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Petrarca - Analisi del testo

Sonetto proemiale (I) -> sonetto a posteriori dato che la sua composizione è successiva rispetto
all'inizio della stesura del RVF ( Canzoniere ). 1348 = inizia la mutatio animi del poeta, in seguito
alla morte di Laura ( alla quale attribuisce il numero 6 come simbolo [ vs il suo opposto 9
attribuito a Beatrice]; proprio in questo periodo scrisse una lettera dove annunciava che
avrebbe scritto 3 opere : Secretum; Rvf e le Epistole metriche. Il Canzoniere è legato alla morte
di Laura -> la I° parte comincia con un sonetto che come genere metrico non è inferiore agli
altri. Il Canzoniere presenta : 317 sonetti ( di cui 303 sono NUOVI, mentre gli altri 10 sono su
modello lentiniano; 9 sestine; 29 canzoni e 7 ballate.)

"Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono" apre il Canzoniere -> dal v.3 si percepisce la
contrapposizione tra il tempo del giovanile errore (= innamoramento) vs l'or (ora) [imperfetto vs
presente]. -> Al v. 6 parla di speranze inutili in quanto non portano sulla retta via; v. 7 chi ha
sperimentato, provato Amore può comprenderlo => mito AMORE-MORTE (Tristano e Isotta);
vv.9/10 <<favola>> = il poeta fu oggetto di chiacchiere da parte del popolo -> Orazio Sat. I,1,69-
70 e Ovidio "Amores" (III, 22); in Orazio il discorso che parla di sè, mentre in Ovidio c'è l'idea di
diventare preda di favola,di pettegolezzi nella città. L'espressione <<vane speranze>> =
<< vaneggiare>> (v.12) -> vane sono state le speranze (perchè continua ad esserci nell'individuo
il desiderio verso l'amata) e anche il dolore ( sofferenza è stata INUTILE)=> l'Io spera di trovare
pietà in coloro che hanno condiviso la sua esperienza esistenziale. Il primo verso è importante:
Voi non è seguito da un verbo (anacoluto -> non mettere in relazione sogg. e verbo=
attesa ) ed è collegato all'Io; Voi = coloro che possono capire il poeta perchè hanno provato
Amore e ASCOLTANO IL SUONO ( sospiri che vengono espressi a parole => suono; la poesia è
significante), [tra vv.1/2 enjambement.].Nel v.5 <<piango et ragiono>> -> et =>collegare il
sonetto al latino; quest'espressione si collega a <<plor e van cantan>> della D.C. di Dante che fa
parlare Arnaut Daniel -> Divina Commedia ≠ Canzoniere ( si ha in P. il riconoscimento dell'errore
in questa vita e viene avviato un percorso purgatoriale e di autoriflessione; inoltre nel
Canzoniere P. parla di sè, mentre Dante nel Canto 1 dell'Inferno mette in relazione l'Io con
l'umanità). Ai vv.11/12 l'Io si pente e chiede perdono, il pentirsi genera in lui VERGOGNA -> <<me
medesmo meco mi>> = insistenza sull'Io. La vergogna da lui provata è frutto del vaneggiare ->
vergogna = svolta al fine di interpretare la propria vita precedente; RICOMPENSA si ottiene dal
percorso di autoriflessione. Rapporto I° sonetto e Canzone 366 -> Canzone dedicata alla Vergine
[10 stanze e ritorno della parola Vergine] = donna vs Vergine -> destinataria del libro e
coinnestamento dell'esperienza lirica. NB: Rime che rimandano allo Stil Novo [ lagrime/sospiri/
desiri];rima equivoca [ suono/sono/dono] ripresa dal I° Canto del Purgatorio => Dante e Petrarca
stanno facendo la stessa operazione. Ingegno e stile => Vergine.

Sonetto III -> descrizione dell'incontro e del successivo innamoramento per una donna (MAI
nominata).

- I quartina : IMPORTANZA di quel giorno (=giorno della passione di Cristo):i raggi del sole persero
potenza ; il sole impallidì per il lutto,per la tragedia in corso l'Io viene conquistato dalla donna
amata e non riesce a difendersi. Nei primi quattro versi è evidente la dipendenza del potenza
del poeta verso la donna:gli occhi di lei che lo legano (v.4) => talmente preso da lei che non
riesce a sottrarsi, è incapace di difendersi perchè non si aspettava di innamorarsi in un giorno di
lutto collettivo (è inerme, non reagisce). La perdita di vigore da parte del Sole VS la potenza
dello sguardo della donna.

- II quartina : Amore attraverso la donna conquista l'Io => il sogg. non era pronto a difendersi
perchè era tranquillo e privo di sospetti ( <<senza sospetto >> richiamo alla Commedia -> parole
dette da Francesca quando inconsapevolmente si innamora di Paolo) => idea dell'Amore come
GRANDE VALORE a cui è impossibile sottrarsi. L'individuo afferma che la colpa se non ha potuto
proteggersi non è stata sua, bensì di Amore --> ritorna il termine <<guai>> = dolore indivuale +
dolore collettivo per la morte di Cristo (dolore dell'Io vs dolore di tutti ).

- Due terzine: il verbo 'mi trovò' (<<trovommi>>) è posto prima del sogg. sempre per
sottolineare l'importanza di quel momento; <<occhi>>= sono un veicolo in grado di far arrivare
l'immagine della donna al cuore => la strada degli occhi è aperta. Nella seconda terzina emerge
il campo sematico della guerra ( <<disarmato>> ); c'è anche il tema del -> HONORE = dignità del
sogg. -> l'uomo è in una situazione in cui sarebbe ingiusto colpirlo in quanto è disarmato e non è
in grado di difendersi [ uomo disarmato vs donna armata]. Gli occhi vengono definiti attraverso
una dittologia sinonimica = << uscio et varco >> . Nella seconda parte del sonetto abbiamo
quindi una continua binarietà: I terzina => via d'ingresso ( per l'Amore) vs via d'uscita ( per le
lacrime) // II terzina => disarmato vs armato => Amore ha compiuto un atto scorretto: colpire
chi non è armato, chi è inerme.

Dal punto di vista ritmico, il ritmo è regolare. Il discorso presenta forme arcaiche dell'imperfetto,
passati remoti collegati col presente (v.11 << sono>>).

Sonetto XVI

In questo sonetto non c'è divisione tra quartine e terzine; l'ultima terzina risulta essere
distaccata rispetto al resto del componimento. Nel sonetto è centrale la figura di un signore
anziano, di cui si accentua la vecchia età (dittologia sinonimica) . Lui viene descritto mentre si
sposta da un luogo caro, dove ha vissuto => SMARRIMENTO della famiglia visto il suo
allontanamento, non ci sono ragioni per andare via [ I parte ] // II quartina <<antiquo>>=
sinneddoche => fa uno sforzo di cui si accentua la fatica, la sofferenza : viene a Roma perchè
desidera vedere il Lino della Veronica = panno pregiato che copre il volto di Cristo. Il sonetto è
incentrato sulla brama intensa di vedere l'immagine -> desiderio forte di vedere l'immagine vs
l'Io che cerca in più volti l'immagine della donna [ citazione indiretta di Veronica = forma vera, in
quanto alla ricerca della vera icona] => volto di Cristo vs volto della donna = amore sacro vs
amore profano.

