Sei sulla pagina 1di 5

Immunologia 20-11-06 1° ora Congera Valentina

IMMUNOGLOBULINE

Le immunoglobuline sono la prima e l'unica componente specifica del sistema immunitario acquisito.
Ricordiamo che nell' elettroforesi delle proteine seriche c'è una componente veloce, che è l'albumina, a base stretta,con proteine tutte
uguali più o meno tra di loro per quanto riguarda carica e peso molecolare e che quindi migrano tutte insieme in un campo
elettrico;poi abbiamo l’α1; l’α2; le β e le γ globulina.
Che nel siero sia umano che animale fosse contenuta una componente protettiva nei confronti d’infezioni varie era cosa già nota, tant
è vero che ci sono stati diversi tentativi di utilizzare il siero di soggetti convalescenti per proteggere soggetti esposti a quella stessa
infezione.
Alla fine degli anni 40 inizi 50 fu poi segnalato un caso e poi una serie ripetuta di casi di bambini che verso i 4/5 mesi da uno stato di
apparente salute, benessere e normale crescita, andavano incontro ad infezioni ripetute sempre più gravi che portavano alla fine alla
morte dei bambini stessi.
Questa forma fu descritta come Agammaglobulinemia perché tutti questi bambini avevano una caratteristica comune, cioè la
mancanza di curva γ all’elettroforesi.
In quei tempi non si conoscevano gli anticorpi se non nel senso di componente generica protettiva e non si conosceva la loro
struttura,però si era identificato in questo modo dove migrava questa componente proteica; quindi proteine che migravano in zona γ.
Negli anni successivi si arrivò ad identificare in maniera piuttosto precisa la struttura delle immunoglobuline.
Ricordiamo che useremo i termini immunoglobuline e anticorpi come sinonimi.

L’immunoglobulina è una glicoproteina con struttura globulare terziaria e che è costituita da quattro catene polipeptidiche: due di
queste catene vengono dette catene pesanti o heavy e vengono anche indicate con la sigla catena H (CH) da heavy e sono uguali tra di
loro; le altre due catene hanno circa la metà come numero di aminoacidi e come peso molecolare rispetto alle pesanti, vengono
indicate come catene leggere o light (CL) e sono anch’ esse uguali tra di loro.
Questo tetramero base, presenta dei ponti disolfuro tra catene leggere e catene pesanti, e tra le due catene pesanti.
Questa è la struttura base dell’immunoglobulina, la prima che fu identificata da Porter e che gli valse il premio Nobel.

Considerando la sequenza aminoacidica: estremità N terminale → aminoacido n° 1; sino all’ estremità COH terminale.
Le catene leggere e pesanti sono allineate sull’ aminoacido n°1 e sono unite tra loro da ponti disolfuro, quindi con un legame di tipo
covalente.
Sono delle proteine globulari perché oltre ai ponti disolfuro tra le catene, abbiamo dei ponti disolfuro intracatena, che determinano la
presenza d’anse, e questo ci permette di identificare delle porzioni che vengono chiamate domini: quindi abbiamo 1 dominio N
terminale e 1 dominio C terminale per la catena leggera; mentre abbiamo 1 dominio N terminale e 3 domini C terminali per la catena
pesante.
Un'altra importante osservazione fu il fatto che la sequenza aminoacidica, quindi la struttura primaria, esaminata per ciascuna catena,
presentava delle caratteristiche peculiari, cioè se si esaminano 1000 molecole di immunoglobulina si troverà per esempio che nel 70%
di queste i domini C terminali saranno uguali mentre nessuna avrà uguale l’ estremità N terminale.
Da questo un altro tipo di denominazione: il dominio N terminale si chiama variabile (V), dove il termine variabile si riferisce alla
variazione della struttura primaria, cioè da una molecola all'altra la sequenza aminoacidica cambia;i domini costanti invece sono come
dice la parola costanti per quanto riguarda la loro struttura primaria.
Questo è il primo punto fondamentale che sta alla base della funzione specifica dell’ immunoglobulina.
Abbiamo detto che è una glicoproteina; il sito di attacco dei vari zuccheri è nella parte costante della catena pesante e media vari
aspetti biologici, condiziona l’ emivita della proteina in circolo,favorisce l'attacco al legame con recettori cellulari dell’
immunoglobulina, favorisce il passaggio attraverso determinate strutture cellulari e così via.

