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HO COSTRUITO UNA CASA DA GIARDINIERE

Manuale pestilenza per calvino, mette in fila tutto e confeziona tutto uguale

Capire il contributo delle vicende

Glies clement architetto paesaggista e storico del paesaggio, diventato famoso con la relazione tra spazio
colto e spazio lasciato allo stato bravo.

Necessità di quelle zone selvatiche che considera il terzo paesaggio, esplora la dimesione del terzo
paesaggio, questo libro è una breve storia autobiografica che ha condotto Clement a scegliere un territorio
in Francia in una Valle, detta delle farfalle, ha deciso di costruire una casa tutta con le sue mani, un conto
progettarla e un conto costruirla.

Clement ci riferisce che in effetti quello che cercava non era di costruire una casa, ma il contrario, voleva
abitare in un giardino, così ci presenta tutte le fasi e le relazioni profonde tra la zona esterna e quella
porzione circoscritta e trasformata in abitazione.

Cosa ci interessa questa storia?

Molte ragioni, dalle più rapide e semplici a quelle che ci interesseranno. Innanzitutto attraverso le ragioni
che espone e le tappe di edificazione si manifesta come un comunicatore, comunica attraverso questa
storia.

Il libro è straordinariamente ben scritto, scritto in francese e tradotto e che nonostante la traduzione
mantiene originalità intelligenza, ma è un libro semplice da leggere, ben descritto, linguaggio accessibile,
frasi brevi, evocazioni, niente che esca da un ritmo sostenuto

Altra argomentazione per la quale ha senso è che nel corso della narrazione mi è sempre parso di saper
leggere la grande metafora della costruzione di un testo

Casa è il testo, giardino sono letture fatte ed è il luogo da abitare e dentro il quale far nascere il testo,
questo è un processo architettonico, si vede come il testo viene edificato, struttura, materiali da
costruzione, spazio organizzato, tutti i materiali hanno loro storia e loro provenienza.

Metafora che attraversa tutto il libro, magari non è stata la prima idea dell’autore, noi abbiamo il diritto di
vedere come questa storia diventi una lezione originale, che spiazzi e stimoli a vedere le cose con occhio
nuovo, storia che ci mostra fasi compositive di qualcosa che è destinato a comunicare, ad essere condiviso,
punto fondamentale.

Fin dalla parte di prologo clement ci dice che il primo passo che lo ha portato a scrivere è la constatazione
che tutti gli uomini hanno bisogno di una casa.

Nel delineare una delle caratteristiche dell’uomo sfiiora la visione di Calvino che dice che il linguaggio è una
delle cose più proprie dell’uomo.

Uomo bisogna di casa per la sua fragilità, casa comporta necessità di condivisione, uso realizzazione sempre
condivisione. Uomo usa il testo per comunicare per non essere solo. Il testo viene fatto da una serie di
stimoli che vengono dall’esperienza esterna. Questo testo deve essere oggetto di condivisione. “in lui c’è il
problema doloroso della relazione con la proprietà, uomo nasce libero, ma deve sottostare a regole sociali,
c’è un problema sociale che va risolto” stesso problema per il comunicatore, quale linguaggio scelgo?
Questo linguaggio ha delle regole necessarie perché il messaggio diventi intelleggibile, nel momento in cui
si sceglie di comunicare problema di riferirsi a quelle regole e condizioni.

