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Abbonamento annuale

Incontro con Donato Carlea Provveditore OOPP Lazio, Abruzzo, Sardegna

n.484
Dicembre 2010
6
Incontro con Donato Carlea
Provveditore OOPP Lazio, Abruzzo, Sardegna

6
Protagonisti Incontro con il Provveditore OOPP di Lazio,
Abruzzo Sardegna Prof. Ing. Donato Carlea

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Intervista A colloquio con il Sindaco di Fonte Nuova
Ing. Graziano di Buò

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Urbanistica Piano Casa Lazio: le prospettive di modifica al
testo della l.r. 11/08/2009 n.21

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Energia Difendiamo l’energia. Il tempo c’è

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Normativa Il decreto legislativo nr. 231 dell’8 giugno 2001

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Sicurezza Sicurezza Integrata:
sicuramente un buon inizio

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Sicurezza I Considerazioni sulla manutenzione e
le esigenze di sicurezza degli ambienti confinati

41
Metodologie La SWOT Analysis

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Bioingegneria L’ingegnere clinico, questo sconosciuto

46
Ordine Un Genio al nostro Ordine
DIFENDIAMO
L’ENERGIA.
IL TEMPO C’E’
Energia

18

I
Difendiamo l’energia. Il tempo c’è

Angelo Spena n Italia il costo dell’energia è elevato. Tuttavia dagli anni ’50 la mancanza
Presidente Commissione di materie prime, che è un dato di fatto e che non può non determinare
Energia e Impianti, una parte – perciò ineliminabile – di maggior costo, è da sempre un alibi
Ordine degli Ingegneri per irrazionalità e speculazioni che moltiplicano quel differenziale e a cui
della Provincia di Roma non si pone mai mano. Il punto è che i governi hanno una visione miope –
inaccettabilmente anche quando hanno i numeri per durare – incompatibile
Coordinatore Dottorato in con i lunghi tempi caratteristici del sistema energetico, che è globale ante
Ingegneria delle Fonti di Energia, litteram (la prima globalizzazione moderna è stata quella del petrolio, non
Università Tor Vergata di Roma dimentichiamolo).
In che misura il comparto energetico ed in particolare le fonti rinnovabili, nel-
Coordinatore europeo Progetto l’ambito della green economy, possono costituire opportunità di investimento?
Intelligent Energy - Use Efficiency E per l’Italia possono davvero garantire valide e solide prospettive industriali,
occupazionali e professionali? La risposta è complessa1 ma va affrontata.
I primi dati emersi dalla Assemblea del Centenario di Confindustria nel giu-
gno 2010, poi confermati dal Piano di Azione Nazionale per le fonti rinnova-
bili del settembre 2010, e in particolare la caduta percentuale dei consumi
di energia (8%) superiore a quella del PIL (6,8%) dall’inizio della crisi eco-
nomica, confermano la maggiore criticità in Italia del comparto manifattu-
riero e dei beni strumentali rispetto a quelli delle attività dematerializzate.
La gran parte dei 700.000 posti di lavoro sono stati persi lì. E l’industria della
produzione energetica, da quella delle fonti rinnovabili a quella nucleare,
del carbone o degli idrocarburi, non è ad alta intensità di lavoro, ma di ca-
pitale: L. Lavecchia e C. Stagnaro hanno recentemente calcolato2 che per
ogni posto di lavoro “verde” potrebbero esserne creati mediamente più di 4
nell’economia in generale, o di 6 nell’industria.
Occorreranno d’altra parte alcuni anni perché i consumi di energia ri-
bassa tornino ai livelli ante crisi: si stima non prima del 2020. Perché non
intensità utilizzare allora la finestra di tempo che la situazione ci impone,
di lavoro per per un confronto che coinvolga tutte le componenti politi-
l’industria della che, sociali e istituzionali sui temi dell’energia, senza le ur-
produzione genze che hanno prodotto finora scelte dall’alto o corporative,
energe-
talune delle quali all’atto pratico irrealizzabili senza consenso?
tica
Gli investitori hanno bisogno di certezze: solo affrontando senza reti-
cenze tutti i problemi sul tappeto, prima e non dopo le decisioni, li si può mettere al riparo dai rischi di paralizzanti
contrapposizioni e di pregiudizi ideologici, e far così passare finalmente dalle parole ai fatti gli imprenditori che
saranno veramente convinti.

Energia
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Difendiamo l’energia. Il tempo c’è


Fig. 1 – Prospettici fabbisogni della UE per differenti scenari. Fonte: Piano di Azione Nazionale per le rinnovabili, giugno 2010.

SCENARIO E ONESTÀ INTELLETTUALE

L’energia è un affare serio, ne va della nostra vita. Transnazionale com’è, non possiamo non farne un mercato e non
tener conto del contesto europeo; ma non sottovalutiamo il fatto che è un bene-servizio molto speciale. Non è un pro-
dotto che può essere rimpiazzato, o che può sparire se non ha successo, o che può passare di moda: non è la macchina
da scrivere, il dirigibile o l’hula-hop.
Il confronto deve partire da alcune prese d’atto: come emerso nell’ultimo congresso nazionale dell’AIGE tenutosi a
Roma nel maggio 2010 (www.aige2010.uniroma2.it), la prima è la sostanziale buona salute dei combustibili fossili, le
cui riserve coprono ancora parecchi decenni, e dei quali, come è dimostrabile, ci si deve preoccupare se i prezzi scen-
dono, e non viceversa, quando i lauti margini rilanciano investimenti e nuove prospezioni. Dovrà poi verificare la
sostenibilità energetica delle politiche ambientali (proprio così, e non viceversa, non è un refuso), monitorando la

Fig. 2. Andamento pluriennale del prezzo del petrolio (blu) e degli investimenti per prospezioni (arancio).
Fonte: www.aige2010.uniroma2.it, maggio 2010.
discussione scientifica3, tenendoci pronti a correggere M. Mucchetti ha recentemente sommato10 le pendenti
gli obiettivi se dovesse accadere per la CO2 quello che richieste di allacciamento alla rete elettrica di impianti
sta avvenendo per il buco dell’ozono. L’inverosimile vi- con fonti rinnovabili. Il risultato è sconcertante. Se fos-
cenda dell’allarme rientrato da ormai tre anni – si badi, sero tutte autorizzate, quadruplicheremmo la potenza
nell’assordante silenzio dei media – ha reso ragionevoli oggi necessaria nelle ore di punta, e triplicheremmo la
e lapalissiane affermazioni un tempo politicamente potenza (comprensiva della riserva) installata in Italia:
scorrette del tipo “L’estremismo climatico non può una pletora di neofiti “investitori verdi” aspira a co-
continuare a considerare l’ambiente una variabile in- struire centrali e centraline potenti il doppio della
dipendente”4, o “Gli obiettivi ambientali devono essere somma di tutte quelle tradizionali costruite dal 1900 ad
multilaterali, praticabili, raggiungibili”5. E dobbiamo oggi. Salviamo l’energia dall’ingordigia di imprenditori
soprattutto affrancarci dalla pressione di coloro che fin- e faccendieri d’assalto. Abbiate pazienza, ma se pio-
gono di credere al target 20-20-20, ma per i quali 20 è vono soldi dal cielo, chi volete che accorra tra i primi?
solo il numero magico di anni dopo i quali si sarà persa C’è, purtroppo, del metodo in questa follia.
memoria di annunci, promesse e … scippi. (E di an- L’energia in Italia è costellata di lobby piccole e grandi
nunci, promesse e poi silenzi ne abbiamo avuti abba- (e attribuisco al termine la sua asettica accezione an-
stanza, da ignoti carneadi fino a guru planetari dal glosassone). All’ombra della grande, storica lobby pe-
Energia

