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Il PRIORATO di SION

PRIORATO di SION
storia, mistero, segreti e verita'

a cura di:

E.C.R.O.
Equitum - Christi - Regis - Ordo
(Ordine dei Cavalieri di Cristo Re)

Per informazioni :
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ecro@prioratodision.org

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Il PRIORATO di SION

"Ormus Arcadia Ecro"

in collaborazione con l'organizzazione

Mystery Investigation & Research - M.I.R

____________________________________________________________

è disponibile il nuovo libro in formato e-book, dal titolo:

" Il Priorato di Sion "


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PRIORATO DI SION

PRIORATO DI SION
cenni storici a cura di : E.C.R.O. - Equitum Christi
Regis Ordo.
"Ormus Arcadia Ecro"

Prima della conquista della Santa Città

Guglielmo di Tiro scrisse nella sua "Histoire des Croisades" che


l'Ordine del Tempio fosse stato istituito da nove cavalieri nobili
crociati e dal loro seguito sul finire dell'anno 1118. Essi
avrebbero assunto inizialmente la denominazione di "Poveri
Cavalieri di Cristo", ed avrebbero posto quartiere in un'ala del
chiostro del Tempio di Salomone in Gerusalemme. La cronologia e
le indicazioni di Guglielmo di Tiro è attualmente seguita dalla
maggioranza degli storici. Analizzando tuttavia certe
documentazioni, la data della fondazione non soltanto non
sarebbe corretta ma darebbe anche spazio a supposizioni di altra
natura. Sembra invece che un primo nucleo di uomini,
successivamente riconosciuti come “padri” dell'Ordine, fosse
esistito in Francia già nel 1090 prima della conquista della città
santa da parte delle armate cristiane di Goffredo di Buglione. In
un documento del 1091 della sede arcivescovile di Troyes appare
la dicitura "milice du Christ", un termine che fu spesso usato per
identificare l'Ordine. La denominazione "Militia Christi Templi
Hierosolimytani", inoltre, è presente in un documento pontificio

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del 1103. Questi documenti dimostrerebbero anche che la sede


originaria dell'Ordine non fosse stata la Palestina, ma l'Europa e
specificatamente Troyes. E’ comunque certo che l'Ordine fosse
esistito nel 1114. La prova sarebbe costituita da una lettera di
lode che il vescovo di Chartres inviò proprio in quell'anno al conte
Hugues de Champagne, il quale si apprestava a partire per
Gerusalemme per entrare a fare parte dell'Ordine. In base ai
documenti ecclesiali e alla lettera, appare evidente che l'Ordine
Templare fosse già conosciuto negli anni tra il 1090 e il 1114, sia
in Francia che in Terrasanta. Si potrebbe supporre che l’anno
1118, indicato come data di fondazione del Tempio, avesse
coinciso con la ratifica ufficiale di un'istituzione già conosciuta
da parte di re Baldovino 1°. I motivi della fondazione del Tempio
già prima della conquista di Gerusalemme rimangono ancora
indefinite alla luce delle considerazioni storiche ortodosse. La
spiegazione del mistero risulterebbe plausibile soltanto se si
correli l’istituzione dell’Ordine alle intenzioni dei discendenti
della stirpe merovingia, in particolare del duca di Lorena
Goffredo di Buglione, deciso a riprendere il trono di Gerusalemme
usurpato a Gesù Cristo oltre mille anni prima. Proprio per tale
finalità la prima crociata e la conquista di Gerusalemme
sarebbero state preparate con metodo per anni. La certezza
dell'insediamento merovingio sul trono del regno gerosolimitano
fu affidata ad una istituzione segreta, il "Priorato di Sion" (il
“Prieurè de Sion”) che costituì una organizzazione miltare palese,
l'Ordine Templare appunto, con l'intento non tanto della difesa
armata delle attività merovingie, quanto per la conservazione dei
segreti delle origini dinastiche, ovvero del "sang réal", del Graal.

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L’abbazia di Orval e l’opera di Pierre

L'Ordine del Tempio rimase collegato al Priorato fino al 1187. La


cerimonia di separazione si sarebbe svolta nei pressi del castello
di Gisors con l'abbattimento rituale di un olmo alla presenza dei
sovrani Filippo II di Francia e Enrico II d'Inghilterra. Da questa
data l'atteggiamento dell'Ordine mutò radicalmente nei confronti
dei monarchi europei. Il Priorato fu istituito dallo stesso Goffredo
di Buglione in un anno imprecisato tra il 1085 e il 1090. Altri
elementi storici sostengono l'istituzione del Priorato negli anni
prima della crociata. Primo tra questi tra questi Pietro l’Eremita
(fra’ Pierre le Coucoupétre), legato alla famiglia Buglione da
antichi vincoli di sangue e originario della Calabria, il principale
predicatore in Europa della crociata. Insieme ad altri confratelli,
che la tradizione vuole fossero arrivati in Francia da un
monastero benedettino, Pietro ottenne nel 1079 dalla zia di
Goffredo, la duchessa Matilde di Lorena, un terreno nei pressi di
Stenay, precisamente a Orval, dove costruì un monastero in poco
meno di un anno. Il centro religioso si espanse negli anni
immediatamente successivi nel numero di frati, divenendo un
importante centro di irradiazione spirituale e luogo privilegiato
di nobili e dello stesso Goffredo di Buglione. In Orval fu istituito il
Priorato. L'istituzione si sarebbe avvalsa del forte potere
carismatico di Pietro il quale, come ammettono gli storici,
avrebbe svolto un'opera di predicazione significativa sulla

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necessità della conquista di Gerusalemme e del Santo Sepolcro.


Del resto, fu proprio la predicazione ardente di Pietro Eremita a
convincere papa Urbano 2° a indire la prima crociata. E' anche
emblematico il fatto che i monaci calabresi avessero abbandonato
Orval subito dopo l'avvenuta conquista di Gerusalemme. Pietro e i
misteriosi monaci di Orval si sarebbero trasferiti nella Santa
Città, particolarmente nell’edificio della vetusta abbazia
bizantina di Nostra Signora del Monte Sion. Negli anni che
corsero tra il 1100 e il 1291, anno del definitivo abbandono della
Terra Santa da parte dei cristiani, ogni fatto o documento che
appare connesso all'esistenza del Priorato, concerne le attività di
questi monaci e dei loro successori. Per quanto riguarda l'abbazia
di Orval, dopo alcuni anni venne affidata all'ordine cistercense.
Nel 1135 era già compresa nei beni dei monaci di Bernardo da
Chiaravalle. Un altro dato significativo che concerne il legame
tra il Priorato e l'Ordine Templare delle origini, riguarda i
rapporti non ancora perfettamente chiari che si instaurarono tra
il conte Hugues de Champagne, Hugues des Payens - il fondatore
dell'Ordine - Bernardo da Chiaravalle e suo zio Andrèe de
Montbart. Quest'ultimo personaggio, che divenne in età avanzata
gran maestro templare, sarebbe appartenuto al nucleo di uomini
che avrebbero istituito il Priorato. Alcuni documenti ritrovati
nelle Biblioteca Nazionale di Parigi sul finire dell'Ottocento,
indicano Hugues des Payens anche come istitutore del Priorato.
Per quanto riguarda il conte della Champagne e Bernardo, è certo
che esplicarono una febbrile attività diplomatica a favore dei
Templari già negli anni precedenti l'istituzione ufficiale
dell'Ordine. Questa circostanza induce ulteriormente a ritenere
che la datazione proposta da Guglielmo di Tiro non fosse
corretta. Peraltro fu proprio Bernardo che nel 1128, in occasione
della prima assise templare tenutasi a Troyes, scrisse e promulgò
il celeberrimo panegirico a favore dell'Ordine, che divenne
"regola" dell’Ordine noto come "Lauda a la nova militia".

Riassumendo i dati riportati

risulta che per volontà di Goffredo di Buglione fu istituito intorno


all'anno 1090 il "Priorato di Sion" nel monastero di Orval, la cui
sede venne portata nell'abbazia di Nostra Signora del Monte Sion
a Gerusalemme dopo la conquista della Santa Città. La finalità

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iniziale del Priorato fu quello di riportare sul trono di


Gerusalemme, e di ivi mantenerli, i discendenti del Graal inteso
come “discendenza” di Gesù Cristo, cui era stato espropriato il
trono quasi undici secoli prima. Tra gli istitutori del Priorato
figurano, oltre che al Buglione, Pietro Eremita e Andrèe de
Montbart, Hugues des Payens e Hugues de Champagne. Nel
Priorato figurerebbero anche Archambaud de Saint Agnan e
Nirvard de Montdidier, Oddone di Saint Omer e Guy de Stenay,
fra' Gondemaro da Sali e fra' Rossano da Rossano. Questi due
ultimi sarebbero appartenuti al primitivo nucleo di monaci
benedettini calabresi. Il Priorato si dotò allo scopo di un nucleo di
uomini d'arme, i futuri Templari, per la difesa dei propri interessi
dinastici e per la tutela dei segreti del Cristianesimo. Tra gli
appartenenti del primitivo Ordine Templare ci furono anche
alcuni appartenenti al Priorato. Come conseguenza della
conquista della Terrasanta, della creazione di un regno cristiano
in Gerusalemme e della tronizzazione di un discendente della
"famiglia di Cristo" (Baldovino I di Buglione) entrambe le
istituzioni operarono operato unite nella Santa Città fino al
1187, l’anno della scissione del Priorato dall’ Ordine Templare.

I volti del Priorato

Dal 1188 il Priorato, sotto la guida di Jean de Gisors, modificò la


sua denominazione adottando il nome di "Ormus", seguito da un
simbolo che ricordava quello del segno zodiacale della Vergine.
Sembra che il termine fosse stato un acrostico di parole segrete.
Una tradizione francese ben diffusa, però, sostiene che Ormus sia
stato il nome di un saggio di Alessandria d'Egitto vissuto nei
primi anni del Cristianesimo, un seguace delle dottrine gnostiche
che, negli anni successivi alla morte, venne identificato nella
persona dell'evangelista Marco. Questa tradizione fu fatta propria
da alcune logge massoniche tedesche nel 18° secolo, le quali
precisarono che il Priorato avrebbe assunto la denominazione di
"Ordre de la Rose Croix Veritas" (ORCV) a partire dai primi anni
del XIII secolo, anticipando di oltre quattrocento anni la nascita
ufficiale del movimento dei Rosacroce. La separazione tra
Priorato e Ordine Templare non fu solamente formale. Alcuni

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deduzioni di carattere storico sembrerebbero dimostrare che in


occasione dell'arresto del gran maestro templare Jacques de
Molay del 1308 e del successivo processo ai Templari, il Priorato
avesse assunto un atteggiamento consenziente con i nemici
dell'Ordine. In proposito sembra che Guglielmo di Gisors,
personaggio indicato come capo del Priorato in quegli anni,
avesse operato per ottenere la distruzione dei documenti in
possesso dei Templari che avrebbero attestato l'origine di
entrambe le istituzioni. Si hanno altre notizie relative al Priorato
intorno alla metà del XV secolo, segnatamente riguardo le
attività del nobile Renato d'Angiò che alcuni documenti
conservati nella Biblioteca Nazionale di Parigi segnalano come un
capo dell'Ormus. Nato nel 1408, discendente per linea maschile
dai Buglione, tra gli altri numerosissimi titoli nobiliari assunse
anche quello di "re di Gerusalemme”. Nel 1422 lo si ritrova
membro dell'enigmatico "Ordine della Fedeltà", e quattro anni più
tardi iniziato dell'"Ordine del Levriero Bianco". Nel 1448 avrebbe
fondato un proprio ordine cavalleresco con venature
marcatamente esoteriche, il così detto "Ordine della Mezzaluna",
al quale avrebbero aderito successivamente personaggi come
Francesco Sforza e Leonardo da Vinci, Sandro Botticelli e Férrier
Vaudémont, nonchè la di lui sposa Jolande de Bar, figlia dello
stesso Renato. Questo Ordine venne soppresso dalla Chiesa agli
inizi del 17° secolo. La vita di Renato d'Angiò fu turbolenta e
ammantata di misteri. Si disse che fosse stato l'amante di
Giovanna d'Arco. Questo particolare con molta probabilità fa
parte della leggenda. E’ però certo che l'avesse aiutata nelle
imprese militari con propri armati e con il proprio oro, facendo
leva sull'ascendente che la pulzella avrebbe avuto presso sua
madre Iolanda d'Angiò, considerata la donna più autorevole di
Francia in quel periodo. Si disse anche che Renato si
considerasse discendente diretto da Gesù Cristo, e che tutte la
sue attività si muovessero in forza di tale consapevolezza. In
considerazione che Renato fosse stato un personaggio molto
significativo per produzione letteraria del tempo, potrebbe essere
probabile la diceria che avesse creato e dato organizzazione al
tema della così detta "Arcadia". Renato d'Angiò morì nel 1481. La
data appare essere fondamentale per l'evoluzione dei metodi del
Priorato. Infatti, pur mantenendo intatta la tradizione secolare
della segretezza e gli intenti di porre sui troni europei i

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rappresentanti della stirpe di Cristo, l'attività del Priorato fu da


allora improntata più sull'intrigo e sulla cospirazione politica
che sui compromessi dinastici e sui matrimoni tra famiglie nobili
com'era avvenuto per secoli.

Le congiure

Nel XVI secolo la casata di Lorena e il suo ramo cadetto dei duchi
di Guisa, concertarono per rovesciare la dinastia dei Valois dal
trono di Francia e per apportare modifiche istituzionali nel seno
stesso della Chiesa. Ad esempio, nel 1562 il cardinale Carlo di
Lorena nel corso del "Concilio di Trento" propose di decentrare i
poteri del Papato conferendo più autonomia alle diocesi locali, e
di restaurare la gerarchia ecclesiastica così come era stata ai
tempi dei monarchi merovingi. Le due casate si avvalsero nel loro
impegno di una fitta rete di spie e di emissari segreti. In questo
contesto, sembra che i Lorena si fossero avvalsi dell'opera del
celebre veggente Michel Nostradamus, il cui nonno Jean de Saint
Rémy era stato un frequentatore assiduo della corte di Renato
d'Angiò e suo consigliere particolare. Secondo una tradizione
popolare ben conosciuta in Francia, Nostradamus sarebbe stato
iniziato a un grande segreto in seno alla corte dei duchi di
Lorena. Avrebbe alloggiato nella abbazia di Orval, dove gli
sarebbe stato messo a disposizione un libro misterioso e basilare
della tradizione sul "sang réal". Un testo su cui si sarebbe basata
la sua attività profetica degli anni seguenti. Nella prima metà del
17° secolo la Francia era governata non tanto dal re Luigi 13°,
quanto dal primo ministro cardinale Armand Jean di Richelieu.
Le aspirazioni dei duchi di Lorena erano incentrate sul fratello
minore del re, Gastone di Orléans, sposo della sorella del duca di
Lorena. Il frutto del loro matrimonio sarebbe stato un discendente
in linea femminile della stirpe di Cristo. I tentativi di deporre
Luigi 13° fallirono quando sua moglie Anna d'Austria, dopo
ventitre anni di matrimonio, diede alla luce un erede.
Considerando la notoria "impotentia coeundi ac generandi" del
sovrano in carica, si vociferò che il nascituro fosse stato figlio del
cardinale Giulio Mazzarino del quale, secondo le malelingue di
corte, la regina sarebbe stata amante. Quando nel 1642 morirono

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sia Luigi 13° che Richelieu, la reggenza della monarchia francese


venne assunta da Mazzarino in nome di Luigi, re ancora in fasce.
La situazione provocò la reazione delle fazioni che appoggiavano
i Lorena. I partigiani cominciarono a provocare in tutta la
Francia insurrezioni popolari, sedizioni e congiure che si
protrassero, con fasi alterne di recrudescenza, per circa dieci
anni. Questo periodo è passato alla storia con il nome di
"Fronda". I "frondisti" posero il loro centro operativo a Stenay,
l'antica capitale dei sovrani merovingi, forse non a caso. I
promotori della rivolta fallirono gli obiettivi, il cardinale
Mazzarino conservò la carica di primo ministro e il suo presunto
figlio salì al trono di Francia con il nome di Luigi 14°.

La “santa compagnia”

Il filologo Alphonse Cerri sul finire dell'Ottocento produsse dei


documenti cartacei nei quali erano evidenziati i propositi di sir
Robert Boyle, considerato il capo del Priorato fino al 1691, di
sciogliere addirittura l'istituzione. Le sue intenzioni sarebbero
state sostenute anche da alcuni autorevoli componenti del sèguito
dei duchi di Lorena. Ma avvenne un fatto imprevisto che diede
nuovo vigore alle mire secolari dei sostenitori del “sang real”.
Negli anni tra il 1625 e il 1629, era stata fondata una
congregazione religiosa di stretta matrice ortodossa cattolica da
un cugino di Gastone d'Orléans e da Vincenzo da Paola, detta
“Compagnia del Santo Sacramento”. Certi ricercatori
anglosassoni gli attribuiscono il nome di Vincent de Paul, altri
ancora quello di Vincenzo de’ Paoli. Da Paola fu il confessore di
re Luigi 13° e fu fatto santo quasi un secolo dopo la morte.
Nell'arco di una manciata di anni la Compagnia divenne uno
strumento formidabile di propaganda del Priorato. Tanto è vero
che Alphonse Cerri ritenne che la congregazione non fosse altro
che una delle tante denominazioni assunte dal Priorato nel corso
dei secoli. Le attività della Compagnia si basarono sulla
segretezza, sull'intrigo e sulla impostazione della fede cattolica
in senso autoritario. La Compagnia destò subito una vigorosa
ostilità negli ambienti religiosi moderati. Fu osteggiata
particolarmente dai Gesuiti che, nelle dottrine della Compagnia

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del santo Sacramento, ravvisavano pericolose tendenze eretiche.


Nel 1651 Philippe de Carnot, vescovo di Tolosa, accusò la
Compagnia di eseguire pratiche empie e gravi irregolarità nelle
cerimonie di affiliazione dei nuovi membri. Poi fu soppressa con
un decreto reale nel 1660, tuttavia continuò l'attività fino al
1665 ignorando completamente le disposizioni a carico
organizzandosi sugli schemi di un'autentica società segreta. Se
ne persero le tracce sul finire del 19° secolo. Entrò a fare parte
della congregazione anche Jean Jacques Olier, il fondatore del
celeberrimo seminario parigino di Saint Sulpice. Probabilmente
tale episodio provocò lo spostamento del centro operativo del
Priorato da Stenay a Parigi. Un personaggio particolarmente
legato alla Compagnia del Santo Sacramento fu Nicolas Fouquet,
che ricoprì per alcuni anni la carica di sovrintendente alle
finanze della corona, da molti storici riconosciuto come la
persona più influente della diplomazia francese di quel periodo.
Egli seppe organizzare una fitta rete sommersa di aristocratici,
di magistrati e di poliziotti che sfidò apertamente, in più di una
occasione, le leggi vigenti in materia di ordine pubblico. Persona
molto capace e attiva, Fouquet sarebbe stato in possesso di
documenti del 6° e del 7° secolo attestanti le origini della
dinastia merovingia, documenti che avrebbe usato come arma nei
confronti di esponenti di spicco della corte di Francia. La
Compagnia fu appoggiata non solo da Fouquet, ma anche dai
suoi fratelli Louis e Charles e dalla madre, tutti ricoprenti ruoli
privilegiati nella società ed eminenti membri della congregazione.
Furono i massimi protettori del grande pittore Nicolas Pussin, il
quale si sarebbe cimentato in soggetti pittorici allegorici rimasti
famosi. Ad esempio, il dipinto a cui fu posto il nome di "Les
bergers d'Arcadie", un quadro che divenne celebre per il suo
coinvolgimento, sotto il profilo simbolistico, nel noto "affaire
Saunier" esploso a Rennes le Chateau sul finire dell'Ottocento.
Nicolas Fouquet fu fatto arrestare per spionaggio da re Luigi 14°
nel 1661. La mobilitazione della Compagnia a favore del
sovrintendente, nel corso dei quattro anni del processo, fu
appassionata e totale. Grazie alla complicità di due giudici e alla
corruzione, nonostante che il sovrano pretendesse la condanna
capitale, Fouquet venne condannato all'ergastolo nel 1665. In
carcere fu tenuto in rigoroso isolamento. Morì due anni più tardi.
L'anno della condanna di Nicolas Fouquet coincise con la

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determinazione della Compagnia di agire nella più completa


segretezza.

Elites culturali

Alcuni documenti attesterebbero che la prima loggia massonica


francese fosse stata istituita nel 1723 da un inglese, Charles
Radclyffe, a Parigi. Il personaggio è ancora oggi immerso in un
fitto mistero, forse per la sua abitudine di agire attraverso degli
intermediari e di scrivere adottando sempre nuovi pseudonimi.
Uno dei più celebri portavoce di Radclyffe fu lo scozzese Andrew
Ramsay, a ragione considerato dagli storici il principale
divulgatore in Europa della Massoneria. Fu protetto ed aiutato
finanziariamente dai duchi di Buglione, e da questi esortato ad
eseguire numerosi viaggi di collegamento tra le logge massoniche
francesi e britanniche. Andrew Ramsay è rimasto tuttavia famoso
per la sua "Orazione" tenuta a Parigi nel 1737 e data alle stampe
un anno dopo, che costituisce un dettagliato excursus storico
sulle origini della Massoneria in Inghilterra e che rimane
un'opera fondamentale in argomento. Radclyffe e Ramsay
sostennero di essere comandati e sostenuti nell'attività
divulgativa da una organizzazione occulta con sede a Parigi,
organizzazione che sarebbe stata depositaria di segreti
sconvolgenti legati alla figura di Gesù Cristo e alla Chiesa
cattolica. Il riferimento al Priorato di Sion, o che dir si voglia
alla Compagnia del Santo Sacramento, fu scontato. Il Priorato
sembra avesse fatto notare la sua presenza anche negli ambienti
culturali dell'epoca. E' questo il periodo della grande rivoluzione
in Francia, dei mutamenti degli assetti politici, della turbolenza
delle alleanze e delle diplomazie non solo in campo locale ma
anche internazionale. In tali circostanze il Priorato cambiò i
propri strumenti di attività rivolgendo l'attenzione alle élites
culturali del tempo. D’altra parte la variazione degli
atteggiamenti, delle armi e della varie denominazioni usate dal
Priorato fu una costante nella sua storia. Il massimo esponente
della variazione di rotta fu il novelliere francese Charles Nodier,
tra l'altro indicato dalla tradizione come capo del Priorato fino al
1844. Scrittore estroso e prodigo di vanterie, attirato delle belle

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donne e giocatore d’azzardo praticante e fervente, Nodier era


reputato letterato di fama grazie all'ascendente conquistato con
la campagna denigratoria condotta per anni contro Napoleone
Bonaparte. Nodier citò spesso il Priorato con il nome di
"Philadélphes". Nel suo saggio "Storia delle società segrete
nell'esercito sotto Napoleone" ne tracciò i contorni storici
velandoli con allusioni. Il testo provocò nell'opinione pubblica
francese una vera psicosi circa l'esistenza di organizzazione
segrete. Fu un atteggiamento sociale dai contorni spesso
addirittura patologici, anche animato dalla pubblicazione di
opere di famosi occultisti del tempo, tra i quali Eliphas Lévi e
Paul Christian considerati come i precursori del movimento
spiritista in Europa. Nella Francia di fine secolo, peraltro,
pullularono i circoli spiritualistici ed esoterici. Tra questi furono
famosi quelli di Claude Debussy e di Stéphan Mallarmè, di
Stanislao de Guaita e del celeberrimo satanista Jules Bois
coofondatore, con Marcus MacGregor Mathers, dell'"Ordine della
Golden Dawn" in Inghilterra. Fu il periodo in cui Gérard
d'Encausse, più noto con lo pseudonimo di Papus, pubblicò a
Parigi il suo studio sui Tarocchi e sulla divinazione che rimase
fondamentale per i cultori dell'argomento. In questa atmosfera
pregna di occultismo magico emerse la figura di un altro
letterato, Joséphin Pèdalan, fondatore dell'"Ordine della
Rosacroce, del Tempio e del Graal". La sua attività sarebbe stata
sostenuta economicamente dal Priorato. Nel 1889 Pédalan fece un
viaggio in Egitto e in Palestina. Quando tornò a Parigi dichiarò
pubblicamente di avere scoperto a Gerusalemme la tomba di Gesù
Cristo nei sotterranei della moschea di Omar. La stampa
dell'epoca definì la dichiarazione talmente profonda e
sbalorditiva che sarebbe stata destinata a scuotere la cultura
cattolica fin dalle fondamenta. Ma ciò non avvenne, in
considerazione del fatto che l'annuncio di Pédalan rimase lettera
morta non avendo potuto dimostrare che non solo l'eccezionale
scoperta, ma anche l'autenticità del reperto, fossero veritiere.
Quantunque si dichiarasse cattolico, Pédalan insistette
nell'affermare che Gesù fosse stato mortale, un re della Giudea,
affatto risorto dalla morte, la cui stirpe si sarebbe perpetuata in
Europa. In pratica egli riprese dalle radici la tradizione propria
del Priorato di Sion. Tradizione che, è bene sottolinearlo,
cominciò ad essere pienamente nota in Europa soltanto al

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termine del primo conflitto mondiale. C'è da aggiungere che


Pédelan fu legato da solidi vincoli di amicizia ai romanzieri
Maurice Barrès e Victor Hugo, personaggi spesso indicati come
capi del Priorato. Un'altra personalità della cultura che viene
messa ripetutamente in relazione con l'attività del Priorato, fu
Jean Cocteau. Questi, artista poliedrico e vivacissimo, si legò in
gioventù agli ambienti bohémiens della capitale francese. Uscito
a fatica da una serie d'affari di oppio e di relazioni omosessuali,
Cocteau divenne un profondissimo conoscitore delle tradizioni
ermetiche, e in genere delle correnti esoteriche del suo tempo. E'
rimasto celebre un suo affresco del 1960, eseguito
inspiegabilmente all'interno della chiesa di Notre Dame de France
a Londra tre anni prima della morte, denominato "crocifissione
magica". Nel dipinto Cocteau stravolse l'iconografia classica della
scena. Molti critici hanno sostenuto che l'artista non abbia voluto
raffigurare il supplizio di Cristo, bensì proporre un omaggio alle
tradizioni rosacrociane come personale testamento iniziatico.

