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Maligno vs Benigno

Nella medicina ufficiale (MU), quando si parla di tumori o di cancro, si accenna sempre ad una qualità
posseduta dal medesimo evento. Si accenna alla sua malignità od alla sua benignità, in relazione al destino
della persona affetta ed alle caratteristiche istologiche del tessuto prelevato.

Si dice di tumore benigno quando l'alterazione tissutale, rinvenuta in un pezzo asportato chirurgicamente,
sia caratterizzata da:

•elevata differenziazione cellulare

•presenza di un tessuto periferico che contiene il tumore (capsula)

•assenza di infiltrazione tissutale limitrofa

•assenza di crescita dimensionale


•assenza di metastasi a distanza.

Tipici esempi di tumori benigni sono gli adenomi, i lipomi, i fibromi ed altri.

Si parla di tumore maligno o cancro o carcinoma quando l'alterazione tissutale è caratterizzata da: •più o
meno marcata indifferenziazione

•invasività locale

•costante crescita

•assenza di capsula di contenimento

•presenza delle cosiddette metastasi

In entrambe le definizioni sono contenuti degli errori e delle affermazioni non scientifiche.

Prima di parlare delle singole definizioni, alla luce delle 5 Leggi Biologiche, voglio parlare delle definizioni
stesse di benigno e maligno. •Maligno: dal latino malignus «cattivo», complemento di malus «cattivo» e
tema di gignĕre «generare», quindi «di cattiva natura» 1.In genere, cattivo, malvagio, che ha una naturale
tendenza a pensare e volere il male, e a cercare di procurarlo ad altri. Che deriva da malanimo o rivela
malanimo, avversione, ostilità nei riguardi di altre persone, soprattutto nel formulare ed esprimere giudizi
sui comportamenti di altri, nell’interpretarli nel senso peggiore. Che esprime cattiveria, ostilità, malanimo.

2.Avverso, ostile, sfavorevole, in espressioni relative al corso della vita o della storia. Malsano, malefico.
Sterile, infecondo.

3.Di malattia o lesione, che si presenta con carattere di pericolosità e di progressivo possibile
peggioramento.

•Benigno: dal latino benignus, complemento di bene e tema di gignĕre «generare», quindi «di buona
natura» 1.Disposto amorevolmente a giovare, a compatire, a giudicare senza severità

2.Favorevole, propizio. Mite. Di manifestazione morbosa, che è di prognosi fausta

Nell'antichità, quando la medicina era intrisa di concetti religiosi e di enorme ignoranza sui fenomeni
naturali, l'andamento fatale di una malattia acquisiva profeticamente la qualifica di "maligno" con la chiara
e indiscussa allusione al "maligno" per definizione, il demonio.

L'andamento della malattia che giungeva invece a guarigione era considerato un evento baciato da dio in
persona, l'essere benevolo che tutto vede e tutto può.

Il passare dei secoli non ha cambiato purtroppo questo atteggiamento e nonostante siano state scoperte
molte più cose, l'andamento infausto di moltissime forme di tumore, nonostante le terapie aggressive e
l'affinamento delle tecniche chirurgiche, continua a mantenere l'etichetta di tumore maligno su queste
forme di "malattia".
Insomma i principi religiosi di antica memoria non se ne sono mai andati.

Di Maligno non c'è nulla!

Vediamo quindi come le 5LB spiegano i fenomeni che vanno sotto i termini di Tumori Benigni e Tumori
maligni.

Occorre anzitutto visualizzare l'evento cancro come un fenomeno dinamico e non statico, come invece
continua ad avvenire nella MU. Il fenomeno tumore ha un inizio, una evoluzione ed una fine e quindi
occorre vedere questo fenomeno come un film, senza fissarsi sui singoli fotogrammi che lo compongono.

Secondariamente occorre assumere il concetto che ogni singolo caso di tumore è unico e singolare. È unico
per le sue cause, unico per l'individuo che ne viene colpito, unico per il suo evolvere e unico per la sua
intensità.

Occorre anche tenere bene a mente le 5LB, per cui il lettore è invitato a recarsi alla pagina a loro dedicata.

Il tumore del colon

Facciamo un esempio di un tumore del colon, partendo dal capire ogni singolo aspetto.

Il conflitto biologico che lo genera è quello di "Boccone indigesto", di "Porcata ingiusta" e le cose possono
assumere un andamento diverso in base all'intensità dello shock biologico patito dalla persona. Più questo
è intenso, più l'urgenza di risolverlo è elevata. Questa elevata urgenza determina la proporzionale velocità
di crescita tissutale in fase attiva di conflitto.

