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13/10/2020 3.

Musurgia Mirifica | Athanasius Kircher

3. Musurgia Mirifica

3.1 Un nuovo modo di comporre


Il “Liber Octavus de Musurgia mirifica hoc est Ars Nova Musarithmica recenter inventa, qua quiuis etiam
quantumuis Musicae imperitus, ad perfectam componendi notitiam breui tempore pertingere potest” (MU B
1) espone una rivoluzionaria tecnica di composizione riservata esclusivamente alla musica vocale.

Il metodo compositivo è basato sull’uso di tabelle chiamate tabellae melotacticae, che contengono accordi a
quattro voci cifrati in numeri harmonici (MU B 53), cioè seguendo le convenzioni del basso continuo. Kircher
dichiarò di averle elaborate sfruttando in modo peculiare le potenzialità delle tecniche combinatorie: “[…]
principia totius Musurgicae combinationis artis analyticae subsidio aggressus, praestantiores Musurgisque
magis necessarias harmonicarum metatheses tabulas [le tavole con gli accordi cifrati] magno sane labore
redegi ea arcani artificii dispositione” (MU B 2). Ciascuna tabella melotactica, chiamata anche pinax, contiene
le sequenze preparate per collimare con uno specifico metro poetico. Ogni sequenza così preparata viene
definita musarithmus: “Musarithmum […] nihil aliud dicimus, quam harmonicorum numerorum certis
pedibus metricis correspondentium atque in pinaces seu tabulas methodicas redactorum aggregatum” (MU
B 53). I musarithmi si presentano come insiemi di cifre disposte su quattro righe:[71]

.... 553233 .... .... .... ....

.... 875777 .... .... .... ....

.... 323455 .... .... .... ....

.... 868733 .... .... ....

Nell’esempio ogni blocco si riferisce a un singolo verso di sei sillabe: la lettura è melodica su ogni riga da
sinistra verso destra, armonica dal basso verso l’alto; ogni accordo corrisponde ad una sillaba del testo da
musicare. Le quattro linee orizzontali si riferiscono alle quattro parti tradizionali dell’armonia vocale: bassus,
tenor, altus e cantus.

Unitamente ai musarithmi è presente nelle tabellae melotacticae un certo numero di strutture ritmiche,
definite notae metrometrae, da applicare alle note. Kircher ha preparato notae metrometrae in tempo binario
e in tempo ternario,[72] che possono essere applicate senza restrizioni a qualunque sequenza di note del
pinax.

Il lavoro compositivo vero e proprio consiste quindi nell’assemblare in successione diverse sequenze di
accordi cifrati, cioè vari musarithmi. Punto di partenza è il testo: il compositore (sarebbe meglio dire
l’operatore) che utilizzi la musurgia mirifica deve prendere in considerazione il contenuto affettivo
complessivo, il numero delle sillabe e la distribuzione degli accenti: queste variabili determinano la scelta di
una piuttosto che di un’altra serie di musarithmi, così come influenzano la scelta di un tono piuttosto che di
un altro.

Per il momento mi limiterò quindi ad affermare che la musurgia mirifica funziona soprattutto come gioco di
assemblaggio di sequenze musicali preordinate, che trova un punto di forza nell’essere ispirato alle tecniche
della combinatoria: anche avendo a disposizione un limitato numero di musarithmi,[73] l’operatore è in
grado di realizzare concatenazioni di sequenze di accordi sempre diverse. Si tratta di un modo di procedere
che evita intrinsecamente la ripetizione di sequenze già utilizzate; così si esprime Kircher in MU B 48:

Constitit autem haec nova nostra Musurgia potissimum in artificiosa columnarum melotacticarum
combinatione; ex qua quomodolibet facta necessario semper nova resultabit harmonia.

Oltre a ciò Kircher elaborò, come vedremo nel corso del quinto e del sesto capitolo, alcuni metodi per
manipolare il materiale musicale ottenuto con l’assemblaggio dei musarithmi e ovviare ad un’eventuale
uniformità del tessuto armonico.

