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carboidrati costituiscono la maggior parte della materia organica esistente sulla Terra e svolgono molte

diverse funzioni:

Ruolo fondamentale nell’alimentazione (ad es. amido, glicogeno) (1 g di carboidrati fornisce circa 4 kcal)

Polimeri insolubili con funzioni strutturali:

nelle piante (la cellulosa );

nelle articolazioni, come lubrificanti (i glicosamminoglicani del liquido sinoviale);

nella pelle (la matrice extracellulare, che insieme a diversi tipi di proteine forma il tessuto connettivo).

Fanno parte della struttura degli acidi nucleici: nell’ RNA vi è uno zucchero a 5 atomi di carbonio, chiamato
ribosio; nel DNA è presente uno zucchero simile, sempre a 5 atomi di carbonio, chiamato desossiribosio.

Carboidrati complessi, uniti in modo covalente a proteine o lipidi formano molecole molto sofisticate dal
punto di vista strutturale e diventano i mediatori del riconoscimento cellulare, tra cellule e cellule durante
lo sviluppo embrionale, e nel riconoscimento di cellule estranee (anticorpi).

Da un punto di vista strutturale i carboidrati si possono suddividere in:

 MONOsaccaridi (o zuccheri semplici): una sola unità di poli-idrossi aldeide o di poli-idrossi chetone.
 OLIGOsaccaridi: sono costituiti da corte catene di monosaccaridi uniti tra loro da legame
glicosidico. I più abbondanti sono i disaccaridi (unione di due monosaccaridi).
 POLIsaccaridi (zuccheri complessi): polimeri che contengono un numero elevato di unità
monosaccaridiche (da 20 fino a centinaia/migliaia) legati con legame glicosidico. Possono essere
lineari (amilosio, cellulosa) o ramificati (amilopectina, glicogeno).

MONOSACCARIDI

Sono derivati aldeidici o chetonici di un alcool polivalente: Una catena di un numero variabile di atomi di
carbonio (da 3 a 7) che sono legati a idrogeno (H) e funzioni ALCOOLICHE (OH). A seconda del numero di
atomi di carbonio distinguiamo i: TRIosi (3), TETRosi (4), i PENTosi (5), gli ESosi (6), gli EPTosi (7).

ALDEIDICA (sul primo atomo di C) CHETONICA (sul secondo atomo di C)

In base al numero di C e al tipo di gruppo carbonilico avremo: aldotriosi, aldotetrosi, aldopentosi, aldoesosi,
ecc..

Esistono però molecole in FORMA CICLICA (ad anello). La formazione delle strutture cicliche è il risultato
della reazione (formazione di un legame covalente) fra il gruppo carbonilico (aldeidico e chetonico) ed un
gruppo alcoolico (OH) dello stesso monosaccaride.

Nella reazione tra gruppo carbonilico (aldeidico e chetonico) e gruppo alcoolico (OH) dello stesso
monosaccaride si origina un nuovo carbonio asimmetrico (C1), esistono perciò due possibili isomeri (detti
anomeri) delle forme cicliche dei monosaccaridi che differiscono per la configurazione di questo nuovo
carbonio asimmetrico detti α (ALFA) e β (BETA)

Esempi di monossacardi:

 3 atomi di C (triosi): gliceraldeide e diossiacetone. Funzioni: intermedi metabolici (es. glicolisi)


 5 atomi di C (pentosi): ribosio. Funzioni: nei nucleotidi, nell’RNA
 6 atomi di C: glucosio (aldoso) , fruttosio (chetoso), galattosio. Funzioni: importanza alimentare
Monosaccaridi modificati , Il ribosio e il desossiribosio sono ALDO-PENTOSI, cioè hanno la funzione
aldeidica e contengono 5 atomi di carbonio. Questi zuccheri sono fra i costituenti, rispettivamente del:
RNA (ribosio) e DNA (desossiribosio)

OLIGO E POLISACCARIDI

Due monosaccaridi possono legarsi con legame covalente per reazione: del gruppo carbonilico di un
monosaccaride o con un gruppo alcolico (OH) o il gruppo carbonilico dell’altro monosaccride: LEGAME
GLICOSIDICO . Si forma un DI-saccaride (maltosio, saccarosio, cellobiosio, ecc……). L’unione di altri
monosaccaridi mediante legami glucosidico da origine a catene più lunghe: oligo- e polisaccaridi

POLISSACARIDI (amido (amilosio , amilopectina), glicogeno, cellulosa)

La maggior parte dei carboidrati che si trova in natura sono polisaccaridi di elevato peso molecolare.
L'unità monosaccaridica prevalente nei polisaccaridi è il D-glucosio. Due tipi:

 OMOPOLISACCARIDI: contengono un solo tipo di unità monomerica (esempi: amido, glicogeno,


cellulosa, chitina)
 ETEROPOLISACCARIDI: sono formati da due o più tipi di unità monomerica

AMIDO, fonte di carboidrati disponibili all’assorbimento ed utilizzabili dal metabolismo cellulare

E’ costituito da 2 tipi di polimeri del glucosio, Amilosio (α–amilosio): polisaccaride lineare. Unità ripetitiva:
Glucosio α 1-4 glucosio (maltosio) Amilopectina: polimero ramificato. Catena principale: legami ALFA 1→4
glucosidici. Ramificazioni connesse alla catena principale con legame ALFA 1→6

L’amilopectina costituisce una struttura globulare, finemente spugnosa, che la rende insolubile in acqua e
che è responsabile del rigonfiamento dei granuli ma non presenta la reazione cromatica con lo iodio

L’amido è accumulato nelle cellule vegetali sotto forma di granuli.

CELLULOSA

Polimero lineare del glucosio, I residui di glucosio sono uniti da legami BETA 1-4 glucosidici. 2 molecole di
glucosio per legarsi con legami di tipo β-glucosidico devono ruotare di 180° una rispetto all’altra; la
conseguenza è una molecola lineare che forma molti legami idrogeno con molecole affiancate. E’ un
polimero con funzioni strutturali che si trova nella parete delle cellule vegetali.

La cellulosa ha un ruolo strutturale (parete delle cellule vegetali). La cellulosa NON è ASSIMILABILE e quindi
non è disponibile come fonte di energia o di atomi di carbonio, se non negli animali erbivori, tranne una
piccola frazione che può andare incontro a fermentazione ad opera della microflora batterica residente nel
colon. E’ la componente principale della Fibra Alimentare, è per definizione resistente alla digestione e
all’assorbimento nel tratto superiore dell’intestino umano. Altri carboidrati complessi non disponibili alla
digestione sono le pectine, le emicellulose, ed una varietà di gomme e mucillagini di varia origine. Pur non
potendosi considerare un nutriente, la fibra alimentare esercita effetti di tipo funzionale e metabolico che
la fanno ritenere una importante componente della dieta umana. Oltre che all’aumento del senso di sazietà
e al miglioramento della funzionalità intestinale e dei disturbi ad essa associati (stipsi, diverticolosi),
l’introduzione di fibra con gli alimenti e stata messa in relazione alla riduzione del rischio per importanti
malattie cronico degenerative, in particolare i tumori al colon-retto

GLICOGENO

il polisaccaride di riserva più importante degli animali .E’ un polimero ramificato formato da milioni di
residui di glucosio:
 catena principale legami ALFA 1-4 glucosidico
 ramificazioni originano da legami ALFA 1-6 glucosidici

Il glicogeno è presente principalmente nel fegato e nel muscolo scheletrico, E’ accumulato sotto forma di
granuli che contengono anche gli enzimi deputati alla sua sintesi e degradazione

Dove si Funzione Struttura Monomero Legame glucosidico


trova

Amilosio Vegetali Riserva Lineare Glucosio ALFA 1-4

Amilopectina Vegetali Riserva ramificata Glucosio ALFA 1-4

ALFA 1-6 (ramificazioni)

Glicogeno Animali Riserva ramificata Glucosio ALFA 1-4

ALFA 1-6 (ramificazioni)

Cellulosa Vegetali Strutturale Lineare Glucosio BETA 1-4

ETEROPOLISACCARIDI

GLICOSAMMINOGLICANI, Si trovano nella matrice extracellulare degli organismi multicellulari (tessuti


connettivi) quali cartilagine, pelle, pareti dei vasi . Polimeri non ramificati formati da unità ripetitive
disaccaridiche. ESEMPIO, acido ialuronico.

GLICONIUGATI

Catene saccaridiche possono essere legate covalentemente a molecole

 proteiche : glicoproteine e proteoglicani (CARBOIDRATI + PROTEINE)


 Lipidiche: glicolipidi (CARBOIDRATI + LIPIDI)

PROTEOGLICANI (tanti glicidi e poche proteine) GLICOPROTEINE ( tante proteine pochi glicidi)

LIPIDI
Sono sostanze organiche praticamente insolubili in acqua, presenti nell'organismo umano per assolvere ad
alcune funzioni fondamentali:

1. sono un'importante fonte energetica (trigliceridi): 1 g fornisce circa 9 kcal, mentre 1 g di carboidrati
o di proteine ne fornisce solo 4 circa;
2. sono componenti fondamentali delle membrane cellulari in tutti i tessuti (fosfolipidi, sfingomieline,
colesterolo);
3. sono precursori di sostanze regolatrici del sistema cardiovascolare, della coagulazione del sangue,
della funzione renale e del sistema immunitario, come prostaglandine, trombossani, prostaciclina e
leucotrieni; il colesterolo è un importantissimo lipide precursore degli ormoni steroidei e dei sali
biliari
4. Fanno parte dei lipidi le vitamine liposolubili (A, D, E, K), ormoni; cofattori enzimatici; trasportatori
di elettroni; pigmenti per l’assorbimento della luce; messaggeri intracellulari; cere.
5. Sono accumulati negli adipociti dove fungono anche da riserva energetica, isolante termico (grasso
sottocutaneo), fonte di calore (grasso bruno), protezione meccanica degli organi interni. Negli
individui sedentari normopeso il grasso costituisce il 20 % (maschi) - 26 % (femmine) del peso
corporeo
6. I lipidi alimentari (olii e grassi), oltre a fornire energia, fungono da trasportatori per le vitamine
liposolubili.
7. I lipidi alimentari hanno anche un ruolo importante nel conferire aromi e sapori.

ACIDI GRASSI

Un acido grasso è un composto da:

 una lunga catena carboniosa, comprendente di solito un numero pari di atomi di carbonio pari (tra
16-24). Da la caratteristica grassa (idrofobica).
 un gruppo carbossilico (-COOH) ad una delle estremità. Li rende acidi. A pH fisiologico sono
dissociati (ionizzati).

Per tali ragioni gli acidi grassi sono molecole ANFIPATICHE . La loro formula generale è: CH3-(CH2)n-COOH

Gli acidi grassi si distinguono per: La lunghezza della catena carboniosa e presenza e la posizione di
eventuali doppi legami C=C

Si distinguono in saturi: senza doppi legam (acido stearico) i e insaturi (acido oleico) : con uno
(monoinsaturi) o più (polinsaturi) doppi legami. Un doppio legame si trova in configurazione cis quando i
due atomi di idrogeno (più in generale due atomi uguali) sono dalla stessa parte rispetto al doppio legame;
se invece si trovano da parti opposte il doppio legame è in configurazione trans.
H3C CH3
H CH3

C C
trans (catena lineare) C C CIS (la catena si ripiega)
H3C H H H

Se gli acidi grassi sono:

saturi (o contengono doppi legami in trans), le catene idrocarburiche possono interagire strettamente tra
loro attraverso il gran numero di interazioni idrofobiche che vengono a formarsi tra le catene idrofobiche.
Se insaturi, con doppio legame in configurazione cis, possono interagire meno strettamente con altri acidi
grassi.

La composizione relativa di acidi grassi saturi e insaturi ha quindi un’influenza sullo stato fisico del
composto che li contiene:

 gli oli (ricchi in acidi grassi insaturi) sono liquidi a temperatura ambiente
 I grassi (burro, margarina, grasso animale) sono solidi perchè ricchi (seppur in diversa misura) di
acidi grassi saturi.
Gli ACIDI GRASSI SATURI hanno prevalentemente significato energetico. Gli ACIDI GRASSI POLIINSATURI
hanno invece importanti ruoli strutturali e metabolici (componenti delle membrane cellulari, precursori di
molecole di tipo ormonale)

ACIDI GRASSI ESSENZIALI

Chimicamente gli acidi grassi essenziali per l’uomo comprendono acidi grassi poliinsaturi (AGPI) a 18 o più
atomi di carbonio, come: ACIDO LINOLEICO (18:2 cis Δ9,12) e ACIDO LINOLENICO (18:3 cis Δ9,12,15).

