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Professor Facebook

Come la pratica dei social network rovescia le tradizionali gerarchie educative


(e non solo)

"Dal basso": è la formula magica che di solito viene applicata per definire la
trasformazione in atto legata alla massiccia e impetuosa diffusione dell'uso del
web 2.0. "Citizen Journalism", pratiche di cittadinanza attiva, condivisione e
diffusione "virale" di contenuti non mediata dai tradizionali canali informativi
e/o accademici, e-democracy, nuove forme di socializzazione in rete, geek
culture, e molto altro: sono gli aspetti che più colpiscono l'immaginario
collettivo, forme differenziate di una fenomenologia complessa che,
ovviamente, non può non coinvolgere i vissuti (cognitivi e più genericamente
esistenziali) dei cosiddetti "nativi digitali", i ragazzi nati e cresciuti "con" la
Rete e "nella" Rete.

Molte le luci nella rivoluzione in atto, ma numerose anche le ombre, ovvero i


problemi che sorgono dal veloce cambiamento di prospettiva che abbiamo
sotto gli occhi: la tutela della privacy, la questione sempre più urgente della
neutralità della Rete (chi sono i veri padroni di Internet e quali sono le loro
finalità?), l'attendibilità e la credibilità delle fonti, la necessità di un equilibrio
fra necessità di controllo e tentazioni di censura, sono tutte questioni che
impongono un generale ripensamento critico rispetto al generico entusiasmo
per le opportunità che indubbiamente Internet offre all'utenza media.

"Dal basso", dicevamo: ma questa sorta di "topos" non può trasformarsi in un


semplice slogan un po' demagogico destinato a nascondere e a sminuire il
rischio (reale) di una sorta di populismo ipertecnologico, pericoloso perché
inavvertito dai sempre più numerosi "consumatori" di tecnologia. D'altra parte
anche la posizione "apocalittica" a nostro avviso manca il bersaglio: il rifiuto
aprioristico delle nuove forme di socializzazione e trasmissione di contenuti e
informazioni in nome di un idealizzato "umanesimo" tradito e banalizzato
dall'irrompere della tecnologia nella nostra vita quotidiana, rifiuto incarnato dai
moderni "laudatores temporis acti", si traduce in una critica tutto sommato
inefficace e sicuramente incapace di correggere le storture oggetto della sua
denuncia e che pure, almeno in parte, sono reali.

E la scuola? la scuola è in affanno. Non basta la diffusione (comunque


insufficiente) di hardware (tipo le LIM) o software sempre in ritardo rispetto a
quello che viene sviluppato e utilizzato in Rete. La scuola ancora non riesce a
farsi carico delle mutate esigenze cognitive che i ragazzi manifestano. Sono
molte le questioni sul tappeto. E' possibile guidare gli alunni ad un utilizzo
critico e motivato delle risorse presenti in Rete? Come attivare le potenzialità
della cosiddetta "intelligenza collettiva" (o "connettiva") che si manifesta nella
pratica del web 2.0? Per valorizzare la cosiddetta "multimedialità" o
ipermedialità basta saper mettere in fila le diapositive di un powerpoint o
l'interazione fra docente e gruppo classe deve essere più profondamente
trasformata? E ancora: è possibile diffondere una didattica che prescinda,
appunto, dal gruppo classe, ma si apra all'esterno e valorizzi le competenze
comunicative che i ragazzi maturano, quasi senza saperlo, nell'utilizzo
quotidiano dei vari strumenti a loro disposizione? E infine: quando docente e
studenti sono presenti "alla pari" in Rete (su facebook, ad esempio), in che
modo le relazioni virtuali influenzano e trasformano il rapporto gerarchico in
classe?

Quest'ultimo aspetto, a nostro avviso, è particolarmente interessante e non


sufficientemente studiato. Avere i propri studenti fra i contatti di un social
network implica una diversa conoscenza del loro modo di essere e di
rapportarsi reciprocamente e pone il docente in una situazione particolare,
visto che in genere in questo tipo di piattaforme si espongono in modo
semipubblico gusti, opinioni, idiosincrasie, aspetti specifici del proprio vissuto
che in tempi non lontanissimi difficilmente avrebbero trovato spazio in una
normale relazione educativa. E' un bene? E' un male? Il docente che, per
esempio, gestisce un blog personale nel quale espone in modo libero opinioni,
giudizi, valutazioni, magari ricercando una sorta di feedback anche da parte del
"pubblico" dei suoi allievi, compie un'operazione corretta, al limite più
motivante rispetto alla dinamica usuale "lezione frontale - compito -
interrogazione", oppure agisce in modo più o meno manipolatorio? E' legittimo
e proficuo "mettersi in gioco" fino a questo punto, lasciandosi assorbire dalle
dinamiche "orizzontali" tipiche della Rete ( e, fra l'altro, adattando il linguaggio
al contesto), abdicando in quel contesto al normale rapporto gerarchico che si
realizza in classe, oppure sarebbe opportuno un passo indietro per mantenere
la giusta distanza e garantirsi la necessaria autorevolezza?

A ben vedere, si tratta di un problema che riguarda non solo i docenti, ma più
in generale le mutate relazioni fra generazioni che la diffusione dei social
network ormai in ogni classe d'età implica. Per fare esempi tratti da altri
contesti: il sindaco che si relaziona direttamente e personalmente con i
cittadini sulla bacheca della sua pagina facebook in che modo trasforma la
percezione del suo ruolo e della sua autorità? Il genitore che "spia" gli status
del figlio adolescente e interagisce in quel contesto con commenti e "like",
agisce in modo improprio o migliora la relazione?

"Dal basso", dicevamo. Ma esiste anche il movimento opposto, "verso il


basso", da parte di tutti coloro che, rivestendo ruoli autorevoli (o che
dovrebbero essere tali), attraverso i canali della Rete scendono sullo stesso
piano dei loro interlocutori, contribuendo al rovesciamento (vero? apparente? )
e appiattimento delle normali gerarchie in uso nel mondo cosiddetto "reale".
Studiare in modo sistematico le conseguenze sociali ed educative di questo
generale rimescolamento di carte, nei suoi aspetti positivi ma anche nelle sue
criticità, può contribuire ad un approccio più consapevole nei confronti delle
dinamiche della Rete (anche in relazione alla costellazione di problemi
brevemente accennati nei paragrafi precedenti di questa proposta).