3.2 Uno sguardo d’insieme


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All’interno della Musurgia Universalis l’ottavo libro costituisce una sezione dalle dimensioni non indifferenti,
che si estende per le prime duecento pagine del secondo tomo: si divide in quattro parti, le quali intendono
esporre la materia in modo sistematico e progressivo. Nella “Musurgia Combinatoria” (MU B 3-27) e nella
“Musurgia Rhythmica sive Poetica” (MU B 27-45) trovano posto rispettivamente un’esposizione dei principi
generali della combinatoria e un breve trattato di prosodia e metrica. Si tratta di parti introduttive: si vedano
supra i capitoli ad essi dedicati. La sezione più cospicua e specifica del libro ottavo, la più ampia (139 pagine)
e la più densa di contenuti è denominata semplicemente “Pars III, Musarithmorum melotheticorum praxin
exhibens” (MU B 46-184). Essa si articola a sua volta in tre grossi blocchi denominati Syntagma I (MU B 54-
102), Syntagma II (MU B 102-141), e Syntagma III (MU B 141-184). Questa tripartizione rispecchia l’ampliarsi
progressivo delle possibilità offerte dalla tecnica della musurgia mirifica: si inizia con una semplice
armonizzazione a quattro voci in contrapunctus simplex che lascia poi il posto al contrapunctus floridus e
quindi alla possibilità di comporre secondo i vari stili contemplati dalla classificazione di Kircher contenuta
nel “De vario stylorum harmonicorum artificio” (MU A 581-598)[74] utilizzando tutti gli artifici. Tuttavia
questo stadio della musurgia mirifica, denominato musurgia rethorica,[75] viene delineato solo nei suoi tratti
generali. Kircher affermò che si trattava di qualcosa che non poteva essere divulgato senza precauzioni nei
dettagli specifici e reconditi: le tecniche della musurgia rethorica sarebbero state comunicate esclusivamente
“solis Principibus, & summis Viris, Amicisque” (MU A XXV). Kircher (MU B 166) si giustificò in questo modo:

Verum ad instantiam ipsorummet Principum, ipsorum etiam musicorum, consulto insigne


arcanum silentio inuoluendum duxi; nè quod tanto nullo non tempore in precio fuit apud
summos quosuis viros, publico iuri datum vilesceret; sufficiat benemeritis Principibus illud
oretenus vel scriptis communicasse.

Aggiunse poi (MU B 184) questa precisazione:

Noverit tamen Lector […] tabulas dicti artificij consulto in hoc libro omisisse; utpote Solis
principibus & benemeritis amicis reservatas.

Nella quarta sezione, estremamente concisa (solo quattordici pagine), denominata “Musurgia Mechanica, sive
de varia mobilium Musurithmicarum columnarum Metathesi sive transpositione” (MU B 185-199), Kircher
espone molto succintamente l’arca musarithmica, uno strumento che egli ha ideato per rendere più facile e
veloce il lavoro di composizione secondo la musurgia mirifica. Inoltre nei capitoli “Rabdologia Musurgica”
(MU B 190-193) e “Plectrologia Musarum”[76] (MU B 193-199) egli tratta altri metodi di composizione, da lui
escogitati in precedenza.

3.3 Una lunga gestazione


Kircher gettò i semi della musurgia mirifica già in un lontano passato: “Iam multis annis hoc studio incubui”
(MU B 2) Questo ci appare chiaro anche dai resoconti fatti dal suo discepolo e collaboratore Caspar Schott,
[77] nella Magia Universalis[78] e nell’Organum Mathematicum.[79] Non c’è dubbio tuttavia che la
realizzazione nella forma compiuta e definitiva del 1650 non dovette risalire a molto tempo prima.

Sin dall’adolescenza Kircher aveva elaborato un metodo di composizione basato su semplici tabelle
numeriche:[80] la rabdologia musurgica, descritta anche nella Musurgia Universalis, che ebbe la sua prima
dimostrazione pubblica nel 1631 a Würzburg.[81] Si trattava una tecnica molto semplice, capace solo di
consonanze perfette: in pratica le tabelle numeriche elaborate da Kircher, i bacilli musurgici, consentivano di
armonizzare a quattro voci e in assoluta omoritmia una linea di basso data, utilizzando solo accordi perfetti.