Si possono distinguere due serie di AGPI: quelli aventi il primo doppio legame in posizione ω-3 quelli che
l’hanno in ω-6. Sono essenziali per l'uomo perché esso non è in grado di introdurre doppi legami in
posizione ω-3 o ω-6, mentre può "desaturare" verso l'estremità carbossilica e può inoltre allungare la
catena carboniosa.

Tra gli AGPI ω-6 va ricordato l’ACIDO ARACHIDONICO, è il precursore metabolico degli eicoesanoidi
(prostaglandine, trombossani e leucotrieni) molecole assai importanti e vitali ad azione ormonale coinvolte
in diversi processi fisiologici come la febbre, il dolore, l’infiammazione, il travaglio e il parto.

TRIGLICERIDI

Chiamati così i n quanto costituiti da una molecola di glicerolo (polialcool con 3 funzioni OH) esterificato
con 3 molecole di acido grasso. I tre acidi grassi possono essere saturi o insaturi, uguali o diversi tra loro.
I trigliceridi sono altamente idrofobici. Il loro stato fisico dipende dalla percentuale di acidi grassi saturi e
insaturi.

Sono la principale fonte di energia del tessuto muscolare, sono depositati in cellule speciali dette adipociti.
In un grammo di grassi si trova depositata una quantità di energia più che doppia rispetto alla stessa
quantità in un polisaccaride. Inoltre i trigliceridi non contengono acqua e sono più adatti come riserva di
energia negli animali. Sono utilizzati nel metabolismo lento. L’energia chimica è liberata dal processo di
ossidazione degli acidi grassi. Un altro ruolo è di isolamento dal freddo in molti animali.

Il processo inverso di distacco degli acidi grassi (DIGESTIONE e IDROLISI) avviene per mezzo delle LIPASI, che
distaccano un acido grasso alla volta. Gli acidi grassi costituiscono la fonte di energia.

FOSFOLIPIDI

Sono molecole simili ai trigliceridi. Essi contengono:

 glicerolo
 2 acidi grassi
 parte polare, un gruppo fosfato con carica negativa
 Altre piccole molecole (contenenti un gruppo alcolico), generalmente cariche positivamente si
trovano legate al fosfato, conferendo alla molecola un carattere polare.

I fosfolipidi hanno un comportamento ambivalente nei confronti dell’acqua, sono molecole anfipatiche: le
“code idrocarburiche” degli acidi grassi sono idrofobiche e quindi si allontanano dal contatto con l’acqua,
mentre il fosfato e la molecola ad esso legata formano una “testa idrofila” che ha affinità per l’acqua.

La conseguenza è che i fosfolipidi (e tutte le altre molecole anfipatiche) in acqua assumono delle forme
caratteristiche, a micella, e a doppio strato, fino a formare una vescicola, che è la più semplice struttura
delimitata da una membrana biologica.

COLESTEROLO
E’ un importante costituenti delle membrane biologiche, delle quali regola la fluidità e la permeabilità. Ha
natura anfipatica. E’ il precursore della sintesi di importanti ormoni, tra cui quelli sessuali e la vitamina D3, e
degli acidi biliari.

Il trasporto del colesterolo verso gli organi he ne hanno bisogno avviene in forma legata a apolipoproteine
che ne consentono il trasporto nel flusso sanguigno. Le lipoproteine (apolipoproteine + lipidi) si
differenziano a seconda della loro densità : le HDL (ad alta densità) corrispondono al cosiddetto colesterolo
buono, le LDL (a bassa densità) al colesterolo cattivo.

ACIDI BILIARI

acido taurocolico e glicocolico, presenti nella bile, favoriscono l’emulsione dei grassi e quindi la loro
digestione.

MOLECOLE ANFIPATICHE E MEMBRANE

Comportamento in acqua di molecole ANFIPATICHE per esempio i fosfolipidi. Sono mostrati un DOPPIO
STRATO ed una VESCICOLA, delimitata da un doppio strato lipidico concentrico e chiuso su sé stesso.

ACIDI NUCLEICI
DNA , è la molecola depositaria dell’informazione genetica Gli acidi nucleici conservano, trasmettono e
traducono le caratteristiche proprie di ogni individuo.

Struttura: DNA 4 d-nucleotidi legame Fosfodiesterico RNA 4 nucleotidi legale Fosfodiesterico

Gli acidi nucleici sono polimeri di unità dette nucleotidi, quando si uniscono tra loro formano un
polinucleotide (chiamato anche filamento). Il legame covalente forte che unisce i nucleotidi è il legame
fosfodiesterico. Gli acidi nucleici prendono il nome dallo zucchero di cui sono costituite: RNA- acido
ribonucleico; DNA acido desossiribonucleico. La natura acida è spiegata dalla presenza dell’acido fosforico.

La struttura primaria degli acidi nucleici corrisponde all’ordine lineare (sequenza) in cui sono disposti i
nucleotidi che li compongono. Il DNA possiede una particolare struttura secondaria a doppia elica
destrorsa. L’informazione genetica del DNA è contenuta nella sua sequenza primaria, cioè è rappresentata
dall’ordine lineare dei nucleotidi lungo il polinucleotide: questo ordine si traduce nella sintesi di una
particolare proteina. Il tratto di DNA che dà origine ad una proteina si chiama GENE - la lunghezza di un
gene è molto variabile.

Replicazione: il DNA impartisce gli ordini per la duplicazione di se stesso. Si formano 2 molecole identiche.

Trascrizione: le istruzioni codificate nel DNA sono riportate in una molecola intermedia, l’RNA messaggero,
che passa nel citoplasma e porta le informazioni del DNA nel sito cellulare (i ribosomi) dove vengono lette e
utilizzate.

Traduzione: le informazioni del DNA sono trasformate (tradotte) in specifiche proteine. A tale scopo sono
necessari altri tipi di RNA, l’RNA ribosomiale, contenuto nei ribosomi, sede dell’effettiva sintesi, e l’RNA di
trasferimento, che trasporta gli aminoacidi ai ribosomi.

I nucleotidi (dna/rna)sono formati da :


 Una BASE AZOTATA (nuleosidi=base+zucchero)
 Un zucchero aldo-pentoso
 Un acido fosforico (H3PO4 )

Le basi azotate sono di due tipi: ( Il DNA non contiene l’Uracile, l’RNA non contiene la Timina)

basi PURINICHE (Adenina e Guanina) e basi PIRIMIDINICHE (Uracile, Citosina e Timina)

Lo zucchero aldo-pentoso si lega alla base azotata ed è diverso a seconda che appartenga al DNA o all’RNA:

DNA, contiene DESOSSI-RIBOSIO , RNA, contiene RIBOSIO . Il desossi ribosio è privo dell’OH sul carbonio in
2’: ha solo un H

FOSFATO, Un acido fosforico (H3PO4 ): conferisce il carattere acido alle molecole di DNA e RNA. L’acido
fosforico a sua volta si lega allo zucchero.

NUCLEOSIDE (adenosina,citidina, guanosina)NUCLEOTIDE (acido adenelico, acido guanidilico ..)

AMP e AMPc , la differenza è che nell’AMPc (=ciclico) la molecola di fosfato è legata in 2 posizioni sul
ribosio: in 3’ e 5’, funge da messaggero intracellulare

ACIDI NUCLEICI , STRUTTURA PRIMARIA

Tanti nucleotidi legati insieme mediante legame FOSFODIESTEREO formano un POLINUCLEOTIDE o


FILAMENTO. La sua sequenza nucleotidica = struttura primaria.

il fosfato che “fa da ponte” tra 2 successivi zuccheri, unendo i nucleosidi con un legame FOSFO-DI-ESTERE.
Una molecola di fosfato forma 2 legami estere con 2 molecole diverse di zucchero, una è legata in 3’ l’altra
in 5’= direzionalità della molecola

COMPLEMENTARITÀ TRA LE BASI

Tra le basi si formano LEGAMI IDROGENO Solo tra alcune basi: tra Adenina e Timina (o Uracile) si formano
2 legami e tra Guanina e Citosina si formano 3 legami

STRUTTURA SECONDARIA DNA

Le basi si appaiano secondo la loro complementarietà formando legami idrogeno tra loro. In questo modo
due filamenti “si appaiano” formando una specie di nastro che assume un avvolgimento destrorso =
DOPPIA ELICA DI DNA

DUPLICAZIONE DNA

Meccanismo semplificato della replicazione del DNA.

1) DNA della cellula madre


2) Separazione di un tratto della doppia elica di DNA che rende accessibili i 2 filamenti
3) Allungamento della catena in fase di sintesi usando nucleotidi complementari a quelli della catena
stampo
4) Ricostruzione della doppia elica di DNA.

Sono utilizzati nucleosidi TRI-fosfato (dATP, dTTP, dCTP, dGTP) ed un enzima chiamato DNA Polimerasi

SINTESI DELLE PROTEINE

1) Sintesi di mRNA nel nucleo (trascrizione)


2) Passaggio dell’mRNA nel citoplasma
3) Sintesi vera e propria con l’aiuto di un complesso macchinario costituito altro RNA e proteine
varie, nonché apporto energetico (traduzione

Vi sono 3 diversi tipi di rna:

 l’mRNA o RNA messaggero, sintetizzato sul DNA porta l’informazione genetica dal nucleo al
citoplasma dove è la sede di formazione delle proteine
 l’ rRNA o RNA ribosomale, cioè un RNA che costituisce insieme a molte diverse proteine i ribosomi,
che sono la sede della sintesi proteica.
 tRNA o RNA di trasferimento che è la molecola adattatore tra l’mRNA e gli aminoacidi

Trascrizione: sintesi di mRNA

1) Formazione dell’RNA messaggero: avviene in modo simile alla replicazione del DNA. Anche qui sono
utilizzati nucleosidi TRI-fosfato, ATP, UTP, GTP, CTP;è necessario l’enzima RNA polimerasi.
2) I ribosomi sono il sito della sintesi proteica, contengono RNA, detto ribosomiale, e proteine varie.
3) L’RNA transfer lega gli aminoacidi e li conduce ai ribosomi dove sono inseriti in una proteina in
formazione secondo le istruzioni fornite dall’RNA messaggero

CODICE GENETICO= l’insieme di tutte le possibili combinazioni di 4 basi prese a tre per volta = 43 = 64
triplette. Molti aminoacidi sono codificati da più di una tripletta . Esistono 3 triplette di terminazione = STOP
, Esiste una tripletta di inizio = AUG

SCHEMA DELLA TRADUZIONE

1) Il ribosoma si muove lungo l’mRNA, e sceglie i tRNA+aminoacido secondo le triplette che legge.
2) Si forma il legame peptidico tra 2 aminoacidi in posizione corretta.
3) Il tRNA del primo aminoacido è liberato. Il ribosoma si sposta e legge la successiva tripletta. Arriva il
nuovo tRNA+aminoacido. Si forma il nuovo legame peptidico. Il tRNA scarico è liberato. Il processo
si ripete.
4) Quando il ribosoma legge una tripletta di fine il polipeptide si stacca.

PROTEINE
PROTEINE STRUTTURALI Funzione di supporto: il collageno e l’elastina nei tessuti animali, nei tendini nei
legamenti; la cheratina (alfa e beta) costituisce i peli, le piume, i capelli, i corni, le scaglie; la fibroina
costituisce la seta, la tela del ragno.

PROTEINE di TRASPORTO Funzione di trasporto di altre sostanze: l’emoglobina trasporta ossigeno alle varie
parti dell’organismo; nelle membrane specifiche proteine trasportano ioni e piccole molecole.

PROTEINE di RISERVA Funzione di deposito e di riserva: la caseina nel latte materno; proteine nei semi che
serviranno alla germinazione; l’ovalbumina nell’uovo; la mioglobina per l’ossigeno; la ferritina per il ferro.

PROTEINE RECETTORIALI Funzione di risposta cellulare a stimoli chimici : recettori di una cellula nervosa,
muscolare, della pelle, dell’occhio, del gusto
PROTEINE CONTRATTILI Funzione di movimento: l’actina e la miosina sono responsabili del movimento nei
muscoli; altre proteine contrattili sono presenti nei microtubuli cellulari e nelle ciglia e nei flagelli degli
organismi unicellulari.

PROTEINE di DIFESA Funzione di protezione contro le malattie : le immunoglobuline, cioè gli anticorpi; le
proteine della coagulazione del sangue.

PROTEINE ENZIMATICHE Funzione di accelerazione selettiva delle reazioni chimiche: ogni reazione
metabolica è catalizzata da uno specifico enzima.