cachet d’alto bordo o a premi Nobel in libera uscita di- trolifero-automobilistica, piccole lobby sopravvivono,
sciplinare). Dobbiamo anche affrontare il problema degli altre crescono, tutte competono, poche si parlano.
“investitori” del tipo IBG (I’ll Be Gone, quando la bolla Circa la prima, penso che un ciclo storico, importante
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sarà passata io sarò lontano), di quelli ad esempio che e per molti aspetti benemerito, si vada naturalmente
sulle rinnovabili calano come avvoltoi solo in tempo di compiendo con la globalizzazione Fiat e che vadano
Difendiamo l’energia. Il tempo c’è

incentivi per poi sparire con la preda. Ha scritto recen- accolte senza paure le nuove prospettive che questo
temente l’economista C.A. Bollino6, citando la tecnica vuoto via via aprirà alla industria italiana.
della dimostrazione per affermazione ripetuta (proof by Circa le piccole lobby, occorre distinguere il grano dal
repeated assertion, del cominciare cioè un bel giorno a loglio. Ci sono fonti rinnovabili che in determinate ap-
divulgare una qualche idea, anche se priva di una prova plicazioni sono competitive, vedi l’eolica (dove c’è
rigorosa, facendola ripetere e ripetere, finchè la maggior vento; cioè poco – purtroppo - in Italia), la biomassa
parte della gente ci crede, senza domandarsi più perché), (finchè ce n’è e non confligge con usi prioritari), la so-
che “se si fa passare troppo tempo senza reagire alle lare termica se ben integrata nell’edificio e nell’im-
false affermazioni, si rischia di essere complici o co- pianto (attenzione: in entrambi). Altre sono più o meno
munque ciechi”. E cita tra gli altri il caso della afferma- lontane dalla competitività. Il fotovoltaico di potenza,
zione che con gli incentivi svilupperemo senz’altro le su scala globale, non ha futuro. (Oltretutto, impatterà
fonti rinnovabili. E’ dunque il caso di vigilare sulla resi- con il paesaggio). Replicheremo impianti dimostrativi,
stibile ascesa di qualche improbabile gruppo di pressione. solo un po’ più grandi, come si fa da decenni. Anche il
fotovoltaico diffuso e integrato negli edifici rimarrà
una nicchia, ma a più alto valore aggiunto, come il so-
INVESTITORI, IMPRENDITORI, lare termico, e quindi competitivo. E’ su quello che si
COMUNICAZIONE deve spingere la ricerca. (Beninteso, la nicchia è un va-
lore, ben si attaglia alla dimensione delle nostre PMI;
L’AEEG, Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas, va ri- ma se guardiamo al futuro, il disimpegno Fiat dovrebbe
petutamente ammonendo – senza successo - di cancel- permettere un upgrade anche culturale della dimen-
lare la componente A3 (che vale, al netto delle tasse, sione delle nostre PMI; e comunque stiamo parlando
oltre il 9% delle nostre bollette7, che sono anche per que- di energia su scala globale, non di delizie scientifiche
sto mediamente più care del 30% di quelle europee8) per- o finanziarie). E’ questo un punto importante. Pas-
ché “socialmente iniqua”, trasferendo gli oneri di sando dalla nicchia al mercato globale, si configurano
incentivazione a carico della fiscalità generale dello limiti, vincoli, carenze, interazioni che costringono
Stato. Da consumatori o da cittadini non importa, ab- spesso a cambiare il paradigma e comunque a innovare
biamo il diritto di esigere che gli euro delle nostre bol- radicalmente, o a cambiare, la tecnologia. E’ un pro-
lette (3,4 miliardi previsti per il solo 2010, e poi a blema di scala per il quale, ad esempio, se tutti voles-
crescere fino a 7-9 miliardi/anno nel 2020, di cui oltre simo l’auto elettrica con le tecnologie attuali, non ci
metà solo per impianti fotovoltaici9) vengano spesi dopo sarebbe abbastanza litio o lantanio per tutti, diverreb-
una verifica dei risultati. Davvero non potrebbero essere bero oggetto di speculazione e per accaparrarseli gli
spesi meglio? E quanto è sostenibile questa spesa senza strateghi dovrebbero riprogettare le guerre del futuro.
correttivi virtuosi? Usque tandem? Quanto può durare? Oggi in Italia gli imprenditori dell’energia paiono divisi
in due gruppi. Quelli a cui si chiede di rischiare con ca- investimenti, “sarà raggiunta una capacità produttiva
pitali propri, e quelli che invocano l’elargizione di in- di 16.200 MW cui corrisponderanno 27 TWh di elet-
centivi, alcuni dei quali sono rimasti i più ghiotti al tricità” (quindi turbine eoliche da oltre 1.666 ore/anno).
mondo (nel fotovoltaico, fattane 100 la redditività in Non discuto il dato, peraltro ottimistico. Il guaio è che
Italia, in Germania vale la metà, in Spagna 76 e in Fran- si afferma che, dunque, centinaia di wind farm produr-
cia 59)11, sì da costituire già oggi in Italia un decimo ranno elettricità pari a quella generata da 15-16 centrali
del giro d’affari dell’energia elettrica. elettronucleari del tipo attualmente in uso (cioè del mi-
Da entrambi i gruppi, noi cittadini riceviamo inevita- gliaio di MW, che è la taglia standard). Ma se quelle fun-
bilmente comunicazione di parte. E non solo esplicita- zionano per 7.000-8.000 ore l’anno, come si fa a dire una
mente, da sussiegosi e costosi convegni in cui vengono cosa simile? Il comunicato stampa evidentemente spac-
offerti servizi a sostegno degli emungitori di incentivi. cia il dato della potenza, semplicemente, per l’energia!
Ci sono anche vie quasi subliminali. Da cui il titolo “La sfida è produrre l’equivalente di 15
grandi centrali”. Ma è cinque volte di meno!
Un ultimo esempio16, rivelatore: “Vento in poppa nel-
POTENZA O ENERGIA? l’eolico. Installati 5.000 MW”. Peccato che la mede-
sima fonte17 del dato informi - ma su questo ci si è ben

