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IL GIORNALISMO DI MODA: DALLE ORIGINI AI PROBLEMI ATTUALI

Chiara Chiodini 0000283066

INDICE Lo sviluppo della stampa di moda in Italia, pag. 3 Comunicare la moda oggi, pag. 6 Le Fonti, pag. 6 Scrivere la moda, pag. 8

Una parentesi sulla stampa estera, pag. 10 Il problema delle commistioni fra giornalismo di moda e pubblicit, pag. 11 Bibliografia, pag. 13

LO SVILUPPO DELLA STAMPA DI MODA IN ITALIA Un ventaglio di iniziative editoriali di diversa intonazione, impianto, struttura si andato formando nel corso dellintero XVIII secolo: giornali di moda, in cui testi e immagini costituivano parte integrante; pubblicazioni seriali; rubriche occasionali nelle quali la moda era solo componente accessoria. Il ruolo della donna come principale referente per la stampa periodica si definisce gi a partire da inizio Ottocento. Il gruppo di testate che, per prime, possono fregiarsi del titolo di giornali di moda comprende il Giornale delle Dame e delle Mode di Francia (Milano, 1786-1974), La donna galante ed erudita (Venezia) e il Giornale delle mode legate al bel sesso(Firenze). In realt pagine dedicate alla moda avevano gi fatto la loro comparsa in altri periodici, attraverso il primo affacciarsi di annunci promozionali di prodotti di toeletta pubblicati sulle gazzette o articoli moralistici e di costume. La fonte giornalistica dalla quale attingono questi primi periodici il giornale francese Le Cabinet des modes, fondato e diretto da Jean-Antoine Brun. Nei periodici di questo secolo, in un arco di tempo in cui non si ancora ben delineata una stampa specializzata, gli spazi occupati dalle pagine dedicate alla moda rappresentano un quadro mutevole in cui, tuttavia, possibile scorgere alcuni elementi caratteristici: Il Figurino: disegno che rappresenta abiti, biancheria o qualsiasi altro indumento e che illustra fogge particolari e dettagli di un vestito, per servire da modello a sarte e sarti e da binario di scelta per clienti. Potente mezzo di veicolazione di dal uninformazione e di una cultura della moda, accompagna lo sviluppo della stampa del genere, evolvendo punto di vista stilistico e tecnico formale e mutando messaggio e contenuto. Da statica illustrazione dabito o accessorio, diviene col tempo rappresentazione di un universo della moda. Il Figurino quasi sempre accompagnato da una descrizione, un commento che assume diversi registri, andando da poche righe di spiegazione del modello presentato ad articolate e precise illustrazioni dei figurini proposti, caratterizzate dalluso di un linguaggio tecnico specialistico. Le rubriche dedicate alle ultime tendenze: si presentano con titoli diversi. I temi prescelti presentano una certa uniformit fra le varie testate, che confezionano tali rubriche con

ingredienti sostanzialmente simili, fornendo resoconti di cronaca mondana di alcuni eventi come ad esempio il gran ballo, la famosa festa, le passeggiate sui viali cittadini, le serate teatrali. Rapporto fra storia, arte, moda, letteratura: viene dato spazio a eventi e circostanze storiche o eroine di romanzi, scoperte archeologiche, curiosit di storia naturale; compaiono aneddoti, componimenti poetici, brevi digressioni storiche in cui un ruolo da protagonista viene svolto da un componente dellabbigliamento; vi sono consigli di lettura, recensioni di trattazioni a carattere storico. La progressiva mutazione delle pagine dedicate alle informazioni di moda parallela allevoluzione del legame tra societ e moda, anche se i cambiamenti delluna si riflettono sullaltra in modo piuttosto lento. Alla fine del XVIII secolo la moda si inserisce in un circolo in cui la stampa gioca un ruolo fondamentale: attraverso la diffusione delle nuove tendenze, infatti, rende comuni quelle distinzioni che prima erano privilegio di pochi e, contemporaneamente, attraverso il meccanismo dellopinione, contribuisce a generare nuove definizioni. Tra il 1861 e il 1920 nascono 116 giornali di moda in tutta Italia, un fenomeno editoriale di notevole entit sul piano sia della quantit di testate che delle tirature. Si verifica unevoluzione della struttura e del linguaggio delle riviste rispetto a quelle nate nella prima met del secolo. La rivista divenuta la summa di quelli che, nella societ borghese del secondo Ottocento e oltre, vengono ritenuti gli interessi femminili. Anche gli spazi pubblicitari ricalcano questo schema: gestione della casa, educazione dei figli, vita di relazione, cura del proprio aspetto in funzione dellapprezzamento maschile e del riconoscimento sociale. Il numero delle pagine varia da 8 a 24, la periodicit varia da settimanale a semestrale. Alla moda normalmente dedicata la rubrica di apertura, oltre a diversi articoli nelle pagine interne. Ciascun fascicolo accompagnato da numerosi allegati (figurini, cartamodelli, tavole per ricami). Negli ultimi anni dellOttocento, le fotografie cominciano a sostituire parzialmente i figurini. Nel primo dopoguerra le riviste di moda non si presentano pi soltanto sotto forma di rotocalco popolare, sebbene questo sia il genere pi diffuso. Si pu osservare in questo periodo una separazione ancora pi netta tra riviste di moda a carattere popolare e riviste di lusso, sia nella forma che nei contenuti. Le riviste a carattere popolare sono pi numerose, destinate a prevalere diventando un modello anche per la stampa femminile del secondo Novecento. Le riviste di lusso 4

