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1) Usi finali energia: pompe di calore;

2) fonte di energia delle maree e degli oceani;


3) Produzione di biocombustibili: processi biochimici. Tipologie e principali caratteristiche
biocombustibili, processi di conversione biochimica;
4) produzione di biodisel;
5) Dare la definizione di biomassa, indicandone le tipologie e le principali caratteristiche e
descrivere l’intera filiera per gli usi energetici;
6) energia idrica/ energia potenziale idrica /energia idroelettrica;

7) Eolico, Energia eolica, descrivere caratteristiche, sitologia eolica, teorema di Betz e Freaud;
8) Descrivere processo di produzione del bioetanolo (etanolo)
9) Descrivere le fonti rinnovabili fonti rinnovabili sistemi di produzione
10) Radiazione solare

11)Energia geotermica, caratteristiche


12) stoccaggio idrogeno: serbatoi in pressione
13) idrogeno in forma liquida
14) stocaggio idrogeno negli idruri (diritti e metalli)
15) Idrogeno: Elettrolisi e fotoelettrolisi
16) produzione di idrogeno da reforming
17) idrogeno e metodi di produzione
18) Sistemi energetici per l’autotrazione (domanda generale)
19) Motori a combustione interna (autotrazione MCI)
20) veicoli elettrici (autotrazione elettrica)
21)sistemi energetici: definizione e parametri
22)Definizione vettore energetico, trasporto, stoccaggio dell’energia, forme di energia,
23)principali vettori energetici
24) energia elettrica
25) Vettore energetico petrolio e i suoi derivati
26) vettore energetico gas
27) carbone
28)sistemi con turbine idrauliche caratteri fondamentali;
29)ossidazione parziale e gassificazione
30)termolisi
31)usi finali energia (termici/civili)
32)sistemi energetici per la mobilità (usi meccanici)
33)usi finali energia (generale), differenza tra usi finali ed effetto utile
34) sistemi di trazione ibrida;
1)USI FINALI ENERGIA POMPE DI CALORE. La pompe di calore è una macchina in grado di
trasferire Q da una sorgente a T più bassa a una T più alta. Essa opera con lo stesso principio del
frigorifero e del condizionatore d'aria. Il trasferimento di calore da una sorgente a T più bassa a
una a T più ala non può , per il secondo principio , avvenire senza un'azione compensatrice. Tale
azione compensatrice è rappresentata dall'energia E assorbita dalla macchina. In generale le
pompe di Q vengono usate sia per il riscaldamento sia per il rinfrescamento. Si definisce COP nel
caso di riscaldamento il rapporto tra l'en utile e quella spesa: COP=Q2/E. In modo analogo si
definisce EF (efficienza frigorifera) nel caso di rinfrescamento EF=Q1/E. Le pompe di calore
possono essere classificate in base al loro principio di funzionamento in: A)Pompe di Q a
compressione, B)ad assorbimento; c)ad effetto Peltier. A)Nel funzionamento il fluido frigorigeno,
all'interno del circuito, subisce le seguenti trasformazioni:-Compressione, il fluido frigorifero allo
stato gassoso e a bassa pressione, proveniente dall'evaporatore, viene portato ad alta P; -
Condensazione: il fluido proveniente dal compressore passo dallo stato gassoso a quello liquido
cedendo Q all'ext; -Espansione: passando attraverso la valvola di espansione il fluido frigorigeno
liquido si trasforma parzialmente in vapore e si raffredda; -Evaporazione, il fluido assorbe Q
dall'ext ed evapora completamente. L'insieme di queste trasformazioni costituisce il ciclo della
pompa di calore: fornendo en con il compressore, al fluido frigorigeno, questo, nell'evaporatore,
assorbe Q dal mezzo circostante e,tramite il condensatore, lo cede al mezzo da riscaldare. Una
categoria di queste è data dalle pompe a compressione geotermiche, che sono di tipo suolo/aria.
L'en geotermica è la somma di 2 componenti principali: Q proveniente dagli strati più profondi della
terra e Q proveniente dall'ambiente esterno originato dal sole. B)Pompe di calore ad assorbimento:
il ciclo funziona grazie alla variazione delle concentrazioni di una soluzione; l'energia assorbita dal
ciclo è calore; C)ad effetto Peltier: basano il loro funzionamento sull'effetto Peltier; l'uso di
semiconduttori impone l'adozione di bassi voltaggi e, quindi , a parità di potenza, correnti elevate;
questo tipo di pompe di calore sono realizzabili solo per piccole potenze. Il COP è basso e
diminuisce all'aumentare di T
2)EN DEL MARE. -MAREE. E' un fenomeno ciclico esteso a tutta la idrosfera e generato alla forza
di attrazione della luna sulle masse d'acqua. Dall'innalzamento e dall'abbassamento regolare delle
masse d'acqua si ricava energia. Per costruire una centrale di marea, l'estuario è sbarrato in
direzione del mare con una diga artificiale. La tecnica energetica sfrutta perciò il dislivello tra alta e
bassa marea. -EN MOTO ONDOSO. La risorsa più importante tra quelle marine da un punto di
vista della potenzialità è quella legata al moto ondoso. L'en delle onde deriva dal movimento
dell'acqua in prossimità della sup del mare. L'en è disponibile in 2 forme: en cin delle particelle
d'acqua in moto circolare e l'en pot.le legata alle variazioni di quota. E' poi possibile sfruttare l'EN
CIN DELLE CORRENTI MARINE per produrre en elettrica attraverso turb idraul ad assa vert in
modo da sfruttare la corrente in ogni direz. Dagli -OCEANI è possibile ricavare en termica.
Coprendo il 70% della sup terr gli oceani sono caratterizzati dalla proprietà di immagazzinare en
sol. La tecn che permette la conversione da en sol a en el è detta OTEC. -EN OSMOT. Una pot
fonte energ è rappresentata dal grad di salinità che può essere sfruttato dal mescol.to dei flussi
d'acqua con differente concentr.ne salina (amplia).
3)PRODUZIONE BIOCOMBUSTIBILI
1)PROCESSO CONVERSIONE BIOCHIMICA. questi processi permettono di ricavare reazioni
chimiche dovute al contributo di enzimi, funghi e microrganismi che si formano nella biomassa
sotto particolari condizioni. A)Digestione Anaerobica:E' un insieme di processi biologici mediante i
quali le sostanze organiche complesse contenute nei vegetali e nei sottoprodotti di origine animale,
possono essere "digerite" in un ambiente privo di Ossigeno, arrivando alla produzione di gas
combustibile, di un liquido con migliorate caratteristiche fertilizzanti. La digestione anaerobica si
compone di 3 fasi a)idrolisi della cellulosa, delle proteine, dei lipidi, degli zuccheri e degli
amminoacidi; b)fase acidogenica con formazione di acidi grassi; c)metanizzazione del prodotto
della 2'fase. I pregi di tale digestione anaerobica consistono nel fatto che la tecnica è di facile
utilizzo con bassi costi di investimento e gestione; è applicabile a sostanze organiche putrescibili,
quindi a basso costo e i residui possono essere usati come concime. Se opportunamente gestita
diminuisce l'impronta ecologica producendo combustibili rinnovabili, aumentando la fertilità del
terreno. Tuttavia il procedimento è lento, gli impianti hanno bassi rendimenti ed il processo richiede
un notevole approvvigionamento d'acqua. B)DIG AEROB: Si utilizzano microrganismi x il cui
sviluppo è richiesto O. Tali microrganismi metabolizzano sostanze organiche complesse, liberando
CO2+H2O producendo un riscaldamento del materiale; il Q viene convogliato tramite
scambiatori.C)FERMENTAZIONENE ALCOLICA: processo biochimico mediante il quale i glucidi
presenti nella materia organica sotto forma di zuccheri, amido e cellulosa vengono trasformati in
etanolo che può essere usato come combustibile alternato alla benzina. D)Estrazione Oli
(Esterificazione): Dalle piante oleaginose si ottengono oli vegetali che possono essere usati come
combustibile nello stato in cui vengono estratti o dopo essere stati sottoposti a un processo
chimico che gli conferisce maggiori stabilità. Il processo di estrazione di oli può essere meccanico,
chimico o una combinazione dei due. Tali processi danno luogo a diversi prodotti utilizzabili come
alimenti zootecnici. 2)PROCESSI CONVERSIONE TERMOCHIMICA. Le principali tecniche di
conversione termochimiche della biomassa utilizzate sono la Combustione, Gassificazione e la
Pirolisi. Il processo di combustione permette la trasformazione dell'energia chimica intrinseca alla
biomassa in energia termica mediante una serie di reazioni chimiche-fisiche. Quando la biomassa
viene immersa in una camera di combustione subisce prima un'essiccazione e man mano che la T
aumenta si avranno processi di pirolisi, gassificazione e infine di combustione. Con appropriati
rapporti combustibile/aria, la biomassa si decompone e volatilizza, rilasciando ceneri. Il composto
volatile consiste in una frazione gassosa di CO2, CO, idrocarburi e H2. I prodotti di queste
reazione subiscono un'ulteriore processo di ossidazione dando origine ad una frazione carboniosa
che può reagire con l'ossigeno x dare CO e CO2 e infine fumo. Il risultato ultimo delle suddette
reazione è la produzione di calore che viene recuperato mediante scambiatori con i quali si
trasferisce l'en termica ad altri fluidi vettori, quali aria o acqua. Le principali tecniche di
combustione sono: a)A "griglia", fondamentale x la reazione termica e x la rimozione delle ceneri;
b) A "TAMBURO ROTANTE", usata x applicazioni in cui il combustibile ha caratteristiche
termofisiche povere e contiene elevati carichi di inquinante; c) a "Doppio Stadio", in cui si verifica
prima la gassificazione e pirolisi del materiale in una prima camera, e una completa combustione
nella seconda. d) a "Letto Fluido", in cui si possono trattare vari tipi dio biomasse, inclusi i materiali
carboniosi quali ligniti e torbe. -)GASSIFICAZIONE BIOMASSE. E' un'ossidazione di una sostanza
che ha come obiettivo finale la produzione di un combustibile gassoso. L'agente ossidante può
essere l'aria, l'ossigeno, il vapore acqueo o una miscela di questi. La gassificazione avviene in 3
fasi successive: essiccamento, pirolisi, processi ossido-riduttivi. I prodotti di reazione sono:
idrogeno, monossido di C, anidride carbonica, vapore d'acqua, metano e idrocarburi superiori allo
stato di vapori o oli e ceneri. Il gas prodotto è una miscela di CO , H2, CO2,H2O,N2, NOx. Nel
bilancio generale assumono importanza rilevante le seguenti variabili: priorità oraria della
biomassa, portata oraria dell'aria, T del letto. -Pirolisi: Processo termico di degradazione della
biomassa che avviene: in assenza di aria, quando il Q necessario al processo viene totalmente
fornito dall'esterno, o in presenza di una limitata quantità di agenti ossidanti, nel caso in cui il Q
viene prodotto internamente alla massa mediante la combustione di una sua parte. Attraverso la
pirolisi il materiale lignocellulosico viene trasformato in una frazione gassosa a basso-medio potere
calorifico contenente CO,CO2, idrocarburi, H2O,H2, in una frazione oleosa contenente acqua e
composti organici.