Energia
Sul fronte delle rinnovabili imperversa, ad esempio, guardati dal riferire - che la producibilità eolica in Italia,
l’impostura della potenza, suscettibile di produrre per- già insostenibile, continua a diminuire: è scesa di un
niciosi equivoci anche a livello istituzionale e legisla- altro 5% nel 2009. Vento in poppa? Ma a chi?
21
tivo, purtroppo anche europeo. La comunicazione ogni
giorno in Italia ci parla dei record di crescita della po-

Difendiamo l’energia. Il tempo c’è


tenza installata, ma non c’è quasi mai notizia – fateci IL PARADIGMA DELLA SICUREZZA
caso – della energia prodotta. Eppure l’energia (kilo-
wattora) è il lavoro della potenza (kilowatt) nel tempo Anche sul fronte nucleare non sono rose e fiori. Centrali
(ore). Su questo equivoco si gioca una partita spesso quali, dove, quante. Siamo sicuri che sia questo il pro-
truccata. A noi serve l’energia; ma se l’impianto sta lì blema? Finora di nucleare abbiamo solo letto e ascoltato
inoperoso, potenza tanta, energia zero. Anzi, ogni in- proclami, promesse internazionali e notizie di conven-
cremento di potenza installata non associato a cre- tion di imprenditori in cui tutti vogliono essere presenti,
scenti producibilità, invece di un successo, prefigura e nessuno vuol fare il primo passo avanti. Di affrontare
uno sperpero. Qualche esempio. “Gli impianti foto- il giudizio di Dio a piedi scalzi del consenso sul territorio,
voltaici producono l’1,5% dell’elettricità” riferisce poi, il Governo ha evidente horror vacui. Sul piano tec-
Focus Economia verde12, prendendo per buono il dato nico si discetta di tipologie di reattori, come del resto 50
sulla potenza di picco notoriamente privo di utilità anni fa. Ma il mondo è cambiato. Allora c’era la guerra
comparativa, mentre in realtà il contributo è del 2-3 per fredda, ciascuno sicuro all’interno dei suoi confini.
mille in termini di energia (che è ciò che conta quando Grandi pericoli, grande visibilità. Oggi c’è un conflitto
poi si cita il giro d’affari, 3,5 miliardi di euro, e il nu- strisciante, asimmetrico, insidioso, fatto di atti e di og-
mero di occupati, 250 mila tra diretti e indiretti). An- getti micidiali di piccola scala. Sfuggenti. “The potential
cora più illuminanti, due articoli sugli impianti eolici that terrorists could acquire nuclear and radiological
apparsi prima dell’estate, in pieno assalto alla legge di material remains a grave threat. Incidents involving
bilancio. Nel primo (“L’eolico ha molto vento a fa- the theft or loss of such material is disturbingly high”,
vore”)13 sono citati i dati (Global Wind 2009 Report) del ha denunciato18 M. ElBaradei, Direttore Generale della
GWEC. Basta fare tre divisioni. Mondo: 340 TWh di IAEA. E sempre la IAEA nel settembre 2009 aveva messo
energia e 158,5 GW di potenza: gli impianti hanno la- in guardia sul rischio di “corto circuito” tra prolifera-
vorato mediamente per 2.145 ore l’anno. Europa: 160 zione nucleare e terrorismo radiologico. Dunque il para-
TWh di energia e 76 GW di potenza: gli impianti hanno digma è cambiato. La sicurezza delle centrali è già
lavorato mediamente per 2.105 ore l’anno. Italia: 6,7 accettabile con la terza generazione. Ma sono da affron-
TWh di energia e 4,85 GW di potenza: gli impianti tare in Italia i problemi della sicurezza di un territorio
hanno lavorato mediamente per 1.381 ore l’anno. nuclearizzato e del tracciamento, quanto meno sul terri-
Anche tenendo conto di talune inadeguatezze delle torio nazionale, di materiali e risorse, umane e non. Le
reti14, delle due l’una: o abbiamo cominciato dai siti relative infrastrutture critiche aprono capitoli di atten-
meno dotati (e perché lo avremmo fatto?), oppure in zione anche internazionale che vanno gestiti con diversa
Italia non c’è vento sufficiente (come è risaputo). Ma sensibilità e preparazione tecnica, politica, diplomatica.
c’è di più. Nel secondo articolo15 viene incautamente Nessun tecnico avveduto può credere davvero che nella
riportato un dato ANEV secondo cui, continuando gli centrale idroelettrica russa nell’agosto 2009 si sia verifi-
cato un improbabile “incidente” dalla chirurgica preci- punte di consumo sono dovute al condizionamento
sione punitiva e dimostrativa. estivo. Non siamo la Norvegia, eppure agli Italiani si
E poi il confinamento delle scorie e il rischio di prolife- continuano a prospettare salvifici cappottini e vetri
razione nucleare, con la terza generazione, sono ancora multipli per gli edifici, cioè materiali isolanti e nuovi
un rischio globale (per carità, non evochiamo la trasmu- serramenti. D’estate, gli isolanti non servono. Servono
tazione perché è come credere alla befana). Sia chiaro, muri massivi e meno vetro. Guarda caso, tra i lavori
sono problemi che si possono affrontare, anzi Safety & con il maggiore squilibrio statistico tra domanda e of-
Security possono costituire, per l’industria ICT e dello ferta in Italia c’è quello di montatore di infissi e serra-
spazio, opportunità e prospettive interessanti per il Si- menti. Siamo tutti svogliati, o se ne montano fin troppi?
stema Italia. Ma per cominciare, bisogna porre il pro- Mi dimisi, dieci anni or sono, dalla Commissione Mini-
blema, informare il pubblico che lo si sta affrontando, steriale per la Normativa Acustica, quando affiorò la
rimuovere impedimenti regolatori e legali, implemen- strana proposta che potessero fare più rumore le au-
tare e rendere interoperabili tecnologie oggi duali. Non tostrade che le ferrovie. Scrissi che così si faceva pia-
sarebbe una buona e concreta mission per la nascitura nificazione dei trasporti e non normativa acustica. Ma
Agenzia nucleare? questa, la sistematica soccombenza tutta italiana del
trasporto su ferro di fronte al trasporto su gomma, è
Energia

un’altra storia.
UN PO’ DI STORIA La lista potrebbe continuare. Purtroppo il contesto non
aiuta, è quello della vecchia Europa dagli ideologismi
22
Non è che oggi si stia peggio di ieri. Distorsioni e irra- riconvertiti, mercantile e talvolta vaniloquente, guar-
zionalità si sono reiterate nei decenni trascorsi anche data con incredulità e con sempre meno timore (se non
Difendiamo l’energia. Il tempo c’è

