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Lunedì 11 maggio

Fra oggi e domani ci dedicheremo alle diverse fattispecie di diritti e di libertà previste da specifiche
disposizioni costituzionali, e come abbiamo detto, non trattandosi di un catalogo chiuso, comunque
è possibile attrarre alla sfera dei diritti inviolabili dell’art.2 una serie di diritti e di libertà di nuova
generazione che siano riferibili ai valori, quindi a quel contenuto assiologico che è fatto proprio
dalla Costituzione.
Iniziando la disamina delle diverse forme di libertà espressamente previste dall’articolo
costituzionale (art.13 e seguenti), una prima distinzione che la dottrina fa è la differenza fra i diritti
della sfera privata (o individuale) e i diritti della sfera pubblica. Il nucleo della distinzione è che le
prime forme di libertà (art.13->16) riguardano l’individuo considerato in quanto tale prima del suo
venire in contatto con altri soggetti dell’ordinamento; i diritti della sfera pubblica (art.17->21)
considerano l’individuo già inserito nel contesto sociale. Questa distinzione è utile solo dal punto di
vista classificatorio perché poi in concreto è difficile separare le due situazioni. Aldilà di tutte le
classificazioni che vedremo, le situazioni in concreto sono molto più complesse, e questa
complessità la troviamo anche nell’articolato costituzionale nel senso che quello che intende fare il
costituente è tutelare non specifiche libertà isolate l’una dall’altra ma la libertà dell’individuo nel
complesso sociale, che è una realtà complessa, un continuo di situazioni prive di una vera e propria
soluzione.

- I DIRITTI DELLA SFERA INDIVIDUALE


1) art.13
la prima libertà della sfera individuale su cui si fonda tutto il progetto costituzionale di tutela delle
libertà è la LIBERTÀ PERSONALE. Cosa si intende per libertà personale? Quando l’art.13 parla di
libertà personale, e quindi disciplina specifiche garanzie di queste forma di liberta, non si riferisce
alla libertà dell’individuo genericamente intesa ma si riferisce a un profilo specifico di questa
libertà genericamente intesa, si riferisce alla sfera più immediata di questa libertà
complessivamente intesa che è la libera disponibilità della mia persona ovvero il potere di disporre
liberamente della mia persona. Anzitutto mia persona intesa come il mio corpo, che è tenuto a
riparo da ingerenze da parte del potere pubblico. Questo riferimento al proprio corpo è la forma
primaria di libertà personale di cui ci parla l’art.13 e lo è anche dal punto di vista storico perché la
1ª libertà che nella storia del costituzionalismo si afferma è quella libertà degli arresti arbitrari che
è già contenuta nell’habeas corpus del XIIº sec con cui i cittadini rivendicano la libertà da forme di
restrizione della libertà
personale. Però, attualmente la libertà personale non è soltanto la piena disponibilità del proprio
corpo perché questo dato strettamente non è l’unico oggetto di tutela della disposizione
costituzionale. La libertà personale tende a includervi anche una sfera di carattere immateriale:
questo ce lo segnala anche la stessa disposizione che al comma IV ci dice con un divieto esplicito “è
punita ogni violenza fisica e morale sulle persone sottoposte a restrizioni di libertà”; il riferimento
al divieto di ogni forma di violenza è un indizio che ci fa capire che la libertà personale tutelata
dall’art.13 non è solo la disponibilità del proprio corpo ma è tutto ciò che riguarda l’identità
individuale del singolo, quindi non solo dal punto di vista della sua personalità fisica ma anche
della personalità morale. Dunque, nella tutela della liberta personale la Corte ci ha ritrovato la
tutela del diritto all’intimità e alla risarvatezza, ci ha ritrovato forma di tutela dell’onore e della
reputazione, tutela dell’identità di genere, tutto questo per farci capire che il riferimento alla libertà
personale come oggetto delle specifiche tutele previste dall’art.13 è, si naturalmente e
immediatamente un riferimento alla disponibilità del proprio corpo ma è inteso anche con
riferimento a tutto ciò che riguarda l’identità del singolo individuo. Ma quali sono le garanzie che la
disposizione costituzionale (13) apporta alla libertà personale così intesa? Dopo aver sancito
l’inviolabilità di questa libertà personale, al comma I pone due distinti divieti: i) divieto di carattere
specifico ma assoluto—> comma IV, è un divieto specifico perché si riferisce alla libertà personale
di chi già è sottoposto a misure legittime di restrizione della libertà (tipo carcerazione) ed è
assoluto perché non c’è possibilità di derogare questo divieto che riguarda ogni forma di violenza
fisica e morale su queste specifiche persone. Questo divieto specifico e assoluto è accompagnato da
un altro divieto, ii) divieto di carattere generale ma relativo—>comma II e III, divieto generale
perché riguarda tutti i soggetti indifferentemente considerati, in relazione ai quali si dice che “non è
ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra
restrizione della libertà persona…”. È però un divieto derogabile, quindi relativo, per via della
riserva (assoluta) di legge e di giurisdizione contenuta in fondo al comma II che recita “…se non per
atto motivato dall’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge”. Qui troviamo
concentrate le forme di garanzia massime che il costituente ha architettato per la tutela dei diritti e
della libertà.
In alcuni casi, dover assolvere alla condizione posta dalla riserva di giurisdizione rischia di
frustrare l’efficacia della misura restrittiva della libertà personale (esempio: se il colgo in flagranza
di reato qualcuno, dover previamente ottenere l’atto motivato per arrestare il soggetto
evidentemente frustra l’efficacia della restrizione). A rimedio di questo problema, il comma III ci
dice che “in casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati dalla legge, l’autorità di pubblica
sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro 48h
all’autorità giudiziaria la quale convaliderà o meno la misura restrittiva”. Se l’atto giudiziario non
interviene ex ante (comma II), interviene ex post (comma III). La tutela dell’art.13 è completata poi
dall’ultimo comma che pone una riserva di legge in materia di limiti temporali massimi della
carcerazione preventiva, che è una forma di restrizione non interviene dopo un accertamento
giudiziario di colpevolezza ma interviene prima di questo accertamento qualora sussistano alcune
esigenze specifiche che sono il rischio di inquinamento della prova oppure il pericolo di fuga del
soggetto o il rischio di reiterazione del reato. Quando ricorre una di queste condizioni (che vanno
sotto l’etichetta di periculum in mora) ed è inoltre è accompagnata da gravi indizi di colpevolezza,
allora l’autorità giudiziaria può disporre una carcerazione preventiva—>misura cautelare.
L’ordinamento guarda un po’ con sospetto questa forma di carcerazione preventiva perché di fondo
vi è l’idea che una limitazione della libertà personale tanto grave quale la carcerazione debba essere
la conseguenza di una commissione di reato accertata ad esito di un giudizio. Nel momento in cui si
dispone la carcerazione preventiva, l’accertamento non è stato fatto. Il costituente dispone che sia
la legge a prevedere i limiti massimi e questa disposizione è importante perché ci dice che la legge
‘deve’ stabilire i limiti massimi (e inoltre non è un atto del governo).

