LETTERATURA E ANTROPOLOGIA
Antropologia culturale:
Punta a studiare (usi, costumi, feste…). Uomo inteso come individuo ma che fa parte di una società.
Emigranti: si confrontano. Solitamente sono contadini, arrivano dalle zone più povere dell’Italia. Confronto con
realtà e umanità molto diversa. Confronto con ‘l’altro’; solitamente civiltà urbana.
Durante il viaggio si trovano nella Terra di Nessuno, con il ricordo del passato. Partire equivale a morire (futuro
incerto). La destinazione è vista come un nuovo inferno, non come Terra Promessa come pensano.
La Terra Galleggiante (in barca) è vista come fase di passaggio.
Avviene un confronto con l’italiano (cultura, dialetto). Già sulla nave si crea un’alterità. Guardi l’altro e sei
l’altro per chi ti guarda.
Quando l’immigrato arriva: comprende di essere lui l’altro, di essere giudicato. L’emigrante si confronta con i
locali e con gli altri immigrati.
Taylor nel 1871 disse: Individuo che si trova membro di una collettività.
Per i greci: xenofobia = «una coerente costruzione di specchi che ci permette di vedere con più chiarezza
soprattutto la Grecia e i greci»
+ Erodoto: «una coerente costruzione di specchi che ci permette di vedere con più chiarezza soprattutto la
Grecia e i greci».
Sostiene che l’altro, è un oggetto da condividere con me, dei concetti, ma che non condivide altre cose
(religione, età, sesso). Rapporto che si modifica nel corso della storia.
I greci hanno un atteggiamento ambivalente, duplice.
Ulisse: tema del viaggio.
Erodoto: riconosce quando un popolo diverso è più grande di un altro popolo. Rapporto con l’altro: per
conoscere me stesso. L’altro diventa uno specchio da cui si vuole fuggire.
Paura e curiosità. (xenofobia: paura)
ILLUMINISMO
«rivoluzionaria scoperta che il nonbianco, il non-cristiano e il selvaggio, questo altro mostruoso che è così
diverso da noi, è anch’esso un uomo»
tentativo di «comprensione dell’altro attraverso la sua conoscenza e l’accettazione della diversità in quanto
caratteristica costitutiva del genere umano»
evoluzionisti versus diffusionisti.
Autentico interesse per l’altro: Principio Universalista.
L’ uomo condivide gli stessi meccanismi (spirituale e concretezza).
Aspetto negativo: uomini come tutti uguali. Non rispetto le differenze: finisco per costruire una civiltà
Monolitica (è un limite).
Evoluzionisti: si richiamano all’idea Universalistica. Concepiscono ogni civiltà come isolata.
Diffusionisti: società permeabili, c’è sempre una contaminazione.
Argonauti del Pacifico occidentale. Riti magici e vita quotidiana nella società primitiva (1922)
«Prima di giudicare, bisogna recarsi sul posto»
non esistono culture superiori o inferiori ma solo culture diverse che soddisfano in modo diverso i bisogni e le
aspettative dei suoi rappresentanti.
Studia le popolazioni nella nuova Guinea. Si rende conto che gli occidentali vivono divisi dalla popolazione
locale. Disprezzo e Superiorità.
Vuole studiare queste popolazioni: pianta la sua tenda dentro al villaggio, ha lasciato delle teorie. Entrare nelle
abitudini per capire. Non è vero che ci sono società superiori o meno. Si parla di differenze. Varie forme di
progresso.
EMMANUEL LÉVINAS (1906-1995)
Le Temps et l’autre conference (1946-1947)
Io concepisco l’altro come una sorta di tipo. Un po’ di astrazione, da questo punto di vista.
JOZEF TISCHNER (1931-2000)
L’incontro è un avvenimento che mette in gioco delle regole di comportamento.
Essere un essere drammatico: vivere il tempo dato, avendo attorno a se’ gli altri uomini e la terra come una
scena sotto i piedi.
3 possibilità: scappare, attaccare o dialogare/relazionarsi.
‘’Emigranti’’’ di Antonio Marazzi 1880: prevale la parte documentaria. Raccoglie dati dell’immigrazione italiana
in Argentina.
16-10-2017
UGO FOSCOLO
TIESTE
Esperienza di Dante dal punto di vista biografico. (Tematizzo l’esilio nelle opere).
Deformazione della figura di Dante.
FOSCOLO A ZACINTO:
Tema dell’esilio. 1802-1803: sonetto composto da Foscolo.
Ultima edizione delle Ultime lettere a Jacopo Ortiz.
Periodo Arte Neoclassica: c’è un’alterazione per la forma. Sonetti con intreccio direzionale.
Abbandono dell’atteggiamento poco sobrio. Maturità del pensiero da parte del poeta.
Né: particella negativa, che introduce il testo. Il testo si presenta come un frammento del discorso.
Meditazione sull’esilio. Condizione sull’esilio: riferita ad una dimensione Simbolica/Universale.
Distacco dalla patria. Dimensione Privatizzata: si appropria dei miti.
Zante, Zacinto: Terra d’origine, recinto di una dimensione mitologica legata a Venere, dea della bellezza.
Specchiarsi: introduce un’equivalenza tra esperienza del poeta e situazione mitologica.
Seconda terzina: mito di Odisseo.
Ulisse bello di fama e di sventura: eroe sventurato, infelice.
Chiusa del sonetto: parla di sé.
Esilio: eterno ed irrimediabile, condizione del non ritorno.
Destino: sepolto in terra straniera, senza conforto dei propri cari.
Berchet ha un nome straniero, proveniente da una famiglia di commercianti, di origine ginevrina (svizzera).
Studia le lingue moderne europee (francese, tedesco, inglese). Vive l'esperienza dell'esilio.
Gira per l'Europa per ben 24 anni; si fa cantore degli esiliati, del Risorgimento.
Il poemetto ''I profughi di Parga'':
Parga è un piccolo centro di 4'000 abitanti, situato sulle coste ioniche della Grecia.
Oggetto di una serie di contese diplomatiche. Era un avamposto della Repubblica di Venezia, poi passò di mano
tra russi, austriaci ecc...
Gli inglesi la passarono all' Impero Ottomano.
La Grecia era un po' sotto i riflettori, perché culla della civiltà europea.
Molti europei andarono in Grecia a difendere i greci.
Tema dell'esilio (poemetto) è un Polimetro; strofe non regolari e versi piuttosto liberi.
(Seconda parte)
Il profugo di Parga (greco) è ancora incosciente, così Arrigo si confronta con la moglie del greco, e le spiega
l'accaduto.
(Terza parte)
Arrigo si confronta direttamente con il greco, che rimane spossato e avvilito. Si pone come profeta di un futuro
dove gioverà la politica, dove il popolo verrà liberato.
Arrigo va in crisi, fa una distinzione tra il popolo inglese e il governo inglese. Sente l'amore per la madre patria.
Ha una Contraddizione interna, Oscillazione morale del personaggio.
L'Inghilterra è macchiata e infamata, la odia.
M sente la patria, soffre per le accuse rivolte ad essa. Soffre perché ha perduto la Sua patria.
Risuona nella sua testa il lamento dei popoli traditi.
20-10-2017
Pietro Celestino Giannone venne esiliato per 40 anni; celebrato come uno dei massimi rappresentati della
condizione dell’esilio.
Il poema è di 380 pagine, composto da 15 canti in ottave, metro del narrare: in versi.
Moti del ’21.
Figura del carbonaro che torna in Italia, sapendo di dover ripartire.
Immagine della donna amata abbandonata, della famiglia italiana, e dell’antagonista (traditore italiano).
Il poema di apre con l’approdo sulle coste della Toscana. Le bellezze dell’Italia sono l’elemento determinante di
questo quadro complesso.
Giuseppe Mazzini lo presenta, nel giornale ‘’L’indicatore livornese’’, come un grande testo.
Mazzini, è esule a Londra, esordisce con un richiamo musicale. Questa recensione, veicolo delle idealità
politiche, tramite la musicalità.
Esilio: accorda di terza minore.
Esule, come una sorta di fissazione.
Addio: parola che può provocare un forte dolore. Lo scrive in corsivo: addio manzoniano (addio ai monti, ottavo
capitolo, brano più complesso dal punto di vista letterario). Dove Manzoni vuole esprimere i pensieri di Lucia,
Renzo e Agnese; ma è anche una sorta di inno\coro.
Poesia collettiva, del distacco dell’abbandono.
Mazzini ha una spiegazione quasi psicologica. L’esilio non è mai un atto giusto. Viene considerata come una
pena sproporzionata.
L’esule è in continuo tormento, un uomo senza avvenire.
Si tratta quasi sempre di giovani esiliati.
Troviamo il tema della morte illacrimata, tema foscoliano.
Attraverso la poesia l’esule sfoga il suo dolore.
GIOVANNI RUFFINI:
Figura molto importante per gli storici italiani.
Attivo mazziniano, viene esiliato durante i moti del 1830-1831. Scappa e conosce Mazzini a Londra.
Viene a sapere che il fratello è stato catturato e si è suicidato.
Così comincia ad elaborare le sue memorie in opera romanzesca.
Gli ultimi capitoli sono incentrati sulla scoperta dell’amore e dell’orientamento politico.
Fantasio=Mazzini
Anni dove Lorenzo è all’università.
Quando Lorenzo viene esiliato, pare da Genova, e torna l’immagine dell’esule come una condizione onirica,
incubo ad occhi aperti.
Momento dell’imbarco: passato nebuloso lasciato alle spalle. Memorie che si stanno sbiadendo, ossessive e
vissute dolorosamente.
Troviamo una metafore ‘’fuoco sotto i piedi’’, sta ad indicare una condizione infernale. Come anche la
Desertificazione della memoria.
Il Faro di Genova è un simbolo, faro che si sta spegnendo mano a mano, come l’allontanamento.
L’atteggiamento dell’esule è sempre posto all’indietro, ovvero al passato, non guarda mai davanti a se (il futuro
che lo attende).
Alla visione del faro, abbiamo uno stato di sospensione da parte dell’esule. C’è un collegamento con la madre.
Quando sei esule ti trovi in una condizione di schiavitù, perché potrai trovarti nelle mani di chiunque quando
sei all’estero.
Nel ’48 Lucy, vedova, va a Napoli dove in un carcere vi è il Dottor Antonio. La donna prova in tutti i modi di
scarcerare Antonio, ma si rivelò un fallimento ogni suo tentativo. Dopo qualche tempo muore.
Il 6 febbraio del 1853, nel romanzo di Righi (1860-61-62), viene rievocato il ricordo della rivolta a Milano, che
doveva ripetere le 5 giornate del ’48. Rivolta che andò malissimo, vi partecipò pochissima gente, solo le classi
meno abbienti, che attaccarono il Castello Sforzesco con insuccesso.
Per questo motivo, il romanzo di Ruffini ha una prospettiva tutta in discesa.
Lucy cercò di convincere Antonio a trasferirsi con lei in Inghilterra, ma l’uomo rifiutò spiegando i motivi.
Come primo motivo spiega che lui è sì esule, ma in Liguria, quindi nella sua patria ideale (Italia); se si trasferisse
in Inghilterra perderebbe la sua identità italiana.
Durante la conversazione tra Lucy e Antonio si fa riferimento ad un sentimento che nasce e cresce man mano.
Vengono ripresi dei versi della Divina Commedia.
Immagine del navigante, nostalgico per la sua terra lontana. Dante indica l’ora (come sempre).
GOFFREDO MAMELI
MILANO E VENEZIA:
Esodo: matrice biblica, uscita del popolo ebraico.
Diaspora: fenomeno che riguarda un’intera popolazione. Etimo greco, dal verbo ‘’disseminare’’.
2 significati diversi:
L’esodo ha una prospettiva positiva, c’è una meta finale.
Mentre la diaspora riguarda l’espulsione della popolazione che non ha una meta precisa e si ‘’sparpaglia’’.
Moti del ’48: esplodono all’inizio tra marzo e aprile, in diverse città d’Italia.
Vengono attuati dei governi provvisori, poi però ci si rende conto della cacciata degli austriaci, ma nascono dei
dibattiti sull’atteggiamento da tenere nei confronti delle diverse città europee al quale si potrebbe chiedere
aiuto.
