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il latte e laria

loredana di biase

il latte e laria

loredana di biase

e bisognava pronunciare in francese il nome di quel latte, mia madre impar, ma ostinatamente spost gli accenti e non volle saperne di raddrizzarli. N tette n ciuccio, onde la perfezione dei miei denti, non altrettanto la salute.

vieni mio bellorsetto cantami i miserabili ch ho le tempie pesanti Cos dicesi presso le schiene moreniche dei paesi in quiescenza Nessuno creder alla mie parole insensate al di fuori di te fatto un po come le galline di mia madre

allinizio mancava del dis: al mio paese lo incontravi con una tale facilit come puoi incontrare delle persone uscendo. Dopo la pioggia i pallanti diventavano madreperle, lombrellaio... una voce sospesa dentro aeree pozze, la luna azzurrissima mungeva le fronde dei colli. Appena aveva inizio il sonno di Alcmane con dita dargento dischiudevo il mio scrigno, ne uscivano petali che prendevano la strada del fiume, qualcuno approdava tra mille fili derba, non si faceva pi prendere. Diventava detrito... avevo 16 anni...

le mie non sono parole - a tirarsi i capelli nel panierino dellasilo parlai coi gesti e coi sensi ai bovari loquaci senza capire di chiodi decollati dove non si batte ma si spinge e con le mani adesso mi aiuto finch posso

la stufa di terracotta portava a nove gradi il secco calmava gli orsi conobbi il ghigno dellaltra faccia del sole quando non hai che riverberi di madreperla tra nuvole nere passanti

abbandonata la strada del fiume venni immessa lungo la strada maestra, sapevo cosa mi sarebbe piaciuto, ma non era alla nostra portata onde, raccolte le risa dei ciottoli, ne colmavo una valigia e... non pesava, anzi le mie iniziali incise sulle lenzuola a una piazza e sugli asciugamani mi mettevano le ali ai piedi. Lasciai il mondo di mio padre e di mia madre, funghi di muffa alle pareti, porpore di baci sparse a terra di un agosto ricevuto in scampolo e via sul treno verso il paese di San Defendente. Avevo 23 anni...

la valigia di sassi

sai di una notte appoggiata appena sul legno del letto buona come una mamma perch temi i sogni dellalba delle cose ultime nate..

pap mi lasci in eredit la Via Lattea mio il privilegio di esplorarla in lungo e in largo onde, detentrice di cieli, offro specchi di cisterne agli avari Nel capogiro dei miti ovunque cadr non mi avr la cattiveria del mare

il professore gli afferr la testa e gliela pass sotto il rubinetto, pensai allastigiano e alle sue pustole, ai tagli sui polsi del ragazzo, primo conato di vomito, poi, alla mensa dei prelati ove ero stata ammessa, le suorine trottarono in cerca di fette biscottate di forma ovale mentre assaggiavo le prelibatezze del priore, col palato depapillizzato. A un agrigentino che venne introdotto nella clausura non fu precluso alcunch, ma lo scongiurai che mi accompagnasse alla casa della protezione della giovane di Bergamo e ci andammo dopo bistecca e spinaci da 900 lire.

il latte non mi piaceva ma i pezzi di pane duro lo rendevano buono Era langolino caldo in quei risvegli di gelo le mani indaffarate di mia madre sulla tavola vuota

un albero con tre foglie secche sembrano eterne tanto il vento le rispetta e dai vicoli pregni di piscio di gatto raccatto rimasugli di me che fui leggera nel passo

ancora oggi scoprimmo larchetipo quellultima v tra i monti che cinsegnarono prima di nostra madre a leggere

- la denuncio alla magistratura - url il mio futuro marito alla preside supercattofascista che aveva da ridire sullUnit arrotolata sotto lascella... cristo, non potete capire che classi difficili, che dialetti a squarci di vetro, come immantinente si form il ghetto, come nel paesaccio bigotto prese a correre la voce che i professori tern si strafacevano di aspirina e cocacola, come labruzzese appena arrivata era gi incinta; che caso, che proprio quellanno scomparissero le note di qualifica; i decreti delegati riuscirono a farmi aprire la bocca nel disegno giusto, cosa che al professore di canto corale era risultato impossibile. - Non sputare nel piatto dove mangi - mi disse la mantovana, ma avevo ancora il palato depapillizzato e correva il 1972

temporeggia la primavera fuori le mura - misconosciute infiorescenze a riccioli di cielo schiacciata lerba a forma di corpi I monti franano da sempre un altro spazio quello dove avviene il pianto un mondo figlio dellozio figlio a sua volta di orologi pigri uno dei due tarato per lascolto Qui vivo da sola cannibale per vocazione

abitare le parole

per ogni rete ho provveduto a creare buchi per ogni casa a moltiplicare finestre strutture fragili mi si addicono e allAtlante di Mnemosyne vado sottraendo regioni di memoria nebulizzata in un piccolo sistema

il pensiero a ritroso apre vuoti davanti io che ho diseducato anche i cani aggiusto il tiro del mio errore scavalcando le spine del filo e una volta dentro freno coi tacchi di mia madre mio padre troppo intento a cercare uccelli anche l

