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Liquidazione

Quando si tratta la liquidazione per prima cosa vi è da ricordare che vi è profonda differenza tra
liquidazione e scioglimento della società. Il verificarsi di una causa di scioglimento non comporta
l’estinzione della società, che continua a vincolare i soci, ma provoca un mutamento dello scopo del
contratto: non è più quello di esercitare in comune di un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili,
ma quello di realizzare il patrimonio sociale al fine di ripartirne il residuo attivo tra i soci. E’ la fase di
liquidazione. Solo terminata la fase liquidatoria si arriva alla cessazione, e quindi all’estinzione, dell’attività.

La disciplina dello scioglimento è unitario per le società di capitali e trattata dall’art. 2484, c.c.. Sono causa
di scioglimento: il decorso del termine, il conseguimento dell’oggetto sociale o sopravvenuta impossibilità
di conseguirlo, l’impossibilità di funzionamento o continua inattività assemblea, la riduzione del capitale al
di sotto del minimo, delibera assembleare e altre cause previste dall’atto costitutivo o statuto o, ancora,
dalla legge.

Se la società non è a tempo indeterminato, dove il socio può recedere in ogni momento salvo preavviso, ha
una durata determinata, ma non inferiore alla prospettiva di vita ragionevole del socio (in quel caso esso ha
diritto di recesso come nella società a tempo indeterminato). Quando la durata determinata viene
raggiunta, allora la società si scioglie, a meno che i soci, con modifica statutaria non prolunghino la durata
della società.

Il conseguimento dell’oggetto sociale, è più un’ipotesi scolastica che realistica. L’art. 2484, c.c., consente di
evitare lo scioglimento se l’assemblea delibera le opportune modifiche statutarie, cioè la modifica
dell’oggetto sociale. Ipotesi più realistica seppure difficile è quella di sopravvenuta impossibilità di
conseguimento dell’oggetto sociale, questa può derivare sia da fattori esterni che interni. Dipendente da
fattori esterni principalmente per mutamenti normativi o amministrativi, l’articolo sopracitato consente di
evitare lo scioglimento se l’assemblea delibera le opportune modifiche statutarie. Dipendente da fattori
interni quando un insanabile contrasto tra i soci paralizza la gestione, il caso è molto simile a quello di
mancato funzionamento o continua inattività assemblea.

Le casistiche di mancato funzionamento o continua inattività dell’assemblea sono causa di scioglimento, la


casistica deve essere protratta e non episodica. Il mancato funzionamento degli altri organi può essere
superato attraverso una delibera assembleare. Questa causa di scioglimento si verifica, per esempio,
quando per mesi non si approva il bilancio o non si nominano gli amministratori o sindaci dopo la scadenza
dell’incarico.

I soci possono volontariamente deliberare, secondo le modalità previste per le modifiche dell’atto
costitutivo o statuto, lo scioglimento della società.

Nelle sole s.a.p.a. in caso di cessazione di tutti gli amministratori (che devono coincidere con gli
accomandatari) la società si scioglie se nel termine di sei mesi non sono sostituiti ed i sostituti hanno
accettato la carica. Nel periodo di vacanza dell’organo amministrativo il collegio sindacale nomina un
amministratore provvisorio che non assume la qualità di accomandatario, questo è previsto dall’art. 2458,
c.c..

La riduzione di capitale al di sotto del minimo è causa di scioglimento e indicativa di difficoltà, gli artt. 2447
e 2482-ter, c.c., prevedono l’obbligo di riduzione del capitale, ma consentono di evitare lo scioglimento
attraverso una delibera assembleare di reintegro, quindi si potrebbe evitare lo scioglimento. Casistiche
particolari potrebbero infatti essere date da start up o concordati preventivi.
Vi sono inoltre delle ipotesi previste dagli artt. 2437-quater e 2473, c.c., può infatti sorgere la necessità di
liquidare un socio receduto al valore corrente della partecipazione, quando non sia possibile ricorrere a
riserve disponibili od utili non distribuiti, deve avvenire riducendo il capitale. Ciò può condurre la società a
doversi sciogliere. In tal caso la liquidazione del socio avviene insieme a quella degli altri.

L’art. 2332 c.c., prevede che la nullità della società operi come causa di scioglimento. La sentenza che la
dichiara deve procedere alla nomina dei liquidatori.