“base del mio agire esperienza, definita dal continuo restare o andare” è anche questa la precisa
dimensione da cui nasce la scrittura, nasce da esperienza, spinta di chi ha letto tanto, girovagato,
sperimentato stili e poi ne sceglie uno dentro il quale radicarsi, quest’esperienza è sempre una ed una
forma di continuità, è il terreno nel quale si sperimenta la realtà e può parlarne con altri. Comunicazione
crea catene nello spazio e nel tempo, continuità. Narrazione a pag 9 situa di rifiuto, difficoltà, torna nella
casa di campagna da suo padre, mette chiave nella serratura e porta non si apre più. Padre lo butta fuori di
casa.()Un testo nasce nel momento dell’esilio e delle conseguente peregrinazione, ad esempio Dante che
scrive la commedia in Esilio e costretto a girovagare per trovare un punto dove definirsi, dove essere.
Autore racconta il distacco, la scena si sofferma su questo scontro con una realtà che esclude. Comincia col
descrivere struttura esterna della casa come qualcosa di famigliare da cui si sta staccando e ricorda tutto ciò
che la casa contiene. Tutti oggetti che facevano parte di un mondo che si sta accingendo a lasciare. Da quel
divieto, quella espulsione nasce la necessità di costruire il proprio futuro e comunicare la propria interiorità
e naturalmente è sempre da una gravità di una sottrazione che nasce la grande idea, di qualcosa che resiste
nei decenni. A pag 11 “non ho un’altra casa, casa di sogni domande e stanchezza, andrò nella valle” in
quello che lascia è implicito il germe di ciò che sarà, anticipazione di quello che sarà. Cercava parole più
adatte per descrivere circostanze che popolavano la sua solitudine. Guidato dalla testardaggine dello
sguardo. È una storia di crescita, diventare adulti, a questa svolta corrisponde scelta di edificare e con
questo anche comunicare. Sin dall’infanzia questo autore aveva l’esigenza di trovare parole, ma non voleva
possedere le cose, ma erano parole che servivano per raccontare le esperienze che adornavano la sua
solitudine ed in modo opposto al padre di calvino gilles cerca di tramettere emozioni e non reprimerle. La
casa di un intensa ricerca. Prigioniero dell’esterno, anche le certezze rassicuranti, testi noti ci buttano sulla
strada, dobbiamo camminare con le nostre gambe, si inizia avendo il coraggio di diventare prigionieri
dell’esterno, si parte dal silenzio per costruire, poi dal silenzio arrivano le cose da ascoltare e d dire per farsi
ascoltare. “mi preparo all’erranza” comincio un percorso in cui vado da un luogo all’altro senza sapere la
meta conclusiva, vago come un pellegrino e mi pongo nella condizione di ritrovare me stesso. Quando si fa
qualsiasi tipo di ricerca si va per tentativi, si leggono libri e libri, si cercano risposte alle domande che ci
siamo posti, ma le risposte vengono dopo la fatica della lunga erranza, dopo aver esaminato tutte le
risposte che le diverse indagini ci hanno dato, ma lui si pone come obiettivo “un luogo lontano dalla
crudeltà, che la crudeltà sia ridotta alla catena predatoria” voglio leggi naturali, non violente. Idea di
costruire un edificio da condividere sulla base del rispetto di ciò che ho intorno e dell’ambiente in cui siamo
calati. Rispetto dell’ ambiente e respitto dell’altro unico modo per entrare in relazione con l’altro.

Cerca un equilibrio, il primo passo per scrivere un testo che comunichi è trovare unaa chiave di lettura di se
e del mondo. Una volta trovato questo luogo diventa un punto di equilibrio, cerco un belvedere interiore,
solo da lì io potrò iniziare il cammino della realizzazione del testo. La cosa che pervade come una costante è
la ricerca di uno spazio, io cerco un giardino, un giardino dentro cui abitare, questo spazio corrisponde a
quello che sereni definiva spazio dove far esistere come banco di prova le emozioni interiori. Per creare
occorre definirsi uno spazio concreto.

Il racconto ci fa capire come il testo sia qualcosa di concretissimo, venga da un’esperienza diretta, da un
effettivo essere con il corpo nel mondo, da un effettivo rapportarsi con la corporeità, se nella scrittura la
parte che ci sorprende è la dimensione corporea mentre nella casa il contrario. Circoscrivere uno spazio
dentro il quale manifestare la prorpia ricerca di se, trovare equilibrio e punto di partenza dove contemplare
proria id, e in quello spazio ci costruisce la propria rete di relazioni, bisogna specchiarsi nello spazio,
accogliere gli altri in un testo, esserne orgogliosi per poter fermarci e farci compagnia, amici stretti che
condividono l’esperienza fino a diventare abitanti di quello spazio.

Io cerco un giardino, emergenza terreno, per la casa di vedrà, priorità allo spazio potenziale.