se il cittadino non se ne è accorto e molti addetti ai la- rispetto, speriamo di no) da piccoli e grandi Paesi che
vori hanno tollerato. Qualche esempio. lottano quotidianamente con problemi reali. Che dire
Gli italiani hanno acquistato per decenni caldaie murali delle stravaganze imposte dalle lobby a Bruxelles, della
grandi il triplo del necessario. E abbiamo negli anni ’70 ondivaga strategia sui biocarburanti (non c’è più fame
fatto la scelta geopolitica del gas, pagando un prezzo in nel mondo? E quante ipocrisie su quelli di seconda ge-
vite umane e riempiendo l’Italia (e l’Europa) di centri di nerazione) i quali emettono un po’ meno CO2 ma molti
pericolo capillarmente diffusi: cosa di apocalittico sa- più altri composti nocivi di cui si tace, o sul buco del-
rebbe oggi una guerra europea in cui fossero colpite le l’ozono (miracolosamente richiuso?) casus belli di una
reti del gas? spietata guerra mondiale capitalista tra multinazionali
Nel settembre 2003 ci siamo autoinferti un formidabile francesi tedesche americane dei gas frigorigeni, ma-
black-out, da Guinness dei primati in quanto il fabbiso- scherata da crociata ambientalista, la cui pax ci ha la-
gno era al minimo assoluto, perché si era scoperto (?) sciato fluidi meno efficaci (quindi macchine
che l’energia di notte all’estero costa meno (anche per- refrigeranti più grandi e più costose) e soprattutto for-
ché la compriamo noi) e quindi, spenti tutti i fuochi, ri- temente sospettati di essere cancerogeni; o della im-
saliti al tramonto sulle palafitte, ogni fine settimana ci posizione di motori euro 3,4,5 e relative marmitte
mettevamo alla mercè del minimo guasto (e del minimo catalitiche di cui è risaputo che in città non si avverte
terrorista), anche se ormai lo sanno anche i bambini che alcun effetto, e di altro ancora?
una moderna centrale è così grande che, se la spegni, ri- Più recentemente, si è andata diffondendo nel pubblico
chiede ore, se non giorni, per ripartire19. (proved by repeated assertion?) l’equazione rinnova-
Abbiamo realizzato cattedrali nel deserto – tutte di- bili = fotovoltaico. Perché nessuno dice che sul pianeta
smesse dopo pochi anni – con una cogenerazione epi- i Paesi che prendono sul serio la conversione fotovol-
sodica, dissennatamente gigantista che impiegava taica si contano sulle dita di una mano? (Tanto per un
turbine a gas dal rendimento infimo pur avendo noi riferimento, quella eolica è presente in oltre 70 Paesi).
climi miti poco bisognosi di calore, a dispetto oltretutto E viene sistematicamente sottaciuto il fatto che l’indu-
di una ottima industria nazionale dei motori alternativi. stria fotovoltaica ha tratto la sua ragion d’essere essen-
Abbiamo riempito gli edifici del terziario – compresi zialmente quale sbocco pilotato alla crisi del comparto
quelli pubblici – di una pletora di sparsi condizionatori dei semiconduttori presso i tre principali produttori
inefficienti, spesso perfino incapaci di garantire requisiti mondiali Giappone, California (California, attenzione,
di salubrità, rinunciando a realizzare impianti integrati non USA) e Germania, scaricando sulla verticalizza-
e ottimizzati. zione del ciclo del silicio diseconomie e crescenti costi
Abbiamo la certificazione energetica degli edifici più di smaltimento, a prezzo dell’inevitabile corollario di
pigra d’Europa, ricalcata maldestramente sul modello incentivi atti a sorreggere un mercato a valle costruito
nord-europeo e dimentica del fatto che ai nostri climi le ad hoc. Nulla di più lontano dallo scenario industriale
italiano. La via italiana al fotovoltaico non può essere IL PARADOSSO DELLE RINNOVABILI
nel silicio; noi non abbiamo deserti, abbiamo paesag-
gio. Le nostre centrali, al più, possono essere i nostri La Agenzia internazionale per l’energia preme dal 2008
edifici, se resi compatibili con nuovi materiali. perché gli incentivi alle rinnovabili siano transitori e de-
(Tanto per non far torto a nessuno, si potrebbe simme- crescenti nel tempo. Mirati ad avviare il mercato e con-
tricamente osservare, per lontana analogia, che il nu- sentire alle imprese di superare barriere di ingresso, per
cleare di Ahmadineijad strategicamente non è molto innescare cioè un circolo virtuoso. Diversamente, inve-
diverso dal nucleare per la force de frappe di De stiamo altrove. Sarebbe come una comica del cinema
Gaulle: anche qui, per la verità, nulla di più lontano muto: un viaggio in automobile trascinati non dal mo-
dallo scenario strategico italiano). tore ma dal motorino d’avviamento.
Dati alla mano, quella fotovoltaica è la fonte rinnova- Non va d’altra parte dimenticato che per catturare ener-
bile più lontana dalla competitività e ulteriori riduzioni gia praticamente infinita, occorre la materia di cui sono
di costo saranno via via sempre più marginali, e sempre fatti impianti e captatori; e la materia è limitata: non solo
più legate a occasionali speculazioni. La stessa repen- petrolio e carbone, ma silicio, litio, lantanio sono da ca-
tina caduta dei prezzi dell’ultimo biennio è essenzial- pitale, sia pure in diversa misura. Le fonti fossili consu-
mente conseguenza – verosimilmente una tantum - mano energia da capitale. Ma le fonti rinnovabili

Energia
della discesa in campo dei costruttori cinesi che - impegnano materia da capitale. Le fonti di energia
guarda caso - proprio in questi due anni hanno sottratto “verde” sono rinnovabili per l’energia, ma sono da capi-
la leadership del mercato a tedeschi e giapponesi. Oggi tale per la materia: sta qui il paradosso che le attanaglia, 23
che questi nodi vengono al pettine, le prospettive in- quando da un mercato di nicchia si pensa di estenderle
dustriali – in primis proprio per i tedeschi - non sono sul piano planetario: la curva ad S delle risorse limitate

Difendiamo l’energia. Il tempo c’è


buone, se è vero che nel settore i numeri delle espor- ci dice che ogni mercato raggiunge la sua saturazione. E
tazioni cinesi già si sovrappongono a quelli del deficit le fonti rinnovabili, a bassa densità (in controtendenza
commerciale europeo20. rispetto alla concentrazione di potenza tipica del sistema
Non è allora singolare l’interesse dei produttori tede- energetico contemporaneo) e quindi a più vasto impegno
schi per il mercato (sic!) italiano? Da Il Sole 24 Ore, di territorio, per effetto di scala nel lungo periodo mo-
nel giro di una sola settimana: “Berlino frena sul so- streranno il tallone d’Achille della transizione da nicchia
lare”21; “La Germania guarda a Kerself (italiana) a mercato globale, con aumenti difficilmente sostenibili
per il fotovoltaico”22; “Copenhagen spegne i titoli eu- della impronta ecologica, del depauperamento agricolo,
ropei, scattano (!?) gli italiani”23. della estrazione di minerali e terre rare, degli oneri di ma-
Serve una svolta. I dati dei monitoraggi sugli impianti nutenzione, di Safety & Security, e in generale per la
già realizzati, validati e aggregati, vengano elaborati da alta vulnerabilità dei siti. Tutti costi per ora occulti in
un organo di controllo trasparente e imparziale, a par- quanto – letteralmente - nascosti nella nicchia.
tire dai primi volenterosi studi già effettuati dal GSE, Valutazioni del ciclo di vita, dell’impronta ecologica e di
in modo da conoscere i veri costi e le vere prestazioni tutti i costi, interni, esterni, occulti del nucleare, delle
delle varie filiere. rinnovabili, dell’intero sistema, una volta dibattute,
anche accanitamente tra tecnologi ed economisti, de-
vono uscire dall’ambito accademico ed entrare in quello
decisionale e regolatorio. Dobbiamo sapere chi paga,
che cosa. Il tempo c’è.

