di fronte a lui si piegano in adorazione gli astrologi (2,2.9), il lebbroso (8,2), Giairo (9,18), i discepoli sulla barca (14,33), la donna cananea (15,25), la ma dre di Giacomo e Giovanni (20,20). Con l'appellativo di Signore lo supplicano il lebbroso (8,2), l'ufficiale romano (8,6.8), i discepoli (8,25), i due ciechi (9 ,28), Pietro (14,28.30), la cananea (15,22.25), il padre dell'epilettico (17,15) , i ciechi di Gerico (20,30.32). I discepoli (8,21; 26,22), e Pietro in particol are (16,22; 17,4; 18,21), non conoscono altro titolo per interpellarlo. Nella pa ssione, bench umiliato, si muove con grande padronanza cos da dominare gli avvenim

enti e fa trasparire una maest divina (26,22; 26,63-64; 27,43). Infine Ges riempie di s anche il futuro. Ld sua venuta finale 26 infatti segner il tempo della salvezza e soprattutto del giudizio ultimo: Allora apparir in cielo i l segno del figlio dell'uomo; tutti i popoli della terra si batteranno il petto e vedranno il figlio dell'uomo venire sulle nubi del cielo rivestito di potenza e grande gloria. Egli mander i suoi angeli con una grande tromba, ed essi raduner anno dai quattro punti cardinali del mondo quelli che ha scelto (24,30-31). Il b uon grano sar separato dalla gramigna (13,40-43). Come il pescatore fa la cernita di ci che la rete ha tirato a riva, cos accadr allora (13,4749). Con atto sovrano separer i popoli radunati davanti al suo seggio di giudice universale (25, 31 ss. ). il figlio dell'uomo di cui aveva parlato il libro di Daniele: Perch il figlio dell'uomo sta per venire con la stessa gloria del Padre suo, scortato dai suoi a ngeli (16,27). Al suo giudizio compariranno anche i credenti, e non potranno far e affidamento n su motivi confessionali, n su doni carismatici, perch egli sentenzi er unicamente in base al metro della fedelt operativa alla sua legge, l'amore (7,3 1-33; 25,35-36.4243). In conclusione Matteo evidenzia i seguenti titoli espressivi della persona di Ge s: egli il rivelatore dell'ultima parola di Dio all'umanit, e come tale trascende la figura di Mose; incarna le attese dell'AT polarizzate sul figlio di Davide; h a percorso il cammino del servo soff e26 L'interesse particolare di Matteo appare dall'uso che solo tra i sinottici fa del termine parusia (24,3.27.37.39). lirleo, Introduzione 77 te di Dio liberando gli uomini dal male e soffrendo Odia sua carne; figlio di Dio e Signore glorioso, premonte alla sua chiesa; come giudice ultimo sar avvolto da lla gloria propria del figlio dell'uomo. Dolineazione della chiesa Non esagerato vedere nel tema ecclesiologico l'interesse supremo di Matteo. Non per nulla il suo vangelo passato alla storia come il vangelo ecclesiastico 27. E non basta a giustificare tale denominazione il fatto che sia Il solo a conoscere il termine chiesa (16,1 7; 18,17). Di fatto la comunit cristiana nelle sue diverse espressioni costituisc e la vera angolatura da cui l'evangelista interpreta la tradizione. Popolo di Dio 28. Come prima prospettiva qualificante si impone la collocazione della chiesa all'interno del quadro della storia della salvezza. Nell'AT era Isr aele che rappresentava l'incarnazione storica dell'alleanza di Dio con gli uomin i, cio la forma concreta, sociale e tangibile in cui aveva preso corpo la realt de lla grazia divina e della fede umana. La sua caratteristica primaria per era la p recariet e provvisoriet, in quanto fu costituito in vista di una realizzazione fut ura avente carattere definitivo e perfetto. In altre parole, il popolo d'Israele esaur la sua verit pi profonda nell'essere una grande profezia annunciatrice, pref iguratrice e preparatrice della comunit messianica dei tempi ultimi. Di fatto Ges volle creare proprio questa comunit, forma storica e sociale della salvezza ultim a di Dio, fattasi presente nel mondo. Come il sangue di giovani tori aveva sugge llato il patto del Sinai (Es 24,8), cos alla morte di Ges si deve l'atto di fondaz ione del nuovo popolo di Dio: Perch questo il mio sangue, sangue dell'alleanza ch e versato per tutti per il perdono dei SI Cfr. A. M. Munir, L'vangile de St. Matthieu vangile ecclsiasti06, in L'Eglise da ns la Bible. Communications prsentes la XVIIe rthanlon annuelte de l'ACEBAC, Descle de Brouwer, Bruges 1962, pp. 19-34. Vedi soprattutto W. TanLiNc, Das wahre Israel. Studien zur Theolodo des Matthaus-Evangeliurns, Ksel, M(inchen 21964. 78 Matteo, Introduzione loro peccati (26,28). Egli ha scelto i dodici (10,1.2), che richiamano i figli d i Giacobbe, capostipiti d'Israele, e ha posto Pietro a fondamento (16,18-20). Ma gli israeliti del tempo di Ges rifiutarono di entrare a far parte della sua co munit messianica, ostinandosi increduli di fronte al suo messaggio e alla sua per sona di messia e figlio di Dio. Il colmo fu toccato nel no opposto alla predicaz ione cristiana: Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri! Serpenti, razza

di vipere, come potrete scampare alla condanna dell'inferno? Perci, ecco, io vi m ando profeti, sapienti e maestri; e voi alcuni li ucciderete e li metterete in c roce, altri li flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di citt in citt. E questo perch ricada su di voi il peso degli assassini di tutti gli innoce nti, da Abele fino a Zaccaria, figlio di Barachia, che avete assassinato tra il santuario e l'altare. Ve l'assicuro, tutto ci ricadr su questa generazione (23,3236). Per essi finita; cessano di essere la forma storica e sociale del popolo di Dio; subentra la comunit cristiana, che accoglie in s ebrei e pagani sulla base d ella stessa fede in Cristo. Ormai la chiesa l'incarnazione vera e definitiva del l'alleanza del Padre con l'umanit. In questa linea interpretativa si devono leggere alcuni passi importanti del pri mo vangelo. Matteo spiega il significato etimologico del nome di Ges: Dar alla luc e un figlio che tu chiamerai Ges, perch salver il suo popolo dai peccati (1,21). Po polo qui la chiesa, ambito in cui avviene per grazia il perdono dei peccati. Lo stesso senso ecclesiale ha il passo 9,8: La gente che aveva veduto fu colta da t imore e prese a lodare Dio di aver dato un tale potere [di perdonare i peccati] agli uomini. La salvezza di Dio incontra socialmente l'uomo nella comunit cristia na. Erode e Gerusalemme si sono rifiutati di riconoscere il messia, adorato inve ce dagli astrologi: a differenza dei giudei, i pagani sono entrati nella chiesa (2,1-11). 11 testo della promessa dice che nella comunit messianica fondata su Pi etro gli uomini trovano protezione contro le forze assalitrici della morte e son o incamminati al regno di Dio: Ebbene, io ti dico: tu sei Pietro e su questa pie tra costruir la mia chiesa; e le forze della morte non potranno annientarla. Ti d ar le chiavi del regno: ci che legherai sulla iteo, Introduzione 79 rra sar legato in cielo e ci che scioglierai sulla terra I sciolto in cielo (16,18-19). I giudei, bench prede-imiti dalla loro storia a se dersi al banchetto della salzza finale, si sono autoesclusi e il loro posto stat o preso dagli incirconcisi: Vi dichiaro che verranno dall'Oriente e dall'occiden te per prendere posto al banchetto nel regno dei cieli con Abramo, Isacco e Giac obbe. Invece gli eredi naturali del regno saranno gettati fuori, nella tenebra, a piangere e a rammaricarsi (8,11-12). Se vero che in questo passo non si parla direttamente di chiesa, si deve per dire che essa sta sullo sfondo; a causa del l oro rifiuto di entrarvi che gli urti corro-P10 verso la perdizione, mentre la pa rtecipazione indirizza gli altri alla vita eterna. Il testo pi chiaro e comprensi vo comunque appare 21,43: Il regno di Dio 'sar tolto a voi per essere dato a un p opolo che lo far fruttificare. Il giudaismo 29 ha cessato di essere il luogo soci ale e storico della presenza della grazia salvifica; la chiesa diventata il luog o concreto in cui il regno ha preso forma nella storia umana 30. In conclusione, possiamo dire che per Matteo la chiesa il vero popolo di Dio, la comunit messianica dei tempi ultimi, segno visibile di salvezza per tutti gli uo Cmei riti. a mente non si tratta di una comunit di puri e di santi. un corpus mixtum, in cui coesistono buoni e cattivi, bene e male. La parabola del festino di nozze (22,1 -10) espressiva al riguardo. Rispetto a Luca, Matteo ha in proprio il particolar e della qualifica degli invitati dell'ultimo momento: I servi uscirono per le st rade e raccolsero quanti trovarono, buoni e cattivi. E la sala si riemp di commen sali (v. 10). Al primo evangelista si deve pure l'aggiunta del racconto del comm ensale privo dell'abito da cerimonia e gettato fuori su ordine espresso del re ( vv. 11-14). La sala del banchetto raffigura la chiesa. Da questo punto di vista essa non si 39 Nei contesto si parla di capi giudei (21,45), da non confondere con tutto il popolo d'Israele, come fa S. LEGASSE, L' antijudaisme dans l'Evangile selon Matth ieu, in M. DIDIER, L'Evangile selon Matthieu, pp. 418-420. lo Ma la chiesa non si identifica con il regno, che la realt salvifica del futuro ultimo. Tuttavia resta vero che germi di salvezza spuntano nella comunit cristia na. rt 80 Matteo, Introduzione

