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A G D G A D U MASSONERIA UNIVERSALE

Coraggio, Giustizia, Silenzio Libertà, Uguaglianza, Fratellanza

Ser Gran Loggia Nazionale Italiana


degli Antichi, Liberi ed Accettati Massoni ®
Storica Comunione di Piazza del Gesù
Legittima Discendenza di Saverio Fera a/p 1908 ®

Il Gran Maestro

Gent.ma Signora
via e-mail a: Dott.ssa LAURA GNOCCHI
segreteria_venerdi@repubblica.it Direttore de “Il Venerdi di Repubblica”
Via Cristoforo Colombo, 90
00147 ROMA (RM)

Gentilissimo Direttore,

abbiamo avuto l’opportunità di leggere l’articolo a firma dell’Egr. Signor Alberto Custodero – Vs. numero
951 del 9 Giugno 2006 – dal titolo “La Signora con il compasso nella loggia delle nove religioni”, e al
riguardo intendiamo offrire degli elementi e delle chiavi di lettura che, a nostro avviso, potranno
sostenere una più completa informazione per i Vostri Lettori, nell’interesse dei quali riteniamo che
l’informazione stessa debba essere offerta in modo oggettivamente apprezzabile: diversamente,
l’eventuale carenza potrebbe divenire possibile matrigna della parzialità e della confusione.

In questa sede - non intendendo noi entrare in una querelle che riconduca all’essenza stessa della
Massoneria e del modo in cui si debba operare per poter essere reputati dei “veri” Massoni - intendiamo
prescindere da quei concetti cardine di “regolarità” che presiedono ai Lavori di ogni componente
massonica ancorché regolarmente costituita, rammentando solo che la Massoneria ha sì purezza
ideologica e solidi principi universali ma ha anche delle norme ben precise la cui osservanza è unica e
insostituibile guida ad ogni attività – per l’appunto – regolare. Il rispetto di tali norme canoniche –
antiche quanto la Massoneria stessa, e quindi non di oggi né di ieri, né ad personam – fa in ogni caso la
differenza tra gli “ortodossi” (e quindi, regolari) e i “non ortodossi” (e quindi irregolari: vuoi per
strumentale e comunque irregolare interpretazione/applicazione di norme e statuti; vuoi per scorrette
mescolanze tra componente maschile e femminile; vuoi per insanabili confusioni tra Ordine e Rito: al
riguardo citiamo tra tutti un disposto del Convento Massonico di Losanna del 1922, mai abrogato, in cui si
ribadisce che “non possono esistere – quindi, sono irregolari – miscugli di Governi Rituali e di Governi
Simbolici”).

La differenza tra “ortodossi” e “non ortodossi” è quindi la medesima che sta tra il “bianco” e il
“nero”: così non contemplando quelle zone di “grigio” - ovvero, quella delle “mezze misure” - tanto care
a quanti operano con costante irregolarità in un confusionario “fai-da-te” nel cui contesto gli unici a
pagarne le conseguenze sono quanti credono con schietto fervore nell’Ideale Massonico.

In ogni caso, anteposti dei fondamentali chiarimenti d’ordine generale, è nostro interesse chiarire
come la Famiglia che all’atto ho l’onore di rappresentare, per proprio esclusivo patrimonio storico e
culturale nonché per intangibile e inequivoco indirizzo esoterico e massonico, sia un’Istituzione
eminentemente Scozzese, in quanto i Fratelli ad essa appartenenti, esaurita la crescita nei primi tre gradi
dell’Ordine Simbolico, praticano innanzitutto quando non esclusivamente il Rito Scozzese Antico ed
Accettato. Altresì riteniamo altrettanto utile sottolineare che la nostra Gran Loggia è ben conosciuta per
la propria alacre, proficua, costante e regolare presenza nel contesto nazionale e internazionale della
Massoneria Azzurra. Detta Gran Loggia - così come in epigrafe indicata – è stata sempre positiva
protagonista delle più importanti pagine della Storia della Massoneria Italiana, pur se non si può che
prendere amaramente atto che il contesto nazionale è percorso da un affannoso e acceso travaglio,
essendo lacerato da tali e tante divisioni e frammentazioni che ormai l’identificazione certa di
raggruppamenti indubitabilmente regolari è talmente complessa che dall’estero preferiscono non offrire
ad alcuno uniche patenti di regolarità e/o riconoscimento. Per cui ciascuno opera discrezionalmente,
allacciando rapporti con chi può e come può: comunque a detrimento dell’Idealità Massonica, frantumata
e frastagliata quando non malamente rappresentata.
La nostra vocazione storica è sempre stata quella di lavorare per la ri-unione di tutti i
Fratelli,specie se appartenenti a quelle componenti sane, omogenee e compatibili che, per somigliante
percorso nel solco della Tradizione, sono in un qualche modo riconducibili a quelle comuni radici
rappresentate e racchiuse dall’antico toponimo di “Piazza del Gesù”. Qui – al civico 47 – ebbe storica
sede l’unica Massoneria Italiana in possesso dei crismi di regolarità e dei riconoscimenti ufficiali delle
Potenze Massoniche internazionali: nella realtà dei fatti, a detto toponimo o ad assonanze a esso
somiglianti, aspirano ricondursi direttamente e/o indirettamente almeno una novantina di
raggruppamenti, tra gli oltre trecentocinquanta che, a vario titolo (sic!), hanno visto la luce nella nostra
amata Patria; dal micro al macro, oggi anche con il supporto amplificante dei dati troppo sovente
mistificati e mistificanti contenuti in molte pagine web.