e qui mi preme fare unacrobazia: un salto di 37 anni, lungo il quale i sassi della valigia vengono scaricati a ogni fermata di treno, dallincanto allincanto dellasta: il conduttore una bambola con le articolazioni a cura di un falegname copulante con una donna bionica. La bambola esigeva 100 euri , ne resta licona in un sito, ora ne vuole 1000, anzi no, molto di pi... sa che nessuno glieli dar mai. Tant... ogni giorno aumenta la posta

mi sono sempre fidata della gente indiavolata ha una cotenna di distrazione che spande schizzi ovunque Benedetto colui che non guarda dove mette i piedi! Era tutto carta da zucchero il paese villano e con la bimba e il suo trenino a spinta stato come lapparizione di Van Gogh senza colori mia madre ebete che riprende conoscenza e finalmente il portarla con me per sempre

per me che non uso orologi n aggeggi atti a misurare alcunch, il tempo un andirivieni, uno scambio fruttuoso fra i vivi e i morti, una possibilit di nuovi esiti laddove tutto si d per scontato. E cos al museo nazionale di Napoli ritrovai una ragazzetta che fissava la statua di Ercole a riposo e cos riesco a vincere i rimorsi, togliendo a ogni mia azione i connotati di colpa in un processo che non ha fine. Da un teatro a un altro si sposta lidentico mobilio: in pi c la moltiplicazione del tarlo, la fragilit delle strutture

eravamo usciti a spostare le ombre per questo non ci trovarono dietro la porta la valigia avverbiale fece sproloqui e piovvero parole e fu bufera di versi arrivarono al punto da non poterne pi che venne impiccato il pleonasmo Anche noi si aspettava la pioggia ma non ci incontrammo accuratamente evitando spiovenze

rasoi dinsonnia sui perimetri del buio un buio ormai con la barba bianca la notte salta e rimbalza sul letto la guardo segnandone il ritmo finch si scioglie nel chiaro e mi lascia dormire

ho dormito che avevo spilli di ghiaccio sulla schiena posizione fetale allultimo mese baciandomi i ginocchi finalmente come figli

poi succede che hai voglia di riprovare qualcosa di bello, la valigia respira affannosamente, sei brava nellinventare e stavolta hai unidea, dirigi , produci, reciti, curi la rega

la poesia cane sciolto

ti ho sempre immaginato a seguire un volo di colombe talvolta a riordinare le stelle In quale bava dombra sarei venuta zoppicante sui versi sdruccioli di uneleganza ricercata... La poesia un cane sciolto Oggi vesto un parlare sciatto di nodi ai capelli Contrassi matrimonio col mio cane ed solo per lui che ancora ho voglia di scegliermi i vestiti

eravamo noi non eravamo gli altri ...le nostre rose laterali... le rincorse... i giocattoli a corda... al momento di scambiarci il segno della pace ciascuno comp il gesto con limmediato vicino Due banchi dietro scalpitavano i muli - odore di polvere da sparo Poi unaiuola e quattro amici ...una visione postuma... un localuccio essenziale ju Kendall bar modestia sullaltipiano

tornare alle origini la fregatura pi grande che ti possa capitare, roba che perfino i tanto amati sassi ti girano le spalle, arrivi quasi ad ammalartene, ma quel passato raccolto a fasci per la strada maestra ti d la forza di una nuova fuga. Definitiva

questa una notte di spine notte del non amore di noi privi dacqua sciagura dei greti dove le infiorescenze inorridiscono e le spore attaccano il parlare fanno labbra a pezzetti Non tho mai sentito cos inutile sotto questa luce bruna a ogni rantolo verbale sul davanzale dellerrore evidente ma non di te che parlo non di te che parlo parlo di me di noi figli del gran secco

scende tra noi la luna - si infila nelle case guizza come un pesce tra gli angoli bui - accende piccoli fuochi La luce si fa materia e passa graffiando, gli oggetti trascolorano, trattengono il massimo grado di compassione. La notte ha bisogno di calore ardono i libri e le loro storie nessuno se ne accorger. Il fumo salesale

sono la santa dei non miracoli a un passo dal bearti ma ti disgusta il vino e vuoi la scaramuccia tra forchetta e coltello Io non so come cos asciutti sconditi liofilizzati scivoliamo sui piatti

egemonia sui momenti da vivere o da uccidere ed errano le sindoni nellascensione dei nostri odori nel crollo dei chiaroscuri tu falci pieghe sul lenzuolo da riempirci il fosso del mio petto

e tu di unalba qualunque trascoloravi sui fianchi un testo tradotto da rondini in volo fuori stagione Fra noi e il cielo e oltre il cielo dove evapora la storia prendiamo le distanze come una gamba dallaltra per evitare strofinii

se questo il tempo di tacere ci respiri in petto la luna il tempo delle mani nella terapia del dolore le foglie ancora asciutte un peccato lasciarle a terra in cambio di parole di quotidiano commercio ed io che accarezzavo lidea senza la voglia di cucirle lorlo preferisco il giorno in cui non dico lascio che il polso guidi la mano che il non pensare guidi il braccio per venerare il segno che cos si crea lo scarabocchio che mi corrisponde nei panni che di notte indosso

rarefazione