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te dimenticare, al “tutto copre” (I Cor 13,7) della carità di Dio. I reiterati interventi,
te dimenticare, al “tutto copre” (I Cor 13,7) della carità di Dio. I reiterati interventi,

te dimenticare, al “tutto copre” (I Cor 13,7) della carità di Dio. I reiterati interventi, che ricordano un passato negativo, non sono nella linea di Gesù. Possiamo comprendere perché non siano accettati. Gesù insegna nelle sinagoghe, sulla montagna, per la via della Galilea e della Giudea, nel tempio di Gerusalemme. Ogni posto anche per i genitori può essere utile all’ insegnamento. Il modo di esprimer- si di Gesù, pur rifacendosi all’uso del suo tempo, è nuovo: parla un linguaggio vivo, immaginoso, con- creto, breve, preciso. Evita ogni prolissità, spesso condensa in una frase tutto quanto deve esporre in un argomento. Così si deve fare anche in famiglia. Le cosiddette lunghe “prediche” non sono accetta- te dai nostri ragazzi: Bastano poche parole sugge- rite da un amore vero puro, disinteressato. Gesù usa anche il dialogo, alternando domande e rispo- ste, fa uso di sentenze e, con gli scribi e i farisei, discute. Fra genitori e figli, siano essi piccoli o grandi, il colloquio non deve mai interrompersi; deve essere sempre aperto, sereno, costruttivo come fra amici. Avviene spesso che nelle famiglie qualcuno dei figli, anche dopo aver conosciuto una testimonianza dei genitori vissuta secondo il Van- gelo, si allontani da loro e talvolta anche dalla fe- de. Pure con lui non è mai il caso di interrompere il rapporto, qualunque sia la strada che va percor- rendo: fosse pure quella di ideologie lontane da Dio, fosse pure la via della droga, o di esperienze radicalmente in contrasto con l’insegnamento mo- rale ricevuto in famiglia. Specie in occidente, siamo immersi in una società secolarizzata, in cui sono venuti meno importanti valori tradizionali, ma dove ne emergono altri, come una più forte coscienza della libertà personale, il gusto del progresso scientifico e tecnologico, il superamento delle bar- riere culturali e nazionali, una consapevolezza di- versa da ieri dell’essere donna nella società, da parte delle ragazze, una semplicità di rapporti tra ragazze e ragazzi ecc. Occorre nei genitori una capacità di discernimento, nel dialogo con i figli, tenendo conto del contesto cambiato profonda- mente in cui vivono, e sapendo distinguere i “segni dei tempi” che certe loro esigenze nuove esprimo- no e vivere con loro anche la parola “ chi non è contro di noi è per noi” (Mc. 9,40). Gesù, nell’edu- care la gente, non teme di capovolgere la scala dei valori consueti, come quando annuncia le bea- titudini (cf. Mt. 5.2 ss). Chiama beati, infatti, quelli

che non appaiono tali. Presenta

una via difficile da percorrere, controcorrente con quanto offre il mondo. Anche noi dobbiamo ave-

re il coraggio di dire ciò che vera-

mente vale. Non bisogna illudersi che, presentando un cristianesimo languido, un Cristo inesistente, siano meglio accolte le nostre proposte. Dio si fa sentire nel cuore dei nostri figli. Ed essi rea- giscono positivamente solo alla verità, quanto questa viene loro presentata, con un linguaggio ad essi accessibile e da essi accetta- bile, perché espresso da genitori che, prima di insegnare hanno fatto lo sforzo di capire e condivi- dere profondamente le esigenze vere delle nuove generazioni. Il Vangelo ci mostra Gesù che parla “come uno che ha autorità” (Mt.

