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1 PIER LUIGI NERVI Architettura come Sfida Venezia 28.08 I 14.11.2010 © MARIO CARRIERI, SPONSORED
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PIER LUIGI NERVI
Architettura come Sfida
Venezia 28.08 I 14.11.2010
© MARIO CARRIERI, SPONSORED BY ITALCEMENTI

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Architettura come Sfida Architecture as Challenge

Carlo Olmo

La ricerca scientifica procede per scoperte,

anche casuali, come per l’acrimonia di chi studia. Questa seconda tappa dell’avven- tura nerviana è figlia di entrambe. In gioco, un gioco che ne mette in discussione la stessa storia, entrano due icone, lo Stadio

Berta di Firenze e il Palazzo delle Esposizioni

di Torino. Ci entrano perché da un archivio

privato emerge un progetto dello stadio, non uno schizzo, precedente a quello poi realizzato e che segnala, forse in maniera quasi pedagogica, la formazione dell’inge- gnere di Sondrio. Un progetto interessante non solo per molte soluzioni, costruttive e linguistiche, ma per come si pone rispetto

alla cultura dell’autore. Forse, se fosse stato realizzato, lo stadio non sarebbe diventato quell’icona che consente a Nervi di entrare

in dialogo diretto con gli architetti alla

ricerca, un poco affannosa, di monumenti

moderni, ma più chiaro ne sarebbe emerso il suo percorso formativo.

Il Palazzo delle Esposizioni fa emergere,

invece, una storia ancora non scritta, quella

di Nervi che lavora sull’opera di un archi-

tetto, Sottssas padre, e con lui progetta e

lavora, mettendo in discussione un luogo

comune, quello dell’ingegnere che crea opere dal nulla e apre un’indagine storiogra- fica (quella del rapporto tra Nervi e gli archi- tetti), che sarà al centro di altre esposizioni. Due tracce di lavoro che non fanno cono- scere solo materiali inediti, ma consentono

di entrare nell’elaborazione progettuale di

Nervi in due momenti fondamentali, l’inizio degli anni trenta e i primi anni del secondo dopoguerra. Con un’importante postilla. Entrambe le opere aprono due percorsi di ricerca. Il primo riguarda la costruzione della sua fama, quella che gli consentirà di lavorare con le committenze più diverse, mantenendo una posizione che non si può

non definire di autorità. Il secondo la messa

in opera delle sue architetture e il confronto,

alle volte scontro, con gli architetti, come per il Palazzo delle Esposizioni, sull’autoria-

lità dell’architettura che si realizza. Entrambi percorsi che stanno segnando la ricerca in quest’autentica avventura intellet- tuale: ricostruire non solo e non tanto una biografia, ma una prosografia allargata di quanti lavorano, progettano, si formano,

dialogano con lui, ne sono i committenti e,

a volte, gli interlocutori privilegiati (e tutt’al- tro che attesi). La mostra apre però anche altre tre tracce

di lavoro.

La prima, forse la più delicata, quella dello stato e della conservazione delle opere ner- viane. Lo fa attraverso una campagna foto- grafica, condotta con estrema sensibilità da Mario Carrieri. Una campagna che, nel porre

un tema che ormai ha non solo una sua tra-

dizione ma organismi che ne presiedono la tutela, solleva tuttavia un non secondario problema: quello della scala e della mono funzionalità di molte delle opere in que- stione. Anche qui con un corollario, quello

del fascino plastico dei particolari costruttivi che il lavoro di Carrieri enfatizza.

La seconda è la riproposta (fuori mostra, ma

con un’opera che si può visitare), di un inter- vento di Nervi dentro un’architettura di un architetto. È la sede della Cassa di Rispar- mio di Venezia, il cui progetto e la cui messa

in opera quasi sfumano nello stesso imma-

ginario degli abitanti della città. Opera di nuovo interessante, al di là del suo valore, perché ci mostra, come per il Teatro Augu- steo di Napoli, un Nervi che opera in un con- testo urbano e come, può sembrare para- dossale, progettista e costruttore di interni. La terza traccia lega questa mostra alla Biennale. Le opere scelte declinano, in modi molto differenti, il tema «People meet in architecture». Lo fanno contribuendo, in forme diverse, al dibattito su quanto pubbli- che possano essere anche le architetture, oggi soprattutto, meno percepite come tali. L’appuntamento veneziano apre anche alla

stagione italiana delle mostre su Nervi, in pri- mis quella che si aprirà a dicembre al MAXXI.

È come l’ouverture di un’opera, e conterrà

anche la preview della prima delle mostre italiane, appunto quella romana. Ma soprat-

tutto continuerà a tessere il filo promesso, quello di fare di ogni mostra un passo avanti nella conoscenza e nella messa in discus- sione, attraverso un’esposizione, di quanto

i tanti che lavorano sui materiali che Nervi offre quasi quotidianamente ritrovano e discutono.

Scientific research proceeds by discover-

ies, sometimes purely accidental, and by the obstinacy of those pursuing them. This sec- ond stage of the Pier Luigi Nervi adventure

is the result of both. Two Nervi icons – the

Berta Municipal Stadium in Florence and the Exhibition Building in Turin – will be part of the game, a game that questions their very history. And they step into the game because, from a private archive, a design has emerged – not just a sketch, but a whole

design – for the Stadium, made before the design that would see the light and marking,

in an almost pedagogic fashion, a step in the

formation of the engineer from Sondrio. An interesting design, not only for its numerous structural and linguistic solutions, but also for the way it relates to the culture of its author. Had it been built according to his original plan, the Stadium might not have become the very icon that enabled Nervi to establish a direct dialogue with architects who were somewhat frantically seeking to create modern monuments, but Nervi’s edu- cational background would have emerged much more clearly. The Exhibition Building, in its turn, brings to light a history not yet written, that of Nervi intervening on the work of an architect – Sottsass father – designing and working with him, thus challenging the cliché of engi- neers that create works out of the blue, and paving the way for a historiographic study on the relationship between Nervi and archi- tects on which other exhibitions will hinge. Two work chronicles that not only cast light on new materials, but also make it possible to investigate Nervi’s designing process in two fundamental periods: the beginning of the 1930s and the early post-war period. An important element needs highlighting: each of the two works opens up a separate research path. The first concerns the rise of Nervi’s fame that would enable him to work with the most disparate clients, holding a position that can only be seen as ‘authorita-

tive’. The second regards the implementa- tion of his architectural projects and the con- frontations – bitter at times – with the archi- tects themselves, as in the case of the Exhi- bition Building, about the authorship of the piece of architecture being built. Both paths guide this authentic intellectual adventure:

reconstructing not only – and not so much –

a biography, but rather an enlarged proso-

pography of people who worked, designed, trained, related with Nervi, those who were his clients and at times his privileged and unexpected interlocutors. Yet, the exhibition also opens three other work themes. The first – and probably the most delicate – concerns the state and conservation of Nervi’s works. And it does so through a pho- tographic campaign, carried out with extreme sensitivity by Mario Carrieri. A cam- paign that, in tackling the question of con-

servation – which not only has a tradition of its own but also involves supervisory bodies

– raises nonetheless a major problem: the

scale and mono-functionality of many of the works considered. Again, with an ancillary element – the plastic fascination of the con- struction details that Carrieri’s sensitivity emphasises. The second is a re-proposal of yet another of Nervi’s works – off-exhibition, but acces- sible to visitors – within the architecture of an architect. It is the headquarters of the Cassa di Risparmio di Venezia bank, whose design and implementation almost shade into the very collective imagery of the city’s inhabitants. It is yet another interesting piece of work, apart from its intrinsic value, because it shows – as in the case of Teatro Augusteo in Naples – Nervi operating within an urban context and, paradoxically, as an

interior designer and decorator. The third path links this exhibition to the Bien- nale. The works and choices are structured

– though in very different ways – around the

theme “People meet in architecture”. And they do so by contributing in different respects, in their quality as public architec- tures – especially nowadays, when the notion of public is less perceived – given that architecture itself is basically public by defi- nition, or maybe not architecture at all. The Venice exhibition, moreover, opens the Italian season of exhibitions on Pier Luigi Nervi, starting from the one to open in December at the Maxxi in Rome. It is like the ouverture of an opera, and will also contain the preview of the first Italian exhibition. But, more than anything, it will continue to weave the promised thread – that of making every exhibition a step forward in the ongoing debate amongst all those working almost daily with the material that Nervi offers.

