Presentazione Museo Napoli
Presentazione Museo Napoli
È di proprietà del Ministero per i beni e le attività culturali, che dal 2014 lo ha annoverato tra gli istituti museali
dotati di autonomia speciale.[11]
Indice
Storia
Origini e Real museo borbonico
Museo nazionale
Collezioni e allestimenti
Storia degli allestimenti
Settecento e Ottocento
Novecento e Duemila
Cronologia degli allestimenti
Vecchi allestimenti e collezioni abolite
Attuale criterio espositivo
Sezioni[18]
Collezione Farnese
Sculture da palazzo in campo dei Fiori
Sculture da palazzo Farnese
Sculture dagli orti Farnesiani e da villa Madama
Sculture dalle terme di Caracalla
Sculture dalla villa Farnesina
Galleria degli imperatori
Gemme
Collezioni pompeiane
Statuaria campana
Mosaici - Casa del Fauno
Gabinetto Segreto
Affreschi
Argenti
Avori e ceramiche invetriate
Vasellame bronzeo
Vetri
Tempio di Iside
Villa dei Papiri
Plastico di Pompei
Sezione Topografica
Preistoria
Età del Bronzo e del Ferro
Cuma
Pithecusae (Ischia)
Neapolis
Magna Grecia
Etruschi e italici in Campania
Collezione Egizia
Storia e descrizione
Sale e reperti
Collezione Epigrafica
Collezione Numismatica
Stazione Neapolis
Note
Bibliografia
Voci correlate
Altri progetti
Collegamenti esterni
Storia
Per la storia precedente dell'edificio vedi Palazzo degli Studi (Napoli).
Giunto sul trono di Napoli Ferdinando IV, dopo aver espulso nel
1767 i Gesuiti dal regno di Napoli, nel 1777 spostava definitivamente
l'università dei Regi Studi nel loro ex convento del Salvatore[12] e
decideva quindi di trasferire nel liberato Palazzo degli Studi - secondo
un progetto di completamento e di adeguamento ai fini accademici e
museali redatto da Ferdinando Fuga e rielaborato da Pompeo
Schiantarelli, che realizzò la gran parte dell'opera[13] - sia il "Museo
Hercolanese" dalla reggia di Portici che il "museo Farnesiano" dalla
reggia di Capodimonte, oltre alla biblioteca ed alle scuole di Belle
Salone della Meridiana
Arti.
Tra il 1786 ed il 1788 Ferdinando IV riuscì, nonostante le vive proteste e l'opposizione di papa Pio VI, a
trasferire da Roma a Napoli le ricche e importanti collezioni di antichità farnesiane ereditate da sua nonna
Elisabetta Farnese.[14] Ciò richiese un progetto di ampliamento del museo.
Dopo la parentesi murattiana, ritornando il re Ferdinando IV sul trono di Napoli (ora come "Ferdinando I Re
delle Due Sicilie"), il 22 febbraio 1816 egli decretava ufficialmente l'istituzione del "Real Museo Borbonico".
In questa occasione fu eseguita da Antonio Canova una scultura dedicata a Ferdinando posta sullo scalone
monumentale del museo.
Museo nazionale
Dopo e con l'unità d'Italia, il museo diventava proprietà dello Stato ed assumeva il nome di "museo nazionale".
Per i continui incrementi di libri, raccolte archeologiche ed opere d'arte, patendo tutti i settori ospitati nel museo
di insufficiente spazio, tra il 1862 e il 1864 si giunse alla determinazione di sloggiare le accademie trovando
loro altre sedi in città. L'accademia di scienze e lettere fu così trasferita nell'università mentre l'accademia di
Belle Arti fu sistemata nella sua sede attuale.
Nel 1888 il conte Eduardo Lucchesi Palli donava allo Stato la sua
ricchissima e preziosa biblioteca drammatica ed archivio musicale, a
condizione che essa non lasciasse Napoli e che non fosse smembrata.