Il Priorato in Italia

Negli anni immediatamente precedenti la seconda guerra


d'indipendenza, combattuta dal Regno di Piemonte e gli alleati
francesi contro l'Austria nel 1859, si sviluppò un'intensa opera
diplomatica di un giovane avvocato piemontese, Costantino Nigra.
Fedele esecutore dei piani di Camillo Benso di Cavour, secondo il
pensiero di alcuni storiografi sarebbe stata proprio l’attività di
Nigra a indurre l'imperatore Napoleone III a farsi alleato dei
Piemontesi e combattere una lotta che, dopo alterne vicissitudini
e pochi anni dopo, avrebbe portato all'unificazione geopolitica
della nazione italiana. Nigra, nel corso degli anni trascorsi in
Francia fu molto legato agli ambienti culturali parigini e
frequentò assiduamente i salotti letterari che facevano capo a
Victor Hugo, già scrittore di fama e indicato come il capo del
Priorato fino al 1885. Inoltre il diplomatico piemontese strinse
rapporti con i duchi di Lorena su questioni avulse dalla prassi
diplomatica. Anzi, per la loro natura, tali rapporti avrebbero
potuto inficiare l'esito positivo della missione affidata da Cavour.
Certe voci ben diffuse sostennero che Nigra, notoriamente legato

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anche agli ambienti massonici parigini, avesse presieduto un


collegio segreto formato da uomini politici autodefinitisi
"Difensori di Nostra Signora di Sion", alla cui base dottrinaria vi
sarebbe stato il culto di Maddalena e lo studio di passi biblici
apocrifi che l’avrebbero riguardata. Per quanto concerne i periodi
storici precedenti, sembra che alcuni celebri italiani fossero stati
collegati al Priorato e che ne avessero in qualche modo divulgato
l'opera. Sandro Filipepi, detto Botticelli, avrebbe retto il Priorato
negli anni compresi tra il 1483 e il 1510, così come Ferdinando
Gonzaga dal 1527 al 1575, zio di quel Luigi, membro dell'Ordine
dei Gesuiti, che fu poi fatto santo. Questi dati fanno parte della
tradizione, non sono sostenuti da prove storiche certe. Alle
tematiche culturali proprie del Priorato si ispirò il pittore
Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino. Una delle sue
opere pittoriche principali, il "Seppellimento e Gloria di Santa
Petronilla" e alcune sue composizioni di ispirazione arcadica,
attirarono l'attenzione di alcuni storici tedeschi dell'esoterismo
nonchè di studiosi francesi d'arte antica i quali, tra l'altro,
misero in relazione la sua arte alla storia del Priorato.

Presunti grandi-maestri del Priorato di Sion

Hugues des Payens (1119 - 1136) * Robert de Craon (1136 - 1147) *


Evrard de Barres (1147 - 1150) * Hugues de Blanchefort (1150 -
1151) * Bernard de Tramelay (1151 - 1153) * Guillaune des
Chanaleilles (1153 -1154) * Frère Evrard (1154) * Andrèe de
Montbard (1155 - 1156) * Bretrand de Blanchefort (1156 - 1169) *
Philippe de Naplouse (1169 - 1170) * Eudes de Saintamand (1170 -
1180) * Arnaud de La Touruge (1181 - 1184) * Gérard de Ridefort
(1184 - 1187)

(il magistero di questi avrebbe incluso anche quello dell’Ordine Templare),

http://www.prioratodision.org/testi.htm (13 di 14)22/05/2006 3.49.30


PRIORATO DI SION

poi

Jean de Gisor (1187 - 1220) * Nicholas Flamel (1330 - 1410) *


Renée d’Aniou (1418 - 1480) * Sandro Filipepi, il Botticelli (1483 -
1510) * Leonardo da Vinci (1510 – 1519) * Robert Fludd (1595 -
1635) * Johannes Valentin Andrae (1635 - 1657) * Robert Boyle
(1654 – 1692) * Isaac Newton (1691 - 1727) * Charles Radclyffe
(1727 - 1746) * Charles de Lorraine (1746 – 1780) * Charles Nodier
(1801 -

1844) * Victor Hugo (1844 - 1885) * Claude Debussy (1885 - 1916) *


Jean Cocteau (1916 - 1957) * Angelo Giuseppe Roncalli, papa
Giovani XXXIII (1957 - 1963) * (?)

INDEX

***Priorato di Sion Italia ***

http://www.prioratodision.org/testi.htm (14 di 14)22/05/2006 3.49.30


TEMPLARI

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TEMPLARI

cerca... di Gabriele Petromilli

(versione in vendita esclusivamente in


formato E-book)

Devo innanzi tutto premettere che il mio


lavoro è stato composto almeno tre anni
prima che l’argomento fosse stato divulgato
in un romanzo seppure in modo
approssimativo da uno scrittore statunitense,
narrazione che, come è noto, ha ottenuto
enorme e di inimmaginabile successo. Inoltre
i contenuti originari del lavoro non sono stati
modificati in alcuna loro parte. Remore
d’ordine religioso, che sembrano ora essere
superate, hanno rimandato la pubblicazione
del testo.

La mia ricerca è nata dall'esigenza di


compendiare in modo sintetico ed esaustivo
tutta la grandissima mole di ipotesi e di
illazioni, ma anche di dati storici e biblici
verosimili, che riguarda non tanto l'identità
storica di Gesù Cristo, quanto le circostanze
che si sono determinate in base a una teoria
non ortodossa sulla figura di Cristo e sulla sua
presunta discendenza. In particolare in merito
a un'organizzazione segreta, il Priorato di
Sion, che avrebbe tramandato simile
tradizione attraverso i secoli fino ai giorni
nostri.

E’ però opportuno sgomberare il campo da


presupposti che potrebbero inficiare la
comprensione di quanto riportato. Questi
concetti ruotano intorno a due fatti
fondamentali e concatenati: mentre è
storicamente improbabile che Gesù Cristo,
così come è stato tramandato dagli evangeli,
fosse esistito realmente, di contro risulta
essere molto più verosimile l’esistenza di una
organizzazione segreta che avrebbe operato
per perpetuarne la discendenza al potere.

Le circostanze sembrano essere a priori in


http://www.templari.it/index.php?option=content&task=section&id=10&Itemid=35 (2 di 12)22/05/2006 3.51.03
TEMPLARI

contraddizione dal momento che nessuno si


assumerebbe l’impegno di sostenere una
pretesa discendenza di un capostipite mai
esistito. Ma la circostanza può essere
giustificata e interpretata tenendo in conto la
candida fede nelle narrazioni evangeliche,
anche apocrife, che ha intriso le tradizioni
religiose proto medievali, e attraverso
l’esegesi celebrativa di una dinastia - quella
dei monarchi Merovingi - dalle origini oscure
e barbariche, apologie espresse in origine per
scopi di potere e di particolarismo dinastico.
In tal senso, l’organizzazione segreta
chiamata "Priorato di Sion" sarebbe stato
istituita ed avrebbe agito per secoli sulla base
di dati storici irreali o quanto meno
contraffatti.

La maggioranza degli studiosi e dei biblisti


legati all’ortodossia cattolica affermano che il
"Priorato di Sion" fosse mai esistito. In
particolare, che fosse stato la creazione più
metastorica che letteraria d’una combriccola
di studiosi francesi, burloni ed interessati in
solido, i quali nei primi decenni del Novecento
avrebbero falsificato documenti ed elaborato
teorie atte a renderne credibile l’esistenza. Le
situazioni che si sarebbero ingenerate
sarebbero state riprese e divulgate da alcuni
giornalisti inglesi attraverso libri di forte
impatto emotivo ma di nulla consistenza
storica o biblica.

Le opinioni di questi critici non mancano di


intelligenza e di profondità di analisi. Ma
ancora prima dei probabili imbrogli franco-
inglesi si sono verificate circostanze di
contenuto religioso ben documentate, che
peraltro possiedono la connotazione di veri e
propri enigmi storici, di misteri interpretabili
soltanto alla luce delle pretese finalità di
un’organizzazione segreta con intenti religiosi.

Il mio lavoro è nato dall’intento di rendere più


chiare quelle vicende storiche che sembrano
essere collegate al Priorato. Sotto il profilo
puramente documentativo, è stato un lavoro
di analisi su tradizioni religiose e su racconti
estremamente specifici, su passi evangelici
http://www.templari.it/index.php?option=content&task=section&id=10&Itemid=35 (3 di 12)22/05/2006 3.51.03
TEMPLARI

apocrifi e su documenti medievali, moderni e


contemporanei. E' stato un lavoro di
comparazione di dati storici accertati con
avvenimenti ipotetici ma consolidati in seno
ad una certa cultura iniziatica e ai miti
attinenti alle dottrine misteriche del
cristianesimo delle origini.

I dati emersi dalla ricerca sono esaurienti,


quantunque siano affiorati attraverso un
"ordine caotico" ricchissimo di materiali spuri,
attinenti più a elementi letterari che a
situazioni storiche propriamente dette. Da qui
la necessità di scremare, di sintetizzare nel
migliore modo possibile i dati certi, di evitare
la narrazione di tutto ciò che potrebbe
distogliere dalla comprensione corretta dei
contenuti del lavoro. Tanto che ogni frase del
testo racchiude un'opera spesso improba di
sintesi e di precisa scelta lessicale.

Infine una considerazione doverosa. La


ricerca è stata affatto condotta con intenti
polemici nei confronti dell’ortodossia
dottrinale del Cristianesimo, ma la
pubblicazione dei risultati costituisce un
impegno puramente storiografico a rendere
conosciuti certi aspetti inquietanti della
religione cristiana in maniera finalmente
chiara e storicamente coerente.

(Gabriele Petromilli)

Il testo si compone di circa


quaranta pagine PC, in time new
roman, corpo dodici. Tutti i diritti
sono riservati. Ha quattro capitoli,
un’appendice storica sui monarchi
merovingi e un elenco di testi di
riferimento. I capitoli sono
ripartiti in paragrafi dal titolo:

Capitolo 1:
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TEMPLARI

Le stranezze degli evangeli - La


Palestina del primo secolo - Il re
maestro - La scena della
crocifissione - La famiglia di
Cristo.

Capitolo 2:

Le eresie sul Cristo - Personaggi


densi di mistero - Dati storici di
una dinastia - L’enigma dei conti
di Razès.

Capitolo 3:

Le incerte origini dei Templari - I


cento volti del Priorato - Una
santa compagnia - Massoneria ed
èlitès culturali - Il "sang rèal" in
Italia.

Capitolo 4:

I documenti segreti - Il tesoro di


Berénger Saunière - I Protocolli di
Sion - Le provocazioni di
monsignor Lefèbvre.

NOTA BENE

Per richiedere il libro in e-book


"IL PRIORATO DI SION", è
necessario eseguire un
versamento di euro 6 tramite
Poste - Pay al numero 4023-6004-
1505-2895 intestato a Gabriele
Petromilli. Alla semplice notifica
per e-mail (mirinf@tekpro.it o g.
petromilli@virgilio.it) da parte
dell’interessato dell’avvenuto
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TEMPLARI

pagamento, sarà
immediatamente inviato sempre
per e-mail un file in formato .doc
o .pdf, (E-book) contenente
l’intero testo, da poter poi
stampare o leggere attraverso
il monitor del PC. Si specifica che
i proventi economici derivati, in
ottemperanza alla definizione
giuridica no-profit della
associazione produttrice, sono
reinvestiti interamente per
attività culturali di pubblico
interesse.

IL BACIO DI ISIDE

(il mistero nella vita dei


marchigiani illustri)
di Gabriele Petromilli

(versione in vendita esclusivamente


in formato E-book)

Iside “ la bella dea dalla pelle del


color dell’ebano” fu una divinità
originaria dei territori del delta
del Nilo, associata al culto di
Osiride, suo sposo-fratello, dio
del sole e della vita. Con il
passare dei secoli,
particolarmente in epoca
tolemaica, la sua venerazione si
estese alle tradizioni religiose dei
popoli mediterranei, poi si erse
alle vette d’una latria di valenza
universale. Originariamente
http://www.templari.it/index.php?option=content&task=section&id=10&Itemid=35 (6 di 12)22/05/2006 3.51.03
TEMPLARI

adorata come simbolo di sposa e


di madre e guida dei naviganti, la
figura della dea si mutò
gradualmente in una sorta di
divinità polimorfa le cui
attribuzioni, divenute misteriche
per l’accentuazione dei legami
con l’oltretomba, vennero
considerate emblemi della
fecondità e della trasformazione.

Secondo le leggende Iside


avrebbe carpito il nome segreto
di Ra, il padre di tutti gli dei.
Grazie a questo atto ella avrebbe
esteso la propria influenza su
tutto l’universo al pari della
potenza del dio. Sotto tale
accezione gli ambienti iniziatici
del passato ne fecero il simbolo
del segreto della morte e della
vita, della resurrezione dello
spirito, del mistero che pervade le
umane cose, dei meandri
insondabili che plasmano
l’esistenza delle realtà visibili e
non visibili del cosmo.

La dea Iside è ora generalmente


considerata il simbolo delle
dottrine arcane e del mistero. Il
titolo scelto per questo lavoro
intende mettere in evidenza il
tocco, l’intromissione anche non
desiderata del mistero, in ogni
sua forma, nella vita di ogni
uomo. In particolare in quella
delle personalità che, grazie alle
loro attività in ogni campo dello
scibile umano e secondo le loro
specifiche attitudini, hanno reso
migliore attraverso i secoli la
terra della Marca.
http://www.templari.it/index.php?option=content&task=section&id=10&Itemid=35 (7 di 12)22/05/2006 3.51.03
TEMPLARI

Questo lavoro è il primo ed


ancora unico tentativo di
riportare in un solo testo i
racconti orali oppure trascritti,
spesso sottaciuti o fuori dalle
documentazioni storiche rigorose,
connessi al rapporto che i grandi
marchigiani hanno avuto con il
mistero. Che ne sono stati baciati
con consapevolezza, oppure
soltanto casualmente.

Gli episodi sono stati esposti in


maniera aneddotica e riportati
volutamente in sintesi per non
gravare una narrazione altrimenti
pesante, considerato il numero
delle personalità e dei fatti presi
in esame. Per questo motivo i
personaggi sono stati citati in
ordine alfabetico e non di
importanza, mentre i singoli
racconti si muovono attraverso
un’esposizione a schede.

E’ probabile che gli episodi narrati


riguardanti un personaggio non
siano stati, per lui, gli unici baci
ricevuti da Iside. O che altri
illustri marchigiani non riportati
nel testo, ne abbiano avuti di
furtivi rimasti ancora sconosciuti.

(Gabriele Petromilli)

NOTA BENE

Per richiedere il libro in e-book


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TEMPLARI

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attraverso il monitor del PC. Si
specifica che i proventi economici
derivati, in ottemperanza alla
definizione giuridica no-profit della
associazione produttrice, sono
reinvestiti interamente per attività
culturali di pubblico interesse. Il
libro rimarrà in rete per un limitato
periodo di tempo. Si specifica che i
proventi economici derivati, in
ottemperanza alla definizione
giuridica no-profit della
associazione produttrice, sono
reinvestiti interamente per attività
culturali di pubblico interesse.

CASUS 167
MAGIA E SUPERSTIZIONI
NELLE MARCHE
di Gabriele Petromilli
(in vendita in versione cartacea
normale)

Nel 1702 venivano pubblicate a


Forlì, a cura dall’abate Filippo
Onofri, le “Decisiones Prudentiales
Casuum er Quaesitorum
http://www.templari.it/index.php?option=content&task=section&id=10&Itemid=35 (9 di 12)22/05/2006 3.51.03
TEMPLARI

Conscientiae” del frate inquisitore


Prospero Domenico Maroni di
Cagli. Il titolo dell’opera suona in
italiano pressappoco come
“Componimenti pratici secondo
coscienza su casi e su inchieste”.

Il componimento di Maroni è il
risultato di atti canonici discussi
mensilmente alla curia vescovile di
Cagli, centro dell’entroterra
marchigiano nei pressi di Urbino,
durante il mandato episcopale di
monsignor Benedetto Luperti
(1696-1700), a riguardo delle
pratiche magiche e superstiziose
diffuse nel territorio feltresco fin
dal Medioevo.

I casi riportati da fra’ Maroni


furono168. Solamente il
centosessantasettesimo è preso in
esame nel testo qui proposto. E’ il
casus prudentialis (da cui il titolo
del libro) che va sotto la
denominazione originaria di “de
superstizione”. Vi si descrivono le
pratiche delle persone dedite alla
superstizione, alla vana
osservanza e alla magia.

Partendo dall’analisi del testo


originale e dalla inchieste svolte
nel corso di un decennio, Gabriele
Petromilli ha verificato quanto è
rimasto ai giorni nostri delle
pratiche già descritte da Maroni in
seno alla popolazione marchigiana.
Il lavoro si muove su una linea
storica e antropologica ed è diviso
in quattro capitoli. Più
precisamente, nel primo viene
esaminato il “de superstizione” del
frate inquisitore, nel secondo c’è
http://www.templari.it/index.php?option=content&task=section&id=10&Itemid=35 (10 di 12)22/05/2006 3.51.03
TEMPLARI

l’elenco delle forme di


superstizione, nel terzo sono
definiti i contenuti dell’occultismo
popolare antico e moderno, nel
quarto sono evidenziate le sue
forme di estrinsecazione nel
contesto sociale contemporaneo
della popolazione marchigiana.

Il testo è essenzialmente un lavoro


di documentazione storica sia per i
curiosi e gli appassionati del
genere, sia per chi voglia
approfondire attraverso un valido
elemento di documentazione uno
spaccato di tradizioni e di storia
popolare.

Gabriele Petromilli. “Casus


167. Magia e superstizioni nelle
Marche”. Edizioni del Veliero,
Pesaro 1992. Pagine 99. Costo
del libro: 7,50 euro (più 1,50
euro per imballaggio e
spedizione per posta ordinaria-
stampe).

Per ricevere il libro: versamento di 9


euro su carta posta-pay a nome di
Gabriele Petromilli n.
408.6004.1505.2895. Per accelerare la
spedizione, si consiglia di comunicare
subito per e-mail (mirin@tekpro.it o g.
petromilli@virgilio.it ) di “Informazioni
Templari” l’avvenuto versamento.

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medievale, templarismo, ordini
cavallereschi occidentali,
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occidentale, santo graal, Priorato
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TEMPLARI

ORDINE DEL TEMPIO DI


GERUSALEMME
cerca... (1119 - 1312)

- guida per l’approccio alla


materia -

LE ORIGINI

° Secondo le indicazioni fornite dal


cronista medievale Jacques de Vitry,
l’Ordine sarebbe stato istituito nel
novembre del 1118 a Gerusalemme
da nove nobili europei guidati da
Hugues de Payens (o Ugo de
Paganis?).
° I fondatori avrebbero chiamato il
sodalizio “Poveri Cavalieri di Cristo”.
Sarebbe stata concessa loro come
sede un’ala dell’antico Tempio di
Salomone. Il fine dichiarato dei
fondatori sarebbe stato di proteggere
e sostenere i viaggiatori europei in
pellegrinaggio ai luoghi della
Palestina sacri alla cristianità.
° Alcuni storici ritengono che l’Ordine
abbia avuto inizio in Francia in anni
precedenti a quelli riportati
ufficialmente. Ne farebbero
riferimento due documenti,
considerati autentici, datati 1096 e
1112. La circostanza nasconderebbe
finalità differenti dell’Ordine da
quelle esplicitamente dichiarate
secondo de Vitry.
° 1119. L’Ordine viene ufficialmente
riconosciuto dal sovrano di
Gerusalemme Baldovino II e dal
patriarca della stessa città. Dal nome
della sede originale dell’Ordine, i
cavalieri sono chiamati “milites
templi”, da cui Templari.
° 1122. Presumibilmente da questa
data i Templari prendono l’usanza di
assumere i voti monastici secondo la
regola agostiniana. Stando ad alcuni
documenti non tutti avrebbero
assunto il sacerdozio, limitando
l’impegno all’obbedienza e
http://www.templari.it/index.php?option=content&task=section&id=13&Itemid=44 (2 di 14)22/05/2006 3.52.06
TEMPLARI
all’osservanza di norme comuni di
comportamento.
° 1128. Bernardo da Chiaravalle
redige la “regola” ufficiale, i cui punti
sono in parte modificati in tempi
successivi. La regola, contenuta nella
“Lauda a la nova militia”, è
approvata nel corso del Concilio di
Troyes.
° 1129. Papa Onorio II ratifica la
regola e ingloba l’Ordine nelle
istituzioni ufficiali della Chiesa.
Concessione dei primi privilegi.

L’ORDINE IN MEDIO ORIENTE


(OUTREMER)

L’Ordine persegue la politica di


sostegno militare ed economico
nei confronti dei potentati
cristiani di Terrasanta e verso i
sovrani del Regno Latino di
Gerusalemme. Intreccia rapporti
diplomatici con alcuni sultanati
locali e si distingue nella
conservazione e nella
valorizzazione delle più
importanti reliquie della
cristianità. La sua fine è comune
a quella dei principati cristiani e
degli altri ordini religiosi
combattenti. Abbandona
l’Outremer dopo la caduta di San
Giovanni d’Acri, ultima
roccaforte cristiana di
Terrasanta.

° 1147. Papa Eugenio III concede


all’Ordine l’uso della “croce patente”
di colore rosso, all’epoca il massimo
emblema del potere pontificio. La
croce diventa il marchio ufficiale dei
Templari. L’Ordine viene
completamente militarizzato.
° 1148-1149. Vengono composti i
“Retrais”, norme che definiscono
l’organigramma gerarchico
dell’Ordine e sanciscono il
comportamento privato dei singoli
cavalieri.
° 1170. Screzi diplomatici rilevanti

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TEMPLARI
tra l’Ordine e il sovrano di
Gerusalemme Amaury I. Scontri
violenti con l’Ordine Ospedaliero.
° 1177. Battaglia di Montgisard.
Nell’occasione un piccolo contingente
di cavalleria templare annienta
l’esercito del sultano Ysuf ibn Ayyb
Salahal Din (Saladino).
° 1185. Insorgono screzi per la
successione al trono di Gerusalemme
tra l’Ordine e Guido di Lusingano.
Ricomposizione delle liti.
° 1187. L’esercito cristiano è battuto
da Saladino ai Corni di Hattin. Circa
280 Templari sono massacrati: è il
più grave rovescio militare subito
dall’Ordine.
° 1192. L’Ordine sostiene con uomini
e danaro la crociata del sovrano
inglese Riccardo Cuor di Leone. Papa
Innocenzo III conferma i privilegi
all’Ordine di Terrasanta con la bolla
“Omne datum optimum”.
° 1203. Gravi contraccolpi politici
come conseguenza del “sacco di
Costantinopoli” perpetrato dalla
Repubblica di Venezia. L’Ordine ne
rimane indirettamente coinvolto.
° 1219. Ratifica giuridica della
“Compagnia del Santo Lavoro”,
l’organizzazione laica di servizi
logistici dell’Ordine operante in
Medio Oriente.
° Dal 1230 al 1244. L’Ordine subisce
la “tempesta” politica causata
dall’imperatore Federico II.
° 1232. L’Ordine si allea con il
sultano di Damasco nella lotta contro
i Mongoli.
° 1234. Le tribù asiatiche karismene
massacrano un contingente di
cavalleria templare a Gaza.
° 1248. L’Ordine partecipa alla così
detta “crociata di Damietta” del re
francese Luigi IX il Santo.
° 1250. L’Ordine viene sconfitto nel
Mansurah. La città di Damietta viene
riconquistata dai mussulmani e Luigi
IX è fatto prigioniero. I Templari
rifiutano, ma poi concedono, denaro
per il riscatto del sovrano. Queste
vicende costituiranno il fondamento
di alcuni capi d’imputazione contro

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TEMPLARI
l’Ordine al processo del 1307-1312.
° 1291. Viene espugnata la città di
San Giovanni d’Acri dopo un’epica
resistenza dei Templari. L’Ordine è
costretto a porre la sede nell’isola di
Cipro.
° 1296-1297. L’Ordine trasferisce la
sede magisteriale a Parigi.

L’ORDINE IN EUROPA

L’Ordine persegue una politica di


espansione economica, in termini
territoriali e in campo
diplomatico. Francia e Italia sono
territori privilegiati. Si inserisce
nella cultura religiosa attraverso
l’elaborazione in chiave
simbolistica e sincretica dei
principi basilari del
cristianesimo. Determina le
scelte politiche delle monarchie.
Ispira le principali forme di
letteratura, di architettura, di
navigazione e di finanza per circa
due secoli.

° 1128-1129. Concilio episcopale di


Troyes. Costituzione del primo
possedimento templare in Europa
nella regione della Champagne.
° 1130. L’Ordine forma la sua prima
provincia in Inghilterra con le
donazioni territoriali di re Enrico I
Plantageneto.
° 1131. Assunzione di vasti territori
in Fiandra, in Spagna e in Provenza.
° 1139. Papa Innocenzo III concede
all’Ordine privilegi importanti nei
confronti delle giurisdizioni
ecclesiastiche, e implicitamente civili,
con la bolla “Milites Templi”.
° 1147. Prima riunione a Parigi dei
massimi dignitari dell’Ordine
(capitolo generale). Estende la
diffusione in Europa. Concessione
papale dell’uso della croce patente.
° 1150 e seguenti. Da questo
periodo l’Ordine opera la ripartizione
capillare delle sue proprietà
territoriali. Le province (lingue)

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TEMPLARI
italiane vengono suddivise nelle
amministrazioni dell’Alta Italia, della
Bassa Italia e di Roma. A partire da
questo periodo l’Ordine inizia anche
l’opera meticolosa di tesaurizzazione
dei propri beni, attività che lo rende
in breve tempo l’organizzazione più
ricca e potente del Medioevo.
° 1209. L’Ordine partecipa alla
crociata contro i Catari.
° Dal tempo di Federico II di Svevia
l’Ordine è coinvolto nelle lotte tra
ghibellini e guelfi. I Templari
diventano avversari politici
dell’imperatore.
° 1296. Spostamento della sede
magisteriale dell’Ordine dai dintorni
di Limassol a Parigi.
° 1297. L’Ordine rifiuta la proposta
di fusione con gli Ospedalieri
sostenuta dal re francese Filippo IV il
Bello.
° 1307. Il gran maestro Jacques de
Molay, il gran precettore di
Normandia Godfrey de Charnay e
140 Templari sono arrestati a Parigi.
I Templari vengono attaccati
simultaneamente ed arrestati in ogni
luogo della Francia.