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Ingegneria, architettura, forma: lo Stadio Berta a Firenze (1930-32; 1950-51) Engineering, Architecture, Form: the Berta Stadium in Florence (1930-32; 1950-51)

Roberta Martinis

Università IUAV, Venezia

Assonometria generale, sd (1931-32). Archivio privato Pier Luigi Nervi, Roma

General axonometry, undated (1931-32). Private archive of Pier Luigi Nervi, Rome

undated (1931-32). Private archive of Pier Luigi Nervi, Rome Lo stadio intitolato alla memoria del martire

Lo stadio intitolato alla memoria del martire fascista

Of all Nervi’s works, the Stadium in memory of the fas-

Giovanni Berta, grazie alla straordinaria fortuna critica

cist military soldier Giovanni Berta, thanks to the

e

alla presentazione che ne fanno Pier Maria Bardi su

extraordinary critical fortune and presentation made

«Quadrante» e Giovanni Michelucci su «Architettura»,

by Pier Maria Bardi on «Quadrante» and Giovanni

è

l’opera che permette a Nervi l’ingresso nel mondo

Michelucci on «Architettura», was the work that would

dell’architettura, suggellato dalla partecipazione alla Mostra di architettura razionale a Firenze curata dallo stesso Michelucci con Adalberto Libera nel 1932. Nervi non era estraneo alle atmosfere del Movimento Italiano per l’Architettura Razionale (MIAR), visto che già alla seconda Esposizione di architettura razionale, del marzo 1931, era stata esposta la palazzina sul lun-

enable him to step into the world of architecture – an entry sealed by his participation at the exhibition on Rational Architecture held in 1932, of which Michelucci himself was the curator, along with Adalberto Libera. Nervi was not foreign to the atmosphere of the Movi- mento Italiano per l’Architettura Razionale (MIAR), given that, already during the second exhibition of

gotevere Arnaldo da Brescia progettata da Gino Cap- poni e da lui calcolata. Gli stessi oggetti architettonici

Rational Architecture held in March 1931, the small building on the Tiber embankment Arnaldo da Brescia

di

cui si compone lo stadio Berta - la pensilina, la torre,

designed by Gino Capponi, whose calculations were

le

scale elicoidali - denunciano un’attenta conoscenza

by Nervi, had been put on display. The very architec-

da parte di Nervi delle riflessioni teoriche e progettuali

tural elements used in Stadium Berta – the cantilever

del Gruppo 7 e degli architetti impegnati nel MIAR. E Nervi, con la sua impresa, è, e come tale viene indi- viduato, colui che è in grado di gestire le nuove tecni- che costruttive e gli stessi termini di un linguaggio architettonico, nel passaggio delicato dalle dichiara- zioni programmatiche alla sperimentazione concreta:

roof, the tower, the spiral staircase – suggest an atten- tive evaluation, on Nervi’s part, of the reflections on theory and design made by Gruppo 7 and the MIAR architects. And Nervi, with his building firm, was the one – and was acknowledged thus – capable of man- aging the new construction techniques and the very

basti pensare alla prima Mostra di architettura razio- nale del 1928, dove, su 500 progetti esposti, soltanto 5 erano opere realizzate, tra cui lo stabilimento FIAT- Lingotto di Giacomo Mattè Trucco. A sigillo dell’im- presa, il manifesto dell’Esposizione propone un sin- golo pilastro in cemento armato, con le armature sco-

terms of an architectural language in the delicate pas- sage between key discourse and concrete experimen- tation: think, for instance, of the first exhibition on Rational Architecture held in 1928 where, of the 500 projects on display, only 5 were implemented – among which, the FIAT-Lingotto factory by Giacomo Mattè

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perte alla sommità, nuovo ordine architettonico univer- sale. Promosso dal Gruppo rionale fascista e inizialmente assegnato all’Ufficio tecnico comunale, alla fine del 1930 il progetto viene affidato definitivamente all’im- presa Nervi & Nebbiosi, che pochi mesi prima aveva fatto una proposta per la realizzazione della tribuna d’onore: una pensilina in cemento armato con uno sbalzo di 22,5 m, appoggiata su 15 mensole portanti

a sezione curva e irrigidita da due travi trasversali; una sorta di paradosso statico in cui l’equilibrio, con somma sprezzatura, è raggiunto in virtù dell’azione della trave e del contrappeso delle gradonate.

Il progetto è redatto da Nervi tra il 1931 e il 1932

(l’anno in cui scioglie la società con Nebbiosi per fon-

dare la Nervi & Bartoli): l’ideazione delle diverse strut- ture che compongono l’opera - la tribuna coperta, le gradinate scoperte, le scale elicoidali, la torre di Mara- tona - viene messa a punto da Nervi man mano che il cantiere avanza. Questo risulta ancor più evidente alla luce degli ultimi ritrovamenti documentari: dopo la mostra al CIVA di Bruxelles, da un archivio privato sono emersi disegni inediti per lo stadio.

Il progetto che viene mostrato per la prima volta nel-

l’esposizione a Palazzo Giustinian Lolin è databile, in base al confronto con disegni analoghi conservati nel- l’archivio del Comune di Firenze, al 1930-31, e mostra come Nervi sondi contemporaneamente diverse pos-

sibili scelte. Potrebbe trattarsi di un progetto generale presentato all’Ufficio tecnico del Comune nel 1931, tra l’ultimazione dei lavori della tribuna coperta e la costruzione delle due tribune scoperte, più «conte- nuto», che non prevede gli oggetti eccezionali che Nervi progetterà dopo lo scioglimento dell’impresa con Nebbiosi. Questi disegni danno conto di un ingegnere alla ricerca

di un linguaggio architettonico adeguato: problema

rispetto al quale, sino al progetto per lo stadio fioren-

tino, Nervi non si era misurato. In questa serie di dise- gni inediti vediamo Nervi indugiare, quasi «flirtare» con

tecniche di rappresentazione proprie delle avanguar- die figurative (nella suggestiva, e quasi astratta, tavola con le sagome al vero del prospetto principale, dove elemento costruttivo e decorativo coincidono, quasi

un trascorrere della decorazione nel sistema statico)

e con soluzioni formali accostabili a certe elaborazioni

contemporanee di Libera e Mario Ridolfi (negli studi per i piloni di illuminazione). La qualità stessa dei dise- gni è notevole, non sappiamo molto di chi lavorava in quegli anni per Nervi & Bartoli, ma sicuramente anche la scelta della tecnica di rappresentazione nello squa- dernarsi delle prospettive a carboncino testimonia del- l’esigenza di parlare una lingua riconosciuta. I due studi per i piloni di illuminazione, che non avranno esito, inaugurano a loro volta un proficuo filone di studi sulle «torri molto elevate e sottili» (lettera di Nervi a

Trucco. To seal this enterprise, the exhibition mani- festo showed a single pillar in reinforced concrete, with the mesh exposed at the top, as a new universal architectural order.

Promoted by the District fascist group, the project, ini- tially entrusted to the municipal technical office, was definitely entrusted, at the end of 1930, to the firm Nervi & Nebbiosi, that a few months before had sub- mitted a project for the Section of Honour: a roof in reinforced concrete with a cantilever of 22.5 m, rest- ing on 15 load-bearing brackets with curved section, stiffened by two cross beams; a sort of static paradox where balance is reached – with studied carelessness

– by virtue of the action of the beam and the counter-

weight of the terrace steps. The project was devised by Nervi between 1931 and 1932 (the year in which he ended his partnership with Nebbiosi, to found Nervi & Bartoli), and the projects for the different structures involved – the covered main stand, the uncovered terrace steps, the spiral stair- case, the Maratona tower – were fine-tuned by Nervi during the course of building. This process is further highlighted by the latest documentary findings: after the exhibition at CIVA in Brussels, from a private archive there emerged unpublished drawings of the Stadium projects. The project shown for the first time in the Giustinian Lolin Palace exhibition dates back – when compared with similar drawings preserved at the municipal Flo- rence archives – to 1930-31, and shows that Nervi was considering a number of possible options at the same time. It may have been a general project pre- sented to the municipal technical office in 1931, between the completion of the works of the covered stands and the construction of the two uncovered ones – a more “restrained” one, without those excep- tional objects that Nervi would design after ending the partnership with Nebbiosi. These designs suggest Nervi’s quest for an appropri- ate architectural language – a problem that he had never challenged, until the project for the Florence Sta- dium. In this series of unpublished drawings, Nervi lin- gered over – almost “flirted” with – techniques of rep- resentation that are typical of avant-garde figurative art (in the evocative, almost abstract, table with the

silhouettes of the front view, where the constructive and decorative elements coincide, almost a decora- tive narration in the static system) and with formal solu- tions similar to certain contemporary elaborations of Libera and Mario Ridolfi (in the plans for the lamp- posts). The very quality of the drawings is remarkable

– we don’t know much about those working for Nervi

& Bartoli in those years, but undoubtedly, the choice of the technique of representation in the succession of charcoal views testifies to the need of speaking a language that would be recognised.

