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IN PILLOLE

Chi siamo? Ecco perché il teatro è un mezzo per dialogare e


confrontarsi con i paradossi della società. Può
Il Teatro Impertinente è una compagnia di quindi portare voci ed evidenziare silenzi con
animazione teatrale attiva dal 2007 attraverso la un'azione che favorisce la riflessione sulle tante
collaborazione congiunta di varie figure differenze della realtà: differenze culturali, di
professionali legate all’ambito della pedagogia, modi di vivere, generazionali e di abilità.
del teatro e della formazione. Attivo
nell’Imperiese e nel Varesotto, il T.Im. si è
I laboratori per i ragazzi
dedicato principalmente all’educazione teatrale
con bambini e adulti, in ambito scolastico e non, Il teatro inteso come luogo d'incontro, diviene
realizzando interventi di educazione alla teatralità per chi lo pratica una casa in cui sentirsi protetti,
e corsi di formazione per insegnanti e operatori. un ambiente familiare in cui è sempre bello
ritornare e dal quale si possa partire sereni e
L'Associazione di promozione sociale Il
rinnovati. Da qui nasce l’idea di creare un
Parcheggio delle Nuvole è l'organismo
percorso teatrale che consenta ai ragazzi di
istituzionale cui fa capo la compagnia del Teatro
trovare nella dimensione piacevole del gioco
Impertinente, con l'intento di essere tramite
drammatico, stimoli e motivazioni per
creativo d'idee, collaborando con istituzioni,
comprendere e apprendere, mettendo sé stessi
associazioni e liberi pensatori. Lo scopo principale
in ciò che si fa; si ha la possibilità di conoscersi e
è di creare rete nei diversi campi dell'arte e del
farsi riconoscere all’interno di un sistema di
sociale, per trovare un dialogo volto alla
regole che garantiscono il rispetto e la
creazione di momenti d'interesse culturale e
valorizzazione delle proprie personalità. Durante
ludico.
il percorso si utilizza spesso il concetto di “teatro
fuori dal teatro”, ovvero riportare i vissuti
Che cosa propone il Teatro personali e i momenti più veri delle proprie
Impertinente? sintomatologie fuori dalla rappresentazione
canonica. Questo consente di mettere in
Tutti hanno il diritto di esprimersi e di
relazione sistemi di vita generalmente separati,
comunicare i propri sentimenti e la metodologia
come l'immaginario e il reale, il corpo e la mente,
teatrale offre concrete possibilità a chiunque vi si
l'individuo e il gruppo, la norma e la
accosti, con la garanzia di non essere giudicato,
trasgressione, l'inconscio e la razionalità.
ma semplicemente incoraggiato ad agire e a
liberarsi dei propri grovigli interiori. L’obiettivo è
incorniciare storie ed esperienze attraverso
metodi, che per quanto differenti, sono
A chi ci rivolgiamo
comunque adatti ad un processo di narrazione. È rivolto a tutti coloro che intendono:

Lo strumento teatrale, infatti, crea un livello di  Lavorare sulla propria capacità


coinvolgimento che supera la sfera razionale e intellettuale ed emotiva per ottenere un
pensiero autonomo.
attiva anche il piano emotivo dei partecipanti. Le
potenzialità maggiori si manifestano quando è  Sviluppare l'uso dei sensi al fine di
necessario suggerire cambiamenti di mentalità e accrescere la capacità di ascolto e di
di atteggiamento alla persona, laddove la azione.
semplice prescrizione comportamentale tende a
 Sviluppare attraverso lo strumento
rivelarsi scarsamente efficace. Il cambiamento
dell'improvvisazione la propria capacità
non sempre è accettato, sia che si tratti di
di comunicare ed esprimersi.
modalità organizzative, di pensiero o
comportamentali; il teatro quindi, proponendosi Aumentare la conoscenza di sé all'interno delle
come gioco, crea uno spazio intermedio dove dinamiche di gruppo.
molte cose diventano possibili.
IL TEATRO IMPERTINENTE
LABORATORI DI EDUCAZIONE ALLA TEATRALITÀ
Programma didattico per la Scuola Media Inferiore e Superiore

Introduzione
Impertinente è una parola che deriva dal latino (impertinentem). Essa viene utilizzata per definire
tutto quello che, rispetto ad una linea generale di comportamento, non è opportuno.
Chi si aspetta dal nostro lavoro un semplice corso di teatro, comprenderà presto che quello che
proponiamo non fa a tal proposito. Utilizzando la parola Impertinente, vogliamo sottolineare il fatto
che questa idea non rispetta i tradizionali canoni teatrali di rapporto regista-attore, attore-
spettatore. Inoltre la parola impertinente è solitamente utilizzata per definire gli stessi ragazzi che
non conoscono le regole base del comportamento da adottare in determinati contesti sociali ed
istituzionali. Il nostro scopo è quindi quello di “prenderci cura” in particolare di queste persone che,
a causa delle loro mancanze, della loro difficoltà di comunicazione, spesso vengono isolati e
trascurati. Lo facciamo partendo dal loro linguaggio (impertinente) cercando di aiutarle a far
emergere la propria interiorità con l’intenzione di liberarle dalla sciocca certezza di non poter
cambiare.
Il Teatro impertinente è quindi la nostra proposta per un nuovo modello di teatro di animazione.
Un progetto che racchiude in sé le diverse esperienze e acquisizioni teoriche dei nostri percorsi.