Agosto 1848: avvengono dei fatti che sollecitano i due termini.
Gli austriaci entrano a Milano ed i milanesi abbandonano la città.
Mameli scrisse un componimento poetico sull’accaduto. Il popolo che è costretto a partire, perché Milano è
stata ceduta all’Austria.
CRISTINA DI BELGIOIOSO
L’ITALIA E LA RIVOLUZIONE ITALIANA NEL 1848
Donna bella e ricca, crea un gruppo di donne volontarie per i feriti, a Milano e Roma (Rep. Romana con governo
provvisorio).
Cristina viaggia in oriente con la sua famiglia e intraprende un pellegrinaggio verso la Terra Santa.
Non partecipa alle 5 giornate di Milano.
Parte su un piroscafo con 190 volontari napoletani e arriva a Milano, dove si rende disponibile per lavorare con
il governo provvisorio. Si rende conto che le cose non vanno bene.
Denuncia il tradimento dei Savoia, infatti nelle prime battute del testo troviamo dei riferimenti ‘’Se le cose sono
andate così, è per l’atteggiamento dei Savoia’’.
Cristina difende il popolo milanese; si sofferma sulla descrizione dell’esodo milanese.
Milanesi escono da Porta Genova, numerose colonne di immigrati.
CATTANEO
Intellettuale milanese del tempo, assunse molti incarichi nel governo provvisorio.
Esclude l’aiuto dei Savoia.
Viene considerato come un uomo integerrimo. Rinuncia a tutti gli incarichi all’interno del governo provvisorio,
e decide di emigrare verso la Svizzera.
L’emigrazione, per i bambini, era vissuta come una sorta di viaggio vacanza.
Bassi venne ospitato in una villa principesca in Liguria.
Il vero trauma lo vive quando ritornò a Milano con la sua famiglia. Sensazione di dolore che lo sovrasta, perché
ricopre una posizione di esule in patria.
Questo è da considerarsi un messaggio più alto e anche positivo.
Dispatrio:
Sorta di neologismo, nasce nella seconda metà del ‘900.
Fa riferimento ad un libro, di Meneghello (scrittore veneto che si trasferisce in Inghilterra), divenne docente
universitario e scrittore. Opera: DISPATRIO
Termine entrato nel vocabolario degli studiosi di oggi di immigrazioni ed esilio.
C’è una condizione nuova; gli italiani che emigrano, lasciando la storia alle spalle. Lasciano l’Italia per questioni
di lavoro.
Nel secondo dopo guerra, gli italiani partono e trovano una buona collocazione all’estero.
DISPATRIO: abbandono della Nazione, da parte di un intellettuale, (es: Meneghello).
L’identità italiana di Meneghello si sgretola. La sua è un’esperienza diversa da quella degli emigrati o esiliati.
EMIGRAZIONE DI MASSA:
Fenomeno che è stato molto studiato da storici, antropologi e studiosi di letteratura, soprattutto nell’ultimo
decennio, in Italia.
Questo fenomeno non è del tutto esaurito.
Testi che pongono l’accento sulle difficoltà che ha dovuto affrontare il popolo italiano:
Antonio Stella ‘’Some Aspects of Italian Immigration to United States ‘’ 1924, Gene P. Veronesi ‘’Italian-
Americans and Their Comunities of Cleveland’’ 1977. L’orda, ‘’Quando gli albanesi eravamo noi’’, Milano Rizzoli
2002.
COMPOSIZIONE ANAGRAFICA:
Maschi 85% > 65% di cui 90% celibi 16 e 45 anni
Femmine 15% > 35%
Fino al 1880 90% dal Nord, tra 1880 e 1925 ( tot 16630000 emigranti)
50% Nord, 11% Centro e 39% Sud.
Il 90% analfabeti.
Tornare è una nuova perdita, c’è un senso di estraneità da parte di chi torna,
Molte donne partono per cercare anche l’emancipazione. Elle emigrano e arrivano in piccole comunità che
ricalcano le usanze del paese di origine.
Queste donne sono deluse da ciò che trovano, prendono le distanze dalla cultura di partenza man mano che
passa il tempo.
1861 : 120.000 ( 0,5% della popolazione italiana)
1886 : 220.000 ( solo 90.000 in Europa)
1891 – 1900 : media annuale 300.000
1900 – 1910 : media nnaule 600.000, 60% americhe
1913 : 900.000
LE DESTINAZIONI:
Francia 4.317.000 Svizzera 3.990.000
Germania 2.453.000 Belgio 535.000
Inghilterra 264.000 altri 1.934.000
STRUMENTI LEGISLATIVI:
1901 legge Luzzati e Commissariato generale dell’immigrazione
1868 Menabrea: Lavoro già garantito o adeguati mezzi di sussistenza.
1873 Circolare Lanza
1888 Legge Crespi
31 Gennaio 1901 Legge Luzzati, N.23
Quest’ultima cambia le carte in tavola, vengono creati dei commissari di bordo. La compagnia di navigazione
garantisce servizi base,
Gli uomini erano separati dalle donne; nulla doveva minare la tranquilità del viaggio.
Questa legge segue diverse denunce ( Edmondo D’Amicis ).
Ci fu una gestione spregiudicata di questi armatori.
CONDIZIONI DI VIAGGIO:
Le condizioni di viaggio erano molto dure.
Dopo la legge del 1901 le campagne puntano sui prezzi bassi e sulle condizioni migliori di viaggio.
Prima di partire si poteva prescrivere una polizza assicurativa, nel caso succedesse qualcosa durante il viaggio.
Nei piani bassi delle stive, si trovava la terza classe, qui l’aria era malsana. Per questo motivo si cercava il più
possibile di passare la giornata sui ponti delle navi.
ELLIS ISLAND:
Arrivo in questa vera e propria città, caduta in degrado. Gli emigranti della seconda e terza generazione hanno
voluto recuperare questo luogo, come luogo della memoria.
Le malattie che colpivano gli occhi erano le più diffuse, le persone malate, venivano messe in isolamento, per
non contagiare tutta l’America.
L’archivio ha registrato 12 milioni di emigranti, venivano tutti fotografati, anche le donne lucane con la posa
tipica di quel tempo.
New York era un vero e proprio cantiere, avvenivano molti commerci sulle strade.
27/10/2017
IL PREGIUDIZIO RAZZIALE:
1922: il caso Rollins versus Alabama
1921 Literacy Act: ogni immigrato deve saper fare un dettato di 50 parole
1621 «A more damned crew Hell never vomited»
Le teorie di etnologi italiani (Giuseppe Sergi, Luigi Pegorini)
1876 Giunta parlamentare d’inchiesta sulla Sicilia: «sangue caldo, volontà imperiosa, commozione d’animo
rapida e violenta»
“San Francisco Chronicle” (1904): «Gli immigranti che vengono dalle province al sotto del 45° parallelo sono,
con poche eccezioni, dei malfattori»
WOPs (without papers)
Situazione di deliquenza degli italiani: Wops (without papers). Documenti incompleti o falsi.
<<Keep the Australia white>>: slogan lanciato dalle autorità australiane.
Ci fu un forte movimento xenofobo in Svizzera per tutto il Novecento.
Salvatore Guglielmo e Jennifer, Salerno 2003: testo di approfondimento ‘’Are otalians white? How race is made
in America’’.
DEGRADO:
I contadini veneti vivono nelle sporco e tra le malattie; si sente un odio da parte degli svizzeri nei confronti degli
‘’sporchi’’ italiani.
I braccianti del Sud Italia che vivono nella più totale miseria, partono con la speranza di trovare non un vero e
proprio benessere, ma si accontentano dei beni principali per sopravvivere.
1914 Giacomo Pertile, scrisse un testo.
In questi anni si convive con l’idea che gli italiani portino violenza: i Dagos, brutti e violenti.
La parola mafia viene evocata alla fine degli anni 60 dell’800, in particolare a New Orleans.
La parola però si sostiene che circolava gia in precendenza, negli anni 40 dell’800 in particolare nel
rione di Santa Lucia —> NON indicava una rete criminale MA singoli individui, generosi, che
assumevano atteggiamenti al limite della legge per difendere gli oppressi.
In america invece sulla parola mafia prevale l’etichetta della “mano nera” —> organizzazione
criminale su scala ridotta volta all’estorsione —> fogli anonimi con impressa l’immagine della mano
nera, che veniva disegnata anche in alcuni luoghi come muri o porte dei negozi con l’obiettivo di
incutere il terrore per poi presumibilmente chiedere il pizzo.
In un testo di Luigi Capuana —> non compare il tema razziale MA uno dei tre fratelli lavora per la
mano nera e finisce in carcere.
Economia delle rimesse —> negli anni 90 in Italia aprivano una serie di agenzie che facilitavano
l’invio del denaro che gli emigrati inviavano alle loro famiglie rimaste in patria dagli States.
L’italia ha goduto di enormi benefici grazie all’economia delle rimesse.
Il boom del fenomeno mafioso si registra in concomitanza con l’epoca el proibizionismo. In questa
fase storica c’è un accanimento importante —> Black Friday : crollo della borsa di Wall Street —>
grande crisi —> questa confusione permette ai malavitosi di approfittarne perché viene proibito il
consumo degli alcolici anche se c’erano dei locali che avevano una prima stanza che dava
sull’esterno e poi uno scantinato o stanze nascoste dietro dove veniva distribuito l’alcool. Queste
organizzazioni criminali trovano grandi risorse nello smercio + distribuzione degli alcolici. A partire
dagli anni 20 Al Capone o Lucky Luciano —> arrivano alla ribalta e sono italo americani ( > Al
capone —> italo americano di 2 generazione). Alla fine degli anni 20 —> guerra interna agli
ambienti mafiosi che vede contrapposta le due più potenti famiglie, quelle di Salvatore Maranzano
e quella di Morello.
La rete: creata con la fusione della mafia italiana + quella presente sul suolo statunitense. La
mafia era e irlandese —> monopolio sullo spaccio della droga. La mafia italiana ha > importanza
perché siamo in epoca fascista: in Italia si vive una sorta di depurazione della mafia in quanto
scappano negli stati uniti e sono circa 500 capi mafia. Tra il 29 e il 30 c’è questa faida interna tra le
due famiglie che si risolve con la prevalenza attraverso la violenza della famiglia Morello, con l’aiuto
di Lucky Luciano. La mafia italiana collabora con le altre mafie gia presenti negli stati uniti anche
se prende una posizione di rilievo e si occupa di settori economici che erano prerogativa di altre
mafie (es: commercio di stupefacenti). L’immigrazione viene sfruttata —> la droga inserita nelle
valigia dei migranti.
L’opinione pubblica americana : capo dell’FBI che dice che la mafia non esiste come
organizzazione/rete criminale e ciò viene detto negli anni ’50.
1963: viene arrestato Joe Valachi, un italo americano mafiosi che è il primo pentito in quanto fa
una serie di rivelazioni —> fbi prende atto dell’esistenza della mafia come organizzazione +
operarono VS questa rete malavitosa. Joe Valachi inaugura l’espressione “cosa nostra” : viene
richiamata e utilizzata in riferimento alla mafia italo americana che si riferisce non solo agli italiani
trapiantati negli stati uniti MA anche al fatto che lavorano con entrambi i lati dell’oceano.
Quest’espressione “Cosa Nostra” —> potrebbe significare o “casa nostra” o “causa nostra”. Lui non
vuole dire che esisteva una rete o organizzazione ma con quest’espressione viene interpretata
come organizzazione da chi indagava. In base alle sue testimonianze si capisce che la mafia pre
esisteva negli stati uniti all’arrivo degli italiani —> italiani NO primi mafiosi.
1
Fine anni 20 —> sola ed unica organizzazione che nasce grazie alla fusione di diverse mafie che
avevano ambiti operativi + storia diversa dalle altre.
Le autorità statunitensi dagli anni 60/70 combattono VS la mafia. ES: operazione alla quale
partecipa anche Falcone che si chiama ……. + nel 2011 le autorità statunitensi hanno ridotto il
potere delle 5 famiglie più potenti di new york tra cui i Colombo.
LA CREAZIONE DI UN MITO: IL MAFIOSO
A partire dagli anni 60.