differenzia dal mondo, campo in cui crescono insieme grano e gramigna (13,24-30. 36-43), rete che raccoglie un po' di tutto (13,47-50). Solo alla fine, nel giudi zio, avverr la separazione. Sulla stessa linea si colloca anche la presentazione ambivalente dei discepoli, nei quali Matteo vede rispecchiati i credenti di tutti i tempi 31. Essi sono ape rti alla parola di Ges e la comprendono 32 ( 13,51; 16,12; 17-13). Si differenzia no cos dalla folla che ascolta senza capire (13,13) 33. Perci il maestro si congra tula con loro: Beati invece voi, perch i vostri occhi vedono e le vostre orecchie intendono (13,16). Tuttavia essi hanno scarsa fiducia. Sul lago in tempesta son o presi dal panico: Perch avete tanta paura, uomini di poca fede? (8,26). Non div erso il comportamento di Pietro e analogo il rimprovero di Cristo: Uomo di poca fede perch hai dubitato? (14,31). Dalla sfiducia sorge anche la preoccupazione pe r aver dimenticato di prendere da mangiare: Gente di poca fede, perch parlate tra voi che non avete pane? (16, 8). E non altrimenti si spiega la loro umiliante i mpotenza a guarire l'epilettico ( 17,20). La chiesa non si identifica con il regno. Vi si trova solo incamminata e ne anti cipa realmente, ma anche parzialmente, la realt salvifica. Lungi dall'essere una comunit di arrivati, faticosamente avanza nella storia, di cui porta le ambiguit e le tensioni, ma prefigura anche il traguardo finale. Il suo presente corre tra un passato lasciato alle spalle, ma sempre minaccioso e influente, e un futuro d efinitivo, sperato e atteso con costanza tra mille incertezze ed esitazioni. Vita interna. Matteo non mostra un'attenzione particolare all'aspetto struttural e della chiesa; tuttavia nel suo scritto emergono qua e l elementi interessanti. Si parla della presenza di profeti (7,22; 10,41; 23,34), di giusti ( 10,41), di sapienti (23,34), di scribi cristiani (13,52), 3t Cfr. G. STRECKER, Der Weg der Gerechtigkeit, pp. 191-198; U. Luz, Die funger im Matthdusevangelium, in ZNW 62 (1971) 141-171. 32 Si tratta di un'adesione fattiva alla parola di Ges. Cfr. G. BARTH, Das Gesetz esversteindnis des evangelisten Matthtius, pp. 99-104; G. STREcKea, Der Weg der Gerechtigkeit, pp. 228-230. 33 Matteo prende qui le distanze da Marco, che sottolinea l'inintelligenza dei d iscepoli (Mc 4,13; 51-52; 7,18; 8,17-21). Melte, Introduzione 81 di piccoli (10,42; 18,6.10.14) 34. Questi ultimi erano criottani umili e fragili, poco considerati nella comunit, Impegnati comunque nella missione. Alcuni credenti, verUn nella conoscenza delle scritture dell'AT, esercitavano 10, utile servizio catechistico, mostrando il compimento delle profezie nella vicenda di Ges. Anche le altre categorie di profeti, giusti e sapienti si caratterizzavano in g funzione della parol a, particolarmente dell'annuncio criv-iano. Ma l'accentuazione di Matteo cade su l criterio dt tipo prassistico da usare per sincerarsi della loro autenticit; nel la vita vissuta che essi trovano la loro necessaria legittimazione. Il vero prof eta si distingue dal falso in base alla fedelt operante (7,15-20). I giusti dovev ano essere modelli di obbedienza al volere del Padre e i sapienti dovevano disti nguersi come facitori (Iena parola di Cristo 35. Non mancavano i carismatici. Ma ancora una volta l'evangelista sottopone la veri fica del loro carisma al criterio della prassi: Non chi mi dice: Signore, Signor e, entrer nel regno dei cieli, ma soltanto chi fa la volont del Padre mio celeste. Nel giorno del giudizio molti mi diranno: Signore, Signore! Noi abbiamo fatto i profeti nel tuo nome, scacciato d emoni nel tuo nome, fatto miracoli nel tuo nome. Allora a quelli risponder: Io non vi ho mai conosciuti. Via da me, voi che non avete agito secondo la volont di Dio (7,21-23) 36. La presenza di falsi profeti era un problema preoccupante (7,15; 24,11.24). Pi ch e nel diffondere dottrine erronee, la loro pericolosit consisteva nell'offrire l'esempio di ostentata liber t dalla legge di Cristo, in particolare di comportamenti contrari all'amore (24,1 1-12). L'azione di cristiani particolarmente impegnati in campo missionario ha s pinto Matteo a dedicarvi tutto il c. 10, in cui egli applica a loro anche molte

parole di Ges in 34 Cfr. E. COTHENET, Les prophtes chrtiens dans l'Evangile selon saint Matthieu, i n M. DIDIER, L'Evangite selon Matthieu, pp. 281E308; E. SCHWEIZER, Propheten, We ise, Schriftgelehrte und GerecAte in der Gemeinde des Maithiius, in Das Evangeli um nach Matthdeis, Vandenhoeck-Ruprecht, Gottingen 1973, pp. 114-117. 35 In 7,24 sapiente espressamente definito colui che mette in pratica la parola di Ges. 36 Cfr. E. SCHWEIZER, Observance of the Law and Charismatic Activity, in Matthew, in NTSt 16 (1970) 213-230. 82 Matteo, Introduzione origine rivolte a tutti i credenti. Il contenuto della missione, la strategia da seguire nell'annuncio, il disinteresse, il coraggio e la fiducia nelle persecuz ioni, il valore dell'accoglienza ,loro riservata erano i punti salienti delle co nsegne. Si possono inoltre constatare accenni precisi ai capi 37. Se ne suppone l'esiste nza, mentre l'interesse si rivolge alla denuncia del borioso autoritarismo e all a configurazione esatta della loro funzione. L'ostentazione orgogliosa di titoli onorifici, come maestro, padre, leader, comuni al mondo giudaico, non deve ripe tersi nella chiesa: Ma voi non fatevi chiamare maestro, perch uno solo il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. Non chiamate nessuno sulla terra padre, perc h uno solo il vostro Padre, quello celeste. Non fatevi chiamare neppure leader, p erch uno solo il vostro leader, Cristo (23,8-10). Il compito dei capi di essere u mili servi dei fratelli: Il pi grande tra voi deve essere vostro servo (23,11). I l modello a cui ispirarsi , nientemeno, Cristo stesso; egli ha rovesciato la logi ca su cui si regge il potere nel mondo: Sapete bene che i capi tengono i popoli sottomessi al loro dominio e che i grandi li signoreggiano. Ma non deve essere c os tra voi. Al contrario, se uno vuole essere grande tra voi, deve farsi vostro s ervo, e se uno vuole essere il primo tra voi, deve farsi vostro schiavo. Allo st esso modo il figlio dell'uomo venuto non per farsi servire, ma per servire e dar e la sua vita in riscatto per tutti gli uomini (20,25-28). Come si pu constatare, Matteo non si preoccupa tanto dell'aspetto istituzionale della chiesa in se ste sso, che per presuppone; gli sta invece a cuore la genuinit dei diversi ministeri presenti nella chiesa. L'ottica in cui li presenta quella della fedelt pratica e operativa all'insegnamento di Ges. Particolare rilievo ha la figura di Pietro. Lo si gi detto sopra. Resta da chiari rne il senso in rapporto alla chiesa. Quando l'evangelista scrive, Pietro era gi morto. Doveva dunque contare per la comunit matteanit una sua presenza morale. Qu ale? Si dir nel comH. FRANxEmtiu.e, Amtskritik im Matthilus-Evangelium?, in Bi 54 (1973) 247-262 ri tiene che Matteo ha presentato Pietro come tipo del capo della comunit cristiana. Mitico, Introduzione 83 Mento che le famose parole promissorie di Cristo (16, 17.19) rispecchiano una pr ecisa elaborazione teologica, tesa a sottolineare la necessit di una tradizione v iva i interprete della parola del maestro secondo le nuove situazioni ed esigenz e. Matteo, al quale interessa soprattutto l'obbedienza dei credenti all'insegnam ento di Cristo, ha voluto dire che occorre una costante interpretazione attualiz zatrice di esso. Lo stesso evangelista, del resto, nel suo scritto non si prefis so proprio questo compito? Forse non troppo vedere qui l'affermazione della nece ssit di una tradizione apostolica petrina, qualificante il rapporto dei credenti con Ges di Nazaret e la sua parola autorevole. Se ora si passa dalla chiesa universale alla comunit locale e soprattutto allo sp irito che deve animare i rapporti interni, si pu sintetizzare in una formula quanto dice Matteo: la chiesa una comunit di fratelli. Basti leggere il c. 18. Verso i p i umili e i pi esposti, cio i piccoli, necessario un atteggiamento di attenzione e di premura fraterna. Accoglierli con amore equivale ad accogliere Cristo stesso (18,5). Chi frappone ostacoli al loro faticoso e vacillante cammino di fede si assume

una responsabilit terribile ed meritevole di condanna eterna (18,6-7). Essi conta no molto agli occhi del Padre; non diversamente devono essere valutati in seno alla comunit (18,10). Questa chiamata a una vera e generale mobilitazione, perch neppure uno di essi vada perduto. Si deve fare di tutto per ricercare la pecora smarrita (18, 11-13), perch lo vuol e il Padre: Cos il Padre vostro celeste vuole che neppure uno di questi piccoli v ada perduto (18,14). Nei confronti del fratello che ha peccato 38 ogni singolo credente non pu lasciar e nulla di intentato perch sia riguadagnato alla piena comunione ecclesiale. La s comunica non deve rappresentare se non l'estrema misura, a cui ricorrere soltanto quando siano esperite tutte le altre vie di persuasione e di aiuto (18,15-17). Non si tratta tanto di mettere in atto procedure giuridiche, ma di compiere passi amichevol i e sollecitazioni fraterne, ca' J. GALtyr, Qu'il soit pour to comme le paien et le pubblicain , In NRT 106 (1974 ) 1009-1030 sostiene contro l'opinione pi diffusa che In 18,15 ss. si tratti di r iconciliazione, non di correzione fraterna. l"alatte, Introduzione 85 vangelo di Matteo (5,22-23). Anche ,1-2) e a D n non in questo quadro. emerge pure una sufficiente arti-Colazione omicidio spirituale le esortazioni di Ges a non impalcarsi a giudici degli altri (7 farsi correttori ipocriti del fratello (7,3-5) si inseriscono Colazione sacramentale della chiesa. Il battesimo pre-

sentato espressamente come rito di iniziazione alla comunit dei discepoli di Cris to (28,19). Forse dietro alla trasmissione dell'episodio in cui Ges accoglie i ba mbini e benedicente impone ad essi le mani (19,13-15), si nasconde la prassi ecc lesiale della loro ammissione al sacramento. Pi accentuato l'interesse per l'euca ristia. Gi I racconti delle due moltiplicazioni dei pani contengono riferimenti i ndubbi (14,19; 15,36). La narrazione poi dell'ultima cena del Signore (26,26-29) riproduce pi la pratica eucaristica delle comunit che non il suo ricordo storico. In particolare un'aggiunta matteana alla formula interpretativa sul calice ne s ottolinea il carattere espiatorio: Perch questo il mio sangue, sangue dell'allean za che versato per tutti per il perdono dei loro peccati (26,28). Nella celebraz ione rituale i credenti sono fatti partecipi della portata salvifica della morte di Cristo. Il primo evangelista testimonia anche l'esistenza in seno alle comun it cristiane di un ministero della riconciliazione dei peccatori. Infatti a concl usione del racconto della guarigione di un paralitico, distinguendosi da Marco e Luca, egli annota: La gente che aveva veduto fu colta da timore e prese a lodar e Dio di aver dato un tale potere agli uomini (9,8). 11 riferimento all'ambito c omunitario evidente: gli uomini ai quali Dio ha dato il potere di perdonare i pe ccati sono senz'altro i ministri della chiesa. Lo stesso potere rivendicato da G es di Nazaret di fronte al paralitico di Cafarnao (9,6) passalo, senza soluzione di continuit, alla comunit messianica. I credenti sono poi chiamati a vivere la realt matrimoniale in una prospettiva nu ova, esattamente come comunione indissolubile, secondo l'indicazione autorevole di Ges. La chiesa di Matteo ha per avvertito un'al-Ira esigenza, quella della sant it del matrimonio, per cui riteneva non solo lecito ma doveroso separarsi quando l'unione fosse stata distrutta dalla infedelt. Cos In 5,31-32 e in 19,1-9. La paro la del Signore non stata 84 Matteo, Introduzione

