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Sermone: Marco 12:41-44

Care sorelle, cari fratelli,


una regola nella convivenza è che non si parla di denaro. Infatti,
molte persone, quando si comincia a parlare di denaro o addirittu-
ra quando si deve parlare del proprio stipendio o del budget fami-
liare, si chiudono. Il denaro e il nostro rapporto con esso è un fatto
molto intimo. Ci sono amicizie che si rompono per questioni di
denaro, ci sono famiglie che litigano sul denaro, ci sono chiese
che si dividono a causa del denaro.
Purtroppo una frase come quella detta da una vedova che vede liti-
gare i suoi figli sull'eredità non è rara: “Aspettate con le vostre di-
scussioni sull'eredità, ancora non sono morta.” Già il fatto che an-
che all'interno delle famiglie si litiga sul denaro, dimostra che ab-
biamo davvero qualche problema nel nostro rapporto con il dena-
ro.
Dall'altro canto conosciamo bene la posizione critica di Gesù di
fronte al denaro: nessuno può servire due padroni; perché o odie-
rà l'uno e amerà l'altro, o avrà riguardo per l'uno e disprezzo per
l'altro. Voi non potete servire Dio e Mammona.1
E Lutero afferma nel suo grande catechismo: «Dio» significa: ciò
da cui ci si deve attendere ogni bene e presso il quale si deve cer-
care rifugio in ogni avversità. Dunque «avere un Dio» non signifi-
ca altro che confidare e credere in lui di cuore, come ho già spesso
affermato, poiché fiducia e fede del cuore rendono tali sia Dio che
l'idolo. Se la fede e la fiducia sono ben riposte, allora anche il tuo
Dio è quello vero; e viceversa, dove la fiducia è sbagliata e mal ri-
posta, lì non è il vero Dio. Infatti le due cose, fede e Dio, vanno
insieme. Ciò da cui - dico - il tuo cuore dipende e a cui si affida,
quello è, propriamente, il tuo Dio.
Il nostro modo di gestire il nostro denaro e le nostre ricchezze può
essere problematico, comunque, non possiamo vivere senza dena-

1 Matteo 6:24
ro. Abbiamo bisogno di denaro, lo Stato ha bisogno di denaro per
garantire i suoi servizi e anche la nostra chiesa ha bisogno di de-
naro, denaro dato regolarmente dai suoi membri. Una chiesa senza
denaro non può funzionare.
Perciò, la questione del denaro e della ricchezza è un tema caldo
anche all'interno delle nostre chiese. Per riflettere proprio sul de-
naro, oggi ci è dato un brano dall'Evangelo di Marco. Leggiamo i
versetti 41-44 del capitolo 12:
41 Sedutosi di fronte alla cassa delle offerte, Gesù guardava come
la gente metteva denaro nella cassa; molti ricchi ne mettevano as-
sai. 42 Venuta una povera vedova, vi mise due spiccioli che fanno
un quarto di soldo. 43 Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse
loro: «In verità io vi dico che questa povera vedova ha messo nella
cassa delle offerte più di tutti gli altri: 44 poiché tutti vi hanno get-
tato del loro superfluo, ma lei, nella sua povertà, vi ha messo tutto
ciò che possedeva, tutto quanto aveva per vivere».
Nel nostro brano Gesù si trova in un luogo inconsueto, di fronte
alla cassa delle offerte del tempio, non è un luogo per un rabbino
da cui si aspettano degli insegnamenti, è invece il luogo dove la
gente passa per lasciare delle offerte per il tempio, posto “sorve-
gliato” da un sacerdote. Il sacerdote guarda la gente e controlla la
loro offerta, in casi straordinari, vuole dire quando una persona la-
scia un'offerta ricca e sopra la media, il sacerdote da un segno e si
suonano le trombe; in quel modo tutta la città sa che è arrivato un
dono importante per il tempio.
Ora Gesù, seduto lì, fa la stessa cosa del sacerdote addetto alla
cassa delle offerte: guarda la gente e vede quanto mettono come
offerta. Ci saranno state molte offerte ricche, forse anche nella
mattina durante la presenza di Gesù, il sacerdote ha fatto suonare
la tromba.
Ora passa la povera vedova, una donna che non ha niente, che non
riesce a pensare oltre la sera, una povera e debole donna, lasciata a
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se stessa, visto che con la morte del marito non ha niente per tirare
avanti nella vita. Questa povera passa alla cassa delle offerte e la-
scia pochi centesimi, centesimi che forse fanno in modo che il sa-
cerdote è tentato di rifiutare questa pochezza. Certamente è così
poco che le trombe non suonano al passare della vedova.
Le trombe non suonano, ma Gesù alza la sua voce e dice:
«In verità io vi dico che questa povera vedova ha messo nella
cassa delle offerte più di tutti gli altri: 44 poiché tutti vi hanno
gettato del loro superfluo, ma lei, nella sua povertà, vi ha messo
tutto ciò che possedeva, tutto quanto aveva per vivere».
La vedova che in giornate “normali” sarebbe passata inosservata
ora sta al centro dell'attenzione, viene esaltata più delle persone
per le quali in genere fanno suonare le trombe.
A noi oggi, che vuole dire Gesù con il suo intervento provocato-
rio? Che cosa impariamo dal nostro brano?
1. in tutti i tempi il culto noi oggi diremmo la chiesa è finanzia-
to dalle persone che ci appartengono
Nelle discussioni sulle finanze della nostra chiesa talvolta sento
dire che conviene prendere l'otto per mille anche per il finanzia-
mento del culto, della nostra chiesa. Chi porta avanti un tale argo-
mento fa l'esempio delle chiese del nord dove esiste la tassa della
chiesa, quindi secondo questa posizione lo Stato che paga la chie-
sa.
Oltre che proporre un tale finanziamento OPM è estremamente pe-
ricoloso e mette a rischio l'esistenza e la libertà di predicazione
della chiesa stessa, lo sguardo alla tassa della chiesa altrui è privo
di fondamento. Nella circolare di marzo ho descritto la tassa della
chiesa e abbiamo visto che non è un finanziamento dello Stato per
la chiesa, come sarebbe invece l'OPM, ma è la contribuzione di
chi è membro, tanto che chi non lo è, non paga.