PROTEINE ORMONALI Funzione di coordinamento delle attività corporee : l’insulina e glucagone che
regolano la concentrazione di glucosio nel sangue

STRUTTURA

Possiamo distinguere quattro diversi ordini di struttura:

 la struttura primaria, rappresentata dalla sequenza con la quale gli aminoacidi si susseguono nel
lungo polimero;
 la struttura secondaria, che corrisponde a segmenti di strutture note quali “alfa elica” o “foglietto-
beta”, che sono ripetute all’interno della struttura proteica;
 la struttura terziaria che è costituita dal ripiegamento globulare della proteina nello spazio, in cui
spesso si riscontrano dei “domini strutturali” ripetuti e comuni a diverse proteine;
 la struttura quaternaria, cioè l’aggregazione di più catene polipeptidiche tra loro, che talvolta
assumono un nuovo specifico avvolgimento

Sono formate da catene di α-aminoacidi legati tra loro dal legame peptidico. Ogni proteina ha una
caratteristica composizione in aminoacidi e sequenza aminoacidica (struttura primaria) da cui dipende
la specificità e la funzione delle migliaia di proteine presenti negli organismi viventi.

AMINOACIDI

In natura esistono centinaia di aminoacidi (AA), e ne vengono continuamente identificati di nuovo.


Solamente venti (ventuno) sono coinvolti nella sintesi proteica (aminoacidi standard, codificati dal
codice genetico).

Degli aminoacidi standard, nove devono necessariamente essere introdotti con la dieta in quanto
l’organismo umano non è in grado di sintetizzarli: questi sono pertanto definiti aminoacidi essenziali
(AAE). Essi sono:

Fenilalanina, Isoleucina, Istidina, Leucina, Lisina, Metionina, Treonina, Triptofano e Valina

Sono poi considerati semi-essenziali cisteina e tirosina, in quanto sono in grado di risparmiare
rispettivamente metionina e fenilalanina. Tutti gli altri aminoacidi possono invece essere sintetizzati
(per esempio attraverso reazioni di transaminazione)

Oltre ad essere i costituenti delle proteine, gli aminoacidi svolgono altre importanti funzioni biologiche
e/o sono precursori di altre molecole bioattive:

 Funzioni ormonali e neuromodulatorie: Il glutammato ed il suo derivato acido γ-aminobutirrico


(GABA) sono i principali neurotrasmettitori del sistema nervoso (con funzioni eccitatorie e
inibitorie, rispettivamente); il triptofano è un precursore del neurotrasmettitore serotonina. La
fenilalanina e la tirosina sono i precursori delle catecolammine (DOPA, dopamina, adrenalina,
noradrenalina). Gli aminoacidi sono componenti di peptidi con funzione ormonale e
neuromodulatoria (peptide YY, colecistochinina, ecc…).
 Funzioni antiossidanti: gli aminoacidi solforati sono precursori del glutatione
 Precursori di vitamine e altri composti azotati: il triptofano è un precursore della niacina – vit.
B3. La glicina è un precursore della sintesi delle porfirine (es. eme) ed insieme alla arginina è
utilizzata per la sintesi della creatina.
 Trasporto di azoto: glutammina, alanina

Quando introdotti con la dieta in quantità superiore ai bisogni gli aminoacidi costituiscono una fonte
utilizzabile di energia.

Struttura

Gli aminoacidi sono composti organici provvisti di almeno un gruppo aminico (-NH2) e di almeno un gruppo
carbossilico (-COOH). Quelli presenti nelle proteine hanno tutti il gruppo aminico e il gruppo carbossilico
legati allo stesso atomo di carbonio (Cα) e presentano la seguente formula generale:

Al C α sono inoltre legati un singolo atomo di H e un altro gruppo chimico R (catena laterale) che è l’unica
parte variabile di un aminoacido.

In base alla natura chimica e alla struttura del gruppo R distinguiamo 20 (21) differenti tipi di aminoacidi
standard incorporati nelle proteine naturali

Gli aminoacidi si possono classificare in:

o non polari idrofobici (leucina,isoleucina,valina,glicina,alanina) idrofobici


o non polari aromatici
o polari non carichi (serina,gluttamina ) idrofilici
o polari carichi positivamente (istidina,lisina)
o polari carichi negativamente (acido asparico)

AMINOACIDI PARTICOLARI: CISTEINA

I gruppi R di cisteina possono formare tra loro un legame covalente eliminando 2 H = S-S. Questo legame è
molto forte e si chiama ponte disolfuro. Si può formare quando nel ripiegamento tridimensionale delle
proteine 2 cisteine si vengano a trovare vicine.

AMMINOACIDI NON STANDARD

Oltre ai 20 amminoacidi standard (codificati dal codice genetico) nelle proteine possono essere presenti
altri amminoacidi che sono derivati da uno dei venti aa standard mediante modificazione chimica che
avviene dopo la sintesi proteica

ISOMERIA
Tutti gli aminoacidi ad eccezione della glicina che ha 2 H legati al Cα, possiedono 4 gruppi chimici diversi
legati al carbonio-alfa, ovvero un atomo di carbonio asimmetrico. Per ciascun amminoacido possono
pertanto esistere due isomeri che sono una l’immagine speculare dell’altra: isomeri ottici o enantiomeri. In
un certo senso assomigliano alle nostre mani che sono simmetriche, in cui una è l’immagine allo specchio
dell’altra. Le due forme, come le nostre mani, non sono sovrapponibili

STRUTTURA PRIMARIA

Possiamo considerare le proteine come polimeri di unità più piccole, i monomeri. Il polimero si chiama
polipeptide (se è costituito da poche unità), i monomeri sono gli aminoacidi (A).

Il legame covalente forte che unisce gli aminoacidi è il legame peptidico (B). Il legame peptidico e si forma
tra il gruppo α-carbossilico di un aminoacido ed il gruppo α-aminico di un altro con eliminazione di una
molecola d’acqua .

La struttura primaria è l’ordine con cui gli aminoacidi si trovano nel polimero. Questa “sequenza” di
aminoacidi ci indica il tipo di ciascun aminoacido, individuandoli uno di seguito all’altro.

Ogni sequenza è caratteristica per ogni proteina. Questa NON è stabilita in modo casuale, ma è
determinata in modo preciso per ogni singola proteina dal materiale genetico (DNA).

Ogni catena peptidica ha una direzionalità in quanto è caratterizzata da 2 estremità diverse:

o Estremità AMINO- (N-) terminale


o Estremità CARBOSSI- (C-) terminale

L’estremità amino-terminale è quella con l’aminoacido con il gruppo α-aminico libero, mentre quella
carbossi-terminale è quella in cui è presente l’aminoacido con il gruppo α-carbossilico libero.In una
sequenza polipeptidica gli aminoacidi vengono numerati a partire da quello aminoterminale.

Ser - Gly - Tyr - Ala - Leu

Struttura secondaria

Per struttura secondaria si intendono quelle strutture regolari e ricorrenti che un tratto di catena
polipeptidica o (più raramente) tutta la catena assume. Le principali strutture secondarie sono:

 ALFA ELICA,
 FOGLIETTO RIPIEGATO BETA
 COLLAGENO
Una catena polipeptidica non può ripiegarsi in tutti modi possibili, ma è costretta solo ad alcuni piegamenti
principalmente per i due motivi seguenti:

a) Il legame peptidico permette alla proteina di ripiegarsi solo in alcuni modi perché il legame è rigido,
non flessibile. L’esistenza del legame C=O dà luogo al formarsi di piani immaginari su cui giacciono
gli atomi coinvolti nel legame ( H-N-C=O ).
b) Se i gruppi laterali degli aminoacidi sono molto voluminosi non si potrà avere un ripiegamento in
quel punto. Mentre gli aminoacidi piccoli (glicina, alanina…) favoriscono la piegatura.

Le strutture secondarie sono stabilizzate da legami NON covalenti deboli, in particolare da legami idrogeno
o all’interno della stessa catena polipeptidica ( intracatena ) o tra catene diverse ( intercatena ).

STRUTTURA SECONDARIA ALFA ELICA

L’alfa elica è una struttura elicoidale destrorsa. I gruppi laterali sporgono all’esterno dell’elica, perché sono
troppo ingombranti. È stabilizzata da legami idrogeno all’interno della catena, intracatena. I gruppi chimici
che formano i legami idrogeno sono quelli che appartengono allo scheletro polipeptidico, N-H e C=O. Si
formano alla distanza di 3-4 aminoacidi. Es cheratina

STRUTTURA SECONDARIA FOGLIETTI BETA

La struttura a foglietto beta è formata da uno scheletro a zig-zag che forma delle piegature, come fosse un
piano ripiegato. La struttura è formata da più catene che si affiancano una all’altra, formando dei piani, dei
foglietti. Le catene sono stabilizzate da legami idrogeno tra loro, intercatena. I gruppi chimici che formano i
legami idrogeno sono quelli che appartengono allo scheletro polipeptidico, N-H e C=O.

gruppi laterali sporgono al di sopra e al di sotto dei piani. Sono molto spesso presenti glicina e alanina
(aminoacidi piccoli non polari) che stabilizzano i piani tra loro formando legami idrofobici. Es fibroina

COLLAGENE

Il COLLAGENO presenta una struttura a sé. E’ una proteina molto compatta e resistente.

E’ la proteina più abbondante nella maggior parte dei vertebrati. Può costituire fino ad un terzo della massa
proteica totale. Costituisce le seguenti strutture: la matrice dell’osso, su cui precipitano i minerali; i tendini;
la cartilagine; la cornea; la pelle Costituisce la base della solidità strutturale degli animali e dell’uomo.

L’unità più semplice è una catena elicoidale sinistrorsa. Tre di queste eliche si avvolgono tra loro formando
una superelica con andamento destrorso, detta tropocollagene. Si formano legami idrogeno tra le tre
catene (intercatena) . Il collageno contiene un’ alta percentuale solo di alcuni aminoacidi: glicina (35%) e di
prolina (20%) -spesso modificata ad idrossiprolina. Nella struttura primaria questi aminoacidi si ripetono
molto spesso poiché sono aminoacidi piccoli permettono alle catene di accostarsi molto tra loro
aumentando così la resistenza e la compattezza della molecola.

STRUTTURA TERZIARIA

Si definisce struttura terziaria l’irregolare avvolgimento di una catena polipeptidica nelle proteine globulari.
E’ stabilizzata soprattutto da legami non covalenti. Spesso sono presenti dei motivi ricorrenti chiamati
DOMINI.

Si definisce struttura quaternaria la struttura di una proteina nel suo complesso, per esempio l’associazione
di due o più catene polipeptidiche (subunità o protomeri) a formare una proteina funzionante.
STRUTTURA QUATERNARIA

Le catene che si associano possono essere diverse o identiche tra loro.

Le subunità sono tenute insieme dagli stessi tipi di legame che stabilizzano anche le strutture terziarie:
legami deboli (legami idrogeno , idrofobici , di van der Waals, ionici), oppure legami covalenti (ponti
disolfuro) . Alcune volte all’interno di queste associazioni polipeptidiche si possono trovare altre distinte
molecole, di natura non proteica. Le molecole diverse da un punto di vista chimico, sono chiamate GRUPPI
PROSTETICI. Alcune proteine (mioglobina, emoglobina) hanno un gruppo prostetico chiamato EME, in cui è
contenuto anche un atomo di ferro

METABOLISMO
METABOLISMO: è l’insieme delle reazioni chimiche che avvengono in una cellula/ organismo = catabolismo
+ anabolismo

 CATABOLISMO l’insieme delle reazioni che portano alla demolizione dei nutrienti e formano
molecole “speciali” che possono produrre energia chimica (ATP, NADH, FADH2)
 ANABOLISMO l’insieme delle reazioni che portano alla formazione di macromolecole a partire dai
precursori monomerici e che consumano energia utilizzando le molecole “speciali”.

In base alla fonte di energia gli organismi viventi si distinguono in: fototrofi e chemiotrofi

GLICOLISI = via metabolica di demolizione del glucosio. Per ogni passaggio della via metabolica, cioè per
ogni reazione chimica è necessario uno specifico enzima

REAZIONI CHIMICHE

A+B → [A-B] → C reagenti , intermedio , prodotto

Affinchè la reazione abbia luogo sono da rispettare i seguenti criteri :

 COLLISIONE : le molecole dei reagenti devono collidere;


 ENERGIA SUFFICIENTE: la collisione deve avvenire con una energia sufficiente a rompere alcuni
legami chimici per formarne dei nuovi;
 OPPORTUNO ORIENTAMENTO : la collisione deve avvenire con l’opportuno orientamento delle
molecole in modo che i legami da rompere siano coinvolti nell’urto;

Dal punto di vista energetico possiamo dire che affinchè avvenga la reazione le molecole reagenti devono
avere un’energia cinetica (Ec) almeno pari a un livello soglia detto energia di attivazione (Ea). Questo valore
corrisponde alla minima energia necessaria per spezzare i vecchi legami e per formarne di nuovi.

