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M.

Dell'Ara - Metodi e Trattati 257

ra prevalentemente, a tre parti, dove il pollice esegue le note del basso dalla
terza alla sesta corda e l'indice e il medio svolgono la melodia o il completa-
mento armonico sulle prime due corde.
La mano sinistra, di conseguenza, ha un lavoro tutto sommato ancora legge-
ro dovendo compiere movimenti più di agilità che di forza. Solo in Sor, che
scrive più degli altri in stile polifonico e sovente anche a quattro parti, la mano
sinistra è chiamata a maggiori impegni.
L'evoluzione del periodo romantico comporta alcuni progressi che indivi-
duiamo, con diverse caratteristiche, nei tre migliori autori di quell'epoca: Giu-
lio Regondi, Napoléon Coste e Johann Kaspar Mertz. In Regondi prende forma
la scrittura a parti late che costringe il chitarrista ad abbandonare la sua tipica
posizione con il mignolo fisso sulla cassa armonica eseguendo accordi, con la
mano destra, dove indice e medio o medio e anulare devono dilatarsi spazian-
do sulle corde. I suoi arpeggi sono ancora scritti a parti strette ma l'anulare
è chiamato a lavorare quanto le altre dita così come avviene nell'esecuzione
del tremolo, studio che Regondi porta al perfezionamento.
Coste usa una scrittura armonicamente molto densa; sovente i suoi accordi
impiegano tutte e sei le corde e le note di raddoppio hanno valore polifonico
e non solo di rinforzo. Ciò comporta per la mano sinistra un maggiore sforzo
e più indipendenza tra le dita. Lo stesso avviene nelle opere di Mertz, anche
se con differenti combinazioni, per i modelli armonici di accompagnamento che
l'autore usa in derivazione da quelli pianistici.
Le nuove conquiste non furono però sufficienti a stimolare l'edizione di nuovi
metodi più aggiornati. Regondi abbandonò la chitarra per la concertina (proge-
nitrice della fisarmonica); Coste, come abbiamo visto, si prese solo l'impegno
di aggiornare il Metodo di Sor; Mertz compilò un breve Metodo che nulla ag-
giunge ai precedenti.

3.3. I Metodi della seconda metà dell'Ottocento e dei primi anni del Novecento
Il declino artistico della chitarra nella seconda metà dell'Ottocento impedì
lo sviluppo su larga scala di una metodologia moderna. Terminato il successo
delle opere dei classici, note in ambito internazionale (le opere di Carulli e Mo-
lino avevano varcato anche l'oceano ed erano arrivate nelle Americhe), la cul-
tura chitarristica si riduce via via a ristretti circoli regionali o cittadini. Ciò
non impedì il progredire della ricerca tecnica, ma impoverì la conoscenza delle
basi fondamentali dell'apprendimento e della nuova letteratura. Convissero in
quel periodo, tra fine Ottocento e gli anni Venti del Novecento, artisti di in-
dubbia e sorprendente capacità accanto al proliferare di facili Metodi basati
sulle modeste nozioni necessarie a mettere in grado il chitarrista di accompa-
gnare una canzone.
Specchio di questa generale povertà è il Manuale teorico pratico per lo studio
della chitarra di Agostino Pisani, ripubblicato nel 1914 (2a ed. riveduta e am-
pliata) nella famosa collana dei manuali Hoepli. Questo curioso volumetto, pe-
raltro prezioso e primo del genere, e che per l'epoca in cui fu scritto può essere