-> insistenza sulla fatica del pellegrino e sul tormento interiore che affligge l'Io ( si riflette nella
ricerca ossessiva di un volto attorno a sè => uso del gerundio per indicare un'azione che si
estende nel tempo, processo continuo ).

Sonetto XXXV -> è un sonetto emblematico che ha come contenuto un nuovo soggetto, che ha
come carratteristica fondante la solitudine che è cercata e manifestata come un dato
prevalente. V.1 <<solo et pensoso>> => questa dittologia sinonimica serve a motivare, a
giustificare la solitudine: la solitudine di cui parla è una solitudine di pensiero, in quanto è
essenziale al pensiero. Il primo verso e l'ultimo verso si richiamano ( vo mesurando/ non venga
sempre ragionando) => mesurando = gerundio per sottolineare la continuità dell'azione. Nella
prima parte c'è la descrizione dell'allontamento del soggetto che attraverso un percorso
interiore si sposta nella Natura. V.2 <<passi tardi et lenti>> -> sottolineatura del ritmo lento e
interiore: il soggetto attraverso un movimento lento si relaziona con la Natura, inoltre è sempre
intento all'osservazione. In questo sonetto emerge il tema della FUGA: il soggetto fugge da
qualsiasi segno della presenza umana, dalla società. Nella II quartina c'è la spiegazione del
motivo della fuga : non trova altra protezione fisica che lo difenda dallo sguardo altrui
(<<genti>>=altrui) => gli altri lo vedono ed è quindi visibile che i suoi gesti tristi manifestano un
dolore profondo interno; l'oggetto d'amore dovrebbe rimanere segreto, ma in questo caso è il
sentimento il problema. Vv. 8/9 <<spenti [...] avampi>> -> fuori vs dentro: il verbo
avampare fa riferimento al fuoco = topos letterario che indica la passione amorosa. Le terzine
sono strettamente collegate con le quartine -> I terzina : la vita del soggetto è celata altrui, ma
lui crede che tutti ormai siano al corrente della sua sofferenza interiore; al v. 5 utilizzo della
parola <<schermo>> = il soggetto non vuole che gli altri vedano la sua interiorità. In realtà solo
la Natura è a conoscenza del dolore interno dell'individuo ( al v.9 c'è l'enumerazione degli
elementi naturali: <<monti et piagge et fiumi et selve>>, proprio perchè ogni elemento sa del
tormento interiore del soggetto). La II terzina comincia con un 'ma' avversativo: si parla
dell'incapacità dell'individuo nell'addentrarsi completamente nella Natura. Il soggetto si
allontana, ma Amore è sempre con lui dato che è un altro tipo di soggettività => alla fine il
soggetto deve scrivere d'amore in quanto non può farne a meno. V.14 <<ragionando>> =
parlando; <<con meco>> = tra me e me ed indica un rimuginamento interiore. La solitudine,
tema fondamentale di questo sonetto, non riesce a identificarsi con un processo ascetico (=
cercare il contatto con Dio) perchè Amore resta dentro; quindi emerge da questo
componimento la presenza di una meditazione (laica) continua tra Amore e il soggetto.

Sonetto LXI -> ha l'aspetto di un Inno religioso ed è presente un collegamento tra le quartine e
le terzine (Benedetto et bendetto / Bendette et benedette). Il tema principale è la celebrazione
di un anniversario -> fa riferimento al giorno dell'innamoramento. Inizialmente abbiamo una
scansione del tempo, prima in modo crescente, poi decrescente. V.3 -> <<loco>> = Chiesa di
S.Chiara; v.4 i begli occhi della donna che lo hanno legato (=> <<legaro>> [sonetto III] // <<legato
m'anno>>). Nella II quartina -> l'affanno è dolce al momento dell'innamoramento, ovvero nel
momento in cui avviene l'incontro con Amore, il quale ferì il cuore con arco e saette. Nella I
terzina -> v.10 <<mia donna>> = mia signora ; <<chiamando il nome>> => con questo verso cita
Dante: c'è il tema del nome -> pronunciare un nome che vuole dire tante altre cose; v.11 sono
presenti i sospiri, le lagrime e i desii. V.9 -> parla di <<voci>> facendo riferimento alla scrittura
poichè il senso dell'incontro sta proprio nella produzione poetica. Benedetto è anche il pensiero,
la riflessione che produce poesia; vv.12/14 -> l' interiorità è occupata dall'oggetto dell'Amore.
Per quanto riguarda le rime ci sono: rime equivoche vv.1-4 <<anno>>; vv.2-7 <<punto>> -> sta a
sottolineare il momento preciso; rime derivative vv.3-6 <<giunto>>/<<congiunto>>; vv.10-12-14
<<sparte>>/<<carte>>/ <<parte>> => carte sparse = rime sparse: sta parlando delle poesie
scritte per l'amata che hanno uno scopo celebrativo, al fine di costruire la fama dell'oggetto
amato; dunque emerge la piena celebrazione dell'evento (=innamoramento) per conferirgli
sacralità, che fa scaturire un processo poetico dedicato a lei ed è importante perchè ha segnato
emotivamento l'Io. In conclusione, nel sonetto c'è la celebrazione positiva dell'amore profano.

Sonetto LXII -> l'incipit è di tipo religioso: P. si rivolge a Dio. V.1 -> emerge l'elemento
penitenziale <<perduti giorni>> = caratterizzati da un desiderio feroce, si fa riferimento
all'animalità dell'essere umano: il desiderio animale accende il cuore attraverso l'osservazione
di azioni,di comportamenti magnifici, eleganti => sguardo = veicolo di bellezza. V.2 -> del
<<vaneggiare>> si accentua l'inulità e la follia. Nella I quartina: il poeta spiega qual è l'oggetto
della penitenza e chiede aiuto a Dio => gli chiede di farlo tornare all'altra vita, ossia quella
spirituale, in cui è possibile sottrarsi alle trappole tese da Amore,affinchè quest'ultimo venga
sconfitto. Amore è dunque visto come un avversario nella continua battaglia con il soggetto. V.9
-> si è giunti alla fine del 10° anno, a partire dall'inizio della sottomissione ad Amore, ed è
proprio in questo momento che il soggetto accetta l'influenza esercitata da Amore su di lui =>
Amore è definito come un 'giogo feroce'. Il sonetto si conclude con il pentimento: l'individuo gli
chiede di avere pietà (v.12) => si contrappone il 'non degno affanno' al 'dolce affanno' del
componimento precedente: è come se il poeta facesse coesistere al tempo stesso corpo e
anima, sacro e profano. Vv. 13/14 -> l'Io chiede a Dio se può aiutarlo a ricondurre in un luogo
migliore il suo pensiero che si allontana e gli dice di ricordargli che oggi è il giorno della Sua
Passione. Per quanto riguarda le rime => le parole chiave o rima sono : anno/affanno-
feroce/croce - gioco/luogo; le serie rimiche funzionano da citazione, in questo c'è un richiamo ai
grandi classici e alla tradizione.

Canzone LXX -> è formata da 5 stanze, ciascuna delle quali ha 10 versi ( 8 endecasillabi e 2
settenari). In questa canzone, P. cita i suoi auctores e mette se stesso alla fine, dato che lui
rappresenta il punto di arrivo partendo dalla tradizione.

