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Introduzione: i principali strumenti di

informazione musicale.

In questi ultimi decenni si è visto crescere sempre più l'interesse del


musicista interprete per i fatti storico musicali e per il vasto campo
d'indagine che riguarda le pratiche e le modalità originarie di esecuzione.
L'interprete-creatore di un tempo ormai non esiste più (Gorelli, J. S.
Bach, Mozart, Paganini, Liszt e numerosi altri compositori furono
esecutori pressoché esclusivi delle proprie musiche) e il repertorio sia
vocale che strumentale è oggidì incentrato largamente sulle opere dei
compositori di epoche passate. Sentita è dunque l'esigenza da parte
dell'esecutore moderno di individuare i diversi e molteplici parametri
stilistici relativi alle varie epoche, alle zone geografiche diverse, ai singoli
autori. L'estetica idealista, che aveva accentuato la libera componente
soggettiva nel rapporto tra interprete e testo, appartiene ad un'altra
passata stagione della nostra cultura. La vita musicale di questi ultimi
anni impone ormai all'esecutore di presentare al pubblico l'opera
musicale non più ricoperta di interpretazioni di epoche successive (i
direttori d'orchestra e gli interpreti del XIX secolo non avevano
scrupolo di arrangiare, correggere e rielaborare le partiture secondo i
suggerimenti delle loro concezioni personali e della pratica professionale),
ma rimessa nel contesto suo stilistico più originale ed autentico. Le
scelte interpretative sono pertanto sempre più orientate verso l'uso
degli strumenti d'epoca e verso il recupero delle tecniche vocali e
strumentali autentiche. Lo sforzo di immedesimazione nel gusto e nello
stile dei vari momenti della storia della musica non comporta necessa-
riamente l'abbandono ai miti dell'esatta ricostruzione filologica dei testi
e la cieca osservanza delle modalità di ascolto e di esecuzione dei secoli
passati. Al contrario: in un momento di vivo interesse per la musica del
passato, si possono sottoporre ad una critica serrata certe vecchie
scelte interpretative, spesso arbitrarie, oggidì ancora praticate, che
sono frutto di una tradizione troppo artigianale del lavoro musicale,
tramandata acriticamente da maestro ad allievo. Sapere come la
I principali strumenti di informazione musicale

musica andava eseguita, come l'aveva concepita (e magari interpretata)


l'autore, conoscere l'uso che se ne faceva, non ledono l'autonomia
dell'interprete, ma anzi gli consentono un più ampio margine di scelte
che sono sottintese dalla pratica di ogni singola epoca. È da tenere
presente che la pagina musicale ha da sempre fissato un'apparenza
grafica soltanto del suono e non i suoi caratteri espressivi che
rimanevano imprecisati ma cionondimeno conosciuti al musicista che
viveva in una determinata epoca.
Il moderno esecutore che vuole proporre al pubblico le partiture del
passato, specialmente delle epoche pre-romantiche, ha da possedere
una gran somma di sussidi culturali oltre che le comuni capacità di
analisi e di interpretazione. Il buon effetto di una convincente esecuzione
dipenderà pertanto da una varietà di considerazioni. Si dovrà tener
conto del tipo e del numero di parti vocali e di strumenti richiesti e
occorrerà affrontare le numerose problematiche riguardanti il modo di
suonare, fraseggiare, cantare, ornare la melodia, offrendo soluzioni che
rispondano il più possibile alle intenzioni dell'autore. Dal momento che
non esiste un'unica soluzione ottimale alla selva di regole e di convenzioni
che sono sottintese dalla pratica di ogni singola epoca, resterà pur
sempre un largo margine soggettivo all'azione dell'interprete.
In questi ultimi decenni si sono grandemente maturate le conoscenze
delle pratiche esecutive del passato. L'operazione di recupero della
musica delle epoche anteriori è stata avviata già nei primi anni del XIX
sec., prima nei Paesi tedeschi e susseguentemente in quelli di lingua
anglosassone. Al secolo scorso risalgono le prime biografie critiche dei
grandi musicisti, le prime indagini sulle fonti musicali, la compilazione
dei primi monumentali dizionari e repertori bibliografici, le prime
edizioni critiche, i primi studi sull'ambiente sociale e culturale nel quale
si collocano determinati fenomeni musicali o figure di musicisti. Queste
iniziative, che ovviamente hanno dovuto avere il sostegno dell'editoria
musicale, hanno stimolato nel musicista pratico la presa di coscienza
dei metodi interpretativi proprii di una determinata epoca storica. In
questo campo di conoscenze, l'Italia ha accumulato un notevole ritardo
rispetto ad altri Paesi d'Europa e d'Oltreoceano, ritardo che solo in
questi ultimissimi anni si è cominciato a colmare. L'interesse primario
delle scuole di musica italiane è ancor oggi assorbito in massima parte
dalla pratica esecutiva corrente del tecnicismo solistico, trasmessa
empiricamente da maestro ad allievo senza tenere, o quasi, nel dovuto
conto il contributo dei più recenti studi storico-musicali. Il vecchio
professionismo musicale nostrano, acritico e tradizionalista, guarda
ancora con diffidenza il lavoro del musicologo che pure ha portato da
un secolo circa a questa parte a scoperte di importanti fonti, a
correzioni critiche di materiali d'uso, alla rivalutazione di opere e di
Dizionari ed enciclopedie