Da qui tutti gli interrogativi, uno spazio per il pianoforte, strumento per eccellenza, pianoforte segno della
necessità della dimensione sonora, tutte le domande culminano in una, “per chi fare questa casa?” pag 17,
domanda ineludibile ogni volta che scriviamo un testo, quando comunichiamo dobbiamo aver presente chi
leggerà il nostro testo, trovare sintonia con i nostri interlocutori, non si può partire a scrivere senza l’idea
del destinatario,

25/11/2019

Spazio di proliferazione interiore, figure, elementi narrativi che possono essere materiale di costruzione del
testo, “per chi fare questa casa”? i dea precisa che dobbiamo avere quando costruiamo un testo, per chi
scivere un testo? Sta alla base della destinazione comunicativa, descrizione delle fasi della realizzazione
dell’edificio. Pag 23 “aspettare…” aspettare cosa? Autorizzazione di libertà? Attendere l’usura? La ruggine?
Il vestito buono? Non rischiare mai? Polemica su che cosa significhi staccarsi dalla routine, ci troviamo sulla
soglia dell’impresa e ci domandiamo cosa stiamo aspettando, come se dovessimo ancora scrivere un libro,
pagina bianca, rimane sulla soglia che immette un senso di attesa, quella concentrazione attenta, indirizzare
tutte le forza e l’autore dice “stiamo aspettando” in questo luogo, tutte le emozioni che desideriamo
condividere, spazio pronto per farsi banco di prova della proliferazione interiore, occorrono autorizzazioni
complicate, anni anni anni, elevato a valore simbolico nella realizzazione del testo, non siamo totalmente
svincolati dalle gabule e dalle gabbie che ci impediscono di realizzare la nostra scrittura, non possiamo
muoverci, tipografia stampa editore, una volta che esce il testo quasi si è esaurita la spinta di fronte a tutta
la trafila, qui l’autore si scatena in una serie di accuse in cui se la prende con i buoni sentimenti e le
convenzioni, quello che pesa è l’essere imbrigliati dentro alle sabbie mobili, stiamo tutti bene basta seguire
il sentiero, ma qual è il sentiero, perché morale unica? Dietro l’edificazione di un testo che conti sta il
sogno, non può essere il sogno contenuto nei cammini rassicuranti della società, pare che non si possa
esistere, se si decide di realizzare qualcosa fuori dalla comodità del proprio sogno, viene considerato uno
spostato. Invece autore aveva un compito diverso e ne persegue le conseguenza. Pag 25 cap 4 sembra
parlare dei nostri giorni in nov, crepuscolo a mezzogiorno, sottrazione di ore, primo passo per la
costruzione di qualcosa, qualcosa di pesante, ad es quando racconta di aver caricato pietre sulla macchina,
la macchina arriverà ad essere asmatica nel suo procedere, renault di seconda mano color birra, immagine
di estrema concretezza si colloca in una situazione iniziale nella quale dominano le parole sogno, spazio
vuoto, nebbia, spazio per sottrazione di ombre, tutto ciò appartine ad evanescenza e incertezza, emozioni e
pensieri restano ancora ombre finchè non si concretizzano nella pagina, lo spazio che viene individuato,
valle delle farfalle, ciò che realizziamo di più nuovo è qualcosa che ci portiamo dentro dal primo contatto
col mondo, autore dopo iniziale esclusione, dopo l’erranza vaga ritorna da dove era partito nella giovinezza
e i vicini indicano quel luogo con “laggiù”, lì scorre ruscello, pace, vento filtrato, insetti. Essere uno spazio in
pace, senza violenza, vitale, di condivisione, spazio non immobile, mateiria viva qualcosa di dinamico, mai
fissato, la caratteristica di un testo comunicato è di essere osservato e letto da punti di vista empre
differenti, entra in relazione con tante cose e muta costantemente nel dettaglio, visto ogni volta in una luce
diversa, e cosi il testo che si accresce sempre, non è mai nudo così come è nato in origine. Il ricordo
dell’andare laggiù si perpetua fino a diventare una scelta di vita, prima di metterci a scrivere abbiamo
percorso in lungo e in largo la scrittura, fatto diventare qualcosa di abituale, laggiù deve essere uno spazio
famigliare, per lo scrittore laggiù è tornare a qualcosa che corrisponde al proprio stato d’animo ricorrente, il
testo nasce nel pieno rispetto degli altri, fondo di pag 27, so dove passare per non danneggiare le colture,
rispetto di ciò che si ha intorno, un testo non può schiacciare polemicamente lo spazio degli altri, un testo
non può aggredire se vuole comunicare, si pone in un universo, fastidio di dover aspettare la risoluzione
