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1)SISTEMA ENERGETICO

per sistema energetico si intende un sistema attraverso il quale si arriva ad


ottenere un'effetto utile(meccanico, termico, luminoso, elettrico/elettronico)
partendo da una fonte primaria attraverso un flusso di energia. A livello teorico
può essere schematizzato semplicemente, ma il sistema energetico reale è il
seguente: risorse energetiche-flusso di energia-usi finali-effetto utile-
interazione con l'ambiente-rifiuti; diventa reale nel momento in cui si inseriscono
nello schema le interazioni con l'ambiente e la produzione di rifiuti.
Complessità:I sistemi energetici possono essere più o meno complessi, a seconda
dell'ambito in cui li vogliamo andare a catalogare. Un sistema può essere:
mondiale, planetario, un singolo impianto o addirittura un singolo
elettrodomestico, come invece può anche essere un'insieme di sistemi(sistema di
sistemi), o un sistema regionale(regione politica o zonale), ecc...
I sistemi complessi son comunque da distinguere dai sistemi completi, che
contengono cioè tutti gli elementi o passaggi che vanno dalla risorsa primaria
all'effetto utile(stoccaggio,trasporto,sist di conversione,sist di trasformazione).
Classificazione:i sistemi energetici possono essere classificati su: base
geografica o settore di consumo. Con la prima a sua volta si può avere una
suddivisione puramente geografica tipo continenti, regioni, stati, ecc, oppure una
suddivisione in raggruppamenti di stati come l'OCSE, UE, OPEC, PI(paesi
indrustializzati), PVS(paesi in via di
sviluppo), ecc... La suddivisione in settore di consumo invece si può differenziare
in: civile, industriale, agricolo, trasporti, ecc... Struttura: un sistema en è
così strutturato: Risorse energetiche, Processi e tecnologie per la conversione e
la trasformazione dell'energia. Processi e tecnologie per il trasporto e lo
stoccaggio dell’energia. Processi e tecnologie per l’utilizzo finale dell’energia.
Rifiuti e interazioni con l’ambiente. Fonti energetiche primarie: le fonti
energetiche primarie sono quelle direttamente disponibili in natura, classificabili
in rinnovabili e non rinnovabili.
Sistema di trasporto e stoccaggio dell'energia: le fonti di energia sono
disponibili in luoghi generalmente diversi dal luogo di utilizzo, il che pone la
necessità del trasporto. La domanda di energia è continuamente variabile,il che si
rende necessario lo stoccaggio. Vettori energetici:
Un mezzo che consente di trasportare e/o stoccare l’energia si definisce vettore
energetico.
Trasformazione e conversione dell'energia: è bene distinguere le due cose: nella
conversione di energia cambia la forma energetica, per esempio da chimica ad
elettrica oppure da nucleare a termica, mentre nella trasformazione di energia la
forma rimane la stessa e cambiano solamente le caratteristiche della stessa, per
esempio nella forma elettrica si può ricavare la frequenza o la tensione. Effetto
utile: l’effetto utile è l’effetto desiderato ed ottenuto dall’utilizzatore finale,
non l’energia spesa per realizzarlo nella forma adatta all’uso finale (meccanico,
termico, luminoso,
elettrico/elettronico). L’energia necessaria ad ottenere l’effetto utile varia (sia
in forma, sia in quantità) in funzione della tecnologia usata e delle modalità
ealizzate. Analisi dei sistemi energetici: i SE sono molto spesso estremamente
complessi ed articolati. L’analisi dei SE implica considerazioni di natura:
politica, economica, ambientale,sociale.

2) FONTI RINN.
Le risorse energetiche primarie sono quelle direttamente disponibili in natura:si
dividono inrinnovabili e non rinnovabili.(le fonti primarie vengono sottoposte a
dei processi i cui risultati sono le fonti secondarie). Le energie rinnovabili sono
fonti di energia il cui utilizzo non intacca né pregiudica le risorse naturali a
disposizione dell'uomo. Queste fonti di energia si rigenerano dopo ogni ciclo di
utilizzo e, quindi, sono inesauribili. Alcune fonti rinn sono disponibili in grande
quantità e non risentono dello sfruttamento da parte dell'uomo. Le principali fonti
di en sono:
a)EN SOL. E'la fonte rinn più conosciuta ed è usata per produrre Q(calore) e,
grazie all'en fotovoltaica, per produrre elettricità
b)EN EOL. E' la fonte di en generata dal vento, cioè dallo spostamento continuo
delle masse d'aria. Può essere trasformato diret.te in en mecc o indire.te in
elettrica.
c)LE BIOMASSE. Sono risorse organiche che possono essere usate come combustibile.
Ad es, gli scarti della lavorazione agroalimentare possono essere usati come
materia prima per produrre Q tramite combustione.
d)GEOTERMIA. E' l'en della Terra e il Q proveniente dal sottosuolo.
e)ENIDRAULICA. E' lo spostamento delle masse d'acqua. Le principali fonti di en
idraulica sono generate dal ciclo naturale dell'acqua, onde e maree. VANT FONTI
RINN: sono di tipo ambientale e di conservazione delle risorse. Tali risorse sono
di fatto illimitate. SVANT: di tipo economico e all'uso di tecnologie ma ancora in
via di perfezionamento.

3)RAD SOLARE.
Nel passaggio attraverso l'atmosfera, lo spettro della rad sol si modifica sia
quantitativamente che qualitativamente. Dal punto di vista quantitativo parte
dell'en proven.te dal Sole viene assorbita dalle molecole che compongono l'atm. La
qualità della rad, cioè la distrib.ne delle lunghezze d'onda nello spettro solare,
subisce invece una variazione a causa del fenomeno della diffusione. La rad che
raggiunge una sup del suolo ha quindi una composizione diversa dalla radiazione
originaria emessa dal sole. La radne che incide su di una sup detta Rad Sol Glob, è
la somma di 3 contributi: la compon.te che non viene nè asssorb nè diff viene detta
rad diretta; la
comp.te che viene diffusa ma che impatta la sup viene detta rad diffusa; la rad che
raggiunge la sup essendo stata riflessa dal terreno o da altre sup si chiama
riflessa. Queste 3 variano in funz delle cond.ni meteo, dell'inclin.ne della sup
captante e dal periodo dell'anno.

4)EN EOLICA.
Sotto l'azione delle differenze di P atmosferiche variabili continuamente che
esistono
sul nostro pianeta, l'aria si muove in permanenza. La corrente che si crea è il
vento. Il vento è unamassa fluida di gas che si muove ad una certa v. Per valutare
l'en che il vento fornisce è utile enunciare 2 teoremi:
a)T.DI FROUDE: "La vel della vena fluida in corrispondenza del disco dell'elica è
pari alla media aritmetica della vel che la vena fluida possiede a monte e a valle
dell'elica stessa". IPOTESI: densità del fluido e portata all'interno del tubo di
flusso vengono considerati cost; gli scambi en sono solamente assiali, l'elica ad
infinite pale. FENOMENO: Studiando ladistribuzione delle P si osserva che la vena
fluida sollecita l'aeromotore con una forza F (contrario -F); la vena fluida è
frenata sia a monte che a valle. Tutto ciò porta il tubo ad assumere la forma a
"collo di bottiglia" e come la vel sia continua lungo il tubo di flusso.
2)T.DI BETZ. "La max pot estraibile dal vento per un aeromotore è il 59% della
potenza disponibile". Il teorema ci dice che la conversione di en che avviene in un
generatore eolico ha un rendimento limitato pari al 59%.
SITOLOGIA. La descrizione e quantificazione della risorsa in un sito è il problema
affrontato dalla sitologia eolica. Il vento viene descritto sulla base di parametri
rilevati, quali la velocità media annua, frequenza dell'intensità, direzione del
vento e scala della turbolenza.