Scala di accesso alla tribuna reale, sviluppo prospettico, sd (1931). Parma, CSAC

Study for the access stairs to the Royal stand, undated (1931). Parma, CSAC

stairs to the Royal stand, undated (1931). Parma, CSAC Torre di Maratona, prospettiva dall’interno dello stadio,
stairs to the Royal stand, undated (1931). Parma, CSAC Torre di Maratona, prospettiva dall’interno dello stadio,

Torre di Maratona, prospettiva dall’interno dello stadio, 1932. Parma, CSAC

Marathon Tower, seen from the inside of the stadium, 1932. Parma, CSAC

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Studio per le tribune angolari, 1932. Parma, CSAC

Study for the angular stands, 1932. Parma, CSAC

Eugenio Miozzi) che porterà nel giro di breve tempo all’elaborazione dei progetti della torre di Maratona, del monumento alla Bandiera, del palazzo dell’Acqua

e della Luce. Veri e propri edifici-manifesto che dichia-

rano come Nervi, affidandosi alla tecnica, sia alla ricerca di un proprio ruolo nel tentativo di traghettare

l’architettura fuori dal quel periodo fondativo del razio- nalismo italiano che Giuseppe Terragni definirà «il periodo squadrista dell’architettura italiana».

A differenza del primo progetto, meno costoso e meno

avanguardista, nella realizzazione definitiva dello sta-

avanguardista, nella realizzazione definitiva dello sta- Tribuna coperta, sezione lungo la testata, sd (1931).
avanguardista, nella realizzazione definitiva dello sta- Tribuna coperta, sezione lungo la testata, sd (1931).

Tribuna coperta, sezione lungo la testata, sd (1931). Archivio privato Pier Luigi Nervi, Roma

Covered stand, section of the heading part, undated (1931). Private archive of Pier Luigi Nervi, Rome

dio fiorentino Nervi procede con sicurezza attraverso un processo additivo di episodi plastici. Nelle nuove tribune e nella torre di Maratona fa nuovamente ricorso a paradossi statici; nelle scale, una soletta rastremata, su cui poggiano i gradini, si protende a sbalzo da un travone elicoidale, mentre a riequilibrare gli sforzi interviene un’altra trave intrecciata, simme- trica e inversa, a formare una struttura intelaiata spa- ziale; la torre, il fuso vetrato alto 55 m che incorpora un ascensore a vista, è appoggiata su una soletta a sbalzo. Ne risulta una sorta di catalogo di oggetti unici, veri e propri pezzi di bravura che l’ingegner Nervi con- segna all’architettura, dove le soluzioni plastiche sono ordinate, controllate, organizzate e rese funzionali, quasi a illustrare le parole del primo articolo del Gruppo 7: «la nuova architettura, la vera architettura, deve risultare da una stretta aderenza alla logica, alla razionalità. Un rigido costruttivismo deve dettare le regole. Le nuove forme dell’architettura dovranno rice- vere valore estetico dal solo carattere di necessità, e

The two plans for the lampposts – not implemented – inaugurated, in their turn, a fruitful vein of studies on “very high and slender towers” (in a letter written by Nervi to Eugenio Miozzi) that would soon lead to the devising of projects for the Maratona tower, the Flag monument, the Water and Light building. These were true manifesto-buildings that voiced out how Nervi, through technique, was seeking a role of his own in an attempt to guide architecture beyond the foundation period of Italian Rationalism that Terragni was to define “the fascist action squad period of Italian architecture”. Unlike the first project – less costly and avant-garde – the final implementation of the Florence Stadium saw Nervi proceeding with self-confidence adding up plas- tic episodes. In the new stands and in the Maratona tower, he once again embraced static paradoxes – in the stairs, a tapered cantilevered slab, on which the steps rest, projects from a large spiral beam, while another entwined, symmetrical and inverted beam steps in to re-balance strengths, giving rise to a frame- mounted structure; while the tower, a 55 m high see- through glass shaft incorporating a lift, rests on a can- tilevered slab. The result is a set of unique objects, real masterpieces that Nervi – the engineer – entrusted to architecture, where plastic solutions are ordered, con- trolled, organised and made functional, almost as if to illustrate the words of the first article by Gruppo 7: «the new architecture, the true architecture, must result from strict compliance to logic, to rationality. A strict constructivism must set the rules. The new forms of architecture must receive an aesthetic value only from the character of need, and only at a later stage, through selection, can style be spawned» 1 . In June 1931, while the scaffolding from the stadium cantilever was being pulled down, Nervi published «Scienza o arte dell’ingegnere?» 2 , one of his last con- tributions to engineering magazines. By now very active in the architectural arena, Nervi started a long series of publications for «Casabella» and «Quadrante». With his articles on «Casabella», he stepped right in the middle of a lively debate. For all tastes – from Piacen- tini («some of yesterday’s manifestations show that, basically, some ideas are not clear enough. Formal ele- ments like the arch, the deck slab, the pillar or the col- umn, seem to acquire an importance they do not and cannot have»), to rationalists («another dangerous mis- interpretation lies in the adjective “rational” used by many to define the new architectural trends. An art can never be rational» 3 ). Hence, Nervi concentrates on the need to define the figure of the architect and construc- tor, first of all on the «need to return to the architect not only his name, but also the function deriving from his definition as “head constructor” – that is to say, the only

1 Gruppo 7, Architettura, in «Rassegna italiana», December 1926

2 P.L. Nervi, Scienza o arte del’ingegnere?, in «L’ingegnere», no. 7, 1931, pp. 3-4

3 P.L. Nervi, Problemi dell’architetto, in «Casabella», 5, May 1933, p. 34

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solo in seguito, per via di selezione, nascerà lo stile» 1 . Nel giugno 1931, mentre si disarma la pensilina dello stadio, Nervi pubblica «Scienza o arte dell’ingegne- re?» 2 , ma si tratta di uno dei suoi ultimi scritti su rivi- ste di ingegneria. Lanciato nell’agone architettonico inaugura una fitta serie di scritti pubblicati su «Casa- bella» e «Quadrante». Con i suoi articoli su «Casabella» interviene nel vivo di un acceso dibattito. Ce n’è per tutti, da Piacentini («alcune manifestazioni di ieri hanno dimostrato che, fondamentalmente, alcune idee non sono abbastanza chiare. Elementi formali quali l’arco, la piattabanda, il pilastro o la colonna, sembrano acquistare un’importanza che non hanno e non pos- sono avere»), ai razionalisti («altro pericoloso equi- voco è nell’aggettivo “razionale” con cui si sono da molti, definite le nuove tendenze architettoniche. Un’arte non può mai essere razionale 3 »). Da qui Nervi si concentra sulla definizione della figura dell’archi- tetto e del costruttore, primo tra tutti la «necessità di ridare all’architetto non solo il suo nome, ma la fun- zione derivante dal suo stesso nome di “capo costrut- tore”, ossia unico responsabile dell’opera dal suo sor- gere in idea, al suo vivere in concreta e viva realtà» 4 ,

a un serio esame sparisca il

concludendo come «(

punto dove l’ingegneria diventa architettura o questa ingegneria 5 », in quanto «l’operazione di progettazione diventa un dialogo tra l’idea architettonica e le neces- sità della tecnica» 6 . Nervi si chiama così fuori dalle polemiche che infuriano intorno al tema «Architettura arte di Stato», spostando il problema: al centro pone la téchne, che annulla la dif- ferenza tra ingegnere e architetto, perchè la progetta- zione, la res aedificatoria, è operazione di conoscenza, dove verba e res coincidono, e l’architetto è albertia- namente inteso come «colui che conosce le cagioni». E Nervi lo dimostra con gli edifici progettati: lo Stadio Berta a questo punto può essere letto come un edifi- cio-monumento dove l’intento è quello di stupire, ma anche edificio-manifesto continuamente commentato dalla fitta serie di scritti che pubblica tra 1933-34 su «Casabella» e «Quadrante», riviste di architettura, e dimostrazione costruita dell’alleanza tra téchne e eidos.