PAESAGGIO E TERRITORIO:
LA CRISI DEL SETTIMO ANNO

Il concetto sintetizzato dai latini nella locuzione genius


loci, inafferrabile in concreto ma pregnante e intuitivo
in astratto, ha permeato per millenni l’atteggiamento
emotivo di popoli anche molto diversi nei confronti
delle specificità locali. La civiltà contemporanea ha
traslato la sensibilità ai legami con la natura in positi-
vismo tecnologico spesso acritico, e di luoghi non si
Fig. 3. Curva a S dello sviluppo di un mercato nel comparto parla più ma di ambiente, spazio esterno alle attività
energetico. Fonte: IEA, 2008. concentrate dell’uomo, ma non estraneo alla sua sfera
psicologica. Il passaggio non è stato evidentemente oltretutto si vedono poco dalla terraferma), e quelli so-
privo di implicazioni24. lari pienamente integrati nei componenti edilizi peri-
Solo recentemente, ad esempio, in Italia la Corte Costi- metrali, nelle finestre, negli impianti degli edifici.
tuzionale ha sancito l’equivalenza tra ambiente, paesag- Quella di Sgarbi non è dunque una provocazione. E’
gio, territorio: il paesaggio come forma del territorio e un’intuizione provabile. E a ben guardare trattasi delle
aspetto visivo dell’ambiente. Il paesaggio ha invero una fonti rinnovabili di sempre, ereditarie nella storia del-
sua precisa dignità giuridica: l’art.9 della Costituzione, la l’uomo. Le altre, con le tecnologie attuali, sono un fe-
Convenzione Europea del Paesaggio sottoscritta in Fi- nomeno dei mercati volatili e intossicabili, più che una
renze nel 2000 e ratificata dall’Italia con la Legge 14/2006, risorsa energetica.
il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio approvato
con Dlgs 42/2004 affermano che il paesaggio è un bene
comune alla cui tutela ed alla cui valorizzazione devono GREEN ECONOMY E
ispirarsi le politiche internazionali, nazionali, locali. PROSPETTIVE PROFESSIONALI
Anche se solo per decreto, un luogo senza genius non è
dunque un luogo, ma soltanto uno spazio25. Recente- E’ altresì diffusa la convinzione che le fonti rinnova-
mente V. Sgarbi, invocando l’applicazione del citato art.9 bili, nell’ambito della green economy, possano offrire
Energia

della Costituzione a tutela dello storico paesaggio di Sa- grandi opportunità di sviluppo. E si va del pari po-
lemi in Sicilia, ha denunciato la retorica della crea-
26 nendo la seria questione se per l’Italia possano così
zione di posti di lavoro, auspicando il rilancio garantire concrete prospettive industriali.
24
dell’agricoltura e l’installazione dei pannelli fotovol- Ma le prospettive occupazionali?
taici in “altri siti”, sugli edifici “orrendi”. Il tema è la Sarebbe anzitutto opportuno separare le valuta-
Difendiamo l’energia. Il tempo c’è

stato poi ripreso da G. Galasso27, da G. Sartori28, dignità zioni tra parti alta e bassa della filiera. In que-
da G.A. Stella , da G. Ceronetti .
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giuridica del st’ultima, riguardante il terzo settore e
Lo slancio è appassionato, le argomenta- paesaggio, bene delle costruzioni, tipicamente snella, tra-
zioni spesso umanistiche. Opinabile? Ecces- comune da sversale e riconvertibile, già oggi si vanno
sivo in tempi di crisi? tutelare consolidando significative presenze sul terri-
No. E’ uno dei casi in cui la forma è sostanza, in cui torio nazionale. E senz’altro si delineano profili
“l’aspetto visivo” è pregnante: gli occhi specchio del- di progettisti la cui formazione e aggiornamento
l’anima. Ciò che Sgarbi intuisce, ma non può sapere (per- professionale costituiscono un serio banco di prova
ché gli interessati si guardano bene dal lasciarlo della solidità culturale ed etica del settore.
trapelare) è che molte – quasi tutte – di queste questioni Molto più problematica appare la questione indu-
non si porrebbero nemmeno, se le analisi tecniche fos- striale. Un mio recente approfondimento (vedasi
sero corrette e se venissero prese in considerazione www.latermotecnica.net di dicembre 2009) sulla que-
senza perniciosi pregiudizi ideologici. Gli ambientalisti stione, sollevata in ambito europeo e poi sviluppata
non dovrebbero arrampicarsi sugli specchi della Direttiva congiuntamente da GSE e da IEFE, degli investimenti
uccelli per opporsi agli impianti eolici se solo sapessero necessari per la costituzione di una massa critica na-
(ma nessuno glielo dice) che magari lì tanto le pale, uc- zionale di industria “verde” per la implementazione del
celli o no, non gireranno mai; si risparmierebbero tanta pacchetto clima-energia 20-20-20, ha dimostrato
genuina fatica (ed energia) per le proteste, opponendo quanto sia cruciale il nodo delle producibilità (cioè dei
fatti e numeri piuttosto che opinioni. E le posizioni di kWh prodotti per ogni kW); al punto che, se non si do-
Sgarbi sarebbero di fatto inattaccabili, se la comunica- vesse migliorare sensibilmente nei prossimi anni la
zione non avesse da tempo preso a fare largo uso della producibilità di tutte le filiere, occorrerà tenersi pronti
citata tecnica del proofing by repeated assertion. ad affidare ai soli impianti a biomassa, idroelettrici ed
Già nel 2013, appena sette anni dopo l’avvio del conto eolici off-shore il ruolo di salvare la mission impossi-
energia, dovremo infatti reperire quasi 5 miliardi di incen- ble del target 20-20-20.
tivi l’anno, requisire altri 2-3 mila ettari di paesaggio per Ai fini dell’occupazione, non convince lo slancio a in-
pannelli fotovoltaici - chissà, forse anche quello di Salemi, vestire nell’energia. Il comparto, tutto, è a più o meno
viste le “modalità” (?) di elezione dei siti - e impegnarne bassa intensità di lavoro. Come mai viene presentato
dieci volte tanto per gli impianti eolici. come una opportunità occupazionale? E’ oltretutto mi-
Eppure in Italia i numeri ci dicono che, oltre alla fonte nato da un rischio occulto. Oltre il 2020 (o comunque
idroelettrica residuale (concessioni e ripotenziamento) nel lungo termine, anche considerato che nella UE i
e alla biomassa locale compatibile con usi antagonisti e ripensamenti sono la regola piuttosto che l’eccezione),
con il territorio (la cosiddetta filiera corta), sono meri- allorchè l’impiego delle fonti rinnovabili sarà prossimo
tevoli di attenzione solo gli impianti eolici off-shore (che a saturazione quantitativa (territori per l’idroelettrico
e la biomassa, siti eolici vantaggiosi, impatto paesag-
gistico del fotovoltaico), a meno di improbabili pro-
spettive su mercati extra UE, verrà infatti al pettine il
nodo della riconversione industriale e della riqualifi-
cazione professionale delle risorse umane attivate. Il
solo mercato di sostituzione infatti, per la intrinseca
necessità di lunga durata delle apparecchiature, si de-
linea fin d’ora di volumi relativi modesti. Ho già citato
al riguardo i precisi segnali di prospettico disimpegno
strategico dell’industria tedesca che il massiccio in-
gresso in campo dell’industria cinese, della cui per-
formance qualitativa non c’è ragione di dubitare già Fig. 4 - Se è questa la green economy.
nel medio termine, ha sostanzialmente disamorato
dalla filiera. Vogliamo noi entrare adesso che la partita
è finita? IL FUTURO È NELLA RICERCA
Che senso può avere costituire massa critica in attrez-

