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S.T.

LACHS, "Rabbinic sources for New Testament Studies - Use and Misuse", Jewish Quarterly Review 74,2 (1983) 159-173.
159 Data per acquisita l'utilità dello studio delle fonti rabbiniche per la comprensione del NT, l'articolo si propone di evidenziare
l'uso, corretto o inappropriato delle fonti rabbiniche da parte degli studiosi, sottolineando i possibili errori nei quali è
possibile incorrere, e dandone diversi esempi.
Un primo limite è quello di riferirsi quasi esclusivamente all'opera di Strack-Billerbeck, Kommentar zum Neuen Testament,
senza avere un contatto diretto con i testi originali, nella loro posizione e contesto.
160- L'Autore distingue gli errori da parte di studiosi cristiani e giudei. Queste le principali categorie di errori da parte di studiosi
161 cristiani: 1) Semplice incomprensione dell'originale ebraico o aramaico; 2) Non riconoscimento dei vari significati di una
radice, o scelta errata del significato proposto dal dizionario, non considerando adeguatamente il contesto della parola; 3)
Scarsa percezione storica, che può condurre a confondere una fonte tannaitica con una amoraica, una babilonose con una
palestinese; si commettono errori nel riconoscere il background di una usanza o legge, il momento della sua introduzione, e
la sua reale diffusione e incidenza; 4) Scarsa familiarità con le fonti e ignoranza riguardo l'esistenza di passi rilevanti; 5) Il
trattare la Bibbia ebraica, gli apocrifi e i pseudoepigrafi come un insieme monolita, e non come una antologia, distinguendo
le peculiari carratteristiche dei libri. Inoltre si preferiscono i testi intertestamentari e biblici, senza considerare la loro
datazione, alla letteratura rabbinica; questo è causato dalla convinzione che i testi rabbinici siano eccessivamente recenti (II-
IV sec. d.C.); secondo l'Autore questa teoria non considera che i testi di questo periodo sono un continuum con la letteratura
del I° sec. d.C. e a.C. A questi errori tecnici l'Autore aggiunge che la fede e gli impegni degli studiosi, che condizionano gli
scopi e la natura della ricerca, sono difficilmente armonizzabili con un più profondo approccio critico; inoltre permane un
velato atteggiamento dispregiativo verso il giudaismo.
Da parte giudaica gli studiosi del NT sono pochi. Questi, pur dimostrando una sostanziale conoscenza della letteratura
rabbinica, dimostrano scarsa esperienza nello studio critico del NT; inoltre, almeno nel caso specifico di C.G. Montefiore, il
suo pregiudizio liberale, lo porta ad evidenziare la liberalità, sensibilità, e pienezza di significato dell'insegnamento di Gesù,
rispetto alla severa, reazionaria, e casuistica impostazione rabbinica, con lo scopo di ingraziarsi gli uditori cristiani e fondare
la sua impostazione liberalista. In polemica con il Montefiore si pongono altri studiosi, che tendono a far apparire il
Giudaismo superiore al Cristianesimo: è evidente che queste impostazioni polemiche non aiutano la ricerca biblica.
162 Alcuni esempi:1) Secondo L'Autore il commentario su Matteo di H. McNeile, The Gospel According to St. Matthew
(London 1917), dimostra una scarsa conoscenza dell'ebraico e dell'aramaico, pur citando notevolmente letteratura rabbinica;
a p. 301 confonde za con z[, forza; a p. 39 sbaglia la vocalizzazione del termine ryPns, errori, secondo l'Autore, non
attribuibili solo alla stampa. 2) Riguardo l'espressione "poih,sw u`ma/j a`liei/j avnqrw,pwn" (Mt 4,19; Mc 1,17; Lc 5,10), molti
autori individuano il termine ebraico in gwd e un parallelo in Ger 16,16 (Cf. Ab 1,15; Am 4,2; Ez 47,10); la ricerca sembra
inesatta, perché il significato di gwd ha l'unico senso di cercare per punire, e non è il senso del testo evangelico. Inoltre gwd
divenuto obsoleto, fu sostituito dal termine dwc, aramaico ydc, che oltre il significato base di cacciare animali, applicato a
persone, acquista tra gli altri, il senso figurato di convincere. Da notare che nel NT il termine dwc è attestato nel nome
163 proprio Beth Saida. [...]