paci di creare attorno a chi ha gravemente mancato un clima favorevole alla sua conversione. N deve essere trascurata la preghiera per il fratello peccatore. La presenza del Signore ne garantisce l'efficacia (18,19-20). Come la comunit potreb be perdere a cuor leggero uno dei suoi? Essa deve verificarsi come luogo in cui

siano facilitati e impetrati nella supplica il ravvedimento e il ritorno alla fe delt cristiana. Ancora pi insistente si mostra Matteo nell'esortare al perdono delle offese. La r iconciliazione con il fratello tanto importante e urgente da legittimare e richi edere l'interruzione di un atto cultuale: Se stai portando la tua offerta all'al tare, e l ti ricordi che il fratello ha qualcosa contro di te, lascia l'offerta l sull'altare e corri prima a riconciliarti con il tuo fratello; poi torna a prese ntare la tua offerta (5,23-24), La comunione con Dio, espressa nella liturgia, s i realizza solo in stretto rapporto di comunione con i fratelli. Nessun attendis mo; nessun ritardo: la riconciliazione esigenza impellente e indilazionabile (5, 25-26). Esiste una connessione rigorosa tra il perdono dato al fratello che ci h a offeso e il perdono che Dio dar a noi nell'ultimo giorno: Se perdonate agli alt ri i loro torti, a voi pure perdoner il Padre vostro celeste. Ma se non perdonate agli altri, neppure il Padre vostro perdoner i vostri peccati (6,1415). In quest a stessa prospettiva escatologica si basa l'esigenza della riconciliazione illus trata dalla parabola del satrapo spietato (18,23-35). Con la particolarit che mot ivo fondante, oltre al giudizio ultimo, appare il perdono divino gi sperimentato dai credenti nella loro vita cristiana. L'esistenza della comunit sta in mezzo a due estremi che la qualificano: un passato di perdono dei propri peccati, un fut uro di misericordia del Padre necessaria per poter entrare nel regno. 11 present e non potr che essere tempo di fraterno scambio di perdono. E non se ne d alcun li mite: Pietro allora si avvicin a Ges per dirgli: Signore, quante volte dovr perdona re al fratello che mi fa torto? Fino a sette volte? Ges rispose: Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settantasette volte (18,21-22). Altre espressioni concrete ancora incarnano lo spirito fraterno che deve animare la comunit cristiana. Gesti astiosi di collera e parole gravemente offensive son o un

86 Matteo, Introduzione interpretata come norma rigida, ma piuttosto come esigenza profetica, che non pu

far dimenticare lo spessore della storia in cui i credenti sono immersi e, con e sso, la presenza tuttora incidente del peccato. Il matrimonio nella chiesa si vi ve in sincera tensione verso una unione di amore totalitario, ma entro un presen te ancora condizionato dalle forze del male e dell'infedelt. L'adulterio persiste minaccioso e pu invadere il campo del desiderio ed esprimersi nello sguardo cupi do (5,27-28). Non si pu non tenerne conto in sede pastorale. Questo vuoi dire Mat teo. Accanto allo stato matrimoniale la comunit matteana conosce e apprezza grandement e la scelta celibataria fatta per il regno. Anzi, sembra che la consideri in ter mini preferenziali. L'esempio di Cristo era gi diventato contagioso (19,10-12). L a novit del regno venturo (22,23-33) tende ad anticiparsi nell'esistenza di color o che vi si aprono nella speranza. Comunit dei discepoli di Cristo. La stretta unione con Ges qualifica la comunit cri stiana differenziandola da qualsiasi altra. La chiesa sua, soprattutto perch nasc e e sussiste nell'adesione alla sua persona. Per la chiesa vale tutto ci che nel vangelo di Matteo stato detto dei discepoli storici di Ges di Nazaret. Questi rap presentano infatti i cristiani di ogni generazione. Essi hanno abbandonato tutto per seguirlo ed essere con lui. I credenti di ogni tempo trovano qui il signifi cato e la portata della loro vocazione cristiana 39. Gi il racconto della chiamata delle due coppie di fratelli, Simone e Andrea, Giac omo e Giovanni (4,18-22), appare emblematico di quella radicalit di esigenze che si impone a chiunque voglia diventare discepolo di Cristo). Essi sono letteralmen te sradicati dalla loro vita di pescatori per vivere con lui: Subito lasciarono le reti e andarono con lui (4,20); Subito lasciarono la barca e il padre e andar ono con lui (4,22). L'entusiasmo non basta; si tratta di condividere la Sua esis tenza di figlio 39 Cfr. le indicazioni bibliografiche date nella nota 31. 40 Cfr. J. ECKERT, Wesen und Funktion deo. Radikalismen in der Botschaft lesu, i n MiiTZ 24 (1973) 301-325. tteo, Introduzione 87 :l'uomo: Gli si avvicin un maestro della legge per rgli: Maestro, sono pronto a s eguirti dovunque tu da. Ges gli rispose: Le volpi hanno tane e gli ucili hanno ni di, ma il figlio dell'uomo non ha un posto ve poter riposare (8,19-20). Neppure il dovere della et filiale pu erigersi a motivo valido per dilazionare impegno del discepolo: Un altro dei discepoli gli disse: Signore, permettimi prima di andar e a seppellire mio padre. Ma Ges gli rispose: Seguimi e lascia che i morti seppel liscano i loro morti (8,21-22). Persino le persone pi care non possono contare pi di lui nel cuore di chi vuol seguirlo: Chi ama il padre o la madre pi di me non d egno di me; chi ama il figlio o la figlia pi di me, non degno di me ( 10,37). La strada del maestro porta alla croce (16,21); il discepolo non pu attendersi altro destino: Se uno vuoi venire con me, deve rinunciare a vivere per se stesso, pre ndere la sua croce e venire dietro a me. Chi infatti vuole salvare la sua vita, la perder; chi invece perde la sua vita per me, la trover (16,24-25). E tutto giustificato unicamente dalla sua persona. Nessuna rinuncia fatta per lu i sar eccessiva. Egli l'annunciatore del regno, il rivelatore definitivo della vo lont del Padre, il liberatore dell'uomo dalle forze del male e della morte. Come Signore, al quale Dio ha dato ogni potere, egli presente nella storia. La salvez za non corre su un altro binario. Affidarsi a lui anima e corpo sar l'unico modo per entrare nel regno. In concreto il discepolo chiamato a impostare la vita secondo la parola di Ges. N on basta l'ascolto. Si esige il fare. La chiesa non si pu confondere con una comu nit di contemplativi o di puri e semplici professanti. La parabola dei due costru ttori di casa contrappone precisamente il puro e semplice uditore della parola a colui che ne fa una regola di vita e di azione. La sapienza cristiana consiste nella traduzione concreta degli orientamenti indicati dall'insegnamento di Crist o: Chi ascolta queste mie parole e le mette in pratica, come l'uomo saggio che ha costr uito la sua casa sulla roccia. Diluvi, si formarono torrenti, soffi un vento tempestoso abbattendosi su quella ca sa. Ma essa non cadde, perch costruita sulla roccia. Chi invece ascolta queste mi

e parole e non 'le mette in pratica, come l'uomo IV 88 Matteo, Introduzione stolto che ha costruita la sua casa sulla sabbia. Diluvi, si formarono torrenti, soffi un vento tempestoso abbattendosi su quella casa. Essa croll e grande fu la s ua rovina (7,24-27). Nei due episodi paralleli della preparazione all'ingresso i n Gerusalemme e della cena pasquale i discepoli sono presentati da Matteo come e secutori fedeli del comando del maestro: I discepoli andarono e fecero come Ges a veva loro ordinato (21,6); I discepoli fecero come Ges aveva loro ordinato e prep ararono la cena pasquale (26,19). Pi che a un'annotazione cronachistica, siamo di fronte all'evidenziazione di un tratto qualificativo del discepolo. Lo prova ii brano finale del vangelo. Ecco lo scopo della missione della chiesa: Andate dun que e di tutti i popoli fate discepoli: li battezzerete nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo e insegnerete loro a osservare tutto ci che io vi h o comandato (28,18-19). Ma, al di l del rapporto di obbedienza, il discepolo chiamato a confrontarsi con l'atteggiamento caratteristico di Cristo, che ha scelto la strada del messianism o povero e umile, di vicinanza ai miseri, di compassione per i bisognosi, di mis ericordia per i peccatori. L'ideale della umilt sta in primo piano. Due beatitudi ni la esaltano: Beati gli umili: di essi il regno dei cieli (5,3); Beati i non v iolenti: avranno da Dio la terra promessa (5,5). Farsi piccoli di fronte a Dio, rinnegando comportamenti di alterigia e di orgoglio, la condizione indispensabil e per aver parte al regno di Dio: Ve l'assicuro: se non cambiate e diventate com e i bambini, non potrete entrare nel regno dei cieli (18,3). L'unica grandezza a mmessa nella comunit cristiana quella di chi si abbassa davanti agli altri come u n bambino davanti agli adulti: Chi dunque si far piccolo come questo bambino, sar il pi grande nel. regno dei cieli ( 18,4). Non si tratta di una virt valida soltanto per l'individuo, ma di un presupposto n ecessario perch si costituisca una comunit di fratelli, caratterizzata dall'umile servizio e libera da espressioni di dominio dei forti sui deboli (20,25-27). La chiesa non pu realizzarsi in modo difforme da Cristo: Allo stesso modo il figlio dell'uomo venuto non per farsi servire, ma per servire e dare la sua vita in ris catto per tutti gli uomini (20,28). Il messianismo della chiesa non potr prendere Matteo, Introduzione 89 ialtre direzioni. La potenza, la gloria e il successo rappresentano tentazioni d iaboliche anche per i credenti. Tra messia e comunit messianica dovr esservi perfe tta cordo una comunione originale con Dio. Il maestro infatti rispondenza. Inolt re l'adesione totale e incondizionata alla persona di Ges apre la comunit a un ori zzonte pi vasto, crean il figlio amatissimo del Padre celeste: Una voce dal cielo disse: Questo l'amatissimo mio figlio; Egli venuto per annunciare l'imminenza de l suo regno 42). Ges, come figlio di Dio, non pu non rimandare la io l'ho scelto e di lui mi compiaccio (3,17; cfr. 17,5). sua chiesa al Padre. realizzare nella m orte il suo progetto di salvezza (26,39. (4,17), per rivelare in pienezza la sua volont (5,17), per Effettivamente Matteo ha sottolineato questa prospettiva teocentrica dell'esperi enza cristiana 41. Norma suprema dell'agire il volere del Padre. Non bastano la professioIi ne di fede n l'acclamazione liturgica al risorto (7,21). Far parte della nuova famiglia di Cristo significa vivere nell'obbedienza pratica alle esigenze di Di o: Perch chiunque fa la volont del Padre mio celeste, lui mio fratello, mia sorell a, mia madre (12,50). Anche i rapporti interni della comunit risultano specificat i nel senso della ricerca appassionata del fratello smarrito e del perdono gener oso dell'offensore: Cos il Padre vostro celeste vuole che neppure uno di questi p iccoli vada perduto (18,14); Ebbene cos che anche il Padre mio celeste tratter voi , se ciascuno non perdona al fratello di tutto cuore (18,35). In ultima analisi la vita della chiesa chiamata a confrontarsi con lo stesso agire del Padre: Voi dunque siate perfetti come perfetto il vostro Padre celeste (5,48). L'etica cris tiana in realt un'esistenza di figli di Dio, che amano con lo stesso suo amore in discriminato: Ma io vi dico: amate i vostri nemici, pregate per i vostri persecu tori. Sarete cos veramente figli del vostro Padre celeste, che fa sorgere il suo

