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PARTE PRIMDDDDDDDDDDDDDDDPARTE PRIMADDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDA CAP.1 | L'impero e la chiesa dopo Costantino 1.1 Costantino muore a Nicomedia nel 337 d.c.

; Dopo di lui, l'imperatore inizia ad impersonare una nuova maiestas, che andava assumendo altissimi contenuti di ideali e sacert. Il crimen laesae maiestatis, individua non solo l'alto tradimento e l'oltraggio alla persona sacra del monarca, ma anche l'attentato ai suoi consiglieri e ai membri del concistoro e del senato. Giustiniano, diventanto sempre pi tiranno, dopo la fallita rivolta di Nika del 532, non esiter a proclamare che Dio aveva assoggettato a tal punto le leggi all'imperatore, da fare di quest'ultimo la legge animata in terra. 1.2 Lo svolgimento storico attestato dal trasformarsi della figura del principe, si rispecchia anche nel sistema delle fonti del diritto. Il binomio leges-iura continu a caratterizzare la dinamica interna dell'ordinamento, almeno fino alla promulgazione del Digesto(533) di Giustiniano, che unific leges e iura. Le leges sono le costituzioni imperiali, cio norme emanate dall'imperatore. Gli iura erano non leggi, ma principi idonei all'applicazione nella prassi, tratti sia dagli Editti pretori, sia dalle opere di giureconsulti: i giuristi avevano quindi la capacit di emanare pareri aventi la stessa efficacia della legge. Da Costantino in poi, malgrado la presenza sempre pi ingrombrante del monarca nella produzione del diritto, nessuno si sogn d'interrompere formalmente la tradizione dei gloriosi iura. Fu soltanto necessario disciplinarla per adattarne l'uso ai tempi nuoi segnati da grande decadenza culturale. L'imperatore non pu permettersi che i giuristi, lo contraddicano con le loro opere, perci permette loro di emanare norme solo se egli stesso gli ha conferito lo ius respondendi. Nel 426, l'imperatore Valentiniano III, indirizz al senato di roma la legge delle citazioni, dove si stabiliva che potessero essere utilizzati in giudizio, solo le opere di cinque autori stimati: Papiano, Paolo, Gaio, Ulpiano e Modestino; in caso di discordia tra i pareri degli autori, vinceva il parere della maggioranza; in caso di parit numerica, prevaleva il parere di Papiano. Quanto agli altri giuristi, li si poteva allegare solo se citati dai cinque grandi, e solo esibendone i testi originali. 1.3 Gli iura continuarono nel basso Impero ad avanzare faticosamente per la loro strada; tra questi iura vanno annoverate le Istituzioni di Gaio (180). Essa conflu pi tardi nell' Epitome Gai, che era una parafrasi e commento delle Istituzioni.Vita lunga ebbero anche i Tituli ex corpore Ulpiani (IV secolo) di Ulpiano. Sempre in quest'epoca viene composta anche la Fragmenta Vaticana, ch'era un manualetto istituzionale scolastico.Ma gli iura non affidano la loro sopravvivenza soltanto alla volgarizzazione di qualche opera antica risalente ai tempi gloriosi del principato. Vi sono, fin quasi alle soglie del medioevo, segni di qualche produzione nuova. Ad esempio troviamo la Lex Dei, un manualetto di comparazione tra legge biblica, e quella di Roma. 1.4 Gli iura, nell'era del dominato, erano comunque la parte dell'ordinamento ormai in tramonto. Rappresentavano la vecchia tradizione occidentale; dacch il centro dell'impero aveva traslocato a Costantinopoli, le idee d'oriente avevano fatto presto a spostare l'asse portante del dirito sulle leges, ossia sui comandi del monarca onnipotente. Nasce in quest'epoca un certo gusto per la codificazione. I codici non erano altro che collezioni di norme vecchie e nuove. I primi codici entrano in scena ai tempi di Diocleziano (284-305). Troviamo il Codice Gregoriano (293), che esibiva rescritti dall'et di Adriano in poi; il Codice Ermogeniano che raccoglieva rescritti Dioclezianei. Abbiamo poi il Codice Teodosiano (438), voluto da Teodosio II d'oriente, e che era

una raccolta normativa intesa come seguito del codice Gregoriano ed Ermogeniano; gli iura furono tralasciati, venner codificate solo le costituzioni imperiali vigenti, in 16 libri. 1.5 Diocleziano, fu un grande riformatore che aspirava alla conservazione del passato; fu l'imperatore che ambiva a restaurare la magnificenza antica e fin con l'ergersi a difensore della gloriosa romanit pagana; se la prese quindi prima con i manichei d'Egitto, poi con i Cristiani, scatenando contro di loro l'ultima persecuzione. 1.6 Tanto fosca l'immagine che la tradizione cattolica ci ha tramandato di Diocleziano, tanto luminosa invece quella che ci ha consegnato di Costantino: da lui cominciata la storia del millenario Impero cristiano bizantino. Il 313, l'anno della svolta per i Cristiani; si ha infatti l'Editto di Milano, nel quale fu sancita la fine della persecuzione dei Cristiani e fu proclamata la neutralit dell'impero verso ogni religione. Tra il 318 e il 321 vedono poi la luce alcuni importanti istituti della chiesa: Episcopalis audientia, il giudice ordinario lasciava le cause al giudizio vescovile, qualora le parti l'avessero richiesto concordemente; la Manumissio in ecclesia, corrispondente alla manussio inter amicos, che veniva celebrata prevalentemente da pagani. Altro merito che i Cristiani danno a Costantino quello della concessione alle loro chiese della capacit di riceve eredit e legati. 1.7 Nel 330 nacque Costantinopoli, la nuova Roma, che ebbe il marchio di citt pagana(la religiosit di Costantino amigua, da una parte si dimostra con molti suoi atti favorevole al cristianesimo, dall'altra adoratore del re sole). 1.8 Il concilio di Nicea (325), fu un evento grandioso; la chiesa cattolica vi si autoafferm ufficialmente di fronte all'eresia. Gett anche il primo seme dell'organizzazione gerarchica della chiesa universale. Nel conilio venne condannata la dottrina ariana, secondo la quale solo il Padre aveva natura divina, mentre il Figlio era creato; fu enunciato il nuovo dogna della identit della sostanza divina di Padre e Figlio. Nel 381 poi, nel concilio di Costantinopoli, anche lo Spirito Santo fu assunto nela consubstantia divina. 1.9 In quest'epoca si affaccia lo spettro del cesaropapismo, cio la tendenza del potere imperiale a sovrapporsi a quello religioso. Ad alimentare il cesaropapismo contribu di sicuro l'arianesimo. Divent arianesimo anche Costantino, che si fece battezzare sul letto di morte da Eusebio di Nicomedia, vescovo ariano. Eretico fu suo figlio Costanzo II, il quale si adoper per traferire alla chiesa ariana, la patente di cattolica, e poco manc che ci riuscisse. 1.10 La vittoria del cattolicesimo romano fu sanzionata nel 380, anno in cui Teodosio I il Grande, eman il celebre editto di Tessalonica, che impose a tutti i sudditi dell'impero di seguire la religione insegnata dall'apostolo Pietro e professata dal pontefice di Roma; il Cattolicesimo fu quindi elevato a religione di Stato, giuridicamente obbligatoria per tutti. Il problema dolente fu per l'unit del comando della chiesa; anche se gi nel concilio di Costantinopoli(381), si ebbe il riconoscimento del primato papale, il problema fu solo in apparenza risolto. Trascorsero infatti 70 anni, e Costantinopoli non toller pi di passare dopo Roma; nel concilio di Calcedonia (451), la sede di Costantinopoli e quella di Roma furono messe allo stesso livello; il papa perse quindi il suo primato.

1.12 Sant'Ambrogio, sta dietro a tutte le vicende di fine secolo (fine 300), in cui si sono trovati di fronte Chiesa e Impero. Egli ottiene da Graziano, che rinuncia al titolo di pontifex maximus, e da Teodosio, riesce a ottenere una clamorosa penitenza pubblica. Per la prima volta, il pi grande dei sovrani, si sottomise alla Chiesa. 1.13 Papa Gelasio I (492-496), riuscito a imprimere un'orma nella storia della Chiesa. Gelasio difese il primato del Papa, e si occup del problema del cesaropapismo. Per quanto riguarda il primato del papa, Gelasio lo fa discendere dal primato che Cristo aveva inequivocabilmente attribuito a Pietro; principio riscontrabile nel Decretum Gelasianum. Quanto al secondo punto, cio il cesaropapismo, il famoso proclama gelasiano del dualismo delle dignit e della divisione delle competenze tra il potere spirituale e temporale, ha costituito il fondamento della dottrina della Chiesa; il papa l'ha formulato nel trattatello De anathematis vinculo. Di fronte alla fammiata violenta del cesarismo bizantino, il papa si decise ad ammonire Anastasio (che sedeva sul trono di Costantinopoli), dicendogli appunto che il predominio sul potere spirituale spettava alla chiesa(auctoritas), mentre su quello temporale era competente l'imperatore(potestas). 1.14 Il potere normativo del pontefice aveva cominciato a manifestarsi sistematicamente a partire dal IV secolo; si esprimeva in lettere, attraverso le quali venivano decise fattispecie concrete (decretales). I canoni degli apostoli, invece, comprendevano regole conciliari sul culto, sull'ordinazione sacerdotale e sulla vita dei vescovi e dei chierici. A Roma, tra il V ed il VI secolo, vi fu una esplosione di iniziative compliatorie; la pi importante fu la Collezione Dionisiana; ne fu autore il monaco Dionigi, e divento il codice ufficioso della Chiesa di Roma. Tale codice, passati circa 200 anni, fu molto modificato, e ne fu cambiato persino il nome in collezione Dionysio-Hadriana. Tale collezione, aveva una temibile concorrente oltr'alpe: la collezione Isidoriana o Hispanica. I materiali delle due raccolte sono simili, sicch non vi rischio di collisione; spira per sulla collezione Isidoriana, un'aria nuova e medievale per via dell'aggiunta di canoni dei recenti concili gallici e iberici. CAP.2 | Regni e leggi romano-barbariche: la volgarizzazione del diritto romano 2.1 Le invasioni barbariche furono solo eccezionalmente campagne miliatari ordinate alla conquista dei territori Romani; per lo pi erano infatti scorrerie di trib che varcavano la frontiera, a fini di saccheggio. La carica dirompente delle invasioni, esplose in realt solo dopo che i barbari si era stabiliti al di qua dei confini, sui territori romani, con l'assenzo di Bisanzio, in quanto furono arruolati per scopi militari. Avvenne per col tempo che alcune unit germaniche si ribellassero, e forti della forza delle armi, s'impadronissero gradualmente del potere; ma non agirono da nemici veri e propri dell'impero, erano mercenari o milites federati. 2.2 Esempio emblematico sotto questo aspetto, quello dei Visigoti; nel 410, guidati da Alarico, i visigoti penetrarono sino a Roma, e la saccheggiarono(sacco di Roma). Alarico, re dei visigoti, era un generale federato. Tale sacco, stato determinato pi da spirito di vendetta nei confronti di Onorio(impertatore d'Occidente), che da odio per l'istituzione imperiale. Dopo il sacco Alarico prosegu il suo cammino verso l'Africa, ma giunto in Calabria, mor sempre nel 410. Gli succedde Ataulfo, che guid i Visigoti in Gallia. 2.3 Ogni re visigoto, fino a Reccesvindo, assunse il nome di Flavius; nome che evocava l'appartenenza