La I stanza si conclude con un verso di Arnaut Daniel : << è diritto e ragione che io canti>>; al v.2
<<speme>> = speranza di cui parla è quella di essere ascoltati oppure è la speranza di ricevere il
guiderdone, ossia la ricompensa. V.4 <<sparger>> = rime sparse -> si interroga sul senso di
scrivere poesia ( se il destinatario,ossia la donna, non dà cenno, allora che scrivo a fare?) ; dal
v.5 : chiede che gli sia data la possibilità di finire le sue poesie prima della morte, inoltre Amore
non deve lamentarsi se in questo componimento ripete un verso di A.Daniel. => inizio della
tradizione coincide con l'origine della produzione poetica.

La II stanza si apre con il termine 'ragione' collegato a 'raysons' del verso precedente. Al v.20
appare la canzone "Donna me prega" di Cavalcanti => rapporto poesia d'amore - donna : in P. c'è
l'autorizzazione da parte della donna a scrivere poesia. V.14 -> è giusto che il poeta scriva poesia
gioiosa perchè per tanto tempo ha composto poesia di dolore,se non si affretta non riuscirà a
bilanciare il sorriso con il dolore. La poesia d'amore viene vista come una poesia di mancanza,
ma allo stesso tempo conferisce piacere, maggiore beatitudine,ancora di più se si tratta di una
poesia leggittimata,voluta. Le rime sono : <<diletto>>/<<detto>> - <<santi>>/<<amanti>> e
<<mentire>>/<<dire>> [vv. 15/18 - vv.19/20]; equivoche -> <<tempo>> = tempo della vita (v.13).
Nella III stanza al v.30 P. cita un verso delle "Rime Petrose" di Dante e qui P, si rivolge
direttamente alla poesia,al processo di produzione poetica -> <<vaghi pensieri>> che può anche
essere interpretato come il modo di vedere la poesia degli altri. V.23 -> P. parla della Madonna,
che ha il cuore talmente duro che il poeta non riesce a oltrepassarlo: Lei non vuole guardare
così in basso da occuparsi della nostra poesia => contraddizione poesia d'amore-cielo.
Nonostante l'impossibilità del passaggio, il poeta continua ad insistere, fin quando non si rende
conto della sua impotenza, accettando l'idea che a causa di una difficoltà non può ottenere quel
che vuole. V. 29 -> <<m'induro e n'aspro>> => indurirsi e inasprirsi sono verbi impiegati da
Dante, che però P. pensa di aver superato. In questa stanza ci sono rime equivoche : <<aspro>>
(vv.29-30); <<basso>> - <<passo>> - << lasso>> (vv.24-25-28).

Nella IV stanza P. riprende Cino da Pistoia (v.40) : il poeta considera piuttosto avanzata
l'affermazione di Cino => <<dolce vista>> = Dolce Stil Novo. V.31 -> richiamo all'Eneide di
Virgilio, in particolare alla figura di Didone: è l'Io stesso che si inganna perchè l'inganno ha sede
nel desiderio intenso; inoltre l'Io non ha un destino che lo spinge verso la durezza. V. 35 -> il
<<velo>> = corpo che gli impedisce di vedere la verità, ossia la morte=> desiderio eccessivo
richiama la morte: la colpa di tutto ciò viene attribuita all'Io,non a qualcosa di esterno. Vv.34/35
-> corpo vs spirito ; v.38 -> chi sta con il soggetto giorno e notte è il corpo => l'immagine e lo
sguardo della donna hanno appesantito il suo piacere.

Nella V stanza al v.50 cita se stesso ed il tema principale è la Creazione divina come verità
generale: il mondo è soprattutto bellezza e il creato è di per sè buono ( bontà intrinseca). V.3 ->
comincia con un <<ma me>> : l'Io non vede così bene da riuscire a distinguere, non è in grado di
andare oltre la superficie; v.4 -> la luce lo abbaglia e gli impedisce di vedere => abbaglio della
luce non ha a che fare con qualcosa di vero e non è dovuto alla vista di lei vs <<vero
splendore>> = verità che lo illumina -> l'Io si è fatto abbagliare e se l'Io torna alla verità l'occhio
non riuscirebbe a stare fermo, vedrebbe ( è <<infermo>>). Tutta questa stanza è dominata dallo
sguardo e dalla bellezza di lei -> la bellezza arriva al cuore passando per gli occhi e dipende dal
soggetto come ci arriva e se deve essere considerata una colpa o meno. L'io mostra una
contraddizione : tutto è bello vs colpevolezza di se stesso.

Nel Canzoniere prevale il rifiuto del modello ascensionale di salvezza: si ha lo spostamento della
poesia sul piano spirituale, ove il percorso soggettivo è possibile solo passando per la morte
della donna.

Sonetto XC -> in cui viene descritto il rapporto tra l'Io lirico e l'oggetto d'Amore e fa parte delle
rime in vita di Laura in cui si sta assistendo alla costruzione dell'Io rispetto all'oggetto d'Amore.
L'io si definisce attraverso le problematiche d'amore, ma anche al livello politico, religioso e
nella poesia in quanto tale.

Il messaggio del sonetto è semplice: l'Io per autodefinirsi ha bisogno dell'altro. L'incipit evoca lo
sguardo => rimando al Platonismo : la I° immagine è quella di una donna con una chioma
bionda e con i capelli mossi dal vento => immagine ripresa da autori come Ovidio e Virgilio
(ninfe) e presente nella scultura classica greca. Vv.1/2 -> ci si concentra sui capelli intrecciati da
mille dolci nodi : dolce è un aggettivo che fa riferimento tanto al Dolce Stil Novo che alla
dolcezza di cui sono dotati Amore e poesia; vv.3/4 -> si passa a parlare della luce degli occhi che
è attraente e arde ( ritorna l'immagine del fuoco => occhi che trasmettono la fiamma amorosa)
-> gli occhi in quel momento erano stracolmi di fuoco,ardenti, ma non ora [il prima // l'ora] . V.6
-> <<parea>> = incertezza : sembrava che il viso assumesse dei colori pietosi [pietas=empatia]
=> il viso si arrossa perchè la donna riconosce l'Io lirico, c'è un contatto e il volto sembra
esprimere un interesse; vv.7/8 -> il poeta già era acceso d'Amore (aveva l'esca accesa), dunque
come meravigliarsi se prese fuoco? Vv.9/10 -> P. sta citando una certa immagine dell'oggetto
d'Amore: non si muove come un essere umano, anzi è dall'angelica forma e anche le parole che
pronuncia sono diverse da quelle umane => lei è un'entità superiore,celestiale; lo sguardo e
l'udito sono i due sensi dove Amore viene colpito. V.13 -> Amore che non è soggetto al tempo e
riesce a conservare sempre la stessa forza: se ora il sole fosse meno vivo, la ferita non
guarirebbe lo stesso, pur essendo l'arco meno potente.

