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Di Nicola Palilla nicolapalilla@libero.it http://perunanuovarepubblica.blogspot.com http://nicolapalilla.blogspot.

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Avvertenza: siccome non sono uno studioso/ricercatore serio, gli articoli non sono revisionati. Di eventuali errori chiedo scusa e di soprassedere. Grazie.

Lo Spread
L'interrogativo che molti si pongono da alcune settimane a questa parte : cos' lo spread? Alcuni lo pronunciano spriid, altri schpred , ma egli solo ed esclusivamente lo spread. Poich mia ferma convinzione che sia nella volont delle lites di potere e dei loro servitori della carta stampata e dell'informazione radiotelevisiva di non far comprendere assolutamente nulla di quanto costituisca la realt agli uomini comuni, ritengo che sia un'arma deliberata da costoro quella di ricorrere a termini inglesi per accentuare l'incomprensione di cose in vero assai semplici. Il termine spread si traduce in italiano col banalissimo differenziale. Il che significa, allorch sentite che lo spread tra i titoli di stato italiano e quelli tedeschi salito a 530 punti, che il differenziale o semplicemente, la differenza tra i tassi d'interessi applicati ai titoli di stato italiani superiore di 5.3% quello applicato sugli analoghi tassi tedeschi. Per esempio, se i titoli pubblici tedeschi sono battuti ad un tasso d'interesse del 2%, quelli italiani lo sono al 7,3%. Tutto qua. Questo lo spread. Discorso pi complicato, ma non abbastanza, capire il motivo tecnico per cui tale differenza non dovrebbe essere cos marcata. Francamente, a noi altri, di tale motivo tecnico non ce ne frega un bel nulla, essendoci sufficiente capire la semplice cosa che una malsana unione monetaria come quella europea ossia fatta in assenza di un governo centrale con poteri di bilancio, fiscali e in qualche modo anche monetari richiede l'obbligo che i paesi membri dalle finanze pi incerte rispettino degli esigenti valori macroeconomici per non far saltare gli equilibri finanziari di quelli, al contrario, pi solidi. Affermare ci non facile euroscetticismo, dietrologismo, populismo o cos'altro, visto che qualunque manuale di economia monetaria lo insegna senza pudore. Al proposito, consiglio la lettura di Economia dell'unione monetaria, di P. De Grauwe, non perch sia il migliore libro sull'argomento, bens perch l'unico che io conosca. Statisticamente parlando, una combinazione fantastica che l'unico libro universitario che ho studiato sull'argomento parli dell'unione monetaria in questi termini; ragion per cui, ritengo che tale testo sia uno tra i tanti e che l'argomentazione che ho presentato sia rinvenibile in un qualunque manuale. Per la serie, l'ignoranza una brutta belva...specie quando poi si di essa si imbastiscono

campagne elettorali e politiche pubbliche. Mi pare di costatare, infatti, che i media abbiano la tendenza a dividere gli europeisti ed euro-sostenitori dagli euroscettici, indicando i primi come persone serie, assennate, responsabili, dotte, istruite e i secondi come popolani, populisti, rozzi, ignoranti, irresponsabili. Ne consegue che la gran parte di noi, pur non riuscendo a capirci un bel nulla della situazione politico-economica del momento, si fa sostenitore dell'Europa e dell'Euro solo perch ne ha individuato i critici quali ignoranti e rozzi popolani. Nei termini inversi, sembra che chi voglia essere serio, responsabile, competente e nel giusto debba per forza essere sostenitore dell'Europa, dell'Euro e della morsa fiscale che ci sta attanagliando. Tanto, anche possibile che la gran parte di queste persone siano stipendiate e che non soffrano realmente l'esosit del fisco, in quanto hanno solo l'IRPEF da pagare. I problemi veri, invece, sono per quelli che pagano imposte e contribuzioni che hanno poco o nulla a che vedere con la progressivit del tributo. Personalmente, ritengo che dalla crisi europea si possa uscire solo mediante l'adozione di politiche europee, le quali allo stato attuali non esistono se non in forma di politiche nazionali concordate a livello europee. Nondimeno, essendo gli Stati finanziariamente pi deboli nella scomoda posizione di chi non pu nulla obbiettare a quelli pi solidi, le politiche nazionali non sono affatto concordate quanto imposte, cos come eventuali cambi di governo dai secondi. La cosa del tutto evidente se si pensa che, mentre in America la crisi viene affrontata aumentando il debito dello stato e la liquidit per migliorare le condizioni delle forze produttive, in Europa si sta facendo l'esatto contrario per non compromettere la solidit finanziaria di Germania, Olanda, Lussemburgo e Francia e non gi perch questa sia la ricetta per uscire dalla crisi tutti insieme e bene.