fittizzia alla famiglia imperiale 2.4 Nel 506 Alarico II fece comporre la Lex Romana Wisigothorum, una ricca antologia di fonti normative romane vigenti, tutte riprodotte nel testo originale. Si divide in una prima parte di leges, e una seconda parte di iura. Nel 507 Alarico II, muore nella battaglia contro i Galli, che li costringono a varcare i pirenei ed a rifugiarsi in Iberia. La legislazione Alariciana, si pose affianco ad un complesso di norme gi esistente: la Lex Visigothorum; per un secolo e mezzo, nel periodo del regno iberico, i visigoti ebbero 2 leggi. La Lex Romana Wisigothorum, sarebbe stata utilizzata solo dai Romani, mentre la Lex Visigothorum(pi semplice e rozza), solo dai Goti. 2.6 I Burgundi, erano entrati in Gallia, con propositi feroci e da nemici dei Romani; ma nel 437, il generale Ezio, aveva stroncato i loro sogni di grandezza; ne fece poi milites federati; il processo di Romanizzazione fu rapido, e ruota tutto intorno al re Gungobardo; egli continu per tutto il lungo regno, a professare fedelt all'impero e la trasmise anche ai suoi successori. Anche qui vi fu una doppia legislazione: la Lex Burgundionum, che doveva essere applicata per i Burgundi, e la Lex Romana Bungundionum, da applicare ai Romani. 2.7 La doppia legislazione non tocc invece ai Franchi, che diventarono padroni della Gallia; qui entro in vigore il Pactus legis Salicae, complesso di norme di marca germanica; esso consisteva in una serie di capitoli quasi tutti diretti a stabilire pene pecuniarie per i reati. 2.8 E' uso datare la caduta dell'impero romano d'occidente nel 476 d.C. Odoacre, figlio di un personaggio della corte di Attilia, era presto entrato a servizio della romanit, diventando comandante delle guardie imperiali.Sul trono di Roma sedeva il giovane Romolo, figlio di Oreste; nemico di Odoacre. Oreste si oppose a Odoacre e venne ucciso; il giovane Romolo fu invece deposto. Questo avvenimento chiuse un fase lunga e gloriosa della storia. 2.9 Quanto mancava ad Odoacre, che aveva ottenuto il titolo di rex dai suoi Germani, e aveva occupato l'Italia, era il riconoscimento del potere da parte bizantina. All'atto pratico, comunque, Odoacre esercit certamente i poteri con pienezza, ma lo fece nel rispetto di Roma e delle istituzioni preesistenti, collocandosi anch'egli, come e forse pi di altri, all'interno dell'impero. 2.10 Teodorico, re degli Ostrogoti, riusc nel 493 a chiudere Odoacre entro le mura di Ravenna, e successivamente lo uccise. Teodorico rispett sempre l'ordinamento e l'amministrazione dei Romani; ai Romani affid le alte cariche dello stato, e rispett le chiese cattoliche. Come i Visigoti, e i Burgundi, anche gli Ostrogoti avrebbero avuto la loro sintesi di diritto volgare, diretta a regolare i rapporti tra barbari e romani. Le difficolt tuttavia non mancarono, e Teodosio redasse l'Editto, nel quale ha molta importanza il diritto penale; su un paio di capitoletti opportuno soffermarsi: patrocinum, in base al quale persone potenti stavano in giudizio al mio posto; abbiamo poi i servi della gleba(servi della terra), ed i collegia, i figli sono obbligati a fare il lavoro del padre. CAP 3 | Giustiniano 3.1

Giustiniano nasce nel 482, in Macedonia; sale al trono dell'impero d'Oriente nel 527 e vi rester fino al 565. La sua politica si sviluppata lungo 3 linee direttrici: 1. Codificazione del diritto 2. Restaurazione con le armi, del potere di Costantinopoli all'interno dell'impero 3. Unificazione della chiesa cattolica (obiettivo fallito) 3.2 PUNTO 1 Appena salito al potere, ordin la rielaborazione dei codici Gregoriano, Ermogeniano e Teodosiano, e di preparare un nuovo codice, snello e aggiornato: il corpus iuris civilis. Viene fatta quindi una 1 edizione del codice, del quale per ci sono giunti solo alcuni frammenti; la 2 edizione invece composta da 4 libri: Codex(raccolta di costituzioni imperiali), Digesto o Pandette(frammenti di opere giuridiche romane), Istituzioni(manuale per la scuola) e Novelle(leggi Giustinianee posteriori alla pubblicazione del Codice). Il codice dopo breve tempo, sembr incompleto, dato che non prendeva in considerazione numerose nuove norme, ed in particolare le quinquaginta decisiones; si decise cos di farne un'edizione aggiornata: il codex repetitae praelectionis. Dopo la morte di giustiniano le novelle vengono divise in 2 parti: L'Epitome Iuliani, riassume, rimaneggia e traduce in latino 124 novelle, per scopi pratici; l'Auhenticum una raccolta fedele di 134 novelle rese tutte in latino. 3.5 PUNTO 2 L'obiettivo ambizioso di Giustiniano era quello di riconquistare l'Occidente. Nel 533, il generale Belisario, salp per l'Africa e sconfisse i Vandali e torn a Costantinopoli da trionfatore; fu poi il turno dell'Italia, sbarcato in Sicilia, l'ebbe tutta in mano; pass poi alla Calabria cercando di risalire la penisola, ma prima di conseguire la vittoria definitiva, dopo anni di campagna, gli Unni piombarono a minacciare la Tracia e la Macedonia, e ancora pi grave, Corsoe ruppe la tregua; Belisario lasci l'Italia, ed i Goti lentamente si ripresero e le sorti della guerra volsero decisamente a loro favore; ma ecco che un nuovo armistizio coi Persiani, consent la riscossa; l'eunuco Narse condusse un secondo esercito attravero la Dalamzia ed ebbe in mano la penisola. Giustiniano estese la sua compilazione all'Italia riconquistata. L'Italia divent quindi formalmente terra di diritto Giustinianeo. A differenza del resto d'Europa che conserv le leggi romano barbariche, e quindi il diritto teodosiano. CAP 4 | I longobardi 4.1 Nel 569, l'esercito longobardo condotto da re Alboino, dopo aver abbandonato la Pannonia, si affacci sul Friuli e sulla pianura padana; era un popolo originario della Scandinavia. Clefi, successore di Alboino, massacr molti cittadini Romani, ed altri li esili; a qualche anno di distanza, anche Auturi, figlio di Clefi, diede il via ad una ecatombe di nobili Romani. La stessa strategia adottata nel corso dell'occupazione militare del territorio, aveva finito col disperdere i conquistatori in tanti distretti fortemente autonomi. Sin dall'inizio, Alboino aveva infatti staccato gruppi di farae, corpi di spedizione, a occupare singoli distretti. Gruppi tanto poco disposti all'obbedienza, che dopo l'assassinio di Re Clefi(575), si rifiutarono di eleggere un successore per 10 anni, nei quali regn il caos, di cui approfittarono i bizantini: la maggior parte dei duchi longobardi, accetto i doni dell'imperatore e torn a militare sotto le sue bandiere. Re Autari (584), fece un programma serio di restaurazione della potenza germanica: rottura con i potenti Romani, ritorno all'arianesimo e creazione di una struttura politica unitarie ed indipendente.

4.2 Alcuni anni pi tardi, abbiamo la promulgazione della prima raccolta normativa; correva il 643, e Re dei longobardi era Rotari; in questo periodo il rapporto di forza tra longobardi e bizantini, e tra longobardi e galli mut; la situazione era ora favorevole per i longobardi e quindi Rotari tent d'impadronirsi dei territori ancora bizantini dell'Italia centro superiore. Cominci le operazioni attaccando la Liguria, della quale s'impadron facilmente. Nello stesso anno promulg l'editto di Rotari: codice che va incontro ai ceti inferiori, oppressi da eccessive esazioni da parte dei potenti. Rotari fa il codice con il consiglio e il consenso dei maggiorenti, e di tutto l'esercito vittorioso(gairethinx, cio assemblea in armi). La convenzione tra potenti e la massi di umili, era intesa a salvaguardare la pace, ed evitare risse, ossia le faide. Nel codice si incontra inoltre il tariffario per la composizione dei reati, uguale per tutti, ricchi e poveri. Nel caso i poveri non riuscissero a pagare, si usava ancora la consegna del colpevole al creditore in schiavit.La pena capitale comminata solo per alcuni reati: congiura contro il re, diserzione, collusione col nemico, abbandono del posto di battaglia. In caso di assassinio, spettava alla famiglia dell'ucciso, il guidrigildo, cio il prezzo dell'ucciso, calcolato sul valore dello status sociale dell'ucciso. 4.7 La donna non aveva guidrigildo, perch era priva di uno status sociale autonomo, essendo perennemente assoggettata al mundio, esercitato dai maschi della famiglia o, in loro mancanza, dalla curtis regia; la donna per via di tale soggezzione, non poteva alienare o donare alcun bene senza il consenso del mundaldo. Il mundio, oltre ad essere una tutela, ha anche caratteri potestativi e patrimoniali. Il mundio non coincide necessariamente con il potere del capofamiglia; lo sposo doveva acquistare il mundio, pagandolo, al momento del matrimonio. La posizione economica della moglie nella nuova famiglia era rafforzata da una donazione nunziale; dopo la fase preliminare, il matrimonio si perfezionava con la consegna o tradizio della donna. La donna longabarda portava in dote un corredo di vesti e utensili (faderfio), ma poteva ricevere anche una parte del patrimonio paterno; in tal caso era esclusa dalla successione. Per i figli la successione era solo legittima; si poteva fare testamento unicamente a favore di estranei, e in mancanza di prole; le femmine erano chiamate alla successione a condizione che non avessero fratelli. I confabulati, erano vicini, di propriet terriere, che avevano stretto una fabula tra loro, che avevano perci una propriet comune. Nel campo dei rapporti obbligatori, va detto che i longobardi non avevano contratti propri e usavano quelli della prassi romana: thinx o gairethinx, simile alla mancipatio romana; launegild, che rendeva la donazione definitiva. La datio wadiae invece principalmente usata per garantire la comparsa in giudizio e l'esecuzione di atti processuali; il debitore o promittente doveva consegnare al creditore, a m di pegno simbolico, un oggetto detto appunto wadia, che poi avrebbe dovuto riscattare; il che avveniva mediante la consegna della wadia, ad un intermediario-garante, detto fideiussor. 4.14 Il processo longobardo, era animato da tutt'altro spirito del processo romano; nella sua forma originaria pura non costituiva nemmeno un giudizio; per i germani antichi, scopo essenziale era allontanare la minaccia delle faide. Le liti venivano composte attraverso i duelli, e attraverso il giuramento dell'imputato, assieme a una schiera di soggetti che giuravano con lui(giuravano sull'affidabilit della persona, non sui fatti). Col tempo, i re longobardi, mostrarono di avere poca simpatia per il duello; la linea di tendenza che s'intravvede nella storia del processo longobardo va timididamente verso la romanizzazione CAP 5 | La Chiesa, Bisanzio e i Carolingi Fu la chiesa a determinare la caduta del regno longobardo. Tutto cominci quando i re longobardi decisero di prendere Ravenna, per ottenere la continuit territoriale dei loro domini, che era

ostacolata dai bizantini. Il re Liutprando, nel 726 occup quindi Ravenna, ma fu subito chiaro che, l'operazione per avere senso, non poteva arrestarsi ai confini del ducato di Roma, e doveva procedere per forza verso la citt eterna. Inutile dire che la Chiesa, non poteva tollerare, di vedersi pendere sul capo una simile spada di Damocle. Nello stesso anno, l'imperatore Leone III l'Isaurico, aveva cominciato a Costantinopoli, la campagna contro il culto delle immagini; ma quando nel 730 l'imperatore volle imporre questa dottrina coattivamente e comand l'esportazione di tutte le immagini sacre dalle chiese, l'occidente insorse. La ritorsione del monarca fu severa e colp la Chiesa di Roma; circol la notizia che la Chiesa doveva essere posta all'obbedienza con ogni mezzo, compresa l'eliminazione fisica del papa. La chiesa si stava faticosamente orientando verso un traumatico cambiamento di potere. La goccia che fece trabbocare il vaso fu l'ennesima invasione di Ravenna(750). Questa volta, oltre i timori della Chiesa, vi fu l'indignazione dell'imperatore Costantino V, che mand il papa Stefano II da Astolfo, re dei longobardi, per ingiungergli di restituire il maltorto; il re longobardo non gli diede ascolto, ed allora il papa decise di rivolgersi ai Franchi. Il re dei Franchi, che era Pipino il Breve (751), si prese l'impegno di riconquistare tutto l'Esercato, e restituirlo direttamente allo stato Bizantino. Papa Stefano II, prolung il proprio soggiorno presso i Franchi e rassod a tal punto i legami con la nuova dinastia da indurre l'instaurazione di un rapporto fittizziamente familiare. Pipino e i figli (tra cui Carlo Magno), furono unti re e patrizi(patrizio era il titolo che spettava all'esarca di Ravenna). Il pontefice, si vede fare, da parte di Pipino il Breve, la promessa di una grandiosa donazione: l'Esarcato, la Venezia, l'Istria, l'Emilia e la Corsica (promissio Carisiaca). Tale promessa va spiegata nell'ottica che il papa e il re Franco, si fossero accordati per l'eliminazione del regno longobardo, e la spartizione dei loro territori. 5.7 Il pi celebre falso medievale la Donazione di Costantino (Constitutum Constantini), che era ancora pi generosa di quella, seppur immensa, di Pipino; dispensava beni e terre in un crescendo incredibie: iniziava dal palazzo Lateranense, poi regalava la citt di Roma, poi le provincie d'italia e infine tutte le regioni occidentali. Ma non si fermava qui: concedeva a papa Silvestro la corona, lo scretto e le vesti imperiali. 5.8 Nel natale dell'800, il trono bizantino era considerato vacante,e occupato illegittimamente dall'usurpatrice Irene, e papa Leone III, voleva trasferilo a Roma. In questo giorno, il papa officia nella basilica di san Pietro, la cerimonia attraverso la quale eleva il patrizio Carlo Magno, al rango di imperatore. Carlo accett il titolo di imperatore di buon grado, e fece del suo meglio per atteggiarsi subito, come il successore di Costantino e Giustiniano. I rapporti con l'oriente si guastarono irrimediabilmente e per un decennio fatti d'arme si alternarono alle trattative. Solo nell'812 si giunse a un compromesso: Carlo avrebbe mantenuto la qualifica imperiale, ma non il nome di imperatore romano. Nell'813 Ludovico il Pio, viene incoronato dal Re, e non dal Papa, proprio perch l'intervento del papa era necessario per l'incoronazione dell'imperatore Romano, non invece per un re germanico. Ufficialmente rinnegata da parte franca, la romanit dell'impero carolingio continu ad essere invece propugnata dalla Chiesa. La Chiesa resto sempre ostinatamente attaccata all'idea che l'Impero Romano avesse avuto sede a Costantinopoli solo fino al Natale dell'800, ma da quel giorno si fosse definitivamente trasferito nelle mani di monarchi d'occidente. CAP.6 | L'impero Carolingio I Re Carolingi ebbero una rilevante produzione normativa; si d alle loro norme il nome di capitolari, perch apparivano non isolatamente, ma sotto forma di serie di brevi capitoli. I capitularia si considerano emanati dalla volont del Re. I capitularia vengono specificati in categorie diverse, a secondo della funzione:

