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In mezzo a tutto questo, con una trance quasi astrale, passa un problema più evidente: SECONDA

RIVOLUZIONE INDUSTRIALE
1. sviluppo del settore tessile
2. 1830: incremento produzione metallurgica e metallica con rinnovazione
Il mondo si deve confrontare con i nuovi modi di fare e di vivere. Fino ad allora, le periferie erano il
cuore pulsante dei paesi, con l'avvento della rivoluzione industriale si segna una linea di confine
con il mondo antico: nasce l'URBANISTICA, che è l'architettura che si occupa dei fenomeni urbani
connesso ai cambiamenti della società. Il grande fenomeno di INURBAMENTO vede lo
spostamento di grandi masse dalle periferie al centro della città.
Le condizioni di precarietà portarono a fenomeni di preoccupazioni sociali. non c'era uno statuto
che gestisse o regolasse l'attività produttiva impiegate (ALIENAZIONE: gli uomini venivano
completamente alienati da sé stessi perché vivono completamente in fabbrica). Fortissima pressa
emotiva che si percuote nelle relazioni sociali
INTRODUZIONE DI MECCANISMO INDUSTRIALE CON L'ALIENAZIONE DELL'UOMO,
DISORIENTA L'UOMO E IL SENTIRE COLLETTIVO

Poeta ad un fortissimo cambiamento sociale, nascono che classi sociali

Classe operaia (proletariato) borghesia industriale


positività e negatività della società industriale
Specificità: SOGGETTI RAPPRESENTANTI e MODALITÀ DI RAPPRESENTAZIONE
pittura crono-storica narrativa, fortemente contestativa verso i soprusi che i soggetti
suburbano

Integrazione di concetti di autonomia che tendono di rifuggire dalle logiche della frammentarietà,
affinché ci si possa unire e formare un solo stato, quindi promuovere una integrazione tra le
differenze regionali
→ non funziona benissimo: il meridione continua ad essere una realtà precaria (QUESTIONE
DEL MEZZOGIORNO)
Ci furono dibattiti: Chi era povero continuava ad essere povero (esautorato del suo diritto
delle terre)
Abbandono della pacatezza e della stabilità del passato per addentrarsi in qualcosa di
concreto
Cosa c'entra con l'arte?
Tutto ciò che accade nelle città sono fatti narrati attraverso la letteratura e l'arte (pittura e a volte
architettura)
In precedenza, le caratteristiche che stavano alla base del neoclassicismo erano: raziocinio,
controllo, perfezione geometrica e, soprattutto, imitazione dell’arte degli antichi, i quali, secondo i
neoclassici, avevano già raggiunto l’apice della perfezione con la loro arte.
Il romanticismo in arte presentava delle caratteristiche palesemente contrarie a quelle del
neoclassicismo: sfrenata passione, forti sentimenti ed un ritrovato fervore per il mondo religioso;
inoltre, se l’artista neoclassico era convinto che la perfezione dell’arte fosse stata raggiunta dagli
antichi, il romantico traeva, invece, ispirazione dal cupo e misterioso mondo del medioevo, che fino
a quel momento era stato considerato un periodo privo di importanza e prettamente negativo.
Nato dalle sponde del Naturalismo Francese, il Verismo in ITALIA propugnò una forte correlazione
tra opera d’arte e natura attraverso un rapporto non mediato.
Anche la filosofia vide cambiare la rotta dei suoi pensieri cercando una spiegazione ai fenomeni
attraverso dati unicamente empirici e visibili: il POSITIVISMO.