Tutti in scena giù dal palco


Tutti in scena giù dal palco
Con “Tutti in scena giù dal palco” si tenta di affiancare, rielaborandole, le due concezioni più classiche
del teatro di animazione, con l’ambizione di approdare ad una nuova realtà fresca d’intenti, punto
d’incontro tra il teatro di animazione più tradizionale ed il teatro integrato.
Partendo dal presupposto che questi due modi di fare teatro non sono affatto divergenti, si può
ragionevolmente ipotizzare di svolgere un’attività di educazione alla teatralità che, pur incentrandosi
sugli aspetti più propriamente sociali, umani e creativi del progetto, punti nel contempo alla
realizzazione di un evento finale in grado di valorizzarne i risultati.
La parola chiave di questo lavoro diviene così “tutti”, perché ognuno in realtà può essere messo nelle
condizioni di beneficiare delle potenzialità socio-pedagogiche del teatro. In questo caso la scena è giù
dal palco, è là dove si colloca la quotidianità, perché tutti possono andare in scena spogliandosi delle
proprie paure, utilizzando le esperienze della loro vita di tutti giorni, diventando così protagonisti a
pieno titolo del proprio futuro.
Tutti insieme, tutti in scena, come protagonisti, ma al contempo tutti giù dal palco, tutti sullo stesso
piano, senza retorica, senza paura, senza null’altro che sé stessi.
“Tutti in scena giù dal palco” rappresenta quindi la sintesi più efficace degli obiettivi che il Teatro
Impertinente si prefigge di raggiungere con il suo operato.

1
Un teatro di animazione impertinente

Il teatro di animazione ha obiettivi semplici, ma evidentemente il metodo per mezzo del quale si
prefigge lo scopo di attuarli può essere anche molto differente a seconda delle caratteristiche
dell’operatore.
Secondo la dott.ssa Marina Savoia, che si è occupata del teatro quale punto d’incontro tra i linguaggi
e le arti, l’educazione alla teatralità si fonda su alcuni punti cardine sia nella fase di allenamento e di
preparazione dell’attore che nella costruzione e realizzazione dell’opera. Questi cardini sono
pienamente condivisi dal Teatro Impertinente che li fa suoi e, a sua volta, li propone come principale
metodologia:

1. La conoscenza dei mezzi a propria disposizione (il linguaggio teatrale mette a


disposizione l’uso del corpo, la percezione di sé e del proprio motore energetico)
2. L’esplorazione del contesto (vale a dire il rapporto con lo spazio, la percezione
degli altri e la reazione agli stimoli esterni)
3. I tempi del gioco (la centralità del ritmo nel lavoro dell’attore e il “qui e ora”
dell’evento teatrale)
4. L’effetto che produce (e si allude qui non solo all’impatto e alla complicità col
pubblico, ma anche all’autoconsapevolezza e alla libera ma cosciente gestione
della creazione artistica)1

Il Teatro Impertinente, partendo dai concetti sopradescritti, propone l’organizzazione di un


programma d’impegni, incontri e giornate di laboratorio fondamentalmente suddivise in due fasi: la
prima dedicata alla crescita emotiva e creativa del ragazzo, la seconda all’ideazione e
all’allestimento dello spettacolo.
Il rapporto con le istituzioni prevede una collaborazione continuativa da attuare per mezzo di una
serie di incontri prima, durante e dopo lo svolgimento del programma alla presenza di tutti i diversi
soggetti coinvolti: i rappresentanti scolastici, gli insegnanti e i genitori. Tali incontri, che
costituiranno continui momenti di verifica, permetteranno di monitorare il lavoro durante l’intero
svolgimento del laboratorio e altresì di acquisire importanti informazioni sulla sua ricaduta indiretta.
Un aspetto fondamentale resta infatti quello socio-pedagogico: le riunioni con gli insegnanti
servono ad individuare i problemi all’interno del gruppo classe e a studiare insieme le azioni da
intraprendere. Questa fase è di vitale importanza perché può facilitare la risoluzione di eventuali
fenomeni di “bullismo” o di mancata integrazione. Parlare e confrontarsi con i genitori è invece il
miglior modo di prendere coscienza delle problematiche legate al singolo ragazzo. Questo permette,
già prima dell’inizio del laboratorio, di programmare un piano di lavoro ad hoc.
Il Teatro di animazione impertinente si prefigge quindi lo scopo di associare le pratiche pedagogiche
e organizzative del laboratorio integrato al sistema di laboratorio per ragazzi più tradizionale. Il
risultato è una preparazione a priori sul gruppo classe ed uno svolgimento dei giochi e degli esercizi
secondo un programma fluido e flessibile.
La sezione dedicata all’integrazione, interna alle problematiche dello stesso gruppo “classe”,
dovrebbe permettere di affrontare tutti i problemi tipici dell’età pre-adolescenziale e
dell’adolescenza.