Va subito detto che proprio la riconducibilità al toponimo – e quindi a un preciso momento nello
spazio-tempo della Storia della Massoneria Italiana – nasconde in realtà il tentativo di fregiarsi del diritto
ad un appellativo, e quindi a un titolo, che solo la continuità ovvero una reale genitura possono offrire.
Infatti, agli occhi della Massoneria internazionale “Piazza del Gesù” continua ad essere quella Massoneria
Italiana che in realtà riconduce alla Storia, allo stesso manifesto desiderio che si pervenga a una
inversione di tendenza che palesi unioni anziché separazioni. L’attaccamento al toponimo, al nome di
una villa o di un palazzo, è peraltro ormai diffuso e radicato: segno che, fatto salvo tutto ciò che presiede
alla storicità, i più temono che la sola indicazione del proprio titolo distintivo (prosaicamente assimilabile
ad una “ragione sociale”) non sia sufficiente per una identificazione immediata.

Proprio su questo dettaglio – fondamentale, anzi: esiziale – si perdono i più; ma il loro perdersi
rasenta e talvolta travalica la malafede. La pretesa di una riconducibilità storica nel proprio biglietto da
visita è un’occasione troppo ghiotta per farsela sfuggire: inoltre, è un sicuro viatico per una più agevole
campagna di “reclutamento”, specie verso chi di Storia della Massoneria ne conosca ben poco e si fidi
troppo dei suoi “saggi” interlocutori.

Veniamo ora al nocciolo della questione. Non può definirsi “obbedienza” – e quindi con espresse
caratteristiche di deferenza, ossequio, osservanza, subordinazione e ubbidienza ad altra entità che viene
riconosciuta anche gerarchicamente superiore e dalla quale di fatto si dipende – chi in realtà è autonomo
e indipendente nella propria gestione, né ne risponde ad altri. D’altro canto, discorso ancora più
delicato è quello di quanti si qualificano “discendenza” – e quindi “discendenti” da qualcosa o di qualcuno
-: in questo caso l’obiettiva citazione del Vocabolario della Lingua Italiana (Devoto-Oli) aiuta a meglio
comprendere. Su tale testo leggiamo: alla voce “discendente” (chi segue nel tempo una generazione,
nell’ambito delle stessa famiglia); alla voce “discendenza” (la serie di coloro che si succedono nel tempo
provenendo da un capostipite o da un nucleo familiare); alla voce “discendere” (provenienza da un
discendente nell’ambito di una famiglia o di una stirpe); alla voce “famiglia” (gruppo di persone legate da
vincoli ideali o affettivi o riconducibili ad una stessa fisionomia spirituale o fisica).

A cosa conduce quanto sopra evidenziato? Semplicemente al fatto che quanti si allontanano
volontariamente da una gruppo (spezzando così tanto il vincolo ideale che quello affettivo, oltre che a
quello di appartenenza), o – ancor peggio - vengono allontanati/cancellati/espulsi da detto gruppo (in
quanto ne hanno trasgredito le regole, recando offesa e quindi umiliando il vincolo ideale e affettivo
nonché quello di appartenenza), non ha diritto alcuno di potersi fregiare – cosa che, chiaramente, viene
invece fatta per motivi di comodo: in quanto la citazione dell’ipotetica provenienza aiuta a darsi credito -
di essere “discendente” o tantomeno “obbediente” o parte della originaria “famiglia” (cui non lo lega
alcuna “eredità” diretta o indiretta, tale da potersi ricondurre ad una consanguineità certa, ad una sorta di
DNA comune).

