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Attualità Costume Società

La nostra moka a L’Avana

di Anna Lanzani
Accademica di Buenos Aires

Intervista a
Leonardo Padura,
creatore del detective
Q uando lo raggiungiamo con una
telefonata, Leonardo Padura, il
più autorevole autore cubano
vivente, è a cena con la moglie Lucia
protagonista il tenente Mario Conde,
investigatore romantico e disadattato,
ubriacone geniale e gran bevitore di
caffè, che ascolta rock con i vecchi ami-
nella sua casa di Mantilla, tradizionale ci del liceo e scrive storie ‘’squallide e
cubano che ama quartiere alla periferia de L’Avana. Ap- commoventi’’.
purato che si tratta di domande sull’Ita-
il caffè di Napoli. lia, accetta subito e volentieri di conce-
È tra i candidati dere una breve intervista. Esponente del Il caffè sta al detective Conde
realismo sucio (realismo sporco) e vinci- come gli arancini
al premio Nobel tore di numerosi premi internazionali, al nostro Montalbano
Padura è tra l’altro il creatore della
per la Letteratura. fortunata serie “noir” che vede come
Concentriamoci sul caffè, che sta al de-
Leonardo Padura tective Conde come gli arancini al nostro
Montalbano. “La prima moka, racconta
Padura, è entrata a casa mia nel 1957,
quando ero bambino, ora ne ho quattro”.
La passione per il caffè napoletano
da dove viene? “Da un amico, che mi
ha introdotto a questa delizia”.
Conde è un alter ego di Padura? “Per
certi versi sì: permette di raccontare la
mia generazione disillusa. Ma come per-
sonaggio ha una propria identità”. E a
L’Avana si beve tanto caffè quanto rac-
conta nei suoi romanzi? Breve risata, ri-
sposta tranchant: “A L’Avana si beve tanto
caffè quanto se ne può trovare. Abbiamo
imparato a mangiare e bere quello che
possiamo, non quello che vogliamo”.
“Trapiantato” dall’Etiopia via Europa e
presente nell’isola dalla metà del 1700,
inizialmente con scopi terapeutici, il
caffè divenne una delle principali col-
tivazioni del Paese. Con alterne fortune,
Cuba mantenne una posizione di primo
piano nel mercato mondiale per circa
160 anni, poi iniziò il declino.
È nello iato tra desiderio e realtà che,
secondo Padura, si gioca a Cuba il ruolo
del caffè: quel che non ci si può permet-

