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Aleksandr Dughin

"TERRA VERDE" : L’AMERICA


1. La carta segreta
2. Perché non «Colombia?»
3. Atlantide e Oltre-Atlantide: il mistero del dollaro
4. L’alba ad Occidente, il tramonto ad oriente
5. La «Santa America»
6. «Apollo», Diana e la piramide tronca
7. I doni dal «mondo degli antenati»
8. Chiudere l’America

Nel proseguire il tema che abbiamo iniziato a trattare negli articoli Continente Russia e L’inconscio
dell’Eurasia, vorremmo adesso studiare nelle sue linee generali la missione del continente
americano dal punto di vista della geografia sacra. Il ruolo degli Stati Uniti, l’ultima superpotenza
rimasta ormai al mondo, appare oggi centrale nella geopolitica globale. A partire dalla fine dei XIX
secolo, un continente marginale, che sino ad allora aveva rappresentato null’altro che una provincia
secondaria del Vecchio Mondo, dell’Europa, diviene progressivamente un gigante politicamente e
culturalmente autonomo, finché, dopo la Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti si propongono
come universale modello paradigmatico tanto per gli stessi paesi, europei quanto per l’Asia. Il
significato dell’America cresce incessantemente, si diffonde un insieme di criteri intellettuali,
culturali. psicologici e persino filosofici collegati all’America che va ben al di là dei suo influsso
economico e militare. Diviene evidente l’esistenza di una «America mitologica», di una «America
come concetto», di una «America come idea dell’America». E noi siamo profondamente convinti
che, se una simile «idea dell’America» ha potuto radicarsi nella coscienza geopolitica universale ed
entrarvi come qualcosa di «neo-sacrale», devono esservi state delle importanti ragioni, connesse con
l’inconscio collettivo dell’umanità, e con quella segreta geografia continentale che affonda le sue
radici nei millenni ed il cui ricordo continua a vivere negli archetipi psichici. Il presente articolo si
prefigge precisamente di esaminare il significato profondo dell’America come «continente
interiore».

1. La carta segreta
Le ipotesi sulla scoperta dell’America da parte del Vecchio Mondo molto prima di Cristoforo
Colombo stanno diventando sempre più popolari. E’ quasi dimostrato che i Vichinghi scandinavi
visitarono l’America del Nord sulle loro navi; rune nordiche si trovano ovunque sulla costa
orientale del Canada, in Labrador, nell’isola di Terranova e così via. Abbastanza convincenti sono
anche le argomentazioni dei ricercatore De Mayo riguardo ai contatti tra la civiltà degli Incas e gli
stessi Vichinghi. E ci sono inoltre altre versioni secondo le quali l’Europa avrebbe sempre saputo
dell’esistenza dei continente americano; tale informazione non sarebbe stata divulgata solo per ben
precise ragioni di ordine sacro. Ma di particolare interesse appare l’enigmatica storia della carta. di
Muhiddin Piri Reis, sulla quale ci soffermeremo dettagliatamente.
Nel 1520 Muhiddin Piri Reis, ammiraglio della flotta turca, pubblicò ad Istanbul un atlante di
navigazione chiamato Babriye (questo atlante è tuttora conservato nel Museo Nazionale di
Istanbul). Alcune delle carte che vi si trovano raffigurano con stupefacente precisione l’America dal
Nord e del Sud, la Groenlandia e ... l’Antartide che., almeno secondo gli storici ufficiali, non poteva
semplicemente essere conosciuta ai navigatori dell’epoca.
Piri Reis spiega in questo modo la provenienza di quelle carte. Sarebbero state trovate indosso ad
uno spagnolo che aveva partecipato alle tre spedizioni di Cristoforo Colombo e che era quindi stato
catturato in un combattimento navale dall’ufficiale turco Kemal. Nelle sue note Piri Reis afferma
che solo grazie a quelle carte Colombo aveva potuto scoprire il Nuovo Mondo. Una conferma
indiretta dì questa affermazione è contenuta nel libro scritto dal figlio di Cristoforo Colombo,
Fernando, Vita dell’ammiraglio Cristoforo Colombo, nel quale si legge: «Egli (cioè Colombo) si
servì di una gran quantità di informazioni prima di giungere alla convinzione che avrebbe potuto
scoprire numerose terre ad occidente delle isole Canarie». Le carte di Colombo, capitate tra le mani
di Piri Reis, erano state disegnate nel 1498, ma lo stesso ammiraglio turco riteneva che fosse giunto
sino a Colombo un libro dell’epoca di Alessandro Magno. Tuttavia alcuni dettagli delle carte - ad
esempio l’Antartide e la Groenlandia non appaiono in esse ricoperte dai ghiacci, il che consente, in
particolare, di osservare come quest’ultima sia in realtà composta da due isole (un fatto confermato
da una recente spedizione francese) - possono riferirsi solo ad un quadro geografico del pianeta
risalente a cinque millenni fa! L’analisi delle carte di Piri Reis compiuta dal professor A. Afetinan
nel libro La più antica carta dell’America (1) e la perizia effettuata negli Stati Uniti dall’Istituto di
Cartografia Marina hanno mostrato l’incredibile precisione di. queste carte, nelle quali sono
raffigurati persino alcuni massicci montuosi dell’Antartide e della Groenlandia solo recentemente
scoperti dal geologi. Una precisione consentita, secondo gli esperti, solo dalla fotografia aerea.
In un modo o nell’altro, i popoli eurasiatici devono perciò essere stati a conoscenza dell’esistenza
dell’America molto prima di Colombo; tuttavia, poiché nessuna conoscenza scompare senza
lasciare traccia, ma discende invece nella sfera dell’inconscio o si ritira nella profondità dei segreti
esoterici, un continente così importante come l’America non poteva non essere un fondamentale
elemento della «geografia sacra» degli uomini del passato; allo stesso modo il ruolo moderno
dell’America come civiltà autonoma non è altro che il risveglio di alcuni antichi archetipi conservati
dal subconscio delle nazioni eurasiatiche.

