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I NOMI

I nomi o sostantivi sono parole che servono per indicare le persone, gli oggetti, gli
animali, i luoghi, le azioni, i fatti, le idee e i sentimenti.

Attraverso il nome possiamo classificare nella nostra mente tutte le cose che esistono
e distinguerle le une dalle altre. Questo ci permette di poter descrivere ciò che
percepiamo agli altri.

Il nome può indicare realtà molto diverse fra loro, per esempio:

ragazzo (una persona)


Roma (un luogo)
quaderno (un oggetto)
amore (un concetto astratto)
tramonto (un’azione)
allegria (uno stato d’animo)

In generale qualunque parte del discorso può esercitare la funzione di nome (si
dice sostantivare una parola) con solamente premettere l’articolo determinativo o
l’articolo indeterminativo:

· gli aggettivi qualificativi:

questo è il brutto del mio lavoro.

· i pronomi:

i miei genitori sono molto anziani

· i verbi:

tra il dire e il fare c’è il mare

· Gli avverbi:

il domani è incerto

· Le congiunzioni

Con i se e i ma non si fa nulla


Dal punto di vista grammaticale il nome si può classificare in base a tre modi:
al significato, alla forma e alla struttura.

IL SIGNIFICATO DEI NOMI

Il significato dei nomi è una classificazione che ci permette di distinguere meglio le


parole a cui fanno riferimento i nomi, basandoci in ciò che significano. In base a questa
classificazione si dividono in:

1. Nomi propri e nomi comuni

I nomi comuni si usano quando non è necessario identificare esattamente una


persona o una cosa di una determinata categoria e, quindi, la indichiamo in modo
generico.
I nomi propri si usano, invece, per indentificare esattamente una persona o una
cosa particolare, attraverso un nome unico che gli appartiene, questo permette.

2. Nomi concreti e i nomi astratti

I nomi concreti indicano esseri viventi o cose concrete che possiamo percepire
attraverso i nostri cinque sensi, quindi che possiamo toccare, vedere, udire,
gustare o annusare:

il tavolo (si può toccare)


il film (si può vedere)
la musica (si può ascoltare)
il fiore (si può annusare)
gli spaghetti (si possono gustare)

I nomi astratti indicano concetti e idee che non si possono percepire attraverso i
nostri sensi fisici, ma sono una creazione della fantasia, dell’immaginazione dei
nostri propri pensieri.

l’amicizia
la perseveranza
la volontà

Non è sempre possibile fare una distinzione chiara fra nomi concreti e nomi astratti,
infatti molti nomi, come per esempio:
salto
caduta
sonno
corsa
possono appartenere alle due categorie perché indicano avvenimenti che possiamo
percepire attraverso i sensi ma che sono privi di una consistenza materiale.

3. Nomi individuali e nomi collettivi

I nomi individuali si riferiscono sempre a un solo organismo vivente, una sola


persona, un solo animale o una sola cosa:

l’albero
il ragazzo
l’uccello
la nave

I nomi collettivi indicano sempre un insieme di organismi viventi, persone,


animali o cose della stessa specie:

il bosco
la folla
lo stormo
la flotta

Sia i nomi individuali che collettivi appartengono sempre ai nomi concreti.

4. Nomi numerabili e nomi massa

I nomi numerabili indicano entità delimitabili:

un libro
una stanza
un albero

I nomi massa o non numerabili, al contrario, indicano sostanze amorfe, senza


forma come i liquidi o materiali considerati genericamente:

acqua (materiale amorfo)


sale (materiale amorfo)
legno (sostanza generica)
ferro (sostanza generica)
LA FORMA

La forma dei nomi si riferisce alla variazione che subisce il nome per modificare il
suo genere (femminile o maschile) e il suo numero (singolare o plurale).

Quasi tutti i nomi sono variabili, significa che hanno diverse forme, per esempio il
nome ragazzo ha quattro forme:

il ragazzo
la ragazza
i ragazzi
le ragazze

Il nome è formato da due parti:


la prima parte, invariabile, è denominata radice (o morfema lessicale) e indica il
significato del nome; la seconda parte, variabile, è denominata desinenza (o morfema
grammaticale) e fornisce informazioni di carattere grammaticale indicando il genere
(femminile o maschile) e il numero (singolare o plurale) del nome:

TAVOLO
TAVOL (radice) + O (desinenza)

L’insieme di tutte le desinenze relative a un nome viene denominata


(declinazione o flessione); ci sono nomi che hanno 4 desinenze:

il ragazzo
la ragazza
i ragazzi
le ragazze

ci sono nomi che sono invariabili nel genere e quindi hanno solo due desinenze:

il nipote
i nipoti

ci sono nomi che sono indeclinabili, cioè non variano in genere e in numero ed hanno
una desinenza:

il cinema
il gorilla
IL GENERE: l’italiano possiede solamente due generi, il maschile e il femminile,
non ha invece il genere neutro.

IL NUMERO: il numero dei nomi ha due forme, singolare o plurale.