Il momento fondativo avviene nel 69 da parte di Mario Puzzo che pubblica “il padrino” —>
successo enorme. Lui lavora su una serie di testimonianze che vengono dalla cronaca recente +
confessione pentiti + interviste a ex mafiosi o dai loro memoriali + sua esperienza di italo
americano.
Nella comunità italo americana piace a tutti il padrino —> viene mostrato la violenza tra le famiglie
+ mette a nudo le radici di italianità che si erano perse: > valori della famiglia e della tradizione.
Nel caso del romanzo di Puzzo ci sono coloro che rifiutano questo tipo di stereotipo ed altri invece
che lo esaltano. Si crede che puzzo abbia scritto il libro per dei mafiosi. Frank Sinatra: nel romanzo
è presente un cantante italo americano amico dei mafiosi —> per questo FS va VS Puzzo.
Guy Talese: scrittore italo americano che nella sua biografia romanzata intitolata “onora il padre”:
ricostruisce la vita del padre della famiglia dei Bonanno —> glorificazione dei mafiosi + valori
famiglia e della tradizione + racconti autobiografici dei mafiois o ex mafiosi e si crea una sorta di
epica della mafia italo americana —> NON avviene la stessa cosa per la mafia irlandese ecc.
Circolano > immagini di bambini italo americani poverissimi che fanno lavori umili o vengono
abbandonati a se stessi > negli anni 20/30 del 1900.
LA RELIGIOSITA PAGANA:
Gli italiani: religiosità esteriore basata su feste, cerimonie MA incapace di comportarsi in maniera
moralmente rigorosa + incapacità di collaborare nella costruzione di una comunità cattolicocristiana
negli stati uniti. Italiani animata da una religione che si basa sul piano individualistico.
Viene pubblicato dallo studioso Paul Moses (italo irlando-americano) un libro dove vengono inseriti
una serie di documenti partendo dalla sua condizione (identità ibrida che unisce due componenti
etniche che sono sempre state in conflitto) —> irlanda VS Italia. Gli irlandesi arrivano prima negli
States a causa della carestia e la popolazione irlandese si adatta adottando una moralità più vicina
ai principi protestanti + adottando una politica della donazione ( il fedele è più rispettoso delle
funzioni +contribuisce alla costruzione e al mantenimento della chiesa grazie alle donazioni).
Gli italo americani invece NON riescono ad adattarsi. A partire dagli anni 60/70 c’è una prima fase di
convivenza negli States tra irlandesi e italiani. Irlandesi: vedono gli italiani come migranti ruba
lavoro + cattivi cattolici che non donano niente. Gli italiani frequentano le chiese degli irlandesi ma
dato che si presentano sporchi e poveri, vengono spediti nella cantina .
La comunità cattolica irlandese è tutta aggregata intorno alla figura di Linch che cerca di facilitare
la vita degli italiani ammettendoli alle funzioni perché: si rende conto delle reali situazioni degli
italiani + teme che le gerarchie ecclesiastiche vaticane possano accusarli di aver ignorato questa
fetta di fedeli cattolici italiani. ,
Giuseppe Pitrè sostenne che la parola comparve già da prima, ma non per indicare una rete criminale, ma uomi
galantosi che assumevano atteggiamenti in favore degli oppressi.
La mano nera era un organizzazione ridotta volta all estorsione. Facevano recapitare dei fogli anonimi, con
impressa una mano nera, per poi chiedere il pizzo. Ciò accadde durante i primi decenni del novecento.
Tra il ’29 e il ’30, venne creata la rete. Ci fu una faida tra le due famiglie, che si risolse con la prepotenza della
famiglia Maranzano.
Un nuovo approdo per la mafia italiana, fu il commercio di stupefacienti.
Fino agli anni ’60 non venne riconsciuta la mafia come rete, attività criminale.
Nel 1963 venne arrestato un italo americano, Joe Valachi, un criminale facente parte della mafia. Egli fu il
primo pentito e dichiarato.
‘’Cosa Nostra’’: espressione per indicare la mafia.
Termine ‘’coniato’’ da un italo-americana, che non parlava bene l’inglese, lavorava sulle sponde dell’oceano.
Disse probabilmente ‘’Casa nostra, causa nostra’’, e non voleva dire che era una rete, ma così venne
interpretata.
Secondo le testimonianze di Valachi, la mafia già esisteva prima dell’arrivo degli italiani in America.
Le autorità statunitensi svolsero grandi operazioni contro la mafia.
Nel 2011 ci fu una grande operazione molto forte, cinque families tra cui la famiglia di Colombo.
Apopea: costruzione del mito del mafioso (Cos’è? Perché?)
Nel ’69 venne pubblicato ‘’Il padrino’’ di Mario Puzzo. Un romanzo che ebbe un successo enorme, contenente
testimonianze della cronaca recente, di pentiti.
Una vera e propria apopea, ovvero una vera e propria storia.
C’è un gioco tra le varie testimonianza, la gloria e il delinquente.
LA RELIGIOSITA’ PAGANA:
Celebrazioni di santi, delle feste: cattolici italiani.
Caratterizzata dall’ndividualismo, dall’incapacità di lavorare in gruppo.
Paul Moses, autore italo-irlando-americano, co pie uno studio storeografico. Partendo dalla sua condizione
ibrida, che unisce due componeti etnici.
La popolazione irlandese si avvicina ai protestanti.
Il fedele è più rispettoso delle funzioni, contribuisce alla costruzione della chiesa ecc.. attraverso delle
donazioni.
Tra gli anni ’60 e ’70, ci fu una faticosa convivenza tra gli irlandesi e gli italiani. Gli italiani erano visti come
cattivi cattolici e rubatori di lavoro. Arrivavano in condizioni poverissieme.
Vanno a frequentare le chiese degli irlandesi, in condizioni pessime, e per questo motivo venivano rilegati nelle
cantine, perché troppo sporchi e puzzolenti.
La comunità cattolica irlandese è legata alla figura di Reverent Lynch.
Egli si rende conto delle situazioni pessime degli italiani e teme che le autorità italiane, possano denunciare le
autorità irlandesi.
C’è il pericolo che gli italiani si convertano al protenstantesimo.
Lynch cerca di avvicinare gli irlandesi agli italiani, ma questo tentatico fallì. Perché gli italiani lo vedono come un
attentato alla figura del papa.
Alessandro Gavazzi, non vuole seguire Lynch, e si muove tra Stati Uniti e Canada. Sostenne che il papa è un
ostacolo per il progresso della società e della democrarizzazione di essa.
Lynch rimase deluso dai cattolici italiani, perché donarono ai fondi francescani per la costruzioni di chiese
italiane.
Lynch così scrisse una lettera anonima e attaccò il clero italiano, incriminandoli di essere dei cattivi religiosi e
dando ignoranza ai preti.
Queste accus arrivarono sino a Roma, e feceso suscitare grande rabbia nella città.
Ma nel 1888 venne pubblicato, su una rivista, un saggio che era in realtà un lungo articolo, intitolato ‘’La civiltà
cattolica’’ di Gennaro de Concilio. Egli assume un atteggiamento conciliatorio, cercando di non essere brusco e
dicendo che ‘’Non è colpa di nessuno’’.
Il fenomeno migratorio avvenne troppo velocemente e fu molto elevato, che non ci fu tempo di prepararsi,
anche da parte delle gerarchie eclesiastiche.
Ci fu quindi un’impreparazione, ma non vista come una colpa.
Gli italiani erano troppo poveri per donare, e arrivarono con l’intenzione di stare per un breve periodo, non
definitivamente.
Ci furono pochi preti italiani negli Stati Uniti, per questo si ricorre ad un rimedio, ovvero la creazione di chiese
madri. Luoghi di culto, con preti preparati, gestiti dalla chiesa cattolica.
Scalabriniani: erano dei missionari di San Carlo, che erano stati ostacolati dal clero statunitense ed irlandese.
Cercavano di fare qualcosa di buono, ma venivano continuamente ostacolati.
San Francesca Cabrini: fece opera di evangelizzazioni ovunque negli Sati Uniti, ma trova una forte opposizione
da parte del clero locale.
Il conflitto italo-irlandese si risolverà poi nel ‘900, con la costruzione di chiese italiane, gestite con autonomia.
Tra ‘800 e ‘900, compaiono dei manisfesti, e vengono date delle disposizioni molto precise per entrare a far
parte del mondo anglosassone.
Uno dei manifesti da ricordare è ‘’Cleveland, Many people, one language’’.
EDMONDO DE AMICIS:
Edmondo De Amicis nasce ad Oneglia (imperia) il 21 ottobre del 1846, e muore a Bordighera l’11 marzo del
1908, per emorragia celebrale e viene sepolto a Torino.
Fu un grande scrittore e giornalista italiano.
Edmondo era il quinto figlio di Francesco De Amicis e Teresa Bussetti; il padre era un regio banchiere.
Già ripercorrendo la vita di De Amicis, d’altro canto, si possono scorgere le tracce di un percorso già indirizzato
verso una narrativa dal chiaro intento sociale, che quindi tratti e sviluppi le problematiche legate agli strati più
bassi della popolazione. A ciò si collegano, secondo l’autore, i valori che hanno animato e guidato il processo
unitario.
Nel 1848 si trasferisce con la famiglia a Cuneo.
Nel 1861 Edmondo entra nel collegio a Torino, e fu avviato alla carriera militare.
Nel 1862 fece la sua prima composizione poetica.
L’anno seguente (1863) morì il padre ed Edomondo entrò nell’Accadmia Militare di Modena.
Dopo la battaglia di Custoza, nel 1866, nace il primo Reportage-Inchiesta-Racconto ‘’L’esercito italiano durante
il colera’’, nel 1867.
Lo stesso anno, Edmondo, venne trasfarito a Firenze, dove scrisse ‘’L’Italia militare’’ e ‘’Le scene della vita
militare’’. Qui emergono alcune delle qualità stilistiche di Edmondo.
Utilizza il bozzettismo, forma pr il disegno rapido e incisivo di buon effetto figurativo.
Nel 1868 conosce il sindaco di Firenze, e nasce una relazione ambigua con la moglie di egli.
Nel 1869 il sindaco stesso, scrive una violenta recensione su De Amcis, che offeso decide di sfidarlo.
Nel 1870 De Amicis decide di abbandonare l’esercito e dedicarsi completamente alla letteratura.
Viaggia e scrive come dei Diari di Viaggio.
Nel 1873 conosce Teresa Boassi e a sposa. Rimase un matrimonio segreto per tutti.
Nel 1876 nace il primo figlio.
Edmondo comicia a scrivere ‘’I nostri contadini in America’’, che diventerà poi ‘’Sull’oceano’’ (1869).
Nel 1890 aderisce ufficialmente al socialismo.
Nel 1898 si suicida il figlio, e la coppia si separa. Il divorzio verrà ufficializzato solo pochi anni dopo.
De Amicis punta la sua attenzione su argomenti di strategia e di tattica, che mirano al suo interno il movimento
operaio, contrapponendo socialisti e anarchici come nemini.
L’11 marzo del 1908 muore a Bordighera, e l’anno successivo muore la moglie Teresa.
De Amicis ebbe un grande successo con i primi suoi volumi, tra cui ricordiamo ‘’Amore e ginnastica’’, ‘’Romanzo
di un maestro’’, ‘’L’idioma gentile’’ e molti altri.
Col passare degli anni si dedica ad una narrativa di tipo molto vario.
De Amicis ebbe una bibliografia della critica vastissima. Ad esempio: ‘’Appunti per una bibliografia su De
Amicis’’ di Carella, 1960; ‘’Cronache letterarie’’ di Capuana, 1899 e molti altri.
Edmondo esordisce con un libro di viaggio in Spagna, con il quale elabora delle strategie narrative.
Attua una riscrittura dell’esperienza stessa (viaggio), grazie all’uso di innumerevoli fonti letterarie.
Edmondo legge tutti i diario di viaggio di molti scrittori, anche stranieri.
Orhan Pamuk: scrittore più importante della Turchia di oggi. I suoi romanzi, tradotti in più di quaranta lingue,
sono spesso sospesi tra il fiabesco ed il reale e rispecchiano la Turchia di ieri e di oggi.
De Amicis dà un’immagine più veritiera di Instabul/Constantinopoli. Parte dall’esperienza personale e poi
aggiunge altri fonti, fa un’opera di mosaico.