4)PRODUZIONE DI BIODISEL
Il Biodiesel si ottiene a partire da prodotti agricoli quali soia, colza e girasole, ma
anche da grassi animali, oli e grassi vegetali originali o di scarto
quali, ad esempio l’olio e grasso alimentare di rifiuto (oli esausti di frittura). I semi delle colture
succitate costituiscono il materiale base: essi vengono spremuti per ottenere un
olio vegetale, il quale reagisce con metanolo in presenza di catalizzatori alcalini,
per formare l’estere metilico e come prodotto secondario glicerina grezza. Le
modalità di produzione possono essere diverse ma, in tutti i casi, attraverso
questo procedimento chimico, chiamato transesterificazione, si arriva ad una
miscela di esteri metilici di acidi grassi che è proprio il biodiesel. Ad esempio, biodiesel può essere
prodotto (sempre attraverso la transesterificazione di biomassa) a partire dalla coltivazione del
girasole: tale processo da, come l’unico prodotto energeticamente utilizzabile il biodiesel stesso. In
questo caso nell’energia spesa per la produzione va computata, oltre a quella del processo di
produzione vero e proprio, anche quella relativa alla coltivazione del girasole. Un altro sistema per
produrre il biodiesel è quello di
utilizzare la sansa (un sottoprodotto del processo produttivo di olio d’oliva) e il
processo consente di produrre, oltre al biodiesel, anche pellets e gas di sintesi. In
tal caso, l’energia spesa è solo quella relativa al processo di produzione vero e
proprio e nel computo dell’energia utile si devono considerare anche i pellets e/o
il gas di sintesi.
5)BIOMASSA. Con questo termine si designa una sostanza organica vegetale o animale in forma
non fossile. La biomassa rappresenta la più antica forma di en ed è la più comune forma di en
rinnovabile ed il maggior serbatoio di en sol. TIPOLOGIE. La biomassa utilizzabile ai fini energetici
consiste in tutti quei materiali organici che possono essere usati come combustibili sol liq e gas.
Possono essere costituite da a)Prodotti diretti del sett agricolo o piante b)Residui, sottoprodotti o
scarti delle coltivazioni. c)Scarti della catena della distribne e dei consumi finali (rifiuti urb organici).
FILIERA. Per le biomasse la convenienza economica all'utilizzo dipende da accurate valut.ni
dell'efficienza glob del sistema produzione-utilizzazione. In generale occorre conteggiare le perdite
di coltivazioni, raccolta, trasporto, conversione e utilizzo. Da ciò si evince che, contrar.te alla
maggior parte delle fonti energ. rinn, la biomassa è caratterizzata da elevati costi di es, in quanto
deve essere seminata, mantenuta, raccolta, trasportata e trattata adeguatamente per l'utilizzo.
Questi fattori dipendono molto dal tipo di biom considerata e dal tratt.to richiesto dal processo
scelto. Nel calcolo del costo di reperimento, che costituisce il fattore cruciale per garantire la
redditività dell'uso delle biomasse, si considerano solo i primi 3 fattori. Nella valut.ne del costo di
trasp contano molto il tipo di biom considerata e la forma in cui essa viene trasportata e anche
dalla distanza del luogo di utilizzo. Altro parametro importante è l'affidabilità dell'approv.to.
PROPRIETA'. La conocenza delle proprietà della biomassa è necessaria per effettuare la scelta
del tipo di convers energ: -umidità (bassi contenuti pper convers term, alti per quelli biochim), -
PCI(Q che 1kg di comb stand può produrre bruciando in aria), -CONTENUTO VOLATILE(Porz
trasf.le in gas attraverso riscld.to); -CARBONIO FISSO (massa rimanente dopo il rilascio di volatili)
-CENERI (residuo sol della comb in aria) -contenuto in el chim fond.li; -alcali, -densità e pezzatura.
6)EN IDROEL/EN POT IDRICA. L'en idroel è contenuta in una caduta d'acquadi un fiume, di un
canale artificiale o di una condotta forzata. Questo processo avviene per il ciclo dell'acqua che,
grazie al sole, evapora e ricarde in forma di pioggia. Si tratta perciò di una forma indiretta di
energia solare. L'en mecc dell'acqua viene convertita in coppia all'asse della turbina e
successivamente in en el da un generatore el. Si sfrutta l'EN POT mecc dell'acqua derivante dalla
disponibilità di una certa quota rispetto al livello a cui si trova la turbina. Due sono quindi gli el che
caratterizzano le quantità di en el che è possibile ottenere dall'acqua: -La Portata (massa d'acqua
per unità di t che è pox sfruttare e far passare in turb) ed il Salto (o diff di quota tra il punto di
prelievo dell'acqua e il punto di restituzione). Perciò è evidente come l'acqua sia l'elem primario
della prodne di en idroel. Gli el naturali di approvvigionamento idrigo sono il frutto del cosidetto
ciclo dell'acqua. La prodne idroel dipende dalla disponibilità di acqua, dalla conoscenza della
variazione della portata durante 1 anno e dal salto lordo disponibile. Quindi come già accennato
per la produzione di en idroel si devono sfruttar L'en Pot e l'en Cin dell'acqua. Più l'acqua si trova
in alto rispetto al punto di arrivo, maggiore è l'en che l'acqua può potenz.te sviluppare. L'en cin
dell'acqua è l'en assorbita da una massa d'acqua in mov; dipende dalla v e dalla m d'acqua in
movimento.
7)EN EOL. Sotto l'azione delle differenze di P atmosferiche variabili continuamente che esistono
sul nostro pianeta, l'aria si muove in permanenza. La corrente che si crea è il vento. Il vento è una
massa fluida di gas che si muove ad una certa v. Per valutare l'en che il vento fornisce è utile
enunciare 2 teoremi: a)T.DI FROUDE: "La vel della vena fluida in corrispondenza del disco
dell'elica è pari alla media aritmetica della vel che la vena fluida possiede a monte e a valle
dell'elica stessa". IP: densità del fluido e portata all'interno del tubo di flusso vengono considerati
cost; gli scambi en sono solamente assiali, l'elica ad infinite pale. FENOMENO: Studiando la
distribuzione delle P si osserva che la vena fluida sollecita l'aeromotore con una forza F (contrario
-F); la vena fluida è frenata sia a monte che a valle. Tutto ciò porta il tubo ad assumere la forma a
"collo di bottiglia" e come la vel sia continua lungo il tubo di flusso. 2)T.DI BETZ. "La max pot
estraibile dal vento per un aeromotore è il 59% della potenza disponibile". Il teorema ci dice che la
conversione di en che avviene in un generatore eolico ha un rendimento limitato pari al 59%.