1
M. Savoia, Tutti In Scena, Salani Editore, Milano, 2007
2
Ci sono diverse azioni che è possibile intraprendere al fine di risolvere problematiche socio-
adolescenziali; qui di seguito si riporta, come esempio, il metodo ideato dal Teatro Impertinente al
fine di contrastare un fenomeno tipico dell’adolescenza, il cosiddetto “bullismo”:

 Lo SBULLAMENTO: il bullo e lo “sfigato”


Il termine bullismo è la traduzione italiana dell'inglese "bullying" ed è utilizzato per designare un
insieme di comportamenti in cui qualcuno ripetutamente fa o dice cose per avere potere su un'altra
persona o dominarla. Il termine originario "bullying" include sia i comportamenti del "persecutore"
che quelli della "vittima" ponendo al centro dell'attenzione la relazione nel suo insieme. Spesso non gli
si dà molta importanza perché lo si confonde con i normali conflitti fra coetanei 2.
Il termine sbullamento nasce con il Teatro impertinente e costituisce forse uno degli studi più
“originali” che siamo stati in grado di svolgere fino ad ora, considerata la rilevanza di questa
problematica presso il mondo scolastico e giovanile in generale. Lo sbullamento non può essere
considerato una “cura miracolosa”, ciò nonostante abbiamo verificato in certi casi una relativa
efficacia, riuscendo a gestire situazioni di bullismo senza ricorrere a rimproveri, scontri o punizioni
che rappresentano indubbiamente gli atteggiamenti meno idonei alla soluzione del problema.
E’ necessario però, prima di procedere, accennare brevemente anche all’uso del termine “sfigato”: la
scelta di questo termine gergale deriva dal fatto che la parola “vittima” ci è parsa insufficiente; così
come ogni altra parola sembrava non riassumere appieno la condizione determinata dai
comportamenti del bullo nei confronti della vittima prescelta.
Lo sbullamento è un percorso che si poggia su alcuni semplici passaggi concettuali e pratici:
a. Il bullo non conduce una vita serena sul piano relazionale, affettivo e scolastico. Nel
contesto in cui è inserito, il bullo, per mantenere la sua posizione, deve sempre
confermare le aspettative di chi lo circonda instaurando un deleterio circolo vizioso tra
atto e aspettativa sociale. Tendenzialmente è quasi impossibile per un bullo non essere
provocatorio e dannoso. Una volta entrato nel cerchio della paura è difficile uscirne. Il
timore più grande per il bullo è divenire ciò che schernisce e che teme di riconoscere in sé
stesso: il cosiddetto “sfigato”.
b. Il bullo, in partenza, è una vittima che per difendersi attua una trasformazione; si ribella e
reagisce con prepotenza alla paura e all’insoddisfazione che prova.
c. Il bullo odia lo “sfigato” in quanto è l’immagine della sua paura più recondita. Non vuole e
non può accettare la visione di una persona tanto diversa e così poco sociale da essere un
facile bersaglio della malignità delle persone.
d. Lo “sfigato” è invece da parte sua una persona che, analogamente, vive problematiche di
tipo affettivo-relazionale, seppur differenti da quelle del bullo.
e. Il bullo è accettato dai compagni solo come esecutore del mantenimento delle loro
aspettative (non raggiunte dallo ‘sfigato’).
f. A questo punto si comprende che vi è tutta una serie di ruoli e compartecipazioni nel
bullismo. Alcuni studi hanno analizzato come il bullo non esiste di per sé. Esiste in quanto
fa parte di un sistema che ammette e supporta il bullismo.

2
Dottor Oliviero Facchinetti, http://www.facchinetti.net/
3
g. Per risolvere tale situazione bisogna, prima di tutto, cercare di individuare i diversi
elementi del gruppo, capire le loro funzioni e studiare una strategia che porti il bullo a
collaborare con lo “sfigato”.
h. Questo passaggio sembra molto più difficile di quello che poi si rivela praticamente. Il
bullo tendenzialmente rimane in continua difesa verso l’educatore perché lo ritiene, come
l’insegnante, uno di quegli elementi da “combattere” per mantenere la propria
reputazione. Ma se l’educatore, come l’insegnante, gli dà fiducia, se capisce il suo gioco,
allora il bullo rimane spiazzato e pronto, anche solo per un attimo, all’ascolto, sempre che
la strutturazione del bullismo attorno alla sua figura non sia troppo irrigidita e
onnipervasiva.
i. Quell’attimo, di basilare importanza, in cui il bullo è faccia a faccia con l’animatore, è il
momento ideale per affidargli un compito: chiedere al bullo di prendersi cura dello
“sfigato”, di aiutarlo ad emergere, di insegnargli a difendersi. In poche parole si chiede al
bullo di proteggere lo “sfigato”. Certamente non si spiegherà tutto in questi termini.
L’occasione di lavoro deve essere fatta passare sotto altre vesti.
j. E’ un paradosso ma funziona. Primo perché il maggior conoscitore dello “sfigato” può
risultare il bullo stesso e poi perché, spesso, il bullo ha il desiderio recondito di uscire dal
proprio ruolo.
Il rapporto che nasce tra questi due soggetti spesso è stupefacente. In primo luogo lo “sfigato”,
messo a stretto contatto con un bullo che lo difende, acquisisce sicurezza, fiducia e serenità.
Dall’altra parte si offre al bullo un ruolo alternativo, che non lo vede più come il “cattivo” ma come il
difensore, il buono. Questo reciproco beneficio disorienta inoltre tutti i soggetti del gruppo che non
sanno più come rapportarsi sia con l’uno che con l’altro.
Si arriva così ad una tabula rasa, la metrica comunicativa del gruppo va riscritta, e in questo atto si
svolge l’integrazione di due nuovi elementi: nessun bullo, nessuno “sfigato”.