Aggregata alla biblioteca nazionale, che allora occupava le attuali sale
degli affreschi e del tempio di Iside, nel 1892 il ministro Paolo Boselli
ordinava che le venissero destinate tre sale nell'attuale museo
(individuate nelle Sale 83-84-85). Il conte, a sue spese, curò non solo
il trasferimento dei volumi, ma anche l'allestimento delle stesse sale,
donando gli scaffali "in stile Rinascimento", occupandosi del loro
decoro e commissionando a Paolo Vetri l'esecuzione degli affreschi
nella volta (in un cartiglio tuttora visibile vengono ricordati i principali Sala 84: volta affrescata da Paolo
accordi per la tenuta di questa biblioteca). Tuttavia, per la cronica Vetri
mancanza di spazio, nel 1925 la biblioteca nazionale veniva anch'essa
trasferita, per decreto ministeriale, nel palazzo reale, tra le più vive (ed
inconcludenti) proteste degli eredi Lucchesi Palli.
Superò pressoché indenne gli urti degli 89 bombardamenti in zona fra il 1940 e il 1943, sicuramente anche
grazie ad uno speciale segno dipinto sui suoi tetti che lo facevano individuare quale obiettivo da non colpire.
Ciò nonostante il Museo non fu indenne da attacchi, a cominciare dalle truppe di occupazione tedesche che
tentarono più volte di requisire l'edificio, evenienza dapprima osteggiata, infine strenuamente impedita (non
senza rischio personale) dal soprintendente archeologo Amedeo Maiuri che così evitò che il museo divenisse
un obiettivo militare. Nelle fasi più concitate della guerra e soprattutto delle quattro giornate di Napoli la
salvaguardia dell'istituto la si deve unicamente al Maiuri che, benché avesse una gamba ingessata, si barricò
nel museo impedendo a chiunque di accedervi. Con l'arrivo delle truppe alleate egli nuovamente impedì,
personalmente, l'occupazione dell'edificio stavolta da parte delle truppe anglo-americane, concedendo loro
unicamente che i medical stores utilizzassero (fino al giugno 1944) alcune sale al pianterreno come deposito di
materiale sanitario e medicinali, mentre il genio civile occupò con i suoi uffici altre sale fino al 1948, essendo
la sua sede danneggiata dai bombardamenti.
Liberate le sale dalla pinacoteca, ci si affrettò ad allestirle trasferendo in esse la collezione dei "grandi bronzi"
collocati da tempo immemorabile al pianoterra, in una galleria intorno al cortile occidentale. Per alcuni anni si
lavorò alacremente per migliorare gli allestimenti di tutte le collezioni, volendo che il museo si presentasse
perfettamente in ordine, decoroso e fruibile in occasione dell'olimpiade del 1960, evento che avrebbe attirato
molti visitatori; la qual cosa fu senz'altro realizzata.
I grandi lavori intrapresi in quegli anni furono affiancati da altri forse meno appariscenti ma altrettanto
importanti ed impegnativi che riguardarono una revisione inventariale di tutti gli oggetti conservati nei depositi
del museo ed un notevole impegno di schedatura della maggior parte di essi.
Collezioni e allestimenti
Settecento e Ottocento
Non si conoscono più di tanto i criteri espositivi adottati dai Borbone di Napoli perché, se è pur vero che essi
hanno curato la stesura dei primi inventari (Michele Arditi, Francesco Maria Avellino, il principe di San
Giorgio Spinelli) mancano comunque guide del museo, le prime delle quali compaiono solo nell'Ottocento con
non sempre assoluta chiarezza nell'indicazione della collocazione dei pezzi. Probabilmente i criteri espositivi
erano improntati principalmente su motivi estetici o sistemando nelle sale la maggior parte degli oggetti
disponibili per impressionare il visitatore, alla maniera delle Wunderkammer dei primi collezionisti.
Novecento e Duemila
Una svolta sicura si ebbe agli inizi del XX secolo. Paolo Orsi,
commissario straordinario del museo dal dicembre 1900 a marzo
1901, propose un nuovo riordinamento delle collezioni del museo in
dieci grandi raccolte ordinate per classi (o tipi) di materiali.
Pur riconoscendo una certa validità agli allestimenti del passato, testimoni del gusto, delle conoscenze, della
metodologia di un'epoca, oggi si privilegiano soprattutto il contesto e la provenienza originari degli oggetti
esposti. In tal senso sono stati indirizzati gli sforzi intrapresi fin dagli anni settanta di riallestimento globale del
museo.