IL PROCESSO

I capi di accusa contro l’ordine


sono di alto tradimento e di
usura nei confronti della corona
di Francia, di commercio di
schiavi cristiani, di eresia e di
apostasia religiosa. D’ufficio
vengono aggiunte imputazioni
che vanno dalla idolatria alla
sodomia. Jacques de Molay
ammette sotto tortura le colpe di
tradimento e di apostasia, poi
ritratta. Per questo viene arso
sul rogo. Precedentemente
all’esecuzione, il pontefice aveva
sospeso l’Ordine dalle funzioni
istituzionali in seno alla Chiesa
sulla scorta di un processo-farsa
che ancora oggi fa discutere. Sui
Templari sorgono le dicerie più

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TEMPLARI
disparate e più fantasiose,
escono dalla storia ed entrano
nella leggenda.

° 1308 (marzo). Filippo IV il Bello


indice l’assemblea degli “stati
generali” a Tours per ottenere la
ratifica popolare dell’azione
intrapresa contro l’Ordine.
° 1308 (giugno). Papa Clemente V
ordina la formazione di commissioni
vescovili in tutta Europa per inquisire
i Templari stanziati nelle singole
diocesi.
° 1308 (agosto). Clemente V
istituisce una commissione pontificia
preparatoria al Concilio di Vienne.
° 1308 (novembre). Clemente V
solleva l’Ordine dalle accuse di eresia
e di apostasia religiosa.
° 1310 (aprile). Il giureconsulto
Pietro da Bologna, patrocinatore
della difesa, deposita un
monumentale memoriale di
innocenza.
° 1310 (maggio). Pietro da Bologna
scompare nel nulla.
° 1310 (settembre). A Parigi sono
mandati al rogo 150 Templari perché
relapsi, ovvero ritrattatori di
confessioni di colpevolezza già rese.
° 1311 (giugno). La commissione
pontificia chiude i lavori a
Maubuisson.
° 1311 (dicembre). Si apre il Concilio
di Vienne per definire le sorti
dell’Ordine.
° 1312 (marzo). Filippo IV entra a
Vienne con un folto gruppo di armati
per intimidire il papa e i vescovi
riuniti a concilio.
° 1312 (aprile). Clemente V con la
bolla “Vox clamantis in excelso”
sospende l’Ordine dalle funzioni “…
non in virtù di una sentenza
giudiziaria, ma secondo una
decisione di apostolica ordinanza”.
° 1312 (maggio). Clemente V con la
bolla “Ad providam Christi vicari”
disperde i beni dell’Ordine affidandoli
agli Ospedalieri, e in misura minore
alla corona francese. Negli anni
successivi continua in Francia

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TEMPLARI
l’attività dei tribunali ecclesiastici e le
esecuzioni capitali di Templari
relapsi. In Francia e in Italia sono
distrutte, nascoste o tralignate
sistematicamente le vestigia
dell’Ordine. Quest’opera di
demolizione è nota con il termine di
“damnatio memoriae” e si protrae
all’incirca fino alla seconda metà del
XVII secolo.
° 1314 (18 marzo). Jacques de
Molay e Godfrey de Charnay sono
uccisi sul rogo a Parigi. Iniziano a
prendere corpo le leggende
sull’Ordine: tra le più immediate, il
compimento della maledizione di
morte lanciata da de Molay contro il
re, il papa e Guglielmo di Nogaret; la
presenza in un luogo nascosto dei
tesori accumulati dai Templari; la
fuga in Scozia del capitano Marc de
Larménius (Marco l’Armeno) grazie
al quale, unitamente alla attività del
nipote di de Molay, sarebbe stata
possibile la continuità storica e
giuridica dell’Ordine.

LE IMITAZIONI

A partire dagli inizi del XVIII


secolo si diffondono in Europa
tradizioni e testi che fanno
dell’antico Ordine non solo
oggetto di disquisizioni storiche
erudite, ma anche punto di inizio
di congetture di carattere
esoterico. La framassoneria
riveste un ruolo fondamentale in
questo contesto. Ma
specialmente attraverso l’opera
di Bernard Fabrè Palaprat
vengono diffuse credenze
sull’Ordine che risultano essere
improprie e affatto accertate
nell’ottica di una rigorosa analisi
storiografica. Il movimento di
Palaprat negli anni successivi si
frantuma per gradi in una
miriade di organizzazioni,
definite come “neotemplari”,
tuttora presenti e operanti nella

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TEMPLARI
società e nella cultura
contemporanea.

° 1616. Pubblicazione a Strasburgo


del libro di Johann Valentin Andrae
“Chymische Hochzeit von Christian
Rosenkreutz”, al quale fa seguito il
testo “Confessio Famae Fraternitatis
Rosae Crucis”. Entrambe le opere
contengono riferimenti espliciti al
simbolismo templare.
° 1737. Pubblicazione del libro di
Andrè Michel de Ramsay “Discorsi
sui Crociati e le Logge Francesi” con
il quale viene rivendicata l’origine
templarica della framassoneria.
° 1760. Pubblicazione del libro di
Karl Gotthelf von Hund “Del Regime
della Stretta Osservanza”, con il
quale sono ribadite le tesi di de
Ramsay. Fondazione della loggia
massonica della “Stretta Osservanza
Templare” da parte di von Hund.
° 1782. Frantumazione della “Stretta
Osservanza” nel “Rito Scozzese
Rettificato” di Ferdinando di
Brunswick e nell’”Ordine dei Cavalieri
Beneficenti della Città Santa” di Jean
Baptiste Willermoz.
° 1804. Fondazione a Parigi
dell’”Ordine del Tempio” di Bernard
Raimond Fabrè Palaprat. Agli inizi del
XIX secolo sono divulgati in Francia a
cura dello stesso personaggio i testi
di una “Charta” (della trasmissione
dei poteri) e di un “Manuale dei
Cavalieri del Tempio”.
° 1877. Pubblicazione ad Amburgo a
cura di Wilhelm von Merzdorff dello
“statuto segreto” dell’Ordine
Templare, documento
verosimilmente spurio, ritrovato
nella Biblioteca Corsini di Roma da
un alto prelato olandese.
° Dalla fine del XIX secolo si
verificano filiazioni neotemplari in
ogni paese europeo. Da queste
prendono origine le più note
organizzazioni neotemplari
contemporanee. Tra queste, qui
trascritte a caso:
° Supremus Militaris Templi

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TEMPLARI
Hierosolimytani Ordo – SMTHO
(prima del 1956: Ordo Supremus
Militaris Templi Hierosolimytani -
OSMTH)
° Ordre Souverain et Militaire du
Temple de Jérusalem – OSMTJ
° Ordre Souverein du Temple Solaire
– OSTS
° Ordre Renovè du Temple – ORT
° Ordre Souverain du Temple
Initiatique – OSTI
° Ordre des Chevaliers du Temple
Saint – OCTS
° Supremus Ordo Equester Templi –
SOET
° Ordo Militiae Templi – OMT
° Militia Crucifera
° De Molay International
° Knight Templars
° Roaring Twenties

TESTI FONDAMENTALI PER


INTRAPRENDERE STUDI
(lingua italiana - autori in ordine
alfabetico)

Alphandery Paul. “La Cristianità e


l’idea di crociata”, Edizioni Il Mulino,
1974
Ambesi Alberto Cesare. “I
Rosacroce”, Edizioni Armenia, 1975
Baigent M. – Leigh R. – Lincoln H. “Il
Santo Graal”, Edizioni Mondadori,
1982
Barber Richard. “Cavalieri nel
Medioevo”, Edizioni Piemme, 2004
Bordonove George. “Il rogo dei
Templari”, Edizioni Longanesi, 1973
Cardini Franco. “Alle radici della
cavalleria medievale”, Edizioni
Giunti, 1982
Charpentier Louis. “I misteri dei
Templari”, Edizioni Atanor, 1980
Demurger Alain. “Vita e morte
dell’Ordine dei Templari”, Edizioni
Garzanti, 1987
Evola Julius. “Il Mistero del Graal”,
Edizioni Mediterranee, 1971
Iannaccone Mario Arturo. “Templari.
Il martirio della memoria”, Edizioni
Sugarco, 2005

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TEMPLARI
Lo Mastro Maria. “Dossier Templari”,
Edizioni Convivio, 1991
Mola Aldo Alfonso. “ Storia della
massoneria italiana”, Edizioni
Bompiani, 1976
Petromilli Gabriele. “La Milizia del
Tempio”, Edizioni Cavallo Alato, 1991
Valli Luigi. “Il linguaggio segreto di
Dante e dei Fedeli d’Amore”, Edizioni
Atanor, 1928

IMPLICAZIONI CULTURALI

Teologia. La religiosità templare si


basava essenzialmente sul concetto
della unicità e della universalità di
Dio e su tutte le implicazioni che ne
derivano. Per tale ragione l’Ordine
ebbe un alto rispetto per le altre due
religioni rivelate, islam ed ebraismo,
al di là delle contingenze imposte
dalla mentalità medievale e dalle
proprie funzioni istituzionali. Il culto
per la Madonna, in genere per la
“maternità sacra”, il culto per gli
apostoli e per i protomartiri
costituirono elementi di fondamento
della religiosità dell’Ordine.
Letteratura e poesia. I Templari
hanno ispirato la maggior parte dei
racconti medievali inerenti alla
“cerca del Graal” del quale, secondo
le leggende, sarebbero stati custodi
materiali e mistici nello stesso
tempo. Tuttavia nelle vicende e nei
documenti storici inerenti all’Ordine,
non sono presenti riferimenti espliciti
alla reliquia. Dal fatto si deduce che
la mitologia graalica fosse stata
sconosciuta all’Ordine o che, come
sostengono alcune tradizioni
postume, nel suo seno fosse esistita
invece una struttura parallela che ne
conosceva e ne perpetuava le
valenze iniziatiche in maniera
segreta. Non essendone tuttavia
accertata storicamente l’esistenza, si
deve presumere che la connessione
tra l’Ordine Templare e la mitologia
del Graal sia stata una pura, per

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TEMPLARI
quanto suggestiva, invenzione
letteraria. La simbologia templare
verosimilmente ha ispirato alcuni
rimatori stilnovisti noti con il nome di
“Fedeli d’Amore”.
Architettura. E’ convinzione ormai
consolidata, comunque non
storicamente accertata, attribuire
all’opera delle maestranze edili alle
dipendenze dell’Ordine la costruzione
delle cattedrali gotiche e di altri
monumenti religiosi europei
soprattutto se connessi al culto delle
“madonne nere”. Secondo certe
tradizioni, la stessa massoneria
avrebbe preso origine in Scozia dalle
corporazioni templari di architetti e
scalpellini.
Simbologia ed esoterismo.
Sembra accertato che l’Ordine abbia
elaborato una complessa simbologia
religiosa desumendola dalla
iconografia e dalle nozioni cultuali
precristiane e cristiane delle origini,
riadattandola alle proprie esigenze
attraverso l’elaborazione di nuovi e
originali concetti ideologici. Il
simbolismo templare ebbe
caratteristiche fondamentalmente
sincretiche e sconfinò nel nozionismo
esoterico ed iniziatico, laddove per
esoterismo si intenda la conoscenza
di dottrine religiose mantenute
segrete e non necessariamente
cristiane, e per iniziazione il
privilegio di esserne i depositari.
Massoneria. Secondo certe
indicazioni storiche non accertate, la
massoneria primitiva avrebbe preso
origine dai Templari rifugiati in
Scozia dopo gli arresti del 1307. Le
primitive organizzazioni neotemplari
costituitesi tra il XVIII e il XIX secolo
non hanno fatto mistero della
discendenza dalla massoneria la
quale, a sua volta, ha vantato origini
templari. Nel linguaggio criptico della
massoneria contemporanea sono
presenti terminologie e riferimenti
iniziatici già peculiari dell’Ordine.
Tradizioni occulte. A partire dai
primi decenni del XX secolo si è
diffusa la credenza dell’esistenza di

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TEMPLARI
un ordine segreto antichissimo, il
“Priorato di Sion”, concepito per
portare al governo del mondo la
stirpe di Gesù Cristo. Secondo
un’infinità di notizie
fondamentalmente tralignate,
l’Ordine sarebbe stato istituito come
aspetto palese del Priorato. Altre
tradizioni, invece, sostengono che
l’Ordine abbia posseduto una
struttura occulta parallela a quella
palese al di fuori del contesto para-
storico inerente al Priorato.
Tecniche militari, di navigazione
e bancarie. La tattiche belliche dei
Templari hanno fornito il modello agli
schemi di battaglia delle cavallerie
europee fino all’epoca napoleonica.
Certe tradizioni sostengono che
attraverso le conoscenze di
navigazione degli ordini cavallereschi
iberici, che a loro volta avrebbero
attinto alle tecniche nautiche della
marineria templare, si sarebbero
rese possibili la mitica traversata
verso l’America di Cristoforo
Colombo e le successive spedizioni
navali fino al secolo XVIII. Sembra
però non possedere alcun valore
storico la tradizione che attribuisce ai
Templari la scoperta del Nuovo
Mondo avanti il viaggio di Colombo.
All’Ordine è attribuita l’invenzione
della “lettera di credito”, già
strutturata come un conto corrente
bancario ante litteram.

Fine
(ricerche e testi a cura di
Gabriele Petromilli)

test 1 (1 oggetti)

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TEMPLARI

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Creane uno ACCADEMICI DI LAGADO
(di Giovanni Melchiori)
Abbiamo 2 visitatori online
Gulliver, il famoso personaggio nato
dalla fantasia di Jonathan Swift, un
giorno decide di fare visita all’Accademia
di Lagado. E trova che i dotti
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TEMPLARI
dell’Accademia hanno realizzato una
riforma radicale nel campo del
linguaggio: hanno abolito le parole.
cerca... Poiché le parole non sono altro che i
nomi delle cose, i dotti di Lagado
proponevano semplicemente che ognuno
portasse con se gli oggetti corrispondenti
all’argomento delle discussioni. Si
potevano così vedere due dotti, curvi
sotto il peso di un gravoso fardello,
fermarsi in mezzo alla strada per posare
a terra un sacco, svuotarlo del suo
contenuto e conversare. E dopo un ora
di colloquio aiutarsi reciprocamente a
ripigliare il carico sulle spalle e
riprendere ciascuno il proprio cammino.
Il sistema, oltre a fare risparmiare il fiato
e le corde vocali, aveva il vantaggio di
fornire una lingua comune a tutti i
popoli. Inoltre, in appositi magazzini si
trovava poi ogni sorta di cose da usare
nei dibattiti più complessi ed
impegnativi. Ma, possiamo noi chiederci,
come facevano i dotti di Lagado a
parlare di valori attinenti allo spirito?
Oppure parlare di ciò che è bene e di ciò
che è male? Come avrebbero potuto, pur
disponendo di enormi magazzini pieni di
cose, esprimere concetti d’ordine
morale? Ovviamente, nel loro sistema di
comunicazione, non ci sarebbe stato
posto per tutto questo. Oppure, quanto
meno, sarebbe stato inesprimibile.
Orbene, questa sembra essere la tesi di
una certa cultura filosofica
contemporanea, che ha del linguaggio un
concetto in qualche modo simile a quello
dei dotti di Lagado. Per essa, infatti, il
linguaggio può solamente esprimere
fatti, descrivere e indicare cose e
situazioni d’ordine materialistico. Ogni
discorso intorno ai valori morali, religiosi
e, più universalmente spirituali, è
assolutamente sterile e privo di senso.
Se si ritiene questo, ci si trova
esattamente nelle condizioni degli
accademici della favola: pronunciare una
parola o una frase equivale a mostrare
una cosa, un oggetto qualsiasi. Ma
poiché il bene ed il male, i valori e i
disvalori, l’amore e l’egoismo, il dolore e
la gioia, la speranza e la fede religiosa,
non sono cose che si possono additare o
mostrare, parlarne è impossibile, ed ogni

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TEMPLARI
discorso sui valori è privo di senso. Il
primo e più autorevole assertore di
questa tesi fu Ludwig Wittgenstein,
celebre filosofo della “Scuola di Vienna”,
la cui opera ha influenzato e continua ad
influenzare vasti settori della cultura
contemporanea. Per il filosofo nel mondo
non vi sono valori. Partendo da una frase
dell’”Amleto” (atto II, scena II): “Non c’è
niente che sia buono o cattivo, ma è il
pensiero che lo rende tale…”,
Wittgenstein osserva che neppure i
nostri pensieri, in effetti, possono
definirsi buoni e cattivi. Si possono
descrivere solamente cose e fatti, non
valutazioni e valori. Un delitto può
solamente essere descritto nei suoi
particolari più minuti, ma non si può
ricorrere - egli afferma - ad alcuna
proposizione morale: sarà esattamente
come un qualsiasi altro evento naturale,
come ad esempio la caduta di una pietra
da un monte. Questa teoria esclude
dall’ambito di ogni discorso razionale, o
semplicemente dotato di senso, tutte le
questioni morali, religiose, spirituali ed i
problemi ad esse inerenti. Una teoria che
ritorna più tardi nei filosofi neo-positivisti
e neo-empiristi - Camap, Ayer ed altri -
secondo i quali la religione, la morale e
le altre categorie dello spirito
appartengono alla sfera delle emozioni, e
che pertanto il giudizio di approvazione o
di disapprovazione di qualcosa ad esse
relativo, è la semplice espressione di uno
stato emotivo, come un’esclamazione di
soddisfazione o un urlo di dolore. In un
modo o nell’altro, queste tesi assumono
come presupposto la teoria del
linguaggio dei dotti di Lagado: le parole,
e più in generale le espressioni
linguistiche, possono solamente
significare cose, fatti reali, eventi
naturali. E quando non significano
questo, non significano niente. Si può
obiettare che proprio tale asserita
insufficienza o incapacità sta a
dimostrare che il mondo naturale non è
tutto, e che al di là di esso c’è un altro
mondo, quello del soprannaturale e dei
valori. Ignorarli, adducendo il pretesto di
una impossibile conoscenza oggettiva,
farebbe precipitare l’uomo nelle tenebre.
Già, l’uomo. Ma dove è l’uomo in questa

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TEMPLARI
dottrina neo-positivista? Se soltanto i
fatti, le cose e gli eventi naturali
rappresentano il Tutto esprimibile del
mondo, l’uomo è semplicemente un
inesprimibile ospite di questo Tutto. Poco
più di un nulla. Asserire che gli strumenti
linguistici di cui l’uomo dispone non gli
consentono di parlare dei valori che egli
incarna equivale alla negazione
dell’uomo stesso. Di quest’uomo che un
nulla divide dalla cenere morta, e che un
nulla separa dalla luce eterna. Di
quest’uomo che, esaminato nella
materia, è un pugno di argilla che soffio
dissolve. Di quest’uomo che, considerato
nello spirito, è un essere immortale.
Qualche grado all’ingiù nell’ordine fisico
lo fa simile agli atomi, qualche grado più
in alto nell’ordine dell’amore lo avvicina
a Dio. La sua miseria nel mondo naturale
stupisce quanto la sua dignità in quello
spirituale. Rispetto alla vastità della terra
è come un seme di biada nella stoppia.
E’ sulla terra come un acino di grano in
un campo sterminato, ma sotto la mola
della morte può diventare ostia divina
nel convito dell’eternità. Questa argilla fu
modellata dalle mani stesse che fecero i
mondi, i milioni di soli della Via Lattea,
gli universi siderali con gli ammassi delle
nebulose e degli sciami di stelle.
Nell’immensità l’uomo è meno che un
bacillo in una goccia di fango, ma misura
le stelle che bruciano a migliaia di anni
luce, disegna le loro strade e sa di quali
sostanze sono fatte. E’ un bruscolo che il
vento trasporta, ma in se percepisce
l’infinito ed origlia ai confini
dell’Assoluto. Si distingue appena dal
nulla, ma Dio lo ha fatto simile a se
donandogli ragione e libertà. Solo nei
santi è visibile il doppio mistero umano
della massima altezza e della massima
abiezione. I santi quando considerano la
miseria della terra si sentono polvere
nella polvere, ma quando pensano che
contempleranno Dio sanno con certezza
che gli ammassi delle stelle non sono
che un po’ di rena argentata sul
cammino della loro gloria. Tutto questo,
però, non ha senso per certi filosofi. Che
per rendere ragione della sola esistenza
delle cose, dei fatti e degli eventi
naturali, perdono il senno e sotto gli

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TEMPLARI
stracci delle loro tesi pervengono alla
nichilismo del pensiero e alla inanizione
dello spirito.

***

CONSIDERAZIONI SUL
DIBATTITO PER IL “CODICE DA
VINCI”

Le generalizzate e spropositate
discussioni originate dall’uscita del film
ispirato al romanzo il “Codice da Vinci” di
Dan Brown, e le congruenti numerose
richieste di spiegazioni che sono
pervenute ad “Informazioni Templari”,
impongono subito delle precisazioni in
merito. Queste rappresentano l’opinione
strettamente personale del curatore
della rassegna Gabriele Petromilli. Analisi
più articolate sull’argomento saranno
pubblicate nel prossimo aggiornamento.

1) Le così dette tesi storiche di Dan


Brown (sposalizio tra Gesù e Maddalena,
la loro generazione, la successiva
discendenza dei sovrani merovingi, il
“Priorato di Sion” e l’Ordine Templare,
ecc…) fanno parte di un nutrito corpo di
leggende e di tradizioni orali diffuse in
Europa fin dal IV secolo, e perpetuate
fino circa il XVI secolo. Tali racconti, pur
non avendo connessioni con la storia,
sono comunque parte del patrimonio
culturale, sommerso da secoli, della
stessa religione cristiana. Da essi hanno
avuto verosimilmente origine sia la saga
arthuriana del Graal, che il complesso
delle tradizioni di natura occultistica
sfociate in epoca contemporanea
nell’opera di Gérard de Sède.

2) Questo corpo di leggende è stato in


parte ripreso, ed approssimativamente
catalogato, dai giornalisti inglesi Lincoln-
Baigent-Leigh nel libro “Il Santo Graal”,
pubblicato per la prima volta in
Inghilterra nel 1983, dal quale Dan
Brown ha attinto a piene mani per la
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TEMPLARI
stesura della trama del suo fortunato
thriller.

3) E’ indubbio che le tesi proposte


nell’opera browniana siano fantasie
storiche, in quanto attinte da racconti
leggendari per lo più di natura epica.
Non devono però essere considerate
stupidaggini dai commentatori
contemporanei, perché sono parte del
patrimonio mitico-culturale di popoli
europei specialmente di area
anglosassone. Di conseguenza anch’esse
sono e fanno “cultura”.

4) Le leggende che hanno ispirato il


romanziere statunitense non sono meno
fantasiose dei racconti evangelici, siano
questi canonici che apocrifi. I vangeli
sono narrazioni fondate su dichiarazioni
fideistiche, non sulla aderenza ai fatti. In
realtà, dare per scontata l’esistenza
storica di Gesù Cristo è un
atteggiamento a-storico quanto quello di
credere, o di non credere, alla sua
unione carnale con Maria di Magdala.

5) Il problema teologico insorto circa il


celibato di Gesù consiste dunque in una
disquisizione priva di concretezza: nella
impossibilità di dimostrare che Gesù sia
esistito in carne ed ossa, è di fatto
assurdo disputare se fosse stato sposato
o no.

6) Il “caso Codice da Vinci” è


inquadrabile invece fuori della teologia,
in un contesto politico. Tutti gli elementi
delle analisi eseguite concordano sulla
circostanza che l’affare del “Codice” sia
stato messo insieme, appoggiato ed
attualmente utilizzato, da certi ambienti
massonici statunitensi per gettare
discredito sulla religione cattolica.
Atteggiamento, questo, perseguito ormai
da anni.

7) Essendo stata ignorata la matrice di


un caso che “stranamente” ha assunto
proporzioni inusitate, le autorità
ecclesiastiche si stanno perdendo dietro

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TEMPLARI
a reazioni scomposte (boicottaggio del
film, sterili dichiarazioni pubbliche,
reclutamento di esperti che
chiacchierano per convenienza, ecc..)
perdendo sostanzialmente di vista la
natura e i motivi dell’attacco ad una
Chiesa già in crisi dovuta motivi che
esulano dal contesto in questione. Un
atteggiamento corretto e vincente
potrebbe essere quello, invece, di fare
conoscere pubblicamente l’aspetto
politico del caso senza disperdere vitalità
in improduttive polemiche teologiche o in
sterili riscatti evangelici.

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storica poco
conosciuta,
molto complessa e ricca di avvenimenti non sempre pienamente
documentati, spiegati e compresi, che meritano di essere riportati alla
attenzione di un pubblico intelligente, esigente e più vasto.