1.capitularia ecclesiastica : contenevano provvedimenti relativi al clero, alle chiese e ai monasteri 2.capitularia mundana : rigurdavano il mondo laico 3.capitularia missorum : contenevano le istruzioni per i funzionari spediti in periferia a rappresentare il sovrano 4.capitularia legis addita o addenda : compito di modificare le leges popolari, e di adeguarle alla volont del re 6.2 I capitularia ecclesiastica, rispecchiavano il tema del rapporto tra il regno e il sacerdozio; ce ne fu una abbondante produzione. Nell'apparato ecclesiastico infatti, regnavano la disorganizzazione e la corruzione, e quindi i carolingi avevano cominciato presto a preoccuparsi. La Chiesa, lungi dal risentrsi, apprezz quasi sempre le interferenze. Venne il momento in cui la dinastia perse potere e ne acquisto proporzionalmente l'aristocrazia, e questa, tutte le volte che vide i propri interessi lesi dalla protezione regia degli interessi delle chiese, riusc a impedire l'emanazione dei capitolari ecclesiastici (es. dieta di Compiegn, 823; l'aristocrazia riesce a impedire la promulgazione di un editto che prevedeva la restituzione a chiese di beni detenuti dai nobili). La chiesa, sente ormai che il monarca, vista la sua debolezza, non pi in grado di proteggerla; ha quindi luogo il grande fenomeno delle falsificazioni; la pi celebre e fortunata falsificazione di quel periodo fu la Decretali Pseudo-Isidoriane. 6.3 La Decretali Pseudo-Isidoriane, va considerata uno dei prodotti giuridici pi significativi dell'et carolingia. Il nome di Isidoro, evocava Isidoro di Siviglia, da oltre 2 secoli il massimo dispensatore di dottrina. La ratio della raccolta insisteva sul tema dell'autonomia dei vescovi e della loro pari dignit; il falso quindi contro l'organizzazione gerarchica in atto nella Chiesa transalpina. Ne scaturiva quindi una accentuazione dei poteri del papa come unica autorit di vertice. 6.5 Oltre i capitularia, anche le leggi popolari, in gran parte fondate sulle vecchie consuetudini germaniche, vennere prese in considerazione dal monarca: Carlo Magno le fece leggere pubblicamente, emendare e mettere per iscritto al fine di assicurare a ricchi e poveri un'eguale giustizia e d'impedire corruzione e arbitri. 6.9 I capitularia legibus addenda, servivano come forza d'attrazione nella sfera legislativa del sovrano anche delle antiche leggi popolari 6.10 Il capitulare italicum, un complesso notevole che si venne formando via via, dopo la conquista franca e fu aggiunto agli Editti longobardi. Non si sa se la divulgazione dei capitolari in Italia, abbia o non avuto successo a breve termine; col tempo comunque entrarono nel Capitulare italicum percorrendo strade ignote, anche pezzi ispirati alla falsificazione Pseudo-Isidoriana. Il capitulare italicum rimase parte viva dell'ordinamento del Regno d'italia 6.11 Nei 2 secoli della dominazione longobarda le fonti giustinianee originali subirono duri colpi. Il rilancio delle fonti giustinianee fu stimolato dalla riapparizione dell'impero romano nell'europa occidentale. La chiesa indirizz verso il passato glorioso l'entusiasmo di poeti. Il prodotto pi cospicuo e pi noto la Lex Romana Canonice compta, redatta verso la met del IX secolo, e di autore ignoto; utilizz molto l'Epitome Iuliani, meno il codice, poco le Istituzioni, e pochissimo

altre fonti. 6.14 Un testo del Codice, non solo incompleto, ma soprattutto trasformato in un seguito di rozzi sommari delle costituzioni, comparve per qualche tempo nell'Italia centrale: Summa Perusina. Di tale opera si sono sempre rilevati la rozzezza e i fraintendimenti che giungono talvolta a capovolgere il senso del dettato giustinianeo. 6.15 Le sorti del diritto romano, in Europa, durante il medioevo si sono scisse in 2 tronconi. La tradizione fondata sulla compilazione Giustinianea ha coinvolto solo l'Italia, mentre le regioni transalpine hanno conservato il ricordo del diritto teodosiano sopratutto perch la Chiesa ha continuato a maneggiare la Lex Romana Wisigothorum. CAP.7 | Alle origini del feudo Il Feudo un'invenzione dei Franchi, e ha visto la luce ai tempi dell'insediamento in Gallia dei primi Merovingi, all'inizio del V secolo; i longobardi, l'avrebbero poi conosciuto dai Franchi e importato, oltre che nell'Italia padana, anche nel mezzogiorno. Il re non poteva controllare tutto il territorio; egli affid quindi le terre a persone di sua fiducia, affinch questi le gestissero in nome suo. Il feudo composto da 3 diversi istituti: 1. RAPPORTO PERSONALE vassallaggio -(di origine Germanica) 2. CONCESSIONE PATRIMONIALE beneficium -(di orgine ecclesiastica) 3. PRIVILEGIO FORMALE - immunitas (di origine Romana) 1. Rapporto personale: il suo contenuto sta nella fidelitas che il vassallo doveva prestare al signore; il re tiene alcuni vassi a palazzo, altri ne invia qua e l ad amministrare beni fiscali; si tratta di servitori, ma in quanto servitori del re, le loro basse mansioni acquistano un che di onorario. Il rapporto forte ma non indissolubile. 2. Concessione patrimoniale(beneficium) : istituto che ha orgine dalla tradizione della chiesa; per il sostentamento degli ecclesiastici, la Chiesa ottenne dallo stato dei benefici da sfruttare, come un feudo da coltivare; attraverso questi privilegi, gli ecclesiastici potevano sopravvivere; va detto per che tali beni non erano di loro propriet, ma avevano su di essi un diritto simile all'usufrutto. Questa tradizione fu ripresa anche dai Franchi: per far si che i vassalli potessero far fronte al loro giuramento vassalitico, l'imperatore concesse loro delle terre. 3. Privilegio formale(immunitas) : Rappresenta delle immunit del terreno: immunit di ingesso(non vi potevano entrare funzionari imperiali), immunit di esazione(non dovevano essere pagate tasse ai funzionari imperiali), ed immunit inerente il potere giudiziale(i vassalli volevano essere gli unici amministratori della giustizia nel feudo) 7.7 Carlo II il Calvo, nell'877, nella dieta di Quierzy, accord l'ereditariet dei feudi maggiori. La norma si rivolge non a tutte le categorie, ma solo ai conti. I conti, pur prestando giuramento di fedelt come gli altri, non sono vassalli qualunque, perch i poteri pubblici che ricevono sono indipendenti, dal vassallaggio. Il feudo nasce quando il vassallo giura fedelt allimperatore (fides); la struttura feudale una piramide gerarchica, limperatore d ai vassalli (conti, marchesi,ecc.) le sue terre, essi a loro volta usano lo stesso metodo per controllare i feudi.

Struttura gerarchica: Vassalli Valvassori Valvassini 7.10 Nel X secolo imperversavano gli Ungari: scatenarono una serie ininterrotta di sanguinose incursioni soprattutto nel centro Europa, ma penetrarono a pi riprese anche in Italia. Furono l'incubo di un paio di generazioni, finch Ottone, re di Germania ed Italia, li sconfisse nel 955 sulle rive del Lech in baviera e li respinse in Pannonia; tanto merito propizi a Ottone la corona imperiale; si ebbe cos la Renovatio Imperii. Su questo sfondo storico, si vede muoversi il processo di rafforzamento delle citt e quindi delle milizie cittadine. Le prime formazioni di armati vennero organizzate da quei comandanti che tra il X e l'XI secolo diventeranno i valvassori maggiori milites primi ordinis, o capitanei; benfici di minor valore saranno distribuiti come sovvenzione, a m di stipendio alla truppa, ai valvassori minori milites secundi ordinis. 7.11 Corrado II, nel 1037 emana il famoso Edictum de beneficiis, attraverso il quale la successione dei feudi viene estesa anche ai vassalli minori(in Italia); oltr'alpe, il feudo continu a privilegiare il rapporto personale conservando al vassallaggio un ruolo attivo, costituito cio da servizi da prestare. CAP.8 | Il diritto bizantino e il Mezzogiorno In Italia, Costantinopoli conserv sempre un ruolo, malgrado avesse continuato a perdere territori nella seconda met dell'VIII secolo. Le ombre medievali della storia di Costantinopoli, sono periodicamente interrotte da sprazzi luminosi, alle sconfitte si alternano risurrezioni politicomilitari, al declino dell'ordinamento l'emanazione di leggi significative. Un esempio ne l'ecloga di Leone l'Isaurico, che un compendio di norme tratte dalle Istituzioni, dai Digesti, dal Codice e dalle Novelle di Giustiniano. A guardarci dentro l'opera appare intessuta di consuetudini bizantine; la sua data di nascita oscilla tra il 726 ed il 741; ebbe grande importanza soprattutto per il mezzogiorno. Si tratta di un codice modesto, che intende coprire l'intera vita giuridica, ma a fare la parte del leone il diritto penale. Per quanto riguarda il matrimonio, l'ecloga prevede 2 modi per concluderlo: mediante scrittura notarile eseguita alla presenza di 3 testimoni; oppure con celebrazione in chiesa o dinnanzi ad amici. L'apporto maritale prendeva il nome d'ipobolo. Quanto alle successioni, il testamento, ha come unico requisito la presenza di testimoni. L'ecloga prende inoltre in considerazione tutti i contratti pi usuali: deposito, locazione, compravendita, transazione,ecc. 8.5 Tra le raccolte di norme speciali che circolavano al tempo dell'Ecloga uso ricordarne 3: Nomos gheorghikos: legge agraria; nomos Rhodin nautikos, codice della navigazione; Nomos Stratiotikos, norme di diritto penale militare. 8.6 Diamo uno sguardo alle vicende politiche che preparano l'Italia meridionale a ricevere la nuova dinastia: nel 846 i Saraceni sbarcano sul Tevere, e saccheggiarono Roma; fu dichiarata guerra agli infedeli e Ludovico II fu messo alla testa di un esercito e scese nel mezzogiorno. Nell 866 ci fu una seconda spedizione, con lo scopo di riconquistare Bari ai mussulmani e di tentare l'unificazione della penisola sotto il re Carolingio. Ma riuscire a prendere Bari senza una flotta navale era impensabile; viene giocoforza cercata un'alleanza con la potenza marittima bizantina; da poco