Robert Louis Stevenson, ‘’The Amateur Emigrant’’: opera scritta prima che De Amicis pubblicasse
‘’Sull’oceano’’, ma pubblicata successivamente.
Enrico Bottini: protagonista principale di Cuore, è in realtà una figura secondaria degli eventi,
che si preoccupa soprattutto di registrare diligentemente sul proprio diario.
Garrone: ragazzo di quattordici anni, tanto robusto quanto buono d’animo, difende spesso i
compagni più deboli dalle prepotenze degli altri, diventando la figura di riferimento per Enrico.
Figlio di un ferroviere, è colpito nel corso dell’anno dalla morte della madre.
Ernesto Derossi: figlio di una famiglia della buona borghesia, è il classico esempio di “primo
della classe”; bello, intelligente e di gran successo negli studi, ma socievole con i ragazzi di
estrazione sociale più bassa.
Franti: esponente del sottoproletariato, Franti è l’antitesi di Derossi. Violento e malvagio, sarà
infine espulso da scuola per le sue bravate 3.
Stardi: figura emblematica dello studente che, pur senza grandi doti di intelligenza, riesce ad
ottenere ottimi voti con uno straordinario impegno nello studio.
Precossi: è il figlio di un fabbro, alcolizzato e violento. Il padre smette di bere ammirato dai suoi
ottimi risultati scolastici, che gli valgono un premio.
Nelli: amico di Enrico, gobbo, gracile di salute e di costituzione.
Nobis: figlio di un ricco commerciante, si sente superiore rispetto ai compagni di classe più
poveri.
Il maestro Giulio Perboni: solo e senza affetti, dedica ai suoi alunni tutte le sue attenzioni,
vedendo nella sua classe una nuova famiglia.
Garoffi: figlio di un droghiere, molto sveglio, è sempre intento a commerciare con i compagni di
classe.
La Maestrina della Penna rossa: figura divenuta celebre, caratterizzata dalla piuma che porta
sul cappellino, è supplente di Perboni; sarebbe modellata sulla figura reale di Eugenia Barruero.
La maestra della Prima superiore: precedente maestra di Enrico, è molto buona di cuore.
Muore nel mese di giugno, poco prima della conclusione del romanzo.
Ottobre, Il piccolo patriota padovano: Un ragazzino figlio di contadini viene venduto dalla
famiglia a una compagnia di saltimbanchi, con i quali viaggia attraverso l’Europa. Il ragazzo però
decide di scappare e di tornare in Italia, dirigendosi a Genova per mare. Sul battello incontra
degli uomini di nazionalità staniera che, provando compassione per la sua triste condizione, gli
offrono qualche moneta. Ma, sdegnato dai commenti fatti da questi contro l’Italia, il piccolo
patriota riconsegna loro le monete.
Novembre, La piccola vedetta lombarda: Un ragazzino di Voghera (figura ispirata a quella reale
di Giovanni Minoli) fa da vedetta in cima a un albero per conto di un drappello di soldati di
passaggio. Mentre li avvisa dell’arrivo di un drappello austriaco, i soldati austriaci però lo
scorgono e cominciano a sparare verso l’albero. L’ufficiale italiano ordina al bambino di
scendere, ma questo non demorde per contiunare a monitorare i movimenti del nemico.
Infine, colpito al petto, cade e muore accudito dall’ufficiale. Il racconto si chiude con la marcia
dei bersaglieri in onore della salma della valorosa vedetta, ricoperta dal tricolore italiano.
Dicembre, Il piccolo scrivano fiorentino: Giulio è uno scolaro figlio di una famiglia molto povera.
Il padre tiene molto al suo rendimento scolastico, poiché è convinto che così un giorno il figlio
potrà trovare un mestiere redditizio. Per mantenere la famiglia il padre lavora come scrivano di
giorno e come copiatore di notte e a nulla valgono le richieste di Giulio, che vuole aiutare
attivamente la famiglia. Davanti ai rifiuti del padre, Giulio decide di continuare il lavoro del
padre in segreto, quando questi va a dormire. Effettivamente l’espediente si rivela vincente e le
entrate della famiglia aumentano, ma Giulio a scuola non raggiunge più i risultati di un tempo.
Il padre, non sapendo cosa stia succedendo, lo sgrida aspramente, ma una notte lo trova al
lavoro e commuovendosi si scusa con lui.
Febbraio, L’infermiere di Tata: Il piccolo Ciccillo viene mandato dalla madre ad assistere il
padre ricoverato in ospedale a Napoli. Una volta arrivato Ciccillo chiede informazioni sul padre,
che chiama “Tata”, e viene erroneamente condotto nella stanza di un moribondo. Qui il
bambino assiste il malato e piange di fronte alle sue condizioni di salute, che peggiorano
visibilmente. Quando sente la voce di un uomo che sta lasciando l’ospedale, cospre che suo
padre è nuovamente in salute ed è pronto a tornare a casa. Ciccillo, pur contento, decide di
restare una notte in più, per assistere fino alla fine il “Tata” morente.
Marzo, Sangue romagnolo: Ferruccio una sera torna a casa dopo aver passato la giornata con
una compagnia che non piace per niente a sua nonna, che lo rimprovera duramente mettendo
perfino in dubbio il suo affetto per lei. Il resto della famiglia è via fino al giorno dopo e
Ferruccio deve passare la serata con la nonna. A un certo punto irrompono in casa due ladri,
che minacciano la nonna e chiedono dove si trovino i soldi. Ferruccio glieli indica e i due li
lasciano andare e si preoccupano del bottino. Al momento della fuga, però, a uno dei due ladri
perde la maschera che gli copriva il volto e viene così riconosciuto dall’anziana donna: è un
delinquente del posto. Il ladro fa per pugnalarla, ma Ferruccio si mette davandi alla nonna e
sacrifica così la vita per lei.
Aprile, Valore civile: Un ragazzino rischia la sua vita per salvare quella di un coetaneo che sta
annegando nel Po. Venuto a conoscenza del gesto il Sindaco del paese decide di premiarlo con
una medaglia. La cerimonia viene descritta con dovizia di particolari: al centro c’è il ragazzino,
figlio di un muratore timido e dimesso. Dopo il discorso, il Sindaco appunta la medaglia al petto
del protagonista. In quel momento dal pubblico si fa largo il coetano che è stato salvato, che
corre grato fra le braccia del ragazzo. La folla festante non cessa di acclamare il ragazzino.
Maggio, Dagli Appennini alle Ande: Marco decide di partire da Genova e andare a
cercare la madre, che è emigrata in Argentina a lavorare a servizio da una famiglia. La madre
però è molto malata e sembra senza speranza perché rifiuta di farsi operare. Il viaggio di Marco
è lungo e pieno di peripezie; Marco deve attraversare l’Argentina su mezzi di fortuna, seguendo
gli ipotetici spostamenti della famiglia con cui si trova sua madre e raccogliendo informazioni
lungo il cammino. Senza soldi, il ragazzo non desiste, proseguendo il proprio viaggio a piedi.
Quando, ai piedi delle Ande, trova la madre, la donna che alla vista del figlio decide di farsi
operare e sopravvive.
Giugno, Naufragio: Il piccolo Mario sta viaggiando su un bastimento che deve percorrere il
tragitto da Liverpool a Malta, qui incontra una ragazzina, diretta anch’essa in Italia, Giuditta. I
due stringono amicizia e si raccontano le reciproche vicende. Durante la notte però si scatena
una tempesta e il bastimento naufraga disastrosamente. Mario e Giuditta sono aggrappati a
uno degli alberi, certi di morire. Una scialuppa viene gettata in mare e viene offerto l’ultimo
posto a Mario. Ma il ragazzino, sapendo che Giuditta ha i suoi genitori che la aspettano, mentre
lui è orfano, le offre il suo posto. Appena la scialuppa prende il largo, il mare in un risucchio
ricopre la nave, trascinando Mario con sé.
30/10/2017
Nel racconto troviamo un atto eroico, che però è sentito dal personaggio interno come una vergogna.
Mentre il personaggio esterno ha una diversa visione rispetto al personaggio interno.
Il racconto:
Letteratura dell’esilio: Marco si imbarca a Genova, questo è il momento del distacco, della perdita di qualsiasi
legame concreto.
Il piccolo Marco era un ragazzino di 13 anni, molto coraggioso; appartenente alla piccola borghesia, costretto a
emigrare per difficoltà economiche della famiglia.
La madre di Marco partì due anni prima da sola, per l’Argentina, per diventare una domestica. Per il primo
anno scrive alla famiglia, ma dopo di che non si sa più niente, e Marco insieme ai fratelli e al padre, iniziano a
preoccuparsi.
C’è un tema di matrice risorgimentale: scelta drammatica tra il dovere civico e la sfera degli affetti.
Marco a quel punto decide di partire, da solo, per l’Argentina; grazie ad un biglietto gratuti di terza classe che si
è procurato tramite conoscenti.
L’immagine di Genova, è un’immagine femminile, che rappresenta la relazione tra il corpo della donna e la
città.
Troviamo una degradazione del personaggio.
Il piroscafo sul quale si imbarcano gli emigranti, è affollato da contadini che emigrano.
Il mare è visto come un momento di isolamento da tutto.
Il narratore estero è onniscente; il punto di vista interno è ricoperto dalla figura di Marco. Infatti non sappiamo
cosa sia accaduto alla madre, finchè non lo scopre il ragazzo stesso. C’è una sorta di suspense.
Sul piroscafo Marco entra in contatto con un personaggio, il Vecchio lomabrdo, che sostiene il ragazzino.
Marco subì un furto.
Qui si fa riferimento (Victor Turner) al ragazzo che era costretto a stare in un luogo non abitabile, dove deve
superare delle prove; che quando poi sarà adulto, verrà riaccolto nella società.
Per certi versi questo accade al piccolo Marco, quando viene allontanato dal porto di Genova, perché dovrà
affrontare una serie di situazioni drammatiche. Per questo possiamo dire che è un romanzo di formazione.
Finito il lungo viaggio di 26 giorni e arrivato in Argentina, ormai sprovvisto di denaro perché stato derubato, il
piccolo Marco viene a sapere della morte del cugino, e che la madre non si trova più a Buenos Aires, ma a
Corobba.
Marco essendo senza denaro, non poteva nemmeno procurarsi il biglietto per raggiungere la madre.
Qui abbiamo un forte impatto con le città sudamericane. Una sensazione di estraneamento che coglie il
ragazzo, incapacità di riconoscere e orientarsi.
Durante questi momenti il Vecchio lombardo, che incontra il ragazzo a Rosario, rincuora il piccolo; lo porta in
un’osteria, dove viene fatta una colletta tra emigranti, per permettere a Marco di comprarsi un biglietto per
raggiungere la madre.
Quando Marco si sposta a Corobba, ritrova la stessa struttura urbanistica lasciata a Buenos Aires.
(De Amicis ha un grande successo per la sua abilità di descrittore.)
La madre del piccolo non si trova nemmeno a Corobba.
Marco si pone a servizio di un mercante, ma viene insultato e picchiato dai suoi compagni di viaggio. Qui
abbiamo una forte umiliazione nei confronti del ragazzo.
Dopo di che Marco è costretto ad attraversare una foresta di notte (ignoto assoluto), qui si ferma di fronte ad
un fosso.
Ignoto e noto: principio dell’immedisimazione, che è fondamentale.
L’antropologo Batensen scrive e spiega cosa avviene quando un indivisuo si trova in un ambiente diverso d
quello naturale: ci deve essere una traduzione dall’ignoto al noto, cioè deve fare una sorta di comparazione tra
ciò che deve e ciò che appartiene alla sua esperienza. Mi baso sulle analogie.
Arriva in città e scopre che la madre lavora in una fattoria a poche chilometri da lui. Qui cambia il punto di vista,
che diventa quello della madre.
Si trova in condizioni disperate, sembra stia per morire ma non si vuole fare curare, perché sente di aver fallito
dato che ha perso i contatti con la famiglia.
Alla fine arriva Marco, la madre così si fece operare. Il ragazzo quindi salvò la vita a sua madre.
3/11/2017
SULL’OCEANO: racconto
IL racconto si apre con il concetto chiave di miseria, sul quale Nitti aveva impostato il suo saggio ‘’Il Galileo’’.