7,29). I genitori – fidandosi delle grazia che possiedono come tali- non devono mai venir meno al loro compito di educatori. I figli, in fondo al cuore, li esigono così. Non per nulla essi li sanno giudi- care anche spietatamente se han- no taciuto la verità. Gesù educa consegnando ai suoi il “suo” tipico insegnamento: “questo è il mio comandamento: che vi amate gli uni gli altri, come io vi ho ama- ti” (Gv. 15,12). Gesù, precisando quel “come io vi ho amato”, si presenta come il maestro di tale amore. Questo deve essere l’inse- gnamento per eccellenza che deve dare un genitore ai propri figli, perché esso è la sintesi del Van- gelo. E i genitori devono imitare così bene Gesù nel metterlo in pratica, da poter ripetere ai propri figli quel comando come proprio:

Figlioli miei, amatevi come io ho amato voi. Nel prossimo numero

di Gioite completeremo tale medi-

tazione.

pro manuscripto

Anno VIII - Gennaio 2005 - n. 1

tazione. pro manuscripto Anno VIII - Gennaio 2005 - n. 1 Bollettino Mensile della Parrocchia Cuore

Bollettino Mensile della Parrocchia Cuore Immacolato di Maria - Silvi Marina

www.gioiaesperanza.it

Immacolato di Maria - Silvi Marina www.gioiaesperanza.it Un bambino, osservò per lungo tempo uno scultore
Immacolato di Maria - Silvi Marina www.gioiaesperanza.it Un bambino, osservò per lungo tempo uno scultore

Un bambino, osservò per lungo tempo uno scultore all’opera. Quando final- mente intuì la sagoma del lavoro disse stupito all’artista: “ Come facevi a sapere che dentro quel pezzo di marmo c’era un cavallo?” Perché venga fuori quel capolavoro a immagine e somiglianza di Dio che è in ognuno di noi, occor- rono numerosi colpi di cesello, di scalpello: tan- to tempo e tanta pazien- za in cui è necessario che noi rimaniamo fedelmen- te vicino al Signore. Le celebrazioni e le ricor- renze solenni, sono come dei colpi di martello che sgrossano la figura ma lasciano informe il lavoro se non sono seguiti dalla perseveranza nel quoti- diano, perché è l’Artista che sceglie la modalità, il momento e il mezzo spesso sorprendente per

notte ma poi…! Miraco- losamente vediamo ogni giorno nascere e dipa- narsi la vita, in
notte ma poi…! Miraco-
losamente vediamo ogni
giorno nascere e dipa-
narsi la vita, in tanti ri-
prendiamo poi, solennità
concluse, a tenere pri-
gioniera l’ esistenza.
nell’indifferenza e nello
scetticismo.
Da queste pagine tante
volte ci raccontiamo che
ogni Natale ha un prima
e un dopo, ugualmente
intensi e generatori di
gioia, ma poi torniamo,
se non proprio atei, un
po’ avanti Cristo, popolo
sotto la legge; senza
passione e senza entu-

plasmarci, per rag- giungerci in profondi- tà. In tanti festeggiamo l’inizio di un nuovo

anno, magari sceglien- do una vacanza esoti-

ca

che ohimè, è tragi-

camente evidente, non può rispondere al desi-

derio di felicità dell’uo- mo; pochi a cantare il Te Deum di ringrazia- mento per i doni rice- vuti nell’anno trascor- so. Tantissime

luci colorate a- dornano le case

e le strade del

nostro paese; non sono altret- tanti i cuori che si illuminano del- la presenza del Bambino. Tra- sportati dal sen- timento in molti

partecipiamo con devozione alla Messa di mezza-

siasmo possiamo ritro- varci improvvisamente a vivere come se la Nascita fosse stata solo una
siasmo possiamo ritro- varci improvvisamente a vivere come se la Nascita fosse stata solo una

siasmo possiamo ritro- varci improvvisamente a vivere come se la Nascita fosse stata solo una rie- vocazione. Ci sarebbe poco da gioire special-

mente in questi giorni… eppure chi ha figli lo sa, quando nasce un bambi- no sconvolge la vita! Nel nostro piccolo, come

i pastori, per quello che

abbiamo udito e visto di

bello, non solo il venticin- que dicembre ma in tutti

i giorni della nostra vita

in cui, abbiamo fatto po- sto a Gesù perché ci cre- scesse dentro, vorremmo parteciparlo a tutti. Funziona così da duemi- la anni la trasmissione della fede; fatta l’espe- rienza concreta di un avvenimento, una Pre- senza che è venuta, è “nata” è che abita per- manentemente con noi, la si racconta a chi non ne è a conoscenza. E’ quello che ci dice l’apo- stolo Giovanni nella sua prima lettera” Ciò che era fin da principio, …ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l'abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimo- nianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche

a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta.” Ma non è poi automatico che il dono sia accolto . “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno ac- colto.” E “i suoi” siamo noi, che strada facendo, man mano che la folla si dirada e la festa si spe-

gne, rischiamo di lasciare Gesù a Betlemme senza accorgercene! E un po’ si capisce perché il Signore Gesù, diverse volte compiendo dei miracoli ordina

di non dirlo; perché non è l’eccezionalità di un e-

vento che ci cambia la vita ma il perdurare degli

effetti

chiede Filippo, un segno che sia straordinario e

definitivo, e il Signore lo rimprovera: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? “ Da tanto tempo…!Proviamo a pensare ai discepoli

di Emmaus, due fra i tanti disillusi; proprio loro

sceglie il Signore. Dove lo incontrano? Sulla strada.

Cosa fa per loro? Niente di eccezionalmente solen- ne. Spiega loro le Scritture, spezza il pane, si co- munica loro e poi scompare alla loro vista sensibile ma non dalla loro presenza; è né più ( se di più c’è!), nè meno che la S. Messa, momento privile- giato perché per loro, come per noi, gli occhi si aprano e poi ogni altra cosa abbia un senso e una conferma; la celebrazione gioiosa del Natale, della

“Signore, mostraci il Padre e ci basta»

del Natale, della “Signore, mostraci il Padre e ci basta» alcune caratteristiche importanti. Egli anzitutto da
del Natale, della “Signore, mostraci il Padre e ci basta» alcune caratteristiche importanti. Egli anzitutto da
del Natale, della “Signore, mostraci il Padre e ci basta» alcune caratteristiche importanti. Egli anzitutto da

alcune caratteristiche importanti. Egli anzitutto da l’esempio, incarna egli stesso la sua dottrina. Non impone oneri che non porti egli per primo:

amore. I figli sono prima di tutto figli

di

Dio e non nostri. Non vanno tratta-

ti

quindi come proprio possesso, ma

“Guai a voi – dice – che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!” (Lc. 11,46). Gesù mette in pratica quanto poi chiede agli altri. Guardan- do a lui si può dedurre che il primo modo di educare anche per i genitori, non deve essere impegnarsi a istruire o correggere, ma vivere con totalità la propria vita cristiana. I genitori

come persone a noi affidate. Gesù non esita a correggere anche con decisione e forza, quando occorre. Dice a Pietro che lo voleva far desi- stere dall’affrontare la sua passione:

“lungi da me, Satana ! Tu (…) non

pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini !” (Mt. 16,23). Anche la corre-

devono mettere in pratica essi stessi quanto poi chiedono ai figli.

 

zione è necessaria. E’ parte integran- te dell’educazio-

Domandano sinceri- tà, impegno, lealtà, obbedienza, carità verso i fratelli, casti- tà, pazienza, perdo- no ?. Che i figli pos- sano costatare tutte queste qualità pri- ma di tutto in loro. Nella madre e nel padre i figli devono

ma di tutto in loro. Nella madre e nel padre i figli devono ne: “chi ama

ne: “chi ama suo figlio è pronto a correg- gerlo” (Prv 1- 3,24), è scritto nel libro sacro dei Proverbi. Dio che formava lui stesso il po- polo ebreo, come un padre

trovare sempre dei modelli indiscutibili

 

e come un mae- stro, faceva

cui possano riferirsi. Un’altra caratteristica del modo di educare di Gesù è quella di intervenire

consistere la sua educazione nell’i- struire e nel correggere. Guai se non

in aiuto dei suoi, concretamente, come quan- do ha sedato la tempesta sul lago ( c.f. Lc.

8,24). I genitori, che già naturalmente si prodi- gano per i loro figli, molto di più potranno fare,