sedeva sul trono Basileo I di macedonia. Concluso l'accordo, Bari fu presa. Tale vittoria per and a favore dell'impero Bizantino, dato che nell'875 i Franchi si dovettero ritirare dall'Italia, e quindi il mezzogiorno and in mani bizantine. 8.7 I successi politici, ispirarono propositi norvativi. Basilio fece l'Anacatarsi (purificatione delle leggi antiche), che aveva come fine di accantonare la disprezzata Ecloga Isaurica, anche se in realt essa stessa vi attingeva. Nel'879 viene redatta un'altra opera Ripetizione delle leggi, che era un rifacimento del Procheiros nomos con qualche modifica e qualche attingimento all'ecloga. 8.8 Al figlio di Basilio, Leone VI il filosofo, si deve una delle maggiori opere legislative medievali: I Basilici, redatto nel 900; una vasta collezione, composta da 60 libri, nei quali vi un forte ritorno di Giustiniano. L'opera attinse massicciamente, dal Codice, dal Digesto e dalle Novelle, meno dall Istituzioni. Essa non soppiant le opere precedenti; a vedere come la legge isaurica, e soprattutto quella di Basilio, continuassero a venir adoperate viene spontaneo pensare che i Basilici fossero fatti non per abrogare, ma bensi per integrare le precedenti opere. 8.9 Tutte le vicende legislative ch'ebbero come teatro l'oriente, toccarono l'Italia: se non altro perch lo esigeva dai tempi di Basilio quel ritorno all'autorit di bisanzio. Composte nell'Italia meridioneale furono l'Epitome Marciana, ed il Prochiron legum, un manuale di leggi, ed considerato il manuale giuridico dell'italia meridionale. Le radici messe dal diritto bizantino nel nostro mezzogiorno non furono subito tagliate quando il paese cadde nelle mani delle dinastie nordiche CAP 9 | Aspetti della prassi I protagonisti del mondo della prassi sono i giudici ed i notai; oltre ad interpretare le leggi che venivano dall'alto, essi dovevano accertare i principi non scritti posti dai costumi e, nel momento in cui li applicavano, caricarli di auctoritas. La maggior parte delle fonti che abbiamo appartengono ai notai; il notaio non era il pubblico ufficiale che conosciamo oggi. Era nominato e controllato dall'alto. La conservazione dei documenti pi essere considerata una sorta di appendice della funzione dei notai. 9.2 La firmitas assumeva il significato di irrevocabilit ed inattacabilit dell'atto e del suo contenuto. Oggi, al momento della firmitas, noi individueremmo il momento della nascita dell'obbligazione. La traditio chartae era evocata dai notai altomedievali quando scrivono di proprietari che alienano beni, appunto, per hanc chartam. 9.5 Gli istituti pi significativi della prassi: i trasferimenti di diritti reali erano quelli che richiamavano la redazione scritta. I contratti per la concessione agraria sono detti lex o consuetudo fundi. Se la gestione della terra ad apparire tema dominante della documentazione, il concreto possesso pi dell'astratta propriet a essere posto al centro delle preoccupazioni. La gewere germanica l'istituto che designava il mero legame materiale dell'uomo con la terra fuori da qualificazioni giuridiche; in italia, soprattutto in Lombardia, abbiamo invece l'investitura, che molto simile all'enfiteusi, ma se ne discosta per l'atto simbolico: la consegna di una bacchetta o di altro oggetto che si tenga in mano(requisito inderogabile della forma). La gewere-investitura faceva

dei diritti reali un abito della persona, ossia uno status. CAP 10 | Dopo l'anno Mille La grande trasformazione degli assetti economico-sociali che si avvia all'alba del nuovo millennio corrisponde ad ansie di rinnovamento anche religioso e politico che scatenano tentativi di riforma della chiesa e dell'impero. Per quanto riguarda l'impero, era lanciato all'inseguimento dei poteri antichi. Nel 962 fu incoronato imperatore di Roma Ottone I, ed un vento di germanizzazione semb abbattersi sull'Italia. Fu tuttavia l'ultima ventata, e dur poco; lo stesso Ottone I apr alla romanit, dando in sposa il figlio Ottone II ad una principessa bizantina. Fu il figlio di costui, Ottone III, a passare alla storia come il restauratore della tradizione imperiale. Riappare in questo periodo in capo ai monarchi occidentali il titolo d'imperator Romanorum, ed il sigillo imperiale riesum la dicitura Renovatio Imperii Romanorum. Fu per solo qualche decennio dopo la morte di Ottone III(met XI secolo), che si diede inizio alla politica di recupero delle regalie, ossia al restauro di tutti quei diritti sovrani che nello sfracelo postcarolingio l'Impero aveva perduto: diritti esclusivi su tutti i beni della corona, sui feudi maggiori, sul controllo e nomina dei magistrati, conio della moneta, esazione d'imposte. Ma il recupero di tali regalie, si doveva scontrare necessariamente con le pretese di due forze storiche in ascesa, il papato e la citt. La chiesa si voleva scrollare di dosso l'immagine di istituzione dello stato; le citt, rinforzate economicamente e demograficamente, aspiravano all'autonomia. 10.3 La guerra tra Impero e Chiesa scoppi violenta; ci fu un riformismo da parte della Chiesa; l'elemento catalizzatore di tale riforma fu il rinnovarsi dei conventi. Erano questi gli anni di Bucardo vescovo di Worms(primi anni 1000); la sua opera pi importante il Decretum, in cui venivano esaltati il primato del pontefice romano, i suoi pieni poteri sulla gerarchia ecclesiastica e addirittura della preminenza sul potere temporale, l'accentuazione della sacert dei beni della chiesa, la rigorosa disciplina del clero, la conferma del celibato, la depurazione del processo da ordalie e duelli. 10.4 Del pi infuocato clima che si accende al culmine della lotta riformista, testimone Gregorio VII, la cui opera pi importante il Dictatus papae; un lapidario complesso di 27 brevi disposizioni tutte rivolte ad esaltare la dignit ed i poteri del pontefice romano. Tutte le norme canoniche devono essere approvate dal papa; a lui spetta la giurisdizione nelle cause maggiori e non lecito impedire che ci si appelli a lui; nessuno ha il diritto di giudicarlo; e dice perfino che tutti i principi baceranno il piede al papa, il quale pu deporre i re. Il dictatus papae fu e rimane il manifesto della riforma, del mutamento della Chiesa in un organismo fortemente centralizzato, della rigorosa subordinazione dei vescovi al papa, del concilio al papa, della giurisdizione al papa. Altro autore del tempo Ivo di Chatres, che si presenta autore di ben tre collezioni: Decretum, Panormia e Tripartita. Se confrontate con quelle precedenti, le opere di Ivo appaiono meno accese, pi pacate. 10.8 La riforma gregoriana, sicuramente una delle forze storiche che hanno contribuito al ritorno in onore dei testi giustinianei genuini, e anzitutto del Digesto. 10.9

Troviamo anche in questo periodo molte falsificazioni a favore del monarca, tre sono celebri: Hadrianum, che contiene la narrazione del soggiorno di Carlo Magno a Roma nel 774; egli avrebbe riunito con il papa Adriano un sinodo nel quale l'ordine del giorno sarebbe stato il problema dei rapporti tra la Sede Apostolica e l'Impero; continua dicendo che il popolo romano aveva gi, nei tempi andati, superato l'ostacolo deliberando di trasferire al principe ogni potere con la celebre lex regia. Abbiamo poi il Privilegium maius e il Privilegium minus, che intervengono a favore di Ottone I, ripetendo le disposizioni dell'Hadrianum. Per Utraque lex, s'intende l'immagine dell'unione indissolubile tra spirituale e temporale, tra etica e diritto, tra canoni e leggi, dato di coscienza pi che d'intelletto. PARTE PRIMDDDDDDDDDDDFDDPARTE SECONDADDDDDDDDDDDDDDDDDDDDDA CAP.1 | Scuole preirneriane di diritto Anche la cultura, allo sbocciare del nuovo millennio, appariva in grande crescita. Le vecchie arti liberali, alle quali si affidava da secoli la formazione dell'uomo di lettere e di scienza, erano in grande espansione e le loro scuole, nelle citt in ripresa, trovavano ragioni di sviluppo e di successo. Si attribuisce la prima descrizione delle sette arti liberali a Marziano Cappella; usava distinguere le sette discipline in 2 gruppi: Trivium, che comprendeva le 3 arti che riguardavano la corretta e ornata espressione del pensiero nel discorso: grammatica, dialettica e retorica(arte del persuadere, e quindi dei giuristi); e Quadrivium, che riuniva le arti rimanenti, che riguardavano fenomeni obiettivi: aritmetica, geometria, musica e astrologia. Insomma materie scientifiche (quadrivium), opposte alle umanistiche(trivium). Le arti liberali dovettero costituire lo schema dell'istruzione superiore anche nell'alto medioevo; un istruzione che si impartiva superficialmente, a giudicare dalle preoccupazioni di Carlo Magno; egli era impensierito dallo stato miserando della cultura e delle scuole, e tenne quindi a curare la crescita culturale e si circond di dotti. Gli storici parlano di rinascenza carolingia alla sua corte 1.2 All'imperatore Lotario, nell'825, la dottrina italiana sembrava essere in condizioni pietose, tant' che la defin estinta; fu quindi mosso ad intervenire; il suo celebre capitolare olonese non si sa se istituisse una rete scolastica nuova, o se si limitasse a organizzare l'afflusso degli studenti, distribuendoli tra le sedi vescovili del regno d'Italia. Fu questo il provvedimento carolingio pi significativo in tema d'istruzione superiore; la sua emanazione sotto forma di capitolare ecclesiastico conferma inoltre che l'istruzione era interamente affidata al clero. All'inizio del nuovo millenio, Pavia doveva aver potenziato la sua scuola, che godeva di ottima fama e attirava gli studenti da lontano. Accanto alla scuola delle arti, si affacci a Pavia, sin dall'XI secolo, una scuola professionale di diritto longobardo-franco, rivolta alla formazione dei giudici. La scuola us studiare gli editti longobardi, e il capituale italicum, in una raccolta ordinata: Liber Papiensis(raccolta di leggi longobarde e franche).I maestri pavesi, progredirono un po' alla volta. Il primo approccio ai testi normativi fu di natura squisitamente pratica, e consistette nel corredarli di formule per facilitare l'attuazione delle norme della pratica dei tribunali(es. Placiti forma glossata). Altro scritto della scuola pavese il Cartularium, che riguarda i notai e la redazione degli atti privati. Altra opera la Quaestiones ac monita, composta di una serie di quesiti, con relativa risposta. Il capolavoro della scuola pavese per l'Expositio ad Librum Papiensem, analitico commento tecnico della raccolta di leggi fino a Enrico I. Opera fatta dalla scuola per la scuola. Se i maestri pavesi, studiavano e insegnavano il diritto longobardo, essi per citavano abbondamente anche il diritto romano: lo usavano come diritto sussidiario. 1.6

Si ipotizza che anche a Ravenna, prima di Bologna, esistesse una scuola di diritto 1.7 Odofredo, nel passo in cui parla di Ravenna, dice che Irnerio non fu il primo ad insegnare il diritto romano. Lo precedette un certo Pepo, di cui non si hanno molte notizie, dato che il suo ricordo era affidato a una tradizione orale. 1.8 L'idea che il diritto naturale dovesse prevalere su quello civile era esclusiva della chiesa: dato che la natura dio stesso, il diritto naturale s'identifica col divino, cui ovviamente nessuna legge umana avrebbe potuto derogare. Il diritto naturale era portato quindi ad assumere una valenza polemica nei confronti del diritto positivo e a diventare all'occasione, forza eversiva della norma vigente qualora risultasse ingiusta. 1.9 Il metodo e il pensiero di Pepo fecero presa sulle scuole canonistiche. Nella loro cornice venne avviato un filone dell'insegnamento del diritto romano alternativo a quello bolognese. Lo scritto in cui si sente pi chiaramente il pensiero di Pepo l'Exceptiones legum Romanarum Petri, dove viene esplicato, il principio caro a Pepo, della prevalenza del diritto naturale sul civile. L'exceptiones sono scomponibili, sono formate dalla confluenza di opere che hanno goduto ciascuna di vita indipendente e autonoma( formato da 3 opere minori Libro di Tubinga, Libro di Ashburnham e il Libro di Graz). CAP.2 | Irnerio e Bologna Wernerius la forma originale del nome del grande caposcuola bolognese; Irnerio il fondatore della scuola di diritto Romano bolognese. Irnerio debutta nella scena non nella cerchia dell'imperatore, ma in campo avverso, nel giro di quella grande antagonista degli Enrici che fu Matilde di Canossa. Irnerio era un avvocato; Matilde gli chiese di rinnovare i libri delle leggi. Tale invito secondo alcuni, significava poca cosa, a prenderlo alla lettera, e qualcuno prefer intenderlo come una metafora che avrebbe indicato il rinnovamento della scienza del diritto romano, insomma la creazione della scuola di bologna; ad altri invece sembrato un ordine, o pi modestamente un autorizzazione. Bucardo di Ursperg spiega con chiarezza qual'era il contenuto della petizione di Matilde: l'invito a rinnovare i libri di Giustiniano non era che l'invito a restituire il testo corruttissimo, alla foma originaria. Irnerio ci viene presentato come un filologo esperto del testo Giustinianeo; proveniente da ranghi dei maestri delle arti liberali. Irnerio, messo per la prima volta difronte alla raccolta pi completa delle novelle giustianee,l'Authenticum, lo trov estremamente disordinato tanto da pensare che non fosse autentico. Tolse da tale opera brevi estratti, per sistemarli in un codice che fu chiamato Authenticae. La vicenda della Authenticae, mostra come Irnerio fosse attento a presentare un'edizione dei libri legali giustinianei senza lacune normative, e intese quindi pur sempre destinare il proprio lavoro alla pratica. Della sua apertura al mondo professionale si ha notizia anche dal fatto che egli compose il primo forumlario per notai.I documenti che riguardano Irnerio coprono pochi anni della sua vita, tra il 1112 e il 1125, disegnando un Irnerio affaccendato tra arbitrati e giudizi. Nel 1118 Enrico V sped Irnerio a Roma a perorare la causa di Maurizio Burdino(antipapa Gregorio VIII); le sue arringhe lo esposero all'ira di Callisto II che lo scomunic. La sua morte si pensa che sopravven nel 1125. E' verosimile che Irnerio, in questa causa, abbia fatto ricorso alla falsa lex regia de impero(secondo cui il popolo romano aveva affidato all'imperatore tutti i suoi poteri), legge ripresa anche nell'Hadrianum; deducendo che era Carlo Magno, in quanto imperatore, ad avere il potere di eleggere il pontefice. Irnerio considerava la lex regia un'alienazione totale, definitiva e irrevocabile.