Chioma sparsa => rime sparse; compare il Sole che può significare: 1) Dio o 2) Apollo. In rima
sono per esempio : mortale; umana e parola => la donna non sembra mortale a quanto afferma
la poesia: lei è immortale.
Sonetto XXXIV -> inizia con l'invocazione ad Apollo: 1) si sottolinea il forte legame con la poesia
appartenente alla tradizione lirica => P. infatti recupera la tradizione attraverso la penitenza in
una cornice cristiana; 2) si spiega perchè si scrive poesia . Apollo era un Dio nella mitologia e ciò
che più lo infiammava era il desiderio di poesia. Tutta la I° quartina è in sospensione. Nella II°
quartina -> P. si rivolge sempre ad Apollo, dicendogli che se è ancora vivo deve difendere
l'onorata e sacra fronde = alloro che ha catturato prima lui e poi Petrarca; inoltre c'è il mito di
Dafne = Laura . Nella stessa quartina P. dice che Apollo (= Sole ) deve difendere dal gelo (=
mancanza di Amore)se è ancora infiammato da Amore, ma può farlo perchè è il Sole=> P. parla
ad Apollo come a qualcuno che conosce Amore ; attraverso le due quartine P. voleva collocare il
Canzoniere in continuità con la tradizione. Nella I° terzina parla della speranza (v.9) = speranza di
avere il guiderdone o speranza che qualcosa possa cambiare: la speranza secondo il poeta è
quella che offusca il desiderio che è quello di restituire calore all'Amore. Nell'ultima terzina c'è il
trionfo della parola poetica : <<donna nostra>> (v.13)=alloro; <<braccia>> = rami => la poesia
coincide con l'oggetto d'Amore ed è un qualcosa che ha valore in sè. C'è nuovamente l'allora vs
l'ora => è possibile che lo poesia classica sia ancora viva e possa sciogliere il gelo per ridarle
calore; sia l'Io lirico che Apollo sono catturati dalla poesia ed è possibile eliminare gli ostacoli
che impediscono il passaggio della poesia. Il progetto petrarchesco comprende: 1)
riconnessione poesia classica; 2) rottura con la tradizione più prossima; inoltre nella
composizione del Canzoniere, che sembra già da subito essere diviso in due, lui si ispira alla Vita
Nova di Dante => discorso di un soggetto che è interessato da una trasformazione.

Sestina n° 142 -> la sestina è una forma metrica che richiede tecnica, pur se le parole in rima
sono sempre le stesse e sono significative: tornano spesso conferendo significati diversi a una
stessa parola. Nel Canzoniere ci sono 9 sestine. La sestina 142 presenta 6 endecasillabi per ogni
strofa => il numero 6 richiama Laura; l'andamento è circolare perchè si torna spesso
indietro,dato il ritorno di parole che accrescono il senso. Questa è il componimento che
secondo la redazione Correggio doveva chiudere la parte in vita => testimonia una crisi e una
necessità di cambiamento. Nella I° stanza : il soggetto in passato corse a farsi ombra sotto a un
albero per fuggire da un lume spietato (=Venere a cui è associato il terzo cielo) => l'Io voleva
fuggire l'ardore che proveniva dal cielo di Venere ; qui amore per Laura e la poesia coesistono e
Laura essendo priva di passione avrebbe potuto proteggere il soggetto nel caso in cui fosse
venuto a mancare l'Amore (gelo). <<L'Aura amorosa>>= vento primaverile che cambia stagione
e rinnova il poeta => effetto che ha sull'Io la Primavera oppure l'amore per Laura. In questa
sestina lui comincia al passato e dice cos'hanno significato per lui Amore e poesia rispetto alla
passione. Nella II° stanza -> non si erano mai visti rami così leggiadri (= > rami = braccia di
Laura); le fronde = 1)fronde dell'alloro o 2) capelli di Laura e il ' primo tempo'= 1) giovinezza o 2)
printemps = primavera. Il poeta dice che temeva di essere preso dalla passione e per questo si
allontanò nella campagna,rifugiandosi sotto all'alloro; la pianta più gradita in cielo = alloro
ovvero la poesia -> sublimazione di un qualcosa che sarebbe potuto diventare peccaminoso.
Nella III° stanza -> P. dice che l'alloro (o Laura) lo difese così tante volte dal cielo, che lui fu
sempre più desideroso dei bei rami, dai quali più volte fuggì => guardò altrove ma non trovò mai
un albero o dei rami così tanto onorati dal Supremo Lume (Apollo o Dio) => alberi e rami che col
tempo non perdessero valore -> idea dell'amore che non muta e della poesia che non perde
qualità se l'Io contribuisce facendo altre cose . Nella IV° stanza -> nonostanteil tempo passasse,
P. sentiva sempre il richiamo del cielo => <<lume soave e chiaro>> da cui viene accompagnato =
sguardo di Laura ed è sempre qui che lo riporta la vocazione poetica, sebbene lui abbia provato
altre strade, torna sempre devoto all'Amore e alla Poesia.

Nella V° stanza -> c'è l'enumerazione di elementi naturali; concezione del tempo che cambia ciò
che è creato: il tempo ha la meglio, in quanto tutto finisce con la Morte. OGGI P. chiede perdono
a Laura e alla poesia perchè dopo tanti anni decise di fuggire, quando realizzò che mancava
poco alla fine. Nella VI° stanza -> In passato il <<dolce lume>> = Laura gli piacque tanto e per
avvicinarsi alle sue braccia dovette superare molti ostacoli vs Ora : la vita è breve,e il luogo, e il
tempo => tempo che fugge, si è immaginato che stesse a Roma; luogo= indicazione di un'altra
strada per raggiungere il cielo => fare azioni virtuose non solo poesia. Dopo la VI° stanza c'è il
terzetto che riprende il I° canto del Purgatorio => alterità= necessità di pentimento e insistenza
sull'altro: c'è bisogno di una mutatio animi, è giunto il momento del pentimento; i rami qui
rappresentano non più Laura, ma le braccia di Cristo, la croce.

Canzone 264 ( I'vo pensando ) -> composta da 7 stanze di endecasillabi e settenari più un
congedo e segna l'inizio delle rime in morte di Laura, anche se lei ancora non è realmente
morta; anzi l'Amore per Laura e la gloria sono i due elementi che trattengono l'anima. Dal punto
di vista delle rime la I° stanza ( 2 nuclei per fronte di 4 versi [ABDCBAAC] + SIRMA ) -> I ° verso
della sirma ( con rima C) collega fronte e sirma [DEED] => alternanza di ritmi; le parole rima ->
contribuiscono al suono e al senso.

In questo componimento c'è continuo dialogo tra i pensieri=> l'Io deve scegliere in che direzione
andare: emerge l'inutilità del sentimento amoroso da cui deve separarsi perchè non lo porterà
da nessuna parte. (Amore è dolce e falso perchè non può dare fermezza nè pace ). Il 6 Aprile è
una data fondamentale: 1) giorno in cui si commemorava la morte di Cristo e 2) giorno in cui P.
si innamorò di Laura; mentre il n.264 corrisponde al 25 Dicembre = Natale . Le tematiche
affrontate in questa canzone rimandano al sonetto proemiale ("Voi ch'ascoltate in rime sparse il
suono"),alla sestina 142 (red.Correggio) e al Secretum. Emerge ancora una volta in questa
canzone l'indecisione dell'Io => incapace di dare una svolta definitiva alla sua vita. P. riprende
Dante ma lo fa a modo suo: si collega e si distingue. La crisi in P. è tale da suggerire un
cambiamento radicale che viene argomentato in questa canzone.