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tere nel mondo reale continua tuttavia lire su una serpentina incerta e, quando
ad abitare l’immaginario. Nelle opere il caffè esce, il brutto ceffo sbatte una
dello scrittore di Mantilla si alternano cucchiaiata di zucchero direttamente
caffè bevuti e altri negati, caffè lussuosi, nella caffettiera, per poi servire il tutto
miseri, amichevoli, ostili e persino peri- in una vecchia tazza con il manico rotto.
colosi. In Pasado perfecto, il caffè di un “Il cafè cubano è vellutato, con le prime
ministro sfacciato è “buono e indiscreto”, gocce si prepara una crema di zucchero
e il “migliore di tutti” è quello della bella per dolcificare il resto”, spiega Padura
figlia di un diplomatico. Quando Mario che subito precisa: ‘’Ora, a ogni modo,
Conde cede a un amore di gioventù, per bere un buon caffè allo stile di Cuba
Padura scrive: “Gli piacciono troppo sia bisogna andare a Miami… se ne sente
quella donna sia il suo caffè”. Tra i prefe- il profumo fin dall’aeroporto!”, riferen-
riti, quelli di Josefina (mamma del miglior dosi così alla diaspora dei suoi conna-
amico del detective): modesti ma avvol- zionali. Quanto a lui, ha deciso di non
genti, come lei. Resta, invece, vuota la muoversi da Mantilla, il “barrio” dove è
moka della giovane fidanzata di Candi- nato e da cui si sposta solo per viaggi di
to “el Rojo”, amico e informatore: e non lavoro.
serve altro per descrivere l’indigenza,
almeno materiale, della coppia. Sempre
disponibili ma pessimi, invece, i caffè del L’autore è anche
commissariato di polizia de L’Avana, gran conoscitore
mentre a casa di un ricettatore di bassa e amante dell’Italia ra dall’azzeramento del turismo: “Prima
lega si beve addirittura un “coso” infame, di domandarsi quale sia il posizionamen-
pardusco (marroncino) che odora di “gra- to del ‘Made in Italy’ a Cuba, bisogna
ni ignobili, troppo tostati”. Oltre che appassionato di caffè, il crea- capire bene che, quando si parla di ali-
tore di Mario Conde si rivela anche gran mentazione, per una larga fascia della
conoscitore e amante dell’Italia. Nel suo popolazione le priorità sono quelle ba-
La bevanda, nei romanzi ultimo libro, La Trasparencia del Tem- siche. Il concetto di ‘Made in Italy’ è
di Padura, è comunque “colada” po, descrive le “eccellenze italiane” a di nicchia, anche se non mancano
in una moka italiana 360 gradi: cita Stefania Sandrelli, Arma- imprenditori che hanno iniziato a co-
ni, cosmetici portentosi, prosciutti, il struirlo - si potrebbe dire ‘ricostruirlo’ -
parmigiano e il Brunello, senza ovvia- nel campo sia della ristorazione sia
Buono o cattivo, vero o sognato, razio- mente dimenticare il caffè. “Quello na- della produzione. Noi li supportiamo,
nato o importato, il caffè dei romanzi di poletano è il migliore del mondo”, fa soprattutto in un’ottica di costruzione
Padura è comunque “colado” in una dire al Maigret più popolare de L’Avana. del brand, con l’idea di preparare il ter-
moka italiana la cui meccanica è descrit- Mentre racconta con simpatia delle sue reno a quando la contingenza socioe-
ta più e più volte con trasporto quasi avventure gastronomiche nelle piazze conomica si presenti più propizia. Cer-
lirico. È nella capacità di trasmettere un e le città italiane, Padura accetta senza tamente, nell’immaginario, ma anche
ventaglio così ampio di sensazioni, ripe- tentennamenti anche di fare una “clas- nella tradizione caraibica, non mancano
tendo un processo sempre identico, che sifica” delle sue paste preferite:‘’al d’altro lato influssi italiani, peraltro anco-
emerge la cifra dello scrittore. In Vientos pesto, carbonara e puttanesca, ma sem- ra poco studiati”.
de cuaresma, un Conde, annichilito dal- pre ben spolverizzate di parmigiano o A chiusura della conversazione, un’ulti-
la passione, si dedica al rito del caffè in pecorino’’. Poi aggiunge: “Il Mediterraneo ma domanda. Mario Conde ha un animo
un crescendo allusivo di tensione eroti- è stato un crocevia di popoli proprio romantico ma è, senza dubbio, un uomo
ca: incastra la caldaia della moka nell’in- come il mio ‘Caribe’. E la vostra cucina è dai modi rudi e, a differenza del suo au-
cavo del bricco e avvita con aspettativa; cresciuta nei secoli arricchendosi di in- tore, non ha mai lasciato Cuba. Eppure,
raccoglie il primo fiotto caldo per mon- numerevoli contaminazioni. Per questo quando si tratta di caffè, si trasforma
tarlo con lo zucchero fino a ottenere una è così solida, per questo mi piace”. in un vero e proprio esperto, con gusti
spuma densa dal sapore acre. Beve in- Incuriositi, chiediamo al telefono al Di- sofisticati e un olfatto infallibile. Dove
sieme all’amante, dopo aver servito il rettore ICE de L’Avana, dottor Mauro ha imparato il tenente Conde, così poco
caffè in tazzine di porcellana. Le stesse De Tommasi, di aiutarci a capire la di- “mondano”, a riconoscere, per esempio,
azioni nella bettola di un tale “Murciela- stanza tra l’Italia dei desideri e l’Italia che il caffè napoletano solo dal profumo?
go” (Pipistrello) hanno sfumature ben realmente riesce ad arrivare a Cuba, in “Ma è chiaro - dice Padura con orgoglio
diverse: una moka media è messa a bol- questo momento resa ancora più pove- - gliel’ho insegnato io!”.

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