SITOLOGIA. La descrizione e quantificazione della risorsa in un sito è il problema affrontato dalla
sitologia eolica. Il vento viene descritto sulla base di parametri rilevati, quali la velocità media
annua, frequenza dell'intensità, direzione del vento e scala della turbolenza.
8)PRODUZIONE DEL BIOETANOLO
Il bioetanolo è etanolo prodotto mediante un processo di fermentazione delle
biomasse, ovvero di prodotti agricoli ricchi di zucchero (glucidi) quali i cereali, le colture
zuccherine, gli amidacei e le vinacce. In campo energetico il bioetanolo può essere utilizzato come
componente per benzine o per la preparazione dell'ETBE (etere etilbutilico), un derivato alto
ottanico. Può essere utilizzato nelle benzine con percentuali fino al 20% senza modificare il motore
o anche puro nel Motore Flex. La produzione del bioetanolo avviene attraverso la fermentazione
anaerobica del glucosio; la reazione teorica è la seguente:
C6H12O 6 = 2CH3CH2OH + 2CO2
In base a tele reazione da 1kg di glucosio si ottengono 0,51 kg di etanolo e 0,49 kg
di anidride carbonica. In realtà quello che si ottiene è una soluzione acquosa con un
contenuto di etanolo che varia dal 5 al 15% in base al tipo di biomassa e ai processi
utilizzati. Il recupero dell’alcol dalla soluzione acquosa avviene attraverso la distillazione, che è la
fase del processo più energivora. Il bioetanolo può essere prodotto anche a partire da gas di
sintesi (syngas) che sono gas ricchi di idrogeno che contengono anche CO. Il bioetanolo, usando
solo syngas, può essere prodotto secondo la reazione:
2CO + 4H2 = C2 H5 OH + H2O
Un altro modo è quello di usare metanolo insieme al gas di sintesi; in questo caso la
reazione è: CH3 OH + CO + 2H2 = C2 H5 OH + H2O
Nel caso della produzione di bioetanolo dalla canna da zucchero, infine, tutta
l’energia spesa (processo di produzione del bioetanolo e coltivazione della canna da
zucchero) è da addebitare alla produzione di bioetanolo. Nel calcolo dell’energia
utile si deve considerare che, da altre parti della stessa pianta, è possibile produrre syngas. È
evidente come, a prescindere dall’efficienza energetica dei singoli processi
(che comunque hanno un’importanza fondamentale per la resa energetica) si possono
ottenere rese energetiche anche molto diverse in funzione di tutti i processi e
sottoprocessi in qualche modo connessi al processo di produzione del combustibile.
Ovviamente, come già accennato, la resa energetica è influenzata anche
dall’efficienza delle tecnologie utilizzate: ad esempio, le biomasse adatte per
processi termochimici (sansa disoleata nel caso della produzione di biodiesel dalla
sansa e bagassa e foglie nel caso di produzione di bioetanolo da canna da zucchero)
possono essere utilizzate in modi diversi: direttamente (o previo pretrattamento
ottenendo i pellets) come combustibili solidi rinnovabili, o produrre gas di sintesi
tramite gassificazione. Tali gas possono essere utilizzati in celle a combustibile ad
alta temperatura (MCFC o SOFC) in cogenerazione con efficienze energetiche ed
exergetiche molto più elevate.
9)FONTI RINN.

Le risorse energetiche primarie sono quelle direttamente disponibili in natura:si dividono in


rinnovabili e non rinnovabili.(le fonti primarie vengono sottoposte a dei processi i cui risultati sono
le fonti secondarie). Le energie rinnovabili sono fonti di energia il cui utilizzo non intacca né
pregiudica le risorse naturali a disposizione dell'uomo. Queste fonti di energia si rigenerano dopo
ogni ciclo di utilizzo e, quindi, sono inesauribili. Alcune fonti rinn sono disponibili in grande quantità
e non risentono dello sfruttamento da parte dell'uomo. Le principali fonti di en sono: a)EN SOL. E'
la fonte rinn più conosciuta ed è usata per produrre Q(calore) e, grazie all'en fotovoltaica, per
produrre elettricità b)EN EOL. E' la fonte di en generata dal vento, cioè dallo spostamento continuo
delle masse d'aria. Può essere trasformato diret.te in en mecc o indire.te in elettrica. c)LE
BIOMASSE. Sono risorse organiche che possono essere usate come combustibile. Ad es, gli
scarti della lavorazione agroalimentare possono essere usati come materia prima per produrre Q
tramite combustione. d)GEOTERMIA. E' l'en della Terra e il Q proveniente dal sottosuolo. e)EN
IDRAULICA. E' lo spostamento delle masse d'acqua. Le principali fonti di en idraulica sono
generate dal ciclo naturale dell'acqua, onde e maree. VANT FONTI RINN: sono di tipo ambientale
e di conservazione delle risorse. Tali risorse sono di fatto illimitate. SVANT: di tipo economico e
all'uso di tecnologie ma ancora in via di perfezionamento.
10)RAD SOL. Nel passaggio attraverso l'atmosfera, lo spettro della rad sol si modifica sia
quantitativamente che qualitativamente. Dal punto di vista quantitativo parte dell'en proven.te dal
Sole viene assorbita dalle molecole che compongono l'atm. La qualità della rad, cioè la distrib.ne
delle lunghezze d'onda nello spettro solare, subisce invece una variazione a causa del fenomeno
della diffusione. La rad che raggiunge una sup del suolo ha quindi una composizione diversa dalla
radiazione originaria emessa dal sole. La radne che incide su di una sup detta Rad Sol Glob, è la
somma di 3 contributi: la compon.te che non viene nè asssorb nè diff viene detta rad diretta; la
comp.te che viene diffusa ma che impatta la sup viene detta rad diffusa; la rad che raggiunge la
sup essendo stata riflessa dal terreno o da altre sup si chiama riflessa. Queste 3 variano in funz
delle cond.ni meteo, dell'inclin.ne della sup captante e dal periodo dell'anno.
11)EN GEOT. Si intende quella contenuta, sotto forma di Q, all'interno della Terra. L'origine di
questo Q è in relazione con la natura interna del nostro pianeta e con i processi fisici che in essi
hanno luogo. Tale calore risulta assai disperso e solo raramente concentrato. Il Q interno si dissipa
con regolarità verso la superficie della T. Nella crosta terrestre esistono zone privilegiate dove il
gradiente è nettamente superiore a quello medio; ciò è dovuto alla presenza di masse magmatiche
fluide o già solidificate in via di raffreddamento. L'en termica accumulata in queste zone viene resa
disponibile a profondità accessibili da vettori termici presenti nella crosta terrestre detti fluidi
geotermici. Questi sono essenzialmente composti da acqua meteorica (proveniente dalle
precipitazioni) che penetra nel sottosuolo e si riscalda a contatto con le rocce calde. Si formano
così degli acquiferi anche a T elevate. Gli acquiferi sono costituiti da rocce permeabili sature di
acqua, formando così i serbatoi geotermici. I fluidi contenuti in un serbatoio geotermico possono
talvolta raggiungere spontaneamente la superficie dando luogo a eventi geotermici come geyser e
fumarole. Se i fluidi caldi rimangono entro il serbatoio per effetto di una copertura di terreni
impermeabili, si possono avere concentrazioni di en termica di interesse industriale ai fini di
produzione di energia. In conclusione l'en geotermica consiste nello sfruttamento del Q sotterraneo
della T.
12)SERB X STOCC GAS COMPR. Nuovi materiali hanno permesso la fabbricazioni di serbatoi di
stoccaggio che possono tenere H2 a P elevate, diminuendo anche pesi e ingombri. Il materiale più
comunemente usato nei serbatoi x H2 è l'acciaio perchè è abbastanza economico e quindi la
densità en di stoccaggio diminuisce molto. Altri serbatoi sono invece di alluminio. Normalmente i
serbatoi classici ad alta P vengono testati fino a 300 bar e riempiti fino a 200 bar. L'introduzione
dei serbatoi con linee metallo o termoplastico rinforzato con fibre di carbonio e di vetro ha ridotto il
peso di 3-4 volte rispetto a quello dei comuni serbatoi, ed ha quindi consentito di superare le
restrizioni connesse alla tradizionali bombole. Il livello di compressione dipende oltre che dalla P di
stoccaggio e dall'efficienza del processo di conversione, anche dalla P a cui l'H2 è prodotto. Ad es,
molti elettrolizzatori in commercio producono H2 a un P tra 5-20 bar. Altre caratteristiche rilevanti x
tali sistemi di accumulo sono la capacità di stoccaggio e la densità.