STORIA DELL’ORDINE TEUTONICO


cerca... (di Tommaso Peruzzi)

Seconda parte
(la prima parte è in “Archivio” di “Informazioni Templari”)
Le terre baltiche nel XII, pur confinanti con la Polonia e con il Sacro Romano
Impero germanico, costituivano ancora una terra incognita, abitata da popolazioni
pagane vetero prussiane che assalivano e razziavano continuamente i territori
cristiani prossimi a loro. Questo indusse il papa Innocenzo III già dal 1199 a
proclamare più volte la crociata per difendere i cristiani dagli assalti e dalle
http://www.templari.it/index.php?option=content&task=section&id=2&Itemid=25 (1 di 7)22/05/2006 3.52.24
TEMPLARI

scorribande dei popoli pagani del Baltico, particolarmente della Livonia,


corrispondente al territorio della Lettonia e dell’Estonia. Il vescovo di Livonia
caldeggiò la creazione sul posto di un ordine cavalleresco analogo a quello che
combatteva in Terra Santa. Il progetto si concretizzò nel 1204, quando un decreto
papale sancì la creazione dell’Ordine dei “Fratres Militiae Christi”, cui diede la
stessa regola dell’Ordine Templare. Questi cavalieri furono comunemente noti
come “Cavalieri Portaspada”, a causa del loro mantello bianco ornato dallo
stemma di una croce rossa con una spada. I tentativi di cristianizzazione e di
pacificazione della Livonia venivano ripetuti anche dai polacchi nei confronti dei
vetero prussiani che saccheggiavano in continuazione la Mazovia. La resistenza
pagana in Prussia ed in Livonia era forte quanto feroce. Il duca Corrado di Mazovia
era costantemente vittima dei saccheggi, né poteva contare molto sull’appoggio
della Polonia e della Danimarca, già impegnata in Estonia. Per questo si rivolse nel
1226 all’Ordine Teutonico. La scelta non era casuale: l’Ordine infatti aveva già
avuto esperienza della difesa dei confini dai popoli pagani nel Regno d’Ungheria
una decina di anni prima. Nel 1211 gli era stato offerto da parte del sovrano
ungherese Andrea II di insediarsi nel territorio di Burzenland, nella Transilvania
sud orientale, allo scopo di popolarlo e di trasformarlo in un baluardo contro la
minaccia rappresentata dal popolo dei Cumani. L’Ordine Teutonico ottenne anche
ampia autonomia politica ed amministrativa, inclusa la totale indipendenza dal
voivoda di Transilvania, che consentì di costruire tra il 1211 e il 1222 una serie di
fortezze a difesa di Kronstadt, città situata nel territorio centrale della regione.
Inoltre si attuò una rapida politica di colonizzazione incentivando l’ingresso di
coloni tedeschi, ungheresi e sassoni, uomini liberi ai quali veniva assegnato un
lembo di terra che garantiva loro sussistenza e una rendita in natura per l’Ordine.
Il re di Ungheria cominciò a temere la politica di eccessiva autonomia condotta nel
Burzenland dai cavalieri Teutonici, i quali stavano creando uno stato indipendente
all’interno del regno. Questo portò nel 1225 all’espulsione dell’Ordine Teutonico da
quella regione, nonostante fossero state addotte recriminazioni da papa Onorio
III. Questa pesante onta subita fece sì che Hermann von Salza, gran maestro
dell’Ordine in quel periodo, fosse molto restio ad intraprendere un’avventura in
Prussia quando nel 1226 ne ricevette richiesta dal duca di Mazovia il quale, come
controparte, era disposto ad offrire all’Ordine l’intero territorio di Kulm e tutti i
territori che avrebbero strappato ai vetero prussiani. Prima di partire per
l’avventura prussiana, il gran maestro ottenne dall’imperatore Federico II un
documento che concedeva all’Ordine Teutonico i privilegi e lo status di “principe
dell’impero”, con facoltà di creare uno stato sovrano nei territori che avesse
conquistato. Le trattative diplomatiche con il duca di Mazovia si protrassero a
lungo. Per ottenere le garanzie necessarie si giunse al 1230, anno in cui i
Teutonici iniziarono a insediarsi in Prussia. L’insediamento fu rapido ed efficace.
Furono subito consolidate le fortezze che costituivano la prima linea di difesa della
regione, poi l’Ordine iniziò ad attaccare i centri dei Prussiani stringendoli in
accerchiamento. Le ripetute campagne militari vittoriose indussero i Teutonici a
costruire nuove fortezze, nuovi centri abitati e nuove vie di comunicazione, in
particolare nei territori della Pomerania e della Pogesania. Nel frattempo la
situazione in Livonia non era molto felice. I Cavalieri Portaspada erano stati
pesantemente sconfitti dai Lituani, e nel maggio del 1237 erano stati incorporati
da papa Gregorio IX nell’Ordine Teutonico. Il fatto caricò l’Ordine della
responsabilità anche per i territori livoni proprio nel momento che i Tartari
penetravano in Russia (1236-1237), determinando le cause di uno scontro che
divenne violentissimo e feroce. Nel 1241 l’armata dei Teutonici fu cancellata in
battaglia dai Tartari i quali, tuttavia, avendo subito perdite altrettanto
pesantissime, dovettero ritirarsi dalla Russia e terminare definitivamente la loro
avanzata verso l’Europa occidentale. La circostanza si ripercosse in Prussia, dove
le popolazioni soggiogate ripresero vigore e misero a ferro e a fuoco l’intera
regione approfittando della situazione di svantaggio per i Teutonici. Nel 1248
l’Ordine aveva completamente ripreso il controllo della situazione in Prussia, ma
non in Lituania. Nel 1251 tuttavia, uno dei più agguerriti capi lituani si convertì al
cristianesimo e finì con il sottomettersi. Rimanevano comunque alcuni territori
della regione, la Sambia, la Nardrovia e la Scalovia, ancora in armi. Fu predicata
una nuova crociata e i Cavalieri Teutonici cominciarono una nuova campagna
militare. Anche in questa occasione su due fronti, poiché le popolazioni prussiane
avevano ancora una volta preso le armi. La guerra si risolse favorevolmente per
l’Ordine. In Lituania venne costruita la possente fortezza di Koenigsberg, ed in
Prussia fu di nuovo riportato ordine nel 1274, stavolta definitivamente. La
pacificazione della regione fu in un certo senso simboleggiata dalla costruzione di
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TEMPLARI

una poderosa fortezza sulla riva destra del fiume Nogat, che ricevette nome di
Marienburg in onore della Madonna, sotto la cui protezione l’Ordine si era posto
fino dalle sue origini. La fortezza, tuttora esistente nella cittadina polacca di
Malbork, si presenta ancora come un poderoso insieme di tre castelli collegati tra
loro, e circondati da una doppia cinta muraria con un fossato. Occupa una
superficie di 52 acri, quattro volte l’area del pur grande Castello di Windsor
inglese, ed è a tutt’oggi la fortezza più grande d’Europa e una ragguardevole
testimonianza di architettura militare medievale. Marienburg fu residenza del gran
maestro dell’Ordine Teutonico dal 1309 al 1457, e simbolo tangibile del potere
dell’Ordine in Prussia.
(- continua. L’ultima parte in “Medioevo & Dintorni” di questa stessa
edizione)

ABRAXAS
(di Filippo Goti - Lex Aurea)

Come un fiume carsico che emerge più volte durante il suo corso verso i mare,
affiorando agli occhi di ignari, occasionali, o ignoranti osservatori, così Abraxas da
quasi duemila anni emerge continuamente nello spazio esoterico, da un lato
irridendo coloro che hanno cercato di sopprimerlo attraverso il rogo e l’ostracismo,
e dall’altro lasciando stupiti o istupiditi coloro che sono avvezzi a considerare i
simboli esoterici come pezzi intercambiabili di un unico puzzle. Troviamo
l’incisione della parola Abraxas e della fantastica figura che rappresenta su pietre,
gemme, manoscritti e sigilli. Gnostici, vescovi, priori templari, cabalisti, massoni e
occultisti si sono fregiati di tale sigillo o strumento: chi per riconoscimento, chi per
operatività e chi per entrambe. Giova sempre ricordare come in alcune messe che
traggono libera ispirazione dallo gnosticismo alessandrino, spesso Abraxas viene
invocato affinché offra conoscenza e grazia ai fedeli. Ancora alcuni vogliono che la
parola magica Abracadabra, altro non sia che una particolare trascrizione di
Abraxas. La rinveniamo per la prima volta nel “Liber Medicinalis” (secondo o terzo
secolo) ad opera di Sereno Damonico, medico gnostico discepolo di Basilide.
Suggerendo quindi una etimologia non ebraica della parola magica in oggetto,
vista l’ostilità verso il patrimonio spirituale e religioso ebraico, considerata
espressione demiurgica, di Basilide. Come anticipato, l’ambito gnostico da cui è
emerso Abraxas è riconducibile a Basilide, maestro alessandrino del primo secolo
la cui scuola a carattere inizatico ebbe un’ampia diffusione in tutto il bacino del
Mediterraneo. Alcuni brevi cenni alla gnosi basilidiana, rimando ad altre trattazioni
più specifiche in materia, sono il dualismo tra spirito e materia, la creazione di
questo mondo da parte del Demiurgo coincidente con il Dio ebraico, la presenza di
365 cieli che sovrastano questo nostro mondo, e che devono essere risaliti
attraverso adeguate parole di passo, per potere giungere alla liberazione. Sul
Trono del cielo più alto siede Abraxas. Associando ad ogni lettera (in greco) un
numero (A=1, B=2, R=100, A=1, X=60, A=1, S=200) otteniamo 365.
Ovviamente ci riferiamo ai giorni dell’anno solare, in un ciclo di vita-crescita-
morte-rinascita nel quale l’influenza divina si dispiega, e dal quale l’uomo gnostico
si deve sottrarre. Abraxas è quindi colui che regge l’ultimo dei cieli, quello più
alto, dove lo spirito è ormai liberato dall’influenza della materia, e si connatura
come divinità solare (è il simbolo del sole che contraddistingue l’ultimo cielo), al
pari di Mitrha ed Horus, in un ciclo di compimento che vede l’uomo unico
protagonista, e la meccanica natura come antagonista. Si vuole che le lettere che
compongono il nome Abraxas siano la radice del nome dei setti angeli che hanno
creato il mondo, oppure che il nome di questa divinità gnostica altro non sia che
quello divino dispiegato. Sono invece sicuramente fantasiosi, o frutto di pochezza
culturale, i tentativi cabalistici di associare Abraxas ad Abramo (Abraham), ibrido
spirituale legato alla terra, al desiderio e alla dualità conflittuale (Isacco e
Ismaele). Come ben sappiamo, di forzatura in forzatura tutto può essere piegato a
piacimento. Sempre in ambito cabalistico, e ancora ciò va preso con estremo
beneficio di inventario in quanto non si accorda alla radice gnostica basilidiana, si
vuole che le prime tre iniziali di Abraxas indicassero le tre parole ebraiche Ab
(padre), Ben (figlio), Ruach (spirito), raccogliendo quindi in tale divinità l’origine
della trina manifestazione divina. Quello che sicuramente possiamo affermare, è
come il supremo sette (uno degli attributi di Abraxas) può essere considerato la
suprema Mente da cui è scaturita ogni creazione. La mente dove per immota
casualità, o per mota casualità, ha preso forma un’idea, trovando in essa il germe
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di sostanza ogni duale attributo, in quanto separata dall’oceano quintessenziale in


cui si trovava indistintamente immersa.

Il profilo simbolico di Abraxas

Abraxas appare come una figura fantastica dalla testa di gallo, il tronco di uomo, e
due serpenti come gambe. In alcuni sigilli lo troviamo armato di frusta, in altri di
arco, e quasi sempre provvisto di scudo. Un essere quindi fantastico, frutto di
un’ardita composizione simbolica che ricorda altri esseri legati al sacro e al mondo
mitologico. Tali rappresentazioni altro non sono che la traslazione su di un piano
immaginifico di un vettore, o veicolo, che unisce il mondo dei fenomeni umani al
mondo spirituale. In altri termini una raffigurazione dinamica di un concetto non
afferrabile nella sua interessa, attraverso il pensiero dialettico razionale. La testa
di Abraxas è quella di un gallo. Simbolicamente questo animale è legato al
mattino e al Sole. Esso rappresenta la vigilanza, l’attenzione, e nel cristianesimo
esoterico la resurrezione. Il gallo è quindi colui che saluta i primo sole, che
emerge dalle tenebre ad indicare quindi la volontà protesa verso lo spirito
occultato, ma possiamo anche leggervi l’annuncio della venuta di Cristo e del
cambiamento tra una fase di ignoranza (notte) ad una fase di conoscenza
(giorno). Al canto del gallo non sta bene farsi trovare ancora immersi nel sonno
della ragione, per non rischiare come san Pietro, che il torpore e l’inebriamento
delle emozioni ci conducano a testimoniare il falso su ciò che in realtà siamo, o
dovremmo essere. Le gambe rappresentano l’elevazione e la possanza: il
fondamento su cui si regge tutta l’opera umana. Esse sono, per ovvia
constatazione, il basamento necessario per elevarsi e tendere al cielo. Se salde a
terra permettono all’uomo di protendersi verso l’alto. E’ attraverso di esse che
traiamo forza dall’elemento terra, ma che subiamo anche la forza dell’elemento
aria. In Abraxas le gambe sono sostituite da due corpi di serpente. Un simbolo
questo che ritroviamo in innumerevoli culture iniziatiche, rappresentante sia
l’energia nella sua forma pura, senza condizionamenti né indirizzo, nella bivalenza
di cura e di morte, ma anche una conoscenza arcana profonda e abissale. E’ utile
ricordare come nell’immaginario gnostico il serpente rappresenti oltre alla
primitiva e superiore conoscenza sul bene e sul male, capace di liberare l’uomo
dalla dorata prigionia demiurgica del Paradiso Terrestre, anche la potenza
sessuale al suo stato primordiale. E’ infatti attraverso il binomio sesso-conoscenza
che lo gnostico comprende la genesi e fonda la propria opera. La frusta è l’antico
simbolo egizio del potere, di dominazione, di punizione, legato a divinità del
tempo. Nell’antica Roma la frusta era appesa ai carri del trionfo, mentre in Grecia
era simbolo dei Dioscuri. La frusta riassume in se lo scettro (potere) e il cappio
(punizione). L’associazione scudo-frusta, indica la completezza di Abraxas in
grado di dispiegare il proprio supremo potere, ed immune ad ogni altro potere. IL
sette, come le lettere che ne compongono il nome, è il numero fondamentale che
regola la manifestazione. Il sette è l’incontro tra il quattro (gli elementi) ed il tre
(le tre forze: positiva, negativa e neutra, ma anche del divino). La geometria
esoterica ci suggerisce che la comunione tra il quadrato e il triangolo frutta il
pentagono (l’uomo realizzato). Possiamo vedere anche i tre elementi zoologici che
compongono Abraxas come la necessaria cooperazione tra l’elemento inconscio-
atavico, l’elemento conscio-razionale, e l’istanza divina solare che armonizza,
trasmuta ed eleva gli elementi inferiori, ma necessari.

Abraxas, Carl G. Jung, i Templari

Uno degli aspetti meno conosciuto di Carl Gustav Jung è la sua passione innata
per il simbolismo e l’immaginifico, che spesso si estrinsecava attraverso il
perseguimento di pratiche sicuramente poco ortodosse per il mondo scientifico ed
accademico di allora, come di oggi. Pratiche che potremmo definire oscillanti tra la
medianicità, il sogno lucido e l’evocazione, e che nel 1916 diedero frutto nel libro
“Septem Sermones ad Mortuos”, stampato e diffuso privatamente da Jung alla
cerchia ristretta di conoscenti. LO stesso studioso narra come tale opera è nata di
getto, attraverso la scrittura automatica, in uno stato di trance dove Jung si
identificava con Basilide. Questo stato di possessione è preceduto da fenomeni
paranormali che investivano la casa e i figli dell’analista: presenza spiritiche, trilli
di campanello, sogni inquietanti che hanno esatto termine nel momento in cui
Basilide-Jung inizia a scrivere. Facile intravedere in questi fenomeni un’incursione
nella nostra dimensione di istanze ataviche o di veri e propri fenomeni psichici, o
forse più semplicemente, ma non meno inquietante per l’uomo razionale,
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TEMPLARI

dell’affioramento dell’inconscio, o porzioni inconsce, sul paino manifesto. Jung nel


testo popone un Abraxas come la causa prima di ogni manifestazione, e al
contempo come materia informe prima di ogni ordine e forma, almeno nel senso
percepito e percepibile dall’umana ragione. Un elemento dove pensiero, volontà e
oggetto di essi, trovano coesistenza in una comunione completa, non spiegabili
attraverso altro che nei simboli. Abraxas, in Jung-Basilide, è posto ben oltre il
mondo tridimensionale dei fenomeni. Esso è la radice del tutto e di ogni dualità, in
quanto il tutto non è che un aspetto scisso o percepito del suo dinamismo. Non
sono molti i sigilli dell’Ordine Templare che sono giunti a noi attraversando le
pieghe del tempo. Molti sono stati distrutti, o semplicemente perduti,
successivamente la sospensione dell’Ordine da parte del papa Clemente V. Uno
dei sigilli superstiti porta incisa la sagoma di Abraxas, prendendone quindi il
nome, o in alternativa quello di “gemma gnostica”. Storicamente viene fatto
risalire al precettore di Francia Andrè de Coloors, 1215 circa, riportante il motto
“secretum templi”. Il dio gnostico di Basilide lo ritroviamo anche nei sigilli
appartenenti a Luigi VII, a Margherita di Fiandra (con la frase incisa “sigillum
secreti”), ai vescovi di Canterbury e di Chirchester ed a altri alti prelati. Tutti
questi sigilli hanno una collocazione temporale che non pare superi i primi due
decenni del 1200. Possiamo avanzare due lecite ipotesi attorno al perché Abraxas
apparisse in sigilli ufficiali degli alti personaggi. La prima è come una certa
conoscenza simbolica gnostica fosse diffusa in modo maggiore di quanto
solitamente si pensa, e come anche strati della Chiesa Cattolica, antagonista
millenaria dello gnosticismo, fossero permeabili ad esso. Ciò non significa
necessariamente che vi fosse un corpo unico di conoscenza o una elitaria
comunità cristiana esoterica, ma solamente che elementi gnostici
decontestualizzati erano utilizzati da persone che provenivano da una tradizione
ad essi avversa. La seconda ipotesi che dobbiamo prendere in considerazione, è
come una fratellanza gnostica basilidiana fosse presente in tale periodo e
raccogliesse al suo interno anche elementi rilevanti della Chiesa Cattolica,
indicando come lo gnosticismo sia sopravvissuto nei secoli proprio occultandosi
nella viva carne del suo persecutore. Oppure che è la gnosi l’ultimo ed estremo
segreto, che alcuni occultano attraverso l’ortodossia e i dogmi.

Conclusioni

Abraxas raccoglie in se la terra e il cielo, il sacro e il profano, l’uomo e il divino, il


positivo e il negativo, il maschile e il femminile, la materia e lo spirito, l’evoluzione
e l’involuzione. Tali coppie non vivono, e neppure convivono, nella loro
separatività, e neppure formano un equilibrio grottesco, bensì sono presenti ad
uno stato potenziale, su di un piano superiore, non legato a fattori come
percezione o cognizione, soggetto ed oggetto, ma in totale fusione. Ecco quindi
Abraxas afferire alla totalità e alla complementarietà di questo mondo superiore di
cause prime, ma anche essere l’artefice delle cause che nel nostro piano
produrranno effetti. Abraxas si colloca quindi prima di ogni effetto, e prima di
ogni causa essendo causa ed oggetto in potenza. La chiave Abraxas ci porta a
dichiarare come tutto il nostro mondo del fare e del pensare è da un lato parziale,
e dall’altro lato è secondario. Parziale in quanto scissione statica di un insieme
maggiore, particola separata da noi stessi di un continuo, che altro non è che uno
sviluppo aperto di qualsiasi forma chiusa, e dall’altro secondario perché frutto di
agenti ed agiti che si pongono su di un altro piano dell’idea-formazione. Nei fatti
ognuno di noi è l’espressione ultima di Abraxas, e ogni nostro atto è creazione o la
distruzione di un mondo che in se non è che una delle dimensioni finite, che
compongono le multidimensioni infinite. Non è forse ogni nostra azione sul piano
materiale il frutto di una scelta o non scelta, di una volontà-riflesso su di un piano
emotivo istintuale e/o intellettuale? Non comporta essa la creazione di una serie di
eventi, e la non creazione su questo piano di altre serie di eventi? Che però
sussistono, coesistono ed insistono nel locus atemporale ove la volontà-riflesso è
stata partorita? Da Jung-Basilide: “In questo mondo l’uomo è Abraxas, che genera
o ingoia il suo mondo”. Esiste un mondo che non si genera e non si distrugge?
Esso è Abraxas in quanto ogni mondo è in esso in potenza, e non in numero. Un
Abraxas superiore, svincolato completamente da ogni azione e forma grossolana,
di cui noi siamo il caduco riflesso, ma non in cielo e neppure all’inferno va
ricercato, bensì in noi stessi.

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TEMPLARI

GNOSIS
(di Alfonso Francia)

Per “Gnosi”, comunemente chiamata “gnosticismo”, si deve intendere la tendenza


religiosa di tipo sincretistico che ebbe vasta diffusione agli inizi del cristianesimo,
in particolare nel secondo secolo, le cui origini sono complesse, discusse e non
completamente chiarite. Il simbolo dell’”Abraxas”, descritto nell’articolo
precedente, ne costituisce uno dei massimi capisaldi iconografici. Alle
testimonianze degli scrittori cristiani come Ireneo, Epifanio ed Ippolito, e ai scarsi
testi originali, si sono aggiunte le quarantaquattro opere gnostiche scoperte nel
1946 nell’Alto Egitto. E’ opinione generale che lo gnosticismo non costituisca
un’alterazione interna del cristianesimo delle origini, ma che rinvii a elementi
preesistenti derivati da varie religioni misteriche, dalle correnti magico-
astrologiche d’Oriente, dall’ermetismo, dalla qabbalah e dal giudaismo
alessandrino e dalle filosofie ellenistiche. Questo insieme dottrinario ha trovato
successivamente nel cristianesimo e nella figura di Cristo il punto d’approdo più
naturale. Generalmente si usa distinguere lo gnosticismo in una “gnosi
volgare” (cfr. Cerinto, Menandro, Carpocrate, Simon Mago) divisa in
numerosissime sette ofite, così chiamate per la prevalenza di culti del serpente,
nelle quali prevalsero le pratiche magiche e gli elementi astrologici iranico-
babilonesi, ed una “gnosi dotta” (cfr. Basilide, Marcione, Valentino) che ebbe
l’epicentro ad Alessandria ed in cui è notevole l’impegno filosofico speculativo. Una
gnosi ortodossa si insinuò anche nel cristianesimo soprattutto attraverso l’opera di
Origene. Fattore comune alle varie tendenze gnostiche è l’elemento conoscitivo,
inteso come illuminazione riservata a pochi iniziati, in virtù della quale si perviene
alla visione del divino, del vero e della salvezza eterna. Di fronte a questa
conoscenza privilegiata (gnosis, appunto) la fede e le buone opere rivestono poca
importanza. Altro fattore comune è l’esasperato dualismo tra spirito e materia,
anima e corpo, che produce in sede etica sia atteggiamenti ascetici che il rifiuto di
ogni legge morale. Da qui una totale libertà di godimento, in particolare dei piaceri
del sesso. Le dottrine gnostiche di maggiore impegno speculativo fecero largo uso
del concetto neoplatonico di “emanazione”: da Dio, essere infinito, eone perfetto
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ma anche abisso, procedono vari eoni inferiori che formano tutti insieme il
“pleroma”, ovvero la pienezza del divino. Da qui deriva per degenerazione il
mondo materiale ordinato da un demiurgo inferiore. L’essere umano, la cui anima
conterrebbe una scintilla della luce divina, si troverebbe a sua volta perduto nel
proprio corpo. Per la sua salvezza Iddio avrebbe inviato un altro eone, Gesù il
Salvatore, la cui incarnazione e morte sarebbero però da intendersi come
semplicemente simboliche. Gli iniziati, illuminati dalla conoscenza recata da Gesù,
potrebbero allora salvarsi risalendo dopo la morte al pleroma con un viaggio a
ritroso, al quale corrisponderebbe un abbandono progressivo degli aspetti
materiali e corporei dell’esistenza in ogni sua forma.