5)BIOMASSA.
Con questo termine si designa una sostanza organica vegetale o animale in forma
non fossile. La biomassa rappresenta la più antica forma di en ed è la più comune
forma di en rinnovabile ed il maggior serbatoio di en sol.
TIPOLOGIE. La biomassa utilizzabile ai fini energetici consiste in tutti quei
materiali organici che possono essere usati come combustibili sol liq e gas.
Possono essere costituite da
a)Prodotti diretti del sett agricolo o piante
b)Residui, sottoprodotti o scarti delle coltivazioni.
c)Scarti della catena della distribne e dei consumi finali (rifiuti urb organici).
FILIERA. Per le biomasse la convenienza economica all'utilizzo dipende da accurate
valut.ni dell'efficienza glob del sistema produzione-utilizzazione. In generale
occorre conteggiare le perdite di coltivazioni, raccolta, trasporto, conversione e
utilizzo. Da ciò si evince che, contrar.te alla maggior parte delle fonti energ.
rinn, la biomassa è caratterizzata da elevati costi di es, in quanto deve essere
seminata, mantenuta, raccolta, trasportata e trattata adeguatamente per l'utilizzo.

Questi fattori dipendono molto dal tipo di biom considerata e dal tratt.to
richiesto dal processo scelto. Nel calcolo del costo di reperimento, che
costituisce il fattore cruciale per garantire la redditività dell'uso delle
biomasse, si considerano solo i primi 3 fattori. Nella valut.ne del costo di trasp
contano molto il tipo di biom considerata e la forma in cui essa viene trasportata
e anche dalla distanza del luogo di utilizzo. Altro parametro importante è
l'affidabilità dell'approv.to.
PROPRIETA'. La conocenza delle proprietà della biomassa è necessaria per effettuare
la scelta del tipo di convers energ:
-umidità (bassi contenuti pper convers term, alti per quelli biochim),
-PCI(Q che 1kg di comb stand può produrre bruciando in aria),
-CONTENUTO VOLATILE(Porz trasf.le in gas attraverso riscld.to);
-CARBONIO FISSO (massa rimanente dopo il rilascio di volatili)
-CENERI (residuo sol della comb in aria)
-contenuto in el chim fond.li;
-alcali,
-densità e pezzatura.

6) EN GEOTERMICA.
Si intende quella contenuta, sotto forma di Q, all'interno della Terra. L'origine
di
questo Q è in relazione con la natura interna del nostro pianeta e con i processi
fisici che in essi hanno luogo. Tale calore risulta assai disperso e solo raramente
concentrato. Il Q interno si dissipa con regolarità verso la superficie della T.
Nella crosta terrestre esistono zone privilegiate dove il gradiente è nettamente
superiore a quello medio; ciò è dovuto alla presenza di masse magmatiche fluide o
già solidificate in via di raffreddamento. L'en termica accumulata in queste zone
viene resa
disponibile a profondità accessibili da vettori termici presenti nella crosta
errestre detti fluidi geotermici. Questi sono essenzialmente composti da acqua
meteorica (proveniente dalle precipitazioni) che penetra nel sottosuolo e si
riscalda a contatto con le rocce calde.
Si formano
così degli acquiferi anche a T elevate. Gli acquiferi sono costituiti da rocce
permeabili sature di acqua, formando così i serbatoi geotermici. I fluidi contenuti
in un serbatoio geotermico possono talvolta raggiungere spontaneamente la
superficie dando luogo a eventi geotermici come geyser e fumarole. Se i fluidi
caldi rimangono entro il serbatoio per effetto di una copertura di terreni
impermeabili, si possono avere concentrazioni di en termica di interesse
industriale ai fini di produzione di energia. In conclusione l'en geotermica
consiste nello sfruttamento del Q sotterraneo
della T.

7)EN IDROELETTRICA/EN POT IDRICA.


L'en idroel è contenuta in una caduta d'acquadi un fiume, di un canale artificiale
o di una condotta forzata. Questo processo avviene per il ciclo dell'acqua che,
grazie al sole, evapora e ricarde in forma di pioggia. Si tratta perciò di una
forma indiretta di energia solare. L'en mecc dell'acqua viene convertita in coppia
all'asse della turbina e successivamente in en el da un generatore el. Si sfrutta
l'EN POT mecc dell'acqua derivante dalla disponibilità di una certa quota rispetto
al livello a cui si trova la turbina. Due sono quindi gli el che caratterizzano le
quantità di en el che è possibile ottenere dall'acqua:
-La Portata (massa d'acqua per unità di t che è pox sfruttare e far passare in
turb) ed
-il Salto (o diff di quota tra il punto di prelievo dell'acqua e il punto di
restituzione). Perciò è evidente come l'acqua sia l'elem primario della prodne di
en idroel. Gli el naturali di approvvigionamento idrigo sono il frutto del
cosidetto ciclo dell'acqua. La prodne idroel dipende dalla disponibilità di acqua,
dalla conoscenza della variazione della portata durante 1 anno e dal salto lordo
disponibile. Quindi come già accennato per la produzione di en idroel si devono
sfruttar L'en Pot e l'en Cin dell'acqua. Più l'acqua si trova
in alto rispetto al punto di arrivo, maggiore è l'en che l'acqua può potenz.te
sviluppare. L'en cin dell'acqua è l'en assorbita da una massa d'acqua in mov;
dipende dalla v e dalla m d'acqua in movimento.
- Salto motore: differenza fra i carichi idraulici (ciòè di energia meccanica del
fluido) fra due sezioni convenzionali prese prima e dopo la turbina.

8)TURB IDRAULICHE.
Il processo di conversone dell'en cin e potenziale dell'acqua in en meccanica di
rotazione avviene tramite le TURB IDRAUL. Una turbina è costituita di un complesso
formato da una parte fissa , detto distributore, e da una parte mobile detta
girante o rotore. Il fluido in movimento entra nelle turbine, viene regolato
mediante il distributore e agisce sulle pale del rotore mettendolo in movimento.
Nel caso della produzione elettrica il movimento rotatorio del rotore viene quindi
trasferito mediante un albero ad un alternatore che produce quindi en elettrica.
In altri casi l'en meccanica può essere usata direttamente come ad esempio in un
classico mulino .
Esistono 2 tipi di turbine idrauliche: ad azione e reazione. Nelle turbine ad
azione l'en cin del fluido viene incrementata esclusivamente nel distributore e poi
il fluido viene usato per far muovere la girante (Turbina Pelton). Nelle turbine a
reazione l'en cin del fluido viene incrementata anche o esclusivamente nel rotore
(turbina Francis).

9)EN DEL MARE.


-MAREE.
E' un fenomeno ciclico esteso a tutta la idrosfera e generato alla forza
di attrazione della luna sulle masse d'acqua. Dall'innalzamento e dall'abbassamento
regolare delle masse d'acqua si ricava energia. Per costruire una centrale di
marea, l'estuario è sbarrato in direzione del mare con una diga artificiale. La
tecnica energetica sfrutta perciò il dislivello tra alta e bassa marea.
-EN MOTO ONDOSO.
La risorsa più importante tra quelle marine da un punto di vista della potenzialità
è quella legata al moto ondoso. L'en delle onde deriva dal movimento dell'acqua in
prossimità della sup del mare. L'en è disponibile in 2 forme: en cin delle
particelle
d'acqua in moto circolare e l'en pot.le legata alle variazioni di quota.
E' poi possibile sfruttare
-l'EN CIN DELLE CORRENTI MARINE
per produrre en elettrica attraverso turb idraul ad assa vert in modo da sfruttare
la corrente in ogni direz. Dagli
-OCEANI
è possibile ricavare en termica. Coprendo il 70% della sup terr gli oceani sono
caratterizzati dalla proprietà di immagazzinare en sol. La tecn che permette la
conversione da en sol a en el è detta OTEC. Sfruttamento del gradiente termico
oceanico tra superficie e profondità. Il gradiente , per poter essere sfruttato,
deve essere di almeno 20°
-EN OSMOT.
Una pot fonte energ è rappresentata dal grad di salinità, cioè la differenza di
pressione osmotica che si genera tra una soluzione diluita ed una concentrata, Si
può sfruttare con il
-metodo di conversione PRESS.OSMOTICA - PRESS. IDROSTATICA, cioè trasferimento del
potenziale salino in un potenziale più sfruttabile come il salto idrostatico.
-metodo dell'osmosi inversa, cercando di realizzare delle tecnologie che permettono
di passare da una pressione osmotica, attraverso l'osmosi inversa, ad un rilascio
energ. tecnicamente sfruttabile