Lo sviluppo del laboratorio


Qui di seguito spunti e prerogative che sono alla base del Teatro Impertinente.

 Lo spiazzamento
Quando un animatore si relaziona per la prima volta con un nuovo gruppo di persone si trova di
fronte ad un grande ostacolo: il pregiudizio o, al contrario, l’aspettativa che il gruppo stesso ha
riguardo alla sua figura e al suo lavoro. Questo avviene in qualsiasi occasione in cui vi è un rapporto
tra una persona ed un gruppo. Certamente sono diversi i metodi utilizzati al fine di “rompere il
ghiaccio”. Il metodo che il Teatro Impertinente propone parte proprio dalla conferma di questi
pregiudizi e aspettative per poi, come d’incanto, distruggerle.
Cronicizzazione del metodo:
1. Il gruppo pone come ostacolo i suoi più naturali timori utilizzando, inconsciamente, un
atteggiamento che blocca la comunicazione bidirezionale.
Se, ad esempio, il gruppo è formato da adulti, il timore che presenterà sarà,
probabilmente, quello relativo all’incompetenza del formatore; se invece il gruppo è
costituito da ragazzi, la paura sarà, presumibilmente, quella della noia, della severità, il
timore del giudizio da parte dell’adulto, ecc.
4
2. Il metodo consiste in un’iniziale e placida conferma delle paure del gruppo, fino ad
arrivare ad una esagerazione nella quale questi semplici timori vengono esasperati;
passando dal credibile all’incredibile si cercherà di provocare nelle persone una sorta
di smarrimento emotivo. Con un gruppo adulto, ad esempio, l’animatore si dovrebbe
comportare dimostrandosi prima incompetente, fino al punto di sembrare talmente
impreparato da risultare assurdo.
3. Arrivati al limite della credibilità verrà svelato, attraverso un ribaltamento dei toni,
quello che si è appena fatto. Questo momento è lo spiazzamento vero e proprio.
Grazie ad un momento di shock si spiega al gruppo che le paure e i pregiudizi,
consolidati fino a un attimo prima, non sono reali.
4. Il risultato è quello di poter ripartire da una tabula rasa, visto che il gruppo non sa più
cosa aspettarsi ed è finalmente pronto all’ascolto. Le persone, inoltre, sono sollevate
nel sapere che i timori sono stati fugati risultando infondati.
Questo metodo parte quindi da un semplice concetto: per rapportarsi con un gruppo ci si deve
assicurare che la comunicazione sia pura, non ostacolata a priori da alcun pregiudizio di sorta3. Solo in
tal modo si ha la certezza di riuscire ad interagire, giungendo più facilmente ai propri scopi.
Lo spiazzamento può essere così considerato un modo di sovvertire un ordine costituito cercando di
far sentire il gruppo in un ambiente protetto, giocoso, autoironico, libero.

 Musica e musica
L’educatore ha sempre molto presente come e quanto la musica possa cambiare la vita dei propri
allievi, ha sempre chiara l’emozione dell’apprendimento, l’emozione del momento 4.
La musica è sicuramente una compagna consueta all’interno di qualsiasi progetto educativo.
Riteniamo che, sia grazie all’ausilio di un professionista, sia attraverso l’uso di un qualsiasi mezzo di
riproduzione, l’utilizzo della musica per lo svolgimento di giochi ed esercizi sia fondamentale. La
musica traccia come una linea ordinata e allo stesso tempo flessuosa nella mente del ragazzo e lo
aiuta sia a sfogarsi che a concentrarsi. Bisogna però fare attenzione a come si utilizza lo strumento
musica. Meglio intenderlo come una spezia, che se abusata, rischia di rendere il piatto sgradevole o
immangiabile. La musica deve essere scelta oculatamente, preparata e studiata per ogni esercizio. Se,
ad esempio, il gioco che ci si appresta a fare richiede energia, la musica deve rispecchiare questa
emozione, deve ispirare, non distrarre. Anche per la costituzione dello spettacolo di fine corso la
scelta della musica più adeguata diventa fondamentale.
In quest’ottica ci sembra pertanto necessario riferirci a quella parte dell’educazione alla teatralità che
utilizza l’elemento musicale con costanza e perizia.
Da oltre un secolo la scienza pedagogica ha evidenziato come il coinvolgimento emotivo sia la chiave
dell’apprendimento, e la musica è per sua natura estremamente emozionante. 5

 Macchine e tecnologie: animazione d’avanguardia.