sole sui cattivi e sui 41 H. SCHeRMANN, Il pi importante problema ermeneutico della predicazione di Ges, in Orizzonti attuali della teologia, I, Paoline, Roma 1966, pp. 591-636 ha richi amato giustamente l'attenzione sul teocentrismo della predicazione di Ges. 90 Matteo, Introduzione buoni e fa piovere su quanti fanno e su quanti non fanno la sua volont (5,4445). Ed privilegio dei figli vivere nella libert: Ed entrato in casa, Ges lo prevenne dicendo: Che te ne pare, Simone? Da chi riscuotono imposte e tasse i re di questa terra? Dai figli o dagli stran ieri? Rispose: Dagli stranieri. Ges replic: Allora i figli sono liberi (17,25-26). L'obbedienza per solo un aspetto di un pi vasto campo relazionale. Il Padre veglia sulla comunit dei discepoli di Ges e ne protegge amorevolmente l'esistenza. Non c ' dunque motivo di smarrirsi nell'angoscia o di cadere in una paura paralizzante. Anzi ha piena giustificazione una coraggiosa fiducia: Osservate gli uccelli: no n seminano, non mietono, non ammassano raccolti nei granai; eppure il Padre vost ro celeste li nutre! Voi valete pi di loro [...]. Se Dio veste cos l'erba dei prat i che oggi fiorisce e domani sar gettata nel fuoco, non si curer molto pi di voi, g ente di poca fede? (6,26. 30). Neppure l'infuriare della persecuzione potr essere motivo per darsi allo smarrimento: Due passeri non si vendono forse per pochi s oldi? Eppure nemmeno uno di essi cade a terra senza che il Padre vostro lo perme tta. Quanto a voi, persino i vostri capelli sono tutti contati. Non abbiate timo re dunque: voi valete pi di un intero stormo di passeri! (10,29-31). In tale contesto la preghiera sar un fiducioso abbandono nelle mani del Padre e s upplica ascoltata ed esaudita. Egli sa in anticipo ci di cui hanno bisogno i cred enti (6,32). Essi non dovranno somigliare ai pagani, che fanno leva sulla forza magica delle formule: Quando poi pregate, non datevi allo sproloquio, come i pag ani; essi infatti pensano che Dio li esaudir in forza delle molte parole. Non imi tateli, perch il Padre vostro sa ci che vi occorre prima che voi glielo domandiate (6,78). L'efficacia garantita dal suo amore paterno: Chi tra di voi darebbe un sasso al figlio, se gli chiede un pezzo di pane? O un serpente, se gli chiede un pesce? Dunque, se voi, da cattivi che siete, sapete dare ai vostri figli cose b uone, quanto pi il Padre vostro celeste le dar a chi gliele chiede (7,9-11). Sopra ttutto la presenza di Cristo in mezzo ai suoi fa attento Dio alle loro suppliche (18,19-20). P insomma una comunit che vive sotto lo sguardo del tteo, Introduzione 91 re. A lui soltanto dedica la propria esistenza di fedelpura da qualsiasi strumen talizzazione della religione: n praticate la vostra religione per avere l'ammira -ne della gente; non potreste aspettarvi nessuna rimpensa dal Padre vostro celes te (6,1). E da lui svito si attende un riconoscimento che va oltre i propri riti : E il Padre tuo, che vede anche ci che nascosto, ne dar la ricompensa (6,4.6.18). omunit aperta al mondo. Ricca dell'esperienza cristiana di comunione con Cristo e con il Padre, lungi dal Costituire un club di eletti chiuso in se stesso e isolato ;dagli altri uomini, la chiesa ha una missione da compiere nel mondo. Pi esattamente una comunit mandata dal suo Signore sui sentieri di tutti i popoli della terra. Ad essi deve giungere il lieto annuncio del regno, gi proclamato nei ristretti confini della Palestina: Questo lieto annuncio del regno sar proclamato in tutto il mondo e testimoniato a tutti i pagani (24,14). Si tratta del disegno divino di salvezza, preannunciato nell'AT in stretto collegamento con la promessa giurata ad Abramo: Benedir coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledir, e in te si diranno benedette tutte le trib della terra (Gn 12,3). In Ges di Nazaret, discendente del grande patriarca d'Israele (1,1), inizia la fase realizzativa. Dio lo ha costituito Signore universale. Come tale, egli manda la sua chiesa: Mi stato dato da Dio ogni potere in cielo e sulla terra. An-

date dunque e di tutti i popoli fate discepoli: li battezzerete nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo e insegnerete loro a osservare tutto ci che vi ho comandato. E io sono con voi per sempre, sino alla fine del mondo (28,18-20). Appare significativo il confronto con il vangelo di Marco: Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura (16,15). Matteo conferisce alla missione un carattere marcatamente cristiano. Si tratta di fare discepoli di Cristo tutti gli uomini. La loro salvezza passa attraverso l'adesione alla sua persona e l'obbedienza al suo insegnamento autorevole della volont del Padre. La comunit dei discepoli mandata a insegnare lo stesso suo cammino di vita, cio una prassi di amore misericordioso e indiscriminato. Senza negare altri aspetti, come l'annuncio della grazia 92 Matteo, Introduzione divina espresso da un testo precedentemente citato (24, 14) e contenuto nella me nzione del battesimo, Matteo sottolinea la dimensione catechetica della missione . Ges di Nazaret era venuto quale definitivo maestro di vita. Non altro senso ha la comunit messianica nel mondo: maestra del comandamento di amore insegnato da C risto. Ancora una volta l'evangelista privilegia la realt concreta. Questa infatti non s olo esprime l'essere della chiesa, comunit di coloro che traducono in gesti la vo lont del Padre e ne imitano l'amore, ma anche forma il contenuto della sua azione missionaria, tutta tesa a trasformare gli uomini in discepoli autentici di Cris to. 11 puro ascolto della parola, la gratificante esperienza di doni carismatici , la nuda fedelt agli elementi istituzionali e confessionali della fede cristiana , l'ortodossia vuota e inoperosa, le acclamazioni liturgiche al Signore risorto non bastano ad assicurare n la verit del volto genuino della chiesa, n il vero scop o della sua missione: l'una e l'altro sono garantiti solo da un nuovo fare, da u na nuova obbedienza, da una nuova espressivit operativa nel senso dell'amore. Se cos, si pu affermare che ai fini di un efficace compimento della missione non b asta il semplice annuncio verbale di Cristo e del suo insegnamento. Occorrer inve ce una testimonianza di vita. In altre parole, per poter essere segno credibile di una nuova esistenza aperta alla venuta del regno, la comunit cristiana dovr off rire al mondo un esempio di vita, anzi offrirsi quale autentica comunit di discep oli di Cristo. Matteo non sfuggito a tale conseguenza. Elaborando due detti trad izionali costruiti sulle immagini del sale e della lucerna, egli ha dato origine a una programmatica presentazione della responsabilit della chiesa di fronte al mondo e del suo ruolo insostituibile nella storia umana: Siete voi il sale della terra ... Siete voi la luce del mondo (5,13.14). In concreto i discepoli sono c hiamati a offrire una testimonianza eloquente della propria esistenza intessuta di opere di amore (opere buone). E questo il mezzo per sollecitare gli uomini a credere nel Padre celeste che in Ges si rivelato come Dio che ama senza discrimin azioni e che esige lo stesso atteggiamento da chi lo riconosce: Cos deve brillare la vostra luce Matteo, Introduzione 93 agli occhi degli uomini: essi vedranno le vostre opere buone e riconosceranno il Padre vostro celeste (5,16). Dunque la missione della chiesa non si confonde con una propaganda ideologica, n con una diffusione di dottrine religiose o morali e neppure con una iniziazione a riti sacri validi per se stessi. La comunit messianica stata voluta da Cristo n el mondo maestra di una prassi d'amore, che essa stessa per prima sperimenta nel l'apertura alla novit del regno. D'altra parte la sua presenza attiva nel mondo non sar esente da rifiuti, avversi t, odii, persecuzioni. Matteo ha accentuato il carattere di contraddizione a cui sar esposta (10,16-39). Anche in questo somiglia a Cristo: Il discepolo non mai s uperiore al suo maestro, n il servo superiore al suo padrone. t sufficiente che i l discepolo diventi come il suo maestro e il servo come il suo padrone. Se hanno chiamato Satana il padrone di casa, diranno di peggio ai suoi familiari (10,24-