13)STOCC H2 LIQ. Condensando l'H2 in forma liquida, con tecniche criogeniche x la produzione
di basse T, si ottengono caratteristiche di stoccaggio decisamente migliori che nel caso dell'H2
compresso. I processi di liquefazione usano una combinazione di compressore, scambiatori di Q,
motori di espansione e valvole a farfalla x ottenere il raffreddamento desiderato. Il processo di
liquefazione più semplice è il Ciclo Linde o Ciclo di Espansione Joule-Thompson. Tramite questo
processo, il gas è compresso a P ambiente e quindi raffreddato in uno scambiatore di Q prima di
passare attraverso una valvola in cui è sottoposto al processo di espansione J-T producendo del
liquido. Una volta rimosso il liquido il gas ritorna al compressore passando x lo scambiatore. L'H2,
avendo una T di inversione molto inferiore alla T ambiente, non può essere liquefatto utilizzando
un ciclo Linde, cioè il ciclo Linde può essere usato x liquefare l'H2 solo dopo che lo stesso è stato
raffreddato a T inferiori alla T di inversione. Il processo di liquefazione dell'H2 prevede perciò 2
fasi: -raffreddamento in uno scambiatore di Q fino a una T inferiore alla T di inversione-
Liquefazione tramite ciclo Linde. Il consumo di en varia notevolmente in funzione della taglia
dell'impianto di liquefazione. L'accumulo in forma liq è forse la tecnologia che sembrerebbe
soddisfare meglio le esigenze di autotrazione, anche se vi sono dei limiti. A sfavore dell'H2 liquido
giocano la maggior complessità del sistema, non solo a bordo del veicolo, ma anche a Terra, per
la distribuzione ed il rifornimento, e i maggiori costi ad esso associati. Per la conoscenza dell'H2
allo stato liquido occorre considerare i fenomeni legati agli spi elettronici degli atomi di H2.
14)STOCC H2 IN IDRURI METALLICI. Esistono processi basati sull'assorbimento chimico o
adsorbimento fisico dell'H2 su vari materiali sol di supporto. L'adsorbimento dell'H2 in un metallo o
in una lega con la formazione di idruri metallici si chiama idrogenazione, mentre il rilascio dell'H2 è
detta deidrogenazione. Dunque è un processo reversibile. L'accumulo di H2 in idruri metallici, oltre
a presentare caratteristiche interessanti in termini di capacità di stoccaggio, non presenta i
problemi di sicurezza connessi all'uso dei serbatoi in P nè di isolamento termico dello stoccaggio
criogenico. Gli idruri sono definiti binari se includono solo 2 elementi, incluso l'H2 e possono
essere classificati in: a)idruri ionici (legame ionico con i metalli fortemente elettropositivi. Sono sol
cristallini non volatili, non conduttori); b)Idruri covalenti: composti volatili a caratteristiche
molecolari; c)Idruri metallici: legame metallico. Sono solidi stechiometrici, conduttori. Analizziamo
ora il Principio di Funzionamento dello stoccaggio in idruri metallici. Lo sviluppo di tale tecnologia
richiede uno studio dettagliato dell'interazione dell'H2 con metalli e leghe in un vasto range di P e
T. Studi hanno portato alla conoscenza di tale legame mediante il fenomeno dell'isteresi e sono
stati proposti modelli x il calcolo dei calori di formazione degli idruri. Processo di formazione: Il
metallo ospitante inizialmente dissolve H2 in forma di soluzione solida. Poichè la P di H2, insieme
con la sua concentrazione nel metallo, aumenta, le interazioni tra gli atomi diventano localmente
importanti innescando il processo di Nucleazione e crescita dell'idruro. Mentre le 2 fasi coesistono
le isoterme mostrano un plateau, la cui lunghezza determina quanto H2 può essere stoccato
reversibilmente con piccole variazioni di P. Quando il plateau di assorbimento è ad un livello di P
diverso da quello di desorbimento si parla proprio di fenomeno di isteresi. Una spiegazione di tale
fenomeno è che le energie in gioco sono uguali nei processi di idrogenazione e deidrogenazione.
Per le applicazioni pratiche, l'isteresi è una caratteristica import perché ha un impatto determinante
sulla P di esercizio del serbatoio di stoccaggio.
15)ELETTROLISI E FOTOELETTROLISI. L'Elettrolisi è un complesso di fenomeni che avvengono
in una soluzione elettrolitica o in un elettrolita fuso al passaggio di corrente elettrica, solitamente
continua. Si realizza così la trasformazione di en elettrica in en chim. Esistono diversi modi di
condurre la corrente. Per i conduttori di 1'specie, con il passaggio di corrente continua è valida la
legge di Ohm, mentre per i conduttori di 2'specie la validità di tale legge non è generale. Il
fenomeno dell'elettrolisi è governato dalla Legge di Faraday:-le masse delle specie chimiche
formate (o consumate) agli elettrodi durante l'elettrolisi sono proporzionali alla quantità di elettroni
che ha attraversato la cella; -Le masse delle specie chimiche formate (o consumate) x il pass di
una stessa quantità di elettricità sono proporzionali alle masse equivalenti delle specie chimiche
interessate; -)Al pass di 1F corrisponde la trasformazione di 1 equivalente della superficie chimica
che viene elettrolizzata. Il rendimento del processo è il prodotto del rendimento di tensione e di
corrente. LA FOTOELETTROLISI: La produzione dell'H2 direttamente dall'energia solare può
essere realizzata da sistemi fotoelettrochimici (fotoelettrolisi). Il principio di funzionamento si basa
su un fotocatione e fotoanione immersi in un elettrolita acquoso. Il fotocatione è tipicamente un
materiale semiconduttore di tipo positivo, al contrario il fotoanione è un semiconduttore di tipo
neutro. Quando questi elettrodi sono sistemati in 2 differenti camere separate da una membrana
semipermiabile si ottiene un sistema detto "trasduttore a giunzione liquida". La reazione chimica ha
inizio quando la giunzione liquida assorbe un fotone di energia maggiore di quella del gap
energetico tra la banda di conduzione e la banda di valenza e si viene a formare una coppia
elettrone-lacuna.
16)REFORMING. I processi di reforming hanno come obiettivo quello di migliorare le
caratteristiche di un combustibile di partenza. In pratica sono dei processi in cui le molecole sono
chimicamente ricombinate attraverso Q e P. Si distinguono due tipi di reforming: a)Reforming
Catalitico: riorganizza alcune molecole degli idrocarburi e quindi consente di dosare la produzione
delle varie frazioni del petrolio e di aumentare le caratteristiche del singolo combustibile. B)Steam
Reforming: riforma il generico idrocarburo in presenza di vapore ottenendo H2 e monossido di C.
La reazione che avviene è endotermica e favorita dalle alte T. Il Q necessario al processo è di
solito fornito mediante combustione di calcolate quantità del combustibile di partenza, quindi, in
questi casi, il processo è affiancato dal processo di combustione. All'aumentare della T si ha un
miglioramento del Processo di Reforming. Per quanto riguarda il consumo di H2 e CO la reazione
di Reforming tende a livellare il tutto anche se in maniera meno efficiente all'aumentare della T. T
ideale x il processo tra 600 e 800 gradi. All'aumentare del rapporto H2/CH4 aumenta la quantità di
idrogeno prodotto a qualsiasi T e si abbassa la T a cui si ha il max di tale produzione. Aumentando
il rapporto H2O/CH4 aumenta la produzione di idrogeno a qualsiasi T, diminuisce la spesa
energetica per mole di vapore da generare, ma aumentano le moli di vapore stesse. All'aumentare
della P peggiora la tendenza del processo di Reforming (ovvero diminuisce la produzione di H2),
ma, per contro, diminuiscono le dimensioni dell'impianto, le perdite di carico e la deposizione di C
sui catalizzatori. Inoltre, nel caso in cui l'H2 debba essere stoccata in Pressione, la spesa
energetica complessiva diminuisce aumentando la pressione a cui l'idrogeno stesso è prodotto.
17)VETT EN IDR. L'idrogeno (inodore,insapore,incolore, infiammabile) può essere trasportato ed
accumulato in forma gassosa, liquida oppure adsorbito su materiali speciali. Per il trasp dell'H2
gassoso si può realizzare un sistema equivalente ai gasdotti x il metano. Il trasp in forma liquida
presenta problematiche + complesse e sembra conveniente solo x grandi quantità e percorrenze
elevate. La distribuzione dell'H2 presso gli utenti, nel caso di ampia diffusione del suo impiego,
pone in prospettiva il problema di una rete adeguata e degli enormi investimenti necessari per la
sua realizzazione. Le tecnologie di stoccaggio dipendono dalle applicazioni considerate e sono
critiche soprattutto x l'impiego a bordo dei veicoli, dove è necessaria un'elevata densità di en. I
principali sistemi di stoccaggio dell'H2 sono: serbatoi per stoccaggio di gas compresso, idruri
liquidi, idruri metallici.