De Amicis gioca molto sugli effetti a contrasto. Ad esempio l’immagine della nave, che è suddivisa in classi,
dove compaiono grandi differenze sociali che si colgono anche con l’olfatto.
‘’A prua e a poppa’’: capitolo
Qui De Amicis sviluppa lo scenario della fauna emigrante. Abbiamo un contrasto con i signori indolenti, per cui
la campagna è solo una spasso spensierato di pochi giorni.
C’è un idea socialista che si sta sviluppando nella mente del romanziere, e quindi nella scelta e nella disposione
dei suoi materiali.
Nave: è come un affollarsi di dichiarazioni, riflessioni, esemplificazioni, che va a disegnare lo scheletro del libro.
Emigrazione: è come uno stato di colpevole malessere sociale, che arriva alla disperazione e alla morte.
‘’Sull’oceano’’ è chiaramente un romanzo alla De Amicis; l’inizio può far pensare ad un Reportage.
Si parte dall’immagine della nave, come luogo circoscritto e chiuso.
Dopo di che, il servizio giornalistico quale sembra, si muta nel progetto di raccontare la condizione umana nel
suo complesso.
Personaggi:
‘’Genovese’’: è una ragazza grande, bionda, con un viso ovale. Per gli emigranti è il più importante protagonista
del piroscafo.
‘’Ragazza bolognese’’: donna-cannone.
‘’Vecchio marinaio gobbo’’ …
Folla degli anonimi, che comprende: bambini, madri e famiglie.
‘’Un torinese agente di una casa bancaria di Genova’’: che diventerà il Virgilio di De Amicis.
…Ecc…
Dobbiamo apprezzare le qualità scopiche, di un occhio acutissimo.
Quali sono i segni di riconoscimento?
-Espansione lirico-sentimentale
Con particolare gusto per l’anomalo, l’orrido o lo spettrale.
Oppure nella visione dei cadaveri dei naufraghi, mostruosamente gonfiati.
-Normalità con connotati di straordinario
-Ritrattista
-Descrittore lirico e comico
-Nota eroica
-Descrizioni ambientali
-Conclusiva liberazione della paura
La somma egli episodi è una coesione. Alcuni episodi, diventano simbolici e funzionali alla struttura della storia
come una nascita, una morte e un aborto.
Eroina: è una giovane maestrina tisica, descritta da De Amicis nel brano con ritratti sempre un po’ patetici.
La morale del racconto si trova nella grigia malinconia d’una circostanza di disperazioni, ancora
populisticamente ottimistica.
‘’Sull’oceano’’ è il libro più equilibrato di De Amicis e anche il più bello.
De Amicis ha in mente un pubblico ben preciso a cui rivolgere il suo racconto. C’è un individuazioe di un preciso
target di riferimento.
La costruzione del racconto ha una forma paratattica, ovvero sono presenti lunghi elenchi.
Il lessico è vario e presenta molti dialetti, inoltre utilizza termini che appartengono alla lingua colta (alta). Però
l’utilizzo di un linguaggio troppo raffinato, escluderebbe il grande pubblico, ovvero le persone di cultura media,
alfabetizzati.
Ricorre a dei termini singoli, della grande tradizione letteraria. Troviamo dei toscanismi.
Avviene una presentazione delle lingue straniere, soprattutto del francese (semplice), che era la lingua
straniera veicolare tra l’800 ed il ‘900.
De Amicis non si rivolge agli emigranti o potenziali emigranti, in gran parte analfabeti; ma si rivolge ai ceti medi,
la borghesia italiana.
E’ presente una funzione mimetica, che aiuta a produrre un effetto di realismo, che rispetta la frammentarietà
della lingua in Italia del tempo.
Anche se Edmondo è piemontese, utilizza un dialetto non suo. Infatti il genovese è il dialetto che sta più a cuore
a De Amicis, emblema di una femminilità attribuita alle donne liguri.
Troviamo una funzione decorativa, per dare colore e carattere al testo; e per introdurre una serie di caratteri
diversi.
De Amicis paragona la condizione degli emigranti sul piroscafo, con i dannati nell’inferno dantesco.
E’ presente nel libro il tema della testimonianza.
L’ultimo capitolo ‘’L’America’’:
Troviamo una situazione di sospensione, ed il tema della noia: espressioni che chiamano in causa Leopardi.
La noia pervade i viaggiatori, è un sentimento basso, come una sorta di trans.
Questo sentimento non è condiviso dal narratore interno.
Leopardi subentra alla fine, quando fa c’è un riferimento all’infinito, ovvero il continente americano vasto,
sconfinato e ricco di libertà.
La California come frontiera del Mondo, le selve della California. Un luogo non ancora corrotto, che è una
componente della felicità.
Ci sono riferimenti importanti a Leopardi, per introdurre un elemento di piacevolezza per la lettura. C’è una
codificazione del testo.
Il narratore adotta come propria una cultura, che presuppone possa essere terreno condiviso con il lettore.
‘’Sull’Oceano’’ fu un testo di enorme successo, questo confermato anche dalle vendite e dalle varie recensioni.
I critici sottolineano il realismo molto convincente, anche se l’autore non è un verista.
I vari critici, inoltre, esaltano la forma del testo.
La struttura lineare del testo è una scelta strategica, con parzialità dello sguardo del narratore stesso.
Troviamo il tema del mistero: con l’enigma, dove il narratore interno può formulare delle ipotesi.
La fine del testo dovrebbe essere il momento dello svelamento dei personaggi, che può essere un
atteggiamento drammatico o comico/ironico; in alcuni casi avviene, ma molti misteri vemgono lasciati
nell’ombra.
Es: il ladro argentino (ironia), che è un ministro; coppia di marito e moglie che rappresentano l’infelicità
matrimoniale. Stereotipo che approda ad una soluzione, ma non definitiva. Quindi tema della frantumazione
familiare.
Fanciulla virtuosa: umiliazione, giudizi molto pesanti perché gli uomini si sentono respinti. Fanciulla con un
valore positivo agli occhi del narratore.
Signorina di Mestre: colei che coordina i rituali che accompagnano la fine del viaggio. L’unico personaggio che
pone un dialogo tra i viaggiatori delle diverse classi. Viene ritratta come una Santa.
Ragazza di Genova: bella genovese. Democrazia dell’eros sul piroscafo.
-La noia è un sentimento molto forte.
-Sessualità, come unico tema non riguardante la noia; tema che è trattato con distacco ironico da De Amicis.
-Austerità: immagine seducente.
Emblema del viaggio è la morte. Questa rappresenta un’immagine che fa paura, con significato profondo. C’è
un richiamo anche al tema della miseria e della povertà.
Frammento, la parte per il tutto Memotimia, molto frequente nei testi di De Amicis.
Capitolo tre:
Il commissario di bordo è un personaggio onesto e sincero.
Descrizione con andamento ordinato.
Viene introdotto il personaggio mediatore e l’immagine autoregolamentata; si creano dei capi popolo.
Avviene una visione dei documenti, quali passaporti, lettere e vengono presentati al commissario.
(Il lavoro del narratore e del commissario, danno struttura alla società a bordo).
La miseria è il comune denominatore.
Le pagine sono strutturate in maniera analoga.
Capitolo quattro:
Bancario: estensione della conscenza. Personaggio pettegolo.
Capitolo sei:
Si dà voce ad alcuni gruppi di emigranti. C’è un tentativo di avvicinamento alla seconda classe.
La prima e la seconda classe cadono sotto la categoria di signori.
La parzialità dello sguardo è rimediata dall’udito.
In un primo momento, l’autore, non coglie dei giudizi ma dei racconti.
Gli individui sono portatori di esperienze personali, con dettagli diversi secondo il principio della varietà.
Qui ritorna l’elogio alla Liguria.
C’è un gruppo dei più arrabbiati, che respinge il protagonista.
Il vecchio arrabbiato è un anarchico.
Successivamente il narratore riesce a scorgere i dialoghi tra questo gruppo di anarchici.
Livello del pagnottista: livello più basso concepito dal gruppo di anarchici.
La signorina di Mestre incontra una famiglia di terza classe. Instaura un dialogo con loro, che si trasforma in una
Narrazione, drammatica.
C’è un momento di climax drammatico, seguito da momenti di ironia.
(Verga non dedica un testo all’immigrazione. Verismo: non è una questione di temi, si occupano della società
Nella sua interezza. Abbandono del narratore onniscente, invisibilità del narratore).
6/11/2017
GIOVANNI VERGA:
Verga nasce nel 1840 a Catania da una famiglia benestanti di idee liberali. Compie i primi studi presso Antonio
Abate, patriota entusiasta che gli trasmette la sua passione per i romanzi storico-patriottici e per la narrativa
d'appendice: i suoi romanzi giovanili riflettono gli ideali risorgimentali dello scrittore.
Verga quindi non ha una vera e propria cultura letteraria perché ha una formazione irregolare e non termina gli
studi. In questi anni lui prova molto interesse, oltre che per i classici italiani e latini, anche per alcuni popolari
scrittori francesi.
Col passare degli anni Verga decise di dedicarsi totalmente al mestiere di scrittore. Così abbandona gli studi in
legge (1869) e si trasferisce a Firenze, allora capitale del regno. Tre anni dopo si stabilisce a Milano, vero centro
della cultura nazionale e dell'industria editoriale.
Qui frequenta i salotti intellettuali e gli ambienti della Scapigliatura, si dà alla vita mondana e agli amori.
Arriva a Milano dalla campagna; c’è una visione della città come qualcosa di compatto.
Milano era allora il centro culturale più vivo, ed entra in contatto con gli ambienti della Scapigliatura. Frutto di
questo periodo sono tre romanzi: "Eva" (1872), "Eros" (1875) e "Tigre reale" (1875), ancora legati ad un clima
romantico.
La svolta verso il verismo avviene nel 1878, grazie alla pubblicazione del racconto "Rosso Malpelo". Seguono
nel 1880 le novelle di "Vita dei campi", nel 1881 "I Malavoglia" (che sono il primo romanzo del "Ciclo dei vinti"),
nel 1883 le "Novelle rusticane" e "Per le vie", nel 1884 il dramma "Cavalleria rusticana", nel 1887 le novelle di
"Vagabondaggio".
‘’Per le vie’’ raccolta di novelle pubblicata nel 1883, da parte dell'editore Treves, vede come protagonisti gli
emarginati di una grande città come Milano in continua lotta per la sopravvivenza.
Tuttavia essa non è in realtà una vera e propria novella, poichè non è caratterizzata da alcuna trama, ma si
presenta come una semplice carrellata di quadri paesaggistici ambientati al centro della Milano ottocentesca in
tutte le ore del giorno e nelle diverse stagioni dell'anno - metafore della quotidianità e delle stagioni della vita
medesima. Non è dunque nè una novella, nè tanto meno una novella verista, nonostante è bene ricordarlo
anche altri racconti verghiani ambientati al di fuori della Sicilia, come ad esempio a Milano, possano dirsi a tutti
gli effetti veristi.
‘’Il Bastione di Monforte’’ costituisce un'eccezione nel suo genere anche per un altro motivo: contiene parecchi
termini relativi ai colori: sei volte viene nominato l'azzurro, sei volte il verde, una volta il rosso. Per un testo di
appena un paio di pagine, ciò costituisce una specie di record se si tien conto del particolare stile dello scrittore.
Verga infatti normalmente è estremamente parsimonioso con i colori, sia nelle novelle che nei romanzi veristi.
Il rosso, il giallo, il verde ricorrono più che altro nei modi di dire riguardo agli stati d'animo: ‘rosso di vergogna’,
‘giallo come un morto’, ‘verde di bile’, etc. Al di là di questi, raramente sembrano quasi sfuggire qua e là alla
penna del novelliere un azzurro per descrivere il cielo, un verde per gli alberi o i prati, un turchino ad indicare il
mare, con pochi altri esempi.
Questa è una novella introduttiva, dove il narratore esterno pone lo sguardo sull’esterno, e poi si concentra sul
centro delle città.
Non esisteva una Milano povera ed un’altra borghese, ma solo quartieri popolari.
Le altre 11 novelle, sono vere e proprie narrazioni, con già tecnica realistica.
I protagonisti sono popolari, emarginati. Figure che vivono ai confini della criminalità.