Tanto si parla e si scrive di bambini e tv come se si trattasse sempre e necessariamente di un rapporto
a due, tra il singolo bambino e il medium televisione, la famigerata “baby sitter elettronica” e
difficilmente si immaginano alternative al solitario consumo infantile di televisione, se non nella
3
E. Morin, I Sette Saperi Necessari All'educazione Del Futuro, Cortina Raffaello Editore, Milano, 2001
4
Daniele Vineis, Spartito perso, giochi di animazione con le musiche del novecento, Franco Angeli editore, Milano, 2006.
5
Vedi la sopraccitata nota
5
presenza di un genitore premuroso che assista, aiuti a selezionare, guardi con il bambino e magari con
il bambino ne discuta6.

Non ci si può semplicemente lamentare degli effetti negativi della tv come d’altronde non si può
pretendere di eliminarla dalla vita dei ragazzi. Ci sembra utile pertanto tentare di evidenziare gli
aspetti positivi e creativi che tale medium può avere.
È possibile concepire che il fare televisione possa diventare un’occasione di gioco teatrale
interessante per i ragazzi. Tutti conoscono i meccanismi del mezzo televisivo e tutti i singoli elementi
che lo compongono, siano questi la pubblicità, il telegiornale, il film, il telefilm, ecc.
Partendo da queste conoscenze condivise e attraverso giochi ed esercizi è possibile stimolare la
parte critica e creativa del bambino che, imitando “la cosa” che più conosce, impara a valutarla e
distaccarsene.
In questo modo la televisione diventa un possibile punto di partenza sia per quanto riguarda
l’aggregazione sia per quanto riguarda lo spirito critico. Il teatro impertinente, attraverso questa
operazione di ridefinizione del medium, si propone di partire da concetti noti al bambino per poi
reinventarli utilizzandoli in maniera creativa nell’ambito della teatralità e dell’animazione. I giochi
possibili sono numerosissimi (dall’improvvisazione di uno spot o di un telegiornale, all’utilizzo di un
“telecomando magico” che permetta di attivare o disattivare i propri compagni quasi fossero
marionette). Giochi creativi, educativi e, paradossalmente, “anti-televisivi”.
Si possono anche utilizzare strumenti propri della produzione televisiva come la telecamera.
E’ un’esperienza assolutamente semplice e straordinaria. Alcune maestre, al momento, non ci credono
e pensano occorra chissà quale competenza tecnica perché le immagini che vedono “in diretta” sono
di un livello eccellente, immagini che farebbero bella figura in un qualsiasi programma televisivo. E
invece “non ci vuole niente”: solo una telecamera digitale collegata ad un televisore e dotata di alcuni
effetti7.
Una telecamera digitale risulta quindi un possibile mezzo per divertire ed animare. La ripresa diretta
consente per esempio ai ragazzi di giocare con essa come se fossero davanti ad uno specchio.
Tuttavia il mezzo di “riflessione” è lo schermo che, a differenza dello specchio, dà una dimensione di
distacco perché l’immagine riflessa non “ricambia lo sguardo”. Questo effetto produce nel ragazzo
una leggera forma di straniamento, ovviamente non traumatica, che lo porta ad osservarsi in un
modo del tutto nuovo, aumentando la consapevolezza del suo porsi nello spazio. Inoltre molte
telecamere, grazie ai loro effetti, catturano l’attenzione del bambino, stimolano la fantasia e sono
semplici da usare. Si può addirittura provare a “girare” un piccolo film, stimolando nell’atto creativo
ed improvvisativo i ragazzi che di fronte ad un mezzo così moderno possono esibirsi senza l’iniziale
timore di sbagliarsi visto che basta premere un tasto ed iniziare da capo.
In un laboratorio teatrale non è quindi così eccezionale l’utilizzo di strumenti televisivi e
cinematografici; è possibile organizzare ad esempio, insieme ai ragazzi, una “produzione” audiovisiva:
attraverso questa “esercitazione” si può affrontare il discorso dei ruoli. Insegnando le diverse
mansioni necessarie alla realizzazione del film i ragazzi possono trovare la propria, che poi risulta
essere la loro naturale predisposizione all’interno del loro mondo. Inizia così la caccia al proprio
ruolo: chi vuole fare il regista, chi il tecnico, chi l’attore, chi il truccatore e così via. Naturalmente non
tutti vogliono stare davanti alla telecamera: molti si trovano meglio dietro le quinte, senza che questo
fattore debba essere interpretato in maniera negativa. Talvolta, nei laboratori di animazione, si
preme per creare uno spettacolo in cui tutti debbano andare in scena. A nostro avviso se alcuni
6
Paolo Beneventi, David Conati, Nuovo manuale di educazione alla teatralità, Edizioni Sonda, Casale Monferrato (AL), 2006
7
Vedi nota n.16
6
ragazzi non cercano il protagonismo non è sempre perché sono timidi o “bloccati” ma,
semplicemente, si sentono meglio, si divertono di più, a lavorare dietro le quinte. L‘elemento che
riteniamo più interessante è lo studio che si può fare del gruppo “classe” semplicemente mettendolo
di fronte alla possibile produzione di un film.
Nuovi aspetti dell’animazione possono emergere grazie all’utilizzo delle nuove tecnologie. Del resto il
miglior modo per comprendere e parlare il linguaggio dei ragazzi è sintonizzarsi con il mondo in cui
vivono, sempre più invaso e strutturato attorno a questi media.
Sarà questa “rivisitazione” della tecnologia uno dei tratti più “impertinenti” del teatro di animazione
che vorremmo portare nelle scuole.

