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Dal tempio alla casa

di Lidia Maggi

in “Mosaico di pace” del luglio 2020


Un terremoto ha attraversato le nostre vile. Il paesaggio conosciuto, con le solide costruzioni abituali, è
mutato. Cosa è accaduto nelle Chiese della Riforma, in Italia, nel tempo della pandemia? Come è
cambiata la nostra esperienza di Chiesa immersa nell'emergenza sanitaria? In pochi giorni,
senza il tempo di riflettere, ci siamo dovuti reinventare un modo nuovo di fare comunità. Sulle macerie
del virus, la mancanza di respiro di una Chiesa dal fiato corto e non solo per il Coronavirus. Sì, la prima
cosa che dobbiamo dirci per amore della verità è proprio questa: il Covid 19 ha solo scoperchiato il
vaso di pandora di una crisi strutturale, che attraversava le nostre Chiese già da tempo.
Ce lo hanno raccontato gli studi sociologici commissionati dai nostri esecutivi, che fotografavano
Chiese incapaci di crescere, inadeguate nel rispondere alle sollecitazioni del proprio contesto.
Di fronte a questo quadro, alcuni tra noi si sono difesi minimizzando il problema; altri sono andati
alla ricerca di possibili colpevoli: la fine delle grandi narrazioni, la secolarizzazione e le
appartenenze parziali. Tra rimozione e ricerca del capro espiatorio, rischiavamo di soffocare e non
certo a causa del virus. Un serio ripensamento nel modo di essere chiesa era necessario da tempo: e
tuttavia nessuna proposta, anche la più evocativa (si pensi all'immagine di "chiesa in uscita") era
stata in grado di tradursi in un progetto condiviso. C'è voluto il trauma del virus per innescare
quegli anticorpi capaci di resistere alle dinamiche di morte in atto.
CUSTODIRE I LEGAMI
Siamo figli e figlie di una storia comune, quella della Chiesa. movimento di vita sorto dal gemito di morte
del leader fondatore. setta ebraica che deve ridire se stessa dopo il trauma della distruzione del Tempio e
della cacciata dalle sinagoghe.
Una storia in cui è la perdita a rendere possibile la nascita di un nuovo linguaggio, quello messianico,
che non ha più bisogno di appoggiarsi su strutture antiche per poter esistere. Dal tempio alla casa,
dall'altare alla mensa. la Chiesa può celebrare i gesti della fede rimanendo più vicino alla gente così
da diffondersi di casa in casa. E accaduto nel momento sorgivo del movimento di Gesù. e continua
ad accadere adesso: il lockdoxvn, ha forzato le singole comunità a ripensare quei gesti ordinari che le
caratterizzano. Nel momento in cui è venuta meno la possibilità del contatto fisico ci siamo chiesti
come custodire i legami. Risposte concrete sono sorte nei tentativi messi in alto dalle singole realtà
per rimanere vicine alle persone care in situazioni di emergenza. Di cosa hanno bisogni i fratelli e le
sorelle in una comunità cristiana?
Il primo bisogno è l'ascolto. l'accompagnamento spirituale, perché tutte e tutti abbiamo vissuto un
trauma collettivo che dobbiamo elaborare. Se poi si entra nel vissuto personale segnato da lutti,
ricoveri, malattie e persino nascite nell'isolamento, la necessità di una vicinanza nella lontananza
diventa essenziale. Abbiamo supplito come potevamo: con il telefono, i messaggi vocali, i colloqui
in remoto e con la preghiera. Nella distanza abbiamo compreso che si può provare a esprimere il
contatto, la vicinanza, in modi finora inediti. Il contatto va ben oltre la possibilità di abbracciarsi e
di incontrarsi fisicamente. L'accompagnamento individuale, in questo periodo traumatico, ha
moltiplicato il lavoro dei pastori e delle pastore in modo esponenziale. Così come i sanitari che
hanno affrontato la malattia e la morte, anche i pastori e le pastore, in giorni più distesi, avranno
bisogno di rivisitare questo tempo di intenso accompagnamento traumatico per non rischiare il
burnout.