25). Del resto non diverso stato il destino dei profeti dell'AT: Cos hanno perseg uitato i profeti vissuti prima di voi (5,12). Per una chiesa di martiri vale com e supremo incoraggiamento la beatitudine del Signore: Beati voi, quando in tutti i modi sarete insultati, perseguitati e calunniati ingiustamente per causa mia. Siate pieni di gioia, perch grande sar per voi la ricompensa in cielo (5,11-12). Verifica alla luce del giudizio ultimo 42. un dato di fatto incontrovertibile che Matteo sottolinea con insistenza il tema del giudizi o ultimo. Sar il giorno della separazione netta e definitiva dei buoni dai cattiv i, come spiegano le parabole della zizzania (13,39-40) e della rete gettata in m are (13,49). Come il pastore che la sera separa le capre dalle pecore, Cristo se parer gli uomini, ponendo gli uni alla sua destra e gli altri alla sinistra (25,3 1 ss.). Allora sar messa allo scoperto la verit nascosta nelle pieghe della storia ; e sul volto di tutti, senza possibilit di camuffamenti o mascherature, splender il loro vero essere. Ma l'accentuazione del primo evange42 Cfr. G. BORNKAMM, Enderwartung und Kirche im Matthdusevangenum, in G. BORNKAM M G. BARTH - H. J. HELD, Uberlieferung und Ausiegung im Matthaus-Evartgehutn, pp . 13-47. .^^ 94 Matteo, Introduzione lista cade sulla condanna che il giudice finale pronuncer contro i malvagi. Nella spiegazione delle parabole della zizzania e della rete (13,3643 e 13,49-50) in prima piano appare il motivo figurativo della fornace infuocata che accoglie i c ondannati. Formule stereotipe che descrivono plasticamente il castigo eterno ric orrono con molta frequenza: tenebra esterna (8,12; 22,13; 25,30), pianto e stridor di denti (8,12; 13,42.50; 22,24,52; 25,30), geenna (5,22; 5,29-30; 18,9; 23,15: 33), fuo co (3,10.11; 5,22.29-30; 7,18; 13,42.50; 18,8; 25, 41). Ancora pi importante per Matteo il criterio del giudizio ultimo. In un testo che gli proprio egli afferma che il metro di valutazione del figlio dell'uomo sar la prassi (16,27). L'albero sterile e infecondo sar tagliato e gettato nel fuoco (3, 10; 7,18). L'immagine indica l'uomo che non ha accolto, incarnandolo nella sua v ita, l'appello alla conversione. Per entrare nel regno dei cieli occorre l'attua zione fedele del volere del Padre (7,21), un'obbedienza nuova che vada oltre l'o sservanza dei maestri giudaici della legge e dei farisei (5,20). Il servo che ha nascosto il talento sotto terra condannato per inoperosit (25,30). Altrettanto c apita alle cinque fanciulle stolte escluse dalla sala del banchetto nuziale (25, 12). Per una esauriente determinazione tuttavia si deve ricorrere ad altri testi, tut ti caratteristici di Matteo. In 7,23 la sentenza di Cristo giudice suona in ques ti termini: Allora a quelli risponder: Io non vi ho mai conosciuti. Via da me, vo i che non avete agito secondo la volont di Dio. I condannati avevano presentato i loro doni carismatici: Abbiamo fatto i profeti nel tuo nome, cacciato demoni ne l tuo nome, fatto miracoli nel tuo nome (7,22). Ma inutilmente, perch sono stati dei fuorilegge nei confronti del comandamento dell'amore rivelato da Cristo come esigenza suprema della volont di Dio 43. Identico il senso di 13,41-42: Il figli o dell'uomo mander i suoi angeli per raccogliere e buttare fuori dal suo regno tu tto ci che causa di caduta per gli altri e tutti quelli che rifiutano di fare la volont di Dio. E li getteranno nella fornace infuocata a piangere e 43 In questo passo Matteo usa il termine ~mia, che in 24,14 contrappone alla car it (agapi]. Cfr. A. SANI), Die Polemik gegen Geserzeslosigkeit im Evangelium nach Marthaus und bei Paulus, in BZ 14 (1970) 112-125. Matteo, Introduzione 95 disperarsi. Ai fini dell'identificazione del metro usato da Cristo nel giudizio ultimo si pu infine definire emblematico il testo di 25,31 ss.: Allora il re dir a quelli che stanno alla destra: Venite, voi che siete benedetti dal Padre mio, ricevete in eredit il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo. Perch ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere, fui forestiero e mi ospitaste, nudo e mi vestiste, malato e mi visitaste, carcer ato e veniste a trovarmi {...]. Ve l'assicuro, ogni volta che l'avete fatto a un

o di questi pi piccoli, che sono miei fratelli, a me che lo avete fatto (vv. 34-36.40). Ogni uomo sar giudicato in base al compimento o meno di concreti gesti di aiuto ai bis ognosi. E tutto questo vale indistintamente anche per i cristiani. Nessun criterio parti colare per essi. La loro confessione di fede, espressa nelle diverse forme cultuali, carismatiche e istituzionali, non entra in questione come fattore decisivo: Non chi mi dice Signore, Signore, entrer nel regno dei cieli, ma chi fa Ia volont del Padre mio celeste (7,21). Un unico metro di tipo prassistico, non confessionale, decider il destino di vita o di morte di tutti gli uomini. Non avr peso la posizione religiosa privilegiata, come aveva gi proclamato la predicazione del Battista ai giudei, applicata da Matteo ai credenti: Razza di vipere, chi vi ha insegnato il modo di sfuggire al giudizio imminente di Dio? Dimostrate con i fatti che volete vera mente cambiar vita. E non illudetevi dicendo dentro di voi: Noi abbiamo Abramo per padre. Vi dico che da q ueste pietre Dio pu far sorgere figli di Abramo. La scure gi posta per tagliare gl i alberi alla radice: ogni albero che non produce buon frutto lo si taglia e lo si getta nel fuoco (3,7-10). Se queste sono le constatazioni che facilmente si p ossono fare leggendo il vangelo, resta ancora da chiedersi la vera e profonda pr ospettiva dell'evangelista. Il suo manifesto interesse per la realt ultima del gi udizio primario o strumentale, vale per se stesso oppure subordinato ad altro? I n realt Matteo ha di fronte una comunit cristiana pigra e disimpegnata. Deve scuut zrla energicamente. Le prospetta dunque il mo come avvenimento con cui essa sari fare i conti. Soprattutto illustra il criterio i r 94 Matteo, Introduzione lista cade sulla condanna che il giudice finale pronuncer contro i malvagi. Nella spiegazione delle parabole della zizzania e della rete (13,36-43 e 13,49-50) in primo. piano appare il motivo figurativo della fornace infuocata che accoglie i condannati. Formule stereotipe che descrivono plasticamente il castigo eterno r icorrono con molta frequenza: tenebra esterna (8,12; 22,13; 25,30), pianto e str idor di denti (8,12; 13,42.50; 22,24,52; 25,30), geenna (5,22; 5,29-30; 18,9; 23,15: 33), fuoco (3,10.11; 5,22.29-30; 7,18; 13,42.50; 18,8; 25, 41). Ancora pi importante per Matteo il criterio del giudizio ultimo. In un testo che gli proprio egli afferma che il metro di valutazione del figlio dell'uomo sar la prassi (16,27). L'albero sterile e infecondo sar tagliato e gettato nel fuoco (3, 10; 7,18). L'immagine indica l'uomo che non ha accolto, incarnandolo nella sua v ita, l'appello alla conversione. Per entrare nel regno dei cieli occorre l'attua zione fedele del volere del Padre (7,21), un'obbedienza nuova che vada oltre l'o sservanza dei maestri giudaici della legge e dei farisei (5,20). Il servo che ha nascosto il talento sotto terra condannato per inoperosit (25,30). Altrettanto c apita alle cinque fanciulle stolte escluse dalla sala del banchetto nuziale (25, 12). Per una esauriente determinazione tuttavia si deve ricorrere ad altri testi, tut ti caratteristici di Matteo. In 7,23 la sentenza di Cristo giudice suona in ques ti termini: Allora a quelli risponder: Io non vi ho mai conosciuti. Via da me, vo i che non avete agito secondo la volont di Dio. I condannati avevano presentato i loro doni carismatici: Abbiamo fatto i profeti nel tuo nome, cacciato demoni ne l tuo nome, fatto miracoli nel tuo nome (7,22). Ma inutilmente, perch sono stati dei fuorilegge nei confronti del comandamento dell'amore rivelato da Cristo come esigenza suprema della volont di Dio 43. Identico il senso di 13,4142: Il figlio dell'uomo mander i suoi angeli per raccogliere e buttare fuori dal suo regno tut to ci che causa di caduta per gli altri e tutti quelli che rifiutano di fare la v olont di Dio. E li getteranno nella fornace infuocata a piangere e

41 In questo passo Matteo usa il termine anomia, che in 24,14 contrappone alla c arit (agap). Cfr. A. SAND, Die Polemik gegen Gesetzesiosigkeit im Evangelium nach Matthdus und bei Paulus, in BZ 14 (1970) 112-125. Matteo, Introduzione 95 dlaperarsi. Ai fini dell'identificazione del metro usato da Cristo nel giudizio ultimo si pu infine definire emblematico il testo di 25,31 ss.: Allora il re dir a quelli che stanno alla destra: Venite, voi che siete benedetti dal Padre mio, r icevete in eredit il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo. Perch ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere, fui forestiero e mi ospitaste, nudo e mi vestiste, malato e mi visitaste, carcerato e veniste a trovarmi [...]. Ve l'assicuro, ogni volta che l'avete fatto a uno di questi pi piccoli, che sono miei fratelli, a me che lo avete fatto (vv. 34-36.40). Ogni uomo sar giudicato in base al compimento o meno di concreti gesti di aiuto ai bisognosi. E tutto questo vale indistintamente anche per i cristiani. Nessun criterio parti colare per essi. La loro confessione di fede, espressa nelle diverse forme cultu ali, carismatiche e istituzionali, non entra in questione come fattore decisivo: Non chi mi dice Signore, Signore, entrer nel regno dei cieli, ma chi fa la volon t del Padre mio celeste (7,21). Un unico metro di tipo prassistico, non confessio nale, decider il destino di vita o di morte di tutti gli uomini. Non avr peso la p osizione religiosa privilegiata, come aveva gi proclamato la predicazione del Bat tista ai giudei, applicata da Matteo ai credenti: Razza di vipere, chi vi ha ins egnato il modo di sfuggire al giudizio imminente di Dio? Dimostrate con i fatti che volete veramente cambiar vita. E non illudetevi dicendo dentro di voi: Noi a bbiamo Abramo per padre. Vi dico che da queste pietre Dio pu far sorgere figli di Abramo. La scure gi posta per tagliare gli alberi alla radice: ogni albero che n on produce buon frutto lo si taglia e lo si getta nel fuoco (3,7-10). Se queste sono le constatazioni che facilmente si possono fare leggendo il vangelo, resta ancora da chiedersi la vera e profonda prospettiva dell'evangelista. Il suo mani festo interesse per la realt ultima del giudizio primario o strumentale, vale per se stesso oppure subordinato ad altro? In realt Matteo ha di fronte una comunit c ristiana pigra e disimpegnata. Deve scuutzrla energicamente. Le prospetta dunque il giudizio ultimo come avvenimento con cui essa sar chiamata a fare i conti. So prattutto illustra il criterio fondamentale FWINI 96 Manco, Introduzione che Cristo applicher per determinare il destino finale. Il tutto ano scopo di sus citare un processo di sincera revisione, di radicale verifica. Lo sguardo al fut uro serve a qualificare il presente. L'escatologia subordinata alla catechesi e all'esortazione. La comunit cristiana non pu coltivare false sicurezze, cullarsi in illusorie garan zie. Essa resta sempre sotto il segno minaccioso della verifica, che prescinde d a criteri confessionali e sar decisa in base alla prassi di amore. Si impone dunq ue al presente la necessit di un'accurata preparazione all'incontro con il figlio dell'uomo. Il ritardo della sua venuta (24,48; 25,5.19) non pu giustificare la d isattenzione 44. La prospettiva del giudizio conferisce seriet incomparabile agli appelli alla vigilanza (24,42; 25,13), a tenersi pronti (24,44), a vivere nella fedelt operativa alla parola di Ges, come testimoniano le parabole del maggiordom o (24,45-51) e dei talenti (25,14-30). A Matteo interessa che la comunit non si sottragga all'imperativo della continua verifica. Essa in cammino alla ricerca faticosa della sua verit di chiesa dei dis cepoli di Cristo, sottoposta a un processo di inces-. sante purificazione dalla pula che inquina l'aia (3,12) e di crescita del buon grano (13,36 ss.), impegnat a nell'investimento dei talenti ricevuti (25,14 ss.). L'apertura al futuro non s ignifica fuga dall'oggi, ma tensione che qualifica il presente come tempo in cui essa deve realizzarsi come popolo e far fruttificare il regno di Dio (21,43). TESTO E TRADUZIONE Il vangelo di Matteo ci stato trasmesso in un testo che non solleva problemi dif ficili. Le varianti dei codici sono numerose, ma fortunatamente non rilevanti45.