ENERGIA di ATTIVAZIONE (Ea) di una REAZIONE CHIMICA: i reagenti A e B si incontrano e raggiungono


l’energia Ea (A+B) dando poi luogo al prodotto C

TERMODINAMICA

1. Se alla fine della reazione che è presa in esame, l’energia libera dei prodotti (C) è inferiore a quella
dei reagenti (A+B), cioè la reazione fornisce energia all’esterno, essa si dice ESOERGONICA.

In termodinamica si dice che la differenza di energia libera tra i reagenti e i prodotti è negativa (= ΔG < 0)
2. Se invece alla fine della reazione che è presa in esame l’energia libera dei prodotti (C) è superiore a
quella dei reagenti (A+B), la reazione si dice ENDOERGONICA ; questo significa che affinchè avvenga
la reazione bisogna fornire continuamente energia dall’esterno.

In termodinamica si dice che la differenza di energia libera tra i reagenti e i prodotti è positiva (= ΔG > 0)

G è il valore di energia libera (Gibbs), Δ è il simbolo che indica la differenza tra l’energia dei reagenti e
quella dei prodotti

UTILIZZO DELLE REAZIONI ESOERGONICHE

compiere un lavoro, ottenere una diversa forma di energia, aiutare a realizzare le reazioni che hanno
necessità di energia, cioè le reazioni endoergoniche.

Per far questo, poichè bisogna fornire energia per far avvenire le reazioni endoergoniche, queste
sono“accoppiate”ad una reazione eso-ergonica, cosicchè la prima può “fornire” energia alla seconda.

Una molecola chiave in questa funzione è la molecola di ATP. L’energia chimica nei sistemi viventi è
principalmente immagazzinata sotto forma di una molecola che si chiama ATP, che viene usata ogni volta
che deve essere aiutata una reazione endoergonica. Infatti L’ATP libera energia idrolizzandosi, cioè
rompendo uno dei suoi legami interni con il fosfato, da ATP passa a ADP+P. Questo è l’esempio di reazione
esoergonica che può essere accoppiata a reazioni endoergoniche. L’ATP è la MOLECOLA di SCAMBIO
ENERGETICO può essere utilizzata in tutte le reazioni.

L’energia ottenuta dalla demolizione del cibo, durante il catabolismo, viene immagazzinata sotto forma di
ATP. Questa energia viene utilizzata attraverso l’idrolisi del fosfato (P), che è accoppiata ai processi
endoergonici, per “spingere” i processi vitali, cioè durante le reazioni dell’anabolismo (Fosfato che si libera
per mezzo dell’idrolisi. Da 3 fosfati si passa a 2 o ad 1 solo. Da ATP→ADP→AMP)

REAZIONI CHIMICHE, ASPETTI CINETICI

Perché la reazione possa aver luogo è necessario quindi che le molecole si urtino (Ec) e la collisione deve
avere energia sufficiente per superare la barriera dell’energia di attivazione [ Ec > Ea ] . Ma non tutte
raggiungono questo livello energetico: quelle che non lo raggiungono si urteranno senza reagire. Tanto
maggiore sarà il numero di molecole con energia cinetica (di movimento) superiore alla energia di
attivazione [ Ec > Ea ] tanto più veloce sarà la reazione chimica.

Per VELOCITA’ della reazione si intende il numero delle molecole prodotte nell’unità di tempo.

La VELOCITA’ di un a reazione è fortemente influenzato principalmente da :

 CONCENTRAZIONE dei reagenti


 TEMPERATURA del sistema
 CATALIZZATORE (enzima nelle reazioni metaboliche)

ENZIMI
Gli enzimi sono dei catalizzatori di natura proteica. Come i catalizzatori inorganici (nickel, platino, palladio,
argento, etc.) gli enzimi hanno la proprietà di accelerare la velocità delle reazioni chimiche abbassando
l’energia di attivazione (Ea).

AZIONE di un ENZIMA: abbassamento dell’Ea, energia di attivazione dei reagenti. L’azione dell’enzima non
influisce sulla termodinamica della reazione, cioè se la reazione è ESOergonica o ENDOergonica, ma solo su
Ea.
reazione è utilizzato l’enzima –saccarasi- che scinde il saccarosio nei suoi 2 costituenti, glucosio e fruttosio

saccarosio + h20 ----- glucosio + fruttosio

CARATTERISTICHE ENZIMI

 La sostanza su cui agisce un enzima prende il nome di SUBSTRATO ed i composti che si formano
sono i PRODOTTI DELLA REAZIONE.
 La zona dell’enzima dove si lega il substrato si chiama SITO ATTIVO.
 Esistono altre zone importanti dell’enzima, diverse dal sito attivo , che servono per la regolazione,
positiva o negativa dell’enzima, sono i SITI ALLOSTERICI.
 Un enzima può essere inibito, cioè bloccato da altre sostanze.
 A ciascun enzima è stato assegnato un NOME CARATTERISTICO

L’INIBIZIONE può essere COMPETITIVA, se il substrato e l’inibitore competono per lo stesso sito attivo,
NON COMPETITIVA, se il sito di legame dell’inibitore è diverso dal sito attivo.

SPECIFICITÀ

Gli enzimi hanno una elevata specificità per il substrato.

La causa della specificità risiede nel fatto che l’enzima per reagire deve legarsi temporaneamente con il
substrato e questo legame avviene su più punti del substrato.

Nella molecola dell’enzima esiste infatti una zona limitata che viene detta SITO ATTIVO ed è quella che
contrae un legame temporaneo con il substrato prima di causarne la modificazione chimica.

Esistono diversi tipi di specificità enzimatica, stereospecifica (distingue la posizione dei gruppi chimici) per il
tipo di legame, per i gruppi chimici, e la più frequente La SPECIFICITA’ ASSOLUTA per la quale un enzima
agisce solamente su un determinato substrato ed una qualsiasi modificazione chimica di esso non consente
l’attività enzimatica.

CARATTERISTICHE GENERALI degli ENZIMI (seconda parte)

1. agiscono in quantità piccolissime, non proporzionali all’entità della reazione che catalizzano;

2. alla fine della reazione possono essere nuovamente utilizzati;

3. catalizzano solo reazioni termodinamicamente possibili (reazioni esoergoniche); possono


catalizzare anche reazioni che richiedono energia (endoergoniche) ma in tal caso bisogna fornire
l’energia necessaria nella quantità e nella forma adatta;
4. nelle reazioni reversibili accelerano la velocità di reazioni in entrambe le direzioni;
5. sono facilmente inattivati da sostanze particolari e da una variazione del pH e della temperatura
ottimale.
6. l’attività di un enzima è controllata e regolata da vari composti e da numerose sostanze prodotte da
altri enzimi; siti allosterici

FATTORI REGOLANTI ATTIVITÀ ENZIMATICA

Regolazione a breve termine:

 Regolazione allosterica
 Modificazione covalente dell’enzima (es. fosforilazione, proteolisi)
 Fattori ambientali (es. pH, temperatura)

Regolazione a lungo termine:

 Regolazione della biosintesi dell’enzima (trascrizione, traduzione)

ATTIVAZIONE PROTEOLITICA DELLE PROTEASI PANCREATICHE

Tripsina, chimotripsina, elastasi e carbossipeptidasi sono enzimi proteolitici che vengono sintetizzati nel
pancreas e poi secreti nel lume intestinale a livello del duodeno attraverso il dotto pancreatico. Ciò accade
in risposta ad uno stimolo ormonale generato dall’arrivo del contenuto gastrico.

Essi sono sintetizzati nella forma inattiva di ZIMOGENI (detti anche PROENZIMI) che vengono poi attivati
direttamente nell’intestino tenue. Ciò permette di evitare la lesione cellulare che potrebbe essere causata
dalla produzione dell’enzima proteolitico nella forma già attiva.

Il primo passaggio è l’attivazione della tripsina nel duodeno: le cellule duodenali secernono
l’enteropeptidasi che rimuove un esapeptide dall’estremità N-terminale del tripsinogeno, trasformandolo
così in tripsina attiva. Questa attiva altre molecole di tripsinogeno e tutti gli altri zimogeni pancreatici.

La temperatura e il ph influiscono l’attività enzimatica

ENZIMI CLASSIFICAZIONE
Gli enzimi sono delle PROTEINE:

alcuni sono proteine semplici, altri sono proteine CONIUGATE, hanno cioè una parte di natura non proteica,
detto gruppo prostetico, che è necessario per la azione enzimatica.

Il GRUPPO PROSTETICO degli enzimi prende generalmente il nome di COENZIMA, mentre la parte proteica
di APOENZIMA. L’insieme dei due prende il nome di OLOENZIMA. Spesso il COENZIMA è una VITAMINA
IDROSOLUBILE modificata CHIMICAMENTE

Gli enzimi sono stati suddivisi in 6 diverse classi, che prendono il nome dal tipo di reazione che questi
enzimi catalizzano:

 OSSIDORIDUTTASI , snono enzimi che catalizzano reazioni di OSSIDORIDUZIONE, ovvero il


TRASFERIMENTO DI ELETTRONI da una substrato detto riducente (cede elettroni, ovvero si ossida)
ad un altro (riceve elettroni, ovvero si riduce) detto ossidante.
Le reazioni redox liberano energia quando gli elettroni si spostano su atomi più elettronegativi.

Quindi i primi composti, che perdono elettroni, si ossidano ed i secondi si riducono, perché
acquistano elettroni (vedi parte sugli enzimi - gruppo ossidoriduttasi). Le 2 reazioni hanno luogo
congiuntamente. Dati 2 reagenti X e Y:

Xeˉ + Y → X + Yeˉ
Xeˉ ha perso l’elettrone è stato ossidato—X
Y ha acquistato l’elettrone è stato ridotto—Yeˉ

Tra gli enzimi appartenenti a questa classe ricordiamo le DEIDROGENASI che catalizzano
l’ossidazione del substrato, sottraendo ad esso due atomi di idrogeno (cioè due protoni e due
elettroni). Si distinguono in 2 sottoclassi, in funzione dei coenzimi che utilizzano:

 le deidrogenasi piridiniche, che utilizzano come coenzima il NAD+ e il NADP+ (forme


ossidate) che quando acquistano gli atomi di idrogeno diventano NADH + H+ e NADPH +
H+ (forme ridotte).
 le deidrogenasi flaviniche, che utilizzano come coenzima il FAD o l’FMN che quando
acquistano gli atomi di idrogeno diventano FADH2 e FMNH2

Questi coenzimi derivano dalle VITAMINE IDROSOLUBILI:

dalla NICOTINAMIDE (vit.PP) il NAD+ e il NADP+


dalla RIBOFLAVINA (vit.B2) il FAD e lo FMN

classe classi
 TRANSFERASI
 IDROLASI
 LIASI
 ISOMERASI
 LIGASI

Da fare slide dalla 10


METABOLISMO
Per metabolismo si intende l’insieme di tutte le reazioni chimiche che avvengono negli organismi viventi.
Queste reazioni sono regolate (per esempio dagli ormoni) attraverso molteplici e complessi sistemi. Le
reazioni metaboliche si possono distinguere in:

 Degradative: il loro insieme costituisce il CATABOLISMO. Le reazioni cataboliche sono generalmente


di natura ossidativa e producono energia
 Sintetiche: il loro insieme costituisce l’ANABOLISMO. Le reazioni anaboliche sono invece
generalmente di natura riduttiva e richiedono energia.

Catabolismo ed anabolismo sono processi complementari in quanto parte dei prodotti del catabolismo
vengono utilizzati dai processi anabolici e viceversa.

Poiché tutti i processi metabolici progrediscono a TAPPE (reazioni metaboliche intermedie) si parla
comunemente di metabolismo intermedio e si definiscono metaboliti i prodotti delle singole reazioni
metaboliche. Ogni tappa intermedia dei processi metabolici, salvo poche eccezioni, è catalizzata da un
determinato enzima, per cui ogni VIA metabolica risulta dall’attività sequenziale di una serie di enzimi che
operano “in catena”, determinando così un “flusso metabolico” in una certa direzione.

In base alla fonte di energia, e alla provenienza degli atomi di carbonio, gli organismi viventi si differenziano
in:
AUTOTROFI: quelli che utilizzano la CO2 come fonte di carbonio e la luce solare come fonte di energia
ETEROTROFI: quelli che utilizzano i nutrienti prodotti dagli autotrofi. Dalla demolizione di questi composti
gli eterotrofi ricavano l’energia e la fonte di atomi di carbonio necessari al loro metabolismo.

Quali sono le forme di «accumulo» dell’energia metabolica ?

 Composti ad alta energia (anidridi, tioesteri, fosfoamidi)


 Gradienti ionici di membrana (H+, Na+/K+)
 equilibrio Redox (NAD(P)+/NAD(P)H, FAD/FADH2)

IL RUOLO CENTRALE DELL’ATP NEL METABOLISMO

L’energia ottenuta dalla demolizione del cibo (catabolismo) viene immagazzinata sotto forma di ATP.
Questa energia viene utilizzata attraverso idrolisi accoppiate per “spingere” i processi vitali.