2. Perché non «Colombia?»


Molti spiegano l’attuale denominazione del continente con il nome di Amerigo Vespucci,
anziché con quello di Cristoforo Colombo, semplicemente come il risultato di un equivoco storico e
di un errore casuale. Noi non possiamo assolutamente essere d’accordo, poiché non è difficile
osservare come, persino nell’ambito più locale, tra le denominazioni meramente «razionali»
sopravvivono anche quelle che in qualche modo corrispondono ad archetipi linguistici semi-
inconsci, ad esempio nel noto fenomeno della cosiddetta «etimologia popolare». La semplice
somiglianza fonetica ha in ciò un ruolo importante, ma una tale identificazione di concetti sulla base
di una parvenza sonora testimonia non tanto della loro «erroneità» (come riteneva la scienza
«positivista» del XIX secolo e dei primi anni del XX), quanto della saldezza delle strutture
significanti, non però al livello delle parole intere, ma a quello delle singole lettere e delle loro
associazioni. Sulla base della cosiddetta «etimologia popolare» si fondano il nirukta e la «Qabbala»
ebraica, metodi sacri metafisicamente pregevoli e non certo «popolari». Riteniamo pertanto che, per
trasmettersi ad un continente tanto gigantesco e senz’altro estremamente significativo per la sua
missione geopolitica, la parola «America» debba necessariamente racchiudere in sé un’idea fonetica
collegata ai modelli arcaici della proto-lingua nella quale si conserva il subcosciente delle nazioni
eurasiatiche.
Nell’immagine sacra (e di conseguenza nella denominazione) dell’America doveva in primo
luogo riflettersi l’idea della sua origine «estremo-occidentale». Secondo i lavori dei professor Wirth,
il più antico centro sacro dell’Occidente è stato la terra di Mo-Uru, l’isola di Mo-Uru, situata
nell’Atlantico nord-occidentale. Questo nome è presente nel Bundabishn (un testo sacro
zoroastriano), dove viene ricordato come terza tappa dopo Aryànem Vaéjo - dei grandi antenati arii.
(La stessa Aryànem Vaèjo si trovava invece proprio al Polo Nord, nel continente, scomparso ormai
molti secoli or sono, «Arktoa ghe»). Proprio con l’ausilio di questa parola chiave, «Mo-Uru», e
fondandosi sulla decifrazione delle rune e dei simboli pre-runici (in particolare della scrittura
lineare egiziana predinastica, delle iscrizioni micenee e persino degli antichi graffiti rupestri) il
professor Wirth ha potuto penetrare i segreti di tanti cataclismi etnici e razziali della Preistoria.
Nelle sue differenti varianti fonetiche Mo-Uru è presente nella Bibbia - Moria è il nome della terra
dove Abramo decise di offrire Isacco in sacrificio a Dio - nelle saghe celtiche, nelle quali si parla
della terra di «Morias» o «Murias» come della patria delle stirpi nordiche e divine dei Tuatha De
Danann, ed in Scandinavia, dove il circolo di pietra dei centro pagano di culto si chiamava appunto
Moraste, vale a dire «pietra di Mor» e così via (2).Wirth suppone (e dimostra convincentemente nei
suoi minuziosi lavori L’origine dell’umanità e La proto-scrittura sacra dell’umanità,) che gli
«amorei», i «mauri» e persino i «maori» dell’Oceania sono gli eredi degli antichi profughi di questo
centro sacro situato nell’Atlantico settentrionale. Egli pensa anche che la geografia di questa terra
sia stata in seguito trasferita nella toponomastica delle successive sedi degli «uomini di Mo-
uru».Curiosamente, il termine Amorei significa in ebraico proprio «popolo dell’Occidente» (am
uru). Esiste anche una dottrina sacra affermante che la tradizione giudaica è «occidentale» per la
sua origine simbolica e preistorica. Di ciò testimoniano anche l’usanza giudaica di feste ggiare in
autunno l’Anno Nuovo ed il calcolo del giorno a partire dalla sera, sottolineando così il particolare
significato dell’orientamento occidentale, che corrisponde alla sera ed all’autunno, cioè al periodo
di «tramonto» del giorno e dell’anno. In una simile prospettiva la stessa Ur dei Caldei, dalla quale
Abramo si allontanò verso la terra promessa, appare un sostituto di Mo-Uru, della «Ur nord-
atlantica», poiché persino lo Zohar afferma che «Ur», dove inizialmente risiedeva Abramo,
simboleggia la «condizione spirituale superiore», dalla quale Abramo, per necessità provvidenziale,
discese verso il basso. (E’ interessante notare che gli stessi ebrei condividono abbastanza spesso
questo punto di vista riguardo all’origine occidentale della loro tradizione, come si vede dai diversi
progetti sionisti di «organizzazione dello stato ebraico» in America o dai libri di Simon Wiesenthal
sulla preistoria ebraica dell’America e di Edmund Weizmann su L’America. Nuova Gerusalemme).
In questo modo l’enigmatica parola «Mo-Uru» designa proprio il continente sacro extraeuropeo,
situato ad Ovest, nell’Atlantico. Ma «Mo-uru», «Amuru», o «Amoru» (queste forme si incontrano
storicamente nelle diverse tradizioni) sono foneticamente assai simili a «America». Non è neppure
escluso (anzi, è probabile) che proprio questa «coincidenza», o meglio questa provvidenziale
corrispondenza, sia servita come fondamento inconscio o semiconscio per l’assegnazione al Nuovo
Mondo, di un nome esteriormente tanto profano ed interiormente tanto sacro.