Nella I° stanza (nella fronte) P. afferma di avere pietà di se stesso in un modo nuovo rispetto al
solito : P. sottolinea che pensa a qualcosa di nuovo => novità negativa; perchè ogni giorno nel
tempo vede la morte sempre più vicina ed ha chiesto mille volte a Dio con le ali con le quali il
nostro intelletto si solleva dal suo <<mortal carcere>> = corpo, è un carcere perchè intrappola lo
spirito. La radice del verbo <<pensare>> è quella di peso; P. ha chiesto più volte a Dio di morire
per la tanta pietà che ha di sè. Emerge un'autocritica di sè e un desiderio di purificazione. Fino
ad ora, nulla si riesce a sollevare, nonostante lui continui a pregare => spiega perchè non viene
accontentato; è giusto che sia così perchè chi anche avrebbe potuto dritto moralmente, invece è
caduto per terra, si è meritato di restare per terra -> è corretto che Dio non lo aiuti: è colpa sua.
Le <<pietose braccia>> = braccia di Cristo -> continua a vedere aperte le braccia di Dio=>
misercordia divina continua ad esserci nonostante lui sia colpevole; il sogg. sa che può confidare
nell'accoglienza divina ma è accorato e pensa di non farcela , ed è preoccupato della sua
condizione perchè altre pulsioni lo spingono, ma forse queste sono l'estremo -> forse dovrei
morire?

Nella II stanza -> c'è un pensiero che parla con la mente: il pensiero rimprovera la mente,
chiedendosi che cosa sta aspettando, intanto il tempo passa; la mente non intende che il tempo
sta passando e lei non fa nulla => deve scegliere accortamente.

Il pensiero chiede alla mente di disfarsi con forza di quel piacere che non fa respirare il cuore e
non dà felicità. Se è già da molto tempo che la mente è <<infastidita e stanca>> => di quella
dolcezza falsa e fuggitiva che la realtà terrena può dare altrui -> come puoi avere ancora
speranza in lui (= piacere ) che è privo di fermezza e di pace ? La <<speme>> = l'Amore si nutre
di speranza -> quando non c'è più speranza, si passa alla sublimazione. La speranza è una
condizione di ansia continua -> NO pace, NO fermezza!

Il pensiero continua dicendo che mentre il corpo è vivo, la mente ha in mano il freno dei suoi
pensieri, deve stringerlo finchè può => ridurre questo conflitto,deve scegliere; <<dubbio>> =
Morte : dubbioso nel tardare perchè per cominciare potrebbe non esserci tempo -> <<omai>>
=oramai => NON C'E' TEMPO DA PERDERE.

Nella III° stanza -> continua a parlare lo stesso pensiero: costringe la mente a tornare
indietro,facendo uso della memoria per farne esperienza e trarne qualche conclusione. La
mente sa quanta dolcezza ha tratto dalla vista di colei che se dovesse ancora nascere, noi
avremmo più pace => la dolcezza arrivata alla mente attraverso gli occhi è stata forte; la mente
deve ricordarsi di quell'immagine che arriva al cuore , dove accese una fiamma che non poteva
essere accesa da nessun'altra immagine di donna. Il pensiero sta dicendo che la donna ha
acceso la fiamma, ma la fiamma era fallace,traeva in inganno, e durò molti anni aspettando (=
speranza ) quel giorno che non arriva mai => la speranza è stata vana per nostra salute, fortuna
-> amore destinato a non raggiungere il compimento perchè sennò l'animo avrebbe perso la
salvezza. Di nuovo l'immagine di sollevarsi a una speranza che sia beata (= spostamento a una
speranza che solleva e porta da un'altra parte ); la mente deve sollevare lo sguardo e rimettersi
in una condizione superiore => Cielo (è immortale e pieno di stelle),beati vs mortal carcere -> se
il desiderio della mente pacificato da un mover d'occhi, dal ragionar e dal canto (= fonte di
beatitudine ) -> il pensiero critica fortemente la mancanza di volontà: si sa cosa si deve fare, ma
manca la consapevolezza; P. mette a fuoco il fatto che l'innamoramento è fallace=> piacere del
pensiero (ETERNO) vs piacere dell'innamoramento (FALLACE).

Nella IV° stanza -> questo pensiero è dolce e aspro insieme; il suo peso è dilettevole, è
contraddittorio: si siede dentro l'animo e s'impadronisce di esso e preme sul cuore per il
desiderio e nutre la speranza [speranza => desiderio]. Il cuore non sente quando l'Io ardo o
congelo per fama: dunque l'altro pensiero a cui si fa riferimento è l'ambizione => alloro: è sia
fama, ma è anche Laura; il desiderio ha delle punte, di cui il cuore non si accorge e il sogg. non
riesce a sovrastare questo desiderio che lo ha comiciato a tormentare quando era bambino ( in
fasce ) e che probabilmente morirà con lui => non riesce a compiere il passaggio verso la
maturità. Quando sarà morto non potrà portare con sè il desiderio di fama, in quanto l'anima è
l'unica che è superiore alla fama; <<latino e greco>>= se l' opinione pubblica colta parlerà di lui
dopo la morte -> gruppo di interlocutori che lui ha contribuito a formare , questo sarà un come
un vento = passa ma non ce ne si accorge. Il 'vero' e le 'ombre' => binarietà, andamento duplice.
Il ragionamento ha sede nell'interiorità del poeta.

Nella V° stanza -> vv.1/2 : ma c'è qualcosa che è più potente degli altri voleri (amore per
l'amata) e che fa ombra a quelli che sono accanto => ritorna l'idea del tempo che fugge tanto
che il poeta non si cura di sè scrivendo degli altri: incapacità di concetrarsi sulla propria
interiorità. E' lo sguardo (<<lume dei beglio occhi>>) che lo strugge, lo addolora soavemente;
ma allo stesso tempo è l'amore che lo trattiene dal concetrarsi su di sè -> non c'è nè forza nè
ingegno che possa sconfiggere tutto questo. La sua barchetta (= topos per indicare la vita
descritta come una navigazione) la può anche attrezzare, ma a che serve stenderla tutta se è
trattenuta agli scogli da due nodi (Amore-Fama). Poi, l'Io si rivolge a Dio => Tu che sei capace di
allontanarmi dalle cose che possono attrarmi nel Mondo perchè non mi aiuti a liberarmi da
questo, ovvero dalla vergogna, perchè è come se fossi in sogno e avessi di fronte a me la morte,
ma non avendo nulla per difendermi. Il percorso di salvezza è impossibile che avvenga vista la
presenza dei due nodi.