)

1. Gruppo 7, Architettura, in «Rassegna italiana», dicembre 1926

2. P.L. Nervi, Scienza o arte del’ingegnere?, in «L’ingegnere», n. 7,

1931, pp. 3-4

3. P.L. Nervi, Problemi dell’architetto, in «Casabella», n. 5, maggio 1933,

p. 34

4. P.L. Nervi, Arte e tecnica del costruire, in «Quadrante», n. 2, giugno 1933;

Pensieri sull’ingegneria, in «Quadrante», n. 6, ottobre 1933, p. 20; Conside- razioni tecniche e costruttive sulle gradinate e pensiline per stadi, in «Casa- bella», n. 12, dicembre 1933, pp. 10-13; Problemi della realizzazione archi- tettonica, in «Casabella», n. 74, febbraio 1934, pp. 2-3

5. P.L. Nervi, Pensieri sull’ingegneria, in «Quadrante», n. 6, ottobre 1933, p. 20.

6. P.L. Nervi, Problemi della realizzazione architettonica, in «Casabella», n.

74, febbraio 1934, pp. 2-3.

person in charge of the work, from the conception of

the idea, to its seeing the light, becoming a concrete

and alive reality» 4 , concluding that «(

evaluation, the point where engineering becomes archi- tecture, or architecture becomes engineering, does disappear» 5 , since «designing becomes a dialogue between the architectural idea and the needs of tech- nique» 6 . Nervi thereby steps away from the controversy raging in the period around the theme “Architecture, art of State”, shifting the emphasis of the discourse – he places at the very heart of the matter téchne, that removes any difference between engineer and archi- tect, since designing, res aedificatoria, is an operation of knowledge, where verba and res coincide, and the architect is considered – as in Alberti’s words – «the one who knows the reasons». And Nervi demonstrated this in the buildings he designed: in this respect, the Berta Stadium can be read as a building-monument whose intention is to “surprise”, but also a building- manifesto, continuously commented upon in the numerous writings published from 1933 to 1934 on «Casabella» and «Quadrante», architectural maga- zines, and as the built evidence of the alliance between téchne and eidos.

) at an in-depth

4 P.L. Nervi, Arte e tecnica del costruire, in «Quadrante», no. 2, June 1933;

Pensieri sull’ingegneria, in «Quadrante», no. 6, October 1933, p. 20; Consi-

derazioni tecniche e costruttive sulle gradinate e pensiline per stadi, in «Casabel- la», no. 12, December 1933, pp. 10-13; Problemi della realizzazione architet- tonica, in «Casabella», no. 74, February 1934, pp. 2-3

5 P.L. Nervi, Pensieri sull’ingegneria, in «Quadrante», no. 6, October 1933,

p. 20

6 P.L. Nervi, Problemi della realizzazione architettonica, in «Casabella», no. 74, February 1934, pp. 2-3

Particolari al vero delle sagome del prospetto, sd (1931). Archivio privato Pier Luigi Nervi, Roma

Full size details of the outline of the front view, undated (1931). Private archive of Pier Luigi Nervi, Rome

undated (1931). Private archive of Pier Luigi Nervi, Rome Studio per torre di illuminazione, sd (1931-33).
undated (1931). Private archive of Pier Luigi Nervi, Rome Studio per torre di illuminazione, sd (1931-33).

Studio per torre di illuminazione, sd (1931-33). Archivio privato Pier Luigi Nervi, Roma

Study for lighting tower, undated (1931-33). Private archive of Pier Luigi Nervi, Rome

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inserto Nervi_DEF 10-08-2010 11:18 Pagina 7 7 Palazzo della Moda di Torino (progetto Ettore Sottsass sr),

Palazzo della Moda di Torino (progetto Ettore Sottsass sr), il portico d’ingresso alle sale espositive (1939). Archivio storico MART

Turin Palace of Fashion (design by Ettore Sottsass sr), the entry arcade to the exhibition halls (1939). Historical archives of MART

Torino Esposizioni atto II Torino Esposizioni, act two

Michela Comba

Politecnico di Torino

Nel gennaio del 1948, quando mancano 9 mesi all’inau- gurazione del XXXI Salone dell’automobile (il primo dav- vero internazionale che si svolgerà a Torino), il cantiere dell’edificio destinato ad ospitarlo è praticamente appena iniziato, ma è già pubblicizzato come «il più bel palazzo che l’Italia abbia mai costruito» 1 . In effetti, quando puntualmente, il 15 settembre dello stesso anno, si inaugura il Palazzo delle Esposizioni di Torino, il Salone B sbalordisce il mondo. Rimarrà la più grande costruzione in ferrocemento, una basilica di 110,5 m di larghezza per 95,1 di lunghezza, con una superficie libera rettangolare di 81x75 m, scandita soltanto dai

pilastri laterali inclinati, che ogni 7,5 m si ramificano con mensole a sostegno dei ballatoi soprastanti, poggiando su plinti sagomati per contrastare la spinta della volta che copre lo spazio centrale. Questa volta è data da archi solidarizzati, ciascuno costituito da 13 elementi prefabbricati in ferrocemento (lunghi ciascuno 4,5 m e larghi 2,5 m - il passo degli archi 2 ). L’inedita copertura

fa da cassa di risonanza per l’ampiezza del salone, la

sua fattura si riflette sulle automobili e le merci esposte, creando un effetto di rimandi continui tra l’interno e la struttura, ma la percezione dei visitatori rimane quella di uno spazio frontale: gli occhi sono spinti oltre un fron- tone, fino all’abside vetrato che affaccia sul parco e chiude il salone a est, in direzione opposta all’ingresso. Il senso di profondità di questo spazio è accentuato da enormi ventagli, anch’essi in ferrocemento, che raccor- dano tre a tre gli archi a ciascun pilastro. Ma il palazzo «più bello» mai costruito in Italia è proprio

il salone B della Società Torino Esposizioni, ammini-

strata da Vittorio Valletta della FIAT, realizzato dall’im-

presa Nervi e Bartoli, in tempi da record (9 mesi, con

un cantiere che diventa la fabbrica di se stesso e degli elementi che si mettono in opera, montati con un pon- teggio mobile, secondo un piano che stabilisce numero

di pezzi e di metri quadri di superficie da realizzare ogni

giorno)? Oppure quell’epiteto allettante allude alla pree- sistenza, l’architettura del Palazzo della Moda, co- struito da Ettore Sottsass senior tra il 1936 e il 1938 per l’Ente nazionale della moda, gioiello razionalista, bombardato nel luglio del 1943, di cui il Palazzo delle esposizioni è la ricostruzione del dopoguerra? Il cantiere e l’ingegneria di Pier Luigi Nervi sono in effetti tanto straordinari da aver fatto di quel luogo una delle architetture torinesi più citate nel secondo Novecento

