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Il referendum costituzionale

Il referendum costituzionale, detto anche confermativo o sospensivo, è previsto dall’articolo 138


della Costituzione. Riguarda le leggi di revisione della Costituzione (come nel caso del ddl Boschi,
su cui gli italiani si sono espressi il 4 dicembre 2016) e le altre leggi costituzionali. Non è sempre
necessario: può essere richiesto solo se le Camere, nel meccanismo cosiddetto rafforzato per
l’approvazione delle leggi di revisione costituzionale, alla seconda deliberazione non hanno
raggiunto la maggioranza qualificata dei due terzi dei componenti. A richiederlo possono essere un
quinto dei membri di una Camera, 500mila elettori o cinque Consigli regionali, entro tre mesi dalla
pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale. Per questo tipo di referendum non è previsto un
quorum: indipendentemente dal numero di partecipanti, vince l’opzione che ha ricevuto la
maggior parte dei voti.

Il referendum abrogativo
L'articolo 75 della Costituzione riserva l'iniziativa referendaria a 500mila elettori o a cinque Consigli
regionali. I cittadini sono chiamati a decidere sull’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di
un atto avente forza di legge (come i decreti legge e i decreti legislativi). A differenza del
referendum costituzionale, in questo caso è necessario il raggiungimento di un quorum. Perché sia
valido, deve partecipare alla votazione la maggioranza degli aventi diritto al voto, ovvero il 50% più
uno (non è accaduto all’ultimo referendum abrogativo che si è svolto nel Paese, il 27 aprile 2016,
sulle trivellazioni: alle urne si presentò solo il 32,15% degli elettori). Non tutte le leggi possono
essere oggetto di abrogazione tramite referendum: alcune materie sono sottratte dallo stesso art.
75. Sono le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto e quelle di autorizzazione a
ratificare trattati internazionali.

Il referendum consultivo
Questo tipo di referendum serve per conoscere il parere popolare in merito a una particolare
questione politica. I governanti non sono vincolati al giudizio espresso dai cittadini: dipende da
quale valore attribuiscono alla consultazione popolare. È stato utilizzato a livello nazionale una
sola volta, nel 1989, per chiedere un parere riguardo il rafforzamento politico delle istituzioni
europee. Al contrario, questo tipo di referendum è usato spesso a livello locale: i referendum
provinciali e comunali sono sottoposti però alle normative, più o meno restrittive, stabilite dalle
singole Amministrazioni nei propri Statuti e nei Regolamenti. L’articolo 132 della Costituzione
prevede inoltre un referendum che serve per far esprimere il parere delle popolazioni interessate
sulla proposta di fusione o creazione di nuove Regioni.