Potete immaginare cosa voglia dire accompagnare una sorella a morire solo con il sussidio del
telefono? Gestire l’ansia dei familiari? Esperienza di estrema vicinanza, ma anche di frustrazione e
impotenza. Inedita per me, come per i tanti colleghi che. nell'emergenza. si sono ingegnati per far
sentire la vicinanza di Dio nella malattia e nel lutto.
LA PAROLA
L'altra grande necessità che rischiava di venire meno, con la chiusura dei locali di culto, era la
possibilità di un confronto comunitario con la Parola di Dio. Le Chiese della Riforma si
riconoscono come comunità convocate attorno alla Parola. Ma se la Parola non può essere
proclamata dal pulpito deve essere annunciata in altre piazze: si sono moltiplicate così riflessioni
bibliche e discussioni sui social, con un utilizzo esponenziale di piattaforme virtuali come zoom.
meet o skype.
Un vero brulicare di proposte che, se da una parte, hanno rischiato di "saturare" le piazze virtuali,
hanno permesso, dall'altra, di raggiungere sempre più persone. Anche chi non si sarebbe mai
avvicinato a una chiesa, o coloro che da tempo, per ragioni differenti, avevano smesso di
frequentarla. La Chiesa ha chiuso i propri locali e si è spostata altrove, trasformandosi da esperienza
territoriale (parrocchiale) a comunità dai confini aperti.
Chi ha avuto modo di partecipare a una delle tante liturgie proposte dalle proprie realtà locali, sa
bene che l'incontro tra fratelli e sorelle, seppure virtuale, è reale. La gente si confronta, prega, canta,
riflette, e addirittura, in alcuni casi, condivide il pane e il vino. La Chiesa ritorna ad essere evento,
che accade nel momento in cui i credenti si ritrovano convocati dalla Parola, al di là di ogni
barriera, persino quella fisica. La costruzione di un nuovo spazio per il culto ha portato pastori e
pastore o responsabili di comunità a interrogarsi su nuove modalità per favorire la partecipazione di
tutti nelle celebrazioni virtuali. Il rischio di "assistere" passivamente a uno spettacolo si profila
ancor più evidente sul web rispetto alla celebrazione locale. Sono fioriti cosi gruppi liturgici che, di
settimana in settimana, hanno cucito celebrazioni costruite con contributi plurali: chi ha portato un
canto, una poesia, chi una testimonianza, chi un'animazione indirizzata ai più piccoli.
Sperimentazioni, probabilmente, comuni anche ad altre confessioni. È stato significativo vedere
come le singole Chiese della Riforma hanno fatto di tutto per uscire dal monologo del celebrante per
trasformare la liturgia in una vera sinfonia. Non sempre l'esperienza è riuscita: tuttavia, la ricchezza
di tentativi, accessibili a tutti, ha permesso un confronto inedito. Chi di noi, nel passato, impegnato
costantemente nella propria realtà locale, ha potuto farsi un'idea di cosa avviene nella Chiesa sorella
durante una celebrazione? La pandemia ha chiuso le porte delle nostre case ma ha allargato i confini
delle singole comunità sul web permettendo a tanti di noi di partecipare ad incontri "altri". Che
ricchezza! Per non parlare di tutte quelle proposte locali dove si è potuto invitare ospiti esterni:
tavole rotonde, studi biblici e predicazioni tenute da colleghi e colleghe, di solito non disponibili
perché impegnati nelle proprie parrocchie. Una ventata di aria nuova, voci diverse che ci hanno
aiutati a crescere, ad allargare gli orizzonti e che non possono andare perdute. Sarebbe una sconfitta,
a fine emergenza, riprendere le celebrazioni mettendo tra parentesi quanto sperimentato.