rappresentano soprattutto un veicolo di diffusione per lAlta Moda e fanno riferimento a un pubblico il cui stile di vita alquanto diverso da quello esaltato dalla propaganda di regime. Dal punto di vista dei contenuti e della loro strutturazione, le riviste degli anni dal 1920 al 1945 non presentano sostanziali novit rispetto al modello Ottocentesco. Gli argomenti trattati sono pressoch identici, anche se si rileva una maggiore attenzione per lattualit, che ora pu essere documentata anche mediante un largo impiego di fotografie. Ci che fa la differenza rispetto al passato, oltre alla nuova veste editoriale derivante dallevoluzione delle tecnologie, il diverso assetto redazionale, basato sulla presenza di nuove figure professionali che si specializzano nella comunicazione, sia visiva che testuale, relativa alla moda. In questo periodo figura la firma pi famosa del giornalismo di moda italiano: Maria Pezzi (1908-2008). Cronista che inizia la carriera creando disegnini- come lei stessa li definiva- e didascalie per la rivista della Snia Viscosa, intorno al 1937. Col trasferimento a Parigi comincia a disegnare moda da professionista. Nel 1939 inizia le collaborazioni con Grazia poi Fili di Moda e cos durante il periodo fascista produce bozzetti disegni e didascalie- delle creazioni di sartorie. Si trattava di un giornalismo ancora a mezzo tra la cronaca disegnata e scritta della moda e il vero e proprio stilismo. stata testimone qualificata dellassoluto e incontrastato predominio della moda francese che ha raccontato dal vivo come cronista, ma anche come illustratrice. E poi della nascita del pret--porter italiano e del debutto di tanti nomi illustri italiani, fino al grande sviluppo delle manifestazioni della Moda italiana. A partire dalla seconda met degli anni Quaranta del Novecento, la continuit nel settore delleditoria di moda rappresentata quasi esclusivamente dalle riviste popolari: Anna, Annabella, La Donna, Eva, Gioia, Grazia riprendono le pubblicazioni dopo il periodo di inattivit dovuto al regime fascista. A partire dal 1951 vi sar la ripresa della stampa specializzata di alto livello, in seguito alla sfilata organizzata da Giovan Battista Giorgini al Palazzo Pitti di Firenze. Le testate si concentrano a Milano e i protagonisti della ripresa sono in larga parte gli stessi che avevano animato le riviste pi prestigiose degli anni Trenta e Quaranta, attraverso case editrici nuove e passate: editoriale Domus, CondNast (casa editrice statunitense che dal 1966 pubblica la rivista Vogue Italia), Aracne, Rizzoli e Mondadori per lalta tiratura, Rusconi a partire dal 1954. 5

Gli anni Settanta e Ottanta rappresentano il momento di massima espansione delleditoria di moda nel secondo dopoguerra. La stampa di moda negli anni Ottanta tende ad assumere un aspetto pi sofisticato e anche alcune riviste di carattere popolare cercano di adeguarsi a questo standard. Vi un grande e improvviso successo degli stilisti italiani e il conseguente adeguamento della stampa di moda ad un target pi elevato. Le cause vanno ricercate in un bisogno cos sintetizzato dalle parole di Francesco Alberoni: Rinasce lAlta Moda, lorgoglio, lostentazione della ricchezza (). I ricchi e i potenti desiderano distinguersi dagli altri, vogliono essere una nuova aristocrazia (F. Alberini, La moda oggi: un fatto dlite, in Donna, luglio-agosto 1981).