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STORIA DELL’ORDINE TEUTONICO


(di Tommaso Peruzzi)

(Ultima parte - la parte precedente è su “Studi &


Ricerche” di questa stessa edizione)
Alla fine del XIII secolo il dominio dell’Ordine Teutonico su
Prussia e Livonia era ormai consolidato, e l’assimilazione delle
popolazioni ex pagane procedeva speditamente. Tuttavia gli

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TEMPLARI

stati confinanti erano una minaccia costante per l’Ordine, che


cerca... doveva pertanto mantenere attivo ed efficiente un potente
apparato militare. Gli scontri tra i Polacchi e i Margravi di
Brandeburgo per il controllo del confinante Ducato della
Pomerania Orientale avevano fornito il pretesto all’Ordine per
assumere il controllo dello strategico porto di Danzica (1308),
grazie al quale non solo acquistava un importante centro
commerciale della Lega Anseatica, ma poteva anche
controllare e tassare i traffici fluviali provenienti dalla Polonia.
Gli screzi tra Polacchi e Teutonici iniziarono nel 1316 e
sfociarono in aperte ostilità nel 1318. Il motivo del contendere
era il controllo proprio della parte orientale della Pomerania
(detta Pomerelia) e di Danzica. Le lotte si prolungarono fino
all’estate del 1343, quando fu ratificato un trattato che
sanciva una “pace perpetua” tra le parti contendenti, e che
confermava all’Ordine il possesso della Pomerelia e delle
concessioni fattegli in precedenza dalla corona polacca. Nel
frattempo si era riaccesa la guerra anche con le popolazioni
lituane, che avevano ripreso le razzie dei territori fino dal
1320. I Lituani ottennero vittorie che diedero loro baldanza,
ma nel 1346 l’Ordine acquistò dalla corona danese
possedimenti in Estonia, estendendosi così territorialmente
dalla foce della Vistola fino al lago Peipus e al golfo di
Finlandia. La guerra tra l’Ordine Teutonico e la Lituania si
protrasse per un lungo periodo di tempo con alterne vicende,
epoche che videro le alleanze tra popolazioni circumvicine
unite per piegare la resistenza dell’Ordine. Nel 1386 Jagellone,
figlio del re lituano Algirdas, si convertì al cristianesimo al fine
di sposare Jadwiga, figlia del re di Polonia. L’unione tra
Lituania e Polonia costrinse l’Ordine a venire a patti: nel
maggio del 1404 il gran maestro Konrad von Jungingen e re
Wladislaw Jagello siglarono una rinnovata pace con la quale la
Polonia cedeva la Samogizia ai Teutonici i quali, come
controparte, rinunciavano alle conquiste fatte in Lituania. Il
trattato inoltre sanciva il controllo teutonico sul Brandeburgo.
L’Ordine era finalmente riuscito a coronare il sogno di
Hermann von Salza, cioè la creazione di uno stato sovrano
che si estendeva dall’Oder fino al golfo di Finlandia lungo tutta
la costa meridionale del Mar Baltico. Dopo avere estesi
imponenti domini territoriali e conclusa l’opera di
evangelizzazione delle popolazioni baltiche, l’Ordine aveva
perso la spinta esistenziale, e si era trasformato
gradatamente in una potenza temporale florida e robusta. Lo
splendore era però destinato a durare a malapena un secolo.
Per primo iniziarono a sorgere correnti intestine che si
trasformarono in un vero e proprio fronte interno che,
fomentato e supportato dalla Polonia, ebbe un ruolo decisivo
nel minare la potenza dell’Ordine. L’unione del Regno di
Polonia con il Granducato di Lituania aveva già creato una
potenza territoriale non indifferente, che però era limitata
economicamente dal ferreo controllo dell’Ordine sull’accesso al
Mar Baltico e sulla via “dell’ambra”, sul cui commercio i
Teutonici esercitavano un deciso monopolio. La Polonia
rispondeva a questa sorta di embargo ostacolando e
boicottando le attività dei mercanti prussiani fino ad impedire
loro il transito sul territorio polacco. La crisi sfociò in una
nuova guerra tra gli alleati polacco-lituani e l’Ordine
Teutonico, guerra che condusse al dissolvimento dei
possedimenti teutonici e quasi alla cessazione dell’esistenza
dell’Ordine. Avvenne dunque che il sovrano polacco Jagellone,

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TEMPLARI

non appena stipulata la pace del 1404, cominciò ad


alimentare lo scontento dei Samogiti i quali nel 1407
provocarono una rivolta contro l’Ordine. Il nuovo gran
maestro Ulrich von Jungingen si rivolse al monarca Jagellone
per fare cessare le cruente rivolte. Ogni tentativo fu vano. Nel
1410 il re polacco riuscì a mettere insieme un’armata di oltre
centomila uomini con l’intento di mettere definitivamente fine
alla potenza teutonica. Il 14 luglio dello stesso anno
l’imponente esercito, composto da truppe polacche, samogite,
russe, tartare e lituane, cominciarono a disporsi per il
combattimento finale nella piana tra i villaggi di Grunwald e di
Tannenberg. L’esercito dell’Ordine raggiunse il nemico nella
notte dello stesso giorno, e all’alba successiva diede battaglia.
Gli scontri continuarono per tutta la giornata. Dopo un
accenno di vittoria dei Cavalieri Teutonici, gli stessi dovettero
capitolare sotto l’urto decisivo del soverchiante esercito
nemico e sotto il peso di troppo pesanti armature per il
terreno estremamente fangoso. Il gran maestro stesso si
gettò nella mischia e venne ucciso. Il fatto suscitò ulteriore
scompiglio, e per le file teutoniche fu la disfatta. Tutti i più alti
dignitari dell’Ordine trovarono la morte sul campo. Le
ripercussioni furono tremende. Da parte tedesca l’”onta di
Tannenberg” fu considerata lavata soltanto nel 1914 con la
vittoria di Hindenburg e di Ludendorff sull’esercito russo. Il 25
luglio dello stesso anno le truppe polacche si presentarono
sotto le mura di Marienburg dopo avere assoggettato ogni
città che avevano attraversato. Soltanto Konigsberg, Danzica,
Elbing, Kulm e Balga resistettero ad oltranza. L’Ordine si salvò
grazie alle divisioni interne dello schieramento polacco. Re
Jagellone tolse l’assedio a Marienburg il 19 settembre del
1410 dopo avere condotto contro la fortezza ripetuti e vani
attacchi. Nel dicembre del 1410 furono iniziati i negoziati di
pace che si conclusero il primo febbraio dell’anno successivo
con il Trattato di Thorun che stabiliva una nuova “pace
perpetua” tra l’Ordine e la Polonia-Lituania, la liberazione
senza riscatto dei prigionieri di ambo le parti e la restituzione
reciproca dei territori conquistati. Inoltre fu sancito il diritto
dei mercanti ad usare senza limitazione le rotte commerciali.
Però, non appena ratificato l’accordo, Jagellone pretese un
riscatto di cinquantamila fiorini-oro per il riscatto dei
prigionieri, che l’Ordine acconsentì di pagare pur di mantenere
la pace. Seguì un periodo in cui l’Ordine si affrettò a punire
severamente tutti coloro che avevano tradito, le confische e le
purghe divennero all’ordine del giorno. Inoltre stabilì il
pagamento di un’imposta sui beni e sui redditi delle
popolazioni sottomesse per risanare le casse, ma il
provvedimento non mancò di suscitare accese reazioni
soprattutto in seno alla nobiltà tedesca. La pace di Thorun
tuttavia non diede luogo alla calma auspicata. Negli anni
successivi fu un frenetico susseguirsi di lotte che culminarono
nel 1457 con la perdita di Marienburg da parte dell’Ordine, il
quale trasferì la sede madre a Konigsberg. Nel 1466 iniziarono
i negoziati che portarono alla seconda pace di Thorun, con la
quale l’Ordine Teutonico rinunciò al possesso dei territori
meridionali a vantaggio della Polonia pur conservando la
sovranità sulla Prussia orientale e sulla Livonia. Inoltre venne
costretto a fare atto di vassallaggio nei confronti della corona
polacca. Quest’ultima clausola fu messa in discussione dal
gran maestro Federico di Sassonia nel 1498. Anche il suo
successore, Albrecht von Brandeburg-Ansbach gran maestro

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TEMPLARI

dal 1510, tenne un analogo atteggiamento. In più, per


protesta contro l’imperatore Carlo V che sollecitava l’atto di
sottomissione ai Polacchi, il gran maestro abbracciò la fede
luterana e si rese artefice di una vasta propagazione del
luteranesimo nei territori ancora sottoposti all’Ordine. Albrecht
di Brandeburgo infranse i voti monastici, secolarizzò i beni
teutonici e si accordò inaspettatamente con la Polonia nel
1525. Fece atto di vassallaggio e ricevette dalle mani del re
polacco il titolo di feudo ereditario del Ducato di Prussia. Con
tale atto potè ottenere lo stato giuridico, per se e per i suoi
discendenti, del vincolo di fedeltà delle popolazioni prussiane
sottomesse all’Ordine. I Cavalieri Teutonici della Livonia
rimasero per un certo periodo fedeli alla Chiesa cattolica. Poi
nel 1560 il maestro provinciale passò al luteranesimo,
cedendo i territori sottoposti alla sua amministrazione alla
Polonia ed abbandonando l’abito dell’Ordine. In cambio
ricevette per se e per i suoi discendenti il Ducato di Curlandia
e quello di Samgallia. Con questo atto finale la presenza
dell’Ordine Teutonico nel Baltico era conclusa, il sogno di
Hermann von Salza era svanito per sempre. Nel 1526 venne
eletto il nuovo gran maestro, nella persona del maestro
provinciale della Germania. Da allora l’Ordine avrebbe avuto a
capo uno Hoch und Deutschmeister, un “gran maestro e
maestro tedesco” sotto la protezione della casata degli
Asburgo. L’esistenza dell’Ordine, diviso tra due confessioni
religiose e privato dei suoi possedimenti era in serio pericolo.
Il numero dei confratelli era in costante diminuzione e
sembrava che l’Ordine non servisse più a nulla. Nel 1595 fu
eletto gran maestro l’arciduca Massimiliano d’Asburgo e
l’Ordine fu posto sotto la completa tutela della Casa d’Austria
e riportato alla fede cattolica. Furono anche riformati gli
statuti per adattarli alla nuova situazione. La sopravvivenza
dell’Ordine continuò comunque tra molte traversie, tra cui la
“Guerra dei Trent’Anni” (1618-1648), durante la quale
l’Ordine si presentò in alcune battaglie con propri reparti
militari a fianco delle truppe asburgiche. Contribuì anche a
sventare l’assedio dei Turchi a Vienna, ma le sue azioni furono
più dettate dal sentimento di difesa del proprio passato
cavalleresco che fondate su una effettiva potenza delle armi.
Agli inizi del XIX secolo la componente cavalleresca dell’Ordine
Teutonico scomparve quasi completamente e la componente
clericale divenne predominante. L’avvento di Napoleone
Bonaparte assestò il colpo di grazia all’Ordine, che fu
soppresso il 24 aprile del 1809. Il successivo Congresso di
Vienna del 1815, pur ricostituendolo non si occupò di
restituirgli le proprietà, e potè sopravvivere soltanto grazie al
sostegno offerto dall’imperatore d’Austria. Nel 1834 l’Ordine
subì una nuova e radicale ristrutturazione interna. Gli vennero
affidati esclusivamente compiti religiosi, incrementati anche
attraverso la ricostituzione delle Sorelle Teutoniche, suore con
compiti assistenziali e caritativi, e dei Fratelli Preti. Le
generose donazioni che l’Ordine ricevette permisero di
edificare numerosi conventi ed ospedali, ritornando così alle
origini ospedaliere che lo avevano visto nascere. Dopo la
sconfitta austriaca del 1918 l’esistenza dell’Ordine Teutonico
tornò di nuovo ad essere messa in discussione. Nel 1929 la
Santa Sede riformò la regola, per cui rinunciava
definitivamente alla tradizione militare, e il nome stesso che
fu cambiato in “Fratelli dell’Ordine Tedesco di Santa Maria di
Gerusalemme”. Finalizzato a scopi religiosi, assistenziali e

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TEMPLARI

caritativi, all’Ordine fu mantenuta la prerogativa di attribuire


investiture cavalleresche. Dopo l’annessione dell’Austria al
Terzo Reich l’Ordine fu soppresso dal governo
nazionalsocialista tedesco, numerosi cavalieri vennero
arrestati e deportati poiché considerati residui inservibili della
ex potenza asburgica. Paradossalmente, proprio nel momento
in cui l’establishment nazista sopprimeva l’Ordine Teutonico,
Heinrich Himmler tentò di recuperare una parte della
simbologia e della tradizione dell’Ordine a vantaggio del nuovo
regime. Nella mente di Himmler e di Hitler le SS, l’”Ordine
Nero”, dovevano essere una reincarnazione dell’Ordine
Teutonico privato di tutti gli elementi cristiani. Il Castello di
Wewelsburg, vero e proprio tempio delle SS, fu ricostruito
secondo gli stilemi delle fortezze teutoniche dell’Europa
dell’est. Venne sfruttata un’iconografia suggestiva e piena di
storia germanica per scopi assolutamente distorti e aberranti.
Dopo l’ultimo conflitto mondiale, caduto il nazionalsocialismo,
l’Ordine poté voltare ancora una volta pagina ed intraprendere
una nuova esistenza. Nel 1947 furono abrogate in Austria le
disposizioni del 1834 e si poterono recuperare gradatamente i
possedimenti che l’Ordine aveva avuto in quelle terre e a
riprendere l’attività assistenziale che lo aveva contraddistinto
nell’ultimo secolo. Grazie al crollo del 1991 dell’egemonia
sovietica nell’Europa orientale, i Fratelli Teutonici poterono
riprendere la propria attività anche in quelle regioni dalle quali
erano stati espulsi dalle dittature locali, sopravvivendo in tal
modo all’avvento del nazismo e del comunismo. L’Ordine
attualmente ha sede a Vienna, ed è diviso nei priorati
d’Austria, di Germania e d’Italia. E’ composto di circa ottanta
religiosi professi e di una cinquantina di sacerdoti.
(fine)

GLI ANNI PIU’ SIGNIFICATIVI PER


L’ORDINE TEUTONICO
(di Pietro Montedoro)

1198 - Fondazione ufficiale dell’Ordine dell’Ospedale di Santa


Maria dei Teutonici di Gerusalemme
1209-1239 - Gran Magistero di Hermann von Salza
1226 - Federico II concede i diritti sulla Prussia all’Ordine con
la “bolla d’oro di Rimini”
1236 - Il Papato concede privilegi e protezione all’Ordine
1238 - Si conclude l’evangelizzazione cristiana della Prussia
1242 - Battaglia del Lago Peipus, presso Novgorod
1309 - Acquisizione della Pomerania
1346 - Acquisizione dell’Estonia
1351-1382 - Periodo di massimo splendore dell’Ordine sotto il
gran maestro Winrich von Kniprode
1370 - Inizio della colonizzazione dei territori baltici. Battaglia
di Rudau
1393-1407 - Gran magistero di Konrad von Jungingen
1394 - Sconfitta dei pirati baltici “Vitalienbrueder” del
Gotland.
1402 - Acquisto di Neumark
1406 - Annessione della Samogizia e inizio della decadenza
dell’Ordine
1410 - Battaglia di Tannenberg (Grunwald)

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TEMPLARI

1410 - Difesa di Marienburg


1412 - Prima pace di Thorun
1422 - Rinuncia della Samogizia
1454 - Guerra con la Lega di Prussia
1457 - Perdita di Marienburg
1466 - Seconda pace di Thorun
1498 - Rifiuto alla sottomissione ai Polacchi
1525 - Adesione alla confessione luterana
1560 - Riconciliazione con il Cattolicesimo del maestro
provinciale della Livonia
1595 - Protezione della Casa degli Asburgo e Nuovi Statuti
1800 circa - Entrata dell’Ordine nell’orbita massonica
1809 - Abolizione dell’Ordine da parte di Napoleone Bonaparte
1815 - Ripristino dell’Ordine con il Congresso di Vienna
1834 - Restaurazione dell’Ordine come istituzione religiosa
1839-1929 - Periodo di influenza asburgica
1929 - Riforma e influenza vaticana
1938 - Soppressione dell’Ordine da parte del regime
nazionalsocialista
1946 - Soppressione dell’Ordine nei Paesi a dittatura
comunista
1947 - Restaurazione dell’Ordine come istituzione religiosa e
ospedaliera
1992 - Ripristino dell’Ordine nei Paesi ex comunisti

LA CALATA DEI BARBARI


(di Franco Lasorella)

Il cronista goto Giordane, vissuto a Costantinopoli nella metà


del VI secolo, scrisse che molto tempo prima del suo periodo
la popolazione dei Goti viveva nei territori scandinavi e perché
era troppo numerosa parte di essa decise di migrare verso il
meridione dell’Europa. Partiti con tre grosse navi sotto la
guida del re Berig, approdarono nelle coste della Scizia, antico
nome con il quale i Romani indicavano le vaste pianure
dell’est europeo. In particolare, nella regione della Meotide, i
Goti incontrarono il popolo delle Amazzoni. Poi, sempre
secondo il suddetto cronista, combatterono contro il faraone
Vesosi e l’imperatore Dario di Persia, poi contro Filippo di
Macedonia e contro gli Ateniesi, conseguendo vittorie che
portarono alla invasione della Macedonia e di gran parte del
Peloponneso. Ma all’interno della comunità gota si annidavano
grossi pericoli dati dalle streghe Aliorumme, che vennero
sconfitte dal re Filimero e deportate nei deserti dove,
accoppiatesi con gli spiriti infernali, originarono il popolo degli
Unni. A parte le fantasticherie del cronista Giordane sulla
antichissima storia dei Goti, una cosa è tuttavia certa: si
tratta di un popolo misterioso e di cui non si conosce ancora il
luogo d’origine. Nulla però vieta di pensare che i Goti abbiano
avuto una migrazione lunghissima dai territori europei nord-
orientali, e che si fossero stanziati definitivamente tra la
penisola di Crimea e il Danubio all’incirca nel I-II secolo. Il
sentimento dei fantasiosi racconti delle origini dei Goti è
comune a quasi tutte le popolazioni barbare, i cui cronisti
descrissero l’inizio oscuro della loro storia come una fuga o
come una migrazione, inserendo nelle vicende dati
immaginifici, se non soprannaturali, che avrebbero rinforzato
l’idea di un’improbabile loro nobile genesi. In Europa gli

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TEMPLARI

spostamenti di etnie si verificarono quasi costantemente.


Generalmente si trattò di popoli situati oltre i confini
dell’impero romano attratti dalla ricchezza del mondo romano,
che in momenti di crisi politica o militare di Roma andarono a
prendersele anche con la violenza. Gli spostamenti, a partire
dal IV secolo divennero invasioni armate effettuate da capi
affatto rozzi, ma che bene conoscevano la società romana e
della quale spesso ne erano rappresentanti. Fu il caso di
Alarico, il quale portò gruppi confederati di Goti dalle regioni
balcaniche fino a Roma, la saccheggiò nel 410, e diede origine
a quel popolo chiamato Visigoti, che dopo decenni concluse le
proprie irruzioni nelle regioni iberiche. Lo stanziamento dei
barbari nei territori strappati a Roma avvenne senza eccezione
in un clima socialmente difficile. Ad esempio, in Italia i
Longobardi si impadronirono di ampie zone della penisola
facendo saltare i meccanismi della tassazione vigente, e non
furono in grado di salvaguardare i modelli economici del
sistema romano. Le cose andarono un po’ meglio in Gallia,
dove i Franchi trovarono un accordo con i gruppi di potere
dell’amministrazione romana, un’intesa che assicurò al nuovo
regno di Clodoveo una base assai solida dal punto di vista
economico e sociale. C’è da dire anche che le attuali tendenze
della ricerca storico-archeologica non prende in
considerazione le prove di uno spostamento di popolo sulla
base dei ritrovamenti in una zona particolare di manufatti
caratteristici, o caratterizzanti, quella data etnia. Si tende
tutt’al più ad identificare aree in cui determinati manufatti
sono prevalenti, o che finiscono per trasformarsi in luoghi in
cui altri sono gli oggetti che si impongono. Dunque i reperti
che tradizionalmente sono riferibili ad una data civiltà,
sarebbero in realtà difficilmente etichettabili dal punto di vista
etnico. Ne deriva che non basta sostituire all’idea
dell’invasione barbarica quella di uno spostamento
progressivo, anche di gruppi sparsi nel territorio e nel tempo,
come si fa oggi parlando della migrazione dei Goti, dei
Longobardi o di altre popolazioni considerate barbare, poiché i
dati offerti dalle fonti archeologiche andrebbero interpretati
con maggiore cautela. La lezione che proviene dallo studio
degli eventi delle invasioni dei barbari è di due tipi: per lo
studioso è un invito alla modestia considerata la necessità di
affinare gli strumenti metodologici, per il semplice interessato
alla storia, invece, è un invito a leggere nel passato con più
cautela e con meno pregiudizi.

CRONOLOGIA ESSENZIALE
DEGLI EVENTI BARBARICI IN EUROPA
(di Franco Lasorella)

Anni:
376. I Goti passano il Danubio e si stanziano nella Tracia
romana.
378. Pesantissima confitta romana ad Adrianopoli da parte dei
Goti. Vi muore lo stesso imperatore Valente.
406. Franchi, Vandali, Alani e Svevi passano il confine sul
Reno e penetrano in Gallia.
409. Vandali, Alani e Svevi passano nella penisola iberica.
410. Sacco di Roma operato dai Visigoti di re Alarico.
419. Fondazione del Regno Visigoto di Tolosa
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429. Fondazione del Regno Vandalo di Nord Africa


430-450. Angli, Sassoni e Juti invadono la Britannia
436. Distruzione del Regno di Burgundia da parte degli Unni e
Romani alleati.
451. Gli Unni di Attila sono sconfitti ai Campi Catalaunici
(Gallia meridionale) dai Romani del generale Ezio.
456. Rifondazione del Regno di Burgundia con capitale Lione.
476. Caduta dell’Impero Romano d’Occidente. Deposizione
dell’imperatore Romolo Augustolo da parte di Odoacre.
481. Clodoveo diventa re. Inizio del regno unitario dei Franchi
nella Gallia settentrionale.
493. Fondazione del Regno Ostrogoto in Italia da parte di
Teodorico.
507. I Franchi conquistano la Gallia meridionale battendo i
Visigoti a Vouillè.
527. Giustiniano diviene capo dell’Impero Romano d’Oriente
(Impero Bizantino).
534. I Bizantini conquistano il Regno Vandalo di Nord Africa.
535-553. Guerra greco-gotica (Bizantina-Ostrogota)
561. Fine definitiva del conflitto con l’occupazione di Narsete
(generale bizantino) dell’Italia settentrionale.
568. I Longobardi calano in Italia.
572. Presa di Pavia da parte dei Longobardi e assassinio di re
Alboino.
574-583. Guerra tra Longobardi e Bizantini in Italia.
574. Autari viene eletto re dei Longobardi. Stabilizzazione
della situazione politica e militare in Italia.

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(di Giuseppe Locaro)
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I fatti di Rennes le Chateau potrebbero nascondere altre situazioni
Login di quelle che finora sono state dette, cioè nascondere un’altra
Hai perso la tua password? stupefacente realtà. Com’è noto, Lincoln, Baigent e Leigh nel loro
Non hai ancora un account? libro “Il Santo Graal” hanno sostenuto l’ipotesi che Gesù non fosse
morto in croce ma, grazie all’aiuto di alcuni discepoli, riuscì a farsi
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credere morto e a scappare nella Francia meridionale, dove sposò
Maria Maddalena e dove visse fino a settantaquattro anni. Alla
Abbiamo 2 visitatori online morte sarebbe stato seppellito a Rennes le Chateau. Approfondendo
queste circostanze, Richard Andrews e Paul Schellenberger nel loro
libro “Alla ricerca del sepolcro”, hanno affermato di avere localizzato
la tomba di Cristo, localizzandola nei pressi di Rennes,
precisamente sul monte Cardou. Un’ipotesi interessante al riguardo
è stata sostenuta anche da Gérard De Sède che nel suo libro
intitolato “Rennes le Chateau” ha chiesto di prestare attenzione alla
data 1891, anno in cui il curato Bèrenger Saunière scoperse una
cerca... tomba nel territorio di sua pertinenza religiosa. De Sède ha inserito
nelle vicende la Fraternità Rosacrociana, iniziando con il sostenere
che i Rosacroce si fossero palesati pubblicamente ogni 108 anni dal
1614, anno in cui furono pubblicati in Germania i due famosi testi
programmatici del loro movimento. Peraltro il mitico cavaliere
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Christian Rosenkreutz, dalle cui gesta avrebbe preso origine la


confraternita, secondo questi stessi scritti avrebbe condotto la
propria esistenza per un eguale numero di anni. Gérard De Sède ha
fatto anche notare che il 1891 fosse stato un anno di notevole
importanza per l’occultismo europeo: morì la fondatrice della
Società Teosofica, Helèna Petrovna Blavatsky, a Parigi fu istituita
una loggia della “Golden Dawn” di Alaister Crowley, Josèphin
Pèdelan fondò l’”Ordine della Rosa+Croce, del Tempio e del Graal”,
dando a tale organizzazione un indirizzo decisamente cattolico. Lo
studioso francese ha ipotizzato anche che Saunière si fosse
dedicato a studi ermetici ed alla pratica alchemica, quantunque non
sarebbe stato chiaro se tali occupazioni gli avessero procurato
ricchezze così vaste come è stato tramandato. D’altronde questo
tipo di studi avrebbero caratterizzato gli aderenti alla Rosacroce,
tanto da fare supporre che lo stesso curato fosse stato uno di loro.
Lo stesso motto “terribilis est locus iste”, che si dice fosse stato in
uso presso i Rosacroce germanici per indicare particolari situazioni
o particolari luoghi occulti e che compare all’ingresso della chiesa
rennese di Santa Maria Maddalena, avrebbe probabilmente
costituito la riprova dell’ingerenza della Rosacroce nell’affaire di
Rennes le Chateau. Si ha notizia dell’esistenza della stessa frase
anche in alcune chiese italiane. Per esempio nel Santuario di San
Michele a Monte Sant’Angelo nel foggiano, nella chiesa di Santa
Maria della Pietà a Bibbona nel livornese, e in quella di Sant’Andrea
Apostolo di Mioglia nel savonese. In quest’ultimo caso la frase,
incisa su pietra, è interrotta dalla figura di una stella a sette punte
ed accompagnata dai segni “I > O I”, interpretati come la data
1701. Se le ipotesi di De Sède fossero esatte, il 1999 (1891+108)
sarebbe stato l’anno di una nuova manifestazione rosacrociana i cui
effetti, dopo circa sette anni, non sono stati dati ancora di
conoscere a noi comuni mortali.