ESPERIENZE LOCALI
Tante esperienze, nel panorama nazionale, sono risultate particolarmente significative. Ne cito
alcune:
1. Le diverse Chiese evangeliche di Milano, fin dagli inizi della pandemia, hanno proposto
un'unica celebrazione domenicale comune. Un'esperienza ecumenica, testimonianza di una
Chiesa democratica, che celebra la fede coralmente. Pastore e pastori, accanto a ministri della
musica, lettrici e lettori, diaconi e insegnanti della scuola domenicale, hanno testimoniato che è
possibile vivere una liturgia partecipata da tutti. Anche se questo richiede una grande energia e
tempi di preparazione più lunghi. La crisi è diventata un'opportunità per recuperare quella
ministerialità diffusa che dovrebbe caratterizzare ogni comunità evangelica. Il culto non è un
monologo. La pandemia ci ha aiutato a riscoprirlo.
2. Zoom worship: un gruppo di pastori e insegnanti della Facoltà Valdese di Teologia, coordinati dal
direttore della rivista Confronti, ha proposto celebrazioni e studio biblici che hanno dato forma a una
comunità virtuale nazionale. Una Chiesa estesa, formata da persone provenienti da ogni parte d'Italia.
Un evento settimanale interdenominazionale, sperimentalo prima solo in occasioni particolari. È
stato bello incontrarsi con regolarità da ogni parte d’Italia e partecipare a liturgie, di volta in volta,
proposte da soggetti differenti. Come potremo rinunciare in futuro a questo appuntamento virtuale
così formativo? E perché non ci abbiamo pensato prima? Abbiamo avuto bisogno della pandemia
per imparare il buon uso delle piattaforme e allargare i confini delle nostre celebrazioni.
3. Con la sospensione dei culti sono state sospese le attività dedicate a bambini e bambine. La
creatività delle Chiese ha saputo tradursi in proposte concrete anche in questo caso: il giornale
nazionale "Riforma", organo di informazione di tutte le chiese protestanti, a bambini e bambine ha
dedicato una pagina biblica e spirituale: attività didattiche, giochi e piccole celebrazioni in famiglia,
proposte ogni settimana per mettere al centro i più piccoli. E sul web proposte liturgiche regolari per
i bambini: il "culto col ciuccio", un'idea già sperimentata in alcune Chiese, ma che sul web diventa
fruibile per tutte e tutti aiutando le comunità locali a formarsi nei linguaggi da usare per comunicare
con i più piccoli. Il culto col ciuccio ripensa ogni aspetto della celebrazione dal punto di vista dei
piccoli: gli arredi, colorati e caldi, i tempi e le animazioni, i canti...
È ancora troppo presto per acquisire la giusta distanza che permetta alle Chiese di valutare quanto
questo tempo ci abbia trasformato. Tuttavia, da un primo sguardo su questi mesi, emerge
che il cambiamento è stato innescato. Una riforma della Chiesa partita come risposta alla crisi.
Abbiamo acquisito tante competenze in tempi brevi. Abbiamo imparato a usare meglio il web, ne
abbiamo meno paura adesso, perché abbiamo capito che il contatto tra le persone può essere favorito
dalle piattaforme virtuali. Paradossalmente, proprio mentre eravamo segregati nelle case, tramite gli
incontri virtuali, abbiamo aperto le nostre case e ci siamo mostrati nella nostra intimità: in cucina,
nelle nostre sale e davanti alle librerie. Gesù entrava nelle case e rendeva visibile ciò che avveniva al
chiuso. È accaduto anche a noi. Non va sottovalutata la finestra domestica aperta sul mondo in
questo strano tempo. Non va sottovaluta nemmeno la presenza di una Chiesa in uscita nelle piazze
virtuali. Perché l'operatività messa in atto per far fronte alla crisi apre la possibilità di una creatività
interpretativa dell'essere Chiesa oggi. Per le Chiese della Riforma, che custodiscono la necessità di
un continuo rinnovamento (Ecclesia reformata, semper reformanda!) questa crisi del virus riveste
i tratti dell'opportunità, che invita a discernere i segni dei tempi, lasciandosi istruire da quello
Spirito che soffia dove vuole.