Il nuovo indirizzo museografico è stato inaugurato con l'allestimento della sezione dedicata a tutti i ritrovamenti
fatti nella villa dei Papiri di Ercolano (aprile 1973). Sono seguite nel tempo altre sezioni, istituite ex novo, o
completamente riallestite: la collezione Egizia (dicembre 1989), le sculture Farnese dalle terme di Caracalla
(giugno 1991), il tempio di Iside di Pompei (dicembre 1992), le gemme Farnese (giugno 1994), la collezione
Epigrafica (marzo 1995), la sezione Preistorica (dicembre 1995), la sezione della Magna Grecia (luglio 1996),
Pithecusae e la casa greca di Punta Chiarito (dicembre 1997), i Vetri (marzo 1998), il Gabinetto Segreto (aprile
2000), i Mosaici (maggio 2000), Napoli Antica (dicembre 2000), la collezione Numismatica (giugno 2001), il
vasellame Bronzeo (marzo 2003), gli Affreschi dalla villa di Arianna di Stabia (settembre 2007), le sculture
Farnese da palazzo Campo dei Fiori, dagli orti farnesiani e da villa Madama (Sale 1, 7 e 8; accessibili già nel
dicembre 2007), la collezione degli Affreschi Pompeiani (aprile 2009), nuovamente la villa dei Papiri di
Ercolano con un allestimento nuovissimo (giugno 2009), le sculture Farnese da palazzo Farnese e dalla
Farnesina (sale 2-6 e 25-28; novembre 2009), e di nuovo la collezione Egizia (ottobre 2016), la Magna Grecia
con un allestimento nuovissimo (luglio 2019), e l'ultima in ordine di tempo la Preistorica (febbraio 2020).
Dal 2005, inoltre, nella stazione "Museo" della linea metropolitana, posta sotto il livello del museo
archeologico, è stata aperta la stazione Neapolis, con la quale vengono mostrati i reperti archeologici rinvenuti
durante gli scavi della metro ed entrati a far parte del patrimonio del "MANN".
Il riordino globale del museo avuto negli ultimi anni ha previsto non soltanto un riallestimento delle singole
collezioni, ma anche una dislocazione più organica di esse all'interno dell'edificio. A grandi linee, al 2013, le
numerose collezioni del museo sono raccolte formando sette sezioni (otto considerando la esterna Stazione
Neapolis), così disposte:[17]
Stazione Neapolis: reperti archeologici della metropolitana di Napoli (accesso gratuito dalla stazione
Esterno
"Museo" della metropolitana)
Collezione egizia
Seminterrato
Collezione epigrafica
Collezione Farnese: sculture, busti e gemme (nelle gallerie e sale intorno al cortile orientale)
Pianoterra Collezioni pompeiane: statuaria proveniente da Pompei, Ercolano e dai siti archeologici dei Campi
Flegrei (nelle gallerie e sale intorno al cortile occidentale)
Collezioni pompeiane: Mosaici-Casa del Fauno (salendo lo scalone, sulla sinistra)
Piano
Collezioni pompeiane: Gabinetto Segreto (salendo lo scalone sulla sinistra)
ammezzato
Numismatica (salendo lo scalone, sulla destra)
Salone della Meridiana
Collezioni pompeiane: affreschi, vasellame, vetri, ceramiche, argenti, avori, reperti dal tempio di
Iside e plastico di Pompei (nelle gallerie e sale intorno al cortile orientale)
Primo piano Settore topografico con un percorso cronologico che vede la sequenza di: Preistoria, Età Eneolitica,
Età del Bronzo, Età del Ferro, Cuma, Pithecusae, Neapolis, Villa dei Papiri (nelle gallerie e sale
intorno al cortile occidentale, nel percorso "esterno")
Settore topografico con: Magna Grecia, Italici ed Etruschi in Campania, (nelle gallerie e sale intorno
al cortile occidentale, nel percorso "interno")
I lavori di restauro del 2012 permetteranno inoltre che alcuni pezzi rimasti esclusi dalla visita fino ad ora,
possano trovare definitiva sistemazione dentro l'edificio.[9] I reperti mai esposti al pubblico riguardano la
sezione Magna Grecia, quella Cumana (costituita da vasi greci), l'epigrafica ed una ricca parte della statuaria
pompeiana. Si stima che i pezzi in deposito siano in quantità tre volte superiore rispetto a quelli esposti e che
gli stessi occupino allo stato attuale tre livelli dei sotterranei del palazzo ed un piano di sottotetti.[10]
Sezioni[18]
Le sezioni del museo sono diverse, molte delle quali nate da
aggregazioni o donazioni di collezioni minori. Di seguito l'elenco con
i relativi reperti archeologici di appartenenza:
La collezione Farnese ospita tutti i reperti archeologici raccolti a partire dal XVI secolo da Alessandro Farnese,
futuro papa Paolo III. Ottenute per acquisto o per confisca altre collezioni minori, quella Farnese si arricchì
considerevolmente con i rinvenimenti degli scavi romani. Con l'estinzione del ramo familiare, l'intera
collezione passò ad Elisabetta Farnese, madre di Carlo di Borbone. Il trasferimento a Napoli delle sculture,
tuttavia, si ebbe solo con Ferdinando IV nel 1787 circa.