Se, in conseguenza della riduzione del capitale per perdite, l'ammontare delle azioni di risparmio e delle
azioni a voto limitato supera la metà del capitale sociale, il rapporto deve essere ristabilito entro due anni
mediante emissione di azioni. Se la parte di capitale rappresentata da azioni ordinarie si è ridotta al di sotto
del quarto del capitale sociale, deve essere riportata almeno al quarto entro sei mesi. La società si scioglie
se il rapporto tra azioni ordinarie e azioni di risparmio e con voto limitato non è ristabilito entro i termini
predetti (art. 145, TUF).

Nei casi di decorso del termine, conseguimento oggetto sociale o impossibilità di conseguirlo, mancato
funzionamento dell’assemblea, riduzione del capitale al di sotto del minimo e riduzione del capitale in
conseguenza di recesso di soci, la cessazione è efficace alla data dell'iscrizione presso l'ufficio del registro
delle imprese della dichiarazione con cui gli amministratori ne accertano la causa. Si tratta di un obbligo
specifico per gli amministratori che va adempiuto «senza indugio» (art. 2485, c.c.). Se gli amministratori
non provvedono all’accertamento, i singoli soci o amministratori o i sindaci possono chiedere che lo
scioglimento sia accertato dal tribunale, il cui decreto deve essere iscritto nel registro delle imprese (art.
2485, c.c.). In ogni modo gli amministratori, in caso di ritardo od omissione, sono personalmente e
solidalmente responsabili per i danni subiti dalla società, dai soci, dai creditori sociali e dai terzi (art. 2485,
c.c.). Nell'ipotesi di delibera assembleare di scioglimento, alla data dell'iscrizione della relativa
deliberazione (art. 2484, c.c.). Se, infine, l'atto costitutivo o lo statuto prevedono altre cause di
scioglimento, essi devono determinare la competenza ed effettuare gli adempimenti pubblicitari richiesti
(art. 2484, c.c.).

Dopo che la causa di scioglimento si è verificata, gli amministratori conservano il potere di gestire la società,
ai soli fini della conservazione dell'integrità e del valore del patrimonio sociale (art. 2486, c.c.). Essi sono
personalmente e solidalmente responsabili dei danni arrecati alla società, ai soci, ai creditori sociali ed ai
terzi, qualora violino tale obbligo (art. 2486, c.c.). Dopo lo scioglimento deve essere espressamente indicato
negli atti e nella corrispondenza che la società è in liquidazione (artt. 2250 e 2487-bis, c.c.).

Vi è da tenere ben presente che lo scioglimento non incide sul funzionamento degli altri organi. Le
disposizioni sulle decisioni dei soci, sulle assemblee e sugli organi amministrativi e di controllo si applicano,
in quanto compatibili, anche durante la liquidazione (art. 2488 c.c.).

Gli amministratori, avvenuta la causa di scioglimento, devono convocare l'assemblea dei soci perché
deliberi, con le maggioranze previste per le modificazioni dell'atto costitutivo o dello statuto, su: il numero
dei liquidatori e le regole di funzionamento del collegio in caso di pluralità di liquidatori, la nomina dei
liquidatori con indicazione di quelli cui spetta la rappresentanza della società, i criteri in base ai quali deve
svolgersi la liquidazione, i poteri dei liquidatori (con particolare riguardo alla cessione dell'azienda o di un
suo ramo). In caso di omissione dell’adempimento da parte degli amministratori provvede il tribunale su
istanza dei singoli soci o del collegio sindacale.
L’art. 2487-bis, c.c., impone che la nomina dei liquidatori figuri sul registro delle imprese. Con l'iscrizione
della nomina dei liquidatori, gli amministratori cessano dalla carica e consegnano ai liquidatori i libri sociali ,
una situazione dei conti alla data di effetto dello scioglimento ed un rendiconto sulla loro gestione relativo
al periodo successivo all'ultimo bilancio approvato. Questa consegna comporta la redazione di un apposito
verbale.

L’art. 2489, c.c., salvo diversa disposizione statutaria, afferma che i liquidatori hanno il potere di compiere
tutti gli atti utili per la liquidazione della società.