3. Atlantide e Oltre-Atlantide: il mistero del dollaro


Naturalmente questo rapporto «America» - «Mo-uru» si Collega direttamente al mito di Atlantide,
al paleo-continente di cui han parlato Solone, Platone e molti altri dopo di loro. Atlantide è il
continente sacro occidentale dove fiorì una grande civiltà spirituale perita in seguito ad uno
spaventoso cataclisma e ad un’inondazione. La rovina dei continente è per lo più descritta colme un
avvenimento graduale: dopo l’inabissamento della sua parte continentale, situata ad occidente di
Europa ed Africa, per qualche tempo sopravvissero nell’Atlantico del Nord alcune isole nelle quali
si concentrarono le ultime stirpi degli Atlantidi e la loro tradizione. Una di queste terre fu, a giudizio
di Wirth, proprio Mo-Uru, che venne a sua volta sommersa dalle acque alcuni millenni dopo il
cataclisma principale.
Tuttavia il continente America non è il continente più occidentale della geografia sacra
(Atlantide), ma la sua continuazione ad Occidente. In altre parole l’America era un’«Oltre-
Atlantide», vale a dire una terra situata «da quella parte, verso Ovest». E’ possibile che questa
dislocazione sacralmente simbolica dell’America spieghi l’inquietante segretezza collegata ad essa
nel contesto della geografia sacra delle civiltà tradizionali dell’Eurasia.
In conformità a questa geografia sacra, ad Occidente si trova la «Terra Verde», la «Terra dei
Morti», una sorta di mondo semi-materiale, che ricorda l’Ade o lo Sheol. E’ il paese del Crepuscolo
e del Tramonto, dal quale non vi è uscita per i semplici mortali e al quale può accedere solo un
predestinato. Si ritiene che la denominazione Groenlandia (che significa, appunto, «Terra Verde») si
riferisca proprio a questo luogo. La «Terra Verde» non è Atlantide (e neppure Mo-Uru), ma
qualcosa che si trova più ad Occidente di essa, un «mondo della morte», un «regno delle tenebre». E
questo aspetto ultramondano del continente americano si rivela in maniera stupefacente sin dalla
prima occhiata ad una cosa tanto banale come il segno del dollaro. René Guénon ha una volta
osservato che all’origine del simbolo $ sulle monete americane sta una semplificazione grafica
dell’emblema sacro che si incontra nelle monete dell’arca mediterranea. Inizialmente i due segni
verticali erano delle rappresentazioni delle «colonne d’Ercole» che, secondo la tradizione, si
trovavano sullo stretto di Gibilterra. In questo segno appariva inizialmente anche la scrittura
simbolica nec plus ultra, che significa «non oltre». Entrambi questi simboli avevano il significato di
un confine, del margine occidentale della geografia sacra umana, al di là del quale si trovano i
«mondi non umani». E questo simbolo «di confine», indicante che oltre Gibilterra non si poteva
andare, è divenuto in maniera paradossale il simbolo finanziario dell’America, di un paese, cioè,
che si trova «al di là del confine», proprio dove il prototipo del regno del dollaro proibiva di andare.
Anche da questo si può intendere la qualità simbolica «ultramondana» dell’America, nella quale si
rivelano gli aspetti geopolitici tenebrosi e proibiti della civiltà umana.
In una simile prospettiva la nuova scoperta dell’America ad opera di Colombo ha in sé un
significato alquanto funesto, poiché indica la comparsa all’orizzonte della storia della «Atlantide
sommersa», e neppure della stessa Atlantide, ma della sua «ombra», della sua prosecuzione negativa
nell’Occidente simbolico, nel «mondo dei morti». Ed in questo senso è abbastanza significativa la
coincidenza cronologica di questa «nuova scoperta» con l’inizio del brusco declino della civiltà
europea (ed in generale eurasiatica), che da allora cominciò a perdere i suoi principi spirituali,
religiosi qualitativi e sacrali.
Su un piano cultural-filosofico proprio l’America diviene da allora il luogo della proiezione
ideale di tutte le utopie profane, atee o semi-atee. I modelli di società fondati sulla mere ragione
umana - a partire da Tommaso Moro - vengono sempre più spesso trasferiti su questo continente. E
qui, di nuovo, non solo il carattere ignoto di queste terre influisce sulla scelta delle estensioni
geografiche destinate alla realizzazione dell’utopia, ma anche gli archetipi della «terra dei morti»,
«dove regna un eterno ordine e la pace» e le immagini della «Terra Verde» dell’Occidente agiscono
in misura notevole sugli utopisti e le loro costruzioni. Si può configurare il cielo storico
dell’America come quello di una «Nuova Atlantide», sorta dalle profondità delle acque, ma non si
tratta della vera Atlantide, risorta, bensì di un’altra, chimerica, contraffatta, fantomatica, che si è
dedicata a far tornare l’«età dell’oro», ma dalla quale emana l’odore dei continente-tomba.