autori che in precedenza erano sfuggiti all'attenzione dell'editoria


musicale e degli interpreti più avveduti.
Ma la richiesta da parte delle nuove leve musicali (sia di professionisti
sia di dilettanti) di informarsi e di aggiornarsi è grandissima, vorace. Lo
comprovano la recente apertura verso gli studi musicologici dell'editoria
musicale e generica, e l'avvio dato alla pubblicazione di musiche
scientificamente accurate mai precedentemente apparse. Tra quest'ul-
time iniziative spiccano le edizioni dell'opera omnia di Rossini, di Verdi,
di Vivaldi, di A. Gabrieli avviate dalla Casa Ricordi.
Scopo del presente capitolo non è di spiegare "come si fa" una ricerca
musicologica, bensì di fornire una serie di indicazioni utili sui principali
e fondamentali strumenti di informazione musicale cui lo studente di
musica dovrà fare ricorso sia per avviare e svolgere un qualsiasi lavoro
di ricerca musicale, sia per mantenersi aggiornato sui prodotti che via
via vengono offerti dalle discipline musicologiche. Dal momento che
fino a 2-3 decenni fa pochi erano in Italia gli strumenti dell'informazione
musicale, a volte sarà necessario leggere pubblicazioni scritte in una
lingua straniera (di solito l'inglese o il tedesco). Ma questo non è un
problema insormontabile se non si conoscono le lingue straniere: con un
pò di fatica si possono ricavare date, nomi, titoli di opere ed altre
informazioni consultando le pubblicazioni scritte in altre lingue.

Dizionari ed enciclopedie

Per avere informazioni su ogni possibile argomento di interesse


musicale di estrema e insostituibile utilità sono le grandi opere
enciclopediche pubblicate negli anni più recenti. Si tratta di imprese
editoriali che raccolgono una gran mole di dati e di informazioni disposti
di norma in ordine alfabetico per singole Voci". Ci sono voci "lessicali"
che spiegano i termini tecnici (quelli relativi a forme, generi, strumenti,
paesi e città, periodi storici, eccetera) e voci "biografiche" che illustrano
la vita e l'opera dei musicisti (compositori, interpreti, musicologi,
eccetera). Poiché anche nelle più ampie e aggiornate enciclopedie sono
inevitabili certe lacune (omissioni di nomi e termini), sarà bene
consultare più opere dello stesso genere per ottenere le informazioni
desiderate. Si tenga anche in considerazione l'autorevolezza dei collabo-
ratori che firmano le singole voci. Una guida utile per accertare i campi
di specializzazione dei singoli studiosi è l'Intemational Who 's Wko in
music and musicians directory, 12a ed., Cambridge, GB, International
biographical centre 1990.
I principali strumenti di informazione musicale