L’ ETERNO DRAMMA DEI TEMPLARI


(di Marco Cerchi)

Se lo si considera nella sua dimensione storica, l’Ordine Templare


rappresenta soltanto un’insignificante nota a piè pagina della storia
medievale. Sembra che i Templari non abbiano lasciato nulla di
tangibile, tanto da ammettere che i Templari non abbiano fatto la
storia. Però hanno fornito molte storie. Il sublime anelito dei
fondatori dell’Ordine, l’utopia del monaco guerriero santo, la lotta
impari tra lo spietato Filippo IV il Bello ed il mite Jacques de Molay,
la follia dissennata del gran maestro Gèrard de Ridefort ed altro,
tutto rappresenta una tragedia commovente e profondamente
umana. Oltre alle rappresentazioni di realtà leggendarie, ciò che
fino ad ora ha intrigato la fantasia sulle vicende dei Templari, sono
state le lacune della storia nei loro riguardi. Soprattutto, le accuse
formulate da re Filippo e da papa Clemente corrispondevano,
almeno in parte, a verità? Che cosa ne fu di quei cavalieri che
riuscirono a sfuggire agli arresti ed ai processi inquisitori? Hanno
forse continuato a mantenere in vita l’Ordine segretamente ed in
clandestinità? Per rispondere a questi ed a molti altri interrogativi,
spesso gli storici si arrampicano sugli specchi, senza tuttavia
riuscire a colmare le lacune in modo definitivo dato che ancora non
sono spuntati documenti conclusivi o fonti di documentazione
differenti da quelle tutt’oggi esistenti. Parafrasando una frase di
Umberto Eco, oggi si è portati a ritenere che “i Templari c’entrano
sempre” e che, a seconda dei gusti, essi sono stati considerati empi
eretici o cospiratori spietati, o al contrario, depositari di sublimi
conoscenze e protettori del santo graal, alchimisti e martiri. Quasi
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TEMPLARI

sempre si è passato da un estremo all’altro: i Templari non sono


risultati mai essere noiosi, ma sempre incredibilmente buoni o
estremamente cattivi, santi o diavoli. Sembra che per dipingere i
cavalieri siano esistiti solo due colori, il bianco e il nero, quelli del
loro vessillo. Come sempre però la verità sta nel mezzo. I cavalieri
furono semplicemente uomini talvolta forti, talvolta deboli che
comunque hanno osato troppo. Dal punto di vista storico essi
potrebbero apparire insignificanti, ma il dramma della loro ascesa,
del loro declino e della loro fine rappresenta una grande storia. Fino
a quando questa storia non corrisponderà a fatti che danno
certezze, agli appassionati delle vicende templari non rimane che la
loro discrezione di decidere se quanto si è detto sia plausibile
oppure siano storielle divertenti. Credere tutto in blocco, senza
nessuna verifica, non è un metodo scientifico e conduce solo in un
vicolo cieco. Per ora non si sa quale vera “fine” abbiano fatto i
Templari, e non lo si saprà mai poiché le tracce del Tempio si sono
perse nei bagliori del rogo di Jacques de Molay.

NEL RICORDO DEL POVERELLO DI ASSISI


(di Carlo Maria Coppa)

Quest’anno cadono i settecentottanta anni dalla morte di Francesco


di Bernardone (1182–1226), Francesco d’Assisi, il santo eretto a
patrono della nazione italiana e fondatore dell’Ordine Francescano.
Ci sembra ora doveroso ricordare la sua inclita figura con brevi note
biografiche. Francesco nacque nella cittadina umbra da una
nobildonna provenzale e da un ricco mercante di tessuti. Trascorse
agiatamente e spensieratamente l’adolescenza e la prima
giovinezza. Quindi, dopo tristi episodi connessi alla guerra che si
combatteva tra Assisi e Perugia, alla quale partecipò e durante la
quale venne fatto prigioniero, si sentì spinto a cambiare vita. A
Spoleto, mentre al seguito di un condottiero stava recandosi in
Puglia a combattere per Guglielmo di Brienne, Francesco si ammalò
gravemente e durante la malattia ebbe un visione che lo risolse
definitivamente a vivere secondo il dettato evangelico della povertà
e dell’abbandono di ogni bene terreno. Lasciato ogni suo avere
nonostante l’opposizione del padre, che usò anche le autorità
cittadine civili e religiose per dissuaderlo, si votò prima
all’eremitaggio sul Monte Subiaco poi alla predicazione. Fu
raggiunto presto da compagni, laici come lui. Il gruppo, di undici
persone, si diede una prima semplicissima regola basata su alcune
massime dell’evangelo di Matteo. Fu l’inizio dell’Ordine
Francescano, che venne approvato verbalmente da papa Innocenzo
III nel 1210. Successivamente il gruppo di frati, accresciuto in
numero di seguaci, si stabilì alla Porziuncola di Rivotorto
dedicandosi con riguardo particolare alla cura degli indigenti, dei
malati e dei lebbrosi. Intanto la rivoluzione evangelica del
“poverello di Assisi” cominciò a diffondersi nei territori marchigiani e
toscani, la cui autorità spirituale trovò il massimo seguito e
sostegno tra la gente più umile. Nel 1219, dopo due tentativi andati
a vuoto, Francesco raggiunse l’Egitto con l’intento di convertire alla
religione di Cristo le popolazioni mussulmane. Non vi riuscì, ma
trovò sostegno e comprensione non solo tra i crociati di Terrasanta,
ma anche tra alcuni sultani islamici, segnatamente presso il sultano
d’Egitto, che lo accolse con deferenza e con i massimi onori.
Tornato in patria, Francesco si trovò a dovere risolvere alcuni dissidi
interni a proposito del possesso di beni, che la prima regola
francescana aveva rifiutato, ma che era ora reclamato da una parte
dei suoi nuovi adepti. Sotto la pressione della Santa Sede e
dell’amico cardinale Ugolino dei Segni (il futuro papa Gregorio IX),
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TEMPLARI

Francesco dovette fare redigere una nuova regola meno rigida, che
fu confermata ufficialmente nel 1223 da papa Onorio III.
Profondamente turbato dai fatti, lasciò l’ufficio di rettore dell’ordine
vivendo il più possibile in disparte, fedele alla sua “santa sorella
povertà”, ora sul Monte Subiaco, ora in un isolotto del lago
Trasimeno, ora sul Monte Verna, dove ricevette le stimmate nel
settembre del 1224. Aveva fatto nominare al suo posto fra’ Pietro
Cattanei, al quale succedette frate Elia da Cortona. Gli ultimi due
anni di vita furono pieni di sofferenze. Divenuto cieco e tisico, spirò
nel 1226 alla Porziuncola, nei pressi di Assisi, assistito dai suoi frati
più fedeli. Fu sepolto nella chiesa assisana di San Giorgio, poi nella
basilica oggi centro del francescanesimo, fatta costruire
appositamente da frate Elia per accogliere le sue spoglie. Fu fatto
santo dopo soli due anni dalla morte da papa Gregorio IX. Oltre alle
due versioni della “Regula” (la prima è andata perduta), un
testamento spirituale e alcune preghiere, Francesco è autore del
celebre “Cantico delle Creature” (noto anche come “Cantico di Frate
Sole”, del 1225), del quale riportiamo oltre la versione ritenuta
originale. Le sua biografia e la sua opera ci sono note attraverso
fonti a lui contemporanee: le due “Vite” di Tommaso da Celano, la
“Leggenda dei tre compagni” e la “Vita” di San Bonaventura da
Bagnoregio, ed infine i “Fioretti” di autore anonimo, dai quali
vennero tratti gli “Acta Sancti Francisci” circa un secolo dopo.

IL CANTICO DELLE CREATURE


Altissimu, omnipotente bon Segnore,
tue so le laude et la gloria et l’onore et onne benedictione
A te solo altissimu se confano,
et nullo homo est digno te mentovare.
Laudatu sie mi Segnore cum tucte le tue creature
spetialmente messer lo frate Sole,
lo quale jorna, et allumina noi per loi,
et ellu est bellu et radiante cum grande spentore,
de te, Altissimu, porta significatione.
Laudatu sie mi Segnore per sora luna et le stelle,
in celu l’ai formate pretiose et belle.
Laudatu sie mi Segnore per frate ventu
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per le quale a le tue criature dai sustentamento.
Laudatu sie mi Segnore per sora aqua,
la quale est multo utile et humele et pretiosa et casta.
Laudatu sie mi Segnore per frate focu,
per lo quale allumeni la nocte,
et ellu est bellu et iocundo et rubustoso et forte.
Laudatu sie mi Segnore per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et guberna
et produce fructi cum culoriti fiori et herba.
Laudatu sie, mi Segnore, per quilli che perdonano
per lo tuo amore et sostegno infirmitate et tribulatione
beati quilli che ‘l sosterranno in pace,
ka da te, Altissimu, sirano incoronati.
Laudatu sie mi Segnore per sora nostra morte corporale,
da la quale nullo homo vivente pote skappare,
guai a quilli ke moreranno ne le peccata mortali,
beati quilli ke se troveranno ne le tue santissime volunctati,
ka la morte seconda non farà male.
Laudate et benedicete mi Segnore et rengratiate
et serviteli cum granda humilitate.

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TEMPLARI

PRESUPPOSTI DEL FONDAMENTALISMO


ISLAMICO
(di Alain Santi)

Negli ultimi tempi si fa un gran parlare del cosiddetto


“fondamentalismo islamico”. Pochi però conoscono realmente che
cosa esso sia e quali siano stati i presupposti, che si perdono agli
albori della fondazione e della divulgazione della religione
maomettana, e che molto si è intrecciato con la spirito medievale
delle Crociate e con l’evoluzione successiva della storia dei popoli
occidentali. Vediamo con questo breve articolo di chiarire in cosa
esso consista. Innanzi tutto si fa risalire ai primi decenno successivi
la morte di Maometto l’origine delle correnti religiose
“fondamentaliste”, le sunnite e le sciite che sarebbero sorte,
insieme alle kharigite, tra il 656 e il 661 come fazioni politiche
protagoniste di una dura lotta di potere, per poi acquisire nel corso
dei secoli il carattere di comunità religiose distinte da indirizzi
teologici particolari. In seno all’islam emersero tendenze mistiche e
il desiderio di intrattenere un rapporto diretto con il divino,
caratteristica di numerose scuole di “sufismo”, indirizzo religioso
delineato a grandi linee nella rassegna n.9 di “Informazioni
Templari”. Ostacolati da legislatori e da califfi, i mistici mussulmani
diventarono presto vittime di persecuzioni per tutto il decimo
secolo, fino a quando il legislatore Al Ghazali accettò la modalità
cultuali del sufismo aprendo la via ad una fioritura eccezionale di
studi filosofici, scientifici e teologici che si protrasse fino alla fine del
XIII secolo. Per quanto concerne l’epoca moderna, il rapporto con la
cultura europea ha certamente costituito il motivo di fondo del
dibattito che ha interessato, già dal XVIII secolo, l’intero mondo
mussulmano determinando talvolta uno stato di tensione a motivo
dell’emergere, accanto alle posizioni decisamente riformistiche, di
atteggiamenti di chiusura totale di fronte a qualsiasi influenza
culturale estranea all’antica tradizione religiosa. Ai teorici di un
islam, per così dire moderato, si contrapposero quanti
considerarono il primato della legge religiosa nella vita sociale come
elemento irrinunciabile dell’identità islamica, minacciata dal laicismo
politico e sociale dell’Occidente secolarizzato. Tale atteggiamento
dottrinario si è tramandato fino ai giorni nostri, ed attualmente
costituisce la base dei principi del fondamentalismo, che poggia
altresì su un malcontento di fondo diffuso negli ambienti religiosi
islamici più tradizionalisti. Il termine “fondamentalismo” oggi indica,
convenzionalmente, l’ideologia di numerosi movimenti politici del
mondo islamico sorti per propugnare, anche mediante il ricorso alla
violenza, il ritorno all’osservanza dei precetti della religione come
forma di opposizione politica e culturale all’Occidente. Già nel 1929
queste idee caratterizzarono il gruppo dei “Fratelli Mussulmani” il
cui esponente di maggior spicco, Sayyd Qutb, fu giustiziato dalle
autorità egiziane nel 1966. Il fondamentalismo islamico ha
conosciuto la sua massima diffusione negli ultimi anni attraverso
l’attività di numerosi movimenti politici e religiosi capaci di influire
sulla vita sociale in diversi paesi. Il modello politico cui molti
militanti fondamentalisti fanno riferimento è soprattutto quello
dell’Iran, dove nel 1979 l’ayatollah Khomeini, una delle più alte
autorità dell’islam sciita, riuscì a conquistare il potere facendo del
fondamentalismo religioso il motivo ispiratore di una rivoluzione
popolare contro il governo filo-occidentale dello scià di Persia. Dopo
di allora, altre roccaforti del fondamentalismo sono diventati il
Sudan e l’Afghanistan, le cui vicende militari e politiche successive
sono tutt’ora oggetto di studio e di valutazioni. In Turchia il rispetto

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TEMPLARI

di una costituzione laica non ha impedito, negli anni passati di


recente, al partito fondamentalista Refah di diventare forza politica
di governo, mentre in Algeria il Fis (Fronte Islamico di Salvezza) fu
messo fuori legge dal partito al governo nel 1991, con il relativo
scatenamento di una reazione violenta che continua ancora ad
insanguinare il paese. Movimenti islamici fondamentalisti, come il
cosiddetto Hamas in Medio Oriente, si oppongono al processo di
pace tra il popolo palestinese e lo stato di Israele, mentre altri
fazioni come gli hezbollah sciiti, sono stati protagonisti della
insanguinata storia recente del Libano. Motivo ispiratore di queste
compagini è il concetto di “guerra santa” contro gli infedeli di Allah,
identificati indifferentemente con i non mussulmani e con i membri
della comunità islamica considerati traditori a motivo delle loro
posizioni progressiste e, tutto sommato, filo-occidentali.

ACIM. UN SODALIZIO CHE MERITA ATTENZIONE


(di Carlo Alberto Ameri)

La riscoperta e la valorizzazione di un’eredità nazionale di altissimo


valore culturale, come quella tipica dell’epoca medievale, è stata la
motivazione che ha consentito la costituzione dell’Acim,
“Associazione Culturale Italia Medievale” con sede operativa a
Milano. Il progetto degli associati è di unificare i risvolti connessi
alla cultura medievale nella sua interezza, e di rendere al Medioevo
italiano il ruolo che gli spetta di diritto nel panorama internazionale
della cultura. Oltre a sensibilizzare ai temi del Medioevo le
istituzioni, l’Acim sta operando per raccordare il mondo ufficiale
della ricerca storico-scientifica con quello degli appassionati,
affinché ognuno possa offrire il proprio contributo a questo
affascinante genere di cultura. In sostanza l’associazione, che opera
senza fini di lucro, ha come obbiettivo prioritario la valorizzazione e
la promozione di tutto il patrimonio storico ed artistico del Medioevo
italiano. Pertanto organizza eventi, manifestazioni e rievocazioni,
corsi e seminari, viaggi, visite guidate e soggiorni. Su richiesta
fornisce ricerche bibliografiche qualificate e assistenza didattica.
Edita un portale e diversi blog di approfondimento, tra i quali una
rassegna stampa quotidiana e spazi di dibattito e di confronto. Per
sostenere sodalizi che operano nel settore della medievistica, ha
istituito il “Premio Italia Medievale” (info: 02. 45329840 -
info@italiamedievale.org)

BERLUSCONI AVEVA RAGIONE:


I CINESI MANGIAVANO BAMBINI LESSI
(di Pietro Montedoro)

Alcuni saggi documentati di storia hanno fissato nell’espansione


della umana bestialità avvenimenti che nessun cronista, me
compreso che scrivo queste note, avrebbe mai voluto riferire.
Riporto al lavoro di Jasper Becker “La rivoluzione della fame in Cina
dal 1959 al 1962: la carestia segreta”, pubblicato in Italia nel 1988
dalle Edizioni “Il Saggiatore”. Riporto tre libri “Il libro nero del
comunismo” di Stephane Courtois, a “Utopia e terrore” di Marco
Messeri e a “Mao: a life” di Philip Short. Becker, storico e cronista
del giornale progressista inglese “Guardian”, in un capitolo del suo
libro (che Silvio Berlusconi deve avere di certo consultato per fare
le boutades che ha fatto) si apprende che la pratica del
cannibalismo ha sempre fatto parte della cultura cinese e che il

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TEMPLARI

fenomeno si sia acuito a dismisura in tempi recenti a causa delle


carestie programmate in Cina dalle nomenklature comuniste. A sua
volta Becker sembra essersi riferito al testo antropologico
“Cannibalism in China” del docente dell’Università del New Yersey
Kay Ray Chong. Nel lavoro l’antropologo di origine cinese
distingueva due tipologie di cannibalismo: una per sopravvivere,
alla quale i cinesi ricorrevano come ultima ma pur sempre
aberrante risorsa alimentare, l’altra cultuale e rituale insieme, che
veniva praticata da persone di classi sociali più elevate. In molti
periodi della storia cinese, ha scritto Chong, la carne umana fu
considerata una raffinatezza alimentare. Del corpo umano si
consumavano preferibilmente le interiora, cuore compreso. Sotto
l’imperatore Wu Dhi, nel VI secolo, i prigionieri venivano tenuti in
gabbie simili a stie per polli, spesso venduti, e in momenti di
carestia bolliti e mangiati. Il cannibalismo era anche valutato in
ottica religiosa come forma di vendetta famigliare. Gli stessi
precetti di Confucio ne prevedevano largamente l’uso: “… i nemici
rei di omicidio devono essere interamente mangiati, ossa, carne,
cuore e fegato compresi…” si legge nel “Li Chi” (Memorie dei Riti),
antichissimo testo alla base dell’etica confuciana. Jasper Becker, e
gli altri studiosi sopra citati, hanno sostenuto che l’atroce tradizione
fosse stata recuperata e continuata dal regime comunista per
motivi politici ed ideologici. La pratica di antropofagia veniva gestita
dai quadri dirigenti del Partito Comunista Cinese. Certa gente vi
aderiva per dimostrare il fervore rivoluzionario e la fedeltà al
partito. Si originarono in questo modo veri e propri banchetti di
carne di persone appartenenti alla classe dirigente sconfitta.
Sembra che i pasti umani fossero continuati fino al 1965 con il
compiacimento delle massime autorità del partito. A questo punto
un dato emerge inoppugnabile: anche se i comunisti cinesi non
hanno mangiato lesso di bambini, come la storiografia ufficiale
cinese ora contesta, è tuttavia certo che abbiano costretto gli altri a
farlo per loro. Nel numero zero (1929) della “Cucina Italiana”, un
magazine culinario diventato negli anni successivi autorevole e
prestigioso, nello spazio dedicato alle “spigolature” si raccontava
che in Cina i bambini venivano regolarmente mangiati. Come se
non bastasse, con gusto davvero raccapricciante il giornale forniva
la ricetta per gustare le loro manine bollite e marinate in vino di
riso. Secondo il giornale, il sapore di queste vivande si sarebbe
accostato a quello dell’agnello da latte. L’abitudine di cucinare e di
mangiarsi i pargoletti sembra non sia stato perso dai cinesi neanche
in tempi attuali. E’ del marzo scorso la notizia, diffusa dalla
autorevole agenzia giornalistica “Asia News” e ripresa dai giornali di
tutto il mondo, che nella provincia settentrionale del Gansu sono
stati trovati in una discarica due braccia umane bollite
presumibilmente di due ragazzini diversi dell’età di sei-otto anni.
All’analisi autoptica gli arti risultavano essere stati salati e conditi
con zenzero e con peperoncino. In una borgata nei pressi della città
di Jiamusi, nella provincia dello Heilong Jiang, la polizia cinese ha
arrestato due interi gruppi famigliari con l’accusa di avere
smembrato e divorato almeno sei bambini. Le autorità di pubblica
sicurezza cinesi in seguito all’affioramento delle notizie hanno
ordinato il blocco immediato delle stesse per questi casi, come
d’altronde già avevano fatto in merito agli episodi accaduti nel 2003
nel Guang Dong: tre anni fa alcuni ristoranti della provincia
avevano cucinato bambini in zuppa per servirli a certi uomini
d’affari di Hong Kong. Nella stessa regione, inoltre, allora era stato
scoperto un traffico di feti umani da bollire o da vendere come
prodotti di cosmesi. Alla faccia degli “involtini primavera”!

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TEMPLARI

EBLA. L’ARCHEOLOGIA RISCRIVE LA STORIA


(di Luigi Ciampichetti)

Si è appena conclusa la campagna di scavi nel Tell Mardikh, in Siria,


condotta dagli archeologi dell’Università La Sapienza di Roma. Con
molta probabilità gli scavi saranno ripresi, anche se non è stata
comunicata la data delle prossime ricerche. E’ in questo sito, situato
a circa 60 chilometri da Aleppo, che nel 1975 gli archeologi italiani
avevano scoperto il celebre archivio proto siriano di migliaia di
tavolette incise con alfabeto cuneiforme risalenti al 2300-2400
avanti Cristo, documenti di una delle più antiche civiltà della storia.
Le tavolette furono rinvenute nell’area del palazzo reale, una
costruzione facente parte della mitica città di Ebla la quale, con
molta probabilità, sembra essere stata distrutta agli inizi del regno
accadiano di Sargon. A lungo si è ritenuto che ogni vestigia
originaria di Ebla si fosse perduta a causa delle sovrapposizioni
urbanistiche dei secoli successivi, ma l’ipotesi è stata confutata dal
ritrovamento del cosiddetto “Tempio della Roccia” nei mesi scorsi,
un poderoso edificio adibito al culto del dio della tempesta e della
pioggia Hadad, il quale secondo la mitologia proto siriana avrebbe
percorso il cielo su di un carro agitando le nubi e lanciando fulmini e
vento. Altri elementi farebbero ritenere che la divinità a cui era
dedicato il tempio fosse stata Kura, il padre degli dei e degli uomini
(lo Zeus greco) e protettore dei culti eblaiti. Il Tempio della Roccia
venne abbattuto per due volte, ma poi ricostruito intorno al 1600
avanti Cristo, ovvero nello stesso periodo della costruzione a
Gerusalemme del Tempio di Salomone. Un grande filologo tedesco,
Wolfram von Soden, poco prima della scoperta delle tavolette
cuneiformi tra le rovine di Ebla, aveva asserito che non si sarebbe
potuta mai scrivere la storia della Siria e dell’Anatolia del terzo
millennio prima di Cristo, perché quelle regioni non avevano
conosciuto la scrittura, ma la scoperta del 1975 ha smentito questa
previsione. Si è così venuto a sapere che i sovrani di Ebla avessero

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TEMPLARI

trasformato la città, in poco più di mezzo secolo, in una potenza


internazionale dalle ambizioni proto imperiali attraverso la
conquista di città situate sul Mediterraneo e delle regioni ad oriente
del fiume Eufrate (Iraq). Si è venuto inoltre a sapere che il potere
di Ebla fosse stato fondamentale sul controllo
dell’approvvigionamento del legname, del rame e dell’argento sui
versanti orientali dell’attuale Libano e in quelli meridionali dei fiumi
Amano e Tauro. Poco dopo il 2350 avanti Cristo, Ebla nella Siria
interna, Nagar nell’Alta Mesopotamia e Mari sull’Eufrate
dominavano questi ricchissimi territori. Quando poi Sargon,
ambizioso funzionario del re di Kish, fondò la città di Akkad ed
unificò tutte le città della Bassa Mesopotamia, attraverso vittoriose
spedizioni militari soggiogò Mari e conquistò Ebla radendola quasi al
suolo, come ricorda una trionfalistica iscrizione su una tavoletta
cuneiforme.

ATTACCO VATICANO AL “CODICE BROWN”


(di Pietro Montedoro)

Nell’omelia dei riti del Venerdì Santo, il predicatore della Casa


Pontificia monsignor Raniero Cantalamessa ha rivolto un’energica
denuncia contro la cultura revisionista dei capisaldi storici del
cristianesimo, manifestatasi in questi ultimi tempi nelle opere
letterarie del romanziere Dan Brown. Alla presenza degli alti prelati
della curia romana e dello stesso pontefice, monsignor
Cantalamessa riferendosi al caso dell’ormai celebre “Vangelo di
Giuda” tradotto e divulgato in alcune frasi di recente negli Stati
Uniti, ha ribadito testualmente che “… Giuda tradì e vendette Cristo
per trenta monete d’argento, ma oggi c’è chi lo vende ad editori e
librai per miliardi di denari… nessuno ferma questa ondata
speculativa, che registrerà un’impennata on l’uscita imminente di
un certo film…” L’attacco del Vaticano è stato diretto soprattutto
contro il famigerato best seller “Codice da Vinci” e contro la sua
versione cinematografica, nelle sale italiane dal 19 maggio,
entrambi riportanti ricostruzioni fantasiose della vita di Cristo. In
proposito l’Opus Dei ha rivolto formale richiesta alla presidenza e
agli azionisti della Sony, azienda produttrice del film, affinché nei
titoli di apertura della pellicola sia inserita la didascalia “Vi trovate
davanti a un’opera di fantasia, qualsiasi somiglianza con la realtà è
puramente casuale”. D’altronde, quella di padre Cantalamessa è
stata una severa requisitoria contro il sensazionalismo in campo
religioso, contro il prurito di novità sostanzialmente contrapposto
alla ricerca del vero, del quale i media nazionali ed esteri non sono
esenti da responsabilità. Il predicatore infatti ha sostenuto che
all’informazione non interessi la verità storica, ma le novità in
campo storico fondate o errate che possano essere. Cantalamessa
ha aggiunto: “… si fa ora un gran parlare del tradimento di Giuda e
non ci si accorge che lo si sta rinnovando. Cristo viene ancora una
volta venduto, ma non più ai capi del sinedrio ma agli editori… per
fare dire esattamente il contrario di quello che gli evangeli apocrifi
intendevano affermare…” Ma torneremo di certo sull’argomento.