Se il sentito è di non poter assimilare il boccone, saranno necessarie cellule particolarmente abili ad
assolvere questo compito. Se il sentito è quello di non poter evacuare il boccone, saranno necessarie cellule
speciali che adempiano in modo migliore a questo compito di espulsione e così via (vedi questa pagina)

Le nuove cellule assumeranno caratteristiche di particolare indifferenziazione, in quanto non hanno il


normale ruolo svolto dalle cellule normali della sottomucosa endodermica, quindi al microscopio sono
particolarmente difficili da differenziare. Il loro compito è di fare presto il lavoro richiesto, quindi anche le
loro caratteristiche istologiche sono speciali. Se il tumore fosse asportato in questo momento il patologo
stilerebbe un referto molto negativo, inserendo la terminologia di "Carcinoma altamente indifferenziato"
che allude ad una malignità elevatissima.

Queste cellule così straordinarie, avrebbero anche un comportamento particolarmente invasivo, proprio
perché devono fare presto, inducendo una particolare vascolarizzazione ed una tumultuosa rapidità di
crescita. Il patologo scriverebbe "Carcinoma infiltrante altamente indifferenziato", una sentenza ancora più
negativa.

Queste cellule, devono fare il loro lavoro in modo straordinariamente efficace e per un tempo non
definibile, quindi il fenomeno dell'apoptosi, ovvero la morte cellulare normale, sarebbe interrotta. Non c'è
nemmeno il tempo di morire per queste cellule. Con tutta probabilità queste cellule non verrebbero trovate
in nessuno dei tanti linfonodi tributari del colon.

Se il conflitto procede per un tempo sufficiente, le cellule acquisterebbero caratteristiche di maggiore


differenziazione, cioè acquisterebbero caratteristiche che potrebbero farle riconoscere come cellule
assorbenti o secernenti. La crescita rimarrebbe forte e l'invasività locale manterrebbe una certa
aggressività. Il tumore è di dimensioni proporzionali all'intensità del conflitto vissuto. Se fosse asportato in
questo momento, il patologo potrebbe stilare un referto più possibilista: "Adenocarcinoma infiltrante a
basso grado di differenziazione" ad esempio. Il fenomeno dell'apoptosi sarebbe ancora assente.

Supponiamo che la persona risolva, in un modo o nell'altro, il proprio conflitto. Le cellule cresciute fino ad
allora riceverebbero l'ordine di non crescere più e nel frattempo i batteri provvederebbero a demolire la
massa non più necessaria. Nel fare questo potrebbero coinvolgere i capillari inseriti nella massa e
determinare il sanguinamento. Il fenomeno dell'apoptosi sarebbe ora molto intenso e il drenaggio linfatico
potrebbe far si che i linfonodi tributari si riempiano di cellule adenocarcinomatose provenienti dalla massa
ora in smantellamento. Se il tumore fosse asportato ora - evenienza che avviene nella gran maggioranza dei
casi - il patologo stilerebbe un referto di "Adenocarcinoma infiltrante moderatamente differenziato. 8 dei
20 linfonodi esaminati mostrano micrometastasi da adenocarcinoma".

La persona operata verrebbe considerata "malatissima" ed avviata al programma di chemioterapia post-


operatoria che non farà altro che intossicarlo e gettarlo nello sconforto e nel panico più completo...eppure
il suo cancro stava per andarsene da solo.

Supponiamo invece che l'individuo abbia risolto il suo conflitto e che l'adenocarcinoma non diventi
sintomatico e l'azione batterica venga in qualche modo interrotta o indebolita. Il tessuto
adenocarcinomatoso peduncolato, particolarmente secernente nella fase attiva di conflitto, sarebbe ora
funzionalmente inerte e le sue caratteristiche sarebbero quelle che nei referti sono descritte come
"Adenoma peduncolato del colon", un tipico tumore benigno. Le cellule prima così diverse, sarebbero ora
molto somiglianti a quelle normali e considerate benigne. In realtà si tratta di un tumore che ha finito la sua
funzione.

Quando nei referti si trovano diciture del tipo: "Adenoma villoso benigno con displasia di
basso/medio/elevato grado", si tratta di reperti bioptici di adenomi in diverse fasi di remissione.

Il tumore della mammella


Vediamo ora un altro esempio, il carcinoma duttale che colpisce tante donne.

Le cellule epiteliali che rivestono la parete interna dei dotti galattofori concorrono a determinare il
diametro interno dei dotti che veicolano il latte dalla ghiandola mammaria all'esterno. Sono stimolati dai
contatti tra feto e mamma. Se il contatto viene a mancare repentinamente, con il percepito di non poter
allattare, l'epitelio si modifica in modo sensibile in modo da aumentare il diametro interno dei dotti e
favorire il deflusso potenziato di latte.