Tra le monumentali opere enciclopediche apparse di recente dedicate


alla musica è Die Musik in Geschichte und Gegenwart. Allgemeine
Enzyklopàdie der Musik, a cura di F. Blume, Kassel, Bàrenreiter 1949-
1968, 14 voi. + 2 voi. supplementari (1973, 1979). L'opera, alfabetica-
mente ordinata, concede largo spazio alla musica germanica, ma non
solo ad essa, anche nei suoi aspetti minori. Numerosi sono gli esempi
musicali e iconografici (facsimili di autografi e stampe originali) e ampi
sono i riferimenti bibliografici, la cui consultazione non è tuttavia
sempre agevole. Dal momento che l'opera fu pubblicata a scadenza
periodica nell'arco di 20 anni, soltanto gli ultimi 4-5 volumi contengono
le voci più aggiornate. Si sconsiglia, ad esempio, di consultare la voce
"Bach, J. S." poiché molto datata (nel 1949 esistevano ancora molte
incertezze sulla datazione di una gran parte delle opere di questo
compositore).
Il più esteso e aggiornato dizionario musicale finora dato alle stampe
è il New Grave dictionary ofmusic and musicians, a cura di S. Sadie,
Londra, Macmillan 1980, 20 voi. Frutto del lavoro di una schiera di
reputati studiosi di ogni nazionalità, l'opera comprende, oltre alle voci
tradizionali, quelle sulla musica popolare ed extraeuropea, nonché
numerosi esempi musicali ed illustrativi. Le voci biografiche portano in
appendice elenchi delle opere che sono accurati, esaustivi e di agevolis-
sima consultazione. Molto utili sono i riferimenti alle edizioni moderne
di opera omnia e ai cataloghi tematici, nonché la segnalazione delle
fonti manoscritte e autografe. Il musicista pratico potrà mettere a
frutto tali elenchi nel redigere, ad esempio, con precisione e chiarezza i
programmi di concerti.
Lo strumento di informazione più moderno ed esteso attualmente
disponibile in lingua italiana è il Dizionario enciclopedico universale
della musica e dei musicisti, a cura di A. Basso, Torino, UTET 1983-
1988. Nella prima parte sono incluse le voci relative a terminologie,
forme, generi, città, periodi storici, ecc.: Il lessico (1983-1984), 4 voi. La
parte seconda contiene, nella forma di dizionario, indicazioni su un
buon numero di compositori, interpreti, trattatisti, ecc. (il numero di
autori italiani citati è più alto rispetto alle altre enciclopedie monumen-
tali): Le biografie (1985-1988), 8 voi. Di importanza eccezionale per
reperire notizie di italiani (inclusi musicisti) vissuti tra i sec. V-XX,
esclusi i viventi, è il monumentale Dizionario biografico degli italiani,
Roma, Istituto della Enciclopedia italiana 1960. L'ultimazione dell'opera
è prevista tra molti anni: al 1989 erano stampati 37 volumi (lettere A-D).
Alcune enciclopedie sono dedicate ad argomenti particolari. Un'opera
di notevole ampiezza e riccamente illustrata su ogni genere di spettacolo
(teatro Urico, cinema, danza, ecc.) è l'Enciclopedia dello spettacolo,

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7 repertori bibliografici

Roma, Le Maschere 1954-1962, 9 voi. + 1 voi. di aggiornamento (1966)


e 1 voi. di Indice-repertorio (1968). Vi si trovano le biografie non solo di
compositori (con estesi elenchi delle opere), ma anche di librettisti
cantanti, scenografi, costumisti non comprese in altri dizionari. Per chi
si accinge ad ampliare le proprie conoscenze nel settore degli strumenti
musicali, l'opera più estesa ed aggiornata da consultare è il New Grave
dictionary of musical instruments, a cura di S. Sadie, Londra,
Macmiììan 1984, 3 voi.
.Per lo studente che voglia una rapidissima informazione è molto
consigliabile La nuova enciclopedia della musica Garzanti, Milano,
Garzanti 1983 (una delle cosiddette "garzantine" in un volume),
contenente voci sia lessicali sia biografiche. Particolarmente preziosa
per lo studente ed amatore di musica è l'appendice dedicata ai soggetti
d'opere liriche.
Dato il continuo e rapido evolversi delle conoscenze musicologiche, le
enciclopedie non potranno rimanere perfettamente aggiornate per
oltre 20 anni ca. dalla data di pubblicazione, né risultare sufficientemente
estese per chi cerchi notizie particolareggiate su argomenti molto
specifici. Così se si dovrà rispondere su argomenti di attualità o che
richiedano informazioni e dati dettagliati, sarà opportuno far uso di
ulteriori sussidi di studio e di consultazione essenziali offerti dalla
ricerca musicologica.

I repertori bibliografici

Si tratta non propriamente di opere per la lettura e lo studio, ma di


consultazione rapida, di guida, di introduzione e di documentazione per
ogni tipo di ricerca musicale.
Un'opera bibliografica che serve come guida di partenza per sapere
sui più svariati strumenti di studio disponibili è V H. Duckles-M. A.
Keller, Music reference and research materials: an annotated biblio-
graphy, 4a ed., New York, Schirmer 1988. La bibliografia comprende
3200 schede di pubblicazioni, ciascuna accompagnata da un commento
sintetico, edite dai primordi della musicologia (XIX sec.) ad oggi. I titoli
sono classificati a seconda dell'argomento: bibliografie della musica,
storie della musica, dizionari, cronologie, cataloghi di biblioteche,
periodici musicali, eccetera.
Le grandi opere bibliografico musicali di consultazione si suddividono
in 2 categorie: 1) quelle che registrano gli scritti pubblicati sulla musica
e 2) quelle che elencano e descrivono le musiche a stampa e manoscritte.

