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Corso di

Metodi e Tecniche
del Servizio Sociale I

Docente
Teresa R. Sirimarco

Anno Accademico 2020/2021


LA STORIA DEL SERVISIO SOCIALE IN
ITALIA

Anno Accademico 2020/2021


• Data convenzionalmente fissata nel 2° dopoguerra

• In Inghilterra il S.S. compare alla metà dell’800 (1869)

Ø  Charity Organization Societies (COS) per distribuire


gli aiuti pubblici e privati

ü Suddivisione della città in distretti


ü Distribuzione affidata a volontari
ü Coordinamento ad operatore pagato dalle COS
ü Distinzione fra operatori volontari e retribuiti
ü Nel 1877 le COS arrivarono negli Stati Uniti

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LE REGOLE DEI COS
•  Cooperazione di tutte le agenzie caritatevoli locali
•  Registro confidenziale centrale
•  Indagine sulle condizioni sociali dell’assistito
•  “visitatore amichevole” compie indagine sociale
•  Compito di individuare i bisogni reali e le misure necessarie al caso
esaminato e mantenere un rapporto continuativo
•  Necessità di formazione rispetto ai comportamenti individuali, ai problemi
sociali ed economici
•  Richiesta di corsi di addestramento

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Nascono le prime scuole per operatori sociali

Nel 1898 a New York nasce la prima scuola per a.s.


Mary Richmond nel 1917 scrisse il primo testo di metodologia di servizio
sociale “Social Diagnosis”

IN ITALIA

Prima pratica operativa poi sedi formative sorte tra il 1945 e il 1948.

Fra le due guerre sorse a Milano l’Istituto Italiano per l’assistenza sociale che
formava le segretarie sociali inserite nelle aziende.

Nel 1928 fu istituita a Roma “la Scuola femminile fascista di assistenza sociale”

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•  Condizioni storiche, politiche ed economiche alla fine della seconda
guerra mondiale

•  Problema della distribuzione degli aiuti

•  Richiesta degli alleati di figure professionali a.s.

•  Nascono più scuole contemporaneamente facendo propri ideali di


democrazia, libertà e di eguaglianza dei cittadini, aspirazione al
rinnovamento e alla modernizzazione degli organismi assistenziali

•  Cardini del servizio sociale erano la centralità della persona e la


responsabilità dell’a.s. nell’impegno civile

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LA NUOVA FIGURA DELL’ASSISTENTE SOCIALE
•  doveva assumere un ruolo nuovo di promotore della democrazia e
di una società più giusta

•  Doveva essere un costruttore di democrazia, e un professionista/


cittadino impegnato verso i i cittadini più marginali.

•  doveva avere un ruolo attivo nella promozione della partecipazione


delle minoranze, nella difesa dei diritti per realizzare la giustizia
sociale e l’eguaglianza di tutti.

•  Estrema attualità di questi principi anche alla luce della L.328/00

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• SCUOLE AD ISPIRAZIONE CATTOLICA

• ONARMO ( opera nazionale per l’assistenza morale e religiosa agli operai)

• ENSISS (ente nazionale scuole italiane di servizio sociale)

• SCUOLE AD ISPIRAZIONE LAICA

• UNSAS (unione nazionale scuole di assistenti sociali)

• CEPAS (centro di educazione per assistenti sociali)

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•  Sorte per iniziativa privata
•  Prive di inquadramento giuridico
•  Titolo non legalmente riconosciuto
•  Nessun controllo sui programmi e la durata
•  Problema dei finanziamenti risolto con il contributo dell’AAI
(Amministrazione per gli Aiuti internazionali):
•  Favorì anche il lavoro
•  Scambi internazionali
•  Conoscenze e basi teoriche
•  Modelli di riferimento americani

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inseriti in enti assistenziali
o previdenziali

Assistenti Sociali erogavano contributi


economici o ricoveri in Istituti

le prestazioni erano rivolte


ai singoli e ai loro bisogni
approccio psicologico
il modello del servizio sociale
individuale o CASEWORK.

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MOTIVAZIONI DELLA CRISI:
• La professione si rivolgeva solo a situazioni problematiche Individuali,
• le risorse a disposizione erano precostituite e limitate
• Le istituzioni non si modificavano

Riflessione sulla dimensione politica del ruolo del servizio:

ü Modificare le istituzioni
ü Assumere funzione promozionale nei confronti delle persone dei
ü  gruppi e della comunità
ü Cercare nuovi strumenti di intervento
ü Avanzare nuove proposte per un nuovo assetto dei servizi sociali
ü Rivendicare un ruolo tecnico e politico per facilitare la partecipazione
degli individui alla vita sociale del proprio ambiente.

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ANNI ‘70 CONVEGNO DI RIMINI

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Si attua il decentramento e si realizza la comunità locale:

la programmazione, la gestione e l’erogazione dei servizi si Territorializzano.


(DPR 616/77 e L. 833/78)

Il centro del nuovo sistema dei servizi è il


DISTRETTO SOCIOSANITARIO: ambito territoriale adeguato
Ø  integrazione dei servizi sociali e sanitari
Ø  approccio globale ai problemi
Ø partecipazione dei cittadini

Le parole d’ordine sono integrazione e approccio globale, prevenzione,


partecipazione formazione di una coscienza di cittadino attivo.

