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48$'52 *(1(5$/( '(//(/(77520$*1(7,602

La figura 1 mostra in sintesi una suddivisione dellelettromagnetismo in branche: si noti la prima suddivisione dellelettromagnetismo in HOHWWURVWDWLFD ed HOHWWURGLQDPLFD. Per definizione lelettrostatica tratta fenomeni stazionari (come implicito nellannullarsi di tutte le derivate temporali), nei quali le cariche si mantengono in quiete (annullamento della densit di corrente). Lelettrodinamica, nella quale previsto il movimento delle cariche, comprende lelettrodinamica stazionaria, in cui rimangono ancora nulle le derivate temporali, e la non stazionaria, che rappresenta il caso generale in cui nessuna semplificazione viene introdotta. Tra queste due parti se ne inserisce una terza: lelettrodinamica quasi stazionaria, la cui definizione prevede una discriminazione preliminare fra le grandezze le cui derivate temporali devono ritenersi diverse da zero e quelle che invece possono essere trascurate con approssimazione sufficiente per le esigenze tecniche. Un capitolo a parte rappresentato dalla magnetostatica, in cui sono nulle le derivate temporali,e le cariche possono essere oppure no in moto. Bench tale regime si sovrapponga in parte allelettrodinamica stazionaria, lo scopo principale della magnetostatica lo studio del campo magnetico prodotto dalle correnti (supposte note) e non delle correnti stesse. (/(77520$*1(7,602 (/(7752',1$0,&$ (/(775267$7,&$

-

- = , /t = 0

67$=,21$5,$

/t = 0

0$*1(7267$7,&$

/t = 0 oppure /t 0
121 67$=,21$5,$

48$6, 67$=,21$5,$

/t 0

)LJ  4XDGUR JHQHUDOH GHOOHOHWWURPDJQHWLVPR

Elettromagnetismo - 10

(/(775267$7,&$
Dal quadro precedente e dalla definizione si trae
(=0
(1) (2) (3)
( )

Def.: - = , /t = 0

' =

!! 3RWHQ]LDOH 9

' = (

rot ( = 0

( = V

(5)

( = 0
( )

(4)

campo elettrico conservativo


L

Si supponga per ora nullo (

( GO = VA VB
B

(6)

Il potenziale V(x, y, z) definito dalla (5) a meno di una costante si assume di regola uguale a zero allinfinito. Dalla (6):

v A = ( GO
A

(7)

Per la (7), il potenziale in un generico punto A il lavoro del campo elettrico su una carica

( = grad V GLY grad V = 2 V = (8) ' = ( Lequazione di Poisson fornisce la soluzione V(U) relativa ad una data distribuzione di cariche fisse aventi una densit assegnata (U). La soluzione della (8), se le cariche sono disposte nel vuoto data da: (U) 3 1 (9) V(U ) = U U d U 40
!! &ODVVLILFD]LRQH GHL PDWHULDOL LQ EDVH DOOD FRQGXFLELOLWj dalla (4): (=0 = 0, ( 0 0, ( = 0 (isolanti) (conduttori) (10) (11)

!! (TXD]LRQH GL 3RLVVRQ

GLY' =

!! ,QIOXHQ]D HOHWWURVWDWLFD la reazione di un conduttore (eventualmente scarico) che in presenza di un campo elettrico esterno mette in evidenza cariche superficiali, distribuite in modo tale da annullare il campo elettrico allinterno del conduttore stesso (e anche nelle cavit eventualmente presenti: schermo elettrostatico).
Elettromagnetismo - 11

(=0 +

+ + +

!! &DPSR DOOHVWHUQR GHL FRQGXWWRUL (TXD]LRQH GL /DSODFH Nella regione esterna ai conduttori, supposto = 0, lequazione di Poisson si semplifica nella: 2V = 0 (12) [Eq. Laplace] (V una funzione armonica)