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I principali strumenti di informazione musicale

Data la vastità di informazioni e di dati che devono essere raccolti e resi


disponibili, i compiti di organizzazione e di coordinamento di simili^
lavori sono di necessità affidati ad organismi internazionali che
operano sotto gli auspici della "International Musicologica! Society"
("Società internazionale di musicologia") e della "International Associa-
tion of Music Libraries" ("Associazione internazionale delle biblioteche
musicali") e che hanno per scopo la pubblicazione di monumentali
repertori bibliografici di consultazione. Sono attualmente 4 i repertori
internazionali che si occupano di campi diversi della ricerca bibliografico
musicale. Ciascuno di questi è designato con una sigla particolare.
Il R.I.L.M. ("Répertoire International de letterature musicale" =
"Repertorio internazionale della letteratura musicale") consiste nella
pubblicazione periodica (trimestrale) di brevi riassunti (in lingua
inglese) degli scritti che via via (a partire dal 1967) vengono stampati
sotto qualsiasi forma (libri, saggi su riviste, tesi di laurea, eccetera) in
ogni Paese e in ogni lingua. Il centro di raccolta si trova a New York e si
avvale della collaborazione di commissioni nazionali costituite presso
una cinquantina di Paesi. Il R.I.L.M. è un repertorio di fondamentale
importanza per tenersi aggiornati su quanto e cosa si viene pubblicando
nel mondo intero sulla musica.
La stampa di giornali e di periodici dedicati alla musica ha conosciuto
una enorme proliferazione a partire dai primi anni del XIX sec. Le
informazioni ivi contenute sono di primaria importanza per avere
notizie di prima mano sui vari aspetti della vita musicale dell'epoca
(compositori, istituzioni musicali, interpreti, rappresentazioni di melo-
drammi, eccetera). Della indicizzazione sistematica di tali notizie
apparse sui periodici musicali pubblicati fino alla prima Guerra
mondiale si occupa il R.I.P.M. ("Répertoire international de la presse
musicale" = "Repertorio internazionale della stampa periodica musicale")
che fu fondato nel 1982 con sedi a Baltimore (USA) e a Parma. Gli indici
sono pubblicati avvalendosi delle tecnologie computerizzate.
Il R.I.d.I.M. ("Répertoire international d'iconographie musicale" =
"Repertorio internazionale d'iconografia musicale"), che dal 1971 ha
sede a New York, ha per fine l'inventariazione dei documenti dell'icono-
grafia musicale che si trovano nei quadri, dipinti ed altre opere delle arti
figurative.
L'organismo che si propone la catalogatone sistematica di tutte le
musiche a stampa e manoscritte datate fino all'anno 1800 attualmente
esistenti nelle biblioteche e archivi del mondo è il R.I.S.M. ("Répertoire
international des sources musicales" = "Repertorio internazionale delle
fonti musicali"). Il progetto prese avvio nel 1952 a Parigi sotto gli auspici
dellTJNESCO e il coordinamento dei lavori è oggidì affidato ad una

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/ cataloghi tematici

segreteria centrale di Francoforte affiancata da vari comitati nazionali.


Il R.I.S.M. si articola in 3 serie. La prima serie è suddivisa in 2 sezioni. La
prima (A/I) riguarda l'elenco delle opere di singoli autori (ordinata
alfabeticamente per autore) stampate dal 1600 al 1800, con la
localizzazione delle fonti: Einzeldrucke vor 1800, Kassel, Bàrenreiter
1971-1983, 9 voi. contenenti ca 80.000 titoli di opere di ca. 8000
musicisti registrate in ca. 1100 biblioteche e archivi di 29 Paesi. La
seconda sezione (A/II), destinata alla inventariazione della gran mole di
manoscritti redatti dal 1600 al 1800, è in fase di allestimento e sarà
elaborata mediante i mezzi elettronici. Le schede di questa sezione
saranno munite di incipit musicali. Una seconda serie sistematica (B)
segue l'ordinamento monografico per soggetti Ciascun volume è
affidato a singoli studiosi specialisti Tra i volumi finora realizzati
(pubblicati dall'editore Henle di Monaco di Baviera a partire dal 1960)
figurano: le raccolte stampate nei secc. XVI-XVII, la teoria della musica
dall'era carolingia al 1400, manoscritti di musica polifonica dei secc. XI-
XVI, tropi e sequenze nei manoscritti, scritti stampati concernenti la
musica nei secc. XVII-XVIII, intavolature di liuto e chitarra dei secc. XV-
XVIII, le melodie del Lied sacro a stampa, il Lied polifonico, scritti
ebraici sulla musica fino al 1800. La terza serie (C) è una guida agli
archivi e biblioteche musicali: descrive sommariamente (fondi musicali
più consistenti, orari di apertura, recapiti, bibliografia specifica) le
biblioteche di tutto il mondo in possesso di fondi musicali. La parte III
(1972) segnala per l'Italia 478 biblioteche di 171 località.
È evidente il valore documentale del progetto R.I.S.M. e la sua
fondamentale importanza sia per lo studio della storia della musica sia
per il reperimento di musiche che non sono ancora disponibili in
edizione moderna.
Per sapere quali brani musicali sono compresi nelle numerosissime
(1300) raccolte, antologie, opere omnia edite dalla metà del XIX sec. ad
oggi è indispensabile consultare il repertorio di A. H. Heyer, Historical
sete, collected editions and monuments of music: a guide to their
contente, 3a ed., Chicago, American Library Association 1980, 2 voi. Il
repertorio è corredato di un esaustivo indice dei nomi dei compositori.