Energia
zature e specialisti in tecnologie al telluriuro di cad- L’esperienza scientifica mi ha insegnato che la compe-
mio, ed altre rarità lunari (peraltro dal costo titività di una fonte rinnovabile è inscindibilmente fon-
energetico che sfiora il 40% del captatore)? Se do- data, una volta accertata l’esistenza del prerequisito
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vremo riconvertire, gli impianti (si badi bene, ad alta estensivo riguardante le disponibilità di materie prime,
intensità di capitale) li rottameremo, gli uomini che di semilavorati, di superfici lorde e territori disponibili,

Difendiamo l’energia. Il tempo c’è


sapranno fare? Almeno il settore elettromeccanico (e sulla simultanea bontà (in termini di valori superiori a
parlo di quello avanzato, non quello ottocentesco, vedi rispettive soglie) di una terna di parametri: costo unita-
macchine a controllo numerico che esportiamo in rio (del kWh, non del kW), durata (fino a 25-30 anni, poi
tutto il mondo) e quello termotecnico hanno in Italia è ininfluente), rendimento (oltretutto, più è basso,
un tessuto industriale robusto e radicato, in grado di anche a parità d’altro, più crescono sia la quantità di ma-
riassorbire i pionieri in un possibile atterraggio di for- teria necessaria che gli aspetti estensivi dell’impatto ter-
tuna passata la bolla speculativa. ritoriale. Se uno solo non va, salta tutto). Ora, tutti i dati
Gli anglosassoni hanno un’espressione sbrigativa ed consuntivi delle producibilità monitorate in Italia mo-
efficace per spiegare le rinnovabili: le chiamano pay strano che, all’atto pratico, per ottenere un kWh di ener-
now, save later. Correttamente, definiscono la instal- gia dal vento o dal sole occorre installare una potenza
lazione di potenza (now) un costo (pay), e la produ- da cinque (eolica) a sette (fotovoltaica) volte più grande
zione di energia nel tempo (later) un ricavo che di quella di una centrale termica tradizionale31. Molti
cumulato accelera il ritorno dell’investimento (save). degli impianti fino ad oggi incentivati sono perciò da
Dunque le notizie sulla potenza ci dicono che abbiamo considerare sostanzialmente dimostrativi ma ben poco
pagato. Bene. Ma i ricavi? In Italia si magnificano i contributivi alla copertura dei fabbisogni energetici.
costi sostenuti, ben poco si sa dei ricavi ottenibili al Irrinunciabile risorsa, le fonti rinnovabili, sotto il profilo
netto degli incentivi: da noi il mondo va alla rovescia? sia energetico che etico. Ma non tutte con le filiere at-
E’ invero il nostro un grande Paese delle meraviglie. tuali. Alcune non appaiono meritevoli di incentivazione
Nel 2010 (d.C., qui sta il punto) non si può costruire né commerciale né industriale per la semplice ragione
un ponte, non si può scavare una galleria, non si può che, tal quali, non sono in grado di innescare alcun cir-
installare un rigassificatore. Però scambiamo la po- colo virtuoso. Una totale revisione dei criteri, delle stra-
tenza con l’energia, confondiamo i costi con i ricavi, tegie e dei settori oggetto di incentivazioni, non più
chiamiamo termovalorizzatori gli inceneritori, ab- indiscriminatamente elargibili a pioggia, è ineludibile. Ed
biamo in fondo al mare Dio solo sa cosa, coltiviamo è evidente l’urgenza di trasferire gran parte degli investi-
biocarburanti e biodiesel ma facciamo le marce per menti dalla incentivazione di tecnologie odierne poco
la fame nel mondo, spazziamo le strade di città con produttive, alla ricerca di rinnovabili di nuova genera-
grosse “moto” marcate “Green Machines” (?!) che zione32, eolico off-shore, solare termico e fotovoltaico
bruciano gasolio, inquinano e fanno rumore, e si por- pienamente integrati nei componenti edilizi perimetrali,
tano dietro a piedi un operatore con cuffia e masche- nelle finestre, negli impianti degli edifici.
rina. E’ questa la green economy? Altro che Gli Enti di ricerca e le Università vanno motivate, e –
sostenibilità, il senso della coerenza l’abbiamo già non dispiaccia, il momento è critico - indirizzate. Se solo
perso, siamo al surreale. Guardiamo, ma non ve- metà delle risorse ENEA, come ebbi modo di proporre33
diamo. E l’energia è in prima linea. in un convegno nel febbraio del 2001, fosse stato dedi-
cato al carbone pulito, oggi dopo dieci anni saremmo Il quarto equivoco contribuisce infine a fare dell’Italia
all’avanguardia di clean technologies che potremmo un Paese incredibilmente speciale. Il convitato di pietra
esportare in tutto il mondo in cambio di materie prime. è il carbone. In questo caso, ancora una volta alla rove-
scia, i Paesi che sul pianeta sottoutilizzano come l’Italia
il carbone, si contano sulle dita di una mano. Piaccia o
IL BIPOLARISMO ENERGETICO no, per quantità di riserve e per idoneità geopolitica, sul
medio-lungo termine il carbone rimane la più valida op-
La comunicazione sull’energia è viziata da molti equi- zione, a condizione di investire in ricerca e sviluppo
voci: il ruolo delle fonti rinnovabili, la confusione della delle tecnologie pulite. Al riguardo le tecnologie CCS,
potenza con l’energia, il pregiudizio ideologico, il con- applicabili a tutti i combustibili ed essendo soluzioni-
vitato di pietra. ponte, andrebbero opportunamente sincronizzate.
I primi due sono insidiosi ma, come abbiamo visto, sma- Ma anche questa, davvero, è un’altra storia. E che storia.
scherabili. Il più pernicioso è il terzo, il pregiudizio ideo-
logico. L’unico bipolarismo riuscito agli italiani è quello
energetico. Di fatto, ogni discussione viene incardinata AGIRE SULLA SCALA DEI TEMPI: IN-
più o meno esplicitamente in una contrapposizione fron- CENTIVI ALLA RICERCA OGGI, PER
Energia