Nella VI° stanza -> il discorso ritorna all'Io : fa un'analisi di sè. E' una stanza decisiva, per via delle
nuove affermazioni fatte, c'è un cambiamento. Il poeta dice di sapere quello che fa => piena
assunzione di responsabilità; non è che non è stato capace di vedere la verità, anzi è Amore che
lo spinge fortemente che di per sè impedisce a chi troppo crede in lui di seguire la strada
dell'onore. Si sta verificando un processo -> <<leggiadro disegno>>=Amore che è sempre più
manifesto:è sempre più chiara la prevalenza di Amore a se stesso e agli altri, che spinge verso la
rivelazione; <<leggiadro pensiero>> = il suo essere sotto gli occhi di tutti, che vedono che lui ha
fatto un errore grandissimo: l'eccesso di amore profano => ha amato Amore proprio come si
amerebbe Dio; amare in modo eccessivo si disdice proprio nei tipi come lui ( coloro che
desiderano la fama ). Qui abbiamo un'autocritica, una confessione di un peccato grave; inoltre
dichiara che l'esistenza stessa di Laura è stata dannosa per lui. Nonostante la ragione pensi di
tornare , la cattiva abitudine la spinge sempre dietro i sensi e le dipinge negli occhi, che sono
abbagliati => Laura è nata solo per farlo morire, in quanto troppo bella per lui e per se stessa ->
piacque a se stessa perchè non ha mai dato una risposta.

* Metamorfosi : Medea => citazione di P. quando dice << Quel ch'i' fo veggio, et non m'inganna
il vero >> : cita Ovidio, autore appartenente alla cultura greca classica, facendo una citazione
letterale.

Nella VII° stanza -> il poeta non sa che spazio gli ha dato il Cielo, quando lui nacque e si chiede
che destino gli è stato assegnato: sin da quando giunse in terra dovette soffrire l'aspra guerra
fatta da lui contro se stesso => conflittualità dell'Io. Al tempo stesso, lui dice che non può
prevedere, a causa del corpo (=velo), quando morirà; ma vede cambiare il suo corpo: i capelli
diventano bianchi e cambaino i desideri. Ora al poeta sembra vicino il momento della fine, come
chiunque abbia perso qualcosa diventa potente e saggio, il poeta ripensa qual è il momento in
cui avrebbe dovuto continuare verso la parte destra (= retta via); si riguarda dentro e riappare il
conflitto: da una parte si verogna, soffre e pur lo riporta indietro e dall'altra parte non lo lascia
libero un piacere che, per abitudine, è diventato parte di me . Il piacere a cui fa riferimento è
stato così forte che gli impedisce di vedere in faccia la morte e sfida la stessa. Nel cercare di
capire quando ha abbandonato la strada corretta si ritrova nella stessa contraddizione.

Nel congedo -> il poeta si rivolge al suo componimento e fa una summa del tutto, fornendoci lo
stato d'animo che ha conquistato alla fine di questo percorso di autoanalisi. Il poeta sa che sta
andando verso la morte: è certo di questo -> sa di essere prossimo alla morte => il peso più
pesante quello che sostiene di fronte alla morte; siccome la morte è vicina, lui cerca una nuova
interpretazione della sua vita. <<veggio ... appiglio>> = chiasmo. Il poeta vede il vero,il meglio e
si appiglia al peggio -> cita nuovamente Medea => mostra la continuità della natura
contraddittoria dell'essere umano.

Sonetto 267 -> appare il lamento della morte di Laura = esplicitazione della sua morte. V. 1 ->
<<Oimé>> = rapporto con la tradizione; in particolare con un sonetto di Cino da Pistoia, in cui lui
piange la morte di Selvaggia.

=> intertestualità= polisemia della poesia.

Vv.1-3 <<Oimé>> = lamento,dolore; vv.1-2 enumerazione di immagini che fanno riferimento a


Laura : viso; soave sguardo; leggiadro portamento nobile (<<altero>>). Tra i vv.3-4 : vengono
elencate una serie di azioni -> le parole di Laura addolciscono anche il cuore più duro e danno
forza a chi è troppo basso ( Laura è in grado di trovare il tipo di civiltà cercato da Petrarca) =>
parole di Laura sono ARMONICHE .

V.5 -> <<riso>>= metonimia [parte per il tutto] => dolcezza del volto da cui uscì la freccia che
ormai non può che essere MORTE -> la morte dell'ogg. amato fa scaturire nel soggetto il
desiderio di morte; v.7 -> è presente un'evocazione: l'anima sovrana avrebbe potuto governare
in un altro tempo => II° parte del Canzoniere compare un diverso modo di vedere Laura : lei
viene collocata dal poeta in uno spazio superiore agli altri per farla diventare la 'porta' della
propria salvezza, ma in realtà Laura non è questo. Dunque le quartine presentano come
argomentazione principale : lamento della morte e impatto della morte sull'Io; nel sestetto il
poeta dice che è giusto che l'Io arda e viva nell'anima sovrana e non c'è altro per cui esso possa
soffrire. parole di Laura = sommo bene -> sono le stesse parole che il vento porta via con sè
( v.14 ripreso dall'Eneide :<< ma 'l vento ne portava le parole>>.) => parole che si oppongono
alla speranza di morte espressa nella II° quartina; la paura della morte si è capovolta: ora la
morte di lei significa desiderio di morte di se stessi.

Dopo l'edizione Correggio, la canzone CCLXIV apre la sezione delle rime in morte e a partire da
qui ha inizio la mutatio animi di Petrarca.

Sonetto 292 -> chiude la Redazione Correggio. L'enumerazione iniziale rimanda agli occhi di cui
scrisse profondamente ( 267) => il corpo di Laura ha prodotto in lui una separazione interiore e
lo ha allontanato dagli altri : isolamento e diversità di P. in rapporto agli altri. Dunque nella I°
quartina abbiamo la rievocazione di un'immagine; nella II° quartina P. parla dei <<capelli biondi
e dell'angelico viso>> ( elementi tipici dello StilNovo) -> apparizione di Laura crea il Paradiso in
terra, pur essendo lei polvere = la donna non c'è più, è morta -> immagine collegata alla
tradizione biblica [<<polvere siete e polvere rimarrete>>] ; Laura non essendoci più, non può più
sentire. Nonostante la morte della donna amata, il sogg. è vivo => <<lume>>= donna, la quale è
un lume per il poeta perchè è lei a guidarlo : il sogg. è disorientato e adirato. L'ultima terzina
manifesta l'interruzione della produzione poetica da parte di P. , in quanto la sua poesia era
mossa dalla presenza della donna amata, che ormai non c'è più. Il poeta non ha più l'ispirazione
e smette di fare poesia; da questo momento in poi si dedicherà a cantare le lodi della donna
amata.

Al v.14 c'è un richiamo a Giobbe => ciò che produceva musica, ora produce solo pianto. Le rime
viso-diviso-Paradiso-riso sono tipicamente dantesche.

Sonetto 293 ( Redazione Chigi) -> P. si rivolge ai suoi lettori : ripensa al rapporto con i lettori ->
si è reso conto del fatto che le sue poesie d'amore erano care a chi le leggeva; se lo avesse
saputo ne avrebbe scritte di più e in uno stile più elevato sin dalle origini della sua produzione
poetica. V.5 -> morte di Laura, la quale era in cima ai suoi pensieri e siccome lei è morta, P. non
riesce più a produrre una poesia dolce e chiara dal punto di vista tecnico. ( >> colei che mi facea
parlare = Amore che mi fa parlare [Dante]). Dopo la morte di Laura, che gli ha causato un grande
dolore, P. è solo in grado di fare una poesia aspra. Nella I° terzina -> Allora vs Ora -> poesia priva
di ambizione vs desiderio di fama => prima la poesia di P. voleva esprimere il dolore, non
cercava fama; mentre ora lui vorrebbe la fama, ma al tempo stesso non riesce più a scrivere,
vorrebbe morire, ma vorrebbe anche provare piacere. In realtà , la poesia non è finita: qui P. fa
una riflessione di quello che ha fatto e ribadisce la divisione tra rime in vita e in morte. L'intero
sonetto parla di fama e di centralità del soggetto vs la poesia d'amore precedente.