I cataloghi tematici

Assai utili ai fini della ricerca storico musicale risultano i cataloghi


tematici. Si tratta di opere particolari di consultazione relative alla
produzione di un singolo compositore, a particolari generi musicali, a
fondi musicali di biblioteche. Tali cataloghi si contraddistinguono da
altri lavori del genere per la maggior completezza dei dati bibliografici

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I principali strumenti di informazione musicale

offerti e per l'inclusione degli incipit musicali (le prime note di una
parti vocali o strumentali) di ogni brano o di parte di esso e
permettono l'identificazione e il confronto con altri brani. Per ciascu
composizione i dati indicati sono i seguenti: il titolo originale, la data t
composizione (certa o presunta), l'organico completo, informazk>«
sulle varie fonti manoscritte e a stampa (coeve e recenti), gli incipi
musicali e, di norma, il numero di battute di ciascun movimento. Vi a
trovano anche rimandi alle edizioni moderne e riferimenti bibliografici
agli studi musicologici compiuti sul brano stesso. Le opere sono disposte
in ordine cronologico per data di composizione oppure sono raggnippai*
per generi. A ciascun brano si attribuisce un numero d'ordine progressiva
II primo catalogo tematico edito secondo un metodo scrupolosamente
scientifico fu compilato per le opere di W. A. Mozart dal musicologo e
studioso di botanica austriaco Ludwig Ritter von Kòchel (1800-1877): i
Oironologisch-thematisches Verzeichnis sàmtlicher Tonwerke Wolfga ng
Amadé Mozarts, Lipsia 1862, ampliato nel 1937 da Alfred Einstein
(1880-1952). Frutto di lunghi ed approfonditi studi, il catalogo delle
opere mozartiane costituì il modello per i successivi lavori analoghi ed
è oggi strumento di consultazione insostituibile: la K iniziale del nome
del suo compilatore, unita alla lettera V (sta per "Verzeichnis"
catalogo), serve appunto a contrassegnare le opere di Mozart. Tra i più
recenti lavori di questo genere, tutti compilati con estremo rigore
scientifico, va ricordato quello relativo alle opere di J. S. Bach a cura di
Wolfgang Schmieder, Thematisch-systematisches Verzeichnis der Werke
Johann Sebastian Bachs (BWV), 2a ed., Wiesbaden, Breitkopf &
Hàrtel 1990. La suddivisione delle opere adottata da questo catalogo -
per generi: dal n. 1 al 224 si trovano le cantate, dal 225 al 231 i mottetti.
eccetera. Curati in maniera esemplare sono anche i cataloghi seguenti:
1. Anthony van Hoboken, Joseph Haydn: thematisch-bibliographisches
Werkverzeichnis, voi I: Instrumentalwerke, voi. II Vokalwerke, Mainz, B.
Schott's 1957-1971. Le opere di Haydn sono contrassegnate dalla sigla
"Kob" o dalla lettera H (le prime lettere del nome dell'autore del
catalogo).
2. Otto Erich Deutsch, Franz Schubert: thematisches Verzeichnis seiner
Werke in chronologischer Folge, Kassel, Bàrenreiter 1978. Si designano
le opere di Schubert con la lettera D (= catalogo di Deutsch).
3. Georg Kinsky-Hans Helm, Dos Werk Beethovens. Thematisch-biblio-
graphisches Verzeichnis seiner sàmtlicher vollendeten Kompositionen,
nuova ed., Mùnchen, G. Henle 1979. Le composizioni che non hanno
numero di opus sono elencate in appendice al catalogo e sono
contrassegnate dalla sigla WoO.
Opera fondamentale di consultazione per sapere sui catologhi
tematici compilati fino al 1972 (numerosi sono attualmente in prepara-
i
i
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Periodici e riviste musicali

zione) è B. S. Brook, Thematic catalogues in music: an annotateci


bibliography, Hillsdale, Pendragon Press 1972. La bibliografia segnala e
descrive 1444 cataloghi tematici esistenti per compositori, fondi musicali
di biblioteche, generi musicali, eccetera, antichi e moderni, a stampa e
manoscritti, anche facenti parte di saggi e di tesi di laurea.