V1


V2

Assegnati i potenziali dei conduttori e soddisfatte V3 le condizioni di regolarit del potenziale allinfinito (equivalenti di regola a non aver cariche  allinfinito), resta individuato il potenziale V(U) [Problema di Dirichlet] da cui possibile dedurre dalla (5) il campo elettrico ((U) e quindi, dalla forma Q3 integrale della legge di Gauss, le cariche presenti sui conduttori. Il problema inverso (assegnate le cariche presenti sui conduttori determinare i potenziali dei conduttori) il Problema di Neumann. Vi quindi un legame di linearit (data la linearit delle equazioni fin qui trattate) fra le cariche ed i potenziali dei conduttori

Q1

Q2

Q1 = a11 V1 + a 21 V2 + a 31 V3 (13) Q 2 = a12 V1 + a 22 V2 + a 32 V3 ovvero (14) Q = a V + a V + a V 13 1 23 2 33 3 3

V1 = b11 Q1 + b 21 Q 2 + b 31 Q3 V2 = b12 Q1 + b 22 Q 2 + b 32 Q 3 V = b Q + b Q + b Q 13 1 23 2 33 3 3

ove i coefficienti a e b dipendono dalla configurazione geometrica del sistema e dalla costante dielettrica del mezzo interposto (o dei mezzi interposti tra i conduttori). !! &RQGHQVDWRUL Condensatore linsieme di due conduttori posti in presenza luno dellaltro e molto distanti da qualsiasi altro conduttore (in modo da poterne trascurare linfluenza), aventi cariche uguali ed opposte. Dalle (14) 4 4

V1 = b11 Q1 + b 21 Q 2 V2 = b12 Q1 + b 22 Q 2
Ma poich Q2 = Q1 = Q, sottraendo si ottiene:

V1 V2 = (b11 + b 22 b12 b 21 )Q

(15)

+ + + - + + + + ++  -

quindi possibile per la (15) dare la seguente definizione di FDSDFLWj del condensatore

C=

Q V1 V2

(16)

C dipende ovviamente dalla configurazione geometrica e dalla natura del mezzo interposto ().

Elettromagnetismo - 12

35235,(7 (/(775,&+( '(, 0$7(5,$/, &21'87725, (' ,62/$17,

La resistivit dei metalli varia con la temperatura secondo il coefficiente di proporzionalit : esso positivo e costante fra circa 100C e +150C. La resistivit alla temperatura T data da: = 0 [1+(TT0)] La formula non valida vicino allo zero assoluto (superconduttivit) ed al punto di fusione; i conduttori non metallici hanno generalmente un coefficiente di temperatura negativo. Gli isolanti hanno pure un coefficiente di temperatura negativo e di valore non costante. materiale Argento (99.9%) Rame elettrolitico Rame ricotto Rame incrudito Oro Alluminio crudo Zinco Platino Bronzo Nickel Ferro (99%) Ghisa Acciaio ( 0.1% C) Acciaio ( 0.4% C) Acciaio ( 1% Si) Acciaio ( 2% Si) Acciaio ( 4% Si) Grafite Carbone per spazzole resistivit [nm] 16 17.6 17.3 17.7 23.6 28 62 117 36 136 100 150 700 1600 200 160 170 350 550 4000 20000 20000 100000 conducibilit [MS/m] 62.5 56.8 56.8 56.8 42.4 35.7 16.1 8.5 27.7 13.8 6.7 10 0.6 1.4 5 6.2 5.9 2.8 1.8 0.05 0.25 0.01 0.05 coefficiente di temperatura [m/(K)] (a 20C) 3.8 3.9 3.9 3.85 3.0 4 4.0 3.9 1.65 5 5.5 2.0 4.5 4.2 4.2 0.4 0.4