I MALAVOGLIA:
Malavoglia è il romanzo più conosciuto dello scrittore siciliano Giovanni Verga, pubblicato a Milano dall'editore
Treves nel 1881. Fa parte del ciclo dei Vinti.
Il romanzo narra la storia di una famiglia di pescatori che vive e lavora ad Aci Trezza, un piccolo paese siciliano
nei pressi di Catania. Il romanzo ha un'impostazione corale, e rappresenta personaggi uniti dalla stessa cultura
ma divisi dalle loro diverse scelte di vita, soverchiate comunque da un destino inevitabile.
Lo scrittore adotta la tecnica dell'impersonalità, riproducendo alcune caratteristiche del dialetto e adattandosi
quanto più possibile al punto di vista dei differenti personaggi, rinunciando così all'abituale mediazione del
narratore.
Trama:
Il romanzo si apre con una breve introduzione dell’autore, che illustra brevemente il piano complessivo del
Ciclo dei vinti e spiega le ragioni dell’opera. In questa prefazione, Verga sottolinea che i protagonisti dei
Malavoglia sono personaggi umili, appartenenti al livello più basso della scala sociale, ma che in loro si
avvertono già “la vaga bramosia dell’ignoto” e “l’accorgersi che non si sta bene, o che si potrebbe stare meglio”
che sono alla base di ogni catastrofe. In loro si riproduce, su piccola scala, il meccanismo di lotta per la
sopravvivenza e l’ascesa sociale che sarà comune a tutti i protagonisti dei vari romanzi che comporranno il Ciclo
dei vinti.
Capitoli I-IV: la vicenda dei Malavoglia si apre nel dicembre del 1863, con la chiamata alle armi di ‘Ntoni, il
maggiore dei nipoti di padron ‘Ntoni. La partenza del ragazzo ha conseguenze tragiche per la famiglia: senza il
suo lavoro, infatti, l’attività di pesca svolta dai Malavoglia sulla barca Provvidenza va in crisi, costringendo
quella che fino a quel momento era stata una famiglia povera ma “relativamente felice” ad affrontare le prime
difficoltà economiche. Per provare a guadagnare qualche soldo, Padron ‘Ntoni decide quindi di organizzare un
piccolo commercio: acquista a credito da un usuraio, zio Crocifisso, un carico di lupini, contando di rivenderli e
guadagnare abbastanza da saldare il suo debito e mettere da parte qualcosa per la famiglia.
I lupini vengono caricati sulla Provvidenza, ma durante il trasporto la barca naufraga e Bastianazzo, che era a
bordo, muore. La famiglia perde quindi in un solo colpo sia il suo componente più forte e valido che la barca. I
Malavoglia si trovano quindi a dover affrontare – oltre al dolore per questa perdita tragica e imprevista e alla
perdita della loro unica fonte di sostentamento – anche le pretese di zio Crocifisso, che minaccia di sfrattarli
dalla casa in cui abitano, “la casa del nespolo”, se non salderanno in tempo il loro debito. Tutti i membri della
famiglia cominciano quindi a lavorare febbrilmente per onorare i loro impegni con lo strozzino, anche per
ragioni di orgoglio e per salvaguardare l’onorabilità della famiglia.
Capitoli V-X: ‘Ntoni torna dal servizio militare e la carcassa della barca Provvidenza viene recuperata dal mare: i
Malavoglia sperano, quindi, di poter superare il momento di difficoltà, ripagare i loro debiti e riprendere una
vita più tranquilla. Tutta la famiglia lavora per tentare di ripagare in tempo zio Crocifisso, ma ogni sforzo risulta
inutile e la casa viene infine pignorata. Inoltre, una serie di nuove disgrazie si abbatte sui Malavoglia: il figlio
minore Luca deve a sua volta partire per il servizio militare, e perde la vita combattendo contro gli austriaci
nella battaglia di Lissa.
Questa tragedia fa saltare il matrimonio d’interesse, faticosamente combinato, tra Mena e il figlio di un
proprietario terriero del paese, mentre poco dopo la barca Provvidenza, appena riparata e rimessa in mare,
naufraga nuovamente, portando Padron ‘Ntoni a un passo dalla morte. Infine, fiaccata da questa serie di
disgrazie, anche la Longa si ammala di colera e muore. Sul letto di morte, la donna raccomanda al figlio ‘Ntoni
di avere cura dei fratelli, ma il ragazzo dopo essere tornato dal servizio militare non riesce più ad accettare la
vita del paese. Il lavoro gli pesa, e trova insopportabile dover faticare tanto solo per ripagare il debito contratto
dal nonno con zio Crocifisso. Decide, quindi, di lasciare il paese per provare a fare fortuna in città, coltivando la
speranza di arricchirsi con poca fatica e di tornare ad Aci Trezza ricco e rispettato da tutti, capovolgendo le sorti
della famiglia.
Capitoli XI-XV: Padron ‘Ntoni, a seguito della partenza del nipote, rimane solo con il piccolo Alessi e le sue
sorelle. Il nipote lo aiuta come può a continuare l’attività di pesca, ma è troppo giovane per portare avanti da
solo un lavoro tanto faticoso, cosa che costringe infine il nonno a vendere la Provvidenza. Tutti i membri
superstiti della famiglia continuano quindi a lavorare duramente, a giornata, coltivando l’ambizione di poter
prima o poi riscattare la casa del nespolo, cosa che è particolarmente difficile da sopportare per la più giovane
delle ragazze, Lia. Il tentativo di ‘Ntoni di far fortuna lontano dal paese, intanto, fallisce, e il ragazzo torna a
casa ancora più povero e scontento di quando è partito: incapace di accettare l’autorità, i consigli e le critiche
del nonno si trasferisce a vivere nell’osteria del paese ed entra nel giro del contrabbando locale, dandosi a una
vita di illegalità e alcolismo.
Nel corso di una retata, ‘Ntoni accoltella don Michele, guardia doganale con cui il ragazzo aveva già avuto
contrasti per motivi sentimentali. Nel corso del processo ‘Ntoni si difende dicendo di aver ucciso don Michele
per vendicare l’onore offeso di sua sorella Lia, che l’uomo corteggiava: grazie a questa scusa ‘Ntoni riesce a
ottenere una condanna mite per l’omicidio che ha commesso, ma la ragazza viene universalmente considerata
disonorata. Lia decide quindi di scappare da Aci Trezza e si trasferisce a Catania, dove trova lavoro in un
bordello. A questo punto gli unici Malavoglia rimasti in paese sono Mena e Alessi, che accudiscono come
possono Padron ‘Ntoni, sempre più vecchio e stanco, fiaccato dalla lunga serie di disgrazie che hanno colpito la
famiglia e in particolare dalla vergogna per il destino di Lia. Il vecchio capofamiglia muore qualche tempo dopo
in ospedale, dove chiede di essere ricoverato per non pesare sui nipoti che, intanto, continuano a lavorare con
l’obiettivo di poter infine riscattare una volta per tutte la casa del nespolo. Mena, Alessi e sua moglie Nunziata
riescono, dopo anni di duro lavoro, a pagare tutti i debiti della famiglia e a ritornare a casa.
Lì, riceveranno infine la vista che conclude il romanzo, quella di ‘Ntoni che, una volta uscito di prigione, torna a
casa irriconoscibile sia nel fisico che nello spirito. Dopo aver trascorso una notte nella vecchia casa di famiglia,
però, l’uomo capisce di non poter più far parte di quel mondo e decide di andarsene per sempre, lasciandosi
alle spalle tutto quel che rimane della sua vecchia vita, che resta affidata solo alle figure di Alessi e Nunziata e
dei loro figli, unici depositari del nome e del destino della famiglia.
Personaggi:
Padron ‘Ntoni è il vecchio capo della famiglia Malavoglia. Lavora per tutta la vita come
pescatore e, nonostante la semplicità del suo modo di vedere il mondo, a suo modo è un uomo
saggio, che segue le tradizioni e che ripete spesso vecchi proverbi popolari, che lo guidano
quando deve prendere decisioni importanti.
Rappresenta il mondo arcaico, guidato da buoni principi ma incapace di adeguarsi alle innovazioni e
alla modernità, e infatti il suo personaggio è uno dei più tragici dell’intero romanzo. Padron ‘Ntoni,
infatti, è costretto ad assistere, impotente, alla lenta distruzione di tutto ciò che ha costruito nel corso
della vita, alla disgregazione della sua stessa famiglia, segnata da una serie di lutti e di disgrazie, e alla
perdita delle pochissime ricchezze che possedeva (la barca Provvidenza, che fa naufragio condannando
alla fame la famiglia di pescatori, e la casa di famiglia, che deve essere venduta per saldare i debiti).
Bastianazzo figlio di Padron ‘Ntoni, muore nei primi capitoli del romanzo, naufragando sulla
nave di famiglia. Rappresenta l’immagine dell’uomo taciturno e mite, dedito alla famiglia e al
lavoro e abituato a rispettare in tutto la volontà del capofamiglia, che rappresenta per lui
un’autorità suprema. La sorte si accanisce su di lui facendolo morire proprio mentre sta
lavorando in mare, trasportando per ordine del padre un carico di lupini.
La Longa moglie di Bastianazzo, il suo vero nome è Maruzza. È molto legata alla famiglia, al
marito, ai figli, e fa tutto il possibile per restare fedele al suo ruolo di moglie e di madre
nonostante le avversità che si abbattono sulla sua famiglia (prima tra tutte, la morte del
marito). Dopo aver accettato ogni privazione e ogni perdita muore infine di colera, stroncata
dal male e dal dolore per il destino tragico toccato ai suoi figli.
Alfio Mosca, che attua un’emigrazione forzata, anche se è lui che decide di emigrare. E’
considerato più povero dei Malavoglia. Non emigra all’estero, ma si reca in Sicilia e va a
lavorare nella zolfatara.
Appare nella storia come un amico di famiglia dei Malavoglia, ma soprattutto di Mena. I due giovani
non riescono comunque a coronare il loro sogno di amore poiché lei è destinata a sposare il Brasi
Cipolla e lui lascia il paese per lavorare altrove, alla Bicocca.
Alfio dopo otto anni si ammala, di malaria.
Da questo momento avviene una prefigurazione di un fallimento dell’emigrazione. Alfio vive una
sensazione di estraneamento della realtà, quando tornato in patria è malato, non arricchito e la donna
amata ha sposato un altro.
Brasi Cipolla, giovane con buona famiglia ricca. Figlio di Padron Cipolla. Alfio è invidioso di
Cipolla, avviene una triangolazione.
‘Ntoni, lascia Acitrezza tre volte, per motivi diversi. Rifiuta i valori dell’amore e della famiglia, è
incapace di affermarsi tramite la carriera professionale. Viene inviato a Napoli per la leva
militare, suscita in Toni stupore e smarrimento.I nuovi viaggi che affronterà ‘Ntoni, lo
muteranno notevolmente.
Quando ‘Ntoni muore è considerato incapace di portare fino in fondo l’esperienza di emigrazione. Egli
è macchiato da una serie di colpe, non ha saputo soccorrere gli altri fratelli, Alfio per esempio.
A fine raccono ‘Ntoni, si trova in una condizione di estraneità, ma prende coscienza delle sue azioni e
che i valori della civiltà contadina sono destinati al tramonto.
C’è uno scarto drammatico, prodotto dalla storia. Alcui di questi temi li ritroviamo nelle novelle di
Pirandello.
‘Ntoni e il figlio maggiore di Bastianazzo e della Longa, è un ragazzo mite e silenzioso, come suo padre,
ma meno dedito al lavoro, più pigro ed egoista, incapace di sottostare alle norme sociali con la stessa
rassegnazione di Bastianazzo.
All’inizio del racconto abbandona Aci Trezza perché viene chiamato alle armi, ma quando la morte del
padre lo costringe a ritornare al paese si accorge di non riuscire a reinserirsi nella vita della sua
comunità, da cui si sente ormai escluso e che percepisce come estranea. Decide quindi di abbandonare
il paese, diventando contrabbandiere, e finisce poi in carcere, dopo aver ucciso una guardia doganale.
Rappresenta la figura del giovane inquieto, che non si accontenta di adeguarsi alla tradizione e che non
vuole rassegnarsi alla crudeltà del destino che si accanisce contro la sua famiglia, ma che non dispone
dei mezzi materiali né di quelli psicologici per poter cambiare le cose.