2) art.14
Contiene la tutela dell’INVIOLABILITÀ DI DOMICILIO. Non è un caso che questa tutela segua
immediatamente l’art.13, perché il domicilio è la proiezione materiale della mia personalità fisica e
morale e quindi sono connessi, tanto è vero che l’art.14 ci dice che il domicilio è inviolabile con la
stessa scelta lessicale del comma I art.13 e stende all’inviolabilità del domicilio le medesime forme
di garanzie viste per la libertà personale. Come la libertà personale è coperta da riserva di legge
assoluta e riserva di giurisdizione, così lo è anche il domicilio, con la possibilità di poter soddisfare
la riserva di giurisdizione con una convalida ex post. Qua il domicilio non è inteso come il domicilio
del diritto privato, è qualcosa di più: ci viene in aiuto la definizione di domicilio contenuta nel
codice penale, laddove per domicilio si intende qualsiasi luogo di privata dimora e quindi con il
superamento di quella distinzione tra domicilio e residenza. Tutelato nell’art.14 è qualsiasi luogo di
privata dimora ma è forse ancora qualcosa di più perché stando alla lettura che ne dà la Corte, il
domicilio tutelato dall’art.14 è qualsiasi luogo di cui io ne abbia la piena disponibilità e da cui io
possa legittimamente escludere l’accesso altrui. Questo luogo è tutelato con le stesse forme e modi
previsti per la libertà personale, ma in realtà l’ultimo comma dell’art.14 aggiunge una disposizione
speciale riguardo l’inviolabilità del domicilio perché ci dice che “gli accertamenti e le ispezioni per
motivi di sanità ed incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da regole speciali”.
Speciali nel senso che dettano una disciplina derogatoria rispetto alla disciplina generale (criterio
di specialità).

