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Milano Sant’Ildefonso

La chiesa progettata da Carlo De Carli in zona Sempione a Milano viene


costruita nel 1956. L’impianto stellare determina una facciata concava
che accoglie i fedeli. Realizzata in cemento armato e mattoni viene
caratterizzata da un tiburio esagonale formato da sei colonne cilindriche
e disposto sopra l’altare centrale per valorizzarne il ruolo. All’interno è
presente un Crocifisso di Umberto Milani
Luogo
piazzale Damiano Chiesa 7, Milano
Anno
1954-56
Inaugurazione
26 settembre 1956
Committente
Arcidiocesi di Milano, card. Ildefonso Schuster, card. Giovanni Battista Montini
Autore
Carlo De Carli (1910-99)
Orari d'apertura
da lun a sab 07:30/12:00 e 15:30/19:00;
domenica 07:30/12:30 e 16:30/19:30
Come raggiungere la scheda
ATM 1 (fermata C.so Sempione Via E. Filiberto); 19 (fermata C.so Sempione Via E. Filiberto); 14 (fermata P.za Firenze); 43 (fermata
C.so Sempione Via E. Filiberto); 57 (fermata C.so Sempione Via E. Filiberto); 48 (fermata P.le Damiano Chiesa); 78 (fermata P.le
Damiano Chiesa)

Impianto urbanistico e contesto di riferimento


Il primo progetto per la chiesa di Sant'Ildefonso è ad opera dell'architetto
siciliano Ernesto Rapisardi che aveva previsto un corpo circolare e un altro
a mezzaluna, con portico annesso rivolto verso la piazza. La morte del
cardinale Ildefonso Schuster determina un nuovo concorso ad inviti dove
risulta vincitore Carlo De Carli. La chiesa viene pensata in armonia con la
piazza circolare antistante, all'interno di un impianto urbanistico che si
estende lungo l'intero isolato e delimitato dalle strade laterali; gli angoli sono
marcati da due edifici simmetrici che ospitano gli uffici parrocchiali, mentre
negli spazi aperti compresi tra questi e l'edificio religioso sono presenti gli
ingressi all'oratorio posto nella parte posteriore del lotto. La dedicazione è
concepita dal nuovo cardinale Giovanni Battista Montini in onore del suo
predecessore e l'impianto rappresenta un'anticipazione del clima di
rinnovamento architettonico e liturgico che viene riconosciuto ed
incoraggiato con il Concilio Vaticano II (1962-65).

Facciata principale
Il perimetro stellare dell'edificio favorisce la presenza di una facciata
concava che si affaccia sul sagrato rialzato e accoglie i fedeli. Il trattamento
della superficie non viene arricchito da nessuna decorazione rispetto alle
altre facciate: prevale solo la struttura in cemento e la parete in mattoni,
nelle quali sono inserite alcune finestre in vetrocemento colorate. Il
prospetto viene completato dalla presenza di un atrio convesso, non
previsto in origine, chiuso da una pensilina anch'essa in cemento. Il rapporto
con la grande piazza è mediato dall'ampia scalinata racchiusa dalle due
rampe d'accesso aggiunte successivamente.

Organizzazione interna
La figura dell'esagono rialzato che ospita l'altare è il punto di origine della
pianta: da esso partono i raggi che definiscono uno spazio delimitato da un
muro ad andamento spezzato che crea ritmo e dona forza all'ambiente
unitario. Il suo valore viene rafforzato da una struttura a traliccio composta
da sei colonne cilindriche e raccordate tra loro da cinque passerelle. Questo
ciborio si estende fino alla lanterna, anch'essa esagonale, che garantisce
illuminazione dall'alto ed è visibile dall'esterno. Solo due passerelle sono
praticabili: la più bassa è collegata al coro, sistemato sul balcone al di sopra
della sagrestia posta dietro l'altare, mentre la più alta è collegata ad una
passerella che gira intorno a tutto l'edificio, pensata come un moderno
matroneo e funzionale per la manutenzione della chiesa. Il pavimento della
dell'aula è rivestito in piastrelle di clinker, mentre i gradini dell'altare, la scala
e il sagrato esterno sono in beola bianca. Inoltre il progettista ripropone il
disegno a raggi delle travi di copertura attraverso l'inserimento nel
pavimento di piastrelle bianche che si espandono verso i muri esterni. E'
presente anche un livello seminterrato che ospita un cinema e le aule per il
catechismo.

Caratteristiche strutturali
La struttura portante è costituita da un sistema di pilastri e travi in cemento
lasciati a vista nelle pareti esterne, mentre la copertura viene sostenuta dal
ciborio attraverso le sei colonne a sezione rotonda. La stessa è ricoperta
all'esterno da tegole e si appoggia su travi in cemento che scaricano sulla
struttura perimetrale. I mattoni interni ed esterni sono sabbiati e lasciati
anch'essi a vista, mentre il solaio è intonacato.

Aspetti liturgico-pastorali
La pianta centrale che viene sviluppata intorno all'altare favorisce uno
spazio dove il fedele possa sentirsi partecipe della celebrazione; essa non
solo viene pensata per raccogliere l'attenzione dell'assemblea, ma per
trasmettere il significato di una comunità che si riforma all'indomani della
guerra e ricostruisce un luogo semplice ma significativo dove pregare. Per
tale motivo l'illuminazione non è secondaria: l'ambiente è caratterizzato da
tre livelli di luce diversa per creare maggiore suggestione. In un andamento
verso l'alto, il primo effetto di luce è garantito da vetrate in vetrocemento
colorato, il secondo da fori quadrati, diradati tra loro, con vetri color pastello,
mentre il terzo è costituito da una fascia continua di finestre che creano in
alcuni punti il “distacco” della copertura.

Opere d'arte
La chiesa ospitava sul culmine della facciata un Crocifisso in bronzo ad
opera di Umberto Milani; questo ora è stato sostituito con un calco, mentre
l'originale viene conservato su un pannello a sinistra dell'altare, la cui
posizione è contrapposta al battistero sulla destra. Inoltre è presente un
Crocifisso di don Marco Melzi sopra la mensa. Erano anche previsti, senza
esito finale, due angeli in bronzo di Lucio Fontana da posizionare sul
sagrato, in prossimità dell'ingresso, e un terzo da collocare al vertice della
lanterna esterna.

Breve vita Autore


Carlo De Carli è stato un architetto che ha caratterizzato il dibattito milanese
a partire dal secondo dopoguerra accompagnando, ad un'intensa attività
professionale, un impegno costante nella ricerca progettuale. Tra le opere
più significative si ricordano la casa per abitazioni e uffici in via dei Giardini
(1947-49), il teatro Sant'Erasmo (1951-53), entrambi a Milano, e il grande
Ricovero per Anziani di Negrar, Verona (1955-63). Oltre ad aver diretto
riviste quali “ll Mobile Italiano” e “Interni” è stato anche rettore al Politecnico
di Milano, mentre la sua attività di designer lo ha portato a collaborare con
Cassina e Tecno e ad essere membro della Giunta Esecutiva della X e XI
Triennale di Milano.

Altri progetti sacri


L'architetto ha modo di confrontarsi con l'architettura sacra anche attraverso
la chiesa di San Gerolamo Emiliani (1952-65), sempre a Milano.