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G.

Spedicati
DALL’OSCILLATORE AL SINTETIZZATORE

L’OSCILLATORE ELETTRICO

L’oscillatore rappresenta l’elemento fondamentale ed indispensabile per la realizzazione delle varie


tecniche di sintesi del suono esso non è altro che un circuito elettronico che genera forme d'onda di
frequenza, forma e ampiezza di molteplici tipi senza un segnale di ingresso. Tale fenomeno,
chiamato circuito oscillante, può essere compreso paragonandolo al movimento del pendolo che,
come sappiamo, è un movimento variabile dato che la velocità è massima quando assume posizione
verticale mentre rallenta progressivamente quando raggiunge le posizioni estreme di destra e
sinistra sulle quali, per un attimo si ferma. Si evince, pertanto, che il movimento oscillatorio del
pendolo è simile, analiticamente, al comportamento della tensione alternata.
Le forme d’onda disponibili negli oscillatori in commercio, contenuti nei sintetizzatori, sono:

• onda sinusoidale - (sine wawe)


• onda triangolare - (triangle wawe)
• onda quadra - (square wawe)
• onda a dente di sega - (sawtooth wawe)

La fig. riporta i segnali delle onde:

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• L'onda sinusoidale e' assolutamente priva di armonici ed essendo costituita soltanto dalla
fondamentale viene definita suono puro.
• L'onda triangolare contiene oltre alla fondamentale, una serie di armonici dispari con
ampiezza progressivamente decrescente verso gli armonici acuti; un’importante caratteristica e'
che le armoniche dispari vengono a trovarsi, alternativamente in opposizione di fase di 180
gradi tra loro.
• L'onda quadra contiene oltre la fondamentale solo gli armonici dispari con un andamento
decrescente dell'ampiezza verso gli armonici acuti.
• L'onda a dente di sega contiene tutti gli armonici pari e dispari con ampiezza diradante verso
l'acuto.
Esistono oscillatori chiamati "l.f.o." (low frequency oscillator) che producono solo frequenze
cosiddette subsoniche (inferiori a 20 Hz); sono utilizzati come circuiti di controllo, e per modulare i
suoni in frequenza (vibrato) e in ampiezza (tremolo).

La buona qualità' di un oscillatore si rivela non solo dalla stabilita' di frequenza ma anche dalla
perfezione del disegno delle forme d'onda visualizzate con l'oscilloscopio; l'ampiezza delle
oscillazioni si misura in volt picco picco (vpp), e varia a secondo del tipo di oscillatore: solitamente
tra i 2 ed i 10 vpp. Quest’ultimo dato non sempre comprende la somma delle semionde del periodo.
La fig. sottostante, infatti riporta un’onda quadra con ampiezza che risulta: (+2 -2) vpp= 4vpp.

Anche l’ampiezza della figura riportata sotto risulta 4 vpp, ma si sviluppa tra 0 e +4 vpp e non è
presente la semionda negativa.

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Quando l’onda è simmetrica le tensioni + e – occupano il 50% della durata del periodo, come visto
nella prima figura, la fig. sottostante riporta un’onda in cui è presente una tensione positiva che
occupa il 25% del periodo e una tensione negativa il restante spazio.

Il comando “shape” (chiamato anche “pulse width”), presente sugli oscillatori, consente di
dissimetrizzare le onde e in particolare quelle quadre.

DALL’OSCILLATORE AL SINTETIZZATORE
I primi strumenti elettronici erano monofonici e si basavano su un’onda sinusoidale prodotta da un
oscillatore a battimenti, cioè si trattava di due oscillatori ad altissima frequenza di cui uno fisso e
l’altro variabile; la differenza di frequenza generava suoni udibili. Dopo, gli oscillatori iniziarono a
generare delle frequenze con valori corrispondenti all’altezza desiderata e tutto avveniva soprattutto
negli strumenti polifonici come negli organi elettronici. Alcune tipologie di strumenti elettronici
erano dotate di una serie di 12 oscillatori ad lata frequenza che generavano i 12 semitoni dell’ottava
più alta disponibile sullo strumento; tali frequenze venivano successivamente suddivise per creare
tutte le note più gravi.
Nel 1955 la Radio Corporation of America (RCA) presentò a New York un apparecchio
automatizzato per la produzione sintetica della musica.
L'electronic music synthesizer o Mark I fu realizzato nel laboratorio sperimentale delle RCA di
Princetown, New Jersey da Harry F. Olson e Herbert Belar.

Questi concepirono dopo anni di esperimenti una macchina musicale in cui l'utilizzatore
programmava la composizione tramite una tastiera simile a quella di una telescrivente che perforava
un nastro di carta costituente il sistema di controllo dell'intera apparecchiatura.
La tastiera era dotata di trentasei tasti divisi in due gruppi colorati a secondo delle funzioni svolte.
Il suono era generato da dodici oscillatori sinusoidali che riproducevano le frequenze della scala
cromatica trasportabili fino a otto ottave (novantasei note), la forma d'onda veniva trasformata in
dente di sega, e successivamente elaborata con filtri.

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Il synthesizer possedeva anche un generatore d'inviluppo a quattro sub eventi (adsr), un generatore
di rumore bianco, il portamento (per ottenere glissati), e un oscillatore in subaudio (lfo) per avere
modulazioni (vibrato,tremolo) fino a 7 hertz.
La macchina funzionava tramite degli alberi a relais che effettuavano le varie regolazioni lette in
codice binario sul nastro perforato da una serie di spazzole metalliche che chiudevano i vari circuiti
in relazione ai fori del nastro stesso.
Il risultato giungeva infine tramite registrazione su disco a 33 giri.
Nel 1957 la RCA costruì un secondo modello perfezionato di synthesizer (Mark II) in cui era
possibile ascoltare i suoni prima di fissarli su disco, che fu installato al "Columbia-Princetown
music center" dove Milton Babbit compose i suoi "Ensemle for synthesizer".
L' importanza dello strumento della RCA deriva dal fatto che esso fu il primo sistema completo di
produzione di suono elettronico che automatizzava gli oscillatori e i moduli ad esso collegati, ma si
dovrà aspettare il 1964 per avere un sintetizzatore che risponda alle necessità.

Mark II

Milton Babbit

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L'orientamento dell'industria verso una tecnologia basata sul transistor rese possibile, al principio
degli anni 60, lo sviluppo dei sintetizzatori controllati in tensione. quasi contemporaneamente,
Robert A. Moog a New York, Donald Buchla al Tape music center di San Francisco, e Paul Ketoff
(SynKet) a Roma costruirono delle attrezzature controllate in tensione per produrre musica, e nel
1964 Robert Moog esponeva alla AES (Audio Engineering Society convention) il suo sistema
controllato in tensione.

Robert A. Moog Donald Buchla

Il controllo in tensione e' una tecnica che permette di effettuare una parte di sintesi del suono nelle
sue principali componenti: frequenza, timbro (composizione armonica), forma d'onda, ed intensità,
e permette inoltre l'esecuzione automatica di brani con l'ausilio di apparecchiature (sequencer) in
cui le varie regolazioni vengono stabilite da una tensione applicata direttamente all'ingresso di
controllo delle apparecchiature stesse.

Il sintetizzatore controllato in tensione e' di struttura solitamente modulare, e costituito


generalmente da diversi apparati relativi alla produzione elettronica del suono che vengono connessi
tra loro a seconda dei timbri e dei risultati desiderati dal compositore.