Proprio per questi motivi, allorché il Generale Giovanni Ghinazzi dopo una serie di forti
contrapposizioni ebbe a trovarsi fuori dall’originario gruppo – la Comunione Italiana di Piazza del Gesù,
dove il termine Comunione Italiana fu coniato allorché a ridosso della Seconda Guerra Mondiale venne
ricomposta, con una unificazione, la prima diaspora maturata nel 1908 tra i Massoni Italiani –, vi furono
una serie di contestazioni anche di natura legale promosse dagli Alti Dignitari che allora guidavano Piazza
del Gesù – Tito Ceccherini, Francesco Bellantonio, Piero Piacentini, Giovanni Palaja, Augusto Picardi –
circa l’utilizzo allora ritenuto illegittimo e illecito del definirsi, da parte degli uscenti, “discendente” o
“obbediente”, o tout-court “Piazza del Gesù”. Va pure aggiunto che proprio da quel periodo in poi, il
termine “comunione” e quello di “obbedienza” entrarono a far parte - nell’ampio quanto improprio senso
di “comunità”, “famiglia” - di quanto veniva mutuato per somigliare all’unico e originario gruppo di Piazza
del Gesù: situazione che ancor oggi viene utilizzata per produrre equivoca confusione.

I documenti attestano che a seguito della nettissima divaricazione venutasi a creare all’epoca, e
tale da sfociare nei citati contrasti giudiziari, il gruppo di Iniziati legati al Gen.le Giovanni Ghinazzi da
allora ebbe ad operare sotto il nuovo titolo di “Gran Loggia d’Italia degli ALAM” (acronimo che sta
per Antichi Liberi Accettati Muratori), mentre tutti gli altri Fratelli dai quali si erano distaccati
continuarono la loro attività a Piazza del Gesù: nella loro Comunione Italiana, nella loro unica Casa, nel
contesto della loro storica e insostituibile Famiglia. In quel contesto, il Gen.le Ghinazzi – che assunse il
ruolo di Gran Maestro del neo-costituito raggruppamento - ed i suoi, determinarono di volersi e potersi
ricondurre in qualche modo alla loro provenienza ante-separazione, così aggiungendo il distintivo di
“Obbedienza di Piazza del Gesù” a quello della Gran Loggia in questione.

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Ci sia consentito di evidenziare in questa sede – dando così una notizia esclusiva, mai resa
pubblica – come alle Alte Gerarchie che allora presiedevano la nostra Famiglia, pur avendo esse
effettuato una doverosa schermaglia di posizione, l’esistenza di un’entità che si definisse “obbediente” di
Piazza del Gesù non turbava. Anzi, il tutto venne valutato in un’ottica strategica anche alla luce dei
riflessi esterni della vicenda: non va infatti dimenticato che ogni e qualsivoglia riconoscimento che allora
vantava Piazza del Gesù, lì rimase e nulla venne scalfito dal neo-costituito raggruppamento. Anche
perché le metodiche operative erano diverse e anzi si rivelarono del tutto opposte l’una all’altra: Piazza
del Gesù proseguì ad operare in modo ortodosso, mentre l’altro gruppo ritenne di avviarsi su percorsi
diversi circa i quali non mi permetto di formulare alcuna valutazione, rispettando in ogni caso le scelte
iniziatiche di coloro che personalmente considero miei Fratelli.

Per onestà di cronaca, dobbiamo anche evidenziare come nel tempo le contrapposizioni tra i due
contesti ebbero a mitigarsi, per stabilizzarsi su di un piano di reciproco rispetto, evidenziato – al momento
della rispettiva scomparsa dei Gran Maestri Francesco Bellantonio, prima, e Giovanni Ghinazzi, poi – da un
doveroso e schietto scambio di messaggi di cordoglio da parte delle rispettive Gran Logge.

Il nostro distinguo odierno - che porgiamo alla Sua cortese attenzione, Gent.mo Direttore - è per
evidenziare come la nostra Famiglia abbia il carattere della “unicità”, così come in realtà è l’unica a
proseguire l’attività nel solco della Tradizione Iniziatica e della Storia della Massoneria Italiana, potendo
vantare non solo l’ortodossia del proprio procedere ma in special modo una mai cessata continuità di
vincoli ideali, affettivi e anche di discendenza nella stirpe. Massoni, dunque, nell’Ideale e nel sangue:
Massoni appartenenti alla Storica Comunione di Piazza del Gesù; così immensamente ricchi di Storia, ma
anche tanto segnati dalla stessa Storia che talvolta ci ha piegati, ma non spezzati, come un maleficio che
ci abbia voluti tenere separati, oltre le reali volontà dei singoli.