L’ATP trasferisce la sua energia ad ad altri composti, mediante la fosforilazione. La fosforilazione rende la
molecola “idonea” a subire modificazioni successive. Durante la trasformazione è perso il fosfato in γ

CATABOLISMO DEI CARBOIDRATI

I carboidrati non sono generalmente presenti nella dieta in forma semplice (glucosio, fruttosio, galattosio,
ecc) ma prevalgono in forma complessa (amido, lattosio, saccarosio, glicogeno, cellulosa). Il nostro
apparato digerente pertanto biosintetizza e riversa nella bocca e nel lume gastrointestinale delle glicosil
idrolasi che riducono i carboidrati complessi ai loro monosaccaridi costituenti

1. La digestione degli zuccheri inizia nella bocca, per effetto dell'enzima α-amilasi salivare
(endoglucanasi in grado di idrolizzare i legami di tipo α 1-4). Per esempio l’amido viene
parzialmente idrolizzato dall’ α-amilasi: l’amilosio può essere completamente idrolizzato a maltosio
(e oligosaccaridi, cioè destrine) mentre i legami α 1-6 dell’amilopectina non possono essere
idrolizzati dall’ α-amilasi. Sono quindi generate α-destrine (destrine limite). Le destrine limite sono
idrolizzate da enzimi deramificanti α-destrinasi nell’intestino tenue.
2. L'azione dell'α-amilasi salivare si arresta nello stomaco, dove viene disattivata dall'acidità gastrica.
La digestione degli zuccheri prosegue nell'intestino per azione dell'amilasi pancreatica
(endoglicosidasi, idrolizza legame α 1-4), che scinde le destrine in disaccaridi.
3. I disaccaridi sono ancora troppo grossi per essere assorbiti dall'intestino e vengono quindi scissi da
enzimi specifici (oligo- e disaccaridasi) presenti sulla superficie delle cellule della mucosa intestinale
(enterociti).
4. I monosaccaridi ottenuti grazie alle disaccaridasi della mucosa intestinale vengono assorbiti
dall'intestino con un meccanismo di trasporto di tipo attivo o passivo. Nel caso dei trasportatori
attivi, essi permettono di trasferire gli zuccheri nel sangue anche quando la loro concentrazione nel
sangue è più alta di quella nel lume intestinale. A questo punto i monosaccaridi passano dalle
venule dell'intestino alla vena porta, attraverso la quale vengono trasportati al fegato e quindi al
resto dell'organismo.

GLICOLISI
Gli enzimi della glicolisi sono localizzati nel citoplasma della cellula, dove sono anche trattenuti tutti i
metaboliti intermedi perché in forma fosforilata e quindi impermeabili alla membrana cellulare.

In condizioni di aerobiosi (normale apporto di ossigeno) la glicolisi (citoplasmatica) è seguita dal ciclo
dell’acido citrico (mitocondriale), nel quale l’acido piruvico viene completamente ossidato in anidride
carbonica ed acqua. Invece in condizioni di anaerobiosi (carenza di ossigeno), come ad esempio nel
muscolo sotto sforzo o nell’eritrocita maturo (privo di mitocondri), l’acido piruvico è convertito in acido
lattico (fermentazione lattica). Tutte le reazioni della glicolisi sono reversibili, escluse le tre catalizzate dalla
esochinasi, dalla fosfofruttochinasi e dalla piruvato chinasi.

1. Prima fase (fase di investimento energetico)

Se si considera il glucosio (ematico) come substrato iniziale, la prima tappa della glicolisi è la
fosforilazione del glucosio in glucosio-6-P (G6P) con consumo di una molecola di ATP. La prima fase
della glicolisi non permette la produzione di energia, bensì sono consumate 1/2 molecole di ATP per
molecola di glucosio

2. Seconda fase (recupero e produzione di energia)

Se la glicolisi utilizza glucosio ematico, i prodotti finali (al netto) della glicolisi saranno

Se invece si parte da glicogeno muscolare, poichè si salta il consumo della prima molecola di ATP, il
rendimento netto sarà di 3 molecole di ATP.

Destini metabolici del piruvato


Il destino metabolico del piruvato è strettamente legato ad un sufficiente apporto di O2 (aerobiosi) (ed alla
presenza nella cellula di mitocondri).

Se queste condizioni sono rispettate il piruvato, viene prima decarbossilato ad acetil-CoA, dalla piruvato
deidrogenasi, producendo NADH, e quindi completamente degradato a CO2 nel ciclo dell’acido citrico (ciclo
di Krebs) portando alla produzione di elevate quantità di energia.

In caso contrario (per esempio nei muscoli in forte attività o negli eritrociti che mancano di mitocondri) il
piruvato viene ridotto a lattato: la quantità di NAD+ (ossidato) presente nel citosol è limitata, se paragonata
alla quantità di glucosio che viene continuamente metabolizzato. In condizioni di aerobiosi, il NADH
prodotto dalla glicolisi (a livello della GAPDH) viene riossidato a NAD+ attraverso dei sistemi navetta che
operano il trasferimento degli elettroni al sistema della “catena respiratoria mitocondriale” e quindi all’O2.
Se la respirazione non è possibile gli elettroni vengono trasferiti dal NADH al piruvato che viene ridotto a
lattato (fermentazione lattica)
METABOLISMO AEROBICO (OSSIDATIVO) del GLUCOSIO

METABOLISMO OSSIDATIVO del GLUCOSIO: LA PIRUVATO DEIDROGENASI (PDH)

La glicolisi avviene nel citoplasma. Il prodotto finale, il PIRUVATO, deve entrare nel mitocondrio (nella
matrice). La trasformazione del piruvato in ACETIL-CoA (decarbossilazione ossidativa) è operata da un
complesso mutienzimatico costituito da più di 3 diversi enzimi: piruvato deidrogenasi (PDH

GLICEMIA

La glicemia può essere definita banalmente come la concentrazione di glucosio nel sangue.

L'organismo umano possiede un sistema di regolazione che consente di mantenere entro un certo range la
glicemia, ovvero la concentrazione di glucosio disciolto nel sangue. In condizioni basali in un individuo sano
la concentrazione di glucosio nel sangue è sempre più elevata di quella intracellulare e si aggira
mediamente intorno al valore di 80-100 mg/dl (0.8-1.0 g/l o 5.0 mM).

Il meccanismo di regolazione della glicemia è basato sul controllo di due ormoni antagonisti: l'insulina e il
glucagone.

 INSULINA: Promuove l'accumulo di glicogeno (zucchero di riserva) nel fegato e nei muscoli, cellule b
 GLUCAGONE: Promuove la liberazione del glicogeno dal fegato, che viene riversato sottoforma di
glucosio nel sangue, cellule b

Il diabete è una malattia cronica caratterizzata dalla presenza di elevati livelli di glucosio nel sangue
(iperglicemia) e dovuta a un’alterata quantità o funzione dell’insulina

METABOLISMO GLICOGENO

ll glicogeno è un polimero del glucosio che costituisce perciò una importante riserva di glucosio.

I legami tra unità di glucosio successive sono alfa 1-4 glicosidico, per la maggior parte, anche se, ogni 8-10
residui, sono presenti legami 1-6. Si tratta quindi di un polisaccaride ramificato.

La degradazione del glicogeno è catalizzata dalla glicogeno fosforilasi. Questo enzima viene attivato nel
muscolo dalla adrenalina, e nel fegato dal glucagone in un meccanismo che comporta l'attivazione
dell'adenilato ciclasi e la conseguente produzione di cAMP (AMP ciclico).

E’ conservato prevalentemente nel fegato, dove rappresenta il 10 % ca. in peso, e nel muscolo, dove
rappresenta ca. il 2% in peso.

Il glicogeno presente nei muscoli viene utilizzato esclusivamente per le necessità energetiche del muscolo
stesso. Quello contenuto nel fegato invece, consente il mantenimento della glicemia e rappresenta
pertanto una fonte di glucosio per tutto l’organismo.

Nel cuore il glicogeno è presente in quantità costante, in quanto il cuore ha una grande capacita di ricavarlo
anche da materiali diversi dai carboidrati, come per esempio dagli amminoacidi.

Il glicogeno viene sintetizzato dall'organismo mediante un processo di glicogenosintesi e, quando


necessario, viene demolito mediante la glicogenolisi per liberare glucosio.

Degradazione del Glicogeno:

 nel muscolo è utilizzato per fornire energia


 nel fegato è liberato e passa nel sangue verso altri organi

TRASPORTATORI GLUT 4

Nel muscolo scheletrico, cardiaco e nel tessuto adiposo l’insulina induce il reclutamento nella membrana
dei trasportatori del glucosio (GLUT4) dalle riserve intracellulari. L’insulina stimola anche la sintesi ex novo
del trasportatore GLUT4

DIABETTE MELLITO:

 TIPO 1, (detto ID, Insulino Dipendente) il pancreas non è più in grado di produrre insulina (o ne
produce troppo poca). Questa condizione di solito deriva da una risposta autoimmune che
distrugge selettivamente le cellule β del pancreas (processo che avviene nel corso di alcuni anni: i
sintomi tipici del diabete appaiono improvvisamente quando più dell’80% delle cellule β sono state
eliminate). Il paziente dipende quindi dalle iniezioni di insulina (1, 2 o più iniezioni al giorno) (per
questo si parla anche di diabete insulino dipendente). E’ ormai abbandonata la vecchia definizione
di diabete giovanile anche se in effetti nella gran parte dei casi la malattia appare fra i primi mesi di
vita e i 17-18 anni
 TIPO 2 (detto NID, Non Insulino Dipendente) è di gran lunga la forma più frequente (90% dei casi di
diabete diagnosticati). Di solito riguarda individui obesi. E’ tipico dell'età matura (colpisce il 18 %
della popolazione con più di 65 anni). L'insulina è prodotta in quantità normale o addirittura molto
elevata, ma è poco attiva sulle cellule (cellule insulina-resistenti). In questo tipo di diabete
l'iniezione di insulina non è vitale, a differenza del tipo 1.
Le cause scatenanti alla base dell'insorgenza della malattia non sono del tutto chiarite e sono
probabilmente complesse: vanno generalmente ricercate in fattori ereditari ed ambientali (come la
vita sedentaria, lo stress, l’alimentazione eccessiva e malattie che inducono l'organismo a risposte
importanti).

AMPK è uno dei principale regolatori dell’omeostasi metabolica. Agisce come sensore dello stato
energetico cellulare (rapporto AMP/ATP). AMPK: attivata allostericamente dall’AMP, inibita dall’ATP.
Quando è attivata va a fosforilare i suoi bersagli. AMPK attiva: attiva le vie metaboliche che portano alla di
biosintesi di ATP, inibisce le vie in cui è consumato ATP (vie anaboliche)

FONTI DI ACIDI GRASSI

 DIETA: il 90% dei lipidi introdotti con la dieta sono trigliceridi. E’ importante soprattutto per
l’introduzione di: acidi grassi essenziali (acido linoleico, acido linolenico), vitamine liposolubili
 BIOSINTESI (epatica)
 RISERVE (mobilizzazione dal tessuto adiposo)

DIGESTIONE TRIGLICERIDI

I trigliceridi non sono solubili in acqua, mentre gli enzimi digestivi agiscono in ambiente acquoso: la
digestione dei trigliceridi avviene pertanto all’interfaccia lipidi-acqua.

La velocità di digestione dei trigliceridi è direttamente proporzionale all'area della superficie di questa
interfaccia, che è aumentata notevolmente dai movimenti peristaltici di rimescolamento dell'intestino,
combinati con l'attività emulsionante degli acidi biliari.

La digestione dei trigliceridi avviene per azione di più enzimi, secreti in vari distretti dell’apparato digestivo:

1 Lipasi linguali
2 Lipasi gastriche: agiscono a pH acido (pH 2-6). Idrolizzano il 10-30% dei TAG (sn-3) a
diacilgliceroli (DAG) e acidi grassi liberi. Non necessitano di sali biliari. Contribuiscono a
migliorare l’emulsificazione. Il ruolo delle lipasi gastriche è più rilevante nei lattanti in quanto
alla nascita la lipasi pancreatica è poco attiva
3 Lipasi pancreatiche: Sono contenute nel succo pancreatico e riversate nel duodeno in seguito a
stimolazione di tipo ormonale (l’arrivo del chimo nello stomaco induce il rilascio di
colecistochinina-pancreozima e secretina). Idrolisi parziale dei TAG (sn 1 e 3) grazie all’azione
combinata di lipasi-colipasi, sali biliari e bicarbonato (agiscono a pH neutro: il pH del duodeno è
7,4).TAG → 2-monoacil glicerolo + 2 acidi grassi Esterasi pancreatica idrolizza i monoacilgliceroli
ma con bassa efficienza (solo il 25% dei TAG è scisso completamente a glicerolo + 3 acidi grassi
prima dell’assorbimento)

LA BILE

Liquido vischioso giallo-verdastro, amaro e alcalino composto in gran parte di H2O (82%) e contenente:
acidi biliari (80%), fosfolipidi (15%), colesterolo (5%), mucina e bilirubina. Neutralizza l’acidità del succo
gastrico, stimola i movimenti peristaltici dell’intestino, emulsiona (Sali biliari) gran parte dei grassi: si
formano goccioline piccolissime che sono più facilmente attaccabili dalle lipasi . I sali biliari inoltre formano
complessi idrosolubili con gli acidi grassi liberati facilmente assimilabili (sono essenziali anche per
l’assorbimento dei prodotti di digestione dei lipidi da parte degli enterociti). Quando la bile non giunge
all’intestino, gran parte dei grassi introdotti con l’alimentazione passa delle feci in forma non digerita
(steatorrea).