COMUNICARE LA MODA OGGI Il sistema moda vive da circa ventanni in uno stato di schizofrenia: nato ed stato quasi sempre alimentato dal mito dellesclusivit e del lusso, ma per essere in linea col mercato, si trova ora a dover vendere e far vedere i propri prodotti ad un pubblico il pi largo possibile. Ogni marchio, piccolo o grande, cerca di entrare come esclusivo nellimmaginario collettivo e, per farlo, si serve di ogni mezzo messo a disposizione dai mass media. quella che viene definita forza del marchio, lalimentazione del sogno di un mondo meraviglioso, firmato dal tale stilista, del quale lacquirente pu entrare a far parte con una minima spesa. Le sfilate e la pubblicit servono s a far partire questo sistema, ma non sono pi mezzi esclusivi come lo erano una volta. Gli stilisti, oggi, rinforzano sistematicamente il loro marchio attraverso luso di vari mezzi. Si cerca di creare una corrente di feedback tra la propria immagine, la fama del testimonial e il recettore ultimo del messaggio, ad esempio, vestendo il divo o la diva. Ruolo del giornalista di moda capire, spiegare, comunicare il sogno che si nasconde dietro alla rappresentazione fatta dallo stilista, utilizzando alcuni elementi indispensabili. 1. Le Fonti Di primaria importanza sono le fonti dalle quali il giornalista acquisisce informazioni e dati. Generalmente si definisce fonte qualcuno o qualcosa che porta una notizia nuova e inedita, o qualcuno che permette di verificare una notizia della quale si gi in possesso. Si tratta di una

persona o di un qualcosa (i documenti), che ha contatti diretti, di prima mano, con largomento che si deve trattare. Anzitutto vi sono le sfilate, di Alta Moda, che presentano abiti unici, confezionati su misura, o di pret--porter, che presentano collezioni riprodotte in numero alto e con tecniche prettamente industriali. La sfilata una rappresentazione di breve durata, rivolta ad un pubblico ristretto e selezionato, nel corso della quale ogni creatore di vestiti presenta al mondo, attraverso i giornali, il lavoro di sei mesi o pi, in uno scenario di musica, modelle, luci, scelte di rappresentazione di vario genere. Attraverso la sfilata viene lanciato il tema, la linea di espressione dello stilista. Il giornalista prende fedele nota di ci che vede, lo confronta col precedente lavoro dello stesso stilista, controlla se il tutto copiato, originale, denso di autocitazioni, vendibile, interessante. Nel corso della sfilata visiona la collezione; in un secondo momento, dietro alle quinte, osserva, tocca e studia i singoli pezzi. Gli abiti vengono sezionati in tutti i loro elementi, per poter prima di tutto fare una critica corretta sullestetica, poi se ne deducono i costi di produzione, le reali possibilit di vendita e di messa sul mercato. In Italia, sarti e stilisti, italiani e stranieri, presentano il loro lavoro a compratori e stampa, in anteprima, nel corso di quattro appuntamenti lanno, due per la donna e due per luomo. Per tutti i giornalisti, sia di quotidiani che di periodici, limpegno di documentazione riguarda quattro appuntamenti milanesi, quattro appuntamenti parigini, due appuntamenti romani, due appuntamenti fiorentini e almeno una visita a Micam, Mipel, Mido, le fiere dove vengono presentate le novit accessoriali. abitudine diffusa, e non superflua, che i giornalisti verifichino le proprie sensazioni chiacchierando con qualche buyer, cio con i compratori, che rappresentano, rispetto alla stampa, laltra met del cielo del mondo della moda. Vengono lette le cartelle stampa e vengono conservate fino alla stagione successiva, in quanto possono essere un buon mezzo per ricostruire le idee guida di una collezione, i tessuti usati, i colori, ecc.. Altra fonte diretta alla moda sono le fiere tessili, nelle quali si conoscono i tessuti, le specificit, i produttori. Grazie a questi elementi i giornalisti hanno, con circa un anno di anticipo sulla produzione, unidea ben chiara delle mode e delle tendenze presentate, su cui dovranno lavorare.