Durante la fase attiva del conflitto, l'epitelio si ulcera e il latte può quindi fluire meglio. Quando il contatto
viene ristabilito, la Natura provvede a riparare l'epitelio deterioratosi e lo fa con la crescita rapida di tessuto
epiteliale. Come per l'esempio precedente, anche in questo caso l'intensità del conflitto determina poi il
bisogno di una crescita proporzionale. Per cui se la donna ha vissuto intensamente un conflitto di
separazione da chi vuole accudire, la fase attiva del conflitto sarà intensa e le ulcerazioni profonde ed
estese. Ne consegue che la riparazione dovrà proporzionalmente essere rapida e intensa.

Le cellule che concorrono alla riparazione saranno tanto diverse dalle normali cellule epiteliali, quanto più è
urgente la riparazione. Nella prima fase di riparazione le cellule saranno fortemente indifferenziate,
morfologicamente molto diverse da quelle normali e il loro comportamento sarà aggressivo ed espansivo.
Se il tumore fosse asportato adesso, il patologo scriverebbe probabilmente "Carcinoma duttale infiltrante
indifferenziato". L'apoptosi sarebbe pressoché assente e i linfonodi di I, II e III livello risulterebbero indenni.

Nella successiva fase di riparazione, quando la ricostruzione va avanti, le cellule dapprima indifferenziate
acquisterebbero le tipiche caratteristiche di epitelio pavimentoso e la indifferenziazione sarebbe meno
marcata. Se il tumore fosse rimosso adesso, il patologo scriverebbe forse un referto di questo tipo:
"Carcinoma duttale infiltrante moderatamente differenziato" e i linfonodi comincerebbero a drenare cellule
carcinomatose giunte a morte.

Anche in questo caso, nonostante il fatto che la "malattia" è in fase di guarigione, la donna verrebbe
sottoposta a chemio e radio, notorie pratiche aggressive e invalidanti. Senza dimenticare che la donna
dovrebbe distaccarsi forzatamente da chi ha bisogno di essere allattato, con una probabile recidiva
conflittuale.

Il tumore della prostata

Da ultimo parliamo di un altro tumore molto frequente, quello della prostata.

La ghiandola prostatica di origine endodermica, risponde ai conflitti del boccone sessuale in cui l'uomo ha
la percezione biologica di non poter fecondare le femmine del suo branco, per cui è richiesto alla prostata
una intensificazione della produzione di secreto spermatico. Anche in questo caso l'intensità del sentito
conflittuale determina l'intensità della risposta biologica. Nella fase attiva la necessità di avere liquido
spermatico in abbondanza, impone alle cellule di essere diverse, anche in modo sostanziale, rispetto a
quelle normali. Se la prostata fosse asportata in questo momento, il patologo rinverrebbe cellule
fortemente indifferenziate, con crescita tumultuosa ed una capacità infiltrante di alto livello, ma questo in
risposta all'urgenza di essere efficaci inseminatori. "Carcinoma prostatico indifferenziato infiltrante"
sarebbe il referto stilato, con tutta probabilità.

Supponiamo che il conflitto duri per un po' di tempo e la sua intensità cali. Le cellule comincerebbero ad
assumere caratteristiche di maggiore differenziazione, essendo il conflitto ormai di lunga durata e di bassa
intensità, ma la loro crescita si manterrebbe. La prostata potrebbe giungere a dimensioni rilevanti, senza
però causare che piccoli disturbi alla minzione. Se la prostata fosse asportata ora, il patologo potrebbe
scrivere nel referto: "Adenocarcinoma prostatico".

Supponiamo ora che il conflitto giunga a termine e che la fase di riparazione sia particolarmente leggera,
tanto da causare sintomi di bassa intensità. In assenza di batteri che causino la caseificazione delle cellule,
queste verrebbero incapsulate e la produzione di liquido tornerebbe normale o leggermente scarsa. Se la
prostata fosse rimossa ora, il patologo potrebbe scrivere "Adenoma prostatico" nel referto.

Conclusioni

Dai pochi esempi descritti, che sono pur sempre esempi astratti, si evince come il formulare una diagnosi in
cui compaia uno dei due aggettivi - benigno o maligno - sia un fatto legato al momento in cui viene fatta
l'analisi del tessuto. Vengono scattati singoli fotogrammi, ma non si vede l'intero filmato.

È come se in una gara sportiva ci si fermasse a dichiarare la sconfitta di un ciclista solo dalla fotografia che
lo ritrae penultimo, senza vedere tutta la competizione che lo vede invece vincitore dopo una straordinaria
rimonta.

Si applica quindi un giudizio presuntivo; ciò che si vede in un preciso momento assume il potere di definire
cosa avverrà in futuro.

Benigno o maligno sono due fotografie diverse di uno stesso evento che ha una sua durata e di cui si perde
completamente la visione di insieme. Il brutto non è solo questo, quanto il fatto che il solo pronunciare o
scrivere in un referto gli aggettivi di cui sopra, può cambiare drasticamente la trama dell'evento; in modo
felice e sereno in un caso e in modo triste e troppo spesso fatale nell'altro.

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