I

si

corregge ! Si sarà responsabili d’u-

na tale omissione ! Fa sempre im- pressione una frase del profeta Eze- chiele: “ (se) tu non parli per disto- glie l’empio dalla sua condotta, egli (….) morirà per la sua iniquità, ma della sua morte chiederò conto a te” (Ez. 33,8). E’ dovere dei genitori, dunque, la correzione. L’ammonimen- to dato con pace, con calma, con distacco pesa sulla responsabilità dei figli che se ne ricorderanno. Gesù mostra nella stupenda parabola dei figliol prodigo come è la misericordia del padre, e quindi anche la sua, verso coloro che ritornano al bene che si pentono. I genitori devono comportarsi con i figli come Dio si comporta con noi. La misericordia del padre e della madre in una fami- glia deve arrivare a sapere veramen-

e

soprattutto molto meglio, se innesteranno sul

loro amore, l’amore soprannaturale: se ameran- no con la carità di Dio, la carità di chi ama per primo, senza aspettarsi nulla. E’ un amore que- sto che non lascia mai indifferenti. Gesù poi da fiducia a chi deve istruire, come si può dedurre dalle sue parole all’adultera: “ Và – dice – e d’ora in poi non peccare più” (gv. 8.11). Egli crede alla possibilità che quella donna inizi una vita moralmente corretta: Le parole dei genitori devono sempre incoraggiare, essere cariche di speranza, positive, devono manifestare tutta la loro certezza nella ripresa dei propri figli. Gesù lascia libertà e responsabilità di decisione, come fa quando incontra il giovane ricco (cf. Mt. 1- 9.16 ss). Non si devono mai imporre le proprie idee ma offrirle con amore, come espressione di

tutt’altra cosa di guar- darlo in città, dove regnano le luci, i ru- mori… stare
tutt’altra cosa di guar- darlo in città, dove regnano le luci, i ru- mori… stare

tutt’altra cosa di guar- darlo in città, dove regnano le luci, i ru- mori… stare in silenzio disteso su un prato e

ascoltare i suoni che il creato ti offre… ap- prezzare quello che Dio ci ha donato attra- verso un fiore che sboccia, uno scoiattolo che salta di ramo in ramo! Vedere final- mente la gran ricchez- za che il Creatore ci offre e dar importanza

a tutto ciò! Amare la

natura è sentire il bisogno di starci a contatto come d’al- tronde è normale:

quando si vuole bene ad una persona è logi- co volerci stare insie- me, passarci del tem- po… Perciò indiretta-

mente amiamo anche Dio: le piante, gli ani- mali, gli uomini… tutto quello che c’è su que- sta terra è opera Sua

e

rispettando il creato

si

ama Lui, perché le

cose che ci vengono regalate sono il segno che qualcuno ci vuole bene. Così noi decidia- mo liberamente d’es- sere Scout e di segui- re questa grande av- ventura e così facen- do, rispettando la leg- ge che noi abbiamo scelto, impariamo ed osserviamo anche quest’articolo di essa che c’invita a apprez- zare, amare la natura che Dio ci ha donato.

Come promesso in un pre-

 
 

cedente numero di Gioite, in occasione della Festa della Famiglia, approfondiamo uno dei temi trattati nel Convegno “ L’educazione in famiglia”. L’articolo sul Family point, si concludeva con l’affermazione che “Uno solo è il maestro” quindi come contributo a questa giornata speciale per la nostra comunità, riportiamo la

prima parte del discorso di Chiara Lubich al Congresso -

Famiglia-Educazione-

tenutasi a Castel Gandolfo (Roma) il 2.5.87. Se quasi venti anni fa i temi trattati erano per quella epoca “attuali”, pensiamo lo siano an- cor di più oggi, in una società che non rico- nosce più la famiglia come valore centrale e

costitutivo di se stessa. Noi, come giovane coppia partecipammo a questo Con- gresso. Quanto ascoltato e più volte riletto e meditato ci ha aiutato nel difficile compito di genitori. Un “mestiere” che non si impara se non vivendolo; per una coppia cristiana avere come modello Gesù Maestro è