Ho seguito l'edizione critica di K. Aland, Synopsis quattuor 44 Cfr. G. BORNKAMM, II ritardo della parusia, in Storia e fede, Dehoniane, Bolo gna 1970, pp. 77-91. 45 Cfr. C. M. MARTINI, La problmatique gnrale dee texte de Matthieu, in M. DIDIER, L'Evangile selon Matthieu, pp. 21-36. ligi t m, Introduzione 97 oynligeliorum, Wiirttembergische Bibelanstalt, Stuttgart 104. Por la traduzione in italiano ho preferito il principio di pila versione che pun tasse su una fedelt pi dinamica ho statica, abbandonando l'esigenza di una corrisp onder. lessicale a favore dell'equivalenza di significato misui Mi sulla comprens ione del lettore di oggi 46. Non riascon3o che molto devo in proposito alla Bibl e de Jrusalom, Cerf, Paris 1955; alle traduzioni ecumeniche: Bonnes nouvelles auj ourd'hui. Le Nouveau Testament traduit en i i aint;ais courant d'aprs le texte gr ec, Socits Bibliques (+292:9 data); Die Gute Nachricht. Das Neue Testament in Ocui igen Deutsch, Wiirttembergische Bibelanstalt, Stuttgart '1971; Traduction oecumn ique de la Bible. Nouveau Tostament, Cerf-Les Bergers et les Mages, Paris 1972; alta traduzione di B. Corsani, Evangelo secondo Matteo, Mondadori, Verona 1973. Per facilitare riscontro con il desto originale ho comunque aggiunto in nota la traduzione letterale di espressioni e termini resi pi liberamente. BIBLIOGRAFIA 111 bibliografia specifica sar citata in calce munque sono stati indicati soltant o gli studi ~stillato. Diversi altri, non meno meritevoli mano stati accessibili . Commenti: ISI Non P., L'vangile selon saint Matthieu, Cerf, Paris 31961. 1.olomErEa E., Das Evangelium des Matihiius, Vandenhoeck-Ruprecht, G0ttingen 31962. Si itio tb .1., L'evangelo secondo Matteo, Morcelliana, Brescia 21962. liONNARD P., L'vangile selon saint Matthieu, Delachaux-Niestl, Neuchittel 1963. SCI1NIEWIND L, Das Evangelium mach Matthiius, Vandenhoeck-Ruprecht,- GiSt t inge n 1963. Tom-uNc W., Vangelo secondo Matteo, voli. 2, Citt Nuova, Roma 1964. MACKENZIE L L., Il vangelo secondo Matteo, in Grande Commentario biblico, Querin iana, Brescia 1973, pp. 899-968. ORTENS10 DA SPINHTOLI, Matteo. Commento al Vangelo della Chiesa, Cittadella Ed., Assisi 31976 04 Per una presentazione del metodo delle equivalenze dinamiche vedi R. BERTALOT , Per una nuova traduzione del Nuovo Testamento, in Prot 29 (1974) 40-47. ai singoli brani. Coche effettivamente ho di menzione, non mi 4 98 Matteo, Introduzione SCHWEIZER E., Das Evangelium nach Matthiius, Vandenhoeck-Ruprecht. Giittingen 19 73. RADERMAKERS J., Lettura pastorale del vangelo di Matteo, Dehoniane, Bologna 1974 . Raccolte di studi: BORNKAMM G. - BARTH G. - HELD H. J., Vberlieferung und Ausleguns im Matthdus-Eva ngelium, Neukirchener Verlag, Neukirchen 21961. LEON-DUFOUR X., Etudes d'Evangil e, Seuil, Paris 1965. DE LA PotTERIE I., De Jsus aux Evangiles. Tradition et Rdaction dans les Evangiles synoptiques, Duculot, Gembloux 1967; trad. it. Cittadella Ed., Assisi 1971. TRILLINO W., L'annonce du Christ dans les vangiles synoptiqueb, Cerf, Paris 1971. DIDIER M., L'Evangile selon Matthieu. Rdaction et thologie, Duculot, Gembloux 1972 . Monografie: TRILLINO W., Das wahre Israel. Studien zur Theologe des MatthiiusEvangeliums, Ksel , Miinchen 31964. STRECKER G., Der Weg der Gerechtigkeit. Untersuatung zur Theotogre des Matthdus,

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' '911111, GESU' CRISTO: ORIGINE E DESTINO 1-2 Sorprende l'inizio del vangelo di Matteo. La predicazione cristiana primitiva pr esentava soltanto la vicenda pubblica di Ges, a partire dal battesimo (At 1,21-22 ; 10,37; 13,24). Anche il vangelo di Marco iniziava con questa entre. Nulla era d etto del tempo precedente. Il primo evangelista invece come Luca del resto si in teressa dell'infanzia. In realt la sua non pu essere definita una storia della nas cita e dei primi anni di Cristo. Troppo aneddotica e generica. Soprattutto perco rsa da richiami cos numerosi all'AT e da citazioni tanto qualificanti di testi pr ofetici da sembrare piuttosto una pagina di riflessione teologica. Tale infatti. In questa linea si muovono ormai quasi tutti gli studi 1. La chiesa matteana aveva da fare con un giudaismo molto forte, il quale contesta va e negava recisamente la messianicit di Ges. Oltretutto l'origine da Nazaret, pi ccola e oscura borgata della disprezzata Galilea, non lo favoriva certo. Inoltre con probabilit circolavano voci che davano la sua nascita non molto chiara. Il m essia doveva essere un discendente di Davide e avere origine dalla trib di Giuda. La difesa i A. ViriartE, Die Genealogie Mt 1,2-16 und die mattlffische Kindheitsgeschichte , in BZ 8 (1964) 45-58, 239-262; 9 (1965) 32-49; A. PAUL, L'Evangile de l'Enfanc e selon saint Matthieu, Cerf, Paris 1968; A. VtiortE, Die matthiiische Kindheits geschichte, in M. DIDIER, L'Evangile selon Matthieu. Rdaction et thologie, Duculot , Gembloux 1972, pp. 185-208. Di indirizzo pi legato alla storicit dei rac. conti: G. DANIELE, Traditiones Evangelii Infantiae secundum Matthaeum earumque origo, in VD 45 (1967) 337-341; IDEM, Mt 1-2 e l'intenzione di narrare f atti accaduti, in RBiIt 16 (1968) 187-199; E. GALBIATI, Genere letterario e stor ia in Matteo 1-2, in BibOr 15 (1973) 3-16. In particolare per la questione del g enere letterario midrashico: C. PERROT, Les rcits d'enfance dans la Haggada antrie ure au He sicle de notre re, in RecSR 55 (1967) 481-518; L. ZANI, Influsso del gen ere letterario midrashico su Mt 2,1-12, in StPatav 19 (1972) 257-320. Un'ottima panoramica degli indirizzi esegetici lo studio di Gamma DA SPINE'rou, Introduzio ne ai Vangeli dell'Infanzia, Cittadella, Assisi, 1976. 101 hillillt li 12 Mai Ude cristiana diventava cos una necessit e Un si poteva pi eludere l'esigenza d i far luce sulle Noni del Signore. ! ill'e u questo motivo polemico, esisteva il bisogno i 'Approfondire il mistero d ella sua persona e missio10, La crescita della vita di fede della comunit era yn110 pi importante di un'efficace apologia per il Lido esterno. La Bibbia conosc eva una storia dellanzia di Mos (Es 2,1-11); ancora prima aveva nar41111 la nasci ta di Giacobbe, capostipite del popolo elett(ili 25,19-28). Poteva mancare quest o capitolo al Conto della vicenda terrena di Ges? un si partiva certo da zero. Es istevano nella tradiIone cristiana elementi precisi. La discendenza davidilo di Ges e la sua figliola nza divina facevano parte 414,11.1 confessione pi antica di fede, come attesta Pa olo nell'i lettera ai Romani: nato dalla stirpe di Davide secondo la carne, cost ituito figlio di Dio nella potenza aie' ondo lo Spirito di santificazione median te la risuri 'vicine dai morti: Ges Cristo, Signore nostro (1,4). Anche la creden za nel suo concepimento verginale era n'esente, come testimonia la fonte usata d a Luca 'lel suo vangelo dell'infanzia (1,35). Si conoscevano I Domi dei genitori , Maria e Giuseppe (Mc 6,3 e Gv 1, 45). Di quest'ultimo doveva essere noto che e ra Nella stirpe di Davide. Nazaret era riconosciuta il luogo di origine del maes tro (Mc 1,9.24; 10,47; 14,67; 16,6). Pi problematico si presenta invece il fatto della sua nascita a Betlemme 2. I noltre nell'ambiente giudaico del tempo era vivo uno speciale metodo di lettur a attualizzante delle sacre Neritture. Si partiva dal testo biblico che parlava di questo o quel personaggio, ma lo si arricchiva secondo un clich fisso, di cui i motivi pi ricorrenti erano: l'annuncio della nascita avente carattere straordin

