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Tecnologia e scuola di base

Chi in Italia insegna Tecnologia nella scuola media - come il sottoscritto - conosce le alterne
fortune di questa materia, non sempre valorizzata adeguatamente dai decisori ministeriali e più
di una volta anche a rischio di definitiva estinzione. Ho come l'impressione che, in aggiunta a
questa condizione ambientale non certo favorevole, sia purtroppo diffusa tra gli stessi
insegnanti una certa incertezza e indecisione se vi siano e su quali siano le ragioni forti a
sostegno della conservazione - o addirittura del potenziamento - del suo insegnamento nella
scuola di base (sia primaria che secondaria di primo grado).
Chi è convinto - come lo sono io - che si tratti al contrario di una materia fondamentale per la
formazione integrale della persona non può che sentirsi in dovere di fare luce su questa
importante questione e cercare di colmare tale grave lacuna.

Consideriamo brevemente quali siano le ragioni più spesso portate a sostegno


dell’insegnamento della Tecnologia.
1. Tali ragioni sembrano a volte derivare dalla decisa caratterizzazione tecnologica
dell'ambiente e della società in cui viviamo, al punto da ricorrere - per indicare questa
configurazione sociale, culturale ed economica - alla nota espressione di 'società della tecnica'.
Per cui, in sostanza, risulta imprescindibile per il cittadino di oggi e ancor più di domani una
adeguata dotazione culturale relativa all'ambito tecnologico; solamente padroneggiando
opportune categorie concettuali - quindi - si potrebbe esercitare in modo consapevole il proprio
diritto / dovere di partecipazione alla gestione del bene comune in una società fortemente
impregnata di tecnologia.
2. Altre volte tali ragioni vengono individuate nei fondamenti teorici e pratici dell'ambito
professionale di appartenenza dello stesso docente - elettronica, meccanica, ingegneria,
architettura, agronomia, informatica, ecc. - attribuendo all’insegnamento della Tecnologia un
importante valore formativo in quanto propedeutico nei confronti di percorsi di studio - e
professionali - in ambiti lavorativi di tipo tecnico o tecnologico. Quasi che insegnare la
Tecnologia a dei giovani (o giovanissimi) dovesse avere un valore e un significato propedeutico
o preparatorio all'esercizio, un domani, di una qualche professione. E come se bastasse a
giustificare la sua presenza nel curricolo della scuola di base, una presunta spendibilità pratica
di questa materia, indipendentemente dal suo più o meno ampio potenziale pedagogico.

Mi propongo invece con questo breve contributo - senza voler del tutto negare la validità delle
impostazioni sopra accennate - di suggerire alcuni argomenti che ritengo fondamentali e
necessari per avvalorare definitivamente una significativa presenza della Tecnologia tra le
materie che costituiscono il curricolo della scuola di base.

Va dunque affermato con decisione quanto segue: la dimensione tecnica dell'agire umano
rappresenta un tratto talmente profondo ed essenziale dell'animale uomo da qualificarne
addirittura la sua stessa apparizione sulla terra. In altre parole - come sostenuto e
efficacemente argomentato, ad esempio, dall’antropologo tedesco Arnold Gehlen - nell'ampio
orizzonte delle facoltà mentali e delle conformazioni culturali riferibili all'uomo, un posto centrale
è occupato dall'azione, intesa come fare costruttivo di un essere aperto al mondo e
incapace, costituzionalmente, di vivere con mezzi puramente organici e naturali.
Questa concezione - che riconosce nell'agire tecnico qualcosa di distintivo della stessa
costituzione umana - rappresenta quindi un superamento di quelle visioni che colgono nella
tecnica prevalentemente o esclusivamente la dimensione funzionale e utilitaristica, che pure è
presente.
Si tratta in primis di riconoscere chiaramente il ruolo svolto dai bisogni come spinta per
l’azione dell’uomo. Bisogni che solo agli albori della civiltà sono legati alla sopravvivenza e alla
sussistenza, e che - con il progredire della specie umana - assumono sempre più spesso la
connotazione di desideri. E’ infatti la cultura caratteristica di una data società in una data epoca
a definire l’idea - largamente diffusa e comunemente accettata - di benessere o di bene
comune; ed è verso il suo raggiungimento o il suo potenziamento che si orientano di volta in
volta i desideri dei singoli o dei gruppi sociali spingendo quindi l’uomo ad una incessante azione
creatrice e trasformatrice.

Accettare questa opzione antropologica di fondo significa quindi promuovere un approccio


pedagogico secondo il quale alla formazione integrale della persona non possa che concorrere
anche l'insegnamento di una materia - come la Tecnologia - che ponga al centro della propria
ricerca metodologica e disciplinare una riflessione sull'agire tecnologico, le sue motivazioni,
conseguenze, implicazioni; e le sue interconnessioni con gli altri ambiti in cui si esplicano le
innumerevoli e straordinarie facoltà dell’uomo.

Marco Pedrelli - marco.pedrelli@gmail.com


Bologna, 6/1/2011