I NOMI SOVRABBONDANTI: hanno due forme di plurale, una di genere maschile e


una di genere femminile. I due plurali a volte possono avere lo stesso significato o
significato differente.
- Nomi che hanno il plurale con lo stesso significato:
il ginocchio (singolare) – i ginocchi / le ginocchia (plurale)
il sopracciglio (singolare) – i sopraccigli / le sopracciglia (plurale)
- Nomi che hanno il plurale con significato differente:
il corno – i corni (strumento musicale) / le corna (degli animali)
il filo – i fili (della luce) / le fila (di una congiura)
- Nomi che hanno doppia forma sia al singolare sia al plurale:
l’orecchio/l’orecchia – gli orecchi/le orecchie
il frutto/la frutta – i frutti/le frutte

I NOMI CON DOPPIA FORMA AL SINGOLARE: sono nomi che hanno due
forme al singolare e una sola forma al plurale:

forestiero/forestiere (singolare) – forestieri (plurale)

LA STRUTTURA
Quando parliamo della struttura dei nomi, ci riferiamo alle parti da cui sono formati
i nomi. Si dividono in: primitivi, derivati, alterati e composti.

1. I nomi primitivi

I nomi primitivi sono parole che derivano (in senso storico) direttamente da
parole latine e non da altre parole italiane. Sono composti solamente
dalla radice, che indica il significato, e dalla desinenza, che indica il genere o
il numero. sono la base che dà origine ai nomi derivati, i nomi alterati e i
nomi composti.
tavolo
casa
albero

2. I nomi derivati

I nomi derivati si originano partendo dai nomi primitivi, ma acquisiscono


un significato differente dalla parola da cui derivano.

Carta: cartolaio, cartomante, cartiera, cartoccio, cartella, cartuccia,


cartucciera, carteggio, incarto, incartamento, scartoccio, scartoffia,
scarto, cartografo, cartografia, cartaceo.
La formazione di un nome derivato avviene aggiungendo alla radice del nome
primitivo prefissi e suffissi.
disonore (nome con prefisso)
canile (nome con suffisso)
ingrandimento (nome con prefisso e suffisso)

3. I nomi alterati

I nomi alterati modificano i nomi primitivi da cui prendono forma, dandogli


particolari sfumature di grandezza o piccolezza, di bellezza o bruttezza, di
simpatia o disprezzo senza la necessità di utilizzare altre parole. Per alterare un
nome si utilizza un suffisso (chiamato suffisso alterativo) che viene aggiunto al
nome primitivo. Dipendendo dalle qualità che esprimono, i nomi alterati si
possono suddividere in: diminutivi, accrescitivi, vezzeggiativi e dispregiativi.

 I nomi diminutivi indicano qualità di piccolezza, ma possono indicare anche affetto e


intimità. I suffissi che si utilizzano maggiormente per realizzare i nomi diminutivi
sono: –ino, –etto, –ello, –icello, –icciolo, –olino e –otto:

piattino (piatto)
casetta (casa)
finestrella (finestra)
campicello (campo)
porticciolo (porto)
sassolino (sasso)
aquilotto (aquila)

 I nomi accrescitivi indicano qualità di grandezza, anche se a volte può avere un valore
dispregiativo (vecchione, donnone, ecc.). Per realizzare un accrescitivo si utilizzano i
suffissi: –one, –accione, –acchione:
portone (porta)
omaccione (uomo)
furbacchione (furbo)

 I nomi vezzeggiativi hanno un significato si affetto, di simpatia, si usano per esprimere


la propria vicinanza emotiva o fisica. Per realizzare un vezzeggiativo si utilizzano i
suffissi: –uccio, –acchiotto, –olo, –otto, –uzzo:
cavalluccio (cavallo)
orsacchiotto (orso)
figliolo (figlio)
ragazzotto (ragazzo)
pietruzza (pietra)

 I nomi peggiorativi o dispregiativi esprimono disprezzo, antipatia, avversione. Per


realizzare un peggiorativo si utilizzano i suffissi: –accio, –astro, –azzo, –aglia, –ucolo,
–onzolo, –uncolo, iciattolo:
ragazzaccio (ragazzo)
giovinastro (giovane)
amorazzo (amore)
gentaglia (gente)
poetucolo (poeta)
mediconzolo (medico)
ladruncolo (ladro)
omiciattolo (uomo)
NB: fare attenzione ai nomi primitivi che presentano terminazioni uguali ai nomi
alterati perché non lo sono (le loro sillabe finali non sono suffissi ma fanno parte della
radice della parola): bottone, tacchino, focaccia, mattone.

4. I nomi composti

I nomi composti sono formati dall’unione di due o più parole e danno origine a
un nuovo nome con un significato differente. Le parole che si uniscono per
formare i nomi composti possono essere di vario tipo:

 Nome + nome: madreperla, pescecane, caposquadra


 nome + aggettivo: pastasciutta, cartapesta, pellerossa
 aggettivo + nome: altopiano, francobollo, mezzogiorno
 aggettivo + aggettivo: dolceamaro, sordomuto, rossonero
 avverbio + avverbio: malvolentieri
 avverbio + aggettivo: sempreverde, malsano
 avverbio + verbo: benestare
 nome + verbo: manomettere
 verbo + nome: portalettere, passaporto, parafango
 verbo + verbo: dormiveglia, saliscendi, fuggifuggi
 verbo + avverbio: posapiano
 Preposizione (impropria) + nome: soprannome, sottoufficiale
 Preposizione (impropria) + verbo: sottostimare
 Nome + preposizione + nome: ficodindia
 «Capo» + nome: capolavoro, capogiro, capoluogo, capodanno.