La collezione occupa al piano terra tutte le sale e gallerie (1-29) disposte intorno al cortile orientale (sul lato
destro dell'atrio di ingresso). Al centro del cortile vi è inoltre uno splendido labrum in porfido rosso facente
parte anch'esso della collezione Farnese. Il nuovissimo allestimento, frutto di approfonditi studi sulla storia
della collezione e dei singoli pezzi, ha richiesto naturalmente uno sforzo notevolissimo sia di energie che di
mezzi che non hanno permesso un'apertura delle varie sale se non progressivamente ed in tempi diversi. Lo
stesso ha permesso di riordinare le sculture farnesiane raggruppandole per luoghi e palazzi di provenienza,
secondo come esse erano suddivise ed esposte a Roma prima che venissero trasferite a Napoli.
Nella galleria Sala 8 sono esposte: nella prima metà le sculture esposte un tempo negli Orti Farnesiani; nella
seconda metà quelli già esposti a Villa Madama.
Nelle Sale 11-16 vi sono le sculture di grandi dimensioni rinvenute nelle Terme di Caracalla a Roma. In
particolare la statua dell'Ercole Farnese, straordinario pezzo di marmo che ispirò anche Michelangelo, la Flora
Farnese, e poi l'imponente Toro Farnese enorme gruppo statuario chiamato in epoca borbonica anche
montagna di marmo per la sua impostazione piramidale, il più grande e complesso giunto a noi dall'antichità,
che rappresenta il supplizio di Dirce.
Nelle Sale 25-28 vi sono sculture e rilievi diversi un tempo esposti alla Farnesina, fra cui cospicuo è il gruppo
di ritratti di filosofi e poeti greci, e le famose Veneri accovacciate.
Nella galleria (sala 29) vi è la collezione dei ritratti di imperatori romani, già esposte nella Sala Grande e nella
Sala degli Imperatori, appositamente allestita, di Palazzo Farnese.
Tra le statue della galleria, si segnalano i colossali busti di Giulio Cesare e di Vespasiano, una statua di
Alessandro Severo in nudità eroica[19].
In una sala laterale è conservata la collezione di statue dei filosofi greci.
Gemme
È raccolta nelle due piccole Sale 9-10 situate al piano terra, alle spalle della colossale statua dell'Ercole
Farnese. Formata da oltre duemila reperti, il pezzo più rilevante è sicuramente la tazza Farnese.
Collezioni pompeiane
La raccolta di collezioni pompeiane nasce sostanzialmente con gli scavi archeologici di Pompei avviati nel
corso della prima metà del XVIII secolo, su volontà dell'allora re di Napoli Carlo di Borbone. La raccolta
costituisce il nucleo principale della collezione Borbone ed include tutti i reperti rinvenuti negli scavi
vesuviani: sculture, mosaici, armeria, affreschi ed altri svariati pezzi, tra cui dei papiri rinvenuti ad Ercolano ed
oggi alla biblioteca nazionale del palazzo reale.