3) art.15
Tutela della LIBERTÀ e della SEGRETEZZA DELLA CORRISPONDENZA. Abbiamo una prima
embrionale ipotesi di relazione (relazione che avviene attraverso una forma di comunicazione di cui
il soggetto attivo presume la segretezza o comunque che il soggetto attivo intende destinare a un
soggetto predeterminato e selezionato). Per corrispondenza si intende una forma di comunicazione
che ha di per se un carattere privato, o perché il soggetto attivo intende mantenere segreto il
contenuto o perché quella comunicazione è destinata a un soggetto predeterminato e selezionato.
Non è una manifestazione del pensiero generale ma della volontà di rivolgersi talvolta in maniera a
uno o più soggetti scelti, a prescindere dal mezzo utilizzato. Quando il costituente scrive l’art. ha in
mente la lettera manoscritto o il telegramma, ma in questa corrispondenza noi oggi ci mettiamo
dentro tutti quegli strumenti che permettono una comunicazione privata (email, social, ecc…).
Libertà e segretezza, quindi anche una possibilità di scegliere in questo paniere di mezzi il mezzo
che il soggetto agente della comunicazione ritiene di scegliere, e una libertà e segretezza che si può
far valere non solo rispetto al potere pubblico ma anche rispetto agli altri consociati (rispetto agli
altri consociati indipendentemente dalla relazione che si intrattiene con questi altri). Libertà e
segretezza della corrispondenza trovano una tutela costituzione molto forte perché anche qui
troviamo riserva di legge assoluta e riserva di legge giurisdizionale, ovvero che sarà possibile
violare libertà e segretezza della corrispondenza solo nei casi e modi previsti dalla legge e previo
ottenimento di atto motivato dall’autorità giurisdizionale. Rispetto all’inviolabilità di libertà
personale e di domicilio, qui non è prevista la possibilità di convalida ex post, non si può
intervenire prima perché una volta che è stata violata la segretezza si è creata una lesione della
situazione giuridica soggettiva irreparabile. Un’altra precisazione di estrema attualità riguarda una
questione posta di recente riguardo alle comunicazioni private che avvengono attraverso strumenti
che non sono di proprietà del soggetto agente ma del suo datore di lavoro, e se è di proprietà del
datore del lavoro allora quest’ultimo dovrebbe poterne disporre e quindi poter controllare anche il
contenuto delle comunicazioni che avvengono attraverso quello strumento: la disciplina
attualmente vigente prevede che il datore di lavoro possa controllare il contenuto di conversazioni
ma che di questi controlli debba essere data adeguata informazione al lavoratore. Una recente
decisioni della CEDU precisa che un conto è il controllo sul flusso di comunicazione, altro è il
controllo sul contenuto di quelle comunicazioni, e per il controllo sul contenuto dovrebbe essere
prevista una tempestiva e completa informazione al dipendente.

4) art.16
Qui, la relazionalità che già troviamo nell’art.15 si amplia ancora di più perché l’art.16 disciplina la
LIBERTÀ DI CIRCOLAZIONE. “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in
qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per
motivi di sanità o di sicurezza”. La libertà di circolazione che rileva in questa disposizione si pone
in stretta relazione con la libertà individuale: la libertà personale è libera disponibilità del mio
corpo e quindi implica che io posso portare il mio corpo dove mi pare e piace. Quindi, una forma
minima di libertà di circolazione è già iscritta nella libertà personale all’art.13. Qual è però la
differenza fra le due? La differenza si pone su un piano ‘quantitativo’ nel senso che il riferimento è
all’ampiezza dello spostamento. Se si tratta di uno spostamento quantitativamente minimo
rientriamo nella copertura dell’art.13; se invece l’ampiezza si amplia rientriamo nella copertura
dell’art.16, ma questo è solo un criterio da manualistica perché è poi difficile stabilire in concreto
una netta differenza fra i tipi di spostamento.
Qual è la garanzia che l’art.16 pone in materia di libertà di circolazione? Qua troviamo una garanzia
minore rispetto a quelle viste finora, minore perché innanzitutto non c’è tratta di riserva di
giurisdizione e quindi la libertà di circolazione può essere limitata anche senza un provvedimento
dell’autorità giudiziaria (tipo in questi mesi). C’è però una riserva di legge ordinaria -non formale-
che quindi può essere soddisfatta anche dagli atti con forza di legge ed è una riserva di legge
rinforzata per contenuto: quindi, la legge o atti con forza di legge possono prevedere forme di
restrizione della libertà personale soltanto di carattere generale e per ragioni di sanità pubblica o di
sicurezza. Che significa ‘di carattere generale’? Significa che queste restrizioni devono applicarsi
alla generalità dei cittadini e non a gruppi specifici di cittadini. E che significa per motivi di ‘sanità
o di sicurezza’? Sanità vd ora; per sicurezza si intende non solo l’incolumità pubblica ma anche
l’ordine pubblico che può essere compromesso da iniziative o accadimenti non necessariamente
naturali.
L’art.16, sintetizzando, ci dice che possono essere previste limitazioni alla libertà di circolazione nei
casi e modi previste dalla legge (o atti con fdl) purché abbiano carattere generale e siano fondate su
ragioni di sanità o sicurezza.
L’ultimo parte del comma I pone un limite negativo al legislatore che pone dei limiti alla libertà di
circolazione, perché “nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche”, e qui si
risente l’eco delle misure di confino per avversari politici che hanno caratterizzato il ventennio
fascista.
Discorso a parte per l’ultimo comma che riguarda la libertà di espatrio, che è una forma di
circolazione oltre i confini nazionali e quindi è un’ipotesi che si pone in un rapporto di specialità
rispetto alla disciplina generale prevista dal comma I art.16. Cosa prevede la disciplina speciale per
la libertà di espatrio? Prevede, in più, il requisito del rispetto di alcuni obblighi fissati dalla legge—
>più che obblighi dovremmo parlare di oneri, ad esempio l’ottenimento del passaporto. Occhio che
in realtà, questi ‘obblighi di legge’ (diversamene da cosa la lettera del comma II art.16 potrebbe far
credere) possono essere fissati soltanto per l’espatrio (movimento in uscita dal territorio
nazionale), mentre resta del tutto libera la possibilità di rientrare in patria senza che questo rientro
sia condizionato all’assolvimento di obblighi di legge.

