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Le mie orme, Damiano Bitritto, Bitonto.

Pannello di legno (140x100) ricoperto da terra arsa

SULL’OPERA

Il pannello, ricoperto da terra arsa, si contraddistingue per via delle orme lasciate da me e mio figlio.
Queste rappresentano infatti, i primi passi di entrambi. In particolar modo, i miei nel mondo dell’arte e
quelli del mio bambino nel mondo della vita.

Madre natura, Damiano Bitritto, Bitonto.

Scultura ricoperta di terra.

SULL’OPERA

Una scultura composta da un busto ricoperto di terra argillosa, mentre il suo seno è rappresentato da due
pietre. I capelli invece, sono sostituiti dalle foglie resistenti di una pianta rara.

E’ un’opera particolare dove viene messa in evidenza la forza estrema che sia la donna e la natura
possiedono, insieme alla loro smisurata bellezza.

ITER ARTISTICO

Nonostante fossi attratto sin da piccolo dall’arte, e soprattutto dall’idea di creare qualcosa con le mie mani,
ho intrapreso questa via solo poco tempo fa grazie alla spinta di un mio caro amico architetto. Essendo
legato profondamente alla natura, le mie opere sono costituite da elementi naturali come foglie e terra.

Ho partecipato ad alcune mostre e all’ ‘’VIII concorso di arti manuali’’ tenutasi a Capurso, nel mese di
settembre, di cui sono stato vincitore portando la mia opera ‘’Dea Madre Terra’’.

L’ARTE PER ME E’…

L’arte, è quella voce interiore, che mi offre la possibilità di esprimere ciò che non riesco a dire a parole.
Ogni volta che realizzo un’opera, provo una gioia grande come quella di una madre quando da alla luce un
figlio.

Per me l’arte è soprattutto sensibilità. Solo chi è sensibile può apprezzare il suo valore.

PRESENTAZIONE

Ciao a tutti.

Mi chiamo Damiano Bitritto, vengo da Bitonto e ho quarantotto anni. Potrei definirmi un’artista, ma prima
di questo c’è stato molto altro.

Infatti, ricordo ancora, come se fosse ieri, le giornate trascorse in campagna con mio padre che lavorava ed
io lo guardavo stupito. È stato così che sono entrato in pieno contatto con la natura, divertendomi con tutto
ciò che questo mondo mi offriva e giocando con la terra umida che modellavo realizzando piccole creazioni.
A volte mi capitava di rappresentare alcune parti del corpo femminile, e altre volte invece, ciò che mi
passava per la testa. Erano momenti brevi ma che io custodisco ancora gelosamente con me.

Col tempo, la mia voglia di fare e creare si era tramutata in qualcosa di più di un semplice gioco. Mi piaceva
costruire oggetti utilizzando vari materiali come il legno, il gesso. Per questo il mio più grande sogno era
quello di frequentare una scuola che potesse dar sfogo alla mia creatività. Io la chiamavo, ‘’la scuola degli
inventori’’. A persone che conoscevo, chiedevo se sapessero l’esistenza di quest’istituto ma nessuno
sapeva darmi una risposta certa. Così dovetti abbandonare l’idea di continuare la scuola, che avevo finito a
soli quattordici anni. Essendo figlio di contadini, era necessario che mi trovassi un lavoro. E fu allora che un
nuovo mondo mi si aprì davanti. La tappezzeria, mi consentiva di liberare la mia creatività come volevo.

Avevo incominciato a lavorare subito in una grande azienda e tutto ciò mi affascinava. Anche se non
sapevo che il bello dovesse ancora venire. Dopo otto anni riuscì ad accedere alla sala prototipi dove si
costruivano i primi divani. L’ho sempre considerato un luogo sacro, il ‘’cuore’’ dell’azienda.

Maturando, ho cercato di fare mio questo lavoro. Tappezzavo sedie, poltrone, in modo inusuale utilizzando
tecniche particolari e tessuti che richiamavano prevalentemente la natura.

Ma in realtà non sapevo che così cercavo ben altro in me stesso. E forse non l’avrei mai scoperto, se a
spingermi non fosse stato un mio caro amico, architetto e pittore, che mi aveva consigliato di dar sfogo a
tutto ciò che mi veniva in mente creando opere d’arte, e lasciando perdere per un momento il mondo della
tappezzeria.

Pertanto nell’ultimo periodo ho incominciato a partecipare a concorsi e mostre, vincendo il mio primo
premio proprio al primo concorso a cui ho partecipato portando la mia prima scultura: ‘La Dea Madre
Terra’ raffigurante i canoni tipici di una donna africana, in questo caso in dolce attesa.

Per me, è stata una grande rivincita . Finalmente in questo modo sono riuscito a far riemergere quel lato
artistico che ho sempre avuto da bambino e che forse avevo messo un po’ da parte.

Per questo ho deciso di continuare a coltivare questa mia vocazione, nonostante per me l’arte sia ancora un
tabù.

Ma il mio obiettivo adesso, è quello di creare opere, lasciare spazio alla mia immaginazione e soprattutto
riuscire a suscitare emozioni in chi guarda le mie creazioni. Penso che questo debba essere il mio scopo
principale. La bellezza va oltre il semplice guardare,ragion per cui, mi auguro di lasciare un segno in chi
vedrà le mie opere.