ario, la predeterminazione del nome e della missione, la vita minacciata dell'er oe e l'intervento provvidenziale di Dio che veglia su di lui. Si trattava di una vera e pro' In Gv 7,42-43 sembra che sia ignorata la nascita di Ges a Iteilemme. R. PESCH, Leggere criticamente la Bibbia, Morcelliana, Menta 1973, afferma che Nazaret il luogo storico di nascita, mentre Betlemme il luogo teologico (p. 71). ii li f. IS4 I 1112 Matteo 1.2 pria agiografia, il cui centro di interesse era l'esaltazione della presenza ope rativa e salvatrice deI Signore nella storia 3. Nacquero cos cicli narrativi oral i, messi per iscritto pi tardi, che avevano per protagonisti soprattutto Abramo, Giacobbe, Mos. Cristo non poteva essere da meno. I cristiani di origine giudaica si ispirarono a questo genere letterario, che si chiama midrash haggadico. Il pu nto di partenza per non era pi un passo scritturistico, ma la realt viva di una per sona. Di fatto crearono attorno alla nascita e infanzia di Ges un ciclo narrativo che metteva in rilievo il significato profondo della sua missione e chiariva fi n dall'inizio iI mistero della sua vera identit. Che si desumessero particolari d alle storie haggadichc esistenti non fa alcuna meraviglia, se si pensa che nel m ondo saturo di tradizione giudaica era molto significativo il rapporto di Ges con le grandi figure della storia biblica. Per, al di l della forma letteraria, i con tenuti erano offerti dai dati dell'intera vicenda di Cristo. Il rifiuto del popo lo giudaico di credergli, il suo destino di passione e morte, l'apertura al mond o pagano, persino le vicende della comunit cristiana primitiva costituivano Ia pr ospettiva in cui erano elaborati i racconti dell'infanzia. Pi dei primi passi di vita del Signore si voleva presentare la direttrice e il senso della sua mission e nel mondo. dalla prima luce dell'alba che si conosce la giornata. Ora si ritie ne 4 che il c. 2, a parte le citazioni dei testi profetici, risalga appunto a qu esto tipo di elaborazione teologica. Infine nell'AT si conosceva il genere letterario della genealogia, che serviva a spiegare le origini di questo o quel personaggio e soprattutto esprimeva la continuit della storia di Dio con gli uomini. Matteo assume tutto questo: i dati della tradizione cristiana pi antica, il ciclo narrativo dell'infanzia di Ges elaborato dai circoli giudeo-cristiani, lo schema genealogico dell'AT, e crea una unit letteraria e tematica articolata in due qua dri: l'origine di Cristo nel c. 1, la 3 C. PERROT, a.c., pp. 504 e 506. 4 A. VNTLE, Die matthdische Kindheitsgeschichte, pp. 248 ss. 1.2 103 missione e il suo destino nel c. 2. A questo costruisce una genealogia di Ges che parte da o e passa attraverso Davide (1,1-17) per dire in lui trovano piena realizz azione le promesse e giurate al grande patriarca e al glorioso soVi aggiunge il brano 1,18-25 come spiegazione fare dell'origine di Cristo: disce ndente di Davide, , ma anche figlio di Dio, inserito in modo straordinella discendenza davidica, realizzatore della Ozia di Isaia. Assume poi i quatt ro brani narra-preesistenti: venuta degli astrologi, fuga in Egitto, se dei bamb ini di Betlemme, ritorno a Nazaret, nserisce in ciascuno di essi il motivo teolo gico a profezia che si adempiuta (2,5-6.15.17-18.23). storia di Ges non ha nulla di casuale, al contraincarna perfettamente il disegno di Dio, preanc lato nell'A T. risulta una sezione dal volto ben preciso. Essa a su una base indiscutibilmente storica e vuol Sentare con fedelt chi veramente G es di Nagaret e che cosa significa per l'umanit la sua viOlinda terrena. Ma ancor pi si presenta come un'apologia della messianicit di colui che morto e risorto che la chiesa riconosce come suo Signore e figlio di Dio: la discendenza davidica, il concepimento verginale, la nascita a Betlemme, il riconoscimento dei pagani, la persecuzione e la venuta a Nazaret lo testi-

moniano chiaramente, perch sono avvenimenti che hanno realizzato altrettante prof ezie. I giudei non putisono ragionevolmente rifiutarlo. Soprattutto la sezione appare una profonda teologia incentrata sul mi-'nero di Ges. Egli il messia che porta a compimento tutta la storia biblica di promessa e di preparazione: In lui i popoli della terra trovano benedizione e salYOzza, come Dio aveva prean nunciato ad Abramo (Gn 12,3); discendente di Davide, realizza l'ideale messian'e del salvatore del suo popolo (1,21). Israele, raffigurato da Erode, lo ha rif iutato conficcandolo in croce. Ma risorto da morte e annunciato dalla chiesa al mondo, viene riconosciuto dai pagani (cfr. la venuta degli astrologi). Anzi t rascende tutte le attese messianiche, perch il figlio di Dio, umiliatosi nella morte ma esaltato nella ris urrezione, adorato dai cre' I I 104 Matteo 1,1-17 denti (2,11) e proclamato salvatore di tutti gli uomini. t l'Emmanuele, cio Dio-c on-noi (1,23). Siamo di fronte a una pagina di vangelo, cio di lieto annuncio per il mondo. Si p u parlare di prologo, o ancora meglio di ouverture, anticipatrice dei temi che lo scritto si incaricher d sviluppare in seguito. Non racconti ameni soffusi di piet natalizia, ma messaggio della pi profonda fede in Cristo, espresso in una forma l etteraria lontana dalla nostra sensibilit ma tipica dell'ambiente giudaico in cui sorto. La veste narrativa non deve ingannare; al di sotto sta un'intenzionalit d ottrinale di prim'ordine. Libro delle origini di Ges 1,1-17 (Le 3,23-28) i Questo il libro delle origini di Ges Gn 5,1; 22, Cristo, discendente 5 di Abramo e di 18; 1 Cr 17, Davide. 11 2 Abramo fu il padre 6 di Isacco, Isacco il Gn 21,3.12; padre di Giacobbe e Giac obbe il padre di Giuda e dei suoi fratelli. 25,26; 29, 35: 1 Cr 1,34 3 Giuda fu il padre di Fares e Zara, nati Gn 38,29-30: dalla unione con Tamar; Fares fu il padre I Cr 2,4.5.9; Ru 4,12.18-20 di Esrom, Esrom il padre di Aram, 4 Aram fu il padre di Aminadab, Aminadab I Cr 2,10-11 il padre di Naasson, Naasson il padre di Salmon. 5 Salmon fu il padre di Booz e la madre Ru 321-22; Raab. Booz fu il padre di Obed e la 1 Cr 2,12 madre Rut; Obed fu il padre di Lesse, 6 Tesse il padre del re Davide. Davide fu il Ru 4,22; 1 Cr 3,10-16; padre di Salomone, nato dall'unione con 2 Sm 12,34 la moglie di Uria. 7 Salomone fu il padre di Roboamo, Roboamo il padre di Abia, Abia il padre di As a 7, Asa il padre di Giosafat, Giosafat il Letteralmente figlio di Abramo, figlio di Davide . Lett. Abramo gener Isacco . . E cosi di seguito. Il testo greco Ha Asaf, ma erroneamente. so 1,1-17 105 dre di Ioram, Ioram il padre di Ozia 8, la il padre di loatam, Ioatam il padre i Acaz, Acaz il padre di Ezechia. gechia fu il padre di Manasse, Manasse i padre di Amon 9, Amon il padre di losia. losia fu il padre di Geconia e dei suoi atelli al tempo della deportazione egli

israeliti in Babilonia. capo l'esilio di Babilonia Geconia fu padre di Salatiel, Salatiel il padre di orobabel, orobabel il padre di Abiud, Abiud il padre di Eliachim, Eliachim il padre di zor, Azor fu il padre di Sadoc, Sadoc il padre Achim, Achim il padre di Eliud, Eliud il padre di Eleazar, Eleazar il padre di Mattan, Mattan il padre di Giacobbe, Giacobbe fu il padre di Giuseppe, marito Lc 1,27 di Maria, da cui nacque Ges, chiamato Cristo 10. 11 numero totale delle generazioni dunque di quattordici da Abramo a Davide, quattordici da Davide al tempo della deportazione degli israeliti in Babilonia, quattordici dall'esilio di Babilonia a Cristo. struttura 11 non presenta oscurit. Apre il brano 51:1 titolo che ne esprime subit o l'orientamento teologi,Tra Ioram e Ozia si tralasciano tre re: Ochozia, Joas e Amasia. Manco voleva cer to arrivare al numero quattordici. Che poi abbia tralasciato proprio questi si s piega per il fatto che sono stati tiro re 'maledetti'. Cfr. in proposito A. PAUL , L'Evangile de l'Enfance &don saio! Matthieu, pp. 22-24. 11 testo greco ha Amos, ma erroneamente. l* Cristo corrisponde a Messia, termine di origine ebraica, e significa l'unto, il consacrato da Dio. Oltre agli studi generali citati sopra, J. DUPONT, La genealogia d Ges secondo Mat teo 1,1-17, in BibOr 4 (1962) 3-6; X. LEoN-DuFoost, I Ivro de la gense de Jsus Chr ist, in Etudes d'Evangile, Seuil, Parli 1965, pp. 47-63; A. PAUL, L'Evangile de l'Enfance selon saint Mtuthieu, pp. 11-44. 1 Cr 3,17.19; Esd 3,2 27,17.22 106 Matteo 1,1-17 gico; segue l'elenco delle generazioni, suddiviso in tre quadri: da Abramo a Dav ide, da questo all'esilio babilonese e poi fino a Ges; in chiusura una riflession e a modo di commento. All'inizio, in forma di tesi, risuona l'affermazione che Ges discendente di Abram o e di Davide. L'intenzione appare scoperta: in lui giunge al traguardo l'intera storia del popolo di Dio dell'AT. Vi avevano fatto da filo conduttore le promes se divine giurate ad Abramo e a Davide. In particolare il Signore aveva detto al patriarca: In te si diranno benedette tutte le trib della terra (Gn 12,3). A par tire dalla profezia di Natan (2 Sm 7,1-17; 1 Cr 17,1-15), il popolo d'Israele at tendeva un discendente del grande re, che avrebbe instaurato la pace nella giust izia (Si 72; Is 9,5-6; 11,3-5), appunto il messia. Matteo vuol dire che queste d ue linee profetiche si congiungono in Ges, trovandovi piena realizzazione. La ben edizione salvifica di tutti i popoli passa attraverso la sua persona; lui il mes sia atteso, re di pace e di giustizia. Le promesse di Dio hanno trovato il loro s (2 Co 1,19). La dimostrazione dell'asserto viene offerta sotto forma di genealogia, cio attrav erso la successione di generazioni a partire da Abramo. L'AT si serviva spesso d i questo genere letterario per significare la continuit della storia della promes sa divina. Matteo ne segue l'esempio. In un contesto di mentalit giudaica il proc edimento, oltre che chiaro, aveva un'indubbia forza persuasiva. Non mancavano ne lla sacra scrittura cataloghi appropriati. E del tutto probabile che per i primi due quadri, da Abramo a Davide e da questo all'esilio babilonese, l'evangelista si sia ispirato a 1 Cr 1,342,15 e 3,1-16 12. Per il terzo periodo non siamo in grado di indicare fonti bibliche. Solo i nomi di Salatiel e Zorobabel appaiono n ella lista regale postesilica di 1 Cr 2,17-24. Una particolarit di rilievo data dalla presenza di quattro donne: Tamar, Raab, Ru t, la moglie di Uria Betsabea. Stupisce che non si tratti delle celebri antenate