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Le chiese nordiche quindi si basano nel loro lavoro sulla contribu-
zione dei membri che ha solo un nome diverso e un metodo di in-
casso più sicuro legato all'IRPEF.
La storia dimostra che – salvo delle eccezioni e degli eccessi – è
sempre stato così. Un eccesso per esempio viene criticato teologi-
camente da Lutero: il fatto di reperire fondi per la chiesa con la
vendita delle indulgenze.
Oggi impariamo che anche il tempio a Gerusalemme viene finan-
ziato dai doni delle persone. Se leggessimo l'AT, troveremmo an-
che dei brani che ci fanno vedere che oltre al denaro arriva dagli
addetti al tempio tutto ciò di cui hanno bisogno per vivere.
Il nostro testo afferma quindi un principio di autofinanziamento
sia del tempio sia per noi cristiani del culto. Noi come valdesi non
siamo nemmeno esigenti, non chiediamo la decima, ma chiediamo
un orientamento di circa il tre % del reddito per la chiesa. Chi
guadagna quindi 1000 Euro, dovrebbe avere 30 per la sua chiesa.
2. l'intervento a favore della vedova relativizza il suono delle
trombe per i doni straricchi
Le trombe del tempio suonano quando arrivano doni di una certa
consistenza. La nostra vedova dal punto di vista economico per il
funzionamento del tempio non da tanto, ma è proprio lei ad essere
esaltata da Gesù; colei che non avrebbe mai ricevuto il suon di
tromba del tempio, riceve il riconoscimento di Gesù.
C'è chi dice a questo punto che Gesù, esaltando la vedova, vuole
invertire le cose. Io direi invece che Gesù pensa in prima linea a
relativizzare il suon di tromba e a mettere in dubbio la necessità di
dover rendere pubblica la contribuzione delle persone, come se
volesse dire: suonate la tromba? Ben venga, ma fatelo sempre, a
ogni offerta.
Gesù quindi vuole toglierci un po' la tentazione di guardare nelle
tasche altrui, di indicare chi secondo noi non contribuisce in modo
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sufficiente. La mia offerta è nella mia responsabilità, io devo mi-
surarmi con la mia offerta, io devo guardare se la mia offerta è
quella giusta, sono invitato a misurarmi con la necessità della mia
chiesa e con la mia capacità contributiva. Do veramente quanto
potrei dare? E ognuno si deve chiedere se, dando di meno, non
mette a rischio la chiesa stessa, ma ognuno nella propria tasca.
Gesù, mettendosi di fronte alla cassa delle offerte, mette fine alla
tentazione di voler guardare se l'altro contribuisce in modo ade-
guato.
3. L'intervento a favore della vedova sposta la questione della
contribuzione dalla pura questione monetaria alla questione
della nostra fede, o meglio dimostra che anche la questione
delle contribuzione è spirituale.
Oltre a relativizzare la offerte e a aprire una visione giusta sul no-
stro modo di gestire le finanze della chiesa, Gesù comunque esalta
la vedova: lei da tutto quello che ha nella cassa delle offerte.
Sono certo che Gesù qui non vuole sacrifici, non vuole che mettia-
mo a rischio la nostra esistenza, il mangiare la sera, per la chiesa,
ma indica un'altra cosa, per capirla, basta ricordare il versetto letto
all'inizio del culto e durante il momento della confessione del no-
stro peccato: Nessuno che abbia messo la mano all'aratro e poi
volga lo sguardo indietro, è adatto per il regno di Dio
La questione oggi è: quale ruolo ha Dio nella mia vita, quale po-
sto, quale funzione? E' un Dio delle mie elemosine, un Dio ai mar-
gini della mia esistenza? Un Dio che al massimo benedice il mio
fare, le mie idee e quant'altro? O un Dio proprio al centro, un Dio
a cui appartengo con tutto il mio essere?
Un Dio relazione che mi coinvolge completamente per il suo pro-
getto di vita, un Dio senza il quale la mia vita sarebbe impensabi-
le?
Potremmo continuare con la domanda, ma torno all'inizio, perché
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in fondo questo terzo punto che ci interroga sul nostro rapporto
con Dio, ci riporta alla bellissima formulazione di Lutero nel suo
grande catechismo che abbiamo letto all'inizio del sermone e leg-
geremo ora per chiuderlo:
Ciò da cui - dico - il tuo cuore dipende e a cui si affida, quello è,
propriamente, il tuo Dio. Amen

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