1. XXXI Salone Internazionale dell’Automobile. Torino 1948, in «Cronache Eco-

nomiche», speciale n. 1, gennaio 1948

2. Cfr. in CSAC, Palazzo delle Esposizioni Torino, inv. Pra 966, n.id 14705,

Col. 157/2

In January 1948, 9 months before the inauguration of the 31st International Motor Show (the first truly inter- national one to be held in Turin), construction of the build- ing that would host the exhibition had just about started, but was already being advertised as «the most beauti- ful building ever built in Italy 1 ». And indeed, when the Exhi- bition Building was inaugurated with perfect timing on September 15 of that same year, Salone B held the whole world spellbound. It was and would remain the largest building in ferro-cement – a basilica 110.5 m wide and 95.1 m long, with an unobstructed rectangu- lar surface measuring 81 by 75 m, interrupted only by inclined side abutments, ramifying every 7.5 m with brackets supporting the balconies above, resting on modelled plinths to counter the pressure of the vault canopying the central area. This vault consists of adjoin- ing arches, each made up of 13 pre-cast units in ferro- cement (each 4.5 m long and 2.5 m wide – the arch span) 2 . This unusual roof acts as a sound box due to the hall’s spaciousness, its design reflects on the cars and items on display, creating an effect of constant interplay between the interiors and the structure, but the percep- tion of visitors remains that of an up-front space: peo- ple’s eyes are attracted beyond a gable, to a glass-win- dowed apse that faces onto the park and closes the hall on the East, opposite to the entrance. The sense of depth of this space is accentuated by imposing fan- shaped piers, also in ferro-cement, that join the arches – three by three – to each pillar. But is the “most beautiful” building ever built in Italy the Salone B of Società Torino Esposizioni, run by Vittorio Valletta of FIAT, made by the contracting firm Nervi & Bartoli in record time (9 months, with a site that would become the factory of itself and for the elements assembled, mounted using movable scaffolding, fol- lowing a project that laid out the number of pieces and square metres of surface to be made every day)? Or was that flattering term hinting at something that existed before - the architecture of the Palace of Fash- ion, built by Ettore Sottsass senior between 1936 and 1938 for the National Fashion Board – a rationalist gem bombed in July 1943, of which the Exhibition Building is the after-war reconstruction? The building site and engineering of Pier Luigi Nervi are indeed so extraordinary to have turned that very place into one of the most widely mentioned Turin architec-

1. XXXI Salone Internazionale dell’Automobile. Torino 1948, in «Cronache Eco-

nomiche», special issue no.1, January 1948

2. Cf. in CSAC, Palazzo delle Esposizioni Torino, inv. Pra 966, n.id 14705,

Col.157/2

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8

(più del Teatro Regio di Carlo Mollino e del Lingotto di Renzo Piano 3 ). Dopo il 1948, la vista di quel luogo è tutt’uno con la comprensione dei brevetti ottenuti da Nervi, proprio durante la realizzazione del Salone B e poi del Salone C: brevetti di prefabbricazione struttu-

tures of the second half of the 20th century (more than Teatro Regio by Carlo Mollino, and Lingotto by Renzo Piano 3 ). After 1948, the very appearance of that site goes hand in hand with the understanding of the patents obtained by Nervi during the making of Salone B, and

rale che riguardano l’utilizzo di elementi prefabbricati

then Salone C: patents of structural pre-fabrication that

in

opera, in ferrocemento, per la copertura del Salone

involved the use of pre-fabricated elements in situ, in

C,

della semicupola dell’abside, quella del Salone C e

ferro-cement, for the covering of Salone C, of the half-

dei suoi solai perimetrali, brevetti da cui derivano le descrizioni dell’opera, da parte dello stesso Nervi e della critica.

dome roof of the apse, that of Salone C and its perime- tral floors - patents from which the building descriptions are drawn, by both Nervi and critics.

La

chiarezza di quei brevetti 4 , e la loro perfetta messa

The clarity of those patents 4 , and their perfect imple-

in

opera, quasi limitano lo studio del luogo in cui sono

mentation, almost come to restrain the study of the

strati sperimentati. Ci si spinge poco oltre le parole del progettista (anche trascurando la citazione di Franz Dischinger, che Nervi usa per argomentare le verifiche

place where they were experimented. Not much else can be added by the words used by its creator (though neglecting Franz Dischinger’s quote, that Nervi uses to

di

calcolo della parte absidata del Salone B 5 ). Comun-

reason on the calculus verifications of the apse section

que, nel corso degli anni cinquanta, dal libello di Giulio Carlo Argan alla monografia di Louise Huxtable, pas- sando per le presentazioni di Ernesto Nathan Rogers, il Palazzo delle Esposizioni, e dei saloni internazionali

of Salone B 5 ). However, during the 1950s, from the book by Giulio Carlo Argan to the monography by Louise Huxtable, and the presentations by Ernesto Nathan Rogers, the Turin Exhibition Building, home to the Inter-

dell’automobile, è diventato il riflesso di straordinari tra- guardi progettuali, circoscritti sempre a soluzioni strut- turali e costruttive.

national Motor Show, embodied extraordinary design goals, always circumscribed to structural and construc- tion solutions.

La

vera questione del Palazzo delle Esposizioni, però,

The true issue of the Exhibition Building, nonetheless,

sta nel confronto Pier Luigi Nervi / Ettore Sottsass, nel- l’inserimento delle strutture nerviane all’interno del razionalismo trasparente del Palazzo della Moda, nella convivenza progettuale tra un ingegnere e un archi-

lies in the encounter between Pier Luigi Nervi and Ettore Sottsass, in the insertion of Nervi’s structures into the framework of the transparent rationalism of the Palace of Fashion, in the co-habitation between the projects of

tetto, i quali, per un anno (tra il 1952 e il 1953), si tro- vano anche a dover formulare, insieme, una proposta

an engineer and an architect, who, for one year (between 1952 and 1953), found themselves formulat-

di

ampliamento del palazzo.

ing – together – a project for the expansion of the build-

Oltre ai documenti e ai disegni conservati negli archivi del MAXXI, allo CSAC di Parma e nell’ex Archivio FIAT Engineering (oggi Technimont), esposti in parte a Bru- xelles, la tappa veneziana mette in mostra anche i dise- gni del Palazzo delle Esposizioni archiviati al MART di Rovereto. Lì, insieme agli elaborati di Sottsass senior,

ing. In addition to the documents and drawings kept in the MAXXI archives, at CSAC in Parma and the former FIAT Engineering Archive (now Technimont), partly displayed in Brussels, the Venice stop puts on display also the Exhi- bition Building drawings kept at MART in Rovereto.

prodotti per il concorso e la messa in opera del Palazzo della Moda tra il 1936 e il 1938, emerge un progetto

There, along with the Sottsass senior papers, produced for the contest and realisation of the Palace of Fashion

di

ampliamento del medesimo palazzo, già «rico-

between 1936 and 1938, emerged a project for the

struito» da Nervi. Questo è accompagnato da alcune lettere che i due progettisti si sono scritti, tra la pre-

expansion of the same building, already “rebuilt” by Nervi. This is accompanied by letters written by the

sentazione della proposta alla FIAT (in particolare all’in- gegnere Vittorio Bonadè Bottino) e la sua approvazione

architect and the engineer exchanged between the pres- entation of the project to FIAT (in particular, to engineer

in

commissione edilizia. Perché l’architetto, dal 1952,

Vittorio Bonadè Bottino) and its approval by the building

si

ritrova coinvolto nel disegno di quel luogo, ormai

commission. How is it that the architect, from 1952,

ceduto in uso all’Ente Torino Esposizioni?

was involved in the design of that very place, whose util-

3. Michele Bonino, Michela Comba, Edoardo Piccoli, L’architettura in Piemon-

te dal 1945 ad oggi - Selezione delle opere di rilevante interesse storico-ar- tistico, rapporto di ricerca su progetto seguito all’accordo Politecnico di To- rino - Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione generale per l’ar- chitettura e l’arte contemporanee (DARC), DIPRADI, Torino, 2005

4. Claudio Greco, Pier Luigi Nervi. Dai primi brevetti al Palazzo delle Esposi-

zioni di Torino 1917-1948, Lucerna, Quart edizioni, 2008. Consuelo Orza, Paolo Napoli, Walter Ceretto, Relazione tecnica strutturale in Padiglioni Fie- ristici Torino Esposizioni. Progetto esecutivo, Comitato per l’Organizzazione dei XX Giochi Olimpici Invernali - Torino 2006, genn. 2003

5. P.L. Nervi, Le strutture portanti del Palazzo per le Esposizioni al Valenti-

no, in «Atti e Rassegna Tecnica della Società degli Ingegneri e degli Architet- ti in Torino», n. 7, 1948, pp.20 e sgg.; id., Costruire correttamente, Hoepli, Milano, 1955

