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Il Sole 24 Ore 13/07/2011 PER USCIRE DALLA CRISI

Rigore, crescita e pi Europa


di Corrado Passera LUnione europea deve dimostrare di saper affrontare la sua prima grande bufera. La crisi greca esplosa da tempo, si gi estesa a Irlanda e Portogallo, sta investendo Spagna e Italia e, se non arginata ora, trasciner con s l'intera Europa. La posta in gioco altissima ed costituita da una serie di beni pubblici che l'Europa, dalla sua costituzione ad oggi, ha saputo garantire a tutti i Paesi membri: l'area di libero scambio e di libera circolazione, la stabilit monetaria, tre generazioni che hanno conosciuto solo pace, sviluppo civile e prosperit economica. Per salvaguardare questo patrimonio comune e superare questa situazione dobbiamo lavorare con determinazione, buon senso e grande unit di intenti, sia a livello europeo sia di singoli Stati membri. E ancora una crisi dalle dimensioni contenute e assolutamente gestibili. Il debito pubblico dell'Eurozona poco pi dell'85% del Pil, quello della Ue all'8o%, mentre il deficit di entrambe le aggregazioni intorno al 6%. Si tratta di ratios ampiamente sostenibili. Il debito consolidato di Grecia, Portogallo e Irlanda rappresenta meno del 7% del Pil dell'Eurozona e meno del 9% del suo debito totale. Non possiamo pensare che alcuni Paesi il cui peso economico aggregato raggiunge appena il 5% del Pil europeo mettano a rischio il rimanente 95%. Il primo passo risolvere la crisi greca per fermare il contagio. Finora non ci siamo riusciti. Indispensabile l'impegno degli Stati dell'Eurozona a sostenere in maniera inequivocabile i partner in difficolt. Sono impegni gi ribaditi in pi occasioni, ma evidentemente con troppi distinguo che suscitano scetticismo nei mercati. Cos, anche le recenti dichiarazioni a margine della riunione dell'Eurogruppo si sono dimostrate insufficienti. Tutti i governi europei devono convincersi che il costo di "salvare" la Grecia molto pi contenuto di quello di lasciarla al suo destino. La priorit, quindi, quella di convincere i mercati che scommettere sul default della Grecia - o di altri Paesi - non ripagherebbe. Finora la gestione intergovernativa della crisi si dimostrata poco efficace. Cos come si rivelato inefficace demandare alla Banca centrale europea molti oneri sull'intervento di salvataggio della Grecia. Abbiamo bisogno di mettere a punto meccanismi comunitari davvero risolutivi, abbiamo bisogno di una Commissione molto pi protagonista, forte del pieno appoggio del Parlamento e del Consiglio europeo e, in ultima istanza, di tutti i singoli Stati a partire da quelli pi forti.