 Favolando: tra fantasia e meditazione


Ci sono ancora castelli, per fortuna, case di pietra nei boschi, piccoli ruscelli nelle valli e scoiattoli, ricci,
lepri, caprette, lucciole e civette che aspettano di essere ancora principi e regine, principesse e re nelle
favole di oggi come in quelle di ieri.
Dimenticavo… per fortuna ci sono ancora contadini e boscaioli, giovani fate e vecchie streghe e… di
notte… sotto il letto c’è ancora un orco e un lupo, un Pollicino ed un Cappuccetto Rosso…
E ora siedi su una bella poltrona. Chiudi gli occhi e tuffati con noi nella favola di oggi, di ieri, di
sempre…8
La fantasia è forse lo strumento più importante che possiede il bambino per difendersi ed è forse il
“potere” che l’adulto rimpiange di più. Nel teatro, in virtù della sua componente soprattutto legata
all’improvvisazione, la fantasia diventa un ingrediente basilare. Ma la fantasia più bella è quella che si
mescola al sogno, quella che ci fa sentire, anche solo per un attimo, invincibili e meravigliosi. Da
questo assunto nasce l’esigenza di creare un metodo per attingere a quella fantasia sempre più
congelata e insterilita dagli atteggiamenti culturali, dal bombardamento mass-mediatico, dal
divertimento confezionato e sempre meno spontaneo e creativo. Si vorrebbero portare i ragazzi in
quell’attimo lontano dal continuo frastuono di questa società che ha terrore del silenzio, dove
allenare la fantasia che rischiano di perdere con la crescita ed il cristallizzarsi troppo rigido del
raziocinio.
Il metodo scelto è semplice: guidare i ragazzi ad una “minima” meditazione guidata. Minima poiché
una vera e propria meditazione richiederebbe capacità astrattive non ancora maturate e risulterebbe,
inoltre poco praticabile all’interno di un gruppo di ragazzi esuberanti.
Al termine di una giornata di laboratorio, dopo i giochi, gli esercizi, le parole e le urla, solitamente si
cerca sempre di avere un quarto d’ora in cui chiedere ai ragazzi di chiudere gli occhi e viaggiare. E’
importante comprendere che questo genere di esercizi è alla portata e a beneficio di tutti. Il
momento favolistico è adattabile a qualsiasi età, è possibile levarsi in volo sopra i monti più alti alla
ricerca di draghi come si può benissimo passeggiare in un bosco di sequoie alla ricerca di uno
specchio che ci riveli la nostra vera identità. Le favole in questo caso non restano solamente dei
semplici racconti, ma divengono piuttosto dei percorsi o delle avventure che rendono protagonista lo
stesso ascoltatore. Nell’ambito di questa esperienza la funzione dell’animatore non è quella di un
semplice narratore bensì quella di una guida attenta e consapevole. Solo così il “viaggiatore” sarà
libero di lasciarsi andare alla sua parte più immaginativa.
L’obiettivo educativo si realizza perciò anche tramite la capacità di indurre il rilassamento, la
facilitazione del contatto con sé stessi, l’immaginazione e la rielaborazione cognitiva degli stati
8
Rosaura Giovannetti, Roberto Coccia, Manuale di animazione psicopedagogica, Milano, Franco Angeli editore, 2006
7
affettivi; ma anche con la percezione del sé corporeo e delle tensioni, nonché tramite la gestione di
tutte le diverse fasi per raggiungere il rilassamento totale.
E’ importante gestire questi momenti con cautela: i ragazzi entrano a contatto con un mondo che, se
da una parte trascende la realtà, dall’altra rimane radicato nel subconscio.
Alla fine di ogni esercizio è importante trovare un momento per parlare e confrontarsi a proposito
della maniera nella quale è stato immaginato il proprio percorso.
Questo rapporto di fine esercizio può essere svolto non solo attraverso il racconto personale ma
anche tramite la produzione di disegni, la costituzione di una piccola drammaturgia collettiva
“arricchita” dalle diverse personalità e fantasie del gruppo.
Mettendo in campo il loro immaginario, senza nemmeno rendersene conto, in qualche modo
investono il racconto dei loro problemi e delle loro difficoltà. Quasi mai riescono a concludere la fiaba:
si bloccano e non riescono a dare una risoluzione. Ma il compito che resta loro è ripensarci e trovare il
finale: implicitamente, è una riflessione sui loro problemi e, quando trovano una conclusione per il
racconto, anche le loro difficoltà trovano uno sbocco.9