Gli acidi (o sali) biliari sono molecole anfipatiche, con azione simile ai detergenti. Sono derivati del
colesterolo sintetizzati dal fegato (circa 400 mg/die) e secreti sotto forma di coniugati della glicina (acido
glicocolico) o della taurina (acido taurocolico) nella cistifellea dove sono accumulati. I sali biliari restano
legati ai lipidi fino al loro assorbimento da parte degli enterociti. Una volta liberi in parte sono riassorbiti
nell’ileo e attraverso il sangue portale ritornano al fegato (20-30 mg/die) (circolo entero-epatico) ed in
parte sono eliminati con le feci.

IL METABOLISMO OSSIDATIVO DEGLI ACIDI GRASSI

L’ossidazione gli acidi grassi ha una funzione estremamente importante come fonte di energia. I grassi
neutri hanno un alto valore calorico (circa 9 kcal/g) e possono essere accumulati in forma quasi anidra
come gocce di grasso intracellulari (mentre il glicogeno o l'amido sono molto idratati e non possono essere
immagazzinati in forma così concentrata).

CATABOLISMO DEGLI ACIDI GRASSI

Si pensa che nei vertebrati l'ossidazione degli acidi grassi normalmente fornisca almeno la metà dell'energia
ossidativa nel fegato, nei reni, nel muscolo cardiaco, e nei muscoli scheletrici a riposo. Negli animali a
digiuno o in ibernazione o negli uccelli che migrano, i lipidi costituiscono la vera unica fonte di energia. Nel
cervello, invece, si ha scarsa o nulla ossidazione di acidi grassi perchè i mitocondri sono privi degli enzimi
per la beta-ossidazione: questo organo dipende quindi dal glucosio come unica fonte di energia.

β-OSSIDAZIONE DEGLI ACIDI GRASSI

Per poter essere catabolizzati attraverso la β-ossidazione gli acidi grassi devono essere attivati nel citosol ad
acil-CoA. ( acetil coa sintatasi) . Fase citosolica: attivazione dell’acido grasso e legame sul CoA-SH,
catalizzata dalla acil-CoA sintetasi. In questa reazione viene consumata una molecola di ATP ad AMP +2Pi.
Tuttavia questo equivale al consumo di 2 ATP perché l’AMP non può essere direttamente fosforilato, ma
deve essere prima convertito in ADP attraverso la adenilato chinasi (AMP + ATP → 2 ADP) a spese di una
seconda molecola di ATP.

La β-ossidazione è una via metabolica a spirale, che consente di degradare gli acidi grassi con produzione di
acetil-CoA. Consiste in una serie di quattro reazioni cicliche al termine delle quali viene rilasciato un Acetil-
CoA e un Acil-CoA accorciato di due atomi di carbonio. La β-ossidazione porta alla riduzione di equivalenti
riducenti di FAD e NAD+. ES ossidazione acido palmico :

Palmitoil-CoA + 7FAD + 7NAD+ + 7 CoA + 7 H2O → 8 acetil-CoA + 7 FADH2 + 7 NADH + 7 H+

contiene 16 atomi di carbonio = C16 . Dalla fase 1, si ottengono 8 acetil-CoA e 7 NADH + H+ e 7 FADH2. La
riossidazione dei coenzimi ridotti attraverso la catena respiratoria e il catabolismo degli 8 acetil-CoA che
entrano nel ciclo di Krebs, produce un totale di 129 ATP.

FABBISOGNO PROTEICO

In un uomo adulto le proteine corporee corrispondono a circa 12 Kg di cui:

 40% nel muscolo di cui 65% miosina ed actina (per locomozione e lavoro muscolare, ma anche
come fonte di amminoacidi in condizioni di stress)
 10% tessuti viscerali (fegato, intestino) non mobilizzate rapidamente in condizioni di stress per le
loro funzioni vitali
 30% nelle pelle e nel sangue

Le proteine più abbondanti dell’organismo sono: miosina, actina, collagene ed emoglobina che
costituiscono circa la metà di tutte le proteineTutte le proteine dell’organismo, con tempi diversi, vanno
incontro a processi di degradazione e sostituzione: turnover proteico.

Il turnover proteico è influenzato da fattori quali lo stato metabolico delle cellule, l’età, il sesso, l’attività
fisica (processo regolato da insulina, glucocorticoidi, ormoni tiroidei, ormone della crescita, citochine) ed è
un processo energeticamente costoso (20 % della spesa energetica quotidiana per il metabolismo basale)
La biosintesi proteica utilizza in parte gli aminoacidi derivati dalla degradazione delle proteine endogene
(50 - 66 %) in parte quelli derivati dall’alimentazione. In una dieta bilanciata le proteine introdotte con
l’alimentazione dovrebbero rappresentare il 10% circa delle calorie introdotte.

Il fabbisogno proteico è costituito da due componenti:

 Il fabbisogno di azoto proteico totale


 Il fabbisogno di aminoacidi essenziale

ATTIVAZIONE PROTEOLITICA DELLE PROTEASI PANCREATICHE

Le proteasi pancreatiche (tripsina, chimotripsina, elastasi e carbossipeptidasi) sono secrete nel lume del
duodeno attraverso il dotto pancreatico. Sono sintetizzate nella forma inattiva di ZIMOGENI (detti anche
PROENZIMI) che vengono poi attivati nell’intestino tenue mediante meccanismo proteolitico. Ciò permette
di evitare la lesione cellulare che potrebbe essere causata dalla produzione dell’enzima proteolitico nella
forma già attiva.

Il primo passaggio è l’attivazione della tripsina nel duodeno: le cellule duodenali secernono
l’enteropeptidasi (detta anche enterochinasi) che rimuove un esapeptide dall’estremità N-terminale del
tripsinogeno, trasformandolo così in tripsina attiva (pH ottimale di catalisi = 8). Questa attiva altre molecole
di tripsinogeno e tutti gli altri zimogeni pancreatici. La chimotripsina è un’altra proteasi prodotta dal
pancreas in forma inattiva di chimotripsinogeno che viene attivata nell’intestino ad opera della tripsina.
L’attivazione consiste nella scissione di alcuni legami peptidici con rimozione di pochi amminoacidi e la
formazione di tre catene polipeptidiche unite da ponti disolfuro. Ha pH ottimale intorno a 8.

METABOLISMO DELLE PROTIENE

A differenza di lipidi e carboidrati, gli aminoacidi assorbiti dagli alimenti non possono essere immagazzinati
nell’organismo. 2 destini metabolici alternativi:

 sono utilizzati per la sintesi delle proteine o di altri composti azotati


 sono catabolizzati per ricavare energia.

La prima reazione che le cellule generalmente compiono prima di degradare un amminoacido a scopo
energetico è quella di eliminare il gruppo amminico attraverso una reazione di deaminazione.

Lo scheletro carbonioso viene quindi indirizzato al ciclo degli acidi tricarbossilici per essere completamente
degradato.

DEAMINAZIONE DEGLI AMMINOACIDI


La deaminazione degli amminoacidi può avvenire attraverso vie differenti. Prenderemo in considerazione la
via ossidativa e quella transaminativa.

DEAMINAZIONE OSSIDATIVA: è catalizzata dalle amminoacido ossidasi e dalle aminoacido deidrogenasi. Le


aminoacido ossidasi hanno una “scarsa specificità” per quanto riguarda il tipo di AA da deaminare, mentre
hanno “specificità assoluta” per quanto riguarda la stereoisomeria dell’aminoacido (L- o D-). Le aminoacido
deidrogenasi hanno specificità sia per quanto riguarda la stereoisomeria sia per il tipo di amminoacido.
TRANSAMINAZIONE: è catalizzata dalle transaminasi e consiste nel trasporto di un gruppo α –NH2 da un
AA a un chetoacido (KA).

TRANSAMINAZIONE

E’ catalizzata dalle transaminasi e consiste nel trasporto di un gruppo α-NH2 da un AA a un α-chetoacido


(KA). La maggior parte degli AA può essere transaminata con un gran numero di chetoacidi diversi.

Le AA transaminasi contengono tutte piridossal fosfato (PLP) come coenzima e le reazioni sono
ampiamente reversibili. Tra le più note ricordiamo la glutammico ossalacetico transaminasi (GOT) (o
aspartico transaminasi, AST) e la glutammico piruvico transaminasi (GPT) (o alanina transaminasi, ALT).

METABOLISMO CENTRALE

Tutti le vie cataboliche, quelle dei carboidrati, dei lipidi e delle proteine, convergono verso l’acetil-CoA e il
ciclo dell’acido citrico (o ciclo di Krebs o ciclo degli acidi tricarbossilici, TCA).

Il TCA è un processo ossidativo e gli elettroni, sottratti ai substrati dalle diverse deidrogenasi, vengono
transitoriamente trasferiti sui coenzimi NAD+ e FAD, che vengono ridotti rispettivamente a NADH e a
FADH2. Questo processo accoppiato con la fosforilazione ossidativa permette di ricavare elevate quantità di
ATP.

Tutti gli enzimi del ciclo sono disciolti nella matrice mitocondriale ad eccezione della succinato deidrogenasi
che è situata nella membrana mitocondriale interna e partecipa al trasferimento degli elettroni nella catena
respiratoria. Il TCA ha quindi due importanti funzioni: produrre energia sotto forma di NADH, FADH2 e GTP
fornire precursori per le biosintesi. Il ciclo di Krebs è chiamato anche ciclo dell’acido citrico perché questo è
il primo prodotto del ciclo, che è consumato e poi prodotto nuovamente.

CICLO DI KREBS

Nella prima reazione catalizzata dalla citrato sintati l’acetil-CoA reagisce con l’ossalacetato per produrre
l’acido citrico. Quindi il citrato viene isomerizzato ad isocitrato e ossidato, prima ad α-chetoglutarato, poi a
succinil-CoA. In queste due reazioni vengono rilasciate due molecole di CO2 e prodotte due molecole di
NADH. Il succinil-CoA viene convertito a succinato con produzione di GTP, un nucleoside trifosfato dal
quale si ricava ATP. Poi il succinato viene ossidato a fumarato con produzione di FADH2. Il fumarato viene
trasformato in malato e infine ossidato ad ossalacetato con produzione della terza molecola di NADH.
L’ossalacetato pertanto non viene consumato durante il ciclo, ma ogni volta riformato, mentre l’ossidazione
dell’acetil-CoA porta alla liberazione di 2 molecole di CO2.

Per ogni molecola di acetil- CoA che entra nel ciclo si ottengono, oltre alle due molecole di CO2:

3 NADH + 3 H+ 1 FADH2 1 GTP

CATENA RESPIRATORIA MITOCONDRIALE E FOSFORILAZIONE OSSIDATIVA

Produzione metabolica di ATP

 Fosforilazione a livello di substrato: ad esempio da parte della fosfoglicero chinasi e della piruvato
chinasi nella glicolisi. Quantità di ATP prodotto molto basse
 Fosforilazione ossidativa mitocondriale. L’ATPasi mitocondriale sfrutta il gradiente di H+ generato
dalla catena respiratoria mitocondriale per sintetizzare ATP (1 ATP ogni 3-4 H+). La maggior parte
dell’ATP prodotto durante il metabolismo deriva da questo meccanismo.