LA TRADIZIONE DRUIDICA IN
BRETAGNA
(di Carla Console)

La Bretagna, la regione più occidentale della Francia, fu la terra dei


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TEMPLARI

druidi per eccellenza. La tradizione druidica traspare ancora oggi da


ogni cosa, e di quanto asserito darò in questo articolo alcune
conferme. A Trehorenteuc, una cittadina situata nel cuore della
magica foresta di Brocéliande, dove secondo una tradizione venne
educato il druido “mago” Merlino, esiste una chiesa fatta edificare
dall’abate Gilard, morto in odore di santità, conosciuta come il
massimo santuario del Graal della Francia. Qui tutta l’iconografia è
riferita all’esoterismo celtico e alle leggende di re Artù. In special
modo, risalta un grande affresco in cui è raffigurato un cervo bianco
circondato da quattro leoni rossi, simbologia che gli studiosi hanno
attribuito alla figura di Merlino. Anche le scene delle stazioni della
Via Crucis sono state reinterpretate in ottica arturiana, dove
spiccano anche i personaggi delle leggende del Graal e dove la
figura di Cristo è stata posta decisamente in secondo piano
contrariamente all’iconografia classica. Tuttavia non sono stati i
druidi i primi sacerdoti della Bretagna. Un ancor misterioso popolo
abitava il territorio prima dei Celti, una popolazione nata dal
mistero e nel mistero dispersa, che ha lasciato testimonianze
soltanto nei miti e nelle costruzioni megalitiche. In una leggenda si
narra della città chiamata Ys, fatta costruire sul bordo dell’oceano,
nel territorio di Dauarnenez, da re Gradlon del popolo Grall per
accontentare il desiderio della sua bellissima figlia Dahut. La
leggenda prosegue nel raccontare che Ys fu sommersa dalle onde
marine e che soltanto il sovrano si fosse salvato dalla furia delle
acque, il quale, scampato dal pericolo, per ringraziamento fece
erigere una cattedrale nella città di Quimper. A ricordo dell’antica
città inghiottita dal mare gli abitanti di Lutèce, che erano alla
ricerca di un nuovo nome per la loro città, avrebbero scelto Paris
(Parigi), ovvero “par ys”, simile ad Ys. Non è difficile collegare la
leggenda di Ys con il mito di Atlantide ed al suo inabissamento. Ma
il territorio di Dauarnenez cela altri misteri druidici. Infatti le punte
estreme della baia omonima furono considerate come imbarcaderi
delle anime dei morti: da qui Ankou, il Caronte bretone, avrebbe
guidato la “barca della notte” verso l’Isola dell’Eterna Giovinezza, la
destinazione ultima soprattutto delle anime degli eroi. Identificata
con l’irlandese Tinan Ohg e con la gallese Avallon, l’isola-paradiso
bretone corrisponderebbe alla attuale Ile-Grande o alla Ile d’Aval,
situate entrambe al largo di Perros Guirec. E’ evidente il riferimento
alle leggende graaliche e alla cultura mortuaria dei druidi. Secondo
antichissime fonti, nei pressi del famoso allineamento di menhir di
Carnac sarebbe sorto un grande centro spirituale caratterizzato
dalla presenza di tempi e di case adibite a comune abitazione. I
pietroni sarebbero stai eretti dagli appartenenti al centro per
testimoniare la propria scelta iniziatica. Secondo questa tradizione
dunque, i menhir di Carnac avrebbero rappresentato una sorta di
costruzioni votive per materializzare le preghiere verso le divinità
della natura. Le pietre silenziose diventavano testimoni visibili delle
esperienze spirituali degli antichi druidi, così disposte per
tramandare ai posteri messaggi di natura inizitica e per essere
interpretate da chi potesse riconoscerne il significato.

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Attualità
Recensioni QUEL CHE RESTA DI DIO
Interventi Armando Torno Curatori:
Edizioni Mondadori. Pagine 79, euro Gabriele Petromilli
Libri di Informazioni 14 (settore redazionale e
Templari (di Alfonso Francia) culturale)
info: 348 3726614
Armando Torno è senza dubbio un
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pensatore credente come ha dimostrato in questo ultimo suo saggio. Fittamente nutrito di elementi
Nome Utente filosofici, il testo li presenta in una prospettiva del tutto innovativa riguardo al problema di Dio. Diego Di Giuseppe Stefanori
Secondo questi, le discussioni a favore o contro l’esistenza di Dio, non dovrebbero stupire giacché (settore tecnico e
esse rappresentano un dato fisiologico per chi è credente. Un dato che Torno non esita a definire amministrativo)
Password “gioco di Dio”: ovvero sarebbe nella natura stessa dell’Ente Supremo spingere il pensiero umano
info: 393 0515838
ad affrontare la possibilità o l’impossibilità della sua esistenza. Così la tesi fondamentale dell’autore
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è che Iddio non si lascerebbe dimostrare tanto quanto non si lascerebbe smontare, dando
_REMEMBER_ME l’impressione di figurare come un “grande assente condizionatore della storia del pensiero umano”.
E non solo di questo. Da tale prospettiva, l’autore affronta anche le maggiori difficoltà che si sono
Login sempre frapposte alla credenza dell’esistenza di Dio. Prima tra tutte, la presenza del Male nel
Hai perso la tua password? mondo. Egli perviene alla conclusione che “se Iddio non lo ha tolto dal mondo, il male non è
riuscito altresì a negare definitivamente Dio”. Questo principio, ma del tutto privo di dogmatismo,
Non hai ancora un account?
è la chiave intorno a cui ruota il saggio di Torno. Il quale, del resto, non esita a diagnosticare sia
Creane uno l’incoerenza della religione, sia l’impossibilità degli uomini a pensare senza intromettere nella loro
logica il concetto di divinità.
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PSICOLOGIA DEL GRAAL


Emma Jung – Marie Louise von Franz
Edizioni Tranchida. Pagine 460, euro 30
(di Alain Santi)

cerca... Già Carl Gustav Jung aveva offerto un’interpretazione psicologica del mito del Graal, inserendolo
nel contesto della sapienza alchemica, indagata alla luce della nozione degli archetipi. Per il grande
psicanalista svizzero, il Graal altro non sarebbe stato che la pietra filosofale degli alchimisti, la
“pietra interiore” capace di diventare da sé stessa “pietra angolare” de sé di ogni individuo. Sua
moglie Emma ha proseguito l’opera di ricerca in tale direzione, pervenendo alla ipotesi che la cerca
del mitico oggetto riguarda soltanto noi stessi e si apre alla realizzazione interiore. Molti
personaggi e molte vicende caratteristiche del mito graalico vengono in questo bel libro analizzate
minuziosamente per estrapolare i simboli, e segnatamente gli archetipi della divinità nascosta
nell’essere umano che cerca, e spesso ottiene, la liberazione del corpo dai lacci della materia che lo
avvinghia.

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TEMPLARI

IL CORPO NEL MEDIOEVO


Jacques Le Goff
Edizioni Laterza. Pagine 189, euro 16
(di Alain Santi)

Il corpo, inteso nella sua pura carnalità, è stato dimenticato dalla storiografia ed a lungo
disprezzato dalla cultura plasmata dal cristianesimo. E’ quanto ci ricorda Jacques Le Goff, in
collaborazione con Nicolas Truong, in questo piccolo e intelligentissimo libro. Ma tale disprezzo,
sostiene l’autore, non è il risultato solo della predicazione cristiana, ma si deve imputare anche ad
una filosofia morale contraria ai piaceri e alle passini della carne diffusa principalmente tra le élites
della romanità basso-imperiale. Ciò non ha tolto che la “rinuncia della carne” fosse diventata, con il
trionfo del cristianesimo, un modello di vita per tutti i credenti e che il sistema di controllo dettato
dalla Chiesa abbia avuto come scopo la repressione della sessualità, bollata come l’espressione più
volgare della vita corporale. A partire dalla seconda metà XII secolo, vi furono però vistosi segni
nella cultura europea di una rivalutazione del corpo. Basti pensare che un mistico come Francesco
d’Assisi esaltava la gioia e celebrava le lodi di “frate corpo”, ed alla diffusione dei riti carnevaleschi
e delle tante pratiche di allegrezza che, con o senza la benedizione del clero, hanno attestato la
voglia della riappropriazione del corpo da parte delle comunità europee dell’epoca. In questo
libretto il celebre storico transalpino propone, con un linguaggio semplice e colloquiale, un’ampia
visione delle pratiche e delle rappresentazioni corporali in Europa durante l’età di mezzo.

CASTELLI DEL MONDO


AA.VV.
Edizioni Withe Star. Pagine 272, euro 50
(di Anna Maria d’Oria)

Sono 59 i castelli presi in considerazione in questo bel volume che coniuga storia, storia e
suggestive immagini di fortezze, dislocate in ogni parte del pianeta e che si dipanano nell’arco di
tempo che va dall’Alto Medioevo all’Ottocento. Ai castelli prescelti sono dedicate schede illustrate,
dei quali Gianni Guadalupi ha curato l’aspetto storico e Gabriele Reina quello architettonico ed
artistico. Leggendo il testo, colpiscono le differenze tra gli edifici, le quali oltre ad essere
determinate dalle tecniche di difesa, dalle collocazioni geografiche di epoche diverse, rispondono
sesso a gusti estetici molto diversificati. Si passa dalle austere fortezze medievali (Edinburgo) a
ricche dimore signorili (Mosca, Trieste), dalle trame di mura e di archi (Meherangarh) ai lineari e
leggeri interni dei castelli orientali (Himeji). L’introduzione del libro è curata da Gianni Guadalupi.

GENGIS KHAN. IL PRINCIPE DEI NOMADI


Vito Bianchi
Edizioni Laterza. Pagine 318, euro 19
(di Irene Bo)

Uno dei pregi maggiori di questo libro consiste nello sforzo dell’autore di fare capire i vari modi con
i quali gli storici orientalisti del recente passato hanno interpretato la figura di Temujin, divenuto
nel XIII secolo il “Cinggis Khan” (monarca oceanico) padrone di tutto il mondo allora conosciuto,
eccezione fatta dell’Europa. Una delle interpretazioni più suggestive del personaggio, riportata da
Bianchi nel saggio, è quella offerta negli anni ’30 dagli orientalisti sovietici, che hanno visto il khan
come un dispotico conservatore che riuscì a sopraffare il rivale “fratello di sangue” Jamuka,
democratico e rivoluzionario. Ed in questo scenario di lotte interne per la unificazione delle tribù
mongole, si muove principalmente il libro recensito. A parte la risibilità delle tesi comuniste,
appare comunque degna di essere presa in considerazione l’esistenza di un conflitto interno di
natura economica tra i due personaggi. E’ infatti fuori dubbio che presso i popoli nomadi la
delimitazione delle zone di pascolo degli armenti sia stata la prima causa dei conflitti interni, e che
i possessori del bestiame abbiano avuto non insignificanti problemi interni nella pratica della
transumanza.

COME DIVENTARE BUDDHA IN CINQUE SETTIMANE


Giulio Cesare Giacobbe
Edizioni Ponte alle Grazie. Pagine 134, euro 12
(di Gavino Desogus)

Fino dal titolo l’autore dichiara ironiche intenzioni, ma non la presa in giro, dato che il primo
requisito per un buddista dovrebbe essere quello di non prendersi troppo sul serio. Da buon
epicureo, Giacobbe crede che questa religione sia soprattutto una filosofia praticata, una sorta di
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TEMPLARI

manuale di sopravvivenza da applicare ogni giorno. Insegna infatti a superare le sofferenze


quotidiane con esercizi specifici, che peraltro l’autore ha riportato in sintesi nel libro, al fine di
raggiungere il tanto agognato “stato di buddità”, ovvero di illuminazione, raggiungibile da tutti in
cinque settimane, appunto. Sarebbe questa una condizione psicologica di serenità interiore che si
può raggiungere semplicemente non pensando. Lo stesso autore ammette di non pensare più,
giacché il pensiero si costruirebbe da solo. Del resto l’uomo non sarebbe consapevole di quanto
automatismo psicologico ci sia nel suo pensiero: se un maschio avesse sempre a disposizione una
femmina con cui andare a letto, dice Giacobbe, non si scriverebbero più poesie d’amore. Alla faccia
di Cartesio!

L’OPERA POETICA
William Butler Yeats
Edizioni Meridiano Mondadori. Pagine 1653, euro 49
(di Lucia Capizzari Bowe)

Premio Nobel per la letteratura nel 1923, William Butler Yeats nacque a Dublino il 13 giugno del
1865. Trascorse l’infanzia a Sligo, vivace porto dell’Irlanda occidentale, nella casa dei nonni
materni proprietari di una piccola flottiglia di pescherecci. Fu affascinato delle storie locali di
fantasmi e di fate, di mostri e di streghe, rimanendo soprattutto impressionato dalle leggende sui
nobili del posto e sui loro manieri stregati. Nel 1876 si trasferì a Londra in compagnia di uno zio, e
nel 1885 si iscrisse alla “Metropolitan School of Art” pubblicando le prime liriche sulla “dublin
University Review”. Nello stesso periodo cominciò ad interessarsi di magia, di occultismo e di
simbolismo cogliendo ispirazione nell’arte pittorica di William Blake e dei preraffaelliti
(principalmente Dante Gabriele Rossetti) ed in poesia, nell’opera di Percy Bysshe Shelly e di John
Donne. Teosofo e metafisico amico di Ezra Pound, dell’ancor giovane Thomas Stearns Eliot e di
Oscar Wilde, Yeats divenne non solo il massimo poeta irlandese di tutti i tempi, ma l’indiscusso
leader del cosiddetto “rinascimento celtico”, un movimento nazionalista fondato sulla rivalutazione
e sulla difesa delle tradizioni irlandesi, sull’impegno politico per la separazione e per l’indipendenza
dal Regno Unito d’Inghilterra. Nel 1891 aderì alla indipendentista “Irish Republican
Brotherhood” (IRB) fondata da Maud Gonne, una pasionaria definita la Giovanna d’Arco irlandese,
ed un anno più tardi fondò a Dublino la “Società Letteraria Irlandese”. Nel 1917 sposò la famosa
studiosa di dottrine misteriche Georgie Hyde Leeds, donna che su di lui ebbe sempre una grande
influenza culturale. Nel 1928 pubblicò la sua raccolta maggiore di poesie, “La Torre”, e quattro
anni più tardi “La scala a chiocciola” e “Luna piena di Marzo”. Entrambe le raccolte affrontano il
tema della morte e del significato della vita umana, della vanità delle cose mondane e della
vecchiaia. Yeats trascorse i suoi ultimi anni in Italia e poi in Francia, dove morì nel 1939. Dieci anni
dopo il decesso, il governo della repubblica irlandese mandò una nave da guerra a riprendere il suo
corpo. Fu definitivamente sepolto a Sligo, “Ai piedi della montagna di Ben Bulben” come da sua
ultima volontà, posto incantevole che è anche il titolo di una delle sue ultime poesie. La
pubblicazione delle Mondadori, qui recensita, copre l’arco di un quarantennio di produzione poetica
yeatsiana. Sono compresi indiscussi capolavori lirici come “I vagabondaggi di Oisin” e “Sulla
caldaia”.

PIO IX
Luigi Negri
Edizioni Ares. Pagine 238, euro 14
(di Carlo Alberto Ameri)

Il senigalliese Giovanni Mastai dei conti Ferretti di Pesaro, salito al soglio pontificio nel 1846 con il
nome di Pio IX, ha detenuto il più lungo pontificato della storia, ben 32 anni. Appena eletto era
stato salutato come un papa “liberale” e per due anni gli italiani, seguendo il progetto di Vincenzo
Gioberti, avevano visto in lui la leva della liberazione italiana dallo straniero. Ma fu inevitabile che
la rivolta del 1848 e la proclamazione della Repubblica Romana lo avessero indotto non solo a
ripensamenti ma anche ad una chiusura che, a tratti, assunse l’aspetto di una vera e propria
violenta repressione. Nel tripudio delle idee per l’unità degli italiani, divenne fatale che la figura di
Pio IX fosse demonizzata. In questa monografia il professor Luigi Negri, docente di storia
all’”Università Cattolica” di Roma, ha tratteggiato la complessa figura di questo, del resto grande,
pontefice. L’autore ha posto particolarmente l’accento sul rifiuto ideologico di Pio IX della tesi per
la quale lo Stato godrebbe di diritti senza confini. Il cosiddetto “Sillabo”, un elenco di ottanta
principi imprescindibili del Cattolicesimo pubblicato da papa Mastai nel 1864, alla luce di questa
considerazione suona come monito profetico per l’avvento degli stati totalitari che sorgeranno nel
secolo successivo. Forse per questo motivo Giovanni Paolo II, il papa che ha rivendicato la libertà
degli uomini contro il totalitarismo comunista, ha elevato quest’ultimo “papa re” della storia agli
onori degli altari.

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TEMPLARI

HITLER E I TEDESCHI
Eric Voegelin
Edizioni Medusa. Pagine 262, euro 24
(di Anna Maria d’Oria)

In questo saggio l’autore, filosofo statunitense di origine tedesca di specchiata fama, tralascia
l’analisi storica della genesi del nazionalsocialismo per concentrarsi sul problema della
comprensione della condizione psicologica, ed anche spirituale, della popolazione germanica che si
lasciò trascinare nel dramma della guerra. Le conclusioni alle quali l’autore perviene, come scrive
lui stesso nel saggio, possono essere estese a adattarsi anche nei confronti dell’ideologia
comunista. Il sostanza, l’autore denuncia la supina accettazione dei tedeschi allo “svuotamento”
dei principi della democrazia. Il senso del potere statale, e dunque del suo massimo
rappresentante Adolf Hitler, era così radicato che i giuristi trovarono modo di giustificare atti di
governo ai quali mancava qualsiasi base legale nel segno della Costituzione allora vigente.
Voegelin termina il saggio affidando agli uomini un compito da portare a termine anche nel tempo
attuale: liberarsi di ogni ideologia. E questo attraverso il recupero della filosofia classica,
dell’umanesimo e del cristianesimo, mettendo in tal modo al centro della riflessione la dignità
dell’uomo e il suo rapporto con il divino.

LE SPIE DEL FASCISMO


Domenico Vecchioni
Editoriale Olimpia. Pagine 110, euro 14
(di Carlo Alberto Ameri)

Una rete di spie a pieno sostegno di un regime. Un groviglio di organizzazioni d’ogni tipo per
fornire informazioni a Benito Mussolini su nemici e su amici durante i primi passi della presa del
potere in Italia. Già nel 1922, subito dopo la Marcia su Roma, il duce sapeva che il potere e la
capacità di sopravvivenza del fascismo dipendono, in un certo senso, dalle spie e dalla loro fedeltà.
Su questa traccia l’autore ricostruisce nei dettagli l’attività in Italia di una imponente struttura
spionistica nella prima metà del secolo scorso. Pubblica Sicurezza, Servizio Informazioni Militari,
Ceka, Ovra, Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Di queste organizzazioni fasciste
Vecchioni, attualmente ambasciatore italiano a Cuba, svela i rapporti e gli scontri interni. Dello
stesso autore si ricordano: “Spie e spy-stories della seconda guerra mondiale”, “Cynthia, la spia
che cambiò il corso della seconda guerra mondiale” e “Spie della seconda guerra mondiale”.

I SEGRETI DELLA GUERRA D’AFRICA


Luigi Romersa
Edizioni Mursia. Pagine 276, euro 15
(di Gabriele Petromilli)

Nato nel reggiano nel 1917, l’autore di questo memoriale, Luigi Romersa, ha avuto una vita fin
troppo movimentata. Ha iniziato nel 1937 a fare il reporter per la “Gazzetta di Parma” e durante la
seconda guerra mondiale ha fatto il corrispondente di guerra per più testate giornalistiche,
“Corriere della Sera” compreso. A pace conclusa ha girato tutto il mondo per il settimanale “Il
Tempo”, distinguendosi per le sue inusuali e innate capacità di fotografare gli avvenimenti.
Vincitore di numerosi premi giornalistici e letterari, di Romersa si ricordano capolavori poco
conosciuti come “Le armi segrete di Hitler” e “L’ultimo quarto di luna”, storia dei mezzi d’assalto
della Marina Militare italiana. Il memoriale di Romersa si concentra quasi esclusivamente sulle
figure di due grandi strateghi alleati nella “Guerra d’Africa”, il tedesco Erwin Rommel comandante
del mitico Africa Korps ed il suo omologo italiano generale Ettore Bastico, comandante del Corpo di
Spedizione Italiano d’Africa Settentrionale. Quest’ultimo, secondo quanto ha scritto Romersa,
avrebbe tenuto per tutta la durata degli avvenimenti bellici un diario personale dal quale sarebbe
uscita la personalità, per certi versi sorprendente, del leggendario Rommel “volpe del deserto”. “…
stratega opinabile ma tattico espertissimo, fiero soldato ed impareggiabile trascinatore di uomini,
autoritario ma insieme generoso, euforico nella buona sorte ma facile ad abbattersi nella cattiva…”
in questo modo Bastico ha descritto il collega tedesco nel suo diario, continuando “…si sentiva
comandante per vocazione, ma si sentiva più di tutto combattente, servendosi del comando per
guidare lui stesso i suoi uomini all’azione, di qualsiasi grado o reparto essi fossero stati … è
capitato sovente che di notte varcasse da solo i reticolati, inoltrandosi verso le posizioni nemiche
per esaminare di persona la situazione e valutare sul posto la possibilità di un attacco o di una
manovra … per ore nessuno ne sapeva più nulla ma ricompariva magari all’alba, bianco di polvere,
felice come un ragazzo al termine di un’entusiasmante avventura … i soldati ne subivano il fascino,
reso tra l’altro più immediato dal fatto che sembrava essere invulnerabile … nessun altro generale
sapeva guidare un attacco meglio di lui…” Dopo l’offensiva inglese scatenatasi tra il dicembre del
1940 e il febbraio del 1941, e successivamente nel dicembre di quest’ultimo anno, fu proprio
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TEMPLARI

grazie all’audacia e al coraggio di Rommel se le truppe italo-tedesche riuscirono a conquistare la


Libia nel 1942. Da questo momento il feldmaresciallo tedesco, galvanizzato dai successi, non volle
prestare orecchio all’invito di moderazione tattica consigliato da Bastico. Così, mentre gli inglesi
continuavano a ricevere rifornimenti, armi e carri Sherman e Grant dagli Stati Uniti, le speranze di
ricevere rinforzi adeguati si rivelavano ogni giorno più vane per gli alleati dell’Asse. Nonostante ciò,
Rommel continuò ad inseguire l’VIII Armata britannica verso l’Egitto, fino ad arrivare ad El
Alamein, a quasi cento chilometri da Alessandria. La partita sembrava ormai vinta e conclusa,
tanto che il 29 giugno del 1942 Benito Mussolini si recò in Africa, fermamente convinto di potere
entrare con il suo cavallo bianco in Alessandria nel giro di pochi giorni. Non fu così. I soldati
britannici comandati dal maresciallo Montgomery si riveleranno di li a poco ossi assai più duri del
previsto. Della controffensiva inglese fecero le spese soprattutto gli italiani della divisione
corazzata “Ariete” e i paracadutisti della “Folgore”. Come risulta non soltanto dal diario del
generale Bastico, riportato nel libro da Romersa, ad Al Alamein i nostri scrissero pagine di
autentico valore e di assoluta abnegazione ai doveri militari. Il 2 novembre del 1942, alle ore
15.30, il comandante della divisione “Ariete” lanciava un messaggio via radio al comando tedesco:
“Carri armati nemici hanno fatto irruzione a sud. Ariete accerchiata. Posizione a cinque chilometri
nord-ovest di Bir El Abd. L’Ariete combatte ancora…” Poi silenzio.

DOCUMENTARI

DA CHARTRES A ROSSLYN. ALLA RICERCA DELLA VERITA’


Gino Bertini
DVD. Durata 32 min. (d.e.n.s.)
(Irene Bo)

La verità è unica, immortale ed eterna e l’uomo, alla continua ricerca di essa, in accordo tra spirito
e ragione, può soltanto immaginarla, idealizzandola. Inizia così il nuovo lungometraggio dell’autore-
regista Gino Bertini che, dopo avere esplorato con la cinepresa il mondo dei Templari con
documentari “I Templari, monaci guerrieri” e “I Templari, misteri e leggende” ora si cimenta nella
descrizione di un altro aspetto legato a questi leggendari guerrieri: le cattedrali gotiche e il loro
simbolismo. Bertini cerca di leggere questi libri di pietra, nei quali sono nascosti segreti di sapienza
e di conoscenza, e parlano il misterioso linguaggio della mistica e della tradizione esoterica. Nella
seconda parte, il documentario si sofferma in maniera dettagliata sulle immagini della Collegiata di
San Matteo, vicino a Edimburgo, meglio conosciuta come la Cappella di Rosslyn. Vengono
evidenziati tutti i particolari di cui è ricca questa meravigliosa costruzione, tempio della spiritualità
e del misticismo, monumento commemorativo dell’Ordine del Tempio con una quantità di simboli
che continuano a turbare il sonno di storici e di esoteristi, e che affascinano la fratellanza
massonica ed i suoi membri che vi si recano da tutto il mondo per esaminarli con attenzione. Il
documentario in dvd è stato scritto, diretto e prodotto da Gino Bertini, al quale ci si deve rivolgere
per ordini o per informazioni (info: 0583.48296 e/o 3356658140. email: noginitinerbe@iol.it)

CINEMA

MARY
di Abel Ferrara
con Juliette Binoche, Matthews Modine, Forest Whitaker, Stefania Rocca
Usa-Italia 2005
(di Diego Di Giuseppe Stefanori)

Il concetto di base di questa pellicola è dei più scomodi in materia di religione. Riguardo lo
gnosticismo che, secondo certi indirizzi, sarebbe il modo più autentico di intendere la fede
cristiana. Abel Ferrara, attraverso una personale interpretazione dei vangeli apocrifi, traspone in
immagini cinematografiche l’idea che il divino sia insita in ogni essere umano, e che ogni persona
può diventare il salvatore di se stessa. Nel film, Marie è una attrice drammatica che, interpretando
il ruolo di Maria Maddalena, inizia a vivere una profonda crisi spirituale, la quale la spinge a
ripercorrere i passi del personaggio che interpreta per ritrovare se stessa. Ted, invece, è un
giornalista televisivo di successo che quando sta per perdere moglie e figlio trova in se la forza di
rivolgersi a Dio, ritrovando in se la sua scintilla divina. Le due storie narrate nella pellicola
sembrano volere focalizzare le difficoltà dell’uomo moderno a percorrere la strada della vita
contando soltanto sulle proprie forze interiori. L’interpretazione di Juliette Binoche è magistrale nel

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TEMPLARI

doppio ruolo interpretato, una bravura che latita negli altri attori del cast. La pellicola risulta
confusionaria e pesante, a tratti troppo documentaristica. Il merito del regista è comunque di
avere affrontato una questione attuale e toccante come la rivalutazione, sotto il profilo religioso e
storico, della figura di Maria Maddalena.