Siamo stati sempre avanguardia intelligente, vigile, razionale e discreta di tutte le tematiche e
problematiche – massoniche e sociali - che si sono dipanate nel corso degli anni: e questo è il nostro
maggior vanto. Gli artefici di questo vero e proprio tributo, anche antecedentemente alla famosa data
del 1908, della cui costante presenza interna siamo gli unici che possano fregiarsene, vanno da Saverio
Fera ad Adriano Lemmi, da Raul Vittorio Palermi a Carlo De Cantellis, da Placido Martini (martire alle Fosse
Ardeatine insieme ad altri due nostri Fratelli) a Piero Piacentini, da Tito Ceccherini ad Augusto Picardi, da
Francesco Bellantonio a Vittorio Colao, da Damiano Mazzola a Giovanni Battista Pagano, da Ubaldo
Caldarelli ad Angiolo Masi, da Guglielmo Ventre a Gregorio Baccolini, da Letterio Rando a Fabio Carapelle.

Il tutto, non ignorando il Nobile e cospicuo Contributo comunque offerto alla Nobile Causa Massonica
– nel suo contesto complessivo - da altri Illustri Gentiluomini.

Questa progressione di ragionamenti – Illustre Direttore, Dott.ssa Laura Gnocchi - pone in rilievo
come il Vostro Egregio Articolista, il Signor Alberto Custodero, non possa semplicisticamente definire
“Piazza del Gesù” il raggruppamento massonico cui si fa esplicito riferimento anche fotografico
nell’articolo in questione e le cui iniziative ispirano lo stesso.

In verità, meriterebbe un commento anche la sorta di eccezionalità data al taglio della cronaca degli
eventi: la Massoneria, attraverso il libero associazionismo e specie nella moderna Società, rappresenta un
caposaldo a tutela di ogni dignità sociale, in special modo nella proiezione di un domani affrancato da
egoismi e divisioni e proteso ad un abbattimento di frontiere, anche ideologiche. I suoi principi –
d’ordine morale, etico e sociale – trovano le proprie radici nella notte dei tempi e sono sicuro e saldo
legame spirituale con Dio.

L’attualità e la validità dei principi massonici nel mondo contemporaneo, la delicatezza di una fase
storica costellata di violenze e difficoltà socio-economiche, come pure ancora contrassegnata dal mancato
rispetto dei diritti umani, dalla disparità di trattamento e di prerogative tra i due sessi, dalla difficoltà di
poter liberamente esercitare il proprio diritto di culto, dallo sfruttamento dei minori, dagli integralismi
politici e religiosi, vede impegnata tutta la Massoneria: rientrando tutto ciò nell’ordinarietà e non nella
extra-ordinarietà dei propri principi e delle proprie attività. Noi per primi operiamo affinché venga
continuamente stimolato e favorito il processo di aggregazione tra componenti accomunate dall’identico
rispetto dell’etica e della morale, della solidarietà, dell’altruismo, dell’ordine, della giustizia e di un
profondo sentimento idealista che nobilita l’Uomo: l’Uomo non come semplice entità numerica, ma l’Uomo
quale libero cittadino di un mondo senza confini né barriere, affrancato da ogni forma di coercizione e di
settarismo, in cui le risorse e lo sviluppo siano equamente ripartiti.

Infine, non volendo essere tacciati di anti-storicità sociale, ci preme specificare che taluni distinguo
circa la presenza attiva della Donna in Massoneria muovono dai concetti-cardine sopra espressi e che
presiedono all’ortodossia dei nostri Lavori: nulla intendiamo togliere alla ricerca del benessere spirituale
ed operativo dell’Iniziato (figura volutamente asessuata, in questo contesto). Ci battiamo infatti in
nome di Ideali Universali, senza distinzione di razza, di fede politica o di culto, nonchè per una continua,
reale e completa uguaglianza dei sessi, dando priorità al porre in più corretto rilievo il fattivo contributo
che dalla Donna origina: quale testimone della propria condizione, quale pilastro della Famiglia, quale
maestra di Pace, quale messaggera di quell’ Amore Universale e Fraterno che - solo – può generare

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l’Ordine dal Caos e la vittoria del Bene sul Male. Ciascuno, in Natura, ha un ruolo e dei compiti, come
pure degli ambiti e dei limiti: dichiarati o meno che siano, comunque esistono; il tutto, in ogni caso, si
armonizza completandosi vicendevolmente così da realizzare il Disegno Divino della Vita. Ognuno recita
la propria parte, nella Vita, senza per questo creare pericolose confusioni e commistioni.

