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GIORGIO AGAMBEN, RIFLESSIONI SULLA PESTE

UNA VOCE

RUBRICA DI GIORGIO AGAMBEN (http://www.quodlibet.it/una-voce-giorgio-agamben)

Tutti gli interventi

Distanziamento sociale (6 aprile 2020) (https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-distanziamento-sociale)


Riflessioni sulla peste (27 marzo 2020) (https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-riflessioni-sulla-peste)
Chiarimenti (17 marzo 2020) (https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-chiarimenti)
Contagio (11 marzo 2020) (https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-contagio)
L’invenzione di un’epidemia (26 febbraio 2020) (https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-l-invenzione-di-
un-epidemia)
Sulla fine del mondo (18 novembre 2019) (https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-sulla-fine-del-mondo)
Abitare e costruire (9 luglio 2019) (https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-abitare-e-costruire)
L’arresto di Julian Assange (13 aprile 2019) (https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-l-arresto-di-julian-
assange)
Tre domande su Homo sacer. Edizione integrale (25 ottobre 2018) (https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-
tre-domande-su-homo-sacer-edizione-integrale)
L'impero latino (12 giugno 2018) (https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-l-impero-latino)
Il contadino e l’operaio (27 gennaio 2018) (https://www.quodlibet.it/agamben-contadino-operaio)
Perché non ho firmato l’appello sullo ius soli (18 ottobre 2017 (https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-
perch-on-ho-firmato-l-appello-sullo-ius-soli)
Che cosa resta? (13 giugno 2017) (https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-che-cosa-resta)
Studenti (15 ma%io 2017) (https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-studenti)

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Riflessioni sulla peste

Le riflessioni che seguono non riguardano l’epidemia, ma ciò che possiamo capire
dalle reazioni degli uomini ad essa. Si tratta, cioè, di riflettere sulla facilità con cui
un’intera società ha accettato di sentirsi appestata, di isolarsi in casa e di
sospendere le sue normali condizioni di vita, i suoi rapporti di lavoro, di amicizia,
di amore e perfino le sue convinzioni religiose e politiche. Perché non ci sono
state, come pure era possibile immaginare e come di solito avviene in questi casi,
proteste e opposizioni? L’ipotesi che vorrei su%erire è che in qualche modo, sia
pure inconsapevolmente, la peste c’era già, che, evidentemente, le condizioni di
vita della gente erano diventate tali, che è bastato un segno improvviso perché esse
apparissero per quello che erano – cioè intollerabili, come una peste appunto. E
questo, in un certo senso, è il solo dato positivo che si possa trarre dalla situazione
presente: è possibile che, più tardi, la gente cominci a chiedersi se il modo in cui
viveva era giusto.
E ciò su cui occorre non meno riflettere è il bisogno di religione che la situazione
fa apparire. Ne è indizio, nel discorso martellante dei media, la terminologia presa
in prestito dal vocabolario escatologico che, per descrivere il fenomeno, ricorre
ossessivamente, soprattutto sulla stampa americana, alla parola «apocalisse» e
evoca, spesso esplicitamente, la fine del mondo. È come se il bisogno religioso, che
la Chiesa non è più in grado di soddisfare, cercasse a tastoni un altro luogo in cui
consistere e lo trovasse in quella che è ormai di fatto diventata la religione del
nostro tempo: la scienza. Questa, come ogni religione, può produrre superstizione
e paura o, comunque, essere usata per di&onderle. Mai come o%i si è assistito allo
spettacolo, tipico delle religioni nei momenti di crisi, di pareri e prescrizioni
diversi e contraddittori, che vanno dalla posizione eretica minoritaria (pure
rappresentata da scienziati prestigiosi) di chi nega la gravità del fenomeno al
discorso ortodosso dominante che l’a&erma e, tuttavia, diverge spesso
radicalmente quanto alle modalità di a&rontarlo. E, come sempre in questi casi,
alcuni esperti o sedicenti tali riescono ad assicurarsi il favore del monarca, che,
come ai tempi delle dispute religiose che dividevano la cristianità, prende partito
secondo i propri interessi per una corrente o per l’altra e impone le sue misure.
Un’altra cosa che dà da pensare è l’evidente crollo di ogni convinzione e fede
comune. Si direbbe che gli uomini non credono più a nulla – tranne che alla nuda
esistenza biologica che occorre a qualunque costo salvare. Ma sulla paura di
perdere la vita si può fondare solo una tirannia, solo il mostruoso Leviatano con la
sua spada sguainata.
Per questo – una volta che l’emergenza, la peste, sarà dichiarata finita, se lo sarà –
non credo che, almeno per chi ha conservato un minimo di lucidità, sarà possibile
tornare a vivere come prima. E questa è forse o%i la cosa più disperante – anche
se, com’è stato detto, «solo per chi non ha più speranza è stata data la speranza».

27 marzo 2020
Giorgio Agamben
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sulla-peste&text=Giorgio Agamben, Riflessioni sulla peste&via=quodlibet_)
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