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STATI , INDIVIDUI , SANZIONE E VENDETTA

Questo mio non costituisce una risposta al post di Cloro sul perdono , ma , contenendo anche
elementi opinabili , ho deciso di scrivere , perché ciò che è stato scritto tocca diversi temi ed
argomenti.
Dalla trattazione lascerò fuori Dio assumendo un sano atteggiamento agnostico… Inoltre Dio non
viene molto in nostro aiuto. Sull’argomento , indicato genericamente dal titolo , mi sforzerò di
argomentare nella maniera più articolata possibile.
Come è giusto che sia , l’uomo è il punto di partenza… L’uomo , questo groviglio inestricato ed
inestricabile di emozioni , sensazioni , ragioni , ecc… Questo pozzo senza fondo… La nostra
cultura tende a rimuovere questa complessità insita nella natura umana. Lo si può evincere dalla
filosofia , dalle scienze umane che affrontano ed analizzano utilizzando dicotomie. Il maggior male
della storia si è verificato , poi , quando uno dei termini della dicotomia (male – bene , comunità –
società , ecc…) è stato rimosso semplificando e riducendo ciò che è irriducibile. Possiamo dunque
tranquillamente freudianamente che permane la convivenza – per quanto difficile e “rimossa” – di
Eros e Thanatos. Dunque l’uomo prova naturalmente sentimenti di vendetta (o anche , nel campo
delle emozioni non propriamente positive , rancore , rabbia , odio , ecc…) per i torti subiti o per le
ingiustizie e le violenze patite. Quanto più grande e forte è il torto tanto più grande e forte sarà tale
sentimento. Non entro nel merito di quanto è capitato a Cloro e alla sua biografia , tuttavia bisogna
ammettere che il perdono esiste… E ciò indipendentemente da qualunque considerazione sulla
radice giudaico – cristiana (non mi risulta però che nell’Antico Sentimento il ricorso al perdono sia
ricorrente)… La differenza fra vendetta e perdono consiste nel fatto che mentre la prima scaturisce
da un sentimento molto forte , il secondo è soprattutto un atto di volontà. Non sto parlando di quel
“perdono” ipocritamente evocato nelle interviste delle vittime o dei parenti delle vittime di fatti
criminosi… E’ chiaro che , nell’immediatezza dei fatti – ma ovviamente anche molto tempo dopo
l’immediatezza di un fatto – non si perdona un assassino , un pedofilo , uno stupratore , ecc…
Semplicemente : è disumano ! Aggiungo che sono pochissime le persone che , con il tempo ,
riescono a perdonare e , a mio parere , sono individui dotati di forte volontà che meritano
ammirazione e rispetto… Nulla a che vedere con la falsa invocazione perdonista della Chiesa che ,
di fatto , lancia anatemi , condanne , costringe ad abiurare… Etichetta categorie per natura
“peccatrici” ed “infedeli” come gli omosessuali. Personalmente , se mi capitasse o capitasse un fatto
di una certa gravità ai miei cari , dubito che sarei capace di perdono… Forse , con il tempo ,
propenderei per la coltivazione dell’oblio , maturare l’elaborazione del lutto , ma non è detto che si
tratti della soluzione più agevole e semplice , anzi…
Dunque il perdono , in quanto atto di volontà , è molto raro e lascia campo ai sentimenti di vendetta
, rabbia , ecc… Ma è poi così vero che il sentimento di vendetta riconcilia con se stessi e con il
mondo , con l’universo ? Su questo ho molti dubbi… Certo possiamo lasciarci andare al flusso
dell’immaginazione… Fantasticare su una sorte di supplizio per il malcapitato cui sono destinati i
nostri improperi e le nostre ingiurie… Nei casi di “piccole ingiustizie” , di vessazioni quotidiane ma
sopportabili , è certo più facile… Costituisce una catartica valvola di sfogo…
Pensiamo , invece , ai casi in cui il sentimento di vendetta diventa una vera e propria ossessione che
, come tutte le ossessioni e le paranoie , non lascia vivere e divora… In queste circostanze o
continuiamo a farci del male o , appunto , mettiamo in pratica i propositi di vendetta.