Sonetto CLXXXIX -> chiude la I° parte della Redazione Chigi. Nel sonetto appare la metafora
della nave intesa come vita -> la vita è colma del desiderio di chiudere un momento della vita
difficile ( mare mosso = momento complicato della vita) -> la nave passa tra Scilla e Cariddi =
due scogli che rappresentano un momento di passaggio tempestoso della vita del poeta,che
risulta essere dominata da Amore, al tempo stesso NEMICO e SIGNORE. V.5 -> si parla di remi
diversi che alludono alla divisione dell'Io: è come se i pensieri non si curino della situazione
difficoltosa,del fine (MORTE) e dei rischi che si corrono. La nave di cui si parla è a vela che per
andare avanti deve scontrarsi con un vento UMIDO e ETERNO: che può essere positivo o meno ->
vento contenente desideri,speranze,sospiri. Nelle terzine il poeta dice che il sogg. è dominato da
pianto e sdegno => emozioni che rallentano la nave : dentro all'Io si annida l'errore (= peccato
misto alla speranza) dove vengono celate le caratteristiche dell'individuo => RAGIONE e ARTE che
sono state nascoste e uccise dalla tempesta. V.14 -> il poeta dubita dell'arrivo della nave nel
porto = momento di crisi nella vita di P. : la sua vita è arrivata a un punto morto e non sa se
riuscirà a farcela.

Sonetto CCCIV (304) -> chiude la Redazione Chigi e segna la fine del Canzoniere: -> 1)
componimento che ripercorre le tappe più importarti;

-> 2) rinvii ad altri componimenti ( I° sonetto; fine I° parte Red. Chigi; inizio II° parte e fine della
stessa).

Vv.1-2 -> <<mentre>> = indica un processo,un percorso; <<vermi>> = morte,decadimento, in


quanto il cuore è consumato dall'Amore ( amore+morte ); v.2 -> fiamma/arse : fuoco
dell'Amore, anche il cuore brucia; vv.3-4 <<Io cercai le impronte sparse>> = il sogg. da solo cerca
nella natura l'ogg. amato; [OSSIMORO] la donna è <<fera>> perchè si sottrae all'amante, è crudele
(quest'idea pervade la I° parte del Canzoniere); la donna si è sottratta perchè doveva, in questo
modo infatti ha salvato il soggetto (II° parte Canzoniere). V.5 => <<cantando>> = scrivere poesia;
P. ha osato scrivere poesia in cui si lamentava di Amore e di lei; v.6 -> durezza di Laura dovuta al
punto di vista del sogg.; v.7 -> MA = l'altra faccia della poesia , che nel periodo in cui L. era viva
aveva capacità insufficienti, in quanto i pensieri erano irrequieti e nuovi, P. non riusciva a capire
la sua esperienza e non poteva esprimerla in poesia. Nella I° terzina -> <<foco>> = 1) Laura ; 2)
Amore. 1) Laura è morta => potenza del fuoco amoroso vs minima parte occupata dal corpo; 2)
Amore : il poeta dice che se l'Amore fosse andato avanti fino alla vecchiaia, lui sarebbe stato
armato di poesia, da cui oggi se ne libera = > attraverso la poesia, P. chiude la sua produzione
poetica. V.13 -> <<con stil canuto >> = poesia in grado di contenere tutta l'esperienza possibile :
lo stile maturo del poeta avrebbe perfino rotto le pietre (<<picciol marmo>>) per la sua
potenza. Nella terzina finale, la poesia viene presentata come un'arma : oggi la poesia sarebbe
potente, ma non c'è più la ragione per cui P. scriveva poesia -> non è possibile proseguire, pur
essendoci una maturità poetica -> impossibilità di fare poesia vs consapevolezza della potenza e
della dolcezza della poesia.

Sonetto CCLXIII -> chiude la I° parte nell'edizione definitiva. In questo componimento c'è
l'attenzione sull'oggetto : l'ARBOR =l'albero. L'albero di alloro rappresenta la vittoria,i
trionfi,onora e glorifica i poeti e gli imperatori; il soggetto è dunque legato fortemente all'alloro
( poesia e Laura). Laura/Lauro = parallelismo.

Vv.3-4 -> giorni dogliosi (=dolorosi) vs lieti ( = felici) nella sua vita mortale e breve. Laura è una
vera signora,è regale, e le importa dell'onore (valore etico fondante); Amore è cacciatore,
nonostante ciò lei non teme la cattura, o l'inganno, in quanto il senno la distingue da tutte le
altre. V.6 -> <<mieti>>= raccogliere,omaggiare; v.9 -> gentilezza di sangue ≠ cuor gentile :
gentilezza di sangue = ricchezza da nascita , Laura la disprezza, considerandola un peso vile ( ha
poco valore), lei disprezzerebbe anche la bellezza, se non fosse che la bellezza serve a segnalare
la castità. In questo sonetto appare un'immagine idealizzata di Laura e si parla di un amore
sublimato.

* ALLORO => DAFNE=> LAURA -> l'oggetto d'amore si sottrae , così da trasformarsi in un'oggetto MORALE.

Canzone 366 -> canzone che per com'è strutturata è molto simile a una preghiera ed è formata
da 10 stanze + congedo -> 10 = Madonna; la chiusa delle stanze è un settenario, con rima
interna, anche se dovrebbe essere priva di rime.

- I° stanza -> ripetizione di <<Vergine>> in ogni capoverso delle stanze, nella fronte e nella sirma:
vengono date delle definizioni di Vergine che rinviano alle litanie mariane. Il fatto che si abbia la
ripetizione della parola Vergine rimanda al Canto XXXIII del Paradiso, che si chiude con una
preghiera di lode della Vergine molto elevata poichè in questo Canto il linguaggio risulta essere
filosofico. Anche P. nel Canzoniere mantiene uno stile medio-alto. Nel Proemio della Canzone si
chiede aiuto alla divinità.

Vv.1-4 -> versi in lode della Vergine, dedica e richiesta di autorizzazione => Vergine come luce =
luminosità sacra ; Sole=Dio ( Cristo è nato dalla Vergine). In questa canzone si continua a parlare
d'Amore, un'amore non declinato in modo diverso ( Cristo che si fa uomo )=> continuità rispetto
all'intero RVF; v.4 -> dichiarazione d'amore all'amata; v.7 -> Madonna come mediatore perchè
ascolta le preghiere di chi le si rivolge con fede; v.9 <<a mercede>> = a misericordia, il poeta si
rivolge alla Vergine dicendole che se mai l'infelicità umana l'abbia mossa a pietà, deve volgersi
alla preghiera di P. che le chiede nella sua guerra (= vita) [rime interne : guerra/terra => terra
perchè lui è polvere .