E' facile dire oggi che egli la invocava a sostegno di una battaglia politica: il recupero delle regalie. Non mancano le glosse di Irnerio. 2.7 Si conoscono 4 allievi di Irnerio: Bulgaro, Martino, Iacopo e Ugo, detti i quattro dottori, che proseguirono la scuola di Bologna. Bologna era stata per caso la culla del pi grande degli Studia: Irnerio; i quattro dottori ne fecero un'istituzione fissa che si elev agli onori della massima gloria cittadina. Tra i 4 dottori, almeno 2: Bulgaro e Martino avevano opposte linee di fondo del magistero. Sarebbero quindi nati 2 filoni di pensiero che avrebbero perpetuato polemiche presso gli allievi, finch una delle due correnti, quella di Azzone(teoria di Bulgaro), avrebbe trionfato. Bulgaro era il difensore dell'interpretazione rigorosa della legge scritta; Martino e la sua scuola gosiana era invece pi elastico e preferiva le maglie larghe dell'equit a quelle strette del dettato legislativo. Bassiano, allievo di Bulgaro, e soprattutto di Azzone, non lesin frecciate velenose alla corrente di Martino, accusandola di trattare l'equit arbitrariamente dalla propria coscienza, d'inventarla. Se per si vanno a vedere le glosse di Martino, egli non sembra meritare tanta offesa; anzi talvolta egli appare pi federe di Bulgaro al testo normativo. 2.8 Uno dei maggiori canonisti del 1200, Enrico da Susa cardinale Ostiense, descrive martino come un uomo spirituale disposto a seguire la legge di Dio a costo di sacrificare quella di Giustiniano, e la cui equit altro non era se non rispetto del diritto canonico. Dietro le polemiche stavano 2 mondi; quello di Bulgaro era il mondo nuovo, affascinato dal ritorno al diritto romano; quello di Martino invece non aveva tagliato gli ormeggi col mondo vecchio, quello delle 2 leggi ecclesiastica e romana che dovavano procedere unite nella sintesi dell'utraque lex. Checch ne dica l'Ostiense, Martino non sostitu mai il diritto divino al dettato delle norme romane; ebbe qualche apertura per soluzioni canoniche di singoli problemi. Martino diceva infatti che adottare la tesi canonica in caso di lacune non comportava alcun tradimento a Giustiniano. 2.10 Il vero banco di prova dei conflitti tra legge e coscienza stava per nell'ipotesi di contrasti tra passi delle scritture sacre e norme di Giustiniano. Fortunatamente gli scontri tra Dio e Giustiniano erano rari. Es. usure: Giustiniano le ammetteva, preoccupato di moderare solo l'entit, mentre Cristo non le ammetteva. Alla fine tutti concordarono sul fatto che, essendosi Giustiniano dichiarato disposto a seguire i sacri canoni, le usure non fossero esigili. 2.11 Altro caso di contrasto fu quello dei testimoni; Cristo ne chiedeva 2 o 3; Giustiniano di pi, almeno 7. Se la causa riguardava l'interpretazione della volont del testatore, la prova doveva essere affidata a 7 testimoni, se invece i dubbi riguardavano altri requisiti ne sarebbero bastati 2 o 3. 2.12 Il diritto divino comunque, entra solo di straforo nel quadro dei sistemi normativi disegnato dalle fonti romane: un sistema di sfere concentriche che partivano dal diritto naturale(dispensatore di equit); al di sotto v'era il ius gentium, comune a tutta l'umanit; infine il ius civile. 2.14 Ius naturale e ius civile restano due ordini diversi che, agivano ciascuno per contro proprio sulla vita del diritto. CAP.3 | Le scuole minori

Da qualche decennio, si cominciato a indagare seriamente le tante scuole che nel XII secolo sono proliferate ovunque e hanno costituito importanti centri di cultura giuridica. 3.2 Abbiamo le scuole legistiche provenzali. Una delle pi importanti scuole provenzali la troviamo a Montpellier, fondata dall'italiano Piacentino. Vasta stata la produzione, e molte delle opere che in altri tempi si credevano italiane, hanno cambiato cittadinanza. In Italia invece troviamo Modena, dominata dalla figura di Pillio da Medicina, maestro di diritto feudale oltre che romano. Le opere delle scuole minori presentano alcune peculiarit. La prima l'atmosfera grammaticale, che le circonda ed evoca perduranti legami degli autori con le arti liberali. Vedremo per esempio il Piacentino scrivere sermoni sulle leggi met in versi, met in prosa. Vengono poi presumibilmente da centri extra bolognesi, molte opere che curano l'eleganza della lingua latina. 3.4 Le prime operette dal taglio elegante sono le Enodartiones quaestione super codice e le Quaestiones super Institutis di Rogerio. 3.6 Rodolfo Niger, insegnava a Parigi arti liberali, e ci ha fornito importanti notizie su Pepo, dice che la rinascita del diritto romano e della relativa scienza era ispirata in senso antigermanico, perch la chiesa era contraria al duello ed al giuramento, oltre che alle composizioni pecuniarie. 3.7 Per quanto tipico tema della produzione di scuole minori, si pu immaginare che il diritto processuale abbia interessato anche i primi maestri della scuola bolognese, dato che a scrivere un lavoro sul processo fu nientemeno che Bulgaro; il trattatello fu richiesto nel 1141 dal cardinale Aimerico. Tra la produzione pi vasta in tema processuale spicca quella di Giovanni Bassiano, che studi con Bulgaro. Bassiano scrisse, a Mantova, l'Ordo iudiciorum, l'Arbob actionum(parla dello sviluppo storico degli studi processualistici) e la Summa Quicumque vult(dedicata alla fase iniziale del processo). Vi fu dunque un periodo, intorno agli anni 1160, in cui Mantova brill come il maggiore centro di dibattiti sul problema delle azioni. 3.10 Dopo il momento di gloria vissuto da Mantova, verso la fine del secolo si fa avanti come fucina di prodotti per giudici e avvocati, la Modena di Pillio da Medicina. Un'opera importante di Pillio l'agile Summa Cum essem Mutine, che una ricerca sui problemi della fase preparatoria della lite. Se il genere letterario adatto all'erudita filologia bolognese era la glossa, quello che conveniva ai panorami dogmatici delle scuole minori era la summa. La summa, che una descrizione manualistica, ebbe ad oggetto soprattutto il Codice e le Istituzioni. Il Piacentino compose una Summa Institutionim. Dopo aver avuto un prolungato soggiorno a Montpellier, e dopo aver scritto 2 Summe, decise di rivedere la patria e torn a Piacenza; vi stette per meno di due mesi, non seppe rifiutare un invito bolognese e si trasfer a bologna. CAP.4 | Dalla Modena di Pillio alla Bologna di Accursio

I Tres Libri del Codice Giustianeo, esibivano una normazione imperiale sul fisco e sul demanio, sulle concessioni dei beni pubblici e sulle magistrature locali. Dovevano dunque perdere di attualit alla fine del secolo e sembrare superati, e invece si accese una improvvisa fiammata d'interesse verso di loro. Dopo il biennio trascorso a Bologna, il Piacentino, ben 4 anni dopo, era finalmente rientrato a Montpellier; la morte sopraggiunse presto. La morte segn la brusca interruzione dell'ultima coraggiosa impresa del maestro: aveva intrapreso da poco la redazione della summa, appunto, dei Tres Libri. Pillio l'aveva continuata; anzich incontrare templi della giustizia e signore affascinanti Pillio preferiva sognare. In uno dei suoi sogni, egli narra, gli apparve il Piacentino e lo sollecit a continuare l'opera sui Tres Libri che era rimasta incompleta, e Pillio accett di buon grado. Neppure Pillio tuttavia, riusc a completare l'opera. Quella di Rolando da Lucca torn utile; Rolando era un giudice, che redasse una silloge di summae di tutte le parti del Corpus Iuris; quella dei Tres Libri fu raffazzonata con l'inzio del Piacentino, il grosso di Pillio e una manciata finale di titoli di Rolando da Lucca. 4.2 Subito dopo l'arrivo a Modena, Pillio aveva redatto il suo Libellus disputatorius, un lungo elenco di principi teorici tratti dalla compilazione Giustinianea. L'opera, composta da una serie di brocardi, era stata concepita per l'uso dei pratici, ma fu utilizzata anche a scopi didattici. Si trattava di un metodo di studio che puntava sul ragionamento anzich sulla memoria. Fu quindi un opera attraverso la quale fu effettuata una riforma della preparazione dei giuristi. Va detto che i brocardi costituiscono anch'essi un genere letterario non bolognese; si diffusero rapidamente e non ci misero molto ad entrare persino nella scuola bolognese. All'inizio del 1200 le cose stavano infatti cambiando a Bologna; la scuola si andava aprendo sempre pi alla vita forense, e Azzone, che la dominava, si era deciso a fare man bassa delle specialit delle scuole minori, comme summae e brocardi. 4.4 Per quanto riguarda il metodo brocardistico, il presupposto era un approccio critico a Giustiniano; vi era una discussione sugli interrogativi delle fattispecie normative prospettate. Partendo dall'interrogativo posto da un casus dubbio, essa oppose due gruppi di argomenti contrari dai quali doveva estrarsi una solutio. Le quaestiones ex facto emergentes, erano invece una simulazione del processo fatta tra gli studenti; esse costituiscono dunque il ponte tra aule scolastiche e tribunali, e contribuirono non poco a radicare definitivamente Giustiniano alla prassi. Le quaestiones, piacevano al cremonese Giovanni Bassiano. Oltre a farle disputare dagli studenti, in sede di esercitazione, fu tra i primi ad utilizzarle anche durante le lezioni. Non c' dubbio che quando Bassiano giunse a Bologna, dopo una lunga esperienza nelle scuole minori, port con se una forte ventata d'aria fresca che diede inizio al rinnovamento dei metodi della scienza bolognese. Pillio lanci sul mercato una collezione estesissima di quaestiones, al punto che divenne un manuale adottato persino a Bologna. 4.6 Un'altra vicenda segna il maggior contributo che Modena e Pillio diedero alla storia medievale del diritto: fu l'assunzione dei Libri Feudorum tra le materie d'insegnamento della scuola Romanistica. A differenza di Bologna infatti, nelle scuole minori, non si ignoravano gli altri diritti, cio quelli non romani. Pillio per primo, scrive un apparato di glosse ai Libri Feudorum, sia una loro summa. I Libri Feudorum, raccoglievano essenzialmente consuetudini feudali lombarde. Il nucleo era costituito da due lunghe lettere che il giudice milanese Oberto dall'Orto mand al figlio Anselmo, studente a