10)VETTORI ENERGETICI:
Un vettore energetico consente di veicolare, nello spazio e nel tempo, una
determinata quantità di energia, permettendo così di renderla disponibile per un
utilizzo a distanza di tempo e di spazio rispetto al punto di disponibilità della
fonte; questo perchè non sempre si dispone della fonte di energia nel posto e al
momento in cui ci serve.
Altro particolare importante è che le fonti non sono alternative tra loro. Una
fonte primaria di energia, soprattutto se fossile, può essere contemporaneamente
anche un'ottimo vettore, come lo può essere una secondaria. Per esempio il fatto
che il petrolio sia una fonte primaria e quindi disponibile in natura in un
determinato pozzo, e allo stesso tempo anche un eccellente vettore che ci permetta
quindi di trasferire quella disponibilità nel luogo e al tempo in cui ne abbiamo
bisogno,
è la caratteristica per cui è diventato un prodotto così di successo, cos' come le
fonti fossili con caratteristiche simili. Quindi ricapitolando con esempi: Il
petrolio è una fonte primaria di energia che può essere trasportata e stoccata:
Vettore energetico completo.
L’energia elettrica è una fonte secondaria che può essere trasportata ma non
stoccata: Vettore energetico incompleto.
Caratteristiche dei vettori energetici:i vettori si possono caratterizzare sia per
la forma di energia trasportata perchè in base al vettore energetico usato, si
trasporta una certa “forma” di energia, sia per lo stato fisico di aggregazione
(liquido, solido o gas) del vettore usato perchè determina le modalità di trasporto
e stoccaggio utilizzabili.
Processi per il Trasporto dell’Energia:
Trasporto energia chimica: vettore liquido, vettore solido,vettore gassoso:
Trasporto energia elettrica;
Trasporto vettore termico;
Trasporto energia
radiante (elettromagnetica);
Trasporto energia meccanica;
La nostra capacità tecnologica e la
nostra opportunità per quanto riguarda l'analisi del sistema riguarda quindi il
trasporto di queste forme di energia.
-Processi per lo Stoccaggio dell’Energia:
Stoccaggio energia chimica: Liquido Solido, gassoso.-
Stoccaggio energia elettrica ( si ricorre a sistemi di tipo indiretto): –
stoccaggio elettrochimico-
Stoccaggio energia termica-
Stoccaggio energia meccanica.
Vettori energetici modalità e mezzo di trasporto: per definire al meglio le
differenze tra modalità e mezzi di trasporto riferiti ai vettori energetici,
facciamo degli esempi: per quanto riguarda l'elettricità: Il flusso di elettroni è
il vettore energetico. La trasmissione via cavo è la modalità di trasporto
dell’energia elettrica. Il cavo è il mezzo di trasporto del vettore elettricità.
per quanto
riguarda il petrolio invece: Il petrolio è il vettore energetico. Il trasporto via
mare è la modalità di trasporto. La petroliera è il mezzo di trasporto del vettore
petrolio. Ad oggi, i vettori energetici più utilizzati al mondo sono (elencati in
ordine di utilizzo):Combustibili fossili: Petrolio e suoi rivati;Gas
naturale;Carbone;Elettricità, nonostante sia un vettore incompleto;Idrogeno;Fluidi
termovettori;Trasmissioni meccaniche;Fluidi in pressione (fluidi
pressovettori);Flusso fotonico (energia elettromagnetica)
-Trasporto di Vettori Energetici: Abbiamo intanto una prima suddivisione in due
macrofamiglie, principalmente per quanto riguarda i più diffusi in particolare
quelli fossili:
Reti dedicate:Gasdotti;Oleodotti;Elettrodotti
Reti non dedicate:Via mare;su gomma; Su rotaia .
Dal punto di vista energetico, ci interessa conoscere il tipo i rete oltre che per
progettarla, ottimizzarla e gestirla, anche per calcolare il costo energetico per
il trasporto, e cioè il costo dell'energia che devo spendere per portare una certa
quantità di energia da un punto A ad un punto B; questo mi permette quindi di poter
confrontare le diverse tipologie di trasporto e sceglierne la più economica.

11)PRINCIPALI VETTORI ENERGETICI:


Un vettore energetico è un dispositivo in grado di veicolare nello spazio e nel
tempo una determinata quantità di energia permettendo così di renderla disponibile
per un utilizzo a distanza di tempo e di spazio rispetto al punto di disponibilità
della fonte. I principali vettori energetici si dividono in:
CARBONE –
Deriva dall’accumulo in torbiere, o ambienti poveri di ossigeno, di grande
quantità di materia vegetale che per particolari condizioni geologiche non può
decomporsi completamente e restituire così tutta l’energia immagazzinata. In
generale è il combustibile fossile che presenta le caratteristiche meno favorevoli
come vettore energetico, infatti solamente il suo trasporto risulta essere più
oneroso e per lo stoccaggio sono necessari ingombri maggiori rispetto al petrolio
ad esempio. Il trasporto a lunga distanza del carbone allo stato solido avviene
generalmente via mare. In molti casi, allo scopo di conferire al carbone
caratteristiche migliori per il trasporto, viene sottoposto a dei processi:
POLVERIZZAZIONE, tecnica più usata e sviluppata che permette di bruciare nei
generatori il polverino immesso grazie a opportuni ventilatori; GASSIFICAZIONE e
LIQUEFAZIONE, comporta l’aggiunta di H2 (tramite vapore) al carbone, che può così
diventare un idrocarburo; COAL-OIL, miscela di petrolio e polverino di C; COAL
WATER, creazione di una miscela di acqua e particelle di carbone.
PETROLIO –
La sua origine è legata all’ipotesi biogenica (naftogenesi), processo che porta a
trasformazione chimica di materiali di natura biologica depositata in grandi
quantità in bacini marini o lacustri con materiali sedimentari.
Tra i combustibili fossili, per le sue caratteristiche fisiche, è il vettore che
presenta le migliori caratteristiche di trasportabilità. Il petrolio greggio è
trasportato per lunghe distanze in oleodotti o via mare in petroliere. Giunto nel
paese utilizzatore viene raffinato e i suoi prodotti sono trasportati per brevi
distanze fino all’utenza con autocisterne. Il trasporto in oleodotti è sicuro e ha
il vantaggio di avere costi energetici bassi, ma ha comunque costi realizzativi
elevati, costi di ripompaggio elevati e difficile riconversione dell’impianto in
caso di esaurimento materia prima. Per lo stoccaggio la spesa energetica è
irrilevante e permette grandi quantità e lunghi tempi di stoccaggio anche per i
suoi derivati. Il petrolio estratto viene usualmente raffinato per ottenere
prodotti a più alto contenuto energetico e di migliore combustione: GPL, BENZINA,
KEROSENE, GASOLIO,
BASI LUBRIFICANTI, OLIO COMBUSTIBILE, BITUME, COKE e PARAFFINE. GAS NATURALE
Le caratteristiche di formazione dei gas, sono strettamente connesse a quelle del
petrolio, è una miscela combustibile, costituita da idrocarburi e non idrocarburi,
di sostanze gassose che viene estratta da rocce serbatoi. Per il trasporto e lo
stoccaggio presenta caratteristiche intermedie tra il petrolio (liquido) e il
carbone (solido). Può essere trasportato in gasdotti ma, essendo allo stato
gassoso, il trasporto è energeticamente più dispendioso, per cui, per la
distribuzione in rete,
spesso sono adottate soluzioni diverse come la liquefazione e successiva
rigassificazione.
Stoccato allo stato gassoso a pressioni elevate in bombole o a basse pressioni nei
gasometri.
ENERGIA ELETTRICA:
presenta buone caratteristiche come vettore energetico grazie soprattutto alle sue
caratteristiche di trasportabilità. E' possibile trasportare energia elettrica per
distanze anche medio/lunghe con modesta spesa energetica e in Italia la rete di
distribuzione è diffusa in modo capillare. Non può essere stoccata direttamente, ma
esistono diversi sistemi di stoccaggio indiretto kmq molto efficienti come ad
esempio: accumulatori, impianti di pompaggio, supercondensatori, produzione di H2.