L'intera collezione fu trasferita nella sede attuale solo intorno al XIX secolo in quanto fino ad allora trovò
sistemazione nel museo Herculanense di Portici (museo intitolato ad Ercolano in quanto i reperti provenivano
fino ad allora principalmente da quell'area). Con l'avvento di Gioacchino Murat, dal 1806 a 1808, gli scavi
ricominciarono e questa volta i reperti rinvenuti riguardarono principalmente la zona pompeiana, andando a
formare così la parte più cospicua della raccolta e donando conseguentemente la denominazione attuale della
sezione museale. Intorno alla prima metà dell'Ottocento furono trovati gli elementi più numerosi e forse più
importanti della collezione: i mosaici.
I rinvenimenti che interessarono l'area di Boscoreale, ultima per cronologia (sul finire del XX secolo, furono
invece dispersi in più musei stranieri, principalmente al Louvre di Parigi.
Statuaria campana
La sezione, chiusa al pubblico, troverà sistemazione nelle sale 35 e 45 del piano terra.
Della statuaria proveniente dalle antiche città campane, una cospicua parte non è stata mai esposta al pubblico.
L'inesistenza di adeguati allestimenti hanno fatto sì che queste sculture risiedessero per decenni nei depositi del
museo. Solo alcune opere particolarmente significative (per esempio il Doriforo) hanno trovato una
sistemazione adeguata, seppure provvisoria. Quelle visibili sono collocate in alcune sale o gallerie al pianoterra
negli ambienti intorno al cortile occidentale, mentre le altre in deposito si spera che possano essere disponibili
al pubblico nei prossimi anni grazie anche agli importanti lavori di ristrutturazione avviati nel 2012 e che
hanno riguardato l'intero edificio.[9]
Le sculture non provengono solo dalle città vesuviane ma anche da altri luoghi dell'antica Campania, per
esempio l'antica città di Capua o l'area dei Campi Flegrei.
La sezione si trova sul piano ammezzato, salendo lo scalone sul lato sinistro (Sale 57-61 e 63-64).
La sezione si divide in due parti. Da un lato vi è la raccolta di mosaici provenienti dagli scavi archeologici di
Pompei, Ercolano e di altre antiche città campane, ospitati questi nelle sale 57-59 e 64; dall'altro vi è quella
relativa ad oggetti e mosaici rinvenuti specificamente nella casa del Fauno di Pompei, sale 60-61 e 63. Molto
importante, vero e proprio unicum nel suo genere, è la raccolta dei mosaici del museo: di eccezionale interesse
il grande mosaico raffigurante la Battaglia di Isso di Alessandro Magno contro Dario, così come il Memento
mori. Spicca inoltre l'originale scultura bronzea del Fauno danzante.
Gabinetto Segreto
Sale 62 e 65 - Si trova al piano ammezzato, salendo lo scalone sul lato sinistro, alla fine della sezione dei
Mosaici.
Il Gabinetto Segreto (così chiamato dai Borbone) mostra vari reperti a soggetto erotico o sessuale provenienti
dagli scavi di Pompei ed Ercolano o acquisiti in altro modo. Completamente riallestita negli anni '90, la
collezione è stata definitivamente aperta al pubblico nell'aprile del 2000.
Affreschi
Si trovano al primo piano; vi si accede dal Salone della Meridiana, da una porta in fondo sulla sinistra. La
collezione occupa le Sale 66-78.
Dopo quasi 10 anni di chiusura al pubblico della Collezione degli Affreschi (essendo in restauro non solo gli
affreschi ma anche le sale in cui essi sono esposti), le sale sono state completamente riallestite. Dopo la
riapertura nel settembre 2007 delle prime tre sale (Sala LXXV pitture da larari; Sala LXXVIII pittura popolare
e ritratti; Sala LXXVII gli affreschi provenienti dalla Villa Arianna a Stabiae), a fine aprile 2009 sono state
definitivamente riaperte tutte quante le altre sale che compongono la collezione.
Argenti
Si trovano al primo piano nella Sala 89, cui si accede dal salone della
Meridiana, passata la porta sulla sinistra, è la prima saletta.
Si trovano al primo piano nella Sala 88, cui si accede dal Salone della Meridiana, passata la porta sulla sinistra,
nella seconda saletta.
Vasellame bronzeo
Si trova al primo piano nella Sala 87, cui si accede dal Salone della Meridiana, passata la porta sulla sinistra,
nella terza sala.