3. Michele Bonino, Michela Comba, Edoardo Piccoli, L’architettura in

Piemonte dal 1945 ad oggi - Selezione delle opere di rilevante interesse stori- co-artistico, project research report following the agreement between Politec-

nico di Torino - Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione generale per l’architettura e l’arte contemporanee (DARC), DIPRADI, Turin, 2005 4. Claudio Greco, Pier Luigi Nervi. Dai primi brevetti al Palazzo delle Espo- sizioni di Torino 1917-1948, Lucerna, Quart edizioni, 2008. Consuelo Orza, Paolo Napoli, Walter Ceretto, Technical structural report in Padiglioni Fieris- tici Torino Esposizioni. Progetto esecutivo, Committee for the Organisation of the 20th Winter Olympic Games - Turin 2006, Jan 2003

5. P.L. Nervi, Le strutture portanti del Palazzo per le Esposizioni al Valenti-

no, in «Atti e Rassegna Tecnica della Società degli Ingegneri e degli Architet- ti in Torino», no.7, 1948, p. 20 and following; id., Costruire correttamente, Hoepli, Milan 1955

Palazzo delle Esposizioni di Torino. Salone Internazionale dell’Automobile: Salone B, detto «Agnelli» (1956). Archivio storico FIAT

Turin Exhibition Building. International Motor show:

Salone B, the so-called “Salone Agnelli” (1956). Historical archives of FIAT

“Salone Agnelli” (1956). Historical archives of FIAT Palazzo delle Esposizioni di Torino. Salone del trattore
“Salone Agnelli” (1956). Historical archives of FIAT Palazzo delle Esposizioni di Torino. Salone del trattore

Palazzo delle Esposizioni di Torino. Salone del trattore (1957): Salone B, strutture e costruzione dell’impresa Nervi & Bartoli (1947-54). Archivio storico FIAT

Turin Exhibition Building. Tractor Show (1957):

Salone B, structures and construction by the firm Nervi & Bartoli (1947-54). Historical archives of FIAT

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9

Palazzo delle Esposizioni di Torino. Salone del trattore (1957): Salone C, progetto e costruzione impresa Nervi & Bartoli (1950). Archivio storico FIAT

Turin Exhibition Building. Tractor Show (1957):

Salone C, project and construction by the firm Nervi & Bartoli (1950). Historical archives of FIAT

firm Nervi & Bartoli (1950). Historical archives of FIAT Il complesso di Torino Esposizioni nel 1961,
firm Nervi & Bartoli (1950). Historical archives of FIAT Il complesso di Torino Esposizioni nel 1961,

Il complesso di Torino Esposizioni nel 1961, con i tre interventi di Pier Luigi Nervi e il padiglione sotterraneo appena realizzato su progetto di Riccardo Morandi. Archivio storico FIAT

The Turin Exhibition complex in 1961, with the three Pier Luigi Nervi structures and the newly-made underground hall designed by Riccardo Morandi. Historical archives of FIAT

La proposta per cui l’impresa di Pier Luigi Nervi e Gio- vanni Bartoli nel 1947 era risultata costruttrice aveva mantenuto le linee generali dell’edificio di Sottsass (quel anno in contenzioso con il Comune): ne aveva con- servato il fronte principale sul corso Massimo d’Aze- glio, fronte scandito da un vestibolo gigante rivestito

in travertino e intonaci di cemento bianco, dal volume

circolare del ristorante (già sala da ballo), e soprattutto da uno spazio tra le sale espositive (sostituite dal Salone B) e il corso: un «filtro» tra la città e il parco, dato da un giardino lungo 100 m e profondo 35 (45 m

in origine), separato dal corso con un lungo fabbricato

porticato al piano terra (profondo 15 m), per cui era rimasta la destinazione ad uffici al piano superiore. Il Palazzo delle Esposizioni fungeva ancora da scenogra- fica porta urbana per chi entrava a Torino da sud. Nel 1950 Nervi aveva proceduto alla costruzione di un nuovo salone (il Salone C), posizionato dove, fino a quel- l’anno, era collocata la cavea all’aperto del teatro del Palazzo della Moda (teatro a doppia platea, con unica torre scenica, che aveva fatto ottenere a Sottsass la vittoria del concorso nel 1936). Probabilmente allertato dalle velleità espansionistiche della società Torino Esposizioni, Sottsass si unisce a Nervi nel formulare un nuovo ampliamento (dapprima

attraverso suo figlio, che progetta con Mario Nervi, figlio

di Pier Luigi, una pensilina d’accesso al teatro). L’inge-

gnere propone, oltre al moltiplicarsi seriale e modulare del Salone B, la costruzione sul fronte principale di un

arcone di 100 m di luce, in sostituzione all’atrio gigante

e alla manica sopraelevata degli uffici, spostando e

ampliando questi ultimi in una torre da ergersi al posto

del ristorante circolare. Sulla chiusura di quell’arcone parallelo al corso Mas- simo d’Azeglio - che Nervi aveva previsto, peraltro, in cemento armato precompresso -, slitta la debolezza

architettonica e urbana delle soluzioni esterne adottate

in seguito per il Palazzo delle Esposizioni (difficile non

cogliere, anche oggi, la durezza del cieco frontone del salone B, all’ingresso principale del complesso espo- sitivo). Sottsass propone di lasciar libera la vista, sotto e die-

tro l’arcone, e di svuotare il fronte principale del Salone

B, ampliato. La risposta di Nervi è un «no» che suona

come ontologico: «Il Salone ha per sua natura una così abbondante illuminazione che qualsiasi vetrata in fac- ciata guasterebbe, piuttosto che migliorare l’interno; il problema statico della parete di facciata non è sem- plice data l’altezza libera di 18 metri 6 ». Sottsass, che per quella parete (che l’ingegnere chiama talvolta «fron- tone», tal altra «timpano») propone una struttura «a tra- liccio», tre giorni dopo gli risponde:

«Caro Nervi… i dirigenti del T.E. mi hanno confermato il loro preciso desiderio di avere in facciata una vetrata,

6. Mart, Sot 1.1.238 (1-11): Pier Luigi Nervi, lettera a Ettore Sottsass, Roma, 18 febb. 1953

isation was by that time transferred to Ente Torino Espo-

sizioni?

The project that the contracting firm of Pier Luigi Nervi & Giovanni Bartoli was to implement in 1947 followed

the general lines of the building designed by Sottsass (that year, involved in a dispute with the Municipality): it maintained its main front on Corso Massimo d’Azeglio, regularly marked by an imposing vestibule clad in traver- tine and white cement plaster, and by the circular shape of the restaurant (former dance hall) and, more impor- tantly, by a space between the exhibiting halls (replaced by Salone B) and Corso Massimo d’Azeglio: a “buffer” between the city and the park, a garden 100 m long and 35 m wide (45 m, originally), separated from the Corso by a lengthy arcade building on the ground floor (with a depth of 15 m), while the upper floor remained for office use. The Exhibition Building still acted as a spectacular urban gate for those arriving in Turin from South. In 1950 Nervi had constructed a new hall (Salone C) in

a space occupied, until that year, by the outdoor theatre

cavea of the Palace of Fashion (a theatre with two stalls areas, with a single stage tower, that won Sottsass the contest award in 1936). Probably aware of the expansionist ambitions of Soci- età Torino Esposizioni, Sottsass united with Nervi in the formulation of a new expansion project (first through his son, who designed with Mario Nervi, Pier Luigi’s son, the theatre marquee). The engineer proposed, further to the serial and modular structure of Salone B, the construc- tion, on the main front of the building, of a 100 m-span imposing arch, replacing the huge foyer and the ele- vated structure of the offices, moving and broadening them in a tower to be erected instead of the circular restaurant.