12)PETROLIO.
Tra i combustibili fossili, il Petrolio, x le sue caratteristiche fisiche è il
vettore che presenta le migliori caratteristiche di trasportabilità. Il petrolio
greggio è trasportato x lunghe distanze in oleodotti o via mare in petroliere.
Giunto nel paese utilizzatore, viene raffinato e i prodotti petroliferi sono
trasportati x brevi distanze fino all'utenza con autocisterne. X il calcolo della
spesa en occorre considerare che la massa considerata è la somma del vettore e di
quella del contenitore.
Indicando con m(v) la massa del vettore e con PCI, L'energia trasportata è
Ev=m(v)PCI.
Indicando con Rp il rapporto tra la m del vettore e la massa complessiva mtot:
m(v)=Rp*mtot.
Quindi Ev=Rp*mtotPCI.
SVANT trasporto in oleodotti: costi elevati per la costruzione e la posatura, costi
per le stazioni di pompaggio e smistamento, difficile riconversione nel caso di
esaurimento scorte.
VANT costi en del trasporto bassi, sicuri.
STOCC: La spesa en è irrilevante e i suoi derivati sono stoccati in grandi quantità
e anche x tempi molto lunghi.
DERIVATI:
Il petrolio estratto viene usualmente raffinato x ottenere prodotti a più alto
contenuto energetico e di migliore combustione:
a)GAS- il GPL è uno dei + importanti gas petroliferi che può essere usato come
combustibile x usi domestici e x riscaldamento, come propellente e come carburante.

b)BENZINA. E' una miscela di idrocarburi usata per alimentare motori a combustione
interna ad accensione automatica x propulsione veicoli. c)KEROSENE Miscela di
idrocarburi usata come propellente per i motori a getto e come combustibile da
riscaldamento e illuminazione.
d)GASOLIO. Può essere usato x alimentare motori a combustione interna ad accensione

spontanea oppure x la produzione di Q ed en negli impianti civili. e)BASI LUBR


Miscela di
idrocarburi che servono x produzione di oli motore, lubrificanti industriali e
grassi lubrificanti.
f)Olio combustibile (usato come combustibile per centrali termoelettriche);
g)Bitume (caratteristiche termoplastiche, proprietà adesive);
h)Altri prodotti come Coke di Petrolio, Paraffine.

13)GAS NAT.
Il gas nauralet x il trasporto e stoccaggio presenta caratteristiche intermedie tra
il
petrolio (liq) e il carbone (sol). Può essere trasportato in gasdotti ma, essendo
allo stato gassoso, il trasporto è energeticamente più dispendioso. Viene stoccato
allo stato gassoso a P elevate in bombole o a basse P nei gasometri. Poichè il
trasporto del gas naturale "in rete"è più dispendioso del petrolio, sono adottate
talvolta soluzioni diverse come la liquefazione e successiva rigassificazione. La
liquefazione infatti riduce il volume notevolmente e questo consente di
trasportarlo in modo energicamente più efficiente oltre che più sicuro. All'arrivo
in porto, il gas,
ancora liquido, viene trasferito in un serbatoio di stoccaggio all'interno del
rigassificatore.
Successivamente viene inviato ad un vaporizzatore che, agendo sulla T, effettua la
gassificazione con espansione del gas, che torna allo stato naturale. La variazione
di T avviene in genere tramite lo scambio termico in fasci tubieri tra gas liquido
e acqua di mare, che cede il proprio Q al gas; la pressione viene invece ridotta
tramite l'espansione dei gas in appositi serbatoi. Per non disperdere il "freddo"
in mare, i rigassificatori sono abbinati a impianti che prevedono l'uso di basse T,
riciclando così l'en frigorifera con notevoli risparmi energetici. Parametri
importanti sono:
-spesa energetica (x il trasporto di gas liquefatto via mare è pari al 2,3% del
contenuto energetico del gas trasportato);
-Capacità di stoccaggio ( rapporto tra m del vettore stoccato e massa totale del
sistema di stoccaggio);
-densità energetica in m e V.

14)CARBONE.
E' il combustibile fossile che presenta le caratteristiche meno favorevoli come
vettore en. Infatti essendo solido il suo trasporto risulta energeticamente +
oneroso , x lo stocc aggioson necessari ingombri maggiori rispetto al petrolio. Il
trasporto a lunga distanza del carbone allo stato solido avviene generalmente via
mare. In molti casi, allo scopo di conferire al carboni caratteristiche migliori x
il trasporto, esso viene sottoposto a vari processi:
-POLVERIZZAZIONE: tecnica più usata e sviluppata. Permette di bruciare nei
generatori il polverino immesso grazie ad opportuni ventilatori.
-GASSIFICAZIONE E LIQUEFAZIONE: comportano l'aggiunta di H2 (tramite vapore) al
carbone, che può così diventare un idrocarburo. L'en necessaria x il processo di
separazione dell'H2 dell'acqua deve essere fornito dal carbone stesso. Si ottiene
così gas sintetico (CO+H2) che può essere ulteriormente modificato con aggiunta di
vapore x avere una maggiore quantità di H2 necessaria x convertire il carbone in
idrocarburi. -COAL OIL : miscela di petrolio e polverino di carbone (entra tutto in
camera di combustione).
-COAL WATER: creazione di una miscela disomogenea di acqua e particelle di carbone.

15)EN ELETTRICA.
L'en elettrica presenta eccellenti caratteristiche come vettore energetico
grazie soprattutto alle sue caratteristiche di attitudine al trasporto; infatti è
possibile trasportare l'en elettrica x distanze anche medio-lunghe con una modesta
spesa en. Per quanto riguarda lo stoccaggio l'energia elettrica non può essere
stoccata direttamente, ma esistono diversi sistemi di stoccaggio indiretto ritenuti
sufficientemente efficienti per applicazioni di grande interesse e larga diffusione
di mercato. Il trasporto dell'en elettrica, dalle centrali di produzione fino alle
utenze, avviene a tensioni differenti nei vari tratti del percorso. In generale, x
minimizzare le perdite di en nel trasporto. è necessario usare alte tensioni. La
rete di distribuzione dell'en elettrica deve possedere requisiti indispensabili,
quali la continuità dell'alimentazione, la riduzione entro limiti ristretti delle
variazioni di frequenza in rete, nonchè la minimizzazione degli scarti della
tensione nominale nel punto di consegna. A parità di Potenza Elettrica, le perdite
sono inversamente
proporzionali al quadrato della tensione. Per questi motivi il trasporto, finchè è
possibile, avviene ad altissime tensioni (220-389 Kv) (nella distribuzione nei
centri urbani, per motivi di sicurezza, la tensione di trasporto è minore (20kV)).
In ogni caso, si cerca di minimizzare le distanze percorse a bassa tensione. Come
detto l'en elettrica non può essere stoccata direttamente. Esistono diversi metodi
di accumulo indiretto, cioè attraverso dei processi di trasformazione che
consentono di
passare dall'en elettrica a una forma di en appropriata x lo stoccaggio e, quando
richiesto, restituiscono en elettrica attraverso il processo inverso. Una
tecnologia usata x lo stoccaggio indiretto è quella degli ACCUMULATORI:dispositivi
che trasformano l'en elettrica in en chimica attraverso una reazione elettrochimica
e vengono anche definiti come batterie ricaricabili o di 2'specie(l'en può essere
riutilizzata attraverso il processo inverso). L'accumulatore classico è costituito
da 2 elettrodi immersi in un liquido elettrolitico. Questi elettrodi funzionano da
poli,
negativo e positivo, che possono essere collegati al circuito da alimentare oppure
ad un circuito da cui venire alimentati. Si dice che gli accumulatori sono dei
generatori elettrochimica di en elettrica perchè quando erogano corrente, nella
fase di scarica, l'energia chimica disponibile si trasforma in en elettrica. Nella
fase di carica avviene il contrario. In conclusione un accumulatore è un elemento
voltaico che è in grado di erogare parte dell'energia chimica della sua materia
attiva sotto forma di
una corrente elettrica continua che circola nel circuito utilizzatore. Per valutare
le prestazioni di un accumulatore, ne vanno considerati vari parametri:-tensione
nominale, -capacità, energia Potenziale, durata di vita (che si misura in cicli) e
rendimento.