- II° stanza -> si ripete sempre la medesima struttura che colloca nella fronte l'attribuzione di
caratteristiche e nella sirma la supplica del soggetto. In questa stanza la Vergina è saggia -> *
Vangelo Matteo dove si racconta la storia delle Vergini sagge ( = quelle che aspettano con fede il
Salvatore) vs incoscienti (= quelle che si addormentano, non tenendo la luce accesa) . V.18 ->
Morte e Fortuna vengono personificate ed introducono un elemento profano : la Vergine
protegge gli esseri umani da Morte e Fortuna, agendo come uno scudo protettivo, sotto cui non
solo si è protetti, ma anche dove ci sia un trionfo sulla morte. La Vergine è SOLLIEVO rispetto alle
passioni sbagliate, da cui bisogna allontanarsi, in quanto distruttive -> esseri umani 'sciocchi'
perchè mortali : ardore della passione vs mortalità.Nella sirma ( dal v.22) -> si parla degli occhi
di una madre (<<begli occhi>>) => occhi che videro tristi i segni violenti inflitti al figlio (Cristo) ->
sottolineatura dell'affetto,dell'emotività, del legame = pietas della Madonna ; quei stessi occhi li
deve rivolgere alla condizione di difficoltà del poeta, il quale si trova in un momento di
passaggio e ha bisogno di un consiglio. La saggezza umana e di fede ≠ filosofia.

- III° stanza -> si parla della purezza della Vergine (= integrità del corpo,verginità)-> Vergine è
umana e portatrice del divino al tempo stesso => 1) è venuta a riscattare il peccato di Eva:
trasformare il pianto di Eva in gioia; 2) rappresenta il veicolo di passaggio; 3) fonte di luce e
luminosità; 4) tra tutti gli esseri umani fu eletta in quanto PURA (v. 27) e 5) il figlio della Vergine,
Cristo, è venuto sulla Terra per salvarci => salvezza dell'umanità mediante la sua morte. La
richiesta del poeta alla Vergine è quella di renderlo degno della grazia divina. Il v.28 è ripreso
dal Canto XXXIII del Paradiso (<<Vergine Madre>>);

- IV° stanza -> La Vergine è definita 'Santa' ; nei vv.40-43-44 è presente il linguaggio liturgico ->
canzone strettamente connessa alla tradizione => preghiera e tradizione romanza. V.41 ->
[ossimoro] <<Umile>>= basso , ma in questo caso, si fa riferimento all'incontro tra la fanciulla
umile e l'alto onore -> la Vergine è VERA UMILTA' : salì al Cielo perchè umile ed è da lì che ascolta
le preghiere del poeta, che è presente sin dalla I° parte e man mano si correla sempre di più alla
Madonna. Anche in questa stanza, come nella III° , si parla di parto : la Madonna partorisce DA
VERGINE = smaterializzazione del corpo. V. 45 -> <<secol>> = Mondo , Cristo ha il potere di
rasserenare con la sua pietas tutti coloro che sono pieni di ERRORI = peccato => collegamento con
"Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono". V.47 -> la Vergine è al tempo stesso madre,figlia e
sposa di Dio => Madonna= signora , stessa espressione usata per definire Laura; <<nostri lacci à
sciolti >> = 1) prede del peccato mortale , 2) morte spirituale, 3) Amore che cattura il cuore :
dopo aver sciolto gli individui dal peccato mortale, Cristo ha reso il Mondo felice e il poeta prega
la Madonna, affinchè lui possa trovare pace nelle ferite di Cristo. V.50 -> Madonna è vera
beatrice, solo lei lo è => provocazione verso Dante. La beatitudine la apporta la preghiera fatta
alla divinità , mentre la pace sta nella fede; ci sono molti richiami al Paradiso dantesco, ma la
lettura di P. è diversa -> il sogg. è protagonista di un percorso ascensionale, ma rimane lo stesso.

- V° stanza -> si parla dell'indiscutibile unicità della Vergine : non c'è nessuno che possa essere
considerato al suo livello ed è lei che ha fatto innamorare i Cieli della propria bellezza, essendo
stata scelta per le sue qualità -> P. fa un elenco dei comportamenti della Vergine. I
comportamenti descritti sono quelli che permettono a un corpo verginale di trasformarsi in un
corpo che sia tempio di carne umana, potendo ospitarvi Cristo; v.59 <<verginità feconda>> =>
accostamento di due opposti. Il poeta chiede aiuto alla Vergine perchè non riesce a fare tutto da
solo -> Vergine = abbondanza di grazia vs l'Io = abbondanza di errore. V. 63 -> la mente si inchina
(Sacre Scritture) e la Vergine deve rappresentare una guida, deve aiutare l'Io lì dove lui non
riesce => aiuto nel trovare la RETTA VIA -> in Dante la guida era Virgilio ( tradizione latina ); in P. la
guida è la Madonna = mediazione a Cristo.

V.65 -> <<a buon fine>> [= a una buona morte/ metafora]

- VI° stanza -> la Vergine = STABILITA' vs la tempesta che tormenta gli umani = SITUAZIONE DI
TORMENTO => la Madonna è paragonata alla <<stella maris>> .

L'immagine della tempesta viene evocata per sottolineare la situazione d'emergenza, appare
nuovamente la metafora della nave come vita; [paronomasia] fedel/fidata/fida => fedeltà. Vv. 4-
5 -> il poeta dice alla Vergine che deve ricordarsi della situazione in cui lui si trova da SOLO e
SENZA GUIDA : è impotente, ed immagina come possibilmente vicine le grida della morte. L'anima
dell'Io si fida soltato di lei ( l'Io ha fede in Dio), al contempo sa di essere peccatore e non lo
nega, il peccato = incarnazione di Cristo (= chiostro verginale in cui Dio prende umana carne) ,
Lui ci ha salvati dal peccato. Inoltre il soggetto è conteso tra la fede nella Madonna vs Demonio
-> l'Io è in una situazione di debolezza in cui sarebbe facile impadronirsi della sua anima =>
demonio che ghigna vs peccato, che è ciò che ha messo in moto la salvezza.

- VII° stanza -> a partire da questa stanza, abbiamo la ripresa della narrazione della storia per
concluderla. Vv.1-3 -> il poeta fa un riassunto di quella che è stata la sua vita = lacrime sparse,gli
elogi e le preghiere ( la poesia) -> elogi invani in quanto la donna si sottrae, riferimento a Dafne.
V.81 -> <<grave danno>> = danno morale .

Il poeta sostiene di essere nato a Firenze e parla della sua famiglia ( in realtà lui è nato fuori da
Firenze), e durante la sua vita si è mosso,affannandosi, in direzioni diverse => la sua vita è stata
caratterizzata da ansia,affanno per via delle pulsioni opposte che l'hanno interessato. V.85 ->
<<mortal bellezza>>= umana => le azioni, le parole umane hanno ingombrato la sua anima,
tanto che non c'è più spazio per altro (anima occupata da faccende terrene). Il poeta inizia
quindi una reinterpretazione della sua vita,accompagnato da una consapevolezza maggiore.

Vv. 86/87 -> rima equivoca alma(= nutrice )/alma; vv.79-83 -> rima ricca : sparte/parte; vv.81-84
danno/affano; vv. 89-91 saetta/aspetta. Dunque la vita del poeta ha corso molto velocemente,
tra miserie e peccati, e ora non lo aspetta che la morte .