METODI PRODNE DI H2 Una prima distinzione generale dei metodi di produzione dell'H2 si basa
sul tipo di energia usata nel processo per rompere il legame che in natura lo vincola all'ossigeno
nell'acqua o al carbonio. Vi sono 3 classi di procedimenti: A)Procedimenti Termochimici: -
Reforming: hanno come obiettivo quello di migliorare le caratteristiche di un combustibile di
partenza. In pratica sono dei processi in cui le molecole sono chimicamente ricombinate attraverso
Q e P; -Ossidazione Parziale:reazione di idrocarburi con O; -Gassificazione del carbone: l'H2 viene
prodotto grazie alla reazione che si fa avvenire alla alte T del carbonio con il vapore acqueo; -
Termolisi:reaz chim di scissione di legami chimici in cui l'acqua, a certe T, si dissocia in H2 e O.
B)Procedimenti Elettrochimici: -Elettrolisi: complesso di fenomeni che avvengono in una soluzione
elettrolitica o in un elettrolita fuso al passaggio di corrente elettrica. Si realizza una trasformazione
di en elettrica in en chimica; -FotoElettrolisi : Produzione di idrogeno direttamente dall'en solare e
può essere realizzato da sistemi fotoelettrochimici, da sistemi a semiconduttori liquidi e da sistemi
biologici. C)Procedimento Biochimico: -Fermentazione: processo in cui il glucosio della biomassa è
scisso in H2, anidride carbonica e acidi; -Foto produzione di Idrogeno che può essere ottenuta
usando alcuni organismi foto sintetici come le alghe verdi.
18)SISTEMI ENERGETICI PER AUTOTRAZIONE

I sistemi energetici che, ad oggi, vengono impiegati per l'autotrazione sono molteplici e si
suddividono in: sistemi a trazione convenzionale con mci:MCI ciclo otto,MCI ciclo diesel;
sistemi a trazione elettrica:bev, auto completamente elettrica con accumulo di energia in
batterie; fcev, auto ad idrogeno con produzione energia elettrica da celle a combustibile fc;Sono
possibili soluzioni per migliorare l'efficienza del veicolo:sistemi motori-ruote eliminano le
trasmissioni meccaniche e quindi le relative dissipazioni energetiche; la presenza di batterie e
motori elettrici offrono la possibilità del recupero di energia in frenata (recuperano energia cinetica
invece che dissiparla sotto forma di calore); sistemi a trazione ibridi (possono funzionare come
zev, zero emission vehicle,) che si dividono in ibrido serie, ibrido parallelo, ibrido serie parallelo,
plug in (MCI+MOTORE ELETTRICO);

BEV: sistemi a trazione elettrica che, a parità di energia in uscita necessaria per mettere in
movimento le ruote, necessitano di meno energia nell'accumulatore;FCEV: le celle a combustione
producono direttamente l'energia elettrica che alimenta il motore elettrico di trazione; IBRIDO
SERIE: è il motore elettrico a fornire energia alle ruote. Il MCI aziona un generatore che produce
energia elettrica per alimentare il motore elettrico o per lo stoccaggio in accumulatori; IBRIDO
PARALLELO: motore elettrico e motore termico forniscono entrambi potenza alle ruote e non sono
collegati meccanicamente tra loro. Il motore elettrico è alimentato da batterie che devono essere
ricaricate dalla rete elettrica; IBRIDO SERIE-PARALLELO: combinazione dei due precedenti. Il
motore elettrico e termico, oltre a fornire entrambi energia meccanica alle ruote, sono anche
collegati meccanicamente fra loro.
SISTEMI AUTOTRAZIONE MCI. CICLO OTTO. I motori che adottano questo ciclo possono
essere alimentati a benzina,GPL, metano, idrogeno ed etanolo. Il rendimento reale è pari al 25%.
A parità di parametri (rapporto volumetrico di compressione r), il rendimento è indipendente dal
combustibile usato. Il ciclo Reale si discosta molto da quello ideale per l’irreversibilità dei processi
e soprattutto perché l’aspirazione e lo scarico non avvengono a P cost. CICLO DIESEL. I motori
possono essere alimentati a gasolio o a biodiesel. Il rendimento reale è pari al 35%. A parità di
parametri il rendimento è indipendente dal combustibile usato. I SISTEMI DI TRAZIONE CON MCI
erogano una potenza proporzionale a w e una coppia. Il MCI non è in grado di erogare alle ruote la
potenza richiesta in termini di coppia e w. Questo pone la necessità di un sistema di
trasformazione dell’en meccanica erogata (il cambio) in grado di adeguare la coppia erogata dal
MCI a quella richiesta alle ruote.
20)AUTOTRAZIONE ELETTRICA. Nel caso di trazione elettrica sono possibili accorgimenti per
migliorare l’efficienza globale del veicolo. L’adozione di motori-ruota elimina le trasmissioni
meccaniche e le relative dissipazioni di energia. I problemi di tale sistemi sono legati al peso dei
motori con conseguenti problemi di inerzia alle alte velocità dovute alle masse sospese. La
presenza delle batterie e del motore elettrico offre la possibilità del RECUPERO DELL’EN IN
FRENATA. Cioè l’en cinetica del veicolo deve essere smaltita , anzichè dissipata in Q. Tale
recupero è limitato da alcuni fattori quali lo stato di carica(SOC) delle batterie, la potenza del
generatore e il fatto che il recupero è possibile solo oltre certe potenze.
21)SISTEMA ENERGETICO
per sistema energetico si intende un sistema attraverso il quale si arriva ad ottenere un'effetto
utile(meccanico, termico, luminoso, elettrico/elettronico) partendo da una fonte primaria attraverso
un flusso di energia. A livello teorico può essere schematizzato semplicemente, ma il sistema
energetico reale è il seguente: risorse energetiche-flusso di energia-usi finali-effetto utile-
interazione con l'ambiente-rifiuti; diventa reale nel momento in cui si inseriscono nello schema le
interazioni con l'ambiente e la produzione di rifiuti.
Complessità:I sistemi energetici possono essere più o meno complessi, a seconda dell'ambito in
cui li vogliamo andare a catalogare. Un sistema può essere: mondiale, planetario, un singolo
impianto o addirittura un singolo elettrodomestico, come invece può anche essere un'insieme di
sistemi(sistema di sistemi), o un sistema regionale(regione politica o zonale), ecc...
I sistemi complessi son comunque da distinguere dai sistemi completi, che contengono cioè tutti gli
elementi o passaggi che vanno dalla risorsa primaria all'effetto utile(stoccaggio,trasporto,sist di
conversione,sist di trasformazione). Classificazione:i sistemi energetici possono essere
classificati su: base geografica o settore di consumo. Con la prima a sua volta si può avere una
suddivisione puramente geografica tipo continenti, regioni, stati, ecc, oppure una suddivisione in
raggruppamenti di stati come l'OCSE, UE, OPEC, PI(paesi indrustializzati), PVS(paesi in via di
sviluppo), ecc... La suddivisione in settore di consumo invece si può differenziare in: civile,
industriale, agricolo, trasporti, ecc... Struttura: un sistema en è così strutturato: Risorse
energetiche, Processi e tecnologie per la conversione e la trasformazione dell'energia. Processi e
tecnologie per il trasporto e lo stoccaggio dell’energia. Processi e tecnologie per l’utilizzo finale
dell’energia. Rifiuti e interazioni con l’ambiente. Fonti energetiche primarie: le fonti energetiche
primarie sono quelle direttamente disponibili in natura, classificabili in rinnovabili e non rinnovabili.
Sistema di trasporto e stoccaggio dell'energia: le fonti di energia sono disponibili in luoghi
generalmente diversi dal luogo di utilizzo, il che pone la necessità del trasporto. La domanda di
energia è continuamente variabile,il che si rende necessario lo stoccaggio. Vettori energetici: Un
mezzo che consente di trasportare e/o stoccare l’energia si definisce vettore energetico.
Trasformazione e conversione dell'energia: è bene distinguere le due cose: nella conversione
di energia cambia la forma energetica, per esempio da chimica ad elettrica oppure da nucleare a
termica, mentre nella trasformazione di energia la forma rimane la stessa e cambiano solamente le
caratteristiche della stessa, per esempio nella forma elettrica si può ricavare la frequenza o la
tensione. Effetto utile: l’effetto utile è l’effetto desiderato ed ottenuto dall’utilizzatore finale, non
l’energia spesa per realizzarlo nella forma adatta all’uso finale (meccanico, termico, luminoso,
elettrico/elettronico). L’energia necessaria ad ottenere l’effetto utile varia (sia in forma, sia in
quantità) in funzione della tecnologia usata e delle modalità realizzate. Analisi dei sistemi
energetici: i SE sono molto spesso estremamente complessi ed articolati. L’analisi dei SE implica
considerazioni di natura: politica, economica, ambientale,sociale.