16)VETT EN IDROGENO.
L'idrogeno (inodore,insapore,incolore, infiammabile) può essere trasportato ed
accumulato in forma gassosa, liquida oppure adsorbito su materiali speciali. Per il
trasp dell'H2 gassoso si può realizzare un sistema equivalente ai gasdotti x il
metano. Il trasp in forma liquida presenta problematiche + complesse e sembra
conveniente solo x grandi quantità e percorrenze elevate. La distribuzione dell'H2
presso gli utenti, nel caso di ampia diffusione del suo impiego, pone in
prospettiva il problema di una rete adeguata e degli enormi investimenti necessari
per la
sua realizzazione. Le tecnologie di stoccaggio dipendono dalle applicazioni
considerate e sono critiche soprattutto x l'impiego a bordo dei veicoli, dove è
necessaria un'elevata densità di en. I principali sistemi di stoccaggio dell'H2
sono: serbatoi per stoccaggio di gas compresso, idruri liquidi, idruri metallici.
METODI PRODUZIONE DI H2
Una prima distinzione generale dei metodi di produzione dell'H2 si basa sul tipo di
energia usata nel processo per rompere il legame che in natura lo vincola
all'ossigeno
nell'acqua o al carbonio. Vi sono 3 classi di procedimenti:
A)Procedimenti Termochimici:
-Reforming: hanno come obiettivo quello di migliorare le caratteristiche di un
combustibile di partenza. In pratica sono dei processi in cui le molecole sono
chimicamente ricombinate attraverso Q e P;
-Ossidazione Parziale:reazione di idrocarburi con O;
-Gassificazione del carbone: l'H2 viene prodotto grazie alla reazione che si fa
avvenire alla alte T del carbonio con il vapore acqueo;
-Termolisi:reaz chim di scissione di legami chimici in cui l'acqua, a certe T, si
dissocia in H2 e O.
B)Procedimenti Elettrochimici:
-Elettrolisi: complesso di fenomeni che avvengono in una soluzione
elettrolitica o in un elettrolita fuso al passaggio di corrente elettrica. Si
realizza una trasformazione
di en elettrica in en chimica;
-FotoElettrolisi : Produzione di idrogeno direttamente dall'en solare e
può essere realizzato da sistemi fotoelettrochimici, da sistemi a semiconduttori
liquidi e da sistemi
biologici.
C)Procedimento Biochimico:
-Fermentazione: processo in cui il glucosio della biomassa è scisso in H2, anidride
carbonica e acidi;
-Foto produzione di Idrogeno che può essere ottenuta usando alcuni organismi foto
sintetici come le alghe verdi.

17)IDROGENO - SERB X STOCC GAS COMPR.


Nuovi materiali hanno permesso la fabbricazioni di serbatoi di stoccaggio che
possono tenere H2 a P elevate, diminuendo anche pesi e ingombri. Il materiale più
comunemente usato nei serbatoi x H2 è l'acciaio perchè è abbastanza economico e
quindi la densità en di stoccaggio diminuisce molto. Altri serbatoi sono invece di
alluminio. Normalmente i serbatoi classici ad alta P vengono testati fino a 300 bar
e riempiti fino a 200 bar. L'introduzione dei serbatoi con linee metallo o
termoplastico rinforzato con fibre di carbonio e di vetro ha ridotto il peso di 3-4
volte rispetto a quello dei comuni serbatoi, ed ha quindi consentito di superare le
restrizioni connesse alla tradizionali bombole. Il livello di compressione dipende
oltre che dalla P di stoccaggio e dall'efficienza del processo di conversione,
anche dalla P a cui l'H2 è prodotto. Ad es, molti elettrolizzatori in commercio
producono H2 a un P tra 5-20 bar. Altre caratteristiche rilevanti x tali sistemi di
accumulo sono la capacità di stoccaggio e la densità.

18)STOCC H2 LIQUIDO.
Condensando l'H2 in forma liquida, con tecniche criogeniche x la produzione di
basse T, si ottengono caratteristiche di stoccaggio decisamente migliori che nel
caso dell'H2 compresso. I processi di liquefazione usano una combinazione di
compressore, scambiatori di Q, motori di espansione e valvole a farfalla x ottenere
il raffreddamento desiderato. Il processo di liquefazione più semplice è il Ciclo
Linde o Ciclo di Espansione Joule-Thompson. Tramite questo processo, il gas è
compresso a P ambiente e quindi raffreddato in uno scambiatore di Q prima di
passare attraverso una valvola in cui è sottoposto al processo di espansione J-T
producendo del liquido. Una volta rimosso il liquido il gas ritorna al compressore
passando x lo scambiatore. L'H2, avendo una T di inversione molto inferiore alla T
ambiente, non può essere liquefatto utilizzando un ciclo Linde, cioè il ciclo Linde
può essere usato x liquefare l'H2 solo dopo che lo stesso è stato raffreddato a T
inferiori alla T di inversione. Il processo di liquefazione dell'H2 prevede perciò
2 fasi:
-raffreddamento in uno scambiatore di Q fino a una T inferiore alla T di inversione
-Liquefazione tramite ciclo Linde. Il consumo di en varia notevolmente in funzione
della taglia dell'impianto di liquefazione. L'accumulo in forma liq è forse la
tecnologia che sembrerebbe soddisfare meglio le esigenze di autotrazione, anche se
vi sono dei limiti. A sfavore dell'H2 liquido giocano la maggior complessità del
sistema, non solo a bordo del veicolo, ma anche a Terra, per la distribuzione ed il
rifornimento, e i maggiori costi ad esso associati. Per la conoscenza dell'H2
allo stato liquido occorre considerare i fenomeni legati agli spi elettronici degli
atomi di H2.

19)STOCC H2 IN IDRURI METALLICI.


Esistono processi basati sull'assorbimento chimico o adsorbimento fisico dell'H2 su
vari materiali sol di supporto. L'adsorbimento dell'H2 in un metallo o in una lega
con la formazione di idruri metallici si chiama idrogenazione, mentre il rilascio
dell'H2 è detta deidrogenazione. Dunque è un processo reversibile. L'accumulo di H2
in idruri metallici, oltre a presentare caratteristiche interessanti in termini di
capacità di stoccaggio, non presenta i problemi di sicurezza connessi all'uso dei
serbatoi in P nè di isolamento termico dello stoccaggio criogenico. Gli idruri sono
definiti binari se includono solo 2 elementi, incluso l'H2 e possono essere
classificati in:
a)idruri ionici (legame ionico con i metalli fortemente elettropositivi. Sono sol
cristallini non volatili, non conduttori);
b)Idruri covalenti: composti volatili a caratteristiche
molecolari;
c)Idruri metallici: legame metallico. Sono solidi stechiometrici, conduttori.
Analizziamo ora il Principio di Funzionamento dello stoccaggio in idruri metallici.
Lo sviluppo di tale tecnologia richiede uno studio dettagliato dell'interazione
dell'H2 con metalli e leghe in un vasto range di P e T. Studi hanno portato alla
conoscenza di tale legame mediante il fenomeno dell'isteresi e sono stati proposti
modelli x il calcolo dei calori di formazione degli idruri. Processo di formazione:
Il metallo ospitante inizialmente dissolve H2 in forma di soluzione solida. Poichè
la P di H2, insieme con la sua concentrazione nel metallo, aumenta, le interazioni
tra gli atomi diventano localmente importanti innescando il processo di Nucleazione
e crescita dell'idruro. Mentre le 2 fasi coesistono le isoterme mostrano un
plateau, la cui lunghezza determina quanto H2 può essere stoccato reversibilmente
con piccole variazioni di P. Quando il plateau di assorbimento è ad un livello di P
diverso da quello di desorbimento si parla proprio di fenomeno di isteresi. Una
spiegazione di tale fenomeno è che le energie in gioco sono uguali nei processi di
idrogenazione e deidrogenazione.
Per le applicazioni pratiche, l'isteresi è una caratteristica import perché ha un
impatto determinante sulla P di esercizio del serbatoio di stoccaggio.