Cosa fa aumentare lo spread e cosa fa il governo


Ci sono due possibili risposte, in vero non alternative. Le persone serie risponderanno che a far salire lo spread sia la percezione che l'Italia non sia in grado di onorare i debiti, ossia di pagarli una volta maturata la loro scadenza. Poich le persone razionali cercano di liberarsi dei crediti vantati nei confronti di debitori di dubbia affidabilit, assecondando le previsioni catastrofiche delle agenzie di rating, coloro che hanno investito in titoli pubblici italiani nonch lo stesso Ministero del Tesoro cercano disperatamente di venderli, facendone aumentare il tasso d'interesse. Pi il tasso aumenta, pi aumenta il differenziale con quello tedesco. Ora, a parte notare che il tasso d'interesse dei titoli tedeschi divenuto in modo del tutto fattuale ed illegittimo il tasso di riferimento per l'intera Europa (giacch la cosa non prevista in alcun trattato europeo, ai quali non a caso la Germania non intende mettere mano), pongo l'accento l'accento sul fatto che la crescita dello spread rende ancora meno credibile l'Italia nel futuro, malgrado le rassicurazioni di Monti, perch ci significa che tra dieci anni l'Italia dovr pagare degli interessi altissimi sul debito battuto all'asta oggi, con la conseguenza che non prevedibile che ci possa essere un rientro da debito

pubblico e che questo rester molto alto anche negli anni a venire, a meno che non ci mettiamo a lavorare come tanti cinesi per qualche decennio. Le persone meno serie, invece, rispondono che lo spread aumenta a causa della speculazione finanziaria internazionale, ossia di quella cosa per cui si acquistano titoli di stato per ottenere un guadagno, magari rivendendoli ad un prezzo pi alto in seguito, e non per sostenere lo Stato secondo i principi della solidariet tra i membri di una stessa comunit e tra la comunit medesima e la sua Organizzazione. In argomento di speculazione, sono proprio le agenzie di rating ad avere la maggiore responsabilit, perch con i loro outlook e la loro magistrale autorit giudicante inducono gli investitori stranieri, rispetto allo Stato di cui si posseggono titoli di debito, a vendere i loro titoli prima che lo Stato fallisca, accelerando la corsa dello Stato verso il fallimento o, addirittura, facendo scivolare nella bancarotta uno Stato che, pur gravato da un pesante debito, non sarebbe comunque fallito. Perch il Giappone e la Gran Bretagna non falliscono, per esempio (pur avendo un ingente debito pubblico)? Perch si comincia a parlare di Tobin Tax, se la speculazione non c'entra (la Tobin Tax una tassa che colpisce gli investimenti di natura speculativa)? Io penso che i titoli di stato non dovrebbero essere venduti all'estero, se non in minima parte; in ogni caso, per, indispensabile che l'autorit bancaria centrale sostenga il debito pubblico con l'acquisto dei titoli prima ancora il tasso cresca in modo esorbitato. Il vero grande problema dei titoli di stato italiani, per, l'assenza di una previsione credibile di crescita economica, perch in assenza di crescita il deficit continuer ad aumentare e il gettito fiscale inesorabilmente caler. noto, infatti, che un limone produce succo finch c' ancora qualcosa da spremere: se le imprese non assumono e non aumentano la produzione, anzi licenziano e chiudono, chi pagher le tasse? Come far lo stato a saldare i suoi debiti (tra l'altro con tassi d'interesse giganteschi)? Questo il motivo per cui il governo sta varando un piano di liberalizzazioni. Io penso, tuttavia, che liberalizzare non serva a nulla, perch quello che manca in questo momento sono i soldi per fare investimenti, pagare stipendi, fare la spesa. Persino le banche non fanno pi credito e i bancomat spesso non funzionano (dicono che sono rotti, ma probabilmente non li caricano perch non hanno la liquidit necessaria)! assolutamente vero che il Meridione ha dissipato e continui a dissipare un'enormit di finanziamenti pubblici, ma innegabile che la differenza tra Nord e Sud ha toccato il suo minimo alla met degli anni Ottanta, ossia dopo circa quarant'anni di costruite infrastrutture come strade, acquedotti, reti elettriche e quant'altro. Ritengo che la crescita economica italiana debba passare per il Sud che ha evidentemente dei margini di crescita superiori al Nord, il quale forse arrivato al suo massimo e per massicci investimenti pubblici, visto che i privati non hanno pi soldi a causa della forte tassazione e della politica antiinflazionistica della BCE. Le liberalizzazioni serviranno solo a ridurre la qualit

di molti servizi professionali, a creare una caotica concorrenza che distrugger tutti gli operatori del settore e le condizioni per un generale abbassamento dei livelli di vita. Oltretutto, tali liberalizzazioni riguardano settori che, in fin dei conti, non producono chiss quale occupazione: quanti posti di lavoro saranno creati dalla vendita delle medicine nei supermercati? Quanti posti di lavoro creer la liberalizzazione dei taxi, tenuto conto che la concorrenza selvaggia far calare di brutto le tariffe e gli incassi dei taxisti? a quel punto, chi vorr fare il taxista? Quale beneficio reale apporter l'abolizione degli ordini professionali in termini di qualit e di competenza dei professionisti e quanti posti di lavoro saranno generati dai contratti d'apprendistato che sostituiranno il praticantato? Non si parla quasi pi di costi delle imprese per pudore, perch il governo ben consapevole che i costi delle imprese sono maggiormente costituiti da tasse. Penso che il modo in cui i paesi europei stanno affrontando la crisi li rende ancora pi esposti alla speculazione, perch chiaro a tutti coloro che speculano che l'Europa non in grado di fronteggiare la speculazione, perch alcuni Stati stanno offrendo agli speculatori l'Europa mediterranea pur di non essere travolti a loro volta dall'ondata speculativa. In altri termini, nessuno sta pensando a salvare l'Europa: ci che si sta facendo salvare l'Euro, gli investimenti in questa valuta nonch le riserve. Il resto sar elogiato un giorno come l'agnello sacrificale per una giusta causa.