1 NADH → 3 ATP 1 FADH 2 → 2 ATP

RESA ENERGETICA DEL CATABOLISMO GLICIDICO (Resa energetica totale in ATP che si ottiene dalla
demolizione di una molecola di glucosio)

RESA ENERGETICA CATABOLISMO LIPITIDO

L’ossidazione completa dell’acido palmitico (C16) prevede:

 la β-ossidazione
 il ciclo dell’acido citrico
 la fosforilazione ossidativa

Palmitoil-CoA + 7FAD + 7NAD+ + 7 CoA + 7 H2O → 8 acetil-CoA + 7 FADH2 + 7 NADH + 7 H+

Se consideriamo che ciascun acetil-CoA entra nel ciclo di Krebs e ciascun cofattore viene riossidato nella
catena respiratoria, attraverso la fosforilazione ossidativa otteniamo:

8 acetil-CoA = 8 x 12 ATP = 96 ATP 7 FADH2 = 7 x 2 ATP = 14 ATP 7 NADH = 7 x 3 ATP = 21 ATP


TOTALE = 131 ATP
A questi vanno sottratti i 2 ATP utilizzati per attivare l’acido grasso ad acil-CoA nel citosol (l’ ATP consumato
dall’acil-CoA sintetasi ad AMP + 2Pi) pertanto il rendimento energetico dell’ossidazione dell’acido palmitico
è di 129 ATP

EMOPROTEINE

Proteine coniugate diffuse in natura, aventi molteplici funzioni: colore generalmente rosso. Costituite da:

 una parte di natura proteica: GLOBINA


 un gruppo prostetico di natura non proteica: EME.

Le emoproteine più importanti sono:

 mioglobina, riserva di O2 per il muscolo


 emoglobina, trasporto dell’O2 tra i polmoni e i tessuti
 i citocromi, fra cui quelli implicati nella respirazione cellulare (mitocondriale), ovvero nel
trasferimento degli elettroni dai substrati all’O2

STRUTTURA DELLA GLOBINA , gruppo proteico

La globina costituisce la componente proteica della mioglobina (Mb) e della emoglobina (Hb). L’eme ha la
stessa struttura chimica nella maggior parte delle emoproteine, la globina ha struttura diversa ed è quindi
caratterizzante sia da un punto di vista chimico che funzionale.

Mb umana: costituita da 1 catena polipeptidica di 153 AA disposti in una struttura globulare caratterizzata
da 8 α-eliche (strutt. secondaria delle proteine)

l’Hb umana (adulto): costituita da 4 catene polipeptidiche (4 subunità), 2 subunità di tipo α e 2 di tipo β
(struttura complessiva α2β2). Le catene α sono costituite da 141 amminoacidi, mentre le β da 146 aa, ed
hanno struttura primaria diversa (sono il prodotto di 2 geni diversi).

Sia la Mb sia le subunità α e β dell’Hb sono formate da tratti ad α-elica (indicati con le lettere da A a H) uniti
da tratti con ripiegamento irregolare indicati con le lettere doppie (AB, BC, ecc..)

Hb α: 7 tratti ad α-elica (manca l’ α-elica D)

Hb β: 8 tratti ad α-elica

I tratti con andamento irregolare permettono il ripiegamento della catena polipeptidica a dare una struttura
complessiva di forma globulare con una sacca idrofobica in cui è inserito l’eme. I tratti ad α-elica sono
stabilizzati da legami idrogeno tra una spira e l’altra, mentre le interazioni tra le diverse subunità α-eliche
sono garantiti da interazioni idrofobiche

STRUTTURA DELL’EME: cioè il gruppo prostetico

L’eme della Mb e quelli della Hb hanno la stessa struttura chimica. Grande anello idrofobico, la
PROTOPORFIRINA IX, che fa parte di un gruppo di molecole dette tetrapirroli, al cui centro è presente uno
ione Fe2+. Il Fe, come altri elementi di transizione (Cu, Zn, ecc..) hanno la tendenza ad accettare coppie di
elettroni da sostanze che prendono il nome di LEGANTI (CO, NH3, CN-, –COOH, –SH, O2) formando così
dei legami dativi, o legami di coordinazione. Il NUMERO DI COORDINAZIONE esprime il numero dei legami
che lo ione forma con i leganti. Il Fe può formare 6 legami di coordinazione (numero di coordinazione = 6)
con leganti disposti sui vertici di una struttura bipiramidale tetragonale:

4 con la protoporfirina (atomi di N degli anelli pirrolici)

2 (posizioni assiali) sono LIBERI di legare altri gruppi chimici.


LEGAME DELL’EME CON LA GLOBINA

Il legame in ciascuna globina è “doppio” rispetto al ferro; infatti il ferro può ancora formare 2 legami di
coordinazione oltre ai 4 che già forma con la protoporfirina. I 2 legami sono con 2 istidine (Hys) della
globina:

 Hys F8 (ottavo aa dell’ α-elica F), che si trova vicina all’eme ed è detta prossimale
 Hys E7 (settimo aa dell’ α-elica E), più lontana dell’amme e detta distale. Il legame con l’istidina E7 è
più debole e permette ad una molecola di O2 di inserirsi, tra il Fe2+ e l’ Hys E7.

L’eme è legato alla globina anche mediante legami idrofobici le catene laterali dell’eme e gli gli aa idrofobici
della “sacca” della globina. Quando l’O2 si lega al ferro della Mb o a quello Hb il suo stato di ossidazione
NON VARIA, esso è allo stato ferroso Fe++ e resta ferroso anche quando ha chelato la molecola di O2.
Resta sempre Fe 2+. Non diventa mai Fe 3+ stato ferrico.

Nella Mb c’è 1 unico eme ed 1 globina , nella Hb, ciascuna delle 4 globine contiene un gruppo eme (quindi
l’Hb contiene 4 gruppi eme).

IL LEGAME DELL’OSSIGENO NELL’EME della Mb e dell’Hb

Il sesto legame di coordinazione del Fe, cioè quello diretto verso l’His distale (Hys E7) è un legame assai
debole che può essere interrotto da vari leganti, con affinità maggiore per il Fe. Tra questi ligandi assume
un significato importante il ruolo fisiologico dell’O2. Il legame è reversibile, e la reazione può essere
indicata nel seguente modo:

per la mioglobina: Mb + O2 ↔ MbO2

per la emoglobina: Hb + 4O2 ↔ Hb (O2)4

dove MbO2 e Hb(O2)4 sono i prodotti dell’addizione con l’O2 e prendono rispettivamente il nome di ossi-
mioglobina e ossi-emoglobina.

Questo equilibrio ci dice che all’Hb si possono legare fino a 4 molecole di O2, una per ogni eme!

Quante molecole di ossigeno si legano effettivamente all’Hb dipende dalla concentrazione di ossigeno nel
sangue. Nei polmoni dove è massima la concentrazione di ossigeno nel sangue, troveremo la più alta
percentuale di molecole di O2 legate all’Hb, ovvero una Hb maggiormente ossigenata. Invece nei tessuti,
dove è bassa la concentrazione di O2, l’Hb legherà una quantità di O2 minore.

La conseguenza fisiologica è che l’Hb in questo modo è costretta a cedere l’O2 ai tessuti. In questo modo
esplica la sua funzione di trasportare l’ossigeno dai polmoni ai tessuti. La concentrazione di ossigeno nel
SANGUE dipende dalla concentrazione di ossigeno nell’ARIA.

COMPOSIZIONE PERCENTUALE DELL’ARIA E DEFINIZIONE DI PRESSIONE PARZIALE DI O2

L’aria contiene circa 1/5 di volume di O2; la parte restante è costituita prevalentemente da N2 ed in
minore quantità da CO2 e gas nobili.

La pressione parziale di ossigeno (pO2) nell’aria a livello del mare (1 atmosfera= 760 mm Hg) è pertanto 760
mm Hg/5 = 152 mm Hg. POLMONI: Al livello degli alveoli polmonari però l’aria è diluita con vapore d’acqua
e con la CO2 che provengono dal sangue circolante nei polmoni. Per queste ragioni la pO2 al livello dei
polmoni scende a valori che si aggirano intorno a = 100 mm Hg.
Sono indicate le pO2 nel muscolo a riposo (40 mmHg) e nel muscolo in Attività (10 mmHg); la pO2 nel
sangue arterioso (90-100 mmHg) e venoso (10-40 mmHg). Queste curve ci fanno vedere come la Mb,
rispetto all’Hb, ha una maggiore affinità per l’O2 a bassa pO2: questo è importante perché la Mb deve
trattenere l’O2 mentre l’Hb lo trasporta e perciò deve cederlo al muscolo nei tessuti. Basta una piccola
concentrazione di O2 (bassa pO2) per permettere al muscolo di legare l’O2. Alla stessa concentrazione l’Hb
è spinta a liberare l’O2 legato.

RIASSUMENDO:

Nella EMOGLOBINA, l’ossigeno si lega al ferro con un legame reversibile che dipende dalla concentrazione
di ossigeno (pO2) che è presente nel tessuto in quel momento.

A livello polmonare la concentrazione di ossigeno è la più elevata (pO2 = 100 mmHg) e quindi l’Hb è
praticamente satura al 100% di O2.

Nei tessuti periferici e nei muscoli in attività, che utilizzano O2 (si ricorda che l’ossigeno è infatti l’accettore
terminale di tutti i metabolismi), la pO2 è bassa, circa 10-40 mmHg. (La pO2 è tanto più bassa tanto
maggiore è l’attività del tessuto). In queste condizioni, l’Hb non è affine all’O2 e lo libera nel plasma; l’O2
così o si lega alla Mb o diffonde all’interno delle cellule.

CARATTERISTICHE del LEGAME Hb-O2.

Il legame dell’Hb all’O2 é di tipo COOPERATIVO. Il legame di 4 molecole di O2 alle 4 subunità avviene
successivamente, una alla volta, e le prime molecole di O2 che si legano aumentano l’affinità delle altre
subunità per l’O2; in tal modo le successive molecole di O2 si legano con più facilità (esempio dei 4
francobolli attaccati)

FATTORI CHE INFLUENZANO IL LEGAME dell’O2 all’Hb

Il legame tra l’Hb e l’O2 è influenzato da numerosi fattori tra i quali hanno particolare rilievo:

1) il pH;

2) la temperatura;

3) l’acido 2,3-difosfoglicerico (BPG o DPG)

4) la concentrazione di CO2;

L’effetto esercitato da questi fattori si studia determinando il p 1/2 detto anche P50 (pressione di
semisaturazione dell’Hb) P50 Questo valore rappresenta la pO2 necessaria a saturare il 50% dell’Hb.
Questo diventa il valore di riferimento per paragonare i diversi comportamenti dell’emoglobina quando si
variano i fattori indicati sopra. Quanto minore è l’affinità dell’Hb per l’O2 tanto più elevato sarà il p1/2. Per
spiegare meglio: minore è l’affinità dell’Hb per l’O2, cioè minore è la sua facilità a legare l’ossigeno, tanto
più elevata dovrà essere la pressione di O2 necessaria a saturare una uguale quantità di Hb.

Se il pH si abbassa anche di poco (maggiore acidità), come succede nei tessuti in attività, a causa della
produzione di CO2 e di H+, l’O2 è ceduta più facilmente dall’Hb, cioè diminuisce la sua affinità per l’O2.

pH < → l’Hb è meno affine per l’O2 (P50 >)


A livello dei polmoni la temperatura è più bassa a causa della continua ventilazione, e l’abbassamento della
temperatura favorisce l’affinità della Hb per l’O2; si verifica l’effetto opposto nei tessuti dove la
temperatura più elevata favorisce il rilascio di O2.

T > → l’Hb è meno affine per l’O2 (P50 >)

1 INFLUENZA DELLE VARIAZIONI DI pH SULLA CURVA DI DISSOCIAZIONE DELL’EMOGLOBINA

Lo spostamento del pH verso il campo acido fa aumentare la P 50 e quindi fa diminuire l’affinità


per l’O2.Ciò è dovuto al fatto che l’Hb è in grado di legare reversibilmente ioni H +, sia sui residui
di His146 C-terminali delle catene b, che sui gruppi ammino-terminali delle catene a. HbH+ +
4O2 ↔ Hb(O2)4 + H+

2 fosfo-glicerato (BPG) diminuisce l’affinità dell’Hbper l’ossigeno

TRASPORTO CO2

Oltre che L’O2 l’Hb è capace di legare reversibilmente anche la CO2. Questa non si lega al Fe come l’O2 ma
si lega alla globina ed esattamente ai 4 gruppi aminici degli aminoacidi N-terminali delle 4 subunità dell’Hb.

In questo modo viene trasportato, dai tessuti ai polmoni, circa il 27% di tutta la CO2 prodotta dal
metabolismo dei tessuti.

La restante parte della CO2 è trasportata nel plasma sotto forma di ione bicarbonato HCO3-.

LA META-EMOGLOBINA

La metaemoglobina (HbOH) rappresenta il prodotto dell’ossidazione dell’Hb in quanto contiene Fe3+, cioè
allo stato ferrico, ossidato. Nelle emazie sono contenuti dei sistemi riducenti in grado di ridurre l’HbOH ad
Hb mano a mano che si forma. In alcune condizioni patologiche, sia per deficienza congenita di quei sistemi
riducenti, sia per la presenza nel sangue di un eccesso di sostanze ossidanti, il contenuto di HbOH raggiunge
valori assai elevati: si instaura allora la METAEMOGLOBINEMIA, patologia assai grave riconoscibile per la
caratteristica colorazione (cianosi) che determina. L’HbOH infatti non è più in grado di trasportare l’O2 ed è
pertanto assai dannosa per l’organismo.