4. L’alba ad Occidente, il tramonto ad Oriente


Il noto metafisico e tradizionalista Gejdar Dzhemal ha una volta accennato ad una interessante
caratteristica. della dislocazione geografica del continente americano: per gli americani il sole sorge
oggi mattina dalla parte dell’Europa (vale a dire da luoghi che nella geografia sacrale sono
saldamente connessi con l’Occidente) e tramonta dalla parte dell’Asia (cioè dell’Oriente simbolico).
Una simile confusione del simbolismo degli orientamenti nella naturale «percezione dei mondo»
degli abitanti di questo continente corrisponde stranamente alla famosa profezia dell’escatologia
islamica secondo cui negli «ultimi tempi» il sole sorgerà ad Occidente e tramonterà ad Oriente.
Questa particolarità deve inevitabilmente influire sul livello arcaico della psicologia continentale
americana, aggiungendosi così al già peculiare ruolo dell’America come riemersa Oltre-Atlantide,
«Terra Verde dei Morti». Se a ciò si aggiunge anche l’utopismo razionalistico proprio non solo ai
teorici dei Vecchio Mondo, ma anche ai padri fondatori degli Stati nord-americani, avremo come
risultato una variante dei fenomeno escatologico e messianico che forma la struttura ed il paradigma
dell’intera coscienza continentale, in particolar modo di quegli aspetti maggiormente collegati alla
geopolitica, all’universalismo ed all’auto-identità.
Lo scenario dell’evento escatologico è a grandi linee lo stesso in tutto le religioni. Nel
cristianesimo, nell’islamismo, nel buddhismo, nella maggior parte delle tradizioni pagane degli Arii,
persino nei cargo-culti melanesiani l’«epoca messianica» è caratterizzata dalla «resurrezione (o dal
ritorno) dei morti», dal «ristabilimento dei benessere paradisiaco», dalla «riscoperta di tutto quel
che era andato perduto nella storia», dalla «apparizione di nuove terre e nuovi cieli», dalla presenza
di una «grazia permanente» e così via. Se si osserva attentamente la mentalità americana nella sua
settentrionale e più marcata variante, ci si trovano di fronte quasi tutti gli aspetti di questo piano
escatologico. La «resurrezione dei morti» si presenta sotto l’aspetto dell’ibernazione cui vengono
sottoposti i cadaveri dei ricchi americani che sperano di risorgere grazie alle scoperte scientifiche
dei secoli futuri, nonché nella moltitudine delle sette neo-spiritualistiche che predicano la tanatofilia
e dimostrano scientificamente (con l’aiuto di congegni ciarlataneschi) «l’immortalità dell’anima».
Il «benessere paradisiaco» è trasformato nel benessere materiale, mentre la «nuova terra» risulta
invece essere lo stesso continente americano, base della nuova «epoca dell’oro», chiamato in molti
ambienti occultistici e astrologici «New Age», vale a dire «nuova epoca». (Questa è anche la
denominazione del più importante movimento neo-mistico americano).
L’escatologismo penetra anche nella stessa idea di un «Nuovo Ordine Mondiale» che ripete e
sviluppa i progetti ideologici americani: si tratta infatti di un’idea che presuppone l’espansione dei
modello americano su tutti i restanti territori del pianeta. E così, emerso dalla profondità di un
inquietante mistero, il «Nuovo Mondo» si sforza di presentarsi come la «nuova terra» spirituale di
cui parla l’Apocalisse e che deve apparire dopo la Fine del Tempo. Ma per il continente americano
l’epoca post-apocalittica è già arrivata: la vittoria degli eserciti alleati nella Seconda Guerra
Mondiale - che ha condotto gli Stati Uniti al predominio mondiale - ed anche il significato
simbolico delle vicende degli ebrei (di questa nazione mistica e tanto importante nella storia!) in
Germania, tutto questo si è fuso nella teoria dell’«Olocausto», e dell’«ultimo sacrificio della storia»,
dopo il quale l’Oltre-Atlantide, in unione con la «Nuova Israele», è entrata nel periodo del «Grande
Sabato», dell’«epoca felice». L’attesa dei tempo messianico è iniziata e l’arcaica coscienza
continentale americana, l’inquieto «spirito» dei continente «riemerso», offre alle tendenze
messianiche ed escatologiche una forza mistica radicata nella percezione simbolica del mondo di
un’umanità che conserva la consapevolezza del collegamento e delle corrispondenze dello spazio e
del tempo anche nel corso di lunghi millenni.