Vetri
Si trovano al primo piano nelle Sale 85-86, cui si accede dal Salone della Meridiana, la quarta e quinta sala,
passata la porta, sulla sinistra.
Tempio di Iside
Le Sale 79-84 al primo piano, situate tra i Vetri, gli Affreschi e il Plastico di Pompei, raccolgono tutto quanto si
è rinvenuto nell'area del tempio di Iside a Pompei.
Le Sale 114-117 al primo piano, salendo lo scalone sulla sinistra, raccolgono tutte le opere d'arte rinvenute
nella villa dei Papiri (forse appartenuta ai Pisoni), tuttora sepolta a grande profondità ad Ercolano, ma indagata
nel XVIII secolo col sistema dei cunicoli. Mancano i rotoli dei papiri conservati alla Biblioteca Nazionale di
Napoli nell'apposita "Officina dei Papiri Ercolanesi", ma sono esposti due rotoli non ancora srotolati e foto di
altri.
Plastico di Pompei
Il plastico di Pompei si trova al primo piano in un apposito ampio salone, la Sala 96, situata fra i Vetri ed il
Tempio di Iside.
Una intera sala è occupata da un grande plastico di Pompei, che ritrae l'antica città romana in tutti i suoi piccoli
particolari.
Sezione Topografica
Si trovano al primo piano, e vi si accede dal Salone della Meridiana, da una porta situata in fondo ad esso sulla
destra.
Preistoria
È esposta nella prima sala della sezione Topografica, la Sala 127 e nei due piani ammezzati subito al di sopra,
cui si accede dalla stessa sala.
È esposta in parte nella Sala 127 (Preistoria) e poi in quella successiva (Sala 126).
Cuma
Pithecusae (Ischia)
Si trova al primo piano nelle Sale 124-125, successive a quella dedicata a Cuma. La prima sala (125) è
dedicata ai rinvenimenti fatti a Lacco Ameno e in altre località sull'isola di Ischia. La seconda sala (124) è
interamente dedicata al rinvenimento della casa greca di Punta Chiarito di VI secolo a.C., che è ricostruita in
scala 1:1, mentre nelle vetrine e nella ricostruzione sono esposti tutti i reperti rinvenutivi.
Neapolis
Si trova al primo piano, nelle Sale 118-120, situate subito dopo la Villa dei Papiri.
Magna Grecia
Storia e descrizione
Si trova nel piano seminterrato cui si accede dal piano terra, a destra dello scalone principale, alla fine della
galleria degli imperatori (Sale 18-23).
Per importanza è la seconda collezione di manufatti egizi in Italia, dopo quella del museo egizio di Torino[4]; in
senso cronologico è invece la più antica. All'anno 2000 essa conta 2500 reperti[20].
Il primo nucleo fu costituito tra il secondo ed il terzo decennio dell'Ottocento acquisendo materiali da
collezioni private e dagli scavi borbonici dell'area vesuviana e dell'area flegrea.
In particolare, di grande importanza sono le opere appartenenti alla collezione Borgia, formata nella seconda
metà del Settecento dal cardinale Stefano Borgia, già erede di una raccolta di oggetti antichi rinvenuti nei
dintorni di Roma e di Velletri che, grazie agli incarichi affidatigli dal governo pontificio (in particolare, la sua
attività di Segretario e poi Prefetto della Congregazione di Propaganda della Fede, durante la quale incoraggiò
la formazione di sacerdoti indigeni nelle missioni cattoliche all'estero, specie in Oriente) poté entrare in
possesso, grazie al favore dei missionari, di un immenso numero di oggetti dall'Egitto, oltre ai manoscritti copti
ottenuti su sua precisa richiesta, tanto da costituire la più ricca collezione del genere dell'epoca. Alla sua morte,
nel 1804, la collezione fu in parte donata alla congregazione mentre la maggior parte passò al nipote Camillo
Borgia il quale tentò di venderla prima al re di Danimarca, poi a Gioacchino Murat, allora re di Napoli, che
l'acquistò nel 1814 (benché le trattative si conclusero solo l'anno successivo, con il ritorno dei Borbone, ad
opera di Ferdinando I delle Due Sicilie).