tale tra conversione nucleare e rinnovabili. Confondendo L’INDUSTRIA DI DOMANI


le pere con le mele. Perorare acriticamente la causa delle
fonti rinnovabili per contrastare l’ascesa del nucleare, e I più avveduti e meno compromessi analisti econo-
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viceversa, porta fuori strada. E aspettare la grid parity mici e finanziari hanno attribuito il crollo dei mercati
per la conversione fotovoltaica rischia di fare del male a del 2008 a due cause principali: l’ossessiva ricerca di
Difendiamo l’energia. Il tempo c’è

tutte le rinnovabili, indistintamente, ed alla efficienza profitti elevati a breve termine e lo scollamento tra
energetica. La grid parity è un concetto mobile, qua e gli strumenti finanziari e le esigenze dell’economia
là può esserci adesso per circostanze eccezionali o dove reale. Scrivono ad esempio 34 Bassanini e altri:
la grid non c’è o è inefficiente. La grid parity locale deve “L’emergere di un robusto gruppo di investitori di
servire anzi per individuare i nodi in cui la rete va imple- lungo termine potrebbe rivelarsi – in un contesto
mentata e il taglieggiamento elettrico di ogni genere con- regolamentare appropriato - il migliore alleato dei
trastato. Altrimenti è come curare un reumatismo policy maker”. E ancora: “Ma i sistemi di regola-
sostituendo il braccio con la protesi. Quanto alla grid mentazione finanziaria nazionale e internazionale
parity di sistema, non ci sarà mai per la semplice ragione non favoriscono lo sviluppo di questa categoria di
che se cresce il prezzo del petrolio, finchè saremo in un investitori … E’ auspicabile che i policy maker ope-
sistema petrolio-centrico, crescerà anche il costo del- rino una chiara distinzione tra investitori di lungo
l’energia necessaria per fabbricare pannelli e relativi im- termine … e le banche e i fondi comuni, che devono
pianti elettrici a corredo: è una fatica di Sisifo. rendere conto ai loro azionisti e sottoscrittori e
creare per essi valore a breve termine.” I nostri go-
verni e i nostri legislatori potranno trovare un aiuto
importante “nell’attività dei veri investitori di lungo
termine, se sapranno creare per loro un quadro re-
golamentare favorevole, senza obbligarli a giocare
con le stesse regole dei protagonisti del breve ter-
mine”. In Italia invece troppi promotori (spesso un po’
speciali, ammettiamolo, quando trattasi di venture
capital o di private equity in un comparto, come
quello energetico, che opera su scenari di lungo e lun-
ghissimo periodo) trattano l’energia come fosse il
campo dei miracoli del Pinocchio di Collodi. Non af-
fidiamo i nostri zecchini d’oro al gatto e alla volpe: il
vero aiuto da dare alla difficile penetrazione delle
nuove tecnologie nel mercato dell’energia è rendere
Fig. 5 – Ore annue equivalenti minime per la competitività virtuoso il circolo innestato dagli incentivi alle instal-
degli impianti fotovoltaici, con e senza incentivi, al variare lazioni, agevolando solo le filiere ormai prossime a far-
del prezzo del petrolio. cela con le proprie gambe. Alle rinnovabili ancora solo
Fonte: www.latermotecnica.net, dicembre 2009. dimostrative diamo sì incentivi, ma alla ricerca. Una
cosa è incentivare R&S, altro è investire in dispositivi
poco produttivi. Anzi tendono a confliggere laddove reti intelligenti, ma è pregiudiziale che vada a buon fine
la coperta è corta, il denaro cioè è poco e prezioso. sulle soluzioni locali e puntuali un dialogo intelligente
Occorre tracciare verificabili road map di progresso – da decenni carente - tra culture impiantistiche e tra
tecnologico, e soprattutto - al di là delle ultime con- approcci metodologici ancora molto distanti. Il vice-
vulse manovre di ogni legge di bilancio - individuare versa non avrebbe senso: le reti anche intelligenti non
le modalità contabilmente corrette ed adeguate per capirebbero.
trasferire via via gli investimenti, dalla incentivazione
delle tecnologie meno produttive, alla ricerca di rin-
novabili di nuova generazione. Questo non è uno dei
problemi, è il problema, da affrontare urgentemente
prima del collasso finanziario e territoriale.

Energia
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Fig. 7. Italia. Rapporto energia/reddito e impronta ecologica.