Evidenziando ancora una volta come la Massoneria Italiana debba riproporre con rinnovata energia –
sostenuta da una ritrovata credibilità complessiva, a sua volta caratterizzata dalla trasparenza e dalla
rappresentatività dei propri iscritti - il proprio ruolo etico, morale e di indirizzo sociale, così svolgendo
appieno e con rinnovato slancio il ruolo istituzionale che storicamente le compete, chiariamo che vediamo
favorevolmente l’attività di gruppi massonici femminili che operino autonomamente nel contesto di Logge
e Gran Logge femminili, e con i quali poter non solo proficuamente intessere iniziative comuni tali da
esaltare la dialettica e valorizzare la figura e l’opera dell’Iniziato, ma anche per realizzare insieme
progetti di elevato interesse sociale specie nei confronti dell’infanzia, dei minori, dei giovani e della stessa
condizione femminile. Al riguardo, solo marginalmente desideriamo indicare come proprio su
incoraggiamento dell’allora Gran Maestro Francesco Bellantonio, nel 1974 alcune Sorelle diedero vita ad
una Gran Loggia Femminile Italiana – del tutto autonoma e sovrana – che si ispirava, così come si ispira,
alla nostra Tradizione Iniziatica: una Gran Loggia particolarissima per l’esclusività della iniziale cerimonia
iniziatica, celebrata in epoca solstiziale durante una eclisse così da consentire un “battesimo” in pieno
ciclo solare; chiedo scusa se il concetto non è agevole da percorrere in questa sede.

La difficilissima condizione che il Mondo vive, impone non solo soluzioni drastiche ed immediate -
finalizzate a riportare il Dialogo e la Pace tra i Popoli -, ma impone anche una vera e propria mobilitazione
di tutto l’Universo Iniziatico: c’è bisogno dell’apporto di tutti, attraverso un ampio contributo sociale, che
pur necessita di formule corrette che ne disciplinino dall’interno gli ambiti ed i compiti, esaltandone gli
stessi scopi. In questo programma la Massoneria deve contare sulle migliori forze che i propri Iniziati
possano offrire: una “Grande Mobilitazione” morale e materiale che possa alfine superare quelle difficoltà
– reali o talvolta addirittura fittizie - che ancor oggi impediscono una piena, operosa e corretta
collaborazione di tutti i Fratelli Massoni per un fine comune. Una cooperazione piena tra Comunità
seppur diverse tra di loro per Storia e Tradizioni, una sinergia tra l’Universo Maschile e quello Femminile,
una collaborazione tra Scozzesi e aderenti a Riti diversi, una fusione di intenti tra Logge e strutture più
complesse, tra Grandi Orienti e Gran Logge.

I Massoni Italiani attendono da troppi anni un segnale: per unire e non per dividere, per scrivere
altre pagine di Storia, per evitare che la Storia – anche nelle proprie deteriori manifestazioni – cancelli
una Massoneria affetta da cecità e nanismo, troppo presa a crogiolarsi nel protagonismo e nella gestione
di un potere quanto mai superficiale ed effimero, se non insignificante.

Nel mese di Ottobre, prevediamo di organizzare un ciclo di Tavole Rotonde attraverso le quali
promuovere e una corretta conoscenza storica e le nostre iniziative: è utile che di Massoneria inizino a
trattarne pubblicamente e in modo chiaro quanto inequivoco chi la Massoneria e la Sua Storia le vive e le
conosce; in tale evenienza, saremo lieti – Gentilissimo ed Illustre Direttore – di invitarLa a partecipare,
estendendo fin da ora l’invito anche all’Egregio Signor Alberto Custodero, il cui articolo abbiamo
comunque vivamente apprezzato nel segno di una cronaca puntuale e dal tratto fluido, intrigante e vivace.

Le siamo fin da ora grati, Gent.mo Direttore, per lo spazio che potrà offrire a questa nostra, mentre
ci è gradito l’incontro per porgerLe i nostri migliori saluti, che vorrà cortesemente estendere al Corpo
Redazionale dell’apprezzato periodico da Lei guidato.

Roma, 2 Luglio 2006 Era Volgare


Il Gran Maestro
(f.to Giuseppe Bellantonio)

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