Un'altra cosa che si fece immediatamente fu di analizzare il rapporto tra funzione e struttura mettendo in contatto queste molecole con
un antigene, per esempio utilizzando un animale da esperimento,iniettare l l'antigene, aspettare,iniettare un'altra volta e poi utilizzare
il siero; nell'ambito del siero c'erano anche gli anticorpi specifici.
Si vide che il legame con l'antigene specifico avveniva tramite le estremità N terminali, notare che è la parte che presenta la massima
variabilità della struttura primaria, mentre per esempio l'attivazione del complemento avveniva attraverso la parte costante della
catena pesante.
Questo si vide utilizzando normali tecniche di riduzione dei legami S-S rendendoli SH, e avrò quattro catene scisse separate tra di loro
che non hanno nessuna funzione biologica, non legano l'antigene e non attivano il complemento.
Il secondo passo fu di utilizzare degli enzimi proteolitici, utilizzando la papaina si vide che agiva su un substrato tra le estremità N
terminali e i ponti disolfuro; il risultato furono 3 componenti di cui:

-2 uguali tra di loro, ciascuna delle quali è formata dall’intera catena leggera e dal dominio variabile e dal 1° costante di quella
pesante unite tra loro dal ponte disolfuro, ciascuna di queste mantiene la capacità di legare una molecola di antigene cioè è
monovalente ed è stata chiamata FAB che sono le iniziali di “frammento che lega l'anticorpo”,”antibody binding fragment”

-e un’altra decisamente più stabilizzabile chiamata FC, alla quale erano legate le funzioni biologiche, come per esempio l'attivazione
del complemento, captazione per i recettori dei macrofagi, dei neutrofili,dei natural killer e così via,funzioni uguali per tutta una
classe di molecole e che quindi non sono specifiche.

Usando la pepsina,che che scinde la molecola tra il COH e i ponti disolfuro tra le due catene pesanti otteniamo:

-una componente formata da tutte e due le catene leggere intere e da parte delle catene pesanti, per la precisione il dominio variabile e
il 1° costante unite tra di loro,questa che mantiene la bivalenza e due siti di legame si chiama FAB2 e lega 2 antigeni

-e tutta una serie di piccoli frammentini senza nessuna funzione,e quindi si perde la funzione biologica dell’ immunoglobulina

Da questo traiamo la conclusione che esiste come sempre un rapporto tra struttura e funzione, la funzione specifica di legame con
l'antigene è ad appannaggio del dominio variabile o per meglio dire della struttura formata dal dominio variabile di ciascuna catena
leggera con ciascuna catena pesante, la molecola base dell’ immunoglobulina quindi è bivalente cioè ha due siti di combinazione.

Analizzando la struttura dell’ immunoglobulina si vide che in base alla parte costante delle catene leggere era possibile nel siero di un
soggetto umano normale distinguere due tipi di catena leggera:
-la catena K
-e la catena λ (landa)
quello che ci fa dire se è una catena K o λ è struttura primaria del dominio costante.
Per quanto riguarda invece la catena pesante,sempre esaminando il siero di un soggetto normale, la struttura primaria dei 3 domini
costanti ci permette di identificare 5 catene pesanti, che sono:
-la catena α
-la catena γ
-la catena δ
-la catena ε (epsilon)
-la catena μ (mi)
ciascuno di noi,se non ha l immunodeficienza selettiva di qualche classe di immunoglobuline,ha immunoglobuline che sono formate
da una di queste classi,nel senso che tutte sono rappresentate in tutti gli individui della stessa specie.
La catena pesante utilizzata determina l'appartenenza alla classe immunoglobulinica, quindi avendo noi cinque tipi di catene pesanti
abbiamo tutti cinque classi immunoglobuliniche:
- α → Ig A
- γ → Ig G
- δ → Ig D
- ε → Ig E
- μ → Ig M
Dove il termine Ig sta per immunoglobulina.
Quindi ciascuno di noi presenta in circolo immunoglobuline Ig A quindi 2 catene α, che possono avere o 2 K o 2 λ , Ig G quindi 2
catene γ , uguali tra di loro che possono avere o 2 K o 2 λ,e così per le altre.