Altro indispensabile elemento per il giornalista di moda sono i dati economici dei singoli stilisti e dei gruppi del lusso. Informazioni che vengono tratte dai bilanci, dai consuntivi emanati di volta in volta dai gruppi quotati, dalle informazioni sulla crescita che, anche chi non quotato manda regolarmente alla stampa. Si tratta per di un terreno molto insidioso, perch difficilmente le notizie portate a conoscenza della stampa sono complete. I giornalisti cercano cos di addentrarsi in questi dati stabilendo rapporti diretti con gli uffici stampa di settore, cercando fonti interne alle aziende, nel management. Solo avendo unidea dei costi di produzione si riesce a capire che cosa c che non va, o che va, nei conti di unazienda presa in esame. Fino a qualche tempo fa, si tendeva a tenere del tutto separati lo stile e i bilanci, ritenendo, erroneamente, che non vi fosse alcun rapporto fra quanto si vedeva in passerella e i bilanci dellazienda. Invece, solo dal tenore dellazienda che si ha unidea chiara di quello che verr prodotto e di dove e come verr prodotto. Quando cercano conferme di notizie importanti o, pi comunemente, smentite che vanno registrate e indicate in un articolo, i giornalisti si confrontano con gli uffici stampa delle case di moda, che rappresentano la voce ufficiale dellazienda. Il mondo della moda un mondo piuttosto chiuso, le notizie faticano a venir fuori dal gigantesco apparato di stampa mantenuto dagli stilisti. Le bugie prosperano. Le fonti della moda, soprattutto nellambito del management, vengono sempre tutelate dai giornalisti: non vengono rivelate, non si fa mai capire chi sono, vengono difese invocando, talvolta, il segreto professionale. Internet non viene utilizzata come vera e propria fonte, viene consultata per vedere vestiti delle collezioni in vendita o reperire foto. Il mondo della moda vi piuttosto refrattario. 2. Scrivere la moda Il giornalista di moda lavora con la necessit di spiegare un evento a qualcuno che non ne sa nulla o molto poco. Gli articoli di moda scritti per i quotidiani utilizzano una tecnica non particolarmente diversa da quella di articoli di cronaca o di politica. Quando si scrive la cronaca di una giornata di sfilate, duso seguire pi o meno tutte le sfilate e partire nellestensione dellarticolo dalla pi importante per potenza del marchio. Altra strategia utilizzata quella di iniziare da una notizia di cronaca, magari dalla presenza di unindossatrice, e poi snodare sulla moda presentata in passerella. Dipende dal modo di lavorare sulla moda richiesto dal giornale o dal suo interesse in quel singolo giorno.

Maggiore la specificit del prodotto periodico, dove la necessit di differenziarsi superiore e la stessa grafica, i titoli, la scelta delle fotografie obbediscono alle logiche del prodotto specifico, che a sua volta dipende dal target scelto. I materiali subiscono una lavorazione pi lenta che nei quotidiani, cosa che aiuta sia la creativit sia la loro esattezza. Laiuto del colore, tanto nei titoli quanto nelle pagine, rende pi leggero alla lettura larticolo di moda. Se nei quotidiani il testo dellarticolo fondamentale, qui la parte indispensabile la fotografia. Su queste pubblicazioni lo spazio riservato ai testi decisamente minimo, ridotto perlopi ad una didascalia. La fotografia, dunque, trionfa. Illustra di volta in volta il tema prescelto e ragionato per essere diviso, attraverso immagini strutturate, in una sequenza che forma una sorta di racconto immaginario. Al centro di questi servizi c un lavoro dequipe fra fotografo, giornalisti, stylist, art director. In Italia vi un dibattito aperto sullo strapotere dei fotografi nei servizi di moda e sul fatto che essi realizzano magnifiche fotografie nelle quali, per, gli abiti si intravedono anzich vedersi. da sottolineare che nei settimanali o nei mensili si deve far parlare la moda per uno svariato numero di servizi su ogni numero del giornale, servono quindi sempre nuove idee, una quantit enorme di fotografie e una grande attenzione alla stagionalit dei capi. I servizi fotografici, anche se lunghi e poco descrittivi del vestito, sono dunque di grande aiuto. Il livello di specializzazione di giornalisti che lavorano per testate periodiche mediamente altissimo. Anche per quanto riguarda limpegno del giornalista vi sono grosse differenze tra quotidiani e stampa periodica. Per chi lavora per testate settimanali o mensili limpegno addirittura doppio rispetto al quotidiano, in quanto si ha pi tempo a disposizione per consultare le fonti in modo approfondito e prolungato. Per i periodici vi inoltre la necessit di fare confronti, studiare i prodotti stranieri, le novit, le biografie degli stilisti, i gossip. In generale, tutti gli articoli del genere moda hanno una struttura gerarchica. La parte iniziale e indispensabile lattacco, la frase sintetica contenuta nella prima riga, che contiene la notizia accuratamente verificata. gerarchico, cio dedicato alla sfilata pi importante o, pi criticamente, a quella che piaciuta di pi. Segue lo snodo, cio largomento che lega i vari pezzi dellarticolo fra loro, nel quale il giornalista differenzia i vari lavori visti durante la sfilata, cerca di far capire perch lo stilista abbia scelto questa o quella rappresentazione.