22)VETTORI ENERGETICI:
Un vettore energetico consente di veicolare, nello spazio e nel tempo, una
determinata quantità di energia, permettendo così di renderla disponibile per un utilizzo a distanza
di tempo e di spazio rispetto al punto di disponibilità della fonte; questo perchè non sempre si
dispone della fonte di energia nel posto e al momento in cui ci serve.
Altro particolare importante è che le fonti non sono alternative tra loro. Una fonte primaria di
energia, soprattutto se fossile, può essere contemporaneamente anche un'ottimo vettore, come
lo può essere una secondaria. Per esempio il fatto che il petrolio sia una fonte primaria e quindi
disponibile in natura in un determinato pozzo, e allo stesso tempo anche un eccellente vettore che
ci permetta quindi di trasferire quella disponibilità nel luogo e al tempo in cui ne abbiamo bisogno,
è la caratteristica per cui è diventato un prodotto così di successo, cos' come le fonti fossili con
caratteristiche simili. Quindi ricapitolando con esempi: Il petrolio è una fonte primaria di energia
che può essere trasportata e stoccata: Vettore energetico completo.
L’energia elettrica è una fonte secondaria che può essere trasportata ma non stoccata:
Vettore energetico incompleto.
Caratteristiche dei vettori energetici:i vettori si possono caratterizzare sia per la forma di energia
trasportata perchè in base al vettore energetico usato, si trasporta una certa “forma” di energia, sia
per lo stato fisico di aggregazione (liquido, solido o gas) del vettore usato perchè determina le
modalità di trasporto e stoccaggio utilizzabili.
Processi per il Trasporto dell’Energia:Trasporto energia chimica: vettore liquido, vettore
solido,vettore gassoso: Trasporto energia elettrica; Trasporto vettore termico; Trasporto energia
radiante (elettromagnetica); Trasporto energia meccanica; La nostra capacità tecnologica e la
nostra opportunità per quanto riguarda l'analisi del sistema riguarda quindi il trasporto di queste
forme di energia. -Processi per lo Stoccaggio dell’Energia:Stoccaggio energia chimica: Liquido
Solido, gassoso.- Stoccaggio energia elettrica ( si ricorre a sistemi di tipo
indiretto): – stoccaggio elettrochimico-Stoccaggio energia termica-Stoccaggio energia meccanica.
Vettori energetici modalità e mezzo di trasporto: per definire al meglio le differenze tra modalità e
mezzi di trasporto riferiti ai vettori energetici, facciamo degli esempi: per quanto riguarda
l'elettricità: Il flusso di elettroni è il vettore energetico. La trasmissione via cavo è la modalità di
trasporto dell’energia elettrica. Il cavo è il mezzo di trasporto del vettore elettricità. per quanto
riguarda il petrolio invece: Il petrolio è il vettore energetico. Il trasporto via mare è la modalità di
trasporto. La petroliera è il mezzo di trasporto del vettore petrolio. Ad oggi, i vettori energetici più
utilizzati al mondo sono (elencati in ordine di utilizzo):Combustibili fossili: Petrolio e suoi
derivati;Gas naturale;Carbone;Elettricità, nonostante sia un vettore incompleto;Idrogeno;Fluidi
termovettori;Trasmissioni meccaniche;Fluidi in pressione (fluidi pressovettori);Flusso fotonico
(energia elettromagnetica)-Trasporto di Vettori Energetici: Abbiamo intanto una prima suddivisione
in due macrofamiglie, principalmente per quanto riguarda i più diffusi in particolare quelli fossili:
Reti dedicate:Gasdotti;Oleodotti;Elettrodotti Reti non dedicate:Via mare;su gomma; Su rotaia .Dal
punto di vista energetico, ci interessa conoscere il tipo i rete oltre che per progettarla, ottimizzarla e
gestirla, anche per calcolare il costo energetico per il trasporto, e cioè il costo dell'energia che
devo spendere per portare una certa quantità di energia da un punto A ad un punto B; questo mi
permette quindi di poter confrontare le diverse tipologie di trasporto e sceglierne la più economica.
23)PRINCIPALI VETTORI ENERGETICI:
Un vettore energetico è un dispositivo in grado di veicolare nello spazio e nel tempo una
determinata quantità di energia permettendo così di renderla disponibile per un utilizzo a distanza
di tempo e di spazio rispetto al punto di disponibilità della fonte. I principali vettori energetici si
dividono in:CARBONE – Deriva dall’accumulo in torbiere, o ambienti poveri di ossigeno, di grande
quantità di materia vegetale che per particolari condizioni geologiche non può decomporsi
completamente e restituire così tutta l’energia immagazzinata. In generale è il combustibile fossile
che presenta le caratteristiche meno favorevoli come vettore energetico, infatti solamente il suo
trasporto risulta essere più oneroso e per lo stoccaggio sono necessari ingombri maggiori rispetto
al petrolio ad esempio. Il trasporto a lunga distanza del carbone allo stato solido avviene
generalmente via mare. In molti casi, allo scopo di conferire al carbone caratteristiche migliori per il
trasporto, viene sottoposto a dei processi: POLVERIZZAZIONE, tecnica più usata e sviluppata che
permette di bruciare nei generatori il polverino immesso grazie a opportuni ventilatori;
GASSIFICAZIONE e LIQUEFAZIONE, comporta l’aggiunta di H2 (tramite vapore) al carbone, che
può così diventare un idrocarburo; COAL-OIL, miscela di petrolio e polverino di C; COAL WATER,
creazione di una miscela di acqua e particelle di carbone.PETROLIO – La sua origine è legata
all’ipotesi biogenica (naftogenesi), processo che porta a trasformazione chimica di materiali di
natura biologica depositata in grandi quantità in bacini marini o lacustri con materiali sedimentari.
Tra i combustibili fossili, per le sue caratteristiche fisiche, è il vettore che presenta le migliori
caratteristiche di trasportabilità. Il petrolio greggio è trasportato per lunghe distanze in oleodotti o
via mare in petroliere. Giunto nel paese utilizzatore viene raffinato e i suoi prodotti sono trasportati
per brevi distanze fino all’utenza con autocisterne. Il trasporto in oleodotti è sicuro e ha il vantaggio
di avere costi energetici bassi, ma ha comunque costi realizzativi elevati, costi di ripompaggio
elevati e difficile riconversione dell’impianto in caso di esaurimento materia prima. Per lo
stoccaggio la spesa energetica è irrilevante e permette grandi quantità e lunghi tempi di stoccaggio
anche per i suoi derivati. Il petrolio estratto viene usualmente raffinato per ottenere prodotti a più
alto contenuto energetico e di migliore combustione: GPL, BENZINA, KEROSENE, GASOLIO,
BASI LUBRIFICANTI, OLIO COMBUSTIBILE, BITUME, COKE e PARAFFINE. GAS NATURALE
Le caratteristiche di formazione dei gas, sono strettamente connesse a quelle del petrolio, è una
miscela combustibile, costituita da idrocarburi e non idrocarburi, di sostanze gassose che viene
estratta da rocce serbatoi. Per il trasporto e lo stoccaggio presenta caratteristiche intermedie tra il
petrolio (liquido) e il carbone (solido). Può essere trasportato in gasdotti ma, essendo allo stato
gassoso, il trasporto è energeticamente più dispendioso, per cui, per la distribuzione in rete,
spesso sono adottate soluzioni diverse come la liquefazione e successiva rigassificazione.
Stoccato allo stato gassoso a pressioni elevate in bombole o a basse pressioni nei gasometri.
ENERGIA ELETTRICA: presenta buone caratteristiche come vettore energetico grazie soprattutto
alle sue caratteristiche di trasportabilità. E' possibile trasportare energia elettrica per distanze
anche medio/lunghe con modesta spesa energetica e in Italia la rete di distribuzione è diffusa in
modo capillare. Non può essere stoccata direttamente, ma esistono diversi sistemi di stoccaggio
indiretto kmq molto efficienti come ad esempio: accumulatori, impianti di pompaggio,
supercondensatori, produzione di H2.