5. La «Santa America»
Nell’arcaico ed inconscio fenomeno dell’«idea americana» è anche l’origine della «teologia
politica dell’americanismo». Ci riferiamo alla concezione neo-protestante dell’America come «terra
promessa», nella quale le energie dei continente si sono riversate in una particolare costruzione
teologica; e, se si vogliono considerare i termini di questo mistico «americanismo protestante» non
come metafore oratorie, ma come esatta formulazione di una costruzione escatologica, ci troviamo
allora dinanzi ad un quadro alquanto inatteso ed inquietante. Lo stesso Giorgio Washington affermò:
«Gli Stati Uniti sono la Nuova Gerusalemme, stabilita dalla Provvidenza in un territorio dove
l’uomo deve raggiungere il suo pieno sviluppo, dove la scienza, la libertà, la felicità e la gloria
devono diffondersi in pace». E’ qui importante notare la concezione della Nuova Gerusalemme»
che, in bocca ad un cristiano (anche protestante), si ricollega obbligatoriamente all’Apocalisse e si
riferisce all’ultimo stadio dello scenario apocalittico, alla discesa dai cieli della spirituale «Città del
Signore», della «Nuova Gerusalemme» (Apocalisse di Giovanni 21, 10-27). Da parte sua John
Adams ha chiaramente definito il globalismo della missione americana, chiamando gli Stati Uniti
«una pura e benefica repubblica, il cui compito consiste nel governo dei mondo e nel
perfezionamento degli uomini».
Nell’epoca moderna questo particolare «patriottismo» ha ricevuto un nuovo impulso grazie allo
sviluppo della televisione; ciò ha determinato l’affermazione del fenomeno della «predicazione
televisiva», che Isidro Palacìos ha definito «cristianesimo elettronico». Ad esempio. il noto
predicatore televisivo Jerry Howell formula oggi in questi termini, l’«idea americana»: «Gli Stati
Uniti, questo paese benedetto da Dio Onnipotente come nessun altro paese della terra, è minacciato
adesso, all’interno ed all’esterno, da attacchi diabolici che possono concludersi con l’annientamento
della nazione americana. Il diavolo stesso è entrato in guerra per opporsi al volere di Dio, che ha
posto gli Stati Uniti ai di sopra di tutti gli altri popoli, come l’antico Israele... ». Questi motivi
teologici dell’escatologismo protestante sono totalmente presenti anche negli ultimi presidenti
americani. Nel 1984 Reagan affermava: «Io non penso che il Signore, dopo aver beneficato questo
paese come nessun altro, voglia un giorno vederci mercanteggiare a causa della nostra debolezza».
E quindi, se si pretende di non considerare il ruolo diabolico dell’Oltre-Atlantide nel suo insieme
sovratemporale e metastorico, questo pathos messianico risulta incomprensibile e la dimensione
colossale dei falso spirituale che sta dietro di esso non può essere compresa e valutata. Ci troviamo
dinanzi, come in tutte le «escatologie parodistiche», alla confusione della spirituale «età dell’oro»,
che sopraggiungerà subito dopo la Fine della Storia, con un periodo temporale precedente questa
fine. Questa confusione ha determinato il carattere anticristiano dei bolscevismo russo, che
affermava di aver instaurato un escatologico «paradiso terrestre» (Cfr. ad esempio, il nostro articolo
La fine dell’era proletaria in «Kontinent Rossija», n.3).Occorre anche osservare che la somiglianza
di questi due «continenti» - il «continente America» e la componente, rossa e demoniaca, del
«continente Russia» - è stato rilevato da numerosi studiosi, storici e politologi. Ad esempio Marie
Dominac nell’ottobre dei 1970 scriveva sulla rivista «Esprit»: «Gli Stati Uniti sono oggi la più forte
potenza comunista dei mondo».
In effetti l’utopismo, l’escatologismo, la religiosità parodistica sono in entrambi i casi
straordinariamente affini, e questo nonostante il fatto che gli Stati Uniti e Unione Sovietica sono
«ufficialmente» stati, sino a poco tempo fa, nemici ideologici.