Bologna; il giovane si sarebbe infatti lamentato che nella scuola Bolognese il diritto feudale fosse passato sotto silenzio; e il padre, che per la lunga pratica di giudice conosceva le consuetudini milanesi, gli descrisse egregiamente quelle che si applicavano nei feudi. Inoltre, dopo la dieta di Roncaglia, del 1158, alcune costituzioni di Federico Barbarossa vi erano state aggiunte. 4.7 I Libri Feudorum, vennero inseriti nel Corpus Iuris, e per loro fu un incredibile colpo di fortuna; la giustificazione di tale ingresso fu trovata nella presenza di costituzioni imperiali nelle due ultime redazioni del testo. 4.8 Pillio prese lo spunto dai suoi studi sui Libri Feudorum per dare un contributo essenziale alla figura tecnico giuridica del feudo lombardo. Nel feudo si parla di dominio diviso; una teoria che spaccava la propriet in 2 sottospecie: dominium diretto, spettante a chi aveva la titolarit del bene, ossia la nuda propriet, e dominium utile, spettante a chi aveva il godimento concreto della cosa. Quando Pillio comp l'opera di assimilazione del feudo a una sorta di propriet era dunque circondato da un'atmosfera consuetudinaria congeniale. 4.10 La versatilit soprendente di Pillio, che per 1\4 di secolo imperson una Modena all'apice del successo, d la misura creativa della scuole minori, e dell'imponente contributo che diedero alla scienza. Ma v' un altro punto che occorre toccare, ed il progressivo aprirsi dell'interessamento dei giuristi alle consuetudini locali, e quindi agli statuti, via via che il fenomeno comunale si affermava tra il XII ed il XIII secolo. Proprio il coordinamento tra le normative particolari e il diritto Romano insegnato, apr l'epoca del Diritto Comune. Acquista quindi potere la consuetudine; se la legge era una norma santa, la consuetudine era ancora pi santa, e dove la consuetudine parlava la legge veniva azzittita. Taluni glossatori cercarono una soluzione di compromesso: la consuetudine derogava solo localmente. Esclamer il Piacentino, un popolo che contravviene alla legge si comporta da delinquente e andrebbe quindi punito; e invece lo si premia permettendogli di girare consapevolmente gli scomodi comandi dell'imperatore. 4.11 Quando scocc il 1200, molte delle novit che venivano dalle scuole minori, avevano conquistato Bologna, che quindi cambiava. Azzone, sente il fascino del maestro Giovanni Bassiano, personaggio delle scuole minori. Ma il segno pi vistoso della penetrazione dei metodi della periferia sta nel'improvvisa comparsa delle summae. E' singolare che le 2 summae pi ricche, del Codice e delle Istituzioni escano da un maestro bolognese come Azzone. Tanto gli piacque il genere della summa, che tent di redigerne una persino del Digesto; l'opera usc a met. Il genere della summa venne di moda a Bologna; Accursio, a conclusione dell'et dei glossatori, scrisse la summa Authenticorum. 4.12 La scuola Bolognese conserv tuttavia nella prima met del 1200, la propria tradizione di tempio della glossa, e ne celebr il rito con le grandi imprese di Azzone e di Accursio. La glossa non era considerata a Bologna, come un genere d'autore, ma era considerata invece come un grande albero, al quale ciascuno poteva aggiungere o togliere rami, ma il cui tronco comune attraversava le generazioni. Glossa importantissima la magna glossa di Accursio. Opera composta da quasi 97000 glosse a corredo del Corpus Iuris.Il mondo dei giuristi conclude con Accursio l'et dei glossatori, e la glossa magna divent il sipario che cadde a chiudere tale epoca.

4.15 Nel mondo medievale, leggi e negozi erano entrambi dichiarazioni di volont; per la legge sembr naturale richiedere una legittima causa per inserirla nell'ordinamento; nacque cos la causa legis; se fosse venuta a mancare la causa per la quale la legge era stata emanata questa sarebbe dovuta decadere automaticamente, senza bisogno d'abrogazione. CAP.5 | Graziano e la decretalistica (1140-1234) Parlallelamente alla strada civilistica inaugurata da Irnerio, si apr a Bologna quella canonistica iniziata da Graziano. Il diritto canonico era in grande fermento dalla seconda met dell'XI secolo; nel clima turbinoso della riforma gregoriana, le collezioni erano fiorite una dopo l'altra a ritmo impressionante; tuttavia si dovette attendere Innocenzo III, perch la chiesa promulgasse ufficialmente, per la prima volta nella sua storia, un codicetto di decretali di quel papa, la c.d. Compilatio III. E tuttavia, il decreto di Graziano, pur rimanendo un opera privata, sprovvista dell'approvazione papale, comp comunque un grande passo avanti verso l'unificazione normativa. Una straordinaria rinascita teologica si era verificata in Francia; il rivoluzionario Abelardo, assumendo per la prima volta quell'atteggiamento critico nei confronti della sacra pagina, segner la trasformazione della reverente e arrendevole conoscenza altomedievale dei testi sacri in vera e propria scienza teologica. Il punto di partenza dell'opera di Graziano fu, in sintonia con la rinascita teologia francese, un analogo riscontro della presenza di contraddizioni nel diritto canonico; ma l'obiettivo di Graziano fu quello di appianarle, di evitare lo scandalo; il suo programma sta tutto nel titolo dell'opera: Concordia Decreta o Decretum. 5.2 Le notizie biografiche su Graziano sono rade; nato probabilmente ad Orvieto, verso la fine dell''XI secolo, fu un monaco camaldolese e tra gli anni 1130-1140 doveva essere attivo a Bologna; qui avrebbe composto la sua opera e fatto scuola, peraltro bisogna dire che egli aveva scarso entusiasmo verso le fonti legislative romane; mor intorno al 1150. Nel 1143, a Venezia, il cardinale del papa Innocenzo II, all'atto di emanare una sentenza in tema di decime ecclesiastiche, volle sentire il parere di alcuni alti prelati: Guafredo, legis doctor; Graziano, ed il dotto Mos. Guafredo e Mos ebbero una disputa singolare i cui echi si ripercossero per secoli tra i grandi professori: nel caso un convento fosse stato abbandonato, i suoi beni a chi sarebbero toccati? Al patrono dalla cui liberalit il convento li ha avuti, oppure erano da considerare vacanti e da assegnare quindi al fisco pontificio? Gualfredo riteneva che essendo i monaci veri proprietari, la loro mancanza comportava che nei beni subentrasse il fisco papale (soluzione condivisa poi da Giovanni, Azzone e Accursio). Mos invece sosteneva che propriet e possesso spettassero alle mura stesse del convento, all'edificio materiale. 5.3 Insieme a Gualfredo e Mos, il Graziano del consulto veneziano appare l'esponente di un giro di giuristi bolognesi alternativo a quello del testo Giustinianeo, negli anni immediatamente postirneriani. La grande benemerenza che la vecchia storiografia riconosceva a Graziano, era di aver separato il diritto canonico alla teologia, quanto dire di aver costruito alla Chiesa un ordinamento genuinamente giuridico, ch'era sicuramente cosa non da poco. La storiografia mette poi in risalto, quale contributo personale di Graziano, i dicta, intercalati da lui tra i pezzi della collezione per spiegare problemi, fornire principi e appunto sanare contraddizioni.

5.4 L'opera di Graziano domin il giro delle scuole canonistiche e quindi conquist la scienza; come manuale venne usata nella scuola che il maestro cre a Bologna; la cattedra per altro ne fece uso pluriennale, e quindi lui stesso, ed in seguito i suoi allievi, poterono apportare modifiche e rifinire il testo; fu completata la sistemazione in 3 parti: 1 e 3 divise in distinctiones, la 2 in cause e questioni. 5.5 Il francese Rufino, vescovo di Assisi e poi di Sorrento, redasse nel 1160 una summa, che fu il maggior veicolo per la diffusione in Francia del Decreto Grazianeo. Si accese allora in Francia una vampata di scienza canonistica, che s'irraggi in Germania e in Austria. La bella fioritura di scuole transalpine declina all'inizio del 1200. 5.7 Uguccione da Pisa, apr le dighe all'irruzione del diritto romano nel canonico; ed il diritto romano, miniera di tecnica giuridica, cambi lo spirito dell'ordinamento della Chiesa, lo allontan dalla teologia e mut l'aspetto ambiguo del canonista-teologo nel volto del giurista. Uguccione, Pisano di nascita, comp a Bologna i suoi studi canonistici; e sempre a Bologna pi tardi insegn; tra il 1188 ed il 1190 compose la preziosa Summa Decretorum. Nel 1190 venne nominato vescovo di Ferrara; mor nel 1210. La sua figura resta decisiva nella storia del diritto della Chiesa; la circostanza che dopo di lui si esiga la formazione civilista dei canonisti sar rivoluzione non da poco; i canonisti si metteranno presto alla pari dei civilisti in fatto di tecnica giuridica e questo aprir, un po' alla volta, alla fusione delle 2 scienze nel sistema dell'utrumque ius. Gradualmente il Decreto divenne un mero deposito di ius vetus, una galleria delle tradizioni da conservare come emblemi della comunit della vita e della funzione della Chiesa, ma che dovevano essere completate ed aggiornate. Le Compilazioni sono raccolte di decretali; 5 ebbero particolare fortuna e furono chiamate Quinque Compilationes Antiquae. La prima Compilatio antiqua dovuta a Bernardo Balbi di Pavia; studente e poi professore a Bologna; legato ai metodi della decretalistica, non si content di aggiornare Graziano, ma si preoccup anche di completarlo; non contento, dedic alla propria raccolta anche una summa, utilizzata a fini didattici. La terza Compilatio antiqua (seconda in ordine cronologico), fu redatta su ordine di Innocenzo III, da Giovanni di Galles, che redasse nel 1209 una collezione delle norme del papa, alle quali fu impresso carattere ufficiale. La Compilatio Quarta, fu redatta da Giovanni Teutonico, al tempo del 4 concilio lateranense, e vi furono inseriti quasi tutti i canoni di tale concilio. La Compilatio quinta, fu promulgata nel 1226 da Onorio III, e redatta da Tancredi. 5.10 I semi delle concezioni politiche che Gregorio VII aveva gettato, stavano dunque maturando sul teerreno giuridico e disegnando un incredibile sogno di potenza della chiesa. Fino a quel momento il pensiero dei seguaci di Graziano era rimasto impermeabile alle pretese ierocratiche perch il Decreto era stata valida roccaforte a difesa dell'antico dualismo gelasiano. Dalla met del 1200 le tesi ierocratiche si diffonderanno per toccare il culmine con Bonifacio VIII. CAP.6 | Da Gregorio IX in poi: i libri da decretali e la decretalistica

Le Compilationes Antiquae erano state un assaggio delle possibilit che offriva la massa delle decretali in vista della costruzione di un ordinamento organico e moderno, ma non erano appunto che un assaggio, un lavoro preparatorio per sua natura incompleto. La pietra di volta di un sistema fondato sulle norme papali fu posta da Gregorio IX. Gregorio IX non aveva nascosto sin dall'inzio del suo pontificato di voler fare una nuova, grande collezione di decretali. Nel 1230 incaric dell'impresa lo spagnolo Raimondo di Penafort; le fonti erano tante e disordinate; non mancavano contraddizioni tra le decretali nuove e l'invecchiato Decreto; v'erano disarmonie persino tra le Quinque Compilatione Antiquae. Il primo passo fu dunque di fare una cernita accurata del materiale delle cinque compliazioni antiche. Poi si dovette completare la massa delle fonti selezionate sia con le nuove decretali di Gregorio IX, sia con un modesto apporto di materiale antico (canoni degli apostoli, epitome giuliani,ecc.). La collezione fu chiamata Decretales Gregorii IX, detta anche Liber Extravagantium o Liber extra. La bolla Rex pacificus di promulgazione, del 1234, proibiva la consultazione di altre raccolte, salva autorizzazione della santa sede. Il liber extra diventava cos il pilastro portante ufficiale dell'ordinamento della Chiesa. 6.2 L'opera ebbe pi di un apparato, quello di Bernardo da Parma, pur non essendo probabilmente il migliore, divenne la glossa ordinaria. Il firmamento decretalistico ebbe una triade di alti prelati su cui uso soffermarsi: Trani cardinale di S.Adriano, Papa Innocenzo IV, ed Enrico da Susa cardinale Ostiense. Riguardo l'Ostiense, fu nel 1262 vescovo di Ostia; nel 1250 redasse la Summa del Liber Extra; divent il vade-mecum dei canonisti. Altrettanto, se non ancora pi grandiosa e ricca della Summa fu l'importante Lectura, delle medesime decretali gregoriane. L'ostiense era un seguage della dottrina ierocratica; quindi secondo lui il trono papale si ergeva pi alto di qualunque altro trono; basti pensare al paragone con il sole e la luna. L'utruquem ius, interazione tra norme canonistiche e civilistiche, sar pienamento raggiunto solo nel 1300. 6.5 La chiesa nel tardo 1200, sembra essere ovunque vittoriosa, ma all'improvviso scoppia la tempesta Celestino V, il papa angelico fa per viltade il gran rifiuto. Bonifacio VIII, accusato di essere uno dei suoi detrattori, sale al pontificato; tuttavia la famiglia dei Colonna gli si erge contro; i due cardinali Colonna, avevano tentanto di impostare inizialmente la controversia su un punto essenzialmente teologico, ossia che la consacrazione pontificale non fosse valida perch non valida era la rinuncia di Celestino V; ma era una strada poco favorevole per loro; molto pi pericolosa per Bonifacio VIII fu l'accusa di eresia. Esercit pressioni anche il re di Francia Filippo il Bello, e si sa come and a finire: dopo alti e bassi di scontri e di tregue, allo schiaffo di anagni dell'estate 1303, segu la morte del papa. Dietro l'urto politico si agitavano bandiere ideologiche; le tesi ierocratiche esaltate da Bonifacio VIII, erano insopportabile manifestazione di mania di potenza per Filippo il Bello. La celebre bolla Unam Sanctam del 1302, non poteva non infastidire un re che vi leggeva non solo di essere subordinato alla Sede Apostolica, ma che questa non poteva essere giudicata da alcuno e aveva il diritto di giudicare tutti. La frattura che si era creata influ indirettamente sul trasferimento della Sede Apostolica da Roma ad Avignone, pochi anni dopo la scomparsa del papa; ci fu il c.d. Grande Scisma, quando a un papa ritornato da Avignone a Roma, se ne contrappose uno rimasto ad Avignone. La figura del pontefice