La collezione Borgia, una delle più antiche della storia del collezionismo europeo, illustra l'interesse europeo
per l'antico Egitto in un periodo ancora anteriore alla spedizione napoleonica del 1798-1799, e rispecchia il
gusto antiquario tipico dell'epoca in cui fu formata (statue ridotte a busti o a teste-ritratto, e da molti oggetti di
carattere funerario e magico-religioso rinvenuti principalmente nelle due zone più facilmente raggiungibili
dagli Europei del XVIII secolo, il Delta del Nilo e Menfi).
La più rilevante tra quelle napoletane dopo la borgiana è la collezione
Picchianti, raccolta durante un viaggio di sei anni (1819-1825) da
Giuseppe Picchianti, un viaggiatore di origine veneta che risalì la valle
del Nilo fino a raggiungere il deserto nubiano, attraversando le località
archeologiche di maggiore interesse per i collezionisti come Giza,
Saqqara, Tebe. Qui raccolse una notevole quantità di materiali,
provenienti probabilmente da sepolture: la sua raccolta comprende
infatti mummie, sarcofagi, canopi, ma anche oggetti facenti parte del
corredo funebre che testimoniano aspetti del quotidiano, quali specchi,
vasi per cosmetici, sandali. Tornato in Italia ne vendette una parte al
British Museum, mentre un'altra l'acquistò il museo di Napoli dalla
vedova, la contessa Angelica Droso.
Sale e reperti
La sala XX ospita alcuni elementi del corredo funerario, una serie di oggetti votivi (statuette in legno o pietra),
e diverse steli arpocratee (lastre atte a proteggere magicamente il defunto dai pericoli cui poteva andare
incontro nel suo viaggio verso l'oltretomba). Sono presenti anche tre sarcofagi di fattura ed epoca diverse: un
frammento del sarcofago in basalto di Pa-ir-kap della XXX dinastia e due sarcofagi in legno dipinto,
contenenti mummie.
Nella sala XXI si può osservare una raccolta di iscrizioni e di calchi ottocenteschi che coprono tutti i diversi
metodi di scrittura in uso in Egitto nel corso della sua storia, dalle origini fino al demotico ed al greco. È qui
esposta la celebre "Charta Borgiana", un papiro redatto in greco corsivo del II secolo d.C. Nello stesso luogo
sono inoltre esposti numerosi oggetti egiziani o egittizzanti ritrovati in Campania, in particolare negli scavi
vesuviani (come la stele di Samtowetefnakhte nel tempio di Iside a Pompei, o la mensa votiva in basalto nero
di Psammetico II, riutilizzata come soglia nella casa del Doppio Larario).
Nelle sale XXII e XXIII è esposta la collezione Picchianti. Nella XXII sono esposti numerosi vasi databili
dalle prime dinastie all'epoca tolemaico-romana, steli funerarie, e molte statuette votive, come il gruppo di
centoquattordici appartenenti ad un personaggio di nome Her-udja della XXX dinastia. Nella stessa sala è
inoltre esposta, insieme a due piccoli, una mummia di coccodrillo.
La sala XXIII ospita quattro mummie, tre della collezione Picchianti, due di adulti ed una di bambino, oltre ad
un'altra donata da Emilio Stevens. Sono, inoltre, esposti diversi oggetti del corredo funebre ed una significativa
selezione di amuleti.
Collezione Epigrafica
Si trova nel piano seminterrato (Sale 150-155), cui si accede dall'atrio di ingresso scendendo per una scala
situata presso l'ingresso alle prime sale della collezione Farnese.
La collezione è stata riaperta al pubblico in seguito dopo che sono terminati i lavori di collegamento fra museo
e metropolitana. Consta di oltre duemila pezzi tra testi scritti in greco, latino e dialetti italici, e costituisce inoltre
una delle più importanti raccolte epigrafiche per quantità e qualità. Anche qui, come per altre sezioni del
museo, il settore è frutto di diverse collezioni minori acquistate o donate al museo nel corso degli anni. Queste,
vedono il proprio fulcro nella raccolta farnesiana di Fulvio Orsini, ereditata nel Settecento da Carlo di
Borbone, ed in quella Borgia, acquistata da Gioacchino Murat nel 1814 assieme alla raccolta di monete e ad
altri reperti archeologici.