Il proletariato in lotta per eliminare ogni disuguaglianza divenne tra i soggetti preferiti della
letteratura e ispirò opere capaci di stigmatizzare l'ingiustizia sociale e affermare il significato etico
del lavoro manuale: pescatori, contadini, lavandaie, prostitute, minatori furono i protagonisti di
questi racconti e parallelamente anche dei dipinti.
IL CORRISPETTIVO ARTISTICO DEL NATURALISMO FU IL REALISMO.
Movimento pittorico che si sviluppò anzitutto in Francia e solo successivamente in Italia.
Inquadriamo storicamente il romanticismo francese con la carriera del suo principale esponente,
COURBET, che ne definì la poetica nel 1855 in occasione delle ESPOSIZIONI UNIVERSALI di Parigi: in
occasione della stessa esposizione Coubet aprì il suo “PAUILLON DU RÈALISM” (padiglione in cui
espose le sue tele rifiutate nell'esposizione ufficiale).
Il fenomeno del realismo su per certi aspetti già anticipato dai romantici (lo spiccato interesse per
il dato reale - la convinzione personale - la polemica contro l'idealizzazione neoclassica). In
particolare i romantici avevano dato spazio nella loro pittura all'UOMO QUALUNQUE, spesso
appartenente a classi sociali più disagiate.
Il realismo accolse con convinzione questa importante eredità: SI PROPOSE DI RAPPRESENTARE
OBIETTIVAMENTE LA REALTÀ DI TRADURRE FEDELMENTE LA QUALITÀ DEL MONDO REALE; allo
stesso tempo fu guidato dalla volontà di rivitalizzare l'arte soffocata dallo sterile accademismo.
Il pittore realista
− si concentrò con piena consapevolezza sulla società del suo tempo
− fu attento alle mutate condizioni sociali legate alla crescita del proletariato Urbano
− rifiutò ogni forma di idealizzazione
− amò trattare soggetti tratti dal mondo contemporaneo con caratteri di denuncia marcati e
provocatori
(1848 e l'anno della pubblicazione del Manifesto Marxista)

Il realismo non ebbe sempre e comunque una coloritura esplicitamente SOCIALISTA: in molte opere,
infatti, le motivazioni politiche risultano sfumate o del tutto assenti.
Anche la pittura di paesaggio fu coinvolta in questa spinta di cambiamento: i realisti, infatti,
amarono dipingere il mare, la campagna, i boschi e le montagne esattamente come le vedevano,
senza aggiungere o togliere nulla.
In effetti, già durante gli anni trenta dell'Ottocento un gruppo di artisti francesi aveva già sviluppato
questo interesse per il REALISMO PAESAGGISTICO. Sarebbe dunque inopportuno affrontare la
piena trattazione realista senza passare in rassegna questo breve intenso momento nato in seno al
Romanticismo.

Propugnatore di una visione attenta della natura fu COROT, rinnovatore della poesia di paesaggio
in piena età romantica a partire dalle considerazioni circa il vedutismo Veneto di fine 700.
Influenzato infatti dai paesaggi lungo il Grand Tour, iniziò a produrre piccole vedute. Tuttavia, in
questi non si registra un interesse per la monumentalità classica e della natura amò ritrarre
soprattutto gli aspetti marginali.
Tornato in Francia mise appunto un linguaggio formale spregiudicato e diretto, teso a cogliere
l'essenza della realtà: corrispose una persona le sintesi prevalentemente a colori accostati a
macchie ottenendo un sottile equilibrio di accordi tonali.
In aperta polemica con l'eccesso di descrizione che segnava molta pittura contemporanea, egli volle
rendere soprattutto la percezione della luce e dell'atmosfera: CATTURARE LA FUGACITÀ DI UN
ISTANTE.
A partire dagli anni trenta dell'Ottocento trascorse lunghi periodi a Barbizon, ai margini della foresta
di Fontainebleau, dove dipinse in compagnia di alcuni giovani artisti
• Pierre Theodore Rousseau
• Charles-Francois Daubigny
• Virgile Diaz De La Pena
• Costant Troyon
Fondando così una nuova scuola detta appunto <<SCUOLA DI BARBIZON>> attiva fino al 1870.
Questa bizzarra compagnia si era appartata in uno spartano alberghetto del posto e trascorreva le
giornate Osservando i campi, i boschi e le paludi e analizzando ogni contrasto con la luce.
Suggestionati dalle opere dei paesaggisti inglesi e di Constable soprattutto, Corot e i suoi amici che
si avvalsero perlopiù di una pittura en plein air. La loro più grande rassegna più quella del 1848, in
cui esposero all'esposizione universale di Parigi circa 300 opere.
“LA SEMPLICITÀ E LA SOLA STRADA CHE CONDUCE AL VERO E AL SUBLIME”: con queste parole si
delinea la personalità di un artista isolato, che non ebbe né maestri né seguaci, ma dipinse con
sobrietà e naturalezza guidato solo dal sentimento.