ne usc ridimensionata. 6.6 Questa la cornice storica in cui va collocata la grande collezione di decretali che Bonifacio VIII promulg con la bolla Sacrosanctae del 1298; curioso il titolo delle decretali: Liber Sextus. Opera divisa in 5 libri, che perseguiva l'intento di aggiornare il Liber Extra; complet anche le decretali di Gregorio IX. 6.7 La guerra del re di Francia contro Bonifacio VIII contribu, dopo la morte di quest'ultimo, alla crescita dell'influenza francese sulla curia, e nel 1309 al trasferimento della sede pontificia ad Avignone. Lo decise Clemente V, che diede inizio alla c.d. Cattivit avignonese, che durer settant'anni. Durante tale periodo cambiarono la mentalit e la politica della chiesa; se non si sconfess mai l'ideologia ierocratica, si prefer all'atto pratico seguire strade pi moderate e relistiche. Anche Clemente V raccolse una serie di decretali, le c.d. Clementine; malgrado la modesta mole, questa compilazione avignonese ha lasciato il segno in pi di una materia; essa contiene l'intervento del papa nella dibattutissima questione della povert francescana, ed un paio di norme non meno importanti sul diritto processuale. Con Clemente V si chiuse la stagione delle raccolte ufficiali di norme pontifice. 6.10 Nell'anno 1500, Jean Chappuis, pubblica l'insieme delle collezioni pontifice; nacque il Corpus Iuris Canonici. Esso risult formato dal Decreto di Graziano, dal Liber Extra di Gregorio IX, dal Sextus di Bonifacio VIII e da un'aggiunta curata dallo Chappuis stesso. Cos completato il Corpus non mut pi, le nuove norme, del 1500 in poi, vennero conservate nel Bullarium. 6.11 Quanto all'esegesi, Giovanni d'Andrea, che aveva studiato a Bologna teologia, diritto civile e diritto canonico, figura rappresentativa della Bologna del 1300, cominci col corredare di un apparato ordinario il Liber Sextus di Bonifacio VIII. La sua opera maggiore fu comunque la lecturae delle Decretali di Gregorio IX e del Sextus. All'inizio del 1300 la scuola Bolognese usciva da traversie che avevano rischiato di comprometterne le fortune; lo scompiglio era cominciato nei disordini seguiti alla cacciata dei ghibellini da parte dei guelfi. La fazione vincente, ebbe paura della scuola, palestra di pericolosi esercizi di opposizione; cominci allora a nominare i professori e a pagare loro stipendi in modo da farne funzionari sotto il loro controllo. 6.12 Il diritto canonico bolognese del 1300, sembra ruotare attorno a Giovanni d'Andrea; Giovanni Calderini fu suo figlio adottivo, oltre che scolaro; Giovanni da Legnano spos sua nipote. Entrambi sono figure importanti; il secondo, studioso di diritto, matematica medicina e astrologia, si presenta come l'incarnazione di una nuova, ariosa cultura dei giuristi pronti a qualsiasi impegno intellettuale. Il maggiore canonista del 1300 il siciliano Niccol Tedeschi; insegn a Siena, a Parma e a Bologna; i suoi commenti del Liber Extra, del Sextus e delle Clementine sono considerati un monumento canonistico. CAP.7 | L'et dei commentatori civilisti Gli ultimi glossatori avevano disegnato la figura della causa legis, individuando in essa la ratio della

norma; i giochi con la ratio legis dovevano sostituire l'analisi della lettera, la glossa condizionata dall'aggancio alle parole doveva cedere a un genere letterario pi adatto alla richerca della ratio. L'invenzione dela causa legis fin col sospingere verso un tipo d'intepretazione creativa, da sostituire a quella ricettiva dei primi glossatori. Se le basi della rivoluzione metodologica furono gettate a Bologna, le prime grosse notiv si ebbero in Francia. Nel 1235, Gregorio IX autorizz a Orleans, l'insegnamento del diritto romano. Non soprende che alla met del secolo, compaiano ad Orleans maestri ex allievi di bologna. Nel 1260, troviamo Jacques de Revigny, la futura stella della scuola d'orleans, che insegn fino agli anni '80 e mor in italia nel 1296. Di lui si ricordano le maestose lecturae; spesso in queste lecturae sono intercalate repetitiones, ossia lezioni o conferenze tenute fuori dall'orario didattico e destinate ad un'esegesi particolarmente approfondita di leggi o di paragrafi importanti; compaiono poi frotte di quaestiones. Sempre del Revigny l'Alphabetum, contenente lessico specialistico, circoscritto a voci giuridiche. 7.3 Alcuni allievi di Revigny ebbero buona fama; il pi celebre fu Pierre de Belleperche, e sar uno dei tramiti pi importanti della diffusione in Italia del commento francese. Cominci a insegnare verso gli anni 1270, fino al 1290. Verso il 1296 entro al servizio del re Filippo il Bello, di cui divenne consigliere. Compose anche una raccolta di quaestiones. Famosa per la produzione civilistica, la scuola d'Orleans tenne anche insegnamenti canonistici. Concetto nato in tale scuole quello della persona repraesentata; anche l'impero dice Revigny, una persona repraesentata, titolare di beni e di poteri: questa la prima volta in cui si rappresenta lo Stato come persona giuridica. 7.5 I giuristi italiani della fine del 1200, ebbero notizia degli Orleanesi; li conobbero senza mostrare eccessivo apprezzamento; un vero entusiasmo invece pales Cino Sighibuldi; la sua ammirazione per Jacques de Revigny e per il Belleperche indubbia, in molti punti ne saccheggi le opere e attinse largamente dalle loro idee. Il poderoso e raffinato commentario sul Codice e sull'inizio del Digesto non fu una lectura scolastica ma un commentario vero e proprio, scritto a tavolino. Si apre con Cino anche in Italia, dunque, l'epoca dei commentatori. Una delle scuole destinate a lunga gloria era quella di Padova, che aveva avuto un ruolo importante sin di tempi Accursiani. Era nata nel 1222 a seguito di una migrazione studentesca da Bologna. La grande fioritura di nuovi Studi che disegner la rete duratura dei centri superiori d'istruzione e il panorama culturale dell'Italia moderna sboccia rigogliosa nel trecento. Sin dal 1200 venuta maturando il modello della scuola istituzionalizzata, in cui vari insegnamenti svolti da professori diversi vengono opportunamente coordinati, e cui attribuita la prestigiosa etichetta di Studio generale. E' un marchio di qualit, e le citt richiedono questo marchio in via di privilegio specialmente a papi e imperatori. 7.7 Venendo alle novit del 1300, lasciando per ultima Perugia, la sede pi importante, iniziamo dalla Toscana, dove troviamo la maggior parte di diplomi di Studia generalia. Abbiamo Pisa, citt che vanta un centro di studi professionale nel quale un discreto numero di giudici e giuristi locali si era impegnato a glossare gli statuti cittadini. Sar il papa Clemente VI a dare a Pisa l'agognata patente di Studium generale. Poi abbiamo Siena, fatta Studium Generale da Carlo IV; tale scuole ebbe professori prestigiosi nel 1300; ma la sua storia pi importante l'ebbe nel 1400. Firenze, anch'essa avente la patente di Studium Generale, vide sfilare nelle sue aule professori di

prima grandezza. In lombardia trovia Milano, centro scolastico dello stato e insignit dello Studium Generale da Carlo IV. Infine abbiamo Perugia; papa Clemente VI diede nel 1308 alla citt il prestigioso titolo di Studium generale; Perugia volle subito accaparrarsi i maestri pi prestigiosi; uno degli allievi della scuola fu Bartolo da Sassoferrato. Perugia non ebbe tuttavia la gloria di adottare Bartolo, che pass a insegnare a Bologna, e mor all'et di 43 anni. Nel 1500 si istituirono addirittura corsi su Bartolo nell univerist di Padova, Bologna e Torino. Al Bartolo acuto e rigoroso di Giustiniano, si contrappone il Bartolo esponente appassionato del suo piccolo mondo comunale in declino, dominato ormai dall'arroganza delle signorie; la predisposizione al diritto pubblico che la storiografia gli riconosce gli venne principalmente dalla curiosit per le anomalie della vita comunale del suo tempo. 7.10 Bartolo ebbe allievo a Perugia di Baldo degl Ubaldi. La famiglia degli Ubaldi era ragguardevole a Perugia; il padre era docente di medicina, e tre dei suoi figli furono professori eccellenti: Baldo e Angelo civilisti, Pietro canonista. Baldo nacque nel 1327 e mor nel 1400; svolse a Perugia la maggior parte del suo insegnamento, ma ebbe cattedre anche a Firenze e Padova. Baldo fu autore molto ricercato dei consilia, un genere che cominciava ad interessare la scienza dei tribunali. Colpisce l'impegno di Baldo sui feudi, nei suoi ultimi anni di vita. Sempre negli ultimi anni di vita Baldo segna una svolta nella storia della tradizione civilista: egli tra i maestri delle leges a dedicarsi al diritto canonico e a trasformasi da civilista in giurista in utroque. 7.11 Perugia conserv nel 1400 la posizione di assoluto spicco che aveva avuta nel 1300. Il pi importante allievo di Baldo fu Paolo di Castro, autore di estesi commenti. Se non mancano professori di buon livello, per la fama della scienza giuridica che nel 1400 comincia a declinare.Aveva preteso nel 1200 di rappresentare la nuova sapienza del mondo comunale; dal '400 comincia a soffrire la concorrenza della cultura umanistica; il disprezzo umanistico colpisce i suoi metodi dialettici elementari. La ripetitivit dell'esegesi; la mancanza di originalit e la cecit di fronte alle nuove mode culturali, il giudizio che viene dato della giurisprudenza del 1200. CAP.8 | Questioni di metodo e svolte culturali. L'umanesimo giuridico Il gioco di cercare le rationes delle leggi sbrigliava l'inventiva dei commentatori e allontanava le catene dell'attenzione ai verba; lasciava insomma che alla lettera della norma si guardasse poco o nulla. Il pericolo che ne conseguiva, era di avere interpretazioni variabili, insicure e arbitrarie, a pregiudizio della certezza del diritto. Occorreva trovare un nuovo ormeggio, che, sostituendo i legami con il dettato letterale, incanalasse l'interpretazione entro argini stabili. Si pens allora di radicare il valore e l'efficacia delle teorie nel prestigio dei maggiori maestri che le avevano enunciate e difese: nasce il c.d.argumentum ab auctoritate. Un argomento simile quello dell'exemplum, istituto romano corrispondente al moderno precedente. 8.2 Accanto al giudice cacciatore di rationes, v'era il sapiente, generalmente il professore, che di questo tipo di caccia era il massimo esperto. Nei casi dubbi si convenne che i pareri dei dotti di sicura fama andassero seguiti, e da ci nacque l'argumentum ab auctoritate vero e proprio. Esso non fu comunque mai considerato vincolante, perch l'unica autorit spettava in astratto solo al principe; mentre il giudice invece dava una sentenza obbligatoria per il caso esaminato. Tuttavia, a forza di seguire un principio in ossequio del prestigio di coloro che l'avevano formulato,