burocratica, è un fastidio, ma invece quando è ilbero di disporsi ad agire è il primo a voler rispettare i diritti
degli altri, ma per scelta non per imposizione, spesso le leggi esulano dal buonsenso del rispetto dello
spazio dell’altro, questo aspetto della legge si è mutato da quando gli stati assoluti si sono impossessati
della legge, d quel momento la legge si è scissa con la morale, quindi spiega il ragionamento di gilles,
seccato dalle regole, ma io so come non disturbare e non distruggere, lo faccio per mia scelta di coscienza,
non perché mi viene imposto da qualcosa che non c’entra più con la morale, es di biottori di coscienza, non
si può pensare alla creazione di un testo senza atto di umiltà ai fini della comunicazione. Finalmente il
protagonista riesce ad acquistare lo spazio, decidere dove quel laggiù si sarebbe consolidato.
Pag 33 “so dove abito” quando si da inizio al progetto architettonico si sa dove abitare, dove essere nella
dimensione fisica e psicologica, prima fase nella quale autore legge lo spazio proprio come testo, in origine
non cercava casa, ma un giardino, scrivere un tetso(vita) testo non può esserenefficace se non riceva la vita,
autore inizia ad abitare la sua esistenza come se fosse già l’edifico testuale che sta per costruire, quello che
man mano individua è la struttura che comunque inizia ad essere la struttura dello spazio esistenziale, varie
stanze nell’insieme come nel dettaglio si deve adattare all’animale che è in me, ma tocca coprire con un
tetto per l’inverno, se il testo non diventa vita non potrà essere tramandato. Ecco che quel bisogno di
strutture si manifesta attraverso alcune affermazioni, pag 34 inventare architettura del giardino, cosa ci
dice? Un testo non deve mai mettersi modelli troppo altisonanti e utopici che non corrispondono alle
esigenze autentiche di chi sta scrivendo, chi scrive ha una sua vita che travaserà, ha un’intonazione
interiore, devono originare la scrittura del testo, altrimenti nascerà qualcosa di forzato e non efficace, testo
deve trovare una dimensione che si adatti alla valle stretta nella quale si colloca, tempo di una vita
frenetica, vallata stretta e aderente, condensare lo spazio in misure che siano adattabili al tipo di vita che
stiamo conducendo, testo non può nascere a caso, deve tener conto della realtà che sta intorno, eccoci
all’opera pag 35, noi sognatori e giardinieri, rivoluzionari di stelle, sereni diceva che lo spazio definito non è
solo topografico, ma anche storico sociologico e umano, con dinamiche civilie di costume che non possono
essere ignorati quando si scrive un testo, sogno da realizzare prima di un progetto, va oltre, spacca la
norma, grazie al sogno si dice qualcosa di nuovo, le armi della rivoluzione sono le emozioni, capacità di
fratenrnare, accogliere, la nostra barca è l’universo, realizzazione di un testo è gratuita, non prevede
investimento o guadagno, ma dove trova le enrgie per realizzarsi? Nell’universo, l’esistenza, la vita, il creato
è fonte inesauribile di energia costruttiva, senza padrone, senza ordine, sceliamo la natura come guida,
unico punto di riferimento che sta davanti al nostro procedere è la natura, sappiamo che nn ha giudizi,
priva di limiti apparenti, diritto di sbagliare e noi vogliamo provare, ecco l’altro segrato CAPACITà DI
CORRERE RISCHI, SBAGLIARE, RIFARE fino ad arrivare al risultato che volevamo ottenere. Solo in questo
senso otterremo qualcosa per cui ne vale la pena, esperienza valore fondamentale.

Conta solo passare all’azione, fare, scrittura è ESPERIENZA E FARE, tentativi, errori, riaggiustare, il noi
dimora in me, la storia che racconto viene da un pensiero collettivo, la condiviosione nelle sue forme man
mano che scelgo e realizzo, adatto i materiali del mio edificio io so che perseguo un’intenzione mia, mi
oriento in un pensiero collettivo, progetto condiviso dal pensiero e da altri che poi lo condivideranno,
pensiero collettivo dentro il quale scegliere i mateirlai adatti da cotruzione, il soggetto diventa oggetto tra
gli altri, spogliarsi dell’io passo imprescindibile e dunque 2 cose ne derivano a pag 35, prima è che i
materiali comportano lo spagliarsi dell’io e condividerlo, il testo si fa voce degli altri, casa accogliente, e che
questi materiali sono materia concreta, non qualcosa di fugace.

Infatti a pag 36 si opera seodno le indicazioni del corpo, il testo ne resta mutato, “noi pensiamo con il
nostro corpo” noi operiamo perché il testo che è fatto di percezioni non prescinda mai dalla realtà e dalla
vita.