24)EN ELETTRICA. L'en elettrica presenta eccellenti caratteristiche come vettore energetico
grazie soprattutto alle sue caratteristiche di attitudine al trasporto; infatti è possibile trasportare l'en
elettrica x distanze anche medio-lunghe con una modesta spesa en. Per quanto riguarda lo
stoccaggio l'energia elettrica non può essere stoccata direttamente, ma esistono diversi sistemi di
stoccaggio indiretto ritenuti sufficientemente efficienti per applicazioni di grande interesse e larga
diffusione di mercato. Il trasporto dell'en elettrica, dalle centrali di produzione fino alle utenze,
avviene a tensioni differenti nei vari tratti del percorso. In generale, x minimizzare le perdite di en
nel trasporto. è necessario usare alte tensioni. La rete di distribuzione dell'en elettrica deve
possedere requisiti indispensabili, quali la continuità dell'alimentazione, la riduzione entro limiti
ristretti delle variazioni di frequenza in rete, nonchè la minimizzazione degli scarti della tensione
nominale nel punto di consegna. A parità di Potenza Elettrica, le perdite sono inversamente
proporzionali al quadrato della tensione. Per questi motivi il trasporto, finchè è possibile, avviene
ad altissime tensioni (220-389 Kv) (nella distribuzione nei centri urbani, per motivi di sicurezza, la
tensione di trasporto è minore (20kV)). In ogni caso, si cerca di minimizzare le distanze percorse a
bassa tensione. Come detto l'en elettrica non può essere stoccata direttamente. Esistono diversi
metodi di accumulo indiretto, cioè attraverso dei processi di trasformazione che consentono di
passare dall'en elettrica a una forma di en appropriata x lo stoccaggio e, quando richiesto,
restituiscono en elettrica attraverso il processo inverso. Una tecnologia usata x lo stoccaggio
indiretto è quella degli ACCUMULATORI:dispositivi che trasformano l'en elettrica in en chimica
attraverso una reazione elettrochimica e vengono anche definiti come batterie ricaricabili o di
2'specie(l'en può essere riutilizzata attraverso il processo inverso). L'accumulatore classico è
costituito da 2 elettrodi immersi in un liquido elettrolitico. Questi elettrodi funzionano da poli,
negativo e positivo, che possono essere collegati al circuito da alimentare oppure ad un circuito da
cui venire alimentati. Si dice che gli accumulatori sono dei generatori elettrochimica di en elettrica
perchè quando erogano corrente, nella fase di scarica, l'energia chimica disponibile si trasforma in
en elettrica. Nella fase di carica avviene il contrario. In conclusione un accumulatore è un elemento
voltaico che è in grado di erogare parte dell'energia chimica della sua materia attiva sotto forma di
una corrente elettrica continua che circola nel circuito utilizzatore. Per valutare le prestazioni di un
accumulatore, ne vanno considerati vari parametri:-tensione nominale, -capacità, energia
Potenziale, durata di vita (che si misura in cicli) e rendimento.
25)PETROLIO. Tra i combustibili fossili, il Petrolio, x le sue caratteristiche fisiche è il vettore che
presenta le migliori caratteristiche di trasportabilità. Il petrolio greggio è trasportato x lunghe
distanze in oleodotti o via mare in petroliere. Giunto nel paese utilizzatore, viene raffinato e i
prodotti petroliferi sono trasportati x brevi distanze fino all'utenza con autocisterne. X il calcolo
della spesa en occorre considerare che la massa considerata è la somma del vettore e di quella
del contenitore. Indicando con m(v) la massa del vettore e con PCI, L'energia trasportata è
Ev=m(v)PCI. Indicando con Rp il rapporto tra la m del vettore e la massa complessiva mtot:
m(v)=Rp*mtot. Quindi Ev=Rp*mtotPCI. SVANT trasporto in oleodotti: costi elevati per la
costruzione e la posatura, costi per le stazioni di pompaggio e smistamento, difficile riconversione
nel caso di esaurimento scorte. VANT costi en del trasporto bassi, sicuri. STOCC: La spesa en è
irrilevante e i suoi derivati sono stoccati in grandi quantità e anche x tempi molto lunghi. DERIVATI:
Il petrolio estratto viene usualmente raffinato x ottenere prodotti a più alto contenuto energetico e
di migliore combustione: a)GAS- il GPL è uno dei + importanti gas petroliferi che può essere usato
come combustibile x usi domestici e x riscaldamento, come propellente e come carburante.
b)BENZINA. E' una miscela di idrocarburi usata per alimentare motori a combustione interna ad
accensione automatica x propulsione veicoli. c)KEROSENE Miscela di idrocarburi usata come
propellente per i motori a getto e come combustibile da riscaldamento e illuminazione.
d)GASOLIO. Può essere usato x alimentare motori a combustione interna ad accensione
spontanea oppure x la produzione di Q ed en negli impianti civili. e)BASI LUBR Miscela di
idrocarburi che servono x produzione di oli motore, lubrificanti industriali e grassi lubrificanti. f)Olio
combustibile (usato come combustibile per centrali termoelettriche); g)Bitume (caratteristiche
termoplastiche, proprietà adesive); h)Altri prodotti come Coke di Petrolio, Paraffine.
26)GAS NAT. Il gas nauralet x il trasporto e stoccaggio presenta caratteristiche intermedie tra il
petrolio (liq) e il carbone (sol). Può essere trasportato in gasdotti ma, essendo allo stato gassoso, il
trasporto è energeticamente più dispendioso. Viene stoccato allo stato gassoso a P elevate in
bombole o a basse P nei gasometri. Poichè il trasporto del gas naturale "in rete"è più dispendioso
del petrolio, sono adottate talvolta soluzioni diverse come la liquefazione e successiva
rigassificazione. La liquefazione infatti riduce il volume notevolmente e questo consente di
trasportarlo in modo energicamente più efficiente oltre che più sicuro. All'arrivo in porto, il gas,
ancora liquido, viene trasferito in un serbatoio di stoccaggio all'interno del rigassificatore.
Successivamente viene inviato ad un vaporizzatore che, agendo sulla T, effettua la gassificazione
con espansione del gas, che torna allo stato naturale. La variazione di T avviene in genere tramite
lo scambio termico in fasci tubieri tra gas liquido e acqua di mare, che cede il proprio Q al gas; la
pressione viene invece ridotta tramite l'espansione dei gas in appositi serbatoi. Per non disperdere
il "freddo" in mare, i rigassificatori sono abbinati a impianti che prevedono l'uso di basse T,
riciclando così l'en frigorifera con notevoli risparmi energetici. Parametri importanti sono:-spesa
energetica (x il trasporto di gas liquefatto via mare è pari al 2,3% del contenuto energetico del gas
trasportato); -Capacità di stoccaggio ( rapporto tra m del vettore stoccato e massa totale del
sistema di stoccaggio); -densità energetica in m e V.
27)CARBONE. E' il combustibile fossile che presenta le caratteristiche meno favorevoli come
vettore en. Infatti essendo solido il suo trasporto risulta energeticamente + oneroso , x lo stocc
aggioson necessari ingombri maggiori rispetto al petrolio. Il trasporto a lunga distanza del carbone
allo stato solido avviene generalmente via mare. In molti casi, allo scopo di conferire al carboni
caratteristiche migliori x il trasporto, esso viene sottoposto a vari processi: -POLVERIZZAZIONE:
tecnica più usata e sviluppata. Permette di bruciare nei generatori il polverino immesso grazie ad
opportuni ventilatori. -GASSIFICAZIONE E LIQUEFAZIONE: comportano l'aggiunta di H2 (tramite
vapore) al carbone, che può così diventare un idrocarburo. L'en necessaria x il processo di
separazione dell'H2 dell'acqua deve essere fornito dal carbone stesso. Si ottiene così gas sintetico
(CO+H2) che può essere ulteriormente modificato con aggiunta di vapore x avere una maggiore
quantità di H2 necessaria x convertire il carbone in idrocarburi. -COAL OIL : miscela di petrolio e
polverino di carbone (entra tutto in camera di combustione). COAL WATER: creazione di una
miscela disomogenea di acqua e particelle di carbone.
28)TURB IDRAULICHE. Il processo di conversone dell'en cin e potenziale dell'acqua in en
meccanica di rotazione avviene tramite le TURB IDRAUL. Una turbina è costituita di un complesso
formato da una parte fissa , detto distributore, e da una parte mobile detta girante o rotore. Il fluido
in movimento entra nelle turbine, viene regolato mediante il distributore e agisce sulle pale del
rotore mettendolo in movimento. Nel caso della produzione elettrica il movimento rotatorio del
rotore viene quindi trasferito mediante un albero ad un alternatore che produce quindi en elettrica.
In altri casi l'en meccanica può essere usata direttamente come ad esempio in un classico mulino .
Esistono 2 tipi di turbine idrauliche: ad azione e reazione. Nelle turbine ad azione l'en cin del fluido
viene incrementata esclusivamente nel distributore e poi il fluido viene usato per far muovere la
girante (Turbina Pelton). Nelle turbine a reazione l'en cin del fluido viene incrementata anche o
esclusivamente nel rotore (turbina Francis).