e poi continuativamente adottato, questo principio finiva coll'oggettivarsi assumendo le sembianze di una opinio communis. 8.3 L'umanesimo nel 1400 era ormai il fulcro di una rivoluzione intellettuale. L'umanesimo, con l'entusiasmo che aveva generato per la filologia, costituiva in fondo un grande ritorno alla grammatica delle arti liberali. Era cio un movimento diametralmente opposto a quei giochi con le rationes, cara ai giuristi, che avevano prodotto un distacco dallo studio filologico del testo giustinianeo; i metodi dialettici dei commentatori erano guardati con disprezzo dagli umanisti. Il diritto tuttavia rest impermeabile alla filologia: continu infatti a prospettare il solito gioco delle rationes rifiutando il ritorno alla littera del testo. 8.6 La citt di Bourges, dopo Alciato, ebbe un momento di splendore. Tra i suoi maestri pi importanti ricordiamo Jacques Cujas, storico ed editore di fonti antiche e al contempo sottile esegeta critico del testo giustinianeo. Ma la ventata umanistica non fu limitata a Bourges; il cultismo apparve radicato in Francia; il relativo insegnamento fu detto mos gallicus. Ad essa si contrappose il vecchio metodo dialetticoscolastico dei commentatori, seguito in Italia e chiamato mos italicus. I cultori del mos gallicus erano contrari al mos italicus, di cui condannavano l'ignoranza della storia, della lingua greca e persino delle eleganze della lingua latina. L'italia, che aveva dato l'avvio all'ondata umanistica, vide nel 1500 solo radi bagliori della lezione Alciatea; che questa invece fosse dilagata in Francia cosa che ha colpito la storiografia. Differenza mos gallicus mos italicus: Il mos gallicus era un metodo di studio e di insegnamento del Corpus iuris civilis diffusosi soprattutto in Francia nel XVI secolo; si caratterizza per il metodo storico-sistematico connesso allo spirito con cui l'umanesimo giuridico si accostava al Corpus giustinianeo. Esso era pervaso dallidea di una rigorosa critica storico-filologica del testo per recuperarne loriginaria purezza, e non dallesigenza avvertita dal mos italicus (che s'identifica con i commentatori e con i glossatori) di farlo corrispondere e adeguarlo alle esigenze giuridiche dellepoca. 8.7 La critica filologica, e la storicizzazione delle leges che furono intraprese dal cultismo francese, scalzarono quanto restava dell'antica venerazione di Giustiniano. Nessuno pretese pi che le sue leggi fossero ispirate da Dio, come avevano ripetuto glossatori e commentatori, n ch'esse portassero un che della verit divina. Tutti sapevano al contrario che erano prodotti umani confezionati da uomini fallibili. CAP. 9 | Comuni e altre autonomie tra 1200 e 1400 La nascita e la crescita delle scuole di diritto romano sono andate di pari passo con la maturazione degli ordinamenti cittadini. La citt, il maggior palcoscenico dei mutamenti che la vita spirituale e materiale sperimenta dopo il 1000. L'impero annaspa, e la chiesa percorsa da una frenesia di riforma. Lo straordinario fiorire di comuni e comunelli nell'Italia centro-settentrionale, e il loro atteggiarsi come capitali di staterelli, fervide di attivit economiche, culturali e artistiche, ha colpito tanto la storiografia ch'essa non ha esitato ad assegnare al tardo Medioevo la qualifica di et comunale, a zone circoscritte dell'Italia. Il fenomeno comunale ha lasciato un segno profondo, nel bene e nel male, su gran parte dei territori e della popolazione; da una parte ha costellato di opere d'arte un'infinit di centri grandi e piccoli,

tutti impegnati ad abbellirsi per nobilitarsi; dall'altra ha coltivato gretti spiriti di campanile. Vi fu quindi un improvviso esplodere di ordinamenti giuridico-politici,; la citt divent fonte di poteri normativi, giurisdizionali e di autogoverno. Esplodere causato dagli straordinari sviluppi delle citt, dalle trasformazioni economiche, dal prevalere dell'economia urbana su quella rurale, dell'industria sull'agricoltura, ecc. 9.2 Una teoria fatta dal Calasso, vede il fenomeno comunale un portato di quella vasta ondata di spirito associativo che pervase l'intera vita sociale dopo il 1000. Ad assicurargli valenze tecnico-giuridiche avrebbero provveduto anzitutto quegli statuti associativi che nascevano da patti, ed erano sanzionati da solenne giuramente collettivo, o coniuratio; ve n'erano di tante specie, e germogliavano ovunque; spiccano per la loro importanza le societates di arti, mestieri e corporazioni. La consorteria, un tipo di associazione gentilizia; vi si accedeva per nascita o matrimonio. V'erano poi le compagnie delle armi, cos qualificate per via dei loro scopi prevalentemente militari; v'erano poi le confraternite laicali, con scopi assistenziali e religiosi. Insomma, lo spirito associativo che connota l'inizio del nuovo millennio tende a frammentare i gruppi in circoli pi o meno chiusi e gelosi di un'autonomia che li trasforma in istituzioni, e ne fa insomma dei veri e propri ordinamenti giuridici. 9.3 In questo gioco di multiformi autonomie si fa avanti anche una forma corporativa peculiare, che l'univerist degli scolari. Essa rappresentava l'esito di un moto associativo compiuto dalla massa studentesca verso la fine del XII secolo. A dare alla scuola una certa autonomia era intervenuta la costituzione Habita; il suo obiettivo era quello di assicurare protezione sottraendo enti o persone alla giurisdizione ordinaria. La creazione di questo foro speciale privilegiato contribu anch'essa di fare della scuola un ordinamento giuridico a se stante. 9.4 Tornando al comune cittadino, ovvio che la rapida crescita delle sue strutture, che significava crescita dei suoi poteri autonomi, doveva scontrarsi con la politica centralizzata degli imperatori e monarchi del XII secolo. Federico Barbarossa, nel 1155, dopo l'incoronazione, e le prime esperinza di lotta coi Comuni, nomin a governarli suoi ufficiali di fiducia col nome di potest. I comuni cacciarono i potest nel 1164. Nel 1167 fu fatta la Lega Lombarda; nel 1176 la battaglia di Legnano vide le armi imperiali soccombenti; infine nel 1183 ci fu la pace di Costanza, che vide si la formale sottomissione dei Comuni all'Impero, ma sanc il riconoscimento da parte imperiale delle consuetudini, ossia di quelle ampie autonomie che le citt avevano usurpato. Su tale pace occorre precisare che l'interpretazione dell'Impero e dei Comuni fu diversa: l'impero diceva che il contenuto della pace, fosse una norma astratta, valida solo nei confronti delle citt espressamente nominate e dall'efficacia revocabile. I Comuni invece gli attribuirono valenza generale. 9.5 Subito dopo la pace di Costanza, i Comuni cominciarono ad affidarsi a potest scelti non tra i cittadini ma tra forestieri; scelta data dall'esigenza di salvaguardare l'imparzialit del governo. In effetti i germi dei profondi contrasti che tra il 1200 ed il 1300 portarono alla decomposzione del Comune si avvertono sin dai tempi del suo affermarsi trionfale, pochi decenni dopo Costanza. Gli odi tra nobili e fazioni popolari, avevano stimolato queste ultime a darsi proprie stutture e propri statuti. Al vertice della loro organizzazione posero un Capitano del popolo. Ci furono quindi 2 strutture cittadine antagoniste, il capitano, affiancato da un'assemblea di anziani ed il potest espressione del vecchio ceto dei dirigenti.

Questa bipartizione provoc la spaccatura del Comune. Per consentire la coabitazione si punt a una spartizione di competenze, ma con esisti disastrosi. Poco dopo la met del 1200, i guelfi trionfarono sui ghibellini e ogni equilibrio cittadino esplose; e fu guerra. Il ceto popolare, che agitava bandiere guelfe si scagli contro il ceto patrizio (ghibellini). 9.6 Il clima bellicoso instaurato negli ultimi decenni del 1200, non poteva fare a meno di stringere sul mondo dei tribunali e dei giuristi. Il processo inquisitorio trionf su quello accusatorio, e vedettero la luce importanti trattazioni di diritto di procedura penale. Il primo monumento di tale genere letterario nuovo che emerge dai torbidi anni della crisi dovuto ad Alberto Gandiano, un giudice di buona levatura che scrisse il De Maleficis. L'opera consiste in una collana di quaestiones attinte da quelle dibattute nella scuola di Odofredo. Il processo inquisitorio presupponeva l'interesse pubblico alla repressione. Il giudice, che fosse stato informato di un delitto, in seguito ad una denuncia, o per aver avutane notizia privatamente, o anche solo perch correvano voci, era investito del diritto-dovere di indagare, di accertare la colpevolezza dell'imputato, di processarlo e condannarlo; il metodo pi rapido per accertare la colpevolezza era la tortura, tappa consueta del procedimento; anche se bisogna dire che la tortura era lecita, solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza e v'erano una gamma di persone esentate: ratione personae (es.fanciulli vecchi, ecc); ratione dignitatis(es.nobili, ecclesiastici, ecc.). 9.8 I ceti, ordini chiusi, stratificati l'uno sopra l'altro, erano governati da codici etico-giuridici per lo pi non scritti; l'appartenenza ad un ceto doveva essere resa riconoscibile all'esterno, ed a farla palese erano stemmi, carrozze, abiti, ecc. 9.9 La riscossa dei guelfi, e l'intensificarsi delle lotte cittadine, diedero il colpo di grazia al Comune, nato dalla pace di Costanza, e spalancarono le porte alle signorie. La signoria di Ezzelino da Romano su Verona, nacque nel 1226 e si estese per buona parte del Veneto. Tra il 1200 ed il 1300 il regime signorile pare essere diventato l'aspirazione corrente dei Comuni esausti. La strada pi praticata per questa trasformazione passa per lo sfoggio di dignit ed autorit da parte di vicari di imperatori o pontefici. Questi signori s'impadronivano del comando senza averne titolo; oppure se lo avevano, esorbitavano dalle competenze connesse alla carica; ecco perch la storiografia ha equiparato spesso le signorie alle tirannie. 9.10 Distaccate dalle vicende delle signorie, troviamo le repubbliche marinare:in primis Genova e Venezia. In queste citt il popolo eleggeva un duces. Nella repubblica di Venezia incontriamo il doge, organo si elettivo, ma a vita, di cui resta un ricordo di un esercizio plurisecolare di poteri assoluti. Tuttavia, la ristrutturazione del XII secolo limit molto i poteri del doge. Venezia divenne una repubblica aristocratica in cui sia il governo, sia il commercio, vennero riservati ad un ristretto numero di famiglie. Furono queste famiglie a formare il Maggior Consiglio, che conserv salidamente in mano tutti i poteri legislativi ed esecutivi e la nomina del doge. Il giudice Veneziano, doveva attenersi anzitutto agli statuti generali, emanati dal doge, ed in loro mancanza alle consuetudini; se la lacuna persisteva bisognava procedere in senso analogico. Del diritto romano nemmeno una parola; Venezia si tirava fuori esplicitamente dal Diritto Comune.

Genova invece, non rinneg la dipendenza dall'Impero, ma ebbe invece fino al 1300, un organizazzione simile a quella comunale delle altre citt del centro-nord. La compagna, si pose come organismo dominante della vita cittadina, al punto che s'identific col comune. Dal 1190 Genova ebbe anche un potest che, si alterno per qualche anno ai consoli. L'ordinamento Genovese si ricava oggi principalmente dal Magnum volumen Peyre. Anche Genova fu investita dalle rivolte popolari. Nel 1257 sfociarono nella nomina di un Capitano del popolo, nel 1339, la plebe elesse primo doge a vita Simone Boccanegra, affiancato da un ristretto Consiglio. Questa specie di signoria elettiva e a vita fu transitoria. Gli imperi delle repubbliche marinare compresero anche la Sardegna, la Corsica e anche Pisa. 9.13 Pisa, segu le tappe consuete della storia dei comuni, ma fu precocissima; risale al 1150 il primo potest; scoppiarono poi le consuete lotte antimagnatizie duecentesche che introdussero i capitani del popolo; si pass quindi ai primi signori per chiudere la stagione dell'autonomia con l'assogettamento a Firenze; nella battaglia di Meloria, nel 1284, Genova aveva infatti affondato tutta al flotta a Pisa, presupposto della fine della potenza marinara. La legislazione statutaria pisana fu la prima ad essere emanata ufficialmente, ma nonstante questo una delle migliori. Era divisa in 2 tronconi: constitutum legis e constitutum usus; il primo formato dalle deliberazioni assembleari, il secondo dalle consuetudini. Anche i tribunali si dividevano in Curia legis e Curia usus. 9.14 Tutte le citt marinare ebbero particolare cura delle consuetudini commerciali marittime. Il controllo del commercio marittimo doveva essere originariamente nelle mani dell'ordo mercatorum, organizzazione inizialmente alle dipendenze del comune; l'autonomia era stata per conseguita alla fine del XII secolo, in seguito ad una sorta di rivoluzione anti-nobiliare. I solidi rapporti commerciali con Costantinopoli, non potevano non alimentare anche un commercio intellettuale. Figura di spicco Burgundione, teologo, giudice avvocato e dispensatore di consilia; per gli storici Burgundone di Pisa per soprattutto il traduttore dei passi del digesto. 9.15 Ancor pi precoce di pisa fu la Repubblica di Amalfi; fu repubblica marinara fiorente, forte del commercio con l'oriente, fino al 1073, anno dell'incorporazione nei domini normanni.. E' notissima la sua Tabula Prothontina, che passa per essere la sua legislazione marittima. Amalfi viene catalogata tra le repubbliche marinare del Mezzogiorno, in realt la dominazione normanna e la struttura del regno non consentiranno alle citt costiere di mantenere quella stabile ed ampia indipendenza che fece nascere imperi commerciali nell'italia superiore. Gli statuti e le consuetudini marittimi italiani, dovettero cedere, all'espansione aragonese nel 1300\1400. Il Libro del Consolato del mare, libro contente usi redatti a Barcellona, fu utilizzato in seguito come codice del diritto comune marittimo mediterraneo.