6. «Apollo», Diana e la piramide tronca


Questa logica parodistica, che traspone sul piano materiale le realtà spirituali, deturpandone in tal
modo il significato sacro, è anche alla base del progresso tecnico del «continente America», in
particolare nel tanto importante ambito delle ricerche astronautiche. Il fatto che solo un americano
sia riuscito a volare sulla Luna - dove, secondo le più svariate tradizioni si trovano le «anime degli
antenati» - è ovviamente indicativo. (Altrettanto indicativo è che questo non sia riuscito agli
astronauti sovietici, che pure avevano la stessa formazione politico-escatologica). Nella tradizione
esoterica è affermata l’esistenza di uno stretto legame tra la «terra verde dei morti» ed il pianeta
Luna, un legame che si osserva anche nella oggettiva, materiale e spesso profana epoca
contemporanea. Il fatto nuovo che i voli degli astronauti americani avessero un consapevole
«significato rituale» è rilevabile anche dal nome della navicella spaziale di cui si servirono,
«Apollo». cioè di quello che, nelle tradizioni più diverse, è il compagno di gioco di Diana, della
Luna. Oltre a ciò, alcuni astronauti portarono con sé sulla Luna degli emblemi massonici - come
riferito persino dalla stampa profana - e ciò significa che il carattere «rituale» dell’avvenimento era
loro ben chiaro, dato che l’«ingresso nella sfera lunare» indica nel rituale massonico
l’attraversamento dei «Piccoli Misteri». E qui ci troviamo di nuovo dinanzi ad un parallelo
simbolico: l’iniziazione ai «Piccoli Misteri» conduce in fatti il massone nella cosiddetta
«condizione edenica (paradisiaca)», restituendogli la pienezza spirituale che era appartenuta agli
uomini dell’età dell’oro. Tuttavia nel caso di una singola personalità, questo avviene sul piano del
«microcosmo interiore». In un volo cosmico sulla Luna, invece, il rituale assume un carattere
esteriore, materiale, «macrocosmico», «sacralizzando» in tal modo non il singolo individuo, ma
l’intero «continente» del quale l’individuo è l’emissario. Sul piano simbolico il volo interplanetario
dall’America alla Luna fu equivalente ad un volo dall’«America» all’«America», ma al tempo
stesso questo rituale parodistico rafforzò l’autocoscienza messianica e mistica dell’America
nell’intero subconscio americano.
Occorre anche rilevare come la tradizione massonica sia in America straordinariamente
sviluppata: tuttavia anche in questo ambito esistono concezioni che insistono sul carattere peculiare,
unico ed «eletto» della massoneria americana in rapporto ad altre forme di essa. Nelle logge
massoniche americane è diffusa una leggenda secondo la quale gli ultimi Templari, dopo essersi
nascosti per qualche tempo alle persecuzioni dei monarchi francesi e dei poteri cattolici in Europa si
trasferirono in seguito in America, portandovi i loro segreti ed i loro tesori. Alcuni affermano
addirittura che persino il Santo Graal venne allora portato in America. In ogni caso i massoni
americani sono convinti che il vero centro «santo» della massoneria si trovi negli Stati Uniti e che la
massoneria europea, «troppo arcaica ed impotente», sia oggi poco più che una «sopravvivenza dei
passato». Indubbiamente di origine massonica sono anche i simboli statali degli USA: la stella
bianca a cinque punte (simbolo dell’«Adamo paradisiaco» - di nuovo i temi paradisiaci), e la
piramide tronca, la cui sommità è divisa dalla base da un anello di 13 stelle rappresentante le 13
tribù d’Israele. (La tribù di Giuseppe è spesso raffigurata simbolicamente come la duplice tribù di
Efrem e Manasse, e così se ne hanno 13 anziché 12; in ogni caso è questa la dottrina propria
dell’aritmologia massonica). La piramide tronca ha un significato simbolico alquanto negativo,
poiché rappresenta una gerarchia priva della sua sommità sacra, del suo centro sacro. Forse questo
emblema venne originariamente utilizzato per esprimere l’atteggiamento antiautoritario ed
antimonarchico dell’ordinamento politico degli Stati Uniti, l’assenza di un Unico Governante sul
Parlamento, ma il simbolo non è mai limitato alla sua mera funzione emblematica, cosicché la
piramide tronca racchiude sicuramente in sé l’idea dell’«iniziazione incompleta», della sua
insufficienza, della sua interruzione, il che può essere espresso secondo la lingua rituale massonica
come assenza dei «Grandi Misteri» dopo, l’iniziazione ai «Piccoli Misteri». Ma proprio questa
incompiutezza del ciclo iniziatico è, secondo ogni tradizione autentica, la più tipica caratteristica
della «magia nera».
7. I doni dal «mondo degli antenati»
M. Eliade ed altri studiosi che si sono occupati delle strutture delle credenze arcaiche hanno
accuratamente investigato la logica dei cosiddetti «cargo-culti» melanesiani di carattere
escatologico, collegati alla soppressione di tutte le antiche regole religiose ed all’inizio di una
particolare epoca «messianica», nella quale sono lecite le più sregolate estasi da alcool e la
promiscuità, e che appare caratterizzata da un «ritorno dei morti»: i morti ritornano dall’«America»,
su grandi navi cariche di doni. In linea di principio gli studiosi non escludono che nel sottofondo
simbolico di tali culti vi siano anche i rudimenti di inconsci archetipi di una dimenticata geografia
sacra. Oltre a ciò è interessante notate la duplicità dell’atteggiamento dei cargo-culti nei confronti
dei bianchi, degli «americani»: da un lato gli «americani» sono considerati sfruttatori delle merci
«prodotte» dagli antenati degli stessi aborigeni e dai loro dèi, dall’altro i seguaci di tali culti
iniziano ad imitare i bianchi, i loro costumi, le loro abitudini, i loro atteggiamenti. E per quanto i