Dunque c’è la vendetta in potenza e la vendetta che muta in atto e quel che annulla la distanza fra
potenza ed atto è , appunto , al volontà. E’ una volontà d’altro segno rispetto a quella del perdono e
scaturisce da un amore talmente irreprimibile da dover necessariamente sfociare nell’odio per che
ha sottratto il bene a noi più prezioso.
Quindi , se la maggior parte di noi , la quasi totalità cova la vendetta come sentimento e potenza se
ci vengono strappati gli affetti – perché ciò è naturale – quanti di noi saranno capaci di mutare la
vendetta da potenza ad atto ? Non mi sembra che vi siano molti casi… Naturalmente esistono , sono
sempre esistite , società e comunità che hanno “istituzionalizzato” la vendetta personale e l’autorità
si è posta come intermediaria fra gli individui tra “vendicatore” e colui che deve essere giustiziato ,
ma veniamo alla società che ci compete , ovverosia la nostra…
Domandiamoci : è giusto depenalizzare la vendetta (non il sentimento di vendetta , perché pensieri ,
sentimenti ed emozioni non possono essere sanzionati) ? La mia risposta è no…
Immaginiamoci che le pene siano talmente lievi da permetterci di attuare una vendetta , un po’
come in altro frangente veniva considerato il delitto d’onore… Immaginiamo di assassinare colui
che ha ucciso un nostro familiare (o , a scelta , di castrare il violentatore di nostra figlia) , io mi
chiedo , perché lo Stato dovrebbe poi negare uguale vendetta ai parenti di colui che abbiamo
giustiziato ? Voi risponderete : ma quello è un bastardo , un assassino , uno stupratore…
Giustissimo , solo che il sentimento di vendetta , in quanto tale , non conosce ragioni… Magari quel
tale era un ottimo marito , un premuroso padre di famiglia e la sua perdita è un vuoto incolmabile.
Perché , se a me la legge riconosce il diritto di vendicarmi e , quindi , dà legittimità al mio
sentimento di vendetta , non deve riconoscerlo ad un parente di un assassino , ecc… Forse che i
nostri sentimenti sono di qualità diversa ? Così si risolverebbe il tutto con una spirale , una
sostanziale legalizzazione delle faide familiari… No , l’ipotesi di una depenalizzazione della
vendetta non mi convince e non riuscirà mai a convincermi… Nel bene o nel male quanti si
arrischierebbero , nella nostra società , ad attuare una vendetta… Forse , giustamente , la vendetta è
sanzionata già in parte nella nostra mente… Non si può pretendere poi che lo Stato e la Legge siano
clementi con me e mi accordino una sanzione civile… Chi decide di percorrere la strada della
vendetta – dicevo – è percorso da sentimenti talmente forti e che passano sopra tutto , quindi anche
sopra la giustizia dello Stato. Compiuta la giustizia personale , la vendetta o come vogliamo
chiamarla , il soggetto in questione dovrebbe serenamente andare incontro alla “giustizia degli
uomini”… In fondo , giustizia è stata fatta : che ci ha deprivato è stato a sua volta deprivato o ,
addirittura , privato della vita… Ci penserà poi il giudice – che è uomo anche lui – a riconoscere , se
del caso , le attenuanti possibili. In ogni caso non mi sembra che la depenalizzazione della vendetta
e della giustizia personale avrebbe effetti positivi. Perché , poi , rendere accettabile la pena di morte
comminata personalmente e non quella dello Stato ? In fondo anche un assassino ha diritto alla
difesa , quantomeno per vedersi riconoscere le attenuanti , mentre la giustizia personale non
comporta processi , né prove d’appello… Insomma non ha garanzie. Cloro stessa ha ammesso che
ha difficoltà a conciliare dialetticamente queste tematiche. Ma veniamo allo Stato…
Non si può negare che , se si vuole scansare il rischio di spirali di vendetta e violenza familiare e