Si chiude con le conclusioni. Era duso, una volta, che queste riprendessero la notizia espressa nelle prime righe per poi rifinirla con una frase, un gioco di parole, un piccolo artificio. Questa abitudine ormai andata perduta, specie nei quotidiani. La forma che viene scelta per scrivere una cronaca dipende dalle capacit di scrittura del giornalista e dalle sue preferenze. Il titolo di moda non diverso da tutti gli altri: racchiude generalmente la notizia. Il suo tono ironico, serio, drastico una componente indispensabile di caratterizzazione del giornale e fa parte dellaspetto complessivo del prodotto. Nei giornali italiani, facendo una rapida analisi, troviamo soprattutto titoli costituiti da parole-effetto.

UNA PARENTESI SULLA STAMPA ESTERA I giornalisti stranieri hanno una visione pi tecnica del giornalismo di moda. Vi investono di pi e pare abbiano prodotti migliori. Le regole del giornalismo straniero si rifanno, in genere, allanglosassone norma delle cinque W: who (chi), where (dove), when (quando), what (cosa), why (perch). I fatti sono sempre separati dalle opinioni. Spesso le notizie davvero interessanti sulla nostra moda si leggono sui giornali esteri, sia quando si parla di stile, sia quando si parla di conti e bilanci, in quanto i giornalisti stranieri sono pi attenti e si perdono meno in grandi celebrazioni di stilisti famosi. Tendono a evitare la cronaca di giornata di una sfilata, assemblano piuttosto gli stilisti per generi (quelli che fanno corto, quelli che fanno lungo o le stampe, ecc.). Molti giornali stranieri impaginano sia servizi di foto molto raffinate sia pezzi pi di pi facile lettura, che fanno vedere alle lettrici come realizzare alcuni look a buon prezzo. Suzy Menkes considerata, oggi, la pi grande giornalista di moda del mondo e lavora per International Herald Tribune.

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IL PROBLEMA DELLE COMMISTIONI FRA GIORNALISMO DI MODA E PUBBLICIT Vi una notevole differenza fra comunicazione, al servizio di chi vuol far sapere, e informazione, al servizio di chi vuole sapere. Purtroppo, oggi, comunicazione, informazione, pubblicit, promozione sono in certi casi sovrapposte e interconnesse. Attraverso questa stretta relazione va formandosi la pubblicit occulta e linformazione taroccata (le cosiddette marchette). Il settore a pi alto rischio pubblicitario risulta essere proprio quello dei periodici femminili, che distribuiscono notizie su stili, modelli, novit industriali, cos da far apparire interi servizi giornalistici come vere vetrine commerciali. Troppo spesso il lettore non messo in grado di capire se il messaggio che gli viene inviato ha natura esclusivamente informativa o se vuole, invece, indirizzarlo in scelte commerciali. Vi un meccanismo di tacita corruzione per il quale la richiesta di pubblicazione di notizie viene accompagnata da omaggi, non occasionali, ma vere e proprie segnalazioni intenzionali di un prodotto, di unazienda o di una persona, in cambio di un vantaggio economico. Si tratta di societ concessionarie di pubblicit e proprietari di giornali che hanno interessi diversi dalleditoria, condizionando i contenuti dellinformazione. Formalmente linserzionista acquista uno spazio pubblicitario, una pagina o pi. In realt quella pubblicit solo una piccola parte del pacchetto concordato tra direzione, concessionaria di pubblicit e inserzionista. Il giornale, infatti, si impegna a pubblicare un articolo, unintervista al numero uno dellazienda che paga linserzione, in modo, naturalmente, elogiativo. Punta sullofferta di altre modalit di comunicazione: dossier speciali, allegati, redazionali, forme di pubblicit complementari a quelle tradizionali pi o meno occulte. la cosiddetta pubblicit extratabellare. la logica commerciale che sovrasta il giornalismo, lo strapotere economico della pubblicit. una reale minaccia alla libert di stampa. Il primo scontro tra giornalismo e pubblicit pare sia scoppiato in Francia nel 1836. Sono seguiti poi diversi studi in proposito negli Stati Uniti, dove stato messo a punto un vero e proprio sistema di persuasione dellopinione pubblica affidato non soltanto alla pubblicit, troppo esposta alle critiche e al rifiuto in quanto esplicitamente comunicazione commerciale. Questo meccanismo di condizionamento reciproco stato denunciato per la prima volta in Italia il 14 dicembre 1970, attraverso un documento dellOrdine dei giornalisti della Lombardia.

