Il 0% ha trovato utile questo documento (1 voto)
729 visualizzazioni4 pagine

La Strada Che Va in Citta

Caricato da

amandahcamara
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (1 voto)
729 visualizzazioni4 pagine

La Strada Che Va in Citta

Caricato da

amandahcamara
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF o leggi online su Scribd
La Shada chy vo 4V cH He! colo. Era figlio d'un cugino di mio padee. Non aveva pid genitori ed avrebbe dovuto vivere col aonno, mai ‘nonno lo picehiava con una seopa elu seappava eveniva da noi, Finché il nonno moxie allora gli disscro che poteva stare sempre a casa Senza il Nini eravamo cingue fiatell. Prima di me Cera mia sorela Azalea, che ema sposatae abitava in ct Dopo di me veniva mio fratello Giovanni, poi e'etano Gabriele e Vittorio. i dice che una casa dove ei sono, ‘molt fig allegra, ma io non trovavo niente diallegeo nella nostea casa, Speravo di sposarmi presto e di andarmene come aveva fatto Avalea. Azalea sera sposata a dicizssette anni, To avevo sediel anni ma ancara non rnYavevano chiesta. Anche Giovanni ¢ anche il Nini volevano andarsene. Solo ipiecoli erano ancora content La nostra casa era una casa rossa, con un pergolato avanti. Tenevamo i nostei vest sulla ringhiera delle scale, perché eravamo in molti e non cerano aimadi abbastanz. “Seid scid,~ diceva mia madre, seacciando le galline dala cucina, seid sci.” Il gammofono era tuto i giorno in moto e siceome non avevama che un disco, a canzone era sempre la stessae diceva ot Mani divellusso. Mani profunatée Untebbrezza datée Che dire non séo, (Questa canzone dovele patoleavevano una cadenza cosi strana piaceva molto a ciascuno di noi, e non facevamo che ripeterla nelPalzateie nel metterci a letto, Giovanni cil Nini dormivano nella camera accanto alla ‘mia cla mactina mi svegliavano battendo tre colpi nel ‘muro, io mi vestivo in feet eseappavamo in ett, Cera pit di un’ora di strada Arriva in cit eis lasciava come tte che non si conoscessero, To cercavo un'amica ¢ passeggiavo con Ici sotto i portici, Qualche volta lncontravo Azalea, col naso rosso sotto la veletta, che ‘pon mi salutava perehé non avevo il eappello. ‘Mangiavo pane e aranc in riva al fame, con le mia amica, o andavo da Azalea. La trovavo quasi sempre a Jetto che leggeva romanzio famava,o telefonavaal suo amante, letcando perché era gelosa, senza badateaffato che fosseto i bambini a sentire, Poi tientravail mart ‘eanche con luileticava. Limarco era pintiosto vecchio, ccon la barba e gl occhial. Le dava poca retta eleggeva ‘il giotnale,sospirando e grattandosi la testa, Che Dio ‘miiuti,~ mormorava ogn tanto fra sé. Ottavia a serva df quattondici anni, con una grossa tcccia neta arruffata, cal bimbo piccolo in collo, diceva sulla porta: - La s agora é servita -, Azalea sinfilava le calze, sbadigliava, siguardava alungo le gambe, e andavamo a metterci a tavola, Quando suonav il telefono Azalea arrossiva, sgualciva il tovagliolo, e la voce di Otavia diceva nelValea stanza: —La signoraé occupata, ehiamer’ pti tardi~ Dopo i pranzo il marito useiva di auovo, eAza- Jea sirimetteva 2 leto e subito Saddormentava. Il suo viso diventavaallora affettaoso e tranquilloI telefono 92 smn he va em intanto suonava, le porte sbattevano, i bambini aridavano, ma Azalea continuava a dormite,respirando Profondamente. Ottavia sparecchiava la tavola e mi chiedeva tuta spaventata che eosa poteva succedere se “ilsignore” avesse saputo. Ma poi mi diceva sottovoce, ‘con un sortiso amaro, che del resto “il signore” anche Iu aveva qualcuno. Useivo, Aspettavo la sera su una anchina del giatdino pubblico. Llorchestra del caffe Suonava ¢ io guardavo con la min amica i