Art.23 “nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla
legge”.
Pone quindi una riserva di legge relativa in materia di ogni prestazione personale o patrimoniali.
Richiamiamo l’attenzione a questa disposizione perché è chiaro che ogni limitazione della libertà
personale è una prestazione personale imposta; tutte le limitazioni di cui abbiamo parlato finora
sono prestazioni personali imposte quindi è necessario segnalare che l’art.13 e l’art.23 si pongono
in una relazione di genere a specie, il genere è la prestazione personale imposta, la specie è quella
della limitazione della libertà personale di cui ci parla l’art.13. quando ci troviamo di fronte a una
ipotesi normativa di prestazione personale imposta dobbiamo chiederci se questa prestazione
limita in maniera sostanziale la disponibilità dell’individualità fisica e morale del soggetto: se c’è
questa limitazione, noi rientriamo nell’ipotesi speciale dell’art.13; se invece la limitazione
sostanziale manca rientriamo nell’ipotesi generale di una semplice prestazione personale imposta
(art.23).
(esempio: guida in stato di ebbrezza. Consideriamo due misure: la misura del palloncino e il
prelievo coatto di sangue. È chiaro che si tratta di due misure con la stessa finalità e di due
prestazioni personali imposte. Ma sono qualitativamente diverse perché il prelievo di sangue è una
misura che costituisce una lesione sostanziosa della mia individualità fisica e morale, mentre nel
caso del palloncino non c’è questa lesione così sostantiva.
Ergo, la misura del palloncino rientra nella disciplina generale dell’art.23 ed è dunque coperta da
riserva di legge relativa. Non serve la convalida dell’autorità giudiziaria.
Invece, la misura del prelievo di sangue rientra nell’ipotesi speciale dell’art.13.3, con l’apparato di
garanzia più alto —>riserva di legge assoluta e riserva di giurisdizione. Serve poi la convalida
dell’autorità giudiziaria).