7 CHILOMETRI DA GERUSALEMME
di Claudio Melaponti
con Alessandro Etrusco, Luca Ward, Alessandro Haber, Rosalinda Celentano, Eleonora
Brigliadori
Italia 2006
(di Raf Trementino)

La pellicola è tratta dal romanzo best seller di Pino Farinotti, pubblicato dalle Edizioni Paoline e già
tradotto in otto lingue. E’ la storia di un quarantene in crisi di identità che ha perso lavoro, che è
stato abbandonato dalla moglie e dalla figlia, e che nonostante tutte le avversità riesce a vincere
un viaggio in Terra Santa. Va, e sulla strada per Emmaus, a pochi chilometri da Gerusalemme,
incontra un uomo vestito con una tunica, con i capelli lunghi e con la barba, che gli si presenta
come Gesù Cristo. Con lo sconosciuto il protagonista inizia un dialogo che lo porterà alla
rivalutazione della vita in genere, e di se stesso. Il Gesù di Melaponti, pur rispettando i canoni della
iconografia classica, è qui rappresentato come un uomo dal linguaggio contemporaneo, con gusti
moderni, scevro da aforismi e da parabole il quale ribadisce il messaggio cristiano di salvezza e di
pace per gli uomini di buona volontà.

***

ARTE

PAMELA VINCENTI. PRESENTAZIONE CRITICA


(di Armando Ginesi)

Cos’è un alfabeto? Una serie di disegni grafici che per convenzione vengono usati come
rappresentazione scritta delle parole e dei suoni di una lingua. Dunque un accordo tra individui per
significare qualche cosa. Anche la lingua è una convenzione, anch’essa è un accordo consistente in
modalità peculiari, decise da una comunità, di parlare e, in quelle alfabetizzate, anche di scrivere e
di leggere mediante sistemi ortografici. Infine, che cos’è la luce? Energia elettromagnetica. Tutto
vero, all’interno di una dimensione causale. Ma è sufficiente volersi (o sapersi) allontanare dalle
cose, innalzarsi verso una dimensione superiore, in direzione d’un cielo che è sempre più alto di
noi, quale che sia l’altezza che, umanamente, riusciamo a raggiungere, per cambiare radicalmente
il senso delle definizioni che abbiamo dato sopra. Allora l’alfabeto può diventare sì una serie di
disegni, ma in qualche modo autosignificanti, al di fuori d’ogni motivazione razionale, colti nella
loro qualità formale che nulla a che vedere con le parole e i suoni di una lingua. Un alfabeto
inventato, come quello di Pamela Vincenti pittrice, il cui scopo è di identificarsi non con questa o
con quella struttura linguistica, ma con le profondità del linguaggio, che è un tesoro individuale
capace di rapportarsi alla ricchezza senza confini dell’anima. Allora questi segni di un alfabeto
inesistente ma verosimile possono trasformarsi in luce, ma non in quell’energia elettromagnetica di
cui parla la fisica, bensì quella stupenda porzione della creazione di cui parla la “Genesi” (1.3)
allorché, narrando del primo giorno dell’organizzazione del Creato, scrive: “Iddio disse: sia la luce.
E la luce fu”. Una luce, dunque che diventa, anch’essa, impalpabile sostanza dell’anima. I segni

http://www.templari.it/index.php?option=content&task=section&id=6&Itemid=30 (6 di 8)22/05/2006 3.52.58


TEMPLARI

dell’alfabeto inventato ma verosimile, mimèsi del reale, si trasformano in luce, dunque in spirito
attraverso il fluire del tempo. Il quale, quando è reale, è anch’esso una convenzione costituita dal
succedersi irreversibile degli istanti, minuti, ore, giorni, mesi, anni, secoli e millenni. Ma che, nel
mondo superiore dell’iperuranio, sta invece immobile a rappresentare non a storia, ma la
metastoria, non il corso fluente, ma l’eterno immutabile. Segni alfabetici, luce, tempo come un
divenire che aspira all’immobilità: sono tutti elementi sui quali Pamela Vincenti organizza, ma nei
quali sa guardare fuori di se, verso quel mondo platonico delle idee che vive nelle dimensioni alte
dell’iperuranio, dove possono osare di guardare soltanto gli spiriti eletti.
***
Pamela Vincenti, è docente presso un istituto d’arte. Ha partecipato a più di cinquanta
esposizioni tra personali e collettive, ed ha esposto opere in prestigiose gallerie di Parigi e di Nizza,
di New York e di Cracovia, di Milano e di Roma, ed in altri centri minori. Cell. 347.3496571,
numero cui si potrà chiamare direttamente per ulteriori informazioni.

Tele disponibili per i lettori di “Informazioni Templari”

Titolo: entrambi “…con l’Angelo”


Anno: 2003 e 2004
Tecnica: oli su tela
Misura: cm. 80 x 110 e cm. 80 x 80 + cm. 80 x 80 (dittico)

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TEMPLARI

*****

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concetti. I quesiti avranno sempre
risposta, anche in via privata. Si
consiglia di non inviare lettre in
forma anonima, ma se richiesto

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saranno mantenute tali.

cerca... ***

Buongiorno signor Petromilli. Leggendo il


suo articolo dal titolo “Mala tempora
currunt”, comparso al numero 11 del
sito, mi viene da pensare se lei non sia
uno di quei elettori che ha scelto come
rappresentante al parlamento italiano il
signor Roberto Calderoli. Lei stigmatizza
l’indecoroso atteggiamento, laddove
“indecoroso” è mia espressione, dell’ex
ministro che concerne l’esibizione della
maglietta come un atto goliardico, ma
assolve a pieno titolo il di lui
atteggiamento politico, come viene da
capire dai concetti, d’altronde opinabili,
da lei espressi nello stesso articolo.
(Giuseppe Argento - email)

La presa di posizione da voi assunta


contro il ministro Roberto Calderoli non
mi sembra appropriata ai tempi e alle
circostanze. Nessuno in Italia ha preso
una posizione decisa contro gli
extracomunitari islamici la loro
prepotenza che dimostrano verso il
nostro paese, le nostre leggi e la nostra
religione ad eccezione di Calderoli.
(Gianfranco Buson - email)

A proposito del suo editoriale (“Il fatto”,


Informazioni Templari n.12, nds.), signor
Petromilli mi faccia la sacrosanta
cortesia, dal momento che non si sente
in dovere di entrare in merito, di
continuare a restarne fuori, curi il suo
sito con intelligenza e lasci perdere
l’attività di opinionista. Non le si addice.
Continui a curare il suo sito, nella
speranza che qualcuno vada o più
miseramente ci transiti, come è capitato
a me ricercando malauguratamente
informazioni sui Templari, con mia figlia,
da inserire nella sua ricerca di storia.
Davvero, mi creda, si dedichi ad altro.
Firmato: una persona né di destra né di
sinistra ma sicuramente illuminata, non
certamente da Silvio Berlusconi,
tantomeno dai suoi adepti. Non capisco

http://www.templari.it/index.php?option=content&task=section&id=7&Itemid=28 (2 di 12)22/05/2006 3.53.10


TEMPLARI
cosa c’entri Dio in tutto questo. Non mi
aspetto una risposta, perché tanto la
leggerei.
(anonimo - email)

Dottor Petromilli, ho letto l’articolo dal


titolo “Cinque buone ragioni per non
votare sinistra”. Sono completamente
sintonizzato sulle sue idee, ma mi chiedo
se non abbia l’idea di diventare un
“Emilio Fede” dei Templari. Complimenti
per il lavoro.
(Marino Giacaloni - email)

Signor Petromilli, la ringrazio per avere


indicato in poche righe sentimenti di
fede, di patria e di religiosità che
dovrebbero appartenere ad ogni buon
cittadino. Non ho seguito il suo consiglio,
dato che ho votato per l’Unione del
professor Prodi, essendo per tradizione
famigliare comunista, alla quale non mi
sono sentita di voltare le spalle, ma ho
apprezzato molto quello che ha scritto.
(Luisa Maria Marchesoni - email)

Ho apprezzato molto il suo articolo dal


titolo “Cinque buone ragioni per non
votare sinistra” comparso di recente
sulla sua rivista informatica. Non
credevo che “i templari” avessero questi
sentimenti politici!
(Fausto Danzella - email)

In riferimento ai vari articoli compresi in


codesto portale, gradirei conoscere quali
sono le condizioni sociali e religiose in
cui versano i nostri correligionari nei
paesi arabi coinvolti della guerra.
Ringraziando, esprimo complimenti per il
sito.
(Sarina Nonno - email)

Vorrei conoscere la vostra idea sulla


vicenda giudiziaria dello storico nazista
David Irving, poichè in molti articoli
pubblicati avete parlato di nazismo e di
SS. La mia non è una presumibile
polemica, ma solo curiosità per una
vicenda che mi ha appassionato e sulla
quale gradirei un ampliamento da parte
di un sito storicamente accattivante e
che seguo fino dalle prime battute.
Grazie della disponibilità.

http://www.templari.it/index.php?option=content&task=section&id=7&Itemid=28 (3 di 12)22/05/2006 3.53.10


TEMPLARI
(Antonio Brugherio - email)

Ne “Il fatto”, articolo a tua firma “Et in


Arcadia ego”, tu affermi che ”il dipinto di
Guercino potrebbe avvalorare l’ipotesi. Si
tratta del foro presente sul cranio
accanto ai pastori … il buco starebbe a
sottolineare la santità della persona a cui
sarebbe appartenuto il teschio”. A me
però risulta che quello che a prima vista
appare un foro altro non è che una
mosca. Certo di una tua precisione, ti
invio i migliori saluti.
(Franco Ceccarelli - email)

Mi riferisco all’articolo a firma del


curatore redazionale su “Il fatto” numero
12, dal titolo “Cinque buoni ragioni per
non votare sinistra”. Non sarebbe meglio
che ogni forma di politica resti fuori dal
contesto di un portale di storia
medievale e affini? Cosa si cerca di
dimostrare con questi articoli? E in modo
particolare a chi giova? Grazie per una
esatta risposta.
(Luigi Amadio - email)

Gentile signor Petromilli, le scrivo per


soddisfare una mia curiosità e credo che
lei potrà accontentarmi. Parlando con
degli amici, sono venuta a sapere che
esiste in America un Ordine di Venerdì
che ha diramazioni nel mondo e in
Piemonte. Ho cercato in internet, ma non
ho trovato nulla di interessante in
merito. Lei ne sa qualcosa? Se sì, me lo
fa sapere? Grazie e complimenti.
(Emanuela Fiorino - email)

Risponde il curatore

* Il signor Argento si sbaglia. Con tutto


il rispetto che ho per i sostenitori della
Lega Nord, non sono annoverabile nel
computo dei suoi elettori. Parlando in via
generale, di questa formazione partitica
ammiro l’impegno in difesa della
cristianità in Italia ed in Europa, anche
se temo che non tutti i leghisti ne
conoscano con precisione le ragioni
http://www.templari.it/index.php?option=content&task=section&id=7&Itemid=28 (4 di 12)22/05/2006 3.53.10
TEMPLARI
culturali e le motivazioni tradizionali.
Non accetto invece le nozioni di “popolo
padano” e di “Padania”, ai miei occhi
entità puramente astratte e del tutto
inesistenti sotto il profilo politico.
Partendo da simile presupposto leghista,
qualsiasi popolazione dislocata all’interno
dei confini nazionali dovrebbe anch’essa
costituire un’entità a se stante, quando
invece molteplici vicende storiche ed
antropologiche hanno dimostrato (anche
antecedentemente alla guerra del 1915-
1918) l’unitarietà delle popolazioni che
vivono nella nostra penisola, isole
comprese. L’ostentazione di questo
concetto, che in sostanza si risolve in un
mero slogan di propaganda, mi sembra
che costituisca una lesione alla civiltà e
alla identità nazionale e quindi dello
Stato italiano stesso. Un tempo, se bene
ricordo, i leghisti avevano anche
auspicato la secessione dal resto
dell’Italia. La rivolta aveva costituito
addirittura un progetto politico volto
all’emancipazione da “Roma” considerata
“ladrona”. Siffatto “celodurismo” leghista
ancora non mi va giù. Personalmente
dissento anche dalla introduzione nel
sistema politico amministrativo italiano
della così detta “devoluzione”,
fortemente ribadita e introdotta dalla
Lega Nord, essendo personalmente un
convinto propugnatore della centralità
dei poteri dello stato.

* Signor Buson, attenzione a non fare


diventare Calderoli un martire cristiano,
perché non ne ha avuto la stoffa, né ce
l’ha. A mio parere, attaccare così come
ha fatto l’ex ministro il sentimento dei
fedeli di diversa religione è
completamente errato non soltanto per
motivi di ordine religioso ma anche di
ordine pratico, innanzitutto a causa della
mentalità dei mussulmani.
Differentemente da noi, la stragrande
maggioranza di essi considera il culto
una motivazione di vita, tanto che
irriderlo non è motivo di satira, ma un
grave affronto. Peraltro è deplorevole
per una persona civile non ammettere i
valori delle convinzioni religiose altrui.
Calderoli avrebbe fatto meglio mettere in
evidenza i valori della nostra fede
http://www.templari.it/index.php?option=content&task=section&id=7&Itemid=28 (5 di 12)22/05/2006 3.53.10
TEMPLARI
piuttosto che tentare di ridicolizzare
un’altra. A me sembra che una risposta
veramente responsabile agli attacchi
indubbiamente in atto contro l’italica
cristianità siano affatto gli sberleffi dei
leghisti, ma un comportamento tendente
alla valorizzazione della propria identità
di italiani e di cristiani. Concetto che si è
dimostrato fuori dalla lunghezza d’onda
intellettuale dell’ex ministro. Inoltre, con
quella sua gag malandata il tipo ha
rischiato di produrre guai maggiori di
quelli che erano già capitati, di offrire
ulteriori appigli per compiere atti
sanguinosi contro i nostri correligionari
presenti nei paesi mussulmani, di
consentire ai maomettani di fare le
stesse cafonerie ancor più di quanto non
abbiano già fatto. Calderoli ha soltanto
allargato il serbatoio delle ostilità delle
popolazioni islamiche verso i cristiani e
verso la cultura occidentale. Sarebbe
stato meglio che al posto di cercare di
mostrare alle telecamere la maglietta
con su stampato il Profeta, il ministro
l’avesse lavata dall’unto che ricopre molti
sedicenti ed imbarazzanti cristiani.

* A prescindere che non trovo


giustificato sentirmi dire cosa devo e
cosa non devo scrivere a “casa mia”,
all’anonimo lettore devo
necessariamente fare due appunti. Uno
di carattere generale e l’altro personale.
Il primo. Evidentemente il signore, oltre
a conoscere poco la lingua italiana (ho
aggiustato grammaticalmente la sua
lettera), non ha capito ancora nulla del
senso della vita e dei suoi valori. Il che è
molto peggio di avere frequentato male
le scuole medie. Lo dimostra la sua
esclusione del concetto di Dio in seno a
valori connaturati nell’animo umano,
quali famiglia e senso di appartenenza
sociale (patria), sulla difesa dei quali il
mio articolo era sostanzialmente e
garbatamente fondato. Non credo
tuttavia che l’interlocutore si sia sfogato
soltanto contro di me che non condivido
le idee delle quali lascia intendere di
essere sostenitore. La reazione sembra
invece sottointendere la stizzita reazione
di un gruppo di compagnucci di sagrestia
appartenente ad una ideologia precisa.
http://www.templari.it/index.php?option=content&task=section&id=7&Itemid=28 (6 di 12)22/05/2006 3.53.10
TEMPLARI
E’ troppo insinuante e cattiva per essere
parto di un illetterato, a meno che la
perfidia non superi la sua ignoranza.
Questo intervento sottintende una fine
venatura di ipocrisia. Difatti
l’interlocutore sostiene di essere capitato
nel sito casualmente, anzi:
malauguratamente. Quanto sostiene non
è però attendibile se afferma che la
funzione di opinionista non mi si addice.
Dicendo questo sottintende di avere già
letto in precedenza almeno un mio
scritto, dunque di avere già visitato il
sito sul quale sputa. Circa il mio feeling
con il Silvio nazionale, beh, questo è
proprio in mente Jovis! Per quanto può
contare la mia opinione politica, non ho
mai valutato positivamente Berlusconi.
In particolare modo il berlusconismo
nella morale, nei costumi sociali e nella
cultura che propone. Il secondo appunto
è che “Informazioni Templari”, portale
nel quale l’interlocutore si è “imbattuto”,
non hanno bisogno di lettori di
quest’ordine, né tanto meno di fare o di
avere “adepti”. Pertanto, signor mio,
vada pure a quel paese e, soprattutto, ci
rimanga.

* A Marino Giacaloni, mio vecchio


sodale di militanza politica, ho già
risposto in privato rallegrandomi di
averlo risentito dopo tanti anni. Inoltre
l’ho assicurato che non ho la minima
intenzione di imitare Emilio Fede.
D’altronde il personaggio mi è
cordialmente antipatico. Infatti ho
allergia verso persone che mi appaiono
ambigue: non ho ancora capito se Fede,
il “pèccio” (slang anconetano che indica
un tontolone), lo è veramente o ci fa.

* Le lettere di Marchesoni e di Danzella


mi ripagano delle critiche ricevute, che
ho riportato sopra. Devo correggere
tuttavia il signor Fausto, dicendogli che i
sentimenti dell’articolo non sono “dei
templari” (ovvero dei neo templari, che
ovviamente non conosco ad uno ad
uno), ma soltanto un’esternazione
personale in un momento significativo
della vita nazionale.

* Signora Nonno, esistono fonti più


http://www.templari.it/index.php?option=content&task=section&id=7&Itemid=28 (7 di 12)22/05/2006 3.53.10
TEMPLARI

autorevoli cui rivolgersi di quelle che noi


le possiamo fornire. Per quanto
personalmente conosca, la “Caritas”
internazionale ha più volte denunciato le
condizioni miserevoli in cui versano i
cristiani in Iraq, dalle quali si desume
che per gli oltre ottocentomila nostri
correligionari, l’unica soluzione sarebbe
quella di lasciare il paese. Tra questi,
sono circa duecentomila quelli che hanno
già fatto domanda di asilo politico al
Libano, alla Giordania e alla Turchia,
mentre sono centocinquantamila quelli
che sono già riusciti a fuggire. La
minoranza cristiana ancora in territorio
iracheno vive in condizioni
estremamente insicure. E’ braccata e
subissata da gruppi estremisti
organizzati, è stata costretta a chiudere
le proprie attività di lavoro. I cristiani in
Iraq sono in maggioranza caldei
(cristiani di rito egizio), etnicamente
discendenti dalla popolazione assira.
Meno numerosi sono, in ordine
decrescente, i cristiani siro-antiocheni e
gli armeni, i cattolici, gli ortodossi e i
protestanti (in prevalenza evangelici). Lo
scorso anno, nei tredici centri della
“Caritas” e nei sei della “Mezzaluna
Rossa” presenti in Iraq, sono stati curati
circa ventitremila bambini cristiani
denutriti al di sotto dei dodici anni, e ne
sono stati sepolti cinquanta tra quelli
morti per violenze o di stenti. Secondo la
“Caritas” internazionale, fino ad ora è
stato scarso l’aiuto fornito in materia di
richieste di asilo politico da parte
dell’”Alto Commissariato per Rifugiati”
delle Nazioni Unite. Libano e Giordania
hanno ospitato finora soltanto centomila
iracheni cristiani che hanno richiesto
asilo politico, mentre in Turchia la cifra
delle accoglienze è stata molto più
ridotta, aggirandosi nell’ordine di circa
due migliaia. La “Caritas” si sta
occupando di loro per quanto può fare.
Fornisce aiuti economici alle famiglie più
povere e cure mediche, assiste e media i
rapporti con le ambasciate e con le
autorità. Nonostante questi aiuti, molti
cristiani sono costretti a lavorare in
condizioni deplorevoli e precarie.
Tuttavia a me sembra che sia meglio
vivere da poveri in paesi relativamente

http://www.templari.it/index.php?option=content&task=section&id=7&Itemid=28 (8 di 12)22/05/2006 3.53.10


TEMPLARI
sicuri, che essere sconvolti dal terrore
dentro i confini dello stato iracheno.

* Al signor Brugherio confesso che le tesi


storiche di Irving non mi interessano più
di tanto: il nazismo e il tamtam che lo
contorna mi incuriosiscono soltanto per
gli aspetti esoterici e in relazione agli
ordini cavallereschi del passato. Al
contrario, mi colpisce il modo in cui è
stata gestita la vicenda giudiziaria che
ha visto coinvolto questo discusso
storico. Già è un fatto indecifrabile che si
sia fatto arrestare quando poteva ancora
tranquillamente dire stupidaggini nel suo
paese. I tre anni di reclusione ai quali è
stato condannato da una Corte d’Assise
di Vienna mi sembra un fatto incredibile,
impensabile per un paese di costumi
civilissimi come l’Austria. Infatti le sue
tesi negazioniste della shoa,
costituiscono a tutti gli effetti soltanto
suoi personali convincimenti. Ai giudici
viennesi non è bastato che Irving non
abbia mai fatto apologia del
nazionalsocialismo, che abbia ritratto i
suoi pareri in pubblico e che porti egli
stesso un cognome ebreo e, sebbene
abbia espresso teorie deliranti, sia pur
sempre uno studioso che in altre
occasioni s’è reso autore di apprezzabili
ricerche e di profonde analisi. Irving è
andato in galera per essere incorso in un
reato di pensiero, uno di quelli banditi da
ogni codice di legge europeo, anche se
profondamente lesivo della dignità del
popolo ebreo. Riguardo la vicenda di
David Irving mi fa specie il fatto che in
Europa, terra della tolleranza e della
emancipazione, le opinioni personali
portino in prigione. Mi provoca fastidio il
fatto che in Europa, mentre non sono
contemplati come reati l’apologia di
massacratori come Stalin, Mao Tze Tung
o Polpot, o l’esaltazione di personaggi
politici brutali come Lenin, Fidel Castro o
Ernesto che Guevara, ci si dimostri
invece inflessibili nei confronti di chi,
senza operare violenze, ha raccontato le
proprie idee sbagliate.

* Ceccarelli ha ragione da vendere. Da


parte mia si è trattato di una deprecabile
svista. Con il mio errore svanisce un
http://www.templari.it/index.php?option=content&task=section&id=7&Itemid=28 (9 di 12)22/05/2006 3.53.10
TEMPLARI
ulteriore, possibile, elemento di
decifrazione della frase “Et in Arcadia
ego” relazionata ai fatti di Rennes le
Chateau. Consiglio chi avesse presso
spunto dal mio scritto per ulteriori
ricerche, di abbandonare l’indicazione e
ringrazio l’amico Ceccarelli, attento
studioso jesino di cose templari (mia
coscienza critica da sempre: non mi ha
fatto mai passare una pulce dalla
serratura) per l’attenzione e per la
segnalazione. La mosca del Guercino non
altera però la realtà della pratica dei fori
sulla fronte di personaggi deceduti in
odore di santità.

* Signor Amadio, con l’articolo da lei


citato non ho avuto la pretesa
dimostrare qualcosa che possa apparire
strano. Politica su questo sito non
intendo farla. In troppi già troppi ne
fanno e, come lei afferma giustamente,
non porterebbe ad alcun risultato
considerando gli interessi culturali che
uniscono i nostri lettori. Ma con quel
fondo sono voluto entrare nel contesto
della politica spicciola in prossimità, del
tutto occasionale, della ventura
consultazione elettorale nel nostro
paese. Ho inteso scriverlo unicamente
perché ne ho avvertito l’esigenza
morale, forse istintiva, nei confronti di
quelli che seguono il sito dicendo
esattamente ciò che pensavo, al di là di
come gli elettori avrebbero potuto
esprimere le loro preferenze. Del resto
ritengo che il mio suggerimento di voto
abbia fatto poco testo, giacché considero
tutte le persone dotate di convincimenti
propri che prendono forma soprattutto in
queste occasioni.

* Signora Fiorino, è singolare leggere e


rispondere a lettere di persone come lei:
quando mi si scrive per richiedere
informazioni, improvvisamente da “acido
e sprezzante”, come sono stato da altri
definito, divento improvvisamente
“gentile signore”! E’ un dato costante,
che a me sembra travalichi il semplice
caso o le semplici norme, bene accette
come le sue, di cortesia. Non conosco
l’”Ordine di Venerdì” americano. Ma la
sua domanda mi ha incuriosito non poco.
http://www.templari.it/index.php?option=content&task=section&id=7&Itemid=28 (10 di 12)22/05/2006 3.53.10
TEMPLARI
Così pensando e ripensando a chi o
perché fosse venuto in testa di affibbiare
un nome così strano ad un ordine, mi è
balenato alla mente che esiste
un’organizzazione religiosa che si chiama
“Chiesa di Freitag”, dal cognome del suo
fondatore Alexander Freitag, un signore
svizzero che sul finire del XIX secolo si
faceva chiamare “profeta degli ultimi
tempi”. La parola freitag in lingua
tedesca significa venerdì, così che è
probabile, ma non verosimile, che i suoi
amici si siano riferiti a questa
organizzazione. Tuttavia non è un
“ordine”, ma una Chiesa vera e propria
denominata segnatamente “Chiesa del
Regno di Dio”, alias “Associazione
Filantropica degli Amici dell’Uomo”. E’
stata fondata nel 1919 o nel 1920 in
Svizzera. Ha avuto diffusione soprattutto
negli Stati Uniti d’America. Nel nostro
paese è diffusa soprattutto in Piemonte
grazie alla predicazione del torinese
Sebastiano Chiardola, credo defunto una
decina di anni fa. Non conosco con
precisione i presupposti teologici su cui si
fonda la congregazione. So solo che i
suoi membri predicano l’avvento della
fine dei tempi e la successiva
instaurazione di un regno divino di
giustizia.

***

E' attivo il nuovo sito internet del S.


M.T.H.O.
http://web.cheapnet.it/smtho/

Per informazioni rivolgersi alla


Gran Precettoria d'Italia:

http://www.templari.it/index.php?option=content&task=section&id=7&Itemid=28 (11 di 12)22/05/2006 3.53.10


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tel. 06.58203750 - e.mail -


smtho@tiscalinet.it

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