bianchi, in rapporto ai «veri» abitanti della terra dei morti, possano apparire degli sfruttatori, pure
hanno con essi un rapporto immediato, il che fa di loro degli esseri comunque eccezionali in fin
contesto sacro. Complessivamente il fenomeno dei «cargo-culti» presuppone un imminente inizio
della «età dell’oro» e di un’assoluta abbondanza. superiore ad ogni proporzione.
Eliade, studiando i cargo-culti, dimostra quanto sia comune il loro scenario escatologico che,
quasi senza differenze, è riscontrabile anche in Africa, tra gli indù, tra i popoli dell’Oceania e così
via. Il «cargo-cultismo escatologico» appare così un fenomeno abbastanza universale, radicato nelle
strutture dell’inconscio, in una certa conoscenza primordiale rifugiatasi nel corso dei millenni nella
sfera psichica più rudimentale. Neppure è difficile scoprire manifestazioni di questo stesso
fenomeno tra i popoli più «civilizzati», ad esempio tra i Russi, il cui specifico cargo-cultismo, nella
sua variante bolscevica, è stato rappresentato molto accuratamente dallo scrittore Platonov nel
romanzo Cevengur, nel racconto Kotlovan ed in altre sue opere. Si ha addirittura l’impressione che
queste opere di Platonov siano state sin dall’inizio concepite come illustrazione di un arcaico cargo-
culto. Ma per ritornare ai cargo-culti melanesiani, vogliamo aggiungere che a nostro giudizio il
ruolo dell’America in essi non si limita a quello di rappresentare la lontana «terra degli uomini
bianchi», ma corrisponde ad un quadro geografico-sacrale più accurato e significativo.
Il fenomeno cargo-cultistico appare in realtà una componente sussidiaria della «terra dei morti»,
della «America in Atlantide». La coscienza autoctona dei territori non americani, perduta
l’originaria integrità metafisica e quindi incapace di sollevarsi ad una vera e verticale prospettiva
escatologica, compie una confusione simile a quella che avviene nella stessa coscienza americana:
lo spirituale si trasforma in materiale e l’ultraterreno in terreno. E’ solo in questo modo che può
essere spiegato il complesso atteggiamento dei popoli australi, asiatici, africani ed anche di alcuni
europei nei confronti dell’americanismo e dei suoi rappresentanti. Da un lato gli «americanisti»
suscitano avversione, ripugnanza e desiderio di sottrarsi alla loro influenza (e talvolta di esplorarla
per «smascherarla»), dall’altro la «presenza magica degli antenati morti» alle loro spalle crea un
irresistibile desiderio di imitarli. E’ curioso osservare come ogni passo degli aborigeni verso
l’attivazione del fenomeno cargo-cultistico susciti obbligatoriamente quella «rivoluzione sessuale»
in cui ci imbattiamo non solo tra gli isolani ed i popoli «primitivi», ma anche all’interno degli stati
cosiddetti «evoluti». Pensiamo ad esempio all’esplosione pornografica verificatasi in Cina
parallelamente alla ristrutturazione economica degli anni ’80 (ed al miglioramento dei rapporti con
gli Stati Uniti), all’amoralismo bolscevico degli anni ’20, alla «rivoluzione sessuale» che si sta
verificando nell’attuale occidentalizzante India e così via. Occorre anche notare che l’intero spettro
del cargo-cultismo si incontra anche nel periodo della perestrojka in Unione Sovietica: il «fattore
americano» agisce irresistibilmente e magicamente, suscitando il parassitismo tipico dei cargo-culti,
un cieco entusiasmo ed un’attesa escatologica, ma al tempo stesso anche l’oscuro sospetto che gli
«americani» si siano arricchiti a spese degli antenati (ad esempio «saccheggiando la Russia») e che
agli autoctoni debbano essere restituiti tutti i miracoli della tecnica e le merci scintillanti loro
appartenenti per la legge «totemica». Come ha acutamente osservato G. Dzhemal, il polo «povero»,
aborigeno, della coscienza escatologica (il Kotlovan di Platonov) corrisponde esattamente al polo
«ricco» del medesimo fenomeno (al sogno americano della «città luccicante sulla collina»). Si può
dire che nel loro risveglio cargo-cultistico gli autoctoni cessino effettivamente di ispirarsi a
immaginazioni e costruzioni razionalistiche, soggiacendo invece alle millenarie energie inconsce
che si risvegliano in determinate epoche in risposta a segni misteriosi recati da stranieri provenienti
dall’Occidente, dalla «Terra Verde».
A conferma di questa distribuzione dei ruoli nell’incontro pseudoescatologico dei «subcoscienti
continentali», si può indicare il fatto curioso che per tutte le regioni non occidentali del pianeta la
condizione più caratteristica degli ultimi 100-150 anni è quella dell’attesa (insieme ovviamente al
sentimento di smarrimento, di frustrazione, di presentimento di una qualche catastrofe; un’attesa
percepita tanto più vivamente quanto più arcaico e radicato nel suo subconscio è il popolo in
questione.
Al tempo stesso questo sentimento è completamente sconosciuto, almeno in questa intensità, agli
americani, i quali, al contrario, sono del tutto soddisfatti dell’attuale situazione e credono senza
riserve nel progresso e nel «lieto fine»; soprattutto essi identificano il comfort attuale e le
prospettive di un suo infinito prolungarsi col successo della diffusione globale del loro influsso con
il compimento della loro missione che consiste proprio nell’arrecare «doni magici» contrassegnati
dai sospirati «marchi». E ad un certo punto l’angosciosa attesa da parte degli autoctoni si conclude
con l’accettazione dell’«offerta» americana (che è subito accompagnata da qualche pressione
economica o militare da parte di un’America preoccupata di esportare il «salvifico» modello),
suscitando bizzarri e contraddittori fenomeni culturali e religiosi che mostrano comunque un
accentuato carattere cargo-cultistico.