Periodici e riviste musicali

Trattasi di strumenti di lavoro che costituiscono un serbatoio


ricchissimo di informazioni e di studi sui più svariati argomenti e che
pertanto servono al musicista per mantenersi aggiornato su quanto si
viene man mano producendo nel campo delle discipline storico
musicali. Quasi tutte le riviste, ad esempio, ospitano regolarmente
recensioni critiche, a volte anche estese, di libri di ogni argomento, di
edizioni di partiture, di dischi di una certa importanza appena emessi
sul mercato.
Carattere precipuo di queste pubblicazioni è la loro periodicità più o
meno regolare: di norma vengono stampate in fascicoli a scadenza
annuale, semestrale o trimestrale. Ciascuna rivista è dedicata ad un
settore speciale dell'indagine musicale: alcune mantengono un indirizzo
storicistico documentario, altre rivolgono l'attenzione ai problemi della
prassi musicale, altre alla teorica della musica o all'estetica, altre ancora
si contraddistinguono per la varietà del contenuto. Fra queste ultime
sono le riviste emanate da società o associazioni professionali, tra cui
spicca Acta Musicologica (pubblicata dal 1928), organo ufficiale della
"Società internazionale di musicologia". Frequenti in questa rivista sono
le rassegne bibliografiche "ragionate" (= commentate) sullo stato
attuale delle ricerche musicologiche svolte nei singoli Paesi su determinati
compositori o generi musicali.
Il notevole sviluppo dopo la seconda Guerra mondiale degli studi
musicologici determinò la nascita di periodici legati alle società di
musicologia e di biblioteconomia. Tra quelli che offrono le maggiori
garanzie di scientificità sono Notes (dal 1943), il Journal of thè
American Musicological Society (dal 1948), Die Musikforschung (dal
1948), e Fontes Artis Musicae (dal 1943). Alcuni periodici seguono un
indirizzo segnatamente specialistico, come nel caso di Musica Disciplina
(dal 1946: musica rinascimentale), The Galpin Society Journal (dal
1948: organologia), 19th-Century music (dal 1977: musica del periodo
romantico).

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I principali strumenti di informazione musicale

Qui in Italia il recente interesse notevole per le discipline musicologici


ha portato alla fondazione, nel 1964, della "Società italiana di musicolc
che pubblica (dal 1966) la semestrale Rivista italiana di mi
Sempre a partire dagli anni '60, fu avviata la pubblicazione di alt
autorevoli testate periodiche come la Nuova rivista musicale italiani
(dal 1967), Studi musicali (dal 1972), Musica/Realtà (dal 1977) e b
nuova serie di Note d'archivio per la storia musicale (dal 1983).
Alcuni periodici sono stampati (taluni senza periodicità regolare) i
cura di istituzioni finalizzate allo studio e alla diffusione dell'opera
determinati compositori, come il Bach-Jahrbuch (dal 1904), la nuovi
serie del Beethoven-Jahrbuch (dal 1953), l'Hàndel-Jahrbuch (e
1955), gli Haydn-Studien (dal 1965), il MozartJahrbuch (1923-192
ripreso nel 1941), il Bollettino del Centro rossiniano di studi (dal 1955 L
Informazioni e studi vivaldiani (dal 1980), Studi verdiani (dal 1982 j. I
Le pagine di quasi tutte queste riviste ospitano regolarmente bibliografie
specifiche, periodicamente aggiornate, degli scritti che riguardano i
compositori cui sono dedicate. Così, ad esempio, sul Mozart^Jahrbuch
del 1982 si trovano elencati 1052 titoli di studi su Mozart apparsi tra i
1976 e il 1980.