29)OSSIDAZIONE PARZIALE E GASSIFICAZIONE L'Ossidazione parziale consiste nella
reazione di idrocarburi con O. Gli idrocarburi leggeri reagiscono, con catalizzatore, a 600 gradi; Gli
idrocarburi pesanti, come la nafta a 1400 gradi senza catalizzatori. L'efficienza complessiva del
processo si aggira attorno al 50%. La reazione di ossidazione parziale di idrocarburi è esoterma: lo
steam reforming, al contrario è endoterma, quindi, i processi combinati saranno di solito +
efficienti, in quanto il processo endoterma sfrutta il Q prodotto da quello esoterma diminuendo l'en
da fornire al processo stesso. -Gassificazione del C. L'H2 viene prodotto grazie alla reazione che
si fa avvenire alla alte T del Carbonio con il vapore acqueo: C+H2O->CO+H2. La reazione è
endoterma ed il suo rendimento aumenta a T elevate che vengono mantenute mediante
combustione di una parte del carbonio con dosate immissioni d'aria o Ossigeno o di Q da una
camera di combustione. Nella gassificazione del Carbone la suddetta reazione costituisce la 1'fase
del processo. In seguito la miscela CO+H2 prodotta viene sottratta all'equilibrio, addizionata con
un'opportuna quantità di vapore acqueo e fatta passare su catalizzatori a circa 400 gradi.
30)TERMOLISI. Per termolisi, o decomposizione termica, si intende una reazione chimica di
scissione di legami chimici endotermica che quindi x avvenire necessita di Q. L'acqua a
determinate T si dissocia in H2 e O gassosi secondo la reazione: H2O+1/2O2->H2+1/2O2. Nel
corso degli anni sono stati messi a punto centinaia di processi termochimici per la dissociazione
indiretta dell'acqua. I più importanti sono i cicli basati sullo zolfo e quelli che prevedono sostanze di
ricircolo Ca e Br. A)CaBr(ciclo UT3, 4 reazioni): -Il CaBr (solido) reagisce con il vapore a 760 gradi
formando ossido di Ca(sol) e bromuro di idrogeno (gas);-a 570 gradi l'ossido di Ca reagisce con il
Br(gas) rigenerando il Ca Br consumato nella prima e producendo O; -)560 gradi il bromuro di
Fe(sol) reagisce con vapore generando ossido di Fe (sol), bromuro di H2(s) e H2;-220 gradi, il
bromuro prodotto nella prima e nella terza reagisce con L'ossido di Fe della terza rigenerando il
vapore e bromuro di Fe. B)Zolfo(prevede uso Iodio, 3 fasi): -decomposizione termica dello ioduro
di idrogeno da cui si ottiene H2 e I2; -Decomposizione termica dell'acido solfidrico da cui si ottiene
SO2 e O2; -Lo iodio e l'ossido di zolfo ottenuto reagiscono in soluzione acquosa, a T ambiente,
rigenerando l'acido iodidrico.
31)USI FINALI ENERGIA,USI TERMICI ENERGIA (IN PARTICOLARE USI CIVILI):Gli usi termici
dell'energia sono principalmente finalizzati al riscaldamento, al raggiungimento di determinate
condizioni termiche utili a processi industriali, cottura cibi, acqua calda sanitaria. In base all'uso
che se ne deve fare verrà scelta la tecnologia più appropriata per il raggiungimento delle condizioni
di flusso termico e temperatura.

Usi termici: USI INDUSTRIALI (calore di processo), USI CIVILI (condizionamento ambienti,cottura
cibi, acqua calda sanitaria).Per quanto riguarda gli usi industriali, l'energia termica viene impiegata
per calore di processo (vengono usati anche condizionatori e acqua calda). Le industrie che
necessitano di energia termica: meccanica(siderurgiche), petrolifere (ceramiche). Per quanto
concerne gli usi civili, l'energia termica viene usata per le cotture dei cibi, acqua calda
sanitaria,condizionamento ambienti. Nel caso dell'acqua si tratta di un'applicazione a bassa
temperatura (circa 40°C); nel caso del condizionamento il fine ultimo è quello di ottenere il confort
ambientale concetto di difficile esposizione in quanto si tratta di un parametro estremamente
soggettivo. USO FINALE è DIVERSO DALL'EFFETTO UTILE. Per uso finale si intende l'ultima
forma di energia (ultimo gradino della filiera dell'energia utilizzata) mentre per effetto utile si
intende l'effetto desiderato (motivo per cui si trasporta energia).
33)USI FINELI DELL'ERGIA: DIFFERENZA TRA USI FINALI ED EFFETTO UTILE

Nella filiera della produzione ed utilizzo dell'energia sono presenti due concetti apparentemente
uguali: uso finale ed effetto utile. Per uso finale si intende l'ultima forma di energia utilizzata
dall'utente al fine di effettuare l'operazione necessaria. Per effetto utile si intende l'effetto
desiderato, è quindi il motivo per cui viene trasportata l'energia.L'uso finale è, ad esempio, il
movimento rotatorio del cestello della lavatrice (en.meccanica) e l'effetto utile è il lavaggio dei
panni. Un esempio di effetto utile è la temperatura di un ambiente, non la quantità di calore
scambiata. Gli usi finali si classificano come segue:usi meccanici (industriale-
macchinari),domestico (elettrodomestici), trasporti; usi termici (riscaldamento/rinfrescamento),
calore di processo industriale, cottura dei cibi, acqua calda sanitaria; usi luminosi (illuminazione
interna ed esterna); usi elettrici ed elettronici( funzionamento apparecchiature tv,pc,telefoni,ecc.).
34)SISTEMI DI TRAZIONE IBRIDI. Un veicolo viene definito “ibrido” in molti casi, specialmente
nell’attuale sforzo di evoluzione dei sistemi di trazione grazie alla presenza di più sistemi di
stoccaggio, di accumulo temporaneo e di utilizzo dell’energia a bordo. Secondo la definizione più
classica e più corretta, un veicolo può essere definito ibrido quando nel suo sistema di trazione
sono presenti due differenti tipologie di motori primi: solitamente motore termico e motore elettrico.
L’adozione della soluzione ibrida consente di ottenere una sensibile riduzione dei consumi e delle
emissioni. Infatti, la presenza del motore elettrico consente di utilizzare il motore termico in modo
più efficiente, migliorandone il rendimento medio e la presenza di accumulatori di energia elettrica
e di motori elettrici consente il recupero dell’energia in frenata ed il suo successivo utilizzo per la
trazione. Esistono tre diverse configurazioni di base dei sistemi di trazione ibrida: •ibrido serie
•ibrido parallelo •ibrido serie – parallelo. IBRIDO SERIE. La caratteristica di questa configurazione
è il fatto che il motore che fornisce potenza alle ruote è solo quello elettrico. Il motore termico ha la
funzione azionare un generatore, che produce energia elettrica per alimentare il motore elettrico o
essere stoccata in accumulatori, in funzione della potenza richiesta e dello stato di carica delle
batterie. Il veicolo ibrido può funzionare (compatibilmente con lo stato di carica delle batterie) come
veicolo a zero emissioni “ZEV – Zero Emission Vehicle” consente di attuare le soluzioni già viste
per la trazione elettrica con batterie per migliorare l’efficienza: adozione dei motori ruota e il
recupero dell’energia in frenata-IBRIDO PARALLELO. In questa configurazione, il motore termico
e quello elettrico forniscono entrambi (in parallelo) potenza meccanica alle ruote e non sono
meccanicamente collegati tra loro: il motore elettrico è alimentato dalle batterie che, a differenza
dell’ibrido serie, non sono caricate da un generatore mosso dal motore termico e, quindi, devono
essere ricaricate dalla
rete elettrica. Nella configurazione ibrida però, a differenza di quanto avviene per le auto elettriche
con batterie, l’eventuale scarica delle batterie non rappresenta un problema per l’autonomia del
veicolo in quanto, seppure a potenza ridotta (solo quella del motore termico) il veicolo può
viaggiare anche con le batterie scariche. Anche in questo caso il veicolo può funzionare come ZEV
(sempre con potenza ridotta, solo quella del motore elettrico). Con questa configurazione, il MCI
non lavora a punto fisso ma, operando in parallelo al motore elettrico, il rendimento medio è
comunque più alto che nel caso del solo MCI, in quanto la combinazione dei due motori può
essere tale da ottimizzare il funzionamento del MCI. Tale ottimizzazione consente di diminuire
notevolmente le emissioni. IBRIDO SERIE-PARALLELO. Questa configurazione è una
combinazione delle prime due: il motore elettrico e quello termico, oltre a fornire entrambi potenza
meccanica alle ruote, sono anche meccanicamente collegati tra loro. Il MCI può, in funzione di
diversi parametri di funzionamento del veicolo (stato di carica delle batterie, potenza richiesta alle
ruote, ecc.) fornire potenza alle ruote o muovere un generatore che ricarica le batterie o tutte e due
le cose insieme. Allo stesso modo il motore elettrico può funzionare da motore fornendo potenza
meccanica alle ruote (anche contemporaneamente al MCI) prelevando l’energia elettrica dalle
batterie. Anche in questa configurazione è possibile il recupero dell’energia in frenata: in tal caso il
motore elettrico funziona da generatore e, sfruttando l’energia meccanica proveniente dalle ruote,
ricarica, attraverso un inverter, le batterie. Il MCI lavora in moda “ottimizzato” ed è possibile far
funzionare il veicolo come ZEV (sempre a potenza ridotta).