La messa in scena

Mettere in scena uno spettacolo alla fine di un percorso di educazione alla teatralità non costituisce
un passo obbligato. La messa in scena dello spettacolo finale può considerarsi un valore aggiunto al
percorso di educazione alla teatralità capace di costituire un ulteriore occasione di crescita.
Una volta consolidato e preparato il gruppo di lavoro, è possibile introdurlo in una fase che porti
all’allestimento di uno spettacolo.
I partecipanti saranno protagonisti a partire dalla drammaturgia, fino alla messa in scena. I testi usati
deriveranno dalle esperienze, dalle emozioni e dalla fantasia dei ragazzi, saranno veri ma non
'razionali' per evitare il rischio di sistematizzare la realtà, giustificandola e perciò distorcendo il reale
valore dell'esperienza personale.
Se i giochi e gli esercizi hanno un alto valore socio-pedagogico, nondimeno lo spettacolo costituisce
un importante momento di verifica del lavoro svolto oltre a rappresentare una forte spinta emotiva
verso il compimento dell’azione terapeutica ottenuta tramite gli strumenti propri dell’educazione alla
teatralità.
Un percorso di questo genere punta a trasformare l'impossibile in possibile, lavorando sui limiti della
propria corporeità, sui limiti delle stesse leggi fisiche.
Questo traguardo è raggiungibile solo nello spazio del teatro, spazio magico in cui sembra davvero
indispensabile giocare con i propri confini interiori ed esteriori.
Uno spazio che non è chiuso alla malattia o alla disabilità, ma al contrario è aperto a qualunque forma
di ricerca e sperimentazione.
La meta di questa indagine personale e collettiva è la verità che si cela dietro ad ogni maschera,
paura, ignoranza, e che supera di gran lunga ogni forma di disabilità o mancanza.

9
Paola Santagostino, Guarire con una fiaba, Giangiacomo Feltrinelli editore, Milano, 2004
8
Costi

I costi dipenderanno ovviamente da ciò che si vorrà costruire, in accordo con enti ed associazioni.
Prima di presentare un eventuale preventivo, bisognerà stabilire il numero di ore e di operatori che
serviranno allo scopo. Sarà quindi necessario fare una stima delle possibili difficoltà tecniche a cui si
potrebbe andare incontro. Tutte eventualità che non si possono prevedere senza un incontro
preliminare con genitori, insegnanti e gli enti coinvolti.

Riferimenti

Il Teatro Impertinente Il Parcheggio delle Nuvole


www.teatroimpertinente.blogspot.com Associazione di Promozione Sociale
Strada Sen. E. Marsaglia 485 18038 Sanremo (IM)
teatroimpertinente@gmail.com
ilparcheggiodellenuvole@yahoo.it
Tel.: +39 338 5306558
C.F. 90078050086 - P.I. 01517520084
Tel.: +39 389 0230544

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Associazione di Promozione Sociale www.teatroimpertinente.blogspot.com
Strada Sen. E. Marsaglia 485 18038 Sanremo (IM) teatroimpertinente@gmail.com
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Il Parcheggio delle Nuvole nasce nel Febbraio 2010, con l'intento di essere
tramite creativo d'idee, collaborando con istituzioni, associazioni e liberi
pensatori. Lo scopo principale è di creare rete nei diversi campi dell'arte e
del sociale per trovare un dialogo volto alla creazione di momenti
d'interesse culturale, storico e ludico. Dal Febbraio 2010 ad oggi sono
impegnati in svariati eventi.
Il Teatro Impertinente è una compagnia di educazione teatrale attiva dal
2007 attraverso la collaborazione congiunta di varie figure professionali
legate all’ambito della pedagogia, del teatro e della formazione. Attivo
nell’Imperiese e nel Varesotto, il T.Im. si è dedicato principalmente
all’educazione teatrale con bambini e adulti, in ambito scolastico e non,
realizzando interventi di educazione alla teatralità e corsi di formazione per
insegnanti e operatori.