Le edizioni critiche

Strumenti essenziali che rendono accessibili le musiche del passato


(lontano o recente) sono le edizioni moderne in veste critica. Si tratta di
edizioni il cui intento è di fornire testi di provata integrità e completezza,
che si presume si avvicinino il più possibile alle intenzioni originarie del
loro autore. L'intervento del revisore (o curatore), che ha sempre da
tener conto dell'interprete come principale fruitore dell'opera, consiste
in genere nelle operazioni seguenti:
1. accertamento critico e documentario del testo/i musicale/i e lettera-
rio/i (per un'opera vocale): si confrontano le varie fonti superstiti per
verificarne l'eventuale interdipendenza (una fonte dipendente da
un'altra non può avere la stessa autenticità);
2. trascrizione dal sistema originario di scrittura musicale, non più di
norma comprensibile al lettore odierno, in notazione moderna;
3. correzione di eventuali errori di scrittura e soluzione delle incertezze
presenti nel testo originale;

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Le edizioni critiche

4. aggiunta di indicazioni e integrazioni degli elementi che nell'originale


sono assenti o dati in modo sommario e incompleto (realizzazione
del basso continuo, segni di dinamica, fraseggi, abbellimenti, eccetera):
i suggerimenti e le integrazioni del curatore sono generalmente posti
tra parentesi quadre o tonde nonché con linee tratteggiate (per le
legature);
5. preparazione di un saggio introduttivo in cui il revisore chiarisce i
criteri adottati, colloca l'opera nel momento storico che l'ha vista
nascere, ne traccia l'iter creativo, fornisce nozioni documentate sulle
prassi esecutive indispensabili per interpretare l'opera;
6. segnalazione e valutazione a parte, nel cosiddetto "commento" o
"apparato critico", a volte stampato separatamente, delle varianti tra
le diverse fonti, degli eventuali errori di scrittura, omissioni, correzioni,
spiegazioni sulla soluzione di passi ambigui, eccetera;
7. preparazione, in particolare per le opere teatrali, di un'Appendice
che allinea tutti quei pezzi aggiunti, rifacimenti, adattamenti che
l'autore o altri per conto suo (ma da lui autorizzati) hanno
introdotto nell'opera.
Ciascuna opera presenta difficoltà particolari da superare e pertanto
è difficile stabilire delle regole generali e rigide da osservare nella
preparazione di un'edizione critica. Il revisore ha comunque da
rispondere e saper risolvere i seguenti quesiti fondamentali:
1. cosa scrisse il compositore;
2. cosa ebbe intenzione il compositore di scrivere;
3. cosa egli avrebbe dovuto scrivere per essere compreso dagli interpreti
odierni.
Per evitare soluzioni casuali e arbitrarie degli aspetti controversi del
testo musicale, si presuppone da parte del curatore ampie conoscenze
dello stile musicale del tempo al quale appartiene l'opera da revisionare,
cosa che implica un'attività di studio e di ricerca. Certo è che le
prescrizioni del revisore pur sempre suppongono un certo modo di
interpretare che non può non influire sull'esecutore che le accoglie. Non
sempre è facile, ad esempio, determinare quale sia il testo "migliore" su
cui basare l'edizione. A volte ci sono pervenute 2 o più fonti autografe,
che differiscono tra di loro, di una stessa opera, come nel caso della
Toccata in Do minore (BWV 906) di J. S. Bach. Altre volte non si dispone
di autografi o di manoscritti e stampe riveduti e approvati dal
compositore stesso: non una delle 555 sonate per clavicembalo di
Domenico Scarlatti, ad esempio, ci è pervenuta in forma autografa. Per
I1'Incoronazione di Poppea di Monteverdi non esiste un rigo di partitura
che si pòssa ricondurre all'allestimento originale dell'opera (Venezia
1643): le fonti musicali finora note sono tutte indirette, tranne lo