LA CARBOSSIEMOGLOBINA

Il monossido di carbonio CO si fissa reversibilmente all’emoglobina con un meccanismo simile a quello


descritto per l’O2 formando la carbossiemoglobina HbCO.

L’Hb ha un’affinità per il CO 210 volte superiore a quella per l’O2 e per questa ragione piccole quantità di
CO nell’aria ispirata determinano la formazione di notevoli quantità di HbCO.

Si può calcolare che una quantità dello 0,1% di CO nell’aria ispirata è sufficiente per produrre una quantità
di HbCO pari al 50% dell’Hb totale. Il principale effetto tossico consiste nella riduzione della capacità del
sangue di trasportare ossigeno. Le principali conseguenze sono essenzialmente a carico dell'apparato
cardiovascolare, del sistema nervoso (diminuzione della resistenza allo sforzo fisico, aggravamento delle
crisi di angina pectoris, obnubilamento) e del feto (ridotto accrescimento).

SISTEMA CONTRATTILE

SOMMARIO 1
Il muscolo scheletrico è costituito da 2 diverse proteine: la MIOSINA e l’ACTINA, che interagiscono tra loro e
permettono il movimento, mediante idrolisi di ATP. Queste proteine sono costituite nel seguente modo.

MIOSINA: da 2 catene polipeptidiche pesanti e 4 catene polipeptidiche leggere; le 2 catene pesanti


presentano una parte allungata ad alfa-elica, detta CODA, ed un parte tonda, detta TESTA. Le 4 catene
leggere sono associate alle teste delle catene pesanti. Se si digeriscono le catene pesanti con tripsina prima
e poi con papaina, si ottengono 2 frammenti principali che sono chiamati S1, o dominio motore della
miosina, perché costituiscono la parte di miosina che ha un ruolo nella contrazione muscolare (è formata
dalle 2 teste e dalle 4 catene leggere). Diverse molecole di MIOSINA si uniscono tra loro formando delle
fibre chiamate FILAMENTI SPESSI.

ACTINA: è una proteina globulare monomerica, la G-ACTINA, che si unisce a formare dei filamenti, nel
filamento prende il nome di F-ACTINA. Nei filamenti troviamo associate altre proteine importanti nella
contrazione: Tropomiosina e Troponina. Diverse molecole di F-ACTINA e di Tropomiosina e Troponina
costiuiscono i FILAMENTI LEGGERI.

SOMMARIO 2

OGNI molecola di ACTINA di un filamento sottile può legarsi alla TESTA di una MIOSINA, di un filamento
spesso. In questo consiste l’interazione tra queste 2 molecole proteiche. Nel MUSCOLO scheletrico,
troviamo le FIBRE muscolari, che costituiscono l’ unità del muscolo. La fibra è formata dall’unione di molte
cellule (infatti è multi-nucleata), ed è spesso lunga quanto la lunghezza del muscolo. In una fibra muscolare
possiamo individuare una unità più piccola, chiamata MIOFIBRILLA. In una fibra ci sono circa 1000
miofibrille. Ogni MIOFIBRILLA è formata dall’unione dei filamenti spessi e sottili (quindi miosina ed actina)
che si ripetono formando, se la miofibrilla è osservata al microscopio elettronico, un disegno caratteristico
alternato di bande scure e chiare. In questo disegno si può identificare una unità che si ripete: il
SARCOMERO. Questo è l’unità contrattile, che è formato dal ripetersi delle bande scure e chiare. La banda
scura è detta BANDA A, è formata da una zona con i soli filamenti spessi, e da un’altra zona in cui si
sovrappongono filamenti spessi e sottili; presenta al centro un disco di diverso colore, il disco M (nella zona
H). La banda chiara è la BANDA I, è formata solo dai filamenti sottili; contiene al centro il disco Z che è il
punto di ancoraggio dei filamenti sottili. Nel sarcomero, 1 filamento spesso è circondato da 6 filamenti
sottili.

Le interazioni tra actina e miosina sono dovute a interazioni deboli. Quando l’ATP non è legato alla miosina,
un sito sulla testa della miosina si lega saldamente all’actina.Quando l’ATP è legato alla miosina ed è
idrolizzato ad ADP e fosfato, avvengono una serie di modificazioni conformazionali in seguito alle quali la
miosina si stacca dalla subunità F-actina cui era legata per andare a legarsi ad un’altra subunità più avanti
nel filamento sottile. Il ciclo è completato dal rilascio di P. Ogni ciclo produce da 3 a 4 pN (picoNewton) di
forza e sposta il filamento spesso di 5-10 nm (nanometri) rispetto al filamento sottile.

Le 4 fasi della contrazione muscolare:

1. L’ATP si lega alla miosina


2. 2. L’ATP viene drolizzato
3. 3. Il rilascio del fosfato
4. . Nella tappa finale si genera la “forza contrattile

Il ciclo è completato dal rilascio di ADP

CONTRAZIONE MUSCOLARE 1: Dato che in un filamento spesso vi sono molte teste di miosina, in qualsiasi
momento vi sono alcune di queste teste (probabilmente dall’ 1% al 3%) legate a un filamento sottile in altri
punti. Ciò impedisce che i filamenti spessi scivolino indietro quando la testa della miosina si dissocia
dall’actina a cui era legata. Il filamento spesso quindi scivola in avanti passando oltre i filamenti sottili
adiacenti. Questo processo, coordinato in molti sarcomeri di una fibra muscolare, produce la contrazione
del muscolo. Le proteine contrattili dei muscoli scheletrici mostrano due funzioni molecolari:

1. la capacità di formare legami deboli: l’interazione actina-miosina è reversibile e non modifica le


molecole che entrano in contatto;
2. la catalisi: quando l’ATP si lega alla miosina viene idrolizzato ad ADP e Pi.

La miosina quindi non è soltanto la proteina che lega l’actina, ma è anche una ATPasi, cioè un enzima.

Le interazioni tra actina e miosina devono essere regolate in modo che la contrazione avvenga solo in
risposta ad appropriati segnali che giungono dal sistema nervoso. La regolazione è mediata da un
complesso di due proteine:

 la tropomiosina, proteina filamentosa che si lega ai filamenti sottili, bloccando i siti di legame delle
teste della miosina.
 la troponina, è formata da varie subunità, è una proteina che lega il calcio

COME AVVIENE LA CONTRAZIONE MUSCOLARE.

Un impulso nervoso determina il rilascio del calcio dal reticolo sarcoplasmatico. Gli ioni Ca 2+ liberati
vanno a legarsi alla troponina producendo una modificazione conformazionale nel complesso
tropomiosina-troponina. In questo modo vengono esposti i siti di interazione tra actina e testa della
miosina, dando inizio al processo della contrazione

Il rilasciamento del muscolo si verifica non appena si interrompe l’impulso nervoso e il tubulo trasverso e il
reticolo sarcoplasmatico tornano nello stato polarizzato iniziale grazie:

 all’azione della Na+/K+-ATPasi, che provvede a trasportare rapidamente gli ioni Na+ e K+
rispettivamente fuori e dentro la cellula.
 Contemporaneamente la permeabilità del reticolo sarcoplasmatico agli ioni Ca2+ diminuisce ed il
calcio viene rapidamente trasportato dal sarcoplasma all’interno del reticolo sarcoplasmatico ad
opera di una pompa del calcio ATP-dipendente.

CARATTERISTICHE dei MUSCOLI SCHELETRICI

I muscoli scheletrici sono costituiti da almeno due tipi di fibre striate: le rosse e le bianche, e sono stati
evidenziati anche altri tipi di fibre intermedie tra queste due.

Le fibre rosse, progettate per impieghi relativamente continui, possiedono una maggiore quantità di
sarcoplasma, più nuclei, mitocondri, mioglobina, citocromi mitocondriali e goccioline lipidiche rispetto alle
bianche; restano contratte per tempi più lunghi, anche se si contraggono più lentamente e vanno incontro a
tetania più facilmente delle bianche. Questo tipo di muscolatura dipende strettamente dal metabolismo
aerobico mitocondriale e la fonte primaria di energia nel muscolo rosso è l’ossidazione dei grassi.

La muscolatura bianca, utilizzata per movimenti occasionali, spesso rapidi, dipende invece dal glicogeno
come fonte primaria di energia. Il glicogeno è eccellente per una rapida produzione di energia, pur non
essendo in grado di sostenere un’attività per lunghi periodi.

Nell’uomo tutti i muscoli contengono proporzioni variabili dei due tipi di fibre: la proporzione è diversa a
seconda del tipo di muscolo, varia da individuo ad individuo (fattori genetici), e può essere modificata con
l’allenamento.

FONTI DI ENERGIA PER LA CONTRAZIONE MUSCOLARE


Per produrre ATP durante momenti di intensa attività, di attività leggera o a riposo sono utilizzate sostanze
nutrienti diverse. L’ATP può essere ottenuto molto rapidamente dalla fosfocreatina.

Le fonti di energia utilizzate nel corso di un’attività fisica sono diverse a seconda che l’attività sia di tipo
aerobico, come per es. una maratona, oppure anaerobico, come per es. una corsa su brevi distanze. L’ATP
fornisce l’energia alla miosina che trasduce l’energia chimica in movimento, ma poiché la quantità di ATP
contenuta nel muscolo è poca, la potenza e la velocità della corsa dipendono dalla velocità di produzione di
ATP a partire da diverse fonti energetiche (combustibili)

Nei secondi iniziali l’energia necessaria per l’esercizio fisico è fornita dai composti ad alto potenziale di
trasferimento del gruppo fosforico esistenti (ATP e creatin fosfato). Successivamente l’ATP deve essere
rigenerato dalle vie metaboliche.

Domanda, la conversione di un acido grasso nel suo acil comporta consumo di energia , risposta due mol
atp

Domanda, quante molecole di acetil coa vengono ricavate da uina molecola di glucosio durante
catabolismo aerobio ? 2?

Domanda, quanti legami alta energia molecola gdp, due

Vitamina b1 tiamina, per formare coenzima dpt

In base scheletro carbonioso aminoacidi divisi in, glicogenetici e chetogenetici

Enzimi beta ossidazione 4

O2 accettatore finale catena respirato, ossidato diventa h20

Reazione esochinasi quanto atp per il glucosio 6 f , 1

I nutrienti vengono ridotti

Doppio legame c-c è rigido e piano

Struttura assente nei procarioti

Legame ionico è debole, saturo

Vitamina h

Coa trasporta acilli

Nad+ si riduce il substrato perde due elettroni e due protoni

Etanolo nei lieviti, riossidare nadh

Composti aromatici quanti orbitali, 1 orbitale p

Quanto atp da nadh e fadh , 3 e 2

Citocormi appartengo ossidorettasi

Glicolisi nel citoplasma

Quanto acetil coa da glucosio , 2


La glicolisi è un processo metabolico mediante il quale, in condizioni di anaerobiosi non stretta, una
molecola di glucosio viene scissa in due molecole di piruvato al fine di generare molecole a più alta energia,
come 2 molecole di ATP e 2 molecole di NADH per ogni molecola di glucosio utilizzata.

Glucosio + 2 NAD+ + 2 ADP + 2 Pi → 2 NADH + 2 piruvato + 2 ATP + 2 H2O + 2 H+

Il ciclo di Krebs (anche detto ciclo degli acidi tricarbossilici, ciclo dell'acido citrico e ciclo dell'ossalacetato)[1]
è un ciclo metabolico di importanza fondamentale in tutte le cellule che utilizzano ossigeno nel processo
della respirazione cellulare. In questi organismi aerobici il ciclo di Krebs è la via metabolica in cui
confluiscono le vie del catabolismo dei carboidrati, dei grassi e delle proteine, portando alla produzione di
energia chimica principalmente tramite la sintesi di elementi fondamentali per la catena respiratoria. Si
tratta di una via anfibolica poiché partecipa anche a processi anabolici[2], fornendo alcuni precursori di
amminoacidi (ad esempio l'α-chetoglutarato e l'ossalacetato) e di altre molecole fondamentali per la cellula

La respirazione cellulare è un processo di combustione nel quale i nutrienti, ridotti dalla digestione a
componenti elementari come zuccheri semplici, amminoacidi e acidi grassi, vengono demoliti in molecole
ancora più semplici ottenendo energia disponibile alla cellula sotto forma di ATP. È un processo esotermico
di ossidoriduzione formato da una catena di reazioni in cui i prodotti di un passaggio sono utilizzati come
reagenti per il passo successivo e in cui l'ossigeno è utilizzato come accettore di elettroni.