‘Ntoni non è un vero e proprio ribelle, perché in lui non c’è un reale desiderio di distruggere il mondo
da cui proviene, ma anzi appare come la vera “vittima” di tutto il romanzo: non riesce a sentirsi a suo
agio in nessuno degli ambienti in cui si trova a vivere e finisce per mettersi nei guai con le sue stesse
mani, condannandosi a un destino di perenne infelicità.
Lia, figlia minore di Bastianazzo e della Longa, è descritta come una ragazza un po’ sciocca,
incapace di accettare il suo destino di povertà, che soffre moltissimo per le privazioni a cui la
costringono le disgrazie della famiglia. In paese è considerata una ragazza di facili costumi, cosa
che attira su di lei le critiche della società e che getta su tutta la famiglia l’ombra del
“disonore”. Quando la sua reputazione agli occhi dei compaesani risulta definitivamente
compromessa, Lia decide di scappare da Aci Trezza e trova lavoro in un bordello di Catania,
trasformandosi in prostituta.
Luca, fratello minore di ‘Ntoni, secondo nipote di padron ‘Ntoni. Come dice il nonno ha più
giudizio del grande. Tra tutti i figli è quello che assomiglia di più al padre, con cui, a differenza
di ‘Ntoni, condivide la dedizione al lavoro e alla famiglia e il rispetto per la tradizione. Muore
prematuramente combattendo nelle fila dell’esercito italiano durante la battaglia di Lissa:
anche lui, come Bastianazzo, perde la vita mentre svolge il suo dovere rispettando volontà
impostegli dall’alto, a cui lui si sottomette passivamente.
Mena figlia di Bastianazzo e della Longa, è una ragazza mite che non si ribella alle avversità
della sorte e accetta ogni disgrazia passivamente, incapace di reagire se non con la
rassegnazione. Ama da sempre compare Alfio, un ragazzo povero e mite, ma accetterebbe di
sposare un altro uomo, scelto dal nonno, se questo fosse utile a contribuire a migliorare le
condizioni economiche della famiglia. Quando, però, anche questo matrimonio viene annullato
e i due innamorati potrebbero infine sposarsi, è proprio Mena a decidere di rinunciare ad Alfio,
per non coinvolgerlo nel “disonore” della sua famiglia. Rappresenta la figura della donna legata
al rispetto del decoro, delle norme sociali, che non si ribella alla sorte ma che accetta tutto
quello che accade con rassegnata passività.
Alessi ultimo figlio di Bastianazzo e della Longa, è l’unico dei nipoti a restare ad Aci Trezza dopo
la partenza di ‘Ntoni. È da sempre molto affezionato al nonno e al mondo tradizionale che
rappresenta, e il suo unico desiderio è quello di ricostruire la famiglia distrutta, ricomprando la
casa del nespolo e continuando il mestiere di pescatore che ha imparato da bambino. È una
figura quasi angelica, capace di accettare con pazienza ogni affronto della sorte e di cercare di
trovare soluzioni alle infinite difficoltà della famiglia. Insieme a sua moglie Nunziata (donna
mite, laboriosa, sottomessa) rappresenta la speranza della ricostruzione della famiglia e del
ritorno a un ordine basato sulla tradizione.
Temi:
Nei Malavoglia, Verga si muove nella direzione opposta: lo scrittore scomparee si immedesima in tutto e per
tutto nel punto di vista dei personaggi che descrive, “vedendo le cose coi loro occhi ed esprimendole con le
loro parole”, come se lui stesso fosse uno di loro e condividesse con loro condizione sociale e visione del
mondo.
Il punto di vista “interno” consente a Verga di mostrare come la lotta per la sopravvivenza sia talmente brutale
da costringere tutti a rinunciare alla generosità, all’altruismo, al disinteresse facendo prevalere la parte più
crudele ed egoista di se stessi. Verga non vuole scrivere un romanzo che sia “dalla parte del popolo” ma un
romanzo in cui il popolo parli in prima persona,anche se questo significa far emergere tutti gli aspetti più
negativi, gretti e crudeli che lo animano.
LUIGI PIRANDELLO:
Luigi Pirandello nasce il 28 giugno 1867 a Girgenti (odierna Agrigento) da Stefano e Caterina Ricci-Gramitto,
entrambi di sentimenti liberali e antiborbonici (il padre aveva partecipato all'impresa dei Mille).
Compie gli studi classici a Palermo, dopo di che rientra nel 1886 a Girgenti, dove affianca per breve tempo il
padre nella conduzione di una miniera di zolfo e si fidanza con una cugina. Successivamente si trasferisce a
Roma e a Bonn dove si laurea in Filologia Romanza.
Ritorna a Roma, dove nell'ambiente letterario della capitale conosce e stringe amicizia con il conterraneo Luigi
Capuana, che lo spinge verso il campo della narrativa. Non abbandona tuttavia la poesia.
Nel 1893 sposa Maria Antonietta Portulano e nel 1897 diventa insegnante di lettere. L’autore lavora ai primi
romanzi e alle prime raccolte di novelle, e collabora con diversi giornali e riviste.
L’evento cruciale dell’esistenza dello scrittore cade nel 1903: una frana allaga la zolfara di famiglia presso
Aragona ed incide assai pesantemente sulla finanze dei Pirandello ma soprattutto sulla psiche di Maria
Antonietta, che non si riprenderà mai dallo shock e che cadrà da qui in poi in una grave forma di malattia
mentale. È proprio in questo periodo che lo scrittore lavora al primo capolavoro: Il fu Mattia Pascal viene infatti
pubblicato a puntate sulla «Nuova Antologia» l’anno successivo.
La stesura di novelle (grazie alle quali Pirandello riesce a provvedere alle precarie sorti familiari e dalle quali
trarrà poi non poche opere teatrali) si intreccia d'ora in poi con la scrittura romanzesca.
Nel 1908, per concorrere ad una cattedra universitaria, Pirandello pubblica due saggi capitali per definire la
propria poetica; oltre ad Arte e scienza è L’umorismo il testo fondamentale con cui l'autore presenta la propria
visione del mondo pirandelliana.
Gli anni della Guerra Mondiale sono invece quelli che aprono la grande carriera teatrale.
Dal 1928, con La nuova colonia, si entra nell’ultima fase detta dei “miti” del teatro pirandelliano, che sviluppa
ora la propria riflessione sull’uomo moderno ricorrendo agli strumenti del fantastico.
Appassionatosi di cinema negli ultimi anni, collaborando pure alla riduzione filmica di alcune sue opere,
Pirandello si ammala di polmonite sul set de Il fu Mattia Pascal, e muore il 10 dicembre 1936 a Roma.
Tema dell’emigrazione:
Pirandello affronta il tema dell’emigrazione di una massa vera e propria.
Con il termine “straniero” non si vuole indicare solo colui che emigra da un luogo all’altro: può essere straniero
anche quell’individuo che si sente estraneo alla vita o meglio che non si sente se stesso nella società e quindi è
costretto ad indossare una maschera recitando una parte che gli viene attribuita dalla società in cui vive.
Vissuto nel periodo a cavallo tra ’800 e ‘900, fra il naturalismo e l’inizio del decadentismo (periodo delle
insicurezze decadentiste, dei “sensi” di Baudelaire, della solitudine di Pascoli,) Pirandello, come Svevo, è
definito uno scrittore isolato, difficile da inquadrare in un movimento letterario ben definito. Nelle sue opere
sono rappresentate le riflessioni sull’esistenza, sul male di vivere e sul ruolo dell’uomo nella società; vi si
afferma, infatti, l’impossibilità al conseguimento d’alcuna soluzione positiva alla crisi che coinvolge e sconvolge
i singoli individui.
Pirandello costruisce una sorta di suo realismo, che non è verista. Tenta di conferire oggettività al racconto,
attraverso l’uso frequente del dialogo e quindi compaiono la descrizione dei luoghi e dei personaggi.
Da un punto di vista temporale, siamo sempre in una visione indefinita. Ancora una volta c’è il tentativo di
ricorrere all’oggettività: livello linguistico zero.
Lo stile è neutro, molto trasparente e immediato. E’ poco riconoscibile una cifra stilistica.
Qui l’individuo prende coscienza della sua maschera sociale.
Personaggio in crisi: non si riconosce più, pazzia o atteggiamento umoristico.
Nel ‘900 Pirandello, scopre che la vivacità ha anche una presa conoscitiva. Con funzione di svelare la realtà e
andare oltre l’apparenza.
Comico e Umorismo: Cosa sono per Pirandello?
Il noto saggio di Luigi Pirandello su L'umorismo, pubblicato nel 1908, mette a fuoco non solo la storia
dell'umorismo, ma anche la sua natura profonda: la differenza tra "comico" ed "umorismo".
Pirandello definisce " comico " " l'avvertimento del contrario ": l'avvertimento della dissonanza tra la sostanza
di vita e le forme, provoca il riso. Ma se riusciamo a passare dall'avvertimento del contrario al " sentimento del
contrario ", se riusciamo cioè a riflettere oltre l'apparenza per guardare nell'interiorità della persona, che
produce la situazione umoristica, allora il riso si trasforma in pietà.
Egli crea delle micronarrazioni per spiegare i due significati delle parole.
‘’Quando cogliamo un’imperfezione in qualcun altro, un’incapacità’’, determina il riso, quindi il comico.
C’è una contraddizione tra l’essere e l’apparire.
Sentimento del contrario: abbiamo l’umorismo.
Termine tecnico della filosofia novecentesca ‘’sentimento’’, riflessione. Scoperta di un dolore, disagio profondo
che un individuo prova.
Rivelazione come realtà dolorosa.
Pirandello legge molti scritti di De Amicis, e li apprezza, come anche il testo ‘’Itali’’ di Pascoli; dove si fa
riferimento ad un’esperienza provvisoria di emigrazione, e dove la campagna è la vera ricchezza dell’Italia per
Pascoli.
Per Pirandello invece, la campagna è simbolo di smarrimento.
É quella che Pirandello chiama "filosofia del lontano": essa consiste nel contemplare la realtà come da
un'infinita distanza, in modo da vedere in una prospettiva straniata tutto ciò che l'abitudine ci fa considerare
"normale", e in modo quindi da coglierne l'assurdità, la mancanza totale di senso.
Non esiste uno scritto di Pirandello, che teorizza la teoria del lontano, vi sono testi brevi o lunghi che
presentano questo tema.
Il testo che pone la teoria del lontano come tema centrale è una novella metaletteraria (no storia vera e
propria, la novella ha per argomento lo scrivere stesso). In essa il protagonista è lo scrittore stesso, che descrive
come dà udienza ai suoi personaggi.
Il Maestro Saporiti va dal narratore a chiedergli di porre fine alla sua storia: storia di un maestro di musica
migrato nelle Americhe nel 1849.
Torna e dice al narratore che non ha messo fine alla sua storia. Pochi giorni dopo il narratore mette fine a
questa storia.
La sera precendete ha letto un romanzo di un altro autore, che avrebbe potuto essere un capolavoro per le
possibilità che offrivano i personaggi e il tema stesso del romanzo. Invece questo scrittore ha perso l’occasione
di scrivere un capolavoro. La mattina seguente si presenta il protagonista di quel romanzp, Fileno, che chiede al
narratore di salvarlo, in quanto è passato dalla possibilità di diventare un personaggio universale e
indimenticabile per la storia della letteratura, a non essere nessuno.
Il narratore gli ricorda che ha una possibilità di salvarsi: applicare la filosofia del lontano, in quanto nel romanzo
Fileno stesso ha scritto questa filosofia. La filosofia del lontano nasce nel momento in cui Fileno perde la figlia e
consiste nell’osservare la vita da lontano, come attraverso un cannocchiale girato.
Pirandello propone di guardare cose vicine, come se fossero lontane. Non per quanto riguarda la dimensione
spaziale, bensì quella temporale. Ci si distanzia da un dolore, come se fosse passato molto tempo.
La filosia del lontano è una possibile via di fuga che l’uomo ha per fuggire alla vita, altrimenti si cade nella follia.
Questo tema appare nei testi autobiografici di Pirandello.
Il narratore propone a Fileno di studiare la storia: ossia di leggere il presente come se fosse qualcosa che
appartiene ad un passato remoto.