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Le edizioni critiche

4. aggiunta di indicazioni e integrazioni degli elementi che nell'originale


sono assenti o dati in modo sommario e incompleto (realizzazione
del basso continuo, segni di dinamica, fraseggi, abbellimenti, eccetera):
i suggerimenti e le integrazioni del curatore sono generalmente posti
tra parentesi quadre o tonde nonché con linee tratteggiate (per le
legature);
5. preparazione di un saggio introduttivo in cui il revisore chiarisce i
criteri adottati, colloca l'opera nel momento storico che l'ha vista
nascere, ne traccia l'iter creativo, fornisce nozioni documentate sulle
prassi esecutive indispensabili per interpretare l'opera;
6. segnalazione e valutazione a parte, nel cosiddetto "commento" o
"apparato critico", a volte stampato separatamente, delle varianti tra
le diverse fonti, degli eventuali errori di scrittura, omissioni, correzioni,
spiegazioni sulla soluzione di passi ambigui, eccetera;
7. preparazione, in particolare per le opere teatrali, di un'Appendice
che allinea tutti quei pezzi aggiunti, rifacimenti, adattamenti che
l'autore o altri per conto suo (ma da lui autorizzati) hanno
introdotto nell'opera.
Ciascuna opera presenta difficoltà particolari da superare e pertanto
è difficile stabilire delle regole generali e rigide da osservare nella
preparazione di un'edizione critica. Il revisore ha comunque da
rispondere e saper risolvere i seguenti quesiti fondamentali:
1. cosa scrisse il compositore;
2. cosa ebbe intenzione il compositore di scrivere;
3. cosa egli avrebbe dovuto scrivere per essere compreso dagli interpreti
odierni.
Per evitare soluzioni casuali e arbitrarie degli aspetti controversi del
testo musicale, si presuppone da parte del curatore ampie conoscenze
dello stile musicale del tempo al quale appartiene l'opera da revisionare,
cosa che implica un'attività di studio e di ricerca. Certo è che le
prescrizioni del revisore pur sempre suppongono un certo modo di
interpretare che non può non influire sull'esecutore che le accoglie. Non
sempre è facile, ad esempio, determinare quale sia il testo "migliore" su
cui basare l'edizione. A volte ci sono pervenute 2 o più fonti autografe,
che differiscono tra di loro, di una stessa opera, come nel caso della
Toccata in Do minore (BWV 906) di J. S. Bach. Altre volte non si dispone
di autografi o di manoscritti e stampe riveduti e approvati dal
compositore stesso: non una delle 555 sonate per clavicembalo di
Domenico Scarlatti, ad esempio, ci è pervenuta in forma autografa. Per
l'Incoronazione di Poppea di Monteverdi non esiste un rigo di partitura
che si possa ricondurre all'allestimento originale dell'opera (Venezia
1643): le fonti musicali finora note sono tutte indirette, tranne lo

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i
I principali strumenti di informazione musicale

scenario (da notizie sulle mutazioni di scene), redatte da mani diverse|


successivamente alla morte di Monteverdi.
Ogni qual volta esistono più versioni della stessa opera, il revisore può!
adottare il criterio di utilizzare come base dell'edizione la prima; o
l'ultima delle versioni, o anche una sintesi di esse. Quest'ultimo metodo
è oggi abbastanza disapprovato perché può portare ad una specie dij
pasticcio.
Tanto più le musiche da pubblicare risalgono ad epoche lontane tanto
più difficile è risalire in maniera attendibile alla volontà dell'autore.
Prima della fine del XV sec. non si possiedono, ad esempio, brani
autografi di alcun compositore. I problemi da risolvere nella redazione
di musiche medievali e rinascimentali riguarderanno in primo luogo la
trascrizione moderna della notazione detta mensurale (vedi il Gap. 6: i
segni proporzionali implicavano anche prescrizioni di tempo) e dei tipi
speciali di notazione caratteristici di ciascun strumento (le intavolature),
la soluzione di musica ficta (alterazioni cromatiche aggiunte dagli
esecutori ma non esplicitamente prescritte dal compositore; vedi il Gap.
7), i suggerimenti sul tipo di organico vocale e strumentale da impiegare.
Per le edizioni di brani del XVII-XVIII sec. si dovranno invece fornire
indicazioni su quali e quanti strumenti hanno da realizzare il basso
continuo e su come risolvere i segni di abbellimento e le estese
ornamentazioni, non sempre facili da documentare, operate da cantanti
e strumentisti dell'epoca. Va comunque tenuto presente che non
esistono soluzioni ottimali e assolute alla selva di problemi testuali che
il revisore ha da affrontare nell'approntare un'edizione critica. Spetta
all'esecutore avveduto discernere le edizioni autorevoli eseguite con
sufficienti garanzie di correttezza scientifica da quelle arbitrarie non
rispondenti ad alcun criterio di autenticità testuale.
Un problema particolare riguarda la scelta delle edizioni moderne
denominate Urteoct (termine tedesco che significa "testo originale") che,
in teoria, dovrebbero fornire una lettura autentica di una determinata
composizione, priva di interventi redazionali. Non tutte le pubblicazioni
che usano questo termine sono però qualificate a farlo poiché fondate
su trascrizioni interpretative (vengono introdotti vari segni di staccato,
di legatura, eccetera). Taluni studiosi hanno affermato che in questa
categoria di pubblicazioni dovrebbero'rientrare solo le edizioni facsimilari
di autografi e di altre fonti originali. In molti casi l'edizione in facsimile,
se preceduta da ampie ed esaustive introduzioni storico critiche, può
presentarsi come strumento molto adeguato alle esigenze di studio e di
ricerca. La lettura della fonte originale (di un brano del Medioevo come
di una sonata di Beethoven) consente una comprensione migliore del
processo creativo dell'autore e può fornire indicazioni utili a risolvere
certi problemi specifici di prassi esecutiva.

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