vestiti delle donne che passavano, ¢ vedevo passaze anche il Nini e Giovanni, ma non cidicevamo niente Li rittovavo fuori di citti, sulla strada polverosa, mentre le case silluminavano dietro di noi e Porchestra del caffe sttonava pit allegramente epi fozte. Camminayamo in mezzo alla campagna, lung il flume e gli alberi. Si antivavaa casa. Odiavo la nosten east, Odiavo la minestra verde e amara che mia madce ci metteva davanti oga sera e odiavo mia madre. Avrei avuto vergogna di lei se YTavessiincontrata in citt2. Ma non veniva pit in citt da ‘moltianni e pareva una contadina. Avevaieapell righ spettinati € le mancavano dei denti davanti, ~ Sembri luna strega, mammi, ~le diceva Azalea quando veniva a casa, ~ Petehé non 1 fai fare una denticra? — Poi si stendeva sul divano rosso nella stanza da pranzo, btava via le seaspe ediceva:— Caffé ~ Bevevain fretail calle chee portava mia macke, sonnecchiava un poco ese ne andava. Mia madre diceva che fig sono come il veleno eeche mai si dovrebbero mettere sl mondo. Passava le agitate a maledire a uno a uno tutii suo) igi. Quando, ‘mia madre era giovane, un caacellere sera innamorato dilei e Faveva portata a Milano, Mia madte stette via «qualche giorno, ma poi rtornd. Ripeteva sempre questa storia, ma diceva che era partta sola perché si sentiva stanca dei figl, e il cancelliere se l'erano inventato in paese. ~ Non fossi mai ritornata, — diceva mia madre, 8 Nua Gren asclugandosi le Iagrime con le dita su cuttalafaecia, Mia ‘madre non faceva che patlae, ma io non le eispondevo, Nessuno Ie rispondeva. Solo il Nini le rispondeva ogni ‘tanto, Lui era diverso da noi, benché fossimo cresciuti insieme, Bench¢ fossimo cugini non ei assomigliava di vio. Il suo viso ea pallid, che neanche al sole divemtava bbruno, conn ciaffo che gi caseava sgl och, Portava sempre in tasca dei giornali c dei libri ¢ leggeva continuamente leggeva anche mangiando ¢ Giovanni gl rovesciava il Hbeo per farglidispetto. Lo raccoglieva € leggeva tranquillo, passandos! le dita nel ciuffo. Tl _grammofono intanto ripeteva: Mani divellurdo Mani peofumatée 1 piecoli giocavano e si picchiavano e mia madre venivasa schiaffeggial, e poi se la prendeva con me che stavo sedata sul divano invece di venire ad aiutarla coi pati. Mio padre allora le diceva che bisognava tirarmi ‘su meglio, Mia madre si mettevaa singhiozzare e diceva che lei eral cane di gut, e mio padre prendeva il suo ‘cappello dalfattaceapanni c usciva. Mio padre faceva, Yelettricsta e il fotografo, ¢ aveva voluto che anche Giovanni imparasse da eletercista. Ma Giovanni non andava mai quando lo chiamavano. Di soldi non ce ferano abbastanza e mio padte era sempre stanco © rabbioso. Veniva in casa un momento e se ne andava subito, perché era un manicomio la casa, diceva. Ma diceva che non era colpa nostra se eravamo venuti su tanto male, Chea colpa era sua edi mia madre. A vederlo ‘mio padee pareva ancora giovane e mia made era gelos. Si lavava bene prima di vestesi,e si metteva della brillantina sui eapelli, Non avevo vergogna di lui se lo incontravo in citi, Anche il Nini a lnvars ei prendeva 94* buy 9 lace dt yor fader clr Ofyutn Lasrapa cle va nom gusto, erubava la billantina a mio padre, Ma non serviva € il ciuffo gli ballava sugli occhi lo stesso. Una volta Giovanni mi disse: = Beve grappa il Nini Lo goardai stupita, ~ Grappa? ma sempre? Quando pud,— disse, —mtele voke che pub. Neha pportata anche aeasa una botigia. Sea tiene nascoste, Ma Tho trovatae me Tha fata assaggiare. Buona, ~ ni disse —ILNinibeve grappa,—spetevo trame con stupor. Andai da Azalea, La trovai sola in casa, Eta sedta al tavolo in cucina © mangiava uainsalata di pomodor, condita con aceto. =INini heve erappa,—Ie dissi ‘Aled le spalle con indifferenza, — Bisogna pure fare qualehe cosa, per non annoiarsi, ~ disse. ~ Si, ei si annoia, Perché ci si annoia cosi? — domandai —Perché la vita é stupida, ~mi disse, spingendo via il piatta.