Kircher insegnò il metodo a Schott e ad altri discepoli: quando dovette fuggire dalla città (il giorno 11 ottobre
1631) per sfuggire alle persecuzioni delle truppe svedesi di Gustavo Adolfo, per la fretta dimenticò nella
propria cella la cistula contenente i bacilli e il pantometrum[82] che Schott ritrovò fortunosamente in quello
stesso luogo anni dopo.[83] Le apparizioni pubbliche dell’arte compositiva kircheriana si moltiplicarono dopo
Würzburg. In una lettera,[84] Peiresc riferisce di “experiences trez rares” offerte da Kircher in occasione del
suo soggiorno ad Avignone durante il 1632 e il 1633. Kircher giunse quindi a Roma preceduto dalla fama
procuratagli dal suo metodo di composizione, che era in una fase di continua elaborazione e veniva chiamato
ancora “Rabdologia Musurgica”, o “Rabdomusurgia”. In data 8 aprile 1634 Giovanni Battista Doni da Roma
riferisce a Mersenne a proposito di Kircher, un gesuita “molto ingenioso, che compone bellissimi brani
musicali per mezzo dei numeri.”[85] Anche Mersenne dovette lavorare a qualcosa di analogo, perchè lo
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stesso Doni in una lettera di due anni dopo afferma: “L’invention de composer par combination que vous
nous voulez donner, será fort curieux et à mon avis semblable à celle du Pere Athanase”.[86] Una lettera del
cardinale Chigi da Praga, in data 11 febbraio 1651, a proposito della Musurgia, dimostra che Kircher aveva
già esposto i principi della composizione meccanica al futuro papa Alessandro VII “brevi tempore spatio”
durante il soggiorno a Malta nel 1638.[87]

Un successivo passo nella direzione della musurgia mirifica fu l’Abacus Contrapunctativus, basato sugli stessi
principi dei bacilli ma dotato di una attrezzatura leggermente più complessa: ne forniamo una descrizione
nella sezione ##11.2. Schott afferma che l’abacus non è una scoperta di Kircher, ma era già stato descritto da
Robertus de Fluctibus (Robert Fludd) in una sezione della sua Utriusque Cosmi Historia.[88] Ugualmente egli
ci informa che Georgius Behm, matematico gesuita, fornì una versione ampliata dell’abacus nelle sue
Propositiones Mathematico-Musurgicae.[89] Tale nuova versione consentiva di espungere il rischio di quinte
e ottave parallele.

Giungiamo così alla elaborazione della tecnica della musurgia mirifica. Si tratta di qualcosa di molto diverso
rispetto alla rabdologia o all’abacus: qualcosa di più potente, che non necessita di un basso o di un canto
dato e che per di più può produrre musiche non solo in _contrapunctus simplex_ma anche in contrapunctus
floridus, sconfinando poi nel reame della musica pathetica.

Dopo le prove con i bacilli e con l’abacus contrapunctativus Kircher aveva compiuto molta strada, o almeno
questo era il convincimento suo e dei molti che apprezzarono, studiarono e applicarono le sue scoperte.

3.4 Le reazioni dei contemporanei


Kircher dichiarò di aver inteso supportare con essa l’opera missionaria dei gesuiti: “ad arcanum hoc
publicandum multum potuere, Patruum nostrorum in remotissimam terrarum Indias commigrantium vota,
& efficax deprecatio” (MU B 2). I missionari si servivano anche della musica per indottrinare più facilmente le
popolazioni con cui venivano in contatto e cercavano di adattare le melodie liturgiche della chiesa di Roma
alle lingue delle popolazioni locali. Tali tentativi erano però molto difficoltosi e si rivelavano spesso
infruttuosi: la soluzione ideale sarebbe stata il poter comporre musiche nuove ad hoc, ma erano pochi i
missionari in grado di farlo. Con il suo metodo Kircher offriva questa possibilità a tutti, anche agli “amusi”,
cioè ai “digiuni di musica”, ed essi ne salutarono la comparsa con gioia e ammirazione.