Da questa crisi si pu uscire solo con pi Europa. In parallelo andr messo a punto un meccanismo che renda credibile e verificabile l'impegno degli Stati che ricevono aiuto a far tutto quanto in loro potere per far fronte agli impegni vecchi e nuovi. Tutto ci prender tempo: nel frattempo quali sono gli strumenti migliori da attivare? Gi molti sono sul tavolo, altri ne possono essere trovati: finanziamenti diretti, quantitative easing da parte della Bce (da usare con grande cautela), eurobond capaci di consolidare almeno parte del debito pubblico dei Paesi membri creando un minimo di unione fiscale, potenziamento del Fondo europeo di stabilizzazione e introduzione di maggiore flessibilit permetterlo nelle condizioni di operare come market maker of last resort sui titoli di debito dei Paesi in difficolt, sia sul mercato primario come su quello secondario. Non c' un singolo strumento risolutivo, ma occorre approntare una batteria di strumenti con una poderosa capacit di fuoco. Le banche internazionali che hanno investito in titoli greci dovranno dare il loro contributo. Ci vorr buona volont e buon senso da parte di tutti, compresi i regolatori, le agenzie di rating, le autorit contabili, i revisori per evitare che si creino credit events dalle conseguenze imprevedibili. La Grecia si impegnata a mettere ordine nelle finanze pubbliche e a introdurre cambiamenti impensabili fino a pochi mesi fa. Dobbiamo dare ai politici e ai cittadini greci un chiaro incentivo a realizzare un programma di grande impegno e sacrificio. Uno strumento che appare di particolare interesse e meritevole di ulteriori approfondimenti l'idea di creare un meccanismo di riduzione del debito greco outstanding in funzione degli effettivi risultati del processo di ristrutturazione e rilancio dell'economia greca. Il Fondo europeo di stabilizzazione potrebbe impegnarsi a ritirare ingenti quantitativi di debito greco sul mercato secondario dimostrandosi disponibile a chiedere al rimborso un prezzo inferiore al valore facciale dei titoli e commisurato al raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica greca. Una delle principali lezioni della crisi attuale concerne il bilanciamento fra rigore e crescita. Se oggi promettessimo misure anche draconiane sul taglio della spesa pubblica, ma non convincessimo i mercati che ci sar sufficiente crescita per avere risorse in grado di ripagare il debito, tutto lo sforzo sarebbe inutile e la crisi sui mercati non si fermerebbe. Anche su questo fronte l'Europa chiamata a uno sforzo maggiore. La crisi dei Paesi periferici si potr risolvere in modo sostenibile solo quando i divari di produttivit saranno affrontati e ridotti. Gli strumenti anti-crisi devono quindi essere accompagnati da strumenti di stimolo e di sviluppo lungo la traiettoria disegnata con la strategia di Lisbona. Per evitare di trovarsi in difficolt anche l'Italia deve fare con decisione la sua parte sul duplice fronte della disciplina nei conti pubblici e del rilancio della crescita. La manovra va approvata e definitivamente varata nei tempi pi brevi possibili a dimostrazione dell'impegno corale del Paese a perseguire il pareggio di

bilancio entro, se non prima, del 2014. Poi si potranno trovare gli spazi per migliorarla, a saldi beninteso invariati, lavorando anche sui due capitoli lasciati aperti, quello della spending review e della riforma fiscale. In tempi brevi, per, si dovr essere pi convincenti come Paese in termini di crescita dell'economia e dell'occupazione. La sostenibilit del nostro debito pubblico pu essere garantita solo da un adeguato tasso di crescita. Tutte le iniziative e tutte le azioni orientate alla crescita sostenibile andranno organizzate in un piano integrato a breve e a medio periodo intorno al quale creare fiducia e condivisione. Lo spazio per crescere per un Paese come l'Italia c' e la globalizzazione costituisce una opportunit da cogliere. Cos come dimostrano moltissime aziende italiane. Cosa fare per accelerare la crescita nel nostro Paese sia a livello di competitivit delle imprese, che di funzionamento del sistema Paese, che di coesione e dinamismo sociale ormai ben noto: l'importante farlo partendo dalla riforma delle riforme - a costo zero - che ci deve mettere in grado di sbloccare un processo decisionale ormai inceppato (le nostre infrastrutture sono rallentate pi dalle procedure che dalla mancanza di risorse). Anche la spending review e la riforma fiscale possono essere tanto strumenti di rigore quanto di crescita attraverso uno sforzo di riqualificazione del mix di spesa pubblica e un pi efficace mix della pressione fiscale. Le banche italiane continueranno ad essere un punto di forza del sistema Paese, un'infrastruttura sana e solida su cui appoggiarsi per rilanciare la crescita sostenibile. Il sistema bancario italiano passato attraverso la crisi con le sue forze, senza mai costituire una passivit nascosta per i conti pubblici e senza mai interrompere il flusso di credito a imprese, famiglie e pubbliche amministrazioni, grazie ad un modello di business fortemente legato all'economia reale e alla costruzione di relazioni di lungo periodo con la clientela. E stato cruciale anticipare anche quest'ultima crisi con adeguati interventi sul capitale certamente favoriti dalla moral suasion dei regolatori. Bisogna cogliere l'occasione della crisi per rilanciare il disegno europeo, l'Italia pronta a fare la sua parte, sentendo la responsabilit di Paese fondatore. Quando si trattato di fare sacrifici per accelerare il processo di integrazione con l'Europa, l'Italia non si mai tirata indietro. La costruzione dell'Europa ancora un processo incompleto, venuto il tempo di trovare la forza e la compattezza per completare il cammino.