Collezione Numismatica
Si trova sul piano ammezzato, salendo lo scalone, sul lato destro (Sale 51-56).
Seguendo un rigoroso criterio cronologico, le sale espongono pezzi che vanno dal periodo della Magna Grecia
fino alle monete battute nel regno delle Due Sicilie. La sezione comprende diverse collezioni tra le quali
spiccano quella Borgia e quella Farnese, che costituiscono il nucleo principale.
Stazione Neapolis
Note
1. ^ Dossier musei 2009 (PDF), Touring Club Italiano (archiviato
dall'url originale il 31 gennaio 2012).
2. ^ [Link]., Napoli e dintorni, Touring Editore, Milano 2005.
3. ^ [Link], su
[Link]. URL
consultato il 31 ottobre 2011 (archiviato dall'url originale il 12 giugno
2012).
4. Collezione Egizia, Assessorato ai Beni Culturali della
Regione Campania. URL consultato il 16 gennaio 2013 (archiviato Nike ritrovata nel 1893 presso il
dall'url originale il 15 aprile 2015). borgo Orefici
5. ^ Alla scoperta dei faraoni, il Museo archeologico di Napoli
riapre la sezione egizia, in La Repubblica, Napoli, 21
settembre 2016. URL consultato il 23 marzo 2019.
6. ^ La bellissima “Sezione Egizia” del Museo Archeologico
di Napoli, su [Link], 26 ottobre 2016.
URL consultato il 23 marzo 2019.
7. ^ Le stele arpocratee dalla collezione egizia del Museo
archeologico di Napoli, su [Link], 15
maggio 2017. URL consultato il 23 marzo 2019.
8. ^ Collezione Egizia. Museo Archeologico di Napoli, su
YouTube, Positanonews TV, 8 ottobre 2016. URL consultato il
23 marzo 2019.
9. Museo archeologico, 3 anni di restauro. E dai depositi
ripescati i tesori nascosti, in Il Mattino. URL consultato il 13
gennaio 2013.
10. Intervista a Valeria Sampaolo, ex direttore del museo
archeologico nazionale di Napoli, su YouTube, UTET
Grandi Opere, 17 settembre 2012. URL consultato il 6 febbraio
2013.
11. ^ Cfr. DPCM 29 agosto 2014, n. 171 ([Link]
[Link]/eli/id/2014/11/25/14G00183/sg%20).
12. ^ Ufficialmente lo spostamento dell'università avvenne a
causa delle aumentate esigenze di spazio; in realtà le vere
ragioni non sono chiare (forse furono prettamente politiche,
quello di impedire il rientro dei Gesuiti) perché se
veramente mancava lo spazio, sarebbe bastato concludere
la costruzione dell'edificio.
13. ^ Cristiano Marchegiani, "Schiantarelli, Pompeo", in
Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 91, 2018, edizione
on-line [1] ([Link]
antarelli_(Dizionario-Biografico))
14. ^ La "Quadreria" era già stata trasferita da Parma fra il
1735 e il 1739 per volere dell'allora re di Napoli Carlo di
Borbone.
15. ^ P. Grifoni, Il decollo e la riforma del servizio di tutela dei
monumenti in Italia 1880-1915, Firenze 1992, pp. 511-513
16. ^ vedi la relativa piccola guida: AA. VV. "Cibi e sapori
dell'area vesuviana" (Guida alla mostra) - Napoli, 2005
17. ^ Sale espositive, Assessorato ai Beni Culturali della
Regione Campania. URL consultato il 15 gennaio 2013 (archiviato
dall'url originale il 26 dicembre 2012).
18. ^ Galleria, Assessorato ai Beni Culturali della Regione
Campania. URL consultato il 23 marzo 2013 (archiviato dall'url
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19. ^ Il Museo Archeologico di Napoli ([Link]
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2019, ISBN 978-88-918-2403-5
Voci correlate
Catalogo degli affreschi del Gabinetto Segreto
Musei di Napoli
Palazzi di Napoli
Scavi archeologici di Pompei
Scavi archeologici di Ercolano
Scavi archeologici di Stabia
Scavi archeologici di Cuma
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