20)REFORMING.
I processi di reforming hanno come obiettivo quello di migliorare le
caratteristiche di un combustibile di partenza. In pratica sono dei processi in cui
le molecole sono
chimicamente ricombinate attraverso Q e P. Si distinguono due tipi di reforming:
a)Reforming Catalitico:
riorganizza alcune molecole degli idrocarburi e quindi consente di dosare la
produzione delle varie frazioni del petrolio e di aumentare le caratteristiche del
singolo combustibile.
B)Steam Reforming: riforma il generico idrocarburo in presenza di vapore ottenendo
H2 e monossido di C.
La reazione che avviene è endotermica e favorita dalle alte T. Il Q necessario al
processo è di solito fornito mediante combustione di calcolate quantità del
combustibile di partenza, quindi, in questi casi, il processo è affiancato dal
processo di combustione. All'aumentare della T si ha un miglioramento del Processo
di Reforming. Per quanto riguarda il consumo di H2 e CO la reazione di Reforming
tende a livellare il tutto anche se in maniera meno efficiente all'aumentare della
T. T
ideale x il processo tra 600 e 800 gradi. All'aumentare del rapporto H2/CH4 aumenta
la quantità di idrogeno prodotto a qualsiasi T e si abbassa la T a cui si ha il max
di tale produzione. Aumentando il rapporto H2O/CH4 aumenta la produzione di
idrogeno a qualsiasi T, diminuisce la spesa energetica per mole di vapore da
generare, ma aumentano le moli di vapore stesse. All'aumentare della P peggiora la
tendenza del processo di Reforming (ovvero diminuisce la produzione di H2), ma, per
contro, diminuiscono le dimensioni dell'impianto, le perdite di carico e la
deposizione di C
sui catalizzatori. Inoltre, nel caso in cui l'H2 debba essere stoccata in
Pressione, la spesa energetica complessiva diminuisce aumentando la pressione a cui
l'idrogeno stesso è prodotto.

21)OSSIDAZIONE PARZIALE E GASSIFICAZIONE


L'Ossidazione parziale consiste nella reazione di idrocarburi con O. Gli
idrocarburi leggeri reagiscono, con catalizzatore, a 600 gradi; Gli idrocarburi
pesanti, come la nafta a 1400 gradi senza catalizzatori. L'efficienza complessiva
del processo si aggira attorno al 50%. La reazione di ossidazione parziale di
idrocarburi è esoterma: lo steam reforming, al contrario è endoterma, quindi, i
processi combinati saranno di solito + efficienti, in quanto il processo endoterma
sfrutta il Q prodotto da quello esoterma diminuendo l'en da fornire al processo
stesso.
-Gassificazione del C.
L'H2 viene prodotto grazie alla reazione che si fa avvenire alla alte T del
Carbonio con il vapore acqueo: C+H2O->CO+H2. La reazione è endoterma ed il suo
rendimento aumenta a T elevate che vengono mantenute mediante combustione di una
parte del carbonio con dosate immissioni d'aria o Ossigeno o di Q da una camera di
combustione. Nella gassificazione del Carbone la suddetta reazione costituisce la
1'fase del processo. In seguito la miscela CO+H2 prodotta viene sottratta
all'equilibrio, addizionata con un'opportuna quantità di vapore acqueo e fatta
passare su catalizzatori a circa 400 gradi.

22)TERMOLISI.
Per termolisi, o decomposizione termica, si intende una reazione chimica di
scissione di legami chimici endotermica che quindi x avvenire necessita di Q.
L'acqua a determinate T si dissocia in H2 e O gassosi secondo la reazione:
H2O+1/2O2->H2+1/2O2. Nel corso degli anni sono stati messi a punto centinaia di
processi termochimici per la dissociazione indiretta dell'acqua. I più importanti
sono i cicli basati sullo zolfo e quelli che prevedono sostanze di ricircolo Ca e
Br.
A)CaBr(ciclo UT3, 4 reazioni):
-Il CaBr (solido) reagisce con il vapore a 760 gradi
formando ossido di Ca(sol) e bromuro di idrogeno (gas);
-a 570 gradi l'ossido di Ca reagisce con il Br(gas) rigenerando il Ca Br consumato
nella prima e producendo O;
-)560 gradi il bromuro di Fe(sol) reagisce con vapore generando ossido di Fe (sol),
bromuro di H2(s) e H2;
-220 gradi, il bromuro prodotto nella prima e nella terza reagisce con L'ossido di
Fe della terza rigenerando il vapore e bromuro di Fe.
B)Zolfo(prevede uso Iodio, 3 fasi):
-decomposizione termica dello ioduro
di idrogeno da cui si ottiene H2 e I2;
-Decomposizione termica dell'acido solfidrico da cui si ottiene SO2 e O2;
-Lo iodio e l'ossido di zolfo ottenuto reagiscono in soluzione acquosa, a T
ambiente,
rigenerando l'acido iodidrico.

23)ELETTROLISI E FOTOELETTROLISI.
L'Elettrolisi è un complesso di fenomeni che avvengono in una soluzione
elettrolitica o in un elettrolita fuso al passaggio di corrente elettrica,
solitamente continua. Si realizza così la trasformazione di en elettrica in en
chim. Esistono diversi modi di
condurre la corrente. Per i conduttori di 1'specie, con il passaggio di corrente
continua è valida la legge di Ohm, mentre per i conduttori di 2'specie la validità
di tale legge non è generale. Il fenomeno dell'elettrolisi è governato dalla Legge
di Faraday:-le masse delle specie chimiche formate (o consumate) agli elettrodi
durante l'elettrolisi sono proporzionali alla quantità di elettroni che ha
attraversato la cella; -Le masse delle specie chimiche formate (o consumate) x il
pass di una stessa quantità di elettricità sono proporzionali alle masse
equivalenti delle specie chimiche interessate; -)Al pass di 1F corrisponde la
trasformazione di 1 equivalente della superficie chimica che viene elettrolizzata.
Il rendimento del processo è il prodotto del rendimento di tensione e di corrente.
LA FOTOELETTROLISI: La produzione dell'H2 direttamente dall'energia solare può
essere realizzata da sistemi fotoelettrochimici (fotoelettrolisi). Il principio di
funzionamento si basa su un fotocatione e fotoanione immersi in un elettrolita
acquoso. Il fotocatione è tipicamente un materiale semiconduttore di tipo positivo,
al contrario il fotoanione è un semiconduttore di tipo neutro. Quando questi
elettrodi sono sistemati in 2 differenti camere separate da una membrana
semipermiabile si ottiene un sistema detto "trasduttore a giunzione liquida". La
reazione chimica ha
inizio quando la giunzione liquida assorbe un fotone di energia maggiore di quella
del gap energetico tra la banda di conduzione e la banda di valenza e si viene a
formare una coppia elettrone-lacuna.