Nel vuoto e nellaria la costante dielettrica ha il valore 0 = 8.854 1012 F/m; negli altri mezzi ha valori variabili, che sono generalmente ottenuti valutando la costante dielettrica relativa r riferita a quella del vuoto ( = 0 r). costante die- temperatura rigidit dielettrica densit lettrica relati- massima di K [MV/m] m [kg/m3]] lavoro [C] va, r 3 7 Porcellana 1000 2400 10 10 4.5 6 10 12 3 4 Bachelite 130 1600 10 10 57 10 12 3 4 90 820 Carta secca 1.6 2.6 46 10 10 Vetro 4500 105 108 4.5 10 30 150 Mica 750 2800 106 109 56 60 200 6 8 70 1500 Gomma 2.3 2.7 16 50 10 10 Carta paraffinata 108 90 1100 2.5 4 10 20 La ULJLGLWj GLHOHWWULFD, misurata in V/m, lintensit di campo (elettrico) necessaria a provocare la VFDULFD GLVUXSWLYD attraverso il dielettrico. Nei gas e nei liquidi la scarica provoca la volatilizzazione di una parte delle molecole, per al cessare della scarica il dielettrico si ricostituisce e riacquista le sue propriet isolanti. Nei solidi la scarica porta alla distruzione del dielettrico che rimane perforato nelle zone di minore resistenza alla scarica. materiale resistivit [Mm]

Elettromagnetismo - 13

 (/(7752',1$0,&$ 67$=,21$5,$
Le condizioni che caratterizzano, per definizione, lelettrodinamica stazionaria sono: - (2.1)

 =0 t

(2.2)

La (2.1), che deve intendersi verificata almeno in qualche punto dello spazio, indica la presenza di cariche in movimento (ossia di correnti elettriche). La (2.2), che si intende valida per ogni grandezza, indica la stazionariet del regime. Introducendo la (2.2) nelle equazioni fondamentali dellelettromagnetismo, le semplificano nelle relazioni seguenti:
FORMA LOCALE FORMA INTEGRALE

( = 0 + = - = 0

+ GO = ic

( dO = 0

EQUAZIONE DI CONTINUIT DELLA CARICA ELETTRICA

EQUAZIONI DELLA DIVERGENZA

S- QdS = 0

' =
% = 0 ' = (


% = +

S' QdS = Q S% QdS = 0


- = (( + (i )
(2.6) (2.7) (2.8)

EQUAZIONI DI LEGAME MATERIALE PER MEZZI LINEARI, OMOGENEI E ISOTROPI

Tali equazioni possono essere separate in due sistemi disaccoppiati, come segue:
( = 0 - = 0

(2.3) (2.4) (2.5)

+ = % = 0

- = (( + (i )

% = +

Il sistema (2.3), (2.4), (2.5) finalizzato allo studio dei fenomeni elettrodinamici stazionari, ovvero alla determinazione della densit di corrente - assumendo come noti i campi impressi. Viceversa, il sistema (2.6), (2.7), (2.8) finalizzato allo studio dei fenomeni magnetostatici, ovvero alla determinazione del campo magnetico + e del campo di induzione magnetica % assumendo come nota la densit di corrente. Le equazioni (2.4) e (2.7), nellaffermare la solenoidalit dei vettori - e %, implicano che i tubi di flusso dei vettori - e % sono necessariamente chiusi. A tali tubi di flusso viene dato il nome di circuiti elettrici e circuiti magnetici, rispettivamente (o). opportuno notare che nello studio dei circuiti elettrici non necessario fare riferimento alla eventuale presenza di un campo magnetico, in quanto tale presenza non influisce sullo studio delle
Si noti che per quanto riguarda la +, essa in genere diversa da zero e quindi + non in genere un vettore solenoidale. semplice mostrarlo considerando che 0 = % = (+) = + + +. Dato inoltre che la permeabilit magnetica solitamente data come funzione del modulo del campo magnetico, cio come = (H), si pu scrivere = (d/dH) H. Pertanto risulta + = (d/dH) (+H)/. Tuttavia, nel caso che la permeabilit di un mezzo si possa considerare costante (ipotesi che spesso sufficientemente corretta), d = 0 e quindi anche + = 0. Solo in questo caso sono definibili i tubi di flusso di +, che, ovviamente, coincidono con quelli di %.
(o)