165 3) Un esempio di mancanza di percezione storica viene data da J.Fitzmyer, The Gospel According to Luke I-IX (New York
1981), il quale pone Simeone (Lc 2,25), che "prosdeco,menoj para,klhsin tou/ VIsrah,l", con la stessa categoria di coloro che
"prosdecome,noij lu,trwsin VIerousalh,m" (Lc 2,38), e con Giuseppe di Arimatea (Lc 23,50-51), che "prosede,ceto th.n
basilei,an tou/ qeou/"; tale atteggiamento sarebbe da porre in parallelo con la speranza postesilica della restaurazione
escatologica della teocrazia d'Israele, in relazione a Is 40,1 e 61,2. Secondo l'Autore questa tesi è senza fondamento. Varie
espressioni hmxn ~wy e hmxnb hara si trovano nella letteratura rabbinica e si riferiscono alla distruzione del Secondo
166 Tempio, mai in riferimento al Primo Tempio, e neanche può essere considerata come la preghiera di una restaurazione o del
Tempio o della Teocrazia d'Israele. Nel contesto del NT il termine si riferisce alla distruzione del Secondo Tempio, ma è
anacronistico attribuire questa espressione a Simeone. La categoria a cui riferirsi sono i !wyc ylba i quali facevano il
lamento sulla distruzione del Secondo Tempio. E' a questa categoria che occorre riferire anche l'espressione matteana del
"maka,rioi oi` penqou/ntej( o[ti auvtoi. paraklhqh,sontai" (Mt 5,4), spesso incompresa proprio per l'ignoranza riguardo la
categoria degli !wyc ylba. Matteo comunque fonda la beatitudine su Is 61,2-3: il consolatore della profezia isaiana, secondo
il NT, è Gesù. Inoltre è utile ricordare che nella letteratura rabbinica il consolatore (menahem) è il Messia.
Diverse impostazioni insufficienti riguardano la donna e il suo stato; ad esempio la descrizione del fidanzamento (~yfra) tra
167 Maria e Giuseppe (Mt 1,18; Lc 2,5), svolta da Fitzmeyer, presenta diversi errori: secondo l'Autore la descrizione è
insufficiente, tralasciando diversi elementi descritti invece dalle fonti rabbiniche; la citazione di Mal 1,4 è anacronistica,
descrive una prassi non più in uso al tempo del NT; nella prassi del tempo il prezzo per la sposa era sostituito dalla ketubba;
il fidanzamento non era descritto in greco dal termine gunh, (hVa, moglie), poiché le fonti tannaitiche provano l'uso del
168 termine hfra. Inoltre, in riferimento all'annunciazione, si dice che il turbamento di Maria era giustificato dal fatto che una
fonte rabbinica vieta di salutare le donne: L'Autore nota che si tratta di una fonte amoraica e babilonese. Lo stesso testo
viene usato, con la stessa imprecisione, nel brano della guarigione della suocera, affermando che ella, servendo Gesù
169 trasgredisce la legge e i costumi giudei.
172 4) Occorre inoltre molta prudenza nell'affermare che un passo non ricorre nella letteratura rabbinica: riguardo il Battesimo
di Gesù viene negato un parallelo con il racconto della creazione, affermando che nella letteratura rabbinica, lo Spirito non
viene mai descritto in termini di colomba; viene miscosciuto l'uso dell'imposizione delle mani per impetrare guarigioni;
infine viene erroneamente negata la prassi giudaica di pregare nelle strade e nelle piazze.
173 Concludendo L'Autore auspica un'impegno congiunto tra esperti di letteratura rabbinica e studiosi del NT per presentare il
NT in una forma autenticamente critica e storicamente fondata.