Un “mestiere” che non si impara se non vivendolo; per una coppia cristiana avere come modello
per una coppia cristiana avere come modello Gesù Maestro è Parlando di educazione è logico che
per una coppia cristiana avere come modello Gesù Maestro è Parlando di educazione è logico che
per una coppia cristiana avere come modello Gesù Maestro è Parlando di educazione è logico che
per una coppia cristiana avere come modello Gesù Maestro è Parlando di educazione è logico che
per una coppia cristiana avere come modello Gesù Maestro è Parlando di educazione è logico che
per una coppia cristiana avere come modello Gesù Maestro è Parlando di educazione è logico che
per una coppia cristiana avere come modello Gesù Maestro è Parlando di educazione è logico che
per una coppia cristiana avere come modello Gesù Maestro è Parlando di educazione è logico che
per una coppia cristiana avere come modello Gesù Maestro è Parlando di educazione è logico che
per una coppia cristiana avere come modello Gesù Maestro è Parlando di educazione è logico che
per una coppia cristiana avere come modello Gesù Maestro è Parlando di educazione è logico che
per una coppia cristiana avere come modello Gesù Maestro è Parlando di educazione è logico che
per una coppia cristiana avere come modello Gesù Maestro è Parlando di educazione è logico che
per una coppia cristiana avere come modello Gesù Maestro è Parlando di educazione è logico che
per una coppia cristiana avere come modello Gesù Maestro è Parlando di educazione è logico che
per una coppia cristiana avere come modello Gesù Maestro è Parlando di educazione è logico che
per una coppia cristiana avere come modello Gesù Maestro è Parlando di educazione è logico che
per una coppia cristiana avere come modello Gesù Maestro è Parlando di educazione è logico che

Parlando di educazione è logico che ci si trovi di fronte a due

soggetti: l’educatore, il maestro, che ha da insegnare, da edu- care, e il discepolo che deve essere educato. C’è, a proposito dell’educatore, o del maestro, una frase di Gesù nel Vangelo che fa pensare e può essere di luce anche nell’educazione che

si

deve impartire in famiglia. Essa dice: “Uno solo è il maestro

e

voi siete tutti fratelli” (Mt. 23.8). Per Gesù non esiste che un

solo maestro e questi è lui stesso. Con ciò egli non nega la presenza di una autorità, di una paternità. Ma essa deve esse- re interpretata non come dominio o potere, bensì come servi- zio. Perché nel servizio, che è amore, non è solo l’uomo che agisce, ma Cristo stesso in lui e Cristo resta così il primo mae- stro. Se Gesù è il maestro, un dovere dei genitori cristiani sarà quello di guardate a Lui per imparare come educare. Ma che tipo di educatore era Gesù ? In Gesù come maestro emergono

tipo di educatore era Gesù ? In Gesù come maestro emergono Santa Pasqua, dell’ammini- strazione dei

Santa Pasqua, dell’ammini- strazione dei Sacramenti, di un evento luttuoso, della vita. Momento in cui Lo riconobbero e ardeva loro il cuore nel petto; cosa augu- rarci di meglio per questo nuovo anno, anno dell’Eu- caristia se non che, con Lui teniamo acceso in noi, lo stesso ardore, ad ogni pas- so. Pur nella specificità del- le strade che nella nostra comunità ci vengono pro- poste; nell’Agesci, nell’Azio- ne Cattolica, nel gruppo dell’animazione della pre- ghiera o del servizio, nella catechesi parrocchiale, nel- l’animazione liturgica ma essendo membra vive del Suo unico corpo, d’incon- trare Gesù più spesso che sia possibile nella sobrietà sorprendente, nello stupore semplice, nell’intimità co- stante, nella familiarità quotidiana con la SS. Eu- caristia che ci fa tutti uno in Lui.

con la SS. Eu- caristia che ci fa tutti uno in Lui. “ Giacché ti sta
con la SS. Eu- caristia che ci fa tutti uno in Lui. “ Giacché ti sta
con la SS. Eu- caristia che ci fa tutti uno in Lui. “ Giacché ti sta

Giacché

ti sta tanto a

nelle malattie spirituali;

cuore camminare con una buona guida, in questo

ci

proteggerà dal male

e

ci renderà stabili nel

santo viaggio della devo- zione, cara Filotea, prega Iddio, con grande insistenza, che ne provveda uno secondo il suo cuore; e poi non dubitare: sii certa che, a costo di mandare un Ange-

bene; e se dovesse

bene; e se dovesse

lo

dal cielo, come

fece per il giovane

Tobia, ti manderà una guida capace

e

fedele. Quando l’

avrai trovato, non

fermarti a dargli stima come uomo,

e

non riporre la

fiducia nelle sue capacità umane, ma in Dio soltan-

colpirci qualche infer- mità, impedirà che diventi mortale e ci farà guarire”. Questo meraviglioso brano è

to, che ti incoraggerà e ti parlerà tramite quell’ uo- mo, ponendogli nel cuore

e

sulla bocca ciò che sarà

tratto da “Filotea”, il

utile al tuo bene; devi ri- porre in lui una fiducia senza limiti, unita ad un grande rispetto; deve es- sere un’ amicizia forte e dolce, santa, sacra, degna