Nella parte variabile esaminando la sequenza aminoacidica si vide che in realtà cambiava soprattutto in certi punti,dove tra una
molecola e l altra c era sempre un aminoacido diverso, mentre in altri punti la variabilità dell’ aminoacido era molto minore.
I punti di ipervariabilità, all’ incirca 3 sono chiamati punti ipervariabili, sono anche chiamati hot spot,punti caldi,proprio per definire
quest estrema variabilità, mentre le zone interposte, meno variabili, sono chiamate FR cioè Framing Region, regione cornice.
Questi punti vengono anche chiamati CDR che significa “regioni che determinano la complementarietà”.

Questa zona così variabile è praticamente caratteristica di ogni molecola, tutto il resto della molecola è identico.
La combinazione tra le parti variabili della catena leggera è unica e particolare per quell aminoacido, questo viene chiamato idiotipo,
nel senso che è tipico per quell aminoacido, può essere presente in alcuni individui e in altri no, perché è la parte che interagisce
specificatamente con un determinato antigene.
Un'altra zona molto interessante dal punto di vista funzionale è quella in cui abbiamo ripetuti legami disolfuro tra le due catene
pesanti, si è visto che questa regione determina un’ estrema flessibilità della molecola e viene chiamata regione cerniera, per esempio
consente alle parti FAB di disporsi nello spazio in maniera variabile, questo consente alla molecola quella capacità di interagire con
l'antigene nativo che abbiamo visto essere sua caratteristica e che consente ai linfociti B che sulla loro superficie hanno queste
molecole come recettore di interagire ed essere attivato da molecole native.

Vediamo ora in modo molto semplice le caratteristiche principali delle cinque classi immunoglobuliniche:

-la Ig G è la molecola più abbondante nel siero, oltre il grammo, è un monomero base quindi è bivalente, è quella che è stata
identificata da Porter la troviamo in circolo, la troviamo che pernia i tessuti.
E’ tipica della risposta secondaria cioè la troviamo in grande abbondanza in contatti successivi al primo, tipicamente è una molecola
che attiva il complemento perché sulla parte costante delle catene γ c è un sito di combinazione che viene evidenziato quando avviene
la reazione dell'anticorpo con il suo antigene.
Viene captata da numerosi recettori presenti su diverse linee cellulari come cellule dell'infiammazione; macrofagi;monociti;neutrofili;
eosinofili; natural killer.
E’ l’ unica classe immunoglobulinica in grado di attraversare la placenta.
Quindi rappresenta il fulcro del nostro patrimonio anticorpale circolante.
Ricordiamo che classe e isotipo sono sinonimi.

- l’ Ig A è la seconda per concentrazione nel siero, dove è presente in due forme:


monomero base
dimero(2 molecole di Ig A legate da una catena polipeptidica j che è prodotta sempre dalle plasmacellule e sono
legate per l estremità C terminale in modo di avere i siti di combinazione per l antigene esposti e liberi di muoversi
nello spazio e di interagire)
Caratteristica delle Ig A è di essere la classe immunoglobulinica predominante a livello dei secreti,dove abbiamo sempre solo il
dimero e mai i monomeri,dimeri che presentano oltre questa struttura j anche un’ altra catena polipeptidica che si chiama componente
secretoria.
La funzione delle Ig A secretorie è importante perché ci permette di gestire a livello delle mucose la grande quantità di antigeni con
cui l organismo viene a contatto;questa gestione avviene di norma senza determinare infiammazione ma mediante fenomeni che
vengono detti di immunoesclusione.
Il deficit selettivo di Ig A è l immunodeficienza congenita più frequente nella popolazione generale circa 1 ogni 200/300
persone,fortunatamente la maggiorparte di questi soggetti è asintomatica perché a livello delle mucose l’ Ig A viene vicariata con
un’altra classe immunoglobulinica che in qualche modo viene trasportata complessata con il componente secretorio e quindi svolge le
funzioni di norma svolte dalle Ig A.
Una minoranza di soggetti invece ha problemi infettivi,di allergie e altri problemi legati alla gestione degli allergeni a livello delle
mucose.
-le Ig D nel siero sono presenti solo in tracce e invece sono presenti come recettore per l antigene,insieme alle Ig M sulla superficie
del linfocita B appena uscito dal midollo osseo,quindi al momento la funzione che conosciamo delle Ig D è di recettore cellulare.