On the closing of that large arch parallel to Corso Mas- simo d’Azeglio – that Nervi intended to be made in pre- stressed reinforced concrete – there slipped the archi- tectural and urban weakness of the external solutions

adopted, at a later stage, for the Exhibition Building (it is difficult not to perceive, even today, the hardness of the blind front of Salone B, at the main entrance of the exhibition complex). Sottsass suggested to leave the view unobstructed under and behind the large arch, and to empty out the main front of Salone B, broadened. Nervi’s answer was

a “no” that almost sounds ontological: «The Salone, by

its very nature, has so much light that any glass struc- ture on the façade would spoil the interior, rather than improve it; the static problem of the façade wall is not simple, considering its 18 m of unobstructed height 6 ». Sottsass, who proposed for that wall (that Nervi some- times calls “gable”, and some others “tympan”) a “trel- lis” structure, answered him after three days:

«Dear Nervi… the T.E. executives confirmed to me their

6. Mart, Sot 1.1.238 ( 1-11): Pier Luigi Nervi, letter to Ettore Sottsass, Rome, February 18, 1953

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sia per ragioni di illuminazione (ragione che personal- mente approvo perché penso che in un salone d’espo-

sizione la luce non è mai troppa) sia per ragioni di carat- tere rappresentativo (…mi sembrerebbe se non altro strano che un salone di quelle dimensioni e di quella importanza finisca in un muro cieco anche se ondu- lato)… Un arco assolve alla sua funzione statica quando

è libero nello spazio, non quando è sostenuto da un

muro. Se dobbiamo fare un muro, allora non occorre più fare un arco per coprire la zona antistante al muro ma basta fare una qualunque pensilina 7 ». La scomparsa di Sottsass blocca la messa in opera del progetto che Nervi riproporrà nel 1959, insieme agli architetti Mario Passanti e Paolo Perona e all’inge- gnere FIAT Luigi Revelli (nonostante l’approvazione della commissione edilizia 8 , non si metterà in opera perché la società affiderà a Riccardo Morandi la realiz- zazione di un padiglione ipogeo in un’area confinante 9 ). Tra il 1953 e il 1954, la Nervi e Bartoli ha elaborato una soluzione alternativa per l’ampliamento del solo Salone B, che sarà realizzato. Questa fase di costru- zione del Palazzo delle Esposizioni si rivela in realtà la più complessa per Nervi, perché, pur eliminando la corte preesistente, ampliando il Salone B verso il cor- so, si decide di conservare la manica sopraelevata

degli uffici, e quindi la struttura del Palazzo della Moda. Gli elaborati sono moltissimi: dopo una prima versione, che con 4 nuove campate (30 m) conserva l’autono- mia strutturale del salone rispetto al porticato preesi- stente, le campate passano a 5 e il frontone nerviano deve vincolarsi al corpo porticato esistente. Alcuni pila- stri originali degli uffici vengono in parte demoliti e il solaio appeso alla struttura del frontone nerviano, pur conservando il dislivello tra il ballatoio del salone e il pavimento degli uffici 10 . Forse proprio a causa della soluzione strutturale adottata, Nervi, nel disegno del suo frontone, non riesce a includere le preziose sug- gestioni architettoniche di Sottsass. Ma neppure nel 1947, per il frontone che affacciava sul portico interno (per quello realizzato e per le nume- rose varianti proposte) l’ingegnere aveva previsto quelle vetrate che per Sottsass avrebbero consentito

di «valorizzare con strutture e ritmi il più trasparenti e

il più delicati possibile l’opera che Nervi ha così bene compiuto 11 ». Non sarà proprio quel frontone cieco (come il suo fratello posteriore, che congiunge il salone con l’abside) a nascondere - con l’interno - il segreto strutturale e il limite del Palazzo?

precise wish to have a glass façade, both for lighting reasons (a reason that I personally agree upon, because I think that, in an exhibition hall, there is never enough light) and for representative reasons (… it would seem at least strange to me that a hall of that size and physi- cal significance ended up in a blind, though corrugated, wall)… An arch performs its static function when it is free in space, not when it is supported by a wall. If we have to build a wall, there would be no point in making an arch to cover the area in front of the wall, a simple cantilever roof would be enough 7 » Sottsass’ demise stopped the implementation of the project that Nervi would then re-propose in 1959, along with architects Mario Passanti and Paolo Perona and the FIAT engineer Luigi Revelli (despite the approval of the building commission 8 , the project would not see the light because Società Torino Esposizioni commissioned Ric- cardo Morandi to make an underground pavilion in an adjoining area 9 ). Between 1953 and 1954, the Nervi & Bartoli firm devised an alternative solution for the expan- sion of Salone B alone, which was then built. This phase of the Exhibition Building construction proved the most complex for Nervi, because, despite the removal of the existing courtyard, expanding Salone B towards the Corso, it was decided to maintain the elevated office area, and thus the very structure of the Palace of Fash- ion. A number of projects were devised thereabout: after an initial version of 4 new spans (30 m) which preserved the structural anatomy of the hall with respect to the existing arcade, they increased to 5, and the Nervi front was to adjoin the existing arcade. Some of the original pillars of the office structure were partly demolished and the floor was hung to the structure of Nervi’s front, while maintaining the difference in level between the hall gallery and the office flooring 10 . It is perhaps precisely due to the structural solution adopted that Nervi, in designing his front, did not manage to take stock of the precious architectural suggestions of Sottsass. But not even in 1947, for the front facing onto the inner arcade (the one constructed, and the numerous vari- ants then proposed) did Nervi include the glass expanses that Sottsass believed would «highlight, with structures and rhythms as transparent and delicate as possible, the work that Nervi has done so well 11 ». Couldn’t it be that precisely that blind front (like its younger brother, joining the hall with the apse) is what hides – with the interior – the structural secret and the limit of the Building?

7. Mart, Sot 1.1.238 (1-11): E. Sottsass, Lettera a P.L. Nervi, Torino, 21 feb-

braio 1953

8. Archivio Edilizio della Città di Torino: Ente Autonomo modo permanente/

Soc. Torino Esposizioni, 1952: ricostruzione

9. Archivio Technnimont (ex FIAT Engineering), E 260

10. CSAC, cit.

11. Sottsass 1953, in MART cit.

7. Mart, Sot 1.1.238 ( 1-11): E. Sottsass, Letter to P.L. Nervi, Turin, Febru-

ary 21, 1953

8. Archivio Edilizio della Città di Torino: Ente Autonomo modo permanente/

Soc. Torino Esposizioni, 1952: reconstruction

9. Archivio Technimont (formerly FIAT Engineering), E 260

10. CSAC, quot.

11. Sottsass 1953, in MART quot.

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11

© OSCAR SAVIO

Nervi_DEF 10-08-2010 11:18 Pagina 11 11 © OSCAR SAVIO Pier Luigi Nervi Architettura come Sfida Architecture

Pier Luigi Nervi Architettura come Sfida Architecture as Challenge

28.08 I 14.11.2010

Palazzo Giustinian Lolin, San Vidal, 2893, 30124 Venezia Venice

Lunedì_Martedì_Giovedì_Domenica

Monday_Tuesday_Thursday_Sunday

11.00 I 18.00

Venerdì_Sabato Friday_Saturday

11.00 I 20.00

Chiuso Mercoledì Closed on Wednesdays

Per informazioni For more information www.pierluiginervi.org

La mostra è prodotta da The exhibition is produced and

promoted by: CIVA - Centre International pour la Ville, l’Architecture et le Paysage (Bruxelles) con l’Associazione Pier Luigi Nervi Research and Knowledge Management Project (Bruxelles), in cooperazione con MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo (Roma) e in collaborazione con CSAC - Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma

e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma Comitato scientifico Scientific C o m m i t

Comitato scientifico Scientific

Committee: Carlo Olmo, Politecnico di Torino (Presidente); Joseph Abram, École Nationale Supérieure d’Architecture de Nancy; Barry Bergdoll, Columbia University - Museum of Modern Art, New York; Gloria Bianchino, Università degli Studi di Parma, Centro Studi e Archivio della Comunicazione - CSAC; Mario Alberto Chiorino, Politecnico di Torino; Alessandro Colombo, Milano; Margherita Guccione, MAXXI Architettura, Roma; Tullia Iori, Università degli Studi di Roma Tor Vergata; Sergio Pace, Politecnico di Torino; Sergio Poretti, Università degli Studi di Roma Tor Vergata; Christophe Pourtois, CIVA, Bruxelles; Marcelle Rabinowicz, CIVA, Bruxelles; Francesco Romeo, Università degli Studi di Roma La Sapienza; Francine Vanlaethem, Université du Québec à Montréal - UQAM, Montréal

