Sei sulla pagina 1di 3

I personaggi e gli animali della mitologia nell’inferno della

Divina Commedia

Nella cantica dell’Inferno della Divina Commedia, Dante inserisce diversi personaggi
e animali fantastici tratti dalla mitologia greco-romana. Vediamone i principali:

Caronte
Nella mitologia greca, etrusca e romana, Caronte è uno psicopompo
(dal greco ψυχοπομπóς, composta da psychè (anima) e pompós (colui che manda),
ossia una figura che svolge la funzione di accompagnare le anime dei defunti
nell’oltretomba. La particolarità di Caronte sta nel fatto che egli accompagnava i
morti nell’Ade (il regno delle anime) traghettandoli con la sua barca sulla riva
opposta del fiume Acheronte (nella Divina Commedia) o nello Stige (mitologia
greco-romana), ma solo se questi avevano ricevuto i rituali funebri. In un’altra
versione, invece, si dice che Caronte non traghettasse coloro che non disponevano di
una moneta per pagare il viaggio, tanto è che era consuetudine nell’antica Roma
mettere una moneta sotto la lingua del cadavere prima della sepoltura. Nella Divina
Commedia viene descritto come un vecchio canuto, con la barba e con gli occhi
infuocati, dal carattere severo, ordinato e sistematico.

Cerbero
Cerbero era uno dei tanti mostri a guardia dell’ingresso dell’Ade, che sorveglia
affinché nessuno dei morti possa uscire. È un cane mastino mostruoso, dotato di tre
teste, che anziché del pelo ha il corpo ricoperto di serpenti e che ha il latrato
paragonabile al rombo di tuono. Nella mitologia greca si racconta che solo due
personaggi riuscirono a domarlo o batterlo: il primo fu Eracle, il quale per compiere
una delle sue Dodici Fatiche aveva dovuto catturarlo per portarlo a Micene; il
secondo fu Orfeo, che riuscì ad incantarlo suonando la sua lira, per poterlo superare e
addentrarsi negli Inferi per riportare la sua amata Euridice nel regno dei vivi.Nella
Divina Commedia vigila l’ingresso del III cerchio dell’Inferno, ossia quello di coloro
Che hanno peccato di gola. Inaspettatamente, gli vengono attribuite caratteristiche
fisiche umane, come la barba, le mani e le facce. È inoltre descritto con occhi
vermigli per l’avidità, ventre largo per la voracità e zampe artigliate per afferrare il
cibo. Molti sostengono che nella Divina Commedia le tre teste di Cerbero
indicherebbero allegoricamente i tre modi del vizio di gola, ossia secondo qualità,
quantità e continuità.

Minosse
Secondo i miti principali, Minosse fu un re di Creta che governò con giustizia e
lungimiranza, e ciò gli permise di diventare, una volta sopraggiunta la morte, uno dei
giudici infernali, insieme ad Eaco e Radamanto, un altro re di Creta. Minosse è
conosciuto in vita soprattutto per la vicenda del minotauro (figlio della moglie
Pasifae e di un toro) che fece successivamente rinchiudere in un labirinto, la cui
realizzazione fu incaricat all’architetto Dedalo. Però nella Divina Commedia viene
rappresentata la sua controparte infernale, la cui descrizione riprende molto
dall’Eneide di Virgilio: in quanto giudice degli Inferi, egli interroga i morti,
apprendendone la vita e i misfatti, e in base a questi comunica loro la destinazione
all’interno dell’Inferno. Inoltre viene descritto con una lunga coda di serpente, che
utilizza per far capire ai dannati dove devono dirigersi, arrotolandola di tante spire
quanti sono i cerchi di destinazione.

I Centauri
Il centauro è una figura mitologica che consiste in una creatura dal corpo metà
uomo e metà cavallo. La razza dei centauri nasce, secondo la mitologia greca,
dall’amore tra il re dei Lapiti Issione e Nefele, sosia della dea Era, dalla cui nacque,
appunto, Centauro, un essere deforme che si accoppiò successivamente con delle
giumente, dando origine così a questa razza. I centauri avevano la particolarità di
possedere tutti i pregi e i difetti degli esseri umani, portati però a livelli estremi,
tanto da rappresentare nella mitologia talvolta straordinaria saggezza, talvolta
incredibile crudeltà. Inoltre si dice che fossero abili nell’uso dell’arco, tanto che nel
medioevo si iniziò a raffigurare il segno zodiacale del sagittario con un centauro
armato di arco e freccia.
Nell’Inferno dantesco i centauri vengono collocati nel girone dei violenti, e vengono
descritti come demoni immortali divenuti custodi-giustizieri dei violenti contro il
prossimo, in analogia con il loro carattere molte volte violento avuto in vita. Tra essi
vengono citati in particolare il centauro Chirone, Nesso e Folo.

Le Arpie
Le arpie sono un altro tipo di creature mitologiche, caratterizzate dall’avere il corpo
di uccello e il volto di donna. Esse sono tutte sorelle, figlie di Taumante ed Elettra, e
considerando il mito che spiega la loro origine si pensa che costituiscano una
personificazione della tempesta. Si dice che avessero una magnifica capigliatura e
che fossero molto potenti nel volo. Per quanto riguarda la loro raffigurazione nella
Divina Commedia, esse sono collocate nel girone dei suicidi, dove rompono i rami e
mangiano le foglie degli alberi al cui interno si trovano le anime dei suicidi, che
provano dolore ed emettono dei gemiti attraverso dei pertugi nei tronchi.

Alessandro Di Franco