Senza dubbio il metodo di composizione della musurgia mirifica mostrò di andare incontro alle esigenze di
chi, “musicae imperitus” ma animato dall’interesse e spinto dalla curiosità per questo nuovo metodo, volesse
dedicarsi con spirito dilettantesco alla composizione musicale, saltando a piè pari le ostiche e aride secche
dello studio teorico. Nel secolo del grande sviluppo della meccanica Kircher destò gli interessi dei nobili
eruditi e degli intellettuali, che furono affascinati dalle prospettive del metodo combinatorio e meccanico
contenuto nell’ottavo libro, ma riscosse una maggior popolarità presso musicisti dilettanti, mai sazi della
gioia ludica di poter finalmente “comporre”. Per quanto il fenomeno del dilettantismo musicale compaia in
epoca decisamente successiva, esistono precise testimonianze dell’esistenza di tale realtà già nel Seicento
attorno alla musurgia mirifica: Scharlau cita molte lettere di entusiasti.[90]

L’ottavo libro fu la sezione di maggior successo della Musurgia Universalis e potè contare su una viva
curiosità da parte del pubblico dei lettori già prima della sua pubblicazione: come abbiamo visto, era noto che
Kircher già da decenni era occupato a sviluppare una nuova teoria compositiva. Inoltre gli organizzò un’abile
campagna di pubblicitaria, anticipando alla sua vasta cerchia di amici e corrispondenti che nella Musurgia
avrebbe riferito dettagliatamente su questo metodo. Dopo la pubblicazione dell’opera, la musurgia mirifica
divenne oggetto dell’intenso interesse di molti. Come sappiamo, Kircher affermò ripetutamente, nel corso
dell’opera, di aver voluto render noti nella Musurgia Universalis soltanto i caratteri generali del suo nuovo
metodo: la naturale curiosità e il desiderio di entrare a far parte di tale comunità ristretta di privilegiati spinse
molti a tentare in tutti i modi di convincere Kircher a trasmettere loro tali informazioni considerate
riservatissime. Con ogni probabilità, per quanto è dato sapere, nessuno potè vantare un così sommo
privilegio: Scharlau, che nel suo saggio ha esaminato anche a tale proposito la corrispondenza di Kircher
conservata a Roma, non fa menzione alcuna di lettere o comunicazioni che confermino l’avvenuto passaggio
di tali informazioni, mentre invece abbondano le lettere di richiesta e perorazione.[91] Nel corso delle
ricerche ho trovato un’unica vaga menzione in merito a qualche rivelazione in un passo di una lettera inviata
a Kircher dal duca di Braunschweig:

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Cognoscendae istius rei abstrusioris [la parte rimasta segreta] nos incesserat cupiditas […].
Commode autem supervenit subditum noster, Henricus Iulius Bluminus […] qui ea, quae
ipsi Romae tecum colloquenti, tu ipse hac de re in mandatis dederas, nobis bona fide
aperuit.[92]

Molti adepti della musurgia mirifica si sarebbero accontentati di possedere lo strumento ideato da Kircher
per rendere quasi automatico il lavoro compositivo, l’arca musarithmica, ma anche questa fu una gioia di
pochi. Fra i delusi bisogna annoverare anche Leibniz,[93] che fu a lungo in rapporto epistolare con Kircher
ma non ricevette mai l’esemplare ripetutamente richiesto. Solo quando fu nominato bibliotecario a
Wolfenbüttel presso il duca August di Braunschweig (1579-1666), Leibniz potè esaminare e studiare l’arca
musarithmica conservata nella biblioteca del duca, che l’aveva ricevuta in dono da Kircher: quell’esemplare, le
cui tabelle numeriche sono state scritte a mano dallo stesso Kircher, si trova ancora oggi a Wolfenbüttel, ed è
l’unico che sia giunto sino a noi.[94] Voglio anticipare che l’esame delle tabelle numeriche di tale esemplare
mi ha permesso di concludere che, contrariamente a quanto affermato da Kircher,[95] l’arca non contiene
affatto le tabelle relative alla musurgia rhetorica. Possiamo quindi ritenere con ogni probabilità che le famose
informazioni riservate non sono mai esistite: noi stiamo esaminando la musurgia mirifica così come Kircher
l’ha concepita nella sua totalità e l’ha realizzata con le sue lacune. L’allusione ad una sezione riservata fu solo,
probabilmente, una pietosa bugia.[96]