-le Ig E fisiologicamente hanno il compito di difenderci suscitando una reazione infiammatoria molto importante nei confronti dei
parassiti che non possono essere gestiti solamente con la fagocitosi o da altri sistemi di questo genere.
Mediano il meccanismo di ipersensibilità che è quello di primo tipo reaginico,cioè le malattie allergiche.

-le Ig M sono dei pentameri,quindi sono delle molecole grossissime,disposte a stella legate sempre per l estremità C terminale dalla
catena j quindi con i siti di combinazione esposti all esterno,la troviamo solo in circolo perché per il volume non riesce a penetrare nei
tessuti.
Le Ig M sono le prime immunoglobuline che il feto riesce a produrre,già dal 6° mese di gravidanza se stimolato antigenicamente.
Sono la classe immunoglobulinica della risposta primaria,mediano soprattutto la difesa a livello vascolare circolante,sono dei
potentissimi attivatori del complemento,potentissimi perché hanno rispetto all Ig G cinque volte tanti siti di attivazione del
complemento.

IMMUNOLOGIA (20/11/06 – 2° ORA) Maura perniciano

Vorrei sottolineare che la specificità di un anticorpo per un determinato antigene dipende dalla sua complementarietà spaziale, sterica,
cioè l’interazione antigene-anticorpo è dipendente dalla vicinanza delle superfici dell’antigene e del sito di combinazione
dell’anticorpo, questo significa che devono essere spazialmente complementari come la serratura con la toppa !! Le regioni
fondamentali per questa interazione sono chiamate regioni che determinano la complementarietà e nelle catene leggere (L) esse sono
dal 28 al 31, dal 55 al 65, dal 90 al 95; mentre nella catena pesante (H) sono dal 51 al 68, dal 102 al 107, dal 30 al 33.
Se questo antigene è una proteina essa ha una forma ben determinata nello spazio data per esempio da ponti di solfuro, se questa
proteina invece di essere nella sua forma terziaria si presentasse nella sua forma primaria non vi sarebbero più i presupposti per
l’interazione con l’immunoglobulina … !!
Questa è una fondamentale differenza con l’azione dei linfociti T.
Ricordatevi che le varie classi delle immunoglobuline sono dovute dall’isotipo delle catene pesante ( alfa, gamma, delta, ipsilon,
mi ), l’idiotipo è identificato invece dalla variazione di struttura nella porzione variabile che determina la specificità per un antigene
piuttosto che un altro, mentre la variazione allo- tipica è determinata dalle varianze alleliche dell’individuo nella cui porzione costante
dell’immunoglobulina possono essere presenti determinati amminoacidi piuttosto che altri.
Nell’ambito delle 5 classi va detto inoltre che sono presenti delle sottoclassi, 4 per quanto riguarda le IgG e 2 per le IgA ovviamente
queste variazioni strutturali si ripercuotono pure sulla loro funzione.
Nel topo le IgG possono attraversare l’epitelio delle cellule intestinali, nel caso di una donna gravida le IgG attraversano la placenta
dalla faccia materna per poi passare nell’embrione, questo passaggio ovviamente è mediato da un recettore per le Fc gamma quindi
specifico per l’immunoglobulina G, una volta avvenuto il legame tra recettore ed Ig sono attivati tutta una serie di meccanismi
cellulari che portano all’endocitosi e l’Ig viene così liberata nella faccia basale della cellula ed il recettore viene riciclato, nell’uomo
quello che determina il passaggio è la differenza di concentrazione quindi finché a livello fetale abbiamo una concentrazione inferiore
rispetto a quella materna c’è un passaggio nel tentativo di collimare questo delta. Questo è l’unico esempio che si conosce di
immunità passiva giacché non è il feto che produce le IgG ma sono quelle della madre quindi esso viene passivamente protetto perché
vi è il passaggio di queste strutture specifiche di difesa.
Nella struttura dell’IgA si affrontano le estremità C terminale tenute insieme dalla catena J che è di sintesi plasmacellulare, le IgA