personale , lo Stato deve avere la capacità di comminare pene anche severe nei casi di gravi delitti
come l’assassinio , la strage , il sequestro di persona o gli abusi sui minori… Lo Stato deve essere
autorevole (non autoritario e concedere la dovute garanzie)… A mio parere , nei casi di reiterato
crimine e recidiva grave , deve poter comminare l’ergastolo. Per la pena di morte , invece , esprimo
la mia piena contrarietà. Se nel caso di sentenza di morte comminata da un privato cittadino avevo
più sopra presentato un’argomentazione di ordine , diciamo , pragmatico (il pericolo di spirali di
violenza) , in questo caso la mia tesi ha un carattere “morale” : lo Stato che sentenzia la pena di
morte si erge al livello di Dio , al di sopra di tutto e di tutti ed è quindi molto pericoloso. Il potere di
emettere sentenze di morte è qualcosa che pone “al di sopra dei comini mortali”. Ricorda il famoso
pollice verso degli imperatori romani al Circo Massimo. E tuttavia… tuttavia lo Stato , i governanti
, i giudici , ecc… sono uomini con tutte le loro meschinità… Si possono condannare innocenti per
puro pregiudizio : si pensi ai neri negli USA. In genere contro la pena di morte vengono espresse
tesi sulla mancata efficacia come deterrente… In realtà chi concepisce la pena “estrema” la ritiene
semplicemente una forma di vendetta per crimini ma anche forme di devianza.
Tornando allo Stato , perché esso abbia una certa autorevolezza , occorre che vi sia un fondamento
di legittimità. Dalla storia moderna in avanti credo siano state fondamentalmente due le “scuole”
che hanno affrontato la questione : la scuola che potremmo definire hobbesiana e quella
rousseauiana. Secondo la prima “l’uomo è lupo all’uomo” , in perenne conflitto con gli altri e , di
conseguenza , occorre fondare un potere assoluto (il Leviatano) per instaurare l’ordinane sociale
minacciato dal caos di un conflitto sempre in potenza. Per la seconda , invece , originariamente gli
uomini vivevano in armonia e in pace , in uno spirito comunitario oseremmo dire , ma poi sono stati
corrotti dagli interessi personali. Dunque , è necessario ristabilire uno stato di cose che , in qualche
modo si avvicini a quell’originario stato di natura , fondando la sovranità della Volontà Generale ,
sostanzialmente una forte sovranità assembleare democratica arginando gli interessi particolaristici.
Dunque , se per Hobbes e gli hobbesiani è basilare la questione dell’instaurazione di un’autorità
assoluta per garantire l’ordine sociale , per Rousseau si tratta soprattutto di stimolare quello spirito
collettivo a base della cittadinanza. Entrambi ricorrono , come era in uso nella filosofia
giusnaturalista dell’Illuminismo , al concetto di Contratto Sociale , vale a dire un patto fondativi fra
i cittadini. Anche nel caso di Hobbes , a differenza di quei philosophes che fondavano l’autorità e
sovranità assoluta sul diritto divino di discendenza del sovrano , l’autorità ha il suo limite in quel
patto sociale. In entrambi i casi , il patto sociale fra i cittadini è costitutivo di un potere forte e non è
forse un caso che se Hobbes è stato il punto di riferimento teorico del dittatore inglese Cromwell
durante la Rivoluzione inglese , Rousseau era la stella polare del Comitato di Salute Pubblica e di
Robespierre. Come nel caso della maggior parte delle dottrine la semplificazione porta a
conseguenze estreme : a mio parere in entrambe le teorie politiche c’è un po’ di verità. Inoltre si
accetta giustamente il fatto che in uno Stato vi devono convivere pesi e contrappesi e forme di
controllo democratico (che , in genere , sono piuttosto limitati).