L’art. 2490, c.c., ricorda che con la liquidazione non vengono meno gli obblighi relativi al bilancio annuale:
redazione (che compete ai liquidatori), approvazione e deposito. Nella relazione i liquidatori devono
illustrare l'andamento, le prospettive, anche temporali, della liquidazione, ed i principi e criteri adottati per
realizzarla. Nella nota integrativa i liquidatori devono indicare e motivare i criteri di valutazione adottati.
Nel primo bilancio successivo alla loro nomina i liquidatori devono indicare le variazioni nei criteri di
valutazione adottati rispetto all'ultimo bilancio approvato, e le ragioni e conseguenze di tali variazioni.
Quando sia prevista una continuazione, anche parziale, dell'attività di impresa, le relative poste di bilancio
devono avere una indicazione separata; la relazione deve indicare le ragioni e le prospettive della
continuazione; la nota integrativa deve indicare e motivare i criteri di valutazione adottati. Qualora per
oltre tre anni consecutivi non venga depositato il bilancio, la società è cancellata d'ufficio dal registro delle
imprese.

Secondo l’art. 2487, c.c., i liquidatori possono essere revocati dall'assemblea o dal tribunale su istanza di
soci, dei sindaci o del pubblico ministero (se esiste giusta causa).

Lo stato liquidatorio può essere revocato in ogni momento previa eliminazione della causa di scioglimento,
con deliberazione dell'assemblea presa con le maggioranze richieste per le modificazioni dell'atto
costitutivo (art. 2487-ter, c.c.). La revoca ha effetto solo dopo sessanta giorni dall'iscrizione nel registro
delle imprese della relativa deliberazione, salvo che consti il consenso dei creditori della società o il
pagamento dei creditori che non hanno dato il consenso. Il tribunale se ritiene infondato il pregiudizio nei
confronti dei creditori o quando la società ha prestato idonea garanzia può disporre che l’operazione si
svolga nonostante l’opposizione. I soci che non consentono alla revoca di liquidazione possono recedere.

L’art. 2491, c.c., afferma che nel caso in cui i fondi disponibili dovessero risultare insufficienti per il
pagamento dei debiti sociali, i liquidatori possono chiedere proporzionalmente ai soci i versamenti ancora
dovuti.

L’art. 2489, c.c., ricorda che i liquidatori debbono adempiere i loro doveri con la professionalità e diligenza
richieste dalla natura dell'incarico e la loro responsabilità per i danni derivanti dall'inosservanza di tali
doveri è disciplinata secondo le norme in tema di responsabilità degli amministratori. L’art. 2491, c.c.,
sottolinea il fatto che i liquidatori non possono ripartire tra i soci acconti sul risultato della liquidazione,
salvo che dai bilanci risulti che la ripartizione non incide sulla disponibilità di somme idonee alla integrale e
tempestiva soddisfazione dei creditori sociali; i liquidatori possono condizionare la ripartizione alla
prestazione da parte del socio di idonee garanzie. Per questo i liquidatori sono personalmente e
solidalmente responsabili per i danni cagionati ai creditori sociali.

L’art. 2492, c.c., afferma che la liquidazione si chiude con la redazione di un bilancio, che deve indicare la
parte spettante a ciascun socio o azione nella divisione dell'attivo. Il bilancio deve essere sottoscritto dai
liquidatori e, accompagnato dalla relazione dei sindaci e del revisore legale dei conti, deve essere
depositato presso l'ufficio del registro delle imprese, da un notaio che legittima la prassi (questo non è
richiesto per le s.r.l.). Ogni socio può proporre reclamo davanti al tribunale in contraddittorio dei liquidatori
nei 90 giorni successivi. Al termine di questi, se non vi sono reclami, il bilancio finale di liquidazione
s'intende approvato, e i liquidatori vengono liberati dinnanzi ai soci. Qualora parte delle somme spettanti ai
soci non siano riscosse devono essere depositate presso una banca con l'indicazione del cognome e del
nome del socio (art. art. 2494. c.c.). In caso i soci ritirino le somme a loro spettanti questo si ritiene pari ad
un’accettazione.

Approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal
registro delle imprese (art. 2495, c.c.). Dopo la cancellazione i creditori sociali non soddisfatti possono far
valere i loro crediti nei confronti dei soci, fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al
bilancio finale di liquidazione, e nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da colpa di
questi.

I libri della società devono essere depositati e conservati per dieci anni presso l'ufficio del registro delle
imprese; chiunque può esaminarli, anticipando le spese (art. 2496, c.c.).

Il fallimento può comunque essere chiesto ad un anno dalla cancellazione, per le società di fatto il
fallimento può essere sempre chiesto e il termine non decorre mai.