capolavoro letterario di S. Francesco di Sales, che, circa un anno fa, la mia migliore amica mi ha regalato, pre- gandomi di leggerlo e

di

Dio, divina, spirituale. A

di

meditarlo con gran-

tal fine, scegline uno tra

de attenzione. Proprio

mille, dice Avila; io ti dico, uno tra diecimila: sarà per noi un tesoro di sapienza nelle afflizioni, nelle tri- stezze e nelle cadute; sarà

in

questi giorni, a con-

clusione di un periodo piuttosto difficile, ho deciso di riprenderlo tra le mani, perché mi

il

balsamo per alleviare e

è stata data la possibi- lità di comprendere

consolare i nostri cuori

come l’ uomo non sia “onnipotente”, come l’ uomo che crede di poter far tutto
come l’ uomo non sia “onnipotente”, come l’ uomo che crede di poter far tutto

come l’ uomo non sia “onnipotente”, come l’ uomo che crede di poter far tutto da sé, sia in realtà una creatura estremamente fragi- le e vulnerabile. Ed ecco perché da mil- lenni il genere uma-

 

umanità di queste persone. Come il santo Francesco di Sales ci insegna, non poniamo

quentazione accademica divennero preminenti i suoi interessi teologici, fino alla scelta della vocazione sacerdotale. Spinto da un enorme desiderio di salvaguardare la cri- stianità, mentre imperversava la riforma portata avanti da Calvino e dai suoi seguaci, Francesco chiese udienza al vescovo di Ginevra,

affinché lo destinasse a quel terri- torio, simbolo supremo del calvini-

la nostra fiducia nelle loro ca- pacità umane ma nella grazia del Signore che abbonda in coloro che compiono la Sua volontà. Lo stesso Francesco, nella sua grandiosa opera di evangelizzazione nella Francia tra XVI e XVII secolo, aveva un solo desiderio: ricondurre a Dio le anime perdute di quegli uo- mini spaventati e confusi dalle eresie che, copiose, fiorivano nell’ Europa tardo rinascimen- tale. Ed è per questo che nelle

no cerca Dio. Fino a quando Dio stesso non si è messo sulle trac- ce dell’ uomo ed è dive- nuto nostro fratello. An- che al termine della sua esperienza terrena, il Signore ha scelto di non lasciarci mai soli: e quali sono i modi attraverso i quali noi possiamo scor- gere la Sua presenza nel mondo? L’ Eucaristia innanzitutto, cibo spiri- tuale e vincolo d’ amore perfetto; ma non dimen- tichiamo che Gesù conti- nua a parlarci, ad amma- estrarci e a rendere vivo l’ insegnamento del Suo Vangelo, per bocca dei ministri, dei sacerdoti, dei vescovi e del Santo Padre, vere e proprie “bussole” del popolo cri- stiano, che perennemen- te ci additano la Stella Polare. Essi offrono quo- tidianamente servizio alla Chiesa, aiutano i fedeli a percorrere la via della santità, amministrano i Sacramenti, fanno sì che ogni uomo raggiunga la gloria che il Signore ha preparato in paradiso, dispensando esortazioni ed ammonimenti, confor- tando chi è nel dolore. “Il

nemico di Cristo è l’

smo e massima sede dei riformato- ri. Una volta insediatosi nella città, cominciò a discutere senza alcun timore di teologia con i protestanti, desideroso di ricondurre quante più anime possibili alla Chiesa e al Padre. Inoltre, il suo pensiero co- stante era rivolto alla condizione dei laici; si preoccupò enormemen- te di sviluppare una predicazione e un modello di vita cristiana che fossero conformi anche alle esi-

uomo misura di tutte le cose”, ha detto di re- cente don Giussani, fondatore del movimen-

to

Comunione e Libera-

sue opere egli si rivolgeva so- prattutto agli umili, alla gente

zione; in questo tempo

di

Natale, a noi è affida-

semplice, che, disorientata,

to

il sorprendente com-

cercava una guida sicura per restituire nuovo vigore e nuovo

pito di crescere e amare

il

bambino Gesù. Ma

senso ai valori umani e alle verità del cristianesi-

potremo

rea-

genze delle persone comuni, quelle immerse nella difficile vita quoti- diana. Proverbiali i suoi insegna- menti pervasi di comprensione e di dolcezza, permeati dalla ferma convinzione che a supporto delle