, come Sara, Rebecca, Rachele. Le menzionate 12 Per il primo quadro come riferimento probabile vale anche Ru 4, 18-22. neo 1,1-17 107 o in comune il fatto di essere entrate come madri trama della trasmissione della promessa divina modo sorprendente e inaspettato. Con uno stratama Tamar costrin se Giuda a renderla madre (Gn 11.30), Raab era una donna pagana, prostituta di h co, che favor l'occupazione della citt da parte Ile trib d'Israele ed entr a far par te di questo *lo (Gs 2,1-21). Il libro di Rut narra che questa a del popolo di Moab ebbe la f elice sorte di diVinare antenata di Davide. Betsabea divenne moglie di Davide, e quindi madre di Salomone, attraverso *l'oscura vicenda di adulterio e di omicid io (2 Sm 11.12). L'evangelista vuoi sottolineare la provvidenziali* della storia che da Abramo porta a Cristo. In esSs Dio stato presente e operante. Anche gli esclusi iono da lui accolti come protagonisti nel suo misterioso disegno di salv ezza. Non la necessit biologica dea natura, ma la sua grazia imprevedibile sta al la base della storia della promessa. Anche Maria trova posto in questa logica di vina. C' poi da notare che l'ultimo anello della genealogia trova un'espressione divers a. Matteo rompe lo schema costante x fu il padre di y per dire: Giacobbe t14 il padre di Giuseppe, marito di Maria, da cui nacque Ges, chiamato Cristo. Ci saremm o aspettati: i Giuseppe fu il padre di Ges . Qui si nasconde un mistero: perch Mari a e non Giuseppe all'origine della Matteo di Cristo? Bisogner chiarire. E ci che Matteo far nel brano seguente. Ha poi importanza anche l'appellativo Cristo. L'ev angelista mira alla mesolanicit di Ges. La genealogia ne costituisce una prova. L'elenco infine mostra una simmetria degna di rilievo. Matteo la nota espressame nte con una considerazione finale, introdotta da un significativo dunque. Da Abr amo a Cristo si succedono tre gruppi di quattordici generazioni ciascuno. E prob abile che, avendo trovato nella fonte biblica quattordici generazioni da Abramo a Davide, l'evangelista abbia adeguato a questo numero anche gli altri due quadr i 13. Mirabile coinAltri studiosi pensano di vedere nel numero quattordici la risultante numerica d elle lettere che compongono il nome di Davide. Col ,1 i! 108 Matteo 1,18-25 cidenza! In realt si tratta di esattezza teologica, non tanto di corrispondenza n umerica. Essa indica che Ges, e nessun altro, il punto di arrivo della storia del la promessa divina. Lui solo il messia. La dimostrazione non ha soltanto valore affermativo, ma anche esclusivo. Le speranze messianiche, per essere autentiche, cio basate sulla promessa di Dio, non possono ormai prescindere dalla sua person a. La genealogia di Luca (3,23-38) si differenzia notevolmente. t ascendente; dal s uccessore di Salomone al padre di Giuseppe i nomi non coincidono; soprattutto eg li collega Ges con Adamo. Lo sguardo del terzo evangelista appare pi vasto, sempli cemente universalistico. In Cristo comincia una nuova umanit. Matteo invece si li mita alla storia israelitica. Si che il suo interesse verte sul messianismo. Il confronto con i giudei ne spiega sufficientemente l'angolatura. Tuttavia non gli si pu addebitare una visione particolaristica, perch Ges quale discendente di Abra mo costituisce il punto di convergenza della benedizione divina salvifica per tu tti i popoli, secondo la promessa di Gn 12,3. fidanzamento. teo 1,18-25 109 decise di rompere privatamente il fidanzamento. Ma mentre faceva questi progetti, il Signore 16 gli apparve in sogno 17 e gli - disse: Giuseppe, discendente di Davide, non temere di prendere Maria in sposa, perch il bambino che aspetta viene dallo Spirito Santo. ai Essa dar alla luce un figlio, che. tu 1,25; Le 1,31;

chiamerai Gesti 18, perch salver il suo popolo dai peccati. 22 Tutto ci avvenne perch si realizzasse quello che il Signore aveva detto per mez zo del profeta: 23 La vergine concepir e dar alla luce un Is 7,14; 8,8.10 figlio: si chiamer Emmanu ele, che vuol dire Dio-con-noi. 24 Giuseppe si svegli e fece come gli aveva prescritto il Signore: prese Maria Iin sposa. 25 Ma non ebbe rapporti con lei, finch nacque il bambino 19 al quale i mpose il nome di Ges. 2,21; At 4,12 (gr.) 1,21 Figlio di Dio e discendente di Davide 1,18-25 IS Ecco quale fu l'origine di Ges Cristo. Maria, sua madre, era fidanzata 14 di G iuseppe e prima che abitassero insieme si trov incinta per opera dello Spirito Sa nto. 19 Giuseppe, suo marito, uomo timorato di Dio 15, non volle denunciarla in pubbl ico si per es. 7. RADERMARF,RS, Lettura pastorale del vangelo di Matreo, Dehoniane, Bologna 1974, p. 111. 14 Per gli ebrei il fidanzamento era gi un impegno decisivo quanto il matrimonio. Gli mancava solo la sanzione della vita comune. 25 Lett. e essendo giusto e, C. SPICQ, Joseph, son mari, tant juste (Mt 1, 19), in RB 71 (1964) 206-214 dice che quella di Giuseppe stata una decisione di clemenza, rivelatrice non soltanto della sua sap ienza e della padronanza di se stesso, ma anche della sua benevolenza, misericor dia e magnanimit e afferma che queste sono sfumature perfettamente bibliche della giustizia. ie Lett. l'angelo del Signore e. In realt questa espressione indica lo stesso Sig nore. Cos gi nell'AT (Gn 16,7.13; Es 3,2). 17 Il sogno era tradizionalmente un modo di rivelazione divina. Cfr. 5, CAVALLET TI, I sogni di san Giuseppe, in BibOr 2 (1960) 149-151. 1$ Ges la traduzione dell'ebraico Ieshua', che vuol dire: Dio salva. 19 L'espressione lascia impregiudicata la questione della verginit di Maria succe ssiva alla nascita di Ges. an M. KRMER, Die Menschwerdung Jesu Christi nach MattUus Mt 1). Sein Anliegen und sein literarisches Verfahren, in Bi 45 (1964) 1-50; X. LE0N-DuFnua, L'annonce J oseph, in Etudes d'Evangile, pp. 65-81; A. PAUL, L'Evangile de l'Enfance selon s aint Marthieu, pp. 45-94; I. BROER, Die Bedeutung der Jungfrauengeburt ' Im Matt husevangelium, in BiLeb 12 (1971) 248-260; W. TRILLINO, Jsus, messie et fils de D avid (Mt 1,18-25), in L'annonce du Christ dans les Evangiles synoptiques, Cerf, Paris 1971, pp. 11-36; K. GRAYSTON, Matthieu 1,18-25. Essai d'interprtation, in R TP 23 (1973) 221-232. Si Ri detto che la conclusione della genealogia pone un interrogativo. L'evangeli sta riprende ora la queLc 1,35 stione 20, come indica il titolo premesso al racconto: Ecco quale fu l'origine di Ges Cristo. Il problema i il ! 110 Matteo 1,18-25 nasceva dal fatto che questi fu concepito verginalmente da Maria. Matteo suppone acquisito questo dato presente nella tradizione cristiana. Vuole piuttosto risolvere la difficolt che ne nasce: come Ges pu essere discendente di Davide se Gius eppe, di stirpe davidica, non ha avuto parte nella sua generazione? Dio stesso, risponde l'evangelista, si incaricato di inserire Ges nella discendenza d avidica 21, facendo s che Giuseppe accogliesse nella sua casa Maria e ne riconoscesse legalmente il figlio, imponendogli il nome con autorit paterna. Il c ollegamento con Abramo e Davide risulta cos dimostrato e assicurata la discendenz a, sia pure fuori dei vincoli di sangue. In fondo il vero motivo di questo strao rdinario inserimento nella storia di Abramo e di Davide dipende dal fatto che Ge

s il figlio di Dio. La sua nascita dovuta alla potenza creatrice dello Spirito. I l figlio della vergine non meno. figlio del Signore. Gli compete il nome simboli co di Emmanuele, che vuol dire Dio-con-noi. Matteo evidentemente mostra interess e in proposito: Ges entra certo nel flusso delle generazioni umane, ma da figlio di Dio. Il mistero della sua origine cos pienamente svelato. Del resto gi il profe ta Isaia (7,14) lo aveva preannunciato. Matteo cita il passo profetico e ne affe rma la realizzazione. Tutto nella vicenda di Ges si svolge sotto il segno del pro getto salvifico divino. Questo si attua pienamente in lui, mediatore del perdono dei peccati del suo popolo, come dice l'etimologia del nome. Il racconto nasce dalla penna di Matteo su questa base teologica. Da modello gli servita probabilmente una narrazione haggadica della nascita di Mos, preannuncia ta divinamente in sogno al padre Amran, messo al corrente della missione liberat rice del figlio 22. Giuseppe campeggia al centro del brano. Matteo ne tratteggia una fisionomia agiografica: uomo timorato di Dio e vuole separarsi da Maria sen za denunciarne pub21 Nel suo articolo citato KRAMER dice: Non la casa di Davide che d al Signore un figlio in adozione, ma Dio stesso genera il messia come suo figlio fin dal seno materno e lo d come figlio adottivo alla casa di Davide (p. 48). 22 C. PERROT, Les rcits d'enfance dans la Haggada antrieure au I!' sicle de notre re , pp. 500-501. teo 2,1-12 111 mente l'infedelt. Ma nella vita di un santo tutto provvidenziale: il Signore stes si) gli svela in sogno mistero, indicandogli il compito di padre adottivo. discu sso molto sul suo comportamento, se avesse DO dubitato di Maria. La questione se mbra posta aie. Siamo di fronte a una narrazione costruita aricialmente dall'eva ngelista. Diverso invece interrotti se questi abbia inteso parlare di un Giusepp e bbioso o di un Giuseppe timoroso del mistero dio intravisto nella fidanzata. F orse la prima soluatteo poteva riferire, ma soprattutto confutare, probabili da prefrire 23. Tanto pi che in questo modo voci infamanti sul conto della nascita di Ges, Circolanti nell'ambiente giudaico . In ogni modo giova sottolineare che il brano non si interessa di un dramma fam iliare, tanto meno degli stati d'animo dei protagonisti. La preoccupazione di il luminare la vera identit di Ges, discendente di Davide in modo straordinario, salv atore del popolo 24 dai suoi peccati, figlio del Signore e Dio-con-noi, nato ver ginalmente da Maria. Ges riconosciuto dai lontani 2,1-12 i Nato Ges in Betlemme, citt della Giudea, all'epoca del re Erode, dall'oriente gi unsero a Gerusalemme degli astrologi 25. 2 Domandarono: Dov' il neonato che deve essere il re dei giudei? Abbiamo visto so rgere la sua stella e siamo venuti ad adorarlo. 25 Di diverso avviso, con buoni argomenti, LEON-DIWOUR nell'articolo citato. Una recente panoramica delle diverse posizioni e degli argomenti proposti si pu trov are in A. STRAMARE, Giuseppe uomo giusto in Mt 1,18-25, in RBiIt 21 (1973) 287-3 00. Per Matteo il popolo senz'altro la chiesa, che fa esperienza del perdono di Dio (9,8 e 18,15-18). Nel suo vangelo una tesi teologica di primo piano che la comun it cristiana ha sostituito Israele come popolo di Dio. Cfr. lo studio di W. TRILL ING, Das wahre Israel. Studien zur Theologie des Matthiius-Evangeliums, Kilsel, Miinchen3 1964. 25 Il termine greco magos aveva diversi significati: sacerdoti persiani, esperti in arti magiche, propagandisti religiosi, ciarlatani. P probabile che qui siano indicati astrologi babilonesi. Nulla invece dice che siano dei re (cfr. Traduct ion oecumnique de la Bible, Nouveau Testament. Cerf, Paris 1972, p. 45, nota o). Le 2,1-7 Nai 24,17