Imaggina di scrivere questo romanzo come se fosse già morto.
Quando Pirandello usa la parola lontano, implica un pensiero alto.
L’ALTRO FIGLIO, in «La lettura», febbraio 1905, poi in Erma bifronte Treves, Milano 1906
L'altro figlio è una commedia di Luigi Pirandello tratta dall'omonima novella del 1902. Non si conosce la data
della composizione del dramma che fu rappresentato al Teatro Nazionale di Roma il 23 novembre del 1923 ad
opera della Compagnia Raffaello e Garibalda Niccòli.
Ambientato in Sicilia ai primi del ’900, il dramma, che ha come disperato sottofondo storico l’emigrazione
massiccia della povera gente del Sud, è basato sul tema della maternità, così caro a Pirandello.
Una semplice popolana di una contrada siciliana, Maragrazia, soffre perché i suoi due figli, partiti per l’America
e presumibilmente diventati ricchi, non si curano più di lei.
Maragrazia pateticamente tenta di richiamarli a sé promettendo loro la donazione di uno sconnesso casale. I
figli, come è prevedibile, non tornano, mentre Maragrazia non vuole accettare le cure di un altro figlio che,
invece, vive nello stesso paese. Non le vuole accettare, certo; quel figlio lei non l’ha desiderato, non l’ha voluto!
E nato contro la sua volontà dalle violenze che è stata costretta a subire da parte di un brigante, un residuo di
galera.
Ora, anche se quel figlio si mostra affettuoso verso di lei, Maragrazia non può accoglierne l’affetto; e il figlio
non desiderato, ma incolpevole e disposto a prendersi cura della madre, è violentemente rifiutato, mentre
ancora ricercato è l’affetto degli altri due, voluti al momento della nascita, ma ora lontani, chiusi nel loro
egoismo. Ma che ci può fare Maragrazia? Niente: «è il sangue che si ribella!».
-Atti e scene: La versione teatrale del “L’altro figlio” è un atto unico, e c’è un’unica scena.
-Le battute: C’è una prevalenza del dialogo, mentre sono del tutto assenti i monologhi.
-Lo spazio: La scena sia nella novella che nella versione teatrale, è ambientata nel piccolo paese di Farnia, nel
sud Italia. L’ambientazione nella novella, però, si sposta dalla casa di Ninfarosa a quella del medico, che si
recherà poi fino alla casa di Rocco Turpia, per poi concludersi a casa del medico. Nella versione teatrale, invece,
si svolge tutta davanti alla casa di Ninfarosa.
-Il tempo: La vicenda nella novella dura due giorni, mentre nella versione teatrale, il tutto si svolge nello stesso
giorno, verso sera.
Personaggi:
Personaggi:
Maragrazia
Ninfarosa
Rocco Trupía
Un giovane medico
Jaco Spina
Tino Ligreci
Le comari del vicinato: La Gialluzza, La Z’a Marassunta, La ‘gnà Tuzza La Dia, La Marinese.
Trama:
Maragrazia, umile donna del popolo di un paese siciliano, vedova e ridotta a mendicare, soffre perché non
riceve notizie dei due figli emigrati in America e ormai dimentichi, per la ricchezza raggiunta, della loro stessa
madre. La donna si reca ogni giorno a vedere i giovani che partono per nave verso l'America e consegna loro
delle lettere che si fa scrivere dall'amica Ninfarosa, nelle quali giura ai figli di essere disposta a donar loro lo
stesso casale di poco valore dove lei abita, purché essi tornino; ma i figli non le rispondono e i migranti iniziano
a provare fastidio nei confronti della donna. La stessa Ninfarosa, esasperata, cesserà di aiutarla a scrivere e
Maragrazia allora si rivolgerà a un giovane medico appena arrivato perché la aiuti a comporre le lettere.
Nello stesso paese vive Rocco Trupìa, terzo figlio della donna che le è sinceramente affezionato, buono, con
una bella famiglia e una bella casa. Egli vorrebbe prendersi cura di lei, ma la donna rifiuta continuamente il suo
aiuto perché non lo considera veramente suo figlio. Incuriosito da questa faccenda il medico chiede alla donna
perché non accolga l'invito di Rocco, e Maragrazia gli racconta la sua storia disgraziata.
In seguito alla venuta di Garibaldi in Sicilia era stato messo in libertà un terribile brigante di nome Cola Camizzi,
il quale aveva cercato di reclutare il marito di Maragrazia tra i suoi scagnozzi; questi, dopo esser riuscito a
fuggire una prima volta, era stato nuovamente catturato da Cola che per punirlo lo aveva decapitato assieme
ad altri fuggitivi.
Quando Maragrazia era andata al covo di Cola Camizzi per chiedere notizie di suo marito aveva visto i briganti
giocare a bocce con le teste delle loro vittime e lo stesso Cola, alle sue urla disperate, l'aveva aggredita; ma un
brigante di nome Marco Trupìa era corso in suo aiuto e, assieme agli altri ladroni stanchi della tirannia
dell'uomo, lo aveva ucciso davanti ai suoi occhi, compiendo così la vendetta della donna. In cambio però
l'uomo l'aveva rapita e tenuta come sua schiava per tre mesi, sino a quando era stato catturato e imprigionato.
Una volta libera Maragrazia si era scoperta incinta ad opera di Marco Trupia e non volendo il figlio del brigante
aveva tentato inutilmente di abortire. La madre della donna aveva poi provveduto ad affidare il neonato alla
famiglia del brigante.
Maragrazia si rende conto che proprio questo figlio non voluto meriterebbe quell'affetto che lei riservava
invece ai figli lontani, arricchitisi con attività criminali e ingrati verso di lei; tuttavia ella sente di non poter
nemmeno considerare Rocco figlio suo, perché «è il sangue che si ribella», tanto era forte il legame naturale
che sovrastava ogni sentimento. Il giovane, inoltre, somiglia troppo a suo padre, e ogni volta che lo vede la
donna ricorda i terribili momenti passati.
A Maragrazia non resta dunque che continuare a scrivere lettere ai suoi figli lontani, nell'ingenua speranza che
prima o poi vengano a soccorrerla.
Il racconto è privo di tutti gli elementi tipici della narrazione Ottocentesca. E’ come una detective story.
Inizia in media res.
Non troviamo descrizioni o punti, dove la narrazione è affidata al narratore esterno.
C’è una presenza di discorsi e conversazioni.
-Maragrazia, è la protagonista del racconto, è un personaggio fuori chiave. Nome che rimanda alla Madonna:
maternità, che diventa uno stigmate, maternità andata male. I figli sono partiti per le Americhe e non li ha più
sentiti.
La donna vive nel lutto per i due figli, scrive delle lettere a loro, sotto dettatura a Ninfa Rosa, perché lei era
analfabeta.
-Ninfarosa: rimanda alla bellezza.
L’altro figlio viene ignorato dalla madre, anche se vive vicino a lei.
Le due donne sono due vedove bianche. Ninfa Rosa scrive lettere per il paese per pochi soldi.
La donna attua una vendetta indiretta nei confronti dei mariti delle altre donne. Frequenta uomini sposati e si
fa mantenere da loro.
Dal paese viene spettegolata.
I figli assomigliano un po’ al ‘Ntoni di Verga, diventati animali o veri e propri criminali, non sono partiti per
cercar il benessere.
Maria Grazia non vuole ascoltare la verità, ha scelto la miseria. Poteva essere accudita dall’altro figlio, ma lei
stessa lo ha rifiutato.
Vecchio rappresentante della dimensione arcaica della vita del paese, interviene dimostrando l’aspetto
negativo dell’emigrazione per chi resta.
Ninfa Rosa dice di volersi vendicare attraverso la scrittura, come strumento di emancipazione.
Invia alle mogli delle lettere anonime, con scritto che i mariti le stanno tradendo.
E’ un atteggiamento vile, perfido, ma attivo all’emigrazione.
Dopo che Maria Grazia viene abbandonata dal marito (cinque anni dopo) si fa prendere dallo sconforto, mentre
Ninfarosa si contrappone ad ella.
Ninfa cerca di far aprire gli ochhi a Maragrazia, ma la donna fa scrivere un ultima lettera ai figli.
Evento ciclico, che conferma le dinamiche tra i personaggi.
Giovane medico: sconvolge questo stato ciclico, perché quando Maria Grazie si imbatte nel medico, e chiede a
egli di leggere ad alta voce la lettera scritta da Ninfarosa, rimane stupita. Ninfa Rosa non aveva scritto quello
che le veniva dettato da Magrazia, ma fece dei semplici scarabocchi.
Atteggiamento ancora più crudele quello della donna.
Il Medico allora si presenta alla donna , e le chiede il motivo del suo comportamento così cattivo.
In seguito avviene il confronto tra il terzo figlio e il Medico.
In fine Maragrazia ed il Medico, dialogano sulla visione fianle della vicenda.
(Appunti quaderno):
Pietro Mìlio, sorta di sopravvissuto che ha combattuto per l’Unità D’Italia.
Porto Empedole è il luogo di attracco per scambi commerciali.
Ci fu un conlfitto generazionale tra due donne: zia Rosolina (zittela per colpa di Don Paranza) e Venerina.
2° Capitolo:
Ingresso dell’altro, che rappresenta l’elemento di estraneità.
A porto Empedole scende un vichingo, con in braccio un altro vichingo malato.
Lo zio accoglie il giovane malato, e Venerina lo accudisce. (Allargamento della famiglia).
Il personaggio resta innominato fino a due mesi dopo, quando riesce a parlare e dire il suo nome ai siciliani che
lo hanno accolto.
3° Capitolo:
Egli assume un soprannome, Larso, con diversi significati.
Lars comincia a fare il pescatore, ma soffre di spaesamento, non conosce nemmeno la lingua.
Tra Venerina e Larso scatta un sentimento e viene anche progettato il matrimonio tra i due: primo passo del
non ritorno.
Venerina rimane incinta; Lars ripone nel figlio tutte le sue speranze.
Dopo la nascita del piccolo, Venerina, trascura Lars, che passa le sue giornate con i pescatori del porto
Empedole.
L’uomo trova difficoltà nel rapportarsi, e per questo viene abbandonato.
Il figlio nato dai due, mostra i tratti uguali alla madre, talmente che Lars non riesce più a riconoscere come
proprio il piccolo. Riscontra sia diversità fisiche che caratteriali.
Momento finale: capitolo 11°
C’è il ritorno della nave e quindi un bivio.
Lars ha la possibilità di ritornare dai suoi cari, ma non si imbarca perché impossibilitato.
FRANCESCO DE NICOLA:
Professore di Letteratura italiana contemporanea all’Università di Genova, è autore di saggi monografici:
Introduzione a Fenoglio, Introduzione a Vittorini e Gli scrittori italiani e l’emigrazione, oltre ad aver curato
l’edizione di importanti opere rare o inedite quali La voce nella tempesta di Beppe Fenoglio e Sull’Oceano di
Edmondo De Amicis. Di recente è uscito il saggio-antologia, scritto con Maria Teresa Caprile, Gli scrittori italiani
e la Grande Guerra.
Francesco De Nicola ha optato una storia della letteratura italiana sulla e della migrazione. Il suo contributo si
basa su un’opzione forte.
La proposta di De è rivedibile in qualche particolare, ma è chiara e semplifica il dibattito. D’altronde il suo
sforzo è quello di fornire una base di partenza per ridiscutere il tema non soltanto delle rappresentazioni
letterarie dell’emigrazione (sulle quali vedi il già menzionato Sebastiano Martelli, Le rappresentazioni letterarie
dell’emigrazione italiana in California tra Ottocento e Novecento, “Forum Italicum. A Journal of Italian
Studies”), ma anche delle letterature diasporiche.
Il suo testo si apre infatti con un capitolo storico, poi affronta alcune opere fondamentali (Sull’oceano di De
Amicis, che De Nicola ha curato per l’editore Gammarò di Sestri Levante nel 2008, e i contributi di Pascoli,
Pirandello, Soldati e Pavese), infine segue la letteratura italiana degli emigranti stessi fra nuovi mondi e rientri
in patria. In quest’ultimo settore segnala anche il loro incrociarsi con gli autori che arrivano nella Penisola da
altri Paesi e altri continenti.