Devo confessare , quindi , che le dottrine anarchiche non mi convincono affatto… Naturalmente
non intendo l’idea di una società di liberi ed eguali che vivono in armonia ; lo si può assumere come
orizzonte… Quello che trovo assai discutibile ed opinabile è l’idea del Potere e dello Stato
comunque come Male assoluto… Male che opprime e rende schiavi… Male estirpato il quale
torneremo tutti buoni , felici e gaudenti. Certo nello Stato – facendo i dovuti distinguo – c’è una
dose più o meno grande di oppressione e repressione , ma viene da chiedersi : c’è solo questo ? Lo
Stato non è anche una forma di regolazione della vita sociale ? S può rispondere che , “regolando”
la società , lo Stato opprime gli individui , cancella la loro libertà. Ma domando : come mai sono
nati gli Stati ? Perché , se sono così oppressivi , l’uomo si è affidato ad essi ? Perché ,
semplicemente , risponderebbe l’anarchico , pochi individui si sono imposti ai molti. C’è una dose
di verità , ma l’intera realtà è solo quella ? Perché , se permane una forma di schiavitù con lo Stato ,
gli individui non si ribellano ? Possiamo considerarli schiavi inconsapevoli ? Oppure , in realtà , la
maggior parte di loro , di noi offre consenso , perché diversamente non vivrebbe ? Forse che ,
originariamente gli uomini hanno accettato la forma di organizzazione statale per uscire dallo stato
di natura ed essere più padroni del proprio destino ? L’anarchico può sempre rispondere che la
società che concepisce è veramente democratica perché tutti sono partecipi delle decisioni. Ma pure
nelle forme assembleari di democrazia esistono gravi rischi che il pallino , fondamentalmente ,
rimanga nelle mani di pochi – la degenerazione della democrazia in oligarchia che paventavano gli
antichi filosofi greci -. Una delle ragioni per cui Socrate fu condannato a morte era la denuncia della
demagogia di quei pochi individui che avevano preso possesso dell’assemblea.
Quel che intendo affermare non è che è necessario prendere per oro colato tutto ciò che lo Stato ,
qualunque esso sia , offra , ma che è un’illusione pensare che sbarazzandosi dello Stato l’uomo
cancelli l’oppressione dell’uomo sull’uomo e recida le radici della sua infelicità. Se nelle teste degli
individui vi è molto di meschino – e sto parlando anche delle teste degli oppressi , che magari per
volontà di rivalsa , vogliono stabilire una nuova autorità – allora il Potere , in forma di Stato o altro ,
si riformerà in maniera non meno temibile.
La stessa rivoluzione è un passaggio da un’autorità statale ad un’altra radicalmente diversa e che si
auspica migliore.
Lo Stato può essere molto oppressivo e repressivo , bisogna ammetterlo , ma bisognerebbe pure
riconoscere che con l’autorità statale vi è maggior chiarezza. Le leggi , le regole rendono tutto un
po’ più trasparente… Personalmente ritengo che l’oppressione del Mercato sia molto più insinuante
, strisciante e pericolosa. Lo Stato non detta legge sul comportamento quotidiano privato , ciò che ,
appunto , fa il Mercato invadendoci di merci e restringendo i nostri spazi. Il Mercato detta un
conformismo a cui , molto spesso , se non aderisci , rimani fuori dalla società. Quanti , ad esempio ,
oggi vivono senza cellulare , eppure l’uomo ha potuto vivere anche senza cellulare e non è detto che
fosse peggio.
In ultimo voglio spendere qualche parola su una altro tema toccato da Cloro : la vendetta più
propriamente politica o la “giustizia proletaria”. Intendo quelle azioni come omicidi ed attentati
attuati da singoli o gruppi per vendicare le ingiustizie patite dal popolo ( ma anche , spesso , da un
membro del gruppo rivoluzionario in questione). Sarò franco ed onesto nell’esprimere quel che
penso… La giustizia o vendetta politica è un atto , nella quasi generalità dei casi , stupido e quasi
insensato e , al confronto , la vendetta privata è molto più comprensibile. Perché ? Perché nel caso
della vendetta privata sono in questione sentimenti intimi e personali , qualcosa che tocca da vicino
la nostra vita : non esiste distanza nella famiglia. La politica riguarda , invece , la comunità nel
senso più ampio e le nostre azioni dovrebbero essere misurate sulla comunità. E’ lecito il sentimento
in politica , ma ci dovrebbe essere un contrappeso : le azioni vanno ponderate. Personalmente non
ho certo il culto di Gaetano Bresci o di altri che hanno inteso fare atto di giustizia. Saranno anche
stati eroi , ma o hanno fatto danno o hanno rischiato di farlo. Quando Bresci assassinò re Umberto
per vendicare i morti di Milano , l’Italia stava vivendo un pessimo periodo. Erano forti le pressioni
perché si tornasse ad un assetto da monarchia costituzionale , in sostanza più poteri al sovrano.