     

lizzare

questo

mo. Francesco, consi- derato come il padre

meraviglioso

proposito

solo

della spiritualità mo- derna, ha avuto il merito di influenzare

se

il

Signore

tornerà

 

ad

essere

il

so-

le

maggiori figure non

azioni umane vi fosse sempre la presenza di Dio. Non per nulla, molti dei suoi insegnamenti sono intrisi di misticismo e di nobile

vrano

 

incon-

solo della società e della cultura francese, ma anche di tutto il Seicento europeo, riuscendo a convertire

trastato

 

della

nostra

vita,

solo

se

il

no-

e

l e v a z i o n e

s p i r

i

t

u a l e .

stro

cuore

Grazie ai suoi enormi sforzi e ai

sarà

tempio

al

cattolicesimo persi-

grandi successi ottenuti in termini pastorali, divenne a sua volta ve- scovo di Ginevra, dove introdusse le riforme del Concilio di Trento. Morto a Lione il 28 dicembre 1622 per un attacco di apoplessia, ven- ne dichiarato santo nel 1665 e successivamente proclamato dot-

dello

Spirito

no alcuni esponenti del cal vi n i sm o. Nato nel castello di Thorens nel 1567, in Savoia (Francia), da

Santo,

se

sa-

premo presta-

re

ascolto

e

mettere

 

in

pratica le pa-

una famiglia di antica nobiltà, egli ricevette un'accurata educazio- ne, coronata dagli studi universitari di giurisprudenza a Parigi

role dei

 

mini-

stri

che Dio

ci

tore della Chiesa nel 1877. Il popo- lo cristiano ne celebra la memoria

ha

affidato,

perché

è

Egli

24 gennaio, giorno in cui il suo corpo venne riportato ad Annecy

il

stesso

che

parla

 

a

noi

e

a Padova. Proprio

per la definitiva sepoltura.

 

attraverso

l’

nel corso della fre-

 
  attraverso l’ nel corso della fre-   Salve a tutti. Sono una Scout dell’Agesci, che
  attraverso l’ nel corso della fre-   Salve a tutti. Sono una Scout dell’Agesci, che
  attraverso l’ nel corso della fre-   Salve a tutti. Sono una Scout dell’Agesci, che

Salve a tutti. Sono una Scout dell’Agesci, che è una compagnia Cattolica e per raggiungere un particolare obiettivo ho il

compito di scrivere alcuni articoli sul tema, su questo giornalino. Ho pensato subito che molti non hanno la mini- ma idea di cosa siano gli Scout e quindi magari potrei sfruttare quest’occasione per farli conoscere. Ho anche pensato però che perfino per me sarebbe noioso spiegare per filo e per segno quello che facciamo, perché lo fac- ciamo, come mai ci vestiamo

in un certo modo… poi non è

facile spiegare e far capire il valore di certe cose; com’era scritto in un giornalino dell’-

associazione tempo fa “…se vuoi capire minimamente cos’è l’essere Scout que-

st’avventura devi vivertela sulle spalle!”. Non è facile, per qualcuno che non la vive, capire la gioia che si prova cantando, o la tristezza che si prova quando un amico passa dal gruppo in cui stai in un altro; anche se quel qualcuno non lo vedi solo alle riunioni del sabato ma tutti i giorni! Perciò,

potrei far capire chi siamo, dalle cose che seguia- mo, ad esempio la nostra legge. L’articolo di essa

seguia- mo, ad esempio la nostra legge. L’articolo di essa di cui mi piacerebbe “parlare” è

di

cui mi piacerebbe “parlare” è il sesto “ La Guida

e

Lo Scout amano e rispettano la natura”. Come

tutti voi sapete gli scout vivono a stretto contatto con la natura. Giochiamo con lei, la facciamo par-

te della nostra vita quotidiana perché si è Scout

con o senza divisa! Lei ci da anche moltissime emozioni: guardare il cielo stellato in montagna è

perché si è Scout con o senza divisa! Lei ci da anche moltissime emozioni: guardare il