— Che cosa vuoi fare? Uno si stanca subito di tutto, ~ Ma perché ci si annoia sempre tanto? ~ diss al [Nin la sera, mentre tornavamo a cas Chis! annoia? To non mi annoio per niente,~ disse csi mise a ridere prendencomi il beaccio, ~ Dunque ti annoi? ¢ perché? tutto & cos bella, = Cosa hello? ~ gli chiesi —Turto,—mi disse, tutto, Tato quello che guardo, ‘mi piace. Poco fa mi piaceva passeggiare in citi, ora cammino in eampagna e anche questo mi piace. Giovanni era avanti a noi qualche passo, Sifermé disse: = Lui ora va alavorate in fabica, = Imparo a face il tornitore, ~ disse il Nini, - cost 95 Nwan Grams svt de voll Sen old non posto sae. C soo, ibaa aver ing ie nase pe sein pi all- 0 Masai, quand uno Hvooks dey ears! fladagnarcl, cats non ce Phanno mal pegto bene, Stlamentano sempre dial ma cos tanto per pscare tempo. Nessun et ha mal det! va © fac Questo ogra fe, Seni avesteo dest: a etc avrelsatutia cal for del pore, ~ dese Giovan Salla sada incontarimo i figio del dttore che tomava dala eaceia cl avo cane, Aveva peso sete oto quagl, e me ne volleregalare due. Era un fora atcha conde gran ball ne che stdava ‘edo alfuniverth Laie Ninis mise adscatre, €-Gioranni dopo i die! INini igo dl dotorese lo mete in se. I Nini non @ uno come ant non importa xe non ha seid, Mao er tutta content porehé Giulio mvavera regia le qual, © mavern guardato eaveva dewo oe eee ree ce ‘Adee en vera exits e comical poomres cua ie vert peri Dia mia made che mi occorrera deta stffn celeste, emiamaremichiese se credero eaves porafoglidl millon, mao alors Teds chemi ocotrera anche un pao dl sepe col sughero enon potev farsenea, ele ds Malet madre che tha fatto = Mipresi uno schiatoe plant na gata intra chiven nama T Anata lo chiesi a Azalea, che in cambio mi mand al numero vent in ia Genova a domandace se Alber crn inci, Sapto che non es in cis sitomala pone Innpor ed ei denarPerqualehe gomolo dsl inetncm a euch lyst, equal oon mi eon 96 Liston cre ve rvcm Pitt com’era la citta Terminato il vestia lo indossai ¢ sci a passeggio, el figlo del dottote mi si mise subito accanto, comperd delle paste ele andammo a mangiarein pincta. Mi domand che cosa avevo fatto ciusain casa Per tuto quel tempo. Magli dissi che aon mi piaceva che Ja gente badasse ai miei affari Allora mi pregé di non «essere tanto cattva. Poi fece per bacingm eo seappsi ‘Stavo sdraiata tutta la mattina sul baleone di casa, perch sole mi abbronzasse le gambe, Avevo le scape col sughero e avevo il vestito, ¢ avevo anche una borsa i pagiaintrecciata che maveva dato Azalea, purché le pportassi una letter in via Genova al numero venti, Ei mio viso, le gambe e le braecia avevuno preso un bel colore bruno. Vennero a dire a mia madte che Giulio i figlio del dottore, ea innamorato di me e la madre gl fiaceva dellelanghe scene per questo. Mia made divenne dicolpo tuttaallegra e gentile, ogni mattina mi portava, tun rosso d’uovo shattuto perché diceva che le parevo tun po’ strana. La moglie del dottoze stava alla finestea ‘conta serva, e quando mi vedeva passat sbatteva vets ‘come avesse visto un serpente. Giulio faceva un mezz0 sorriso ¢ continuava.a camminartni accanto e parlate. Non ascoltavo quello che diceva, ma pensavo che quel giovanotto grosso, coi baffi nex, con degli alt stivali, che chiamava con un fischio il suo cane, sarebbe sta1o presto il mio fidanzato e molte ragazze in paese ne avrebbero pianto di mbbia 97

Potrebbero piacerti anche