8. Chiudere l’America
Gli aspetti da noi analizzati della geografia sacra del continente americano, nel loro legame con
l’attuale situazione geopolitica degli Stati Uniti potrebbero certo essere integrati da altre
osservazioni di carattere simbolico, nonché da considerazioni puramente culturologiche, ma quel
che soprattutto ci interessava qui era di fornire una prospettiva dalla quale osservare la questione,
per studiarne in seguito gli aspetti più segreti, enigmatici e sinistri. Ma in conclusione, per non,
lasciare l’impressione che oltre ai due poli di una falsa escatologia geopolitica (quella cargo-
cultistica e quella americana) non esistano altre possibilità, vorremmo ora fare alcune riflessioni
supplementari.
In primo luogo gli archetipi inconsci connessi alla struttura spaziale e temporale del cosmo sacro
devono essere valutati alla luce di una vera e ortodossa tradizione metafisica, che sola può porre le
cose nel posto che compete loro all’interno dell’ordine divino. Al contrario, se si resta al livello
subconscio, questi archetipi, reali e possenti come sono, potranno sempre attrarre non solo singoli
individui, ma intere nazioni, razze e civiltà verso le conseguenze più imprevedibili e rovinose.
Parafrasando una nota massima, possiamo dire che «la strada dell’inferno è lastricata di archetipi
inconsci». E questo è vero tanto per i cargo-cultisti, quanto per gli americanisti. Ma per raggiungere
la tradizione metafisica capace di illuminare con il raggio dell’Intelletto Divino le profondità
abissali dello psichismo occorre compiere uno sforzo intellettuale e spirituale quasi incredibile nelle
attuali circostanze, e questo al fine di distaccarsi completamente dagli infondati «dogmi» del
pensiero profano e materialista che si è impadronito di quasi tutti i nostri contemporanei: ma non
c’è spazio in questa impresa per caotici occultismi, per neo-misticismi e neo-spiritismi di ogni tipo.
Il migliore, anzi l’unico, cammino verso questa meta consiste nell’accostarsi a una forma
tradizionale e, attraverso la pratica spirituale, rituale ed intellettuale, di questa forma, tentare di
penetrare nei suoi aspetti esoterici e segreti, nei suoi misteri. Anche in questo, naturalmente, il
principale sostegno è costituito dai lavori dei moderni tradizionalisti, in primo luogo dai libri di
René Guénon. Solo un approccio incondizionatamente ortodosso, totalmente religioso e puramente
metafisico, ci condurrà al di là delle oscure e pericolose energie del contemporaneo mondo
apocalittico.
In secondo luogo, due sono le tradizioni religiose maggiormente esposte all’influsso della «Terra
Verde», vale a dire il cristianesimo ortodosso (col quale il protestantesimo, i moderni cattolici ed
ortodossi e le sette non hanno nulla a che vedere) e l’Islam ortodosso. (Occorre però notare che
l’Islam è da un punto di vista geopolitico, alquanto più saldo). In ogni caso l’orientamento verticale
e metafisico di queste religioni - a patto che vengano depurate ad un tempo da tutte le stratificazioni
moderne e dalle associazioni antiche - appare una garanzia sufficiente di autenticità ed efficacia
spirituali. Tuttavia anche in queste religioni è necessario rivelare i vari aspetti geopolitici (il che è
evidente nell’Islam, meno nel cristianesimo) e da dimostrare la loro incompatibilità con l’intera
dialettica della «Terra Verde» e dei suoi servi oppositori cargo-cultistici.
Infine è necessario dare forma ad un concetto puramente geopolitico ed extra-religioso dei
«blocco eurasiatico» (Kontinentalblock, come si diceva una volta) che dovrebbe unificare tutti i
popoli e gli stati eurasiatici in un solo complesso autonomo e sottratto al paradigma parodistico-
escatologico che serra attualmente il mondo intero. Oggi, dopo lo smantellamento del sistema
socialista, non è in fondo importante in quale regime ed in quale paese questo avvenga. A livello
globale, è adesso assai più importante come il singolo popolo e il singolo stato si confrontano con
l’«Atlantide riemersa» e la sua missione. Per questa ragione l’idea di una «Eurasia dei popoli» e di
una «casta eurasiatica» che abbia un accentuato indirizzo anti-atlantico e si rivolga alle sue risorse
interiori, spirituali, religiose, economiche e materiali, non è adesso tanto astratta ed utopica quanto
potrebbe sembrare. Forse la fede negli «antenati morti», negli scopritori della coca-cola, è più
realistica ed obiettiva?
Per quel che riguarda il continente America, il periodo della sua espansione sarà, secondo precise
corrispondenze cicliche, teso, tempestoso, pieno di avvertimenti inquietanti, ma anche
estremamente breve, perché la New Age, del cui avvento parlano i mistici sostenitori della «Nuova
Gerusalemme», ma che ancora non è iniziata, sta per giungere. Il suo arrivo sarà segnato da grandi
cataclismi geografici. E chissà, forse all’America-Terra Verde può essere riservato lo stesso destino
toccato un tempo ad un altro continente situato nell’Atlantico.

Traduzione di Danilo Valdorio

NOTE
1) A. Afetinan, The Oldest Map of America Drawn by Piri Reis, Turkish Historical Society, Ankara 1954. Il prof.
Afetinan ha pubblicato nel 1975 e nel 1987 due nuove edizioni, notevolmente accresciute, della propria opera (N.d.E.).
2) Nella ierostoria islamica, Marwah è una delle due colline tra cui corse Agar alla ricerca d’acqua per il piccolo Ismail
(N.d.E.).

«Zelënaja Strana» Amerika (“Terra Verde : l’America”) è stato pubblicato come samizdat a Mosca. In italiano è stato
pubblicato nella raccolta “Continente Russia” dalleEdizioni All’insegna del Veltro, Parma 1991. Da qui è tratta la
traduzione che presentiamo, con minime variazioni formali.