24)PRODUZIONE BIOCOMBUSTIBILI
1)PROCESSO CONVERSIONE BIOCHIMICA.
questi processi permettono di ricavare reazioni
chimiche dovute al contributo di enzimi, funghi e microrganismi che si formano
nella biomassa sotto particolari condizioni.
A)Digestione Anaerobica:E' un insieme di processi biologici mediante i
quali le sostanze organiche complesse contenute nei vegetali e nei sottoprodotti di
origine animale, possono essere "digerite" in un ambiente privo di Ossigeno,
arrivando alla produzione di gas combustibile, di un liquido con migliorate
caratteristiche fertilizzanti. La digestione anaerobica si compone di 3 fasi
a)idrolisi della cellulosa, delle proteine, dei lipidi, degli zuccheri e degli
amminoacidi; b)fase acidogenica con formazione di acidi grassi; c)metanizzazione
del prodotto della 2'fase. I pregi di tale digestione anaerobica consistono nel
fatto che la tecnica è di facile utilizzo con bassi costi di investimento e
gestione; è applicabile a sostanze organiche putrescibili, quindi a basso costo e i
residui possono essere usati come concime. Se opportunamente gestita diminuisce
l'impronta ecologica producendo combustibili rinnovabili, aumentando la fertilità
del terreno. Tuttavia il procedimento è lento, gli impianti hanno bassi rendimenti
ed il processo richiede un notevole approvvigionamento d'acqua.
B)DIG AEROB: Si utilizzano microrganismi x il cui sviluppo è richiesto O. Tali
microrganismi metabolizzano sostanze organiche complesse, liberando CO2+H2O
producendo un riscaldamento del materiale; il Q viene convogliato tramite
scambiatori.
C)FERMENTAZIONENE ALCOLICA: processo biochimico mediante il quale i glucidi
presenti nella materia organica sotto forma di zuccheri, amido e cellulosa vengono
trasformati in etanolo che può essere usato come combustibile alternato alla
benzina. D)Estrazione Oli (Esterificazione): Dalle piante oleaginose si ottengono
oli vegetali che possono essere usati come combustibile nello stato in cui vengono
estratti o dopo essere stati sottoposti a un processo chimico che gli conferisce
maggiori stabilità. Il processo di estrazione di oli può essere meccanico, chimico
o una combinazione dei due. Tali processi danno luogo a diversi prodotti
utilizzabili come
alimenti zootecnici.
2)PROCESSI CONVERSIONE TERMOCHIMICA. Le principali tecniche di conversione
termochimiche della biomassa utilizzate sono la Combustione, Gassificazione e la
Pirolisi. Il processo di combustione permette la trasformazione dell'energia
chimica intrinseca alla biomassa in energia termica mediante una serie di reazioni
chimiche-fisiche. Quando la biomassa viene immersa in una camera di combustione
subisce prima un'essiccazione e man mano che la T aumenta si avranno processi di
pirolisi, gassificazione e infine di combustione. Con appropriati rapporti
combustibile/aria, la biomassa si decompone e volatilizza, rilasciando ceneri. Il
composto volatile consiste in una frazione gassosa di CO2, CO, idrocarburi e H2. I
prodotti di queste reazione subiscono un'ulteriore processo di ossidazione dando
origine ad una frazione carboniosa che può reagire con l'ossigeno x dare CO e CO2 e
infine fumo. Il risultato ultimo delle suddette reazione è la produzione di calore
che viene recuperato mediante scambiatori con i quali si trasferisce l'en termica
ad altri fluidi vettori, quali aria o acqua. Le principali tecniche di combustione
sono: a)A "griglia", fondamentale x la reazione termica e x la rimozione delle
ceneri; b) A "TAMBURO ROTANTE", usata x applicazioni in cui il combustibile ha
caratteristiche termofisiche povere e contiene elevati carichi di inquinante; c) a
"Doppio Stadio", in cui si verifica prima la gassificazione e pirolisi del
materiale in una prima camera, e una completa combustione nella seconda. d) a
"Letto Fluido", in cui si possono trattare vari tipi dio biomasse, inclusi i
materiali carboniosi quali ligniti e torbe.
-)GASSIFICAZIONE BIOMASSE. E' un'ossidazione di una sostanza che ha come obiettivo
finale la produzione di un combustibile gassoso. L'agente ossidante può essere
l'aria, l'ossigeno, il vapore acqueo o una miscela di questi. La gassificazione
avviene in 3
fasi successive: essiccamento, pirolisi, processi ossido-riduttivi. I prodotti di
reazione sono: idrogeno, monossido di C, anidride carbonica, vapore d'acqua, metano
e idrocarburi superiori allo stato di vapori o oli e ceneri. Il gas prodotto è una
miscela di CO , H2, CO2,H2O,N2, NOx. Nel bilancio generale assumono importanza
rilevante le seguenti variabili: priorità oraria della biomassa, portata oraria
dell'aria, T del letto.
-Pirolisi: Processo termico di degradazione della biomassa che avviene: in assenza
di aria, quando il Q necessario al processo viene totalmente fornito dall'esterno,
o in presenza di una limitata quantità di agenti ossidanti, nel caso in cui il Q
viene prodotto internamente alla massa mediante la combustione di una sua parte.
Attraverso la pirolisi il materiale lignocellulosico viene trasformato in una
frazione gassosa a basso-medio potere calorifico contenente CO,CO2, idrocarburi,
H2O,H2, in una frazione oleosa contenente acqua e composti organici.

25)PRODUZIONE DI BIODISEL
Il Biodiesel si ottiene a partire da prodotti agricoli quali soia, colza e
girasole, ma anche da grassi animali, oli e grassi vegetali originali o di scarto
quali, ad esempio l’olio e grasso alimentare di rifiuto (oli esausti di frittura).
I semi delle colture succitate costituiscono il materiale base: essi vengono
spremuti per ottenere un olio vegetale, il quale reagisce con metanolo in presenza
di catalizzatori alcalini, per formare l’estere metilico e come prodotto secondario
glicerina grezza. Le modalità di produzione possono essere diverse ma, in tutti i
casi, attraverso
questo procedimento chimico, chiamato transesterificazione, si arriva ad una
miscela di esteri metilici di acidi grassi che è proprio il biodiesel. Ad esempio,
biodiesel può essere prodotto (sempre attraverso la transesterificazione di
biomassa) a partire dalla coltivazione del girasole: tale processo da, come l’unico
prodotto energeticamente utilizzabile il biodiesel stesso. In questo caso
nell’energia spesa per la produzione va computata, oltre a quella del processo di
produzione vero e proprio, anche quella relativa alla coltivazione del girasole. Un
altro sistema per
produrre il biodiesel è quello di utilizzare la sansa (un sottoprodotto del
processo produttivo di olio d’oliva) e il processo consente di produrre, oltre al
biodiesel, anche pellets e gas di sintesi. In tal caso, l’energia spesa è solo
quella relativa al processo di produzione vero e proprio e nel computo dell’energia
utile si devono considerare anche i pellets e/o il gas di sintesi.

26)PRODUZIONE DEL BIOETANOLO


Il bioetanolo è etanolo prodotto mediante un processo di fermentazione delle
biomasse, ovvero di prodotti agricoli ricchi di zucchero (glucidi) quali i cereali,
le colture zuccherine, gli amidacei e le vinacce. In campo energetico il bioetanolo
può essere utilizzato come componente per benzine o per la preparazione dell'ETBE
(etere etilbutilico), un derivato alto ottanico. Può essere utilizzato nelle
benzine con percentuali fino al 20% senza modificare il motore o anche puro nel
Motore Flex. La produzione del bioetanolo avviene attraverso la fermentazione
anaerobica del glucosio; la reazione teorica è la seguente:
C6H12O 6 = 2CH3CH2OH + 2CO2
In base a tele reazione da 1kg di glucosio si ottengono 0,51 kg di etanolo e 0,49
kg
di anidride carbonica. In realtà quello che si ottiene è una soluzione acquosa con
un
contenuto di etanolo che varia dal 5 al 15% in base al tipo di biomassa e ai
processi
utilizzati. Il recupero dell’alcol dalla soluzione acquosa avviene attraverso la
distillazione, che è la fase del processo più energivora. Il bioetanolo può essere
prodotto anche a partire da gas di sintesi (syngas) che sono gas ricchi di idrogeno
che contengono anche CO. Il bioetanolo, usando solo syngas, può essere prodotto
secondo la reazione:
2CO + 4H2 = C2 H5 OH + H2O
Un altro modo è quello di usare metanolo insieme al gas di sintesi; in questo caso
la
reazione è: CH3 OH + CO + 2H2 = C2 H5 OH + H2O
Nel caso della produzione di bioetanolo dalla canna da zucchero, infine, tutta
l’energia spesa (processo di produzione del bioetanolo e coltivazione della canna
da
zucchero) è da addebitare alla produzione di bioetanolo. Nel calcolo dell’energia
utile si deve considerare che, da altre parti della stessa pianta, è possibile
produrre syngas. È evidente come, a prescindere dall’efficienza energetica dei
singoli processi (che comunque hanno un’importanza fondamentale per la resa
energetica) si possono ottenere rese energetiche anche molto diverse in funzione
di tutti i processi e sottoprocessi in qualche modo connessi al processo di
produzione del combustibile.
Ovviamente, come già accennato, la resa energetica è influenzata anche
all’efficienza delle tecnologie utilizzate: ad esempio, le biomasse adatte per
processi termochimici (sansa disoleata nel caso della produzione di biodiesel dalla
sansa e bagassa e foglie nel caso di produzione di bioetanolo da canna da zucchero)
possono essere utilizzate in modi diversi: direttamente (o previo pretrattamento
ottenendo i pellets) come combustibili solidi rinnovabili, o produrre gas di
sintesi tramite gassificazione. Tali gas possono essere utilizzati in celle a
combustibile ad alta temperatura (MCFC o SOFC) in cogenerazione con efficienze
energetiche ed exergetiche molto più elevate.

27)USI FINALI ENERGIA,USI TERMICI ENERGIA (IN PARTICOLARE USI CIVILI):


Gli usi termici dell'energia sono principalmente finalizzati al riscaldamento, al
raggiungimento di determinate condizioni termiche utili a processi industriali,
cottura cibi, acqua calda sanitaria. In base all'uso che se ne deve fare verrà
scelta la tecnologia più appropriata per il raggiungimento delle condizioni di
flusso termico e temperatura.
Usi termici: USI INDUSTRIALI (calore di processo), USI CIVILI (condizionamento
ambienti,cottura cibi, acqua calda sanitaria).Per quanto riguarda gli usi
industriali, l'energia termica viene impiegata per calore di processo (vengono
usati anche condizionatori e acqua calda). Le industrie che necessitano di energia
termica: meccanica(siderurgiche), petrolifere (ceramiche). Per quanto concerne gli
usi civili, l'energia termica viene usata per le cotture dei cibi, acqua calda
anitaria, condizionamento ambienti. Nel caso dell'acqua si tratta di
un'applicazione a bassa
temperatura (circa 40°C); nel caso del condizionamento il fine ultimo è quello di
ottenere il confort ambientale concetto di difficile esposizione in quanto si
tratta di un parametro estremamente soggettivo.
USO FINALE è DIVERSO DALL'EFFETTO UTILE.
Per uso finale si intende l'ultima forma di energia (ultimo gradino della filiera
dell'energia utilizzata) mentre per effetto utile si intende l'effetto desiderato
(motivo per cui si trasporta energia).