Educazione alla teatralità


 Anno 2011 - Il Parcheggio delle Befane - Ideazione e coordinazione di
una giornata di animazione presso la Biblioteca Lagorio di Imperia.
 Anno 2010/11 - Il Ruffini Impertinente II - Percorso di Educazione alla
teatralità, Imperia ( ITCG Ruffini).
 Anno 2010/11 - OpenDay Impertinente - Percorso di Educazione alla
teatralità, Imperia (Liceo Artistico Imperia).
 Anno 2010 - Il Teatro Impertinente - Corso di aggiornamento per
insegnanti presso il Palafiori di Sanremo.
 Anno scolastico 2010/2011 - Italiani in (N) Azione, (Re) Azione
teatrale all'unità d'Italia - Laboratorio di Educazione alla teatralità
per ragazzi presso l’Istituto Comprensivo Boine-Littardi, e presso il
biennio ad indirizzo Scientifico del liceo Viesseux di Imperia.
 Anno scolastico 2009/2010 - Laboratorio di Educazione alla teatralità
per bambini presso la scuola elementare Asquasciati di Sanremo.
 Anno 2009/10 - Il Ruffini Impertinente - Percorso di Educazione alla
teatralità, Imperia ( ITCG Ruffini).
 Anno scolastico 2009/2010 - E se Grock non arriva…? - Laboratorio di
educazione alla teatralità per ragazzi dell’Istituto Comprensivo Boine-
Littardi di Imperia, in cui è stato realizzato uno spettacolo
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interamente scritto dagli allievi e replicato al Teatro Gasman di Borgio
Verezzi, al Teatro Cavour di Imperia e nel comune di Civezza.
 Anno 2009 - Il Teatro Impertinente - Percorso di Educazione alla
teatralità presso il Centro giovanile ”Spazio 139” - S. Bartolomeo (IM).
 Anno 2008/09 - Il Teatro Impertinente - Percorso di Educazione alla
teatralità - Pontedassio ( Scuola Media N. Sauro).
 Anno 2008 - Il Teatro Impertinente - Percorso di Educazione alla
teatralità, Varese.

Organizzazioni e allestimenti
 2010 - Organizzano la prima edizione del 1° Premio Città di Civezza “Il
Parcheggio delle Nuvole” per la multimedialità nelle arti consegnato
a Pepi Morgia.
 2010 - Curano l’installazione luminosa a Villa Magnolia Sanremo per
l’itinerante organizzato dal Teatro dell’Albero e il Liceo classico
Cassini.
 2010 - Curano Audio e Luci dello Spettacolo di Cloris Brosca “BARBA
IL BLU” al Teatro del Casinò di Sanremo .
 2010 - Producono insieme allo Skipper Stefano Sterpin e l'attore
Paolo Astrua, lo spettacolo "Alla ricerca del capitano Achab",
progetto Luna Pazza sull'esperienza della vela solidale. Spettacolo con
attori diversamente abili, presentato durante la manifestazione Art in
the Casbah a Sanremo.
 2010 - Vengono invitati ad esibirsi in un concerto musicale a Genova
nella rassegna “Lorca divagazioni d’autore” con il progetto
performativo “GrockBanda”.
 2010 - Mettono in scena uno spettacolo sulla strage di Capaci, dal
titolo “È una macchinetta per il caffè”, che viene rappresentato al
Teatro Cavour di Imperia in occasione della Festa Nazionale della
Polizia.
 2009/2011 - Organizzano la tournee dello Spettacolo “Invisibili Storie
di donne mani e olive” con Valentina Di Donna e la GrockBanda, che
tocca alcuni comuni e teatri della Liguria e del basso Piemonte, come:
Civezza, Montegrosso P.L., Spotorno, Imperia, Sassello, Sanremo,
Aregai, Ceriana, Baiardo, Spazio Calvino presso l’Università di Imperia,
Cantina Teatrale dei cattivi maestri, Teatro dell’Albero, Savona,
Garessio, Badalucco.
 2009/2010 - Organizzano alcuni eventi nei comuni di Civezza,
Montegrosso P.L., Spotorno, Imperia, Sassello, Sanremo, Aregai,
Ceriana, Baiardo.
 2009/2010 - Collaborano per l’organizzazione di eventi con Olio Roi,
in occasione del Bistrot degli ulivi a Badalucco e Olioliva ad Imperia.
 2009/2010 - Collaborano con la Compagnia Aerea di Teatro di Imperia
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e la Compagnia teatrale La Pecora Nera, nell’itinerante “Ieri, poggi e
domani”, che mettono in scena: “I giochi dell’amore tra musica e
teatro” e “I 10 ordini del comandante universus”.
 2009/2010 - Collaborano alla manifestazione “Luglio Romano”
presso il teatro romano di Ventimiglia, mettendo in scena “Ricordi
sbocciavan le viole, i fiori e le canzoni di Faber” tratto dal libro di
Claudio Porchia “I Fiori di Faber”, che portano in alcune piazze e locali
come Sanremo, Aregai, Albisola e Eataly a Torino.
 2009 - Organizzano la campagna pubblicitaria per il 1° Festival delle
culture giovanili, al Palafiori di Sanremo.
 2009 - Produzione dello spettacolo teatrale “Fango”, in occasione
della mostra “Acqua e Terra, essenza e sostanza”, presso gli ex
magazzini ferroviari a Sanremo.
 2008 - Mostra fotografica di Valentina Di Donna: “Fotofonia, il suono
della luce”, presso gli Ex Magazzini Ferroviari di Sanremo, in
occasione dell’evento: “Arriva un treno carico di…”.
 2008 - Scrittura, produzione, direzione, messa in scena e
interpretazione dello spettacolo teatrale “Rimettere in Discussione”,
sulla bulimia.

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