vengono sintetizzate come monomeri e vengono complessate grazie alla catena J sempre a livello della plasmacellula.
A livello del polo basale di una cellula che è situata ad esempio nella mucosa bronchiale, vi è il legame tra un recettore poli G (?) e
l’IgA ( esso in realtà non è specifico per le IgA ) infatti, in una carenza di questa classe di anticorpi possono essere sostituite da
un’altra classe. Una volta avvenuto il legame con il recettore viene endocitata ed il recettore viene parzialmente degradato solo una
piccola porzione rimarrà ancorato all’IgA dimerica che ha nelle secrezioni 2 molecole di IgA, la catena J e una componenente proteica
che altro non è che quella porzione di recettore della cellula epiteliale che l’ha presa e trasportata, questa componente proteica di
origine epiteliale da alla molecola una notevole resistenza in un ambiente estremamente sfavorevole.
Per avere IgA secretorie è necessario che la mucosa venga stimolata quindi se io pratico un’iniezione per immunizzare un individuo
non avrò la produzione di IgA secretorie mentre se utilizzo un preparato orale del vaccino ciò non avviene poiché agisce mediante la
mucosa.
Le IgE presentano un dominio in più rispetto alle IgG, sono più pesanti e hanno un’emivita di 2,5 giorni nel siero, la porzione
zuccherina è del 12%, inoltre sono citofile ed omocitotrope (tendono a legarsi alla cellula e sono rapide nella divisione), hanno una
clearence rapidissima e possono legarsi ai recettori di cellule come mastociti, basofili e mediano la risposta allergica che avviene in
tempi rapidissimi (millisecondi).
Un basso livello di IgE seriche non implica che siano presenti in una bassa concentrazione ma possono essere ad esempio tutte o quasi
legate ai mastociti che con la loro degranulazione e la liberazione di mediatori già formati e l’attivazione delle fosfolipasi di
membrana con la formazione di mediatori attraverso la ciclossigenasi e la lipossigenasi.
Le IgM sono state scoperte per prima e sono pure le più vecchie nella scala zoologica poiché è la prima che riusciamo a sintetizzare,
nell’uomo ciò avviene attorno al sesto mese di gestazione.
Se andiamo a vedere le altre strutture proteiche anticorpali utilizzate sono simili ad altri composti per esempio le IgG con il TCR,
MHC di prima e seconda classe CD4, CD8, molecole di traduzione del segnale e tante altre; complessivamente tutte rientrano nella
cosiddetta super famiglia delle Ig.
SCHEMA RIASSUNTIVO DELLE FUNZIONI:
ATTIVAZIONE DEL COMPLEMENTO (IgM, IgG)
OPSONIZZAZIONE (IgG)
PASSAGGIO TRANSPLACENTARE (IgG)
NEUTRALIZZAZIONE DELL’ANTIGENE
(il linfocita B che non ha ancora incontrato l’antigene ed è appena uscito dal midollo osseo ha 2 classi di Ig, quelle M e D che però
badate bene hanno la stessa specificità quindi hanno isotipo diverso ma idiotipo identico).
LA CITOTOSSICITà ANTICORPO DIPENDENTE (IgG, macrofagi, polimorfo nucleati, NK e monociti)
IPERSENSIBILITà IMMEDIATA ESPRESSA MEDIANTE IL RECETTORE
*gli anticorpi materni (IgG) decadono dopo pochi mesi dalla nascita, anche quattro mesi. Le prime ad essere prodotte sono le
IgM, le IgG poi IgA e infine le IgE
“1) Problema”
Abbiamo una donna sieropositiva che da alla luce un figlio e nel bimbo alla nascita troviamo che ha gli anticorpi anti- HIV, che
sono delle IgG
Le IgG passano la placenta quindi dobbiamo accertarci se siano del bimbo o della madre per fare una diagnosi di sieropositività,
quindi dobbiamo aspettare 8 mesi per poi fare la ricerca del virus.
“2) Problema”
Nel sangue del cordone ombelicale di un neonato, quindi è presente sangue fetale, mettiamo di trovare TOXO IgM + mentre IgG
-, il neonato ha contratto un’infezione dal toxoplasma in utero
LE IgM nell’adulto indicano un’infezione in atto o agli esordi mentre le IgG una infezione pregressa