28)USI FINELI DELL'ERGIA: DIFFERENZA TRA USI FINALI ED EFFETTO UTILE


Nella filiera della produzione ed utilizzo dell'energia sono presenti due concetti
apparentemente uguali: uso finale ed effetto utile.
Per uso finale si intende l'ultima forma di energia utilizzata dall'utente al fine
di effettuare l'operazione necessaria. Per effetto utile si intende l'effetto
desiderato, è quindi il motivo per cui viene trasportata l'energia.L'uso finale è,
ad esempio, il
movimento rotatorio del cestello della lavatrice (en.meccanica) e l'effetto utile è
il lavaggio dei panni. Un esempio di effetto utile è la temperatura di un ambiente,
non la quantità di calore scambiata. Gli usi finali si classificano come segue:usi
meccanici (industriale-macchinari),domestico (elettrodomestici), trasporti; usi
termici (riscaldamento/rinfrescamento), calore di processo industriale, cottura dei
cibi, acqua calda sanitaria; usi luminosi (illuminazione interna ed esterna); usi
elettrici ed elettronici( funzionamento apparecchiature tv,pc,telefoni,ecc.).

28)USI FINALI ENERGIA POMPE DI CALORE.


La pompe di calore è una macchina in grado di trasferire Q da una sorgente a T più
bassa a una T più alta. Essa opera con lo stesso principio del frigorifero e del
condizionatore d'aria. Il trasferimento di calore da una sorgente a T più bassa a
una a T più ala non può , per il secondo principio , avvenire senza un'azione
compensatrice. Tale azione compensatrice è rappresentata dall'energia E assorbita
dalla macchina. In generale le pompe di Q vengono usate sia per il riscaldamento
sia per il rinfrescamento. Si definisce COP nel caso di riscaldamento il rapporto
tra l'en utile e quella spesa: COP=Q2/E. In modo analogo si definisce EF
(efficienza frigorifera) nel caso di rinfrescamento EF=Q1/E. Le pompe di calore
possono essere classificate in base al loro principio di funzionamento in:
A)Pompe di Q a compressione, B)ad assorbimento; c)ad effetto Peltier.
A)Nel funzionamento il fluido frigorigeno, all'interno del circuito, subisce le
seguenti trasformazioni:
-Compressione, il fluido frigorifero allo stato gassoso e a bassa pressione,
proveniente dall'evaporatore, viene portato ad alta P;
-Condensazione: il fluido proveniente dal compressore passo dallo stato gassoso a
quello liquido cedendo Q all'ext;
-Espansione: passando attraverso la valvola di espansione il fluido frigorigeno
liquido si trasforma parzialmente in vapore e si raffredda;
-Evaporazione, il fluido assorbe Q dall'ext ed evapora completamente. L'insieme di
queste trasformazioni costituisce il ciclo della pompa di calore: fornendo en con
il compressore, al fluido frigorigeno, questo, nell'evaporatore, assorbe Q dal
mezzo circostante e,tramite il condensatore, lo cede al mezzo da riscaldare. Una
categoria di queste è data dalle pompe a compressione geotermiche, che sono di tipo
suolo/aria.
L'en geotermica è la somma di 2 componenti principali: Q proveniente dagli strati
più profondi della terra e Q proveniente dall'ambiente esterno originato dal sole.
B)Pompe di calore ad assorbimento: il ciclo funziona grazie alla variazione delle
concentrazioni di una soluzione; l'energia assorbita dal ciclo è calore;
C)ad effetto Peltier: basano il loro funzionamento sull'effetto Peltier; l'uso di
semiconduttori impone l'adozione di bassi voltaggi e, quindi , a parità di potenza,
correnti elevate; questo tipo di pompe di calore sono realizzabili solo per piccole
potenze. Il COP è basso e diminuisce all'aumentare di T

29)SISTEMI ENERGETICI PER AUTOTRAZIONE


I sistemi energetici che, ad oggi, vengono impiegati per l'autotrazione sono
molteplici e si suddividono in: sistemi a trazione convenzionale con mci:MCI ciclo
otto,MCI ciclo diesel;
sistemi a trazione elettrica:bev, auto completamente elettrica con accumulo di
energia in batterie; fcev, auto ad idrogeno con produzione energia elettrica da
celle a combustibile fc;Sono possibili soluzioni per migliorare l'efficienza del
veicolo:sistemi motori-ruote eliminano le trasmissioni meccaniche e quindi le
relative dissipazioni energetiche; la presenza di batterie e motori elettrici
offrono la possibilità del recupero di energia in frenata (recuperano energia
cinetica invece che dissiparla sotto forma di calore); sistemi a trazione ibridi
(possono funzionare come
zev, zero emission vehicle,) che si dividono in ibrido serie, ibrido parallelo,
ibrido serie parallelo, plug in (MCI+MOTORE ELETTRICO);
BEV: sistemi a trazione elettrica che, a parità di energia in uscita necessaria per
mettere in movimento le ruote, necessitano di meno energia nell'accumulatore;FCEV:
le celle a combustione producono direttamente l'energia elettrica che alimenta il
motore elettrico di trazione;
IBRIDO SERIE: è il motore elettrico a fornire energia alle ruote. Il MCI aziona un
generatore che produce energia elettrica per alimentare il motore elettrico o per
lo stoccaggio in accumulatori; IBRIDO PARALLELO: motore elettrico e motore termico
forniscono entrambi potenza alle ruote e non sono collegati meccanicamente tra
loro. Il motore elettrico è alimentato da batterie che devono essere ricaricate
dalla rete elettrica; IBRIDO SERIE-PARALLELO: combinazione dei due precedenti. Il
motore elettrico e termico, oltre a fornire entrambi energia meccanica alle ruote,
sono anche
collegati meccanicamente fra loro.

30)SISTEMI AUTOTRAZIONE MCI. CICLO OTTO.


I motori che adottano questo ciclo possono essere alimentati a benzina,GPL, metano,
idrogeno ed etanolo. Il rendimento reale è pari al 25%.
A parità di parametri (rapporto volumetrico di compressione r), il rendimento è
indipendente dal combustibile usato. Il ciclo Reale si discosta molto da quello
ideale per l’irreversibilità dei processi e soprattutto perché l’aspirazione e lo
scarico non avvengono a P cost. CICLO DIESEL. I motori possono essere alimentati a
gasolio o a biodiesel. Il rendimento reale è pari al 35%. A parità di parametri il
rendimento è indipendente dal combustibile usato. I SISTEMI DI TRAZIONE CON MCI
erogano una potenza proporzionale a w e una coppia. Il MCI non è in grado di
erogare alle ruote la
potenza richiesta in termini di coppia e w. Questo pone la necessità di un sistema
di
trasformazione dell’en meccanica erogata (il cambio) in grado di adeguare la coppia
erogata dal MCI a quella richiesta alle ruote.

31)AUTOTRAZIONE ELETTRICA.
Nel caso di trazione elettrica sono possibili accorgimenti per migliorare
l’efficienza globale del veicolo. L’adozione di motori-ruota elimina le
trasmissioni meccaniche e le relative dissipazioni di energia. I problemi di tale
sistemi sono legati al peso dei motori con conseguenti problemi di inerzia alle
alte velocità dovute alle masse sospese. La presenza delle batterie e del motore
elettrico offre la possibilità del RECUPERO DELL’EN IN FRENATA. Cioè l’en cinetica
del veicolo deve essere smaltita , anzichè dissipata in Q. Tale recupero è limitato
da alcuni fattori quali lo stato di carica(SOC) delle batterie, la potenza del
generatore e il fatto che il recupero è possibile solo oltre certe potenze.