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Nella seconda met degli anni 80, la stilista Krizia ha denunciato pubblicamente le proposte di giornalisti e direttori di importanti testate: Se mi compri quindici pagine di pubblicit, ti faccio un pezzo di cinque cartelle, piazzato nel modo giusto, che parla bene di te (LEspresso, 26/6/1988). Nel numero di aprile 1993 di Prima comunicazione, e il 1 luglio 1996 davanti al consiglio dellOrdine della Lombardia, la direttrice di Anna Mirella Pallotti ha rilasciato coraggiose dichiarazioni rispetto al rapporto pubblicit-informazione: Allora succede questo. Succede che, addirittura per ordini scritti e dico ordini perch il direttore in pratica non si pu sottrarre la pubblicit ti dice, spesso numero per numero, che cosa devi pubblicare e di chi. Questo molto specificamente soprattutto sui settori di moda, bellezza, arredamento, cucina. Il direttore responsabile che, secondo la legge, lautore dellopera e dellingegno collettivo, cio della testata giornalistica, sempre pi spesso subisce e accetta le intromissioni del marketing e della concessionaria di pubblicit sulla confezione del giornale. Il sistema ormai imperante nelle imprese editoriali volto ad aumentare lintroito pubblicitario, e leditore che abbia scelto di portare avanti questo progetto di cattivo giornalismo utilizza armi sottili contro limmagine e la credibilit del professionista che gli si pone contro. Il Consiglio Nazionale dellOrdine dei Giornalisti il 14 e 15 aprile 2004 ha discusso il problema del rapporto tra informazione e pubblicit approvando un documento. Si parla di iniziative editoriali apertamente subordinate a esigenze di marketing. Senza togliere alla pubblicit limportanza dovuta, il documento specifica la necessit, per, che rimangano tracciati con chiarezza i confini tra le diverse sfere del giornalismo, del marketing e del messaggio promozionale. Il Consiglio ritiene necessario approntare, in collaborazione con i Consigli regionali e con lausilio di istituti di ricerca, un monitoraggio delle molteplici forme in cui si realizza la commistione tra informazione e pubblicit. Il documento prosegue elencando alcuni punti da seguire allo scopo di tutelare lesercizio professionale dei giornalisti contro indebite pressioni. Oggi il lettore il consumatore e i giornalisti sono i commercianti. Anche se il giornalista dovrebbe fare il giornalista, dovrebbe documentare questi processi, i casi accertati di pressioni e i ricatti sui redattori, denunciando, fornendo ai lettori traditi gli strumenti per smascherare il gioco.

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BIBLIOGRAFIA Altamore, G. (2006). I padroni delle notizie. Come la pubblicit occulta uccide linformazione. Milano: Bruno Mondadori. Blignaut, H., Ciuni, L. e Persico, M. G. (2004). Comunicare la moda. Il manuale per futuri giornalisti e addetti stampa del settore. Milano: FrancoAngeli. Carrarini, R. (2003). La stampa di moda dallUnit a oggi. In Belfanti, C. M. e Giusberti, F. (a cura di), Storia dItalia. Annali. Vol.19: La moda. Torino: Einaudi, pp. 798-834. Giannini, S. (2007). Schiavi del lusso. Puntata della trasmissione televisiva Report in onda su Rai Tre il 2 dicembre 2007. Informazione-pubblicit: documento del Consiglio Nazionale. (dal sito internet dellOrdine dei Giornalisti italiano: http://www.odg.it). Morato E. (2003). La stampa di moda dal 700 allUnit. In Belfanti, C. M. e Giusberti, F. (a cura di), Storia dItalia. Annali. Vol.19: La moda. Torino: Einaudi, pp. 768-796.

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