L’assassinio poteva costituire un formidabile pretesto , ma , fortunatamente il figlio del sovrano , in
non approfittò dell’occasione. Il danno lo avrebbe fatto con il fascismo… Il periodo a cavallo fra il
XIX ed il XX secolo è stato , comunque , tumultuoso per l’Europa : si pensi solo all’affaire Dreyfus
che poteva precipitare anche la Francia nel baratro repressivo. Fu un periodo costellato di attentati
spesso ad opera di anarchici nei confronti di Ministri e sovrani (si pensi a quelli del Ministro
francese Carnot e dell’imperatrice austroungarica Sissi) ed è chiaro che ciò non contribuiva a
migliorare il clima. Non è un caso che in Russia il capo di un’organizzazione terrorista
“rivoluzionaria” venne stipendiato dalla polizia segreta , l’Ochrana e ciò è comprovato.
Quell’organizzazione socialrivoluzionaria assassinò addirittura il Primo Ministro Stolypin.
Chiaramente gli elementi più reazionari ed autoritari si giovavano della foga e dell’ansia di giustizia
di anarchici e “rivoluzionari”. Dall’altra parte i “rivoluzionari” erano soddisfatti di vedere che lo
Stato evolveva in senso più repressivo ed autoritario. D’altronde , per loro , il Potere è Potere senza
distinzioni… Ovviamente non si nega la gravità di fatti come la repressione sanguinosa a Milano
del 1898 che scatenò l’ira di Bresci e degli anarchici che ne favorirono il ritorno in Italia , ma se il
nuovo sovrano avesse assunto poteri maggiori , casi come quelli di Milano si sarebbero moltiplicati.
Per questo ritengo che le azioni di gruppi e gruppuscoli armati ma anche singoli individui , si
definiscano anarchici , nichilisti , “marxisti leninisti” , magari neofascisti , giovino solo a chi vuole
veramente promuovere la repressione. E’ ovvio che la rivoluzione è un’altra cosa che non la
semplice meccanica azione – reazione , l’attacco al simbolo o l’atto di “giustizia del popolo”. Aveva
ragione Lenin quando criticava le azioni terroriste dei socialrivoluzionari !
Un caso che credo emblematico è l’assassinio del commissario Calabresi : a mio parere chi eseguì
materialmente l’omicidio riteneva di vendicare la morte di Pinelli ( il famoso “volo” dalla finestra
della Questura) , ma chi armò la mano intendeva sbarazzarsi di un uomo scomodo sia perché era a
conoscenza di retroscena sulla strage di piazza Fontana e della morte di Pinelli , sia perché stava
svolgendo indagini delicate a partire dalla morte dell’editore rosso Feltrinelli. Sia , ancora , perché
giovava al clima di tensione alimentato dagli “opposti estremismi” veri e presunti. Il risultato fu
l’eliminazione di un uomo che poteva svelare fatti importanti e chiarire taluni “misteri italiani”.
Rimanendo a Calabresi e tornando per un attimo alla questione della vendetta privata – ma
possiamo estendere il discorso alle altre vittime degli anni di piombo – dobbiamo convenire che
anche i servitori o servi dello Stato – a vostro piacere e considerazione – avessero mogli , figli ,
amici , ecc… Mettiamo il caso di depenalizzazione della vendetta , allora i parenti di Calabresi
avrebbero avuto tutto il diritto di giustiziare Sofri e quelli di Lotta Continua – se veramente sono
loro - o chiunque altro sia stato. Nel caso di pena di morte , questa sarebbe stata sicuramente
comminata agli assassini di Calabresi. Non ci si può parare dietro al fatto che Calabresi indossava
una divisa… Sarebbe comodo e facile. La legge dovrebbe valere per tutti e , naturalmente , essere a
misura d’uomo.

Questo è tutto e ringrazio per la pazienza.

HS