Elettromagnetismo - 14

correnti. Infatti, lipotesi iniziale di stazionariet ha consentito di eliminare tutte le derivate temporali nelle equazioni generali e conseguentemente ha annullato il termine (%/t), unico possibile responsabile di una eventuale influenza del campo magnetico sulle correnti. quindi possibile uno studio autonomo delle correnti cosiddette continue, sulla sola base delle equazioni (2.3), (2.4) e (2.5). Dalla (2.3) si deduce che il campo elettrico derivante da un potenziale scalare (cosi come in elettrostatica): (2.9) ( = v Come si gi affermato, un circuito elettrico per definizione un tubo di flusso del vettore densit di corrente -. La solenoidalit di - garantisce la costanza del flusso di - attraverso una qualunque sezione del circuito. Poich tale flusso una corrente elettrica si conclude che ha senso parlare di corrente i di un circuito elettrico senza specificare a quale sezione si fa riferimento, in quanto la corrente si mantiene la stessa per tutte le sezioni: J1S1 = J2S2 = i (2.10) -1 S2 i -2

S1

)LJ 

Solitamente si considerano circuito filiformi, tali cio che le dimensioni relative ad una generica sezione trasversale ed il raggio di curvatura della linea dasse siano trascurabili rispetto alle dimensioni longitudinali, per i quali lecito supporre uniforme la distribuzione di - sulla sezione trasversale S. Questo porta ad una semplice relazione tra corrente i e modulo della densit di corrente: Si definisce ora la IRU]D HOHWWURPRWULFH (f.e.m.) relativa alla linea dasse del circuito elettrico come i = JS

H = (i dO
C

(2.11)

1(&(66,7 '(//(6,67(1=$ '(, &$03, ,035(66, possibile collegare la f.e.m. alla corrente. Dalla definizione:

H = ( i dO =
C

La relazione lineare tra f.e.m. e corrente appena ottenuta (H =R i) detta /HJJH GL 2KP. La grandezza R che compare detta UHVLVWHQ]D del circuito ed definita da:
R=

dl dl dl dO = (JS) = i = i = Ri C C C S S C S

(2.12)

C S

dl

(2.13)

Nelle regioni in cui (i 0 si hanno fenomeni di conversione dellenergia da altre forme (chimica, nucleare, solare, eolica, termica, meccanica, potenziale idraulica, ecc.) in elettrica: in quelle reElettromagnetismo - 15

La (2.10) mostra che, per avere corrente in un circuito necessario, essendo sicuramente R 0, che risulti diversa da zero la f.e.m. e cio la circuitazione del campo impresso. Ne deriva il carattere non conservativo del campo impresso (i e la necessit che sia diverso da zero, almeno in qualche parte del circuito, al fine di ottenere la circolazione della corrente i.

gioni in cui (i 0 agiscono quindi forze elettriche (specifiche) di origine non elettromagnetica. Questi campi di forza non vanno confusi con le forze elettriche di origine elettromagnetica (forza di Lorentz, forze coulombiane, forze indotte dalla variazione temporale di %) le quali si manifestano anche nel vuoto. I dispositivi allinterno dei quali hanno sede i suddetti fenomeni di conversione dellenergia, sono detti generatori elettrici. Poich il campo impresso non solitamente distribuito lungo tutto il circuito, ma la sua presenza limitata alla regione ove inserito il generatore che alimenta il circuito, lintegrale che definisce la f.e.m. pu essere limitato solo a tale regione. Nel seguito, salvo precisazione contraria, si far lipotesi che il campo impresso risulti sensibilmente indipendente dalla corrente i del circuito e dai fenomeni ad essa connessi. Nellambito di tale ipotesi (solitamente soddisfatta) la f.e.m. una caratteristica intrinseca del generatore.

Legge di ohm per un tratto di circuito:


Integrando lungo il circuito in figura (dalla sezione 1 alla sezione 2, attraversando le sezioni A e B), la Legge di Ohm in forma locale

( + (i =

2 B (i B A 2

si ottiene:

S 1 1

( dO + (L dO = (JS)
2 2 1 1

dl S

V1 V2 + e = R i

"

(15)

La (15) pu quindi essere rappresentata simbolicamente in termini di componenti circuitali:

V1 1

e +

V2 2

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