Difendiamo l’energia. Il tempo c’è


Fonte: www.latermotecnica.net, dicembre 2009

Fig. 6 – Efficienza energetica. Alla ricerca del potenziale


risparmio. Fonte: www.useefficiency.eu, luglio 2009.
SFIDE E NON AZZARDI:
UN RINASCIMENTO PROFESSIONALE
Ben diverse prospettive offre l’efficienza energetica.
E’ l’unico obiettivo del target 20-20-20 raggiungibile. L’energia è in prima linea. E già si delinea all’orizzonte
Coordino dal 2009 un progetto europeo sulla effi- la rivalsa, il rinascimento del ruolo degli ingegneri. Per-
cienza energetica nel terziario ché occorre lanciare sfide trovando la giusta misura,
(www.useefficiency.eu). Molti non lo sanno, ma l’Ita- sfide cioè e non azzardi: sul piano economico-sociale,
lia è da sempre leader dei bassi consumi pro-capite selezionando le migliori filiere “verdi”; e sul piano am-
a parità di PIL: deve trasmettere, condividere con i bientale, salvaguardando il territorio da impatti - per
partner europei e migliorare questa vocazione. Nei intensità o per estensione – non sostenibili. Possiamo
primi cinque anni (2005-2010) di attuazione del si- trasformare i gravi problemi contingenti in opportunità
stema dei certificati bianchi i risparmi energetici in durature. Gli scenari che richiedono una attenzione del
Italia sono stati35 superiori di oltre il 25% rispetto a tutto nuova ai problemi delle infrastrutture critiche,
quelli inizialmente attesi secondo i Decreti Ministe- possono attivare risposte tecnologiche, imprenditoriali
riali del 20 luglio 2004. I margini di progresso sono e organizzative consapevoli di una accresciuta sensi-
ancora notevoli. Basta esserne consapevoli, e fare si- bilità in termini di sicurezza, tracciabilità, e nuove ca-
stema. Questa è la prima sfida. E può valere da para- pacità gestionali.
digma, anche etico, per tutte le altre. Va rilanciata la Non è scritto da nessuna parte che il decollo delle fonti
centralizzazione impiantistica nell’edilizia, oggi otti- rinnovabili debba avvenire per tutte indistintamente
mizzabile con la contabilizzazione, in questo ambito con le filiere attuali. In una visione di sistema, privile-
incastonando cogenerazione e trigenerazione (che giare rinnovabili a bassa e bassissima producibilità può
pure non è una novità) a misura di necessità, ma per vanificare lo sforzo per raggiungere il target del 20-20-
carità senza sprechi, calibrandole sui fabbisogni con- 20. Al di là delle interessate aspettative e pressioni di
tinui e sicuri. Va valorizzato tutto il calore utilizzabile, addetti ai lavori, molti elementi indurrebbero alla pru-
selezionando processi e impieghi anche a bassa tem- denza, soprattutto per quanto riguarda la nascita di ta-
peratura, in ambito sia civile che industriale. E va per- lune filiere produttive nazionali nel settore. E’ un
meata di innovazione ogni tecnologia, esplorando passaggio pericoloso suscettibile di prefigurare disoc-
incroci e analogie, in una visione integrata di sistema cupazione e problemi industriali e sociali quando ta-
che tenda a ottimizzare: sarà anche bene investire in lune bolle saranno passate.
Faccia molta attenzione il Governo: fatti i conti, con le 13 Il Sole 24 Ore, 7 giugno 2010.
attuali tecnologie, se non saranno incentivi per sem- 14 Il Sole 24 Ore, 10 maggio 2009.
pre, sarà cassa integrazione. O viceversa. 15 Il Sole 24 Ore, 7 giugno 2010.
Puntiamo piuttosto sulla efficienza energetica come 16 Il Sole 24 Ore, 4 settembre 2010.
cultura del vivere. E’ questo un campo della attività 17 GSE, Impianti a fonti rinnovabili - Rapporto statistico
professionale degli ingegneri di straordinaria potenzia- 2009, giugno 2010.
lità che - ben al di là dei modesti software di cartolari 18 Assemblea Generale delle Nazioni Unite, seduta del 27
certificazioni cui è oggi relegato - va valorizzato, di- ottobre 2009.
feso, accompagnato da una costante e sapiente atten- 19 Mia intervista con C. di Giorgio, RadioTre Scienza,
zione normativa, applicativa e regolatoria perché 29 settembre 2003.
altrimenti l’azione risulterà inefficace. E’ anche questa 20 ENEA, Le Fonti Rinnovabili 2010, Ricerca e innovazione
una sfida: non è facile convincere nessuno a venderci per un futuro low-carbon, Roma, giugno 2010.
di meno i suoi prodotti e servizi, può essere contropro- 21 Il Sole 24 Ore, 21 gennaio 2010.
ducente spaventare i fornitori: vanno coinvolti, e il ri- 22 Il Sole 24 Ore, 22 gennaio 2010.
sparmio energetico reinvestito in un più razionale uso 23 Il Sole 24 Ore, 30 gennaio 2010.
delle risorse. In tutte le attività. Per vivere meglio. E 24 A. Spena, Rinnovabili e paesaggio: usi multipli delle ri-
Energia

poiché l’iniziativa non può che essere del consuma- sorse rinnovabili. Presentazione Primo Rapporto Annuale,
tore, occorre disseminare una crescente consapevo- Consorzio Tiberina, Roma, ottobre 2010.
lezza tra gli utenti della necessità di comportamenti 25 F. Bevilacqua, Genius loci. Il dio dei luoghi perduti,
28
virtuosi e costantemente vigili. E serve comunicazione: Rubbettino, febbraio 2010.
si parlino ad esempio le lobby del solare fotovoltaico, 26 V. Sgarbi, Difendo il Paesaggio: no ai pannelli solari,
Difendiamo l’energia. Il tempo c’è

del solare termico, dei serramenti e delle tamponature Il Corriere della Sera, 12 luglio 2010.
degli edifici, e concordino un progetto congiunto di in- 27 Il Corriere della Sera, 17 luglio 2010.
tegrazione edilizia. 28 Il Corriere della Sera, 15 agosto 2010.
C’è bisogno, per il futuro, di professionisti capaci di orien- 29 Il Corriere della Sera, 28 agosto 2010.
tarsi con libero giudizio e di governare la complessità. Per 30 Il Corriere della Sera, 4 settembre 2010.
la ricerca, per la progettazione, per l’ingegnerizzazione. 31 GSE, Impianti a fonti rinnovabili - Rapporto statistico
E non dimentichiamo che il comparto dell’energia può 2009, giugno 2010.
dare slancio ai capitali, più che alla occupazione. Difen- 32 P. Pergolini, A. Spena, Rinnovabili sì, ma con ricerca,
diamo l’energia: meno finanza creativa e più ingegneria. http://e-magazine.torvergata.it, 25 novembre 2009.
Il tempo - purtroppo o per fortuna - c’è. 33 Concetto poi ripreso ne: Il problema dell’energia: crocevia
di politica economica, estera e tecnologica, Statistiche Pe-
trolifere, anno XV, novembre 2001.
34 F. Bassanini, A. De Romanet, F. Maystadt, U. Schroeder,
NOTE Caccia agli investitori di lungo termine, Lezioni per il fu-
turo, Il Sole 24 Ore, luglio 2009.
1 L. Salvioli, A. Spena, Energia: sulle rinnovabili i numeri 35 A. Ortis, AEEG, Audizione presso la Commissione Indu-
non tornano, www.ilsole24ore.com, 10 settembre 2009. stria, Senato della Repubblica, Roma, ottobre 2010.
2 L. Lavecchia e C. Stagnaro, Are Green Jobs Real Jobs? The
Case of Italy”, Milano, 3 maggio 2010.
3 H. Rogers, Green Gone wrong, eBook, april 2010.
4 C. Stagnaro, il Sole 24Ore, 28 maggio 2010.
5 E. Marcegaglia, Confindustria, giugno 2010.
6 C.A. Bollino, Teoremi maltrattati, Nuova Energia n.1, 2010.
7 A. Ortis, AEEG, Audizione presso la Commissione Indu-
stria, Senato della Repubblica, Roma, ottobre 2010.
8 ENEA, Le Fonti Rinnovabili 2010, Ricerca e innovazione
per un futuro low-carbon, Roma, giugno 2010.
9 A. Ortis, AEEG, Audizione presso la Commissione Indu-
stria, Senato della Repubblica, Roma, ottobre 2010.
10 Il Corriere della Sera, 15 luglio 2010.
11 G. Montanino, GSE, Italian PV Summit 2010, Verona,
aprile 2010.
12 Il Corriere della Sera, 28 dicembre 2009.