Segreteria scientifica Scientific

Secretariat: Cristiana Chiorino e Elisabetta Margiotta Nervi con la collaborazione di with the cooperation of Alberto Bologna, Michela Comba, Luisa De Marinis, Claudio Greco, Maria Manuela Leoni, Roberta Martinis, Lucia Miodini, Gabriele Neri, Irene Nervi, Edoardo Piccoli, Mario Sassone, Esmeralda Valente

Coordinamento generale del progetto General Project

Coordination: Elisabetta Margiotta Nervi

Comitato esecutivo Executive

Committee: Elisabetta Margiotta Nervi, Marco Nervi, Christophe Pourtois, Marcelle Rabinowicz

Fotografie Photography: Mario

Carrieri, Milano

Testi in mostra Display Texts:

Comunicarch - Cristiana Chiorino; Michela Comba; Roberta Martinis

Traduzioni e rilettura Translations

and Editing: Elisabetta Margiotta Nervi, Colin Moors, Dounia Salamé, John Wright

Progetto grafico, allestimento e immagine coordinata Exhibit and

Graphic Design: Terra - Paola Garbuglio Alessandro Colombo, con la collaborazione di Carla Parodi Studio Associati

Modellizzazione Digital Modelling:

NerViLab - Nervi Virtual Lab, Università degli Studi di Roma La Sapienza (direzione di progetto: Francesco Romeo, Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica; ricercatori: Leonardo Baglioni, Federico Fallavollita, Marta Salvatore, Dipartimento di Rilievo, Analisi e Disegno dell’Ambiente e dell’Architettura)

Modelli in mostra a Venezia Models on Display in Venice: Ludovica Troiani,

Università degli Studi di Roma La Sapienza (Firenze, Stadio comunale), Mario Sassone, Politecnico di Torino (Torino, Palazzo delle Esposizioni) in collaborazione con CSAC, Parma

Realizzazioni audiovisive

Audiovisuals: Linda Ibbari, Jérémie Ducrocq

Catalogo a cura di Catalogue edited

by: Carlo Olmo e Cristiana Chiorino con la collaborazione di with the cooperation of Elisabetta Margiotta Nervi, Christophe Pourtois, Marcelle Rabinowicz

Institutional Support

Pourtois, Marcelle Rabinowicz Institutional Support Global Sponsors Local Sponsors Technical Sponsors Il nuovo

Global Sponsors

Marcelle Rabinowicz Institutional Support Global Sponsors Local Sponsors Technical Sponsors Il nuovo Palazzo della
Marcelle Rabinowicz Institutional Support Global Sponsors Local Sponsors Technical Sponsors Il nuovo Palazzo della

Local Sponsors

Institutional Support Global Sponsors Local Sponsors Technical Sponsors Il nuovo Palazzo della Cassa di Risparmio
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Il nuovo Palazzo della Cassa di Risparmio di Venezia (1963-72) The new building of Cassa di Risparmio di Venezia (1963-72)

Cristiana Chiorino

Cassa di Risparmio di Venezia (1963-72) Cristiana Chiorino Pier Luigi Nervi in laguna Il Palazzo della

Pier Luigi Nervi in laguna Il Palazzo della Cassa di Risparmio di Venezia Pier Luigi Nervi in the Venice lagoon The Cassa di Risparmio di Venezia building

28.08 I 14.11.2010

Cassa di Risparmio di Venezia, San Marco, 4216, 30124 Venezia Venice

Lunedì_Venerdì Monday_Friday

14.45 I 16.15

8.25 I 13.30

Coordinamento scientifico e testi in mostra Scientific Coordination and Texts on Display:

Comunicarch - Cristiana Chiorino con la collaborazione di with the cooperation of Veronica Rodenigo

Selezione elaborati di progetto Project Drawings Selection:

Irene Nervi e Christophe Pourtois

Organizzazione Organisation:

Comunicarch, Associazione Pier Luigi Nervi Research and Knowledge Management, CIVA in cooperazione with the cooperation of MAXXI

Progetto grafico, allestimento e immagine coordinata Exhibit and

Graphic Design: Terra - Paola Garbuglio Alessandro Colombo, con la collaborazione di with the cooperation of Carla Parodi Studio Associati

La mostra è collegata alla retrospettiva «Pier Luigi Nervi. Architettura come Sfida», Palazzo Giustinian Lolin The exhibition is connected to the retrospective exhibition «Pier Luigi Nervi. Architecture as Challenge», Palazzo Giustinian Lolin

All’inizio degli anni sessanta la Cassa di Risparmio di Vene- zia ha bisogno di una sede più funzionale del palazzo tardo- ottocentesco tra Campo Manin e Campo San Luca e, nel luglio 1963, affida il progetto all’affermato professionista locale Angelo Scattolin poi affiancato da Pier Luigi Nervi, all’apice della fama internazionale. Il progetto di massima, presentato il 4 settembre 1964, ripete la volumetria esistente con un’ardita struttura. Ma, mentre la soluzione strutturale è subito approvata, la fac- ciata definitiva, che scinde struttura e involucro, arriva dopo una lunga trattativa con la Soprintendenza. La proposta infatti arriva nel pieno del dibattito sull’introduzione del con- temporaneo nel tessuto storico veneziano, che boccia Frank Lloyd Wright, Le Corbusier e Louis Khan ma approva, uniche eccezioni, Giuseppe Samonà ed Egle Trincanato e Ignazio Gardella, e segna la fine degli interventi contempo- ranei in Laguna. Inaugurato nel 1972, è l’unica opera veneziana dell’inge- gnere, che in questi anni avvia lo «stile Nervi», repertorio di soluzioni ricorrenti di cui a Venezia si ritrovano i segni di riconoscimento, alcuni dei quali già sperimentati nel Lanifi- cio Gatti di Roma (1951-53) e nell’aula delle Udienze ponti- ficie in Vaticano (1963-71). La soluzione di facciata è invece un compromesso che sembra negare l’onestà costruttiva sostenuta da Nervi, che difenderà sempre l’edificio, in velata polemica contro il formalismo di molti architetti.

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At the beginning of the 1960s, Cassa di Risparmio di Venezia needed more functional premises than the late-19th century building located between Campo Manin and Campo San Luca and, in July 1963, the project was entrusted to the affirmed local architect Angelo Scattolin, then assisted by Pier Luigi Nervi, at the height of his international renown. The overall project, submitted on September 4, 1964, respected the same volume but proposed a daring structure, but, if the structural solution was approved straight away, the final version of the façade, separating the structure from the shell, was defined after a lengthy negotiation with the Monu- ments and Fine Arts Office. The project stepped into the midst of a debate on the introduction of contemporary structures into the historic fabric of Venice – turning down Frank Lloyd Wright, Le Corbusier and Louis Khan, while approving, as the only exceptions, Giuseppe Samonà, Egle Trincanato and Ignazio Gardella, marking the end of contemporary interven- tion in the Venice lagoon. The building was inaugurated in 1972 and it is the only Venice work signed by the engineer who, in these years, was creat- ing the «Nervi style», a repertoire of recurrent solutions quite recognisable in his Venice endeavour, some of which experi- mented in Lanificio Gatti in Rome (1951-53) and in Aula delle Udienze pontificie in Vatican City (1963-71). The façade solu- tion is, instead, a compromise that apparently contradicts the integrity of construction so much advocated by Nervi, who always defended this building, in veiled dispute against the formalism of many architects.

REDAZIONE EDITING: Comunicarch - Laura Milan IMPAGINAZIONE GRAPHIC DESIGN: Carla Parodi Studio Associati, Elisa Bussi, Claudia Carello TRADUZIONI TRANSLATIONS: Linda Canali COPERTINA FRONT COVER: Stadio Berta, Fi- renze Berta Stadium, Florence QUARTA DI COPERTINA BACK COVER: Palazzo delle Esposizioni, Torino Exhibition Building, Turin FOTO PHOTOGRAPHY: Mario Carrieri, sponsored by Italcementi

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PIER LUIGI NERVI Architecture as Challenge Venice 28.08 I 14.11.2010 © MARIO CARRIERI, SPONSORED BY
PIER LUIGI NERVI
Architecture as Challenge
Venice 28.08 I 14.11.2010
© MARIO CARRIERI, SPONSORED BY ITALCEMENTI