- I DIRITTI DELLA SFERA PUBBLICA


1) art.17
Questo articolo disciplina la LIBERTÀ DI RIUNIONE. Per riunione si intende una volontaria
compresenza di più persone in un medesimo luogo a nulla rilevando le finalità di questo
assembramento. L’importante è la compresenza fisica sia volontaria. Non rientra in questo articolo
l’ipotesi di più persone che si trovano occasionalmente nello stesso luogo. L’art.17 ci pone al comma
I un limite a carattere generale, ovvero che questa riunione per essere legittima deve essere
caratterizzata da un carattere di pacificità e dall’assenza di armi. Il carattere di pacificità è
l’elemento psicologico della situazione che deve essere scevra da circostanze che in qualche modo
possano caratterizzarla violentemente; il riferimento all’assenza di armi è l’elemento oggettivo della
situazione. Dobbiamo distinguere, poi, 3 tipi di riunione:
1- Riunione in luogo privato che è coperta dall’art.14-‘inviolabilità di domicilio’. È l’ipotesi di
riunione più libera possibile.
2- Riunione in luogo aperto al pubblico, ovvero in un luogo che ha un accesso regolato (teatro,
cinema, ecc…)
3- Riunione in luogo pubblico. L’art.17 dedica una disciplina specifica a questo tipo di riunione
prevedendo che debba esserne dato un preavviso: gli organizzatori della riunione devono dare
preavviso indicando luogo, ora, data, oggetto ecc… al questore/sindaco. Questo preavviso serve a
mettere l’autorità pubblica nelle condizioni di poter evitare pericoli per l’incolumità pubblica—
>non si tratta quindi di una condizione di legittimità della riunione, che è sempre legittima, però se
è in un luogo aperto al pubblico la legge ne richiede il preavviso al fine di tutelare la sicurezza
pubblica. Ci sono 2 conseguenze: A) dinnanzi a questo preavviso, l’autorità pubblica può vietare la
riunione soltanto se ci sono comprovate ragioni di incolumità pubblica. B) il mancato preavviso
non è condizione di illegittimità della riunione, non è che se non c’è stato preavviso l’autorità può
sciogliere la riunione. La mancanza di preavviso fa sorgere una responsabilità penale in capo agli
organizzatori della riunione. La riunione diventa illegittima soltanto se smette di essere pacifica e
compaiono armi.

2) art.18
LIBERTÀ DI ASSOCIAZIONE. Che differenza c’è tra riunione ed associazione? La riunione prevede
una compresenza fisica, la quale non è richiesta per l’associazione. Perché ci sia associazione è
necessario che ci sia la volontà di 2 o + soggetti di darsi un fine comune e una organizzazione.
L’art.18 fa riferimento soltanto ai cittadini, quindi queste libertà sono garantite espressamente ai
cittadini con l’esclusione dei non cittadini perché sia libertà di riunione che di associazione hanno a
che fare con la partecipazione dell’individuo alla vita della collettività, escludendo chi non è inserito
stabilmente nella vita della comunità. 2ª cosa, la libertà di associazione ha un carattere sia positivo
che negativo, nel senso che i cittadini sono liberi di dar vita ad un’associazione e di aderirvi, ma
restano anche liberi di non aderire a nessuna associazione. Ma in realtà ci sono ipotesi di vincoli
associativi obbligatori, o che per lo meno costituiscono delle condizioni per poter esercitare alcune
professioni e poter godere di alcune situazioni giuridiche. La Corte, sul punto, è intervenuta
dicendo che vi possono essere delle forme di vincoli associativi obbligatori quando questa
obbligatorietà costituisce lo strumento idoneo ad attuare delle finalità schiettamente pubbliche—
>tipo garantire che chi svolge una determinata professione con finalità pubblica, la svolga sulla
base di titoli adeguati.
Qual è il limite previsto dall’art.18 alla libertà di associazione? Il comma I ci pone un limite di
carattere generale, dicendoci che “I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza
autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale”, che vale per ogni
associazione: le associazioni sono libere ma diventano illegittime se perseguitano dei fini che sono
vietati dalla legge penale. Tutti gli altri fini sono legittimi (una associazione di monarchici è
legittima, una associazione volta a reprimere il sentimento nazionale è legittima😂 ). Il limite dei fini
vietati ai singoli dalla legge penale pone un limite anche al legislatore, perché si tratta di un
espresso divieto al legislatore di introdurre reati la cui liceità risieda soltanto nel carattere
associativo e non nelle condotte dei singoli: il limite del comma I è un limite anche nei riguardi del
legislatore il quale non può istituire un reato il cui presupposto materiale sia dato semplicemente
dal carattere associativo, dal fatto che esista un’associazione di quel tipo.
Il comma II prevede due ipotesi specifiche di associazioni vietate:
1- Associazioni segrete. Si intende, in seguito alla legge 17/1982 adottata dopo l’emersione della
loggia massonica deviata p2, per associazione segreta quella che svolge un’attività diretta ad
interferire con le funzioni degli organi costituzionali o con l’attività dello Stato, la quale mantiene
nascosta la propria esistenza, i propri fini o la lista degli aderenti.
2- Associazione paramilitare. Perché ci sia un’associazione paramilitare devono esserci 2 elementi
che devono coesistere: a) la struttura militare dell’associazione b) il perseguimento di fini politici.
(il partito politico persegue un fine politico ma non ha struttura militare, quindi è lecito.
I boy scout hanno struttura militare ma non perseguono fini politici, quindi sono leciti)