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Nuovo scenario per il Servizio sociale:

Non solo attenzione problemi\bisogni, delle fasce del disagio e dell’emarginazione,


ma attività di tipo preventivo e promozionale

Approccio globale unitario (prospettiva ecologico-sistemica)


supera l’inutile distinzione delle tre dimensioni :
1. il casework rivolto all’individuo
2. il group work rivolto al gruppo
3. il community work rivolto alla comunità.

Il metodo è unitario indipendentemente dalla dimensione dell’intervento.

Si usano gli stessi strumenti e tecniche pur in contesti differenti.

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Le tre dimensioni del
•  il casework rivolto all’individuo
•  il group work rivolto al gruppo
•  il community work rivolto alla comunità
si possono ricongiungere e l’intervento assume una valenza
tridimensionale

L’oggetto dell’intervento del servizio sociale diviene l’interazione esistente


in una triade rappresentata da:

•  L’individuo\famiglia inserito in una


•  comunità che entra in contatto con una
•  Istituzione politico-amministrativa titolare di risorse socioassistenziali.

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In questa nuova realtà operativa emergono una serie di nodi critici:
•  Mancato riconoscimento giuridico del titolo
•  Inquadramento e trattamento economico inadeguato
•  Crisi di posizione nel lavoro di èquipe

Nel 1987 vi è il riconoscimento del valore abilitante del diploma di


assistente sociale

Altri nodi critici nei contesti operativi:


o  Malfunzionamento dei servizi
o  Scarsità di risorse
o  Nuovi fenomeni sociali (droga, profughi, immigrazione disagio giovanile)
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Crisi del sistema di protezione sociale
Cambia il campo operativo del servizio sociale perché l’approccio
tridimensionale lo poneva al centro delle politiche pubbliche come
Ø  tramite con i cittadini

Pluralizzazione degli attori sociali coinvolti nella predisposizione


di interventi per la produzione di benessere

WELFARE MIX

collaborazioni fra pubblico e privato

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Crisi del sistema di protezione sociale
Welfare plurale

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In questo contesto il servizio sociale assume
un ruolo fondamentale in quanto:

• Deve assicurare i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA)

• Deve promuovere, organizzare e realizzare politiche locali integrate per la


promozione della salute, del benessere e della qualità della vita.

Per fare questo deve utilizzare le competenze acquisite e le esperienze


pregresse per:

• Conoscere il territorio e i suoi problemi


• Prospettare (poi progettare) servizi adeguati ad affrontarli
• Organizzare e gestire tali servizi
• Elaborare ed attuare progetti individuali di aiuto alla persona

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Cambia la prospettiva operativa

•  Superare l’atteggiamento di attesa dell’utenza che arriva al servizio


portando il suo problema,

•  Muoversi verso l’esterno : farsi conoscere e riconoscere per


costruire sinergie e collaborazioni fra i diversi attori sociali

•  Adottare il lavoro di rete come modalità esclusiva

•  Creare una rete integrata di servizi, prestazioni e interventi offerti da


vari soggetti istituzionali e non rivolti alla persona

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Il servizio sociale passa dal ruolo di snodo degli interventi
sociali al ruolo di CASE MANAGER

L’assistente sociale diventa quindi :


Ø  responsabile del caso
Ø  responsabile dell’attivazione dell’organizzazione delle risorse.

CASE MANAGER:
Dalla risposta al bisogno dell’utente all’elaborazione di un
progetto che preveda l’attivazione, l’organizzazione e l’integrazione
di una molteplicità di risorse: istituzionali, di volontariato, formali e
informali, personali e familiari

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IL PROBLEMA DELLA FORMAZIONE

• Limite del mancato riconoscimento del titolo di studio rispetto alle altre professioni e
all’inquadramento contrattuale e alla progressione in carriera.

• Vantaggi della formazione privata:


ü Libertà e autonomia dei programmi
ü Inserimento di materie nuove
ü Stretto collegamento fra teoria e prassi: sapere per saper fare e saper essere
ü Importanza del tirocinio: apprendimento attraverso la pratica in ambiente
protetto
ü Didattica attiva nelle materie professionali……

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DATE DA RICORDARE
Nel 1928 fu istituita a Roma “la Scuola femminile fascista di assistenza sociale

Prima pratica operativa poi sedi formative sorte tra il 1945 e il 1948.

Nel 1987 riconoscimento del valore abilitante del diploma di assistente sociale.

Legge 23 marzo 1993, n. 84 istituzione dell’Ordine degli Assistenti Sociali.


Obbligo di iscrizione all'albo professionale per poter svolgere la professione sia in
regime di lavoro autonomo, sia di lavoro dipendente.

Con la legge 2 agosto 1999 n. 264 viene istituito il corso di laurea in servizio
sociale

DPR n. 137/2012 - Il regolamento sugli ordinamenti professionali introduce la


formazione continua dei professionisti.

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