I seguaci più ragguardevoli della musurgia mirifica furono il papa Alessandro VII Chigi e l’imperatore
Ferdinando III. Come abbiamo visto, Kircher aveva esposto all’allora cardinale (eletto al soglio pontificio nel
1655) i principi del proprio metodo di composizione già nel 1638 a Malta, e nel 1650 aveva fatto dono di un
esemplare della Musurgia Universalis.

I legami con l’imperatore sono stati ricostruiti da Scharlau sulla base di alcune lettere.[97] Pare che nel 1649
Kircher avesse costruito per l’imperatore una “macchina compositiva” non meglio identificata:[98] latore e
mediatore della nuova dottrina presso l’imperatore dovrebbe essere stato Johann Jacob Froberger, il quale
all’inizio del 1649 soggiornò a Roma al seguito del fratello dell’imperatore, l’arciduca Leopoldo cui la
Musurgia Universalis è dedicata. Nell’estate dello stesso anno Froberger tornò a Vienna, e il “Drama
musicum” di Ferdinando III fu quasi sicuramente realizzato utilizzando la musurgia mirifica.[99]

Alcune parole sono ancora necessarie per evidenziare il ruolo di Froberger: il 18 settembre 1649 egli inviò a
Kircher una lettera,[100] allegando alcune composizioni (fra cui un Salve Regina) realizzate utilizzando la
musurgia mirifica. Suggerendo di sottoporle all’esame di Carissimi egli confessa di aver fatto realizzare il
manoscritto da un’altra persona, per non correre il rischio di essere riconosciuto.[101] Probabilmente trovava
che il suo interesse, qualora fosse trapelato, avrebbe avuto riflessi deleteri sulla sua fama di compositore.
Non aveva tutti i torti, se consideriamo per un attimo l’accoglienza che i musicisti romani riservarono in
generale alla Musurgia Universalis e in particolar modo alla musurgia mirifica. La scelta di dedicare un certo
spazio (MU B 48; MU B 57; MU B 59) alla confutazione di varie critiche dimostra che Kircher ricevette dei
rimproveri già prima della pubblicazione, soprattutto da parte di chi riteneva che una composizione basata
sull’applicazione della teoria delle combinazioni inevitabilmente sarebbe risultata monotona dal punto di
vista armonico.[102] Si tratta di una critica non da poco, che sollevava un dubbio radicale circa la positività
del progetto kircheriano: la valuteremo al termine del nostro studio.

In questo contesto Kircher fa riferimento al sistema degli affetti inquadrato nel suo personale sistema degli
stili. (Vedi sezione I.4.G) Egli vagheggia un sistema di regole che codifichi un universo di moduli espressivi
musicali e realizzi il progetto di un sistema retorico funzionante attraverso una serie di tavole numeriche
(“pinax”) animate successivamente da procedimenti basati su algoritmi combinatori (Vedi V.2.B “Prime
tecniche di variazione”, V.3 “Canones totius artis” e tutto il capitolo VIII “Pars III: l’utopia”). Questa parte
incompiuta ci offrirà in seguito lo spunto e la cifra per cercare di interpretare il disegno complessivo della
musurgia mirifica. Non certo in termini di successo o fallimento (cosa che non avrebbe senso) ma tentando
di intravedere in esso l’elaborazione di un progetto comunicativo e poetico impostato su basi innovative.

Il testo sottolineato è stato espunto e deve essere inserito da qualche parte]

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